Sei sulla pagina 1di 3

Cinema Trevi Cineteca Nazionale venerd 17 maggio 2013 ingresso libero

Lisola che non CIE


Lodissea dei migranti tra il Mediterraneo e i Centri di Identificazione ed Espulsione Quali politiche sociali sarebbe opportuno intraprendere per reagire con giustizia e umanit alle stragi dei migranti e al dramma di migliaia di persone alla ricerca di un futuro migliore? Come raccontare attraverso le immagini le mille e una declinazioni possibili della migrazione: lo spaesamento, lesilio, la voglia di ricominciare; lodissea della richiesta di asilo e la solitudine in attesa di una nuova patria; o il vissuto lacerante e traumatico nelluniverso concentrazionario dei centri di detenzione? Con sempre pi acceso interesse e viva partecipazione la societ civile, insieme ai cineasti e ai mediattivisti, sta ponendo queste domande, cercando anche di articolare alcune possibili risposte. Il cinema documentario in prima linea in questa battaglia di idee e di immagini contro gli stereotipi dominanti e contro il silenzio ancora troppo diffuso. I documentari che presentiamo questa sera e lincontro con alcuni cineasti, studiosi, operatori e giornalisti, vogliono essere un piccolo doveroso passo per contribuire insieme a rompere il muro dellindifferenza. Per la prima volta, una troupe cinematografica entrata in un CIE e ci documenta lorrore perfettamente organizzato per annientare la dignit e lunicit delle persone. Stavolta non possiamo mentire a noi stessi dicendo che non sapevamo Levento, a cura di Maria Coletti, organizzato dalla Cineteca Nazionale in collaborazione con Archivio delle Memorie Migranti e ZaLab. ore 17.00 Come un uomo sulla terra di Andrea Segre, Dagmawi Yimer, con la collaborazione di Riccardo Biadene (2008, 60, doc, copia Zalab)
Dag studiava Giurisprudenza ad Addis Abeba, in Etiopia. A causa della forte repressione politica nel suo paese ha deciso di emigrare. Nellinverno 2005 ha attraversato via terra il deserto tra Sudan e Libia. In Libia, per, si imbattuto in una serie di disavventure legate non solo alle violenze dei contrabbandieri che gestiscono il viaggio verso il Mediterraneo, ma anche e soprattutto alle sopraffazioni e alle violenze subite dalla polizia libica, responsabile di indiscriminati arresti e disumane deportazioni. Sopravvissuto alla trappola Libica, Dag riuscito ad arrivare via mare in Italia, a Roma, dove ha iniziato a frequentare la scuola di italiano Asinitas Onlus punto di incontro di molti immigrati africani coordinato da Marco Carsetti e da altri operatori e volontari. Qui ha imparato non solo litaliano ma anche il linguaggio del videodocumentario. Cos ha deciso di raccogliere le memorie di suoi coetanei sul terribile viaggio attraverso la Libia, e di provare a rompere lincomprensibile silenzio su quanto sta succedendo nel paese del Colonnello Gheddafi.

a seguire Soltanto il mare di Dagmawi Yimer, Giulio Cederna, Fabrizio Barraco (2011, 49, doc, copia Archivio delle Memorie Migranti)
Girato a Lampedusa nel corso del 2010, periodo nel quale lisola aveva smesso di fare notizia, e completato allinizio del 2011, quando i nuovi sbarchi lhanno riportata su

tutti i media, il film propone lo sguardo incrociato di due realt che a Lampedusa raramente dialogano tra loro: quella di un migrante, in questo caso Dagmawi Yimer, sbarcato da clandestino sulle coste dellisola nel 2006 e che a Lampedusa deve la sua stessa vita, e quella degli abitanti di Lampedusa. Se al migrante fresco di sbarco lisola era apparsa come lavanguardia del benessere con i suoi alberghi, le sue barche, i suoi turisti alla sua videocamera si svela ora piena di problemi; laveva immaginata come frontiera del progresso, la ritrova isolata dal mondo, con lo sguardo nostalgico rivolto al passato e una patina fresca di vernice gi incrostata di salsedine.

ore 19.00 In nome del popolo italiano di Gabriele Del Grande e Stefano Liberti (2012, 7, doc, copia Zalab)
Padri di famiglia, lavoratrici, ragazzi e ragazze nati in Italia. Al centro di identificazione e espulsione (CIE) di Roma ne arrivano ogni giorno. Non hanno commesso alcun reato, eppure rischiano di passare 18 mesi dietro le sbarre in attesa di essere espulsi. La loro detenzione convalidata da un giudice di pace. In nome del popolo italiano. Basta un permesso di soggiorno scaduto. Lo dice la legge e questo basta a tranquillizzare lopinione pubblica e a rimuovere il problema. Noi per abbiamo deciso di andare a vedere. Ne nata una Scheggia di Za, un viaggio per immagini e storie nel CIE di Roma. Perch siamo convinti che mostrare quei luoghi e ascoltare quelle voci significa rompere una definizione. E ribadire che nessun essere umano illegale. Nemmeno quando lo dice una legge. A seguire:

To Whom It May Concern di Zakaria Mohamed Ali (2012, 20, doc, copia Archivio delle Memorie Migranti)
Zakaria, giovane giornalista somalo, sbarcato a Lampedusa come richiedente asilo. Fino ad oggi ha potuto ricordare lisola come luogo di esclusione pi che di arrivo. Dopo quattro anni ci torna da uomo libero, rievocando la sua permanenza nel CIE e andando alla ricerca delle memorie perdute.

A seguire: Incontro Lodissea dei migranti tra il Mediterraneo e i CIE Interventi di Gabriella Guido, Zakaria Mohamed Ali, Flore Murard-Yovanovitch, Andrea Segre, Lula Teclehaimanot, Sandro Triulzi. Introduce Emiliano Morreale. Modera Maria Coletti. ore 21.00 Vol spcial di Fernand Melgar (2011, 104, doc, copia Zalab)
Per la prima volta in Europa, una troupe cinematografica pu entrare in un centro di detenzione per irregolari. Dopo La Forteresse - Pardo doro al Festival Internazionale del Film di Locarno - che trattava delle condizioni di accoglienza dei richiedenti asilo in Svizzera, Fernand Melgar posa il suo sguardo sullaltra estremit della catena, ossia sulla fine del percorso migratorio. Il cineasta si immerso nel corso di nove mesi nel centro di detenzione amministrativa di Frambois, a Ginevra, uno dei 28 centri di espulsione per Sans papiers in Svizzera. A Frambois si trovano alla rinfusa sia richiedenti asilo la cui domanda stata rifiutata, sia clandestini. Alcuni tra questi si sono stabiliti in Svizzera da molti anni, hanno costituito una famiglia, lavorano, versano i contributi alle assicurazioni sociali e mandano i loro figli a scuola. Questo

fino al giorno in cui i servizi cantonali di immigrazione decidono arbitrariamente di chiuderli in carcere, dove possono restare fino a 24 mesi prima di lasciare la Svizzera. Annientati dalla legge e dal suo implacabile ingranaggio amministrativo, coloro che si rifiutano di partire volontariamente vengono legati e ammanettati, costretti a indossare elmetti e pannolini, e infine imbarcati di forza su un aereo, con conseguenze a volte fatali. In questa situazione estrema, la disperazione ha un nome: vol spcial.

Cinema Trevi Cineteca Nazionale Vicolo del Puttarello, 25 Tel. 06 67812068