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Chi avrebbe approfittato politicamente di un incidente terroristico in suolo statunitense?

- di Tom Burghardt - 22/01/2010 - Fonte: italiasociale Lo strano affare di Umar Farouk Abdul Mutallab A dispetto dei 40 miliardi di dollari che gli Stati Uniti hanno speso per la sicurezza aerea a partire dal 2001,provvedimento pretestuosamente destinato ad ostacolare gli attacchi contro lo Heimat (la Patria ndt), il tentativo fallito da Umar Farouk Abdul Mutallab di far precipitare il volo 253 della Northwest Airlines a Detroit il giorno di Natale stato sventato , non tanto per lesorbitante burocrazia del controterrorismo, ma per merito dei passeggeri. Qual modo migliore per dimostrare il vecchio adagio dei Wobblies:lazione diretta d i suoi risultati! E tuttavia, pi si osservano da vicino le prove intorno lo strano caso di Umar Farouk Abdul Mutallab, pi i presunti insuccessi del servizio segreto appaiono inquietanti. Mentre questa vicenda si svolgeva,risultava evidente che i responsabili della sicurezza degli Stati Uniti fossero in possesso di molte pi informazioni di quelle che ci erano state svelate,circa il potenziale kamikaze con la biancheria intima imbottita di esplosivo. Il giornale The Observer il 3 gennaio scorso, ha divulgato che i servizi segreti inglesi tenevano sottocchio Abdul Mutallab da diversi anni e che questi era stato implicato politicamente con le organizzazioni estremiste mentre studiava nel College Universitario di Londra ed era presidente della Societ Islamica. Esaminandogli scambi di e-mail e di testi gli ufficiali della sicurezza pensavano di aver tardivamente scoperto che lui fosse in contatto con Jihaidisti di tutto il mondo gi dal 2007. In effetti, il Sunday Times ha rilevato che il presunto terrorista di 23 anni era in contattocon estremisti sorvegliati dal M15(Servizi segreti inglesi ,ndt). Gli ufficiali hanno affermato che Abdul Mutallab aveva cominciato un giro in Gran Bretagna che era terminato la settimana prima che lui tentasse di mettere in atto il progetto del volo 253. Alcuni ufficiali inglesi anonimi sostengono che nessuna di queste informazioni era stata trasmessa ai loro omologhi statunitensi:tutto ci a prima vista, sembrerebbe una mera bugia. Il Sunday Times riferiva che i responsabili della sicurezza hanno consegnato adesso un fascicoloagli ufficiali del controterrorismo che dimostrava i suoi frequenti contatti con individui sorvegliati dal M15,i quali avevano il telefono sotto controllo, la posta elettronica intercettata e subivano altre forme di sorveglianza. Comunque nulla di tutto ci avrebbe dovuto sorprendere qualunque persona.Alla luce dei ripetuti avvertimenti che avevano preceduto le atrocit terroriste antecedenti, la fuga selettiva di informazioni date alla stampa inglese sostiene a modo suo la versione ufficiale che vorrebbe che la tragedia evitata a bordo del volo 253 fosse solo il risultato dei fallimenti onnipresenti dei servizi segreti. Tuttavia come si visto con Mohammed Atta, Richard Reid e Mohammad Silique Khan, il giro di Abdul Mutallab era stato gi compiuto da diverse altre persone prima di lui , spesso con lammiccamento e il consenso dei responsabili della sicurezza britannica e statunitense, quando tutto ci serviva le ambizioni geostrategiche dei loro capi politici. Come analista e ricercatore della sicurezza,Nafeez Mosaddeq Ahmed ha scritto nel New Internationalist (ottobre 2009) Il terrorismo islamico non pu essere capito se non si riconosce a qual punto le sue organizzazioni sono utilizzate dai servizi segreti militari occidentali, per controllare allo stesso tempo sia le risorse energetiche strategiche sia per contrastare i loro rivali geopolitici.Anche nellattuale momento, quasi un decennio dopo l 11 settembre,continua il finanziamento clandestino delle reti organizzate di AlQaida . Le conclusioni di Ahmhed seguono da vicino quelle di Michel Chossudovsky, Peter Dale Scott e Richard Labvire i quali hanno minuziosamente documentato gli stretti legami con i servizi segreti occidentali dei quali hanno beneficiato da decenni i gruppi complessi di jihadisti conosciuti con il nome di Al-Qaida. Il fatto che gli agenti segreti ,di cui quelli situati ai pi alti livelli dellapparato di sicurezza dellorganizzazione, non hanno fatto nulla per impedire ad un presunto operatore di Al Qaida di salire a bordo di un aereo-uno spaventoso eco agli attacchi dell 11 settembre mette in dubbio il tessuto della menzogna pi mediocre spiegata dalla versione ufficiale. Un fallimento dei servizi segreti o un successo folle per le imprese di sicurezza? Accusato il 26 dicembre di aver tentato di far esplodere un aereo di linea statunitense,Abdul Mutallab figurava in un data base statunitense sul terrorismosecondo il Washington Post.

Il Post ha rivelato che il nome del sospetto era stato aggiunto in novembre al sistema Terrorist Identities Datamart Environnement denominato anche TIDE.Lo si descrive come una lista raccogli-tutto checontiene circa 550.000 persone ed gestita dall Office of the Director of National Intelligence at the National Counterterrorism Center. I cronisti del Times Mark Mazzetti ed Eric Lipton, citando irappresentanti(non nominati) del governo hanno rivelato che le intercettazioni elettroniche venivano tradotte e distribuite attraverso organizzazioni informatiche confidenziali gi da mesi prima che Abdul Mutallab salisse a bordo del volo 253 ad Amsterdam. Tuttavia, quando le intercettazioni della NSA(Agenzia per la Sicurezza Nazionale) sono arrivate al National Counterterrorism Center(NCTC) controllato dallOffice of the Director of National Intelligence, gli analisti non hanno stabilito i legami tra i servizi segreti preposti allascolto clandestino e le informazioni raccolte a novembre, quando il padre di Abdul Mutallab ha fornito cruciali informazioni allAmbasciata degli Stati Uniti in Nigeria riguardanti i legami di suo figlio con le possibilit disponibili nel data base afgano-arabo dei servizi segreti occidentali, ugualmente conosciuta sotto il nome di Al-Qaida. La richiesta di commenti dal NCTC si rivelata unimpresa scoraggiante.Come esprime prudentemente il Times,i responsabili al centro del controterrorismo hanno mantenuto un silenzio stoico menzionando che era in corso il rapporto ordinato dal presidente Obama . Malgrado le rivelazioni della stampa inglese, la Casa Bianca sostiene che non ci sarebbe stata nessuna pistola fumante che avesse permesso ai servizi segreti statunitensi di prevenire lattacco sabotatoriferiva lAssociated Press il 3 gennaio. Lassistente della Casa Bianca John Brennan, citando le lacune e gli errori nella condivisione delle informazioni , ha affermato: Non vi stato nessuna informazione che dicesse che quelluomo sarebbe salito a bordo di un aereo. Come vedremo tra poco, Brennan ha tutte le ragioni di nascondersi dietro tali menzogne. Il giornalista dellinchiesta Tim Shorrock, autore dellimportante libro Spies for Hire riferiva nel Corp Watch che NCTC era unAgenzia di controterrorismo in subappalto strapiena di impresari della sicurezza, nel mercato estremamente lucrativo della sicurezza interna. In effetti, The Analysis Corporation (TAC), una filiale posseduta in propriet esclusiva dallimpresa che opera nella difesa e nei servizi segreti Global Strategies Group/NorthAmerica,si specializzata nella produzione di analisi sul controterrorismo e sulle liste di sorveglianza per le agenzie governative degli Stati Uniti. Secondo Shorrock questa agenzia meglio conosciuta per i suoi legami con John O.Brennan, suo ex PDG, un veterano della CIA nella quale ha trascorso 35 anni e attualmente il principale consigliere del presidente Obama nel ramo del controterrorismo.Brennan che stato il primo direttore del NCTC ha lasciato il governo nel novembre 2005 ed ha subito aderito alla TAC. Shorrock ha rivelato cheTAC tratta principalmente casi con NCTC. In realt NCTC uno dei pi importanti clienti della compagnia che offre sostegno per il controterrorismo(CT) alla maggior parte delle agenzie della comunit dei servizi segreti cos come riportato da un comunicato stampa della compagnia.Uno dei suoi pi importanti clienti lOffice of Director of National Intelligence, che gestisce NCTC. Shorrock racconta chedurante gli anni novanta, TAC ha sviluppato il primo data base sul terrorismo del governo statunitense,Tipoff , per conto del Dipartimento di Stato. Lautore descrive come il data base stato inizialmente concepito come uno strumento per aiutare i funzionari consolari e gli ispettori della dogana per stabilire se gli stranieri che tentavano di entrare negli Stati Uniti fossero terroristi conosciuti o presunti. Sulla scia degli attacchi del 11 settembre e delle successive riorganizzazioni della burocrazia relativa la sicurezza, il giornalista inquirente ci informa che nel 2003 la gestione del data base-che riceveva le informazioni raccolte da un gran numero di agenzie compresa la CIA, la NSA e lFBI- stata trasferita al Terrorist Threat Integration Center (TTIC) della CIA e poi al National Counterterrorism Center. Nel 2005 , rivela Shorrock,Tipoff stata ampliata e rinominata Terrorist Identities Datamart Environment o TIDE e un programma informatico di impronte digitali e di riconoscimento facciale che stato aggiunto in aiuto allidentificazione dei sospettati mentre questi varcavano le frontiere statunitensi. A dispetto della totale inutilit di un data base debordante che contiene pi di 1,3 milioni di nomi secondo lAmerican Civil Liberties Union e non 550.000, una cifra sottostimata citata dai media dominanti, TIDE stata un inestimabile beneficio per TAC. 2

