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UNIVERSITA DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II

FACOLTA DI SOCIOLOGIA
CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN POLITICHE SOCIALI E DEL TERRITORIO

PROVA FINALE IN METODI STATISTICI PER LA VALUTAZIONE DEI SERVIZI

LA VALUTAZIONE DEI PIANI TERRITORIALI DI POLITICHE GIOVANILI NELLA PROVINCIA DI NAPOLI


RELATORE: Ch.mo Prof. Giancarlo Ragozini CANDIDATA: Rita Cimmino Matr. M16/000108

ANNO ACCADEMICO 2010/2011

Alle volte uno si crede incompleto ed soltanto giovane.


Italo Calvino

Indice
Introduzione ......................................................................................................................................... 1 Capitolo 1: La condizione giovanile nella societ contemporanea ...................................... 4 1.1. I giovani come categoria sociale .................................................................................................. 4 1.2. Essere giovani nella societ dellincertezza .............................................................................. 15 1.3. Le tappe di transizione verso let adulta.................................................................................. 23 1.4. Le diseguaglianze nelle opportunit di emanciparsi dalla famiglia di origine... ................. 28 1.5. I valori, la fiducia nelle istituzioni e la partecipazione giovanile ........................................... 33 Capitolo 2: Le politiche giovanili ................................................................................................. 45 2.1. I giovani una priorit per lEuropa ............................................................................................ 45 2.1.1. Gli interventi in materia di giovent da parte dellUnione Europea tra gli anni Novanta e Duemila .................................................................................................................... 49 2.1.2. Il Libro Bianco: un nuovo impulso per la giovent europea .................................... 53 2.1.3. Il proseguimento degli obiettivi: la Carta europea della partecipazione dei giovani alla vita locale e regionale e il Patto europeo per la giovent ........................................ 57 2.2. I modelli nazionali di politiche giovanili ................................................................................... 62 2.3. Le politiche giovanili in Italia: una storia recente .................................................................... 69 2.3.1. Levoluzione delle politiche nel contesto nazionale ................................................... 70 2.3.2. Il Ministero per le Politiche Giovanili........................................................................... 78 2.3.3. Il ruolo delle Regioni e degli Enti locali........................................................................ 84 2.4. I giovani in Campania e le politiche per la giovent............................................................... 88 2.4.1. Il settore delle Politiche Giovanili e la legislazione regionale .................................... 91 2.4.2. I servizi presenti sul territorio ed i progetti attivati..................................................... 95

Capitolo 3: La valutazione dei Piani Territoriali di Politiche Giovanili nella Provincia di Napoli .................................................................................. ..99
3.1. Loggetto di valutazione: la programmazione dei Piani Territoriali di Politiche Giovanili .......................................................................................................................................... 99 3.1.1. La ripartizione territoriale per ambiti distrettuali ......................................................103 3.1.2. I requisiti richiesti ai Comuni per aderire ai Piani .....................................................107 3.1.3. Le linee dazione previste e le risorse finanziarie impiegate ....................................110 3.2. Il processo di valutazione..........................................................................................................114 3.2.1. Il disegno di ricerca valutativo......................................................................................116 3.2.2. Gli obiettivi della valutazione .......................................................................................117 3.2.3. Lapproccio, la metodologia e le tecniche impiegate ................................................119 3.2.4. Lo strumento di rilevazione dei dati............................................................................123 3.3. I risultati della programmazione ..............................................................................................127 3.3.1. Le dimensioni esplorate allinterno dellanalisi del contesto locale: le problematiche e i bisogni emergenti .....................................................................................128 3.3.2. Le priorit di programmazione e gli obiettivi strategici ...........................................137 3.3.3. Lanalisi del sistema locale dei servizi Informagiovani e del sistema di partecipazione giovanile: Forum, Consulte e Associazioni ................................................142 3.3.4. Le risorse finanziarie impiegate ....................................................................................149 3.3.5. La coerenza tra le sezioni che compongono i documenti .......................................155 3.3.6. Linnovativit degli interventi .......................................................................................162 3.3.7. Un caso di eccellenza: il PTG del distretto con Comune capofila Portici ............169 Conclusioni .......................................................................................................................................173 Appendice .........................................................................................................................................179 Riferimenti Bibliografici ...............................................................................................................185 Sitografia............................................................................................................................................191 Ringraziamenti ................................................................................................................................193

Introduzione

La complessit delle societ moderne rende arduo il compito di definire luniverso giovanile, poich questa fase della vita divenuta maggiormente instabile ed il passaggio verso la maturit non netto ed individuabile. In particolare nella societ italiana, il prolungamento del percorso formativo, la dilatazione dei tempi di accesso al mercato del lavoro e la scarsa propensione verso lautonomia abitativa, sono fenomeni che avrebbero il duplice effetto di posticipare lattraversamento delle tappe di transizione e di allungare il periodo di dipendenza economica dalla famiglia di origine. Le nuove generazioni, assumono ruoli e responsabilit tipiche della condizione adulta sempre pi tardi e le politiche giovanili devono rapportarsi ad ampie fasce di popolazione, che non rappresentano un gruppo omogeneo, ma un universo variegato con bisogni ed esigenze differenti. Questi aspetti rivelano quanto sia utile prestare attenzione alla fase giovanile, per riflettere su quali interventi realizzare per rispondere ai bisogni di questa fascia di et molto eterogenea. In letteratura non presente una definizione comune, univoca e condivisa di cosa si intende per politiche giovanili, dato che ogni paese possiede un proprio quadro politico nazionale e decide quali sono le finalit a cui devono corrispondere gli interventi rivolti ai giovani. Analizzare questo tipo di politiche, significa proiettarsi in un ambito particolarmente dinamico, ricco di fermenti e progettualit, innescate da forti cambiamenti avvenuti sia a livello internazionale che allinterno dei singoli paesi. Le politiche giovanili comprendono una serie di interventi trasversali che attengono a diversi ambiti (come ad esempio quelli che riguardano il lavoro, la formazione professionale, listruzione, la salute, ecc.) il che rende molto complessa una possibile definizione. Queste azioni sono accumunate dalla

valenza pubblica e dalla finalit generale di fornire ai giovani opportunit, mezzi, possibilit e percorsi per vivere in modo positivo la fase di transizione alla vita adulta (Campagnoli 2010, p.79). Analizzando le istituzioni preposte alla programmazione e alla realizzazione delle politiche giovanili nel nostro Paese, ci si trova di fronte a una realt spesso frammentata e contraddittoria. Basti pensare che a differenza degli altri contesti europei, non vi una legge quadro o unAgenzia nazionale per lo sviluppo delle politiche giovanili ed inoltre, ad esclusione degli Informagiovani, manca un sistema di coordinamento dei principali servizi per i giovani. In questo panorama spesso sono state trascurate le peculiarit territoriali e soprattutto ignorati i bisogni dei soggetti destinatari delle politiche. La Regione Campania negli ultimi anni ha avviato un percorso innovativo di programmazione che sulla base di alcuni principi e linee guida europee, ha portato alla realizzazione di interventi che mirano allo sviluppo del protagonismo e della cittadinanza attiva dei giovani. La recente programmazione dei Piani Territoriali di Politiche Giovanili, punta alla costruzione di un sistema integrato di interventi e servizi, stimolando le potenzialit e le risorse locali. Questi Piani introducono uninnovazione nel quadro delle politiche giovanili, in quanto per la prima volta vengono progettati interventi in maniera integrata, secondo una logica di partecipazione allargata, valorizzando lo sviluppo locale e superando il frazionamento comunale. I PTG hanno lo scopo di promuovere la costruzione da parte dei Comuni, associati in distretti scolastici, di piani organici che mettano a sistema tutti gli interventi di politiche giovanili presenti sul territorio, spesso in maniera scollegata ed episodica. Grazie a queste importanti sperimentazioni, le politiche giovanili si configurano sempre pi come politiche di sviluppo locale. Il presente lavoro parte da questi assunti. Nello specifico, esso si struttura in tre capitoli.

Nel primo capitolo, dopo una prima riflessione sul concetto di giovent, saranno analizzati gli aspetti connessi alla condizione giovanile nella societ contemporanea, con riferimento al superamento delle tappe di transizione che conducono i giovani verso let adulta. Particolare attenzione sar dedicata anche allo studio delle diseguaglianze relative alle opportunit per gli individui di emanciparsi dalla famiglia di origine, con il riferimento ad alcune variabili socio-demografiche, che spesso incidono sulla condizione giovanile. Inoltre attraverso gli studi sui giovani, lintento sar quello di avviare una riflessione pi organica circa le nuove generazioni, andando oltre quelle visioni che inquadrano tali soggetti come assenti dalla vita pubblica, sfiduciati nei confronti delle istituzioni e privi di valori. Il secondo capitolo, invece, offre una panoramica delle politiche giovanili presenti sul piano nazionale ed internazionale. Partendo dallo studio di alcuni importanti documenti europei, saranno presentati i principi che hanno guidato tali politiche a svilupparsi a livello nazionale e regionale. Nel terzo capitolo verranno analizzati i Piani Territoriali di Politiche Giovanili della Provincia di Napoli, attraverso una valutazione ex ante della programmazione degli interventi. Questo tipo di valutazione viene svolta prima dellapprovazione e della successiva implementazione di una politica pubblica. Lo scopo quello di rilevare le potenzialit delle azioni, in modo da offrire una prospettiva pi ampia e realistica degli effetti possibili. Prima di iniziare la valutazione, sar indispensabile elaborare un disegno di ricerca valutativo, per avere un quadro sistematico di come condurre lanalisi, utile per illustrare gli obiettivi, lo scopo della valutazione, lapproccio metodologico e le tecniche da impiegare. In questa sede lattivit valutativa sar indirizzata alla formulazione di osservazioni critiche circa gli obiettivi e le strategie distrettuali, per analizzare come si cercato di rispondere effettivamente ai bisogni locali e giovanili. Il giudizio verter infine sul grado di coerenza dei documenti e sul livello di innovativit delle iniziative.

Capitolo 1: La contemporanea

condizione

giovanile

nella

societ

Non ne potevo pi di vedere questa generazione raccontata sempre e soltanto come un branco indistinto di depressi, composto da picchiatori e prostitute in erba. Non ne potevo pi di video di stupri e violenze girati con i telefonini nei gabinetti delle scuole e nelle aule, caricati su YouTube e poi ripresi con prosopopea scandalistica da giornali e tv, commentati da psicologi e sociologi col piglio paternalistico di chi dispensa diagnosi, prescrive ricette, dice noi adulti, questi giovani, aiutiamoli. Tutte le volte che sento gli psicologi e i filosofi dire in televisione dobbiamo aiutarli mi sembra parlino di una popolazione dellAngola, della Birmania o della Namibia, e non dei loro figli. Andrea Bajani Domani niente scuola

1.1. I giovani come categoria sociale


Uno dei primi passi da compiere quando si analizzano le politiche giovanili, definire loggetto di studio. Per capire chi sono i giovani, occorre riflettere su alcuni fenomeni che hanno contribuito ad estendere i confini temporali di questa fase della vita, fino a comprendere strati sempre pi ampi della popolazione. La realt giovanile per sua stessa natura mutevole, ed per questo motivo che definire la giovent non unimpresa semplice, anche perch nonostante siano presenti importanti contributi sia di carattere scientifico che divulgativo, ancora non si giunti ad un pieno accordo tra gli studiosi. Proprio per la natura della tematica troppo complessa e dinamica non si mai arrivati al punto di elaborare una vera e propria teoria dei giovani (Tomasi 2000). Nel corso degli anni, diverse discipline hanno individuato parametri per classificare i soggetti in base ad alcune attribuzioni e caratteristiche comuni 1,

1Nel

1994 il sociologo Alessandro Cavalli sottolineava come diverse discipline utilizzino specifici criteri per definire i giovani, come ad esempio la maturit biosomatica o quella biopsichica, rivelando in ogni caso la difficolt di delineare confini e punti di rottura netti tra infanzia, giovinezza e et adulta.

tuttavia individuare criteri specifici e confini netti per attribuire unetichetta univoca a determinati segmenti sociali utilizzando come parametro let, appare unimpresa tanto ardua quanto suggestiva (Diamanti 2007). Sicuramente risulta difficile parlare di giovani, tratteggiarne il profilo, senza incorrere in semplificazioni. In passato questo concetto era definito approssimativamente, poich mancavano studi e ricerche sui giovani, che non rappresentavano un oggetto di studio privilegiato2. Nellultimo decennio del secolo scorso, invece, sono proliferate le ricerche e sono state realizzate numerose pubblicazioni. Tuttavia gli studiosi si sono sempre posti in maniera strumentale, inquadrando le nuove generazioni in uno specifico ambiente, interpretando il loro modo di agire in un singolo momento storico, o cercato di comprendere in maniera asettica il loro comportamento politico, i loro consumi, il livello di partecipazione e cos via (Tomasi 2000). In alcuni casi non sono mancate immagini stereotipate ed una serie di etichette stigmatizzanti, attribuite per identificare tali soggetti come devianti, a rischio, disadattati, problematici e tutte queste attribuzioni hanno trovato eco nellattivit giornalistica e marcatamente di cronaca nera (Poggio, Zanutto 1994). Il concetto di giovane e di et giovanile rischiano di diventare luoghi comuni, fulcro di una retorica che attinge, in modo pi o meno inconsapevole, dal senso comune (Bourdieu 1992; dEramo 2001). Talvolta risulta difficile guardare al di l della semplice ideologia spontanea,3 poich tale assunto ha dato vita ad una serie di espressioni frequentemente utilizzate in maniera
Come spiega de Lillo (2007) gli studi sui giovani da marginali sono divenuti centrali a partire dagli anni Settanta, grazie ai movimenti studenteschi, quando per la prima volta si riflettuto sul ruolo dei giovani nella societ, visti come attori protagonisti del cambiamento e portatori di spinte rivoluzionarie. Intorno agli anni 80 nasce una vera e propria sociologia dei giovani e si sviluppano tematiche e ricerche empiriche che saranno la base per importanti ricerche future. 3 Come illustra dEramo (2001) quello di giovane rappresenta il classico concetto di ideologia spontanea di cui parlava Bourdieu. Infatti, nella cosiddetta sociologia volgare, esistono diverse dicotomie spontanee come ad esempio ricchi/poveri, giovani/vecchi, emarginati/integrati, ed ognuna di queste opposizioni profondamente carica di connotazioni e di significati presenti nellimmaginario collettivo.
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convenzionale, quali ad esempio: disagio giovanile, delinquenza giovanile, disoccupazione giovanile, e via dicendo. Come ritiene de Lillo (2007), i giovani non possono essere chiamati in causa solo quando si pronti a metterli sul banco degli imputati. Nella rappresentazione che gli adulti hanno dei giovani sembrano prevalere i tratti negativi su quelli positivi, cos come avviene nelle immagini mediatiche, che riportano ogni giorno fenomeni di bullismo, di violenza negli stadi, di stragi del sabato sera, e lamentele di insegnanti che non riescono a gestirli (de Lillo 2007). I soggetti ai quali non possibile attribuire letichetta di disagio non sono interessanti per i media e, in alcuni casi, non lo sono neppure per chi si occupa di condurre ricerche sui giovani. Troppo spesso lallarmismo diviene pi appagante della rassicurazione e ci che normale come se non esistesse (de Lillo 2007, p.20). La complessit delle societ moderne rende poco facile definire una volta per tutte luniverso giovanile, poich lentrata dei giovani nella societ avviene oggi in modo assai differenziato. Tuttavia si cercher di andare al di l del senso comune, tentando di superare stereotipi e preconcetti che investono la condizione giovanile. La trattazione sociologica negli ultimi decenni ha offerto notevoli contributi, permettendo di compiere riflessioni sistematiche e smentendo alcune false teorie. In particolare Cavalli (1980) ha contribuito a screditare le tesi di alcuni autori4 che consideravano erroneamente i giovani dapprima come una classe sociale, poi come una classe di et. In effetti i giovani non costituiscono una classe sociale, in quanto non sono collocati stabilmente nella struttura sociale del lavoro, piuttosto essi possono appartenere a diverse classi sociali a seconda della posizione che occupa la famiglia di origine. Proprio per questo la giovent un fenomeno attualmente riscontrabile in quasi tutte le

La tesi che i giovani costituiscano una classe sociale era stata sostenuta da J. e M. Rowntree, 1968.
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classi sociali. Un altro modo che consente di fare chiarezza sul tema spiegare i motivi per cui tali soggetti non costituiscono neppure una classe di et, in quanto la giovent una condizione sociale slegata dai processi biologici. In merito a questultima considerazione bisogna dimostrare che la giovent rappresenta una costruzione sociale, non determinata biologicamente. Per comprenderne i motivi, sar necessario soffermarsi brevemente sui diversi modi di definire let, per poi effettuare una distinzione fra due ambiti molto diversi, ovvero: let biologica e let sociale (dEramo 2001). Le et segnano i mutamenti degli esseri umani nelle varie fasi della vita (Cavalli 2004, p.14) e oltre a rappresentare una caratteristica ascritta degli individui, costituiscono uno status di transizione, poich nel corso della vita5 si passa da unet allaltra. Per quanto riguarda let biologica si considera generalmente un processo di maturazione fisica dellindividuo, che si misura attraverso un semplice conteggio di anni; mentre per et sociale si fa riferimento alla costruzione sociale dellet, in base alle norme condivise da una comunit. In tutte le societ vi sono vari strati o coorti di individui di et simile, nati nello stesso arco temporale. Tali strati oltre ad essere diversi per ampiezza e composizione, differiscono anche per lo status ed i diversi ruoli ricoperti nel tempo: infatti i diritti, i doveri e le ricompense vengono distribuite in maniera diversa a seconda dellet, mentre i comportamenti ritenuti adeguati possono essere definiti sia da norme formali, come quelle giuridiche, sia da quelle informali, ovvero le regole e le aspettative comunemente valide per una societ. Le costituzioni, le leggi ed i vari regolamenti, stabiliscono a che et andare a scuola, votare, entrare nel mercato del lavoro, a quanti anni possibile sposarsi o andare in pensione a seconda dei Paesi e dei contesti storici (Bagnasco, Barbagli, Cavalli 1997). Tuttavia accanto alle norme formali
In sociologia il concetto di corso di vita ha sostituito quello di ciclo di vita, ritenuto inadeguato, poich troppo ancorato alle modalit di passaggio meccaniche e dunque non in grado di coglierne le sempre pi frequenti sovrapposizioni (Bichi 2000).
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una persona pu essere considerata giovane rispetto ad alcune norme informali. Ad esempio, nella maggior parte delle societ occidentali contemporanee, un individuo di ventotto anni pu essere definito giovane in riferimento alla sua posizione nel mercato del lavoro, ma nel mondo sportivo verr sicuramente percepito come maturo o addirittura vecchio, mentre al contrario quando si parla di giovane scrittore si considerano persone sopra i quaranta anni. In questi casi si fa riferimento alla percezione sociale dellet, che diviene relativa in quanto non rappresenta un mero dato anagrafico, ma unattribuzione variabile a seconda della posizione e dei ruoli che le persone occupano allinterno delle relazioni sociali. Quindi per delineare con maggiore chiarezza i contorni della giovinezza, sar necessario riflettere sulle diverse fasi del ciclo di vita e sulle trasformazioni avvenute nel corso del tempo, che hanno inciso sulla determinazione della categoria sociale dei giovani. La riflessione sociologica ha chiarito in che modo i fattori storici, economici e sociali influiscano sul superamento delle fasi della vita e sulla definizione delle categorie sociali. Infatti nelle societ premoderne, lassunzione allinterno di un nuovo stadio di vita ed il cambiamento di status era unicamente dettato dallet e non avveniva in coincidenza con la maturazione psicologia e sociale, poich questi passaggi erano legati ad avvenimenti biologici e naturali dellindividuo (nascita, pubert, morte). Quindi let era il fattore che determinava il passaggio da una fase allaltra del ciclo di vita e le fasi erano scandite da riti di passaggio 6 che rappresentavano lesame che i candidati dovevano superare per attraversare i confini molto definiti e netti tra bambino e giovane, e tra giovane e adulto (Romano 2004, p.23). Nella societ contemporanea non solo il criterio dellet non pi ammesso come parametro per definire la transizione da una fase allaltra, ma anche i
I riti di passaggio accompagnano avvenimenti e situazioni connesse o meno ad avvenimenti biologici come la nascita, il matrimonio, la morte ed altre situazioni che possono essere gestite socialmente mediante rituali. In particolare i riti di passaggio consentono di legare la vita individuale alla vita comunitaria e di scandire il percorso di vita in tappe precise che supportano lindividuo nel corso della transizione.
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tradizionali riti di passaggio sono venuti a mancare7, contribuendo a rendere pi individuale e indeterminato quello che in precedenza costituiva un passaggio netto, in cui si abbandonava la condizione giovanile per entrare in quella adulta. Il corso della vita di un individuo frutto di un processo continuo composto da fasi che rappresentano insiemi aperti, poich non contengono delimitazioni o confini netti che consentano di precisare il momento esatto in cui termini una fase e ne inizi unaltra (dEramo 2001, p.30). La giovent, da questo punto di vista, rappresenta uno stadio sociale del ciclo di vita tipico delle societ moderne (Cavalli 2008, p.18) che segna il passaggio dallo status sociale di bambino a quello di adulto (Bagnasco, Barbagli, Cavalli 1997,p.388). Ma i modi ed i tempi di questa fase cambiano con il periodo storico e con il tipo di societ. Basti pensare che nelle societ precedenti non esisteva una fase della giovent dotata di caratteristiche sociali definite; ma per giovinezza si intendeva principalmente uno stato di benessere, salute e vigore del corpo apprezzato proprio per la sua brevit (dEramo 2001). Per le generazioni precedenti possibile addirittura parlare di assenza di giovent8 in quanto vi era un ingresso precoce nel mondo adulto in seguito allassunzione di ruoli e responsabilit, quindi diventare biologicamente giovani significava essere considerati sociologicamente adulti. Come spiega Cavalli evidente che: nelle societ precedenti non vi era una fase della giovent dotata di caratteristiche sociali definite; () i ruoli sociali venivano appresi ed esperiti precocemente quasi sempre attraverso limitazione di modelli familiari o parentali. Nelle societ contadine si cominciava da bambini a lavorare nei campi, mentre nella societ artigianale si andava presto a bottega () Allinizio dellindustrializzazione, la classe operaia mandava i propri figli in fabbrica ancora bambini, o comunque, pi tardi, appena la legge lo consentiva. (Cavalli 1980, p.520).
Secondo alcuni studiosi, nellepoca della tarda modernit, i riti di passaggio tra le diverse fasi della vita non sono affatto scomparse, bens si sono trasformati e talvolta sono entrati a far parte di azioni consuete o quotidiane (Rivire, 1995). 8 Cavalli A. (1980) La giovent: condizione o processo?, in Rassegna italiana di sociologia, vol. XXI, n. 4, p.520.
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Questa condizione possibile ritrovarla anche nella societ attuale, ma ci si riferisce principalmente a classi sociali minoritarie e marginali. Per questi soggetti la fase giovanile rappresenta un dato puramente anagrafico e non un fatto sociale9. Quindi il concetto di giovane assume una valenza relativa in quanto non ha un significato univoco, ma variabile a seconda del contesto, delle epoche storiche, del tipo di cultura e della societ di riferimento (Buzzi, Cavalli, de Lillo 2002). In epoche precedenti, in assenza di mezzi economici e di mobilit sociale, il ventaglio di possibilit di un individuo era pi ristretto e della giovent sociale potevano beneficiare solo pochi eletti, mentre per la maggior parte degli individui, una volta abbandonata linfanzia, vi era un ingresso precoce nel mercato del lavoro. Essere giovani era una prerogativa ed un privilegio, riservato ai figli delle classi superiori e coincideva con la figura dellerede, ovvero di colui che possedeva un certo patrimonio fornitogli dai genitori, senza per assumersi le responsabilit ed i compiti sociali per gestire tali risorse. Nelle societ che hanno preceduto quella contemporanea tale condizione quindi definibile in termini di fase di transizione nellambito di un processo che ha come sbocco laccesso a posizioni adulte appartenenti alle classi dirigenti.10 In Sociologia della famiglia Saraceno e Nandini affermano che in passato: lentrata nello status adulto, cio di persona socialmente autonoma, non dipendeva n dallo sviluppo delle capacit individuali, n tanto meno dalla decisioni legislative, ma pi dalle strategie familiari complessive. Cos, una donna non diventava adulta pienamente se non quando si sposava, e anche in questo caso solo quando era moglie del capofamiglia. Un uomo diveniva adulto non gi quando iniziava a lavorare, il che poteva avvenire molto presto, e neppure quando terminava la propria formazione, ma solo quando diveniva capo di casa, al controllo delle risorse familiari (Saraceno, Naldini 2001,pp.131-133). Michael Brake (1985) sostiene che solo a partire del quindicesimo secolo in Inghilterra che la societ inizia ad interessarsi ai giovani, introducendo
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Ivi. Ibidem, p. 521.

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norme atte a regolamentare il loro comportamento per contrastare la criminalit, correlata al fenomeno migratorio. Da questo momento in poi si delinea una fascia di et caratterizzata per particolari stili di vita e consumi (Tommasi 2000). Inoltre grazie allascesa della borghesia e allaffermarsi della societ industriale tale condizione riguard sempre pi fasce della popolazione. Ad indagare come tali aspetti contribuiscono a definire la condizione della giovent gli studiosi Dal Lago e Molinari sostengono che: La costruzione sociale della categoria della giovinezza risponde a bisogni e a dinamiche ben precisi. Non a caso nel corso dellOttocento, in concomitanza con laffermarsi della societ industriale e con lascesa della borghesia a classe dominante, che prende corpo il mito della giovinezza come et formativa del percorso di vita. (Dal Lago, Molinari 2001, p.13) Come spiega Amaturo (2000) le trasformazioni che hanno coinvolto le societ verso la fine dellOttocento ed inizio Novecento, hanno contribuito ad estendere la concezione di giovane a larghi strati di popolazione ridefinendo le tappe della vita. Con la scolarizzazione di massa e lintroduzione di politiche di welfare si delinea una nuova categoria sociale, connotata dalla peculiarit di essere inserita nel circuito dei consumi senza ancora essere in grado di provvedere al proprio mantenimento economico in quanto non produce reddito. In Italia verso la fine degli anni 50 alcuni studiosi iniziarono a parlare della giovinezza come et sociale in quanto i consumi di massa si estesero, grazie al boom economico, contribuendo a delineare la nuova figura del giovane inteso come soggetto inserito nel mercato dei consumi, ma non ancora entrato in quello del lavoro o della produzione (dEramo 2001, p.32). Da quanto emerso fin ora appare chiaro che non possibile studiare i giovani in maniera decontestualizzata, al di l di un preciso ambito socioculturale e cornice temporale, ma daltra parte non nemmeno possibile confrontarli al di fuori dalle altre categorie sociali, poich si tratta di un concetto di natura relazionale e non distributiva (De Lillo 2007, p.12) in quanto si giovani in relazione alle altre fasi del ciclo di vita. La fase giovanile

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dunque non avrebbe senso se non contestualizzando la condizione adulta, in quanto tali concetti si definiscono reciprocamente. Tuttavia non sufficiente considerare la giovent come un processo transitorio che ha come esito lentrata nel mondo adulto. Essere giovani va inteso come una condizione sociale, poich a differenza di un processo in continuo divenire, rappresenta uno stato in cui lesito non garantito ed il passaggio verso la maturit non netto ed individuabile. Nel definire la giovent come condizione e non come processo Cavalli afferma che: mentre un processo un complesso di pratiche tese verso un esito prevedibile, una condizione una situazione di attesa di un esito imprevedibile11. Lautore definisce i giovani come unentit sociale tipica delle societ moderne, in quanto, mentre nelle societ tradizionali si pensava alla giovent come ad unet biologica, scandita da riti di passaggio in coincidenza con cambiamenti del ciclo di vita individuale, con lavvento della modernit e laffermarsi delle societ industriali, vengono meno gli ancoraggi alle tradizionali fasi di transizione (Cavalli 1980). Nelle societ attuali, gli studiosi osservano una sorta di ampliamento di questa fase, dovuta allallungamento del periodo di formazione/scolarizzazione, ai problemi connessi allaccesso ad un mercato del lavoro, poco favorevole alle nuove generazioni ed alle politiche di welfare scarsamente indirizzate a sostenere lautonomia dei giovani e quella delle giovani coppie (de Lillo 2007). La coerenza tra giovent anagrafica e giovent sociale attualmente messa in discussione a causa di processi che hanno prolungato lacquisizione dellindipendenza da parte delle nuove generazioni. Nel corso del tempo sono mutate le condizioni relative al sistema economico, politico e sociale che di conseguenza hanno portato gli studiosi a ridefinire la condizione giovanile, che non rappresenta pi una fase preparatoria allassunzione di compiti adulti e allacquisizione delle competenze necessarie per occupare un ruolo sociale

Cavalli A. (1980) La giovent: condizione o processo?, in Rassegna italiana di sociologia, XXI, pp.519-542.
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definitivo, perch questa fase si prolungata nel tempo ed divenuta maggiormente instabile. In generale essere giovani pu essere inteso sia come una fase della vita che come una categoria sociale. Se si intende lessere giovani come una fase della vita, si far riferimento soprattutto al periodo compreso tra l'infanzia e l'et adulta. Per categoria sociale invece si intende rappresentare i giovani come un gruppo con esigenze specifiche, degli interessi e caratteristiche proprie, influenzati dalla stessa societ, da istituzioni e regole comuni (Buzzi, Cavalli, de Lillo 2002). Come spiega Zurla: Se vero che i giovani sono interpretabili anche in termini di categoria sociale prodotta da specifiche istituzioni quali, ad esempio, i sistemi di welfare, il mercato del lavoro e la famiglia, allora il cambiamento di queste istituzioni verificatosi negli ultimi decenni ha contribuito a modificare sensibilmente la loro condizione (Zurla 2007, p.20). Il dibattito sulle trasformazioni della transizione ha visto emergere due posizioni. La prima attribuisce principalmente ai fattori strutturali le maggiori difficolt incontrate dai giovani a raggiungere la condizione adulta. In particolare, il prolungamento del percorso formativo, la dilatazione dei tempi di accesso al mercato del lavoro e la scarsa propensione verso lautonomia abitativa, sono fenomeni che avrebbero il duplice effetto di posticipare lattraversamento delle altre fasi della transizione e di allungare il periodo di dipendenza economica dalla famiglia dorigine (Schizzerotto 2002). La seconda posizione valuta leffetto delle trasformazioni strutturali non solo in termini di allungamento della durata della transizione, ma anche in relazione alle modificazioni avvenute nello stesso modello di passaggio (Buzzi 2007). Il percorso verso let adulta sarebbe sempre pi individualizzato e, cos come sostenuto da Cavalli e Galland (1996), accanto al tradizionale modello di transizione in cui le diverse fasi si succedono secondo un ordine prestabilito, si vanno progressivamente affermando una serie di situazioni intermedie e di frontiera in cui ruoli adulti ed adolescenziali possono addirittura coesistere. Si

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viene a creare dunque una condizione di semidipendenza (Cavalli, Galland 1996) in quanto i giovani possono essere dipendenti economicamente dalla famiglia ed allo stesso tempo liberi di compiere delle scelte e godere dei privilegi dellet adulta, acquisendo competenze necessarie a ricoprire ruoli sociali stabili. Pertanto a seguito di questi cambiamenti, che nel tempo hanno influito sul conseguimento delle tappe, anche le indagini sui giovani hanno dovuto adeguarsi. Negli anni Cinquanta, pi che di giovinezza, vi era unattenzione particolare alladolescenza12, in quanto gli studi erano rivolti ad fascia di et compresa tra i 15 ed i 20 anni. Successivamente le indagini condotte dallIstituto Iard, realizzate a partire dai primi anni Ottanta, si interessano ai giovani considerando quei soggetti di et compresa tra i 15 ed i 24 anni. Col passare del tempo, per i risultati emersi dalle rilevazioni hanno mostrato un progressivo differimento delle tradizionali tappe di passaggio dalladolescenza allet adulta, e ci ha comportato unestensione della fascia di et che definiva i giovani. Infatti nelle rilevazioni successive degli anni 90, per poter studiare la realt giovanile, il limite stato protratto a 29 anni, fino a giungere nellultima indagine del 2004, a prolungare let massima fino a 34 anni13. Per questo motivo Cavalli (2002) ha parlato di un passaggio da una giovent corta (che andava dai 15 ai 24 anni) ad una giovent lunga (dai 15 ai 34 anni). Secondo gli studiosi, una persona, diventa adulta quando ha varcato cinque diverse soglie, ovvero: a) ha terminato gli studi, b) entrata nel mondo del lavoro ed ha unoccupazione relativamente stabile, c) ha lasciato la casa dei genitori, d) si sposata, e) diventata padre o madre (Barbagli, Castiglioni, Dalla Zuanna 2003, p.14).
Per adolescenza si intende una fase del ciclo della vita caratterizzata dal cambiamento fisico, sessuale e psicologico, come implica l'etimologia della parola: "crescere" dal latino "adolescere". In tale fase di passaggio si evidenziano processi di sviluppo diversi come l'avvento della pubert, le trasformazioni del corpo, l'acquisizione del pensiero astratto operativo-formale, il disinvestimento dei legami infantili e lo sviluppo dell'identit. 13 Alcune recenti ricerche hanno considerato i giovani anche fino a 39 anni (de Lillo 2007).
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Tuttavia, in particolare negli ultimi decenni, nel nostro Paese si riscontra una tendenza a procrastinare il superamento delle tappe che segnano il passaggio verso let matura. Analizzare la giovinezza comunque non implica soltanto verificare come gli individui passano da una fase allaltra, cambiando la propria condizione: dallessere studente allessere lavoratore, dallessere dipendente dalla famiglia al divenire autonomo, dallessere figlio a divenire genitore (Cioni, Tronu 2007). Occorre prestare attenzione alla giovinezza come una fase della vita a se stante, in cui i diversi passaggi non vengono compiuti nello stesso modo e nello stesso arco temporale, ed inoltre la transizione non assume gli stessi significati per tutti soggetti indistintamente. Dato che la giovent attualmente rappresenta una condizione sociale, slegata dai processi di maturazione biologica, occorre prestare attenzione in particolar modo a cosa vuol dire essere considerati giovani nella societ contemporanea, analizzando il complesso passaggio che ha condotto dalla societ tradizionale alla societ moderna.

1.2. Essere giovani nella societ dellincertezza


Le profonde trasformazioni che hanno interessato i Paesi occidentali negli ultimi decenni, hanno contribuito a generare nuovi rischi e forme di vulnerabilit. A partire dalla fine degli anni 60 con la destrutturazione del modello fordista, lindebolirsi della famiglia stabile fondata sul cosiddetto modello del male breadwinner e sulla ripartizione dei compiti in base al genere, con la crisi dei sistemi di protezione sociale, i rischi e il corrispondente senso di insicurezza, hanno riguardato sempre pi individui e sempre pi fasi del corso di vita (Saraceno 1990; Castel 1997; Ranci 2002; Paci 2005). In

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particolare negli ultimi anni lallungamento dei percorsi scolastici, la crisi del mercato del lavoro, la posticipazione dellevento nuziale e genitoriale, hanno modificato il periodo giovanile e messo in crisi la certezza del percorso verso la condizione adulta. La giovinezza non costituisce una fase preparatoria allassunzione di compiti e allacquisizione delle competenze necessarie ad occupare un ruolo sociale definitivo, ma una condizione di attesa di un esito imprevedibile (Cavalli 1980, p.524). Le nuove generazioni, infatti, assumono i ruoli e le responsabilit tipiche della condizione adulta sempre pi tardi e le politiche giovanili devono quindi rapportarsi ad ampie fasce di popolazione, che non rappresentano un gruppo omogeneo, ma un universo variegato con bisogni ed esigenze differenti. A tal proposito stato sostenuto che lo stesso concetto di condizione giovanile diventa riduttivo per coglierne leterogeneit (Grossi 2002a). Infatti ci possono essere tante condizioni giovanili, tanti percorsi verso la vita adulta, tanti modi di vivere questa fase del ciclo di vita (Buzzi, Cavalli, de Lillo 2002, p.520). In particolare quello che maggiormente sembra caratterizzare la giovent moderna rispetto alle societ tradizionali che oggi essere giovani vuol dire vivere in una dimensione di incertezza (Cavalli 1997, p.16). In questo tipo di societ tali soggetti si trovano costantemente di fronte alla necessit di dover scegliere per costruire il proprio avvenire. Come riportato in alcuni importanti documenti europei, i giovani rappresentano oggi un gruppo in divenire14, ovvero, essi devono essere in grado di costruire la propria biografia e valutare tutte le possibili alternative in base alle proprie risorse ed alle proprie preferenze, scontrandosi con un mondo in rapida trasformazione e dalle mille opportunit, in cui gli scenari futuri appaiono sempre pi difficili da prevedere e di conseguenza diventa
Un esempio il Libro Bianco della Commissione Europea: Un nuovo impulso della Giovent Europea del 2001 e la Carta Europea della Partecipazione dei Giovani alla vita locale e regionale del 2003.
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sempre pi complesso prefigurare un preciso percorso di realizzazione personale. Rispetto alle generazioni precedenti: la maggior parte dei giovani non sono posti di fronte ad un destino sociale ineluttabile, non dovranno pi, come succedeva alla gran parte dei loro coetanei in epoche passate, seguire le orme dei padri e dei nonni, ma hanno di fronte a s una pluralit di opzioni e opportunit, reali o soltanto immaginarie, tra le quali scegliere. (Cavalli 1994, p.333)15 Nella societ contemporanea, emergono maggiori opportunit per i giovani di emanciparsi dai vincoli della famiglia di origine e dunque di sottrarsi, perlomeno sul piano formale, al proprio destino di classe (De Luigi, 2007, p.49) Tuttavia se da un lato aumentano le opportunit, dallaltro lato cresce linsicurezza ed forse questo il costo da pagare nei confronti del processo di avanzamento della modernit. Per il sociologo Zygmund Barman il disagio della modernit nasceva da un tipo di sicurezza che assegnava alla libert un ruolo troppo limitato nella ricerca della felicit individuale. Il disagio della post-modernit nasce da un genere di libert nella ricerca del piacere che assegna uno spazio troppo limitato alla sicurezza individuale (Bauman 1999, p.10). Nel momento in cui la societ post-moderna mette gli individui nella condizione di essere liberi di scegliere, allo stesso tempo li rende sia responsabili che colpevoli delle conseguenze delle proprie azioni. Lindividuo giovane, quindi, sente lobbligo di costruire un proprio itinerario, trovandosi a fronteggiare costantemente con i vincoli e le risorse sotto il profilo formativo, lavorativo, sociale e culturale che influenzano profondamente le opportunit ei i percorsi di transizione verso lautonomia. Ci comporta che: lindividuo deve imparare, pena una condizione di svantaggio permanente, a concepire s stesso come centro dellazione, come ufficio-pianificazione in merito alla propria biografia, alle proprie capacit, ai propri orientamenti, alle proprie relazioni (Beck 2000, p.195).

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Cavalli A., voce Giovani, Enciclopedia delle Scienze Sociali Treccani, vol. IV, Roma 1994, p.333.

