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Semestrale di comunicazione ed informazione del Centro

Ricerche Speleo Archeologiche | via Etruria, 44 - 00183 Roma


Direttore Responsabile: dott. Andrea Cicala | distribuzione gratuita.
ISSN - 2035-7974 - ARCHEOLOGIA SOTTERRANEA

L’emissario
del Lago di Nemi

2
2010
MAGGIO
MAGGIO 2010 - N. 2

SOMMARIO
L’emissario
del Lago di Nemi 3
I risultati della campagna di indagine 2007-2008
di M. Placidi

Un santuario della sorgente


nei pressi del Lago di Bracciano? 14
Una captazione idrica monumentalizzata
di G.Curatolo - H. Manderscheid - M. C. Tomassetti

Sarteano: la tomba della Quadriga


Infernale nella Necropoli delle Pianacce 22
Uno straordinario ciclo pittorico del IV sec. a.C.
(*)
di Alessandra Minetti*
Archeologa, Direttore del Museo Civico Archeologico di Sarteano

EVENTI pag. 31

Editore Sotterranei di Roma Progetto Grafico Clusterlab comunicazione


via Etruria, 44 - 00183 - Roma e innovazione www.clusterlab.it
Direttore Responsabile Andrea Cicala Fotografia di copertina “Incile dell’emissario del
Comitato scientifico B. Adembri, H. Manderscheid, Lago di Nemi” di Francesco Lerteri
L. De Santis, D. Cioli, P. Schmitt, V. Fresi, A. Diaz, Fotografie www.sotterraneidiroma.it, M. Placidi,
M. Placidi F. Lerteri
Impaginazione grafica Stefania Apuleo ISSN 2035 - 7974 ARCHEOLOGIA SOTTERRANEA
L’emissario del Lago di Nemi
I risultati della campagna di indagine 2007 - 2008

di Marco Placidi

SUMMARY. The Emissarium of Lake Nemi - The two emissaria of Lake Albanus and Lake Nemi in the Castelli
Romani are engineering works that have aroused interest among scholars because the few bibliographical sources
available never have allowed a complete and satisfactory understanding. In particular the emissarium of Lake
Nemi suffers from the lack of historical and literary sources, if one leaves out the meagre documentation put
together on the occasion of its reuse for the recovery of the ships of Caligula by Ucelli in 1928 – 1932. In recent
decades the emissarium of Lake Nemi has been studied first by Cappa and then more thoroughly by Castellani
whose studies ended in 2006, the year of his death. Since 2008 the Centro Ricerche Speleo Archeologiche (CRSA)
is undertaking a study campaign of the emissarium of Lake Nemi with the aim to integrate the research of
Castellani and draw a conclusion. In the article a few interpretations concerning the excavation of the two
bypasses are being proposed. The first bypass was most likely created after part of the tunnel had collapsed and
the second one to solve the problem of water infiltration and dispersion into the ground. As to the inlet (incile),
i.e. the monumental entrance , the presence of some vertical slots suggests that these could have served to insert
panels to block the flow of water in order to allow the launch of the Caligula’s ships.

Premessa soddisfacente, finalizzata ad un’interpretazione cor-

I
retta del contesto storico nel quale venne decisa la
due emissari dei laghi di Albano e Nemi, ai Castelli
loro costruzione.
Romani, zona a est di Roma, all’apparenza realiz-
zazioni quasi gemelle1, ad uno studio più attento L’emissario di Nemi, in particolare, soffre da sempre
ed approfondito si rivelano due prodotti dell’inge- della mancanza di fonti storiche e letterarie, se si esclu-
gneria idraulica antica assai diversi e sicuramente con de la comunque magra documentazione realizzata in
caratteristiche funzionali abbastanza distinte. occasione del suo riutilizzo, per il recupero delle navi
di Caligola nel 1928-323 a cura dell’ing. Ucelli.
Sono opere che spesso hanno suscitato l’interesse de-
gli studiosi2, soprattutto negli ultimi decenni, perché Quest’opera venne studiata, negli ultimi decenni, prima
le poche fonti bibliografiche a disposizione non han- da Cappa e poi più profondamente da Castellani4, i cui
no quasi mai permesso una comprensione completa e studi si fermarono al 2006, anno della sua scomparsa.

1. Anche se l’emissario di Albano è probabilmente più recente di quello di Nemi di almeno un secolo. (Secondo Livio e Plutarco sarebbe stato aperto
al tempo della conquista di Veio intorno al 390 a.C.)
2. Castellani e Dragoni 1992; Caloi, Cappa e Castellani 1994; Castellani 1999; Castellani e Caloi 2000; Castellani et al 2002; Cappa 2002; Castellani e
Dragoni 2003; Castellani et al 2003.
3. Con l’eccezione di Strabone.
4. Nel 2006 il prof. Castellani aveva già fatto un quadro preciso degli aspetti più importanti dell’opera idraulica, evidenziando, nei risultati di
studio, sia gli aspetti chiari e inconfutabili sia quelli dubbi e ancora aperti che avrebbero necessitato di ulteriori approfondimenti. Proprio questi
aspetti irrisolti hanno costituito il punto di partenza dello studio che, nel corso di questi ultimi due anni, è stato condotto dal Centro Ricerche
Speleo Archeologiche.

N. 2 - maggio 2010 ARCHEOLOGIA SOTTERRANEA 3


Fig. 1 - Schema dell’emissario del lago di Nemi.

Fig. 2 Schema della cultellatio


e della prima realizzazione del canale.
Dal 2008 il Centro Ricerche Speleo Archeologiche sta conducendo
una campagna di studio dell’emissario di Nemi, al fine di integrare gli
studi del prof. Castellani e portarli a conclusione. I risultati vengono
qui presentati in una sintesi di anteprima, che precede una pubblica-
zione più esaustiva e dettagliata.

L’emissario del lago di Nemi

L’emissario nemorense venne realizzato per trasportare l’acqua dal baci-


no del lago verso valle Ariccia con un orientamento Est-Ovest (fig. 1). Il
trasporto dell’acqua serviva a mantenere costante il massimo livello rag-
giungibile dal lago nei periodi di abbondante piovosità, impedendo così
l’allagamento delle strutture del santuario di Diana Nemorense5. Questo
culto ha radici molto antiche6 e, anche se le strutture murarie fino ad
oggi individuate appartengono alla fase di fine II inizio I a.C., è quasi
certo che un nucleo cultuale fosse presente in sito già dal VI sec. a.C.

Per lo scavo dell’emissario si individuò dapprima il punto di presa


(quota di sfioro) da dove venne ricavata la cultellatio per determina-
re il punto di uscita (fig. 2-a).
La tecnica della cultellatio veniva utilizzata per realizzare condotti
sotterranei, permettendo di effettuare, dall’esterno, la mappatura del
sottosuolo. Si procedeva definendo il punto di partenza e quello di
arrivo, poi si iniziava la palificazione ad angolo retto, come mostrato
in figura 2. L’asse del futuro condotto, cioè la direzione da mantenere
nello scavo, era definita proprio dalla palificazione. Per proiettare nel
sottosuolo il rilievo esterno veniva, di norma, praticato un pozzo verticale nei pressi dell’ingresso del cunicolo la cui
profondità era determinata dalla somma delle altezze dei pali verticali, mentre quella dei pali orizzontali definiva
la distanza, in pianta, tra il punto di partenza, il punto di arrivo e un qualsiasi altro punto del sistema.

5. Il pavimento della discenderia si trova a 335,60 m. s.l.m. (punto al cancelletto di ingresso) e la quota del piano di campagna attuale, dove si
trovano le mura del primo recinto del santuario datate al II – I sec. a.C., a 336,34 m. s.l.m. La differenza di 0,70 m. è sicuramente trascurabile e
dovuta al riempimento di terreno nel punto dove si è misurata la quota della discenderia.
6. All’emissario si potrebbe quindi attribuire una datazione altrettanto antica.

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Anche per l’emissario del lago di Nemi
perciò venne realizzato un pozzo nei
pressi della quota di sfioro del lago7 che
venne scavato fino a una profondità di
12,50 m. e la cui base rappresentava la
quota di partenza per la livellazione
dell’opera (fig. 2-b).

Un secondo pozzo8, con le stesse funzio-


nalità del primo, venne realizzato anche
sull’altro versante del colle (fig. 2-c) nella
valle Ariccia.

Una volta realizzati i pozzi, si creò un


cunicolo di collegamento con l’esterno Fig. 2e

finalizzato, anche se per pochi metri, a


segnare la direzione del prosieguo del
canale9 verso l’interno del rilievo.

Due squadre iniziarono quindi lo scavo rispettivamente dai propri pozzi di partenza verso l’interno del colle, con
un andamento rettilineo e una pendenza calcolata sulla base della distanza effettiva e del dislivello totale dispo-
nibile10 (fig. 2-d). La direzione di scavo venne mantenuta utilizzando la luce naturale che filtrava dall’esterno11.

A valle di questo punto, dopo qualche decina di metri, si provvide a far ondulare la direzione del condotto sia verso
un lato che verso l’altro, in modo da restringere la luce dello speco (fig. 2e) e assottigliare così la sorgente luminosa,
favorendo in tal modo la maggiore precisione nel mantenere rettilineo l’andamento di scavo del condotto12.

Mentre la squadra proveniente dal lato del lago procedeva spedita nella realizzazione del condotto, incontrando ma-
teriale relativamente poco duro e favorevole allo scavo, diversamente accadeva a quella proveniente da Ariccia che,
dopo un primo apparente strato di piroclastite13 anch’esso morbido, trovava una spessa lente basaltica14 molto più
dura, che rallentò enormemente l’avanzamento dei lavori. Per accelerare le attività di scavo si decise di realizzare una

7. La distanza tra la base del pozzo e l’ingresso della discenderia è pari a 24,90 m. (misurazione del cunicolo inclinato dall’esterno fino alla base del
pozzo).
8. Distanza dall’uscita di valle Ariccia 42 m. e altezza 12 m. (l’altezza è misurata dalla base del pozzo, ma lo sbocco all’esterno risulta ostruito per cui
potrebbe trovarsi un interro di superficie non determinabile in questa fase).
9. Da notare che mentre per il canale sul lato Ariccia il condotto all’uscita non presentava alcuna problematica realizzativa, se non quella di mantenere
l’allineamento con la cultellatio esterna, per quello sul lato lago la realizzazione di un canale fortemente in pendenza come quello della discenderia,
difficilmente si prestava a misurazioni di precisione. La presenza di un ulteriore canale che diparte dal pozzo e si sviluppa in direzione 149° rispetto
al N magnetico (leggermente in direzione del lago) è quasi certo che sia funzionale alla realizzazione della discenderia, visto che si sviluppa per una
lunghezza di circa 30 m. (lunghezza sicuramente parziale per l’enorme materiale di riempimento che quasi lo occlude). Per avere un quadro più
preciso della funzionalità di tale condotto si dovrebbe procedere ad una ripulitura dei materiali detritici contenuti all’interno.
10. Come tutte le opere di trasporto dell’acqua, la pendenza effettiva finale si perfeziona con uno scavo supplementare del fondo dopo che i due fronti
di scavo si sono incontrati. Nella fase iniziale si cerca di stare sempre al di sopra della quota di funzionamento calcolata.
11. Per il fronte proveniente dal lato di Ariccia tale ipotesi è corretta, mentre per il fronte del lato lago questo non è stato possibile in quanto la discenderia
inclinata non permetteva di far entrare la luce. Si utilizzò probabilmente una fonte luminosa artificiale (un braciere contenente un fuoco all’interno)
in asse con il pozzo, che ne costituiva la canna fumaria.
12. Sia sulla base del pozzo della discenderia che su quella di Ariccia è stata effettuata dal nostro staff una prova sperimentale, consistente nel proiettare
un faro in direzione dell’interno del canale ed effettivamente, proseguendo verso l’interno, la luce restava visibile per un lunghissimo tratto del
condotto, spostandosi a N se ci si accostava sulla parete S e viceversa.
13. La piroclastite o deposito piroclastico, è una roccia sciolta o cementata di origine vulcanica composta da particelle più o meno piccole (dal limo
alla ghiaia) spesso soffiate. Questo materiale proviene da eruzioni vulcaniche di tipo esplosivo e può essere messo in posto con vari meccanismi. Il
più comune è quello della nube ardente o “piroclastic flow”. Esempi di rocce piroclastiche cementate sono i tufi mentre per quelle sciolte si può far
riferimento alle pozzolane. (Fonte Wikipedia)
14. Il basalto è una roccia effusiva di origine vulcanica, di colore scuro o nero con un contenuto di silice (SiO2) relativamente basso (minore del 50%
solitamente). Esso proviene da un magma solidificatosi velocemente a contatto dell’aria o dell’acqua ed è la principale roccia costituente la parte
superiore della crosta oceanica. I magmi basaltici si formano per fusione da decompressione del mantello terrestre. (Fonte Wikipedia)

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Fig. 3
La lente basaltica
che separava
i due fronti nel seconda discenderia laterale15, per intervenire con la contemporanea
punto d’incontro.
Ucelli. messa in opera di altri due fronti di scavo, uno verso Ariccia e un altro
verso il lago.

