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UNIVERSIDADE FEDERAL DE SANTA CATARINA CENTRO DE COMUNICAO E EXPRESSO DEPARTAMENTO DE LETRAS E LITERATURAS ESTRANGEIRAS BACHARELADO EM LNGUA E LITITERATURA ITALIANA

ROMEU PORTO DAROS

IL PARADISO DANTESCO: vedere Dio per salvare l'umanit

Florianpolis 2009

ROMEU PORTO DAROS

IL PARADISO DANTESCO: vedere Dio per salvare l'umanit

Trabalho de Concluso de Curso apresentado ao Programa de Graduao em Letras da Universidade Federal de Santa Catarina como requisito parcial para obteno do grau de Bacharel em Lngua e Literatura Italiana. Orientador: Prof. Dr. Sergio Romanelli

Florianpolis 2009

ROMEU PORTO DAROS

IL PARADISO DANTESCO: vedere Dio per salvare l'umanit

Este Trabalho de Concluso de Curso foi julgado e aprovado para obteno do ttulo de Bacharel em Lngua e Literatura Italiana no Programa de Graduao em Letras da Universidade Federal de Santa Catarina. Florianpolis, 30 de novembro de 2009.

Banca Examinadora

Prof. Dr. Sergio Romanelli Orientador

Prof. Silvana de Gaspari

Nella persona di Giovanni Daros, che a sedici anni, presso a i loro genitori, ha dovuto lasciare il suo Paese ed andare ad una terra sconosciuta, nel oltremare, a cercare la fortuna, quindi mai possibille nella sua amata Italia, voglio rendere onore a tutti i miei antenati, in particolare quelli delle famiglie Daros, Porto e Casagrande.

A coloro che hanno reso possibile la realizzazione di questo lavoro, ai miei insegnanti e in particulare alla catena di donne che mi hanno sempre sostenuto: Claudete, Taiane, Thais e Julia.

La felicit ultima e perfetta non pu consistere che nella visione dell'essenza divina. (San Tommaso dAquino). SINOSSI

DAROS, Romeu Porto. Il Paradiso Dantesco: vedere Dio per salvare l'umanit . 2009. Trabalho de Concluso de Curso para graduao em Bacharel - Lngua e Literatura Italiana. Universidade Federal de Santa Catarina. Florianpolis, 2009.

Lo scopo di questo lavoro verificare qual la proposta di Dante per la salvezza dellumanit contenuta nella Divina Commedia partendo dalla riflessione sul significato del vedere Dio. Il fuoco l'analisi del Paradiso e, in particolare, degli ultimi canti, ma nella traiettoria del testo si fa un breve viaggio per tutta lopera di Dante, anche con una descrizione dell Inferno e del Purgatorio. Quindi si fa una analisi del pensiero politico, religioso e filosofico del poeta e delle conseguenze di questi sulla sua vita e sulla sua opera. Questi avvenimenti sono la base che d fondamento alla proposta di salvezza di Dante.

Parole Chiave: Salvezza, Umanit, Dio, Terra.

Indice

Introduzione I - Il Contesto nel quale Dante ha sviluppato la sua opera I.1. Loltretomba Prima di Dante I.2. Trecento: la nuova vecchia controversia I.3. Ghibellino contro Guelfi e Guelfi contro Guelfi II - Le sue Opere II.1. Panorama della sua Opera II.2. La divina commedia (acenni) II.2.1. La Struttura della Divina Commedia II.2.2. LInferno II.2.3. Il Purgatorio II.2.4. Il Paradiso III - Il signficato del veder Dio III.1. Dante, Dio e il suo pensiero III.2. La struttura del Paradiso III.3. I Personaggi del Paradiso III.4. Cercando la luce divina . III.5. Il Canto XXXIII e lincontro con Dio Conclusione Bibliografia

INTRODUZIONE Cosa dobbiamo fare per capire la genesi della Divina Commedia? Perch Dante lha scritta? Quale era il suo obiettivo? Quale fu la sua motivazione? Forse nessuno lo sa. Forse la risposta sta nella mente qualcuno, in qualche scritto, oppure, in molti luoghi. Essendo unopera del tutto critica si pu capirla solo conoscendo le circostanze nel quali stata scritta: il periodo, gli avvenimenti, che cosa pensavano e che cosa desideravano gli attori sociali pi importanti, e, oltre a tutto questo, dove era Dante, quale era il suo pensiero, con chi si era alleato? La Divina Commedia fa una critica della situazione sociale e politica nella quale viveva il popolo e, critica anche quelli che facevano uso del potere per perseguire e praticare il male contro gli altri. Sar stato questa la motivazione? il male che facevano contro gli altri e che hanno fatto contro s stesso? Pu darsi, dato che Dante stesso fu vittima di queste persecuzioni. Se questo un ragionamento giusto, si pu dire allora che Dante usa la Commedia per colpire tutti quelli che gli hanno fatto ingiustizie, che gli hanno fatto male. Per, ammesso che sia cos, si pu comunque dire anche che unopera nella quale lui indica un cammino da percorrere verso la redenzione e il pentimento, per s e per gli altri: il vedere Dio. Ma qual il significato del vedere Dio nellopera di Dante? Dal momento che nessuno pu vedere Dio e rimanere lo stesso, per Dante, questo significa guidare lumanit verso la strada della pace, dellonest e dellintegrit morale. Cos come lui ha fatto nel suo viaggio nellaldil. Dante aveva strenuamente lavorato per lunit della sua amata Firenze e alla fine fu costretto a lasciarla a causa di una falsa accusa di peculato. Lui che sempre aveva voluto lunit della sua citt venne mandato quindi in esilio, come era stato costretto a fare con il suo amico, Guido Cavalcanti. Disgustato, sognava un nuovo mondo, una nuova umanit, con un nuovo modello di governo. Il modello and a cercarlo nel passato, nella Roma di Augusto 1 e di Virgilio, sotto il simbolo dellaquila liberata nelle commemorazioni della morte di Cesare. Nemico della violenza e della corruzione, vide nellimpero la speranza di una pace universale, simile a

(63 a.C. 14 d.C.) Ottaviano o Augusto, fu il primo imperatore romano.

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quella conquistata da Augusto e conosciuta come la pax romana2, in cui i valori morali sono rispettati. Sperava, infatti dentro di s che le cose cambiassero, sperava di ritornare al suo luogo di nascita. Dante era davvero in una situazione esistenziale disperata, la descrizione della sua vita nel primo canto dellInferno infatti una allegoria, ma che si riferisce a una reale percezione di se stessi in quel momento:
Nel mezzo del cammino di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ch la diritta via era smarrita. (Inferno,

canto I, v. 3)

Dante, con le sue forze, non pu lasciare la selva oscura morale ed esistenziale in cui era caduto. Ecco che gli viene incontro Virgilio. Ma Virgilio stato inviato da Beatrice, che era stata avvisata da Santa Lucia che, a sua volta, era stata inviata dalla Vergine Maria. Con l'immagine poetica di questa catena di donne, canale di grazia e di un'operazione di salvataggio nel vero senso del termine, Dante ci dice che l'iniziativa del viaggio di Dio, che il suo camminar verso la salvezza in realt una risposta al desiderio pi profondo che abita nel cuore dell'uomo: la visione di Dio. Questo il tema che si vuole affrontare in questo testo. Riflettere sul significato del vedere Dio nella Divina Commedia. Ossia, perch dopo aver mostrato i terribili castighi che subiscono quelli che sono all Inferno e la faticosa giornata per raggiungere Dio di quelli che si trovano nel Purgatorio, Dante scrive il Paradiso, descrivendo la gioia di vedere Dio.

il lungo periodo di pace imposto sugli stati all'interno dell'Impero Romano grazie alla presa del potere da parte di Augusto e chiamato per questo anche Pax Augustea. L'espressione deriva dal fatto che il dominio romano e il suo sistema legale pacificarono le regioni che avevano sofferto per le dispute tra capi rivali

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I - Il Contesto nel quale Dante ha sviluppato la sua opera I.1. Loltretomba Prima di Dante Dante non fu il primo a scrivere su una esperienza nelAldil. NellVIII secolo venne scritto Il Libro della Scala di Maometto in cui Maometto guidato dallArcangelo Gabriele, un essere soprannaturale, visita primo il Paradiso e poi lInferno. Nel XII secolo venne scritta la Visione di Tugdalo. In questa opera, il peccatore Tugdalo, fa un viaggio simile a quello di Dante, passando per tre regni nelaldil in un viaggio di tre giorni. Visita l Inferno pieno di anime dannate, un luogo intermedio dove le anime non sono n malvagie n buone e, alla fine, la citt celeste, cio, il Paradiso. Soltanto che il viaggio di Tugdalo una esperienza mistica, mentre, Dante personaggio lo fa veramente, spostandosi fisicamente e materialmente.

II.2. Il Trecento: la nuova vecchia controversia Mentre in Inghilterra e in Francia si stanno formando le monarchie nazionali, lItalia del Trecento un mosaico di comuni indipendenti. Ognuno governato dalla Signoria, cio, il governo di potenti famiglie. Dante un difensore della vita cittadina. NellVIII canto del Paradiso parla dei vantaggi per luomo di vivere organizzato socialmente:
Ond'elli ancora: Or di': sarebbe il peggio per l'omo in terra, se non fosse cive?. S, rispuos'io; e qui ragion non cheggio.

(Paradiso, VII canto, v. 117)

Con la sconfitta del partito Ghibellino, dopo la battaglia di Benevento 3 nel 1266, la divisione politica principale si fa tra i Guelfi Bianchi, che difendono la libert comunale contro il potere papale e, i Guelfi Neri, favoriti dal Papa. A Firenze, fra le dispute per interessi economici e di altri ordini esiste, anche, questa divisione politica. Cos come un albero che tagliato in un solo tronco dopo un tempo si pu dividere in due, lo stesso successo a Firenze: ... il Trecento si apriva sotto i segni del dolore.
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La battaglia di Benevento del 26 febbraio 1266 la conseguenza della tensione tra il papato, che appoggiava Carlo dAngi e Manfredi di Sicilia. La sconfitta e la morte di quest'ultimo portarono alla conquista angioina del Regno di Sicilia.

