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Una nuova stagione per le scuole di formazione sociopolitica

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Gianfranco Matarazzo SJ
Direttore dellIstituto di Formazione Politica Pedro Arrupe Centro Studi Sociali di Palermo, <matarazzo.g@gesuiti.it>

Attualmente, sembra esserci un consenso significativo sullimportanza della formazione allimpegno sociale e politico. Un convegno celebrato di recente, promosso dalla Conferenza episcopale italiana, ci offre lopportunit di fare il punto della situazione sulle proposte di percorsi formativi in ambito ecclesiale. Come le scuole tendono a comporre il contesto in cui operano? Su quali aspetti concentrano la loro attenzione? Quali sono le proposte che ne conseguono?

o stato di crisi in cui versano la politica, leconomia e le istituzioni in genere sta facendo emergere in tutto il Paese una nuova consapevolezza dellimportanza della formazione allimpegno sociale e politico. Varie e molteplici sono le proposte formative in questo ambito, alcune pi strutturate per offrire un percorso regolare e organico, altre meno, con metodi, contenuti e finalit alquanto differenti fra loro. Fra queste iniziative si distinguono le scuole di formazione sociopolitica cattoliche, attive da circa trentanni in Italia, nate come agenzie chiamate a far crescere la coscienza della propria responsabilit di ogni credente nella vita sociale e la necessit dello sviluppo del senso civico (Crociata 2012, 5). Il 2-3 marzo 2012 si svolto a Roma il Convegno nazionale sulla formazione sociopolitica Educare alla cittadinanza responsabile, organizzato dallUfficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro e dal Servizio nazionale
Aggiornamenti Sociali giugno 2012 (515-521)

per il progetto culturale della Conferenza episcopale italiana (CEI). In questa occasione stato anche presentato il Primo Rapporto 2012 dellOsservatorio FISP (Formazione allimpegno sociopolitico; Fondazione Lanza, Osservatorio FISP 2012) 1. Lanalisi del contesto in cui si collocano oggi gli interventi delle diverse scuole di formazione sociopolitica cattoliche e la rilettura della loro esperienza fatta durante il Convegno hanno fatto emergere due fattori particolarmente qualificanti per lidentit di tali agenzie formative: i contenuti e il metodo. Intorno ad essi si raccolgono le sfide inerenti la loro missione.

1. La realt attuale delle scuole di formazione Le scuole nascono per sostenere quanti hanno coscienza di una predisposizione a servire la comunit, in particolare attraverso limpegno politico, perch prendano consapevolezza dellimportanza di un percorso ecclesiale condiviso per approfondire la propria inclinazione. Dopo un proliferare significativo alla fine degli anni 80, con punte di 200 scuole di formazione sociopolitica, si assiste, agli inizi degli anni 90, a una serie di chiusure e a una stabilizzazione su numeri pi ridotti: a met decennio ne risultavano circa 70; a partire dal 2000 si verifica un rilancio che sembra rispondere a un bisogno di orientamenti valoriali, di nuove chiavi di comprensione dei processi sociali ed economici e oggi il dato si stabilizzato intorno a un centinaio di realt. Il Rapporto 2012 raccoglie i dati di 165 diocesi italiane (su un totale di 226) relativi al 2011, descrivendo 106 strutture formative, di cui 81 espressioni diocesane. A parte una, sorta nel 1958, 2 negli anni 80 e 13 negli anni 90, la maggioranza di esse ha inizio nel primo decennio del 2000: 22 nel primo quinquennio e le restanti negli anni seguenti (cfr Fondazione Lanza, Osservatorio FISP 2012, 4; 8-49). Questa ciclicit di espansioni e contrazioni parte di una pi ampia complessit riguardante la diversificazione della proposta formativa. La Fondazione Lanza, pur rinviando a una comprensione e distinzione migliore del fenomeno, propone una classificazione in: scuole, quando gli appuntamenti formativi previsti dal percorso sono almeno 10; incontri, se sono inferiori a 10; ISSR, quando la proposta formativa risulta formalmente come attivit curriculare in
1 Dopo una prima fase portata avanti direttamente dallUfficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI, dal 1999 il monitoraggio dei dati sulla formazione allimpegno sociale e politico nelle diocesi italiane stato affidato alla Fondazione Lanza. Cfr <www.fondazionelanza.it/fisp/osservatorio.php>.