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Infatti nella nuova modernit pochi chiederebbero oggi il sacrificio delle libert individuali per il bene della societ: non la libert individuale che deve legittimarsi per la sua utilit sociale, ma la societ che deve legittimarsi in termini di servizio reso alla libert del singolo (Bauman 1999, p.21). La variabilit delle traiettorie biografiche personali, segnate da percorsi sempre pi individualizzati, porta tali soggetti a dover scegliere tra una molteplicit di modi di essere e costruire il proprio futuro, ma in assenza di ancoraggi stabili e punti di riferimento forti e tutto questo rende maggiormente problematica lassunzione dei ruoli adulti. Paradossalmente a questa maggiore autonomia derivante dallindebolimento delle principali istituzioni e dalla loro capacit di strutturare ed organizzare la vita sociale degli individui, subentra il senso di insicurezza e la perdita di autodeterminazione. Questa nuova libert di scelta accompagnata, inevitabilmente, da un sentimento di responsabilit, verso se stessi e verso le conseguenze derivanti dalle proprie azioni. Se questo progetto dovesse a fallire, ossia, laddove la costruzione della propria vita crollasse improvvisamente, o non si riuscissero a trovare le risorse necessarie per proseguire, lindividuo si addosser totalmente la responsabilit del proprio fallimento. Quindi nella societ del rischio il senso di colpa diventa il fardello aggiuntivo di ogni insuccesso (Giddens 1994). La costruzione dellidentit, non essendo pi sostenuta dalla tradizione, diventa un progetto individuale, un vero e proprio dovere, insomma, che ciascun soggetto chiamato ad assolvere in una societ dove il cambiamento diventato la regola e lunica certezza di cui le persone possono disporre (Giddens 1999). In unepoca che non lascia spazio alla progettazione a lungo termine il presente rimane lunica dimensione, lunico tempo della vita, dato che il passato ha perso la propria funzionalit, mentre il futuro diventa sempre pi vago e incerto. Ogni azione e ogni decisione viene considerata revocabile,

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modificabile; nulla pu apparire irreversibile in una societ appiattita sul presente che invece reversibile, incerta, fluida e mutevole. In generale la stessa concezione di rischio a cambiare, diventando qualcosa di ineliminabile e quindi accettabile, poich entra a far parte del vivere quotidiano, infatti: accanto ad una certa proiezione nel presente, da alcuni anni connaturata con lesperienza giovanile, la tendenza pi nuova sembra essere orientata ad una particolare diffusione dellaccettabilit del rischio (Buzzi, Cavalli, de Lillo, 1997, pp. 359-360). La tradizionale valenza negativa del concetto di rischio si recentemente trasformata assumendo anche una connotazione positiva quando rappresenta una componente centrale del successo personale. Nellelaborazione teorica di Giddens (1994) possibile notare come la cultura del rischio sia favorita dalla societ moderna. Il sociologo inglese, infatti, afferma che ci si trova di fronte ad un nuovo profilo di rischio introdotto dallavvento della modernit (Giddens 1994, p.111). Secondo lautore oltre agli aspetti pi minacciosi del rischio, emergono anche lati positivi uno dei quali rappresentato dal dischiudersi di possibilit straordinarie in termini di ampliamento della libert di azione del soggetto, a patto che per che essi siano capaci di utilizzare in maniera auto-riflessiva le nuove opportunit offerte dalle mutevoli e variegate situazioni. Lindividuo giovane vede ampliarsi sempre pi le proprie possibilit di scelta: se in passato i criteri di definizione dellidentit individuale e sociale, la programmazione del proprio destino, le definizione del proprio ruolo allinterno della famiglia e della societ erano predeterminati e socialmente definiti, oggi lorigine socio-culturale perde sempre pi (anche se non totalmente) un ruolo deterministico, lasciando margini pi ampi alla discrezionalit individuale nelle scelte di vita. Se da un lato questo significa che vi un riconoscimento sempre maggiore del diritto allaffermazione individuale, dallaltro lato comporta il passaggio da

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un sistema di riferimenti stabile ad un sistema caratterizzato dal mutamento continuo. Di conseguenza i giovani si trovano a confrontarsi con la necessit di fronteggiare lincertezza attraverso lacquisizione di quella capacit di agire, assumendosi le responsabilit derivanti dalle proprie azioni. Peraltro nel momento in cui: le istituzioni non costituiscono pi un quadro stabile a lungo termine, il singolo deve improvvisare la propria biografia, oppure cavarsela senza pretendere che il senso della propria identit trovi sempre delle conferme (Sennett 2006, p.8). Lincessante sforzo proteso allauto-realizzazione, costituisce per i giovani, e non solo, una sorta di vita sperimentale (Beck 2000, p.85) in cui gli individui si trovano ad agire senza alcun modello da seguire, dovendosi basare sui risultati progressivi conseguiti dallesperienza. Utilizzando una metafora la tradizione potrebbe essere raffigurata con limmagine di una barca attraccata al proprio porto sicuro, in un mare calmo, in cui la fortuna ed il calcolo della probabilit del rischio, aiutano il giovane marinaio negli spostamenti a giungere ad una meta prestabilita seguendo una rotta. Al contrario con la modernit questa barca viene liberata, sradicata dal proprio porto sicuro, permettendo una navigazione in mare aperto, in cui si aprono nuovi scenari. Tuttavia diventa difficile non smarrirsi in un mare di opportunit, tenendo stretta la bussola per continuare a mantenere la rotta della propria esistenza (Giddens 1991), poich bisogna disporre di strumenti adatti e risorse necessarie a fronteggiare le difficolt incontrate lungo il percorso; e se il giovane marinaio non sar abile ad affrontare i rischi, pi facilmente verr travolto dalle onde. A questi nuovi rischi subentra inevitabilmente un sentimento di inquietudine, di uninsicurezza ontologica, connessa allidea che questi rischi non siano pi gestibili o prevedibili dai soggetti, e come sostiene Rampazi (2005) siamo nellera dellincertezza biografica.

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La costruzione dellidentit diventa un progetto da realizzare in una societ in cui il processo di individualizzazione16 accompagna gli individui ed in particolare accomuna le biografie dei giovani contemporanei, poich: la biografia delle persone staccata da determinazioni prefissate e viene messa nelle loro mani, aperta e dipendente dalle loro decisioni. La proporzione di opportunit di vita che sono fondamentalmente chiuse alla possibilit di prendere decisioni in ribasso, mentre cresce la componente della biografia che aperta e che deve essere costruita personalmente (Beck 2000b, p.195). Quindi le biografie diventano autoriflessive e la vita di ogni individuo diventa una biografia a rischio (Beck 2008, p.14), poich ogni scelta comporta dei rischi e dei costi, dal momento in cui quasi tutto dipende dalle decisioni individuali, ed sugli individui che gravano le conseguenza di eventuali errori di valutazione (ivi.). Tuttavia questa ricerca volta alla costruzione della propria vita, spesso non sostenuta da unadeguata consapevolezza dei percorsi da intraprendere e delle difficolt da affrontare. Secondo Ranci il vero cambiamento proviene spesso non dallobbligo di scegliere, ma proprio dalla difficolt di prendere decisioni autonomamente (Ranci 2002, p.544) Si quindi di fronte ad un paradosso generazionale: i giovani risultano contemporaneamente pi avvantaggiati e pi fragili rispetto al passato. Avvantaggiati dal dischiudersi di potenziali percorsi di scelta, dallavere a disposizione maggiori credenziali da spendere, dalloccasione di potersi elevare socialmente, ma allo stesso tempo sono fragili per il senso di smarrimento dovuto alla rottura delle pratiche sociali standardizzate, dallo sradicamento dai tessuti collettivi di socialit e dal venir meno della solidit delle istituzioni. In un tipo di societ in cui vi un inserimento precario nei principali sistemi di integrazione sociale rappresentati dalla famiglia, dal lavoro, dalle reti sociali di sostegno e dai sistemi di protezione sociale (Ranci 2002, p. 536) la condizione giovanile si caratterizza anche per una maggiore
In termini sociologici il processo di individualizzazione pu essere definito come un modo con cui i soggetti, con lavvento della modernit, si liberano dai vincoli dei modelli sociali tradizionali e dalla rigidit di norme e sanzioni.
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vulnerabilit. Come sostiene Ranci proprio da questinstabilit che trae origine la vulnerabilit sociale17 che a differenza del rischio si fonda sulla difficolt di stabilire destinazioni ed obiettivi finali da raggiungere (Ranci 2002, p.544). Secondo lautore la vulnerabilit pu essere descritta come: una situazione di vita in cui lautonomia e la capacit di autodeterminazione dei soggetti permanentemente minacciata da un inserimento instabile dentro i principali sistemi di integrazione sociale e di distribuzione delle risorse (Ranci 2002, p.546). Talvolta gli insuccessi, le difficolt e le delusioni della vita portano, il giovane ad una sorta di paralisi biografica di incapacit di superare gli ostacoli che si incontrano nel cammino verso la maturit e lindipendenza. Un effetto perverso che porta a restare intrappolati in questa condizione di giovent forzata e di non riuscire a raggiungere lindipendenza. Come ritiene Amartya Sen (1999), per i soggetti occorre non solo avere le risorse, ma anche la capacit e la consapevolezza di spenderle nel modo giusto. Quindi i giovani devono essere messi in grado di poter espletare quei funzionamenti che attengono nello specifico allessere in grado di prendere parte alla vita della comunit (Sen1994, p.20) di entrare nel mondo adulto, di acquisire quelle capacit di agency (Sen 1994, p.85) volte alla realizzazione di obiettivi e valori che intendono perseguire. I giovani in particolare sono attori impegnati in un momento che costituisce una fase a s della biografia, nebulosa, di transizione, in cui coesistono aspetti contraddittori e caratteristiche non generalizzabili. La giovent in questo senso rappresenta una fase di costruzione, di preparazione alla vita adulta, scandita da passaggi sfumati, a cui manca una sequenzialit, un ordine preciso, ed in cui il conseguimento delle tappe verso lautonomia risulta essere discontinuo e differenziato. Si pu in definitiva sostenere che gli individui definiti giovani sono coloro che hanno ancora davanti a s la maggior parte della loro vita
Ranci C., Fenomenologia della vulnerabilit, in Rassegna Italiana di Sociologia, n. 4, OttobreDicembre 2002.
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(Buzzi, Cavalli, de Lillo 2002, p.520) in cui il futuro ancora indeterminato e questa fase rappresenta una condizione transitoria in cui difficile delineare confini netti e specifici, non seguendo un percorso lineare n tantomeno prevedibile. La transizione verso let adulta diviene pi fluida e discontinua, frammentata in percorsi e traiettorie differenti. In questottica occorre porre attenzione alla pluralit delle carriere e dei percorsi biografici, che possono realizzarsi in una societ in cui il rischio, la vulnerabilit e lincertezza entrano a fa parte della quotidianit. In sostanza le tappe di transizione si ramificano in una serie di percorsi pi fluidi e intermittenti, e crescere diventa: unavventura prolungata caratterizzata dallaggiustamento continuo di una traiettoria ormai priva di riferimenti forti e sicuri (Zurla 2001, p.16).

1.3. Le tappe di transizione verso let adulta


Unampia serie di studi ha segnalato che a partire dagli anni trenta del secolo scorso, si assistito ad una progressiva standardizzazione delle fasi di transizione dovuta ad una sorta di stabilit sia sociale che economica. Il calendario degli eventi biografici in precedenza era scandito da una sorta di linearit nei processi di passaggio che avvenivano in maniera sequenziale per buona parte degli individui. Dalla fine degli anni Settanta invece tale processo si inverte, e comincia una fase caratterizzata dalla de-standardizzazione della transizione alla vita adulta (Ranci 2010). La sequenzialit tipica della transizione si scompone in fasi sempre meno standardizzate ed emergono traiettorie molto pi differenziate e discontinue. Analizzare la popolazione giovanile seguendo una prospettiva diacronica, permette di comprendere i

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processi di trasformazione che hanno riguardato nello specifico il nostro Paese. Necessaria quanto interessante diviene la riflessione sulla transizione, utile soprattutto per illustrare i mutamenti sociali ed analizzare i tempi e i modi in cui si realizza il passaggio verso let adulta. Le tappe di transizione presenti in letteratura ed individuate nel corso di vari studi sono cinque18: a) la conclusione del percorso formativo; b) lentrata nel mondo del lavoro in modo stabile; c) la separazione dalla famiglia di origine; d) la formazione di un nuovo nucleo familiare; e) lassunzione di un ruolo genitoriale. Il conseguimento di queste cinque dimensioni possibile ricondurlo a due assi principali, ovvero, quello scolastico-professionale e quello familiarematrimoniale, che introducono progressivamente il giovane a nuovi ruoli e responsabilit. Gli studi condotti dallistituto Iard, ponendosi come obiettivo quello di analizzare il mondo giovanile, hanno dovuto progressivamente estendere i confini temporali, poich i processi che conducono verso let adulta si allungano sempre pi e forse non nemmeno possibile conoscere davvero se e quando essi si concludono definitivamente (Zanutto 2005). Le recenti ricerche Iard del 2004, dal momento in cui si rivolgono ad una fascia compresa tra i 15 ed i 34 anni, includono coorti di et molto disomogenee tra loro, per cui si dovuto effettuare una suddivisione in classi di et fra loro comparabili. Prendendo come indicatori let in classi ed il superamento delle tappe di transizione, sono stati esplorati i cambiamenti che hanno inciso sulla condizione giovanile e sulle fasi di transizione, con risultati in alcuni casi sbalorditivi. Come possibile osservare dalla Tabella 1, nel 2004 nel nostro
Cavalli 1994, rilevazioni dellistituto Iard (1983, 1987, 1992, 1996, 2000, 2004); Livi Bacci 2008.
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Paese il 35,5% dei giovani di et compresa tra i 25-29 anni non ha ancora completato il percorso formativo, contro il 24% circa rispetto al 1996. Nonostante sia aumentata la domanda di istruzione oltre let dellobbligo, ci che sorprende un numero consistente di ultratrentenni ancora in formazione (che costituiscono il 20,5%). Questo fenomeno sembra legato ad una difficolt nellaccesso al mondo del lavoro che spinge i giovani a puntare sul proseguimento degli studi per avere maggiori chances di inserimento nel mondo lavorativo, per sfuggire alla disoccupazione ed avere maggiori occasioni di mobilit sociale19. Stando ai dati dellultima indagine Iard, quindi ben il 23% di giovani con pi di trentanni non ancora inserito nel mercato del lavoro ed il 36% degli over trenta vive ancora con i genitori20. Il ritardo verso lacquisizione dellindipendenza abitativa, risulta essere una peculiarit del nostro Paese, poich il distacco dalla famiglia di origine e lautonomia abitativa si realizzano, nella maggioranza dei casi, con il matrimonio o con linizio di una convivenza e non con un progetto individuale di indipendenza. Come si avr modo di osservare concorrono a delineare questa situazioni da un lato i fattori economici, dallaltro quelli culturali. Tutto questo conduce verso il fenomeno della cosiddetta famiglia lunga caratterizzato dalla coabitazione di genitori e figli ormai anagraficamente adulti (Scabini, Donati 1998). Per quanto riguarda la quarta tappa, tuttavia possibile individuare un tred positivo, infatti nelle ultime indagini, si registra un lieve aumento del numero dei matrimoni o delle convivenze, che sono cresciute (tra il 2000 ed il 2004) passando dal 4,8%
Listruzione resta il pi importante fattore di mobilit sociale, ed esercita comunque una sua autonoma influenza sulla posizione occupazionale, infatti leffetto diretto della scolarit sulla collocazione allinterno della stratificazione occupazionale tre volte superiore alleffetto dellorigine sociale. Ci significa che a parit di provenienza familiare, le differenze di istruzione producono sempre significative disuguaglianze di destino occupazionale, ma a volte un grado elevato di scolarit, pu compensare, almeno in parte, unestrazione sociale non particolarmente vantaggiosa (Schizzerotto, Barone 2006). 20 Mentre nel 2000, il quinto rapporto Iard sulla condizione giovanile evidenziava come nella fascia di giovani tra i 30 e i 34, il 28% non avesse mai lavorato, il 25% non avesse raggiunto lindipendenza abitativa, mentre il 41% non avesse avviato unesperienza di convivenza ed il 56% non avesse ancora figli.
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all8,4% tra i 21-24enni e dal 23,4% al 27,1% dei 25-29enni. Dopo un netto calo registratosi tra il 1992 ed il 2000, quindi nel 2004 emersa questa leggera ripresa. Un ulteriore segnale positivo riguarda la nascita del primo figlio che coinvolge il 16% dei 25-29enni e sale lievemente rispetto al 2000 dove lincidenza era ferma al 12%. Questultimo fattore appare fondamentale per la riproduzione fisica e culturale della societ (Buzzi 2007, p.34). Tabella 1. Il superamento delle tappe di transizione per classe di et ed anno di indagine dellIstituto Iard

Fonte: rielaborazione da C. Buzzi, A. Cavalli e A. de Lillo, Rapporto giovani. Sesta indagine dellIstituto Iard sulla condizione giovanile in Italia, il Mulino, Bologna 2007, p. 36.

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Dallosservazione degli indicatori possibile effettuare molteplici considerazioni. In primo luogo stato possibile osservare un aumento del numero di persone che continuano gli studi e permangono nel circuito formativo. Se da un lato questa tendenza risulta essere un segnale positivo, poich sta a significare che vi un aumento della domanda di istruzione, per cui i soggetti preferiscono avere maggiori credenziali da spendere prima di accedere al mercato del lavoro, si attesta dallaltro uninversione di tendenza. Infatti mentre in precedenza il ciclo formativo aveva precisi confini temporali, ora la formazione pu continuare anche in et adulta, quando si sono ormai raggiunte le altre tappe, quindi luscita dalla scuola ha perso quel carattere di irreversibilit (Gasperoni 1997). Di conseguenza anche lentrata nel mondo del lavoro avviene con maggiore ritardo. Le difficolt nel raggiungere lindipendenza economica, ha innalzato let media in cui ci si sposa, anche se rimane abbastanza elevata la proporzione dei giovani che restano a vivere nella casa dei genitori pur essendo usciti dal ciclo formativo ed entrati in quello lavorativo. Questo un fenomeno in cui non solo concorrono fattori economici e sociali, ma anche elementi culturali. Il modello educativo delle famiglie italiane tende, in effetti, a ridurre la spinta allautonomia dei giovani, in quanto la presenza di stili educativi tolleranti e collaborativi, lampia autonomia concessa ai figli, le scarse richieste provenienti dai genitori riguardo la gestione domestica della casa e la partecipazione alle spese familiari, possono in parte spiegare questa sorta di pigrizia delle nuove generazioni ad accollarsi gli oneri della vita adulta (Buzzi, Cavalli, de Lillo 2007). Inoltre la flessibilizzazione del mercato del lavoro, pur favorendo una maggiore partecipazione al mondo delle professioni, ha reso pi fragili le carriere sociali degli individui, introducendo forme contrattuali instabili ed a termine, che hanno reso pi difficile laccesso al mercato del credito e della casa e quindi anche la probabilit di uscita, da parte dei giovani, dal nucleo familiare di origine. Questa prospettiva risulta generalmente connessa al matrimonio ma il

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matrimonio e la nascita dei figli vengono rinviati ad un futuro indeterminato (Barbagli, Castiglioni, Dalla Zuanna 2003, p.13). Avere dei figli non pi un evento scontato, ma rappresenta una scelta, sempre pi programmata e difficile, come testimonia il ridottissimo indice di fertilit delle coppie nel nostro Paese, ed inoltre quando si diventa genitori lo si fa sempre pi tardi (Barbagli 2003; Pinnelli 2007). Gli studiosi hanno utilizzato il termine giovane-adulto per riferirsi a quei soggetti che sono anagraficamente adulti, ma sociologicamente giovani, che non hanno raggiunto la piena maturit ed indipendenza, n tantomeno ruoli e responsabilit per essere considerati pienamente adulti. Tali soggetti prolungando la permanenza in famiglia, ritardano il matrimonio ed anche la nuzialit, per avere un tempo dilazionato di scelte possibili, in vista delle opportunit formative o di ingresso nellambito professionale. Questo fenomeno stato ricondotto da Cavalli (1994) alla tendenza dei giovani di oggi alla valorizzazione del s, che li porta a rimandare quanto pi possibile ogni scelta che non consenta la piena autorealizzazione.

1.4. Le diseguaglianze nelle opportunit di emanciparsi dalla famiglia di origine


Alla luce di queste considerazioni, occorre approfondire la questione che interessa i diversi casi in cui queste tappe vengono raggiunte, che spesso si configurano come effetti di disparit sociali. Come ha ben evidenziato A. de Lillo (2007) sono proprio questi fenomeni a mettere in luce le evidenti differenze sociali e culturali interne alle nuove generazioni. I soggetti che hanno a disposizione un buon capitale sociale e culturale avranno maggiori opportunit di riuscire ad affrontare lincertezza,

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senza lasciarsi travolgere dalla frammentariet della propria vita, disponendo di solidi punti di riferimento, a differenza di chi invece non possiede tali risorse. Le diseguaglianze delle opportunit di conseguimento delle tappe riguarda in particolare alcune categorie di soggetti. Dagli studi Iard infatti emerso che alcune variabili socio-anagrafiche influenzano la condizione dei giovani in rapporto alla transizione. In primo luogo occorre analizzare il genere, la variabile che ancora oggi costituisce una fonte di diseguaglianze primaria. Come possibile notare dalla Tabella 2, le donne risultano essere coloro che maggiormente vivono in casa con i genitori in condizione di studenti e che creano una nuova famiglia senza avere una collocazione professionale. Gli uomini invece si trovano maggiormente nella condizione di essere lavoratori che vivono con i genitori. Nel nostro Paese inoltre le diseguaglianze territoriali sono ancora molto significative ed incidono anche sulla condizione giovanile. Infatti per quanto riguarda le regioni meridionali, si registra una prevalenza di giovani che vivono in casa dei genitori e che sono disoccupati; mentre al Nord i soggetti che accedono con maggiore facilit ad un lavoro e riescono costruirsi una propria famiglia sono pi del doppio che nel Sud. Particolare importanza, infine, riveste lappartenenza di classe. Lorigine sociale esercita una duplice influenza, poich genera disuguaglianze sia rispetto alle opportunit di istruzione, sia rispetto ai destini occupazionali e questi due requisiti sono fondamentali, perche ci consentono di parlare di disuguali opportunit nei destini sociali degli individui (Barone, Schizzerotto 2006). Per stabilire lappartenenza sociale dei giovani si considera il capitale culturale dei genitori, e dai dati possibile osservare che coloro che ritardano il passaggio verso let adulta sono soprattutto i giovani appartenenti a famiglie di alto livello di scolarit, che proseguono gli studi e vivono ancora alle dipendenze. La maggior probabilit di uscita dalla famiglia di origine, invece,

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si fa pi rapida per i giovani appartenenti a strati sociali bassi, che escono con maggiori probabilit dal circuito formativo per entrare nel mercato del lavoro. Dalla tabella seguente (Tab. 2) possibile osservare come con laumentare del livello di scolarit familiare, diminuisce la probabilit dei giovani di diventare autonomi. Rispetto a quanto emerso dallultima rilevazione Iard, appare chiaro che il genere una variabile determinante dei processi culturali intesi in senso molto ampio, concernenti cio non solo con la stratificazione occupazionale, ma anche con gli aspetti formativi, economici e sociali. Risulta evidente che trovarsi nella condizione donna, giovane e residente al Sud, crea maggiori difficolt di inserimento. Realizzare delle ricerche per capire dove e come le differenze di genere intervengono nella vita sociale, permette di risolvere una parte dei conflitti che complicano la nostra societ. II mondo del lavoro costituisce probabilmente lo spazio sociale dove le differenze di genere sono pi ignorate e allo stesso tempo, il luogo dove esercitano in modo maggiore i loro effetti. Il risultato che per lavorare, le donne hanno dovuto adeguarsi al modello maschile in vigore, sacrificando molti dei loro bisogni ed accollandosi un surplus enorme di fatica e di responsabilit. Un'altra possibilit stata quella di rinunciare a professioni pi qualificate e limitare le loro aspirazioni. Oggi le cose stanno lentamente cambiando, ma il mondo del lavoro resta il luogo cruciale in cui urgente monitorare, studiare ed analizzare con attenzione le differenze di genere. Questo porterebbe un indubbio miglioramento non solo della condizione delle donne, ma anche della capacit produttiva complessiva della societ.

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Come si avuto modo di constatare, la condizione giovanile subisce anche linfluenza dellorigine sociale che incide sul proseguimento dei percorsi formativi e determina anche un prolungamento delluscita da casa dei genitori. Infatti appare confermata lesistenza di diseguaglianze di opportunit fra chi proviene da contesti sociali diversi: i figli di coloro che hanno alti livelli di istruzione sono coloro che ritardano laccesso al mondo adulto per dedicare un periodo maggiore alla formazione, a differenza di quei soggetti che dispongono di un basso capitale culturale, i quali escono precocemente dalla condizione di studente per assumere nuovi compiti il divario allinterno del nostro Paese. Nelle regioni meridionali i giovani che vivono da disoccupati in casa dei genitori sono quattro volte in pi di quanti se ne riscontrano invece nelle regioni settentrionali, mentre al Nord i giovani che lavorano e che sono riusciti a costruirsi una propria famiglia sono pi del doppio che del Sud. e responsabilit pi prossimi alla condizione adulta. Infine si conferma particolarmente accentuato

Tabella 2. La tipologia giovanile sulla base del superamento delle tappe di transizione allet adulta per alcune variabili anagrafiche
Sesso Tipi
Studenti che vivono con i genitori Inattivi che vivono con i genitori Lavoratori che vivono con i genitori Coniugati e/o con figli che vivono con i genitori Single che vivono indipendenti Non lavoratori che vivono con una nuova famiglia Lavoratori che vivono con una nuova famiglia

Et Femmine 34,0 7,5 19,9 1,9 5,3 12,2 19,3 15-17


anni

Maschi 31,0 8,5 34,0 1,4 5,3 0,6 18,3

18-20
anni

21-24
anni

25-29 30-34
anni anni

94,9 1,4 3,4 0,3 -

70,3 10,3 17,3 0,3 1,4 0,3 0,3

43,6 11,2 34,1 0,9 2,8 3,6 3,8

14,0 10,9 41,2 2,2 7,9 7,3 16,5

4,0 5,2 24,5 2,7 7,9 12,2 43,5

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Livello di scolarit familiare Tipi


Studenti che vivono con i genitori Inattivi che vivono con i genitori Lavoratori che vivono con i genitori Coniugati e/o con figli che vivono con i genitori Single che vivono indipendenti Non lavoratori che vivono con una nuova famiglia Lavoratori che vivono con una nuova famiglia

Area geografica Nord 28,9 3,9 29,9 0,7 7,4 3,7 25,6 Centro 30,9 7,2 30,6 1,7 6,3 5,0 18,4 Sud 36,7 12,4 23,4 2,7 2,7 9,8 12,3 7,9 9,1 29,8 3,2 4,9 13,7 31,4

Alto 57,3 6,6 16,7 0,2 5,9 1,9 11,5

Medio-Alto 48,2 6,4 21,8 1,0 5,4 3,3 13,9

Medio 26,9 8,9 33,5 1,7 5,1 6,6 17,4

Basso

Fonte: rielaborazione da C. Buzzi, A. Cavalli e A. de Lillo, Rapporto giovani. Sesta Indagine dellIstituto Iard sulla condizione giovanile in Italia, il Mulino, Bologna 2007, p.39.

Inoltre secondo una recente indagine condotta dallIstat nel dicembre 200921, riguardante un campione di dieci mila individui (precedentemente intervistati in occasione dellindagine Famiglia e soggetti sociali condotta nel novembre del 2003), la permanenza prolungata dei giovani in famiglia uno dei principali problemi che attualmente investe il nostro Paese. Fattori economici, in particolare laccesso dei giovani al mercato del lavoro e al mercato abitativo da un lato, e fattori culturali dallaltro, sono fondamentali nella realizzazione delluscita dalla famiglia di origine. Si considerano in questindagine persone tra 18 e 39 anni, comprendendo una fascia che pur non essendo pi giovane permane ancora in modo rilevante nella casa dei genitori. Le persone dai 18 ai 39 anni che nel 2003 vivevano nella famiglia di origine erano poco pi di 8 milioni 300 mila, pari al 47,7% degli individui della stessa classe di et. Tra i maschi la percentuale raggiungeva il 53,5%, tra le donne il
Rapporto Istat Le difficolt nella transizione dei giovani allo stato adulto e le criticit nei percorsi di vita femminili, Dicembre 2009. Cfr. http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20091228_00/
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41,7%. Tra i 30 e i 34 anni vivevano presso la casa dei genitori quattro uomini su dieci e due donne su dieci. Anche dai 35 ai 39 anni la proporzione delle persone che vivevano nella famiglia di origine era considerevole: il 17,5% degli uomini e il 9,3% delle donne. I dati dellindagine di ritorno hanno evidenziato che tra il 2003 e il 2007 pochi uomini e poche donne il 20,8% nel complesso hanno lasciato la casa dei genitori. Su 100 che nel 2003 avevano dichiarato di essere certi di uscire dalla famiglia di origine, ne sono usciti poco pi della met (53,4%). Tra coloro che invece avevano dichiarato che probabilmente avrebbero lasciato la casa dei genitori, solo il 24,2% lha fatto. Dunque, nonostante lintenzione ed il desiderio espresso molti sono i giovani che poi non sono usciti dalla famiglia di origine. Questi aspetti rilevano quanto sia utile osservare attualmente la fase giovanile, per riflettere su quali interventi siano necessari per rispondere ai bisogni giovanili e quali politiche adottare per facilitare lacquisizione dellautonomia e la possibilit per i giovani di realizzare un modello di vita pi autonomo e soddisfacente.

1.5. I valori, la fiducia nelle istituzioni e la partecipazione giovanile


Seppure le nuove generazioni rappresentano il futuro e costituiscono una chiave di lettura utile per interpretare i mutamenti sociali, opinione condivisa che tali soggetti subiscano passivamente tali trasformazioni, senza esserne parte attiva. Pi che costituire una spinta al cambiamento, essere anticipatori di quello che verr, i giovani sembrano piuttosto raffigurare lo status quo, di una

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societ appiattita sul presente, che rinuncia a guardare e progettare il proprio futuro. Gli studiosi della condizione giovanile ricordano quanto i giovani abbiano smarrito la loro soggettivit sociale e ancora di pi la loro soggettivit politica. I giovani vivono in una sorta di limbo che inibisce una seria previsione sui loro comportamenti futuri (Bettin Lattes 2001, p.123). In questa sede lintento sar quello di avviare una riflessione pi organica circa le nuove generazioni, andando oltre quelle visioni che inquadrano i giovani come assenti dalla vita pubblica, sfiduciati nei confronti delle istituzioni e privi di valori. In primis occorre riflettere sulluniverso valoriale dei giovani in quanto tali principi orientano il loro agire. Da un punto di vista sociologico i valori costituiscono vere e proprie mappe mentali sulle quali ciascun individuo fonda il proprio spazio morale interno (de Lillo 2007, pp.153-154) e quindi una componente fondamentale per comprendere anche la complessit delle societ (Secondulfo 2005). In letteratura essi vengono considerati dei criteri guida alla base delle azioni e dei comportamenti sia individuali che collettivi. Gli assetti valoriali contengono una componente morale e normativa, in quanto consentono agli individui di formulare giudizi su ci che si considera giusto o sbagliato in astratto e contengono riferimenti circa lapprovazione e disapprovazione sociale (Garelli, Palmonari, Scialla 2006). Secondo il sociologo americano Talcott Parsons lordine e lintegrazione sociale derivano da un quadro valoriale comune, fortemente condiviso dagli individui. Gli studi sociologici a tal proposito dimostrano una concezione orientativa dei valori, secondo la quale lordine sociale e lintegrazione nella societ, sono lesito di un sistema di valori fortemente condiviso (Scialla 1993). Quando si considerano i sistemi valoriali bisogna precisare che essi sono una caratteristica propria di ciascuna societ e gruppo sociale che rappresenta la specifica funzione di adattamento a quel gruppo al suo ambiente.

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La famiglia, la scuola e gli altri agenti di socializzazione trasmettono modelli di comportamento, orientamenti di valore, concezioni del mondo, stili di vita e definiscono le opportunit economiche, sociali e culturali che ne influenzano la progettualit e le prospettive future. Parlando di valori giovanili non si pu prescindere dal considerare i numerosi cambiamenti strutturali avvenuti nella societ che hanno inciso direttamente o indirettamente sulla condizione giovanile. Gli andamenti demografici, ad esempio, hanno avuto importanti ripercussioni sui rapporti familiari e sulla socializzazione. Il progressivo contenimento dei tassi di natalit e la diffusione del figlio unico, hanno contribuito a sovvertire il tradizionale assetto familiare: da una parte i giovani richiedono un accompagnamento allindipendenza sempre pi prolungato, dallaltra essi hanno visto accrescere i loro margini di libert. Il sociologo de Lillo (2007, p.13) ha messo in evidenza come in questo tipo di societ ci troviamo di fronte al fenomeno della cosiddetta famiglia lunga in cui i rapporti prevalenti avvengono con i genitori ed i nonni e non fra i pari (come fratelli, cugini ed altri coetanei). Tutto questo ha comportato delle trasformazioni allinterno dei rapporti intergenerazionale allinterno della sfera familiare che hanno inciso sui ruoli e gli stili di vita dei giovani. Il rapporto tra le nuove generazioni e quelle precedenti sembra essere meno conflittuale (basti pensare alla libert di cui godono i giovani doggi nella gestione delle relazioni sociali e nellambito domestico) ed emergono nuovi modelli educativi. In proposito Charmet (2008) sostiene che lautorit genitoriale attualmente messa in discussione ed il rapporto tra padri e figli si sbilanciato a favore di questi ultimi, che detengono un potere negoziale sempre maggiore. Lequilibrio tra le parti quindi capovolto: si passa da un tipo di rapporto in cui era il figlio a doversi guadagnare la benevolenza dei genitori, ad un altro in cui accade lopposto, ovvero, il genitore a dover ottenere e meritare le attenzioni e laffetto del figlio.

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Partendo da alcuni dati delle ricerche Iard relativi al quadro valoriale, possibile trovare conferma di quanto la famiglia sia considerata una sfera molto importante nella vita dei soggetti, collocandosi al secondo posto, nella scala valoriale22. Nel 2002 il quinto Rapporto Iard parlava di famiglia innanzitutto (de Lillo 2002, p.41) come un luogo sicuro nel quale trovare rifugio, sostegno e certezze. La famiglia viene vista dai giovani come un punto di riferimento stabile, un elemento fondante della propria identit e uno strumento di realizzazione personale, nonch il centro della sfera affettiva. Oltre alla famiglia, punto di riferimento primario e necessario, unaltra dimensione importante quella relazionale. Dai dati emerge unapertura dei giovani verso gli altri, anche se confinata principalmente allinterno della socialit ristretta che include la famiglia, gli amici e lamore. Le relazioni intime e affettive sono ritenute molto importanti dalla quasi totalit dei giovani italiani (de Lillo 2007). Dunque prevalgono maggiormente quei valori prossimi alla sfera della socialit ristretta e della vita privata. Al contrario tutto ci che attiene allimpegno civico ed alla sfera pubblica ha rilevanza contenuta. Il ripiego verso la sfera privata va interpretato alla luce del pi complesso mutamento socio-culturale avvenuto a partire dagli anni Settanta, a cui hanno fatto seguito processi di individualizzazione e di crescita del relativismo valoriale (Bazzanella 2010.) Il venir meno di quelle ideologie onnicomprensive e totalizzanti (sia religiose che laiche) a seguito del processo di secolarizzazione ha affievolito la funzione delle norme tradizionali, socialmente condivise, e il valore delle ideologie. Come evince dalla Tab. 3, la religione e limpegno politico sono considerati aspetti poco importanti e si collocano tra gli ultimi posti della gerarchia dei valori. Per quanto riguarda gli aspetti connessi allimpegno verso la patria ed allattivit politica vi un vero e proprio
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Dagli studi Iard possibile osservare come la famiglia sia sempre stata ai primi posti della scala valoriale. Tuttavia nellultima rilevazione tale valore preceduto da quello della salute, un criterio introdotto per la prima volta allinterno delle indagini e che quindi non consente di effettuare comparazioni diacroniche.

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allontanamento. La disaffezione giovanile nei confronti della politica, un dato emerso negli studi Iard sin dagli anni Ottanta, tanto che divenuta di uso frequente da parte degli studiosi del settore lespressione eclisse della politica (Ricolfi 2002). Tuttavia i giovani non possono essere considerati del tutto estranei ai temi che riguardano la societ civile o privi di valori collettivi, al contrario essi considerano molto importanti i valori della democrazia, del rispetto per le regole, della sicurezza e dellordine pubblico, mostrando anche un discreto interesse per limpegno sociale. Tra gli altri aspetti giudicati rilevanti incontriamo, inoltre, la pace e la libert, ritenuti fondamentali da sette giovani su dieci. Siccome tali valori sono fortemente collettivi, questo dato pu apparire dissonante rispetto a quanto affermato in precedenza sullirrefrenabile ascesa della socialit ristretta (de Lillo 2002). Tale questione pu essere spiegata tenendo conto che tali valori possono essere stati interpretati dai soggetti non come collettivi, ma come individuali, prerequisiti necessari al singolo individuo per poter condurre liberamente la propria esistenza, alla libera affermazione del s, in quanto utili allautorealizzazione personale. Accanto a questi aspetti bisogna tener conto di unaltra sfera valoriale giovanile che attiene al mondo del lavoro. Le trasformazioni avvenute in ambito economico, hanno potuto incidere sulla concezione stessa del lavoro e sul significato attribuito a tale dimensione. Infatti non bisogna dimenticare che la possibilit di diventare adulti e quindi essere economicamente indipendenti e di realizzarsi professionalmente, diventa per i giovani sempre pi difficile, come attestano gli alti livelli di disoccupazione giovanile e la precariet lavorativa dovuta allesasperazione di quegli elementi di flessibilit, che troppo spesso si traducono in una condizione di precariet esistenziale (Rossi 2007, p.84). Tutto questo sembra riversarsi sulluniverso valoriale in quanto i giovani considerano meno importanti nella loro vita il fare carriera, il guadagnare molto, il prestigio

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sociale ed il benessere economico. Per quanto riguarda litem del lavoro, invece, pur perdendo punti percentuali,23 rimane comunque una dimensione molto importante per quasi due giovani su tre.24 Tabella 3. Gli aspetti importanti della vita dei giovani in Italia

Fonte: rielaborazione da C. Buzzi, A. Cavalli e A. de Lillo, Rapporto giovani. Sesta indagine dellIstituto Iard sulla condizione giovanile in Italia, il Mulino, Bologna 2007, p. 141.

Confrontando i dati delle varie indagini Iard in base allanno di rilevazione possibile fare una comparazione diacronica. Per quanto riguarda litem del lavoro possibile notare che dal 1989 al 2004, la percentuale di persone che lo giudicano molto importante diminuita. Per maggiori approfondimenti vedi Iard, 2007. 24 Istituto IARD Rps, Valori e fiducia tra i giovani italiani, Ministero Politiche Giovanili, 2007
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Osservando la Tabella 3. possibile constatare come la salute si colloca al primo posto nella gerarchia dei valori. Questo aspetto rappresenta un valore post-materialistico (Inglehart 1977) che riguarda la sfera individuale e la qualit della vita. Tuttavia tale virt non sembra tradursi nella abitudini dei giovani o sul piano pratico in una forma di tutela del proprio corpo e del prendersi cura di s stessi, ma rivela una concezione piuttosto fatalistica della salute. Infatti si riscontrano numerosi dati che mostrano come i comportamenti adottati dai giovani vadano spesso nella direzione opposta al loro benessere (Buzzi, Cavalli, de Lillo, 2002). In questo contesto sar utile effettuare una riflessione sulla fiducia dei giovani verso alcune istituzioni ed in particolare verso la politica. Questo discorso si inserisce in un contesto pi ampio che riguarda anche quel clima relazionale di fiducia, di appartenenza, di senso civico che permette il buon funzionamento delle istituzioni (Putnam 1993, p.28). La fiducia una componente fondamentale di integrazione sociale e agisce sullinterazione sociale a diversi livelli (Cartocci 2000; Diani 2000; Bagnasco et al. 2001; La Valle 2002). Infatti sul piano interpersonale, a livello micro, lelemento che permette la costruzione di relazioni positive ed efficienti tra gli individui, a livello meso allinterno del piccolo gruppo di riferimento, il catalizzatore che consente il raggiungimento di obiettivi comuni; mentre a livello collettivo in una dimensione pi ampia intesa come fiducia espressa dai cittadini verso le istituzioni e costituisce la premessa per un sistema politico, economico e sociale stabile, efficiente e democratico. In questa sede sar utile a fini conoscitivi, considerare questo ultimo aspetto connesso al concetto multidimensionale di capitale sociale. A livello collettivo, gli esiti del capitale sociale possono essere osservati in rapporto al sistema sociale locale in cui sono contestualizzate le relazioni. La comunit, come sosteneva Tonnies (1887) il luogo in cui i soggetti si riconoscono reciprocamente, individuano uno spazio comune, un contesto di

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relazioni caratterizzate da un linguaggio ed una base culturale condivisa, in contrapposizione ad altri sistemi che portano invece a differenziarsi ed a contrapporsi. In una societ in cui c coesione, fiducia reciproca, e maggiore interattivit tra i membri, si assiste ad un miglioramento della qualit della vita, della politica dei governi e delleconomia, il che si traduce in maggior ordine pubblico, bassi livelli di criminalit e quindi maggiore benessere per i cittadini. Robert Putnam (2004) analizza come linsieme degli aspetti della vita sociale, come le norme e la fiducia, abilitano i partecipanti ad agire assieme in maniera pi efficace nel perseguimento di obiettivi comuni. L'autore pone l'accento sulla caratteristica del capitale sociale che permette di svolgere unazione collettiva per scopi comuni in gruppi ed organizzazioni. Nel corso dei suoi studi, egli individua nella rete civica uno dei fattori che influisce maggiormente sul rendimento delle istituzioni. La civicness intesa come diffusione di unampia fiducia interpersonale, che facilita la cooperazione tra i cittadini per portare avanti obiettivi comuni ed il funzionamento delle istituzioni. Anche F. Fukuyama (1996) analizzando le forme del capitale collettivo accentua il carattere normativo di questa risorsa. Secondo lautore, infatti, non la societ civile che produce capitale sociale, ma il capitale sociale che produce la societ civile. Limportanza del capitale sociale, basandosi sul riconoscimento di interessi condivisi e universalistici e sulla partecipazione alla vita pubblica, sinonimo di democrazia in quanto determina anche un controllo sullattivit delle istituzioni e dellattivit politica. Numerose indagini sia nazionali che internazionali hanno mostrato come nelle societ contemporanee il livello di fiducia verso le istituzioni deputate allorganizzazione e alla gestione della res publica presenti un netto calo, soprattutto nel nostro Paese (Sciolla 2004). Secondo numerosi autori, questo atteggiamento di crescente sfiducia si concretizza in uno scollamento progressivo degli individui dalla societ. Tutto

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questo rischia di minacciare i fondamenti stessi della democrazia e la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Le indagini condotte negli ultimi anni in Italia sulla condizione giovanile, effettivamente hanno messo in luce il progressivo allontanamento dei giovani dalla attivit politiche e sociali. In particolare, i partiti politici non sembrano pi in grado di fornire risposte ai giovani o anche creare unappartenenza collettiva ed una visione del mondo unitaria. Le ideologie si frantumano ed i giovani tendono a costruirsi unidentit allinterno di percorsi meno tracciati e meno compatti. Tutto ci si traduce in un ripiegamento nel privato ed a un allontanamento dei giovani dalla politica e dalle attivit che attengono alla sfera pubblica (Amerio 2000). Infatti la grande maggioranza dei giovani ha certamente, in tutta Europa, voltato le spalle alla politica, se per politica si intende la gestione quotidiana degli affari pubblici attraverso le organizzazioni dei partiti. Sono pochi i giovani che nutrono fiducia nei partiti (Cavalli 2002, p.518). Le forme tradizionali di partecipazione, come ad esempio liscrizione ad un partito e limpegno elettorale decrescono, lasciando spazio ad un tipo di partecipazione pi prossima allassociazionismo (Amaturo, Savonardo 2006). Ci tuttavia non deve essere interpretato come forma di apatia, di indifferenza o disinteresse da parte dei giovani quanto piuttosto di un nuovo modo di intendere e definire la partecipazione. I partiti e i movimenti non sembrano pi in grado di rispondere alle esigenze delle nuove generazioni, sono di conseguenza percepiti come distanti e portatori di interessi personali e non attivi per il bene collettivo, infatti per i soggetti quasi dato per scontato che chi ha raggiunto il potere lo usi per fare gli interessi propri e della propria parte, al punto che quando ci poi effettivamente accade non suscita pi neppure scandalo25.