Durante i cinque anni successivi l11 settembre, Shorrock segnala che le rendite di TAC sono quintuplicate, andando da meno di 5 milioni di dollari nel 2001 a 24 milioni di dollari nel 2006. In questo stesso anno, limpresa ha aumentato la sua visibilit nella comunit dei servizi segreti creando un consiglio consultivo superiore che ha incluso tre grandi giocatori della CIA: lex Direttore George J.Tenet, lex Dirigente principale dellinformazione Alan Wade cos come lex analista principale John P.Young. E cosha guadagnato il popolo statunitense con la massimizzazione dei profitti corporativisti? In qualit di giornalisti dinchiesta,Susan e Joseph Trento hanno svelato nel loro libro Unsafe At Any Altitude unopera ignorata ma molto inquietante-che la maggior parte dei pirati dellaria del 11 settembre, tra i quali Mohammed Atta,Hani Hanjour,Khalid al-Mihdhar e Majed Moqed erano stati segnalati dal CAPPS(Computer-Assisted Passenger Prescreening System). Tuttavia, a ragione delle sciocchezze della CIA e dellFBI che avevano reso inutili le informazioni delle liste di sorveglianza per impedire ai sospettati di salire a bordo degli aerei di linea, lunica cosa che stata fatta di conseguenza stata quella di tenere al suolo i bagagli di parecchi membri della squadra di AlQaida fino al momento in cui il personale di bordo avesse confermato che essi fossero saliti a bordo solo come passeggeri. E quando si considera che Abdul Mutallab non aveva nemmeno bagagli da registrare, le presunte mancanze sono ancor pi evidenti. Secondo i Trento, lFBI, la CIA, la NSA e il Dipartimento di Sicurezza interna si rifiutano di dare ai trasporti aerei una lista esatta di persone proibite al volo, permettendo cos ai terroristi pi minacciosi di continuare a prendere laereo. C una tendenza in tutto ci?Certo che c! Il 31 dicembre, unresponsabile del controterrorismo ha menzionato al Wall Street Journal: Se osservate questi rapporti ,essi sollevano alcuni importanti quesiti circa lesattezza e le omissioni relative al processo delle liste di sorveglianza che ad ogni evidenza,non sono state adeguate dal 25 dicembre.Per lessenziale, lindividuazione avviene alla cieca e non cosa efficace . Comunque possiamo esser certi che poco sar fatto su questa breccia in materia dinchieste rafforzate sulla sicurezza. Il New York Times ha riportato che stata accordata allex PDG di TAC ,John O.Brennanunimmunit deontologica speciale per correggere i difetti sulle informazioni e sullindividuazione che precedettero lattentato esplosivo fallito a Natale a bordo dellaereo tra i viaggiatori nei cieli di Detroit. Entrata in scena della CIA, lato giardino(allestrema destra). Quale altra agenzia di governo avrebbe potuto sopprimere informazioni sul futuro del kamikaze? Il 29 dicembre,CBS Evening News rivelava chedall agosto 2009 , data che coincide approssimativamente con il periodo delle intercettazioni della NSA , la Central Intelligence Agency raccoglieva informazioni su una persona soprannominata il Nigeriano che era degna di una certa attenzione.Questa persona era sospettata di aver incontrato alcunielementi terroristi nello Yemen. Alcune fonti anonimedei servizi segreti hanno affermato a CBS che il Nigeriano si rivelato essere Uman Farouk Abdul Mutallab.Ma questo legame non era stato confermato quando il padre di Abdul Mutallab si era recato allambasciata degli Stati Uniti in Nigeria tre mesi pi tardi, il 19novembre 2009.Fu in quel periodo che luomo espresse forti preoccupazioni agli agenti CIA a proposito dei legami di suo figlio con gli estremisti dello Yemen,noto focolaio di Al-Qaida. CBS sostiene chequeste informazioni siano state associate soltanto dopo il fallito attentato di Natale. Alcuni precedenti reportages avevano asserito che il padre di Umar,Alhaji Umaru Mutallab, un ricco banchiere nigeriano , gi alto rappresentante del governo, aveva espresso ai responsabili dellambasciata soltanto una vaga preoccupazione relativa il disaccordo con il proprio figlio cheavrebbe potuto esser correlato con il suo crescente fervore religioso. Ma tutto ci risult esser mendace. Il Times ha riferito che un cugino della famiglia aveva citato il padre di Umar avvertendo i responsabili del Dipartimento dello Stato e della Central Intelligence Agency in Nigeria sostenendo :Guardate i testi che lui sta inviando.Quelluomo una minaccia per la sicurezza. Nulla di vago in questa rivelazione ma piuttosto una prova concreta sotto forma di testi, che noi sappiamo ormai , sono stati intercettati dalla sicurezza britannica e comprendevanogli ascolti telefonici,le

intercettazioni di e-mail e altre forme di sorveglianza da parte del M15 che hanno spinto un padre angosciato ad esprimere ai responsabili statunitensi i ben fondati timori a proposito di suo figlio. Tuttavia la fonte del Times li ha menzionati sostenendo:Hanno promesso di esaminare tutto.non lo hanno preso sul serio. Ed la che la vicenda prende decisamente una cattiva piega.Secondo il Times i responsabili della CIA in Nigeria hanno stilato un rapporto diverso compilando linformazione biografica di Abdul Mutallab che comprendeva la sua formazione accademica cos come alcune informazioni riguardanti il fatto che il ragazzo avrebbe desiderato continuare i propri studi di diritto islamico nello Yemen. Mark Mazzetti ed Eric Lipton hanno rivelato che un telegramma era stato inviato al quartier generale della CIA a Langley,(Virginia) ma non era pi stato diramato ad altre agenzie dei servizi segreti, e questo stato spiegato da alcuni responsabili del governo. Forse i servizi segreti erano gi ampiamente al corrente della strada pericolosa sulla quale Abdul Mutallab si era avventurato ed hanno scelto piuttosto di chiudere gli occhi. Concordando con le divulgazioni dei media britannici, le prove suggeriscono che le informazioni della CIA derivanti da intercettazioni della NSA, i loro stessi operatori sul campo nello Yemen cos come i rapporti di vigilanza del M15 sono stati scrupolosamente ignorati dalle fazioni in seno alle alte sfere dei servizi segreti le quali hanno trattenuto queste cruciali informazioni che avrebbero potuto paralizzare le abituali procedure di sicurezza di fronte ad un attacco che loro sapevano essere imminente. Servendo da eco, come noto,ai politici disonesti, ai rappresentanti della corrente di Bush circa la dichiarazione di innocenza data dalla Commissione dinchiesta sull 11 settembre, i media corporativi ci hanno detto che gli attacchi terroristici del 11 settembre 2001 erano la risultante di unamancanza di immaginazione dei responsabili del controterrorismoper stabilire dei legami. Sembra che ci fossero stati molti legami nel caso di Abdul Mutallab e tuttavia se si vuol credere alla versione ufficiale oppure no , non un solo legame stato stabilito prima che lui prendesse posto a bordo del volo 253. Per quanto fosse stato rifiutato ad Abdul Mutallab di entrare in Gran Bretagna e lui avesse pagato 2.800 dollari in contanti il biglietto per il paradiso e per quanto lui stesso non avesse bagaglio con s ,cosa che normalmente possiede una persona con permesso di espatrio valido due anni per gli Stati Uniti, lex kamikaze con lesplosivo addosso ha avuto la meglio e ha vanificato ogni profilatura intrusiva situata nei posti stabiliti per mantenere la nostra sicurezza. Quale astuto espediente! Le prove disponibili suggeriscono che Abdul Mutallab sarebbe dovuto apparire sulla lista molto confidenziale degli eletti dovendo esser sottoposto ad ulteriori verifiche oppure sulla lista delle persone proibite sul volo della Transportation Security Administration (TSA).Inoltre le intercettazioni della NSA e il rapporto bibliografico della CIA sul sospettato, solo quello avrebbe dovuto impedirgli di entrare nel paese se fossero state seguite le abituali procedure di sicurezza , ma tutto ci non si verificato. Come riferisce lIndipendent on Sunday la settimana scorsa,la rivelazione del passato di Abdul Mutallab ha confuso gli esperti del terrorismo. Uno di questiesperti Magnus Ranstorp del Center for Asymmetric Threat Studies au Swedish National ha dichiarato al quotidiano che il fallito attentato esplosivo non quadrava. Da un lato, afferma Ranstorp,sembra che il ragazzo fosse sulla lista di sorveglianza dei terroristi, ma non sulla lista delle persone proibite al volo Questo non quadra, ha detto Ranstorp,perch il Dipartimento statunitense della Sicurezza interna possiede rigorosi mezzi di esplorazione dei dati.Non capisco perch lui possedesse un permesso despatrio valido se invece figurava sulla lista di sorveglianza dei terroristi. Bella domanda,dr.Ranstorp! Probabilmente perch qualcuno lo voleva a bordo di quellaereo.La domanda : chi? Considerando iltrattamento specialeaccordato agli attivisti antiguerra dalla TSA negli aeroporti, il possibile coinvolgimento di Abdul Mutallab con alcuni terroristi sarebbe stato un elemento pi che valido per non farlo salire sullaereo. Del resto anche suo padre ex rappresentante di governo in buoni rapporti con Washington aveva messo in guardia le autorit sul comportamento del figlio. Infine cerano state le svariate intercettazioni della NSA, un dossier della CIA a suo carico e alcuni rapporti del M15 che avrebbero suonato l allarme rosso! 4

Nel caso del sospettato, cerano talmente tanti allarmi rossi che si sarebbe potuto credere che lArmata rossa stesse sfilando allaeroporto Schiphol di Amsterdam. E ancora, come lo ha ricordato un ex quadro superiore dellaviazione al giornalista Daniel Hopsicker durante la sua inchiesta sugli attentati dell 11 settembre, possibile che Abdul m Mutallab si trovasse a bordo di quellaereo per la seguente ragione:A volte quando le cose non hanno senso da un punto di vista commerciale solo perch esse hanno un altro senso. Come segnala il World Socialist Web Site : Nellinsieme, lattentato esplosivo sventato di Northwest e gli attentati del 11 settembre sono stranamente simili. Si potrebbe ugualmente dire che il loro modus operandi la loro causa. Nei due casi le persone sospettate daver compiuto il gesto erano state oggetto di inchieste da parte della sorveglianza e dei servizi segreti statunitensi. Queste persone erano state autorizzate ad entrare nel paese e a salire sui voli a condizioni che avrebbero allertato qualsiasi apparato di sicurezza. Allo stesso tempo ieri e oggi, il governo e i media si aspettano che il pubblico accetti che siano messi in causa solo gli errori. Ma perch chiunque dovrebbe presumere che linazione in presenza di dettagliate informazioni nei confronti di Abudul Mutallab implicano soltanto erroridovuti allignoranza e non qualcosa di ben pi sinistro?(Bill Van Auken,The Northwest Flight 253 intelligence failure:Negligence or conspiracy?World Socialist Web Site 31 decembre 2009) Cari lettori, ci resta solo di che riflettere sulla domanda cui prodest? Chi avrebbe approfittato di un incidente terroristico grave nel suolo statunitense e sarebbe stato abilmente determinato ad infilarsi nella breccia per sfruttare la perdita catastrofica di vite umane che ne sarebbe derivata? In effetti, chi? Paolo Barnard e il revisionismo storico - di Carlo Mattogno - 22/01/2010 - Fonte: Andrea Carancini Blog Larticolo di Paolo Barnard Cosa penso io, antisionista e critico dei crimini dIsraele, dellOlocausto[1] uno dei pi sconcertanti che abbia letto sullargomento, e non certo per il contenuto, quanto per il tono insolitamente acceso e labbondanza di paragoni truculenti del tutto fuori luogo. Il suo tema centrale, la questione numerica delle presunte vittime olocaustiche, dimostra che egli non ha ben chiaro che cosa si intenda per Olocausto e, conseguentemente, di che cosa si occupi il revisionismo. Mi limito a riferire quanto al riguardo hanno osservato due scrittori ebrei, Michael Shermer e Alex Grobman: Quando gli storici parlano di Olocausto nellaccezione pi generale si riferiscono al fatto che circa sei milioni di Ebrei sono stati uccisi in modo intenzionale e sistematico dai nazisti, con lutilizzo di un certo numero di mezzi diversi, comprese le camere a gas. Secondo questa definizione dellOlocausto, ampiamente accettata, ci che i cosiddetti revisionisti dellOlocausto di fatto stanno facendo negarlo, poich ne negano le tre componenti fondamentali: luccisione di sei milioni di persone, le camere a gas e lintenzionalit[2]. Il revisionismo condivide questa definizione, con la precisazione che i fattori essenziali sono le camere a gas e, soprattutto, lintenzionalit, ossia la presunta uccisione pianificata e sistematica di Ebrei in quanto tali. Ho gi esaminato questo punto in un breve scritto in rete al quale rimando[3]. Il fattore numerico il meno rilevante, perch in via di principio i sei milioni non dimostrano la realt di un piano di sterminio intenzionale, pianificato e attuato in camere a gas o in qualunque altro modo, come non lo dimostrano i 23 milioni di morti dell Unione Sovietica durante la seconda guerra mondiale. Al riguardo, i due autori rilevano giustamente, anche se in senso diverso: se siano stati cinque milioni o sei milioni fondamentale per le vittime, ma irrilevante se la questione stabilire se lOlocausto abbia effettivamente avuto luogo[4]. In questo contesto va rilevato che i veri ragionieri contabili dell'atrocit sono i fondamentalisti dei 6 milioni; coloro che, invece di rallegrarsi per il fatto che il numero reale delle vittime naziste ben al di sotto di quello preteso, se ne rammaricano e si indignano, perch viene intaccata la loro cifra sacra; coloro che, crollata la leggenda sovietica dei 4 milioni di vittime ad Auschwitz (in massima parte presunti gasati ebrei) e trovatisi allimprovviso defraudati di quasi 3 milioni di vittime, hanno giocato impudentemente al 5