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Lantica radice del dio Marte tormentava ancora la citt del Battista, e linvidia produceva anche nel nuovo secolo, il suo <<maledetto fiore>>.

(BARGELLINI, 1939, p.15).

Pertanto il Trecento porta con s la stessa vecchia controversia del Duecento. Dante Alighieri inizia la sua vita politica nelle file dei Bianchi e, a causa di questo, condannato a morte e prende la via dellesilio nel 1303. In esilio scrive le opere maggiori nelle quali esprime tutto il suo pensiero. Tra queste opere c la Divina Commedia, scritta fra il 1304 e il 1321. Nel periodo fiorentino, l'esperienza di Dante scrittore caratterizzata prevalentemente dall'uso del linguaggio volgare e la scelta del genere lirico. la ricerca di uno stile adeguato ai temi della poesia, poesia d'amore, secondo la tradizione cortigiana. la nascita del dolce stil nuovo. Questa nuova scuola cosi caratterizza da De Sanctis nella sua Storia della letteratura italiana:
[...] Tutto nasce dal di dentro, naturale, semplice, sobrio, con perfetta misura tra il sentimento e l'espressione. Il poeta non pensa a gradire, a cercare effetti, a fare impressione con le sottigliezze della dottrina e della rettorica: scrive se stesso, come si sente in un certo stato dell'animo, senz'altra pretensione che di sfogarsi, di espandersi, segnando la via nella quale Dante fece tanto cammino. (1996, p. 27)

I.3. Ghibellini contro guelfi e guelfi contro guelfi LItalia ai tempi di Dante era divisa tra due poteri: il potere del papa,difeso dai guelfi e il Sacro Impero Romano, difeso dai ghibellini. Il Sacro Impero Romano comprendeva principalmente la regione che oggi la Germania. Il nord italiano era prevalentemente allineato con l'imperatore e il centro, tra cui Roma, ovviamente con il papa. LItalia, per, non era uno stato coeso. Non cera un centro unificato di potenza, ma molti centri, sparse per le citt-stato autonome. La politica era prevalentemente oligarchica a servizio degli interessi delle famiglie pi potenti. Firenze era a quel tempo una delle citt pi importanti d'Europa, equivalente in termini di dimensioni e importanza a Parigi, con una popolazione di circa 100 mila abitanti e di interessi finanziari e commerciali diffusi in tutta Europa Il classico conflitto tra aristocrazia e borghesia a causa degli interesse economici non si fa notare intensamente quando si tratta dellinteresse del comune. Ceserani nella sua opera Il materiale e l'immaginario 1 Dall'Alto medioevo alla societ urbana cos descrive la struttura del potere nei comune del medioevo e come si formavano i gruppi dirigenti:

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Aristocrazia terriera, borghesia mercantile e finanziaria non furono in Italia due classi frontalmente contrapposte: anzi, si integrarono nelle attivit economiche e nella vita politica. Esponenti della gerarchia feudale (soprattutto, inizialmente, dei gradi minori) si incontravano con i cittadini nel dar vita al Comune e, in tempi successivi, nella formazione delle oligarchie locali. Indichiamo con il concetto di oligarchia quelle alleanze di famiglie potenti che si costituirono in ogni citt e che consentirono a gruppi abbastanza ristretti di esercitare con continuit il potere, pur nel variare delle istituzione politiche. Il consolidarsi di queste oligarchie avvenne sempre attraverso prolungati conflitti. (1995,

p. 489).

La famiglia di Dante apparteneva ai guelfi. Siccome l'adesione a un partito era ereditaria, nel 1289 Dante fu a combattere con l'esercito guelfo di Firenze nella battaglia di Campaldino come un combattente a cavallo. Con la sconfitta degli eserciti ghibellini di Pisa e Arezzo, i guelfi recuperarono l'egemonia sulla citt. Bargellini cos descrive la situazione:
Leone, non aquila; Leone, cio potenza guelfa; non aquila, cio non impero ghibellino. E il Leone guelfo non ruggiva con la criniera irta; non minacciava con la bocca aperta e la coda tesa: sedeva tranquillo, sicuro di s. Il guefiismo aveva vinto e si era saldamente insediato nella citt di Firenze.

(1939, p.11).

Il governo della citt-stato era esercitato da rappresentanti eletti dalle corporazioni dei lavoratori, artigiani e professionisti. Dante entr nella corporazione dei medici e dei farmacisti e socandid in occasione delle elezioni a Firenze nel 1296 e venne eletto parte del Consiglio dei Cento. Poi, nel 1300, stato eletto uno dei sei Priori del Consiglio Comunale. La maggior parte del potere a Firenze era nelle mani dei Guelfi. Ma il partito fu presto diviso in due fazioni. La causa della divisone fu una faida tra le famiglie, provenienti dalla citt di Pistoia. I Cancellieri erano stati una grande famiglia di quella citt e erano discendenti di un padre che aveva avuto, durante la sua vita, due mogli. La famiglia Cancellieri si era divisa, quando un membro della famiglia aveva ucciso un suo zio e tagliato la mano di un suo cugino. I discendenti della prima moglie di Cancellieri, di nome Bianca, decisero di chiamarsi Bianchi. I rivali, che avevano difeso l'assassino, cominciaarono a identificarsi come Neri. Il conflitto invase Pistoia e la citt alla fine sub l'intervento di Firenze, che arrest i capi dei gruppi rivali. Ma le famiglie di Firenze siaffrettarono a prendere parti nel conflitto. La causa fu anche la lite famigliare. Quando un membro della famiglia Buondelmonte non

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onor la promessa di matrimonio con una giovane della famiglia Amadei, lui fu ucciso. Le famiglie della citt, si uniranno da una parte o dall'altra, e Firenze si trovata divisa in fazioni nemiche mortali. La divisione si diffusa in tutta la citt, dividendo i guelfi fiorentini, anche in bianchi e neri. Una volta stabilita la divisione, le parti hanno adottato posizioni politiche diverse: i guelfi bianchi assunsero una posizione moderata rispetto al papato, ma si opposero al suo intervento nella citt, gi i guelfi neri, pi radicali, sostennero il supporto per il Papa contro le ambizioni dell'imperatore.
[...]I guelfi neri, per sottrarsi allImperatore, avrebbero accettato lingerenza del Papa. I guelfi bianchi, al contrario, per non cadere sotto il dominio papale, se sarebbero sottoposti al potere imperiali. Come si vede, si tornava alle prime divergenze di parte, poinch, mentre nei Neri si confermavano i principi guelfi, nei Bianchi rispuntavano le tendenze ghibellini.

(BARGELLINI, p. 14)

La lotta tra bianchi e neri divenNE sempre pi intensa durante il mandato di Dante, fino a quando, il 24 giugno 1301, i Priori esiliaRONO otto esponenti che rappresentavano i due fazioni. Tra questi era un parente della moglie di Dante e lamico, Guido Cavalcanti. Cosi descrive De Sanctis, nella Storia della Letteratura Italiana, questo avvenimento:
I partiti che straziavano Firenze con nomi venuti da Pistoia erano detti i Neri e i Bianchi, gli uni capitanati da' Donati e gli altri da' Cerchi, famiglie potentissime di ricchezza e di aderenze. Dante sper di poter pacificare la citt, mandando in esilio i due pi potenti e irrequieti capi delle due fazioni, Corso Donati e Guido Cavalcanti. Venuto malato, il Cavalcanti fu richiamato, ma non Corso Donati: di che si men molto scalpore, massime che Dante era Bianco e amico del Cavalcanti. (1996, p. 63)

I Priori di Firenze erano vissuti in costante attrito con la Chiesa di Roma che era sotto il governo di papa Bonifacio VIII. Il papa volle mettere tutta l'Italia sotto il controllo della Chiesa. Nel 1302 fece pubblicare la bolla Unam Sanctum, nella quale proclamava la supremazia dalla autorit papale sul: tutte le altre potest della terra. (BARGELLINI, p.13) Il Cardinale Matteo Acquasparta, delegato pontificio a Firenze, chiese il pieno potere nella citt, che i Priori, evidentemente, non diedero. Nel mese di novembre, venne inviata un'ambasciata a Roma, in cui figurava Dante, per parlare con il papa Bonifacio VIII che rispoe con la minaccia e con la scomunica.

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Durante il conflitto tra i guelfi, il Papa invi Carlo di Valois 4, fratello del re Filippo di Francia5, come un pacificatore tra le fazioni. L'aiuto, tuttavia, si rivel un colpo di stato dei neri. I neri occuparono il governo di Firenze, presero molti capi bianchi e vari furono condannati all'esilio o alla morte. Tra i proscritti ci fu Dante. Nella prima met del mese di gennaio del 1302, Dante, ancora assente da Firenze - e la cui casa fu saccheggiata - venne condannato, senza nessuna prova, per spese varie, compresa la corruzione, di fare l'opposizione al papa, e, di baratteria, cio, per aver tratto profitti illeciti delle cose pubbliche, essendo condannato a pagare una multa di 50 fiorini doro in tre giorni e, anche, a due anni di reclusione pi il divieto di di occupare posizioni pubbliche durante la vita naturale. Siccome lui non pag la multa e inoltre non si present davanti alla parte avversaria, il 10 marzo venne ordinata la confisca dei suei beni e fu condannato ad essere bruciato vivo. Su quello che Dante sent in quella occasione, De Sanctis scrive:
Tra' proscritti fu Dante. Condannato in contumacia, non rivide pi la sua patria. Ira, vendetta, dolore, disdegno, ansiet pubbliche e private, tutte le passioni che possono covare nel petto di un uomo, lo accompagnarono nell'esilio. Chi ha visto l'indignazione di Dino, pu misurare quella di Dante.