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Ibidem

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In unindagine condotta Ministero della Giovent APCom nel gennaio 2009, i dati di sfiducia (Fig. 1) da parte dei giovani nei confronti del mondo istituzionale sono impressionanti. Sintetizzato con un punteggio da 1 a 10 il voto relativo alla credibilit delle principali istituzioni nazionali, emerge che le organizzazioni che godono di maggior fiducia sono quelle in cui si percepisce come meno influente la politica dei partiti. Grande fiducia posta nelle associazioni di volontariato e nelle forze dellordine e questo lascia supporre quanto i giovani nutrano un bisogno di nuovi canali di partecipazione, ma anche di sicurezza.

Figura 1. Giovani e politica, la fiducia nelle istituzioni (punteggi da 1 a 10)

Fonte: Ministero della Giovent APCom (Gennaio 2009)

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Dunque i giovani dimostrano di non essere passivi, ma al contrario sono sensibili a nuovi temi e questioni di interesse pubblico e chiedono nuovi modi di esprimere la loro presenza. Questo dimostra che in atto un processo di trasformazione della cultura politica su basi generazionali (Cioni 2007, p.12). Utilizzando le parole di Cavalli: sembra proprio che quella parte dei giovani che ha mantenuto un forte impegno sociale avverta lesistenza di uno scarto tra la limitatezza di orizzonti della contesa politica allinterno dei loro paesi e lurgenza, etica prima che politica, delle grandi questioni di portata mondiale (il terrorismo, la pace, lambiente, la fame, la povert) e che quindi sia alla ricerca di nuovi canali di partecipazione politica attraverso i quali esprimere la propria presenza (Cavalli 2002, p.519). In definitiva possibile affermare che luniverso giovanile rappresenta una ricca risorsa per la societ locale, ma paradossalmente, per quanto ci sia abbondantemente affermato da ricerche e da dibattiti pubblici, si fa difficolt a riconoscere i giovani come soggetti capaci a pieno titolo di partecipare e di compiere delle scelte ragionate e consapevoli. I giovani sono considerati assenti e poco partecipi alla vita politica e sociale, e tutto questo non fa altro che alimentare una sorta di profezia che si auto adempie, per cui i giovani considerati passivi sfuggono alla vita pubblica e si rifugiano in una dimensione privata e pi individuale. Sembra quasi che la sfiducia verso le capacit dei giovani sia ripagata con la stessa moneta e produce effetti sul piano della partecipazione politica e della fiducia nelle istituzioni. Questi giovani silenziosi, invisibili, costretti a vivere proiettati solo nel presente, che crescono in una societ diversa in costante mutamento, in cui i percorsi di vita sono sempre meno lineari e individuali, sono invece portatori di valori profondi, di una forte identit, di una grande creativit e capacit di iniziativa, che pu essere fonte di non pochi stimoli per chi si trova a gestire e ad implementare le politiche locali e nazionali. Essi sono dotati di una dimensione relazionale ed affettiva forte che pongono alla base del processo di crescita e

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autorealizzazione del s, il quale tende a svilupparsi con una costante attenzione al mantenimento delle proprie radici dappartenenza, una comunit basata su rapporti familiari, di amicizia e di esperienze comuni. Anche se il distacco dalle forme tradizionali di partecipazione alla vita politica evidente, come lo anche il distacco dai classici temi offerti dalla politica. Tuttavia evince un diverso bisogno di espressione del proprio senso di comunit attraverso nuove forme di associazionismo e partecipazione non convenzionale. I giovani sviluppano un maggiore interesse verso questioni del tutto nuove ed altrettanto importanti. Quindi occorre sperimentare diversi canali di condivisione e inclusione, tentando nuove strategie di azione. In questo contesto sar utile riflettere su quali opportunit sono offerte ai giovani e quali vie sono maggiormente inclusive per incrementare il loro livello di partecipazione alla vita pubblica. Negli ultimi anni la parola chiave su cui si fondano i principali documenti europei la partecipazione, poich solo attraverso il coinvolgimento che si costruiscono societ democratiche. Le politiche giovanili hanno consentito il coinvolgimento dei giovani in diversi progetti, ed hanno programmato interventi per accrescere la loro soggettivit, offrendo nuovi strumenti e opportunit per esprimere e sviluppare le proprie idee e partecipare maggiormente alle decisioni riguardanti i problemi pubblici e della comunit. Un modo tutto nuovo quindi per i giovani di far sentire la propria voce, tornando ad essere protagonisti.

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Capitolo 2: Le politiche giovanili


" Tutto ci che ha giovinezza, quindi futuro, trover rispondenza nel mondo e vi echegger ". Robert Schuman

2.1. I giovani una priorit per lEuropa


In ambito europeo possibile intravedere i primi interventi pubblici a favore dei giovani a partire dal secondo dopoguerra. Queste nuove azioni, inizialmente comprese in diversi settori di policy, erano prevalentemente finalizzate a tutelare specifici bisogni delle fasce pi deboli della popolazione 26 e in particolare erano mirate all'inserimento lavorativo ed al sostegno di politiche educative27. La Comunit economica europea nei trattati costitutivi di Roma del 1957 inseriva indirettamente la questione giovanile allinterno della pi vasta politica culturale promossa dalla stessa28. Infatti, anche se non erano stati individuati strumenti concreti di intervento, vennero introdotte norme contenenti lo sviluppo della conoscenza nei giovani, quale nucleo portante della societ29. Vi era unopinione condivisa dai suoi fondatori, che il miglioramento delle comuni condizioni sociali sarebbe stato naturale corollario della futura integrazione e cooperazione economica europea. Tali politiche, inizialmente, non riconoscevano i giovani come una categoria sociale, ma come gruppo definito unicamente dallappartenenza ad un certo intervallo di et, variabile a seconda dei contesti nazionali.
Rapporto Iard, Studio sulla condizione e sulle politiche giovanili in Europa, Gennaio 2001. http://www.istitutoiard.it/data/ricerche/Europa.PDF 27 Cfr. http://www.irer.it/Rapportifinali/2006A010_RapportoFinale.pdf/ 28 Rossi T., (a cura di), Informagiovani : dai centri di informazione locali al sistema informativo nazionale per i giovani / Ministero dell'interno, Direzione generale dei servizi civili, Roma 1993. 29 Palumbo (2001) Il Programma dazione comunitaria Giovent a norma della Decisione del Parlamento
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Europeo e del Consiglio 1031/2000/CE.

Cfr. http://www.diritto.it/articoli/europa/palumbo.html

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Successivamente i cambiamenti derivati dalla contestazione giovanile del 1968, hanno contribuito ad alzare la soglia di attenzione da parte dei governi nei confronti delle giovani generazioni. A partire dagli anni Settanta, infatti, gli Stati nazionali avviarono programmi specifici in favore dei giovani, che vennero identificati come una categoria sociale, degna di attenzione da parte dei decision makers. Tuttavia le politiche erano ad uno stadio embrionale ed i destinatari di tali progetti erano ancora individuati in base alla sola et anagrafica e non in rapporto al loro status, al ruolo che essi ricoprivano nella societ (in qualit di studente, lavoratore, disoccupato) o in base allesposizione di un particolare rischio o situazione di disagio.30 Uno dei primi promotori per le politiche giovanili fu il Consiglio d'Europa31, la cui azione orienta ancora oggi la promozione e larmonizzazione delle politiche giovanili nei diversi Paesi. Nel 1972 il Consiglio dEuropa istitu la Fondazione e il Centro Europeo della Giovent con sede a Strasburgo. Gli obiettivi che la Fondazione Europea per la Giovent (FEG) persegue sono diversi. Tra questi bisogna ricordare il ruolo di incoraggiare la cooperazione fra i giovani fornendo sostegno finanziario alle attivit giovanili per promuovere la pace, favorire la comprensione e la cooperazione cercando di imprimere nella societ i valori fondamentali del Consiglio dEuropa, ossia i diritti delluomo, la democrazia, la tolleranza e la solidariet. Per quanto riguarda il Centro europeo della giovent definito negli statuti come unistituzione educativa, strumento di partecipazione della giovent europea e delle organizzazioni giovanili, al fine di facilitare la cooperazione tra le organizzazioni non governamentali e i governi (Tomasi 1986).
DElia A., Le politiche giovanili: origini, evoluzioni, stato dellarte, Bari 28 aprile 2006. Il Consiglio dEuropa, unorganizzazione internazionale costituita nel 1949 con il Trattato di Londra. Come finalit si occupa di difendere i diritti delluomo, promuovere la democrazia, difendere lidentit culturale europea e ricercare soluzioni ai problemi sociali. Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Consiglio_d'Europa
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Successivamente, a seguito del quarantennale delle Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) nel 1985 fu inaugurato lAnno internazionale della giovent (AIG), con lintento di incoraggiare il dialogo e la comprensione tra le generazioni e promuovere gli ideali della pace, il rispetto dei diritti umani, la libert e la solidariet32. In occasione dellAnno Internazionale della Giovent, venne organizzato un evento a Parigi, presso il Centro informazione e documentazione giovani (CIDJ), per inaugurare un Comitato organizzativo Informagiovani formato da operatori e funzionari di 10 Paesi, tra cui lItalia.33 Risale invece al 1985 la prima Conferenza Europea dei Ministri Responsabili per la Giovent, che ebbe come tema principale la partecipazione dei giovani. Il documento, approvato dai partecipanti, impegnava gli Stati membri allistituzione di un Consiglio Nazionale della Giovent, autonomo ed indipendente. Tale impegno risultava essere assolutamente in linea con la promozione del protagonismo sociale dei giovani auspicato dallONU. In seguito a questa prima ed importante esperienza nel 1986 si costituisce l'Associazione europea per l'informazione e la consulenza dei giovani denominata ERYCA. Tale Agenzia ancora oggi garantisce un coordinamento ed una rappresentanza europea in materia dinformazione e di consulenza per i giovani34. Inoltre promuove l'innovazione in materia di informazione e il dialogo permanente fra gli operatori di questo campo, consentendo la formazione degli stessi e gli scambi professionali, cos come la diffusione delle migliori metodologie di informazione, basandosi sulle esperienze pi innovative per identificare i bisogni dei giovani35.
Cfr. http://www.unric.org/it/attualita/26861-anno-internazionale-della-gioventu Rossi T., (a cura di), Informagiovani: dai centri di informazione locali al sistema informativo nazionale per i giovani / Ministero dell'interno, Direzione generale dei servizi civili, Roma 1993. 34 Le finalit dellAgenzia europea per linformazione e la consulenza dei giovani, sono espresse negli articoli 2 e 3 dello Statuto dellERYCA (Bruxelles, 27-28 maggio 1991). 35 Cfr. http://eryica.org/en/content/eryica-brief
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Nel 1988 il comitato dei Ministri del Consiglio dEuropa, riconobbe limportanza del settore della giovent e la necessit di rendere permanente la cooperazione: venne cos costituito il Comitato Direzione Europea di Cooperazione Inter-governamentale nellambito della giovent (CDEJ). Tale Comitato rappresenta una figura di riferimento sotto molteplici aspetti, svolgendo diversi compiti tra cui quello di promuovere la cooperazione tra i governi e avviare ricerche e riflessioni sulle politiche giovanili nazionali, stimolando lo scambio di informazioni e di esperienze fra i governi. Inoltre il CDEJ ha il compito di consigliare il Comitato dei Ministri per assicurare un supporto appropriato nei programmi e nelle attivit, agendo come responsabile della programmazione e della pianificazione delle attivit di cooperazione intergovernativa nel settore giovanile. Successivamente nel 1990 il Consiglio d'Europa approv la Carta Europea della Partecipazione alla vita Comunale e Regionale che, in coerenza con l'obiettivo di un'integrazione europea, promosse la partecipazione e la cittadinanza attiva come incentivo alla vita pubblica ed alla volont di cambiamento. Tale documento rappresenta un quadro di riferimento per lo sviluppo di politiche giovanili locali incentrate sulla concertazione degli interventi anzich su approcci separati nei vari settori (Campagnoli 2009, p.19)36. Tale iniziativa costituisce infatti una delle prime rilevanti indicazioni a livello internazionale in materia di politiche giovanili. Nello specifico, il punto di partenza di tale documento che la partecipazione attiva dei giovani alle decisioni ed alle attivit a livello locale e regionale essenziale se si vogliono costruire delle societ pi democratiche, pi solidali e pi prospere37. Viene cos introdotto un nuovo concetto di partecipazione dei giovani alla vita pubblica in quanto risorsa della societ. In questi anni vengono approvati dalla Comunit Europea
Iard, Esperienze di politiche giovanili in provincia di Milano, Terzo rapporto dellOsservatorio Giovani della Provincia di Milano, 2009 Cfr.http://www.provincia.milano.it/giovani/doc/Esperienze_di_politiche_giovanili.pdf 37Cfr.http://www.georivista.it/rivista/cerca-orientamento/carta-europea-di-partecipazionedei-giovani-alla-vita-locale-e-regionale/
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anche i programmi Giovent per lEuropa (1988-1999) ed Erasmus nati per favorire scambi tra i vari Paesi e sviluppare nelle future generazioni lidea di appartenenza a quella che sar poi lUnione Europea.

2.1.1. Gli interventi in materia di giovent da parte dellUnione Europea tra gli anni Novanta e Duemila
Sul piano internazionale sempre stato presente un atteggiamento di apertura e sensibilit verso l'universo giovanile e sin dai primi anni Novanta venne riconosciuta la necessit del coinvolgimento, della partecipazione e dell'ascolto dei giovani, per rendere concreti gli obiettivi prefissati dalle direttive. Grazie al Trattato di Maastricht del 1993, si sono sviluppate nel tempo diverse azioni comunitarie che riguardavano pi direttamente i giovani: in campo educativo, in quello delloccupazione, della formazione professionale, ed anche in quello dellaccesso alle tecnologie dellinformazione. In particolare gli art. 149 e 150 del trattato sull'Unione Europea 38 prevedono competenze comunitarie nei settori dell'Istruzione, della Formazione e dell'Educazione non formale. Lart. 14939 costituisce la base giuridica della cooperazione a livello
Trattato di Maastricht, Capo 3: Istruzione, Formazione professionale e Giovent. Cfr: http://eurlex.europa.eu/it/treaties/dat/12002E/pdf/12002E_IT.pdf 39 Trattato di Maastricht Capo 3: Art. 149. Comma 1. La Comunit contribuisce allo sviluppo di un'istruzione di qualit incentivando la cooperazione tra Stati membri e, se necessario, sostenendo ed integrando la loro azione nel pieno rispetto della responsabilit degli Stati membri per quanto riguarda il contenuto dell'insegnamento e l'organizzazione del sistema di istruzione, nonch delle loro diversit culturali e linguistiche. Comma 2. L'azione della Comunit intesa: a sviluppare la dimensione europea dell'istruzione, segnatamente con l'apprendimento e la diffusione delle lingue degli Stati membri, a favorire la mobilit degli studenti e degli insegnanti, promuovendo tra l'altro il riconoscimento accademico dei diplomi e dei periodi di studio, a promuovere la cooperazione tra gli istituti di insegnamento, a sviluppare lo scambio di informazioni e di esperienze sui problemi comuni dei sistemi di istruzione degli Stati membri, a favorire lo sviluppo degli scambi di giovani e di animatori di attivit socioeducative, a incoraggiare lo sviluppo dell'istruzione a distanza. Cfr. Trattato sullUnione europea (in GU 29 luglio 1992, n. C 191)
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europeo che consentir lo sviluppo di varie azioni comunitarie riguardanti direttamente o indirettamente i giovani, in modo da promuovere lo scambio di esperienze tra gli stati membri per quanto riguarda listruzione, lo studio di lingue straniere e la mobilit, offrendo occasioni di studio allestero ed il riconoscimento dei titoli di studio e delle attivit formative conseguite. Lart. 15040 riguarda nello specifico la formazione professionale, intesa soprattutto come formazione permanete volta ad agevolare linserimento professionale e ladattamento alle trasformazioni avvenute nel mercato del lavoro. In particolare il Comma 2 di tale articolo attesta che la Comunit si impegna a facilitare l'accesso alla formazione professionale ed a favorire la mobilit degli istruttori e delle persone in formazione, in particolare dei giovani. A questo articolo segue poi il numero 151, che promuove la cooperazione culturale a livello europeo. Anche se i giovani non sono citati direttamente, sono coinvolti perch interessati alle azioni previste in tale ambito, come ad esempio il programma Cultura 2000. L'impegno dellUE per listruzione e la formazione professionale, trover il suo seguito in una serie di progetti significativi come: Socrates, Leonardo da Vinci (1995) e Servizio Volontario Europeo (1996-1999). Tali programmi, insieme ai precedenti Giovent in azione (1989-1999) ed Erasmus, hanno contribuito in
Trattato di Maastricht Capo 3: Art. 150. Comma 1. La Comunit attua una politica di formazione professionale che rafforza ed integra le azioni degli Stati membri, nel pieno rispetto della responsabilit di questi ultimi per quanto riguarda il contenuto e l'organizzazione della formazione professionale. Comma 2. L'azione della Comunit intesa: a facilitare l'adeguamento alle trasformazioni industriali, in particolare attraverso la formazione e la riconversione professionale; a migliorare la formazione professionale iniziale e la formazione permanente, per agevolare l'inserimento e il reinserimento professionale sul mercato del lavoro; a facilitare l'accesso alla formazione professionale ed a favorire la mobilit degli istruttori e delle persone in formazione, in particolare dei giovani; a stimolare la cooperazione in materia di formazione tra istituti di insegnamento o di formazione professionale e imprese; a sviluppare lo scambio di informazioni e di esperienze sui problemi comuni dei sistemi di formazione degli Stati membri. Cfr. Trattato sullUnione europea (in GU 29 luglio 1992, n. C 191)
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modo significativo all'acquisizione di nuove competenze, offrendo ai giovani opportunit di mobilit, apprendimento sia formale che informale e scambi internazionali. Una maggiore organicit, coerenza degli obiettivi e sistematizzazione dei principi di tali politiche, che consenta una valutazione ed un controllo della qualit dei programmi dell'informazione e dei servizi erogati, verr a consolidarsi solo negli anni 90. Di particolare importanza la Raccomandazione n. R (90) del Comitato dei Ministri del Consiglio dEuropa, che rappresenta il primo documento sullInformazione e la Consulenza per i giovani, che oltre a disciplinare le politiche giovanili a livello europeo, ha lo scopo di promuovere il controllo sulla qualit delle informazioni erogate. Grazie a questa raccomandazione adottata dal Comitato dei Ministri, furono create strutture come i Centri di informazione giovanili che rispondano a ben precise regole di accesso e di promozione dell'autonomia dei giovani. Inoltre venne promosso il coordinamento di una politica di informazione accessibile e disponibile per tutti gli utenti. Nel 1998 con la Dichiarazione di Lisbona sulle politiche ed i programmi per la giovent e con listituzione della Giornata mondiale della giovent il 12 agosto di ogni anno, i vari Stati membri si sono impegnati a intraprendere azioni in settori trasversali e a favorire la partecipazione giovanile, lo sviluppo, la pace, listruzione, loccupazione, la sanit e la prevenzione dalluso di sostanze stupefacenti (Campagnoli 2010, p.71). In seguito grazie alla Carta Europea dell'informazione alla giovent (Bratislava, 1993) approvata dalla quarta assemblea generale della ERYCA, venne proposta l'idea di congiungere la dimensione dell'informazione a quella della partecipazione giovanile. La partecipazione, come vedremo, sar considerata uno degli obiettivi principali, per garantire un ruolo attivo dei giovani alla creazione di politiche concrete ed integrate. Tale documento, verr poi ripreso ed adottato dal Congresso dei poteri locali e regionali dEuropa nel 2003, a dieci anni

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dalladozione del primo, in un momento di valutazione dei progressi compiuti in materia di partecipazione giovanile. Con la Strategia di Lisbona, definita nel marzo del 2000, venne definitivamente sancito il ruolo fondamentale che le giovani generazioni europee devono avere nella creazione dell'economia della conoscenza pi competitiva e dinamica del mondo41. Le priorit della Strategia di Lisbona definite dai documenti ufficiali sono:

- Internet. Innanzitutto viene riconosciuta limportanza dei sistemi di


comunicazione, ed in particolare della diffusione di rete telematica internazionale quale strumento per consentire di raggiungere in modo pi capillare i cittadini, attraverso servizi pubblici on line, un'amministrazione elettronica, servizi di apprendimento elettronico e di telesalute. Per avviare un vero processo che porti allo sviluppo di tale Strategia fondamentale la diffusione di Internet anche nelle scuole, in modo da eliminare progressivamente il digital divide.

- Ricerca. Per quanto riguarda il settore ricerca di fondamentale importanza


la definizione di uno spazio comune di analisi, in cui i centri di studi e le scuole siano collegate tra loro ed abbiano la possibilit di comunicare e collaborare per la ricerca. Inoltre, si punta a rendere pi semplice la mobilit dei ricercatori ed a favorire iniziative per trattenere in Europa i giovani talenti.

- Il Settore Produttivo. Per lo sviluppo del settore produttivo, la Strategia di


Lisbona individua nelle piccole e medie imprese il cuore dell'economia europea. Per evitare che il loro dinamismo venga ostacolato da regolamenti diversi e contrastanti nei vari Paesi, prevista l'elaborazione di una carta europea per le piccole imprese e il sostegno all'avviamento di imprese ad alto contenuto tecnologico.
Comunicazione della Commissione dell'11 marzo 2003, Politica dell'innovazione: aggiornare l'approccio dell'Unione europea nel contesto della strategia di Lisbona.
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- Le Politiche Sociali. Molta attenzione viene posta nel settore delle politiche sociali. Infatti la Strategia individua due principali problemi, il primo riguarda la carenza di personale qualificato con competenze tecnologiche e conoscenza di lingue straniere ed il secondo riguarda invece l'invecchiamento della popolazione. Per risolvere tali questioni l'Unione ha il compito di promuove la mobilit di studenti e ricercatori mediante i programmi comunitari esistenti ed il riconoscimento delle qualifiche e dei periodi di studio e formazione. Per quanto riguarda il problema dell'invecchiamento, i governi dell'Unione dovranno ridurre gli incentivi al prepensionamento e aumentare gradualmente di circa cinque anni l'et di effettiva cessazione dell'attivit lavorativa. Inoltre la strategia di Lisbona punta a far crescere l'occupazione, portandola dal 61% di media al 70% entro il 2010 e ad aumentare nello stesso periodo il numero delle donne occupate dal 51% al 60%.42 I giovani rappresentano per lUnione Europea delle risorse umane indispensabili, su cui puntare per lo sviluppo ed per questo motivo, che essi dovrebbero essere inclusi in tutti i piani strategici, sia locali che nazionali. Come ogni risorsa che diventa rara, i giovani devono essere valorizzati, permettendo loro di esprimere al meglio le proprie potenzialit, per contribuire con il loro apporto allo sviluppo delle societ del domani.

2.1.2. Il Libro Bianco: un nuovo impulso per la giovent europea


LEuropa ha quindi segnato linizio di una nuova fase delle politiche giovanili, trovando ulteriori sviluppi nel 2001 grazie all'adozione del Libro Bianco della commissione, dal titolo Un nuovo impulso per la giovent europea. Liniziativa fu presentata nel novembre 2001 dal Commissario europeo

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Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Strategia_di_Lisbona

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Viviane Reding responsabile dellistruzione e della cultura, dopo una consultazione iniziata nel 2000 in cui 600 partecipanti, tra cui 450 delegati giovani provenienti da trenta paesi, hanno espresso insieme le loro idee in merito a temi importanti quali: la partecipazione, l'occupazione, l'istruzione, il benessere e i valori europei43. Tale documento nato dall'osservazione che, nonostante l'estensione delle azioni comunitarie, le istituzioni europee e gli Stati membri non erano riusciti ad avere una visione unitaria e condivisa dell'insieme delle politiche per la giovent. Il Libro Bianco contiene indicazioni dello scenario, delle sfide, dei temi e delle priorit per lelaborazione di una politica per i giovani nellarco di un decennio. La vera rivoluzione sta nel pensare alle nuove generazioni come una forza sulla quale costruire la societ, e quindi considerare i giovani come una risorsa e non come un problema. Tale documento ha come obiettivo quello di consentire una nuova forma di governance, che coinvolga tali soggetti nel processo decisionale comunitario. Questa impostazione strategica viene ripresa sulla scia di un importante documento antecedente: il Libro Bianco sulla Governance44. Per governance si intende in questo caso linsieme delle regole, dei meccanismi e delle prassi che influiscono sullarticolazione dei diversi poteri esercitati, nonch lapertura del processo decisionale dellUnione per consentire la partecipazione dei cittadini alle decisioni che li riguardano45 Lintento quello di favorire il protagonismo dei giovani attraverso il coinvolgimento e la partecipazione diretta nei progetti dalla fase di ideazione a quella di realizzazione, nonch nelle procedure previste per la valutazione degli stessi. Le politiche giovanili, secondo il Libro Bianco, devono coniugare la dimensione locale e la dimensione europea, le attivit settoriali e la visione dinsieme per far fronte alle gradi sfide della societ ed ai grandi cambiamenti in atto, quali: levoluzione demografica e sociale, con relativo impatto sui
Cfr. http://www.empolese-valdelsa.it/Eures/Guide/Guida%20Europa.pdf La governance europea. Un libro bianco, COM (2001) 428, luglio 2001. 45 Tratto dal Libro Bianco Giovent: un nuovo impulso per la giovent europea del 2001
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sistemi previdenziali e sulle dinamiche dellimmigrazione, i mutamenti che riguardano le forme di vita e lavoro che investono direttamente la giovent, lintegrazione europea e la globalizzazione.46 Inoltre allinterno del Libro Bianco vengono considerati cinque principi fondamentali che si intendono perseguire:47 -

Apertura: assicurare uninformazione e una comunicazione attiva nei


confronti dei giovani, formulata nel loro linguaggio, per far s che comprendano il funzionamento delle politiche loro rivolte.

Partecipazione: assicurare la consultazione dei giovani e promuovere


la loro partecipazione alle decisioni che li riguardano e, in linea generale, alla vita delle loro collettivit.

Responsabilit: sviluppare un'attivit di cooperazione nuova e


strutturata per elaborare soluzioni concrete in risposta alle aspirazioni dei giovani.

Efficacia: valorizzare la risorsa costituita dalla giovent, affinch possa


meglio rispondere alle sfide della societ e contribuire al successo delle diverse politiche.

Coerenza: sviluppare una visione integrata delle diverse politiche che


riguardano la giovent e dei diversi livelli dintervento pertinenti.

Attraverso questi principi, emerge chiaramente la necessit di considerare i giovani come una risorsa da valorizzare e di grande importanza per lo sviluppo delle societ dellinformazione. Quindi diviene di fondamentale importanza coinvolgere tali attori direttamente nelle decisioni e nei programmi politici loro rivolti secondo un approccio bottom up. Per realizzare una partecipazione attiva e propositiva, vi soprattutto l'idea che alla base delle iniziative, vi debba

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47Cfr.http://db.formez.it/fontinor.nsf/5c85dc5bc1730276c1256e45003b6707/E583D7CC5

DElia A., Le politiche giovanili: origini, evoluzioni, stato dellarte, Bari 28 aprile 2006, p.9

6459B7DC1256F4D0054131D/$file/Libro_Bianco_Gioventu.pdf

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essere la trasparenza informativa, poich solo attraverso canali comunicativi diretti e accessibili vi potranno essere interventi coerenti ed integrati per le politiche. Occorre quindi che i Paesi realizzino occasioni di scambio, che abbiano come obiettivo quello di infondere nei giovani il senso di appartenenza alla comunit, favorendo la comunicazione con le istituzioni e sviluppando il senso di cittadinanza attiva. Il valore del Libro Bianco risiede sia nel contenuto programmatico e progettuale, che nel metodo partecipato con cui sono state identificate le problematiche comuni a tutti i giovani dellUnione48, da fronteggiare attraverso il coinvolgimento dei giovani stessi. Tale documento stato seguito da una risoluzione per la cooperazione europea, approvata dal Consiglio Istruzione e Giovent il 30 maggio 2002. Tale cooperazione si articola in due punti fondamentali: l'applicazione del metodo aperto di coordinamento49(in termini di partecipazione, informazione, volontariato e ricerca) e la trasversalit delle politiche giovanili con alti ambiti intersettoriali (come l'istruzione, la formazione e l'occupazione). Successivamente con il seguito del Libro Bianco nel 2003 venne posto come obiettivo quello di incentivare la partecipazione effettiva nel contesto civico di riferimento, promuovendo una maggiore inclusione dei giovani nei sistemi rappresentativi democratici ed un migliore accesso alle informazioni ed alle opportunit che vengono loro offerte. LUnione europea intende promuovere una comunicazione attiva nei confronti dei giovani, formulata nel loro linguaggio, per far s che comprendano il funzionamento dellEuropa e delle politiche che li riguardano. Tra gli obiettivi vi quello di assicurare la loro partecipazione sia alle decisioni
Tali problematiche riguardano il prolungamento della giovent, il ritardo allingresso nella vita adulta, lindebolimento del ruolo istituzionale della scuola, della famiglia e delle istituzioni tradizionali come agenti di integrazione, il ritardo nella conquista dellautonomia e la presenza di percorsi di vita non lineari. 49 Creato ed adottato nel quadro della politica delloccupazione e del processo di Lussemburgo, definito poi come strumento della Strategia di Lisbona.
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che, in linea generale, alla vita delle loro collettivit, sviluppando una cooperazione nuova e strutturata tra gli Stati membri e le istituzioni europee avviando soluzioni concrete in risposta alle aspirazioni dei giovani. Uno dei capisaldi del Libro Bianco valorizzare la risorsa costituita dalla giovent, perch possa meglio rispondere alle sfide della societ, contribuire al successo delle diverse politiche che la riguardano e costruire lEuropa di domani.

2.1.3. Il proseguimento degli obiettivi: la Carta europea della partecipazione dei giovani alla vita locale e regionale e il Patto europeo per la giovent
Il quadro di cooperazione auspicato risponde ad un'esigenza forte di ridefinire una visione d'insieme degli interventi in ambito europeo, con l'obiettivo di creare uno spazio di opportunit per avvicinare i giovani alle istituzioni loro pi prossime. Su questi propositi venne approvata la Carta Europea della partecipazione dei giovani alla vita locale e regionale (Consiglio d'Europa 21 maggio 2003), documento che offre linee guida ed orientamenti a cui devono ispirarsi le politiche giovanili a livello nazionale e regionale. Il nodo centrale consiste nella valorizzazione della risorsa giovani attraverso il coinvolgimento diretto alla vita della comunit locale. Si afferma allinterno del documento che tali soggetti devono poter disporre di strumenti per partecipare attivamente come cittadini alla vita pubblica locale e regionale. Per garantire una maggiore partecipazione civile, gli enti locali hanno il compito di far s che i giovani possano integrarsi nella societ, ed hanno il dovere preciso di sostenere non solo quei soggetti maggiormente a rischio di esclusione, ma tutti i giovani indistintamente, perch possano meglio rispondere alle sfide della societ e contribuire al successo delle diverse politiche.

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Vengono definiti gli ambiti di intervento a livello settoriale, che ricoprono vastissime aree di interesse tra cui: tempo libero, salute, formazione, educazione, inoltre vengono promosse politiche contro la disoccupazione, politiche abitative e di miglioramento dellambiente urbano, politiche contro ogni forma di discriminazione, di violenza e dipendenza. Gli interventi quindi guardano alla giovent con unottica di 360 gradi, ed intendono abbattere le barriere sociali per ovviare a qualsiasi forma di difficolt che ciascun soggetto pu incontrare lungo il percorso di transizione verso lo stadio adulto. La Carta europea quindi contiene principi guida destinati agli enti locali sulle modalit di attuazione delle politiche riguardanti la giovent, offre un inventario degli strumenti atti a stimolare la partecipazione dei giovani e fornisce consigli su come attuare il quadro istituzionale per favorire tale partecipazione. In particolare al Titolo II intitolato Gli strumenti per la partecipazione dei giovani, si attesta che per ottenere una piena partecipazione alla vita politica, associativa e sindacale bisogna mettere a disposizione dei giovani un certo numero di strumenti: informativi, tecnologici, comunicativi, organizzativi, ecc. Ancora una volta linformazione assume un ruolo chiave in quanto per partecipare attivamente bisogna conoscere, essere pienamente informati sulle attivit e sui progetti. Gli enti locali e regionali dovrebbero quindi migliorare i centri esistenti di informazione e di consulenza destinati ai giovani, in modo tale da offrire dei servizi di qualit, tesi a soddisfare le esigenze espresse dai giovani. Nel Novembre 2005 i capi di Stato e di governo europei hanno stipulato un Patto Europeo per la Giovent. Tale azione coincide con la fine del primo ciclo di attuazione del Libro bianco. Secondo la Commissione, le misure e le azioni proposte in tale patto devono basarsi sulle strategie europee per l'occupazione e l'inserimento sociale, nonch sul programma di lavoro "L'istruzione e la formazione 2010 ". L'obiettivo principale quello di migliorare

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l'istruzione, la formazione, la mobilit, l'inserimento professionale e l'inserimento sociale dei giovani europei, facilitando larmonizzazione fra la vita familiare e la vita professionale. Vengono individuati alcuni temi principali, come l'esigenza di sviluppare la solidariet tra le generazioni in una societ che invecchia e l'esigenza di garantire una preparazione mediante l'istruzione e la formazione. Nello specifico i principali ambiti d'intervento sono:

- Promuovere la cittadinanza attiva dei giovani. Questo significa che


gli stati devono in primo luogo, aderire agli obiettivi comuni imposti dal Libro Bianco attraverso il metodo aperto di coordinamento 50, assumendosi limpegno di sostenere la trasversalit del tema della giovent in tutte le politiche. In secondo luogo hanno il compito di promuovere anche altri strumenti che permettono la partecipazione attiva, come il programma Giovent in azione, il portale del Forum Europeo dei Giovani e lEuropean Knowlege Center on Youth Policy (EKCYP)51;

- Promuovere loccupazione e lintegrazione sociale. Il Patto


Europeo per la giovent intende promuovere leducazione e la formazione, loccupazione e linclusione sociale per i giovani europei in modo tale da conciliare il lavoro con la vita familiare.

Promuovere la dimensione giovanile in altre politiche. Viene


esplicitato il ruolo della Commissione europea, la quale ha il dovere di garantire che ci avvenga effettivamente, in modo tale, da eliminare ogni forma di discriminazione sociale.

Il metodo aperto di coordinamento costituisce uno strumento fondamentale per armonizzazione le politiche sociali europee con il rispetto delle specificit nazionali e regionali e con la valorizzazione di un approccio decentralizzato. 51 L'EKCYP una attivit di ricerca attuata in cooperazione tra il Consiglio d'Europa e la Commissione Europea messa a disposizione per vari attori quali i policy-makers, le organizzazioni non governative ecc.
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LUnione Europea deve anche contribuire allo sviluppo della mobilit dei giovani, garantendo contemporaneamente che le forme di educazione non formale abbiano la giusta riconoscenza una volta concluse le esperienze allestero. Per realizzare tali obiettivi sono stati previsti due programmi per il periodo 2007-2013, ovvero Giovent in azione ed il Long Life Learning52. Il programma in favore dellapprendimento continuo mira a promuovere lEuropa della conoscenza a tutti i livelli ed a rafforzare i rapporti tra le istituzioni scolastiche europee, promuovendone lintegrazione. Il progetto Giovent in azione53 invece ha lo scopo incoraggiare la partecipazione dei giovani alla vita pubblica in particolare dei soggetti pi svantaggiati, sviluppando il loro spirito d'iniziativa, d'imprenditorialit e di creativit. Il programma comporta cinque obiettivi generali che sono: promuovere la cittadinanza attiva, sviluppare la solidariet, favorire la comprensione reciproca dei giovani di paesi diversi, sostenere la cooperazione europea nel settore della giovent. La Commissione ha presentato nel 2009 una Comunicazione dal titolo "Una strategia UE per i giovani Investire e Rafforzare. Un metodo aperto di coordinamento rinnovato per affrontare le sfide e le opportunit dei giovani"54. Questa strategia invita sia gli Stati membri che la Commissione a cooperare nel settore giovanile attraverso un metodo aperto di coordinamento. Inoltre propone un approccio transettoriale, con azioni a breve e lungo termine, che include tutte le aree politiche concernenti i giovani europei. La Strategia sottolinea limportanza del

Per il periodo 2007-2013, lUE ha stazionato circa 7 miliardi di euro a favore dell'apprendimento permanente (Long life learning) e 900 milioni di euro circa per il programma Giovent in azione. 53 Giovent in Azione un programma rivolto ad una fascia di et compresa tra i 13 ed i 30 anni ed ha come obiettivo quello di sviluppare tra i giovani il senso di responsabilit, d'iniziativa, d'interesse per gli altri, di cittadinanza e la partecipazione attiva a livello locale, nazionale ed europeo. II programma comprende scambi giovanili internazionali, servizio volontario europeo, e progetti con i Paesi terzi. 54 Cfr. http://www.eurodesk.it/politiche-giovanili-introduzione
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lavoro giovanile e definisce misure per migliorare sia lattuazione delle politiche a favore della giovent, sia il dialogo con le giovani generazioni. La nuova strategia per la giovent rappresenta il seguito di un ampio lavoro di consultazione realizzato nel 2008, grazie al coinvolgimento di autorit nazionali e di organizzazioni giovanili. I giovani stessi sono stati consultati online e conseguentemente invitati a fornire il proprio feedback sulle proposte della Commissione, segno di una nuova fase delle politiche di promozione delle azioni volte ad incentivare il dialogo permanente, come proposto dallUE. Nel novembre 2009, il Consiglio UE dei Ministri per la Giovent, composto da 27 Stati membri dellUE, ha adottato una Risoluzione su un quadro rinnovato per la cooperazione europea nel settore giovanile per il prossimo decennio. La Risoluzione si basa sulla Comunicazione della Commissione dellaprile 2009 Una Strategia UE per i Giovani: Investire e Rafforzare. La nuova Strategia UE per i Giovani definisce tra gli obiettivi generali quello di garantire le pari opportunit per i giovani nellistruzione e nel mercato del lavoro e promuovere la cittadinanza attiva, linclusione sociale e solidariet dei giovani. In definitiva dopo questo breve excursus sulle politiche europee in favore della giovent, possibile comprendere i motivi per cui i giovani rappresentano una risorsa su cui lEuropa ha voluto puntare, soprattutto negli ultimi quindici anni, attraverso azioni che hanno cercato e tuttora intendono offrire occasioni di crescita e sviluppo. Vi la necessit di ripensare al ruolo indispensabile dei giovani nel processo di crescita del capitale umano europeo per sviluppare, come previsto dalla strategia di Lisbona, la societ della conoscenza. Si considera in questo caso lUnione Europea come una comunit epistemica55 portatrice di idee innovative in quanto ha contribuito a modificare la costruzione delle politiche nazionali, influenzandone: le
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Per una definizione di comunit epistemica si veda la voce in Capano G., Giuliani M. (a cura di), Dizionario di politiche pubbliche, Carocci Editore, Roma 2005.

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soluzioni, le decisioni, gli obiettivi, gli strumenti, generando un apprendimento della policy. Come emerso dalla consultazione degli Euro-documenti risulta evidente quanto la partecipazione dei giovani alle decisioni e all'attivit a livello locale e regionale sia essenziale se si vogliono costruire delle societ democratiche ed inclusive. Lidea quella di progettare con i giovani e per i giovani, fornendo strumenti concreti ed efficaci per la partecipazione, infondendo un senso civico di responsabilit e di cittadinanza attiva.