rialzo in altri settori dellorrore per ripristinare la cifra fatidica dei 6 milioni; coloro che operano distinguo psicopatici tra morti ebrei e morti non ebrei, tra gasati e non gasati, ai primi soltanto essendo riservata la plenitudine divina, salvo poi fingere nelle cerimonie ufficiali di rammaricarsi per zingari e omosessuali, le uniche due categorie di vittime degne di farisaica commozione: per tutte le altre vittime c solo un razzistico chissenefrega. Jahveh non ama i goijm. Sono costoro a trovare una differenza determinante nel fatto che 6 milioni di sterminati possano essere in realt solo 4 o 500.000; per costoro che l'orrore si qualifica solo sopra a un certo chilaggio, quello dei 6 milioni; costoro sono i detentori del termometro dellOlocausto che d non applicabile sotto i 6 milioni di morti. A questa impostazione del problema, con riferimento agli Ebrei morti sotto il regime nazionalsocialista, indipendentemente dal loro numero, Barnard pu sempre obiettare: Ma che differenza fa, Cristo, se sono morti cos o nelle camere a gas?. Certamente nessuna, ma questo un giudizio morale, non storico. La storia, come accertamento dei fatti, si occupa proprio di questa distinzione, che non psicopatica, ma, appunto, storica. Il tono dellarticolo, virulento e offensivo, tipico di chi si ritiene il depositario esclusivo dell' humanitas, il monopolista unico della pietas, che profonde la sua virtuosa indignazione sui bruti revisionisti, malati nell'anima prima ancora che nel cervello, dallalto di una presunta superiorit intellettuale, morale e culturale. Egli riassume cos la sua attivit di studioso: Ho dedicato anni del mio lavoro alla questione israelo-palestinese. Ho viaggiato in quelle terre, ho studiato molto, e sono arrivato a una conclusione, o meglio, a un giudizio storico. Premetto che un giudizio storico non dialoga con i singoli accadimenti, coi numeri e con le statistiche, ma solo con la pi basilare onest morale nellosservazione di un segmento di Storia. Ebbene, la mia conclusione che in Palestina la componente ebraico-sionista abbia torto marcio. Egli aggiunge che, al riguardo, la storiografia occidentale e i media ad essa asservita ci hanno raccontato sempre e solo menzogne, una colossale e incredibile mole di menzogne, talmente reiterate da divenire realt per chiunque e avverte che la sua conclusione non una ennesima speculazione delirante su chiss quale complotto internazionale plutocratico-giudaico-massone, n una fantasticheria negazionista, bens il frutto di una autorevolissima ricerca storiografica, di una rigorosa documentazione che si attua nellambito della revisione storica degli eventi fondamentali del passato e fa riferimento a una mole di dettagli e fatti taciuti e sepolti dalla storiografia ufficiale[5], la quale, naturalmente, non troppo incline a riconoscere i meriti di questa ricerca. Esattamente come avviene per la ricerca revisionistica, le cui analogie formali con quella condotta da Barnard sono tanto evidenti che non c bisogno di sottolinearle. Lungi da me il dubbio sulla sua seriet e sul suo rigore, come pure, in modo particolare, sul suo valore come studioso della questione israelo-palestinese. Ci che per sorprende, e che stona spiacevolmente nel suo articolo, il gratuito disprezzo che egli manifesta nei confronti di coloro che hanno dedicato anni del loro lavoro alla questione olocaustica, che hanno ispezionato luoghi e visitato archivi, che hanno studiato molto, che hanno messo in luce una mole di dettagli e di fatti taciuti e sepolti da decenni, che hanno elaborato una revisione storica e sono giunti ad una conclusione diversa da quella propalata dalla storiografia ufficiale. Per lui infatti tutto si riduce a fantasticheria negazionista, giudizio irrispettoso nei confronti di chi ha studiato la propria materia con la stessa seriet, lo stesso rigore, la stessa onest intellettuale e morale con cui egli ha studiato la sua. E non vale certo chiamare in causa gli storici pretesi demolitori del revisionismo, perch i demolitori delle conclusioni di Barnard sono storici che hanno esattamente la stessa competenza e la stessa dirittura intellettuale e morale. Che cosa direbbe egli di chi, facendosi forte della storiografia ufficiale, liquidasse la sua ricerca, senza nulla sapere di essa, come fantasticheria antisemitica? Qui traspare il senso profondo della critica che gli stata mossa e che ha provocato la sua reazione. Avendo egli sperimentato sulla propria pelle che nel mondo occidentale infuria una storiografia propagandistica, adeguatamente spalleggiata dai mezzi di informazione, forgiatrice di menzogne colossali, incredibili, reiterate a tal punto da divenire realt per chi non conosce la realt vera, come pu credere sensatamente che tale storiografia operi unicamente nel settore della questione israelo-palestinese? Perch non riconoscere quantomeno la possibilit che la storiografia ufficiale ci abbia raccontato sempre e solo menzogne, una colossale e incredibile mole di menzogne anche sul tema olocaustico? 6

Daltra parte, bisogner pur chiedersi per quale ragione la storiografia occidentale si sia asserragliata su queste posizioni ingannatrici. Scartando l ennesima speculazione delirante su chiss quale complotto internazionale plutocratico-giudaico-massone, resta una sola spiegazione: lunit dintenti e di vedute degli Occidentali in funzione olocaustica, ossia il riconoscimento agli Israeliani di uno status di vittima storica dellEuropa indifferente, quando non pienamente complice che li rende creditori irrisarcibili: che cosa sono qualche migliaio di Palestinesi assassinati al cospetto dellimmane tragedia olocaustica? LOlocausto, agli occhi degli Occidentali, conferisce giustificazione morale ai crimini israeliani e li induce a distinguo, quelli s, psicopatici: s, vero, hanno commesso dei crimini, ma che cosa sono di fronte ad Auschwitz? Ogni nuovo crimine trova sempre dei solerti ragionieri contabili dell'atrocit pronti a soppesare le sofferenze ebraiche e quelle palestinesi, e il piatto della bilancia precipita sempre immancabilmente dalla parte israeliana. Grazie anche alloffuscamento indotto da giornate delle memoria, criminali di guerra ultranovantenni, superstiti dellultimora, celebrazioni, libri, film; in breve, grazie allindustria dellOlocausto. E cos gli Occidentali, intimamente rosi da un senso di colpa sordo e artificioso, si scaricano della loro cattiva coscienza esaltando gli Israeliani e sacrificando i Palestinesi. Ora, dato che la radice della questione israelo-palestinese, per quanto riguarda latteggiamento degli Occidentali, olocaustica, e atteso che impossibile spezzare dallinterno questo nefasto circolo vizioso, non vale la pena di considerare la possibilit che anche la storiografia olocaustica sia mendace? Accertare se per caso anche questi storici abbiano torto marcio? Se possibile liberare i crimini israeliani dallenorme contrappeso olocaustico? Il riconoscimento di questa possibilit legittimerebbe in via di principio la ricerca revisionistica, ma proprio questo, incomprensibilmente, per tutti intollerabile. Al riguardo Barnard sentenzia apoditticamente: L'Olocausto c' stato, e ribadisco: chissenefrega dei vostri distinguo psicopatici. Cio la storiografia ufficiale mente sulla questione israelo-palestinese, ma non su quella olocaustica, dove oracolo di verit; l ricercatori seri e onesti lavorano alacremente allo smantellamento delle sue menzogne e al trionfo della verit, qui invece c una verit precostituita, al di sopra e al di fuori di qualunque indagine, e coloro che osano indagarla sono dei malati nell'anima prima ancora che nel cervello e chissenefrega delle loro ricerche. Solo quelle condotte da Barnard sono serie, scientifiche, rigorose, accurate, documentate; quelle revisionistiche sono, nel migliore dei casi, fantasticherie. Il senso profondo della pavidit che gli stata rimproverata e che vale per tutti gli altri studiosi anticonformisti, inclusi quelli dei fatti dell11 settembre 2001[6] sta tutto qui, nel fatto inquietante che questi valenti ricercatori si dimostrano giustamente ipercritici nel loro settore specifico di studi, ma, in campo olocaustico, diventano ipercreduloni, perdono inspiegabilmente ogni facolt critica e rifiutano in modo aprioristico qualunque indagine scientifica. E, per definire un tale atteggiamento, pavidit indubbiamente il termine meno offensivo. Perch esso potrebbe anche avere a che fare con la pi basilare onest morale nellosservazione di un segmento di Storia. Risposta di Paolo Barnard a Carlo Mattogno - L'ho gi scritto. Cari revisionisti, io rispondevo a coloro fra di voi che parlano di "olocaustino", alla folta schiera di razzisti maniacalmente fissati col dominio giudaico del mondo che sognano di poter un giorno ricacciare i sorci ebrei al grido di "500.000! non 6 milioni!". Perch il punto sta qui, esimi 'scienziati': voi vi accanite con l'Olocausto ma chiss perch non vi rompete gli occhi a studiare l'evidenze dello sterminio dei pellerossa, degli armeni, degli indios, dei filippini, degli indonesiani, dei congolesi... Alla fine dietro alle vostre forbite dissertazioni c' l'odio antisemita, non l'amore per la Storia, la scienza, o la giustizia. In secondo luogo, ancora non vedo come possiate credere seriamente che la "leggenda" dell'Olocausto sia stata forgiata dagli ebrei dopo la seconda guerra mondiale, visto che l'Olocausto divenne narrativa sacra solo 20 anni dopo, quando l'america di Johnson decise che Israele era di importanza strategica per gli USA. Prima il tema era pressoch ignorato. Terzo, se si assommano la vergogna delle leggi razziali, l'indubbia persecuzione nell'indifferenza internazionale con tanto di delazioni, il sadismo scientifico nazista e l'eccidio finale, e anche immaginando 500.000 o 1 milione di morti totali, evidente che il mondo ebraico ne avrebbe comunque fatto una bandiera con cui imbavagliare l'Occidente. Infatti la "concezione lacrimosa della storia ebraica" (Solo Baron) che mette la sofferenza al centro dell'indentit ebrea esisteva da secoli prima dell'Olocausto. Ammalati nell'anima lo siete, per il semplice motivo che immagnate che l'opinione pubblica di fronte alla gran scoperta di 1 milione invece che 6 si solleverebbe in indignazione contro l'ebreo falsario. Invece vi seppellirebbe con un fragoroso "e allora?", perch nell'anima delle persone decenti anche solo una immagine dell'Olocausto imprime un tale disgusto da non potersi sopportare. Ultimo: il parallelo di Mattogno fra la mia denuncia delle menzogne storiche sulla Palestina e quelle presunte sull'Olocausto non sta in piedi. Nel primo caso si nega interamente l'esistenza di un genocidio, nel secondo al peggio lo si gonfiato, ma genocidio fu. Quindi nel primo caso vitale dire al pubblico ci che il pubblico ignora del tutto, nel secondo come ho gi detto per il pubblico cambierebbe poco. Barnard 7

