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Esame abilitazione tecnico

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Esame Abilitazione Tecnico IMMATRIOLAZIONI -DOCUMENTI DI CIRCOLAZIONE Ammissione alla circolazione Il veicolo è un prodotto industriale, realizzato quasi sempre

in serie e destinato ad essere utilizzato da tutti per trasportare cose e persone in aree pubbliche dove circola assieme ai pedoni ed ai veicoli privi di propulsione. Per tale ragione ha acquistato notevole importanza sociale e lo stato prima di ammetterlo alla circolazione ne verifica la sicurezza e la compatibilità con le infrastrutture el'ambiente. Man mano che l'uso dei veicoli si è diffuso e la produzione di massa ha raggiunto livelli non più getibili con la verifica dei singoli esemplari, in ogni paese europeo è stata istituita la procedura della omologazione del tipo che, essenzialmente è una procedura tecnica amministrativa in base alla quale:

•L'Ente preposto (In italia: CPA o CSRPAD) mediate prove sui
prototipi del veicolo acerta che essi: -rispondano ai prescritti requisiti di sicurezza attiva e passiva -siano compatibili con le infratrutture -determininino un impatto ambientale (inquinamento atmosferico ed acustivo) accettabile (contenuto nei limiti di legge) •Il costruttore ottenuta l'omologazione del tipo dell'autoveicolo è autorizzato a : - produrre in serie il tipo del veicolo - rilasciare un certificato di conformità per osgi esmplare prodotto in conformità al tipo omologato, certificato che l'acquirente finale utilizza per immatricolare il medesimo. 1.L'immatricolazione è la procedura in base alla quale un veicolo, riconosciuto idoneo alla circolazione , entra a far parte della popolazione dei veicoli. L'ente preposto all'immatricolazione dopo aver acquisito le generalità e l'indirizzo del proprietario, il numero di telaio, i dati tecnici e fiscali del veicolo: - assegna al veicolo un numero di targa; - annota tutti i dati su un registro cartaceo e/o supporto informatico;

Uso degli autoveicoli, dei motoveicoli e dei rimorchi 2.Uso Terzi : locazione senza conducente, servizio di noleggio con conducente e servizio di piazza per trasporto di persone, servizio di

linea per trasporto di persone , servizio di trasporto di cose per conto terzi, servizio di linea per trasporto di cose, servizio di piazza per trasporto di cose conto terzi Uso proprio: tutti i casi diversi dall'uso terzi. C.O.C. e dichiarazione di conformità Per ciascun veicolo prodotto in serie e di tipo omologato il cotruttore rilascia la dichiarazione di conformità direttamente all'acquirente del veicolo il quale può immatricolare e contestualmente intestarsi il mezzo di trasporto con una sola operazionen di tipo amministrativa da effettuare presso gli sportelli UMC e PRa. Per i veicoli appartenenti alla categoria internazionale M1 muniti di motore a combustibile interno ed L; il costruttore del veicolo rilascia all'acquirente il certificato di conformità comunitario (COC) in luogo della dichiarazione di conformità. Carta di circolazione e criteri generali amministrativi di immatricolazione. Presso l'UMC del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, relativamente alla circolazione stradale, mediante autocerificazione di chi si dichiara proprietario . L'UMC provvede all'immatricolazione, assegnazione della targa e rilascio della carta di circolazione ovvero aggiornamento della proprietà. Estratto del documento di circolazione Quando per ragioni di ufficio i documenti di circolazione vengono consegnati agli uffici che ne hanno curato il rilascio per esigenze inerenti alle loro specifiche attribuzioni, questi ultimi provvedono a fornire previo accertamento degli adempimenti prescritti un estratto del documento che sostituisce a tutti gli effetti l'originale per la durata massima di 60gg. Cessazione della Circolazione La parte interessata, intestataria di un veicolo, motoveicolo o rimorchio, o l'avente titolo deve comunicare al competente ufficio del PRA, entro 60gg, la definitiva esportazione all'estero del veicolo stesso, restituendo il certificato di proprietà, la carta di circolazione e le targhe. Lufficio del PRA ne dà immediata cominicazione all'ufficio competente del dipartimento per i trasporti terrestri, provvedendo altresì alla restituzione al medesimo ufficio della carta di circolazione e delle targhe. Certificato di idonietà tecnica dei cicolomotori

Il certificato di idonietà tecnica viene rilasciato dall'UMC presso il quale viene presentata apposita richiesta di rilascio, in base a : - dichiarazione di conformità - visita e prova in caso di smarrimento del precedente certificato - duplicato per deterioramento del precedente certificato Il ceritificato non è nominativo in quanto contiene i dati tecnici del veicolo ma non quelli del proprietario del cicolomotore e quindi non costituisce titolo di proprietà del veicolo. Il documento segue il veicolo dalla sua messa in strada fino alla sua demolizione. Il certificato di idonietà tecnica contiene essenzialmente: - numero di identificazione (numero di teleaio) del veicolo - dati e caratteristiche tecniche del veicolo. OMOLOGAZIONE ED APPROVAZIONE DEI VEICOLI, DI IMBARCAZIONI E RELATIVI COMPONENTI ED ENTITÀ TECNICHE. Omologazione nazionali ed europee, limitate per piccole serie e temporanee. Procedure effetti Omologazione Nazionale: i veicoli prodotti in serie sono soggetti ai sensi dell'art. 75 CDS, comma terzo, alla omologazione del tipo, rilasciata a seguito di visita e prova effettuata su prototipo del veicolo presentato a cura del costruttore presso i CPA o CSROAD (Centro Superiore Ricerche e Prove