La presenza di una seconda discenderia laterale, elemento alquan-


to dibattuto, a rigor di logica è un fatto assodato se si considera
che il primo bypass, nei primi due tratti (lato Ariccia) venne scavato
per l’appunto da Ariccia verso il lago. Considerando che, fino ai
lavori dell’Ucelli, il punto di congiunzione dell’emissario era sepa-
rato da una lente basaltica (fig. 3), la cui apertura di forse 15-20
centimetri non avrebbe permesso il passaggio di persone, restano
solo due ipotesi per spiegare come il personale abbia avuto accesso
al condotto principale dell’emissario.

La prima è attraverso un
canale completamen-
te colmo di materiale
di risulta e tamponato
(fig. 4), che sembrereb-
be piuttosto essere un
tentativo palese di ag-
giramento della lente
Fig. 5 Il secondo canale, a valle del secondo
basaltica incontrata lun- bypass, probabilmente più idoneo all’ipotesi di
essere la discenderia supplementare.
go lo scavo del condot-
to principale (vedi nota

Fig. 4 Il condotto tamponato.


18). La seconda (fig. 5) è appunto quella di una presunta discenderia
Potrebbe essere
una discenderia, anche se
laterale, utilizzata dapprima come nuovo fronte di scavo e successi-
con molta probabilità
è un tentativo vamente come accesso per la realizzazione del secondo bypass. Per la
di aggiramento
della lente basaltica. verifica sarebbe necessario intraprendere una campagna
di ripulitura di entrambi i condotti.
Fig. 6 Ipotesi di una derivazione della cultellatio originale,
per la realizzazione della discenderia supplementare. Per realizzare la discenderia laterale ci si basò sul cal-
colo dell’effettivo scavato. Si stabilì quindi un nuovo
punto di ingresso intermedio ai due fronti e per deter-
minarlo con precisione ci si riferì di nuovo alla cultella-
tio, realizzando con la stessa tecnica una derivazione
da essa (fig. 6).

Si scavò dunque un pozzo verticale per arrivare esat-


tamente alla quota di funzionamento del canale e,

15. La prima discenderia è quella dal lago fino al primo pozzo.


16. Viene da domandarsi perché non venne scavato direttamente un pozzo sulla verticale del condotto. Probabilmente per la morfologia del territorio
un pozzo in quel punto sarebbe stato troppo profondo per essere percorso dagli operai con l’utilizzo di pedarole. A questo punto si decise, sulla
base delle misurazioni, di realizzare un canale orizzontale fino al punto in cui tra questo e la superficie ci fosse stata una quota molto meno
impegnativa rispetto alla realizzazione di un pozzo verticale. Tale ipotesi dovrebbe tuttavia essere verificata con una ripulitura del condotto.
17. A tal proposito va precisato che, in base a calcoli presumibilmente errati, la squadra del fronte di scavo proveniente dalla discenderia iniziò a
cercare il condotto proveniente in senso opposto almeno dieci metri prima dell’ipotetica sovrapposizione. Dall’analisi del tratto defunzionalizzato
all’interno del secondo bypass infatti, i fossori iniziarono a cercare il congiungimento del condotto dapprima verso l’alto per circa 5-6 metri e
successivamente verso il basso per una profondità analoga, intercettando finalmente il cunicolo opposto dall’alto verso il basso.

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stabilito il punto di entrata, da esso si proseguì con il
condotto per mettere in collegamento questo nuovo
ingresso con il punto da cui doveva essere realizzato
il nuovo fronte del canale dell’emissario16. Da questo Fig. 7 Schema
della tecnica di
nuovo accesso partirono due nuovi fronti di scavo, Eupalino.

uno verso Ariccia e uno verso il lago: quello verso il


lago incontrò quasi immediatamente il fronte di sca-
vo proveniente dalla discenderia17, mentre quello ver-
so Ariccia, dopo un primo tratto rettilineo realizzato
nel materiale piroclastico18, si imbatté in un grosso
blocco basaltico19. Questo tratto, molto più duro dei 7). Curiosamente, nell’emissario di Nemi questa tec-
precedenti e per questo motivo meglio conservato, è nica sembra essere stata applicata in modo sbagliato
caratterizzato dalla presenza sempre più consistente giacché ambedue le squadre piegarono verso la loro
di segni di scavo circolari sulle pareti, realizzati a tutto sinistra e non si sarebbero mai incontrate se non fosse-
fronte e che hanno fatto ipotizzare presunte macchine ro state presumibilmente aiutate dai rumori di scavo.
dedicate all’uopo20.
Infatti negli ultimi due metri lo scavo venne probabil-
Procedendo ulteriormente verso il punto di incontro, mente orientato più semplicemente seguendo i rumo-
quando le due squadre di scavo si trovarono in prossi- ri degli utensili sul basalto cosicché quando si realizzò
mità, sembra che abbiano cercato di applicare la tecni- il collegamento, si verificò un errore di quota stimato
ca di Eupalino (fig. 7). tra i 2 e i 2,5 m., tra il condotto del lato lago (più alto)
e quello del lato di valle Ariccia (più basso).
La tecnica di Eupalino, cosiddetta dal nome del costrut-
tore dell’acquedotto di Samo che per primo l’avrebbe Non è molto chiaro perché i costruttori decisero di la-
messa in atto, è finalizzata a garantire l’incontro del- sciare una lente basaltica divisoria21, sulla quale prati-
le due squadre impegnate nello scavo di un condotto carono un foro tra i 0,15 – 0,20 m. (fig. 3). Tale aper-
sotterraneo che, procedendo in senso opposto, tendo- tura aveva forse il compito di far scorrere lentamente
no ad incontrarsi. l’acqua nel condotto di valle, pur riempiendo quello di
monte fino alla quota di sfioro22.
Grazie alla tecnica della ‘cultellatio’ precedentemen-
te descritta, le squadre di operai sanno esattamente
a quale distanza di scavo dovrebbe avvenire il loro in- Il primo bypass
contro. Se la distanza viene superata, ognuna delle
Entrando nell’emissario dal lago e procedendo verso
due squadre piega lo scavo verso la stessa direzione
Ariccia, a circa 800 metri si trova un condotto che ag-
geografica, ad esempio verso il N (che per una squadra
gira una sorgente, definito come primo bypass.
si troverà a sinistra e per l’altra a destra). In tal modo
una delle due squadre avrà deviato invano, ma l’altra Il canale del primo bypass, all’analisi di chi ci ha prece-
troverà con certezza il punto di congiungimento (fig. duto nello studio, è apparso come una realizzazione

18. Piroclastite comunque più densa, dura e compatta della precedente.


19. Nel punto in questione venne probabilmente effettuato un tentativo di aggiramento. Sulla parete S del canale principale infatti, c’è una
derivazione che si sviluppa apparentemente – perché colma di materiale di risulta – in direzione S - O. Questo venne realizzato nella speranza
di trovare materiale più morbido ma, essendo la lente basaltica diffusa su tutto il profilo collinare, è presumibile che tale tentativo venne quasi
immediatamente abbandonato.
20. In questo articolo non tratteremo questo aspetto relativo alla tecnica e alla presunta ‘macchina da scavo’ utilizzata, che verrà dettagliata
successivamente al termine degli studi ancora in corso.
21. Tale lente oggi non è più presente, perché fatta saltare con la dinamite dall’ing. Ucelli durante i lavori di abbassamento del livello del lago, in
occasione del recupero delle navi di Caligola.
22. L’attività di indagine è ancora in corso. Si svolgerà a breve, sulla base della comparazione tra la foto e la situazione del canale attuale, un tentativo
di livellazione dalla presunta quota di sfioro nel tratto verso il lago.

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Fig. 8 La sostru-
zione realizzata
da Ucelli e all’in-
di facile interpretazione, sia dal terno la sorgente friabile, deve aver dato
che ha causato,
punto di vista funzionale che nel corso dei in passato grossi proble-
secoli, i numerosi
cronologico. Il Castellani afferma crolli. mi di manutenzione con
infatti che lo scavo del bypass continui crolli e defunzio-
venne tutto realizzato dal lato nalizzazioni del condotto
Ariccia verso il lago. I costruttori stesso. Il primo crollo deve
sarebbero intervenuti a seguito aver causato la conse-
di una frana del condotto princi- guente realizzazione del
pale, che aveva occluso e causato condotto n.1, necessario
il riempimento del tratto di ca- a bypassare il punto di
nale a monte di tale punto. I tre frana (fig. 8b-b). Questo
diversi tentativi di aggiramento condotto fu realizzato dal
per motivi non precisati, sem-
pre secondo il Castellani, non
ebbero esito positivo nei pri-
mi due casi, riuscendo invece,
nell’ultimo, a superare il crollo
ripristinando così il funziona-
mento dell’acquedotto.

Si vuole qui proporre un’ipotesi


alternativa secondo la quale la
realizzazione del primo bypass Fig. 8b – Schema
realizzativo del
non avvenne contestualmente primo bypass.
e tantomeno fu il risultato di
un’unica opera, ma di almeno
tre diversi interventi23 tra loro
concatenati. Alla base di tale ipotesi sta la constatazio- lato Ariccia verso lago, probabilmente a causa del riem-
ne che, a differenza di quanto riportato da Castellani, pimento dell’emissario nel tratto a monte.
il terzo ramo del bypass fu scavato dal lago verso Aric-
Una volta ripristinato il deflusso dell’acqua grazie al
cia come dimostrano i segni di scavo, l’esistenza delle
bypass, si dovette procedere alla rimozione della frana
riseghe interne e infine la constatazione che il punto
nel canale principale, ristabilendo poi la situazione di
d’incontro tra il terzo canale e il secondo presenta una
normalità. Il bypass veniva comunque lasciato aperto,
differenza di altezza della volta di circa 1 m. Sembre-
come sistema di sicurezza per ulteriori ostruzioni future.
rebbe perciò improbabile che il terzo ramo del bypass
faccia parte dello stesso intervento che aveva portato Forse a causa di un secondo crollo a monte del bypass
alla realizzazione degli altri. già realizzato, si dovette allungare il punto di presa
del canale oltre il punto della nuova frana (fig. 8b-c).
Il tratto in questione è caratterizzato da una sorgente
sotterranea (fig. 8), tutt’oggi visibile, che allaga par- Per sfruttare il bypass nella sua lunghezza totale,
zialmente il pavimento del condotto principale. Questa qualora fosse stato necessario per un’ulteriore frana,
sorgente, che emerge da materiale piroclastico molto si decise di aprire il fronte di scavo nel precedente

23. Quattro se si considera il probabile canale oggi tamponato, esistente sulla parete opposta – lato S.
24. Immediatamente a valle di questo bypass si notano, nel condotto principale, due scanalature contrapposte. Queste vennero probabilmente
utilizzate per inserire una paratoia al fine di favorire il deflusso dell’acqua dal canale principale verso il bypass.

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canale n. 1 piuttosto che realizzarne uno ex-novo. Il secondo bypass
Anche questo secondo canale venne scavato dal lato
Il secondo bypass, ubicato a circa 1100 m di distanza
Ariccia verso il lago.
dall’ingresso sul lato del lago, rappresenta uno degli
In seguito, verosimilmente, un’altra frana dovette aspetti più interessanti e controversi dell’emissario.
occludere poi l’emissario a monte di questo secondo E’ stato generalmente interpretato come scavo di
bypass ma, a differenza dei precedenti, si riuscì forse aggiramento per evitare una durissima lente di ba-
ad intervenire prima che il canale lato lago si riempisse salto che insisteva proprio lungo la progettata dire-
totalmente di acqua. Infatti questo terzo canale, come zione della galleria principale.
già detto, a differenza dei prece-
denti, venne in parte scavato dal
lago verso Ariccia24 (fig. 8b-d).

Va evidenziato che, sulla parete


Sud, esiste un ulteriore bypass
tamponato probabilmente da
Guido Ucelli (vedi nota 23).
Molto più basso dei precedenti
questo canale sembra, apparen-
temente scavato secondo la dire-
zione lato Ariccia verso il lago25.
Inoltre, sia il punto di attacco che
quello di presa, in termini di lun-
ghezza superano le due estremi-
tà dei bypass ricavati nella parete
Nord.