(1996, p. 68)

Dal 1303 gli esuli bianchi fecero alcuni tentativi di tornare in citt: la partecipazione di Dante fu riluttante, e nella seconda met degli anni si separ dai compagni, iniziando un esilio che durer per tutto il resto della sua vita. Inizialmente trovando ospitalit a Verona presso Bartolomeo della Scala, duca di Milano e signore della citt. Tra il 1304 e 1306 fu a Treviso, presso di Gherardo da Camino, a Padova, e forse a Venezia. Nel percorso doloroso dellesilio, Dante fu ancora a Forl, Arezzo, Lucca, Padova, e probabilmente a Parigi e a Bologna. Mor di malaria a Ravenna, il 14 settembre 1321, citt nella quale aveva trovato rifugio presso la corte del signore Guido Novello da Polenta.

II - Le sue Opere

(1270 1325) fu conte di Valois dal 1286, Conte di Angi e del Maine dal 1290, Conte d'Alenon dal 1291 e Conte di Chartres dal 1293 alla sua morte. Fu inoltre Imperatore consorte titolare dell'Impero Romano d'Oriente dal 1301 al 1308.
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(1268 1314), fu re di Francia dal 1285 alla sua morte.

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II.1.

Panorama della sua Opera

Appartengono alla fase fiorentina la Vita Nuova (1292-1294) dove racconta la storia del suo amore per Beatrice in forma di sonetti e canzoni eaccompagnati da commenti in prosa, e Le Rime, chiamato anche "Canzoniere", dove canta anche l'amore idealizzato per Beatrice, e anche, la scienza, la filosofia e la morale. Su questepoca, De Sanctis, nella Storia della letteratura italiana, quando tratta della lirica di Dante scrive:
[...] Chi legge la Vita nuova, non pu mettere in dubbio la sua sincerit. Ci si vede lo studente di Bologna, pieno il capo di astronomia e di cabala, di filosofia e di rettorica, di Ovidio e di Virgilio, di poeti e di rimatori; ma tutto questo non la sostanza del libro, ci entra come colorito e ne forma il lato grottesco. Sotto l'abito dello studente ci un cuore puro e nuovo, tutto aperto alle impressioni, facile alle adorazioni e alle disperazioni, ed una fervida immaginazione che lo tiene alto da terra e vagabondo nel regno de' fantasmi. L'amore per la bella fanciulla involta di drappo sanguigno, ch'egli chiama Beatrice, ha tutt'i caratteri di un primo amore giovanile, nella sua purezza e verginit, pi nell'immaginazione che nel cuore.[...]

(1996, p.31) Alla fase dellesilio appartengono le altre opere: il Convivio, opera filosofica scritta in latino in cui voleva riassumere tutte le conoscenze dellepoca in 15 libri, di cui solo i primi quattro sono stati completati; il De vulgari Eloquentia, scritta in latino ma che difende la lingua italiana. Il De Monarchia, che propugna la totale separazione tra stato e chiesa e afferma la necessit di un impero universale e autonomo. Il De Monarchia fu condannato dal papato perch il suo contenuto si opponeva a quello della bolla Unan Sanctum. Ha scritto anche altre opere ritenute minori come, Egloga e Quaestio de aqua et terra, Il Fiore, Detto damore e diverse Epistole. Il lavoro pi grande, la Divina Commedia, gli ha richiesto 14 anni di sforzi.

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Immagine 1: Dante e la Divina Commedia di Domenico di Michelino, 1460. Dante, al di fuori di Firenze, spiega la sua opera. Alla destra sta glInferno, nello sfondo la montagna del Purgatorio e su Il Paradiso.

Alla sua composizione Dante ha lavorato fino alla sua morte, nel 1321, poco dopo la conclusione del Paradiso.Cos Ceserani analizza questo periodo nella sua opera Il materiale e l'immaginario 1 Dall'Alto medioevo alla societ urbana:
La Commedia si form dunque nel corso di circa quindici anni:in questo periodo, abbastanza lungo, cambiavano, in relazione con i fatti esterni, gli atteggiamenti morali e intellettuali di Dante (nel Paradiso, per esempio, le sue posizioni politiche e religiose appaiono radicalizzate, cresciuto il pessimismo) e si modifica anche la sua fisionomia di scrittore, (perfezionava la sua abilit tecnica, precisava una nuova idea di poesia). Lopera, pur presentandosi come struttura coerente e compatta, registra al suo interno questo mutamento della cultura, delle aspettative e degli obiettivi dellautore.

(1995, p.1166)

Dopo la caduta politica dei bianchi, nel 1302, la vita di Dante profondamente cambiata. E, di conseguenza, anche cambiato il suo rapporto con la letteratura. Dante non torna pi a Firenze. Lui un fiorentino di 37 anni e si sposta da una citt all'altra. Prima dell'esilio Dante incarna il tipo di intellettuale comune a Firenze,ossia, quello coinvolto sia nell'attivit letteraria sia nella politica. Inesilio, si apre un altro tipo di rapporto. Dante perde il contatto con un comune specifica e diventa un uomo solitario e privo di tutto, in cerca di ospitalit presso alle famiglie nobili, per, continua ad impegnarsi attivamente

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nella politica con funzioni di consulente o osservatore e scrivendo, tuttavia, mette le sue competenze al servizio degli altri. Prima dell'esilio Dante sa bene chi il suo lettore e il contesto nel quale vive. Inesilio il messaggio ai lettori diventa pi pesante. Il pubblico al quale ora scrive non pi quello dei membri di sua comunit. La realt ha creato uno spazio indefinito, il lettore a cui si rivolge sconosciuto e deve essere identificato in ogni momento, a ogni opera, a cada luogo. Siccome lui fa nella Divina Commedia che unopera rivolta a tutta lumanit. Tuttavia, Dante non smetter mai di scrivere per i fiorentini, in attesa di ritornare alla sua citt. II.2. La Divina Commedia Invitato da Virgilio, Dante, perso in una selva oscura, accetta di fare un viaggio per cercare la giusta via. Partendo da Gerusalemme, dove si trova la porta dell Inferno, entra nel limbo e l trova i maggiori poeti dellantichit. Passeggia per tutto lalto e il basso Inferno fino a trovare Lucifero. In seguito entra nel Purgatorio e sale fino al paradiso terrestre, sempre guidato da Virgilio. Siccome il grande poeta - vissuto allepoca di Augusto - non pu entrare nel Paradiso perch non ha avuto un battesimo cristiano, Dante segue guidato da Beatrice, la sua donna ispiratrice. Passa per tutti i nove cieli fino a incontrare la Rosa del Paradiso. la fine del suo viaggio e, dunque, Dante vuole vedere Dio.

II. 2.1. La Struttura della Divina Commedia La Divina Commedia, cosi intitolata perch ha un inizio tragico e un lieto fine, possede una struttura che ha come base la perfezione del numero tre ( rapporto alla Santissima Trinit) e divisa in tre cantiche: l Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. Nellordinamento fisico del poema, la terra il centro delluniverso. Intorno a lei ruotano le sfere celesti pi lEmpireo, che immobile. Allinterno della terra si apre la cavit dell Inferno e nellemisfero opposto emerge la montagna del Purgatorio. La Commedia un poema di 14.233 versi endecasillabi, cio, versi di undici sillabe con gli accenti in posizione libera, che compongono 100 canti raggruppati in tre cantiche di 33 canti ciascuna pi un canto introduttivo, secondo la successione 1-33-33-33. I numeri hanno una valenza simbolica, il 100, multiplo di 10, rappresenta la perfezione, la totalit della

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realt e 3 il numero della Trinit e della forma metrica usata nel poema, ossia, la terzina. Su questo ci dice Cesarine:
Luso simbolico del numero (i tre e i suoi multipli, per riferimento alla Trinit; il dieci, che indica perfezione) ricorre pi volte nel disegno dellopera: tre fiere rappresentano, nel primo canto,gli impedimenti che luomo incontra nel cammino verso la vita virtuosa: nove sono i cerchi dellinferno, nove le partizioni del purgatorio, nove i cieli del paradiso; sul numero si basano anche rimandi interni, parallelismi e simmetrie (...) volutamente oscure (...). Per questo aspetto la Commedia si rillacia a una lunga tradizione, precristiana e cristiana, di interpretazione mistica del numero.

(p.1168)

II.2.2. LInferno Nel mezzo del cammino della sua vita, Dante, perso in una selva oscura, cerca di scalare la collina di luce, ma, tre bestie: la lonza, il leone e la lupa, che simbolizzano i vizi umane, impediscono il suo corso. Infatti Dante rappresenta lumanit intera smarrita nella foresta terrena dei vizi e delle passioni. Vorrebbe uscirne per dirigersi verso la virt (colle illuminato dalla Grazia), ma con le sole sua forze non pu, perch impedita specialmente da tre peccati: la sensualit (simboleggiata nel leopardo), la superbia (simboleggiata nel leone), lavarizia (simboleggiata nella lupa). (BARGELLINI, p.34)

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Immagine 2: Dante perso nella selva oscura. (Gustave Dor, XIX secolo)

Virgilio arriva e gli offre un altro modo per arrivare olla contemplazione di Dio, un cammino aspro che attraversa i regni delloltretomba. Dante non sicuro e ha paura, ma Virgilio lo informa che il privilegio stato concesso a causa della preghiera di Beatrice, che vuole la sua salvezza. Cosi Dante diventa tranquillo e segue con Virgilio. A Gerusalemme, sotto alla quale s'immagina scavata l'immensa voragine dell' Inferno, entrano, quindi, attraverso la Porta dell'Inferno e penetrano cos nell'Antinferno. Dante trova nel vestibolo le anime degli ignavi che a suo parere non meritano nemmeno di entrare nell'Inferno. Sono coloro che vissero senza lode e stanno insieme con gli angeli che presenti alla rivolta di Lucifero, non sapevano da che parte rimanere. Tra il vestibolo e il primo cerchio dell'Inferno scorre il fiume Acheronte6. Qui si fermano i nuovi arrivati, aspettando Caronte7 per attraversare l'altro lato, in cui saranno

Secondo il mito sarebbe un ramo del fiume Stige che scorre nel mondo sotterraneo dell'oltretomba, attraverso il quale Caronte traghettava nell'Ade le anime dei morti. Il suo nome significa "privo di grazia". 7 Nella religione greca e nella religione romana, era il traghettatore dell'Ade. Trasportava i nuovi morti da una riva all'altra del fiume Acheronte,

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giudicati da Minosse8, giudice mostruoso che con la coda avvolta, indica il cerchio al quale ogni peccatore destinato.