2.2. I modelli nazionali di politiche giovanili


Nel corso nel Novecento e in particolare a partire dal Secondo Dopoguerra, in tutti i Paesi occidentali si potuto assistere ad un consolidamento progressivo di sistemi di protezione sociale, attraverso riforme legislative ed investimenti finanziari sempre pi consistenti destinati a settori quali: previdenza sociale, sanit, istruzione, lavoro, eccetera. Linfluenza europea sugli assetti di welfare divenuta, dagli anni Novanta, sempre pi evidente attraverso lo sviluppo di interventi di tipo regolativo: norme e dispositivi legislativi, soprattutto direttive, miranti ad armonizzare le legislazioni nazionali sulla base di principi comuni o di norme che fissano standard minimi (Naldini 2006). Pur allinterno di alcuni indirizzi comunitari, favoriti dalla legislazione sovranazionale dellUnione, i sistemi di welfare dei singoli Paesi56, hanno dato vita nel
Il sociologo danese Esping-Andersen, in The Three Worlds of Welfare Capitalism, ha introdotto una classificazione dei diversi sistemi di welfare state strutturata in tre tipologie riconoscibili in base alle loro diverse caratteristiche. Questa tripartizione fondata sulle differenti origini dei diritti sociali che ogni Stato concede ai propri cittadini. Lautore ha cos individuato i seguenti modelli di welfare: il modello liberale, tipico dei paesi anglosassoni (Gran Bretagna, Nuova Zelanda, U.S.A.); il modello conservatore, che vigente soprattutto nell'Europa continentale (Germania, Austria, Belgio, Italia); infine il modello social56

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corso degli anni a modelli di implementazione delle politiche altamente diversificati, come rivelato dalle numerose indagini comparative di settore57. In questo quadro non stato semplice per le politiche giovanili assumere un riconoscimento ed uno statuto proprio. Anche in Italia si avviato un processo, per quanto tardivo rispetto ad altri contesti, di riconoscimento di specifici bisogni dei giovani e della necessit di dare statuto ai contesti in cui discutere, generare e implementare le politiche giovani. Tale processo ha portato ad un nuovo sistema di riferimento, che si allontana dai tradizionali ambiti di intervento rivolti al disagio e alla prevenzione e si indirizza, al contrario, verso politiche dellagio, atte a favorire lo sviluppo del protagonismo e della cittadinanza attiva tra i giovani. Le politiche giovanili si caratterizzano per la particolarit di essere citizen centred, ovvero definite non solo in base alloggetto o al contenuto degli interventi, ma in base ai destinatari. Questa natura trasversale rispetto agli ambiti tradizionali (lavoro, istruzione, salute, politiche sociali, culturali ecc.) porta con s rischi di sovrapposizione e mancanza di integrazione con le politiche settoriali. Da un punto di vista operativo questo si tradotto in qualche caso in azioni frammentate o in
democratico, che si caratterizza per il grado universalistico degli interventi, tipico invece dei paesi del Nord Europa. Inoltre diversi studiosi hanno ipotizzato un altro modello, ovvero quello del welfare mediterraneo che accomuna i paesi dellEuropa meridionale quali: la Grecia, la Spagna, il Portogallo ed anche lItalia. 57Investire nelle nuove generazioni: modelli di politiche giovanili in Italia e in Europa, dellOsservatorio permanente sulla condizione dellinfanzia e dei giovani, la prima ricerca comparativa realizzata nel nostro Paese a cura di Arianna Bazzanella. Lidea di uno studio sulle politiche giovanili in Italia e in Europa nasce nel 2008. Il lavoro si configura come un aggiornamento di quanto messo a punto in precedenza a partire dallo Studio sulla condizione e sulle politiche giovanili realizzato dallIstituto IARD di Milano per conto della Direzione Generale e Ricerca della Commissione Europea. Particolarmente innovativi sono stati i Piani Giovani di Zona, descritti in unaltra pubblicazione di Iprase, uno strumento di partecipazione divenuto punto di riferimento nel contesto nazionale che ha visto poi nascere i PLG (Piani Locali Giovani). La seconda parte della ricerca composta dai case study realizzati in Danimarca, Germania, Gran Bretagna e Slovenia, mentre la parte finale una sistematizzazione di indicatori e mappe sulla condizione giovanile in Italia e in Europa. Per un approfondimento: http://www.iprase.tn.it/attivit%C3%A0/studio_e_ricerca/OGI/download/eurogiovani.pdf

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forme di raccordo tra gli interventi dei diversi settori; altre volte nella creazione di strumenti organizzativi, amministrativi e finanziari specificamente dedicati alle politiche giovanili (ministeri, assessorati, uffici, fondi in bilancio). Nel 2000 lo Studio sulla Condizione e sulle Politiche Giovanili, coordinato dalla Direzione Generale Ricerca della Commissione Europea, ha individuato quattro modelli di politiche giovanili presenti in Europa. Questo studio prende come riferimento per la costruzione dei modelli i seguenti parametri: lorigine dei finanziamenti (distinguendo tra quelli pubblici e privati); il livello di attuazione delle iniziative (se sviluppate sul piano nazionale o locale) il grado di universalismo o particolarismo degli interventi (stabilito tenendo conto del livello di copertura degli interventi a seconda dei destinatari) le aree tematiche di riferimento (esclusione sociale, educazione, lavoro, mobilit, ecc.) Il primo modello individuato definito universalista e comprende i paesi del nord Europa (Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia) che hanno da tempo sviluppato un sistema di protezione sociale incentrato sui principi di universalismo e cittadinanza sociale. In questi Paesi la demercificazione alta, il sistema cio tende a ridurre limportanza del mercato come fonte di bisogni e rischi sociali, perseguendo politiche di welfare volte a promuovere uneguaglianza sociale tra i destinatari degli interventi ed un pieno diritto di cittadinanza e di inclusione sociale. Il modello comunitario di politiche giovanili, comprende i paesi anglosassoni (Irlanda e Regno Unito) caratterizzati da un regime di welfare liberale, orientato al mercato ed alla prova dei mezzi per accedere alle risorse. Gli interventi previsti nel settore delle politiche giovanili sono principalmente preventivi e

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riguardano: lesclusione dal mercato del lavoro, la lotta alla criminalit, la riduzione della dispersione scolastica, la prevenzione di comportamenti antisociali e delluso di droghe. Il modello di tutela comprende, invece, i paesi dellEuropa centrale (Austria, Belgio, Francia, Germania, Liechtenstein, Lussemburgo e Paesi Bassi) che si caratterizzano per politiche essenzialmente orientate verso la prevenzione del disagio giovanile ed hanno un buon grado di apertura in senso universalistico. Infine il modello centralizzato comprende quei paesi dellEuropa mediterranea (Italia, Grecia, Portogallo e Spagna), caratterizzati da un grado di particolarismo ed un orientamento preventivo delle politiche. Diversi autori sostengono che questi Paesi sono caratterizzati da un welfare di tipo mediterraneo, in cui la demercificazione sbilanciata, ovvero molto elevata per certe categorie di individui e molto bassa per altri. La destratificazione, invece, bassa, si creano quindi nuove differenziazioni trasversali a quelle di classe: tra gli insiders, titolari di spettanze forti e gli outsiders titolari di spettanze deboli o privi di spettanze. Adoperando un grafico bidirezionale in cui le ascisse rappresentano il grado di particolarismo ed universalismo e le ordinate lorientamento e le priorit degli interventi verso la promozione o la prevenzione, si ottengono quattro quadranti che illustrano il posizionamento dei quattro modelli di politiche giovanili europee.

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Figura 2. Modelli di politiche giovanili: una rappresentazione grafica

Fonte: Bazzanella A., (a cura di) Investire nelle nuove generazioni: modelli di politiche giovanili in Italia e in Europa. Uno studio comparato, Provincia autonoma di Trento - IPRASE del Trentino 2010, p.13

A seguito delle recenti trasformazione avvenute allinterno del panorama europeo, sia a livello macro (allargamento dellEuropa a 27 Stati) che micro (decentramento dei poteri allinterno degli Stati centralizzati) questo studio stato rivisto e aggiornato nel 2006. Nello specifico alla luce delle riforme avvenute negli ultimi anni, lintento stato quello di indagare sulle analogie e le differenze esistenti tra i vari Paesi presi come casi di studio (realizzati a partire dal Libro Bianco e dal Patto Europeo per la Giovent) ed inoltre verificare limpatto che le linee guida europee hanno avuto sulle politiche in favore della giovent allinterno dei singoli Stati membri. I paesi presi come riferimento sono: Italia, Germania, Danimarca, Regno Unito e Slovenia. Nel recente studio stata inclusa nellanalisi la Slovenia, un paese dellest Europa che recentemente entrato a far parte dellUnione, per cui stato ritenuto interessante osservare lo stato di avanzamento in materia di interventi promossi in favore della giovent.

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Rispetto alla governance delle politiche giovanili possibile affermare che in tutti questi Stati esiste un Ministero come riferimento, ma vi sono poi soluzioni differenti per elaborare le politiche e strutture diverse per garantire il coordinamento (quali Conferenze, Commissioni, Unit di cui si sono dotati Regno Unito, Germania e Danimarca). Lintegrazione verticale con gli altri livelli territoriali esiste sicuramente nel Regno Unito e in Germania, meno in Danimarca e Slovenia, mentre in via di sperimentazione in Italia. In tutti i paesi analizzati possibile notare un buon livello di trasversalit degli interventi, ma allo stesso tempo un basso grado di integrazione tra i diversi Ministeri. Ad esempio in Danimarca e nel Regno Unito le politiche giovanili rientrano nellambito delle competenze del Ministero della Pubblica Istruzione, in Slovenia sono accorpate a quelle dello Sport, mentre in Germania sono comprese nelle politiche del Ministero per la Famiglia, gli Anziani, le Donne. In Italia invece vi una delega al Ministero della giovent ad hoc proprio per coordinare le azioni di Governo inerenti le politiche in favore dei giovani in ogni ambito, tra cui istruzione, sociale, educazione, cultura. Tuttavia nel nostro Paese, non esiste ancora una legge quadro in materia di politiche giovanili, non vi nemmeno unAgenzia nazionale per lo sviluppo delle politiche giovanili ed inoltre, ad esclusione degli Informagiovani, manca un sistema di coordinamento dei principali servizi per i giovani (Forum, Consulte, ecc.). Nello specifico per quanto riguarda il livello di evoluzione delle politiche giovanili stato possibile osservare unapertura verso la promozione e luniversalismo in quasi tutti i Paesi (Fig. 3). In Italia ci si avvicinati verso un tipo di approccio promozionale con una pi ampia inclusione dei destinatari. Quindi dal modello centralizzato ci si avvia verso un modello di tipo universalitstico. In Danimarca si conferma un sistema universalistico con unapertura verso le politiche di contrasto allesclusione sociale ed allistruzione. Nel Regno Unito si consolida un

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modello comunitario con attenzione alla prevenzione, ma con una maggiore apertura verso la promozione e la partecipazione giovanile. La Germania sembra passare da un modello di tutela ad uno pi universalistico. Mentre per quanto riguarda la Slovenia, anche se non possibile fare un confronto diacronico possibile intravedere i caratteri di un modello universalistico. Figura 3. Levoluzione dei modelli nel corso degli ultimi anni

Fonte: Bazzanella A., (a cura di) Investire nelle nuove generazioni: modelli di politiche giovanili in Italia e in Europa. Uno studio comparato, Provincia autonoma di Trento - IPRASE del Trentino 2010, p.13.

Quindi, questi ultimi anni hanno rappresentato un periodo di forte mutamento nel quadro delle politiche giovanili nei Paesi europei. Sono notevolmente mutate la filosofia e le modalit di intervento con il passaggio a politiche volte sia alla de-istituzionalizzazione ed alla territorializzazione degli interventi, sia alla lotta allesclusione sociale e alla promozione sociale. Nonostante le soluzioni politiche e strutturali differenti dei Paesi europei, sono state riconosciute tendenze comuni generate anche dalla maggiore sensibilit che i governi a tutti i livelli hanno mostrato per i giovani, non visti unicamente

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in negativo, come categoria vulnerabile e a rischio, ma come risorsa che ha bisogno di essere alimentata, sostenuta e promossa. I temi su cui intervengono le politiche sono comuni in molti Stati, anche se naturalmente variano la gestione e limportanza delle iniziative. Accanto ai settori tradizionali dellistruzione, formazione, introduzione al mondo del lavoro, trattamento della devianza, attivit di tempo libero, associazionismo, servizio militare e civile, in atto una convergenza recente sulla tematizzazione della partecipazione politica e, pi in generale, della cittadinanza attiva dei giovani e dellintegrazione sociale dei giovani immigrati. Inoltre la riflessione sugli strumenti e le modalit con cui vengono affrontate le politiche giovanili tendono a convergere verso una strutturazione e formalizzazione forte a livello centrale. Il metodo aperto di coordinamento rappresenta lo strumento che consente di agire seguendo linee-guida comuni. A differenza della prima strategia di intervento della Comunit europea, che operava con norme sovranazionali vincolanti, si tratta di un approccio soft e attento alle specificit nazionali. Lobiettivo non quello di giungere a politiche comuni e omogenee, ma di individuare obiettivi comuni che possono per essere raggiunti con politiche diverse a seconda dei vari contesti nazionali. Tale metodo dovrebbe generare incentivi in favore dellattuazione da parte dei governi nazionali e subnazionali di decisioni coordinate nel rispetto delle specificit locali e nazionali.

2.3. Le politiche giovanili in Italia: una storia recente


In letteratura non presente una definizione comune, univoca e condivisa di cosa si intende per politiche giovanili, dato che ogni paese possiede un proprio quadro politico nazionale e decide quali sono le finalit a cui devono corrispondere gli interventi rivolti ai giovani.

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Analizzare questo tipo di politiche, significa proiettarsi in un ambito particolarmente dinamico, ricco di fermenti e progettualit, innescate da alcuni forti cambiamenti avvenuti sia a livello internazionale che allinterno dei singoli paesi. Lapproccio adottato nellambito della programmazione in favore della giovent negli ultimi decenni sul piano europeo stato integrato, trasversale a pi settori di intervento, fondato su linee-guida comuni per quanto riguarda sia i principi che le azioni. Tuttavia i diversi Paesi hanno seguito una specifica evoluzione ed un proprio percorso di implementazione degli interventi. Per questo motivo sar utile riflettere sul percorso intrapreso dalle politiche giovanili in Italia, per comprenderne sia levoluzione che lo sviluppo. Lanalisi verter sui seguenti punti cercando di offrire una panoramica: dei principali riferimenti Costituzionali e legislativi in favore della giovent; del percorso intrapreso dai Governi, le cui azioni hanno portato alla nascita prima del POGAS e poi del Ministero della Giovent in Italia. delle iniziative promosse dai Comuni e dalle Regioni attraverso progetti e servizi istituiti per i giovani; dellevoluzione degli interventi per la giovent, che da politiche del disagio, si sono affermate come politiche dellagio, promuovendo azioni volte a contrastare non solo le problematiche giovanili, ma anche a favorire il protagonismo e lo sviluppo della risorsa giovani.

2.3.1. Levoluzione delle politiche nel contesto nazionale


Con la nascita dello Stato repubblicano grande attenzione stata rivolta allinfanzia, alladolescenza ed alla giovent. Nel Dopoguerra, chiaramente, lapproccio dei Costituenti era pi orientato alla tutela del lavoro minorile ed alla protezione dalla povert e dallo sfruttamento (Campagnoli 2009). Tuttavia

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vi lesplicito riferimento anche alla garanzia delle pari opportunit e dei diritti dellinfanzia e della giovent. Il fondamento giuridico delle politiche giovanili in Italia costituito dallarticolo 31 della Costituzione che al comma 2 specifica che la Repubblica protegge la maternit, linfanzia e la giovent, favorendo gli istituti necessari a tale scopo58. Inoltre dallarticolo 37 della Costituzione emerge un maggiore impegno verso la tutela del lavoro minorile.59 Al di l di questi principi, tuttavia, le politiche giovanili in Italia hanno faticato molto prima di affermarsi. Il rimando nellattuazione dei principi costituzionali si evince soprattutto per quanto riguarda il ritardo dei primi interventi che hanno avuto come destinatari i giovani. I primi esempi di progetti e servizi pubblici in favore della giovent, infatti, sono nati per iniziativa dei Comuni e delle Regioni a partire dalla fine degli anni 70 ed hanno posto le basi per unazione dal basso che ancora oggi rappresenta una caratteristica distintiva delle politiche giovanili in Italia. Infatti a differenza degli altri Paesi europei in cui la questione giovanile stata considerata uno dei compiti istituzionali dello Stato, in Italia inizialmente avvenne il contrario, poich liniziativa provenuta dagli Enti locali. Inoltre a determinare lagenda del Governo furono le varie emergenze relative ai problemi giovanili (Campagnoli 2010). Quindi gli interventi non rientravano in una programmazione organica ed a lungo termine, ma erano volti alla ricerca di soluzioni atte a tamponare alcune problematiche ritenute di particolare urgenza ed in questo modo si ag soprattutto in chiave preventiva, dato che le
Articolo 31 Cost. La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e ladempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternit, linfanzia e la giovent, favorendo gli istituti necessari a tale scopo. 59 Articolo 37 Cost. La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parit di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire ladempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. La legge stabilisce il limite minimo di et per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parit di lavoro, il diritto alla parit di retribuzione.
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principali tematiche riguardarono nello specifico lemarginazione, la prevenzione del disagio e la lotta alla criminalit. In questo quadro, le politiche giovanili, a differenza di quanto accadde negli altri paesi europei, hanno avuto delle difficolt a svilupparsi. Tali azioni sono comparse in Italia alla fine degli anni Settanta, in risposta ai comportamenti dei giovani, protagonisti ormai del tessuto sociale. Queste politiche sono nate con lobiettivo di raggiungere lintegrazione sociale dei giovani considerati scarsamente adattati (Baraldi, Ramella 1999). Nellaprile del 1970 si tenne a Roma un Incontro di studio promosso dal Segretario Nazionale per la Giovent, sul tema Una politica per la giovent negli anni 70. In quegli anni, la finalit dellazione politica era quella di integrare i giovani allinterno del tessuto sociale e culturale. Lopinione diffusa era che questi soggetti dovevano ricevere assistenza, per essere in grado di adattarsi al contesto sociale e culturale in cui erano inseriti. Tuttavia non vi era ancora una logica progettuale ben precisa, poich gli interventi erano ancora in una fase pioneristica. In quegli anni vennero elaborati i primi Progetti Giovani grazie alliniziativa degli Enti Locali. Tali azioni riguardano interventi di prevenzione del disagio ed erano rivolti in particolare a coloro che vivevano situazioni di difficolt sociale, per sperimentare nuove forme di adattamento 60. Sono gli anni delle manifestazioni studentesche, in cui i collettivi giovanili rivendicano spazi per esprimere il loro protagonismo sociale. Quindi vi era una lettura del mondo giovanile come ribelle e deviante, da integrare nel tessuto sociale, di conseguenza le azioni politiche erano mirate e preventive. Le logiche progettuali in materia di politiche giovanili cambiarono lentamente, a seguito delle trasformazioni che riguardarono le nuove generazioni, che a differenza delle precedenti erano considerate meno attive e disinteressate alle questioni politiche. Si cerc quindi di incentivare la partecipazione e puntare sullaccesso dei giovani allinformazione. Per questo
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Cfr. http://www.comune.torino.it/infogio/spg/storia%20del%20settore.pdf

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motivo sorgono i primi Centri Informazione Giovanile (CIG) dai quali scaturisce la necessit di creare momenti di confronto. Questiniziativa implica un preciso impegno da parte dello stato centrale sia nellambito del coordinamento, che delle risorse. Il primo Centro Informagiovani fu quello del Comune di Torino inaugurato nel 1982 sulla base del modello francese. Segue nellambito di queste iniziative, listituzione nel 1983 del primo Osservatorio Metropolitano Giovanile (OSMEG della provincia di Milano), un centro organizzato su banche dati automatizzate. Nel 198561 si svolse il primo Convegno nazionale sui servizi informativi per i giovani nel corso del quale, data la positivit di quelli gi operativi, fu necessario un coordinamento nazionale. Le finalit erano quelle di poter confrontare le diverse esperienze ed i diversi modelli operativi, analizzare e proporre soluzioni, sviluppare ed estendere i rapporti con i servizi europei, e poter procedere alla formazione degli operatori. Per questo motivo, verso la fine dello stesso anno, prese vita il Coordinamento Nazionale Sistema Informativo Giovanile (CNSIG)62 composto dai rappresentanti di diversi ministeri, funzionari di alcune regioni e rappresentanti di centri di ricerca in campo sociale. Negli anni 90 le politiche giovanili si orientarono nuovamente verso tematiche inerenti lemarginazione e la lotta alla criminalit. In sostanza in quegli anni, ci si poneva come interrogativo cosa fare per i giovani, per prevenire il disagio, per evitare situazioni di rischio e di malessere sociale. Le principali leggi nazionali, che finanziarono gli interventi in favore dei giovani furono il Dpr 309/90 (seguito dalla legge 45/99) che istitu il Fondo Nazionale per la lotta alla droga e la legge 261/91 contenente norme atte a
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In occasione dellanno internazionale della giovent, nel corso del quale ha luogo la prima Conferenza Europea dei ministri responsabili per le politiche giovanili. 62 Il Coordinamento nazionale stato poi sciolto negli anni 90 ed anche se sono stati realizzati diversi tentativi per ricostituirlo, ci stato possibile solo nel 2007. Cfr. www.informagiovani.anci.it

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costituire i Primi interventi in favore dei minori soggetti a rischio di coinvolgimento in attivit criminose. Per quanto riguarda le azioni previste in quegli anni, non ancora possibile inquadrare vere e proprie politiche per i giovani, poich queste forme di intervento erano episodiche e prevalentemente volte al contrasto del disagio giovanile. In molti casi ha prevalso un pensare ai giovani come soggetti deboli e privi di capacit ed i governi guardavano alla disoccupazione, alla microcriminalit, alla tossicodipendenza come fenomeni allarmanti, correlati al disagio giovanile. Quindi vi era un approccio di tipo assistenzialistico, che ha dato linput allattuazione di progetti e servizi che ponevano i destinatari in un ruolo di fruitori-utenti passivi. Un passo in avanti si ebbe con la legge 285/97 per la Promozione di diritti ed opportunit per linfanzia e ladolescenza che istituiva il Fondo Nazionale per linfanzia e ladolescenza, finalizzato alla realizzazione di interventi a livello nazionale, regionale e locale per favorire la promozione dei diritti, la qualit della vita, lo sviluppo, la realizzazione individuale e la socializzazione dellinfanzia e delladolescenza. La nuova legge propose una diversa modalit di lavoro, quella della progettazione comune, incentrata sullintreccio di una rete sociale territoriale. Questi elementi si inseriscono allinterno di un processo di cambiamento radicale, che avvenuto con una serie di interventi legislativi che hanno modificato il carattere assistenziale delle politiche. Nel 2000, con la legge-quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e di servizi sociali vi fu una riforma radicale del modello assistenziale italiano, che ha influito sulla programmazione degli interventi anche in materia di politiche giovanili. Infatti la L. 328/2000 rappresenta la pi grande novit nel campo dei servizi sociali in Italia e presuppone la costruzione di un nuovo sistema di gestione dei servizi, ma anche la possibilit di stipulare accordi, convenzioni che permettono una programmazione partecipata di tutti gli attori sociali, sia cittadini che operatori. Tale legge si fonda sul principio di

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sussidiariet63 introdotto dalla legge 59/1997 Delega al governi per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni e enti locali(c.d. Bassanini 1). Per realizzare i servizi sociali in modo unitario ed integrato, la legge prevede che gli Enti locali, le Regioni e lo Stato, ognuno nellambito delle proprie competenze, provvedano alla programmazione degli interventi e delle risorse. Inoltre viene promossa la programmazione partecipata, che costituisce il nucleo centrale degli interventi; tutti gli attori, infatti, sono chiamati in causa per la costruzione di nuove politiche di promozione del benessere sociale (Trapanese 2005). Grazie alla L. 328/2000 le persone vengono riconosciute, oltre che come destinatari degli interventi, anche come soggetti attivi, capaci di collaborare. Una finalit delle politiche sociali infatti quella di potenziare la capacit propulsiva di tutti gli attori nel territorio. Si passa quindi da una concezione di welfare orientato allassistenzialismo ad un sistema di interventi sociali orientati alla cura, prevenzione e promozione del benessere (De Ambrogio 2005, p.42). Gli enti locali provvedono alla realizzazione dei servizi insieme ai cittadini, alle istituzioni ed agli organismi non lucrativi di utilit sociale. Per questo necessario un maggior coordinamento, cos da definire punti di riferimento comuni per l'attivit di tutti gli operatori del sistema. Il coordinamento possibile se c' un documento programmatico comune, che la legge individua nel Piano di zona e nella Carta dei servizi sociali alla Persona64. Lo sviluppo di questa iniziativa port nel 1972, alla costituzione del
Il principio di sussidiariet stabilisce che le attivit amministrative vengono svolte dall'entit territoriale amministrativa pi vicina ai cittadini, ma esse possono essere esercitate dai livelli amministrativi territoriali superiori, solo se questi possono rendere il servizio in maniera pi efficace ed efficiente. Il principio di sussidiariet pu quindi essere visto sotto un duplice aspetto: in senso verticale: la ripartizione gerarchica delle competenze deve essere spostata verso gli enti pi prossimi al cittadino e pertanto pi vicini ai bisogni del territorio; in senso orizzontale: il cittadino, sia come singolo che attraverso i corpi intermedi, deve avere la possibilit di cooperare con le istituzioni nel definire gli interventi che incidano sulle realt sociali a lui pi prossime. Vedi Staderini F., Diritto degli enti locali, CEDAM , Padova, 2009 64 La Carta dei Servizi Sociali riveste grande importanza, perch dovendo promuovere il benessere dei cittadini, stabilisce un patto tra l'Ente locale e la cittadinanza, basato su principi chiari e condivisi. Pertanto viene realizzata tenendo conto: a) della volont dell'Ente di fornire un servizio di buona qualit ai cittadini e a coloro che si trovano sul territorio,
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primo Ministero ai problemi della giovent65 guidato da Italo Giulio Caiati. Tale Ministero ebbe vita breve infatti venne a mancare con la caduta del Governo Andreotti-Malagodi66. Prima del successivo Ministero alle politiche giovanili bisogner attendere ben 34 anni.67 Per questo motivo Campagnoli definisce questa situazione come una sorta di black out istituzionale (Campagnoli 2009, p.17). In particolare i Piani Sociali di Zona (PdZ) sono lo strumento fondamentale per definire e costruire il sistema integrato di interventi e servizi sociali, ovvero di un sistema che mette in relazione i vari soggetti operanti sul territorio, istituzionali e non, con lobiettivo di sviluppare e qualificare i servizi sociali per renderli flessibili ed adeguati ai bisogni della popolazione (De Vivo 2004). Il processo di costruzione dei PdZ parte dal territorio e si sviluppa sia attraverso il lavoro dei Comitati di Distretto, per la parte politica, sia attraverso il lavoro di tavoli tecnici e tematici, cui partecipano non solo le istituzioni, ma anche il Terzo Settore, il mondo della cooperazione sociale e del volontariato, le organizzazioni sindacali e varie forme di associazionismo (Cerase 2005).

assumendo impegni concreti e rendendoli pubblici; b) del coinvolgimento di tutti i soggetti che, avendo partecipato alla definizione dei Piani di zona, erogano le prestazioni sociali sulla base di contratti di servizio, prevedendo costanti momenti di confronto; c) della previsione di periodici momenti di valutazione partecipata sull'andamento dei servizi, nella consapevolezza che le dimensioni della qualit non sono misurabili solo in base ad indicatori oggettivi, ma anche attraverso la condivisione delle esperienze, per attuare un costante miglioramento dei servizi stessi; d) della partecipazione attiva del cittadino alla definizione del progetto nonch della sua eventuale rielaborazione degli interventi; e) della garanzia del rispetto dei reciproci diritti e doveri, per stimolare un continuo confronto tra Servizi Sociali Associati e cittadini. Cfr. http://www.urp.it/allegati/La%20carta%20dei%20servizi.pdf 65 Da notare che il termine pensato per tale Ministero segno di una rappresentazione condivisa del mondo giovanile come entit problematica, generativa di preoccupazioni o, al pi, da mettere sotto tutela. Anche gli interventi quindi erano rivolti allassistenzialismo ed alla prevenzione, piuttosto che alla promozione della giovent. 66 Il Governo Andreotti II, detto anche Andreotti-Malagodi, fu in carica dal 26 giugno 1972 al 7 luglio 1973. Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Governo_Andreotti_II 67 Il successivo Ministero sar istituito nel 2006 con il Governo Prodi.

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Tabella 4. Lo sviluppo delle politiche giovanili in Italia.


Periodo Lettura mondo giovanile Ribellione Finalit azione politico tecnica Integrazione adattamento culturale e politico Logica progettuale Ancora non definito Aspetti di peculiarit Fase pionieristica: pochi soggetti esploratori di qualcosa di nuovo per lItalia Individuazione adolescenza e progetti collegati Nodi critici Assenza riferimenti e isolamento delle esperienze Assenza finanziamenti nazionali Diffusione culturale anche alle altre aree politiche Dispersione delle esperienze Debolezza politica,ma primi riconoscimenti Pochi soldi

1975-80

1980-90

Assenza dei giovani dalla sfera politica (riflusso nel privato), scoperta della soggettivit e della quotidianit

Inclusione politica e partecipazione

Castello che ingloba tutte le aree di vita dei giovani vs segmento specifico di interesse Strategie delle connessioni Scoperta di nuovi bisogni (informazione)

Devianza Protezione sociale, sociale (droga), prevenzione del disagio disagio, distinzione dei destinatari, Scoperta soggetti particolari (gruppi informali) 1990-00

Microazioni che Avvento Europa includono il tutto e possibilit di finanziamenti e Separazione tra scambi culturali, parti del linguistici, progetto pur in una logica di tipo formativi, lavorativi. assemblativa Progressivo allontanamento dellarea lavoro Selettivit degli interventi Sviluppo autonomie potenzialit individuali e dei gruppi informali Avvento leggi emergenziali (droga e devianza) Sviluppo legislazione regionale

Molti soldi ma assenza di coordinamento e integrazione tra varie leggi di finanziamento Assenza programmazione nazionale e territoriale Progettazione coatta e in fotocopia Crisi didentit delle politiche giovanili Aumento di giovani stranieri Necessit di riconoscere la dimensione di genere Famiglia lunga Riconoscimento politico

Cittadinanza, risorsa per il cambiamento

Negoziazione dei conflitti Comunicazione intergenerazionale (patto per il futuro)

Connessione strategie Accordi di programma Riconoscimento differenze

Avvento normative di riforma pubblica amministrazione Logiche di partnership territoriale Ruolo terzo settore

2000

Sviluppo Ruolo potenzialit (ad es. promozionale nel settore ente locale artistico. Progettualit di comunit

Fonte: C.A. Dondona, R. Gallini, R. Maurizio, Le politiche per i giovani In Italia, IRES Regione Piemonte, 2004 (Rapporto di ricerca)

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Dagli anni 90 in poi si quindi destabilizzato il modello preventivo degli interventi e si giunti verso un modello di promozione per quanto riguarda sia gli obiettivi che le strategie per mettere in atto le decisioni. Cos come visto in precedenza, in Italia fino agli anni 80 vi erano interventi frammentati avvenuti sulla scia di altre politiche guidate da una logica preventiva, ma verso la fine degli anni 90 si verifica un vero e proprio cambio di paradigma. Per comprendere le cause di tale cambiamento, si possono osservare sia le variabili endogene che le variabili esogene nella loro interazione reciproca. I fenomeni che hanno portato ad un cambiamento di rotta delle politiche giovanili, possono essere compresi solo se si prende in esame il contesto politico, economico e sociale italiano. In quegli anni le spinte esogene, provenienti dallUE, sono venute ad incrociarsi con gli stimoli derivanti dal basso, come lavvio del decentramento amministrativo ed il rafforzamento delle pratiche di concertazione tra istituzioni pubbliche e istituzioni private. Inoltre con la riforma del sistema dei servizi sociali e soprattutto grazie allindividuazione di principi cardine della programmazione partecipata, che prevedono il coinvolgimento attivo di tutti gli attori presenti sul territorio, sono mutate le logiche di intervento anche nel campo delle politiche giovanili. Tale processo, dunque ha avviato il nostro Paese verso politiche atte a favorire lo sviluppo del protagonismo dei destinatari degli interventi, ed emersa la necessit di costruire politiche giovanili che vedano le giovani generazioni non come utenti passivi, ma come cittadini attivi.

2.3.2. Il Ministero per le Politiche Giovanili


A livello centrale dal 1996 al 2001, le competenze in materia di politiche giovanili sono state attribuite al Dipartimento Affari Sociali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Successivamente nel maggio del 2006

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venne istituito dal Governo Prodi, il Ministero per le Politiche Giovanili e le Attivit Sportive (POGAS) il cui ufficio faceva capo al ministro senza portafoglio Giovanna Melandri. A livello normativo con il Decreto legge 181/200668, la Presidenza del Consiglio ha assunto la competenza statale in materia di sport e le funzioni di indirizzo e coordinamento in materia di politiche giovanili.69 Nello stesso anno con successivo decreto (D.P.C.M. del 15 giugno 2006) le funzioni di indirizzo e coordinamento di tutte le iniziative, anche normative in materia, sono state assegnate al Ministro che tra laltro delegato: a coordinare le azioni di Governo volte ad assicurare lattuazione delle politiche in favore dei giovani in ogni ambito, ivi compresi quello economico, fiscale, del lavoro, dellistruzione e della cultura, anche mediante il coordinamento dei programmi finanziati dallUnione Europea; a predisporre le azioni di Governo in materia di scambi internazionali giovanili; ad esercitare, congiuntamente con il Ministro della solidariet sociale, le funzioni di indirizzo e vigilanza dellAgenzia nazionale italiana del programma comunitario giovent, nonch prendere parte alle attivit del Forum nazionale dei giovani. Appena istituitosi, il POGAS ha stilato un Piano nazionale giovani70, contenente delle linee dazione da attuare nellarco della legislatura. Il Piano Nazionale si posto come strumento trasversale inerente a pi ambiti. Infatti il Documento di Programmazione Economica e Finanziaria del Governo Prodi per gli anni 2007-2011 attesta che: il Governo si impegna ad avviare un vero

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 114 del 18 maggio 2006 e convertito nella legge n. 233 del 17 luglio 2006. 69 Decreto Legge n. 181 del 18 maggio 2006 (articolo 1, comma 19) 70 Fonte: http://www.pogas.it/cms-upload/piano-nazionale-giovani.pdf
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e proprio Piano nazionale per i giovani che risponda agli obiettivi dellaccesso alla casa al lavoro, allimpresa, al credito ed alla cultura. Nello specifico gli obiettivi previsti sono quelli di:71 Agevolare laccesso dei giovani al mondo del lavoro; Sviluppare e valorizzare le competenze e la formazione dei giovani; Favorire laccesso alla casa per i giovani; Contrastare il divario digitale; Promuovere la creativit e favorire i consumi culturali meritori; Favorire e ampliare la partecipazione alla vita pubblica e la rappresentanza; Stimolare il dialogo interreligioso e interculturale; Combattere il disagio giovanile;

Nel 2007, accanto agli uffici di diretta collaborazione del Ministro fu istituito il Dipartimento per le Politiche Giovanili e le Attivit Sportive 72 con lobiettivo di costruire una struttura di coordinamento e di indirizzo versatile. Per gli obiettivi previsti, il Ministero ha messo in atto alcune misure, stilato dei protocolli e promosso diversi concorsi e bandi. In particolare, per quanto riguarda il tema di promozione della creativit giovanile, stato indetto il concorso Giovani Idee cambiano lItalia; mentre per promuovere la partecipazione alla vita pubblica, stata istituita lAgenzia nazionale Giovani, con funzioni di indirizzo e vigilanza.
Piano Nazionale Giovani, 2006, p. 24 Il Dipartimento della Giovent l'ufficio nell'ambito della Presidenza del Consiglio dei ministri delegato ad esercitare le funzioni di indirizzo e coordinamento di tutte le iniziative, anche normative, in materia di politiche giovanili e attivit sportive. Nel 1972 durante il Governo Andreotti II, era stato istituito un Dipartimento per i problemi della Giovent, che poi stato istituito nuovamente il 18 maggio 2006 con la formazione del Governo Prodi II, che lo rinomina Dipartimento per le Politiche Giovanili e le Attivit Sportive, collocandolo al fianco degli altri ministeri per i giovani e lo sport presenti in quasi tutti i Paesi dell'Unione Europea.
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La cooperazione istituzionale stata considerata essenziale per il perseguimento degli obiettivi indicati, per valorizzare le esperienze positive gi esistenti e per imprimere alle politiche giovanili una caratteristica di organicit complessiva. Quindi le Regioni, insieme con le istituzioni locali e le diverse amministrazioni centrali, sono state coinvolte attraverso lo strumento degli Accordi di Programma Quadro (APQ)73 per programmare gli interventi individuando i settori prioritari nei quali concretizzare le azioni, destinare finanziamenti, sollecitare nuove progettualit. A sostegno delle azioni per la stipula di tali accordi, sono state avviate una serie di attivit per mettere a punto specifici strumenti di intervento collegati allattuazione del Quadro Strategico Nazionale 2007-2013.74 Il Pogas ha provveduto in seguito a ripartire, con Decreto Ministeriale del 21 giugno 2007, il Fondo Nazionale per le Politiche Giovanili al fine di realizzare il massimo livello di cooperazione tra Governo ed enti territoriali in materia di politiche giovanili. Lintesa sulla ripartizione del Fondo per il 2007 ha consentito di individuare la quota destinata a finanziare le attivit delle Regioni e delle Province autonome mediante la sottoscrizione di appositi Accordi di Programma Quadro. Nello specifico, previsto un investimento di 130 milioni di euro allanno per tre anni 75 che, grazie ai sistemi di cofinanziamento delle Regioni (APQ), arrivano ad oltre 500 milioni di euro76.

LAPQ sottoscritto dalla Regione, dal Ministero dellEconomia e delle Finanze, e dalle Amministrazioni centrali a seconda della natura e del settore degli interventi previsti e rappresenta uno strumento di programmazione operativa che consente di dare avvio immediato agli investimenti previsti. 74 L'Italia ha presentato un Quadro Strategico Nazionale con l'obiettivo di indirizzare le risorse della politica di coesione europea. La proposta italiana per la politica regionale di sviluppo 2007-2013 stata messa a punto in versione definitiva a seguito della conclusione del
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negoziato con Bruxelles, ed stata approvata dalla Commissione europea il 13 luglio del 2007. Fonte:

http://www.dps.tesoro.it/qsn/qsn.asp 75 Con la legge Finanziaria del 2007. 76 http://www.pogas.it/cms-upload/piano-nazionale-giovani.pdf

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Parte dei finanziamenti sono stati adoperati per lattuazione di 27 Piani Locali Giovani (PLG)77 in 16 Regioni. I PLG rappresentano una novit molto importante in quanto attraverso la partecipazione ed il coinvolgimento dei giovani nei processi decisionali, consentono di armonizzare interessi diversi ed individuare obiettivi comuni, per lattuazione di politiche giovanili orientate allo sviluppo locale. Nel 2008 il nuovo Governo Berlusconi IV ha modificato il nome dellufficio in Dipartimento della Giovent, affidandolo al ministro Giorgia Meloni. Le novit sono molte, innanzitutto il POGAS cessa di esistere ed al suo posto viene istituito il Ministero della Giovent, dedicato unicamente all'universo giovanile. Tale Ministro ha proseguito sulla scia delle azioni precedenti ed ha definito quattro precise linee dazione. La prima quella definita "Diritto al futuro", che comprende un insieme di misure volte a combattere la condizione di precariet che i giovani si trovano ad affrontare; quindi sono posti al centro del programma temi quali il lavoro, la casa e la famiglia. La seconda consiste nella rivisitazione dell'accordo Diamogli credito che intende garantire agli studenti risorse economiche sufficienti per potersi sostenere nel periodo di apprendimento. Il Ministero dunque intende rinegoziare questo accordo con gli istituti di credito, affinch i prestiti erogati possano rappresentare un concreto supporto agli studi. Vi poi la promozione del progetto 1000 talenti, ossia di un piano di assegnazione di borse di studio per i giovani selezionati allo scopo di poterli formare e inserire nelle amministrazioni centrali e periferiche, nazionali ed internazionali.
Il Piano Locale Giovani rappresenta il tentativo di condensare le esperienze e le differenti progettualit realizzate in un territorio, in una prospettiva di stabilit, integrazione e partecipazione. Quindi uno strumento che coinvolge soggetti diversi che condividono la necessit di un lavoro comune per favorire lo sviluppo del territorio, migliorando la qualit della vita della comunit nel suo insieme. Il progetto ha durata biennale e ha lobiettivo di accrescere e favorire laccesso al lavoro, sviluppare la cittadinanza attiva, migliorare la qualit della vita dei giovani, incrementare lo sviluppo e la fruizione della cultura, favorire la pratica sportiva e avviare percorsi per linclusione sociale.
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Quarta linea dazione del Ministero della giovent quella di Incoraggiare la meglio giovent, ovvero promuovere sotto vari aspetti il diritto alla partecipazione dei giovani, una partecipazione attiva che diventa lo strumento per garantire alle giovani generazioni la possibilit di essere cittadini attivi e responsabili e di sentirsi appartenenti alla comunit. Tuttavia nonostante i passi in avanti e le buone pratiche avviate, permangono alcuni aspetti critici come emerso dalla ricerca del 2010 di Arianna Bazzanella78. Innanzitutto la debolezza del sistema italiano va attribuita allassenza di una legge quadro in materia di politiche giovanili. Sono state inoltre riscontrate non poche difficolt di concertazione e di capacit di co-decisione da parte degli attori. Oltretutto si registra ancora un divario tra i principi enunciati nelle sedi comunitarie e le prassi realizzate, cos come anche tra gli intenti e le azioni concrete (Rapporto Eurogiovani, 2010). Vi inoltre la mancanza di controllo sullefficienza e sullefficacia degli interventi anche perch a livello centrale, non esiste un Osservatorio Ministeriale sui giovani, mentre il Forum Nazionale dei Giovani, ha stipulato un accordo con il CNEL per dar vita ad un Centro Studi che ha gi pubblicato diverse ricerche. Altro elemento su cui focalizzare l'attenzione la disparit piuttosto forte nella distribuzione territoriale dei servizi e dei progetti, soprattutto fra le regioni del nord e del sud d'Italia. Come afferma Campagnoli: nel nostro Paese, parlare in generale di politiche nazionali sempre difficile, perch emergono differenze territoriali e sociali cos ampie da comportare squilibri fino al punto di avere la sensazione che lItalia non possa che procedere a due velocit tra Nord e Sud del Paese. (Campagnoli 2010, p.93).

78Bazzanella

A., (a cura di) Investire nelle nuove generazioni: modelli di politiche giovanili in Italia e in Europa. Uno studio comparato, Provincia autonoma di Trento - IPRASE del Trentino, 2010.