19 gennaio 2010 16.28 BREVE RISPOSTA A PAOLO BARNARD - DI CARLO MATTOGNO - andreacarancini.blogspot.com Senza intento polemico, ma solo a scopo di chiarimento. Barnard dichiara in questo Blog che si riferiva a coloro che parlano di olocaustino, ma poi coinvolge anche la storiografia revisionistica. Si stupisce che costoro si accaniscano con lOlocausto e chiede loro perch non vi rompete gli occhi a studiare l'evidenze dello sterminio dei pellerossa, degli armeni, degli indios, dei filippini, degli indonesiani, dei congolesi. Domanda pi che legittima. Ma forse la risposta non proprio l odio antisemita. Forse la ragione pi semplicemente quella stessa per la quale neppure lui si occupa di queste vittime, ma ha scelto di occuparsi di quelle israeliane. Rimprovera loro che non vede come possano credere seriamente che la leggenda dell'Olocausto sia stata forgiata dagli ebrei dopo la seconda guerra mondiale. Se per leggenda dell'Olocausto si intende la sua versione attuale, non c dubbio che essa fu forgiata nellimmediato dopoguerra, ma non da Ebrei, bens dai Vincitori della guerra nei processi-farsa cui sottoposero i Vinti. Il loro compito fu quello di storicizzare la propaganda del periodo bellico. La storiografia nacque solo pi tardi, dall humus processuale. Aggiunge (se interpreto correttamente il suo pensiero), che, quandanche si fosse verificato un Olocausto di sole 500.000 vittime, gli Ebrei lo avrebbero usato in ogni caso per ricattare moralmente lOccidente. Poi spiega che i suoi critici sono ammalati nellanima per il fatto che pensano che l'opinione pubblica di fronte alla gran scoperta di 1 milione invece che 6 si solleverebbe in indignazione contro l'ebreo falsario. Questa sua insistenza sui numeri incomprensibile. Barnard sembra prigioniero di una concezione puramente quantitativa della questione. Un tale ricatto possibile soltanto perch lOlocausto qualitativamente considerato lo sterminio per antonomasia, uno sterminio metafisicamente connotato, diverso da tutti gli altri della storia, uno sterminio talmente immenso che sarebbe offensivo anche solo paragonarlo a uno di questi. E ci, appunto, per la definizione stessa di Olocausto. E anche per la definizione di Ebreo. Il Talmud di Babilonia ( Synhedrin 58b) sentenzia: Se qualcuno schiaffeggia un Israelita, come se avesse schiaffeggiato la Divinit. Perci loffesa arrecata allEbreo unoffesa infinita. In virt dellOlocausto, questo principio stato fatto proprio dagli Occidentali ed diventato il fondamento di quel razzismo al contrario per il quale, nel novero dei morti, contano soltanto i gasati ebrei e al massimo si pu riservare qualche briciola di piet a zingari e omosessuali; tutti gli altri sono relegati nelle tenebre esteriori, abbandonati al pianto e allo stridor di denti. anche il principio per il quale gli Israeliani scambiano un solo Ebreo con due o trecento goijm palestinesi. Perci la morte di 500.000 Ebrei durante la seconda guerra mondiale, senza Fhrerbefehl, senza camere a gas, senza campi di sterminio, avrebbe certamente provocato un ricatto morale, ma forse esso sarebbe stato disdegnato dagli Occidentali. Qui non si parla di ci che fanno gli Ebrei, ma di ci che fanno o potrebbero fare gli Occidentali, e un ricatto si pu accettare o respingere. Per quanto riguarda laltro punto, il problema non che cosa accadrebbe se si accertasse che le vittime olocaustiche sono solo 1 milione invece di 6. Ci non ha senso, perch presuppone che si tratti comunque di vittime di un Fhrerbefehl, di camere a gas e di campi di sterminio. Se proprio vogliamo parlare di numeri, per chiarire bene la questione, quandanche la storiografia olocaustica ammettesse una sola vittima per ciascuno dei cosiddetti campi di sterminio, dal punto di vista revisionistico non cambierebbe nulla. Il problema delle camere a gas indipendente dal numero delle presunte vittime, riguarda la produzione delle prove. Gli indizi criminali di Pressac sulle presunte camere a gas di Auschwitz non acquistano maggiore o minore valore a seconda del numero di gasati che ad esse si attribuisce; essi vanno considerati in s stessi, riportati ed esaminati nel loro contesto storico-tecnico. E ci vale anche per le testimonianze sulle presunte camere a gas dei campi orientali. Inversamente, se si accertasse che il Fhrerbefehl non c mai stato, che le camere a gas e i campi di sterminio non sono mai esististi, e che, di conseguenza, giudici, testimoni e storici al riguardo hanno mentito spudoratamente per decenni, verrebbe meno la definizione stessa di Olocausto, indipendentemente dal numero dei morti. In tal caso, forse, lopinione pubblica si solleverebbe contro questa falsificazione. Quantomeno si chiederebbe perch stata ingannata. Infine Barnard afferma che il parallelo di Mattogno fra la mia denuncia delle menzogne storiche sulla Palestina e quelle presunte sull'Olocausto non sta in piedi. Nel primo caso si nega interamente l'esistenza di un genocidio, nel secondo al peggio lo si gonfiato, ma genocidio fu. Quindi nel primo caso vitale dire al pubblico ci che il pubblico ignora del tutto, nel secondo come ho gi detto per il pubblico cambierebbe poco. Ma io non ho fatto alcun parallelo, ho solo ho esposto considerazioni di carattere metodologico: ho chiesto perch la storiografia ufficiale menzognera quando parla della questione israelo-palestinese e diventa 8

ineccepibilmente veritiera quando parla di olocausto; per quale ragione gli strumenti della critica debbano essere messi in campo per quella ma non valgano pi per questo. Su un punto Barnard ha pienamente ragione: la storiografia occidentale e i media ad essa asservita ci hanno raccontato sempre e solo menzogne, una colossale e incredibile mole di menzogne, talmente reiterate da divenire realt per chiunque. Per chiunque, appunto. Forse il caso di precisare che non auspico affatto che Barnard e gli altri ricercatori anticonformisti si aprano al revisionismo. Non era questo lintento del mio scritto. Lo scopo era invece di mettere in luce la singolare ricettivit olocaustica di studiosi che in altri campi di indagine si mostrano capaci di esercitare una critica raffinata. E il mio auspicio soltanto che trattino lOlocausto esattamente come trattano i rispettivi temi di indagine. Molto probabilmente manterrebbero le loro convinzioni, ma almeno sarebbero convinzioni informate, non preformate. Il viaggio africano del ministro Frattini - di Giancarlo Chetoni - 22/01/2010 - Fonte: Bye Bye Uncle Sam [scheda fonte] Dopo le minacce di un nuovo intervento USA in Yemen e Somalia uscite dalla bocca di Barack Obama a West Point, il ministro degli Esteri Frattini, nel suo ultimo tour, questa volta nellAfrica Sahariana, accompagnato da un codazzo di alti funzionari della Farnesina, ha rilasciato durante le tappe della maximissione di rappresentanza in Mauritania, Mali, Etiopia, Kenya, Uganda, Egitto e Tunisia una serie di dichiarazioni che definire semplicemente vergognose poco. La trasferta della comitiva su uno dei A-319 CJ in allestimento VIP a disposizione dal 2000 della Presidenza del Consiglio lordine di acquisto allAirbus di Tolone f firmato dal Baffo di Gallipoli cominciata a Nouakcott l11 Gennaio e finita a Tunisi il giorno 19 (!) dopo lincontro con il Presidente Ben Al. La prima tappa della combriccola tricolore ha fatto sosta nella capitale della Mauritania, uno dei Paesi che hanno rotto le relazioni diplomatiche con Israele nel gennaio 2009 come risposta al bombardamento dellIDF su Gaza. Le difficolt di Frattini sono apparse fin allinizio evidenti con un percorso in salita. Il Presidente Oul Abdallahi lo ha platealmente snobbato, lasciando lonere dei contatti con il Ministro degli Esteri ad una semplice rappresentanza di parlamentari di maggioranza e di opposizione. La richiesta avanzata dal titolare della Farnesina di un interessamento del governo di Nouakcott per la ricerca e la liberazione di due ostaggi italiani, Sergio Cicla e sua moglie Filomen Kabouree sequestro attribuito ufficialmente dalla Farnesina ad un nucleo di guerriglieri di Al Qaeda del Maghreb operante in Mauritania, sulla sola scorta di informazioni sospette di fonte USA ha finito per peggiorare le relazioni bilaterali. Liniziativa di Frattini stata interpretata, e non poteva essere diversamente, come suscettibile di dare credito internazionale o ad uno scarso controllo della Mauritania sul suo territorio o, peggio, ad avvalorare il sospetto che Nouakcott ospiti e protegga formazioni armate legate allinternazionale del Terrore del fantasmagorico e inossidabile Osama bin Laden nellAfrica Sahariana. Unulteriore richiesta di informazioni avanzata da Frattini alla Repubblica del Mali dalla Mauritania (!) per un altro ostaggio, questa volta di nazionalit francese, Pierre Kemat, ha finito per convincere il Presidente Abdallahi di unazione concordata tra Italia e Francia per danneggiare limmagine del suo Paese. Un Paese che dal 2008 ha dato concreti segnali di volersi sganciare dalla residua dipendenza coloniale, economica e culturale, di matrice occidentale per avvicinarsi a quel multilateralismo che si sta mangiando a fette USA ed Europa in Asia, Africa ed America Indio-Latina. Il 12, lAirbus CJ 319 ha portato il titolare e la folta delegazione della Farnesina a Bamako, dove Frattini ha avuto un lungo colloquio con il Presidente Amadou Tur, centrato su una linea di credito bancario di 65 milioni di euro offerti dallItalia al Mali e sulla possibilit di un invio di 500 militari del pi povero dei Paesi africani di rinforzo al contingente dellAmisom ONU, prossimo al tracollo militare a Mogadiscio sotto lincalzare delloffensiva finale di Harakat al Shabaab Mujaheddin. Come apparir evidente da qu in poi, la vera finalit del tour di Frattini sar il tentativo di rimpolpare il contingente Amisom che dovrebbe legittimitare con la sua presenza militare nella capitale il cosiddetto ed ormai defunto governo Federale di Transizione ed il suo Presidente, eletto a Gibuti (!), Sheik Sharif Ahmed del sottoclan Agbal sostenuto da USA-NATO-Europa e Ban Ki Moon, con laggiunta di Medici Senza Frontiere ed altre ONG a libro paga occidentale. Il peggio del peggio della diplomazia dellItalietta arrivato durante la tappa ad Addis Abeba, il 13, a margine dellincontro col premier dellEtiopia Meles Zenawi, responsabile di una sanguinosa aggressione armata autorizzata dal Consiglio di Sicurezza dellONU alla Somalia Meridionale, che ha lasciato sul terreno 9