Immagine 3: Le anime dannate imbarcanoper l'attraversamento del Acheronte (Gustave Dor, XIX Secolo)

Superando il fiume Acheronte sulla barca di Caronte, entrano infine nell'Inferno. Nel primo cerchio al di l del fiume, c' il Limbo, che riceve le anime dei bambini morti senza battesimo e coloro che onestamente hanno vissuto prima della venuta di Cristo sulla terra. Non ci sono sanzioni nel Limbo, bensi un ambiente deprimente di malinconia. Dante trova li i grande poeti dellantichit, tra cui, Omero, Orazio, Ovidio e Lucano.

Con il nome di Minosse si fa riferimento ad un personaggio che, secondo la mitologia greca, era figlio di Zeus e di Europa. Minosse fu re giusto e saggio di Creta. Per questo motivo, dopo la sua morte, divenne uno dei giudici degli inferi

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Immagine 4: Limbo dei Poeti

Nel secondo cerchio, i lussuriosi sono catturati da una tempesta di vento. Tra questi, Francesca da Rimini9, che ancora abbracciata al suo Paolo, racconta a Dante la sua tragica storia. Nel terzo cerchio i golosi sono afflitti da una pioggia putrefatta e sorvegliati da Cerbero10, il cane brutto con tre teste e guardiano di tutti gli inferi, secondo la mitologia classica. L, il fiorentino Ciacco11 parla a Dante delle lotte tra fazioni opposte a Firenze. Nel cerchio successivo, sfilano gli avari e i prodighi a spingere massi pesanti. Dopo, nel quinto cerchio si trovano degli iracondi e degli accidiosi, tutti immersi nel fango ardente della palude Stige12. Per attraversare la palude, Dante e Virgilio approfittano

(1255 1285), era figlia di Guido da Polenta, signore di Ravenna. Il padre, quand'ella aveva 15-16 anni, la diede in sposa a Gianciotto Malatesta di Rimini; per sancire un'alleanza tra le due signorie romagnole. Secondo il celebre racconto di Dante Alighieri ella s'innamor di Paolo Malatesta, suo cognato,. Tra i due nacque un amore segreto, che quando fu scoperto, venne punito con l' uccisione dei due amanti.
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Nella mitologia greca era uno dei mostri che erano a guardia dell'ingresso dell'Ade, il mondo degli inferi. un cane a tre teste, le quali simboleggiano la distruzione del passato, del presente e del futuro.
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Ciacco un personaggio letterario, un sostantivo al quale si attribuiva normalmente il significato di porco.

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Nella mitologia era uno dei fiumi degli inferi: esso si estendeva in nove grandi meandri che formavano una palude, che ostacolava la strada per arrivare al vestibolo dell'oltretomba.

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della barca di Flegias13. Le sue mura di fuoco racchiudano la parte bassa e pi terribile dellInferno, che dove sono i reati pi gravi e le pene pi terribili. Nel sesto cerchio Dante vede le tombe infuocate degli eretici, tra cui Farinata14. Nel settimo cerchio vede i violenti contro gli altri in un fiume di sangue, feriti dalle frecce dei centauri.

Immagine 5: Centauri sparano le frecce nei violenti sulle rive del Flegetonte (Gustave Dor, XIX secolo)

I suicidi, come Pier delle Vigne15, trasformati in alberi secchi e morsi inseguiti e sbranati dai cani selvatici. I violenti contro Dio e contro la natura sono sottoposto ad una pioggia incessante di fuoco, tuttavia, i sodomiti, come Brunetto Latini 16, sono in perenne corsa in modo da alleviare e loro dolore, mentre i violenti contro Dio devono rimanere sdraiati sotto il flagello della pioggia di fuoco. Anche gli usurai sono stati sottoposti, ma seduti e con le mani sempre in movimento per difendersi. Alla fine del settimo cerchio si apre una rupe. Per superarla, Dante deve andare con Virgilio alla groppa di Gerione17, un mostro alato.
13

Flegias nella mitologia greca , fu re dei Lapiti. Emblema di un'ira fulminea e deflagrante, lo renderanno il perfetto traghettatore dello Stige nella Divina Commedia.
14

Farinata degli Uberti (1264), fu un nobile ghibellino, ovvero sostenitore dell'impero, appartenente a una tra le famiglie fiorentine pi antiche e importanti
15

(1190 1249). Fu un politico, scrittore e letterato italiano del Regno di Sicilia. (1220 1294 o 1295). Fu notaio e uomo politico e autore di opere in volgare italiano e francese. Mostro demoniaco dal volto di uomo, corpo di drago e coda di scorpione, che conduce Dante in Malebolge

16

17

24

Il cerchio ottavo diviso in dieci fossati, collegati da ponti. In un crescendo di orrore Dante arriva nel luogo detto Malebolge18, qui ci sono i ruffiani e i seduttori tormentati da demoni cornuti; gli adulatori immersi nel letame, il simoniaci, venditori di cose spirituali, conficcati in fosse a testa in gi con i piedi in fiamme (qui il luogo riservato al Papa Clemente V che tradir Enrico VII); glindovini sono con le teste voltate all'indietro. Nella fossa quinta i barattieri sono sommersi nella pece bollente e uncinati da una moltitudine di diavoli armati di arpioni. Nel fosso sesto, glipocriti sono oppressi da strati molto pesanti di piombo. Il settimo pieno di serpenti, che vengono lanciati sui ladri. Poi vengono i consiglieri fraudolenti che sono tormentati all'interno di fiamme a forma di lingua, tra cui sono Ulisse 19, Diomede20 e Guido da Montefeltro21. Dante trova i seminatori della discordia e scismatici, tagliati a pezzi a colpi di spada. Qui passeggia con la testa in mano separata dal tronco, Bertrand di Born22, trovatore provenzale che ha separato un genitore da suo figlio con cattivi consigli. Nellultimo fosso sono i falsari affollati e oppressi da terribili malattie. Lasciando Malebolge, trovano i giganti incatenati e immobili nel pi profondo dell'Inferno per aver voluto elevarsi usurpando un potere divino. Il gigante Nembrote 23 quello che os sfidare Dio con la sua torre di Babele, adesso balbetta parole che non hanno alcun significato. Nella prima zona del nono cerchi o sono puniti i traditori dei parenti, immersi nel ghiaccio sino al capo con il viso all'ingi. Nella seconda zona ci sono i traditori della patria, immersi nel ghiaccio con il viso all'ins. Qui il Conte Ugolino 24 rabbiosamente rode il cranio del suo nemico. Nella terza zona ci sono i traditori degli ospiti, immersi nel ghiaccio con il
18

il nome dato all'ottavo cerchio dell'Inferno, nel quale sono puniti i fraudolenti. Il nome deriva dalla forma di tale cerchio, suddiviso in dieci bolge ovvero fossati concentrici, cerchiati da mura e scavalcati da ponti di roccia, simili alle fortificazioni esterne di un castello
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un personaggio della mitologia greca. Originario di Itaca, uno degli eroi achei descritti e narrati da Omero nell'Iliade e nell'Odissea
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Personaggio della mitologia greca. Fu uno dei principali eroi achei della guerra Guerra di Troia (1223 1298). Fu un condottiero, politico e religioso italiano, signore della contea di Montefeltro

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22

(1140 1215). Fu un militare e poeta francese, barone occitano e uno dei pi importanti poeti trovatori del XII secolo.
23

personaggio biblico, secondo la Genesi 10,8-12. Fu il primo fra gli uomini a costituire un potente regno. Il nucleo iniziale del regno fu Babele.
24

(1220 1289). Fu un nobile e politico italiano ghibellino (patteggi per i guelfi) e comandante navale del XIII secolo.

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capo riverso. Nella quarta zona si trovano i traditori dei benefattori, immersi nel ghiaccio ma in varie posizioni. Anteo25 porta Dante e Virgilio nel pi profondo dell Inferno. Dante vede Lucifero, l'angelo ribelle, ora ridotto a mostro con tre bocche, ognuna delle quali mastica uno dei tre pi grandi traditori: Giuda26, Bruto27 e Cassio28, traditori di Cesare. Arrivano al centro della terra e trovano un sotterraneo stretto che li porter dall'altra parte del mondo, dove, potranno rivedere le stelle.

Immagine 6: Dante e Virgilio avvistano le stelle verso alla montagna del Purgatorio (Gustave Dor, XIX secolo)

25

Fu re di Libia, figlio di Poseidone e di Gea. Egli era praticamente invincibile finch rimaneva a contatto con sua madre, la Terra, che gli restituiva le forze ogni volta che la toccava. 26 Giuda Iscariota fu uno dei dodici apostoli di Ges, ovvero quello che secondo il Nuovo Testamento lo trad per trenta denari (Matteo 26,14-16). 27 Marco Giunio Bruto Cepione (85 a.C.42 a.C.), o semplicemente Bruto, fu un senatore romano della tarda Repubblica romana e uno degli assassini di Gaio Giulio Cesare 28 Gaio Cassio Longino (87-86 a.C. 42 a.C.) fu un uomo politico romano, rimasto famoso poich fu uno dei promotori della congiura che caus luccisione di Gaio Giulio Cesare nel 44 a.C..