Autoveicoli e Dispositivi). L'immatricolazione del tipo riservata alla produzione in serie dei veicoli, è di esclusiva competenza del CPA o CSRPAD. L'omologazione interessa sia i veicoli di nuova progettazione che i veicoli già immatricolati e circolanti che diventano oggetto di modifiche complementi o allestimenti. Per i veicoli appartenenti alla altre categorie internazionali diverse dalla M1 si continua, invece, a rilasciare l'omologazione nazionale facendo riferimento alle norme comunitarie recepita nell'ordinamento nazionale e alle norme nazionali attualmente applicabili in quanto non in contrasto con norme comunitarie recepite nell'ordinamento nazionale.
Omologazione Comunitaria: in luogo di quella nazionale, è prevista per i veicoli appartenenti alla categoria internazionale M1 muniti di motore a combustione interna ed L; il costruttore rilascia all'acquirente il certificato di conformità comunitario (COC) in luogo della dichiarazione di conformità. Le procedure per il rilascio dell'omologazione comunitaria e per l'immatricolazione dei veicoli sono analoghe a quelle previste per i veicoli omologati ai sensi della norma nazionale. Omologazione limitata: può essere accordata nel caso in cui vengono prodotti veicoli in piccole serie ove le attrezzature e/o programmi non

giustificano il rilascio di un omologazione nazionale. Il CPA che ha rilasciato l'omologazione limitata controlla la conformità alla produzione almeno ogni 2 anni stabilendo se imporre la trasformazione in omologazione nazionale ovvero se procedere alla revoca della stessa omologazione. Omologazione temporanea: può essere accordata per fini sperimentali e riguarda l'omologazione di veicoli, esterni, componenti o entità tecniche che presentano caratteristiche incompatibili con la normativa in vigore. Normativa comunitaria ed internazionale – Accordi di reciprocità con altri stati membri della UE – Veicoli in omologazione Nazionale – Veicoli in omologazione Globale Intorno agli anni 50, in pieno boom economico, quando l'automobile ha cominciato ad acquistare notevole importanza nell'ambito degli scambi internazionali le norme nazionali di omologazione dei veicoli e dei loro dispositivi emanate dai vai stati costituivano un vero e proprio ostacolo per gli scambi commerciali. Le industrie dovevano progettare il veicolo tenendo conto delle normativa tecniche in vigore nei mercati di destinazione, sottoponendo di volta in volta i prototipi al controllo presso le competenti autorità dei paesi ai quali i veicoli o i dispositivi erano destinati.; ciò comportava un notevole dispendio di tempo e il rischio di non ottenere in tempi ragionevoli il riconoscimento di conformità del veicolo e dei suoi dispositivi alla normativa in vigore nel paese di destinazione. L'evoluzione normativa, dovuta all'evoluzione tecnica (spesso motivata anche da considerazioni protezionistiche) rendeva molto instabile il quadro di riferimento con la conseguente eliminazione dalla competizione commerciale dei prodotti di importazione. Per superare le problematiche che scaturivano da tale congiuntura, il 20 marzo 1958 a Ginevra, sotto l'egida della Commissione economica per l'Europa dell' Organizzazione delle Nazioni Unite, fu stipulato un accordo concernente l'emanazione dI “Prescrizioni unifirmi di omologazione dei dispositivi di equipaggiamento e dei componenti dei veicoli a motore e del riconoscimento reciproco delle omologazioni accordate”. In base all'accordo, un costruttore, ottenuta la omologazione di un dispositivi conformemente ad un regolamento emanato nell'ambito dell'Accordo, era autorizzato a marcare il prodotto con un marchio internazionale di conformità:

- garantito dal paese che rilasciava l'omologazione - riconosciuto dagli altri paesi che aderivano all'accordo.
Ciò consentiva la commercializzazione del veicolo senza ulteriori controlli tecnici in tutti i paesi che avevano dichiarato l'accettazione della norma. Tuttavia bisogna tener presente che le problematiche relative

all'armonizzazione e al riconoscimento reciproco delle norme tecniche di costruzione e progettazione dei veicoli e dei loro componenti sono legati all'attuazione, peraltro ancora non possibile, di un mercato unico a livello mondiale che vede impegnati nell'attività di ricerca e sviluppo nel campo automobilistico gli USA, i paesi dell'UE, il Giappone ed altri paesi. Omologazioni parziali di entità tecniche e di componenti Tutti i sistemi, i componenti o le entità tecniche destinati all'impiego sui cicolomotori, sui motoveicoli, sugli autoveicoli, sui filoveicoli e sui loro rimorchiono soggetti, se prodotti in serie, all'omologazione del tipo ai sensi del terzo comma dell'art. 75 CDS. Un componente, per esempio un fanale destinato a far parte di un veicolo, può essere omologato indipendentemente dal veicolo sul quale è installato; analogamente un entità tecnica, per esempio il dispositivo di protezione posteriore destinato ad equipaggiare un veicolo, può essere omologato separatamente da quest'ultimo per essere poi installata su uno o più tipi di veicoli. Di norma, i dispositivi o componenti del veicolo di tipo omologato sono riconoscibili tramite apposite marcature inpresse sugli stessi in punti visibili a cura del costruttore. Dimensioni ingombri masse limite stabilite per i vari tipi di veicoli: normative tecniche di rilevamento. I limiti di massa variano in base alle caratteristiche tecniche, al tipo di veicolo, al numero di assi e al carico unitario medio trasmesso dal pneumatico sulla strada per le varie categorie di veicoli. I veicoli che superano i limiti di massa sono considerati veicoli eccezionali e sono soggetti a specifica autorizzazione alla circolazione rilasciata dall'ente proprietario o concessionario per le autostrade e per le strade statali e militari e dalle regioni per la rimanente rete viaria. I veicoli sono considerati eccezionali: • • • per massa se superano i limiti di massa per dimensione se superano i limiti di sagoma per massa e dimesnione se superano i limiti di massa e di sagoma.