Sembra evidente che questi Fig. 8c – L’evidenza in un tratto più a valle, del punto di contatto tra
piroclastite e basalto.
quattro bypass rappresentino
altrettante frane prodottesi in
punti non coperti dalle precedenti diramazioni, ma è Anche per questo bypass, si vuole proporre una pos-
lecito supporre che in questo tratto di galleria i crolli sibile ipotesi alternativa.
siano stati nel tempo ancora più numerosi e che, nel-
Durante le numerose ispezioni che hanno porta-
la maggioranza dei casi, si siano verificati nello spazio
to alla realizzazione di questo studio, si è notato
compreso tra gli accessi più distanti degli stessi bypass,
che l’acqua proveniente dalla sorgente del primo
poiché in sito non si evidenziano scavi ulteriori.
bypass, arrivata al termine del secondo, molto spes-
Nella sua ispezione preventiva dell’emissario, finalizza- so sparisce misteriosamente incanalandosi nel sot-
ta al suo riutilizzo, Ucelli trovò questo tratto talmente tosuolo.
compromesso da crolli e da impedimenti allo scorrere
dell’acqua, che optò per la realizzazione di una vera Il punto esatto in cui l’acqua scompare coincide con il
e propria galleria in mattoni, che bonificasse in modo punto di contatto tra la piroclastite morbida e quella
permanente tutto il tratto a rischio. più dura (fig. 8c) che precede la lente basaltica che di

25. Per stabilire con certezza la natura e la direzione di scavo di questo canale bisognerebbe rimuovere la tamponatura esistente.
26. Per scavo ‘alla cieca’ si intende uno scavo effettuato senza alcun riferimento esterno e senza l’utilizzo della mappatura derivante dalla cultellatio.

N. 2 - maggio 2010 ARCHEOLOGIA SOTTERRANEA 9


Fig. 9 Schema realizzativo del secondo bypass.

lì a breve si sarebbe in- Forse l’evidenza di uno


contrata durante i lavo- scavo palesemente er-
ri di scavo (fig. 9-a). rato portò i progettisti
a far intervenire una
Nel corso dei secoli l’in-
seconda squadra B che,
filtrazione potrebbe
procedendo dalla pre-
essere aumentata, in-
sunta discenderia la-
canalandosi attraverso
terale, scavando verso
il condotto principale
Nord in modo rettili-
all’interno del substra-
neo, andasse ad inter-
to geologico e creando
cettare la squadra A.
un vero e proprio tor-
rente sotterraneo, fa- Al momento dell’incon-
cendo disperdere non tro delle due squadre
solo l’acqua della sor- il percorso realizzato
gente, ma anche quella si mostrava particolar-
proveniente dal lago. mente sinuoso pertan-
to per ottimizzare l’an-
Una situazione del ge-
damento del cunicolo
nere, sia che l’acqua
si dovette decidere di
che affluiva alla valle di
procedere in modo
Ariccia fosse utilizzata
rettilineo ancora verso
per l’irrigazione (ipotesi
Nord (fig. 9-c).
da accertare) o che fosse mandata in dispersione, avreb-
be comunque minato il funzionamento dell’emissario. Una successiva miglioria del condotto27 si realizzò nei
Per questo motivo, come era consuetudine in tutte le punti rappresentati da x e y (fig. 9-d).
opere idrauliche antiche che presentavano problemi
Occorre sottolineare che, a differenza di quanto si pos-
non riparabili con la tecnologia dell’epoca, si dovette
sa immaginare, l’impegno di mezzi e di risorse utiliz-
provvedere a risolvere il problema del tratto fatiscente
zate nella realizzazione dell’emissario non è consisti-
con un nuovo canale che lo oltrepassasse. Lo scavo,
to tanto nello scavo del condotto, attività comunque
condotto ‘alla cieca’26, venne iniziato (dal lato lago)
relativamente semplice almeno per un buon tratto,
prima della presunta zona di sparizione dell’acqua,
quanto nell’asporto del materiale di risulta, essendo
dalla squadra A attraverso la discenderia laterale. Gli
l’emissario sostanzialmente privo di pozzi di collega-
scavatori si allargarono verso Nord, ripiegando ad un-
mento. Per questo motivo ancora ai giorni nostri molti
cino lentamente verso Ovest (fig. 9-b).
condotti dell’emissario, non più utilizzati o fatiscenti,
Verosimilmente, durante una verifica delle lunghezze sono stati sfruttati per un più facile smaltimento del
tra il condotto principale fatiscente e il nuovo condot- materiale di risulta. Secondo la nostra ipotesi, anche
to, gli operai si resero conto di essere andati oltre il il canale principale, bypassato da questa modifica al
punto prestabilito di raccordo con il canale principale progetto originario, venne riempito con i detriti pro-
tentando di risolvere l’errore scavando dapprima ver- venienti dallo scavo di questo stesso cosiddetto secon-
so Ovest e poi sempre più verso Sud. do bypass28.

27. Il materiale in cui questo tratto è stato scavato è infatti particolarmente friabile e incoerente, quindi la preoccupazione dei realizzatori è stata quella
di accompagnare il più possibile l’andamento del canale, diminuendo al massimo l’impatto dell’acqua sulle pareti.
28. Ancora oggi tale riempimento preclude un confronto preciso e diretto, finalizzato a confermare le ipotesi di quanto sopra riportato.

N. 2 - maggio 2010 ARCHEOLOGIA SOTTERRANEA 10


L’incile

Per moltissimo tempo l’emissario deve aver funzionato


come semplice condotto di sopravanzo, in cui l’altezza
di sfioro era rappresentata dalla quota superiore della
discenderia sul lato del lago.

All’epoca, il sentiero che permetteva il raggiungi-


mento del santuario29 di Diana Nemorense, si trovava
all’incirca a 22,36 m. sopra la quota di sfioro30 della
Fig. 9 a Schemi realizzativi dell’incile.
discenderia.

A seguito di un possibile interesse di Cesare per il cul- Per accorciare i tempi si decise perciò di optare per una
to di Diana Nemorense31 è probabile che si decidesse soluzione a dir poco geniale. Dall’interno dell’emis-
di restaurare e ampliare il santuario32. Ovviamente per sario, partendo da un punto ben definito si abbas-
realizzare la monumentalizzazione del complesso era sò il livello del pavimento del canale, arrivando fino
necessario creare un asse viario , che garantisse un fa-
33
alla profondità prestabilita corrispondente alla nuova
cile avvicendamento sia di uomini che di materiali. quota di livello cui si volevano far arrivare le acque del
lago (fig. 9a - b – il pozzo è segnalato in verde).
Poiché l’orografia delle sponde del lago non consen-
tiva la realizzazione di un comodo accesso, verosi- Da questo nuova quota partirono due squadre di scava-
milmente si decise di abbassare il livello di sfioro del tori: la squadra A, verso Ariccia, per riallineare la pavi-
lago per far emergere la parte settentrionale, che si mentazione del canale al nuovo livello e una seconda, la
presentava discretamente pianeggiante permettendo squadra B, in direzione del lago, con l’obiettivo di incon-
l’installazione di un asse viario e di un campo di stoc- trarsi con una terza squadra di scavo, la C. Quest’ultima
caggio per materiali. dopo il pozzo verticale limitrofo alle acque del lago e
un canale orizzontale intercettò la squadra B35.
Poiché l’asse viario e il campo d’appoggio erano opere
indispensabili e primarie per l’ampliamento del San- Si era così riusciti ad abbattere i tempi di realizzazione
tuario, l’abbassamento del livello dell’acqua del lago della modifica ad un terzo del previsto, utilizzando tre
era un’attività da realizzare con estrema urgenza. squadre di scavo anziché una.

Per abbassare il livello del lago alla nuova quota di sfio- Una volta emersa la parte settentrionale del bacino
ro si sarebbe potuto procedere, molto semplicemente, lacustre si procedette alla realizzazione della strada36
approfondendo ulteriormente lo scavo della prima di- e del cantiere per i lavori di restauro e ampliamento
scenderia, ma questa soluzione avrebbe consentito uno del santuario di Diana Nemorense. Con la realizzazio-
scavo che utilizzava un solo un fronte (fig. 9a - a) men-
34
ne della copertura dell’incile la modifica venne final-
tre i lavori dovevano realizzarsi velocemente. mente terminata.

29. Collocato sul lato Nord del bacino del lago.


30. Attualmente l’attacco del sentiero è ancora visibile e in parte percorribile. Nel punto di attacco con la strada asfaltata ci sono diverse strutture
rappresentate da una cisterna e diverse cavee scavate nel tufo (forse ambienti trogloditici riutilizzati come ricoveri per animali). L’esatta quota
dell’attacco del sentiero è di 357,955 m. s.l.m.
31. Tra fine II e inizio I a.C. è comunque attestata una fase di ristrutturazione dei principali santuari laziali, quali: quello di Giunone a Gabii, di Ercole
Vincitore a Tivoli, della Fortuna Primigenia a Palestrina, di Giunone Sospita a Lanuvio, di Giove Anxur a Terracina.
32. Essendo la quota della villa c.d. di Cesare immediatamente sopra a quella di sfioro dell’incile, si data questa modifica al periodo di Giulio Cesare.
Per informazioni più dettagliate riguardo la villa: Guldager Bilde 2003, Guldager Bilde 2005.
33. La via Virbia, una diramazione della via Appia.
34. Si sarebbe potuto abbassare la quota dell’emissario utilizzando un solo fronte di scavo, perché la discenderia sarebbe stata utilizzata come unico
punto di asporto del materiale di risulta.
35. È chiaro che questa realizzazione avvenne in condizioni d’urgenza e soprattutto con minimi riferimenti esterni, per cui da un punto di vista
tecnico risulta realizzata in modo molto sommario, sia per la sezione del canale che per le quote, essendo in alcuni punti addirittura in contro
pendenza. In questo modo, a differenza del primo caso, si riuscì a far lavorare in contemporanea tre squadre invece che una, riducendo ad un
terzo i tempi necessari per l’abbassamento del lago.

N. 2 - maggio 2010 ARCHEOLOGIA SOTTERRANEA 11


Fig. 9d Scanalature per l’alloggiamento delle paratoie.

utilizzate per il varo delle navi dell’imperatore Caligo-


la. Tali navi erano, di fatto, delle grandi chiatte 38 sulle
quali vennero costruiti dei veri e propri edifici, aventi
una dimensione inusuale per le imbarcazioni dell’epo-
ca. Il varo di queste navi, probabilmente costruite in
un cantiere a bordo del lago, a causa della loro mole
non potevano essere varate secondo la consuetudine,
facendole, cioè, scivolare su di un piano inclinato. Le
paratoie collocate nelle scanalature presenti subito
dopo l’ingresso dell’incile dell’emissario, bloccarono
il deflusso dell’acqua, alzando il livello del lago fino
a quando le chiatte poterono galleggiare. Una volta
preso il largo, le paratoie dell’emissario furono rimosse
riportando la quota del bacino al livello originale.

Per questa operazione probabilmente si scoperchiò la


volta dell’incile in corrispondenza delle paratoie, per
ricostruirla nuovamente dopo aver effettuato il varo
delle navi39.

L’incile dell’emissario, cioè l’imbocco della galleria


idraulica più bassa, è costituito da una prima camera a Fig. 9b – Ingresso dell’incile con i filtri di depurazione.
pianta cuneiforme che aveva la funzione di raccoglie-
re le impurità grossolane che provenivano dal lago e
che avrebbero potuto ostruire il condotto; esse veni-
vano filtrate per mezzo di lastre di roccia percorse da
fori37 (fig. 9b). Poco più avanti, all’interno, si possono
notare diverse coppie di scanalature, nelle quali presu-
mibilmente venivano fatte scorrere delle assi di legno
che, anche se non garantivano una tenuta perfetta,
permettevano tuttavia di bloccare lo scorrere dell’ac-
qua verso l’interno dell’emissario (fig. 9d).

In passato si è ipotizzato che queste paratoie servissero


per l’irrigazione di valle Ariccia. Secondo un’ipotesi che
proponiamo con questo studio, basata sulla livellazio-
ne del territorio circostante e di quello del Santuario
rispetto all’incile, lascia supporre che, invece, furono

36. Da notare che la parte più depressa della strada oggi visibile,
all’interno del Museo delle Navi Romane si trova a quota 328,095
m. s.l.m., per cui appena a 4,30 m. al di sopra della quota dell’incile.
Anche la villa c.d. di Cesare si trova ad una quota immediatamente
superiore a quella dell’incile, per cui la datazione di questa modifica
è riconducibile a tale periodo.
37. Oggi sono ancora visibili consistenti resti di questi filtri.
38. In questo contesto non verrà trattato l’approfondimento sulle navi
di Caligola.
39. Ringrazio F. Baldi per l’intuizione avuta relativamente a questa
ipotesi.

