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I ceti subalterni a Roma Pregiudizio: il povero tale quasi per scelta, gode del suo stato di povero, non

n si impegna per uscirne fuori. una colpa, gode della sua condizione inerte di inattivit. I poveri sono mantenuti nella loro condizione da ceri sistemi. I poveri hanno devozione nei confronti di pane e circo, la plebe aveva rinunciato al suo potere politico, accontentandosi di quello che gli viene dato. Non tutti i poveri ricevevano per queste offerte. Immagine della povert: gli autori Romani sono tutti ricchi. Aristotele: schiavi sottomessi a padroni. Cicerone: il lavoro salariato non degno di un uomo libero. Seneca: non bisogna farsi piegare e sottomettere dalla povert. Anche se esaltano il mondo agreste, i Romani ricchi odiano i poveri. Forte linea di demarcazione tra se e i poveri. I poveri erano sempre sospettati perch la gente pensava che i poveri facessero tutto per ottenere qualcosa in cambio I poveri sono poveri per una questione di natura e che non vogliono essere fuori dalla loro condizione. Ma Giovenale parla pi propriamente di lavoro manuale. Difficolt concettuale nel definire la povert: quando qualcuno viene considerato povero? Non sappiamo il numero di poveri a Roma ne nelle zone rurali. Gli schiavi erano poveri -> non sono considerati e non erano necessariamente loro i pi poveri. A Roma si identificava la plebe con i liberti, visti come la massa. Tra i liberti bisogna cercare i poveri? non tutti i liberti erano poveri -> i liberti erano una classe dinamica (erano piccoli artigiani e mercanti). Gli stranieri erano poveri? No, c una stratificazione. Comunit ebraiche e egizie erano a Roma per sviluppare le loro attivit, grandi patrimoni nelle loro terre. Tra gli stranieri consideriamo anche gli schiavi? C solo un fatto sicuro: secondo uno stereotipo, gli stranieri erano la causa dei problemi sociali. I poveri non sono i ricchi -> i ricchi appartenevano al ceto equestre e senatorio. Anche il reddito serve per classificare poveri e ricchi. I poveri erano molti di pi dei ricchi. Un lavoratore non qualificato guadagnava 3 sesterzi al giorno. Seneca possedeva 300M di sesterzi. Legionario:centurione:tribuno nel senato = 1:66:400. Il lessico della povert ci aiuta a capire come erano classificati i poveri: inopes (privi di mezzi) egentes (bisognosi) - pauperes (termine pi generico) humiles abiecti (reietti). Plebs-vulgus-turba(folla in movimento potenzialmente pericolosa)-multitudo. Per Giovenale i poveri sono quelli che non appartengono ai ceti superiori (20k di sesterzi lanno per essere equites). Anche tra i poveri cera unaltra distinzione (stereotipo) buoni (si facevano comprare dalla politica del panem et circenses) cattivi (non si facevano comprare). Una legge distingueva tra HONESTIORES (ricchi) e HUMILIORES per impedire lemancipazione degli schiavi. Il povero ridicolo. Si irrigidiscono gli status symbol. Vogliamo porre un freno a questa mobilit sociale: quando la clientela entra in crisi. Clientes: artigiani, liberi e liberti, che si presentavano per la SALUTATIO e in cambio ricevevano una SPORTULA -> lavoravano come fac totum. Entra in crisi perch il numero di clientes aumenta in et imperiale -> padroni possono manipolarli e metterli in ridicolo anche se erano liberi. Nessuno scrittore ha dato voce a questa massa. Non abbiamo autori che la rappresentino seriamente.

