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Treccani, il portale del sapere

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Varisco
Enciclopedia Italiana - stampa VARISCO, Bernardino. - Filosofo. Nato a Chiari (Brescia), il 20 aprile 1850, ivi morto il 21 ottobre 1933. La famiglia, "molto religiosa e aliena da ogni setta, era italianamente patriottica". Laureatosi in ingegneria, insegn prima matematica in istituti tecnici, poi filosofia nell'universit di Roma dal 1905 al 1925. Di filosofia si era "dilettato" fin da giovanissimo, come di matematica continu a "dilettarsi" ( parola da lui adoperata), anche quando interesse principale della sua vita divenne la soluzione filosofica del "massimo problema", di fronte al quale la sua fede religiosa l'aveva portato. Con l'esemplare sua vita, spesa in intensa continua opera di apprendimento scientifico umanistico filosofico e di fecondo insegnamento orale e scritto, fu, per la rigorosa autocritica, nobile esempio di probit intellettuale. Ebbe due pubblici riconoscimenti del suo valore di studioso e di uomo: il premio reale dei Lincei per la filosofia nel 1900, la nomina a senatore, per aver illustrata la patria, nel 1928. Il V. s'impose come pensatore con Scienza e Opinioni (1901), volume che gli valse il premio reale, la notoriet, la cattedra romana. E si rivel, si dice, positivista, in quanto traeva dal fatto, naturalisticamente inteso, la legge che lo regola. In verit il volume fu forse la prima autocritica del positivismo italiano: dimostr l'astrattezza della spiegazione positivistica della realt. Il V. infatti in esso sostiene che entro l'uomo, che sa ci che gli consta come scienza e la cui verit quindi inoppugnabile, al di l della pur esauriente spiegazione scientifica della sua essenza di uomo, rimane l'uomo che opina, e opinando crede, e che, in questo suo opinare, non n spiegato dalla scienza, perch l'opinione non ridotta a incontrastabile verit, n soppresso, perch l'opinione rimane, come opinione che si eleva a fede, ineliminabile. L'uomo, quindi, che, come la rimanente realt, spiegato dalla scienza positiva, della quale il V. d, nel detto volume, una specie di enciclopedia filosofica, un uomo astratto; non l'uomo vivo concreto. Questo ha in s qualcosa che la scienza deve dichiararsi impotente a giustificare o sopprimere, e che pur investe il principio stesso di ogni legge scientifica, perch riguarda il principio stesso di ogni realt di fatto, Dio. Cos il puro fatto viene ad essere scosso nella sua validit di principio della realt e del suo sapere. Questo il primo valore dell'affermarsi del pensiero del V.: un richiamarsi alla realt concreta dell'uomo come tale, oltre la realt astratta che sola di lui pu darci la scienza.

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E questo riassume il motivo fondamentale di tutto il pensiero del V. motivo che, in questa prima fase del suo pensiero (alcuni scritti che precedono Scienza e Opinioni, ci dnno ragione del successivo pronto sviluppo idealistico del pensiero varischiano, pur senza costituirne forse una fase organica), affida dunque la giustificazione dell'insopprimibile religiosit umana e di Dio al sentimento, irriducibile a ragione, anzi in contrasto con questa. Ora per, quando il V. faceva quell'autocritica del positivismo, ancora non si era affermato il neohegelismo: non c'era ancora stata in Italia l'aperta e piena ribellione idealistica contro il positivismo. Tale ribellione idealistica d al pensiero del V. coscienza esplicita dell'astrattezza positivistica. Cos l'autocritica positivistica del V. ritrova la sua giustificazione. La ragione stessa pu render conto di quello che il sentimento richiede. Giacch in verit non consta il fatto, ma la conoscenza del fatto; e quindi il concreto accadere la conoscenza dell'accadere, e perci richiede il concetto che la legge non caduca (estemporanea) dell'accadere (temporaneo). Il fatto, quindi, di l dalla conoscenza non principio di realt e tanto meno di conoscenza: principio l'idea immanente alla conoscenza stessa: idea, che lo stesso Essere, che condiziona l'esistenza. Il qualcosa, che la scienza positiva non poteva n espugnare n rinnegare, si rivela e si giustifica nella filosofia idealistica, che pi comprensiva e pi concreta di ogni scienza particolare, giacch "a rigore, la scienza, di cui tanti parlano con enfasi, non esiste". Il V. fuori del positivismo, per il quale esiste la scienza, a cui si riduce la filosofia. Siamo ai Massimi Problemi (1910): l'uomo astratto della filosofia come scienza positiva tolto di mezzo, per l'uomo concreto che ha in s quell'opinabile, divenuto gnoseologicamente vero, razionalmente costante. La ragione non soltanto quella della scienza positiva di natura: il sentimento (dottrina varischiana del valore) e la sua richiesta (principio spirituale della realt) sono traducibili e da tradurre in termin di ragione: il Dio del sentimento ci risulta nella ragione almeno come assoluto Pensiero che assoluto Essere. Il V. cos fuori del positivismo, ma non per questo senz'altro in quell'idealismo neohegeliano che ha dichiarata la ribellione e mossa la lotta e che ha dato al V. la consapevolezza della sua critica al positivismo. In esso il V. sente un astrattismo, per quanto di diversa natura, pure non meno grave di quello positivistico (Conosci te stesso, 1912). E questa denunzia di astrattismo nell'idealismo postkantiano in genere il V. fa fin dai suoi primi passi verso la fase idealistica (1907), quando si domanda che cosa significasse mai in una filosofia dell'immanenza una coscienza universale, che non si capisce qual soggetto mai possa essere. Il concreto invece che io soggetto particolare, pensando tra soggetti particolari, attuo con la mia realt di persona pensante il concetto di essere come legge. Di qui l'impostazione del problema dei soggetti nella stessa speculazione idealistica, su terreno critico. Quindi lo speciale carattere dell'idealismo varischiano che si oppone all'astrattezza del fatto da una parte e a quella