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un Istituto di scienze religiose (ISSR); singoli, quando ci si riferisce ad appuntamenti tendenzialmente annuali (uno o due incontri), che particolari categorie, come gli amministratori, gli imprenditori e specifiche rappresentanze cittadine, hanno con lautorit ecclesiastica locale. Secondo la classificazione proposta, risultano 50 scuole, di cui 41 espressione delle diocesi; 49 incontri, di cui 33 di carattere diocesano; 3 ISSR e 3 singoli 2. La distribuzione geografica vede 47 soggetti (di cui 37 diocesani) operanti nel Nord; 18 (di cui 10 diocesani) operanti nel Centro e 41 (di cui 36 diocesani) nel Mezzogiorno. Alla loro direzione si trovano nella maggioranza dei casi esponenti del clero, ma anche una religiosa e 47 laici, di cui 8 donne (cfr ivi, 5). Per quanto riguarda i destinatari, solo in quattro casi le iniziative proposte sono rivolte formalmente agli amministratori locali, mentre le altre si indirizzano a categorie che conservano una loro genericit inclusiva: giovani, adulti, uomini e donne impegnati in attivit politiche e sociali. Per la maggioranza delle scuole, quindi, la proposta aperta a tutti, anche se nel Rapporto mancano i dati sul numero di utenti dei percorsi di formazione attualmente offerti, sui criteri con cui si cerca di raggiungere i potenziali interessati e su come viene impostata la comunicazione in generale. Nel Rapporto questo quadro di insieme accompagnato da due specificazioni di processo. La prima definita in termini di mobilit: fermi restando i dati complessivi, si registra, da un lato, un alternarsi non marginale di aperture e di chiusure di enti formativi, e, dallaltro, inizi di attivit cui pu seguire continuit nel tempo, discontinuit, sospensione, rilancio, chiusura. La seconda specificazione riguarda in particolare le scuole diocesane: pur nate in tempi recenti, in luoghi diversi e con modalit eterogenee, esse tendono ad assumere una fisionomia sufficientemente stabilizzata e comune. Nel contesto ordinario della vita cristiana, le scuole aggiungono in maniera disinteressata strumenti di analisi scientifica e abilitano a una capacit di giudizio orientato dalla fede e da una tradi zione culturale di riferimento, per sapersi districare tra discer nimento e scelte operative (cfr Crociata 2012, 3). Infatti, il riferimento teorico attorno al quale si organizza la formazione proposta nelle scuole linsegnamento sociale della Chiesa, orientamento di fondo le cui conseguenze pratiche sono, tra laltro, lesclusione di proposte autoreferenziali o di quelle finalizzate alla preparazione immediata di un personale politico pronto a lanciarsi sul mercato del confronto istituzionale e della dialettica partitica
2 Nel prosieguo, salvo diversa indicazione, definiremo tutte le iniziative con il solo termine scuola, inteso in senso ampio.

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(Crociata 2012, 2), come pure di quei percorsi formativi veloci dove si punta tutto sulla forma, sullefficacia della comunicazione e sul successo elettorale (Magnoni 2012, 7) e si risolvono in una infarinatura di nozioni somministrate nellarco di un anno sociale. Quanto ai contenuti, pur nelleterogeneit richiamata, si notano alcune costanti, a partire dalla tipologia delle docenze attivate e delle tematiche formalmente trattate. Lofferta formativa, infatti, gravita intorno allinsegnamento sociale della Chiesa, generalmente arricchito di alcune coordinate nel campo della spiritualit: la dottrina sociale costituisce il punto di partenza della proposta e ne orienta il seguito. Pi in particolare, linsegnamento sociale della Chiesa viene messo a confronto con le analisi sociali, politiche e soprattutto economiche, con larea delle buone pratiche e con unattenzione particolare allecologia, nei termini di custodia del creato e nei due filoni rappresentati dagli stili di vita e dai beni comuni. Sempre secondo il Rapporto, non verrebbe riservata unattenzione altrettanto sistematica alla dimensione etica e antropologica (cfr Fondazione Lanza, Osservatorio FISP 2012, 5-49). Le scuole cattoliche di formazione sociopolitica risentono di due carenze strutturali: la distanza, ancora non colmata, tra la formazione offerta e la pratica dellazione politica e amministrativa; e la mancanza di operatori esperti, i quali, come maestri, a partire dallesperienza maturata sul campo possano accompagnare chi si forma nelle scuole nella successiva e delicata fase operativa rappresentata dalla pratica pubblica (cfr Crociata 2012, 4).