Favola, satira, epigramma Danno voce a chi non ne ha, maggioranza della popolazione, i poveri non avevano capacit tecnica per lasciare testimonianza. Spiraglio sulle condizioni delle masse. Gli autori: dequalificati, marginalizzati, non appartengono alla fascia superiore? Quanto la realt deformata? Nella commedia abbiamo un carnevale, deformazione comica. Questi nuovi generi deformano meno, esprimono malcontento, denuncia senza proposta, non ci sono prospettive. Proposte qualunquiste. Favola: antico Egitto, testo narrativo breve, intento moralistico, i personaggi protagonisti sono animali parlanti, cronotopo generico. Personaggi che non sono caratterizzati psicologicamente, ma personificazioni di vizi e virt umani, quasi allegorie. Favole, racconti, noti grazie alla mediazione di Esopo, considerato linventor, ha fissato i caratteri della favola. 400 favole, in prosa. A Roma questa tradizione ripresa da Fedro, et imperiale. 5 libri di favole in senari giambici. Struttura preceduta o conclusa da unesplicita considerazione di carattere moralistico, promitio o epimitio. Sono omogenee grazie al contenuto. Il tema la rassegnazione nei confronti delle angherie dei pi potenti. La societ umana divisa in potenti e deboli. Fedro era uno schiavo, vive tra il 20aC e 50dC. Uomo di una certa cultura, vive una forma di ingiustizia, nellarbitrio di un potente (Seiano, perfetto del pretorio di Tiberio). P479: rappresentazione fantastica della realt, morale espressa in maniera semplicissima P480: un asino da consigli di saggezza al suo padrone. Senso di rassegnazione e di sfiducia che si accentua anche quando il potere viene accentrato nelle mani di ununica persona (si pu permettere cose deprecabili). Comportamenti radicali. Non c possibilit di cambiare, ma non cera neanche con la repubblica. Abbiamo accettato il cambiamento per la pace, ora ne paghiamo il prezzo. Cesare non ce la fa, augusto s: chi si ricordava la repubblica era morto, tutti agognavano pace. Attraverso il mondo animale le favole devono far sorridere e fornire indicazioni di carattere etico al lettore. Fedro dice che la favola stata inventata da servi che non osavano esprimersi liberamente. Temi: servilismo, prepotenza/servilismo. Assenza di prospettiva di riscatto, non c convinzione di poter migliorare la societ. Non rappresentazione realistica ma stereotipata. Classi subalterne non sono precisamente analizzate, solo divisione umili/potenti. Satira: connotazione/finalit moralistica. Caratteristica della satira in genere. Cose, personaggi e situazioni che non possono essere trattate nei generi alti -:: Persio, Giovenale. Autori molto diversi. Persio: giovane, che muore giovane. Giovane intellettuale di formazione stoica, sorta di asceta, uomo di costumi mitissimi, frugale, casto. Sulla difesa di questi principi si fondano le sue satire. Satira intransigente, denuncia senza possibilit di replica, senza se e senza ma, denuncia della societ nel suo complesso, sradica il male come un chirurgo. Termini molto crudi. Stile espressionistico. Testi agli antipodi rispetto alle satire oraziane. Questo cercava la callida iunctura, espressione bonaria, Persio cerca la iunctura acris, sorta di cortocircuito, societ che ha perso la bussola, ogni tipo di guida. Persio aggredisce il lettore, non ne cerca la complicit. Per Orazio era molto importante il rapporto di amicizia pura con gli scrittori del circolo. Persio non ha questo destinatario, la condanna dei vizi investe la corte imperiale. Persio si sente isolato, e questo un limite: mancanza di interlocutore. Se si rifiuta il dialogo solo rinuncia sterile. Voce che grida nel deserto.