26

Il viaggio attraverso l'Inferno ha una durata di tre giorni. II.2.3. Il Purgatorio Dante e Virgilio raggiungono all'isola del Purgatorio in barca. Qui si soffermano prima sulla spiaggia, custodita da Catone29, poi nell'Antipurgatorio dove le anime degli scomunicati, dei negligenti e di quelli presi dalla gloria mondana, attendono di poter iniziare la loro espiazione. Il Purgatorio una montagna con una scala verso il cielo. Come l' Inferno, divisa in nove cerchi, due all'inizio pi sette che rappresentano i sette peccati capitali. La porta custodita da un angelo armato di spada.Ci sono nel Purgatorio le anime di coloro che si pentono dei peccati nell'ora della morte. Tra queste anime ci sono i Montecchi i Capuleti, famiglie rivali di Verona. Le anime chiedono per la preghiera a Dante, perch abbiano ridotto il tempo di espiazione. Le anime rimangono periodi di tempo in una o pi terrazze dove stanno scontando pene con lobiettivo di purificarsi. Quando il periodo della pena giunge alla fine autorizzato lingresso in Paradiso. L'angelo incide sulla fronte di Dante sette ferite che simboleggiano i sette peccati capitali e che saranno cancellate poco a poco, dagli altri angeli, quando Dante avr attraversato i cerchi e osservato coloro che espiano i loro peccati, e meditando su vari esempi di virt e di vizi puniti. Ogni cerchio protetto da un angelo che purifica l'anima, che assurge al livello successivo. Nella prima cornice, dei superbi , le anime camminano portando pesi enormi, che rappresentano esempi di umilt. Nella seconda cornice, degli invidiosi, i peccatori vengono puniti con un cilicio e hanno le palpebre cucite con fili di ferro. Nella terza cornice, degli Iracondi, le anime sono avvolte in un fumo denso. Nella quarta ci sono gli accidiosi che corrono gridando esempi di accidia punita. In questo circolo, Virgilio parla a Dante del libero arbitrio. Nella quinta fanno penitenza gli avari, con la loro faccia in gi. Dante e Virgilio trovano l'anima del poeta Stazio30, che ha completato la sua espiazione e asceso al cielo. Il tre salgono al sesto cerchio, dei golosi. I golosi hanno una magrezza scheletrica.

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Politico romano vissuto tra il 95 a.C. e il 46 a.C., avversario politico di Gaio Giulio Cesare, morto suicida ad Utica per evitare di cadere nelle mani del nemico vittori. 30 Publio Papinio Stazio (40 96) poeta romano

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Raggiungono alla settima cornice, della lussuria, dove i peccati della carne sono espiati nel fuoco. Dante ha bisogno di passare attraverso le fiamme per essere purificato. Passata la prova Dante cade in un sonno profondo. Il viaggio nel Purgatorio stato iniziato la domenica di Pasqua e si conclusa tre giorni dopo. Dante va poi in Paradiso, dove ci sono le anime che hanno compiuto la loro espiazione. Beatrice poi appare circondata dagliangeli e Virgilio scompare.

I mmagine 7. Larrivo di Beatrice. (Gustave Dor, XIX secolo)

Beatrice rimprovera severamente Dante per i suoi peccati, che si confessa. La confessione poi lo purifica e Matilde 31 lo immerge nel fiume Lete e nelle acque di Euno 32. Quindi, Dante pronto a salire in Paradiso II.2.4. Il Paradiso
31

Figura della condizione umana prima del peccato, tuffa le anime, pagato lo scotto del pentimento, e le passa all'altra riva, rifatte nell'antico stato d'innocenza.
32

Il Let toglie le rimembranze del peccato, mentre lEuno restituisce la memoria del bene operato, rendendo lanima degna di essere accolta dalla divinit.

28

Il Paradiso non sulla terra, come l' Inferno e il Purgatorio, ma nel cielo, tutto luce e pace, la gioia profonda, un'armonia completa con la volont di Dio. I beati non sono visibili, sono scintille che si illuminano pi intensamente quando possono aiutare Dante, il fuoco dell'amore e delle altre virt che li infiamma. Le storie umane di ognuna delle anime, molto marcate nellInferno, in Paradiso sono diventate rare. Al posto dei cerchi e dei livelli, ci sono diverse sfere celesti, corrispondenti ai cieli del sistema tolemaico. Ma nel XXX canto, Dante entra nel Empireo, cielo non previsto nel sistema tolemaico. un mezzo straordinario per dire che dora in avante, davanti a Dio, Dante al di l, non solo del tempo e dello spazio, ma anche della storia. Nel Paradiso Beatrice conduce Dante attraverso i nove cieli che si elevano sino allEmpireo. La luce tanto pi risplende quanto pi Dante si eleva e si avvicina a Dio, cos, la beatitudine delle anime e la sua luminosit pi intenso via via che si sale. Dante e Beatrice salgono al primo cielo, il cielo della Luna, dove ci sono gli spiriti di coloro che sono stati costretti dalla violenza degli altri, a violare i loro voti religiosi. Poi salgono al secondo cielo, della giustizia in Mercurio, dove ci sono gli spiriti di coloro che hanno usato il loro talento per fare il bene per aver fama. Giustiniano 33 si offre di rispondere alle domande di Dante e racconta la storia dell'impero romano. Beatrice spiega anche i misteri della redenzione, dell'immortalit dell'anima e della resurrezione della carne. Nel terzo cielo, il cielo di Venere, ci sono gli spiriti amanti. Dante incontra Carlo Martello dAngi34 e il poeta Folchetto da Marsiglia35, che era vescovo di Tolosa. Salendo al quarto cielo, il cielo del sole e della prudenza, splendono gli spiriti delle anime sapienti. Dante incontra San Tommaso dAquino e San Bonaventura da Bagnoregio. Nel quinto cielo, il cielo di Marte, ci sono gli spiriti militanti di coloro che hanno combattuto per la vera fede. Sono disposti in forma di croce. Cacciaguida 36, trisavolo di Dante, gli parla della genealogia della sua famiglia, e come era la Firenze dei suoi tempi. Raggiungono ie cielo di Giove, della speranza, dove ci sono quelli che hanno fatto la giustizia.

33

(482-565 ) fu uno dei pi importanti sovrani dell'epoca altomedievale. Il suo governo coincise con un periodo d'oro per l'impero, dal punto di vista civile, economico e militare, con la riconquista di parte dei territori dell'Impero romano d'Occidente. 34 (1271 1295), era il figlio primogenito di Carlo II di Napoli e Maria Arpad d'Ungheria. Fu Re titolare d'Ungheria (1290-1295). 35 Pi noto come Folco di Tolosa (1155 1231), fu un vescovo cattolico, poeta e santo francese. 36 (1091 1148). Fu un militare italiano, trisavolo di Dante Alighieri

29

Nel settimo cielo, di Saturno, ci sono gli spiriti contemplativi. Pier Damiani37 risponde alle domande di Dante e parla dei misteri della predestinazione. Dante parla anche con San Benedetto. Salgono allottavo cielo, delle stelle fisse, dove ci sono gli spiriti trionfanti. Dante vede il trionfo di Cristo. Prima di andare al nono cielo, il Primo Mobile, San Pietro, San Giacomo e San Giovanni interrogano il poeta sulla sua fede. Poi Adamo racconta come ha vissuto in Paradiso sulla terra. Dopo uninno di ringraziamento, salgono al nono cielo, dove godono del'essenza divina, circondati dai cori di angeli. Beatrice spiega a Dante gli angeli e le loro virt. Dante e Beatrice, arrivano infine alEmpireo.

Immagine 8: Dante e Beatrice guardano La Rosa del Paradiso circonndata da angeli. (Gustave Dor, XIX secolo)

37

(1007 1072). Teologo, vescovo e cardinale italiano. Fu grande riformatore e moralizzatore della Chiesa del suo tempo, autore di importanti scritti liturgici, teologici e morali.

30

Beatrice lascia Dante alle cure di San Bernardo e va a sedersi sul suo trono nella Rosa dei Beati. San Bernardo mostra a Dante la Madonna, circondata da angeli e santi, che intercedono presso Dio per la grazia della sua visione. Dante sta davanti a Dio con il suo corpo storico e materiale. Neanche qui, davanti a Dio, Dante perde la sua individualit. Prendi la visione, raggiunti dalla grazia della Vergine in preghiera di San Bernardo e le parole sono insufficienti per descriverla. il Tutto. 2.4.1. La Struttura del Paradiso Il Paradiso di Dante diviso in una parte materiale e una altra spirituale, dove non esiste materia. La parte materiale segue il modello cosmologico aristotelico-tomistico ed composta da sete cerchi mobile formato da sette pianeti (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove e Saturno), pi il cielo delle stelle fisse e il Cielo cristallino, il Primo Mobile, che fatto quasi solo di luce e lultimo cerchio dove c materia. Sopra al Primo Mobile c' solo l'Empireo che senza materia, ossia, solo luce. Al centro dei cieli c la rosa bianca, che Dio circondato dagli angeli e dallanime dei beati. Nel centro della rosa la Trinit. il centro dell'universo.

2.4.2. I Personaggi del Paradiso Diversamente dellInferno e del Purgatorio, Dante incontra nei Paradiso una sorta di personaggi meno numerosi. Su questo Giorgio Petrocchi, nella sua opera Vita di Dante, allude:
La folla di personaggi che Dante ha incontrato nell' Inferno e nel Purgatorio decresce nella terza cantica; prevalgono immagini legate a concetti, riflessioni dottrinarie, disquisizioni teologiche; ma resta pur sempre una larga partecipazione di figure umane, le quali possono dividersi in creature del mondo contemporaneo "salvate" dal poeta: cos Piccarda Donati o Cunizza, cos il trisavolo Cacciaguida; e personaggi del mondo biblico, classico e patristico, di quello del mondo spirituale duecentesco.