almeno 25.000 morti e prodotto lesodo da Mogadiscio e zone limitrofe di 260.000 residenti, spinti dalla guerra verso territori desertici, totalmente privi non solo di acqua ma anche di risorse alimentari. Altre centinaia di migliaia di profughi che faranno affluire nelle casse del Palazzo di Vetro altri centinaia di milioni di dollari versati dalla cosiddetta lItalietta sempre in prima fila Comunit Internazionale e che finiranno per irrobustire la fabbrica del Palazzo di Vetro. Una fabbrica che con le guerre, le epidemie e la fame ingrossa, ingrassa, organizza, sostiene, convoglia e protegge i flussi di immigrazione clandestina dallAfrica allEuropa. Ci verrebbe a mente, per stare al recente, il terminale del Palazzo di Vetro in Italia Laura Boldrini ed il suo ultimo esordio a Rosarno. Frattini, dopo aver ribadito la sua perfetta identit di vedute con Zenawi sul terrorismo legato ad Al Qaeda delle formazioni guerrigliere di Harakat al Shabaab Mujahediin che hanno inferto allesercito regolare etiopico una devastante sconfitta militare, ha precisato (sentite, sentite) che i ribelli a casa loro si combattono con le armi e non solo pattugliando il Golfo di Aden. La missione Atalanta dellUE opera ormai da 14 mesi con unit navali nello stretto di Bad el Mandel e nel Golfo di Aden, appoggiandosi al centro comando AFRICOM di Gibuti in raccordo con quella NATO Ocean Shield contro la pirateria al largo del Corno d Africa. Un pattugliamento che durer ha dichiarato allAFP il maggiore Stefano Baccanti portavoce del C.G di Bruxelles fin quando necessario in perfetto stile Mullen-Petraeus-McChrystal-Rasmussen. Un altro Afghanistan, questa volta dacqua salata, dove decine navi-madre che fanno capo ad approdi nello Yemen e nelle Regioni autonome del Puntland e della Somaliland, imbarcano centinaia di misteriosi delinquenti che ostacolano e taglieggiano, indisturbati, ormai da tre anni, il traffico energetico allo stretto di Ormuz e quello mercantile in navigazione da e per lAsia che si affaccia su Pacifico e Oceano Indiano, con barche di 5-6 metri a fondo piatto spinte da una motorizzazione tra i 25 ed i 50 cavalli anche a 350 miglia dalle coste della Somalia. Con una precisione satellitare nellintercettare le rotte delle navi da sequestrare allinterno delle acque territoriali dello Yemen. Argomento che merita molta, molta attenzione. Un linguaggio quasi di guerra, quello usato per loccasione da Frattini dalla ex capitale del Negus Selassi, che finisce per pappagallare alla perfezione, con studiata e manifesta intenzionalit, le dichiarazioni del Premio Nobel per la Pace di Washington e che lascia intravedere negli orizzonti della politica estera e militare della Repubblica delle Banane la piena disponibilit a dare ancora una volta, ed a costi sempre pi insostenibili per la comunit nazionale, una mano allalleanza in una nuova missione di pace. La prossima tappa dellItalietta, se piover quel che tuona, con la benedizione che certo non mancher di Napolitano & Soci, sar nel Corno dAfrica per stoppare ancora una volta con del buon peaceenforcing altri terrorismi, per contrastare, come si ripete ormai dal settembre 2001, la barzelletta della crescente minaccia del fondamentalismo islamico alla sicurezza dellOccidente. Il 14 toccato al Kenya il dover digerire le facce in trasferta della Farnesina. Argomento dei colloqui di Frattini con il Presidente Mwai Kibaki (di etnia kikuyu, quella de La mia Africa) come da copione pirateria e terrorismo fondamentalista nel Corno dAfrica. Presenti allincontro il Ministro degli Esteri Wetangula ed il presidentefantoccio e generale senza esercito della Somalia Sheik Sharif Ahmed in esilio, questa volta, a Nairobi per salvare la pelle dopo la condanna a morte per collaborazionismo con USA ed Europa irrogatagli da Harakat al Shabaab Mujahediin. Negli ultimi tre anni il Kenya ha ottenuto dallItalia un ammontare di 210 milioni di euro a credito daiuto ed in donazioni, 160 e 50 rispettivamente. LItalia sta valutando inoltre positivamente la concessione di un prestito agevolato di 3.5 miliardi di scellini kenyoti per approntare con tecnici e maestranze locali opere idrauliche sulle vie dacqua del Paese. Il 15 gennaio nuovo rifornimento di kerosene avio per la visita del Ministro in Uganda, 5 tappa del suo viaggio in Africa. Atterraggio a Kampala e nuovo summit con un altro solito corpulento, fino allobesit, Capo di Stato di un Paese assassinato da spaventosa guerra civile, assediato dalle fame, corroso da una ciclopica corruzione, da epidemie di malaria, tubercolosi, febbre emorragica ed AIDS: lUganda di Kaguta Museveni, accompagnato per loccasione dal pi potente uomo daffari del Paese, Sam Cutesa, nella veste di plenipotenziario agli Esteri. Le cronache locali lo descrivono padre di 57 figli e marito di 18 mogli, adorato e rispettato dalla sua trib per aver addentato dei cuori di gazzella. AllUganda nellaprile del 2002 ha cancellato un debito pregresso di 116 milioni di dollari mentre la Cooperazione della Farnesina ha concesso un dono di 21 milioni di euro. Volete sapere quanti militari fornisce lUganda al contingente Amisom in Somalia Occidentale sui 3.200 che lONU riuscita a raccattare in tutta lAfrica?

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La bellezza di 2.600, dotati di armamento pesante fornito da USA ed Israele, asserragliati in due ridotte a Mogadiscio, che in preda alla follia sparano su tutto quello che si muove, cannoneggiano la citt ed uccidono a colpi di mortaio gli abitanti dei quartieri tenuti da Harakat al Shabaab Mujahediin. E tutto quello che rimane a bacchetta dei badroni dellOccidente nel Continente Nero. Egitto, Tunisia e Marocco nicchiano perch hanno ben altro a cui pensare dentro e fuori casa. Una politica estera appiattita dal 1993 in poi su quella USA ha portato lItalia a distruggere un po alla volta il legame storico che lha legata alla Somalia prima e dopo la 2 guerra mondiale a partire dalla caduta del governo di Siad Barre, gi sottufficiale in forza allArma dei Carabinieri. Vi risparmiamo per ora la 6 e penultima tappa che Frattini ha compiuto in Egitto. Ci sar il tempo per farlo e per capire le motivazioni, inconfessabili, che hanno messo una visita a Il Cairo nellagenda delle priorit della Farnesina. I Ragazzi del Grande Fratello in missione ad Haiti - di Roberto Quaglia - 22/01/2010 - Fonte: roberto Credete si tratti di uno scherzo? No, no, questa una proposta serissima! Mandiamo i ragazzi del Grande Fratello in missione ad Haiti. Per essere sicuro che nessuno fraintenda, sottolineo che questa non una trovata polemica. E piuttosto unanticipazione dellesito inevitabile delle cose per come strutturata la societ occidentale oggi. Quindi tanto vale farlo subito, prima che il Grande Fratello di qualche altra nazione ci preceda. Se una vetta destinata ad essere scalata, tanto vale che a farlo sia uno di noi. Mandare i Ragazzi del Grande Fratello per qualche giorno in missione ad Haiti, a spalare detriti e salvare almeno un bambino (cercando un po credo se ne trovino ancora a sufficienza a sotto le macerie), sarebbe ovviamente un piccolo passo per un Ragazzo del Grande Fratello, ma un grande passo per la Televisione del ventunesimo secolo. E, per la televisione italiana, finalmente il riscatto dalla brutta tragedia di Vermicino (tragedia brutta soprattutto in stretto senso televisivo, come qualcuno ricorder[1]). Ovviamente, per gli haitiani terremotati, non cambierebbe nulla. Ma di questo non ci deve importare. Dopotutto, gi non ci importa niente che per loro nulla cambier in virt degli SMS solidali che in questi giorni le zelanti trasmissioni televisive ci sollecitano ad inviare. Gi, la carit pelosa moderna oggi si fa inviando un SMS. Nessuno vuole in realt aiutare gli haitiani (a parte quelli pagati per farlo). Ci si vuole per illudere di averli aiutati. Si vuole solo sedare a basso prezzo il fastidio di rendersi conto che di quella tragedia in definitiva non ci importa nulla. Ci accorgiamo fuggevolmente della nostra insensibilit e per illuderci di non essere insensibili mandiamo un SMS Premium. Tale insensibilit ha invece una naturalissima ragione dessere: la tragedia accaduta in un altro mondo. Distante. Non ci tocca. Se ci si commuove non per la tragedia, ma per la rappresentazione televisiva di essa che il cavallo di troia della televisione ci porta in salotto, facendoci percepire la tragedia come se fosse nostra. Come fosse nostra per finta. Ma non nostra. Neppure per finta. Perch in realt, il pianeta Terra con i suoi oltre 6 miliardi di anime semplicemente troppo vasto per non produrre innumerevoli tragedie tutti i giorni.[2] Tutti, tutti, tutti, ma proprio tutti i giorni qualche centinaio di migliaia di persone muore (fra cui qualche decina di migliaia di bambini per fame, en passant), cio pi di tutti quelli morti nel terremoto di Haiti. Tutti i giorni. Ma poich in genere non muoiono in modo spettacolare ed esotico nessuno ce lo mostra in tiv e noi non ci commuoviamo e non inviamo SMS caritatevoli. Eppure ogni morte una tragedia se non ci credete provate un po a morire e poi mi saprete dire. Ma la morte fa anche parte dellordine naturale delle cose. Nella societ occidentale moderna, produttrice ad oltranza di diritti dellindividuo sempre pi irrealistici ed immaginari, sembra quasi che tra i diritti acquisiti ci sia anche quello di non morire. Quindi ci si dimentica della normalit della morte, e quando essa si manifesta si reagisce con stupore ed incredulit, spesso ornati di sterile indignazione. Quale distacco dalla realt e pochezza di pensiero! I telegiornali ci spiegano di come sia difficile far pervenire ad Haiti gli aiuti alimentari alle popolazioni per via di strade interrotte ed infrastrutture distrutte. Forse confondono le telecamere necessarie a filmare i disgraziati che fanno la coda per il cibo con il cibo stesso. Mi rendo conto che problematico far giungere telecamere a sufficienza in cos tante aree disastrate piene di gente che soffre e che meriterebbe di essere filmata, ma per il cibo diverso. Non ci vorrebbe poi molto a sfamare gli haitiani in tutto il paese. 11