I mezzi d'opera sono una particolare categoria di veicoli che pur superando i limiti di massa: • • hanno dimensioni contenute entro i limiti di sagoma sono adatti ed idonei allo specifico impiego nei cantieri o utilizzabili ad

uso misto su strada e fuori strada. • Non superano i limiti di massa fissati dall'art.10 comma 8 CDS che prevede per tali veicoli valori più alti dei limiti generali.

I veicoli classificati come mezzi d'opera godono di specifiche deroghe alla circolazione in quanto sono esentati dall'autorizzazione alla circolazione indicate nell'art.10.cds. VEICOLI N° assi 2 3 o più 3 [3] 4 o più Norme Nazionali 18t 25t 26t 32t Norme CEE 18t 25t 26t 32t

[3] Purchè l'asse motore sia munito di pneumatici accoppiati e sospensioni pneumatiche o riconosciute equivalenti dal ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

Autobus e filobus a 2 assi RIMORCHI

19 t N° assi 1 2 3 o più Norme Nazionali 6t 22t 26t Norme CEE 6t 18t 24t

Cicl. E Moto Autotreni

2,5t N° assi 3 4 5 o più Norme Nazionali 24t 40t 44t Norme Nazionali 30t 40t 44t Norme Nazionali Norme CEE 24t 36t 40t Norme CEE 28t 36t 40t Norme CEE

Autoarticolati o autosnodato

N° assi 3 4 5 o più

Mezzi d'opera Veicoli isolati

N° assi

2 3

20t 33t

4 o più[1] 40t [1] Aventi due assi anteriori direzionali Mezzi d'opera complessi di Veicoli N°assi 4 5 o più Norme Nazionali 44t 56t

5 o più 54t [2] [2] Solo per il trasporto di calcestruzzo in betoniera. Macchine Agricole N° assi 1 2 3 o più Macchine Agricole semoventi N° assi 1 2 3 o più Macchine Agricole Cingolate N° assi Veicolo Norme Nazionali 5t 8 10t Norme Nazionali 6t 14t 20t Norme Nazionali 16t

LIMITI DI SAGOMA I limiti di sagoma (massima lunghezza, larghezza e altezza) sono fissate per le varie categorie di veicoli. I veicoli che superano i limiti di sagoma sono considerati veicoli eccezionali e sono soggetti a specifica autorizzazione alla circolazione rilasciata dall'ente proprietario o concessionario per le autostrade, strade statali e militari, e dalle regioni per la rimanente rete viaria. Non sono soggetti al rilascio dell'autorizzazione alla circolazione, non essendo considerati trasporti eccezionali i veicoli che trainano veicoli in avaria, purchè il traino sia effettuato entro i limiti di sagoma e di massa, con veicoli specifici e limitatamente all'itinerario per il raggiungimento dell'officina più vicina.

Altezza (m) Autobus a 2 piani Larghezza (m) Tutti i veicoli Superstruttura di veicoli condizionati Lunghezza (m) Veicoli a motore (esclusi autobus) Rimorichi Veicoli articolati Treni Stradali Autobus, autocarri - 2 assi - con più di 2 assi - con rimorchio Autobus articolati

4 2,55 2,60 12 12 16,50 18,75 13,50 15 18,75 18,75

Le caratteristiche dimensionali dei veicoli a motore e dei loro rimorchi vengono stabilite in sede di approvazione o di rilascio dell'omologazione e, ad eccezione delle autovetture, sono riportate sulla carta di circolazione tra le caratteristiche tecniche ove figurano i valori in metri di: Lunghezza Larghezza Numero di Assi distanza tra i vari assi Nelle recenti carte di circolazione (modello europea contenente i cosiddetti “codici armonizzati”) i valori dimensionali del veicolo sono annotati nelle righe descrittive alla pagina 3 del documento stesso. La modifica delle caratteristiche dimensionali (lunghezza, larghezza, altezza, sbalzo posteriore) comporta una nuova visita e prova presso i competenti UMC e l'emissione di un duplicato della carta di circolazione su cui vengono riportati i dati variati conseguentemente alla modifica approvata.

Elementi di fisica Peso: il peso è l'azione della forza gravitazionale che la terra esercita sul corpo(per esempio un veicolo) secondo la direzione dell'accelerazione di gravità (perpendicolarmente alla superficie terrestre. P= m g Dove P è il peso, g è l'accelerazione di gravità e m e la massa.