83

2.3.3. Il ruolo delle Regioni e degli Enti locali


Da un punto di vista giuridico, le politiche giovanili locali e regionali si fondano sulla riforma dellordinamento delle autonomie locali (Legge 142/90 e Dlgs 267/00) e sul federalismo amministrativo basato sul principio di sussidiariet (Legge 59/97 e Legge Costituzionale 3/01). In assenza di un indirizzo da parte dello Stato, le Regioni ed i Comuni sono stati i principali protagonisti nel definire gli orientamenti delle politiche giovanili in Italia. I Comuni sin dagli anni 70 hanno rivestito un ruolo importante nel contesto di attuazione delle politiche per i giovani, tanto che hanno iniziato a sperimentare autonomamente alcune iniziative. Questo fu possibile anche in ragione delle nuove competenze delegate dallo Stato alle Regioni ed ai Comuni nel 1977 e come visto in precedenza dal Consiglio dEuropa e dai suoi Programmi promossi in favore dei giovani. Lassenza di una legge quadro nazionale sulle politiche giovanili ha incentivato molti Comuni italiani a svolgere funzioni che hanno corrisposto in pieno alle loro prerogative di titolari di politiche di welfare e responsabili ed erogatori di servizi a favore dei giovani, soprattutto per quanto riguarda leducazione, linformazione, il tempo libero e la partecipazione. A partire dal 1981 inoltre sono stati istituiti in Italia i primi Informagiovani, spesso nell'ambito dei "Progetti Giovani" adottati dai Comuni. Giovanni Campagnoli79, sostiene che questo meccanismo innesc, fin da allora, sperimentazioni e buone pratiche molto originali, tanto che ancora oggi alcune eccellenze si fondano su quei principi, avendo introdotto nei progetti

In riferimento alla ricerca condotta da Giovanni Campagnoli, si veda il Capitolo 1: Levoluzione dei compiti e dei ruoli delle politiche giovanili in Italia in Esperienze di politiche giovanili in provincia di Milano, Terzo rapporto dellOsservatorio Giovani della Provincia di Milano dello IARD.
79

84

locali le logiche del principio costituzionale della sussidiariet orizzontale80. In questo contesto i Comuni italiani hanno dimostrato capacit di scambio, confronto ed emulazione delle pratiche, permettendo la diffusione spontanea di modelli, sperimentati con successo da alcune Amministrazioni pilota. Tuttavia non mancano alcune criticit di questi interventi tra cui la carenza di fondi81, lessere considerati opzionali rispetto a compiti ritenuti invece propri della Pubblica Amministrazione, e la scarsa capacit di fare sistema, tutto questo condusse per molto tempo verso un tipo di sviluppo a macchia di leopardo (Campagnoli 2010, p.129). Ci, rappresenta un ulteriore segnale delle disuguaglianze territoriali presenti nel nostro Paese, gi forti sul piano delle disponibilit economiche soprattutto tra Nord e Sud. Le Regioni invece hanno cominciato ad occuparsi di politiche giovanili negli anni 80 e 90. Una posticipazione dovuta anche al generale ritardo con cui queste istituzioni sono entrate sulla scena istituzionale: infatti, seppur previste dalla Costituzione del 1948, le prime elezioni regionali si tennero in Italia solo nel 1970 ed i primi trasferimenti di competenze vi furono con le leggi del 1977. Come nel caso dei Comuni, le iniziative regionali tentarono di colmare la carenza di legislazione e di riferimenti centrali in materia di giovani, ma fino agli anni 2000 finirono per essere settoriali e limitati ad oggetti specifici. Come stabilito dal nuovo articolo 117 della Costituzione, con la riforma del Titolo V del 2001, le Regioni hanno assunto un ruolo di primordine in quanto sono loro attribuite le competenze legislative in materia di politiche giovanili, che rientrano nellambito delle materie residuali e quindi di

In base al principio di sussidiariet spetta agli Enti locali e, segnatamente, ai Comuni il compito di attuare le politiche giovanili in quanto autorit territorialmente e funzionalmente pi vicine ai cittadini interessati. 81 Bisogna tenere conto che le realt comunali sono per lo pi medio piccole (il 75% dei Comuni italiani ha meno di 5.000 abitanti) e quindi con limitate risorse a disposizione.
80

85

competenza regionale82. La questione tuttavia controversa in quanto le politiche giovanili non possono essere considerate come singola materia, poich si tratta di interventi trasversali e che pertanto possono toccare diverse materie, alcune rientranti nella competenza regionale concorrente (di cui allarticolo 117, comma 3, della Costituzione), altre nella competenza regionale esclusiva83. Inoltre con listituzione del Ministero alle Politiche giovanili stata definita come modalit di rapporto tra Stato centrale e Regioni per lo sviluppo di politiche giovanili la concertazione che avviene attraverso la Conferenza Unificata Stato Regioni ed Autonomie Locali84. Cos, dopo un solo anno dallistituzione del Ministero, nella Conferenza Unificata del 14 giugno 2007, si raggiunta lintesa di suddividere il Fondo per le politiche giovanili. In particolare, le risorse destinate alle azioni per il territorio vengono suddivise tra Regioni (e Province Autonome), rappresentanze dei Comuni e delle Province. Si stabilito con il D.P.C.d.M. del 29 ottobre 2008 (secondo la suddivisione stabilita di 75 milioni di euro) di destinare alle Regioni (e Province Autonome) l80% di questa quota, ai Comuni il 16%, mentre alle Province il 4% (Rapporto Eurogiovani 2010, p.132). La programmazione regionale definisce un proprio Quadro Strategico che avviene sulla base di Accordi di Programma Quadro (APQ) siglati tra ciascuna singola Regione ed il Ministero. Si tratta di uno strumento della programmazione negoziata, che consente di concordare col Governo obiettivi, settori e aree in cui effettuare interventi per lo sviluppo del territorio regionale. Dai contenuti degli APQ regionali, emergono, tra i temi
La riformulazione della norma contenuta nellart.117 ha profondamente modificato il riparto della potest legislativa tra Stato e Regioni, infatti, lo Stato diventa soggetto a competenza enumerata, in base alle materie indicate nellarticolo, mentre le Regioni diventano soggetti a competenza generale. Il nuovo testo fissa in modo tassativo le competenze esclusive e concorrenti dello Stato, mentre attribuisce alle Regioni la potest legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione statale. 83 Cfr. http://www.irer.it/Rapportifinali/2006A010_RapportoFinale.pdf/ 84 La Conferenza Unificata stata istituita dal Dlgs. 281 del 28 agosto 1997 e mira a favorire la cooperazione tra lattivit dello Stato e il sistema delle autonomie; esamina le materie e i compiti di comune interesse.(art. 9, comma 2, del d.lgs. 281/1997).
82

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che accomunano tali accordi, quattro azioni specifiche volte a promuovere: la partecipazione, il volontariato, linformazione ed il miglioramento delle conoscenze sulla giovent da parte dei poteri pubblici. Per quanto riguarda gli aspetti positivi a livello regionale emerge che: in ogni Regione c almeno un Ufficio dedicato alle politiche giovanili, cos come anche nei loro siti web, in cui si trovano sempre precisi riferimenti alle pagine regionali in materia. Per quanto riguarda lo stato di avanzamento degli Accordi di Programma Quadro, sono stati sottoscritti 21 APQ con unampia documentazione e articolati in una struttura uniforme di 12 articoli pi gli elenchi, sia degli interventi attuativi che programmatici, ed anche prevista una relazione tecnica ed una scheda per ogni singola attivit/intervento. Inoltre 17 su 21 APQ (81%) hanno un titolo preciso, segno di voler conferire loro unidentit chiara e precisa per quanto riguarda il loro contenuto. Tuttavia per quanto riguarda le difficolt incontrate nella predisposizione degli Accordi di Programma Quadro, le concertazioni a livello locale tra Regioni, rappresentanze delle Province e dei Comuni, sono state in generale pi difficoltose di quelle tra Stato centrale e Regioni stesse e meno proficue dal punto di vista dei risultati in termini economici relativi ai cofinanziamenti. Quasi totalmente assente la progettazione condivisa con il mondo giovanile (di cui si evidenzia la mancanza di organismi di rappresentanza progettuale) ed il coinvolgimento del Terzo Settore. Infatti, a differenza di molti altri Stati europei, in Italia non vi una rete di organizzazioni che si occupano di giovani. Inoltre in Italia non esiste uniniziativa regionale o nazionale sulla Carta giovani85. Infine sebbene gli Osservatori sui Giovani siano previsti dalla normativa regionale in almeno 12 Regioni, quelli attivi e che svolgono con continuit la loro azione sono molti meno (Rapporto Eurogiovani 2010).
La Carta giovani uniniziativa promossa solitamente a livello comunale nelle grandi e medie citt, per agevolare i giovani nella fruizione di servizi sia pubblici che privati. A seconda delle formule, la Carta permette laccesso a musei, impianti sportivi, biblioteche, ostelli, ecc. oltre a sconti e facilitazioni.
85

87

Per quanto riguarda le Province pur beneficiando solo di quote residuali, si sono comunque distinte negli anni per aver sostenuto e promosso direttamente numerose attivit: come progetti di interesse provinciale o sovracomunale, ricerche, bandi, sostegno tecnico, assistenza alla progettazione dei Comuni, funzione di raccordo di interventi sul territorio, offrendo attivit formativa ed informativa ad operatori e funzionari comunali. Tutto ci, spesso con risorse marginali e con poca integrazione con altri Assessorati, allinterno della stessa Amministrazione provinciale. Le Province in alcuni casi, hanno iniziato a svolgere un ruolo forte, attivandosi per creare alleanze virtuose sul territorio con Universit, Fondazioni bancarie, Unioni di categoria, Camera di Commercio, ecc. Tutta questa attivit, ha permesso allUPI (Unione Province Italiane) di essere riconosciuta dal Ministero come partner privilegiato nello sviluppo degli interventi per i giovani. Nella stipula degli accordi tra Governo ed Enti Locali, allUnione delle Province stato assegnato un doppio ruolo, sia propositivo che consultivo. Infatti, lUPI beneficia dal Ministero di un contributo annuo di 3 milioni di euro, da utilizzare per interventi posti in essere direttamente dalle Province. Inoltre, rispetto alla funzione consultiva, le UPI devono essere sempre interpellate dalle Regioni in fase di predisposizione degli APQ.

2.4. I giovani in Campania e le politiche per la giovent


La Campania ha il grande vantaggio di possedere un prezioso capitale umano su cui investire: i giovani. Infatti la Regione pi giovane dItalia, potendo contare su 1.565.599 giovani su 5.824.662 abitanti86, pari circa al 28% della popolazione nel 2010. Queste cifre segnano unimportante differenza con
86

http://demo.istat.it/pop2010/index.html

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la situazione italiana nel suo complesso, caratterizzata da un marcato invecchiamento della popolazione87. Oltre la met di questi giovani risiede nella provincia di Napoli, che si qualifica come la provincia pi giovane dItalia88. Tuttavia vi sono molti ostacoli che impediscono di esprimere le potenzialit dei giovani. Osservando i dati Istat del 2009, emerge che il problema della disoccupazione riguarda prevalentemente la fascia di et tra i 15 ed i 24 anni che in Campania raggiunge il 38%. Inoltre molto elevata la percentuale di giovani donne disoccupate (41,7%). Tabella 5. Tasso di disoccupazione 15-24 anni per sesso e regione Anno 2009 (valori percentuali)
Regioni
Piemonte Valle d'Aosta Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia-Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna ITALIA

Totale
6,8 4,4 5,4 3,2 4,8 5,3 5,7 4,8 5,8 6,7 6,6 8,5 8,1 9,1 12,9 12,6 11,2 11,3 13,9 13,3 7,8 Fonte: Istat, 2009

Maschi
6,1 3,5 4,6 2,6 3,6 4,5 4,6 4,2 4,2 4,7 6,2 6,8 6,5 7,8 11,4 10,8 9,6 9,9 12,4 11,5 6,8

Femmine
7,8 5,6 6,4 4,0 6,4 6,4 7,1 5,5 7,8 9,3 7,2 10,8 10,5 11,0 16,0 16,2 13,9 13,9 16,6 16,0 9,3

In Italia nel 2010 i giovani dai 15 ai 34 anni sono 13.793.850 su un totale della popolazione di 60.340.328 pari al 22,8%. 88 Nella provincia di Napoli secondo i dati Istat aggiornati al 2010 i giovani dai 15 ai 34 anni sono 844.591 su un totale di 3.079.685 di abitanti, pari al 27,4%
87

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La comparazione con il dato nazionale conferma la tendenza, infatti mentre nel 2009 la percentuale era del 25,4%, a marzo 2011 lIstat segna un nuovo record: il tasso di disoccupazione giovanile (fascia 15-24 anni) continua a salire e si attesta al 28% , il che vuol dire che attualmente 1 giovane su 3 nel nostro Paese disoccupato. La rilevazione Istat indica che il tasso tocca il suo massimo per le ragazze del Mezzogiorno, quasi la met (il 42,4%) infatti senza lavoro. Questi dati sono ancora pi allarmanti, perch non imputabili alla mancanza di qualificazione dei lavoratori giovanili nella nostra Regione, visto che in aumento il livello di istruzione universitaria, soprattutto per le ragazze che tra laltro conseguono i risultati migliori e nel breve tempo. Secondo lindagine Istat condotta per lanno accademico 2007-2008,89 in Campania le giovani donne laureate a 25 anni sono molto di pi dei loro coetanei maschi, infatti le laureate costituiscono il 22,7% mentre i laureati il 14,7%. Tabella 6. Indicatori dell'istruzione universitaria per regione Anno accademico 2007-2008
Laureati per 100 persone di 25 anni

Regioni
Piemonte Valle d'Aosta Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia-Romagna Toscana Umbria Marche Lazio

M
13,1 15,1 14,2 9,6 13,6 15,8 17,9 13,6 14,4 15,1 15,8 17,6

F
18,3 19,2 18,4 14,4 17,8 23,4 25,7 19,3 21,5 26,4 25,8 25,3

MF
15,7 17,1 16,3 12,0 15,7 19,5 21,8 16,4 17,9 20,6 20,7 21,4

89www.istat.it/lavoro/sistema_istruzione/Tavuniv8.xls

90

Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna ITALIA Nord Centro Mezzogiorno

17,9 19,7 14,7 15,1 17,7 16,2 13,6 12,0 14,7 13,9 16,2 14,8 Fonte: Istat, 2007-2008

27,4 31,5 22,7 24,1 28,4 27,2 19,7 23,1 21,7 18,8 24,3 23,3

22,6 25,7 18,7 19,6 23,1 21,7 16,6 17,4 18,1 16,3 20,2 19,0

Tali fattori costituiscono una delle maggiori cause di allungamento della condizione giovanile e contribuiscono ad alimentare il cosiddetto fenomeno della famiglia lunga, caratterizzato da un maggiore ritardo nelluscita dalla famiglia di origine. Alla luce dei dati, bisogna allora interrogarsi su cosa stato fatto e come si intende proseguire per offrire occasioni concrete ai giovani di emanciparsi e raggiungere lautonomia. Le politiche giovanili dovrebbero trovare nuove strade per arginare questi fenomeni ed intervenire con azioni di sostegno e di incentivo alloccupazione soprattutto femminile ed agire con politiche di sviluppo territoriale in particolare nel Mezzogiorno.

2.4.1. Il settore delle Politiche Giovanili e la legislazione regionale


Il Settore Politiche Giovanili della Regione Campania ricopre un ruolo trasversale ed assume diverse competenze. Principalmente svolge il compito di curare iniziative tendenti ad innalzare i livelli della formazione, favorire

91

l'inserimento sociale e lavorativo dei giovani, nonch d'incentivare lo sviluppo dellimprenditorialit giovanile.90 Il quadro di riferimento legislativo regionale in cui la Campania ha elaborato le proprie politiche risale al 1989, con la L.R. n.14/1989 che ha come oggetto: Istituzione del Servizio per le politiche giovanili e del Forum regionale della giovent. In questo modo la Regione Campania stata una delle prime91 ad aver istituito il Servizio per le politiche giovanili che costituisce la struttura di coordinamento di tali politiche ed la stessa Regione che ne definisce i parametri di azione. La legge regionale assegna a questo Servizio la funzione di promuovere studi e indagini, raccogliere dati e diffondere informazioni relative alla condizione giovanile; valutare l'impatto della politica regionale; curare iniziative tendenti ad innalzare i livelli della formazione, favorire l'inserimento sociale e lavorativo dei giovani, incentivando lo sviluppo anche di forme di imprenditorialit giovanile. Inoltre esercita un'azione di supporto nei confronti dei singoli Assessori, volta a favorire l'adozione di provvedimenti di loro competenza e conseguire una politica coordinata a favore dei giovani e di promuovere l'adempimento di convenzioni internazionali, direttive e regolamenti comunitari concernenti settori a forte impatto per la condizione giovanile nell'ambito delle proprie competenze92. Con questa legge, si istituiscono: il Forum regionale della Giovent, lOsservatorio sulla condizione giovanile e lAlbo Regionale delle Associazioni Giovanili (art. 5 della L.R. n. 14/1989). Nel 1996 venne approvata la legge sugli Informagiovani n. 26

Promozione ed incentivazione del servizio Informagiovani grazie alla


quale la Regione consolida il binomio informazione/partecipazione attraverso la promozione dei Servizi Informagiovani, ai fini dello sviluppo
Fonte: http://www.giovani.regione.campania.it/index.cfm?m=99 Fonte: http://2006.campaniagiovani.it/articoli/details.php?ID=211 92L.R. n.14/ 1989 Articolo 2. Cfr.http://www.scouteguide.it/politichegiovanili/Documenti/Campania_LR_14_1989.pdf
90 91

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dell'informazione, quale necessario strumento per favorire l'interazione e la partecipazione dei giovani e come prevenzione primaria, nel quadro del superamento degli ostacoli di ordine culturale, sociale ed economico, che impediscono la piena maturazione (L.R. 26/1996 Art.1). La Regione Campania propone inoltre la costruzione di una rete di strutture, di diversa tipologia, dei Servizi Informagiovani, raccordate tra di loro e distribuite sul territorio; tale rete denominata "Sistema Informativo Regionale Giovanile" (S.I.R.G.). Si ricorda che lanno successivo si tenne la prima conferenza regionale sulle Politiche Giovanili del 1997, costruita al fine di discutere e proporre idee e progetti propulsivi sul tema della giovent. Molto importante la Circolare 2/2000 del settore Politiche Giovanili, in cui viene dato ampio rilievo alla partecipazione sottolineando che quanto mai urgente accelerare i processi partecipativi, al fine di rendere operativa la rappresentativit dei giovani nelle strutture istituzionali e associarli alla cogestione dei progetti che li riguardano a partire, nello specifico, da quelli istitutivi delle strutture informative previste dalla legge, fino a quelli di programmazione e pianificazione delle relative attivit, in modo da fargliene assumere direttamente la responsabilit e renderli compartecipi di una politica che essi stessi conducono. La L.R. n. 14 del 2000 che ha come oggetto la Promozione ed incentivazione dei Servizi Informagiovani e Istituzione della rete territoriale delle strutture offre una rivisitazione ed una trasformazione della legge regionale precedente, occupandosi in particolare delle funzioni di programmazione, coordinamento e pianificazione territoriale della Regione in rapporto alle esigenze e ai bisogni informativi dei giovani. Viene dichiarato esplicitamente che la Regione Campania ha il compito di promuovere listituzione dei Servizi Informagiovani della rete, vigilare e coordinare gli interventi e le attivit.

93

La Regione dimostra cos di essere consapevole delle potenzialit sottese al binomio informazione/partecipazione, sostenendo che linterazione reciproca tra queste due dimensioni possa contribuire ad alimentare concretamente la cittadinanza attiva dei giovani. Per questo motivo, attraverso il Settore Politiche Giovanili, costante la sua azione di sensibilizzazione nei confronti degli Enti locali e varie sono le iniziative promosse in questo campo. Attualmente le competenze e le finalit del Settore Politiche Giovanili nella Regione Campania rispondono a quattro priorit93: - Informazione: per migliorare l'accesso dei giovani all'informazione, la partecipazione alla vita pubblica e la loro crescita come cittadini attivi, stata ampliata la rete informativa dei servizi Informagiovani sviluppandola nel S.I.R.G. (Sistema informativo regionale giovanile). - Partecipazione: viene incoraggiata la cittadinanza attiva e la partecipazione effettiva dei giovani alla vita democratica. In tale ottica un ruolo fondamentale svolto da organismi di rappresentanza quali il Forum regionale della giovent, i Forum comunali e provinciali, e la Consulta regionale dei ragazzi della Campania. - Formazione: sono previsti interventi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS) per la formazione di quadri e tecnici a media ed alta professionalit, che si affiancano ai percorsi di formazione di secondo e terzo livello. - Progetti e scambi: vengono promosse le attivit socio-culturali organizzate da associazioni o enti, in diversi settori (cultura, azione sociale, mobilit dei giovani lavoratori, studenti o volontari, ecc.) mediante politiche di scambio, che favoriscano la solidariet ed una consapevolezza della Cittadinanza Europea.
93

Come riportato sul sito www.giovani.regione.campania.it

94

2.4.2. I servizi presenti sul territorio ed i progetti attivati


LAssessorato della Campania dispone di un Centro risorse che ha attivato un Osservatorio che produce documentazione, studio, raccolta, archiviazione, implementazione e coordinamento di tutte le informazioni di interesse giovanile pubblicandole sul portale della regione Campania. LOsservatorio sulla condizione giovanile in Campania conduce studi, ricerche ed analisi sui problemi giovanili e fornisce il necessario supporto tecnico-scientifico al Servizio per le politiche giovanili e al Forum regionale della giovent (Dondona, Gallini, Maurizio 2004). Questo, seppur previsto dalla L.R 14/1989, venne istituito soltanto nel 2003. Nello stesso anno si inoltre costituito un Comitato promotore al fine di rendere operativo il Forum istituito dalla suddetta Legge Regionale.94 Nel maggio 2003 le organizzazioni promotrici sono state ricevute, prima, dallAssessore Regionale alle Politiche Giovanili, e poi dal Presidente del Consiglio Regionale, deputato alla convocazione dellorganismo. Gli incontri istituzionali hanno avuto un grande successo, infatti il Forum stato poi costituito ufficialmente il 25 febbraio 2004 e attualmente formato da un'Assemblea composta da 26 componenti di cui 13 in rappresentanza delle Associazioni giovanili nazionali e/o regionali, iscritte all'Albo Regionale delle Associazioni Giovanili e 13 rappresentanti per ciascuna forza politica giovanile regionale95. La Regione, inoltre, nel 2008 ha stipulato con il Ministero della Giovent un Accordo di Programma Quadro

Come emerge dalla consultazione del sito web dellOsservatorio, lobiettivo di tale struttura quello di monitorare la condizione giovanile al fine di ottenere una conoscenza approfondita e globale dei giovani, che sia in grado di cogliere la dinamicit del mondo giovanile, delle variazioni che intervengono riguardo a interessi, abitudini, attivit, e che aiuti a cogliere anche le esperienze positive che vivono i giovani e che permettono loro di crescere e di divenire adulti. Le attivit dell'Osservatorio si sviluppano attraverso l'esplorazione, la rilevazione e la documentazione delle realt culturali giovanili in Campania, lo studio teorico ed empirico (ricerca), la realizzazione di progetti e iniziative di intervento con il contributo e a supporto del protagonismo e della progettualit giovanile (ricerca-azione, eventi, produzioni). Fonte: http://www.giovani.regione.campania.it/index.cfm?m=75 95Fonte: http://www.giovani.regione.campania.it/index.cfm?id=596
94

95

(APQ), in forza del quale una parte delle risorse del Fondo Nazionale per le Politiche Giovanili passa alla Regione e da questa agli Enti Locali. La Regione ha promosso l'attivazione dei Servizi Informagiovani, che negli ultimi si sono consolidati come strumenti innovativi di grande rilevanza sociale in grado di supportare i processi partecipativi e decisionali giovanili, allargandone le opportunit, favorendo, pi in generale, quelli di transizione nelle fasi della vita. I servizi Informagiovani che devono rispettare norme e standard di servizio definiti a livello nazionale e regionale, sono servizi sociali a disposizione di tutti i giovani, senza discriminazioni n barriere (fisiche, culturali, psicologiche o d'altro tipo). Inoltre, compito delle strutture favorire il coinvolgimento delle organizzazioni giovanili e degli operatori del settore dell'informazione a livello regionale e locale, nella definizione e nell'attuazione di nuove strategie informative. Nel dicembre 2007 il Ministero e lANCI hanno stipulato la convenzione sullAzione di Sistema per la promozione di un Coordinamento Nazionale Informagiovani, nel quale sono state illustrate la governance del progetto e le singole azioni da avviare nel corso del triennio 20082010. Allo stesso modo, per attivare la partecipazione istituzionale dei giovani la Regione Campania promuove lo sviluppo del sistema dei Forum Giovanili. Il Forum Regionale della Giovent, organismo autonomo, ha il compito di rappresentare gli interessi e le aspirazioni dei giovani, attraverso la loro partecipazione attiva alla vita sociale e politica. Tale sistema partecipativo svolge la funzione di essere un tramite per la diffusione di stimoli provenienti dallazione dei Forum comunali e provinciali offrendo, pertanto, ai giovani un luogo in cui possano esprimersi liberamente e fare proposte progettuali. Allo stesso tempo, tale organismo consente ai Comuni, agli Enti Locali ed alle istituzioni, di consultare i giovani su questioni specifiche. Per quanto riguarda i progetti maggiormente significativi, che la Regione Campania ha avviato nel corso degli ultimi anni, si riporta una breve

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descrizione dei Piani Locali Giovani e dei Piani Territoriali di Politiche Giovanili. In Campania i Piani Locali Giovani hanno interessato solamente due Comuni, ovvero, Portici96 nel corso di due sperimentazioni e Napoli97 nel corso di una sperimentazione realizzata nellannualit 2009-2010. Tali sperimentazioni sono state affidate entrambe allANCI e si sono avvalse della partecipazione e dellassistenza tecnica della rete ITER.98 Il Piano locale giovani pu essere definito come uno strumento utilizzato per lattuazione di politiche giovanili orientate allo sviluppo locale nel suo complesso e allaumento della partecipazione dei giovani allinterno dei processi decisionali locali. Lattore collettivo principale la comunit locale in quanto il progetto nasce con lobiettivo di sostenere lazione degli Enti locali, che in partenariato con gli attori sociali portatori di interesse offrano importanti contributi per le Politiche giovanili. I PLG, inoltre, hanno il compito di realizzare sistemi di azioni che creino concrete opportunit di autonomia delle giovani generazioni. Tali azioni sono identificate in diversi ambiti, che riguardano principalmente loccupazione, laccesso alla casa e al credito. Per quanto riguarda i Piani Territoriali di Politiche Giovanili (PTG), come avremo modo di approfondire nel prossimo capitolo, costituiscono unassoluta novit per la programmazione regionale in materia di politiche per la giovent. I PTG hanno lo scopo di promuovere la costruzione da parte dei Comuni, associati in distretti scolastici, di piani organici che mettano a sistema tutti gli interventi di politiche giovanili presenti sul territorio, spesso in maniera scollegata ed episodica. In particolare per quanto riguarda gli interventi riferiti
Portici ha preso parte sia alla prima sperimentazione nel 2007 che alla seconda nel 2009. Il PLG di Napoli stato approvato con D.G.M. n. 1092 del 23/07/2008 e realizzato nell'annualit 2009-2010 98 Iter un'associazione di enti locali e associazioni no profit (delegata dagli Enti locali a rappresentare la partnership) finalizzate all'allargamento della partecipazione e alla promozione dei diritti dei cittadini giovani. Fonte: http://www.reteiter.it/
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all'offerta informativa, alla partecipazione e al protagonismo giovanile, ci reso possibile attraverso il rafforzamento e l'istituzione dei Forum per la giovent ed alla progettazione di rete tra comuni, scuole, associazioni giovanili ed altri soggetti interessati alla condizione giovanile. Inoltre i Piani Territoriali di Politiche Giovanili, agiscono in unottica integrata e organica, consentendo il coinvolgimento e la condivisione degli obiettivi da parte di vari attori, a partire dagli stessi giovani, che spesso sono tenuti fuori dalle scelte che li riguardano e che hanno finalmente loccasione di esprimere le loro idee ed opinioni nel corso della progettazione. Grazie a queste importanti sperimentazioni, le politiche giovanili si configurano sempre pi come politiche di sviluppo e di crescita di capitale umano. Si tratta di politiche flessibili ed adattabili a seconda dei contesti territoriali, basate sul coinvolgimento e la partecipazione attiva dei giovani e dei diversi attori che operano direttamente o indirettamente per i giovani. Inoltre questi progetti offrono un modello innovativo di governance nel quadro di una programmazione negoziata, seguendo un approccio integrato e complessivo.

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Capitolo 3: La valutazione dei Piani Territoriali di Politiche Giovanili nella Provincia di Napoli
" I giovani in tutto il mondo hanno aspirazioni e desideri di partecipare a pieno titolo nella vita delle loro societ. Sono i principali agenti di cambiamento sociale, di sviluppo economico e innovazione tecnologica. Dovrebbero vivere in condizioni che favoriscano la loro creativit, gli ideali, la passione, sviluppando una tensione al miglioramento della loro societ. Sono di fronte ad un paradosso: integrarsi nella societ attuale ed esserne contemporaneamente una forza per trasformarla". Onu: Making Commitments Matter Toolkit for young people to evaluate national youth policy 2007.

3.1. Loggetto di valutazione: la programmazione dei Piani Territoriali di Politiche Giovanili


La Regione Campania ha avviato da tempo un percorso innovativo di programmazione delle politiche giovanili, che sulla base della Carta Europea della Giovent teso a valorizzare lautonomia degli enti locali e la partecipazione dei cittadini, soprattutto giovani, ai processi decisionali. Di qui la promozione, nellambito delle Linee Operative del Quadro Strategico per le politiche giovanili della Regione Campania (Deliberazione n. 1805/2009), di Piani Territoriali di Politiche Giovanili (PTG). La metodologia di tali Piani, apre una nuova fase nella pianificazione degli interventi e dei servizi rivolti alla popolazione giovanile, proponendosi come strumento di sperimentazione a livello territoriale, di un sistema coerente e organico di azioni, che superando la tradizionale frammentariet del settore, tenga conto delle risorse e delle peculiarit dei diversi territori e risponda efficacemente ai bisogni locali. Grazie ai PTG le politiche si aprono a processi di pianificazione strategica, impiegando nuovi strumenti di programmazione. Questi interventi intendono superare un approccio reattivo e contingente alla lettura dei problemi, evitando analisi basate su azioni troppo frammentate e ideazioni deterministiche, favorendo lattivazione di processi di cooperazione tra attori locali, volti a formulare delle strategie condivise a medio-lungo termine. Il compito della

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programmazione diventa quello di mobilitare una pluralit di attori attivando la cooperazione e l'integrazione fra diversi settori, politiche e livelli istituzionali. Infatti, i PTG prevedono misure integrate ed intersettoriali per costruire piani organici che sistematizzino tutti gli interventi in favore dei giovani presenti sul territorio. Lobiettivo uscire dalla visione tradizionale di elaborare singoli progetti suddivisi tra diversi livelli istituzionali, poich evidente che senza un filo conduttore tali azioni sono slegate ed episodiche, quindi poco coerenti e producenti in termini di risultati concreti e duraturi. Attraverso le esperienze maturate nel corso degli ultimi anni, nel campo dellinformazione, con il potenziamento della rete SIRG, con la promozione di una forte partecipazione dal basso dei giovani attraverso i Forum e con la promozione di progettualit attraverso specifici programmi, stato ritenuto necessario far confluire le azioni esistenti in un progetto unico. Infatti, vi unopinione condivisa da parte degli amministratori, che le azioni realizzate sinora, abbiano avuto valenza debole sia nella fase progettuale che nella fase attuativa con tempi e modalit di realizzazione diversi, segnando uno sviluppo disomogeneo sul territorio regionale. Gli interventi sono stati attivati quasi esclusivamente sulla base di una personale sensibilit degli attori locali, producendo una diffusione a macchia di leopardo con provvedimenti episodici e privi di una visione di insieme99. Lidea maturata con la programmazione dei PTG, invece, quella di costruire un disegno coerente con una finalit unitaria, non solo per promuovere una forte interazione tra le azioni ed i servizi esistenti, ma anche per offrire un nuovo modo di elaborare gli interventi futuri, per giungere ad una visione dinsieme. Grazie ai Piani territoriali di Politiche Giovanili le istituzioni hanno loccasione di elaborare, insieme ai giovani, le linee programmatiche di azione.

Dichiarazione dellassessore regionale alle Politiche Giovanili Alfonsina De Felice nella Prefazione dellopuscolo della Regione Campania Piani Territoriali di Politiche Giovanili 2010.
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Vi sono quindi tutte le premesse per realizzare un cambiamento sostanziale nei processi decisionali e attuativi delle politiche, in quanto lo sviluppo dei progetti pu essere il frutto di una costruzione sociale condivisa. Si mira ad ottenere un processo di sviluppo che parte dal basso attraverso un'attivit di concertazione e dialogo tra i diversi attori che operano nellambito delle politiche giovanili. Si sposta finalmente lattenzione verso le specifiche esigenze locali, ponendosi come obiettivo lo sviluppo e la valorizzazione delle risorse endogene del territorio. Per realizzare gli obiettivi a cui stata data priorit nella programmazione, si ha la necessit di riflettere sulle specifiche esigenze e bisogni del contesto locale, cercando di realizzare interventi che tengano conto dei punti di forza e di debolezza dei luoghi in cui tali azioni vengono implementate. La programmazione va intesa soprattutto come momento di confronto e partecipazione, prevedendo uno scambio creativo in cui ciascun attore, portatore di una specifica definizione dei problemi, delle priorit e delle domande emergenti, contribuisce a creare una visione dinsieme della comunit locale. Quindi il progetto ha la funzione di favorire la comunicazione ed il dialogo permanente tra la popolazione giovanile e gli Enti locali. I PTG utilizzano uno degli strumenti principali delle politiche di governance,100 ovvero quello della programmazione negoziata,101 che rappresenta una politica pubblica per lo sviluppo (Cerase 2005, p.9).

Le politiche di governance attengono ad un concetto di gestione del potere pubblico maturato in alcuni paesi industrializzati in particolare tra gli anni 70 ed 80. Quello della governance un concetto appartenente alla cultura anglosassone, che poi ha successivamente trovato applicazione nelle politiche pubbliche ed economiche di numerosi stati capitalistici che si basano su di uneconomia di mercato. Il termine in contrapposizione al concetto di "government", termine che indica un tipo di azione intrapresa dallo stato centrale con poca possibilit di mediazione delle scelte gestionali politico-economiche da parte di altri soggetti, come quelli privati. La governance, invece, si esplica come intervento di pi attori, sia governativi che non governativi. Essa parte della programmazione negoziata tipica di paesi democratici ed industrializzati nei quali la cooperazione coattiva fra i diversi soggetti ha portato ad importanti risultati a livello regionale e di conseguenza nazionale. Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Politiche_di_governance
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Come sostiene Cerase (2005) caratteristica principale di tali interventi la concertazione, grazie alla quale viene costruita una strategia di azione condivisa. Inoltre attraverso il dialogo si integrano le istanze e le risorse per pianificare e realizzare un determinato progetto. Laspetto innovativo risiede nel confronto tra attori diversi, portatori di vari interessi, che sono chiamati a sedersi intorno ad un tavolo per avviare una determinata esperienza pattizia. I piani di unazione programmata, si fondano sulle logiche di una azione negoziata che implica processi di azione dagli esiti incerti ed imprevedibili in quanto frutto di una negoziazione tra attori essi stessi non individuabili a priori e quindi di per s costantemente aperta a sempre nuovi e continui aggiustamenti (Cerase 2005, p.12). Il metodo di lavoro dei PTG orientato alla costruzione di reti sociali ampie tra attori territoriali quali: Informagiovani, Forum, associazioni giovanili, gruppi informali e soggetti del volontariato giovanile, parrocchie, Istituti scolastici, ecc. Tuttavia gli esiti di tale processo sono tuttaltro che scontati. Lesperienza di concertazione non implica di per s che sia avvenuta una reale collaborazione; infatti non sempre si riescono ad istaurare rapporti di cooperazione e di fiducia reciproca tra le parti interessate. In base a come la rete si configura possibile comprendere le modalit in cui avvenuto il
101Nell'ordinamento

italiano, la programmazione negoziata definita come: regolamentazione concordata tra soggetti pubblici o tra il soggetto pubblico competente e la parte o le parti pubbliche o private per l'attuazione di interventi diversi, riferiti ad un'unica finalit di sviluppo, che richiedono una valutazione complessiva delle attivit di competenza nell'ambito delle Regioni e degli altri Enti locali (legge n.662/1996, articolo 2 comma 203 lettera a). Nellambito della programmazione negoziata, possono distinguersi due livelli dintervento. Un primo livello in cui liniziativa proposta dallo Stato e dalle Regioni e prevede la partecipazione degli enti locali e di tutti i soggetti interessati alla realizzazione dei programmi, come nel caso delle Intese Istituzionali di Programma e degli Accordi di Programma Quadro. Un secondo livello invece contraddistinto da un maggiore coinvolgimento delle autonomie locali e dei soggetti non istituzionali, non solo partecipi alle iniziative, ma anche promotori come nel caso dei Contratti di Programma, dei Contratti dArea e dei Patti Territoriali (questi ultimi sono molto simili nelle logiche di programmazione ai PTG).

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confronto ed il livello di coinvolgimento dei vari attori. Occorre quindi unattenta analisi di come le istituzioni ed i rappresentanti degli interessi giovanili hanno istaurato il dialogo e come si tradotta nella pratica lesperienza della programmazione negoziata. Il piano, inoltre, rappresenta lo strumento di programmazione locale adatto per sua natura a sviluppare il coordinamento e lintegrazione dei molteplici interventi a favore dei giovani, presenti in vari ambiti di politiche pubbliche (sociali, sanitarie, urbanistiche, del lavoro, dellistruzione e della cultura) ed in pi enti locali (Comuni ripartiti in distretti). Il Piano quindi finalizzato allo sviluppo di sinergie tra competenze in capo a diverse amministrazioni pubbliche (con strumenti quali accordi di programma e protocolli di intesa tra Comuni, Province, ASL, Centri per limpiego, scuole, ecc.) e diversi servizi gestiti in collaborazione con una pluralit di attori sociali sia pubblici che privati (organizzazioni non profit, sindacati, ecc.).

3.1.1. La ripartizione territoriale per ambiti distrettuali


Una volta descritte le finalit e gli strumenti impiegati per la programmazione, si procede ad analizzare la ripartizione territoriale sovracomunale corrispondente ai distretti scolastici, ritenuta ottimale per la gestione degli interventi in maniera coordinata. I Piani territoriali di Politiche Giovanili si rivolgono allintero territorio regionale, per realizzare modelli di gestione associata dei servizi e degli interventi, tenendo conto delle specificit provinciali e distrettuali. I distretti sono 62, di cui ben 10 fanno parte della rete di Napoli (distretti 40-49). Solo il distretto 30 diviso in due Comuni per consentire il riferimento a due Province diverse. La ripartizione segue il modello della rete degli Informagiovani organizzata grazie alla L.R. 14/2000 in un Sistema Informativo Regionale Giovanile

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(SIRG), articolato per ambiti distrettuali (ex distretti scolastici), in cui i Comuni sedi di distretto hanno il ruolo di Capofila di rete e si collegano con gli altri grazie ad apposite convenzioni. Tale modello, consolidato e realizzato sul 90% del territorio regionale, diventa la base di riferimento su cui costruire i PTG. In questo modo possibile che Comuni di uno stesso distretto ragionino insieme sulle opportunit, le criticit ed i vincoli, predisponendo progetti condivisi e rilanciando le strutture informative. I distretti hanno il compito di incentivare il protagonismo dei giovani, dei Forum e di ogni forma di aggregazione giovanile, per realizzare percorsi che attivino la partecipazione e promuovano la cittadinanza attiva. In questo modo i territori hanno lopportunit di sperimentare accordi, che da un lato valorizzano lautonomia degli enti locali e le iniziative dei cittadini, e dallaltro offrono lopportunit di inserire in una programmazione coerente e organica gli interventi previsti nelle linee di azione. In totale su 62 distretti, sono stati elaborati 55 Piani di cui 4 provinciali e 51 distrettuali. Ci significa che l89% dei distretti ha avviato la procedura dei PTG, mentre l11% dei documenti o non sono stati presentati alla Regione Campania, oppure sono in attesa di integrazioni. Infatti dei 55 presentati, quelli non completamente conformi alla modulistica sono 4 e riguardano i Piani di tre distretti del casertano ed uno dellAmministrazione Provinciale di Napoli. Quindi il 7,2% dei Piani non stato approvato. Ad eccezione di soli tre distretti ovvero Maddaloni102 S. Maria Capua Vetere103 e Mondragone104, tutti gli altri Comuni capofila hanno presentato la documentazione, anche se alcuni con esito negativo. Per quanto riguarda il

Per Maddaloni stata riscontrata una rinvenienza economica. Per S. Maria Capua Vetere il Piano non stato presentato a causa di una rinvenienza economica. 104 Ha avuto una proroga per la presentazione del PTG ed stata riscontrata una possibile rinvenienza economica
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Piano del comune di Piedimonte Matese105 e quello di Capua, essi sono stati revocati ed in attesa di rimodulazioni, mentre per quanto riguarda i Comuni capofila di Frattamaggiore e Marano, pur avendo fatto pervenire la documentazione necessaria per aderire al Piano, non hanno fornito specifiche integrazioni per lapprovazione dello stesso e sono in attesa di integrazione e rinegoziazione. Come possibile osservare (vedi Tabella 7) per quanto riguarda gli esiti, vi sono 48 Piani positivi e quindi approvati e 7 Piani negativi, quindi non approvati. Dunque il 13% dei Piani ha avuto un esito negativo e di conseguenza non stato approvato. Un altro aspetto da tener presente che nonostante le diverse sollecitazioni da parte del Settore Politiche Giovanili, 13 Comuni hanno presentato il Piano esclusivamente in formato cartaceo e non, come richiesto dalla procedura, allegando ad esso il Cd-Rom. Quindi circa il 24% dei PTG non sono disponibili in formato elettronico. Di seguito si riporta la tabella con i distretti ripartiti per provincia.