P485: la classe intellettuale non ha la forza per cambiare la situazione. Esempio di sterile frammentismo visionario. Denuncia che non va oltre se stessa. Giovenale (55-60; 127-140) Conosce sia Domiziano che Adriano. Critica che prescinde le diverse fasi storiche. Italici filo-repubblicani, anacronismo. Si richiama alla moralit del ceto medio italico (agricola, parsimonia, frugalitas). Nostalgia, xenofobia. La satira, dato che guarda indietro, spesso conservatrice -:: laus temporis actis o dimensione utopica. Se la prende con asiatici, ebrei, con il cambiamento. Critica la nobilitas e la sua decadenza. Si indigna contro la corruzione dei valori di questo mondo. Non fatalista come Fedro, ma la sua denuncia non contempla un progetto di riforma della societ. Pi lucido di Persio, smantella un topos: la povert non sempre apprezzabile, atteggiamento ipocrita dellintelligentia romana. Tema della ricchezza rovesciato. Degenerazione della clientela, anche il cliens viene degradato socialmente. Riproporre di riformare la clientela un anacronismo, aveva senso nella Roma repubblicana. Ora il cliente ha una concorrenza troppo forte con questi nuovi intrusi. Si natura negat, facit indignatio versum, qualecumque. Se la natura me lo nega, lindignazione che lo fa scrivere, in qualche modo. Satira che nasce dalla pancia, topos. Sublime satirico. Spazia dal registro basso ad alto. Attinge ad un repertorio lessicale molto vasto. Accentuati i toni retorici (formazione da retore). La musa pedestre della satira spesso innalzata. Ricorso alle sententiae: panem et circenses, mens sana in corpore sano. Banalit e retorica. Temi: polemica contro ipocrisia e omosessualit, contrapposizione citt/ campagna, xenofobia, misoginia. Tutti temi vecchi. Rabbia, denuncia, indignazione, senza il fatalismo della favola. I primi 9 libri sono pi vibranti, pi indignati. Cambio di atteggiamento forse perch allindignazione subentra la rassegnazione, forse cambio di principato. Torna su posizioni pi composte, oraziane, con uno stile democriteo. Passa dallinvettiva allironia. Due modi diversi di esprimersi, rientrano nellapparato del genere. P492-495: critica lucida, passo breve. Manca sempre rappresentazione realistica, la satira un genere moralistico. Facile disprezzare la ricchezza. Giovenale, dal punto di vista del prestigio sociale, era sicuramente in una condizione migliore. Liberti che erano in ascesa rompevano le scatole -:: Petronio. Marziale: coevo di Giovenale, nasce nel 40, spagnolo, va a Roma. Diventa cliens di patroni pi o meno illustri. Vive discretamente, i padroni gli garantiscono protezione, disposto anche alladulazione pi bieca. Tito e Domiziano vengono lodati. Domiziano era uno de pi crudeli domini, essere suo protetto non era un punto di merito. Alla morte di Domiziano, Marziale se ne torna in Spagna. Nerva e poi Traiano non amano la poesia e inoltre Marziale si era compromesso. Plinio il giovane gli paga il viaggio di ritorno, non perch fosse senza soldi, ma per ripagarlo di alcuni testi su commissione. Marziale faceva lo scrittore di professione, non faceva altro. Sei comunque protetto da un mecenate. Marziale si era costruito un gruzzolo. Epigrammi: molto apprezzati, fissa i caratteri del genere. Nasce come iscrizione nella forma di epigrafe funebre. Brevitas e varietas, caratteristiche apprezzate in et ellenistica, labor limae. Riprende da Catullo, parodizzandolo. 1^ parte: si delinea il tema, clausola nella quale, soprattutto in quelli comici, si introduce una battuta che spiazza il lettore (aprosdoketon, fulmen in clausola). Ci sono epigrammi comici, funebri, volgari. Sono tutti accomunati dal labor limae. Affronta temi legati al quotidiano. Impronta realistica ai testi. Hominem pagina nostra sapit, la mia poesia ha il sapore di uomo. Anche temi molto espliciti (amore omosessuale non allusivo). Ai detrattori che lo accusano di lascivia, risponde di ispirarsi alla vita, lui puro e

casto. La satira ha un intento moralistico, Marziale no. Il giudizio per implicito, c una deformazione comica della realt. Tanti tipi umani, non ci consente per di consocere il vulgus. A marziale interessa la battuta, fa i nomi di conoscenti. Deformazione comica, scherzo, esagerazione, non rappresentazione vita quotidiana. Ci sono piccoli squarci. Sono tanti testi letterari, poeta colto, spesso sono aemulatio. P508: Tema principale: difficile condizione del cliente: nei componimenti seri c pi elaborazione formale. Rappresentazione abbastanza realista, conosce bene questa condizione: i romani devono umiliarsi per 3 soldi. Il patrono tirchio e se ne approfitta. Tutto stemperato nella battuta. P520: 6 giorni al suo 6 compleanno, un gioco di parole, il testo rivisitazione epigramma greco. Filtro doppio. Marziale magari descrive un fatto realmente accaduto, ma c sempre il filtro. La clientela era un modo di rispondere ad un vuoto di potere. Dove lo stato non arriva arrivava la clientela. Forme di tutela sociale affidate al privato, perch manca uno stato. Obblighi per garanzie. Le mafie hanno struttura simile.