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Fra i discepoli del Buddha, Moggallana viene considerato il pi eminente nei poteri straordinari.

uno dei grandi discepoli e per questo viene chiamato Maha-Moggallana. Possiamo incominciare ricordando un canto di lode fatto un giorno dal suo amico Sariputta, eminente per la sua sapienza e conoscenza della dottrina: Guardate quante deit [si affollano], Misticamente potenti e gloriose, Dieci volte mille, tutti cappellani di Brahma! Reverenti, osannano Moggallana, Stanno in piedi con le mani giunte. Salute a te, aristocrate fra gli uomini, Salute a te, supremo fra gli uomini! Perite sono in te le contaminazioni, Tu sei, o Signore, degno di offerta sacrificale! Onorato fra gli uomini e del pari fra gli di, Esaltato come vincitore della morte. Come un loto non viene unto dall'acqua, Cos altrettanto tu non aderisci a questo composito mondo. Colui che in un solo momento in mille modi Pu contemplare il mondo, come fosse Brahma in persona, Questo bhikkhu versato nel magico potere, Che [come una divinit] vede il tempo del dissolversi e del rinascere [degli esseri]l. (Theragatha, canto 263) 1. La giovinezza di Moggallana Kolita Moggallana nacque in una citt del regno di Magadha. Kolita era il suo nome proprio, Moggallana quello del suo clan. Ebbe la formazione propria della casta superiore, quella brahmanica. Presto divent amico di un altro giovane, Upatissa, conosciuto nelle fonti buddhiste con il nome di Sariputra, amicizia che dur per ben ottant'anni. Erano due caratteri diversi, bench complementari e sempre uniti; Kolita era pi pacifico, Upatissa pi coraggioso. Una volta si recarono insieme alla festa delle colline, che si celebrava nella capitale del regno, Magadha. Kolita si trov a riflettere sul significato di tali feste, cos superficiali e insignificanti per la loro vita (durante la festa venivano rappresentate molte leggende antiche ed eseguiti vari giochi, alcuni di tipo sensuale).

Entrambi i ragazzi furono allevati nel lusso, e divennero eccellenti in ogni specie di arte, essendo dotati di talento. Ma, vedendo un giorno le folle riunite presso Rajagrha alla fiera in cima alla collina, tutti e due, avendo raggiunto maturit in seguito alla loro intuizione, considerarono come entro un secolo tutta quella gente sarebbe caduta nelle fauci della morte e, profondamente turbati, decisero di cercare una dottrina di liberazione. E cos, lasciando il mondo, diventarono discepoli dell'errante Sanjaya, essendo d'accordo fra loro che il primo il quale sarebbe giunto all'immortalit lo avrebbe detto all'altro . Vestiti da asceti, rasati i capelli e la barba, cominciarono una vita errante sotto la guida del loro maestro Sanjaya. Nell'India di quel tempo era facile trovare un maestro come guida spirituale e filosofica. Sanjaya sembra essere stato uno dei sei grandi maestri non buddhisti ricordati nel canone della letteratura pali. Che cosa insegn loro Sanjaya ? Non conserviamo il testo delle sue lezioni ai nostri due giovani, ma possiamo leggere alcuni discorsi che egli era solito fare a quelli che venivano a lui. Per esempio, il re Ajatassu, dopo l'illuminazione conseguita seguendo la dottrina del Buddha, raccont tutto quello che precedentemente aveva sentito da Sanjaya. Alle domande che gli facevano i discepoli, Sanjaya rispondeva in modo agnostico e scettico. Quasi sempre rispondeva: Non lo so, e i suoi discepoli avevano imparato a ripetere: Noi non sappiamo. in questo ambiente che si trovarono Moggallana e Sariputta, essi che cercavano la risposta a tante domande, particolarmente a quelle che concernevano l'immortalit, come abbiamo visto, e l'esistenza di un'altra realt oltre quella della nostra esperienza empirica. in questo stesso periodo di tempo che il principe Siddharta, il futuro Buddha Gotama, si sposava, continuando a condurre la vita mondana propria dei re e dei principi indiani dell'epoca. Ma ritorniamo ai nostri due giovani. Quale fu la loro reazione dinanzi all'insegnamento di Sanjaya? Delusi, ritornarono alla vita degli asceti erranti, alla ricerca di un nuovo maestro e di una nuova dottrina. Non sappiamo se abbiano trovato altri maestri o se si siano dedicati alla meditazione profonda, come tanti facevano allora in India. Uno dei testi canonici del buddhismo ci offre questo riassunto: Nell'insegnamento di Sanjaya non trovarono nulla di genuino, quindi continuarono la loro ricerca, interrogando samana e brahmana, finch, per mezzo di Assaji il bhikkhu, trovarono il Beato, che li ordin stendendo la mano e dicendo: "Venite, o bhikkhu".