Il peso si esprime in KG La massa è invece una proprietà intrinseca del corpo che non varia da un punto all'altro della superficie e nemmeno nel vuoto. Pesando il corpo con una bilancia analitica (bilancia a due piatti, che paragona la massa del corpo su di un piatto con una massa nota sull'altro piatto) si ottiene sempre la stessa misura indipendentemente dal punto in cui si effettua la misurazione. La massa è una grandezza scalare (In fisica,
una grandezza scalare è una grandezza fisica che viene descritta, dal punto di vista matematico, da uno scalare, cioè da un numero reale associato ad un'unità di misura

) e valgono:
m = P/g F= (P/g) a

Forza = m a Dove P è il peso, g è l'accelerazione di gravità, m è la massa e a l'accelerazione della forza F. La misura delle forze devono essere espresse in newton (N) ove 1daN = 10 N = 10/9.81 kgf = 1.02 Kgf Il daN è l'unità legale più vicina al tradizionale kilogrammo finora utilizzato. Potenza La potenza è definita come lavoro (L) compiuto nell'unità di tempo (t). La potenza indicata in passato in cavalli vapore (CV) si misura ora in watt come come è noto è pari ad 1 J s-1 . Lavoro Nella fisica il termine lavoro ha un significato preciso e cioè si parla di lavoro quando si è stato applicata una forza ad un oggetto che si sposta nella direzione della forza. L=FS

Coppia
Il momento torcente è un caso particolare di momento di una forza. In particolare, il momento di una forza è definito torcente quando la forza stessa è applicata perpendicolarmente all'asse di rotazione e però non lo interseca, come per esempio nel caso dell'azione esercitata da un autista sul volante dell'automobile quando sterza.

È anche detto coppia di forze o semplicemente coppia, in quanto può essere rappresentato in modo equivalente come la conseguenza dell'applicazione di due forze distinte uguali e contrarie, ciascuna con modulo pari alla metà di quello del momento torcente e agenti su due punti della leva esattamente opposti rispetto al fulcro P. Data una leva, si definisce il momento di una forza in termini rigorosi come il prodotto vettoriale tra la forza applicata in un punto e la distanza tra quel punto e il fulcro della leva. L'effetto prodotto è di fare ruotare la leva intorno al fulcro e il vettore "momento torcente" è disposto lungo la direzione dell'asse di rotazione. Matematicamente si ha:

dove: • T è il momento torcente.

• r è il vettore distanza tra il fulcro ed il punto di applicazione della forza
• F è la forza applicata. L'unità di misura del momento torcente nel Sistema internazionale di unità di misura è il newton per metro (Nm), detto anche newton-metro. Si può esemplificare il concetto di momento torcente considerando il caso di una chiave inglese che agisce stringendo un bullone. Se la chiave è lunga 1 metro e si applica una forza di 1 newton, il momento torcente risultante sul bullone sarà di 1 Nm (1 m × 1 N = 1 Nm). Lo stesso risultato può però essere ottenuto anche con una chiave lunga mezzo metro, purché si applichi una forza di 2 newton (0,5 m × 2 N = 1 N·m), oppure con una chiave lunga 2 metri ed una forza di mezzo newton (2 m × 0,5 N = 1 Nm). Si capisce così come, per il nostro ipotetico meccanico, converrebbe utilizzare una chiave inglese molto lunga, così da dover applicare una forza minore per ottenere lo stesso risultato. Il momento torcente (coppia) è spesso usato nell'industria meccanica per quantificare la potenza generata da un motore secondo la formula:

dove: • • • P è la potenza del motore espressa in W (watt) al numero di giri desiderato T è la coppia generata espressa in Nm (newton × metri) ω è la velocità angolare espressa in radianti al secondo a cui si riferisce la potenza P (NB. ω = 2·π·f dove f = n° giri al secondo)

Aderenza Con accezione più tecnica, la forza che si oppone allo scorrimento relativo di due superfici a contatto; un caso tipico è quella che si sviluppa tra la ruota motrice di un veicolo e l'asfalto, data dal prodotto del peso del carico gravante sulla ruota per il coefficiente di attrito (o coefficiente di attrito

statico), massimo quando le superfici che vengono a contatto sono asciutte o anche completamente bagnate, minimo quando sono appena umide, fangose o ricoperte di grasso, ecc... ELEMENTI DI FISICA Accelerazione L'accelerazione rappresenta la variazione di velocità positiva (detta accelerazione) o negativa (detta decelerazione) nell'unità di tempo. Nel SI l'accelerazione si esprime in m/s2. Sovente è anche espressa in g, dove un g rappresenta l'accelerazione gravitazionale terrestre che è pari a circa 9,81 m/s2. Spazio di frenatura ed arresto Lo spazio (distanza) di arresto è la somma di due tratti di strada: il primo è percorso dal veicolo durante il tempo di reazione del conducente, cioè il tempo che intercorre tra l’istante in cui il conducente percepisce il pericolo e quello in cui interviene sul pedale del freno; il secondo tratto è quello percorso dal veicolo durante l’azione frenante fino all’arresto (spazio di frenatura). Lo spazio percorso durante il tempo di reazione dipende dalla velocità del veicolo e dalle condizioni psicofisiche del conducente (prontezza di riflessi). Il tempo di reazione medio di un conducente in buone condizioni è di circa i secondo. La distanza percorsa in tale tempo può essere approssimativamente calcolata dividendo la velocità per 10 e moltiplicandola poi per 3. Effetti della forza centrifuga nel moto in curva Il moto di un veicolo stradale che percorre una curva può essere studiato come un moto circolare uniforme assimilando il tratto di strada in curva ad un settore della circonferenza. In curva il veicolo è soggetto a: una forza centripeta dovuta all'accelerazione centripeta diretta verso il centro della traiettoria. Una forza centrifuga di pari intensità ma diretta in senso opposto alla forza centripeta; tale forza nasce come reazione alla forza centrifuga (principio di azione e reazione della dinamica) una forza peso del veicolo diretta verso la superficie stradale. L'azione combinata di questo sistema di forze è direttamente responsabile