Guidato da Beatrice, Dante attraversa i diversi cieli del Paradiso e li trova vari personaggi della sua epoca, e anche, dellepoche pi lontana. Come Romeo di

31

Villanova(1170-1250) che ha di forma ingiusta sofferto accusa di concussione e l'imperatore Giustiniano (482-565) morto molti secoli prima della nascita di Dante. Gli dei greci e i santi cattolici si sono mescolati nelle vicende. Dante fa riferimento e chiede aiuto tanti ai santi cattolici come ai dei greci. Come, per esempio, ad Apollo38. I beati sono scintille che si illuminano pi intensamente quando avicinanno di Dante per parlare con lui. Cosi trova il domenicano San Tommaso che canta le lodi a San Francesco d'Assisi, il francescano San Bonaventura che fa lodi a Santo Domingo. Trova Santa Clara e la madre di Federico di Germania39, Costanza d'Altavilla40 Trova personaggi del Vecchio e del nuovo Testamento come Daniel, Mos, Samuele, Giovanni e Maria tutti allo stesso cielo. Nelle descrizione dei personaggi della sua epoca prevale la posizione politica che ognuno aveva scelto in vita. Cosi Giorgio Petrocchi analizza il comportamento di Dante:
Il comportamento del viator Dante Alighieri solo apparentemente analogo; in realt esiste una forte carica emozionale per il primo caso: i personaggi risvegliano il suo mai obliato impegno di politico, e Cunizza consente di riesaminare il cruento campo di battaglia di opposte fazioni politiche e familiari nella Marca Trevisana; la soave figura di Piccarda (e di conseguenza l'evocazione di Costanza d'Altavilla) s'estolle purissima sopra le sanguinose sopraffazioni della consorteria dei Neri, e d possibilit al poeta di riprendere un suo del resto mai pretermesso discorso polemico sulla situazione di Firenze nell'ultimo scorcio del sec. XIII: figura tanto soave, e cos figura tanto amata quella di Forese nel Purgatorio quanto sempre viva e acre l'abominazione per il fratello Corso e per i perversi suoi compagni di guerra contro la pace di Firenze, la concordia degli antichi cittadini evocata con cos larghe parole d'affetto e di rimpianto da Cacciaguida, il quale presta se stesso a Dante per un amplissimo panorama sulla Firenze del buon tempo antico e sui durissimi anni d'esilio del discendente, e attua la reale rappresentazione figurale del probo cittadino, difensore dell'onest di vita della patria e difensore della fede di Cristo.

Capitolo III Il Significato del Veder Dio

38

Divinit dell'antica religione greca, dio delle arti, della medicina, della musica e della profezia; in seguito fu venerato anche nella religione romana. 39 (1194 1250). Fu re di Sicilia, re di Gerusalemme, imperatore dei Romani, re d'Italia e re di Germania. 40 (1154 1198). Figlia di Ruggero II. Regina di Sicilia e Imperatrice (come moglie di Enrico VI di Svevia) fu madre di Federico II di Svevia.

32

1.

Dante, Dio e il suo pensiero

Dante vuole cambiare il mondo, vuole superare le forme della civilt medievale. Per lui la risposta trovare lequilibrio tra il potere divino e il potere terreno. Su questo pensiero Dante costruisce il suo ideale politico. Vede nella restaurazione dellimpero, iniziato da Romolo41 e consolidato da Augusto la migliore forma di stabilire un potere universale che assicura allumanit la pace universale dando la possibilit alluomo di svolgere un progetto di civilt che cammini verso a Dio. Nel Convivio Dante afferma che lascesa di Roma fu voluta da Dio e perci la sua restaurazione con un imperatore in la cui autorit viene da Dio il mezzo di raggiungere la perfezione temporale che precede la perfezione spirituale. Per completare questa missione limpero deve andare consapevolmente incontro alla chiesa e al Papato, responsabili di guidare luomo alla felicit eterna. Cos, grazie alle luce che viene da Dio, si pu operare la giustizia terrena. I rapporti fra questi due poteri: uno responsabile per la felicit terrena e laltro responsabile per condurre alla felicit insieme a Dio, sono la base del pensiero politico di Dante. Nella Divina Commedia, Dante, autore e personaggio, usa tutta la sua capacit intellettuale con lintento di dimostrare la giustezza di questo pensiero. unopera politica e anche autobiografica. Sceglie la poesia come mezzo per arrivare nel cuore degli uomini dalla sua epoca e convincerli che la salvezza possibile, ma richiede che si cambino la vita e i valori. Sua osservazione della vita, del popolo e della storia gli da concretezza. Nel VI canto del Purgatorio il tema dalla violenza dei cittadini verso cittadini presentato. Dante condanna le lotte interne che dividono le citt dItalia. Sua visione morale stimola un bisogno di purificazione, di superare la corruzione terrestre. Per giungere a un mondo di pace e di giustizia luomo deve volgersi verso Dio e costruire un sistema simile quello che regna nei cieli, che presentato nella sua visione del Paradiso. Roma fu eletta da Dio la capitale del mondo e diventa il centro del Cristianesimo. , tra le citt terrene, la pi importante. la citt terrena che deve somigliare in tutto alla citt di Dio, deve essere nel mondo materiale lo specchio della citt celeste dove abita Dio. Per, per aiutare limpero restaurato nel compito di condurre lumanit alla redenzione, la chiesa ha bisogno di rinnovamento. Questo uno degli scopi fondamentali della Divina Commedia.

41

Secondo la leggenda Romolo e il fratello Remo erano figli di Marte e di Rea Silvia, sacerdotessa vestale figlia del re di Alba Longa, Numitore, diretto discendente di Enea. Fu il primo re di Roma.

33

Nel VI canto del Paradiso la tematica dellimpero viene posta in distacco. Ci troviamo nel secondo cielo, il cielo di Mercurio, dove si incontrano gli spiriti che si attivarono per lamore, per la gloria e per la fama terrena. Qui Dante canta la continuit dal mondo cristiano e dellepica missione di Roma prima cantata da Virgilio. Sembra che lui continui da dove si fermato Virgilio. Sceglie Giustiniano (482-565 ) come modello di monarca pur essendo allo steso tempo imperatore romano antico e della fede cristiana. Dallepoca sua il modello di monarca va a trovare in Enrico VII, lalto Arrigo, che secondo le previsione di Beatrice, sar tradito da Clemente V, ma che ha gi il suo posto riservato nella Rosa del Paradiso:
E 'n quel gran seggio a che tu li occhi tieni per la corona che gi v' s posta, prima che tu a queste nozze ceni, seder l'alma, che fia gi agosta, de l'alto Arrigo, ch'a drizzare Italia verr in prima ch'ella sia disposta.

(Paradiso, canto XXX, v. 138)

Mentre Il Papa Clemente V soffrir una punizione. Dio lo castigher gettandolo nella Bolgia dei Simoniaci, nel posto che prima di lui fu occupato da Bonifacio VIII. Lopera di Dio deve realizzarsi nella societ, cominciando nellindividuo e di seguito in tutto il mondo, affinch si possa costruire luomo ideale e la civilt ideale e di conseguenza la citt ideale la civitas. Cos, lumanit cammina verso Dio, realizzando la sua volont assoluta. Cesarine, partendo dellassunzione che la conoscenza che Dante ha del passato stata acquistata dal studio delle Sacre Scritture e dei classici, scrive:
Non stupisce perci che egli veda nei Romani i protagoneiti della storia del mondo; che consideri gli imperatore franchi e absburgici come diretti successori dellImpero antico: che proietti anzi nella storia di Roma le sue concezione politiche, attribuendo allimpero romano i connotati dellistituzione (una monarchia universale) da lui auspicata.

(p.1187)

In Dante il pensiero politico, filosofico e religioso vanno sempre insieme.La tematica politica si fonde con quella teologica. Questo chiaro nel VI canto del Paradiso quando

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trasferisce gli avvenimenti nellImpero, da Cesare a Giustiniano e da questi a Carlo Magno 42 fino a Federico II e Arrigo VII come un succedersi della volont divina. Mescola vicende storiche e teologia. la providenza divina che fa trascendere le azioni degli imperatori al suo proprio alto desiderio, la volont di Dio. Ottaviano porta laquila fino a Gerusalemme, Tiberio43 manda a morte Ges e Tito 44 ristabilisce la giustizia con la distruzione del luogo dove avvene la crocifissione. Insomma, lo spirito teologico che guida la storia e le vicende. Cesarine, in Il materiale e l'immaginario. Dall'Alto medioevo alla societ urbana. Vol 1. Manuale di Laboratorio e di letteratura , trascrive un brano di un testo di Erich Auberch che cos descrive questo succedere di avvenimento, che a parere di Dante sono di inspirazione divina:
(...) Laquila romana, di Giustiniano nel cielo di Mercurio racconta le imprese, prima prepara la venuta di Cristo, e poi porta a compimento la volont redentrice divina; il terzo Cesare, Tiberio, in quanto legittimo giudice delluomo Cristo, lesecutore e vendicatore del peccato originali, che soddisfa allira di Dio; il conquistatore di Gerusalemme, Tito, lesecutore legittimo della vendetta sui Giudei, e nel fondo dellInferno, nelle fauci di Lucifero stanno accanto a Giuda, gli uccisori di Cesare, Bruto e Cassio.

(p. 1189).

E continua, affermando che nel mondo ha la mancanza,


Del dominio imperiali: laquila senza eredi, lAlberto tedesco lascia il suo regno in balia di se stesso, Arrigo viene troppo presto: ma Roma, capo del mondo cristiano, ha bisogno di due soli che illuminano entrambe le vie, quella terrena e quella celeste; ora lun sole ha spento laltro, la spada unita al pastorale, e il giusto ordine violentemente distrutto: manca in terra il signore legittimo e perci la umana famiglia, la comunit umana, va in perdizione. [...]

(p.1191)

Per Dante lumanit ha bisogno di uno governo spirituale e altro terreno. Uno che conduca luomo a redenzione e altro che lo porte a felicit, che secondo San Tommaso d'Aquino in Somma Teologica il fine ultimo delluomo e questo:

42 43

(742 814). Fu re dei Franchi e dei Longobardi e imperatore del Sacro Romano Impero. Tiberio Giulio Cesare Augusto ( 42 a.C. 37 d.C.) fu il secondo imperatore romano, appartenente alla dinastia giulio-claudia, e govern dal 14 al 37. 44 Tito Flavio Vespasiano (39 81) imperatore romano della dinastia dei Flavi. Prima di salire al trono, Tito fu un abile e stimato generale che si distinse per la repressione della ribellione in Giudea del 70.