Tabella 7. I distretti territoriali suddivisi per Provincia e gli esiti dei Piani
Numero Distretto 1 2 3 4 5 6 30 Avellino Ariano Irpino Atripalda Mercogliano Grottolella Cervinara Lacedonia (ex Carife) Lioni (ex S.Angelo dei Lombardi) Quindici Esito finale del Piano Positivo Positivo Positivo Positivo Positivo Positivo Positivo

Il Piano stato revocato ed da rinegoziare, perch non inserito nel Decreto di liquidazione
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Numero Distretto 7 8 9 10 11 Numero Distretto 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 Numero Distretto 24 25 26 27

Benevento Benevento Airola Telese Terme Morcone San Marco dei Cavoti Caserta Caserta Maddaloni Marcianise Aversa Santa Maria Capua Vetere Capua Mondragone Sessa Aurunca Teano Sparanise Piedimonte Matese San Cipriano d'Aversa Vairano Patenora Napoli Ischia Pozzuoli Marano Frattamaggiore

Esito finale del Piano Positivo Positivo Positivo Positivo Positivo Esito finale del Piano Positivo Non presentato Positivo Positivo Non presentato Revocato Non Presentato Positivo Positivo Revocato Positivo Positivo Esito finale del Piano Positivo Positivo In attesa di integrazioni e rimodulazioni Ex Revoca, integrazioni pervenute, ma da rinegoziare Positivo Positivo Positivo Positivo Positivo Positivo Positivo Positivo

28 29 30 31 32 33 34 35

Afragola Casavatore Cicciano Acerra Ottaviano Somma Vesuviana San Giorgio a Cremano Portici Ercolano

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36 37 38 39 40-49 Numero Distretto 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62

Torre del Greco Torre Annunziata Castellammare di Stabia Sorrento Napoli Salerno Salerno Amalfi Cava dei Tirreni Nocera Inferiore Sarno Mercato San Severino Battipaglia Eboli Acropoli Roccadaspide Vallo della Lucania Sala Consilina Sapri

Positivo Positivo Positivo Positivo Positivo Esito finale del Piano Positivo Positivo Positivo Positivo Positivo Positivo Positivo Positivo Positivo Positivo Positivo Positivo Positivo

3.1.2. I requisiti richiesti ai Comuni per aderire ai Piani


Per quanto riguarda lambito delle competenze, gli attori incaricati di presentare il Piano sono le Amministrazioni Provinciali ed i Comuni capofila dei distretti, insieme ai comuni che hanno stipulato con essi apposite convenzioni. Le Provincie si occupano dellorganizzazione della rete provinciale, attraverso lelaborazione di un Piano di Coordinamento, mentre i Comuni associati in distretti si interessano dellintera programmazione, elaborando appositi Piani Territoriali di Politiche Giovanili. Questi attori devono essere dotati di alcuni requisiti minimi, ovvero devono aver adottato

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alcuni importanti documenti europei106 ed essere in possesso di standard organizzativi e funzionali previsti per Agenzie, Centri e Punti Informagiovani. I Comuni individuati dalla L.R 14/2000 come capofila, qualora non potessero essere disponibili per il coordinamento dei PTG, potranno essere sostituiti dopo una concertazione territoriale ed un accordo stipulato con la Regione (come specificato dallarticolo 5 delle Linee guida di Funzionamento del Comitato distrettuale di coordinamento delle Politiche giovanili). Le Province, invece, avranno risorse necessarie per svolgere un ruolo di Agenzie di coordinamento territoriale come gi avveniva in passato con la rete degli Informagiovani. Ai Piani Territoriali di Politiche Giovanili, possono aderire anche quei Comuni sprovvisti di Forum e/o del Servizio Informagiovani, in quanto la finalit consiste proprio nellestendere e potenziare questi settori prevedendo la strutturazione e la messa in opera sia di una rete informativa capillare, sia dei canali di partecipazione giovanile. Sono inoltre previste forme di esternalizzazione della gestione del Servizio Informagiovani da parte dei Comuni, a patto che gli Enti locali si avvalgano esclusivamente della collaborazione di organismi senza scopo di lucro. Come riportato sul sito della Regione Campania, i PTG godono del sostegno e dellassistenza tecnica del Settore Regionale delle Politiche Giovanili per elaborare una progettualit in 5 mesi, potendo contare su risorse attribuite in base alla numerosit degli abitanti dei Comuni, ai quali richiesto un cofinanziamento del 25%. Il Comune qualora non disponesse della quota finanziaria necessaria per aderire al PTG, pu essere destinatario di un contributo proveniente da terzi, ma dovr figurare sempre il Comune quale soggetto co-finanziatore; quindi eventuali contributi provenienti da terzi
Tra cui il Libro Bianco della Commissione Europea- Un nuovo impulso per la giovent europea del 2001, la Carta europea riveduta della partecipazione dei giovani alla vita locale e regionale del 2003; la risoluzione del Consiglio dEuropa del 25 novembre 2003 (contenente obiettivi comuni sulla partecipazione e informazione dei giovani) e la Carta adottata a Bratislava il 19 novembre del 2004 dalla XV Assemblea Generale dellERYCA.
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dovranno essere conferiti allo stesso, che provveder ad effettuare la propria compartecipazione107. Inoltre i distretti hanno bisogno di nominare un Comitato per la gestione distrettuale. Tale Comitato prende il nome di Comitato distrettuale di coordinamento delle Politiche Giovanili108 e svolge diverse funzioni, tra cui quelle di programmazione, supervisione, monitoraggio e valutazione delle azioni previste. La sua funzione principale consentire che avvenga una consultazione ed una concertazione fra i Comuni, i responsabili dei Servizi Informagiovani ed i Forum della giovent. Inoltre, tale organo sostiene progetti innovativi di cittadinanza attiva, di partecipazione, di inclusione, di promozione delle opportunit, di creativit e progetti a carattere artistico e culturale, messi in campo da pi soggetti in collaborazione tra loro, come ad esempio le associazioni giovanili, i gruppi informali di giovani ed i Forum. Il Comitato distrettuale, avendo il compito di concertare la programmazione, seguire gli sviluppi delle attivit in progress e di monitorare le azioni previste dal piano, oltre ad essere un organo tecnico e amministrativo,

http://www.giovani.regione.campania.it/index.cfm?m=211 Come specificato allinterno delle Linee guida di funzionamento, il Comitato formato da: un dirigente delle politiche giovanili del Comune capofila con competenze alle politiche giovanili; un responsabile del Centro Informagiovani; dai responsabili dei Punti Informagiovani; dai presidenti dei Forum Giovanili attivi in ambito distrettuale. Inoltre il Comitato deve riunirsi almeno una volta ogni tre mesi e comunque quando per necessit ne faccia espressa richiesta perlomeno un terzo dei componenti. Tale organismo ha il compito di deliberare quando presente la maggioranza dei componenti, altrimenti tali decisioni non possono essere ritenute valide. Inoltre ciascun componente titolare deve assicurare, in caso di assenza, la presenza del proprio supplente formalmente delegato. Come riportato dallarticolo 3 delle Linee guida di funzionamento del Comitato, laddove non sia stato istituito alcun organismo di partecipazione giovanile, al fine di garantire la presenza dei giovani all'interno del Comitato, i responsabili delle aggregazioni giovanili possono partecipare avendo un ruolo meramente consultivo.
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rappresenta per la Regione un garante di qualit per realizzare unazione integrata di informazione, partecipazione e progettazione di iniziative per i giovani. Il termine ultimo per la presentazione dei Piani era prefissato per il 31 maggio 2010, cos come indicato dagli indirizzi Regionali (D.D. n. 4 del 02/02/2010) e tali documenti dovevano obbligatoriamente contenere al loro interno la descrizione degli interventi programmati nelle Azioni: A) Informiamoci, B) Partecipiamo, C) Progettiamo e H) Azioni di Sistema. Per i Comuni era infine possibile presentare il Piano ed ottenere i finanziamenti, pur non essendo ancora in grado di presentare la rendicontazione del progetto Azione A 2008/2009, poich i contributi relativi a tale azione erano stati erogati con notevole ritardo, ed in alcuni casi sono ancora in corso. In questo modo viene data la possibilit di presentare comunque i Piani ed ottenere i finanziamenti, provvedendo successivamente a fornire la rendicontazione richiesta.

3.1.3. Le linee dazione previste e le risorse finanziarie impiegate


Nellanno 2008 il Settore delle Politiche Giovanili ha approvato le Linee Operative attuative dellAccordo di Programma Quadro con la delibera 777 del 30/04/2008. Tali linee operative stabilivano che in tali Piani dovevano essere previste le seguenti azioni: A. Informiamoci - Promozione e incentivazione dei servizi Informagiovani e coordinamento della rete SIRG; B. Partecipiamo - Promozione e incentivazione della cittadinanza attiva; C. Progettiamo - Sostegno ai progetti innovativi e di rete in materia di politiche giovanili;

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D. Una Regione giovane, dinamica e competitiva Scambi culturali dei giovani; E. Osserviamoci - Losservatorio; F. Formiamoci - Interventi formativi di qualit per i giovani; G. Interventi per strutture dedicate ai giovani Una Regione giovane per i giovani; H. Azioni di sistema (1. Azioni innovative e sperimentali 2. Piano di comunicazione e di governance); La Giunta Regionale della Campania, con lapprovazione del bilancio gestionale 2009 (nella D.G.R. n. 261 del 23/02/2009) ha stabilito, invece, che le azioni da includere nei Piani devono essere le seguenti: A, B, C, H. Esse sono tese a favorire il consolidamento della rete Informagiovani, la partecipazione giovanili attraverso i Forum, il sostegno delle attivit progettuali ed il miglioramento delle strutture. Per la realizzazione dei PTG e le connesse funzioni dellAgenzia Provinciale, le risorse finanziarie ammontano a .6.200.199. Di notevole interesse osservare nello specifico le quote destinate a ciascuna azione ed i criteri impiegati per lallocazione delle risorse. LAzione A volta a consolidare e potenziare i servizi Informagiovani attraverso il coordinamento della rete SIRG e si pone come obiettivo quello di rendere tali strutture polivalenti, in grado da un lato di fornire servizi qualificati di informazione, orientamento, accompagnamento e consulenza, dallaltro di divenire un luogo di incontro per la promozione del capitale sociale. In particolare tale azione volta a: consolidare i Centri Risorse Distrettuali; ampliare i tempi di apertura dei servizi; rafforzare le attivit di back office; realizzare la Cityzen Analysis;

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promuovere ed ampliare le multicanalit; adeguare tutti i servizi agli standard di qualit regionali; realizzare progetti per il coinvolgimento dei giovani.

Le risorse complessivamente impiegate per tale azione sono pari a .2.215.000,00 ripartite nel seguente modo: il 70% utilizzate per lampliamento della rete e del rafforzamento del servizio Informagiovani ed il 30% per lelaborazione di progetti, che prevedono il coinvolgimento diretto dei giovani allerogazione degli stessi. I 54 Centri Informagiovani riceveranno una quota di .15.000,00 uguale per tutti, il 70% della rimanente cifra sar suddivisa in base alla popolazione giovanile ed il 30% in base al numero dei comuni afferenti al distretto. LAzione B tesa a promuovere lo sviluppo della partecipazione giovanile, attraverso il consolidamento dei Forum, in quanto organi consultivi obbligatori in materia di politiche giovanili. Le risorse saranno impegnate affinch il Forum offra ai giovani spazi per esprimersi, favorendo tutte le forme aggregative atte a promuovere la cittadinanza attiva e sviluppare forme partecipative. Inoltre tramite i Forum i giovani possono: avere la possibilit di presentare delle proposte allente locale per costruire o migliorare il rapporto tra i giovani e le istituzioni; promuovere iniziative pubbliche, convegni dibattiti, ricerche in materia di politiche giovanili. Le risorse per lAzione B ammontano a .692.405,00 e seguono tale suddivisione: l1% destinato al funzionamento del Forum, il 79% alla realizzazione dei progetti loro elaborati ed il 20% ad azioni di animazione territoriale. Per quanto riguarda le logiche interne di spesa il 10% della quota ripartita sulla base della popolazione giovanile, l80% sulla base dei Forum attivi ed il 10% in base al numero dei comuni afferenti al distretto.

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LAzione C, rivolta al sostegno di attivit progettuali per la cittadinanza attiva, la partecipazione, linclusione e la promozione di opportunit per sostenere la creativit giovanile. In particolare i progetti si orientano verso: la promozione di forme di partecipazione e di aggregazione giovanile; lo sviluppo sostenibile e la tutela ambientale; la promozione della cultura della convivenza e dellintegrazione contro ogni forma di discriminazione; la realizzazione di campagne di sensibilizzazione per la sicurezza stradale e contro lalcolismo. Per tale azione sono destinati .1.296.094 ed prevista la seguente distribuzione: il 60% delle risorse serviranno per la realizzazione di progetti di rete, mentre il 40% per quei progetti proposti da associazioni, gruppi informali e Forum giovanili. Il 50% delle risorse saranno ripartite in base alla popolazione giovanile e laltra met basandosi sul numero dei comuni afferenti al distretto. Infine lAzione H, mira a realizzare uno sviluppo omogeneo dei servizi attraverso la fornitura di attrezzature multimediali, tecnologie ed arredi, che consentano di superare il digital divide esistente ed offrire nuove possibilit di informare i giovani. In particolare le spese serviranno per: istituire nuovi Centri Informagiovani e Punti Informagiovani dotati di tecnologie; attrezzare i Forum giovanili; allestire Centri Polifunzionali per i giovani.

I fondi destinati per lAzione H rappresentano spese di investimento per un totale di .996.700,00. Anche in questo caso la met dei fondi attribuita in

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base alla popolazione giovanile e laltra met in base al numero dei comuni afferenti il distretto. Da precisare che per quanto riguarda esclusivamente lAzione G, denominata Interventi per strutture dedicate ai giovani, essa non rientra nella documentazione, dato che sar predisposto un apposito bando per lattribuzione dei fondi, con successivo atto regionale. Tale azione volta alla realizzazione di esperienze pilota per la realizzazione di Centri Polifunzionali Giovanili. Le risorse finanziarie previste per questazione, saranno assegnate sulla base dei risultati delle valutazioni di un apposito bando e sulla base degli indirizzi presenti allinterno delle linee guida. Il Settore Politiche Giovanili, infatti, individuer gli interventi da ammettere a contributo sulla base di apposito Avviso Pubblico aperto a Comuni singoli o associati ai sensi di del Dlgs. 267/2000.

3.2. Il processo di valutazione


Negli ultimi anni la valutazione delle politiche pubbliche divenuta oggetto di attente riflessioni, non solo in ambito accademico-scientifico, ma anche in quello amministrativo. Il motivo di tale interesse per lattivit valutativa individuabile nella sua utilit come strumento di gestione e controllo dellefficacia e dellefficienza delle azioni delle istituzioni pubbliche ed per questo motivo che negli ultimi tempi viene prescritta anche in atti legislativi109. La valutazione unimportante attivit di ricerca sociale (Stame 1998; Bezzi 2001; Weiss 1998) che ha come obiettivo primario la formulazione di un giudizio in merito ad unazione di interesse collettivo (Bezzi 2001). Tale
Nel caso dei Pianti Territoriali di Politiche Giovanili prevista una valutazione interna condotta dal Comitato Distrettuale di Coordinamento delle Politiche Giovanili.
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giudizio deve essere formulato rigorosamente attraverso metodi e procedure codificabili, utilizzando delle tecniche disponibili per la ricerca di base (Palumbo 2001). Inoltre la valutazione un processo integrato da inserire nelle varie fasi di programmazione, di progettazione e di implementazione di una politica pubblica. Il percorso di programmazione dei Piani Territoriali di Politiche Giovanili tuttora in corso e quindi stato possibile effettuare un tipo di valutazione ex ante. Questo tipo di valutazione viene svolta prima dellapprovazione e della successiva implementazione di una politica pubblica. Lo scopo quello di rilevare le potenzialit di questultima in modo da offrire una prospettiva pi ampia e realistica degli effetti possibili. Si ricorre a questo tipo di valutazione soprattutto per aiutare i decisori a scegliere tra scenari diversi o fra modalit di esecuzione alternative di una stessa politica. Tale attivit di grande supporto nei processi di acquisizione delle informazioni, per la selezione delle alternative e nella scelta vera e propria. Inoltre la valutazione indispensabile per le istituzioni pubbliche che operano in contesti complessi e dinamici in cui sono chiamati a programmare e innovare. Claudio Bezzi (2001), allinterno della valutazione ex ante, distingue tra impatti, effetti ed implementazione. La valutazione ex ante degli impatti si effettua prima di prendere una decisione e quando si ha unidea iniziale piuttosto vaga delle strategie, delle quali non si conoscono le caratteristiche. Lo scopo quello di fare previsioni in merito ai pregi e ai difetti delle possibili alternative e strade da intraprendere nel corso decisionale. La valutazione ex ante degli effetti, invece, si esegue nel momento in cui si ha uno scenario chiaro ed una strategia sommariamente definita, ma non si ancora pervenuti ad una decisione definitiva. Lobiettivo principale della valutazione in questo caso quello di stimare gli effetti in modo tale da disegnare correttamente il progetto operativo.

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Infine, la valutazione ex ante dellimplementazione, viene svolta prima di avviare la fase operativa (ma con una decisone gi presa sulle strategie), per verificare le modalit concrete dellimplementazione della politica pubblica. Prima di iniziare la valutazione necessario elaborare un disegno di ricerca valutativo, per avere un quadro sistematico di come condurre lanalisi, utile per illustrare gli obiettivi, lo scopo della valutazione, lapproccio metodologico e le tecniche impiegate.

3.2.1. Il disegno di ricerca valutativo


Il disegno di ricerca costituisce un progetto utile per fornire argomentazioni e rendere giustificabile ogni scelta metodologica, quindi rappresenta il cuore della valutazione (Bezzi 2001, p.162). Nella ricerca valutativa lidentificazione degli obiettivi e delle attivit che si intendono esaminare una delle prime azioni da svolgere, e si tratta di una fase non solo molto delicata, ma anche cruciale. La valutazione un processo complesso, gli elementi da tenere in considerazione sono numerosi e ancora di pi lo sono le interrelazioni tra i vari aspetti che compongono loggetto di analisi. Senza aver definito un disegno di ricerca, quindi, risulta difficile effettuare una valutazione. Infatti, non possibile procedere con lanalisi se non si ha una risposta chiara sui motivi per cui si valuta. dunque necessario capire gli scopi della valutazione e formulare delle opportune domande valutative (Bezzi 2001). Bisogna comprendere la natura dellevaluando: a chi si rivolge, perch stato avviato e quali sono gli attori coinvolti. Il valutatore deve osservare la situazione, raccogliere informazioni preliminari per capire quali sono gli aspetti da mettere al centro del suo lavoro, verificare le risorse disponibili ed i tempi della valutazione. In un secondo momento il ricercatore dovr definire lapproccio, la metodologia e le tecniche valutative che gli sembrano pi opportune per

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lanalisi. Le propriet dellevaluando dovranno essere analizzate con uno strumento operativo di valutazione, per costruire indicatori, che consentiranno di misurare le diverse componenti delloggetto di analisi e giungere alla valutazione finale dei risultati. Il problema pi corposo del disegno di ricerca riguarda lindividuazione degli indicatori. Scegliere gli indicatori sbagliati significa, infatti, compromettere tutta la valutazione giungendo ad un giudizio finale scientificamente scorretto. Siccome si tratta di unoperazione complessa, spesso utile ricorrere a gruppi di indicatori piuttosto che ad uno singolo, derivati da fonti informative differenti ed in grado di misurare in maniera pi accurata un determinato fenomeno. La scelta degli indicatori dipender dalle finalit dell'analisi da cui discenderanno a loro volta i criteri di giudizio che guideranno il processo valutativo.

3.2.2. Gli obiettivi della valutazione


Prima di iniziare la valutazione utile riflettere sulla natura delloggetto di studio e sugli obiettivi conoscitivi che spingono il ricercatore ad effettuare lanalisi. Come afferma Bezzi: la complessit dellevaluando correlata alla complessit della definizione degli obiettivi e dei problemi generali dellevaluando, alla loro non semplice identificazione, alla loro indispensabile descrizione (Bezzi 2001, p.181). Pertanto sar necessario indicare in primo luogo gli obiettivi della valutazione, per stabilire cosa mettere al centro della ricerca e su quali aspetti focalizzare maggiormente lattenzione. La finalit conoscitiva che ci spinge ad effettuare la valutazione dei Piani Territoriali di Politiche Giovanili di comprendere le modalit di programmazione e le priorit individuate nel corso della progettazione degli interventi (obiettivi conoscitivi). Un ulteriore scopo di indagine apprendere cosa ha funzionato e cosa bisogna invece migliorare (obiettivi formativi).

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Inoltre si cercher di comprendere la modalit di riparto dei fondi tra le varie azioni, per capire se ci sono distretti che hanno investito meno risorse. Ai Comuni aderenti al Piano, infatti, viene richiesto un finanziamento minimo del 25% delle risorse regionali, quindi opportuno verificare se ci sono stati distretti che non si sono attenuti alla soglia prevista, oppure sono andati oltre al minimo atteso ed hanno fanno maggiori investimenti. Tuttavia non stato possibile valutare lefficienza della politica, poich le risorse non sono state ancora impiegate, quindi per gli aspetti finanziari si proceder con una valutazione meramente descrittiva. Attraverso la valutazione della programmazione dei PTG si mira a rendere consapevoli i policy maker dei contenuti e dei metodi utilizzati, delle cause e degli effetti delle scelte effettuate, in modo da poter offrire feedback ed imparare da quanto appreso nel corso della prima sperimentazione. Lapprendimento ha come conseguenza pratica la modifica o la correzione degli interventi (definiti nei Piani e non ancora implementati), ladozione di nuove azioni (a sostituzione o completamento di uno precedente), oppure labbandono definitivo di una strategia a favore di unaltra. Apprendere non vuol dire per forza scegliere una soluzione oggettivamente migliore di un'altra, ma solo abbandonare la precedente posizione cognitiva per assumerne una nuova attraverso una rielaborazione delle conoscenze in proprio possesso, che possono modificare fini e mezzi dellintervento. Lapprendimento quindi una prospettiva di rafforzamento delle capacit di governare una politica pubblica cercando di ottimizzare le performance (Lippi 2007). Nel caso specifico, lintento sar quello di offrire feedback utili alla Regione e sostenere lazione di accompagnamento e coordinamento degli Enti locali nei processi di pianificazione. Inoltre si cercher di evidenziare i punti di forza e di debolezza, i vincoli e le opportunit emersi nella prima fase di programmazione, da utilizzare per

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lavvio della seconda fase e fornire informazioni necessarie per una futura valutazione in itinere degli interventi. Oltre ad un miglioramento sotto il piano della capacit di produrre politiche, la valutazione mira a rendere i policy maker maggiormente consapevoli e responsabili sia dei programmi da adottare, sia dei possibili risultati della loro azione. Laccountability si riferisce quindi alla consapevolezza delle proprie azioni, che i policy maker acquisiscono attraverso lo sviluppo della capacit riflessiva incentivata dal processo di valutazione. In questa sede lattivit valutativa sar indirizzata alla formulazione di osservazioni critiche e costruttive, per rendere la programmazione locale ancor pi coerente con gli obiettivi e le strategie regionali e maggiormente aderente ai bisogni locali. Il giudizio quindi verter sul livello di coerenza dei documenti tra le diverse sezioni che lo compongono e sul livello di innovativit delle iniziative.

3.2.3. Lapproccio, la metodologia e le tecniche impiegate


A questo punto si entra nel vivo della valutazione ed necessario decidere come concretamente valutare. Quindi si procede nel definire lapproccio di ricerca, la metodologia e le tecniche adoperate per la valutazione della documentazione dei Piani. Lattivit di valutazione, ha dovuto affrontare due principali ordini di problemi: il primo concerne la complessit delloggetto da valutare, il secondo riguarda il livello di istituzionalizzazione dei documenti. La complessit delloggetto da valutare, come afferma De Ambrogio (2005), deriva dal fatto che ci si occupa di analizzare una politica che include al suo interno una serie di interventi da realizzare. La valutazione delle politiche infatti una modalit di produzione di informazione a supporto delle decisioni pubbliche, che fornisce elementi utili

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alla comprensione, ridefinizione ed eventuale riorientamento delle azioni intraprese, con la finalit di renderle pi efficaci e razionali nel raggiungimento degli obiettivi prefissati. Soprattutto nel campo della valutazione delle politiche, si consolida la consapevolezza della necessit di un rinnovamento metodologico che riesca ad adattarsi allaccresciuta complessit delle attuali politiche pubbliche, dovuta in particolar modo al superamento delle logiche settoriali a favore di una logica di piano. Agire in una logica di piano significa privilegiare la trasversalit e promuovere le connessioni fra ambiti e settori di intervento tradizionalmente separati [] promuovendo la costruzione di obiettivi complessivi condivisi che diano senso e direzione alle singole azioni settoriali, in cui linterazione tra i diversi interventi produca un effetto moltiplicatore in termini di esiti e risultati (De Ambrogio 2005, p.18). Quindi prima che tali Piani siano implementati, occorre comprendere come sono stati redatti i documenti, prestando attenzione alla forma, allaccuratezza ed al rispetto dei parametri indicati dalle linee guida regionali. Una prima valutazione risulta particolarmente necessaria per analizzare quali progetti sono stati ideati, in che modo i distretti hanno cercato di risolvere le problematiche emerse e quali azioni risolutive sono state proposte. In questo caso lapproccio utilizzato per lanalisi dei PTG stato quello interpretativo tipico dellanalisi ermeneutica dei documenti110. Per comprendere come stata condotta questa prima fase di programmazione, ci si basati sullinterpretazione dei documenti ufficiali, quali fonti istituzionali. I dati secondari sono molto utili per la ricerca, perch non risentono dellinfluenza del rapporto tra ricercatore ed oggetto di studio. Ovviamente laspetto negativo che un testo riproduce un oggetto

Lanalisi ermeneutica si basa sulla capacit di interrogare e interpretare i significati di un testo o documento. Il valutatore interpreta e analizza i documenti in base agli obiettivi di ricerca, elaborando uno specifico strumento impiegato per la raccolta dei dati.
110

120

preesistente e non pu essere interrogato dal ricercatore, qualora questultimo lo considerasse incompleto o insufficiente (Corbetta 1999). Talvolta i documenti non sono semplici da interpretare, scritti con linguaggio tecnico o burocratico e spesso ricchi di retorica. Quindi spetta al valutatore il compito di cogliere i significati latenti e soggiacenti alla struttura del testo, per andare al di l del tipico linguaggio formale e restituire il senso originario, che deriva sempre da uninterpretazione e da unattivit di codifica dei dati, ricavati da unattenta lettura del documento e dallutilizzo di un apposito strumento di rilevazione, che in questo caso consiste in una scheda di valutazione. Il presente lavoro si pone degli obiettivi piuttosto eterogenei, quindi per quanto riguarda la scelta metodologica lanalisi stata condotta utilizzando un mixed method111 che consente di integrare il metodo quantitativo con quello quantitativo. Luso congiunto dei due approcci permette, infatti, una ricostruzione pi esauriente delloggetto di valutazione. Bisogna inoltre ricordare che allo stato attuale le differenze tra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa sono solo individuabili teoricamente. Se il
La tesi della convergenza mira nella pratica a rendere pi validi entrambi i metodi, esaltandone le affinit, in modo da limitare gli svantaggi che ciascuno di essi inevitabilmente presenta (Campelli 1996). Facendo convergere i dati quantitativi con quelli qualitativi e viceversa, i loro difetti verrebbero dunque smussati. Delli Zotti (1996), nel suo saggio Il Sociologo e le Sirene, rifacendosi al lavoro di Schwartz e Jacobs (1987), ricorda che anche in sociologia come in statistica piuttosto facile compiere errori del I e del II tipo. I metodi quantitativi, nello specifico, pur godendo del rigore statistico, della rappresentativit, della possibilit di generalizzare i risultati, potrebbero facilmente incorrere in errori del II tipo, trascurando per esempio relazioni esistenti, ma non rilevate o non analizzate. Di contro, i metodi qualitativi, pur consentendo la scoperta di informazioni pi latenti, non riescono a conferire sufficienti giustificazioni alle loro intuizioni e potrebbero cos rischiare di incappare in errori del I tipo, rilevando una relazione che invece non sussiste. La convergenza mira proprio a diminuire la probabilit di commettere questi errori, aggiungendo spessore e intuitivit al quantitativo, e robustezza al qualitativo. Uno dei primi esempi di applicazione di tali principi, pu essere individuato nello studio del 1933 di Lazarsfeld e altri studiosi sulla disoccupazione nel piccolo villaggio austriaco di Marienthal. In Italia, invece, lutilizzo del mixed method stato utilizzato per uno studio molto importante commissionato dal Prin e realizzato nel 2005 volto a elaborare la nuova edizione della scala occupazionale costruita da De Lillo e Schizzerotto nel 1985.
111

121

confronto si sposta dal piano teorico a quello della pratica, allora non solo si potrebbe evidenziare quanto i criteri di distinguibilit sono labili, ma soprattutto che non esiste un solo atto, una sola decisione di ricerca, che non sia uninestricabile mix di qualit e quantit (Campelli 1996, p. 25). Luso di metodi qualitativi si rende, in tal caso, necessario, al fine di scoprire induttivamente le dimensioni nascoste e sottostanti, formulare ipotesi plausibili e scoprire nuovi nessi (Delli Zotti 1996). Il ricorso a metodi di ricerca quantitativi, diventa invece auspicabile per mettere alla prova in modo deduttivo il fenomeno e le ipotesi formulate. In particolare, lapproccio quantitativo permette di analizzare statisticamente i dati raccolti ed effettuare delle generalizzazioni. Lanalisi quantitativa quindi stata utile per esaminare le variabili cardinali, in particolare per quanto riguarda le caratteristiche generali dei distretti (numero Comuni, numero distretti convenzionati e aderenti al Piano, ecc.), le risorse impiegate, il numero dei servizi presenti sul territorio, il numero di attivit realizzate, ecc. Inoltre per quanto riguarda le variabili ordinali, come il grado di approfondimento delle dimensioni demografiche, dei bisogni e delle problematiche, per tali aspetti stata utilizzata una tecnica di scaling. Lapproccio qualitativo, invece, stato utilizzato per indagare in profondit sulle diverse dimensioni individuate nel corso dellanalisi del contesto locale e della SWAT analysis, inoltre stato possibile riflettere sulle azioni proposte, sugli obiettivi strategici, sulle priorit della programmazione, sulla concertazione e sulla valutazione dei progetti. Una volta definito come analizzare i documenti, la fase successiva consiste nella costruzione dello strumento, che rappresentato da una griglia di valutazione utile per la raccolta dei dati. Tale strumento consente di rilevare sia dati quantitativi, che riflettere su aspetti qualitativi. Infatti, oltre a raccogliere informazioni generalizzabili in categorie prestabilite, allinterno della scheda vi sono sezioni in cui anche possibile annotare aspetti specifici

122

per riflettere sulle singole azioni proposte, sulle problematiche emerse e sui bisogni espressi (queste sezioni sono molto utili per unanalisi qualitativa). Per quanto riguarda lanalisi quantitativa, stato possibile giungere ad unanalisi attraverso un processo di operativizzazione per la trasformazione dei concetti in variabili. Una volta raccolti i dati, stato possibile inserirli allinterno di una matrice utile per successive elaborazioni statistiche. Per quanto riguarda lanalisi qualitativa, invece, la tecnica impiegata consiste nella valutazione tassonomica, che consente di delineare la mappa degli obiettivi e le connessioni tra questi e le priorit individuate per il loro raggiungimento. La valutazione tassonomica una sorta di analisi del contenuto di tipo qualitativo, in cui il valutatore scompone il documento in unit di senso minime e poi definisce questi frammenti secondo classificazioni utili per lanalisi valutativa (Bezzi 2007). Questo tipo di valutazione generalmente si effettua quando si analizzano importanti documenti istituzionali, come un Piano Operativo Regionale, un Patto Territoriale o nel caso specifico un Piano Territoriale di Politiche Giovanili. Si parte dunque dai documenti interrogandoli per avere un quadro generale degli obiettivi ufficiali e dei progetti specifici da valutare. Per quanto riguarda lanalisi stato possibile risalire alle dimensioni maggiormente indagate, attraverso la valutazione tassonomica. In questo modo si giunti a delle classificazioni, in cui oltre agli aspetti principalmente descritti nei documenti, sono emerse anche le problematiche ricorrenti, le priorit della programmazione, gli obiettivi strategici, le problematiche ed i bisogni dei giovani.

3.2.4. Lo strumento di rilevazione dei dati


Per esplorare i materiali in maniera uniforme e agevolare le comparazioni, lanalisi documentale stata eseguita con unapposita griglia di valutazione,

123

volta a rilevare: la legittimit formale dei documenti di programmazione; la coerenza interna degli stessi, rispetto alle analisi di contesto e agli obiettivi di programmazione; ladeguatezza degli interventi e la presenza o meno di elementi innovativi. Allinterno delle sezioni della scheda di valutazione sono stati raccolti dati sia quantitativi (finalizzati alla raccolta di informazioni numeriche) che qualitativi (informazioni, problematiche e bisogni emergenti), trattati separatamente con tecniche di analisi differenti. Questa scelta dovuta allimportanza di entrambi i dati per le finalit valutative. Infatti anche nello strumento pi usato dai ricercatori quantitativi per raccogliere dati si incontrano variabili qualitative [] Daltra parte, gli stessi esponenti della scuola pi prestigiosa della sociologia qualitativa, la scuola di Chicago, non disdegnavano gli aspetti quantitativi [] Aspetti qualitativi e aspetti quantitativi si riscontrano quindi in entrambi gli approcci, e non mi sembra opportuno usare la contrapposizione qualit/quantit per distinguerli (Marradi 2007, pp.88-89). A tal fine occorre adottare un impianto valutativo strutturato, ma anche flessibile e con modalit aperte, utile per annotare informazioni e dati qualitativi. La pratica valutativa mostra, infatti, che gli strumenti ed i percorsi operativi, pur essendo oggetto di unaccurata programmazione, richiedono una discreta flessibilit esecutiva (Bezzi 2006), in caso contrario, si rischia di non riuscire a produrre il necessario ritorno in termini di maggiore comprensione dei fenomeni e semplificazione dei processi decisionali. La griglia di valutazione uno strumento che consente la sistematizzazione di dati gi esistenti e presenti nei documenti ufficiali. Tale strumento si compone di diverse sezioni. La prima volta a rilevare le informazioni di carattere generale sul distretto, il numero dei Comuni che lo compongono, quello dei Comuni convenzionati e di quelli aderenti al Piano.

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Le dimensioni esplorate allinterno dei documenti per quanto riguarda la sezione B, relativa allanalisi del contesto locale, sono state codificate nelle seguenti categorie: caratteristiche demografiche; caratteristiche geo-morfologiche; trasporti e comunicazioni; infrastrutture; sicurezza e vivibilit del territorio; opportunit ricreative; mercato del lavoro; modalit altro112 (per altri aspetti esplorati e non codificabili a priori).

Per ogni dimensione sopraindicata stato riportato il grado di approfondimento di ogni aspetto esplorato (con una scala da 1 a 4), le relative problematiche ed i bisogni espressi. In relazione alla sezione C dei PTG sono state raccolte informazioni per quanto riguarda il tipo di attori presenti e attivi sul territorio (Informagiovani, Forum, Consulte, Associazioni) e le attivit realizzate. Nella sez. D prevista sia unanalisi SWAT che una riflessione sulle problematiche individuate. Allinterno della scheda di valutazione sono state elaborate categorie per riassumere le caratteristiche frequenti e maggiormente descritte per quanto riguarda i punti di forza, di debolezza, i vincoli e le opportunit. Stessa operazione di categorizzazione per macroaree, stata condotta anche per le problematiche trasposte nella documentazione dei Piani.

Lutilizzo della modalit residuale altro stata utile per rielaborare successive categorie circa gli aspetti maggiormente frequenti, ed anche per effettuare unanalisi qualitativa, riportando gli aspetti emersi, ma non generalizzabili.
112

125

Analogamente a quanto svolto nelle precedenti fasi, in relazione alle sez. F e G sono stati descritti brevemente gli attori coinvolti, le azioni realizzate e gli strumenti di concertazione adottati. Inoltre allinterno della scheda previsto lutilizzo della tecnica di scaling per rilevare quanto gli obiettivi strategici siano coerenti con lanalisi del contesto e con il sistema locale di partecipazione giovanile. Sempre per la valutazione della coerenza dei documenti, molto utile stato riflettere sul grado di connessione complessiva tra:

- le caratteristiche del contesto locale e le priorit della


programmazione;

- i bisogni individuati e gli obiettivi dichiarati; - gli obiettivi dichiarati e le azioni proposte; - i bisogni individuati e le azioni proposte.
In questo caso, per esprimete il grado di connessione tra queste dimensioni stata adottata una scala da 1 a 4. Per quanto riguarda il livello di innovativit dei progetti stato utile comprendere, se in relazione alle attivit previste dal PTG stata utilizzata una metodologia di intervento basata sul coinvolgimento attivo del target e se vi un buon livello di integrazione con altri attori territoriali. Inoltre ci si interrogati sul grado di convergenza tra le politiche e quindi chiedendosi se durante il processo di programmazione e di realizzazione delle attivit hanno collaborato diversi settori di intervento. Per quanto riguarda il riparto delle risorse (sez. H), stato utilizzato un prospetto sintetico di quelle impiegate per ogni azione, distinguendo tra risorse regionali e risorse comunali, restituendo i totali complessivi. Come accennato in precedenza, per le risorse stata effettuata una valutazione descrittiva, poich non stato possibile valutarne lefficienza.

126

Infine la sezione M dei documenti relativa alle modalit di valutazione dei Piani. Si tratta di un tipo di valutazione interna, che la Regione ha richiesto ai distretti, come requisito fondamentale per la programmazione. La griglia di valutazione impiegata per la seguente analisi, volta ad esplorare chi sono gli attori a cui spetta il compito della valutazione formale, cosa hanno valutato, come e quando. Per maggiore approfondimenti si rimanda allAllegato A presente in Appendice.

3.3. I risultati della programmazione


In questo paragrafo saranno presentati i risultati derivati dallanalisi dei Piani Territoriali di Politiche Giovanili della Provincia di Napoli. Il lavoro si concentra soprattutto sugli aspetti significativi, che sono emersi nel corso della valutazione delle varie sezioni che compongono i documenti. In particolar modo stato possibile riflettere sulle caratteristiche generali del distretto, sulle priorit della programmazione, sugli obiettivi strategici, sullanalisi del contesto locale, sui bisogni e le problematiche giovanili. Inoltre lattivit di ricerca tesa ad individuare le pratiche concertative, descrivendo quali sono gli attori coinvolti, gli strumenti impiegati e le modalit previste per la predisposizione dei Piani. In particolare, stato utile analizzare le forme di integrazione e coordinamento delle attivit progettuali tra i diversi ambiti di politiche e anche tra i diversi settori di intervento, per comprenderne il livello di sistematicit e di coerenza. Un altro aspetto rilevante su cui si soffermata lattenzione, quello relativo ai servizi esistenti: Informagiovani, Forum, Associazioni e Consulte. In questo caso oltre alle priorit della programmazione stata valutata lanalisi SWAT elaborata dai distretti, in cui i Comuni hanno avuto loccasione di ragionare sui punti di forza, di debolezza, sui vincoli e sulle opportunit dei servizi.

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Nel corso dellanalisi si discuter anche sulla valutazione interna, formalmente prevista nei Piani, e sulle modalit in cui stata condotta. Infine, dato che i Comuni dovevano contribuire con il 25% delle risorse finanziarie proprie rispetto a quelle regionali, stato valutato il riparto complessivo delle risorse tra le varie azioni, tenendo conto anche dellassegnazione dei finanziamenti in base alla popolazione giovanile presente nei distretti della Provincia di Napoli.

3.3.1. Le dimensioni esplorate allinterno dellanalisi del contesto locale: le problematiche e i bisogni emergenti
A partire dallanalisi del contesto socio-culturale dei diversi territori, i distretti della Provincia di Napoli hanno avuto il compito di provvedere allindividuazione dei bisogni e delle problematiche giovanili, delineando quindi interventi specifici in base al profilo dei giovani. In particolare il lavoro si concentrato su alcune delle principali dimensioni, individuando gli aspetti maggiormente indagati allinterno dei documenti. Per quanto riguarda il grado di approfondimento delle tematiche analizzate, stata utilizzata una scala da 1 a 4, in cui il livello di descrizione di ogni dimensione stato ricavato assegnando ad ogni valore numerico il seguente significato: 1= grado di approfondimento basso 2= grado di approfondimento medio-basso 3=grado di approfondimento medio-alto 4= grado di approfondimento alto

La

prima

dimensione

analizzata,

riguarda

la

descrizione

delle

caratteristiche geo-morfologiche. In questo caso solo il 23,5% dei distretti ha delineato tali aspetti territoriali, con un basso grado di approfondimento.