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dell'autoconcetto dall'altra. La stessa esigenza idealistica, appunto perch esclude un oggetto eterogeneo a s stante, appunto perch elimina il dualismo soggetto-oggetto, richiede il rapporto soggetto-soggetto, cio la pluralit dei soggetti, ammessi come "unit primitive di coscienza" "che ci sono state sempre", "centri di spontaneit", la cui "ragion d'essere si riduce alla impossibilit che l'Essere non ci sia", e che perci hanno tutte come loro costitutivo l'Essere. Il quale esiste nelle sue determinazioni, cio nei detti centri di spontaneit, la cui individualit costituita dal sentimento. "Il soggetto non sarebbe spontaneo, se il suo essere cos o cos, e il suo variare cos o cos, non fossero, dal soggetto medesimo, vissuti come un bene o come un male. La spontaneit inseparabile dal sentimento". Se per ci fermiamo a questa esigenza per la quale "il mondo fenomenico un insieme di soggetti pi o meno sviluppati"... implicante, col suo accadere, "dei fattori alogici che sono le spontaneit dei soggetti singoli e un fattore logico... su cui si fonda la necessit del pensiero, e che l'Unit suprema dell'universo", noi, secondo il V., non superando il panteismo, non rendiamo ancora razionalmente conto dell'esigenza religiosa. Il Dio Persona che adoriamo, superando con tale Personalit quell'assoluta unit, resta ancora affidato soltanto al sentimento. Una piena giustificazione razionale di questo invece il V. d poi, quando da queste concrete persone nella loro realt metafisica e manifesta, sale a Dio come Soggetto assoluto, proprio attraverso quell'essere ideale unificatore di queste singole persone pensanti. Con questo soggetto assoluto come Persona (Unit e molteplicit, 1920; Linee di filosofia critica, 1925; Sommario di filosofia, 1927) resa possibile la rivelazione e, con questa, la religione, in cui si salda esplicito il nesso dei soggetti particolari con Quello universale ed assoluto, senza che i primi debbano nulla rinnegare della loro personale autonomia. Che una vera e propria spiritualit, col suo carattere di libert, si attui nell'uomo, che la tesi del Dio personale non importi nella spiritualit umana nessuna rinunzia ai caratteri della spiritualit stessa, il V. dimostra con quella che egli dice trascendenza relativa di Dio, per la quale Dio, continuando da una parte a costituire la sopra notata necessit logica del pensiero umano, dall'altra non resta circoscritto in essa. Quanto ci dimostrato proprio dall'esigenza idealistica, la quale richiede che le cose siano pensieri: l'imprescindibilit della subcoscienza nell'uomo esige che tali cose siano pensieri espliciti in una Coscienza assoluta che non quella umana. Il V. cos ritiene di aver ottenuta la piena giustificazione razionale di quel sentimento religioso, che egli gi salvaguardava, pur contro la ragione, anche nella prima fase del suo pensiero. E che questa sia l'unica possibile apologia della religione cristiana, egli cerc dimostrare in numerosi articoli e stud composti negli ultimi anni di sua vita, nei quali veniva anche componendo il volume, che vuol essere la presentazione piena e totale della sua dottrina, Dall'uomo a Dio, di cui si attende prossima la pubblicazione.

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In conformit a questa dottrina metafisica il V. pose il problema pedagogico e quello politico (La scuola per la vita, 1922, 1927; Discorsi politici, 1926). Bibl.: P. Carabellese, L'Essere e il problema religioso (a proposito del Conosci te stesso, di B. V.), Bari 1914; E. De Negri, La metafisica di B. V., Firenze 1929; C. Librini, La filosofia di B. V., parte 1, Catania 1936, e molti saggi sulle varie riviste filosofiche italiane contemporanee, tra i quali notevoli quelli di G. Alliney.

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