della stabilità di marcia in curva. Quando prevalgono gli effetti di alcune forze su altre si può determinare lo slittamento del veicolo (perdita di aderenza trasversale delle ruote) con fuoriuscita dello stesso dalla traiettoria e/o dalla sede stradale ovvero il vero e proprio ribaltamento del veicolo. Lo studio degli effetti della forza centripeta, della forza centrifuga e del peso su un veicolo stradale che percorre una curva è estremamente importante ai fini della stabilità di marcia. Dal bilancio delle forze che agiscono in senso orizzontale sul veicolo si ricava che l'azione della forza centrifuga diretta verso l'esterno della curva è contrastata dall'azione della forza di aderenza delle ruote diretta verso l'interno della curva che può essere al massimo a Fa=p*µs (limite dovuto all'aderenza). Si ha che: • quando Fc è inferiore a Fa (si verifica quando la velocità di percorrenza della curva è inferiore ad un determinato valore limite) il veicolo non slitta e percorre la curva mantenendo la traiettoria impostata; quando Fc e superiore a Fa ( si verifica quando la velocità di percorrenza della curva è molto alta e supera un determinato valore limite) il veicolo slitta trasversalmente verso la parte esterna della curva.

Dal bilancio dei momenti delle forze che agiscono sul veicolo si ricava che quando Fc*h (momento ribaltante che tende a far ribaltare il veicolo) è superiore a P*(l/2) (momento stabilizzante che contrasta il momento ribaltante il veicolo si ribalta. ELEMENTI DI FISICA Resistenza al Moto Lo studio della della resistenza al moto dei veicoli a motore è fondamentale per il corretto dimensionamento del propulsore (potenza, coppia). Lo studio conduce alla definizione dell'equazione della trazione dalla quale si individua la resistenza totale che incontra il veicolo nella marcia su strada nelle varie condizioni (Carico pendenza della strada, etc) Nelle applicazioni automobilistiche, due situazioni di marcia appaiono meritevoli di approfondimento in quanto particolarmente ricorrenti: • • la marcia con moto uniforme la marcia di un veicolo sottoposto ad accelerazione

Per muover un veicolo con moto uniforme, il motore deve vincere le resistenze che si oppongono al movimento dovuto essenzialmente al

rotolamento dei pneumatici, dall'attrito dei supporti delle ruote e dai meccanismi vari, all'impatto della carrozzeria con l'aria, alla pendenza della strada. Le resistenze che devono essere superate per mantenere il moto uniforme (velocità costante) sono: • la resistenza al rotolamento(Rr) che dipende dalla deformazione dei pneumatici, dagli attriti dei supporti delle ruote, dei meccanismi e degli organi di sospensione; tali resistenze sono considerate proporzionali alla massa del veicolo e cioè le resistenza al rotolamento e pari a Rr= f*P ove f è un coefficiente riferito all'unità di peso del veicolo che dipende ache dalle velocità; P è il peso del veicolo; la resistenza aerodinamica (Ra) che dipende essenzialmente dalla velocità (V) nonché: - dalla forma della carrozzeria ( il coefficiente di forma è denominato Cx); veicoli più affusolati hanno un basso coefficiente di forma mentre i veicoli più squadrati hanno un coefficiente di forma più alto in quanto incontrano maggiore resistenza a penetrare l'aria. - dalla sezione frontale (S); veicoli più alti e più larghi (ad esempio autocarri) hanno una superficie frontale maggiore di veicoli bassi e stretti (ad esempio autovetture sportive) e pertanto incontrano maggiore resistenza all'aria. -dalla densità dell'aria (ρ) che è indipendente dal tipo di veicolo: la resistenza aerodinamica vale, in generale : Ra= Cx*S*½* ρ*(V)2 la resistenza dovuta alla pendenza della strada (Rp) che è proporzionale alla pendenza della strada (i) espressa in percentuale (ad esempio per una strada che ha una pendenza del 5% i=0,05) e il peso del veicolo; la resistenza può essere calcolata con Rp=i*P.

Pertanto, la forza resistente totale che incontra un veicolo che marcia con moto uniforme vale Rtot=Rr+Ra+Rp L'equazione della trazione scritta nella forma completa: Rtot = f · P + Cx · S · ½ · ρ · (V)2 +i · P Concetti sull'attrito
L'attrito (o forza d'attrito) è una forza dissipativa che si esercita tra due superfici a contatto tra loro e si oppone al loro moto relativo. La forza d'attrito che si manifesta tra superfici in quiete tra loro è detta di attrito statico, tra superfici in moto relativo si parla

invece di attrito dinamico.

L'attrito radente è dovuto allo strisciamento (ad esempio, l'interazione tra due superfici piane che rimangono a contatto mentre scorrono l'una rispetto all'altra)

L'attrito volvente si presenta quando un corpo cilindrico o una ruota rotola senza strisciare su una determinata superficie.

La resistenza viscosa è dovuta, come suggerisce il nome stesso, alle forze viscose che si scambiano il corpo ed il fluido in moto relativo con esso. Se infatti il fluido è viscoso e se, per esempio, consideriamo il corpo in moto ed il fluido fermo, le particelle di fluido a contatto con il corpo dovranno essere in moto con il corpo (condizione di aderenza). Il corpo quindi eserciterà sulle particelle di fluido più prossime ad esso una azione accelerante. Per il principio di azione e reazione, il fluido quindi eserciterà sul corpo una azione frenante. In altre parole gli strati di fluido immediatamente adiacenti al corpo tenderanno ad esercitare delle azioni di forza tangenziale a causa della differenza di velocità, scambiandosi la forza F