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Conclusioni
Malgrado la ricerca svolta nel corso di questi ultimi due nente, che non ha avuto, in passato, i riconoscimenti e
anni abbia chiarito diversi aspetti, lo studio dell’emis- le dovute attenzioni da parte degli studiosi che si sono
sario si presenta ancora lacunoso e merita sicuramente avvicendati e che, secondo noi, invece, assolutamente
ulteriori approfondimenti. merita.
A tutt’oggi l’indagine è ancora in corso ma una volta Le prossime indagini consentiranno di verificare alcune
conclusa si potrà fornire un profilo più completo e sod- delle ipotesi presentate e la formulazione di eventuali
disfacente di quest’opera idraulica veramente impo- nuovi contributi scientifici non ancora emersi.
Quote di livellazione degli elementi di indagine
Descrizione Quota s.l.m. Delta incile Delta discenderia
Discenderia 335,6 11,81 0,00
Incile 323,795 0,00 -11,81
Basolato nel museo (parte più depressa) 328,095 4,30 -7,51
Sentiero arcaico 357,955 34,16 22,36
Primo recinto del santuario (fine II sec. a.C.) 336,34 12,55 0,74

REFERENZE

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CASTELLANI V., DRAGONI W. 1992, Opere arcaiche per il controllo del territorio: gli emissari artificiali dei laghi albani, in “Gli
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CASTELLANI V., CALOI V., DOBOSZ T., GALEAZZI C., GERMANI C. 2003, L’emissario del Lago di Nemi. Indagine topografico-
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UCELLI G., 1950. Le navi di Nemi. Poligrafico dello Stato, Roma.

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Un santuario della sorgente
nei pressi del Lago di Bracciano?
Una captazione idrica monumentalizzata

di Giuseppe Curatolo - Hubertus Manderscheid - Maria Cristina Tomassetti

SUMMARY. A sanctuary of the nymphs near the Lake of Bracciano?


The article concerns a Roman monument into which the small church of S. Fiora was inserted in the Middle Ages.
This monument seems to have been unknown to scholars until recently. The structure dates to the beginning of
the second century C.E. The original form is that of an exedra, which incorporates the beginning of an aqueduct
in its easthern part. Preliminary research points to this structure being a sanctuary of the nymphs, i.e. a
monumentalized water-source. This particular typology in Roman architecture is hitherto known from examples
in France and North Africa (Tunisia, Algeria), but not Italy. The first evaluation of the water-conduit indicates
that it is the Aqua Traiana, one of the great aqueducts that supplied the city of Rome with water. Not far from
the S. Fiora monument there is another Roman structure, but its value can only be assessed after excavation.
Survey findings in the immediate neighbourhood indicate the importance of the site in Roman times.

I
n una zona boschiva, non lontana dal Lago di ti dell’Aqua Traiana note a lui, e tra le altre appare
Bracciano, sul confine dei comuni di Manziana e anche il “Fosso che si diceva di Fiora”, una sorgente
Bracciano, si trova, nascosto tra la vegetazione, definita “smarrita”2. La chiesetta di S. Fiora non è,
il rudere della chiesetta rupestre di S. Fiora, ben in ogni modo, menzionata nel testo; sembra più che
noto agli abitanti della zona. La sua storia è stata rac- probabile che l’Autore non abbia avuto conoscenza
contata recentemente da uno storico locale manzia- diretta del luogo, bensì citi fonti scritte contempora-
nese, Livio Vecchiarelli, che ha riconosciuto le origini nee o precedenti.
romane del monumento e la sua funzione1.
L’archeologo Rodolfo Lanciani, nella sua opera Le ac-
qve e gli aqvedotti pubblicata sul finire dell’Ottocento,
Storia della (non-)scoperta
a proposito dell’Acquedotto Traiano, si limita a ripor-
L’autore settecentesco Alberto Cassio, nel suo li- tare le indicazioni raccolte dal Cassio più di cento anni
bro Corso dell’acque antiche elenca tutte le sorgen- prima3. Negli anni Trenta del secolo scorso, l’archeolo-

1 Cfr. L. Vecchiarelli, Manziana. La terra, la gente (Roma 1989) vol. 2, pp. 155-168, in particolare pp. 158-159. Si ringrazia il dr. Flavio Mariani
(Manziana) per la segnalazione di questa pubblicazione (febbraio 2010).
2 A. Cassio, Corso dell’acque antiche portate da lontane contrade fuori e dentro Roma sopra XIV. acquidotti, e delle moderne, e in essa nascenti,
Coll’Illustrazione di molte Antichità che la stessa Città decoravano, da passati scrittori ed antiquarj non conosciute, opera divisa in due parti. Parte
prima (Roma 1756) pp. 167-174, in particolare p. 170.
3 R. Lanciani, I comentarii di Frontino intorno le acqve e gli aqvedotti. Silloge epigrafica aqvaria (Roma 1880; Estratto dagli Atti della R. Accademia
dei Lincei, Memorie della Classe di Scienze Morali, Storiche e Filologiche, vol. 4, seduta del 18 gennaio 1880) pp. 162-168, in particolare p. 163.
4 E.B. van Deman, The Building of the Roman Aqueducts (Washington 1934; Carnegie Institution of Washington, Publication No. 423). - I.A.
Richmond (ed.), T. Ashby, The Aqueducts of Ancient Rome (Oxford 1935); traduzione italiana: T. Ashby, Gli acquedotti dell’antica Roma (Roma
1991; Studi e Materiali dei Monumenti Comunali di Roma).

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14
ga americana Esther Boise van Deman e lo studioso bri- del monumento. Sono stati eseguiti vari sopralluoghi
tannico Thomas Ashby, nelle loro rispettive monografie e valutazioni attraverso i quali è stato confermato il
si occupano di nuovo delle sorgenti dell’Aqua Traiana, valore della struttura e si è ritenuto opportuno invia-
ma anche questi due studi rivelano che entrambi gli re una segnalazione alla Soprintendenza Archeologi-
autori non abbiano eseguito ricerche più approfondite ca dell’Etruria Meridionale con una prima sommaria
nel sito di S. Fiora . Le loro affermazioni sono generiche
4
descrizione (Soprintendente Anna Maria Moretti). In
come quelle del Cassio e poi del Lanciani: “Fosso di Fio- seguito, l’ispettrice di zona Ida Caruso, in risposta alla
ra”, “Fosso del Fiore”5 oppure “Fosso di Fiora” e “east segnalazione, mi ha inviato una nota con la quale con-
of the ruined chapel of S. Fiore”6. In altre parole, loro fermava di conoscere il manufatto e di avere già preso
citano i ruderi dell’Aqua Traiana nei pressi di S. Fiora, visione, seppure non approfonditamente dell’area.
ma non la captazione sotto di essa . 7

Su iniziativa del Circolo LEGAMBIENTE ‘Lago Sabatino’,


Dovevano passare altri cinquant’anni perché qualcuno il monumento è stato inserito nel novero dei gioielli
si occupasse, almeno in modo superficiale, del sito. È da salvare per la campagna SALVALARTE 20079. L’ini-
stato, come già accennato, Livio Vecchiarelli8, seppure ziativa è culminata con una presentazione pubblica
non ‘del mestiere’, ma ‘soltanto’ uno storico locale e del monumento e dell’iniziativa in generale presso la
quindi, un ‘dilettante’, ad intuire l’importanza del sito. sede del Comune di Bracciano. Vari articoli sono stati
La sua pubblicazione, evidentemente poco distribuita, in seguito pubblicati sulla stampa locale a mia firma.
non è però stata recepita nel mondo scientifico.
Nei primi mesi del 2009 è stato sentito il parere della
(H.M.) restauratrice Maria Cristina Tomassetti riguardo alle
pitture murali; la sua valutazione ha confermato l’in-
Le vicende più recenti
teresse storico in merito e ha avviato la produzione
Nel 1991, nell’ambito delle mie mansioni del tempo scientifica di cui è parte in questo articolo.
di capo dell’Ufficio tecnico comunale, ispezionando il
Da quanto esposto si deduce che il monumento era
campo pozzi del Comune di Bracciano ho potuto vede-
noto già dagli inizi degli anni Novanta e già in fase
re il rudere e notare la fattura romana di parte delle
di studio, quando nel 2009 è stato prodotto il video
murature di fabbrica.
dai registi inglesi Edward e Mike O’Neill, pubblicizzato
Successivamente, nell’anno 2000 ho elaborato per con- durante una recente conferenza stampa.
to del Comune di Bracciano un progetto denominato
Via Delle Acque, finalizzato a richiedere alla Comunità Il sito ed il monumento romano
Europea i fondi necessari al restauro del monumento
Nell’area del monumento sono presenti due distinti
ed alla valorizzazione turistico culturale del sistema
siti, il primo è detto di ‘Santa Fiora’ ed il secondo è la
di acquedotti e percorsi legati all’acquedotto romano
galleria detta ‘del Gatto’, distanti uno dall’altro circa
ed Orsini - Odescalchi. Di tale percorso il monumento
600 m. L’area interessata dai monumenti è stata sfrut-
della Fiora doveva essere l’inizio e l’elemento di mag-
tata continuativamente dall’età romana per l’approv-
giore interesse.
vigionamento idrico di Roma, di Manziana (sorgenti
Nel 2006 ho ritenuto opportuno coinvolgere l’archeo- dette ‘della Dolce’, ‘Matrice’ e ‘Carestia’) e di Bracciano
logo Hubertus Manderscheid per avere una sua stima (sorgenti ‘della Fiora’ e ‘del Gatto’). La zona è sempre

5 van Deman (ved. nota 4) p. 331. 332.


6 Ashby 1935 (ved. nota 4) p. 300 (= Ashby 1991 [ved. nota 4] p. 358).
7 van Deman (ved. nota 4) p. 333. 427 (no. X.1). - Ashby 1935 (ved. nota 4) p. 300-301 (= Ashby 1991 [ved. nota 4] p. 358).
8 Ved. supra, nota 1.
9 Si ringrazia il Presidente del Circolo, il sig. Pierfrancesco Pavoni, per il suo impegno nell’ambito di questa campagna ed oltre.

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stata caratterizzata da una copiosissima vena idrica cornice in stucco databile probabilmente tra il XVI ed
che ancora oggi alimenta un campo pozzi a servizio di il XVII secolo che richiude uno spazio rettangolare di
Manziana ed un campo pozzi a servizio di Bracciano. circa 0,9 x 1,30 m, ove doveva essere collocata un’ope-
ra mobile oggi scomparsa. Resta sul lato est un lacerto
Il monumento di Santa Fiora comprende una struttu-
di muro in mattoni con i quali era stata murata la nic-
ra d’età romana, all’interno della quale, già a partire
chia. Attraverso uno sportello che si apre nella tampo-
dal XIII secolo venne ricavata una piccola chiesa10. La
natura post-antica che chiude l’ambiente orientale, è
cappella, che rimase in dignità di chiesa fino alla fine
possibile accedere a quest’ultimo. Esso si trova ancora
del XIX secolo, era composta probabilmente a un’uni-
alla quota originaria (a quota - 4 m circa rispetto al cal-
ca navata di circa 5 x 7 m, probabilmente aperta verso
pestio dell’accesso attuale alla cappella). Qui è visibile
la campagna ed edificata al centro di una struttura ro-
un’ampia camera di raccolta edificata con muri in opus
mana ad esedra con diametro di circa 25 metri.
testaceum su basso zoccolo di blocchi di calcare posati
La struttura, nonostante l’incuria secolare, presenta a secco con restrostante vespaio a secco in pietrame,
ancora frammenti di decorazione pittorica in parte per favorire il drenaggio della vena idrica del luogo.
d’età romana, in parte pertinente ad epoche succes- Tale accorgimento tecnico è presente anche lungo la
sive; in particolare le pareti e le volte della struttura prima tratta del cunicolo.
romana mostrano lacerti di pittura di colore azzurro e
Dalla camera principale si accede verso nord-est al bot-
decorazioni a stucco ed una nicchia con copertura ad
tino di presa, scavato in un banco di cappellaccio vulca-
arco ribassato pure affrescata (vedi infra).
nico. Esso è costituito da una piccola grotta accessibile,
Sulla parete di fondo della cappella è presente una larga circa 2 m e lunga 4 m con due piccole diramazioni.