2. Le sfide: contenuti e metodo della formazione Per attuare la loro missione nello scenario fin qui delineato necessario che le scuole tengano presenti alcune indicazioni di principio emerse dallesperienza storica pi recente. In primo luogo, la politica non pu risolversi nella semplice meccanica applicazione di principi morali alla realt sociale: le scelte operative concrete ed efficaci devono scaturire da un ascolto e da uninterpretazione profonda della realt, ma non si possono trasformare in nessun modo in valore assoluto, perch nessun problema pu essere risolto in modo definitivo (Crociata 2012, 5). Inoltre, il fine della formazione sociopolitica non inseguire e attuare una vocazione maggioritaria; piuttosto si deve riconoscere, a partire da una tradizione dignitosa, che la proposta delle scuole muove da una posizione, il cui interesse formativo, a differenza delle scuole di partito, di business e delle scorciatoie offerte da corsi veloci, slegato da prospettive di successo pi o meno immediato, anche in chiave elettorale.
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Infatti, la necessit di un nuovo impegno in politica da parte di cattolici appositamente preparati e il ruolo delle scuole di formazione al riguardo non si risolvono in una delega in bian co a favore di nuovi politici cattolici: ogni credente chiamato a un senso di responsabilit non inferiore, anche se proporzionato al ruolo proprio di ogni cittadino (ivi). La polis nel suo insieme, e non una sua porzione trasformata in un fortino, il luogo dove vivere come credenti il proprio essere cittadini e il proprio impegno sociopolitico. Per attuare questi principi e finalit che caratterizzano lidentit specifica delle scuole cattoliche di formazione sociopolitica necessario scegliere in modo adeguato contenuti e metodo.

a) Il ruolo dei contenuti tra novit e limiti Come gi accennato, il punto di partenza per la costruzione di un percorso formativo la dottrina sociale della Chiesa, con la sua proposta di umanesimo integrale e solidale. Lesperienza delle scuole, poi, ha ampiamente dimostrato come litinerario si arricchisca facendo interagire tale dottrina con lanalisi sociale, politica ed economica. Di questa interazione ha beneficiato soprattutto il tema della leadership, e questo in una fase in cui ora lapatia, ora il cinismo verso questo modo di incarnare la presenza nella vita pubblica si accompagnano alla constatazione dellimplodere delle tante attualizzazioni che, proponendo semplificazioni e scorciatoie, sembravano segnarne il rilancio. Linsegnamento sociale della Chiesa di fronte a queste storture offre una nozione di leadership e di autorit come servizio, come stile non limitabile a un solo individuo, valorizzando loriginalit personale di cui ogni essere umano portatore (cfr Bongiovanni Fava 2007). Di conseguenza, sono risultate particolarmente valide le proposte capaci di far acquisire un approccio e uno spirito di quipe alla vita pubblica in generale e allimpegno sociopolitico in particolare (cfr Magnoni 2012, 3). Altri contenuti in cui la mediazione ecclesiale ha lasciato un segno sono quelli dellopzione preferenziale per i poveri (cfr ivi, 8) e per le periferie sociali; lattenzione alle zone trascurate dalla politica ufficiale; la predisposizione di una formazione che non si riduce a giocarsi solo rispetto al periodico appuntamento delle elezioni, ma che sappia lavorare anche per il giorno successivo a una tornata elettorale e sappia mettere in prospettiva quelle successive; lattenzione disinteressata ai neo-elettori per metterli in grado di esercitare in maniera consapevole il diritto/dovere di voto e pi ampiamente il proprio essere cittadini; la scelta di lavorare sin da ora per una societ multiculturale integrata.
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Un altro aspetto interessante per le scuole di formazione la riproposizione dellattualit dellinsegnamento del Concilio Vaticano II e dellimportanza per i credenti di prendere coscienza della propria speciale vocazione nella comunit politica (ivi, 1, con riferimento al n. 75 della costituzione pastorale Gaudium et spes del Concilio Vaticano II [1965]; cfr anche ivi, 2) per contribuire a costruire una societ pi giusta e pi solidale. Questa breve rassegna di temi alla portata delle scuole di formazione si fa carico dei contenuti propri di una ragionevole agenda politica aggiornata, e allo stesso tempo richiede di coniugarli con una metodologia opportuna, che esige un particolare approccio alle questioni evidenziate.

