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Francesco Lamendola

Una scienza aggressiva, senza amore, nella vicenda esemplare dei paleontologi Cope e Marsh
Ogni societ esprime il tipo di scienza che i suoi valori presuppongono; ogni societ esprime gli scienziati che sono in linea con quei valori. La societ occidentale moderna, da Francesco Bacone e Galilei in poi, esprime un modello di scienza aggressivo, prevaricatore, intollerante; un modello totalitario che non ammette altro Dio al di fuori di se stesso; un modello che considera gli esseri e le cose della natura come semplici oggetti, come materiale da costruzione o come nemici da abbattere e sottomettere. Questo tipo di atteggiamento rende inevitabile che gli scienziati si comportino fra loro come fa il capitalista con i propri concorrenti: la norma la competizione sfrenata in vista dellaffermazione individuale, leccezione la collaborazione professionale in vista di un vantaggio comune o, comunque, di una condivisione delle conoscenze. altrettanto ovvio che, quanto pi una societ possiede in misura spiccata i caratteri tipici della competizione, dellindividualismo egoistico e del profitto privato, tanto pi tali caratteri entreranno a far parte della cultura personale dei singoli scienziati e tanto pi verranno a delineare la concezione complessiva della scienza e del sapere. Non stupisce affatto, pertanto, che la pi sfrenatamente competitiva, materialistica ed economicistica di tutte le societ occidentali, quella anglosassone, abbia sfornato gli scienziati pi conformi al proprio paradigma culturale e, pertanto, abbia trasferito sul terreno della ricerca scientifica quelle stesse dinamiche di lotta senza esclusione di colpi, di corsa al successo personale e di narcisistica autocelebrazione, che sono alla base della sua struttura psicologica e sociale e che ne definiscono lorizzonte spirituale. Fin dal primo secolo della Rivoluzione scientifica, troviamo, ad esempio, laspra contesa fra Newton e Huygens intorno alla natura della luce e, contemporaneamente, fra Newton e Leibniz sulla priorit della scoperta del calcolo infinitesimale. probabile che, in entrambi i casi, il campione della scienza inglese avesse torto: ma, animato dalla sacra convinzione di essere sempre nel giusto, come un antico profeta dIsraele, e sostenuto dalla comunit scientifica del proprio Paese, tanto baccano riusc a fare intorno ai propri diritti, che fin per spuntarla, almeno nellambito della cultura a lui contemporanea. Cos, nellOttocento positivista, troviamo Darwin che, ricevute le memorie di Wallace sulla teoria dellevoluzione delle specie attraverso la selezione naturale, le pubblica INSIEME al proprio lavoro, buttato gi in tutta fretta per dare limpressione che egli, quelle cose, le avesse sempre sapute: menzogna che ancor oggi i solerti divulgatori scientifici non si stancano di ripetere, mentre vero che, allepoca del viaggio sul Beagle, egli non ne aveva alcun sentore (e non parliamo del suo atteggiamento mentale verso i cosiddetti uomini primitivi: basta leggere le sue osservazioni sugli indigeni della Terra del Fuoco per vedere fino a che punto fosse intriso di razzismo della peggiore specie). Se poi andiamo ancora avanti nel tempo e ci spostiamo nel campo delle scoperte geografiche, troviamo la contesa ancor pi aspra tra Frederick Cook e Robert Peary, nel 1908-09, per la priorit della conquista del Polo Nord: scriviamo conquista tra virgolette perch, se le parole vogliono dire qualcosa, questa terminologia militaresca ben rappresenta latteggiamento mentale degli uomini di scienza verso il mondo della natura.