Basterebbe paracadutare tonnellate e tonnellate di cibo da centinaia di aerei B52. Lo si fa con le bombe, non vedo perch non lo si possa fare con il cibo, che dopotutto costa anche di meno ed pi politicamente corretto e gastricamente digeribile. Va be che con le bombe per si vincono i Nobel per la Pace, mentre col cibo non chiaro cosa ci si guadagni, ma se si vuole far finta di essere buoni, perch non farlo con un po pi di convinzione? Stabilito che degli haitiani in verit importa pochino a chiunque non sia di casa ad Haiti, riesaminiamo lopportunit di inviare sul luogo in missione i Ragazzi del Grande Fratello. Ad Haiti, i Ragazzi del Grande Fratello farebbero molte cose perfettamente inutili. Il pregio in ci sta proprio nella sublime perfezione di tale inutilit, emblematica della irreale societ televisiva italiana nella quale crediamo di vivere. Quando ci fu il terremoto in Abruzzo, furono parecchi i casi documentati di giornalisti che ostacolarono i soccorsi pur di documentarli (in realt, fingere di documentarli; vedi i video in calce allarticolo). Anche sforzandosi, peggio di cos i Ragazzi del Grande Fratello non possono logicamente fare. Essendo perfettamente inutili, le loro azioni saranno meno dannose di quelle dei giornalisti italiani suddetti. Gi questa mi sembra cosa buona e giusta. Ai limiti della nobilt. Se siamo inutili come siamo, vediamo di non essere pi dannosi del necessario. E celebriamo la nostra inutilit per quello che realmente . Senza raccontarci quella marea di balle che ci rendono una societ sempre pi psicopatica. Una volta sul luogo, vagando tra le macerie, i Ragazzi del Grande Fratello diranno anche molte, moltissime cazzate perfettamente inutili. E la loro specialit. Ottimo. Anche in questo caso, il valore sta nella perfezione, e nella limpida trasparenza di tale inutilit. Linutilit genuina ha un valore. E molto peggio quando stronzate completamente inutili ci tocca sorbircele da un servizio giornalistico televisivo che ha la pretesa (per non parlare del dovere) di informarci di qualcosa. Fate caso a qualsiasi telegiornale odierno: negli ultimi dieci minuti vengono ormai date solo notizie del cazzo, di livello cos basso che pi infimo non si pu. E questa a volte paradossalmente la parte migliore del telegiornale. Spesso infatti le grandi testate giornalistiche non si limitano nemmeno a darci informazioni inutili, bens ci ingannano contandoci vere e proprie balle (spero non si offendano gli aficionados della telenovela di Osama Bin Laden). Meglio allora ascoltare cosa hanno da dirci i Ragazzi del Grande Fratello in missione sul luogo del disastro umanitario. Se in tiv dobbiamo proprio assistere ad orge di lacrime perch fanno ascolto, molto meglio allora le fatue (e a volte divertenti, nella loro futilit) lacrime dei Ragazzi del Grande Fratello rispetto alla pornografica e criminale esposizione del tragico dolore dei parenti delle vittime che ormai lonnipresente piatto forte dei rispettati telegiornali necrofili. Ha ormai preso piede labitudine di estradare di tanto in tanto i reclusi nella Casa del Grande Fratello verso unaltra Casa del Grande Fratello di unaltra nazione. Una sorta di Erasmus del Reality. Uninsensatezza meravigliosa. Quello che si chiede di compiere un passo in pi. Capire che le tragedie, una volta azzannate ed ingerite dai media, si trasformano in reality shows. E da reality shows vanno quindi trattate. Fino in fondo. Per una ragione di coerenza nei confronti dellineluttabilit delle cose. Inviare i Ragazzi pi invidiati dItalia ad Haiti si pu. E poich si pu, intrinsecamente si deve. Non perch ci sia utile, ma poich questo pi sinceramente inutile delle altre cose che si fanno. Perch ci incarnerebbe lo spirito dei tempi in cui viviamo meglio di qualsiasi altro gesto. E non ci si pu esimere dal compiere un gesto cos paradigmatico! Un fatto del genere farebbe inevitabilmente tendenza. Ogni paese civilizzato del mondo si affretterebbe quindi a mandare un proprio contingente di Ragazzi del Grande Fratello ad Haiti, a vagare costernati nella desolazione del dramma. In tragedie future, i vari team nazionali di Ragazzi del Grande Fratello potranno regolarmente convergere sul luogo del fatto per ingaggiare una competizione futile dalle regole che variano ogni volta, in modo da meglio calzare alla tragedia di turno. Una sorta di Giochi senza Frontiere del Grande Fratello Transnazionale, trasmessi in mondovisione. In grado, nel mondo occidentale, di battere gli indici dascolto delle olimpiadi stesse. Questo il futuro inevitabile della nostra societ ammesso e non concesso che la nostra societ abbia un futuro. Quindi, perch attendere? Iniziamo a raccogliere firme! Inviamo questo pubblico appello a tutti quelli che conosciamo! Condividiamo questa battaglia inutile su Facebook! Hai almeno 5 amici con cui condividere subito questa inutilissima battaglia?[3] Se proprio non si ha il coraggio di mandare i Ragazzi del Grande Fratello in missione ad Haiti, per lo meno ospitiamo una famiglia di haitiani terremotati nella casa del Grande Fratello, facendoli convivere col salumiere, il casto, la checca, linnamorata, listerica, il pitbull ed il marchese a tre palle. E sottoponendo al televoto del pubblico lopportunit di fare loro trascorrere anche qualche giorno nel tugurio, che per loccasione gli scenografi addobberanno cos da ricreare unatmosfera post-terremoto, in onore di una tragedia da non dimenticare mai. 12

Una settimana sufficiente per dare un segno importante al mondo. Il segno che la Televisione ha marcato una nuova tappa nel proprio fatale divenire. Gli ascolti andrebbero alle stelle. Gli sponsor sarebbero entusiasti. Alfonso Signorini verrebbe candidato al Nobel per la Pace. Ed alla fine della settimana i terremotati potrebbero sempre tirare su dei bei soldini vagando nel ruolo di ospiti con nulla da dire nelle varie trasmissioni televisive e discoteche alla moda. Originariamente pubblicato su www.Roberto.info articolo pubblicato con licenza diritti Creative Commons, ovvero permessa la libera riproduzione di questo testo purch in forma inalterata e comprensiva di firma, immagini, link e note in esso contenuti e purch la pubblicazione non abbia carattere commerciale [1] Nel giugno del 1981 un bambino di sei anni, Alfredo Rampi, cadde in un pozzo artesiano a Vernicino, vicino a Roma. Il pozzo era largo 28 centimetri e profondo 80 metri. Intrappolato nel pozzo, il bambino piangeva e chiamava aiuto. I soccorsi provarono in tutti i modi a salvarlo ed il fatto si trasform in un evento mediatico senza precedenti. La RAI dedic alloperazione di salvataggio 18 ore di diretta televisiva A RETI UNIFICATE. Il Presidente della Repubblica Pertini si rec sul luogo della disgrazia. Avrebbe tutto dovuto finire in bellezza. Cera lintento di mostrare il successo dello Stato nel salvare un bambino. Ma limpresa fall poich il poveretto non pot venire salvato e purtroppo mor. Lo spettacolo del glorioso salvataggio si trasform quindi in una tragica e dolorosa figura di merda. Nota bene: tutti gli anni sono parecchi i bambini che sfortunatamente cadono in qualche pozzo artesiano, e molti di essi ci lasciano la pelle. Il caso del piccolo Alfredino divenne tuttavia una tragedia nazionale di cui si parla ancor oggi solo per il fatto di essere entrato (e rimasto per 18 ore) in tutti i salotti, dove in realt centrava come i cavoli a merenda. [2] E luniverso anche pi grande della Terra, e di parecchio. Ci sono cento miliardi di stelle nella nostra galassia, e poi ci sono altri cento miliardi di galassie, ognuna con i suoi bravi cento miliardi di stelle o gi di l. Molte di queste stelle hanno i loro sistemi solari, e non fosse altro che per una ragione di statistica alquanto probabile che quindi luniverso brulichi di altre forme di vita, una parte delle quali anche intelligenti. Nei miliardi di anni, chiss quante di esse si sono estinte tragicamente, chiss quanto orrore si consumato nel cosmo, al quale noi siano abbiettamente insensibili Con il progresso della civilt, per sgravarsi la coscienza da questi drammi alieni troppo a lungo trascurati, sar presto possibile mandare una nuova serie di SMS Premium, oppure aderire allo scudo morale che garantisce la remissione di ogni peccato di insensibilit detenuto allestero extraterrestre (ovvero nei confronti di tragedie extraterresti di qualsivoglia natura) a chiunque acquisti tutte le settimane una schedina di totocalcio e superenalotto. [3] Se non hai almeno 5 amici con cui condividere questa inutile battaglia, puoi anche suicidarti. Il signor Remo Buonaventura decise di condividere con 5 amici uninutile battaglia su Facebook. Sei mesi dopo gli arriv per posta un assegno di un milione. La signora Belina Parodi si rifiut invece di condividere con 5 amici uninutile battaglia su Facebook. Sei mesi dopo le venne il colpo della strega mentre faceva zapping, le si ruppe il telecomando mentre per sbaglio cera Porta a Porta e fu quindi costretta a guardarsi Bruno Vespa tutta la sera, e poi anche il giorno dopo. Ecco un giornalista del TG1 mostrare tutta la propria esiziale utilit durante le operazioni di soccorso per il terremoto in Abruzzo. Un pompiere giustamente lo manda a quel paese, ma lui non sembra avere il buon gusto di andarci. Il Telegiornale poi si scusa, ma senza molta convinzione. In questa deplorevole serie di telegiornali pornografici (pornografia senza sesso, la peggiore che c) possiamo nuovamente ammirare una serie di molestie di raro pregio, ad opera di autentici campioni di imbecillit. Giornaliste che con grande tatto si intrufolano nelle auto dove trascorrono le loro vacanze notturne i senzatetto terremotati, nessuno dei quali purtroppo ha nel dormiveglia la lucidit di mandare gli intrusi a fare in culo. Giornalisti che fanno la ramanzina al pompiere che non riesce a sincronizzare il lavoro dei soccorsi con la pubblicit. Sublime poi la domanda rivolta alla vecchietta appena salvata dai pompieri, da parte di un giornalista che sfoggia unintelligenza del calibro dei pi blasonati cartomanti qui siamo a livello del genio del Mago Gabriel. La tragedia di Vermicino reloaded. Fu il primo reality show della televisione italiana. Non and come da copione, a dimostrazione del fatto che un buon reality show non si improvvisa. Single e bamboccioni: in crisi la relazione tra uomini e donne - di Claudio Ris - 22/01/2010 Fonte: Claudio Ris [scheda fonte] In qualche citt italiana, cominciando da Milano, il numero delle persone che vivono da sole, i cosiddetti single, ha ormai superato quello di chi vive in coppia, o in famiglia. In Italia, oltre un quarto delle famiglie costituita da una sola persona. Sarebbe per affrettato spiegarlo solo con la crisi della famiglia.