b) La questione del metodo I contenuti, infatti, sono importanti, ma non esclusivi e possono essere in buona parte reperiti e messi a disposizione da tante altre agenzie formative. Loriginalit della proposta sta piuttosto nel metodo. La metodologia entra in gioco nella stessa fase di progettazione dellofferta formativa sociopolitica, in cui necessario collaborare con gli altri attori sociali e ascoltarli, proprio perch ispirata alla dottrina sociale della Chiesa. Quindi, per essere capace di dialo gare con tutte le componenti sociali, necessario ricorrere a una metodologia che deve avere familiarit e dimestichezza con una pluralit di approcci. Il progetto deve lasciarsi impregnare di profezia e, cos, rivolgere un invito formativo anche ai non credenti, come gi fa la pastorale dellevangelizzazione che proprio ad essi si rivolge con il primo annuncio (Tiso 2008, 605): limpegno nel servizio sociopolitico espressione di una chiamata e di una predisposizione e non di un mandato ecclesiale (Crociata 2012, 3). Come possono esserci credenti distratti o non interessati allofferta formativa o interessati a un modo di incarnare la proposta in maniera non conforme alla dottrina sociale della Chiesa, cos possono esserci uomini e donne di buona volont interessati alla proposta di un umanesimo integrale e solidale e magari capaci di arricchirlo con un contributo personale. La combinazione di elementi propri e di elementi impropri di un percorso di formazione secondo la dottrina sociale della Chiesa porta a rilevare limportanza di un discernimento continuo da parte di quanti hanno la responsabilit di questi percorsi. Questattenzione permette di riconoscere il chiaroscuro che potrebbe delinearsi nella propria proposta e di interrogarsi sulla reale incidenza dello stesso progetto formativo, anche in termini di posizioni di servizio
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sociopolitico raggiunte da chi si formato allinterno di esso, per porvi rimedio e rilanciare lofferta. Le scuole di formazione possono permettersi e sono chiamate a questa vigilanza. Lideale di bene viene cos mediato per essere calato nellintera societ: questa composizione valorizza la capacit di cercare di raccogliere, orientare, convincere, motivare, accordare libere coscienze (Crociata 2012, 4) per la costruzione del bene comune e, ancor pi ampiamente, per una cultura del bene comune e della responsabilit sociale condivisa (cfr, ivi, 5). Tuttavia lelemento pi specifico del metodo senzaltro la cura personalis, laccompagnamento personalizzato in un percorso formativo (Costa 2011). Anchesso fortemente segnato dalla dimensione ecclesiale e quindi deve essere capace di rendere servizio in eguale misura e con altrettanta generosit a credenti e non credenti. Sono cos decisivi lo stile dellesposizione alla proposta formativa e ancor pi quello dellappropriazione personale dei contenuti in vista di una vocazione di servizio sociopolitico profondo e originale.

coMMissione ePiscoPale Per i ProbleMi sociali e il lavoro (1998), Le comunit cristiane educano al sociale e al politico, <www.chiesacattolica.it/ cci_new/documenti_cei/2012-04/23-1047/ Nota_comunita%27_cristiane_1998.pdf>. c onFerenza ePiscoPale iTaliana (CEI 2010), Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno. cosTa G. (2011), Rieducarci al desiderio, in Aggiornamenti Sociali, 1, 5-10. crociaTa M. (2012), Educare alla cittadinanza responsabile. Introduzione al convegno del-