Fig. 1 S. Fiora, schizzo dello stato attuale del vano centrale dell’esedra (© Giuseppe Curatolo, 2007)

10 Cfr. Vecchiarelli (ved. nota 1) p. 159.

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Sul soffitto del bottino è presente un cavedio d’accesso li. Le murature giustapposte fanno supporre che vi fos-
che doveva uscire all’aperto e che poi è stato chiuso se stata operata una ristrutturazione in età post-antica
in opus caementicium gettato su tavole. Tale cavedio con la creazione di una sorta di tramezzatura allineata
fu probabilmente utilizzato in corso di costruzione da nord a sud ed una parete con resti di uno sguincio
dell’opera di presa di finestra addossata
per l’estrazione del senza legature alla
materiale e per la parete settentrionale
ventilazione, per (Fig. 1).
poi essere chiuso a L’esedra, in epoca ro-
costruzione finita. mana, era sicuramen-
te appoggiata alla
La quota di calpe-
collina retrostante,
stio della chiesetta
mentre la sua faccia-
non è quella origi-
ta doveva essere libe-
naria, bensì quel-
ra, visibile ed accessi-
la formatasi dal
bile.
deposito di terra
dilavata dalla col- Il laterizio delle pare-
lina. Osservando ti del vano orientale
le quote d’imposta dell’esedra sembra es-
degli archi laterali sere d’epoca post-an-
si può ipotizza- tica, forse rinascimen-
re, infatti, che la tale. Ciò risulterebbe
camera centrale Fig. 2 dalla loro fattura e
fosse a quota infe- dal loro colore11. Se
S. Fiora, schema
riore di almeno 3 delle strutture fosse così, ciò indiche-
romane
m rispetto a quel- e post-antiche rebbe un rifacimento
(© Giuseppe
la attuale. Dalla Curatolo, 2007) dell’impianto antico,
struttura romana in connessione, forse,
ad esedra si stacca un cunicolo di acquedotto alto circa con la costruzione dell’Acqua Paola.
2 m e largo circa 0,80 m con pareti in opus testaceum
Dopo circa 100 m di percorso, nell’acquedotto è in-
nel primo tratto e poi in opus reticulatum, e volta in
serita una struttura settecentesca costituita da una
opus caementicium gettato su centine in fascine.
camera di manovra destinata a regimare gli apporti idrici
Ad una prima osservazione la struttura può appari- provenienti da Santa Fiora e dalla galleria ‘del Gatto’
re simmetrica essendo costituita da un’esedra con un (fig. 2-3). All’interno della camera sono presenti le sa-
vano centrale. Tuttavia, alcune misure speditive tratte racinesche di arresto e deflusso fatte costruire dagli
nel corso dei sopralluoghi, indicano nel vano occiden- Odescalchi. Dalla camera di manovra prosegue in di-
tale una minore ampiezza rispetto a quello ad est. Il rezione est il cunicolo in opus reticulatum dell’acque-
settore ad ovest presenta murature giustapposte a dotto romano. Dalla camera si stacca anche il cunicolo
quelle originarie e non legate stabilmente a queste ed di fine XVII secolo che conduceva le acque di Fiora e
interessate da distacchi dovuti forse a cedimenti fonda- Gatto a Bracciano, in parte in galleria ed in parte con

11 Si ringrazia per la segnalazione l’arch. Alessandro Mantovani e l’arch. Luca Maggi (Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio del
Lazio), durante il sopralluogo del marzo 2008.

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pregevoli manufatti in muratura di basalto (p. es. gli
Archi di Boccalupo, imponente attraversamento ad
arcate sovrapposte con piloni larghi alla base circa 4 m).

(G.C.)

Un santuario della sorgente?

Già dopo i primi sopralluoghi è stata sviluppata, da chi


scrive, la tesi di lavoro sull’interpretazione del monu-
mento romano: sia la sua forma sia la presenza di un
cunicolo idrico con l’inizio in questo punto, hanno fat-
to pensare subito alla tipologia dei c.d. santuari della
sorgente, una categoria architettonica antica studiata
finora pochissimo12. Si tratta, in sostanza, di captazio-
ni idriche monumentalizzate, nelle quali la funzione
tecnica viene esaltata da una costruzione monumen-
tale, spesso in forma di esedra. Esempi per tale tipo-
logia si trovano soprattutto in Africa Settentrionale, Fig. 3

vale a dire in Algeria e Tunisia, mentre il manufatto in S. Fiora, ricostruzione


delle strutture romane
questione sarebbe, per il momento, l’unico esempio e post-antiche
(© Giuseppe Curatolo, 2007)
su suolo italico. Nonostante il termine tecnico richiami
un contesto religioso, c’è da chiedersi se questo aspet-
scati15, l’altro nella provincia Germania Inferior dell’Im-
to giocasse un ruolo più importante di quello pratico
pero Romano, più precisamente a sud di Colonia16.
della captazione d’acqua13. Con questa affermazio-
Nel primo caso, si tratta di un grande bacino circolare
ne non si vuole comunque negare l’esistenza di veri
(diametro: 40 m circa), al cui centro si trova il pozzo
e propri santuari della sorgente, come dimostra, tra
di captazione; il bacino, forse, era collegato con altre
gli altri, l’esempio famoso della c.d. Fontana sacra di
sorgenti. Nel secondo caso invece, la vasca di raccolta è
Anna Perenna nel quartiere Parioli a Roma14. Aspetto
molto più piccola ed interrata; attraverso un cunicolo
cultuale sembra avere anche l’impianto di Nîmes,
l’acqua defluiva nell’acquedotto in direzione di Colo-
dato che due strutture ivi presenti sono state interpretate
nia. Quest’ultima struttura presenta, alla base di due
come templi.
delle pareti, murature realizzate con blocchi posizio-
Esistono, naturalmente, anche forme più semplici di nati ‘a secco’ e aperture di varie dimensioni. Entrambi
captazione idrica: vasche di varia forma e dimensione, queste disposizioni avevano lo scopo di far penetrare
costruite sopra il punto di fuoriuscita della sorgente. l’acqua dal terreno circostante. La muratura ‘a secco’,
Appartengono a questa tipologia, tra gli altri, due con identica funzione, è attestata anche nell’esedra di
manufatti, l’uno situato nei dintorni dell’urbe, a Fra- S. Fiora, come già accennato.

12 In tedesco: Quell[en]heiligtum; in francese: sanctuaire de source; in inglese: sanctuary of the nymphs.


13 Cfr. in questo senso già N. Neuerburg, L’architettura delle fontane e dei ninfei nell’Italia antica. Memorie dell’Accademia di Archeologia, Lettere
e Belle Arti di Napoli 5, 1965, p. 19.
14 Cfr. finora M. Piranomonte (ed.), Il santuario della musica e il bosco sacro di Anna Perenna (Milano 2002) pp. 17sgg.
15 Cfr. L. Devoti, Cisterne del periodo romano nel Tuscolano (Frascati 1978; Itinerari Tuscolani) pp. 105-106 (c.d. Piscina di Cocciano).
16 Cfr. W. Haberey, Die römischen Wasserleitungen nach Köln. Die Technik der Wasserversorgung einer antiken Stadt (Düsseldorf 1971; Kunst und
Altertum am Rhein, vol. 37) pp. 56-63. - K. Grewe, Atlas der römischen Wasserleitungen nach Köln (Köln 1986; Rheinische Ausgrabungen, vol. 26)
pp. 26-27.

N. 2 - maggio 2010 ARCHEOLOGIA SOTTERRANEA 18


La monumentalizzazione della captazione idrica di S. Allo stato attuale delle ricerche, non è possibile trova-
Fiora dimostra che si tratta non di una conduttura se- re un confronto puntuale per il monumento di S. Fio-
condaria, bensì di uno degli acquedotti che portavano ra, sia riguardo alla sua architettura sia per l’aspetto
l’acqua all’urbe, identificato da chi scrive, sin dall’ini- idrotecnico. In assenza dello scavo archeologico e di
zio delle ricerche, con l’Aqua Traiana17. Questa identi- uno studio più approfondito della struttura, sembra
ficazione trova conferma nella muratura (all’interno possibile per ora avvicinare il monumento laziale a
del vano occidentale) dell’esedra in questione, il cui quello di Zaghouan, l’unico finora studiato e pubblica-
modulo corrisponde a quello accertato per costruzioni to in maniera esaustiva. Tuttavia, in tutte le pubblica-
di periodo traianeo18. zioni sull’argomento risulta assai trascurato l’aspetto
dell’idrotecnica che, al contrario, gioca un ruolo fon-
I confronti damentale per la comprensione di questo tipo di ar-
chitettura romana.
Per il presunto santuario della sorgente sono pochi
i confronti, e finora nessuno sul suolo italico19. I più (H.M.)
conosciuti perché meglio indagati e pubblicati, sono
l’impianto di Nîmes (Francia)20 e quello di Zaghouan I dipinti murali
(Tunisia)21. Altri si trovano a Khamissa/Thubursicu Nu-
I frammenti di decorazione visibili nei tre ambienti
midarum (Algeria)22, Henchir Tamesmida (Tunisia)23 e
sono ascrivibili a differenti fasi della storia del sito.
Hammam Berda (Algeria)24.
Nei due ambienti laterali sono presenti lacerti di de-
Quasi tutti i confronti per il nostro monumento mo- corazioni ad affresco. Da quanto è possibile osservare
strano una planimetria ad esedra, per lo più di forma attraverso l’attuale stato di conservazione, sembrano
semicircolare, mentre un solo esemplare è a pianta ret- essere costituite unicamente da una campitura azzur-
tangolare. La tipologia ad esedra richiama indubbia- ra che interessava le volte e le pareti. L’ambiente la-
mente la forma delle grotte naturali (con sorgente)25, terale occidentale è ancora in gran parte interrato e
sebbene la trasformazione dal naturale all’artificiale non è pertanto possibile stabilire se tale decorazione si
abbia avuto consequenze notevoli riguardo all’aspet- estendesse sulle pareti in tutta la loro altezza, ma l’am-
to originario, e ciò è stato determinato dalle idee del biente laterale orientale, libero dalla terra e dai detri-
rispettivo architetto e, probabilmente, anche del com- ti, mostra un intonaco continuo e piuttosto spesso, che
mittente. lascia pensare che la finitura ad affresco arrivasse al

17 Sull’Aqua Traiana cfr. di recente E.M. Steinby (ed.), Lexicon Topographicum Urbis Romae, vol. 1 (Roma 1993) pp. 70-72 (P. Virgili). - Ibid., vol. 5
(1999) p. 226 (C. Bruun).
18 Cfr. per queste ultime G. Lugli, La tecnica edilizia romana con particolare riguardo a Roma e Lazio (Roma 1957) p. 600-604.
19 Cfr. il recente riassunto sulla tipologia dei c.d. santuari della sorgente in P. Gros, L’architecture romaine du début du IIIe siècle av. J.C. à la fin du
Haut-Empire, 1. Les monuments publics (Paris 1996) pp. 440-444. - W. Letzner, Römische Brunnen in der westlichen Reichshälfte (Münster 1990;
Charybdis, vol. 2) pp. 98. 170-171. 213-215. Le affermazioni di quest’ultimo autore non sono però sempre molto chiare.
20 Cfr. R. Naumann, Der Quellbezirk von Nîmes (Berlin - Leipzig 1937; Denkmäler Antiker Architektur, vol. 4). - U.W. Gans, Der Quellbezirk von
Nîmes. Zur Datierung und zum Stil seiner Bauten. Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung 97, 1990, pp. 93-
125. - Letzner (ved. nota 19) pp. 500-501 no. 432. - Gros (ved. nota 19) 440-441.
21 Cfr. F. Rakob, in: T. Kraus, Das römische Weltreich (Berlin 1967; Propyläen Kunstgeschichte, vol. 2) p. 182 no. 78. - F. Rakob, Das Quellenheiligtum
in Zaghouan und die römische Wasserleitung nach Karthago. Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung 81,
1974, pp. 41-89. - Letzner (ved. nota 19) pp. 411-413 no. 267. - Gros (ved. nota 19) pp. 442-443. - G.J. Whightman, Sacred Spaces. Religious
Architecture in the Ancient World (Leuven - Paris - Dudley, MA. 2007; Ancient Near Eastern Studies, suppl. 22) pp. 576-578 (interpretazione
erronea come „water and healing sanctuary“ e „Sanctuary of the Nymphs .. sited at a sacred spring“, senza menzionare minimamente
l’evidente scopo pratico dell’impianto, vale a dire la captazione dell’acqua per l’acquedotto per Cartagine).
22 Cfr. S. Gsell - C.A. Joly, Khamissa, Mdaourouch, Announa, 1. Khamissa (Alger - Paris 1914) pp. 85-98; tav. 10. - Rakob 1974 (ved. nota 21) pp. 85-
86. - Letzner (ved. nota 19) p. 414 no. 270-271 (?). - Gros (ved. nota 19) pp. 442-443.
23 Cfr. H. Saladin, Rapport sur la mission faite en Tunisie en 1882-1883. Archives des Missions Scientifiques et Littéraires 13, 1887, pp. 1-225, in
particolare pp. 151. 153-154. - Rakob 1974 (ved. nota 21) pp. 85-86. - Letzner (ved. nota 19) p. 413 no. 269. - Gros (ved. nota 19) pp. 442-443.
24 Cfr. Rakob 1974 (ved. nota 21) pp. 85-86. - Letzner (ved. nota 19) p. 413 no. 268. - Gros (ved. nota 19) pp. 442-443. - Gli ulteriori confronti, elencati dal
Letzner, non possono essere presi qui in considerazione, in quanto le indicazioni sono troppo vaghe: Letzner (ved. nota 19) pp. 502-503 no. 434-437.
25 Cfr. G. Lugli, Nymphaea sive musaea. Osservazioni sopra un gruppo di monumenti repubblicani in Italia in rapporto con l’architettura ellenistica.
in: Atti del IV Congresso Nazionale di Studi Romani, 1935, vol. 1 (Roma 1938) pp. 155-168, in particolare p. 156.