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[...].non che l'oggetto della volont. Ma oggetto della volont il bene universale, fine comune di tutte le cose. Dunque necessario che tutti gli esseri abbiano in comune con l'uomo l'ultimo fine.

N il governo terreno superiore allo spirituale e n lo spirituale superiore al governo terreno. La redenzione non possibile senza la felicit e viceversa. La Croce e lAquila (Bergelline, p.25) sono necessari per la salvezza. 2. Cercando la Luce Divina

Per riuscire a scrivere il suo poema e esprimere tutto quello che aveva visto, non bastava a Dante vedere Dio, lui ha bisogno di sentire come Dio sente, per questo, si fonde nella luce eterna, come dimostra questa bella terzina piena di allitterazioni.
O luce eterna che sola in te sidi sola t'intendi e da te intelletta e intendente te, ami e arrdi,

(Paradiso, canto XXXIII, v. 126)

Dante ha percorso i diversi regni della gerarchia celeste lInferno e il Purgatorio che simbolizzano le condizioni umane concrete, trasferite allo spirituale - per poter capire la luce divina, essendo, lui stesso, in Lei. Per capire pienamente ha bisogno di stare in Lei, sentirsi come Dio, integrarsi alla Trinit. Dopo aver superato I molti passi nellevoluzione e nello sviluppo della sua traiettoria per i tre mondo dellAldil, Dante arriva allEmpireo, il cielo di pura luce e sede di Dio e dei beati. Nellultima tappa di suo viaggio, che comincia nel XXX canto del Paradiso, si percepisce di avere un perfetto rapporto tra tutto quello che lui ha vissuto. linclusione che Dante cerca fin dall'inizio del suo viaggio.
Non altrimenti il trunfo che lude sempre dintorno al punto che mi vinse, parendo inchiuso da quel ch'elli 'nchiude,

(Paradiso, canto XXX, v. 12)

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L'autore ancora condotto da Beatrice, ma che sta per finire la sua missione di guida, vede li lo splendori della divinit. Un lampo folgorante lo fa diventare cieco.
a poco a poco al mio veder si stinse: per che tornar con li occhi a Batrice nulla vedere e amor mi costrinse.

(Paradiso, canto XXX, v. 15)

Ma questa privazione di luce tuttavia linizio delle grande rivelazione che cambiarono le forme di come lui vede il mondo.
Lume l s che visibile face lo creatore a quella creatura che solo in lui vedere ha la sua pace.

(Paradiso, canto XXX, v. 102)

Dante guarda la Rosa dei Beati e comprese dove risiede la essenza della felicit.. la gioia di essere con Dio.

La forma general di paradiso gi tutta mo sguardo avea compresa, in nulla parte ancor fermato fiso;

(Paradiso, canto XXXI, v. 54)

Dante lasciato da Beatrice. Lei si trova nel terzo giro della Rosa, nel luogo dedicato alla sua virt. Lui la rivede nella sua gloria, vicina a Dio e la loda per lo cammino percorso.
e se riguardi s nel terzo giro dal sommo grado, tu la rivedrai nel trono che suoi merti le sortiro .

(Paradiso, canto XXXI, v. 69)

Dopo la lode che fa al Santo Amore, simbolizzato da Beatrice, portato adesso da San Bernardo, guarda pi in alto e vede tutti i angeli e tutti i beati che intorno a Dio provano la pi grande gioia che si pu sentire. Sono pi di mille angeli a cantare la immortalit della felicit celeste. Sue ali aperte simbolizzano lo spirito liberato e pieno di luce divina
e a quel mezzo, con le penne sparte, vid' io pi di mille angeli festanti,

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ciascun distinto di fulgore e d'arte.

(Paradiso, canto XXXI, v. 133)

Prossimo alla fini di suo viaggio Dante, condotto da San Bernardo, conosce lordinamento della Rosa Del Paradiso e i luoghi dei beati del Vecchio e del Nuovo Testamento e anche degliangeli, come l'Arcangelo Gabriello, che ha annunziato alla Madonna lo arrivo di Cristo. Ma, come loggettivo della sua opera il cambiamento della umanit nel mondo terreno, distacca che tra i beati sta il posto riservato a Enrico VII di Lussemburgo, il modello di sovrano di un impero ideali. Dante fa un' omaggio che assegna eternit alla sua memoria riservandogli un posto proprio sotto la Nostra Signora e accanto di Beatrice. un gesto importante, anche perch a causa della sua morte prematura a Serravale, Enrico non riuscito a realizzare i sogni di Danti, ossia, di restaurare la gloria del Sacro Romano Impero. Laspettativa di Dante e di molti altri intellettuali con limpresa dellalto Arrigo era molto grande, come punto dimostra questo paragrafo del libro Vita di Dante di Giorgio Petrocchi.
Il momento solenne. Tutti gli antichi fuorusciti fiorentini, Ghibellini e Bianchi, sono intenti a seguire le mosse dell' alto Arrigo, e impazienti vorrebbero che egli non ponesse ulteriori indugi, e subito puntasse al cuore della Toscana. Con la speranza prende corpo in Dante una diversa o comunque pi precisa convinzione politica. Dapprima la esprime con la quinta epistola nella quale l' humilis ytalus si rivolge ai signori e ai popoli d'Italia. Questo "dapprima" quando cade? Prima dell'incontro con Enrico, e cio quando egli ancora in movimento dalla Germania verso la Francia, e di qui avanza verso il Cenisio? Si pu affermare di sicuro soltanto che essa precede l'incontro personale con Enrico: dunque ottobrenovembre 1310, e fu il miglior biglietto di presentazione che Dante potesse produrre al giovane monarca. La fitta elaborazione della quinta epistola aveva richiesto qualche tempo, e quindi almeno questa poteva esser stata iniziata in Francia, terminata in Italia poco prima dell'incontro. Enrico quasi certamente non doveva saper nulla su Dante prima di giungere in Italia, ma quella solenne missiva rivestiva, per la missione che egli intendeva intraprendere, un'importanza fuori del comune. Era l'avallo che tutta la intellettualit italiana rilasciava alle sue ambizioni di gloria nella terra in cui s'erano distinti i suoi predecessori nel sec. XII e nel XIII: una patente di nobilt politica che pi alta e ispirata n Federico I, n Federico II avevano mai ricevuto da un dotto italiano.

3.

Il Canto XXXIII e lIncontro con Dio

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Dopo aver spiegato a Dante come si costituita la Rosa del Paradiso, San Bernardo, la sua ultima guida, chiede alla Madonna che conceda a Dante lopportunit di contemplare Dio.

Immagine 9: Regina del Cielo. (Gustave Dor, 1868)

Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta pi che creatura, termine fisso d'etterno consiglio,

(v. 3)

Dante, attraverso il suo viaggio ha testimoniato i destini delle anime e, adesso, ha bisogno della forza, impartita dalla grazia di Maria, per potere stabilire un contatto visivo con la salvezza pi sublime e cosi fare testimonianza dopo il suo ritorno al mondo dei vivi.
Or questi, che da l'infima lacuna de l'universo infin qui ha vedute le vite spiritali ad una ad una,

(v. 24)

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supplica a te, per grazia, di virtute tanto, che possa con li occhi levarsi pi alto verso l'ultima salute. (v.

27)

San Bernardo, in nome di Dante, fa una preghiera di lode alla Vergine Maria. La Madonna c la missione di dare la sua grazia, senza la quale nessun desiderio di salvezza possibile. La richiesta si trasforma in un saluto che in verit una esaltazione, una magnificazione del significato e dallimportanza che possiede la Madonna per il mondo cristiano. Cos, esultante, le chiede che conceda a Dante la grazia di vedere Dio:
E io, che mai per mio veder non arsi pi ch'i' fo per lo suo, tutti miei prieghi ti porgo, e priego che non sieno scarsi, perch tu ogne nube li disleghi di sua mortalit co' prieghi tuoi, s che 'l sommo piacer li si dispieghi.

(v. 30)

(v. 33)

Beatrice e tutti i beati del cielo pregano per Dante. La Madonna accetta la richiesta. la seconda volta che la Madonna intercede in favore di Dante. La prima fu nel canto II dellInferno dove la Madonna intervenne insieme a Dio per impedire il poeta di cadere nellabisso:
Donna gentil nel ciel che si compiange di questo 'mpedimento ov' io ti mando, s che duro giudicio l s frange.

(Inferno, canto II, 96)

Questa chiese Lucia in suo dimando e disse: - Or ha bisogno il tuo fedele di te, e io a te lo raccomando . (Inferno, canto II, 99) Nel canto XXXIII del Paradiso lintervento consegner a Dante di entrare in contatto diretto con Dio, con la divina essenza, con il mistero della Santissima trinit, lo mistero dellincarnazione e, raggiungere l'estasi finale e la pace interiore che solo possibile quando si vive la esperienze dellAmor assoluto. San Bernardo vuole dire a Dante che lui pu guardare a Dio, ma Dante gi si inebriato con quello vede.

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Bernardo m'accennava, e sorridea, perch'io guardassi suso; ma io era gi per me stesso tal qual ei volea:

(v. 51)

E per descrivere la sensazione di vedere Dio canta:


Qual colui che sognando vede, che dopo lsogno la passione impressa rimane, e laltro a la mente non riede,

(v. 60)

Siccome le parole non sono sufficienti per esprimere la sensazione che sente, fa una anologia con il sogno. Vedere Dio , cosi, come la sensazione che rimane impressa in ognuno di noi quando abbiamo un sogno dilettevole, anche se, non ci ricordiamo gli avvenimenti. Dante mostra come deve essere luomo per poter vedere, capire e parlare con Dio. Deve essere come un bambino. Deve tornare da bambino, essendo come il bambino che con la sua lingua succhia la mammella di sua madre. La salvezza solo possibile alluomo che riesce a capire la divina essenza. Al volgere gli occhi a Dio luomo supera il senso proprio della visione e acquisita, anche, lilluminazione dellintelletto. il contatto diretto dell'anima con la verit pi alta. La luce divina semina il coraggio:
E' mi ricorda ch'io fui pi ardito per questo a sostener, tanto ch'i' giunsi l'aspetto mio col valore infinito.