Oggi noi sappiamo che, fra i due, quello che diceva la verit, o che meno si allontanava da essa, era proprio Cook, il quale, invece, allepoca venne accusato di mendacio ed espulso dal salotto buono del mondo scientifico e culturale statunitense; ma ancora pi probabile che n luno, n laltro siamo giunti davvero sul tetto del mondo, stando ad un esame spassionato di quanto scritto nei loro stessi diari di viaggio. Peary, per, era sostenuto da un tale apparato di forze economiche e giornalistiche, che egli doveva per forza risultare come il vincitore del Polo Nord; mentre Cook, che non aveva alle spalle un cos poderoso schieramento, non poteva che risultare perdente (la vicenda stata ricostruita, fra laltro, dal regista Robert Day nel film In race to the Pole, del 1983, interpretato da Richard Chamberlain nella parte di Cook e da Rod Steiger in quella di Peary; titolo della versione italiana: Cook e Peary). Gli scienziati che non si adeguano al paradigma dominante non solo non fanno carriera, ma, quanto pi le loro vedute si discostano dal modello ufficialmente stabilito, rischiano di finire male; citiamo, a semplice titolo di esempio, il caso di Wilhelm Reich, morto in carcere negli Stati Uniti, il Paese della libert, nel 1957 (non senza sospetti di assassinio legalizzato mediante pratiche mediche distruttive) perch la sua teoria degli orgoni risultava inaccettabile agli ambienti scientifici accademici, che lo perseguitarono con laccusa di ciarlataneria, fino a distruggerlo moralmente e fisicamente. Fra i tanti esempi di scienza ferocemente competitiva potremmo citare la paleontologia statunitense che, nella seconda met del XIX secolo - mentre venivano infrante le ultime resistenze degli Indiani e le ultime trib finivano chiuse nelle riserve - conobbe uno sviluppo spettacolare, evidenziando proprio i caratteri aggressivi di cui dicevamo. I due massimi esponenti della scienza paleontologica americana furono Edward D. Cope (Filadelfia, 1840-1897), dellUniversit della Pennsylania, e Othniel Ch. Marsh (Lockport, 1831-New Haven, 1899) dellUniversit di Yale: quella stessa Universit di Yale divenuta tristemente famosa ai nostri giorni per le sue sinistre societ segrete e specialmente per la lugubre societ Skull and Bones, di cui abbiamo gi parlato nel recente articolo La psicologia cattiva di Milgram e Zimbardo una perversione della vera ricerca scientifica, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 22/04/2011. Gli anni Settanta dellOttocento videro i territori dellOvest americano, sui quali agonizzavano i popoli nativi stretti nella morsa delle giacche azzurre, percorsi in lungo e in largo dalle spedizioni scientifiche di questi due studiosi, somiglianti, in tutto e per tutto, a delle spedizioni militari. Certo, essi si sforzavano di tenersi in rapporti amichevoli con i pellerossa, dei quali avevano bisogno come guide per individuare i preziosi giacimenti di scheletri dei dinosauri; ad ogni modo, i loro assistenti viaggiavano vistosamente armati e con laria da bravacci, e poco mancava che, incontrandosi, non si prendessero vicendevolmente a fucilate. Negli stessi anni, langlo-americano Henry Morton Stanley percorreva i fiumi del bacino del Congo e le foreste dellAfrica centrale con delle autentiche colonne militari, armate fino ai denti, decise ad aprirsi il passo schiacciando ogni opposizione degli indigeni con qualsiasi mezzo e a qualunque prezzo di vite umane: tipico esempio dellesploratore spietato, inesorabile, che avanza come un conquistatore, senza alcun rispetto per le culture indigene e senza occhi per le meraviglie naturali che si aprono davanti alla sua piroga. Ma torniamo a Cope e a Marsh, i due colleghi rivali, decisi a estrarre dal terreno delle Montagne Rocciose la maggiore quantit possibile di resti fossili, per la propria gloria personale e per il prestigio dei propri istituti universitar;, come se le immense distese del West, grandi come mezza Europa, non fossero state abbastanza grandi per contenerli entrambi e per assicurare a ciascuno dei due la sua porzione di scoperte e di relativa celebrit. Ecco come ha delineato quella vicenda, a suo modo esemplare, Guido Ruggieri nel suo libro La scoperta dei fossili. Il romanzo della paleontologia (Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1975, pp. 96-99):