Concetti fondamentali sull'elettricità La corrente elettrica è un fenomeno che consiste nello spostamento di elettroni (particelle con carica negativa) da punti a potenziale più basso a punti a potenziale più alto. Gli elettroni sono particelle molto piccole che ruotano nella parte esterna dell'atomo intorno al suo nucleo centrale costituito da protoni (particelle con carica positiva) e neutroni. Gli elettroni si muovono con facilità da un punto all'altro nei solidi metallici mentre non si muovono nei materiali isolanti che pertanto non tramettono corrente elettrica (plastica, gomma, ceramica). La carica elettrica che attraversa una sezione di un conduttore nell'unità di tempo si definisce come intensità della corrente elettrica e si misura in ampere. La differenza di potenziale tra due punti ( punti a potenziale diverso) è la forza che consente agli elettroni di sposarsi da un punto all'altro del conduttore. La forza è detta forza elettromotrice e si misura a circuito aperto in volt. La quantità di carica elettrica che attraversa un conduttore nell'unità di tempo (intensità di corrente i) dipende sia dalle caratteristiche del conduttore (resistenza elettrica R). Vale la seguente relazione generale (legge di Ohm): i= V/R dove : i : intensità della corrente

v: differenza di potenziale R: resistenza elettrica

Unità di misura nelle varie grandezze Tabella: Grandezze di base del Sistema Internazionale. Grandezza Nome lunghezza massa tempo corrente elettrica temp. termodinamica quantità di materia intensità luminosa Dimensione b) L M T I Unità di base SI
Nome metro chilogra mmo secondo ampere Simbolo

Simbolo a) l m t I T n I dim l dim m dim t dim I dim T dim n dim I

m kg s A K mol cd

kelvin

N J

mole

candela

EQUIPAGGIAMENTO E DISPOSITIVI DEI VEICOLI A MOTORE Dispositivi di freantura L'impianto di frenatura è l'insieme degli organi che hanno la funzione di diminuire o annullare la velocità di un veicolo oppure di tenerlo immobile se è fermo. L'impianto è sempre costituito da: – – – comando sistema di trasmissione freno

Il comando agisce sul freno tramite il sistema di tarsmissione. Il comando è un dispositivo azionato dalla forza muscolare del conducente (tramite le mani o i piedi) Il sistema di trasmissione è l'insieme degli elementi che collegano il comando al freno e può essere di tipo meccanico, idraulico, pneumatico, elettrico o misto. Il freno è l'organo dove si sviluppano le forze che si oppongono al moto del veicolo è può essere del tipo ad attrito (le forze sono originate dall'attrito tra

le due parti in moto relativo), elettrico (le forze sorgono per azione elettromagnetica tra le due parti in moto relativo, a fluido (le forze sorgono per azione di un fluido tra due parti in moto relativo), a motore (le forze provengono dall'azione frenante del motore ed agiscono sugli organi della trasmissione collegati alle ruote). I freni (elementi frenanti sulle ruote) sono del tipo a tamburo oppure a disco. Dispositivi di segnalazione visiva e di illuminazione

Dispositivi
Luci di Posizione Luci della Targa Luci di ingombro Proiettori Abbaglianti Proiettori anabbaglianti Indicatori di direzione Luci di arresto Seganale di emergenza Proiettori Retromarcia

Motoveicoli (L3,L4,L5) Obbligatorie Obbligatorie -Obbligatorie Obbligatorie Obbligatorie Obbligatorie Obbligatorie Facoltativi

Ciclomotori (L1,L2) Obbligatorie --Facoltativi Obbligatorie Obbligatorie Obbligatorie Facoltativo Facoltativi Facoltativi Facoltativi Obbligatorie Facoltativi Obbligatorie Obbligatorie

Autoveicoli (M,N) Obbligatorie Obbligatorie Obbligatorie Obbligatorie Obbligatorie Obbligatorie Obbligatorie Obbligatorie Obbligatorie Obbligatorie Facoltativi Facoltativi Obbligatorie Obbligatorie –

Rimorchi (O) Obbligatorie Obbligatorie Obbligatorie Vietati Vietati Obbligatorie Obbligatorie – Facoltativi Obbligatorie Vietati Vietati Vietati Obbligatorie --

Note

Luci Posteriore per nebbia Facoltativi Fendinebbia Catadiottri post. non trian Catadiottri ant. Non trian Catadiottri lat. Non tian. Catadiottri pedali Facoltativi Obbligatorie – Facoltativi -

Dispositivi di Segnalazione Acustica Anche per i veicoli a due o tre ruote (ciclomotori e motoveicoli) è previsto un segnalatore acustico (dispositivo che, a comando, emette un segnale sonoro al fine di richiamare l'attenzione degli altri utenti della strada). Il dispositivo è obbligatorio per tutti i ciclomotori (a 2 o 3 ruote compresi i quadricicli leggeri a 4 ruote) e i motoveicoli (motocicli con e senza carrozzino) tricicli per il trasporto di persone o di cose compresi i quadricicli a motore) oltrechè per autoveicoli, velocipedi, macchine agricole e macchine operatrici. Anche il dispositivo per autoveicoli, analogamente a quello preivisto per i motoveicoli e ciclomotori deve emettere un segnale continuo ed uniforme e deve garantire un livello sonoro soggettivo minimo che si rileva tramite il fonometro. La rilevazione del livello sonoro viene effettuata posionando il fonometro ad una determinata distanza sull'asse del veicolo, davanti ad esso. La distanza di rilevazione varia in relazione alle prescrizioni della normativa alla quale il veicolo è stato approvato. Tutti i dispositivi installati sui veicoli devono essere di tipo approvato: su di essi deve essere indicato in modo chiaro ed indelebile il marchio di

omologazione. L'efficienza dell'avvisatore acustico viene controllata: • durante la circolazione del veicolo in sede di accertamento che il veicolo possiede le prescritte condizioni di sicurezza per la circolazione.