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livello dell’acqua. La natura dell’intonaco costituito da che oggi è possibile scorgere al di sotto della spessa
una robusta malta idraulica e della tecnica esecutiva patina algale, sembrano rappresentare due cortine di
della decorazione, sono compatibili con tale ipotesi. colore rosso che si aprivano ai lati dell’icona centrale,
Non è infrequente l’usanza, in ambito romano, di ri- decorate da fiori.
vestire vasche di fontane, di ambienti termali ecc. con
La nicchia sottostante poteva essere in questa fase
tale malta, dipinta poi a fresco con colore azzurro26. Il
meno visibile. È infatti piuttosto evidente la traccia di
pigmento utilizzato è il blu egizio o fritta egizia27, la
una tamponatura che probabilmente chiudeva tale
cui colorazione è data dalla presenza di rame.
spazio.
All’innesto delle volte con le pareti sono presenti
All’interno della nicchia è inoltre possibile distinguere
frammenti di cornici bianche, realizzate in stucco con
almeno due livelli di intonaco. Un primo strato, appa-
semplici motivi decorativi.
rentemente simile a quello degli altri due ambienti, è
L’ambiente centrale appare caratterizzato dalla deco- spesso, di granulometria grossolana, costituito da una
razione della parete di fondo, la quale, ad una prima malta idraulica. Al di sopra di questo, uno strato più
osservazione, sembra essere stata eseguita tra il XVI e sottile e fine di malta, accoglie una decorazione dif-
il XVII secolo. Al centro, al di sopra di una nicchia rica- ficilmente leggibile, a causa delle efflorescenze saline
vata nello spessore della muratura e ancora parzial- che ricoprono la superficie. Nell’esiguo spazio centrale,
mente interrata, è realizzata una complessa cornice, all’interno di un alone iridato, la mano di Dio benedi-
che doveva probabilmente racchiudere un dipinto mo- cente con le tre dita protese verso il basso, è affiancata
bile, oggi scomparso28. Tale cornice, realizzata in stucco da due angeli. Le pareti laterali sono invece decorate
bianco, è di raffinata fattura. Di formato rettangolare, con drappi dipinti in colore rosso.
è decorata sul fronte con motivi in rilievo, costituiti
È difficile, allo stato attuale, pronunciarsi sulla data-
da teste di putti, fiori, borchie tonde e drappeggi e,
zione di tali dipinti. In mancanza di un intervento di
lungo il perimetro, da dentelli, ovuli e perle. È ancora
pulitura che restituirebbe loro la leggibilità necessaria
possibile apprezzarne la finitura policroma, essendo
allo studio, la comparazione degli intonaci potrebbe
visibili cospicui frammenti di pellicola pittorica cela-
fornire utili indizi per l’identificazione delle diverse
ti dall’intensa colorazione delle alghe che ricoprono
fasi della storia del monumento.
quasi completamente la superficie. La cornice si inse-
risce nella decorazione dipinta della parete attraverso (M.C.T.)
due volute che si espandono lateralmente. I dipinti,

26 Cfr. finora H. Manderscheid, Dulcissima aequora. Wasserbewirtschaftung und Hydrotechnik der Terme Suburbane in Pompeii (Leuven 2009;
BABESCH. Annual Papers on Mediterranean Archaeology, suppl. 13) p. 123 con la nota 609.
27 La fritta o blu egizio è il più antico pigmento di sintesi conosciuto, la cui origine è legata alle tecnologie metallurgiche e di fabbricazione del
vetro. Questo tipo di materiale, oggetto di studi ed approfondite ricerche fin dall’800, è costituito da un silicato doppio di rame e calcio, la cui
caratterizzazione è andata definendosi con il progredire delle tecniche analitiche. Il componente principale è la cuprorivaite (CaCuSi4O10), che
può essere sintetizzata intorno agli 850-900°C cuocendo per circa 20 ore una miscela di rame, carbonato di calcio, silice e fondenti, e che può
essere accompagnata da una fase vetrosa blu di composizione simile, ma ricca di elementi alcalini (gli stessi fondenti aggiunti per abbassare
la temperatura di fusione). È documentato già a partire dalla IV dinastia (III millennio a.C.), anche se probabilmente la sua scoperta è più
remota. Dall’Egitto si diffuse a oriente, raggiungendo Creta e l’antica Grecia per poi estendersi a tutto l’impero romano, dalla Gran Bretagna fino
all’Africa settentrionale e all’Asia Minore. Nel suo momento di massima diffusione era commercializzato con nomi e prezzi differenti, a seconda
dell’intensità del colore (che dipendeva dalla percentuale di cuprorivaite in esso contenuta). Dopo la caduta dell’impero la sua diffusione regredì
enormemente, ad eccezione di alcune aree bizantine dove, con ogni probabilità, venne dato fondo a scorte prodotte in precedenza. La scomparsa
del blu egizio nel mondo occidentale avvenne su larga scala in un periodo relativamente breve, attorno al V-VI secolo d.C. (anche se è stato
riscontrato in dipinti più tardi, come in quelli della Basilica Inferiore di S. Clemente e di S. Maria Antiqua a Roma, di Castelseprio o di S. Vincenzo
al Volturno, tutti datati tra l’VIII e il IX secolo) e non è facile da spiegare, in quanto non sembrano esistere motivazioni tecnologiche alla base
dell’interruzione della sua fabbricazione, descritta in maniera dettagliata nel I secolo a.C. da Vitruvio, de archit. VII.11. - Cfr. sul blu egizio M.C.
Gaetani - U. Santamaria - C. Seccaroni, The use of Egyptian Blue and Lapis Lazuli in Middle Ages. Studies in Conservation 49, 2004.
28 Dallo stato di conservazione della cornice in stucco, si è portati a pensare che doveva trattarsi di un dipinto su tela o tavola, o di un rilievo fittile,
in ogni caso di un’opera facilmente asportabile. Lo stacco o strappo di un affresco avrebbe lasciato segni evidenti di tale operazione.

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Conclusioni

Considerata l’importanza del monumento nonché il sembra, con un altro vano. L’ambiente era coperto con
suo precario stato di conservazione, c’è da augurarsi una volta a crociera con lucernario centrale, crollata
che esso possa essere messo in sicurezza al più pre- per circa la metà. Nella parte crollata della volta, che
sto. Le successive operazioni di scavo, rilievo, studio giace su uno strato d’interro e che è quasi completa-
e restauro saranno necessarie per rendere fruibile mente ricoperta di vegetazione, si è conservata l’altra
un sito raro dal punto di vista storico-archeologico metà del lucernario. La costruzione in opus caemen-
e particolarmente suggestivo nella sua collocazione ticium e laterizio è di buona fattura. Il modulo della
naturalistica. muratura è databile al periodo traianeo. Per quanto è
visibile del manufatto, in questo momento, vale a dire
La recentissima scoperta di un altro rudere di periodo
senza scavo, non è possibile sviluppare un’ipotesi vali-
romano evidenzia, infatti, in modo chiaro il ricchissimo
da sulla sua funzione.
patrimonio culturale della zona in questione: ad una
distanza di circa 150-200 m in linea d’area da S. Fiora, Un breve survey della zona ha inoltre evidenziato la
in direzione nord-est, si trova un fabbricato romano, presenza di molti frammenti di mattoni, tegole e cop-
sfuggito, a quanto sembra, all’attenzione di tutti gli pi nonché di marmi, in parte pregiati. A breve distan-
autori che si sono interessati della zona . Il rudere si
29
za dal manufatto è stato osservato anche un tratto di
presenta interrato per più della metà della sua altezza. muro in opus reticulatum. Tutto ciò fa ipotizzare la
È identificabile la parete dritta di un vano, lunga 6 m presenza di altri manufatti d’epoca romana nelle im-
circa, con una nicchia semicircolare al suo centro. Sul mediate vicinanze.
lato sinistro, si è conservato il breve tratto di una pare-
te con cortina muraria in laterizio, collegata, a quanto (G.C. - H.M. - M.C.T.)

29 Si ringrazia il dr. Flavio Mariani per la segnalazione del monumento (febbraio 2010).

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Sarteano: la tomba
della Quadriga Infernale
nella Necropoli delle Pianacce
1

Uno straordinario ciclo pittorico del IV sec. a.C.


di Alessandra Minetti*
(*)
Archeologa, Direttore del Museo Civico Archeologico di Sarteano

SUMMARY. Sarteano. The tomb of the chariot from hell - In October 2003 during an annual excavation
campaign at the necropolis of Pianacce, not far from the historical centre of this Tuscan town, a great discovery
was made: a tomb dating from the last decades of the fourth century BC with an extraordinary cycle of frescoes
in a perfect state of conservation. The tomb, cut out in the travertine, is five metres deep and has a 20 metre
long dromos. The pictorial decoration with vivid and bright colours on a white plaster background stands out for
the originality of its iconographic themes. The most interesting picture is the one on the left side of the corridor
where one sees a figure with a grim and unnerving face leading a chariot drawn by lions and griffons. According
to scholars this is a representation of Charun, equivalent to the Greek Charon, who accompanies the souls into
Hades. Close to the threatening Charun is a fresco of an extraordinary three-headed snake, one of the many
monsters that populated the underworld in the Etruscan funerary imaginary of that time (second half of the
fourth century BC). This fascinating funerary chapel was most likely commissioned by an aristocratic family for the
burial of its members. In fact, a touching family scene is visible beyond a niche in the corridor: the fresco shows
two deceased, perhaps father and son, at a banquet in Hades.

D
all’estate del 2000 Il Museo Civico Arche- la seconda metà del VI all’inizio del II sec. a. C.. Si trat-
ologico di Sarteano con il locale Gruppo ta, insieme alla necropoli della Palazzina e a quella
Archeologico Etruria svolge, in regime di delle Tombe, dell’area sepolcrale riferibile alla zona
concessione di scavo al Comune, delle cam- insediativa posta lungo il tracciato che dal territorio
pagne nella necropoli delle Pianacce, posta a meno di di Sarteano conduceva al centro egemone di Chiusi a
un chilometro dal centro storico di Sarteano, lungo la partire dalla fase arcaica, ovvero quando si delinea lo
strada che porta a Cetona. spostamento dalle sedi di altura come Sferracavalli e
soprattutto Solaia, occupate intensivamente tra il tar-
La necropoli etrusca, già indagata nel 1954 da Gugliel-
do villanoviano e il tardo orientalizzante.
mo Maetzke che vi aveva messo in luce due strutture
di cui una monumentale, ha restituito ad oggi sedici Questa occupazione copre tutti i costoni rocciosi che,
tombe (di cui tredici rese visitabili), scavate nel traver- dall’altopiano di Sarteano degradano verso le valla-
tino con lunghi dromoi, talvolta muniti di nicchie, e te dell’Astrone e dell’Oriato che si aprono sulla Val
camere quadrangolari con una cronologia che va dal- di Chiana, ed ha un’estensione impressionante con

1. La tomba è stata pubblicata sul LXX volume di Studi Etruschi con il contributo dal titolo “La tomba della Quadriga Infernale di Sarteano” e nel
volume “La Tomba della Quadriga Infernale della necropoli delle Pianacce di Sarteano”, nella collana dei Quaderni dei Musei Senesi, edizioni
Erma di Bretschneider, Roma 2006, cui si rimanda per ogni riferimento bibliografico. Questo testo è tratto in parte dall’articolo comparso sulla
Rivista dell’Accademia dei Rozzi di Siena del 2006. Tutto quello che viene realizzato a Sarteano nel campo dell’archeologia, in collaborazione con
la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, si deve agli sforzi dell’Amministrazione Comunale e all’entusiasmo dei volontari del
Gruppo Archeologico Etruria.