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Questo fenomeno, che forse si avvia a riprodurre in Italia lo scenario di citt come New York, Chicago, Boston, rappresenta tendenze assai diverse tra loro. Nellaumento dei single compaiono varie tipologie. Dagli immigrati regolari, che inizialmente si registrano per solito come singoli, alle donne, che vivono pi a lungo e si ritrovano spesso sole dopo lunghe convivenze familiari, ad altri e diversi fenomeni. Il nucleo pi forte della singleness per sicuramente costituito dalle aumentate difficolt nella relazione tra uomo e donna. a questa fatica di stare insieme che si deve il crescente numero di coppie che si lasciano: ormai circa una su due nelle zone pi ricche del Paese, sempre pi spesso per iniziativa della donna. Ed ancora questa difficolt a far s che molti giovani (soprattutto donne), decidono di metter su casa da soli, magari dopo aver tentato una convivenza o un matrimonio non riusciti. A tutti costoro va poi aggiunto il vero e proprio esercito di giovani che rimangono in famiglia per opportunit economiche o di servizio (le cure della mamma, per esempio). Sono i cosiddetti bamboccioni di cui parlano le cronache. Meno responsabili, per solito, dei veri e propri single, essi uniscono spesso alla condizione di sostanziale solitudine una forte dipendenza verso la famiglia, in particolare verso la figura materna. Sono i classici pazienti degli psicoanalisti, noti al grande pubblico dalle caricature spietate che ne fa Woody Allen in molti suoi film. Deplorati dai ministri dellEconomia, per i quali rappresentano un peso morto, i bamboccioni sono per assai popolari, in Italia, presso alcuni giudici, che spesso condannano i padri a mantenere a vita questi figli, anche se non lavorano n si laureano. Come ha fatto di recente il Tribunale di Bergamo che ha ingiunto a un artigiano trentino di 60 anni di pagare gli alimenti alla figlia di 32 anni, fuoricorso da 8 alla facolt di Filosofia, avuta dalla prima moglie dalla quale aveva divorziato. Il pap, che ora provvede a una nuova famiglia, lha mantenuta fino a 29 anni, e poi ha smesso perch non si decideva a laurearsi (forse sperando di spingerla a farlo). Anche questa figlia, per sentenza del Tribunale a carico del padre, fino a quando non accetter di mantenersi da sola, fa parte del variopinto esercito single. Una massa sempre pi importante nel paese, e, come abbiamo visto dai volti assai diversi. Con per qualche tratto comune. Uno, assente in qualche raro caso (come quello delle vedove, o degli immigrati in attesa di congiungersi alla famiglia in arrivo), un livello pi o meno alto di conflitto, o almeno di diffidenza, tra uomini e donne. Questo tratto presente anche nel caso della figlia trentaduenne che fa condannare il padre: vicende simili sono spesso, anche, una tardiva vendetta a favore della madre. Osservando bene si vede come la condizione di single si sviluppi nelle smagliature (prima ancora che della famiglia) del rapporto tra uomini e donne, che stentano a intendersi, ad amarsi, a fidarsi luno dellaltro. Oggi Adamo ed Eva si allontanano dal giardino dellEden ognuno per conto proprio, non sapendo bene che farsene luno dellaltro. Con molte paure, a stento mascherate da unaffettivit senza entusiasmi e senza gioia. Anticonformismo? S, ma fino in fondo - di Franco Cardini - 22/01/2010 - Fonte: il secolo d'italia Giustamente stato recensito e ampiamente commentato l'ultimo libro di Pierluigi Battista, I conformisti. L'estinzione degli intellettuali d'Italia (Rizzoli, pp. 212, 18,00). Un libro che va all'attacco del conformismo e di quel bipolarismo muscolare e virtuale che, secondo il giornalista del Corriere della Sera, sta avvelenando da oltre tre lustri il dibattito pubblico nel nostro paese. In Italia - vi si legge - sono quindici anni che il dibattito culturale abbagliato questa finzione classificatoria. vero purtroppo che il conformismo si scisso in due conformismi, uno di destra e uno di sinistra. Fatto sta, per, che su questa linea occorre essere conseguenti e andare fino in fondo. Evitando quindi qualsiasi conformismo di ritorno che demonizza personaggi e filoni irregolari e non allineati con pretesto di non essere omologati al paradigma cosiddetto "liberale". Tanto per dire, qualche giorno fa, un amico mi aveva avvertito che Pierluigi Battista mi aveva dedicato una citazione poco benevola alla pagina 151 del suo libro. E io gli risposi che di me tutto si pu dire meno che io sia un conformista e sfido chiunque a provare il contrario. Al ricevere la notizia, avevo comunque equivocato: e che mi si desse del conformista mi offendeva in qualche modo, oltre a sorprendermi. Invece, letto il libro, mi sono ricreduto: certo, la citazione non benevola e l'accusa non gi di conformismo, bens addirittura di una certa forma di "negazionismo": e per giunta mi si mette insieme a Gore Vidal e a Noam Chomski, accusandoci di aver espresso qualche dubbio sulla ricostruzione ufficiale dei fatti dell'11 settembre 2001. In realt, troppa grazia. D'altronde, lo ammetto, ritengo che la ricostruzione ufficiale e mass-mediatica faccia un po' acqua: ho giustificato il mio parere in vari libri e articoli e non mi risulta che Battista abbia mai provato a replicare alle argomentazioni n mie n di altri se non condannandole tout court come "assurde" e contrarie a dati "inoppugnabili" ch'egli in realt non si mai sognato di discutere nello specifico. Cos, senz'altro comodo: ma non granch corretto. Oltretutto lo stesso Battista si era distinto anche lui, ai tempi della guerra in Kosovo, con posizioni non conformiste e lontane dalla vulgata 14

sulla guerra cosiddetta "umanitaria". A questo punto, e prima di procedere, sento doverosa una precisazione. Io ho la memoria di una mosca per quel che riguarda gli attacchi, ma di un elefante in termini di gratitudine. Da qualche tempo Battista mi dedica citazioni critiche, respingendo poi sempre i miei inviti al confronto diretto delle opinioni. Forse dovrei volergliene, o compiacermi, ritenendo che lo faccia per una paura di misurarsi mascherata da disprezzo. Viceversa, quel che per lui provo anzitutto la gratitudine per il Premio Capalbio che appunto nel fatidico 2001 egli e Paolo Mieli mi fecero assegnare. successo, infatti. Grazie ancora, comunque. Ci sia detto per sottolineare che contro Battista non ho proprio nulla. Al contrario, pur polemizzando civilmente con lui, ho continuato a lungo a rivolgermi a lui dandogli del "tu" e definendolo "amico". Quel che invece a me dispiace solo che sfugga al confronto. Una volta, alcuni anni fa, mi accus di essere quanto meno complice di un gruppo musulmano che aveva pubblicato un'edizione del Corano secondo il suo avviso colpevole di accenti razzisti. E per discutere su tale argomento, mi sentii in dovere di replicare organizzando addirittura un incontro di specialisti a Firenze, sotto l'egida nientemeno che della presidenza del Consiglio Regionale Toscano. E al convegno erano stati invitati personaggi del suo stesso avviso, come Magdi Allam e Carlo Panella. Nessuno di loro si present. E purtroppo le loro argomentazioni continuarono a consistere in prese di posizione prive purtroppo di articolazione. Ecco: proprio in tema di anticonformismo quel che mi d fastidio l'obiettivo malcostume dell'approfittare di un balcone massmediaticamente privilegiato per lanciar sassi e poi nascondere la mano. E allora torno a rivolgere a Battista un invito necedssario. Discutiamola, quella pagina 151 del suo libro. Nella sede che vuole, quando vuole, con gli interlocutori che preferisce oltre me. Produca le prove e le argomentazioni, com'egli dice, che stanno alla base delle sue convinzioni. Io risponder sulla base di quanto risultato da qualche ricerca mia e di alcuni amici, con molta umilt. Oltretutto mi dica, dottor Battista, lei ch' un fiero e convinto liberale: non questa la democrazia? Crediamo o no nel comune valore dell'anticonformismo? Franco Cardini L'altra faccia della Cina - di Romolo Gobbi - 22/01/2010 - Fonte: romolo gobbi [scheda fonte] Coloro che vorrebbero imporre la democrazia ovunque, tranne che in Arabia Saudita o negli Emirati Arabi o nella Citt del Vaticano, proclamano che anche i cinesi hanno diritto ai "diritti civili". Cos, Google "ha annunciato che non si prester pi a censurare il proprio motore di ricerca. Un gesto di disobbedienza alle leggi locali, deciso dopo una raffica di cyberattacchi che hanno preso di mira le caselle di posta elettronica su Google legate ad attivisti cinesi per i diritti umani". La polemica sarebbe morta li, se non fosse subentrato il Segretario di Stato USA, Hillay Clinton, che ha espresso "profonda preoccupazione" per la denuncia dei cyberattacchi e ha annunciato che Washington "chieder spiegazioni al governo cinese". A sostegno della Clinton intervenuto anche il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, che ha ricordato che il presidente Barak Obama " convinto sostenitore della libert su internet". Anche altri colossi del web, come Yahoo, che "da tempo nel mirino delle organizzazioni per i diritti civili per essersi sottomesso alle richieste di censura, ha ridimensionato la propria presenza nel paese". Hanno fatto altrettanto EBay e Amazon, "mentre Apple deve fare i conti con i danni d'immagine legati alla decisione di bloccare sugli Iphone cinesi l'accesso alle informazioni sul Dalai Lama o sui ribelli uiguri". Google ha poco da perdere sul mercato cinese, del quale controlla il 33%, mentre il motore di ricerca filogovernativo Baidu detiene il 63% dei 300 milioni di utenti cinesi. Per accentuare la polemica con Pechino, Google "ha annunciato il rinvio a tempo indeterminato del lancio sul mercato cinese di due telefonini sviluppati con il sistema operativo Android". Il governo cinese ha risposto alle minacce di Google, dichiarando che "La Cina incoraggia lo sviluppo di internet, ma le societ straniere, che operano nel nostro paese devono rispettare le leggi cinesi, i costumi e le tradizioni cinesi e devono assumersi le responsabilit delle loro azioni. E Google non fa certo eccezione". A parte il fatto che ai fondamentalisti della democrazia va bene che il governo cinese reprima gli uiguri islamici, alcuni di loro sono stati catturati in Afghanistan, la vera battaglia contro la Cina non riguarda tanto la censura delle informazioni, di cui tra l'altro sono maestri, ma la concorrenza dei prodotti cinesi sul mercato internazionale. I paesi occidentali vorrebbero che anche sul mercato cinese si scatenasse il meccanismo virtuoso del consumismo, che, facendo crescere i bisogni dei lavoratori cinesi, li spingerebbe a pretendere aumenti salariali, che automaticamente farebbero lievitare il prezzo delle merci cinesi. Ma "le famiglie cinesi risparmiano un quarto del loro reddito e negli ultimi dieci anni la quota del PIL destinato ai consumi persino diminuita". Infatti, la quota del PIL che riguarda i consumi interni cinesi solo del 35%, molto pi basso di quella degli altri paesi asiatici e la met di quella USA. Nel 1873 gli industriali inglesi pretendevano di ridurre i salari dei loro operai al livello di quelli cinesi, cos sul Times del 3 settembre 1873: "se la Cina diventa un grande paese industriale, non vedo come la 15

popolazione operaia europea possa sostenere la lotta senza scendere al livello dei suoi concorrenti". Marx commentava questo passo del Times, dicendo: "il fine auspicato dal capitale inglese non pi il salario continentale, ma il salario cinese". Nell'era della crisi globale, in Cina il pensiero del grande teorico delle "crisi cicliche del capitale" tornato d'attualit, infatti, il vicepresidente cinese, nonch capo della scuola di partito, Xi Jinping, 48 ore dopo la visita di Obama, indicava la necessit di "spingere attivamente la formazione del partito di governo sul modello di studio marxista". Alla dichiarazione ufficiale di Xi Jinping di richiamo al marxismo fanno eco i titoli dei giornali degli ultimi mesi e corrispondono al sentimento popolare. L'edizione cinese di "Tempi globali", il quotidiano pi venduto in Cina, riportava nei titoli di testa una sondaggio della BBC, "Secondo cui in 21 Paesi, la maggior parte della popolazione non ha pi fiducia nel capitalismo". La popolazione cinese, oltre ad essere influenzata dal regime politico che la governa da pi di 60 anni, ha introiettato anche la religione confuciana da pi di 2000 anni. Il grande filosofo Confucio, vissuto 500 anni prima di Cristo, teorizza il principio etico della "armonizzazione dell'uomo con l'ordine generale del mondo in tutti gli aspetti della vita, dall'osservanza dei riti religiosi statali e familiari, alle regole del comportamento sociale". La scarsa propensione ai consumi dei cinesi stata fatta risalire proprio ai "valori confuciani". Mentre l'ente di stato "Cina Film Group" ha imposto il ritiro dal mercato cinese del film Avatar, troppo intriso di valori occidentali, stata annunciata l'uscita del film "Confucius", una biografia del grande pensatore, che "non dovrebbe avere difficolt a diventare il film pi visto del 2010". DITTATURA DEL PROLETARIATO - DI VALERO EVANGELISTI - carmillaonline.com Questo raccontino apparso sul numero speciale de Il manifesto del 17 dicembre 2009, intitolato "Comunista a chi?". Lo dedico a Manolo Morlacchi (nella foto) e Costantino Virgili, ennesimi "brigatisti nelle intenzioni" (cio "non hanno fatto un cazzo ma avrebbero potuto..."), finiti in galera a scopo preventivo. Il primo, poi, per ragioni "di stirpe ] (V.E.) Socializzeremo tutto, eccetto i barbieri disse Paolo Ferrero, esausto, posando lAK 47 su un tavolo del Viminale. E una frase bellissima. Lenin? chiese Oliviero Diliberto, mentre cercava di togliere la polvere dalla divisa grigioverde. Alle sue spalle Marco Rizzo, suo eterno contestatore, stava posando con precauzione il bazooka. Ma che stronzata. Lenin non si mai occupato di barbieri. Sar un altro teorico. Infatti sorrise Ferrero. Si tratta di Mario Tanassi, segretario del Partito Socialdemocratico prima di Mani Pulite. Perch i barbieri no? chiese Diliberto. Tanassi rettific durante una Tribuna Politica. Anche i barbieri erano da socializzare. Il dialogo si svolgeva mentre nelle strade si combatteva ancora. Le milizie del CPO Gramigna avevano ormai preso Montecitorio. Quelle del Crash di Bologna occupavano tutta larea da Ponte Milvio a Piazza del Popolo. Il Vittoria di Milano presidiava la Stazione Termini. Il colpo di Stato era fallito, si combatteva in ogni citt italiana. A tutti era chiaro che a Roma si svolgeva la battaglia decisiva, specie dopo la fuga del papa ad Avignone. Dai cortili giungeva il fragore delle fucilazioni. Questo deve essere Gasparri, oppure La Russa osserv Ferrero, trasognato. No, DAlema disse secco Ferrando, che entrava in quel momento. Come ultimo desiderio ha chiesto di avere lestremo rapporto carnale con Berlusconi. Non stato possibile accontentarlo. Si curvarono tutti sulla carta geografica, come se potesse fornire chiss quali risposte. Ferrero guard da sopra gli occhiali, che gli erano scesi sulla punta del naso, come sempre. La forma del suo naso era adatta allo scopo. Adesso si tratta di realizzare il comunismo. Qualche idea? Ferrando parl con sicurezza. A ciascuno secondo i suoi bisogni, da ciascuno secondo le sue possibilit. E facile. Facile? Ferrero rialz gli occhiali. Era la prima volta in vita sua che lo faceva. Barbieri a parte, chi potrebbe gestire enormi complessi industriali? Le ferrovie? Le telecomunicazioni? Gli impianti siderurgici? Forse dovremmo sentire Toni Negri propose Sergio Bologna dal fondo della sala. Lui aveva in merito idee ben precise. Ferrero annu. Ottima proposta. Portatemi qua Negri. O magari Casarini. 16