128

Inoltre, in questa sessione, non sono stati individuati i bisogni della popolazione, mentre le problematiche sono emerse soltanto in due Piani113. Tabella 8. Grado di esplorazione delle caratteristiche geo-morfologiche
Frequenze 13 4 17 % 76,5 23,5 100,0

Nessuno Basso Totale

Tabella 9. Le problematiche geo-morfologiche


Frequenze 2 15 17 % 11,8 88,2 100,0

Si No Totale

Per quanto riguarda larea dei trasporti e delle comunicazioni, un solo distretto114 ha analizzato tale dimensione, con un grado di approfondimento molto basso (pari a 1 nella scala). In questo caso non sono emerse n le problematiche n i bisogni locali. Le caratteristiche demografiche, invece, sono state descritte dal 70,6% dei distretti, anche se con un basso livello di approfondimento circa le problematiche ed i bisogni del territorio. Infatti il 29,4% dei distretti ha segnalato che tra le questioni pi rilevanti, vi sono lemergenza abitativa, la densit demografica e la mancanza di alloggi. Solo due distretti, 115 invece, hanno individuato i bisogni della popolazione, che riguardano in particolare i giovani. Nei documenti emerso il bisogno di trattenere la popolazione
Si fa riferimento al distretto 24 (Comune capofila Ischia) in cui si accennano le problematiche del territorio relative alla realt isolana; ed al distretto 37 (Comune capofila Torre Annunziata) in cui vengono descritte le problematiche geo-morfologiche tipiche dei paesi vesuviani. 114 Si fa riferimento al distretto 28 (Comune capofila Afragola). 115 In questo caso i distretti sono il numero 24 (Comune capofila Ischia) ed il numero 29 (Comune capofila Casavatore).
113

129

giovanile sul territorio, incoraggiandoli a partecipare attivamente alla vita sociale e politica. Tabella 10. Grado di esplorazione delle caratteristiche demografiche
Frequenze 5 5 2 3 2 17 % 29,4 29,4 11,8 17,6 11,8 100,0

Nessuno Basso Medio-Basso Medio-Alto Alto Totale

Tabella 11. Le problematiche ricorrenti: ambito demografico


Frequenze Si No Totale 5 12 17 % 29,4 70,6 100,0

Tabella 12. I bisogni in ambito demografico


Frequenze Si No Totale 2 15 17 % 11,8 88,2 100,0

Gli aspetti correlati alle infrastrutture, sono delineati dal 64,7% dei distretti, che hanno indicato le seguenti problematiche: uno scarso coordinamento, una dislocazione della popolazione dalle infrastrutture ed un peggioramento complessivo della qualit dei servizi. Tra i bisogni evince che occorre potenziare maggiormente la scuola e attivare ulteriori infrastrutture capaci di favorire il coinvolgimento giovanile. Inoltre c stato un solo

130

distretto116 che ha proposto di migliorare la pianificazione territoriale, mentre gli altri non hanno espresso alcun giudizio in merito a tale questione. Tabella 13. Grado di esplorazione delle Infrastrutture
Frequenze 6 6 2 1 2 17 % 35,3 35,3 11,8 5,9 11,8 100,0

Nessuno Basso Medio-Basso Medio-Alto Alto Totale

Tabella 14. Le problematiche ricorrenti: infrastrutture


Frequenze Si No Totale 6 11 17 % 35,3 64,7 100,0

Tabella 15. I bisogni inerenti alle infrastrutture


Frequenze Si No Totale 3 14 17 % 17,6 82,4 100,0

Unaltra tematica emersa, anche se poco ricorrente, poich riportata dal 31,4% dei distretti, quella relativa alla sicurezza ed alla vivibilit del territorio. In questo caso le problematiche ed i bisogni sono pi generici e lacunosi allinterno dei documenti. Spesso stato fatto un vago accenno al tema della microcriminalit e al senso di insicurezza che ne deriva.

116

Ci si riferisce al distretto 31 (Comune capofila Acerra)

131

Infine, sempre per quanto riguarda lanalisi del territorio, in un solo distretto sorto il problema dellinagibilit degli spazi pubblici a causa dellabbandono e dello stato di incuria in cui sono destinate tali strutture117. In alcuni documenti sono stati, invece, rilevati i problemi legati allemergenza ambientale, in particolare riguardo la gestione dei rifiuti118 ed allabusivismo edile119. In questo caso stato indicato il bisogno di interventi che abbiano una visione strategica di sviluppo complessivo della realt locale,120 che individuino degli obiettivi comuni su cui agire121 offrendo anche luoghi di incontro e spazi pubblici pi sicuri, in cui i giovani possano interagire122. Tabella 16. Grado di esplorazione degli aspetti legati allambito della Sicurezza e della vivibilit del territorio
Frequenze 12 2 1 1 1 17 % 70,6 11,8 5,9 5,9 5,9 100,0

Nessuno Basso Medio-Basso Medio-Alto Alto Totale

Tabella 17. Le problematiche ricorrenti: sicurezza e vivibilit


Frequenze Si No Totale
117 118

% 23,5 76,5 100,0

4 13 17

Si fa riferimento al distretto 25 (Comune Capofila Pozzuoli) Allinterno dellanalisi del contesto territoriale, il Piano del distretto 31 (Comune capofila Acerra) sono emersi problemi ambientale e problemi legati allo smaltimento dei rifiuti. 119 In questo caso si fa riferimento ai distretti 34 (Comune capofila S. Giorgio a Cremano) e 37 (Comune capofila Torre Annunziata). 120 Nel Piano del distretto 35 (Comune capofila Portici) 121 Nel PTG del distretto 29 (Comune capofila Casavatore) stato indicato che bisogna individuare obiettivi comuni di intervento per quanto riguarda questaspetto, creando buone pratiche per lo sviluppo complessivo del territorio. 122 Bisogno emerso dallanalisi del PTG del distretto numero 25 (Comune capofila Pozzuoli)

132

Tabella 18. I bisogni relativi allambito della sicurezza e della vivibilit


Frequenze Si No Totale 3 14 17 % 17,6 82,4 100,0

Molto pi minuziosa lanalisi delle problematiche sociali (presente in 11 PTG) in cui il 64,7% dei distretti ne descrive le caratteristiche. Per quanto riguarda il grado di approfondimento della tematica, il 23,5% assume valore 3 nella scala, il che significa che vi un grado medio-alto di approfondimento, mentre il 17,6 addirittura assume un valore 4, quindi con un alto grado di approfondimento. Tabella 19. Grado di esplorazione delle problematiche sociali
Frequenze 6 2 2 4 3 17 % 35,3 11,8 11,8 23,5 17,6 100,0

Nessuno Basso Medio-Basso Medio-Alto Alto Totale

Tabella 20. Le problematiche sociali


Frequenze Si No Totale 10 7 17 % 58,8 41,2 100,0

Tabella 21. I bisogni sociali


Frequenze Si No Totale 8 9 17 % 47,1 52,9 100,0

133

Nellambito delle problematiche sociali, vengono delineati dettagliatamente gli aspetti critici, che in alcuni casi riguardano prettamente i giovani, mentre per altri la questione si estende ed investe tutta la popolazione. Per quanto riguarda i giovani nello specifico, le problematiche sono inerenti alla dispersione scolastica, alla delinquenza ed alluso di sostanze stupefacenti e/o di alcolici; mentre la criminalit, il disagio sociale ed il rischio di esclusione e marginalit, sono considerati fenomeni globali, che non riguardano esclusivamente la condizione giovanile. In questo scenario si mette in evidenza una stratificazione complessa del disagio di una fascia sempre pi ampia della popolazione, ma soprattutto giovanile, che vive in condizioni di arretratezza, tali da mettere in discussione qualunque prospettiva di sviluppo. A tali problemi spesso subentra il bisogno di interventi integrati che offrano orientamento, informazione, sensibilizzazione e ascolto. Inoltre vi la consapevolezza di quanto sia necessario investire nella formazione, potenziando anche le scuole, proprio perch la giovinezza un periodo dedicato allapprendimento ed allacquisizione di competenze e saperi, compiuta di norma dagli istituti scolastici, visti come agenzie di socializzazione preposte ad hoc, allo scopo di introdurre specificamente le giovani generazioni nel mondo adulto. Inoltre espressamente dichiarato che vi il bisogno di creare iniziative culturali, potenziare i servizi e le attivit soprattutto per impiegare il tempo libero. Infatti, per quanto riguarda la dimensione inerente alle opportunit ricreative, tali aspetti sono descritti dall82,4% dei distretti, con un livello medio-alto di approfondimento. I bisogni individuati si riferiscono in particolare alla necessit di spazi, di luoghi di aggregazione, di socializzazione, utili sopratutto per impiegare il tempo libero, cos come anche le problematiche descritte riguardano nello specifico la carenza di strutture per i giovani in grado di accoglierli.

134

Tabella 22. Grado di esplorazione delle opportunit ricreative


Frequenze 3 3 5 5 1 17 % 17,6 17,6 29,4 29,4 5,9 100,0

Nessuno Basso Medio-Basso Medio-Alto Alto Totale

Tabella 23. Le problematiche ricorrenti: opportunit ricreative


Frequenze Si No Totale 9 8 17 % 52,9 47,1 100,0

Tabella 24. I bisogni relativi alle opportunit ricreative


Frequenze Si No Totale 5 12 17 % 29,4 70,6 100,0

Il tema del lavoro altrettanto frequente, esplorato dal 76,5% dei distretti, con un livello di approfondimento medio-basso. Su questo argomento si sono descritte soprattutto le problematiche, senza prevedere possibili soluzioni o individuare i bisogni della popolazione giovanile. Per quanto riguarda i problemi, rilevante il tema della disoccupazione intellettuale, anche se come nel caso delle problematiche sociali, tale fenomeno spesso generalizzato allintera popolazione e non riguarda solo i giovani. Il lavoro nero, sottopagato o stagionale un altro aspetto su cui sono state condotte attente riflessioni allinterno della documentazione. La

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precarizzazione del lavoro un fenomeno dilagante, ampiamente descritto, che diventa una delle cause di sradicamento e di marginalit sociale e culturale. Per questo motivo anche se non sono state proposte alternative valide a tali questioni, il bisogno che traspare dallanalisi del contesto locale quello di collegare lambito formativo con quello professionale, per trattenere i giovani talenti ed arginare il fenomeno dellemigrazione intellettuale. Puntare sulla valorizzazione dei giovani, significa soprattutto arricchire il territorio con capitale umano ed per questo che alcuni distretti hanno insistito nel sottolineare che bisogna arginare la fuga dei cervelli e valorizzare il tessuto sociale. Tabella 25. Grado di esplorazione del mercato del lavoro
Frequenze Nessuno Basso Medio-Basso Medio-Alto Alto Totale 4 3 5 3 2 17 % 23,5 17,6 29,4 17,6 11,8 100,0

Tabella 26. Le problematiche ricorrenti: mercato del lavoro


Frequenze Si No Totale 10 7 17 % 58,8 41,2 100,0

Tabella 27. I Bisogni del mercato del lavoro


Frequenze Si No Totale 4 13 17 % 23,5 76,5 100,0

136

Per quanto riguarda le altre dimensioni che sono rientrate nella modalit residuale, una preoccupazione emersa quella relativa alla scarsa fiducia che i giovani rivestono nelle istituzioni, il che anche uno dei motivi che ha fatto scaturire il bisogno di coinvolgerli e renderli partecipi attivamente alla vita pubblica123. In questa sede stato ribadito che compito delle istituzioni sostenere a pieno il rafforzamento dellinformazione e della partecipazione, attraverso una serie di azioni che favoriscano lesercizio della cittadinanza attiva e democratica dei giovani, cercando di rispondere pienamente ai loro bisogni, offrendo loro lopportunit di crearsi un futuro, ma soprattutto la certezza che il loro percorso di vita non sia pi segnato da confini cos labili ed incerti. Quindi insistere sulle tematiche di partecipazione e di inclusione sociale, quali elementi prioritari per la programmazione degli interventi, di grande valore anche in questa sezione che analizza il contesto locale.

3.3.2. Le priorit di programmazione e gli obiettivi strategici


In questo paragrafo sono analizzate le priorit della programmazione e gli obiettivi strategici individuati dai distretti. Nellambito della redazione dei Piani della Provincia di Napoli, le priorit della programmazione sono risultate molto eterogenee. Infatti stato complesso prevedere delle categorie esaustive allinterno della scheda di valutazione, perch molti aspetti non potevano essere inclusi aprioristicamente, visto che sono emerse molte specificit locali ed ogni distretto ha preferito orientarsi e dare preminenza ad aspetti specifici. Quindi nel corso della valutazione stato necessario aggiornare pi volte lo strumento

In questo caso la questione della partecipazione e del problema della sfiducia dei giovani nelle istituzioni ben espressa nella documentazione dei distretti 35 e 40-49, corrispondenti ai Comuni capofila di Portici e Napoli.
123

137

di analisi. Una volta interrogati i documenti, si proceduto a rilevare le singole priorit di intervento, per poi formulare in un secondo momento delle classificazioni opportune per quanto riguarda le modalit pi frequenti, mentre le restanti priorit non generalizzabili, sono rientrate allinterno della modalit residuale altro. Come primo aspetto si potuto osservare che il 35,3% dei distretti ha individuato la necessit di implementare la rete dei servizi esistenti, migliorandone lofferta, mentre il 23,5 dei distretti ha evidenziato come priorit lattivazione di nuove strutture. Partendo da ci che stato realizzato nellambito delle politiche giovanili, i distretti hanno maturato la consapevolezza che occorre potenziare i servizi gi operativi e rendere attivi quelli previsti, ma non ancora funzionanti. Per realizzare quanto progettato, gli amministratori locali hanno indicato allinterno dei Piani la necessit di dotare tali strutture di strumenti, attrezzature e personale adeguato.

Tabella 28. Priorit: implementare la rete dei servizi esistenti


Frequenze Si No Totale 6 11 17 % 35,3 64,7 100,0

Tabella 29. Priorit: attivare nuovi servizi


Frequenze Si No Totale 4 13 17 % 23,5 76,5 100,0

Un altro scopo della programmazione stato quello di raggiungere un bacino di utenti pi esteso, infatti, il 29,5% dei distretti indica tale priorit,

138

proprio perch tali servizi, nati per i giovani, sono ancora poco conosciuti e utilizzati dagli stessi. Tabella 30. Priorit: raggiungere un maggior numero di utenti
Frequenze Si No Totale 5 12 17 % 29,4 70,6 100,0

Interessante stato riflettere sulle altre priorit indicate, poich l88,2% dei distretti ha descritto specifiche esigenze, tra le quali vi sono quelle di condurre campagne informative di promozione e pubblicizzazione delle attivit, realizzare incontri per incentivare il coinvolgimento dei giovani e favorire la collaborazione con altri attori territoriali esistenti. Altri, invece, hanno indicato delle priorit generali, che non riguardavano unicamente i servizi, ma un insieme di interventi. Tra i pi ricorrenti vi quello di puntare sulla formazione e creare opportunit di inserimento nel mondo del lavoro. Ancora una volta presente un riferimento allinterdipendenza delle politiche, in particolare si insiste sul tema del lavoro e della formazione, per fare in modo che i due ambiti si muovano su binari paralleli, offrendo interventi congiunti. Tabella 31. Priorit: altri aspetti
Frequenze Si No Totale 15 2 17 % 88,2 11,8 100,0

139

Per quanto riguarda lanalisi degli obiettivi strategici124, il 70,6% dei distretti ha indicato la necessit di garantire una maggiore informazione e sensibilizzazione sullintero territorio. Assicurare una maggiore attivit di informazione, orientamento e una comunicazione attiva nei confronti dei giovani, formulata nel loro linguaggio per far s che comprendano il funzionamento dei servizi e delle politiche che li riguardano, ritenuto un passo importante per coinvolgerli, promuovendo la loro autonomia. Inoltre sviluppare unazione di sensibilizzazione sul territorio, offrendo occasioni di incontro per discutere di tematiche legate non solo allambito giovanile, ma anche al contesto in cui vivono, pu generare maggiore consapevolezza delle opportunit offerte dal territorio. Tabella 32. Informazione/sensibilizzazione del territorio
Frequenze Si No Totale 12 5 17 % 70,6 29,4 100,0

Un altro aspetto significativo, che trasparso dalla documentazione, riguarda la collaborazione interistituzionale, individuata come prioritaria dal 41,2% dei distretti. In particolare stato indicato lobiettivo di migliorare il dialogo e favorire una piena collaborazione a pi livelli istituzionali. Tuttavia, andando al di l della collaborazione istituzionale, meno rilevante la percentuale dei distretti che indicano che bisogna anche favorire il dialogo con altri attori non appartenenti allambito istituzionale (23,5%).

Gli obiettivi strategici, sono stati raggruppati in nove macroaree, che riguardano nello specifico: a) il radicamento territoriale dei servizi esistenti; b) la collaborazione interistituzionale; c) le attivit di informazione/sensibilizzazione del territorio; d) i rapporti con lutenza; e) la formazione degli operatori; f) lattivazione di nuovi servizi; g) la collaborazione tra attori non istituzionali; h) la relazione con la formazione professionale; i) la relazione con il mercato del lavoro.
124

140

Tabella 33. Collaborazione interistituzionale


Frequenze Si No Totale 7 10 17 % 41,2 58,8 100,0

Tabella 34. Collaborazione con attori non istituzionali


Frequenze Si No Totale 4 13 17 % 23,5 76,5 100,0

Soprattutto il collegamento con il mercato del lavoro particolarmente ricorrente, anche in questa parte della documentazione; infatti il 47% dei distretti lo indica come obiettivo strategico. In un contesto in cui permangono alti tassi di disoccupazione, soprattutto giovanile, sono quindi opportune delle misure volte a garantire loccupabilit per evitare le trappole della disoccupazione strutturale e permanente.

Tabella 35. Relazione con il mercato del lavoro


Frequenze Si No Totale 8 9 17 % 47,1 52,9 100,0

141

3.3.3. Lanalisi del sistema locale dei servizi Informagiovani e del sistema di partecipazione giovanile: Forum, Consulte e Associazioni
Nellambito del sistema locale dei servizi e degli ambiti di partecipazione giovanile, corrispondente alle sezioni C e D dei PTG, viene richiesta una descrizione dei servizi Informagiovani e dei sistemi di partecipazione quali i Forum, le Consulte e le Associazioni presenti sul territorio. Il Servizio Informagiovani, vede accrescere la sua importanza nel corso degli anni, sia perch fornisce supporti dinformazione ed orientamento ai giovani, sia perch raccoglie, elabora e trasmette informazioni nei diversi settori di interesse. Gli Informagiovani si diffondono sul territorio, diventando il principale strumento delle politiche giovanili, ed anche allinterno dei Piani, il 47,1% dei distretti descrive ampiamente le attivit che sono state realizzate da tali servizi125. Le attivit realizzate attengono allambito della formazione, dellorientamento, dellinformazione e dellanimazione territoriale, attraverso incontri periodici e collaborazioni con i diversi attori locali. Tabella 36. Numero Informagiovani presenti
Numero Informagiovani 1 2 3 4 5 6 7 12 Totale Missing Totale
125

Frequenze 2 3 1 1 3 2 3 1 16 1 17

% 11,8 17,6 5,9 5,9 17,6 11,8 17,6 5,9 94,1 5,9 100,0

In ben otto Piani si riporta una descrizione delle attivit realizzate dagli Informagiovani.

142

Tabella 37. Numero Informagiovani attivi


Numero Informagiovani 1 2 3 4 5 6 7 11 Totale Missing Totale Frequenze 2 4 2 1 3 2 1 1 16 1 17 % 11,8 23,5 11,8 5,9 17,6 11,8 5,9 5,9 94,1 5,9 100,0

Tabella 38. Attivit realizzate dagli Informagiovani


Frequenze Si No Totale Missing Totale 8 8 16 1 17 % 47,1 47,1 94,1 5,9 100,0

Per quanto riguarda le Consulte giovanili126, le esperienze locali sono limitate, in particolar modo in Campania, ed per questo motivo che in nessun documento della Provincia di Napoli sono state analizzate. Un altro aspetto rilevante che nonostante la forte presenza dellassociazionismo giovanile sul territorio, allinterno della sezione in cui
La Consulta giovanile un organo consultivo comunale, che elabora proposte inerenti le tematiche giovanili ed esprime, a richiesta di qualsiasi membro della Giunta Municipale e/o del Consiglio Comunale, un parere propositivo e non vincolante, sulle tematiche che rientrano nella proprie finalit. Tale organizzazione non persegue finalit di lucro ed ha lo scopo di porre le problematiche giovanili allattenzione degli organi comunali, sviluppando nei giovani il senso di appartenenza alla propria comunit, promuovendo le loro progettualit. Tale strumento ha la funzione di favorire il raccordo tra i gruppi giovanili e le istituzioni locali; promuovendo, inoltre, tutto ci che riguarda il mondo giovanile in termini di studi, ricerche, progetti, servizi, risorse, etc.
126

143

bisognava indicare gli attori maggiormente coinvolti, manca un riferimento preciso al numero di associazioni presenti ed alle attivit realizzate. Solo in un Piano127 vengono indicate le associazioni sia presenti che attive, nonch il settore di attivit in cui sono coinvolte. Come visto in precedenza, i Forum rappresentano un organismo di partecipazione a carattere elettivo, che si propone di avvicinare i giovani alle istituzioni, attraverso lo scambio di idee, proposte e suggerimenti. Il Forum, inoltre, si rapporta con le organizzazioni giovanili, supportandole nella realizzazione delle attivit. Nel corso dellanalisi emerso che il 70,6% dei distretti ha almeno un Forum attivo. In un solo ambito territoriale128, questorganismo di partecipazione manca del tutto, mentre in altri distretti presente, ma non attivo129. Le attivit realizzate sono descritte approssimativamente nei documenti, tuttavia quelle presenti sono riportate solo in 4 PTG e riguardano la proposta delle azioni previste, le attivit di orientamento e consulenza, e la realizzazione di incontri per incentivare la partecipazione. Tabella 39. Numero Forum presenti
Numero Forum 0 1 2 3 4 6 10 Totale Missing Totale
127 128

Frequenze 1 4 4 2 2 1 1 15 2 17

% 5,9 23,5 23,5 11,8 11,8 5,9 5,9 88,2 11,8 100,0

Si fa riferimento al distretto numero 30 (Comune capofila Cicciano). Nel distretto 29 (Comune Capofila Casavatore) non presente nessun Forum. 129 Come nel caso dei distretti 25, 28 e 36 (Comuni Capofila Pozzuoli, Afragola e Torre del Greco) in cui sono previsti i Forum giovanili, ma nessuno attivo.

144

Tabella 40. Numero Forum attivi


Numero Forum 0 1 2 3 4 6 Totale Missing Totale Frequenze 4 4 2 3 2 1 16 1 17 % 23,5 23,5 11,8 17,6 11,8 5,9 94,1 5,9 100,0

Tabella 41. Attivit realizzate dai Forum


Frequenze Si No Totale Missing Totale 4 12 16 1 17 % 23,5 70,6 94,1 5,9 100,0

Nella tabella seguente si riporta il numero dei servizi presenti e attivi con il riferimento ad alcuni indici statistici. Tabella 42. Statistiche descrittive
N Missing 1 1 2 1 1 1 1 1 Minimo 1 1 0 0 0 0 0 0 Massimo 12 11 10 6 0 0 4 4 Media 4,69 4,06 2,80 1,94 0,00 0,00 0,25 0,25 Deviazione standard 2,892 2,645 2,513 1,769 0,000 0,000 1,000 1,000

Numero IG presenti Numero IG attivi Numero Forum presenti Numero Forum attivi Numero Consulte presenti Numero Consulte attive Numero associazioni presenti Numero associazioni attive nelle consulte

16 16 15 16 16 16 16 16

145

Attraverso l'analisi SWOT (sezione D dei PTG) stato possibile riflettere sui punti di forza e di debolezza, sui vincoli e sulle opportunit, sia dei servizi che del sistema locale di partecipazione, al fine di far emergere quegli aspetti capaci di favorire, oppure ostacolare il perseguimento degli obiettivi. Nello specifico, l'analisi SWOT potrebbe essere considerata una sorta di autovalutazione, che gli amministratori hanno condotto per riflettere sui fattori endogeni ed esogeni, descrivendo landamento complessivo dei servizi per compiere una lettura incrociata di tutti gli aspetti individuati allinterno dellanalisi del sistema locale. I fattori endogeni si distinguono in punti di forza e di debolezza; i fattori esogeni in opportunit e rischi. Tra i primi si considerano tutte quelle variabili che fanno parte integrante del sistema, sulle quali possibile intervenire per perseguire gli obiettivi. Tra i secondi, invece, figurano variabili esterne al sistema, che per possono condizionarlo sia positivamente sia negativamente. In questo caso stato possibile riflettere direttamente sul sistema locale al fine di prevenire gli eventi negativi e mettere a profitto quelli positivi. Dallanalisi quantitativa non sono emersi dati significativi, infatti, la modalit pi frequente tra quelle previste era quella residuale. Questo significa che ogni distretto ha orientato la propria analisi verso specifici aspetti non generalizzabili in categorie prestabilite. Per lanalisi SWAT sono state quindi attraverso unanalisi qualitativa. Per quanto riguarda i punti di forza, i distretti hanno indicato soprattutto che vi una buona attivit informativa offerta dai servizi Informagiovani, oltre ad una buona conoscenza e visibilit sul territorio. Inoltre vi unampia descrizione delle strutture, di cui si cerca di migliorare laccesso ed estendere gli orari di apertura. Tali servizi inoltre avranno loccasione di sperimentare forme di collaborazione con altri attori istituzionali e questo aspetto considerato di grande importanza. Un ulteriore vantaggio costituito dalla analizzate le singole sessioni,

146

numerosa presenza dei giovani sul territorio, che rappresentano una risorsa umana indispensabile per potenziare le azioni previste. Tuttavia tra i punti di debolezza vi sono indicate le modalit di coinvolgimento dellutenza e la distanza spaziale tra le strutture. Bisognerebbe promuovere maggiormente questi servizi puntando su una maggiore apertura, ottimizzando anche la distribuzione sul territorio, per accrescere nei giovani la convinzione che le istituzioni locali siano disponibili ad ascoltare le loro necessit e maggiormente accessibili. Lassenza di un coordinamento tra i servizi del territorio, fino alla met del decennio scorso, ha generato uno scarso senso di fiducia tra i giovani della Provincia di Napoli, che spesso non erano neanche a conoscenza delle risorse e delle opportunit messe a loro disposizione. Le Amministrazioni comunali, quindi devono attivare processi di partecipazione, sia durante che dopo la programmazione, cercando di definire delle strategie efficaci per recuperare la fiducia persa, per riavvicinare i giovani alle istituzioni e per avviare una collaborazione proficua. Un altro aspetto indicato, riguarda le risorse territoriali che sono considerate scarse o inadeguate per il funzionamento e lapertura delle strutture. Forse le risorse sono gestite nel modo sbagliato, o magari servirebbe una maggiore continuit nei finanziamenti. Quindi occorrono ulteriori indicazioni ai distretti circa le modalit di selezione dei progetti da finanziare, il che necessita inoltre di logiche meritocratiche e funzionali per la selezione degli interventi. Un altro ambito carente riguarda la formazione del personale, che necessita di essere potenziato. Dai Piani emerso che i distretti hanno ritenuto opportuno aumentare sia il numero degli operatori, che le ore di apertura dei servizi. Anche per quanto riguarda lorganizzazione degli spazi stato messo in evidenza che occorrono luoghi ed attrezzature adeguate per la fruizione. Per alcuni distretti sono invece le modalit di scambio e di dialogo con gli altri attori presenti sul territorio, nonch la scarsa partecipazione giovanile a costituire il nodo critico. Questo sta a significare che deve avvenire un

147

confronto orizzontale tra attori di diversa estrazione, che ammetta una piena collaborazione dettata dalle esigenze stesse dei problemi e delle tematiche da affrontare. Unaltra difficolt riguarda la scarsa capacit delle istituzioni e della pubblica amministrazione di comunicare con i giovani. Occorre favorire il dialogo promuovendo una migliore comprensione da parte di tutti gli attori dei problemi e delle potenzialit delle nuove generazioni. Tali servizi e sistemi di partecipazione si devono porre come ponte per facilitare la comunicazione ed il dialogo tra la popolazione giovanile e lente locale; affermandosi quindi come mezzi necessari per dar voce ai giovani presenti sul territorio. Per quanto riguarda le opportunit offerte dai servizi stata indicata la possibilit di migliorare linformazione, in quanto necessario strumento per favorire linterazione e la partecipazione dei giovani. Quasi in tutti i documenti emerso che vi un buon livello di partecipazione e di associazionismo, per cui numerose sono state le occasione che hanno avuto i distretti, nonostante le difficolt sopracitate, di coinvolgere le istituzioni e altri soggetti presenti sul territorio, per attivare percorsi di governance negoziati e condivisi. Analogamente ai punti di debolezza, anche nellanalisi dei vincoli, emersa soprattutto una carenza del personale, che inadeguato e impreparato alla gestione dei compiti. Inoltre per quanto riguarda le risorse territoriali, sono considerate scarse e insufficienti per lesercizio delle attivit. Ancora una volta tali aspetti incidono sul sistema funzionale dei servizi e delle strutture di partecipazione giovanile. Tra gli altri aspetti vi la scarsa collaborazione tra pubblico e privato e la poca integrazione tra le politiche. Inoltre la lentezza delle procedure amministrative, dovuta a motivi di carattere burocratico, ha non di poco ostacolato la realizzazione degli interventi. Alcuni distretti indicano che per superare questi vincoli c bisogno di un cambiamento socio-culturale da parte di tutti gli attori coinvolti; una

148

trasformazione che sia capace di mettere in discussione un sistema radicato che poggia su meccanismi viziosi e consolidati di adattamento.

3.3.4. Le risorse finanziarie impiegate


Per quanto riguarda le risorse finanziarie, i distretti erano tenuti a versare un minimo del 25% di risorse proprie rispetto alle risorse regionali. Dallanalisi dei dati emerso che sul totale complessivo delle singole azioni i distretti hanno rispettato la soglia prevista. Tabella 43. Risorse finanziarie complessive
Provincia di Napoli Risorse Regionali Totale azioni A-B-C-H 60.846,05 85.405,19 142.950,56 115.388,18 42.439,36 81.286,56 124.896,52 123.254,95 79.078,38 79.251,42 46.157,52 64.924,31 50.607,91 75.435,29 107.850,59 67.317,76 354.349,92 1.701.440 Risorse Proprie 25% Totale azioni A-B-C-H 15.211,51 21.351,30 35.737,64 28.847,05 10.609,84 20.321,64 31.224,13 30.813,74 19.769,60 19.812,86 11.539,38 16.231,08 12.651,98 18.858,82 26.962,65 16.829,44 88.587,48 425.360,1 Totale

Ischia Pozzuoli Marano Frattamaggiore Afragola Casavatore Cicciano Acerra Ottaviano Somma Vesuviana S.Giorgio a Cremano Portici Torre del Greco Torre Annunziata Castellammare Sorrento Napoli Totale

76.057,56 106.756,5 178.688,2 144.235,2 53.049,2 101.608,2 156.120,7 154.068,7 98.847,98 99.064,28 57.696,9 81.155,39 63.259,89 94.294,11 134.813,2 84.147,2 442.937,4 2.126.801

149

Quindi a questo punto stato interessante osservare quanto effettivamente stato investito per ogni azione. Per quanto riguarda lAzione A, in media la Regione ha finanziato 43.399,27 euro, mentre i distretti hanno investito 12.941,45 euro. Per lazione B la media delle risorse regionali di 8.998,49 euro, mentre i distretti hanno partecipato mediamente con .3.067,66 di risorse proprie. La media delle risorse regionali per lazione C di . 27.361,43, mentre la media delle risorse proprie ammonta a .7.618,39. Infine per lazione H la media regionale di risorse pari a 22.885,76 euro, mentre la media delle risorse distrettuali di .5.215,85. Tabella 44. Statistiche descrittive
Deviazione standard
26781,52 8820,24 12310,59 35911,42 10731,49 6384,26 992,94 16708,27 24083,92 6918,27 2942,44 30410,11 19908,61 5347,66 2.445,24 24895,74

Risorse

N
17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17 17

Minimo
24.512,32 6.128,08 0,00 0,00 920,66 0,00 0,00 1.150,22 9.007,37 2.000,00 0,00 2.321,85 7.718,88 0,00 0,00 1.929,72

Massimo
135.709,19 34.000,00 42.398,63 16.9636,49 46.910,48 27.000,00 4.094,00 73.910,48 11.3271,15 28.317,78 12.132,00 141.588,93 94.141,08 23.535,27 10.082,00 117.676,35

Media
43.399,27 12.941,45 4.298,80 55.184,75 8.998,49 3.067,66 240,82 12.306,97 27.361,43 7.618,39 713,64 35.141,29 22.885,76 5.215,85 593,05 28.240,62

RisorseA RisorseProprieA AltreRisorseA TotaleA RisorseB RisorseProprieB AltreRisorseB TotaleB RisorseC RisorseProprieC AltreRisorseC TotaleRisorseC Risorse Regionali H Risorse ProprieH Altre RisorseH Totale H

Per esigenze operative, stata eseguita unanalisi delle frequenze ed in base alla distribuzione dei dati, tali risorse sono state aggregate in classi. Dalla Tabella 45 possibile notare che il 35% delle risorse Regionali destinate allazione A, non supera i 40.000,00 euro.

150

Tabella 45. Risorse regionali azione A in classi


Classi Da 24.512 a 29.434 Da 31.200 a 36.792 Da 41.137 a 46.571 Da 57.697 a 13.5709 Totale Frequenze
5 6 4 2

%
29,4 35,3 23,5 11,8

% cumulate
29,4 64,7 88,2 100,0

17

100,0

Per quanto riguarda le risorse distrettuali destinate allazione A, il 58,8% dei distretti non andato oltre gli 11.000 euro, mentre il 23,5% ha investito una somma che varia tra un minimo di 17.427,09 ed un massimo di 34.000 euro. Tabella 46. Risorse proprie Azione A in classi
Classi Da 6.128 a 10.713 Da 11.642 a 13.558 Da 17.427,09 a 34.000 Totale Frequenze 10 3 4 17 % 58,8 17,6 23,5 100,0 % cumulate 58,8 76,5 100,0

Passando ad analizzare le risorse finanziarie regionali previste per lazione B, dallanalisi delle frequenze percentuali, il 35,3% delle risorse regionali, inferiore ai 6.000 euro, mentre se si tiene conto delle restanti classi il 41,1% supera questa cifra. Tabella 47. Risorse Regionali Azione B in classi
Classi Da 920 a 3.849 Da 4.403 a 5.693 Da 7.423,a 10.576 Da 11.228 a 46.910 Totale Frequenze
4 6 3 4

%
23,5 35,3 17,6 23,5

% cumulate
23,5 58,8 76,5 100,0

17

100,0

Le risorse che i distretti hanno investito per lazione B, sono inferiori a 2.000 euro nel 70% dei casi.

151

Tabella 48. Risorse Proprie Azione B in classi


Classi Da .0 a .1.855 Da .2.253 a .2.888 Da .7.000 a .27.000 Totale Frequenze
12 3 2 17

%
70,6 17,6 11,8 100,0

% cumulate
70,6 88,2 100,0

Osservando i dati presenti nella tabella 49 possibile notare che il 35,3% delle risorse regionali destinate allazione C, non supera i 24.000 euro. Solo l11% delle risorse supera i 42.000 euro. Tabella 49. Risorse Regionali Azione C in classi
Classi Da 9.007 a 15891 Da 16.634 a 23.067 Da 29184 a 35422 Da 42.671 a 113.271 Totale Frequenze
5 6 4 2

%
29,4 35,3 23,5 11,8

% cumulate
29,4 64,7 88,2 100,0

17

100,0

Per quanto riguarda le risorse proprie relative allazione C, dalla seguente tabella possibile osservare che il 41,2% delle risorse proprie sono inferiori a 5.000 euro, mentre il 29,4% delle risorse distrettuali non maggiore di 8.000 euro, il 17,6% varia tra 8.000 e 11.000 euro e solo l11% degli investimenti supera i 20.000 euro. Tabella 50. Risorse Proprie Azione C in classi
Classi da 2.000 a 4.971 da 5.388,8 a 7296,18 da 8.165,04 a 11.761,02 da 20.240 a 28.317,78 Totale Frequenze
7 5 3 2 17

%
41,2 29,4 17,6 11,8 100,0

% cumulate
41,2 70,6 88,2 100,0

152

Infine per quanto riguarda lazione H, il 52,9% delle risorse regionali destinate a tale ambito non supera i 30.000 euro mentre il 35,3% delle risorse inferiore a tale cifra.

Tabella 51. Risorse Regionali Azione H in classi


Classi Da 7.718,88 a 19.172,09 Da 24.255,82 a 29.440,09 Da 35.464,87 a 94.141,08 Totale Frequenze
6 9 2 17

%
35,3 52,9 11,8 100,0

% cumulate
35,3 88,2 100,0

Dalla tabella 52 evince che il 70,6% delle risorse distrettuali destinate allazione H sono inferiori a 3.000 euro, il 17,6% varia tra 6.000 e 8.000 euro, mentre l11,8% degli investimenti maggiore a 10.000 euro. Tabella 52. Risorse Proprie Azione H in classi
Classi Da 0,00 a 4.793,02 Da 6.063,95 a 8.000 Da 9.800 a 23.535,27 Totale Frequenze
12 3 2 17

%
70,6 17,6 11,8 100,0

% cumulate
70,6 88,2 100,0

Di particolare interesse verificare il numero di risorse impiegate in base alla popolazione giovanile. In questo caso sono stati considerati i giovani tra i 15 ai 34 anni suddivisi per distretto e residenti nella Provincia di Napoli. stato necessario elaborare alcuni rapporti statistici per confrontare i dati.

153

Tabella 53. Rapporti statistici popolazione giovanile e risorse finanziarie


Tot. Tot. Tot. Risorse Giovani Risorse Tot Pop. Distretto Distretto Distretto Indice Giovani / / / Stat. Distretto Tot. Tot. Risorse Rapp. Giovani Giovani Provincia % Distretto Provincia % %
18629 44879 91374 53436 19771 38998 32349 62255 32556 36601 14596 28422 24025 31718 47047 17788 250147 844591 4,08 2,38 1,96 2,70 2,68 2,61 4,83 2,47 3,04 2,71 3,95 2,86 2,63 2,97 2,87 4,73 1,77 2,52 2,21 5,31 10,82 6,33 2,34 4,62 3,83 7,37 3,85 4,33 1,73 3,37 2,84 3,76 5,57 2,11 29,62 100,00 3,58 5,02 8,40 6,78 2,49 4,78 7,34 7,24 4,65 4,66 2,71 3,82 2,97 4,43 6,34 3,96 20,83 100,00 1,62 0,94 0,78 1,07 1,07 1,03 1,92 0,98 1,21 1,07 1,57 1,13 1,05 1,18 1,14 1,88 0,70 1,00

Distretto

Tot. Risorse

Ischia Pozzuoli Marano Frattamaggiore Afragola Casavatore Cicciano Acerra Ottaviano Somma Vesuviana S.Giorgio a Cremano Portici Torre del Greco Torre Annunziata Castellammare Sorrento Napoli Totale

76.057,56 106.756,50 178.688,20 144.235,20 53.049,20 101.608,20 156.120,70 154.068,70 98.847,98 99.064,28 57.696,90 81.155,39 63.259,89 94.294,11 134.813,20 84.147,20 442.937,40 2.126.800,61

In primo luogo, osservando il totale delle risorse assegnate per ogni distretto suddiviso per il numero dei giovani, emerso che i distretti con Comune capofila di Ischia, Sorrento, Cicciano, Ottaviano e S. Giorgio a Cremano, hanno avuto pi risorse rispetto alla media. Invece i distretti con Comune capofila di Marano e Napoli, hanno avuto meno risorse. Per questi ultimi due distretti sono emersi dati significativi,

154

infatti dal rapporto tra il totale dei giovani che compongono i distretti e il totale della popolazione giovanile provinciale, si evince che a Napoli residente il 30% e a Marano il 10%. Seguendo unicamente il criterio di assegnazione delle risorse in base al numero di giovani residenti, questi comuni meriterebbero pi investimenti finanziari, proprio perch sono quelli che hanno la pi alta percentuale di popolazione nella fascia di et giovanile. Per quanto riguarda lindice statistico ottenuto dal rapporto tra i valori percentuali possibile osservare che i valori superiori a 1, indicano i distretti che hanno avuto pi risorse. possibile notare che Pozzuoli, Marano, Acerra e Napoli sono quelli il cui indice statistico pi basso (inferiore a 1), quindi hanno avuto meno risorse rispetto alla popolazione giovanile.

3.3.5. La coerenza tra le sezioni che compongono i documenti


La scelta dellanalisi della coerenza interna tra le varie sessioni che compongono i documenti molto utile nella fase di valutazione ex ante, in quanto supporta la definizione della strategia e quindi contribuisce a migliorare la scelta delle attivit da realizzare in base ai bisogni ed agli obiettivi proposti. In questa sede stato necessario indagare sul grado di connessione tra diversi aspetti esplorati, utilizzando una scala che assume valori da 1 a 4 (in cui 1 indica il minimo grado di connessione, mentre 4 il massimo livello di connessione tra le dimensioni esplorate). In primo luogo si indagato sulla congiunzione tra i seguenti aspetti:

le

caratteristiche

del

contesto

locale

le

priorit

della

programmazione; i bisogni individuati e gli obiettivi proposti; gli obiettivi dichiarati e le azioni proposte; i bisogni individuati e le azioni proposte.