Dispositivi per la retromarcia I proiettori per la retromarcia servono ad illuminare il piano stradale retrostante il veicolo e contemporaneamente ad avvertire gli altri utenti della strada che il veicolo effettua o sta per effettuare la retromarcia. L'art. 200 regolamento del vecchio CDS consentiva l'installazione di uno o due proiettori per la retromarcia nella parte posteriore del veicolo ed entro la larghezza della sagoma di esso. Successivamente la direttiva 75/756/CEE modificata ed integrata da altre norme comunitarie ha reso obbligatoria la presenza di uno o due dei suddetti dispositivi su tutti i veicoli a motore appartenenti alla categoria internazionale M e N con almeno 4 ruote e velocità superiore a 25 km/h. Dispositivi silenziatori L'inquinamento acustico è uno dei gravi problemi che, insieme all'inquinamento atmosferico, concorre ad aumentare l'impatto ambientale dei veicoli a motore, con particolare riferimeto ai veicoli equipaggiati con motori a combustione interna. L'inquinamento acustico interessa ormai tutte le aree urbane, dove l'ntensità del traffico veicolare durante le ore diurne aggrava il problema. Tuttavia nel campo dell'autotrazione il livello di rumorosità (inquinamento acustico) differisce da veicolo a veicolo, soprattuto in base alle caratteristiche del tipo di motore installato. I veicoli equipaggiati con motore a combustione interna (motori termici) producono rumorosità dovuta essenzialmente all'emissione dei gas di scarico. Per tale ragione devono essere equipggiati di dispositivi silenziatori e di scarico che servono ad attenuare la rumorosità dei gas espulsi nell'atmosfera, in modo da emettere un livello di rumore accettabile e contenuto entro determinati limiti fissati dalle specifiche norme comunitarie. Nonostante gli assidui e severi controlli ( in occasione delle visita di revisione periodica con cadenza biennale per veicoli leggeri e annuale per quelli pesanti si effettua anche il controllo del livello sonoro) si può solo garantire il contenimento della rumorosità entro limiti accettabili (quelli stabiliti dalle norme) ma non è assolutamente possibile eliminarla. Inoltre, l'inquinamento acustico aumenta in modo direttamente proporzionale al numero dei veicoli che circolano. Gli autoveicoli analogamente ai ciclomotori e ai motoveicoli devono essere euipaggiati di dispositivi silenziatori e di scarico che servono ad attenuare la rumorosità dovuta all'emissione dei gas di scarico. In linea generale, il silenzatore di scarico devono: • risultare sempre di tipo approvato

• •

non possono essere manomessi o alterati debbono risultare sempre efficienti (non sfiatare, essere saldamente ancorati alla struttura portante del veicolo)

Visibilità Il conducente di un veicolo a motore deve disporre di un adeguato campo di visibilità verso la parte anteriore che dipende essenzialmente dalle caratteristiche costruttive della carrozzeria( forma del parabrezze, dimensione dei montanti del parabrezza, accessori installati nella parte anteriore del veicolo) Le principali prescrizioni fissate dalla norma che garantiscono un adeguato campo di visibilità nell'arco di 180° verso la parte anteriore riguardano: • l'esistenza di un numero determinato di punti di riferimento sulla superficie trasparente del parabrezza individuati rispetto alla posizione del conducenye il contenimento dei valori degli angoli d'ostruzione dei montanti. Entro valori determinati; per montanti si devono intendere gli elementi che costituiscono i supporti del tetto nella zona anteriore del veicolo.

In linea generale si può dire che il campo di visibilità del conducente può essere ostruito solamente da : • • • • deflettori laterali fissi antenne radio esterne dispositivi retrovisori dispositivi tergicristallo

Non vengono considerati, in ogni caso, ostruzioni: • i conduttori antenne radio incorporati( se la larghezza massima e pari a 0.5 mm) o stampati ( se di larghezza massima massima pari a 1 mm) i conduttori di sbrinamento e disappannamento di larghezza massima pari a 0,030 m.

La visibilità (con particolare riferimento a quello anteriore) non può essere ostruita da pellicole adesive applicate sul parabrezza e sui vetri laterali anteriori. Pneumatici e sospensioni I principali elementi costitutivi del pneumatico sono: fianco, zona laterale del pneumatico tra tallone e battistrada; tallone, elemento che collega il pneumatico al cerchio;

• •

carcassa o struttura, parte del pneumatico che sopporta il carico; può essere del tipo a: - costruzione radiale se è costituita da tele composte da fili radiali costruzione diagonale se è costruita da tele composte da fili inclinati (diagonali);

– battistrada (fascia di usura) all'esterno dell'involucro, che assicura
l'aderenza tra la ruota e la superficie stradale. Sul battistrada sono presenti gli incavi per lo smaltimento dell'acqua che devono mantenere la profodità minima prevista dal CDS nella zona centrale pari ai ¾ della superficie

– valvola di gonfiaggio, che serve per l'immissione di aria nella

camera d'aria o direttamente nel pneumatico senza camera d'aria (tipo tubless)

