Sei sulla pagina 1di 2

Le ricette per una migliore forma di sicurezza: dialogo e collaborazione.

Oggi l'argomento "sicurezza" al centro del dibattito pubblico-politico, la paura domina e detta le priorit delle agende politiche nazionali ed internazionali. Una questione sicurezza sempre esistita, il bisogno di difendersi dall'altro un elemento connaturato alla storia umana, non si scoperto nulla di nuovo. Oggi per, da un lato, si presta ad una strumentalizzazione e si espone agli allarmismi e razzismi di turno, dall'altro la novit pi evidente, come sottolinea il prof Tommaso Greco nel libro "dimensioni della sicurezza", che attualmente la sicurezza investe le agende dei governi,ma sta modificando anche i fondamenti stessi del vivere civile. Inutile mentire sul fatto che viviamo i nostri rapporti interpersonali all'insegna della diffidenza, facendoci dominare da un sentimento di paura, che paralizza la nostra volont. Con questo non si vuole negare che l'aspetto sicurezza sia un elemento imprescindibile per l'ordine civile: per Hobbes, elemento fondante lo Stato, se questa viene meno lo Stato perde anche la sua legittimit. Non solo, se manca, ci si deve arrangiare, pensiero che alla base del fenomeno delle famose ronde organizzate da gruppi di cittadini, facenti capo alla Lega Nord. Per cui Hobbes giustificherebbe l'intervento del cittadino che reagisce di fronte alla latitanza dello Stato, ma non giustificherebbe il contrario, cio il fatto che lo Stato richieda l'intervento dei cittadini comuni per garantire l'ordine, perch questo significherebbe ammettere che lo Stato non in grado di garantire da solo la sicurezza, affermazione inaccettabile per il teorico del Leviatano. Forse proprio qui il nodo cruciale: lo Stato incapace di affrontare tutta una serie di tematiche legate a questo tema, a partire dai fenomeni migratori, e quindi dalle problematiche legate all'immigrazione , che viene associata ormai quasi naturalmente al problema sicurezza. A questo proposito, la classe politica ha dimostrato tutta la sua precariet e inadeguatezza. Basti pensare ad alcune previsioni contenute all'interno del pacchetto sicurezza, in particolare il decreto legge 92/2008, che ha modificato sia il testo unico in materia di immigrazione che il codice penale, introducendo, oltre a nuove fattispecie di reato, una circostanza aggravante della pena, fortemente criticata. Aggravante che consiste nel fatto che il soggetto, che commette un reato, si trova illegittimamente sul territorio italiano; comporta, quindi, che il soggetto extracomunitario, per il solo fatto di non avere il permesso di soggiorno, sia sottoposto ad una pena pi grave rispetto a chi abbia commesso lo stesso fatto, con lo stesso livello di disvalore. Come evidente questo crea una serie di problemi, da un lato perch da un' irregolarit amministrativa(il fatto di essere presenti irregolarmente sul territorio italiano) non pu essere presunta una maggiore pericolosit(che giustificherebbe l'aumento di pena); dall'altro lato si pone un problema della conformit di questo provvedimento alla Costituzione, in particolare rispetto all'art 3(che ricordiamo recita che i cittadini sono eguali davanti alla legge)perch la pena viene cos differenziata sulla base non dell'azione, quindi se il reato pi o meno grave, ma dello status soggettivo del reo, cio di una sua condizione soggettiva, violando ulteriormente l'art 25 della Costituzione, laddove afferma il principio che il reo deve essere giudicato per il fatto materiale commesso. Il vizio di fondo di questi interventi sta chiaramente nell'atteggiamento errato di considerare l'immigrazione come un problema congiunturale, per cui, nell'attesa che prima o poi termini, si creano leggi sull'onda dell'emergenza, per accontentare l'opinione pubblica, ma che non hanno nulla di sistematico e ponderato sul lungo termine. Oltre a ci, si deve notare, per, come questo approccio alla questione

sicurezza comporti una difficolt notevole: cercando di contrastare la paura con altra paura, si arriva al paradosso che, allo scopo di realizzare la sicurezza, si mettono in dubbio principi e diritti umani fondamentali. Esempio eclatante sono i CIE, di cui abbiamo descrizioni sfuggenti, essendo "blindati" al mondo esterno. Eccezionalmente qualcuno riesce ad abbattere questi nuovi muri del XXI secolo, lasciandoci una testimonianza preziosissima: il caso del giornalista Fabrizio Gatti che ci riporta un frammento di quello che avviene al loro interno, delle condizioni igienico-sanitarie di chi vi si trova: posso assicurare che, dopo aver visitato alcuni campi di concentramento, e leggendo il reportage, non vedo una differenza cos marcata tra i due. Tuttavia, nonostante la risposta inadeguata dei governi, il bisogno di sicurezza un'esigenza legittima di ogni essere umano, nonch il punto di partenza per la realizzazione di una convivenza civile e di un ordine sociale. Un segnale di allarme deve scattare quando questo bisogno si trasforma in una chiusura verso l'Altro: una reazione meccanica, quasi naturale, l'idea che tenta tutti noi quella di chiuderci nelle nostre case. Ecco allora la necessit di trovare una via alternativa: riprenderci gli spazi pubblici e i legami sociali, riscoprire la collettivit, un'apertura verso chi abbiamo intorno, che in primis "il nostro vicino di casa", in modo che insieme ci si possa garantire la sicurezza. Cominciare quindi da cosa? Dal dialogo e dalla reciproca collaborazione, e i modi in cui investire le nostre energie si sprecano: a partire dalle forme di volontariato -per quattro anni mi sono occupata ad esempio di un doposcuola per i figli di stranieri e non solo- , fino ad arrivare a molteplici attivit, tra cui quelle che hanno ad oggetto gli immigrati che promuovono l'interculturalit, ossia la sensibilizzazione sulle problematiche relative all'immigrazione, ma anche la partecipazione attiva di stranieri alla vita sociale del territorio in cui si trovano. Cose dell'altro mondo? Assolutamente no: l'impegno che porta avanti un' istituzione come "centro nord-sud" della Provincia di Pisa, ma con lei molte altre organizzazioni. Non vanno dimenticate nuove forme di interazione tra le persone che stanno nascendo: le cene su invito, famiglie di stranieri, in particolare tunisini, che invitano a cena italiani, in modo da creare occasioni per avere uno scambio. In un periodo in cui lo Stato spesso assente, e non pi in grado di garantire anche i bisogni minimi di nessuno, formare tutti insieme una squadra l'unico modo per poter evitare che si crei quell'humus favorevole alla nascita di forme di segregazione, che portano inevitabilmente ad una crescita della criminalit e di conseguenza ad una sicurezza intesa come separazione dall'altro e non come aiuto reciproco a salvaguardare la propria esistenza.

Interessi correlati