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Chi non vuole regole sui derivati

di Massimo Riva Lo sapevate che i contratti derivati in circolazione valgono nove volte il Pil mondiale? E che sono un'arma di distruzione di massa pronta a scoppiare in ogni momento? E che la politica timidissima a metterci delle regole? (28 marzo 2013)

Per qualche mese sui mercati ha dominato una discreta calma. Ora bastata la crisi di Cipro per diffondere nuovamente un panico che dalla piccola isola dell'Egeo si rapidamente esteso ai ben pi corposi circuiti finanziari del resto d'Europa, a cominciare da quelli gi pi esposti come Spagna e Italia. E' possibile che anche questo difficile passaggio sia superato senza danni collaterali eccessivi, ma quanto sta accadendo la controprova della grande fragilit che caratterizza l'andamento dei mercati. Sui quali continuano a incombere, ancorch seminascoste, minacce dirompenti tali da poter riaprire una nuova e pi tragica stagione di dissesti bancari. Basta guardare ai dati censiti dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri) sulle enormi dimensioni tuttora raggiunte dal comparto pi oscuro e minaccioso dei mercati finanziari: quello dei cosiddetti derivati. Contratti che con orrore un finanziere del calibro di Warren Buffet ha definito autentiche armi di distruzione di massa a causa del loro potenziale destabilizzante per l'economia planetaria. Ebbene, contro un Pil mondiale stimato in circa 70 mila miliardi di dollari la massa complessiva dei derivati ha raggiunto nel 2012 (e forse oggi ha gi superato) il ragguardevole livello di 639 mila miliardi: nove volte, insomma, la ricchezza prodotta nel mondo intero. Come non bastasse, di questo arsenale esplosivo si sa assai poco. Nel senso che i contratti derivati si formano e vengono scambiati per lo pi fuori dai mercati regolamentati. Hanno tipologie diversificate e riguardano rischi riferiti a un'ampia gamma di valori oscillanti: valute, azioni, materie prime, rischi di default e (nella stragrande maggioranza) tassi d'interesse. In breve: se si pu stimarne il volume con buona approssimazione, molto pi arduo diventa soppesarne il tenore di pericolosit. Si sa, fra l'altro, che il rischio risulta particolarmente concentrato in alcuni istituti di credito statunitensi come Jp Morgan o Bank of America. Ma il fatto che da sole queste due banche abbiano in corpo circa un sesto dell'intero ammontare dei derivati, mentre in Italia il peso di questi contratti sta sul 10 per cento del Pil nazionale, non suona affatto tranquillizzante. La lezione di Lehman Brothers insegna che l'onda d'urto dei dissesti finanziari non conosce confini e pu produrre anzi guai maggiori

nei paesi che, magari estranei nello specifico, sono tuttavia in una condizione di strutturale debolezza. Ora pare che su entrambe le sponde dell'Atlantico ? dopo anni di latitanza e interminabili quanto vani conciliaboli ? le autorit politiche e monetarie abbiano deciso di fare qualcosa per rendere almeno un po' pi trasparente e regolato un mercato che finora ha fatto della sua opacit la propria maggiore condizione di sopravvivenza. Negli Stati Uniti i vertici di Jp Morgan sono stati chiamati a rispondere in Congresso dell'avventurosa gestione con la quale hanno infarcito la loro banca di una quantit abnorme di titoli tossici. L'inchiesta parlamentare dovrebbe produrre un nuovo codice di regole "ad hoc" per riportare sotto controllo una situazione ormai sempre pi esplosiva. Ma si arriver mai a questo traguardo? Come si gi visto con la "Volcker rule" ? il tentativo di riseparare il credito ordinario da quello d'investimento ? il condizionamento delle grandi banche sulle scelte dei "congressmen" di Washington di inusitata potenza. In Europa si fatto qualche passo in pi. Nel senso che appena entrata in vigore una disciplina la quale dovrebbe dare buoni frutti per quanto riguarda la trasparenza delle contrattazioni ma assai meno per quel che attiene alla rischiosit insita nei derivati. Cos alimentando l'impressione che anche le autorit europee si muovano con estrema cautela nel timore che regole pi cogenti possano anticipare un'esplosione devastante. A conferma che, a dispetto della relativa calma sui mercati, la miccia della bomba derivati gi accesa. Si tratta di capire soltanto quanto sia lunga. Europa | banche | derivati | Cipro Riproduzione riservata