Divenuti "vincitori del flusso" [delle esistenze], esercitandosi sull'epitome del Dhamma fatta da Assaji, essi non ebbero bisogno di studiare ciascuno degli altri tre sentieri. E perch? A causa della loro profonda conoscenza, pur essendo essi soltanto dei discepoli. Quindi il venerabile Moggallana, al settimo giorno, nel villaggio di Kallavala, nel Magadha, ascoltando un esercizio sugli elementi, conquist il punto supremo.... 2. La scoperta e l'approfondimento della vera Dottrina Il resoconto dell'incontro cn il Buddha, sopra citato, si deve considerare piuttosto come il riassunto di un lungo cammino di ricerca. Sappiamo che intercorrono circa venti anni tra la separazione dalla scuola di Sanjaya e l'incontro con il Buddha Gautama. In questo secondo momento i due giovani avevano quarant'anni, e il Buddha gi da tempo aveva posto in movimento la ruota della dottrina a Benares, e aveva organizzato l'ordine dei monaci. Inoltre, il signore di Magadha aveva donato al Buddha il bosco di Jetavana, dove organizzare i monasteri. E proprio in questo parco avr luogo l'incontro dei due giovani, Moggallana e Sariputta, con il Buddha, incontro che segna l'inizio del loro nuovo e definitivo itinerario spirituale e dottrinale. Innanzitutto, quale fu l'epitome del Dhamma fatto da Assaji, sul quale si esercitarono i nostri due giovani prima dell'incontro definitivo con il Buddha? Assaji spieg loro le cause donde derivano tutti i fenomeni, e il mezzo per ottenere la cessazione; Moggallana, che aveva gi una esperienza di ricerca, sentendo questa dottrina, ebbe la visione della verit, o, come dice il testo, si apr in lui l'occhio della dottrina. Fu un evento mistico. E quando il Buddha vide i due giovani avvicinarsi a lui, rivolto ai suoi discepoli, esclam: Ecco, o monaci, che vengono da me due amici, Upatissa e Kolita. Essi saranno i miei migliori discepoli, la mia coppia eccelsa. I due giovani salutarono il Maestro con queste parole: Sar possibile per noi lasciare tutto ed essere ammessi pienamente fra i tuoi discepoli, come autentici monaci?. La risposta del Buddha fu chiara: Venite, o monaci, la verit vi sar perfettamente insegnata, vivrete la vita di completa purit, e cos finir la sofferenza. Da questo momento, Kolita viene chiamato sempre Maha-Moggallana, il Grande del clan dei Moggallana. Dopo questo avvenimento, Moggallana si ritir per qualche tempo nella foresta che vicino alla citt di Kallavalaputta. L si dedic con impegno alla meditazione, notte e giorno, seduto o passeggiando. Ma lo sforzo fu tale che ne risent, al punto che non poteva pi mantenere il corpo dritto e la testa eretta e spesso si

addormentava. Furono giorni di lotta in un clima caldo, finch decise di andare alla ricerca del Maestro per chiedergli consiglio. Gi al primo incontro con lui ricuper tutte le sue forze. Tuttavia il Maestro lo istru con queste indicazioni pratiche: Quando tu senti la sonnolenza e l'aridit, non preoccuparti; non devi dare importanza a questi fatti o pensieri, e subito tutto svanir; se non svanisce, rifletti sulla dottrina che un giorno hai appreso, approfondendone le implicazioni; e se la sonnolenza e l'aridit non svaniranno ripeti a memoria e minuziosamente la dottrina; e se ancora l'aridit non cessa, lava con acqua fresca i tuoi occhi perch possano vedere tutto quello che nei dintorni e, rivolgendoli in alto, possano vedere le stelle e costellazioni; se nondimeno l'aridit perdura, fai attenzione alla luce, in tal modo che la luce illumini te stesso durante il giorno come durante la notte, e cos la tua mente rimarr chiara e senza nuvole e tu potrai usufruire di una mente piena di splendore: se fai questo possibile che l'aridit spirituale e la sonnolenza spariscano; se lo stato di prova e di lotta persiste ancora il momento di prestare speciale attenzione alla vita interiore, dirigere i tuoi sensi verso l'interno e fare in modo che la tua mente non si rivolga verso il mondo esterno, mantenendo sempre questo atteggiamento. Allo stesso tempo devi essere diligente: quando ti riposi pensa al momento di alzarti, e quando al mattino i tuoi occhi si aprono ripeti: Non mi abbandoner mai al conforto del riposo o al piacere del sonno. Queste istruzioni dirette dal Maestro a Moggallana sono di un valore straordinario, perch ci rivelano le sue crisi e ci informano sui metodi di guida spirituale usati dal Buddha nei riguardi dei suoi discepoli pi vicini. Sono norme concrete e di un profondo valore ascetico. Alcuni termini possono essere interpretati in senso simbolico: per esempio, quando si parla dell'acqua, della luce, ecc., pi che di elementi naturali si tratta di doni mistici, nel senso ampio della parola. Infatti, la percezione della luce (aloka-sanna) ricordata nei testi canonici come una delle quattro forme in cui si pu sviluppare l'illuminazione (samadhi) per arrivare alla visione propria delle divinit brahmaniche. Si conservano ancora altre istruzioni del Buddha a Moggallana, che riflettono la posizione del discepolo. La prima ricorda a Moggallana la necessit dell'umilt dinanzi all'atteggiamento di stima da parte di tante famiglie e monaci che riconoscono le virt e i gradi superiori ai quali giunto il nostro discepolo; la seconda raccomanda un linguaggio sempre pacifico: Dove sono parole contenziose nasce la mancanza di autocontrollo, incompatibile con la concentrazione mentale.