Ferrando assunse unespressione desolata. Fucilati tutti e due. Pochi minuti fa. Ma perch? Il Comitato di Salute Pubblica li ha definiti deviazionisti. Sostenevano lassimilazione degli ex ceti medi al proletariato. Senza dare nellocchio, Sergio Bologna infil la porta. Ferrero sospir e scart la mappa. Basta. Dobbiamo fare il comunismo. Siamo nella fare transitoria definita dittatura del proletariato. Non c che lo Stato che possa gestire strutture produttive di grande ampiezza. E il socialismo. A ciascuno secondo il suo lavoro, da ciascuno secondo le sue capacit. Guard Ferrando. Dico bene? In teoria s rispose il leader trotzkista per sarebbe capitalismo di Stato. Nulla a che vedere con il comunismo. Daccordo, per a chi faremmo gestire i grandi impianti? Si pu pensare a soviet di lavoratori che eleggano i loro manager. Per un periodo transitorio. Certo, transitorio. Si fece avanti Marco Rizzo. Se permettete. Andrebbe individuato un capitalista che guidi mezzi di informazione, attivit finanziarie, banche e sistemi di comunicazione, gruppi assicurativi. Il soviet voterebbe per lui come primo manager, a larga maggioranza. Lo fecero anche in Russia, durante la NEP. Ferrero scosse il capo. Non esiste un tipo cos. S che esiste disse Ferrando. Silvio Berlusconi. Non lo hai gi fucilato? No. E l in cortile che aspetta il plotone desecuzione. Portalo qui subito! Poco dopo Berlusconi faceva il suo ingresso, scortato da due guardie dellOfficina 99 di Napoli. Diliberto gli lanci unocchiata carica di disprezzo. Lex presidente del Consiglio appariva invecchiato e affaticato, tuttavia non mancava di vivacit. Eccolo qua, il fascista. Mai stato fascista, non credete alle calunnie dei giornali. Berlusconi frug sotto la giacca tutta spiegazzata. Posso anzi mostrarvi la tessera del partito bielorusso Comunisti per la Democrazia, firmata dal compagno Lukashenko in persona. Non ci basta replic Diliberto, a muso duro. Non siate ingrati. Quando tutti sostenevano che i comunisti non esistevano pi, ero lunico a dire che ceravate ancora. Losservazione colp positivamente tutti i presenti. Ferrero fin con lannuire. C un fondo di verit. Ma non sufficiente a salvarle la vita. Berlusconi non si lasci smontare. Cosa diceva il compagno Lenin? Che il comunismo sono i soviet pi lelettrificazione. Voi mettete i soviet, io lelettrificazione. Credetemi, sar un presidente proletario. Ferrando, che sembrava il pi perplesso, parve convincersi. Si accarezz la barba che non pettinava da trentanni. Be, si pu provare mormor. S, sono daccordo disse Rizzo. Ferrero guard Diliberto, che gli fece un cenno di consenso. E sia. Chiam un miliziano del CPO Gramigna. Metti questuomo in libert. Fallo scendere in cortile. Subito. Il miliziano accompagn Berlusconi alla finestra e lo gett di sotto. Si udirono un urlo e un tonfo. Ma che ti prende? urlarono tutti. Il miliziano tolse la pistola dalla fondina e la brand. Compagni, la dittatura del proletariato finita. Inizia la fase successiva. Quella dellestinzione dello Stato.

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LA VOCE GROSSA DELL' UE CONTRO LA GRECIA NASCONDE IL DESTINO SEGNATO DELL' EURO FONTE: MOVISOL. ORG Il modo in cui l'Unione Europea sta gestendo la crisi finanziaria greca ricorda la dinamica di un'automobile che finisce sul ghiaccio. Una volta iniziato a slittare, qualsiasi cosa faccia il guidatore, col volante, l'acceleratore o il freno, accelerer o aggraver l'unico esito possibile del testacoda: uno schianto. E cos l'UE, minacciando la Grecia di multe, negando gli aiuti finanziari ed esigendo un'austerit feroce, peggiora la crisi e incoraggia l'esito che teme maggiormente: un'insolvenza sovrana che porter allo sfascio del sistema dell'Euro. Quando Fitch ha declassato il debito greco a BBB+, segnalando la possibilit di un'insolvenza sovrana, gli investitori internazionali hanno iniziato a vendere titoli greci, scatenando le scommesse al ribasso degli hedge funds. Poi, il presidente della BCE Jean-Claude Trichet ha fatto la voce grossa, dichiarando che la Grecia non deve attendersi alcun trattamento speciale, cos provocando un'altra caduta dei titoli greci. Il tutto si risolve in un aumento dei costi di rifinanziamento, aumentando la difficolt di ridurre il deficit. Mentre Trichet chiede tagli brutali della spesa sociale e la Commissione UE accusa il governo greco di ostacolare una verifica dei conti pubblici, un team del governo tedesco alacremente alla ricerca di una scappatoia giuridica che permetta un salvataggio della Grecia. Come ha dichiarato Marco Annunziata di Unicredit, l'UE sta giocando al rialzo, esercitando enormi pressioni sulla Grecia per operare i tagli al bilancio, mentre allo stesso tempo sta preparando un salvataggio in caso di emergenza. Il Presidente del Movimento Solidariet tedesco (BSo), Helga Zepp LaRouche, ha descritto il dilemma dell'UE il 16 gennaio: "Se l'UE non concede aiuti alla Grecia, questa potrebbe dichiarare insolvenza e uscire dall'UME". Reintroducendo una moneta nazionale, la Grecia guadagnerebbe spazio di manovra, perlomeno a breve termine. Ma un'uscita della Grecia dall'Eurozona avrebbe conseguenze devastanti per l'Euro, aumentando drammaticamente i costi di finanziamento degli altri paesi ad alto debito, come la Spagna, il Portogallo, l'Irlanda e l'Italia. Prima o poi altri seguirebbero la Grecia, segnando la fine della moneta unica. D'altro canto, "se l'UE o il governo tedesco trovano un modo per dare aiuti finanziari alla Grecia, ci segner un precedente e gli altri paesi ad alto debito chiederanno lo stesso trattamento. Non dato sapere quanto il contribuente tedesco sia disposto a sopportare". Il pericolo di uno sgretolamento dell'Euro ha spinto la Banca Centrale Europea a commissionare uno studio sulle conseguenze legali della decisione di un membro singolo dell'UE di uscire dall'Euro. Questo studio, visionato dal Telegraph, un esempio magistrale di come funzioni il sistema giuridico neofeudale dell'UE. Esso sostiene che se uno stato abbandona l'Euro sar automaticamente espulso dall'UE. "L'autore", scrive il Telegraph del 18 gennaio, "fa una serie di affermazioni contorte, gesuitiche e maligne, come fanno spesso i legali dell'UE". Mezzo secolo di unione sempre pi stretta avrebbe creato un "nuovo ordine giuridico" che trascende un "concetto di sovranit largamente obsoleto" e impone una "limitazione permanente" sui diritti degli stati. L'autore sostiene che l'uscita dall'eurozona comporta l'espulsione dall'Unione Europea. Tutti i membri dell'UE devono far parte dell'Unione Monetaria, tranne la Gran Bretagna e la Danimarca che hanno ottenuto i cosiddetti "opt-out". Sono argomenti ovviamente mirati all'opinione pubblica greca, per convincerla ad accettare sacrifici incredibili per restare nell'UE, dove la Grecia ricevitore netto. Per la loro efficacia dubbia, specialmente alla luce del fatto che i sacrifici richiesti peggioreranno le cose. "Se la Grecia e altri paesi ad alto debito", scrive Helga Zepp LaRouche, "sono costretti a fare i tagli e allo stesso tempo a onorare i debiti, ci accelerer il loro declino. Dal punto di vista della Tripla Curva di Lyndon LaRouche, ci condurrebbe ad un'ulteriore, drammatica caduta dei valori che hanno a che fare con la produzione fisica, con l'occupazione e le capacit industriali e agricole. Allo stesso tempo, la curva che descrive la crescita dei titoli monetari si impennerebbe ulteriormente verso l'alto, accelerando un'esplosione di iperinflazione come nella Germania del 1923". Helga Zepp LaRouche ricorda che ella fu tra coloro che fin dall'inizio si opposero all'abbandono della sovranit monetaria e al ricatto imposto sulla Germania per la riunificazione nel 1989. Tra le conseguenze di quell'accordo, non solo la Germania stata costretta a finanziare "obliquamente" tutti gli altri membri dell'UE, tramite la moneta unica, ma anche ad adottare l'ideologia verde anti-scientifica imposta dall'Unione Europea. "Se l'attuale politica UE non viene sostituita con una politica industriale ragionevole, orientata alla scienza", ad esempio abbandonando la fobia anti-nucleare, le nazioni atlantiche "saranno popolate da cavernicoli", mentre le nazioni del Pacifico, che oggi applicano "quelli che una volta erano i valori delle nazioni industriali europee", si svilupperanno e plasmeranno il XXI secolo. La presidentessa del BSo chiede di "tornare all'Europa pre-Maastricht, o meglio ancora, all'Europa delle Patrie, delle repubbliche sovrane", e di "reintrodurre un sistema di cambi stabili, che comunque necessario". "Solo se l'attuale sistema in bancarotta irreversibile verr sostituito da un sistema di credito e 18

se verr ricostruita l'economia fisica, le nazioni europee avranno la possibilit di riprendere il destino nelle proprie mani. Si ascoltino, ora, le soluzioni offerte da coloro che hanno avuto ragione con i loro avvertimenti".

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