dopo che gli Stati Uniti ebbero superato il duro periodo della guerra di secessione, la ricerca dei dinosauri su suolo americano si volse decisamente verso lOvest selvaggio. Lespansione verso quelle terre era in pieno sviluppo e anche la paleontologia sorient al regno degli indiani e degli avventurieri, dove stavano strati di rocce ancora inviolate coi loro fossili. In questa corsa scientifica allOvest primeggiarono due studiosi, destinati a rivelare, in breve tempo, i pi favolosi aspetti dellantico mondo dei rettili. Erano Edward Drinker Cope e Othniel Charles Marsh, due nomi che ancora oggi suonano leggendari. Cope era nato a Filadelfia nel 1840, aveva studiato molti anni in Europa ed aveva acquisito una conoscenza prodigiosa dei vertebrati fossili e attuali. Dopo un breve periodo dinsegnamento, aveva lasciato la cattedra per dedicarsi alle sue ricerche preferite in tutta indipendenza; sera allora stabilito a Haddonfield, proprio nella localit da cui era ucito lHarosaurus. Marsh, un poco pi anziano, era nato nel 1831 nello stato di New York, aveva studiato anchegli in Europa e, dal 1865, era professore di paleontologia nella prestigiosa universit di Yale, a New Haven. Quando lOvest li attir, erano gi scienziati affermati. Nel 1868 Marsh si rec ad Haddonfield e fu ospite di Cope per una settimana. I due studiosi discussero insieme dei problemi che i appassionavano e si lasciarono come amici ma, inj realt, di amicizia fra loro cera soltanto un barlume che, pi tardi, fu cancellato. Erano ambedue ambiziosi e non ammettevano ostacoli al loro lavoro e alle loro decisioni. Per questo loro carattere dovevano fatalmente finire per urtarsi, perch facevano le stesse ricerche; ne nacque una rivalit che li mise luno contro laltro per tutta la vita. Le spedizioni allOvest portarono ai risultati pi clamorosi nel 1877 e negli anni seguenti; prima di allora esse furono variamente produttive, ma mai a quel livello. Addirittura, nel primo viaggio che fece Marsh, nel 1868, non si trovarono dinosauri, malgrado lo studioso si fosse trovato su un grande giacimento di ossa di rettili senza riconoscerlo. Fu notevole invece, in quegli anni, una spedizione di Cope nel Montana che ebbe luogo nel 1876. In quelloccasione Cope trov, negli strati del Judith River gi esplorati 21 anni prima da Hayden,. Un grande dinosauro quadrupede, alla testa corazzata e armata da un corno, chegli chiam Monoclonius. Insieme a questessere straordinario, di cui nessuno prima sospettava l esistenza, venero alla luce parecchi resti di dinosauri a becco danitra. Un altro bellissimo androsauro era stato trovato nel 1871 nel Kansas da un gruppo di ricercatori che lavorava per Marsh. Queste spedizioni rappresentarono, nella storia dei rapporti fra uomini e fossili, qualcosa di veramente nuovo ed eccitante. Alla ricerca, unirono lavventura vissuta liberamente; anche spensieratamente, perch coloro che seguivano Marsh e Cope, oppure lavoravano per loro, erano dei giovani, studenti e assistenti, oppure degli uomini inadatti alla vita tranquilla nelle citt dellEst, per i quali la casa ideale era la prateria coi suoi orizzonti senza confini. Erano persone rotte alle fatiche e ai disagi, capaci di far buon uso, alloccorrenza, dei fucili di precisione a canna rigata di cui erano armate; e, coi loro cappellacci, le cartuccere alla cintura, gli alti stivali o i mocassini allindiana, sembravano pi dei conduttori di diligenza o, addirittura, dei fuorilegge che dei cercatori di fossili. Quando Marsh aveva aperto alluniversit di Yale la via dellOvest, era in ultimazione la ferrovia che collega Omaha a San Francisco; perci varie spedizioni sfruttarono il treno per gran parte del loro itinerario. A un certo momento occorreva, comunque, lasciar la rotaia, e affrontare, coi cavalli e i carri di legno dalle grandi ruote, piste tormentate e colline impervie. Occorreva poi esporsi al sole, al vento e alla pioggia; e accamparsi dovera possibile,, stabilendo, spesso, dei turni di guardia per il pericolo degli indiani. Per la verit, le spedizioni sotto questo aspetto ebbero fortuna. Nel 1874 Marsh esegu scavi nel South Dakota, mantenendo ottimi rapporti con i Sioux, che pure erano inaspriti dalla penetrazione, nei loro territori, di cercatori doro. E nel 1876 Cope non ebbe noie nel Montana, malgrado i posti di frontiera fossero permanentemente in allarme perch Toro Seduto aveva distrutto, appena allora, la colonna del generale Custer nella battaglia del Little Big Horn.