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decine e decine di tombe, palesemente già saccheg- luppa in quattro zone: sulla prima parte del corridoio,
giate, le quali dimostrano uno sviluppo demografico prima della nicchia, con la più significativa scena del
di un centro che, anche dalla ricchezza delle scoperte demone che conduce una quadriga, sulla stessa pa-
effettuate nelle ultime campagne, si palesa come di rete, ma dopo la nicchia con due defunti distesi sulla
grandi dimensioni e occupato da gentes aristocratiche kline nel banchetto dell’Aldilà, il tutto incorniciato tra
di livello “urbano”. un meandro superiore in rosso e nero e un fregio con

La dimostrazione di questo eccezionale valore delle delfini che si tuffano nelle onde correnti nella parte
sepolture sarteanesi è testimoniata dalla scoperta av- inferiore sopra uno zoccolo rosso; sulla parete sinistra
venuta nell’ottobre 2003: una tomba databile agli ulti- della camera con un serpente a tre steste di grandi di-
mi decenni del IV sec. a. C. con uno straordinario ciclo mensioni ed infine sul frontone della parete di fondo,
pittorico in ottimo stato di conservazione. sempre a sinistra, con un ippocampo.

La tomba, ubicata tra la n. 7 e la n. 8, coeve e con La prima scena, che è quella più complessa, costitui-
i dromoi convergenti, presenta un corridoio scoperto sce un vero unicum iconografico nell’arte etrusca e
intagliato nel travertino di 19 metri di lunghezza con rappresenta una figura vestita di rosso, con capelli
quattro nicchie simmetriche nella sua parte centrale. arancio, volto di colore bianco con caratteri singolari
e arcigni, naso adunco, grande occhio spiritato e una
La porta introduce in un corridoio lungo 7 metri che dà
zanna fuoriuscente dal labbro inferiore, che conduce
accesso ad una camera a pianta quadrangolare di me-
un carro, anch’esso rosso nei parapetti e con timone a
tri 3,50 per 3,80. A metà del lato sinistro del corridoio
testa di grifone.
si apre una nicchia che originariamente doveva avere
di fronte un vano simmetrico delle stesse dimensioni, Il carro è condotto da quattro animali, tenuti da briglie
ma che ha subito una devastante distruzione in epoca rosse nelle mani dell’auriga, posti in sequenza alterna-
post classica, come tutto il lato destro della camera di ta: due grifoni crestati di rosso e due leoni con crinie-
fondo. Sul lato sinistro la decorazione pittorica si svi- ra gialla-arancio a fiamme, tutti e quattro con corpi

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bianchi identici, e zampe anteriori Quest’ultima, di sesso non imme- Di Charun la nostra figura non ha i
sollevate munite di potenti artigli, diatamente definibile, deve esse- caratteri tipici che compaiono sulle
mentre le posteriori, con la coda re una figura demonica, non solo sue raffigurazioni nelle pitture pa-
inserita tra esse, sono fisse rigida- per la presenza della nuvola nera rietali: l’incarnato è bianco, come
mente al suolo in contrasto con il che la avvolge insieme con tutta la quello dei Caronti sulle ceramiche
movimento della veste e dei capelli quadriga e che nelle tombe di IV orvietane del Gruppo di Vanth, e
della figura sul carro. L’interno del secolo, come le tombe dell’Orco I non bluastro come di consueto; ha
corpo del leone posto esternamen- e II di Tarquinia o la tomba Golini il naso aquilino, ma non le orec-
te è caratterizzato da una zona I di Orvieto, avvolge le figure infe- chie ferine nè i tratti somatici ti-
con margini arrotondati irregolari re, ma soprattutto per la presenza picamente maschili della mascella
di colore bruno. Una nuvola nera della zanna fuoriuscente dal lab- squadrata, spesso della barba. An-
avvolge le fiere sviluppandosi dal- bro inferiore. che l’abbigliamento con mantello,
le teste dei due pur nel con-
leoni fino oltre sueto colore
le zampe ante- rosso, non è
riori del primo comune per
grifo, giungen- questo perso-
do davanti al naggio che in
volto del con- genere indos-
ducente del sa corti chito-
carro. ni senza ma-
niche, mentre
Di fronte a
la capigliatura
tutta la scena,
a massa trian-
diretta verso
golare risente
l’esterno del-
degli stilemi
la tomba, così
presenti nelle
come la qua-
coeve (e pre-
driga, un’altra
senti come ve-
figura presu-
dremo anche
mibilmente
all’interno del
demonica di cui si conservano i Tra le figure infernali etrusche le
nostro corredo), ceramiche del
piedi e la parte inferiore di un’ala. due più significative, che hanno il
Gruppo Clusium o dell’Officina Se-
Oltre che la lacuna iniziale che compito di demoni psicopompi e
nese, oltre che essere condizionata
coinvolge questa figura, tutta la che sono tra le più comuni rappre-
dal movimento impresso dal vento
scena è percorsa da un profondo sentazioni nelle ceramiche figura-
della corsa. Del tutto peculiare è la
danneggiamento, evidentemen- te con temi escatologici nel IV se-
presenza della zanna che è attesta-
te realizzato dagli ultimi violato- colo, sono Charun, equivalente del
ta in una rara redazione iconogra-
ri della tomba, in quanto posto Caronte greco, e Vanth, di sesso
fica di Charun a Orvieto su lastre
all’altezza del riempimento che femminile, sempre raffigurata con
fittili conservate al Museo Faina.
è stato trovato al momento della fattezze giovanili e piacevoli, oltre
scoperta e che ha deteriorato irre- che per lo più con le ali, indossan- Peraltro il carattere ultraterreno
versibilmente la parte centrale dei te un chitone o nuda come sui vasi del cocchio è dimostrato dalla stes-
corpi degli animali e della figura. del gruppo omonimo. sa natura degli animali che lo con-

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ducono: i leoni rimandano ad una rimanda ad area orvietana è la sin- di tipo cosiddetto dorico, che rap-
iconografia della dea Cibele, nota golare resa dell’interno del corpo presenta il limite del mondo ul-
in ambito greco almeno a partire dei nostri animali che si ritrova nel traterreno. A destra della nicchia
dal fregio del tesoro dei Sifnî a corpo del cavallo sul cratere dello si sviluppa la seconda scena che
Delfi e che avrà una notevole dif- stesso Gruppo di Vanth e sul corpo consiste in una coppia maschile di-
fusione in ambito romano e forse del centauro del cratere del Grup- stesa sulla kline del banchetto che
attestata anche nella pittura parie- po di Troilo da Settecamini. in quest’epoca, a differenza del
tale etrusca, come si ricaverebbe periodo tardo arcaico e classico in
Questi elementi quindi fanno pro-
da una notizia del rinvenimento di cui si raffigurava il banchetto reale
pendere per una identificazione
una tomba con tale raffigurazione dei parenti del defunto, è sempre
della figura demonica della nostra
avvenuta nella necropoli di Mon- ambientato nell’Ade e svolto dai
tomba con Charun in un ruolo del
terozzi di Tarquinia nel 1738 e ora defunti stessi.
tutto originale di conducente di
perduta, mentre i grifoni, eccezio-
una quadriga con caratteri ecce-
nalmente nel nostro caso privi di I due personaggi maschili semidi-
zionali, che dovrebbe aver già ac-
ali, sono assimilabili concettual- stesi, secondo il consueto schema
compagnato il defunto nel mondo
mente ai “draghi alati” che traina- del banchetto di origine orienta-
dell’Aldilà, rispettando quindi la
no la biga di Persefone su due note le, indossano mantelli che lasciano
sua canonica funzione di demone
anfore del Gruppo di Vanth al Mu- completamente scoperto il torace,
psicopompo.
seo Faina di Orvieto con rappre- e sono caratterizzati da una resa
sentazione del viaggio agli Inferi. Alle spalle del demone si apre la marcata della differenza di età:
Un altro elemento della scena che nicchia, incorniciata da una porta quello di destra più maturo, con la

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barba e la carnagione più chiara, è clamorosa, come nel dito indice del- senti. Va peraltro notato che nella
reso di profilo a sinistra, mentre av- la mano sinistra dell’uomo barba- pittura chiusina di età arcaica tutte
volge con il braccio destro le spalle to, cioè i cosiddetti “pentimenti”. le scene di questo genere raffigu-
dell’altro: un giovinetto con pelle Come detto dunque, siamo in linea ravano solo personaggi maschili,
più scura, rivolto al compagno con con la tendenza instaurata con la secondo i canoni del banchetto e
un inconsueto gesto di saluto af- metà del IV secolo in cui il banchet- del simposio greco, in linea con
fettuoso, anch’esso senza confron- to raffigurato è quello ambientato quanto avviene con una certa fre-
ti nella pittura parietale etrusca. nell’Aldilà, con i defunti eroizzati quenza anche sui rilievi dei cippi di
I due si appoggiano su una kline e, talora, alla presenza degli avi, pietra fetida, e diversamente inve-
gialla ricoperta da un materasso come avviene nelle coeve tombe ce da quanto succede a Tarquinia.
con decorazioni analoghe a quello tarquiniesi dell’Orco e degli Scudi In nessuno caso noto comunque la
dell’unica conservata della tomba o nelle tombe Golini di Orvieto. Di coppia sulla kline compie un gesto
Golini II di Orvieto e con doppi cu- nuovo con queste ultime esistono simile a quello dei due banchet-
scini decorati da fasce nere e rosse. i maggiori contatti soprattutto per tanti della nostra tomba, gesto

Questa parte della figurazione pit- la presenza, pur non esclusiva, di che dovrebbe essere più espres-
torica è caratterizzata da una serie coppie maschili sulle klinai, legate sione di affetto da ricondurre alla
di linee preparatorie incise che non da rapporti di parentela, come di- sfera familiare, forse un saluto in
sono state seguite nel successivo mostrano le iscrizioni delle tombe occasione del ricongiungimento
sviluppo della linea di contorno e orvietane che invece nel caso di tra un padre e un figlio, piutto-
del colore, alcune anche in maniera Sarteano sono completamente as- sto che riferibile alla sfera erotica.

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Il movimento del giovinetto tuttavia trova notevoli Nella camera di fondo, che viene simbolicamente a
affinità con quello compiuto dall’efebo della coppia rappresentare il recesso dell’Ade, la struttura del di-
maschile di amanti sulla lastra nord della Tomba del pinto muta e rimane solo lo zoccolo rosso di base,
Tuffatore di Paestum, in un
contesto però distante cro-
nologicamente e geografi-
camente. Un parallelo diret-
to è invece istituibile con il
ritratto di profilo di Velthur
Velca sulla parete destra
della tomba degli Scudi di
Tarquinia: molte sono le cor-
rispondenze, come la resa
del profilo e della barba con
pennellate a tratto, l’impo-
stazione delle spalle e dei
pettorali, ed inoltre il gesto
di appoggiare la mano sul-
la spalla della figura che è
accanto sulla kline, in quel
caso la moglie.