Ci sono qua e l nei libri canonici dialoghi del Buddha con Moggallana. Quasi sempre sono risposte del Maestro alle domande del discepolo. Come un monaco arriver a liberarsi da ogni desiderio e ottenere la meta al di l di ogni limite?, chiede Moggallana. Risposta: Nessuna cosa degna di essere oggetto del nostro attaccamento. Molte risposte spiegano problemi profondi della vita di contemplazione, propria dei discepoli pi avanzati. Un giorno, lo stesso Moggallana raccont ai monaci: Una volta io ero in meditazione solitaria, e pensavo al significato del silenzio degli arya. Pensavo che un fratello libero dagli impedimenti, lasciando il ragionamento e la deliberazione, entra nel secondo dei jhana [grado di contemplazione], che uno stato di pace mentale perch, cessata ogni attivit della mente, questa rimane elevata senza i pensieri propri della concentrazione [ossia del primo jhana]: questo il silenzio degli arya. Ma, amici, la mente ricominci a lavorare. In quel momento venne presso di me lo stesso Buddha e mi disse: "Moggallana, Moggallana! Non essere negligente, o brahmin, rispetto al silenzio degli arya. Colloca la tua mente in questo stato; eleva il tuo cuore ivi; pianta i tuoi pensieri l". Dopo queste parole, o amici, io sono entrato e rimasto nel secondo dei jhana. Certamente, o amici se alcuno dice, "sostenuto dal Maestro il discepolo ha ottenuto la grande scienza", questo si deve applicare a me. Il testo molto denso. L'ultima fase del cammino insegnato dal Buddha si centra nella meditazione estatica o samadhi, che si accompagna al conseguimento dei quattro jhana. La tradizione cino-giapponese non ha voluto tradurre questo termine e ha usato un carattere che suona chan, simile a jhana, che in giapponese si legge zen. Nel primo jhana, il buddhista ha superato gli impedimenti di tipo morale e ha tolto tutti gli ostacoli che potevano perturbare la sua pace. Non c' nessun attaccamento. La sua meditazione procede ancora in forma discorsiva, con il ragionamento e la deliberazione, ed accompagnato da una profonda consolazione interiore. Nel secondo jhana, nel quale si ferm Moggallana, prosegue ancora lo stato di pace e di consolazione, frutto non tanto del distacco, ma di un movimento ascensionale di elevazione; questa elevazione (ekodhivaba) - ripetuta due volte nel testo citato di Moggallana - il frutto della cessazione di ogni ragionamento e deliberazione. La contemplazione intuitiva ed accompagnata da una profonda sensazione di unit.