Fondazione l anza, osservaTorio FisP-ForMazione alliMPeGno socio-PoliTico (2012), Primo Rapporto 2012, Roma, 2-3 marzo. MaGnoni W. (2012), Contenuti e metodo per unautentica formazione allimpegno sociopolitico, Roma, 2-3 marzo 2012, in <www.chiesacattolica.it/unpsl>. MaTarazzo G. (2010), Pedagogia ignaziana e percorsi formativi. Una proposta controcorrente, in Rassegna di Teologia, 51, 498-503. Tiso N. (2008), Le scuole diocesane di formazione politica, in La Societ, 4/5, 605.

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risorse
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bonGiovanni s. Fava F. (2007), Accedere alloriginalit personale. La formazione per le organizzazioni complesse, Pardes, Bologna.

le Scuole di formazione sociopolitica, Roma, 2-3 marzo 2012, in <www.chiesacattolica.it/ unpsl>.

scheda / giovani

Fede & politica 2012


al 19 al 26 agosto 2012 si terr a Venezia la quarta edizione del campo estivo di riflessione e studio Faith&Politcs. A call to public life, destinato a giovani di tutta Europa e organizzato da unquipe composta da gesuiti e laici provenienti dai centri studi sociali europei, tra cui anche alcuni membri della redazione di Aggiornamenti Sociali. Alle precedenti edizioni hanno partecipato ragazzi e ragazze provenienti da Francia, Germania, Inghilterra, Irlanda, Italia, Malta e Polonia. Scopo della settimana aiutare i partecipanti ad affrontare i diversi modi di comprendere e vivere larticolazione tra la fede e lazione politica e sociale e di fare il punto sul proprio impegno personale nella vita pubblica. Il seminario affianca una serie di input formativi sullazione a livello sociopolitico in una prospettiva di fede e in un contesto laico e secolarizzato, a momenti destinati al lavoro di gruppo volti a scoprire le esperienze dei differenti Paesi europei, a confrontarsi con giovani di orizzonti politici e culturali diversi che desiderano impegnarsi come cristiani al servizio della societ. La dimensione spirituale sar particolarmente curata, con spazi per la preghiera personale e istruzioni sui criteri di discernimento sociale e politico propri della tradizione ignaziana e dellinsegnamento sociale della Chiesa cattolica. La cornice artistica e architettonica di Venezia aiuter i partecipanti a scoprire come le dimensioni sociali, politiche e religiose hanno interagito nel corso della storia della citt, mentre la lettura biblica aiuter a comprendere come queste tre dimensioni possono articolarsi nella vita di ciascuno. Il seminario si svolger in lingua inglese, per cui richiesta almeno una conoscienza passiva di questa lingua. Ad accompagnare i giovani nel percorso di riflessione comune lungo litinerario proposto saranno alcuni esperti e testimoni della politica, delle istituzioni europee e del mondo delle Organizzazioni non governative, tra cui lex presidente della Commissione Europea e premier italiano Romano Prodi. Cos riportano le loro impressioni alcuni partecipanti alledizione precedente: Ho apprezzato particolarmente lo spazio di riflessione sulla dinamica tra fede e politica. Quando si comincia a pensare al proprio lavoro come vocazione, si comprende in profondit come si lavora e il motivo che spinge a farlo (Emmet, 25 anni, Irlanda); Mi ha colpito in particolare il legame tra la parte liturgica e quella politica del corso. unesperienza che mi consentir di scegliere con chiarezza la mia strada e il mio posto nella societ. (Isabelle, 21 anni, Germania).

Faith&Politics. A call to public life Destinatari: 50 giovani europei tra i 20 e i 35 anni Luogo: Residenza universitaria dei gesuiti, in Campo dei Gesuiti, Fondamenta Nuove, Venezia Per informazioni e iscrizioni: www.faithandpolitics.eu f&p@aggiornamentisociali.it

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