155

Successivamente stato analizzato il livello di coerenza tra: gli obiettivi strategici e lanalisi del contesto locale gli obiettivi strategici e il sistema locale di partecipazione

Per quanto riguarda il grado di connessione tra le caratteristiche del contesto locale e le priorit della programmazione, vi un grado di coerenza pari a 2 nel 41,2% dei casi, prossimo a 3 nel 35,3%. La misure di tendenza centrale delle distribuzioni di dati in categorie ordinate, devono tener conto sia delle frequenze delle singole categorie sia dellordine (posizione) delle categorie. Tra le misure di tendenza centrale in questo caso stato possibile calcolare la moda e la mediana, dato che si tratta di variabili ordinali. possibile affermare che in questo caso vi nel complesso un livello medio di coerenza fra le caratteristiche locali e le priorit della programmazione, in quanto la mediana pari a 3 e la moda pari a 2 (Vedi Tabella 58). Tabella 54. Grado di connessione tra le caratteristiche del contesto locale e priorit della programmazione
Frequenze 7 6 4 17 % 41,2 35,3 23,5 100,0
% Cumulate 41,2 76,5 100,0

Medio-Basso Medio-Alto Alto Totale

Nel seguente grafico sullasse delle ascisse sono riportate le modalit relative al grado di coerenza che assume valori da 1 a 4, su quello delle ordinate le frequenze espresse in valori percentuali.

156

Figura 4. Grado di connessione tra le caratteristiche del contesto locale e le priorit della programmazione

Per quanto riguarda il livello di connessione tra gli obiettivi dichiarati e le azioni proposte vi un grado di coerenza pari a 3 nel 64% dei casi. Osservando le misure di tendenza centrale sia la moda che la mediana assumono valore 3 (Tab. 58). In questo caso possibile affermare che vi un buon livello di coerenza tra gli obiettivi e le azioni.

Tabella 55. Grado di connessione tra obiettivi dichiarati e azioni proposte


Basso Medio-Basso Medio-Alto Alto Totale Frequenze 1 3 11 2 17 %
5,9 17,6 64,7 11,8 %Cumulate 5,9 23,5 88,2 100,0

100,0

157

Figura 5. Grado di connessione tra obiettivi dichiarati e azioni proposte

Analizzando il grado di connessione tra i bisogni individuati e gli obiettivi dichiarati, emerso che vi un grado di coerenza pari a 2 nel 41,2% dei casi. Anche le misure di tendenza centrale confermano un basso livello di coerenza tra questi aspetti, infatti sia la moda che la mediana assumono valore 2.

Tabella 56. Grado di connessione tra i bisogni individuati e gli obiettivi dichiarati
Frequenze Basso Medio-Basso Medio-Alto Alto Totale
4 7 5 1

%
23,5 41,2 29,4 5,9

% Cumulate 23,5 64,7 94,1 100,0

17

100,0

158

Figura 6. Grado di connessione tra bisogni individuati e obiettivi dichiarati

Nellesplorare le frequenze relative al grado di connessione tra i bisogni individuati e le azioni proposte, possibile notare che il livello prossimo a 2 nel 47,1% dei casi. Per quanto riguarda le misure di tendenza centrale, sia la moda che la mediana sono pari a 2. Nel complesso quindi possibile sostenere che vi un basso livello di connessione tra le due dimensioni. Tabella 57. Grado di connessione tra i bisogni individuati e le azioni proposte
Frequenze Basso Medio-Basso Medio-Alto Totale
3 8 6 17

%
17,6 47,1 35,3 100,0

% Cumulate 17,6 64,7 100,0

159

Figura 7. Grado di connessione bisogni individuati e azioni proposte

Tabella 58 Misure di tendenza centrale


Grado di connessione Caratteristiche del contesto locale e priorit della programmazione Grado di connessione Bisogni individuati e obiettivi dichiarati Grado di connessione Obiettivi dichiarati e azioni proposte Grado di connessione Bisogni individuati e azioni proposte

N Missing Mediana Moda

17 0 3 2

17 0 2 2

17 0 3 3

17 0 2 2

160

Inerente alla valutazione della coerenza interna delle sezioni che compongono il documenti, la verifica di quanto gli obiettivi strategici siano coerenti con lanalisi del contesto locale. Dal grafico possibile osservare che il 40% dei documenti dimostra una coerenza tra gli obiettivi strategici e lanalisi del contesto locale medio-alta in quanto il grado assume valore 3. Figura 8. Grado di coerenza tra gli obiettivi strategici e lanalisi del contesto locale

Infine stato analizzato il grado di coerenza tra gli obiettivi strategici e lanalisi del sistema locale di partecipazione giovanile. Dal grafico evidente come oltre il 50% dei documenti ha una coerenza medio-alta prossima a 3. Quindi chiaro che queste due sessioni sono molto coerenti tra loro allinterno dei Piani.

161

Figura 9. Grado di coerenza tra gli obiettivi strategici e lanalisi del sistema locale di partecipazione giovanile

3.3.6. Linnovativit degli interventi


La finalit dei Piani prevede nuove modalit di intervento grazie soprattutto ad un approccio bottom up, con servizi progettati sulla base di indicazioni provenienti direttamente dal mondo giovanile, dalle associazioni e da soggetti che hanno esperienza consolidata nelle politiche giovanili. Un primo passo quello di creare forme di integrazione favorevoli per uno sviluppo territoriale, attraverso la messa a sistema di soggetti, attivit, strutture e servizi che garantiscono unofferta pi ampia di prestazioni, frutto delle diverse esperienze e competenze. Per realizzare quanto previsto sono state anche impiegate forme di integrazione con altri settori di intervento.

162

Per valutare il livello di innovazione complessiva della programmazione, sono stati analizzati vari aspetti. In particolare si voluto comprendere se sono state utilizzate metodologie di intervento basate sul coinvolgimento attivo del target; se vi sono forme di integrazione tra attori territoriali diversi, o tra vari settori di intervento; se i progetti hanno una prevalenza settoriale e se tale specificit congruente con il contesto locale. Un altro aspetto innovativo della programmazione, riguarda il processo di concertazione e gli attori coinvolti nella fase di progettazione. Infine si discuter sulle modalit di valutazione interna attraverso unanalisi qualitativa, per comprendere come stata condotta la valutazione complessiva e se risultata coerente con quella prevista per le singole azioni. Passando ad analizzare la presenza del coinvolgimento effettivo del target nella progettazione delle azioni, si tenuto conto delle modalit in cui i giovani hanno partecipato alle iniziative previste. Dai dati possibile osservare che il 64% dei distretti ha impiegato metodologie innovative di progettazione partecipata, mentre il 35% non ha coinvolto direttamente i giovani.

Tabella 59. Coinvolgimento attivo del target


Frequenze Si No Totale 11 6 17 % 64,7 35,3 100,0

163

Figura 10. Coinvolgimento attivo del target

La cooperazione tra attori territoriali, economici e sociali diversi uno dei principali fattori di innovazione dei Piani. Infatti il 94,1% dei distretti ha sperimentato forme di integrazione effettiva tra attori territoriali diversi. Solo un distretto non ha impiegato questa modalit di scambio collaborativo130. Dallanalisi qualitativa stato possibile osservare che gli attori pi coinvolti sono soprattutto gli Informagiovani, i Forum, i Centri per limpiego, le associazioni giovanili e le scuole. Molto meno partecipi sono invece le ASL, i Centri culturali ed i Servizi sociali. Tabella 60. Integrazione effettiva tra attori territoriali
Frequenze Si No Totale 16 1 17 % 94,1 5,9 100,0

130

Si fa riferimento al distretto 36 (Comune capofila Torre del Greco)

164

Figura 11. Integrazione tra attori territoriali diversi

Per quanto riguarda le forme di integrazione con altri settori di intervento, il 64,7% dei distretti ha dichiarato che vi sono stati scambi interistituzionali. La collaborazione tra i diversi settori ha riguardato soprattutto gli ambiti legati allIstruzione ed alle Politiche sociali, mentre per quanto riguarda le altre politiche (politiche del lavoro, sanitarie, educative, ambientali, ecc.) non sono emerse connessioni con il settore delle politiche giovanili. Tabella 61. Integrazione con altri settori di intervento
Frequenze Si No Totale 11 6 17 % 64,7 35,3 100,0

165

Figura 12. Integrazione con altri settori di intervento

Per quanto riguarda il livello di settorialit degli interventi, il 52,9% dei distretti adottano interventi specifici e mirati in ambiti settoriali, ed il 35% della settorialit congruente con le specificit locali. Tabella 62. La Settorialita degli interventi
Frequenze Si No Totale 9 8 17 % 52,97 47,1 100,0

Tabella 63. Congruenza della settorialit


Frequenze Si No Totale Missing Totale 9 3 9 8 17 % 35,3 17,6 52,9 47,1 100,0

166

Per valutare il processo di concertazione e gli attori coinvolti nella fase di progettazione, i dati provenienti dai Piani non sono stati sufficienti. Infatti poco emerso allinterno della documentazione su tale processo di consultazione e programmazione; non sempre sono state descritte le modalit, le azioni, gli strumenti adottati e gli attori coinvolti in questa fase. Inoltre, allinterno delle sezioni in cui veniva richiesto di descrivere tale processo partecipativo, quasi mai i distretti si sono espressi in merito al coinvolgimento. Quindi non stato possibile comprendere se tali attori sono riusciti o meno ad istaurare rapporti di cooperazione e di fiducia reciproca. Lintento della ricerca era quello di utilizzare la tecnica della network analysis131, per comprendere le modalit in cui avvenuto il confronto ed il livello di coinvolgimento delle diverse parti interessate. Tuttavia in questa parte dei Piani non stato possibile comprendere come le istituzioni ed i rappresentanti degli interessi giovanili hanno istaurato il dialogo e quanto si tradotta nella pratica lesperienza della programmazione negoziata. Questaspetto sicuramente uno dei punti deboli della documentazione, su cui bisogna insistere e proporre azioni migliorative. La documentazione lascia aperti numerosi interrogativi. Come avvenuta la concertazione? Quanto sono stati coinvolti gli attori? In che modo i giovani hanno partecipato e quanto effettivamente sono stati coinvolti nellelaborazione delle iniziative locali? Quali occasioni hanno avuto durante gli incontri di manifestare le loro idee ed esprimere le loro opinioni nella fase di programmazione? A queste domande sfortunatamente non stato possibile dare risposte adeguate dellanalisi dei documenti. nel corso

131 131La

network analysis consiste in un insieme di tecniche finalizzate a misurare le relazioni sociali che scaturiscono da legami di diversa natura. Il compito dellanalista delle reti sociali quindi quello di realizzare modelli in grado di descrivere la struttura relazionale di un gruppo e di osservare limpatto di tale struttura sul funzionamento del gruppo e la sua influenza sui singoli attori.

167

Occorrerebbe approfondire maggiormente questi aspetti con ulteriori fonti informative (verbali, delibere, allegati, ecc.) e magari impiegando altri strumenti di indagine (interviste a testimoni privilegiati, focus group, questionari, ecc.). Anche se non stato possibile comprendere la modalit in cui avvenuto il confronto ed il livello di coinvolgimento delle diverse parti interessate, in ogni modo nel corso dellanalisi qualitativa emerso che i distretti sembrano aver acquisito una consapevolezza circa limportanza delle pratiche concertative, per questo motivo stato riconosciuto un ruolo importante al Comitato tecnico di coordinamento, agli Informagiovani, ai Forum ed alle associazioni giovanili, al fine di favorire il dialogo e la cooperazione sul territorio. Per quanto riguarda lo strumento maggiormente impiegato vi sono stati prevalentemente incontri consultivi e riunioni informali. Pochi distretti hanno invece dichiarato che sono stati stipulati protocolli di intesa, convenzioni ed accordi di programma. Si fa riferimento soprattutto a tavoli tecnici di coordinamento, senza esplicitare quali sono stati gli argomenti oggetto di discussione e come sia avvenuto il dialogo. Anche per quanto riguarda le modalit previste per la valutazione interna dei Piani, questa sessione risulta essere molto trascurata e non presente in tutti i documenti. Questa carenza costituisce un aspetto molto negativo, poich significa che i distretti non si sono attenuti alle linee operative regionali, che prevedono una valutazione dell'impatto degli interventi sulla condizione giovanile. Inoltre allinterno della sessione dei documenti, (Sez. M) in cui era richiesta la descrizione del processo valutativo, la valutazione generale nella maggioranza dei casi, non risultata coerente con quella settoriale. Infatti nel 58,8% dei Piani (10 su 17) la valutazione complessiva apparsa incoerente rispetto a quella prevista per le singole azioni.

168

3.3.7. Un caso di eccellenza: il PTG del distretto con Comune

capofila Portici
Nel corso dellanalisi dei documenti, il Piano Territoriale del distretto 35 con Comune capofila Portici, risultato essere uno dei migliori. Il distretto si distinto non solo per lapprofondimento sulla condizione giovanile e sui bisogni del territorio, ma anche per la coerenza ed il livello di innovativit delle azioni proposte. La sezione B relativa allanalisi del contesto risulta ben schematizzata e per ogni area tematica sono delineate non solo le problematiche, ma anche le possibili soluzioni. Al fine di migliorare gli aspetti nevralgici, stata data la priorit ad interventi sistematici che abbiano una visione strategica di sviluppo complessivo della realt locale e che pongano particolare attenzione alle problematiche giovanili. In particolare si puntato su azioni organiche con lobiettivo di favorire lalternanza scuola lavoro e la formazione permanente. Sono state individuate ottime strategie per quanto riguarda le azioni volte ad incentivare la partecipazione, dimostrando una notevole competenza nel campo delle politiche giovanili. Inoltre stata individuata lesigenza di costruire incontri tra giovani ed istituzioni, perch queste occasioni sono viste come una possibilit di confronto necessario per costruire progetti congiuntamente. Fondamentale per le amministrazione quindi chiamare i giovani a prendere parte a progetti in cui possano esercitare fin da subito uninfluenza sulle decisioni e sulle attivit, perch spesso questa rappresenta la prima tappa di un processo che porter al coinvolgimento di tali soggetti nella vita della collettivit, ivi compresa la vita politica. Dal Piano si legge che favorire la partecipazione significa sviluppare un pi alto grado di relazionalit, di intensit dei legami, di livello di fiducia sviluppando in una comunit capitale sociale, che rappresenta un collante per la costruzione di significativi legami sociali132.

132

Piano del distretto 35, Comune capofila Portici, p. 4

169

Nella sezione C, in cui viene richiesto ai Comuni di presentare i servizi ed i sistemi di partecipazione giovanile esistenti, la descrizione completa, infatti viene analizzato lintero percorso che ha portato allavvio di tutte le strutture (in primo luogo del Centro e del Punto Informagiovani, poi dei due Forum), fino alla realizzazione delle attivit. Le azioni messe in atto riguardano soprattutto il tema del lavoro, della formazione e della partecipazione. Accanto a questi progetti, ve ne sono altri che provengono dalla politica nazionale, in particolare si fa riferimento al Piano Locale Giovani; infatti Portici lunico comune della Regione Campania che ha partecipato sia alla prima che alla seconda sperimentazione. Durante questo percorso sono state attivate delle intense collaborazioni informali tra i due Forum ed il Centro Informagiovani di Portici, che hanno congiuntamente proposto le azioni del PTG, per quel che concerne le azioni B e C. Allinterno della sezione D viene presentata la SWAT analysis in cui si riflette molto attentamente su quali sono i punti di forza e le opportunit dei servizi, dimostrando di possedere buone conoscenze del sistema territoriale ed una grande consapevolezza dei punti deboli e dei vincoli da superare. Per quanto riguarda la sezione E, relativa agli obiettivi strategici dei Piani, questi aspetti risultano molto congruenti; infatti hanno un alto grado di coerenza sia con lanalisi del contesto locale, quindi risultano essere molto aderenti ai bisogni del territorio, sia con il sistema locale di partecipazione giovanile, quindi in sintonia con lorganizzazione distrettuale. Per quanto riguarda la congiunzione tra: obiettivi dichiarati e azioni proposte, bisogni individuati e azioni proposte, obiettivi individuati e bisogni dichiarati, questi aspetti rivelano un alto grado di connessione, mentre le caratteristiche del contesto locale e le priorit della programmazione hanno un grado medio-alto di coerenza. Per quanto riguarda le sezioni F e G, in cui viene richiesto di analizzare lassetto organizzativo del distretto ed il processo di concertazione, a differenza di altri Piani, queste sezioni sono meno retoriche e pi dettagliate, in

170

quanto vengono descritti gli attori coinvolti, le attivit realizzate e le difficolt incontrate. Lassetto organizzativo ruota attorno al Comitato distrettuale, che stato istituito formalmente nel giugno 2009. Gli incontri che si sono susseguiti hanno visto protagonisti sia i giovani dei due Forum, che hanno elaborato una loro piattaforma di idee e di proposte, sia i referenti delle due amministrazioni del Centro e del Punto Informagiovani. Il processo di concertazione ha avuto alcune difficolt operative dettate dalle scadenze elettorali delle due amministrazioni comunali intercorse nellaprile 2009 a Portici e nel marzo 2010 ad Ercolano. In questo periodo anche scaduto laffidamento esterno della gestione del Centro Servizi Giovani di Portici nellottobre 2009 ed stato costituito il Forum dei giovani di Portici nel luglio 2009. Tutti questi aspetti hanno complicato il processo di concertazione ed per questo motivo che molto probabilmente sono stati realizzati solo degli incontri negoziali tra gli attori per raggiungere il consenso sulle attivit da realizzare. Passando ad analizzare gli ambiti di innovazione dei Piani, emerso che i progetti hanno adottato, per la maggior parte delle azioni previste, una metodologia di intervento basata sul coinvolgimento attivo del target. Inoltre si rilevano forme di integrazione tra i diversi attori territoriali. In particolare si dichiara che le attivit saranno sviluppate con il supporto professionale di esperti, che hanno maturato una lunga esperienza nel settore, con particolare riferimento alla cooperativa Project Ahead, che attualmente gestisce in affidamento il Centro di Portici. Ulteriori interazioni saranno invece sviluppare con la Confcooperative di Napoli e la DG Enterprise della Commissione U.E., per quanto riguarda sia il programma Erasmus che lerogazione di borse di studio. Tra i soggetti privati sono state coinvolte le banche, le imprese sociali ed alcuni Enti di ricerca. Non sono mancate, inoltre, collaborazioni con una serie di attori territoriali di diversi ambiti quali sindacati, associazioni imprenditoriali, associazioni giovanili, parrocchie, dirigenti scolastici ecc., al

171

fine di discutere insieme al distretto sulla strategia migliore da adottare per lattuazione degli interventi previsti. Per quanto riguarda la prevalenza settoriale delle azioni, si riscontra una settorialit congruente alle specificit locali. La dimensione prevalente delle azioni, riguarda in particolar modo la promozione di attivit di informazione e sensibilizzazione sul territorio, proprio perch dallanalisi del contesto stato individuato il bisogno di migliorare la comunicazione esistente, garantire una maggiore attivit informativa, sensibilizzare i giovani ad assumere comportamenti responsabili, contrastare il disagio e la devianza. Anche se le politiche giovanili non sono politiche assistenziali e non possono essere considerate politiche del disagio, sicuramente nella Provincia di Napoli importante che nel quadro di politiche dedicate ai giovani, ci sia unattenzione particolare ed una maggiore sensibilit per le fasce pi svantaggiate, proprio perch le politiche giovanili sono politiche di opportunit. Le modalit di valutazione del piano sono state ben delineate in tutte le azioni progettuali. Nel complesso la sezione M meno dettagliata rispetto alla valutazione delle singole azioni progettate ed per questo motivo che esse non sono coerenti tra di loro. Infatti in tale sezione vengono descritte soprattutto le modalit di valutazione della custumer satisfaction, mentre nella valutazione delle singole azioni sono individuati gli obiettivi da raggiungere nel medio termine ed alcuni indicatori da utilizzare per misurare le performance. Il percorso di programmazione infatti tuttora in fieri e per poter consolidare i risultati raggiunti e superare le criticit esistenti, ha bisogno di alimentarsi di feedback per migliorare. Da questo Piano emergono non solo importanti indicazioni per la fase di implementazione degli interventi, ma anche per lattuazione di nuove strategie da impiegare per la prossima programmazione. Quindi tale documento sicuramente da prendere in considerazione e pu essere molto utile alle amministrazioni pubbliche, che possono ricavare spunti necessari per lapprendimento e bune prassi da seguire.

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Conclusioni
Nel corso dello studio sulla condizione giovanile, emerso che il tema dei giovani stato frequentemente associato ad un immaginario denso di problemi e complessit. Questa chiave di lettura ha costituito una grossa barriera, perch ha impedito di cogliere le dinamiche pi importanti per fissare lattenzione su aspetti non soltanto critici, ma anche positivi. Lessere giovane non implica soltanto una situazione di bisogno, ma anche unopportunit, poich i giovani possono rappresentare una ricca risorsa per i territori, un capitale umano su cui investire per lo sviluppo delle comunit locali. Proprio sulla base di questi principi promossi dallUnione Europea, attualmente si potuto assistere ad un cambiamento rivoluzionario anche nel nostro Paese. In Italia stato avviato un processo, per quanto tardivo rispetto ad altri contesti, che ha portato allo sviluppo del protagonismo e della cittadinanza attiva dei giovani. Le politiche giovanili negli ultimi anni hanno cercato di configurarsi come politiche di investimento e di autonomia, volte a conseguire la piena realizzazione dei diritti dei cittadini in et giovanile (Mesa 2008). La vera rivoluzione sta nel pensare alle nuove generazioni come una forza sulla quale costruire le societ, e quindi considerare i giovani come una risorsa e non come un problema. Dal Trattato di Lisbona in poi, nel nostro Paese iniziato un percorso nuovo di valorizzazione e di promozione delle risorse umane. A differenza di quanto avveniva in passato, quando le azioni erano volte a contrastare situazioni di emergenza e di disagio, le politiche giovanili si configurano come politiche dellagio, finalizzate a favorire la crescita, lautonomia, linserimento ed il ricambio generazionale. Sono politiche trasversali e di sviluppo locale, perch mettono al centro interventi per favorire percorsi di crescita, di formazione professionale, aiutando i giovani a valorizzare le loro competenze nella societ in cui vivono, raggiungere lautonomia, trovare unabitazione, ricevere assistenza. Si delineano quindi come un sistema composito e trasversale di interventi, costituito da diversi attori e diverse strategie di azione. In questa

173

prospettiva, anche le attivit finalizzate alla socializzazione, alleducazione non formale, allinclusione sociale, alla promozione della creativit, della partecipazione e della cittadinanza attiva, vengono valorizzate e ritenute necessarie per la creazione di un clima di fiducia e di collaborazione. La Regione Campania con la programmazione dei Piani Territoriali di Politiche Giovanili ha avviato un percorso innovativo di programmazione delle politiche giovanili teso a valorizzare lautonomia degli Enti locali e la partecipazione dei cittadini, soprattutto dei giovani, ai processi decisionali. Da questi presupposti nata lidea di ideare progetti tenendo conto non solo delle risorse e delle peculiarit dei diversi territori, ma anche dei bisogni giovanili. Nel corso della valutazione dei Piani della Provincia di Napoli, gli aspetti maggiormente esplorati nellanalisi del contesto locale hanno riguardato soprattutto la sfera sociale e lavorativa. Per quanto riguarda i giovani, le problematiche individuate sono inerenti alla dispersione scolastica, alla microcriminalit, allaumento del consumo di sostanze stupefacenti e alcolici; mentre la disoccupazione, il lavoro nero, il disagio sociale, il rischio di esclusione e marginalit, sono considerati fenomeni globali, che nella societ contemporanea non riguardano esclusivamente i giovani. In questo scenario emerge una stratificazione complessa del disagio di una fascia sempre pi ampia della popolazione, che vive in condizioni di arretratezza, tali da richiedere sostegno ed azioni specifiche. Anche se le politiche giovanili non sono politiche assistenziali e non possono essere considerate come politiche del disagio, sicuramente nella Provincia di Napoli importante che nel quadro di interventi dedicati ai giovani, ci sia unattenzione particolare ed una maggiore sensibilit verso le fasce pi svantaggiate, proprio per garantire le stesse opportunit a tutti i giovani indistintamente. Occorrono quindi politiche capaci di rivolgersi ai destinatari in modo flessibile e che tengano conto delle differenze individuali. Proprio per questo le politiche giovanili si caratterizzano per la particolarit di essere citizen centred, ovvero definite non solo in base

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alloggetto o al contenuto degli interventi, ma in base ai destinatari. Anche questa caratteristica contribuisce a renderle trasversali ed elastiche, in grado di offrire il giusto sostegno in base al profilo dei giovani. I distretti hanno progettato azioni integrate per rispondere al bisogno di orientamento, informazione, sensibilizzazione e ascolto. Su tali propositi, stato ritenuto necessario investire nella formazione, rafforzando le capacit dei lavoratori meno qualificati, arginando la fuga dei talenti ed incentivando linserimento dei giovani nel tessuto produttivo. Inoltre stata individuata come prioritaria la realizzazione di iniziative culturali e di attivit per impiegare il tempo libero, poich emersa lesigenza di assicurare una maggiore attivit di comunicazione nei confronti dei giovani e di favorire la socializzazione, creando spazi di aggregazione. Tra le problematiche individuate rientrano lo scarso coordinamento, la dislocazione della popolazione dalle infrastrutture ed un peggioramento complessivo della qualit dei servizi. Partendo da ci che stato realizzato nellambito delle politiche giovanili, i distretti hanno maturato la consapevolezza che occorre potenziare i servizi gi operativi e rendere attivi quelli previsti, ma non ancora funzionanti e dotare tali strutture di strumenti, attrezzature e personale adeguato. Inoltre stata data la priorit alle attivit di promozione e pubblicizzazione dei servizi, realizzando incontri per incentivare il coinvolgimento dei giovani e favorire la collaborazione con gli attori territoriali esistenti. Per realizzare quanto progettato, gli amministratori locali si sono posti come obiettivo quello di raggiungere un bacino di utenti pi esteso, proprio perch tali servizi, nati per i giovani, sono ancora poco conosciuti e utilizzati dagli stessi. Nellanalisi della coerenza dei documenti gli aspetti pi correlati riguardano: gli obiettivi dichiarati con le azioni proposte e gli obiettivi strategici con lanalisi del contesto. Poca coerenza vi invece per quanto riguarda i bisogni individuati e gli obiettivi proposti, cos come anche tra i

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bisogni individuati e le azioni proposte. Lefficacia di una politica dipende anche dalla coerenza degli interventi con i bisogni dei destinatari. Questo indica che prima di implementare le azioni programmate, occorre uno studio preliminare per conoscere i bisogni giovanili ed offrire risposte adeguate alle loro reali necessit. Un altro aspetto emerso nel corso dellindagine, riguarda le risorse territoriali che sono considerate scarse o inadeguate per il funzionamento e lapertura delle strutture. Proprio perch il progetto ha una durata ben precisa, si teme una poca continuit dei finanziamenti, dovuta alla scadenza dei programmi. Infatti nessun intervento pu rivelarsi efficace se episodico, quindi occorre sviluppare e potenziare le iniziative di sistema, individuando proposte e sollecitazioni utili per successive sperimentazioni. Sugli investimenti stato possibile effettuare delle considerazioni tenendo conto del numero di risorse investite in base alla popolazione giovanile residente nei territori. Dallanalisi emerso che in alcuni distretti i finanziamenti risultano essere inadeguati. Oltre alla distribuzione dei fondi in base al numero dei giovani, necessario intervenire sulle modalit di selezione dei progetti da finanziare, che necessitano di logiche meritocratiche. In tal modo si incentiva la competitivit e vengono premiate le azioni migliori. Ladozione di sistemi di valutazione e di incentivazione finanziaria, volti a premiare la qualit delle prestazioni da raggiungere, permette di ottenere risultati omogenei, oltre ad una maggiore efficacia ed efficienza. Nel corso dellanalisi i progetti sono apparsi molto innovativi per quanto riguarda le metodologie utilizzate, che si basano sul coinvolgimento attivo del target e per quanto riguarda le forme di cooperazione tra i diversi attori territoriali. Tuttavia c ancora molto lavoro da svolgere per attivare forme di integrazione con altri settori di intervento, per favorire scambi interistituzionali e per migliorare la connessione con altre politiche pubbliche nel lungo termine. Linterdipendenza delle politiche, soprattutto per quanto riguarda il

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lavoro e la formazione, stata indicata come esigenza prioritaria, per fare in modo che i due ambiti si muovano su binari paralleli, offrendo interventi congiunti. Il metodo di lavoro dei Piani Territoriali di Politiche Giovanili, per essere orientato alla costruzione di reti sociali ampie di collaborazione, deve prevedere uno scambio creativo in cui ciascun attore, portatore di una specifica definizione dei problemi, delle priorit e delle domande emergenti, contribuisca a creare una visione dinsieme della comunit locale. Dallanalisi dei documenti, non stato possibile analizzare le modalit in cui sia avvenuto il confronto ed il livello di coinvolgimento delle diverse parti interessate. Molto probabilmente questo problema dovuto anche al motivo che le pratiche concertative sono ancora agli arbori, ed anche la loro applicazione abbastanza recente nellambito delle politiche giovanili. Inoltre stato messo in evidenza che lanalisi dei documenti da sola non basta, quindi occorre approfondire maggiormente questi aspetti con ulteriori fonti informative (verbali, delibere, allegati, ecc.) e magari impiegando altri strumenti di indagine (interviste a testimoni privilegiati, focus group, questionari, ecc.). Oltre ad essere necessaria nella fase iniziale della progettazione delle politiche, il ricorso a pratiche concertative diviene fondamentale soprattutto per i successivi sviluppi di implementazione e di realizzazione degli interventi. Infatti, tale processo non pu avvenire sporadicamente ed esaurirsi subito dopo lideazione delle azioni e non pu essere visto soltanto come adempimento formale con cadenza periodica per eseguire degli obblighi istituzionali. C bisogno soprattutto di continuit in questi Piani e la strada della programmazione partecipata sembra uno dei migliori modi per elaborare pratiche di sviluppo integrato sul territorio ed assicurare una maggiore partecipazione di tutte le istituzioni che si rapportano con i giovani. In questo modo viene garantito il principio di sussidiariet orizzontale tra lo Stato e la societ civile, riconoscendo inoltre ai cittadini un ruolo di soggetti

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autonomamente attivi nel perseguimento dellinteresse generale. Sviluppare degli interventi organici e multisettoriali richiede anche la necessit di integrare prospettive differenti, adottando una politica di prossimit, per fare in modo che i giovani, insieme con gli attori istituzionali, possano dialogare su problematiche comuni e riflettere su possibili azioni. In questo modo i giovani diventano promotori delle politiche loro dedicate, proponendo soluzioni alternative e proposte progettuali. Tuttavia per sviluppare un sistema partecipato non basta la volont delle amministrazioni di voler coinvolgere i vari attori nel processo di progettazione, poich la fiducia si costruisce con il tempo e non un percorso che si attiva in automatico. Occorre accrescere nei giovani la convinzione che le istituzioni locali siano seriamente intenzionate ad ascoltare le loro necessit, offrendo occasioni di incontro e confronto reciproco. I Piani Territoriali di Politiche Giovanili, sono ancora in fieri, ma potrebbero divenire uno strumento efficace se puntassero maggiormente sulle pratiche concertative e sullanalisi dei bisogni giovanili, favorendo linclusione di diversi attori nei processi decisionali e attuativi degli interventi. In definitiva possibile affermare che nonostante i limiti individuati, sia stato fatto un passo in avanti rispetto al passato, quando i temi della concertazione e lintegrazione tra gli ambiti di intervento non erano presi in considerazione nello sviluppo delle politiche giovanili. Si potuto prendere questa direzione anche grazie al cambiamento avvenuto a livello internazionale e nazionale. Grazie a queste importanti innovazioni, le politiche giovanili si configurano sempre pi come politiche di sviluppo locale e di crescita di capitale umano. Per rendere questi interventi ancora pi flessibili ed aderenti ai bisogni giovanili, occorre seguire un approccio integrato ed i Piani Territoriali di Politiche Giovanili potrebbero rappresentare un metodo efficace per programmare azioni di sviluppo locale, capaci di mettere a sistema esperienze e progettualit, partendo da unattenta analisi delle diverse esigenze territoriali e della condizione giovanile.

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Appendice
Allegato A. Scheda di valutazione impiegata per la valutazione dei Piani Territoriali di Politiche Giovanili.
1.Le caratteristiche generali del distretto Distretto n. N. Com. del Distretto N. com. PTG/n. Com. distretto Per il Comune Capofila di N. Comuni Convenzionati N. com. PTG / n. convenzionati N. Com. aderenti al PTG N. com. convenzionati/n. Comuni distretto

2. In relazione alla Sez. B dei PTG, indicare quali delle dimensioni individuate sono presenti nella descrizione dei contesti territoriali, specificando il grado di approfondimento con cui sono trattate (utilizzando una scala da 1 a 4), le problematiche giovanili ricorrenti e i bisogni ad esse correlate. Dimensioni Esplorate nel PTG Problematiche Bisogni ricorrenti No Si (da 1 a 4) Caratteristiche demografiche Caratteristiche geomorfologiche Trasporti e comunicazioni Infrastrutture Sicurezza e vivibilit del territorio Opportunit ricreative Mercato del lavoro Problematiche sociali Altro, spec. 3. In relazione alla Sez. C dei PTG, indicare il tipo di attori territoriali esistenti e di attivit realizzate nei contesti di riferimento. Presenti Attivi Attivit realizzate Informagiovani N. N. Forum N. N. Consulte N. N. Associazioni N. N.

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4. In relazione alla Sez. D dei PTG, riassumere le caratteristiche rilevanti del sistema locale di partecipazione giovanile. P. di forza P. di debolezza Conoscenza del territorio Modalit di coinvolgimento Accessibilit delle strutture dellutenza Accessibilit delle informazioni Formazione degli operatori Visibilit sul territorio Quantit risorse umane disponibili Informazioni offerte Scarsa collaborazione con altri attori Tempestivit della risposta presenti sul territorio Disponibilit degli operatori Risorse finanziarie disponibili Competenze degli operatori Tempestivit della risposta Modalit di scambio e collaborazione con Scarsa attenzione al monitoraggio altri attori presenti sul territorio Risorse territoriali scarse/ Altro, inadeguate spec__________________________ Altro, spec__________________________ Opportunit offerte Vincoli Ascolto /accoglienza Inaccessibilit delle strutture Informazione Scarsa tempestivit delle risposte Orientamento Distanza spaziale tra le strutture Formazione Quantit risorse umane disponibili Convegni/seminari Formazione risorse umane Produzione di materiale informativo disponibili Diffusione di materiale informativo Risorse territoriali scarse/inadeguate Risposte tempestive Rigidit delle modalit di Modalit strutturate di ricezione feedback funzionamento degli utenti Difficolt di garantire pari Supporto e accompagnamento nella opportunit di accesso risoluzione di problematiche specifiche Gratuit dei servizi offerti Altro, spec. Scarsa attenzione al monitoraggio e ____________________________ alla valutazione Difficolt di coinvolgimento utenza Altro,spec______________________ 5. Quali sono le priorit di programmazione individuate nel PTG? Implementare la rete dei servizi Attivare nuovi servizi esistenti Migliorare laccessibilit dei servizi Raggiungere un maggior numero di utenti esistenti Favorire la collaborazione tra i Altro, spec.________________________ soggetti territoriali esistenti Migliorare lofferta di servizi offerti Altro, spec.________________________

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6. A quali delle seguenti macroaree possibile ricondurre gli obiettivi strategici del piano? Il radicamento territoriale dei servizi Lattivazione di nuovi servizi esistenti La collaborazione interistituzionale La collaborazione tra attori non istituzionali Informazione /sensibilizzazione del La relazione con la formazione territorio professionale I rapporti con lutenza La relazione con il mercato del lavoro La formazione degli operatori Altro, spec._________________

7. Quanto gli obiettivi strategici individuati risultano coerenti con lanalisi del contesto territoriale? 8. Quanto gli obiettivi strategici individuati risultano coerenti con lanalisi del sistema locale di partecipazione giovanile

9. In relazione alla sez. F e G, descrivi brevemente gli attori coinvolti, le azioni realizzate (assemblee pubbliche, gruppi di lavoro, tavoli permanenti di concertazione, sottoscrizione di protocolli operativi, manifestazioni di interesse, ecc..) e gli strumenti di concertazione adottati (convenzioni, accordi di programma, protocolli di intesa, ecc) Attori coinvolti Azioni realizzate Strumenti di concertazione adottati

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10. Prospetto sintetico delle risorse finanziarie previste allinterno del PTG Risorse Risorse Altre Totale Rimodulazio Regionali proprie risorse parziale ne az. B Azione A A1 A2 An Azione B B1 B2 B3 Bn Azione C C1 C2 Cn Azione H H1 H2 Hn Tot. parziale Tot. Complessivo

11. In relazione a ciascun asse di attivit, specificare il numero di proposte progettuali, il tipo di azioni da realizzare, e le modalit di gestione Progetti Attivit previste*

Azione A Azione B Azione C Azione H

N. N. N. N.

*Le attivit vanno ricondotte possibilmente a macro categorie. Di seguito alcuni esempi: potenziamento sportelli informativi, attivazione di nuovi sportelli, formazione degli operatori, realizzazione materiale informativo, potenziamento strumenti di comunicazione, creazione di banche dati, attivit di sensibilizzazione del territorio, attivit di orientamento, attivit di ricerca, convegni dibattiti, manifestazioni culturali, ecc

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12. I progetti presenti nel PTG hanno una prevalenza settoriale? No Si 12.a Se si, quale? __________________________________________________________________ 13. Tale settorialit congruente con le specificit locali? No, perch __________________________________________________________________ Si, perch __________________________________________________________________

14. Alla luce dellanalisi delle sezioni B, C e D del PTG, quale grado di connessione possibile attribuire alle dimensioni individuate, utilizzando una scala da 1 a 4? 1 2 3 4 Caratteristiche del contesto locale (B e C) e priorit della programmazione Bisogni individuati e obiettivi dichiarati Obiettivi dichiarati e azioni proposte Bisogni individuati e azioni proposte

15. In relazione al complesso di attivit progettuali previste nel PTG, possibile individuare metodologie di intervento basate sul coinvolgimento attivo del target? No Si, spec. gli attori coinvolti e le attivit previste

16. Si rilevano forme di integrazione effettiva tra attori territoriali diversi? No Si, spec. le attivit previste per ognuno di esse Attori coinvolti Attivit previste

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17. Si rilevano forme di integrazione con altri settori di intervento? No Si, spec. le attivit previste per ognuno di essi Settori di intervento Attivit previste

18. Descrivi sinteticamente le modalit di valutazione del Piano in riferimento al tipo di attivit realizzate, ai tempi di realizzazione e agli attori coinvolti Chi valuta Cosa Quando Come

19. Si rilevano connessioni tra le modalit di valutazione del piano e gli strumenti di valutazione previsti nelle singole schede progettuali? No Si, spec. ________________________________________________________________

20. Indicare sinteticamente il N. e tipo di allegati (delibere, verbali, ecc) al PTG Tipo di documento Oggetto Data

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Ringraziamenti

Nessuna tesi si scrive da sola. Tale lavoro viene quasi sempre incoraggiato, alimentato ed ispirato dalla presenza delle persone che ti stanno accanto e ti spronano ogni giorno a continuare. Colgo questoccasione per esprimere la mia gratitudine verso tutti coloro che hanno saputo arricchirmi come persona ed in questi anni hanno contribuito a farmi crescere e maturare. Un ringraziamento speciale innanzitutto rivolto al Professor Giancarlo Ragozini, che con estrema fiducia mi ha affidato questo lavoro e ne ha seguito gli sviluppi con pazienza e disponibilit. Alla professoressa Amalia Caputo, che anche dopo la Triennale ha continuato a sostenermi sia sul piano professionale che umano. Allequipe di studio con cui mi sono confrontata nel corso di questi lunghi mesi, perch con il loro apporto ed i loro consigli ho maturato unesperienza di ricerca che ha fortificato le mie competenze ed arricchito le mie conoscenze. Desidero inoltre ringraziare le dottoresse Mariarosaria Berardi ed Anna Cocozza, per avermi supportata nel migliore dei modi durante le ore trascorse insieme, rendendo le mie giornate pi serene. Queste sono sicuramente le pagine pi belle che scrivo, perch colorate con ricordi e sfumature di pensieri. Ripensando alla mia carriera universitaria non posso fare a meno di ringraziare tutti i miei compagni di

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corsi, di studio, di risate, di piacevoli scambi di idee e chiacchierate in cortile. Un pensiero di grande amicizia rivolto alle mie giovani compagne di corso e col tempo divenute inseparabili alleate, con cui ho condiviso oltre agli esami dei momenti davvero indimenticabili. Ai compagni universitari della magistrale in Comunicazione Pubblica ed al gruppo post-it, che rappresentano per me un grandissimo esempio non solo di buona organizzazione e capacit di lavorare insieme, ma sopratutto di vera amicizia. Alle care dottoresse unite con le quali ho legato molto e che stimo soprattutto per le loro capacit e la forte determinazione. Ringrazio la mia famiglia perch mi sempre accanto, nelle scelte importanti e nei momenti pi difficili, credendo in me senza esitazioni, dandomi forza in ogni momento. A Marco, che sempre stato presente in tutti questi anni. A lui va un ringraziamento particolare, perch mi ha sempre sostenuta e incoraggiata. Insieme siamo una forza e mi auguro sia sempre al mio fianco, condividendo ogni cosa come abbiamo sempre fatto. Un grazie sincero ad ognuno di voi, perch oggi siete qui con me a rendere questo giorno tra i pi emozionanti della mia vita.

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