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IL PENSIERO “A UNA DIMENSIONE” NEL SETTORE DELLA CREATIVITÀ

Come rappresentato con estrema chiarezza da Herbert Marcuse una delle più sofisticate capacità del sistema capitalistico è quella di essere mutevole e dinamico.

Non è questa la sede per enumerare le ingiustizie e le contraddizioni che derivano inevitavilmente dalla natu-

ra di tale sistema sociale; basti dire, però, che sono tante

e tali, da poter considerare deficiente chiunque tenti di

negarle. Stesso discorso vale per coloro che non ricono- scono gli ampi miglioramenti riscontrabili valutando la qualità della vita, quantomeno, di una parte dell’uma- nità.

Detto questo, per tornare al tema centrale del discorso,

è utile specificare quali significati io voglia trasmette-

re usando i termini mutevole e dinamico. Un sistema sociale mutevole è un’organizzazione di termini e pro- cedure capace di cambiare forma senza perdere la so- stanza della sua identità, senza smettere di possedere quelle caratteristiche che lo rendono quel sistema e non un altro e soprattutto senza portare miglioramenti qua- litativi alla vita degli individui che lo costituiscono. Un

sistema di questo genere se dinamico non assume mai una forma statica in tutte le sue parti ma muta costan- temente parzialmente o totalmente in modo sincrono o asincrono, armonico o disarmonico. Per questo è molto complesso gestirne e descriverne completamente la for- ma contingente e sicuramente impossibile prevederne gli sviluppi.

Secondo il “Principio di Onestà” che chiedo di negare pubblicamente a chiunque, note le ingiustizie sociali, di cui ho scritto nel secondo paragrafo, sorge la necessi- tà di sostituire tali fenomeni negativi con altri positivi, giusti e piacevoli, a disposizione di tutti gli individui; ciò non avviene poichè il sistema capitalistico muta continuamente, in modo che definirei intelligente, cioè volto a garantire il suo sostentamentento. Le mutazio- ni consistono in qualcosa che è contemporaneamente

affascinante e terrificante, consistono nella capacità del

sistema di fagocitare e di reindirizzare nel proprio senso

di marcia le idee di qualsiasi individuo o gruppo di indi-

vidui, che tenti di agire all’esterno e in direzione oppo- sta a quella del sovrastistema organizzativo dominante.

Il sistema muta la sua forma, la sua immagine, il suo

linguaggio, tutto ciò che è superficiale e quindi a lui in- noquo ma non la sostanza profonda che lo caratterizza.

Movimenti avversi ad esso vengono, con la diffusione

su larga scala, svuotati dei loro contenuti rivoluzionari e trasformati nell’ennesimo fenomeno di mercato volto

a mantenere la stretta suddivisione gerarchica e pira-

midale definita dal concetto di classe che in passato si strutturava secondo il “merito” sancito dal titolo nobi- liare e che oggi si stabilisce secondo un “merito” altret- tanto effimero, quello del successo commerciale.

Io cerco di definire un sistema in cui il merito sia misu-

rato sulla base del benessere creato per gli altri e non per

se stessi e nel quale il benessere generato sia lo stesso

per colui che lo genera e per coloro che lo ricevono. Mi

sento di credere in un atteggiamento di consapevolezza

dei propri limiti per superare lo stallo generatosi dopo

le due Guerre Mondiali. Sostengo infatti che una delle

principali cause del fallimento dei movimenti che han- no cercato di cambiare la situazione sociale, nel secon- do dopo Guerra, risieda nella mancanza di un disegno

generale, cioè della peculiarità delle ondate di pensiero post moderno di rinnegare la costruzione di una propo- sta ideologica complessiva nel timore del ritorno di moti

di coscienza annebiati dall’illusione di verità assolute.

Altrettanto annebbiati da questa paura il risultato è sta-

to quello di una guerra fra tricida, fra organizzazioni di

pensiero incapaci di allearsi per diventare un pensiero unico, migliore, capace di sostituire quello che tutt’ora ci condiziona e opprime, nell’attesa che uno nuovo, a sua volta più efficiente, lo sostituisca pacificamente.

Torino, 17 Marzo 2012. Testo di Andrea Cirino

Data questa sintetica visione generale del mio atteg- giamento il motivo per cui scrivo è che sto vedendo in questi anni che una delle ennesime proposte nate per offrire un miglioramente qualitativo alla vita delle per- sone, cioè l’idea del “Design Autoprodotto”, partorita dalla saggezza di Enzo Mari, sta venendo fagocitata e convertita al capitalismo.

Nel migliore dei casi ciò avviene a causa delle stesse per- sone che credono di fare del bene, chiuse nel loro set- tore, senza avere percezione del sovrasistema che li sta guidando al sacrificio dell’ennesima geniale idea di un grande uomo.

Questi sono i motivi per cui credo che sia essenziale non smettere mai di conoscere, di essere onesti e di non di- menticare che la consapevolezza passa per una visione alternata dell’insieme e delle sue parti in modo discreto e trasversale. Creare senza avere come presupposto una filosofia generale in continuo aggiornamento è la via del pensiero “a una dimensione”.

Il progetto ed il prodotto devono seguire le esigenze del cliente e non precederle o addirittura provocarle, infatti credo che oggi si confonda la ricerca di mercato con la ricerca di soluzioni volte a migliorare la vita delle perso- ne. Il progetto non deve piegare la sua forma ad un’ico- nografia che faciliti la sua vendita ma alla sua funzione.

Le ricerche della storia dell’Arte, dall’Antichità al Mo- dernismo, non devono essere rinnegate ma usate come insegnamenti per comunicare con linguaggi sempre più efficienti e le sperimentazioni del Post Modernismo de- vono rimanere come emancipazione da qualsiasi pro- pensione assolutista e atemporale.

Cercherò di disegnare verità consapevoli del fatto che la Verità è relativa, effimera, è solo una convenzione uti- le a decidere cosa fare e cosa evitare di fare in un certo contesto.