Nel terzo jhana viene superata qualsiasi forma di compiacenza gioiosa, e appare l'equanimit (upekkha) che significa uno stato di imperturbabilit e di luce. Il quarto jhana una esperienza pura, interiore, senza nessun oggetto, della coscienza. Certamente, di tutti questi gradi di contemplazione, il secondo il pi fondamentale perch diventa come il ponte verso l'autentica contemplazione buddhista. Dopo la morte di Sariputta e di Moggallana, Sakyamuni spieg che tutti i Buddha del passato hanno avuto un attendente e una coppia eccelsa. Anch'egli li ha avuti, e precisamente in Ananda ha avuto l'attendente, in Sariputta e Moggallana la coppia eccelsa: soltanto questi due potevano insegnare la dottrina, quando il Maestro era impedito. E in questo contesto, il Buddha aggiunse: Questi due sono eccellenti tra tutti i monaci, eccezionali tra tutti i miei discepoli. Essi agiscono secondo le istruzioni del Maestro e seguono fedelmente i suoi avvertimenti. Sono cari alle quattro classi dei miei fedeli [monaci, monache, laici, laiche], e in verit meritano la stima e il rispetto di tutti. In un'altra occasione compar Sariputta a una madre e Moggallana a una nutrice perch allattava tutti con la dottrina e si preoccupava di assisterli. La funzione di Moggallana complementare a quella di Sariputta. In alcuni momenti, per esempio all'ora della formazione dei monaci neo-ordinati, il Buddha stesso prefer la funzione di Moggallana. .. 3.1 poteri sopranormali di Moggallana Un giorno il Buddha indic le caratteristiche dei suoi principali discepoli. Il primo nei poteri sopranormali Moggallana. Alcuni di questi poteri appartengono al piano fisico, altri al piano psichico, ma non mancano quelli, pi interessanti, di tipo spirituale. Ricordiamone alcuni: a) Potere sopranormale fisico. Moggallana poteva trasferirsi, in un momento, in un luogo molto distante. Quando il suo amico Sariputra si ammal, Moggallana spar e subito si trov nel lago Mandakin a nord dell'Himalaya, per cercare alcun fibre e radici medicinali di una specie di fior di loto. Accanto al lago un elefante lo salut reverentemente, e lui subito ritorn con la medicina efficace presso il suo amico. Sappiamo anche che in un'altra occasione trasfer

l'albero della sapienza per piantarlo nel giardino del monastero di Jetavana. b) L'occhio supremo (occhio divino, proprio degli di). Questo potere appartiene a un piano pi spirituale. Con questo occhio poteva contemplare il Buddha dovunque questi si trovasse, anche a molta distanza. Poteva anche vedere i demoni che tentavano i suoi compagni, e subito veniva ad aiutarli. Vide la vittoria del re Pasenadi sui Licchavi. In particolare, poteva vedere le operazioni del Dharma e quelle del karma e tutti i suoi frutti. Cos ha potuto vedere come i peccatori erano sottomessi a nuove reincarnazioni in corpi malvagi. Grazie a questo potere, egli penetrava nel mondo degli spiriti: ci sono molte descrizioni di questa visione soprannaturale. c) L'orecchio divino. Un giorno spieg a Sariputra uno dei punti essenziali della Dottrina, come se fosse stato spiegato direttamente dal Maestro, bench questi si trovasse lontano, in Savatthi. Come possibile che tu mi spieghi questi argomenti in questo modo?, chiese l'amico. E Moggallana rispose che tutto era possibile perch egli aveva un orecchio divino con il quale poteva sentire direttamente il discorso del Buddhat. Con questo orecchio, Moggallana poteva udire le voci delle divinit, degli spiriti e ricevere messaggi da loro. Grazie a questi poteri, Moggallana divent uno dei predicatori pi famosi del buddhismo primitivo. Spesso, istruiva i monaci insieme con il suo amico Sariputra. La vocazione e il ministero non sciolsero la loro amicizia. Soltanto la morte separ i due amici. Sei mesi prima della morte o parinirvana del Buddha, morirono i due monaci amici. Cos, l'Illuminato ebbe tempo di fare grandi lodi di questi due uomini, come abbiamo visto. Sariputra, mor il giorno della luna-piena del mese di Kattika (ottobre-novembre), fra i suoi parenti, nel suo proprio paese, lontano da Moggallana. Due settimane dopo, nel giorno della luna-nuova dello stesso mese, mor Moggallana. Entrambi morirono all'et di 84 anni, mentre il Buddha mor a 80 anni nella notte della luna piena del mese di maggio, probabilmente dell'anno 483 a.C. Ecco alcune circostanze della morte di Moggallana. Negli ultimi giorni ebbe a sostenere delle lotte spirituali con Mara, il demonio o nemico, e delle lotte dottrinali con alcuni gruppi di giainisti, invidiosi della vita eccellente di Moggallana e dei suoi poteri. Ma le sue forze fisiche e spirituali mantenevano una grande vitalit. E fino all'ultimo

momento rimase in piena lucidit. Spir alla presenza del Maestro, nel luogo pi santo della terra. Per le generazioni future dei buddhisti, in concreto dei monaci, Moggallana rimasto come l'ideale da imitare e colui che indica allo stesso tempo la strada da seguire.