Al di sotto prosegue il fregio con delfini e onde marine mentre scompaiono sia il meandro superiore che il
correnti e lo zoccolo rosso che delimitava anche la sce- fregio con delfini e onde. A tutta parete su fondo
na della quadriga. La scena dei banchettanti prosegue bianco è raffigurato un enorme serpente a tre teste,
a destra su quello che ora sembra un pilastro sporgen- impostate su lunghi colli che si uniscono al corpo av-
te, ma che, prima della distruzione operata anche in volto in un’unica grande spira dalla quale fuoriesce
quel settore, era solo l’originario accesso sinistro alla la coda; il tutto con uno spettacolare contrasto cro-
camera di fondo, come dimostrano i resti sul pavimen- matico tra il verde delle squame, il giallo della pancia
to e sul soffitto. e il rosso fiammeggiante delle pupille, come sempre
con un forte uso della linea di contorno nera. Le te-
L’immagine è quella di un giovinetto, presumibilmen-
ste, due delle quali con denti digrignanti, sono munite
te un servitore che partecipa all’adiacente scena di
di una cresta rossa e di una lunga barba triangolare.
banchetto, vestito con una tunica trasparente e che
L’enorme mostro a tre teste, come consuetudine delle
tiene in mano un colino per filtrare il vino. Il volto gio-
fiere infernali, è una chiara allusione all’ambito cto-
vanile con corti capelli chiari ricorda molto quelli dei
nio, ed è una presenza simbolica ricorrente nella cera-
servitori della tomba Golini I di Orvieto, in particolare
mografia e nella pittura parietale della seconda metà
del suonatore di doppio flauto. La figura è interessata
del IV sec. a. C..
nella parte centrale da un’ampia lacuna di forma cir-
colare nella quale, con particolare accanimento, è sta- Serpenti compaiono nelle raffigurazioni del Gruppo
to asportato anche un grosso strato del banco di tra- di Vanth e nelle tre tombe dipinte orvietane, ma in
vertino sottostante. Il colum dal lungo manico, tenuto dimensioni molto ridotte rispetto al nostro, o come
verticalmente, è raffigurato di profilo in colore giallo, attributi di demoni nella tomba degli Hescana e nella
ma la linea preparatoria circolare chiarisce l’intenzio- Golini I o nel frontone come nella Golini II in cui sono
ne originaria di rappresentarlo frontalmente. raffigurati barbati, ma con corpo semplice disposto

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in orizzontale. E sempre in ambito orvietano si trova e sul suo omologo al Museo del Louvre attribuito a
il confronto più stringente per il mostro di Sarteano, Python.
seppur chiaramente in tutt’altra dimensione: nel ser-
La parete di fondo è decorata solo nella parte sinistra
pente a due teste con cui combatte il piccolo Eracle sul
del semitimpano, delimitato da una fascia rossa e da
lato A dello stamnos del Pittore di Settecamini, attivo
una nera lungo tutta la parte superiore, e fornito di
a Orvieto tra il 360 e il 330 a. C.. Un altro mostro che
uno strato preparatorio di argilla anche nella zona de-
presenta alcuni contatti con il nostro è il ”drago” av-
stra. Un grande ippocampo rivolto verso il centro oc-
volto in spire al centro del lato B dello stamnos di Vien-
cupa tutto il triangolo sinistro, simbolo, come i delfini
na 448, proveniente anch’esso da Orvieto, così come
del fregio del corridoio, del mondo marino come me-
sul sarcofago di Torre San Severo i serpenti che si avvol-
tafora di passaggio, ovvero del tuffo fra i flutti inteso
gono intorno alle braccia dei Caronti e delle Vanth sui
come momento di transizione tra il mondo terreno e
due lati corti hanno cresta e barba.
quello ultraterreno.
Sono quindi continui i rimandi tra la decorazione figurata
L’ippocampo costituisce la più comune decorazione dei
del sepolcro sarteanese e Orvieto e in particolar modo
frontoni delle tombe tarquiniesi comprese tra il 530 e
con le tombe di Settecamini. Tuttavia animali simili sono
il 510 a. C., sia isolato sia associato a scene figurate, ed
molto frequenti sulle ceramiche degli ultimi decenni del
è poi attestato anche in alcune tombe della seconda
IV sec. a. C. con scene di viaggi agli Inferi e nel repertorio
metà del IV sec. a. C..
figurativo dei sarcofagi ed inoltre rappresentazioni di
serpenti con cresta e barba sono consuete sia in ambito La parte destra del frontone è ricoperta di uno strato
greco che italiota, in particolare sul noto cratere di argilla grigia su cui si leggono soltanto le fasce rosse
pestano del Museo di Napoli attribuito ad Asteas della cornice. Quasi sicuramente la parete al di sotto
con rappresentazione di Cadmo che uccide i draghi della fascia inferiore era stata lasciata volutamente

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senza pitture perché occupata dal
grande sarcofago di alabastro gri-
gio con defunto recumbente sul
coperchio e doppia kline a basso
rilievo sulla cassa che è stato rin-
venuto completamente distrutto
a colpi di mazza e che ora è stato
restaurato all’interno della tomba.

Il corredo è stato rinvenuto in uno


stato estremamente frammentario
e di completo sconvolgimento, po-
sto in gran parte sul battuto pavi-
mentale al di sotto dello strato di
distruzione di alcune zone della
struttura formato da pesanti bloc-
chi di travertino. è ora esposto
Pertanto i materiali di corredo morte così diverse da quelle di epo-
presso il Museo Civico Archeologi-
concordano perfettamente con la ca arcaica, ma rappresenta anche
co di Sarteano.
cronologia su base stilistica delle un totale sconvolgimento di tutte le
pitture e soprattutto con i nume- conoscenze storiche e archeologiche
Di esso fanno parte una kylix del
rosi confronti con i prodotti dei sul IV sec. a. C. in area chiusina.
Gruppo Clusium, inseribile tra i
pittori e ceramisti orvietani che
prodotti di una bottega vicina ai La notizia liviana del quasi tota-
operarono nella seconda metà del
due caposcuola, ovvero il Pittore di le spopolamento delle campagne
IV sec. a. C.
Sarteano e il Pittore di Montedia- chiusine al momento della calata
no, e databile tra il 340 e il 330 a. Palesemente furono loro a realizza- dei Galli e il vero e proprio “buco”
C., due kylikes della cosiddetta “Of- re quest’opera in territorio chiusino documentario, dovuto alla scarsi-
ficina Senese”, le cui attestazioni che fornisce una testimonianza ar- tà di ritrovamenti di questo pe-
provengono al momento dall’area cheologica di un fenomeno già am- riodo intorno al polo di Chiusi,
vicino Siena ed in particolare dalla piamente dimostrato dai rapporti avevano creato la falsa convinzio-
necropoli di Poggio Pinci ad Ascia- epigrafici e sottolineato dal punto di ne di una diserzione dell’agro in
no e da Strove e sono anch’esse vista storico anche in studi molto re- questa fase che invece si sta rive-
riferibili agli anni intorno al 330 a. centi: quello di una forte integrazio- lando inesistente.
C., oltre a numerose ceramiche a ne politica tra i centri di Chiusi e Or-
vernice nera, ceramiche grigie, tre vieto anche nel IV sec. a. C., oltre che La tomba dipinta delle Pianacce
grandi anfore di cui solo due rico- nell’epoca di Porsenna. Ed appunto non è infatti una isolata, seppur
struibili e molti oggetti in bronzo l’eccezionalità del ritrovamento sar- eclatante, dimostrazione dell’oc-
in gran parte pertinenti alla deco- teanese non consiste soltanto nella cupazione del territorio da parte
razione di una cassa lignea andata rivoluzionaria novità delle sue ico- di aristocrazie di livello urbano,
completamente distrutta, nonché nografie e in una documentazione ma si inserisce in una serie di rin-
un complesso apparato di grappe straordinaria della rara pittura di venimenti degli ultimi anni che,
e ganci in ferro con molte tracce di IV secolo con temi profondamente insieme con le sei strutture coeve
legno che formavano delle deco- connessi al mondo infero, al viaggio che al momento la circondano,
razioni accessorie della struttura. nell’al di là e alle simbologie della vanno dalle scoperte della necro-

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poli della Palazzina a quelle della Pedata di Chian- Ma le novità che riguardano il Museo consistono an-
ciano e mostrano una continuità insediativa fino a che in un ampliamento dello stesso con due nuove
pochi anni fa sconosciuta. sale che accolgono duecento reperti provenienti da-
gli scavi condotti nella necropoli delle Pianacce dal
Indubbiamente inoltre l’impressionante ritratto di
2000 ad oggi. Spiccano le straordinarie sculture in
demone della tomba di Sarteano, denominata “della
pietra fetida come il gruppo cinerario con defunto e
Quadriga Infernale” proprio dalla sua scena più signi-
Vanth (divinità femminile del mondo degli inferi) o i
ficativa, sarà da ora in poi una delle testimonianze più
vivaci e originali dell’arte
etrusca di IV secolo.

La tomba, dal settembre


2009, è ricostruita a gran-
dezza naturale all’interno
di una delle sale sotter-
ranee della nuova sezio-
ne del Museo, circondata
dalle fondamenta in tra-
vertino del palazzo rina-
scimentale che ospita il
museo stesso, in perfetta
armonia con la riprodu-
zione del travertino della
Tomba della Quadriga. Il
monumento infatti è ac-
cessibile solo una volta
alla settimana per motivi
cippi con scene a rilievo dei rituali funebri rinvenuti
di conservazione, e pertanto da qui è nata l’idea di of-
nelle tombe 13 e 14 nel 2006.
frire, anche fuori dal giorno di apertura, la possibilità
di “vivere” l’emozione di una visita all’ipogeo.
Proseguono intanto le sensazionali scoperte nella
In tale ricostruzione viene usata per la prima volta necropoli delle Pianacce: a dieci metri dalla Tomba
in Italia una tecnica innovativa: le pitture sono ri- della Quadriga è stata riportata in luce un’area sacra
prodotte con la stampa digitale realizzata grazie al databile al V sec. a. C., una cosiddetta “struttura tea
foto-piano e poi vengono stampate su intonaco ap- triforme” per la morfologia a semicerchio: una sorta
plicato a un supporto di polistirolo, lavorato come di grande podio-altare con il perimetro realizzato
nelle scenografie teatrali. La riproduzione è stata re- in blocchi di travertino squadrati e collegata a tre
alizzata dalla ditta “Replica” di Lorenzo Morigi (Bo- ipogei. Su di essa dovevano svolgersi i rituali fune-
logna) e ad essa si affianca anche una ricostruzione bri etruschi, ovvero quella serie di cerimonie legate
3D della tomba con visita virtuale su un totem multi- all’esposizione del defunto, come le danze, le gare
mediale, realizzata dalla ditta Tecsette di Firenze. atletiche e le offerte.

Per le note di riferimento cfr.: A. Minetti, La tomba della Quadriga Infernale di Sarteano, in Studi Etruschi LXX, 2004 (2005), p. 135 ss.; Eadem, Sarteano:
l’eccezionale scoperta di una tomba dipinta nella necropoli delle Pianacce, in Rivista dell’Accademia dei Rozzi, Siena, marzo 2005; Eadem, La tomba della
Quadriga Infernale nella necropoli delle Pianacce a Sarteano, Collana dei Quaderni della Fondazione Musei Senesi, Roma, L’Erma di Bretschneider 2006;
Eadem, La tomba dipinta di Sarteano, Atti delle giornate di studio: Pittura ellenistica. Immagini, letture, messaggi, a cura di M. Torelli, Perugia marzo 2006,
in Ostraka 16,1 2008, pp. 79 ss.

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EVENTI
Conferenze e Convegni Mostre

Giovedì 6 – venerdì 7 maggio 2010 fino al 5 settembre 2010


“ArcheoFOSS 2010 – Open Source, Free Software “I Giorni di Roma: L’età della Conquista, Roma e il
e Open Format nei processi di ricerca archeologica” mondo greco”
Museo Civico, Piazza Nigri 1, Foggia Musei Capitolini, Roma
http://www.archeologiadigitale.it/archeofoss/2010.html

Venerdì 7 – domenica 9 maggio 2010 Visite guidate


Speleo Hungary 100 & 5° EuroSpeleo Forum
Geological Institute of Hungary, Budapest sabato 8 maggio 2010
http://www.speleohungary100.hu/ “cosa FAI oggi” organizzato dal Fondo Ambiente
Italiano
Mercoledì 12 maggio 2010, ore 18.00 “La Porta Asinaria”, Piazza di Porta San Giovanni
Conferenza “Fagutal”
Relatore: Filippo Coarelli - Università di Perugia
British School at Rome, Via Gramsci, 61, Roma
Corsi
Sabato 15 maggio 2010, ore 10.45
“Roma svelata” - Ciclo di Conferenze
dell’Associazione Roma Sotterranea: Lunedì 13 – sabato 18 settembre 2010
“Il complesso archeologico di Campetti a Veio “Stage Internazionale di Soccorso Speleologico”
e le nuove evidenze sotterranee” Trieste
Relatore: Ugo Fusco – Sapienza Università di Roma
Al Cinema Trevi, Vicolo del Puttarello, 25, Roma

giovedì 20 – domenica 23 maggio 2010


“I salone dell’editoria Archeologica“
Museo Nazionale Preistorico Etnografico
“L. Pigorini”, Piazzale Guglielmo Marconi, 14 (E.U.R.),
Roma http://www.ediarche.it/

mercoledì 15 – sabato 18 settembre 2010


International Aerial Archaeology Conference (AARG)
2010 Bucharest, Romania
http://aarg2010.cimec.ro/

mercoledì 8 – domenica 12 dicembre 2010


VII Convegno Nazionale Speleologia in Cavità
Artificiali - Urbino

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