Che cosa possiamo concludere su questo modo di fare scienza, su questo modo di porsi davanti ai misteri della natura e davanti ai propri colleghi scienziati? Della scienza orientale, nonch dellarte, della letteratura e della filosofia orientali, specialmente dellantica India, ci sono rimaste testimonianze insigni, ma pochissimi nomi: in quella cultura non era considerato importante gonfiare il petto e firmare con il proprio nome le scoperte e le acquisizioni del pensiero, n le creazioni artistiche. Il sottinteso era che il vero autore di tutte quelle cose non luomo, ma la divinit; e che gli uomini prestano solo la loro mente e il loro cuore per tradurre in un linguaggio umano le verit sublimi che scendono dallalto. Nella civilt occidentale questa consapevolezza si persa nel tempo, anche se rimane il fatto che gli antichi Greci non consideravano poi cos importante sapere chi fosse stato realmente Omero, anzi non si ponevano affatto il problema, bench conoscessero a memoria le migliaia di versi dellIliade e dellOdissea; fino a che non cominci a diffondersi una nuova mentalit, spregiudicata e individualistica, basata sul culto della personalit e sulle realizzazioni personali del singolo individuo. Noi siamo figli di quella nuova, spregiudicata mentalit; e figlie di essa sono le nostre idee della scienza e della professione di scienziato. Galilei, il padre del nuovo paradigma, esordisce nel campo degli studi astronomici facendosi beffe del gesuita Orazio Grassi a proposito della natura delle comete: il suo celebre Saggiatore, infatti, una risposta, aggressiva e velenosa, alla Libra di quegli. I nostri solerti divulgatori scientifici, piattamente omologati sul paradigma oggi dominante, tramandano il fatto, omettendo per la circostanza, o facendola passare disinvoltamente come irrilevante, che padre Grassi, sostenitore della natura di corpi celesti delle comete, aveva perfettamente ragione; mentre Galilei, sostenitore della loro natura ottica o, comunque, atmosferica, aveva perfettamente torto. questa la mentalit dalla quale occorre uscire, se si vuole ricostruire una scienza a misura duomo: la mentalit possessiva, egocentrica, prevaricatrice, dominata dal protagonismo e dallambizione smisurata degli scienziati e non ispirata dalla ricerca disinteressata della conoscenza; mentalit contro la quale gi Dante aveva messo in guardia con lapologo dellultimo viaggio di Ulisse, nel XXVI canto dellInferno. Il protagonismo e lambizione degli scienziati ci hanno completamente fuorviati, al punto da aver piegato la spassionata ricerca scientifica alle loro esigenze e prospettive, degradando la verit a ideologia e innalzando, per esempio, il grottesco edificio della psicanalisi freudiana al rango di scienza della psiche per antonomasia. A quanti altri effimeri Vitelli dOro dovremo ancora inchinarci, prima di renderci conto che questo modo di intendere la scienza non solo fuorviante, ma anche privo di occhi per la bellezza del mondo e privo di amore e di compassione verso tutti i viventi, uomo compreso?