(v. 81)

Dopo aver contemplato la luce eterna e essere penetrato in Lei, il poeta si interna nella luce come in un libro sfogliato per lamore. Al vedere Dio, Dante legge il libro divino, il libro delluniverso e capisce la essenza senza fine dellUnit di tutti le cose che compongono la sostanza delluniverso, nel Aldil e nel mondo terreno.
Nel suo profondo vidi che sinterna, legato con amore n un volume ci che per l'univeno si squaderna. (v.

87)

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Le rivelazione intellettuale sono stata accompagnata da una sorta di estasi dell'anima nella quale tutto si ferma e tutto si illumina.
Cos la mente mia, tutta sospesa, mirava fissa, immobile e attenta, e sempre di mirar faceasi accesa.

(v. 99)

Fare il bene quello che pu condurre lumanit alla felicita. La felicita la forma de vivere dei beati nella Rosa del Paradiso. Dio il bene. Guardare dio guardare il bene. ...per che 'l ben, ch' del volere obietto, tutto s'accoglie in lei, e fuor di quella defettivo ci ch' l perfetto. (v. 105) La beatitudine il fine ultimo delluomo e derivata del bene che ognuno ha fato nel mondo. felicit intensa, perfetta e assoluta, la felicit soprannaturale derivante all'anima dalla visione di Dio nell'aldil. San Tommaso d'Aquino nella seconda parte della sua Somma Teologica, quando parla del fine ultimo dell'uomo dice:
Oggetto della volont il fine, o il bene nella sua universalit. Cosicch non pu esserci volont negli esseri privi di ragione e d'intelligenza, non avendo essi la capacit di apprendere l'universale: ma in essi esiste l'appetito naturale o quello sensitivo, determinati a dei beni particolari. Ora, evidente che le cause particolari sono mosse da quelle universali: il reggitore di uno stato, p. es., che mira al bene comune, muove col suo comando tutti gli uffici particolari della citt. necessario quindi che tutti gli esseri privi di ragione siano mossi al conseguimento dei fini particolari da una volont intelligente, che ha di mira il bene universale, e cio dalla volont divina.

E poi: Oggetto poi della volont il bene, e il fine. perci evidente che il fine costituisce il
principio degli atti umani in quanto umani.

Il tuffo nella luce divina produrre losmosi che fa il cambiamento che Dante trovava fino allo inizio del suo viaggio. La comprensione delluniverso, di Dio e di sua essenza muta linteriore del poeta e Dante rende diverso, cosi, come vuole che lumanit sia diversa. il cambiamento dellanima e della mente. Il cambiamento individuale e collettivo.

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ma per la vista che s'avvalorava in me guardando, una sola parvenza, mutandom' io, a me si travagliava.

(v. 114)

E tutto il mistero si rivelato a lui. Il poeta vede un triplice circolo nel quale si rivelata la Trinit Divina. Dante descrive come fatto Dio. Descrive il Padre e il Figlio come riflesso delluno e dellaltro, ...iri da iri (118), e lo Spirito Santo come uno stesso fuoco che procede, anche, delluno e dellaltro ugualmente.
e l'un da l'altro come iri da iri parea reflesso, e 'l terzo parea foco che quinci e quindi igualmente si spiri.

(v. 120)

L'unit delle tre persone quindi simbolicamente descritta:


O luce etterna che sola in te sidi, sola t'intendi, e da te intelletta e intendente te ami e arridi!

(v. 126)

La Trinit la luce eterna che ha in se stessa la ragione di essere. In questo momento se succede la grande rivelazione che mostrer a Dante la via giusta; nel cerchio di mezzo vede limmagine delleffigie umana.
dentro da s, del suo colore stesso mi parve pinta de la nostra effige: per che l mio viso in lei tutto era messo.

(132)

Nello spirito di Dante, nasce unintenso desiderio; vuole conoscere come avviene lunione tra la natura divina e la natura umana e lui vede negli occhi di Cristo se stesso e tutta lumanit e, cos, capisce il mistero della reincarnazione del figlio come la risultante dellinfinito amore che Dio ha per luomo.

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Immagine 10: Visione della Croce (1868). Gustave Dor

Un Dio in tre persone, che porta dentro di se la vita di tutti gli uomini, di tutta la gente. Come se lumanit fosse parte di quellunico corpo diviso in tre persone. Siamo allinterno del Figlio, che riflesso del Padre e, loro insieme, emanano il fuoco dellamore [ ...]che move il sole
e laltre stelle

(v. 145).

Dunque, uno splendore gli rivela i misteri delluniverso e la sublime visione di Dante finisce.

Conclusione Dante scrisse il suo poema, montaggio nella metafora del viaggio. Il viaggio riprende le radici della cultura occidentale. Fu l'impulso di spostarsi e di andare oltre ai limiti abituali che ha condotto le civilizzazione antiche a espandersi. Anche con Ulisse e Enea45 fu cosi.
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Figura della mitologia greca e romana. Figlio del mortale Anchise e di Venere, dea della bellezza. Suo padre era il cugino di Priamo, re della citt di Troia. Enea il protagonista assoluto dell'Eneide di Virgilio: le vicende

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Lo scopo di Dante nella Commedia fondamentalmente quello di condurre lumanit alla salvezza superando le lotte terreni verso la pace e la luce divina. Ma anche lui cerca la sua salvezza personale che comincia per lo ristabilimento della giustizia terrena con se medesimo. Quando condanna la violenza dei cittadini verso cittadini nello interno delle citt dItalia, realt di quei tempi, fa riferimento alla violenza che lui proprio ha sofferto. Quando nel VI canto del Paradiso lui parla dellopera di Romeo, appare chiaro che lui parla di se stesso. Poi, come Dante, Romeo fu un uomo dideale, che ha vagato dalla oscurit terrena verso la luce Celeste, dal mondo terreno a quello Divino. Dante immagina il suo viaggio attraverso questi momenti e a ciascuno dei quali dedica una canzone. Questi tre regni dellaldil rappresentano le condizioni della persona umana. L'obiettivo del poeta non quello di mostrare ci che si trova nell'aldil, ma di stabilire un percorso per visualizzare la vita e il mondo, basato sulla centralit del rapporto tra l'uomo e Dio e luomo verso luomo. La sintesi allo steso momento complessa e semplice. Il bene loggettivo delluomo e solo fare il bene, il bene universale, pu condurre lumanit verso a beatitudine che il fine ultimo dell'uomo. Per Dante, vedere Dio, raggiungere alla felicit massima dellanima, ma questo stato solo possibili se, anche nel mondo terreno, luomo ha vissuto in rapporto con la luce divina. Per questo, lumanit ha bisogno di giustizia, di pace e di prosperit e la risposta trovare lequilibrio tra il potere divino e il potere terreno. Dante raccogli nella Commedia lo spirito profondo della cultura in cui l'Occidente ancora vive e, anche, le ragioni del proprio essere interiore delluomo. Siano le ragione individuali o le ragione collettive. Raccogli i valori su cui si basano i principi di vita intellettuale e morale, che sono primari nella persona e di cui derivano tutti gli altri: lamore, la lealt, lamicizia,il perdono, il diritto alla libert, i diritti umani, ecc. Sono i valori su cui si fonda finora, la vita civile moderna. Sono i valori che possono portare ogni uomo e tutta lumanit alla via giusta, alla via della salvezza che si raggiungere camminando verso a Dio, vedendo Dio. Questa l'ispirazione e la base di base di tutta l'opera di Dante. Mentre ci sono quei valori, si pu leggere, comprendere e amare Dante. In Dante, come nella societ del medioevo, gli aspetti teologici superano i politici e perfino filosofici. Consapevole di questa realt, Dante sa che le sue idee solo saranno
successive alla sua fuga da Troia che si conclude con il suo approdo nel Lazio.

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egemoniche nella societ, se agli occhi della gente, questideali sarebbero stati ispirati dal proprio Dio Nelle parole di Bargellini: [...] Dante consumato dal rovello della sconfitta e dal desiderio
della rivincita. Non si rassegna alla disgrazia politica, e sogna di tornare in patria, ma con la forza,unito coi ghibellini che tramano contro la patria pur tornarci padroni [...]

(p.21)

Sembra che Dante, come non riuscito a prendere la sua rivincita militarmente, sia con laiuto dei ghibelline o sia con laiuto del imperatore scelto da Dio proprio, ha deciso di farla con la sua arma pi potente: la poesia. Con lei mete nelInfermo sui nemici e nel Paradiso sui alleati e lo fa come si questa decisione fosse stata presa dal proprio Dio. Alla fine si pu concludere che Il Vedere Dio per Dante fu un recorso da lui usato per convincere glialtri delle sue idee. In un mondo dove laspetti teologici e la fede hanno supremazia davanti aglialtri, la ragione sola non sufficiente per fare il convincimento, bisogna mettere la fede a servizio della ragione. Mentre nelle sue altropere, specialmente in Da Monarchia, la difesa di suo punto di vista pi diretto e gli argomenti sono pi ragionevole, nella Commedia, Dante scegli un cammino mistico-teologico e mette tutta la potenza della sua poesia a servizio della sua tesi. Se Dante stesso chiamato da Dio per fare il viaggio alloltretomba, a tutti le persone, sembrer logico che quella sua la via giusta e quella che lui e lumanit devano percorre. Vinto dalla malaria non fu vinto per la forza del papato neri. Dopo tutte, sono le sue idee che la storia ha consacrato. Di conseguenza, leggendo Dante, non si pu mai dimenticare che l'obiettivo del poeta fiorentino non quello di dirci ci che si trova nell'aldil, ma si di indicarci un percorso per visualizzare la nostra vita.

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TRATTO DA: "Storia della letteratura italiana" di Francesco De Sanctis; Editore Salani; Firenze, 1965