Caratteristiche tecniche Le caratteristiche tecniche fondamentali dei pneumatici sono: larghezza nominale della sezione (S), espressa, di norma in millimetri (ad es.: 315/80 R 22,5 154/145M); rapporto nominale d'aspetto, che rappresenta l'altezza del fianco (H) espressa come rapporto tra l'altezza nominale e la larghezza della sezione moltiplicata per 100 ( ad esempio : 315/80 R 22,5 154/145 M); nell'esempio l'altezza del fianco e il 80% della larghezza e cioè (315x89:100) tipo di struttura, che indica l'insieme delle caratteristiche tecniche della carcassa: diagonale, diagonale cinturata, radiale (315/80 R 22,5 154/145 M) diametro di calettamento del cerchio (D), espresso in pollici, sul quale viene montato il pneumatico (ad es.: 315/80 R 22,5 154/145 M) indice di carico (ad es.: 315/80 R 22,5 154/145 M) e indice di velocità ( ad es.: 315/80 R 22,5 154/145 M) che individuano rispettivamente il carico massimo ammissibile e la velocità massima ammissibile per il pneumatico; quando sono presenti due indici di carico ( ad es.: 315/80 R 22,5 154/145 M) il primo si riferisce al singolo pneumatico, il secondo al doppio pneumatico (ruote gemellate) altre pneumatici di tipo neve ( contraddistinti da sigla “M+S” o “MS” o “M-S” o “M&S”); pneumatici senza camera d'aria ( contraddistinti da sigle del tipo “TUBLESS” o “TUBE TYPE”);pneumatici rinforzati (contraddistinti da sigla del tipo “RINFORCED”); pneumatici rigenerabili ( contraddistinti da sigla del tipo “REGROVABLE”).

• •

• •

Efficienza ed usura I pneumatici devono essere : sempre in perfetta efficienza, privi di lesioni, non usurati; la profodità degli intagli principali (nella zona centrale del battistrada che copre i ¾ della superficie) deve essere pari almeno a :


◦ 1.60 mm per autoveicoli, filoveicoli e rimorchi ◦ 1.00 mm per motoveicoli ◦ 0.50 mm per ciclomotori.
Le sospensioni Le sospensioni assorbono le sollecitazioni causate dalla strada garantendo l'aderenza delle ruote al terreno ed assicurando una marcia confortevole, stabile e sicura. Le sospensioni sono costituite da: elementi elastici, che assorbono le sollecitazioni dovute alle irregolarità della strada (molla,balestra, molle di torsione, aria nelle sospensioni pneumatiche, ecc) ammortizzatori, che smorzano le oscillazioni che si innescano a causa degli elementi elastici (di norma, del tipo ad aria o ad olio) dispositivo sollevatore di un assale, che consente di sollevare da terra le ruote di un asse (generalmente l'ultimo asse posteriore)

I veicoli pesanti possono essere muniti di:

◦ per la marcia normale a veicolo scarico, oppure ◦ per lo spunto su terreni con poca aderenza; in tale modo il
carico del veicolo si riversa sulle ruote motrici aumentando la forza di trazione;

assale posteriore autosterzante (le ruote girano seguendo la traiettoria della curva) che consente di percorrere curve senza eccessivo strisciamento (e quindi consumo) delle ruote sul terreno

Cinture di sicurezza • Le cinture di sicurezza sono dispositivi a cinghia progettati e costruiti per ridurre i rischi derivanti da eventuali collisioni o improvvise decellerazioni del veicolo. Le cinture di sicurezza sono costituite da cinghie minite di opportuni sistemi di regolazione e di elementi di fissagio.

Tali dispositivi sono installati all'interno dei veicoli a motore e sono solidali alla struttura portante ovvero ai sedili in corrispondenza dei posti a sedere.

Le cinture di sicurezza sono di tre tipi:

◦ a due punti di ancoraggio (subaddominale e diagonale), ◦ a tre punti di ancoraggio (con o senza riavvolgitore), ◦ a quattro punti di ancoraggio •
Le cinture di sicurezza installate sui veicoli a motore devono essere di tipo omologato (gli estremi di approvazione risultano da apposita targhetta applicata sulla cintura). Gli autoveicoli in circolazione devono essere dotati di cinture di sicurezza se ne è previsto l'obbligo di installazione in base alle vigenti prescrizioni della normativa comunitaria. Sono esclusi dall'obbligo dell'installazione delle cinture di sicurezza i veicoli non predisposti fin dall'origine di appositi ancoraggi.

Dati di identificazione IL NUMERO DI TELAIO La composizione alfanumerica del numero di telaio è impresso con stampigliatura a freddo in fase di assemblaggio del veicolo dalla casa costruttrice ed è il vero sistema di identificazione dello stesso. L’ art. 74 del C.d.S. prescrive: “ 1. I ciclomotori, i motoveicoli, gli autoveicoli, i filoveicoli e i rimorchi devono avere per costruzione: a) omissis; b) un numero identificativo impresso sul telaio, ancorchè una struttura portante o equivalente, riprodotto in modo tale da non poter essere cancellato o alterato. 2. la targhetta ed il numero di identificazione devono essere collocati in punti visibili, su una parte del veicolo che normalmente non sia suscettibile di sostituzione durante l’utilizzazione del veicolo stesso.”. Nel nostro paese il decreto del Ministro dei trasporti del 30 Settembre 1978 ha recepito la direttiva CEE 78/507, che ha imposto per i veicoli, esclusi i motocicli e ciclomotori, omologati a partire dal 1983 una codifica del numero di telaio basata su alcune regole comuni. Essa prevede una combinazione di lettere e numeri che renda possibile il riconoscimento inequivocabile di ogni veicolo per un periodo di almeno tren’anni. Con il D.M. 03.11.94 che recepiva la direttiva n. 93/34/CEE, anche i ciclomotori, motoveicoli e veicoli a tre ruote seguono le stesse regole già fissate per tutti gli altri veicoli.

La sigla di identificazione detta anche “V.I.N.”, dalle iniziali di Vehicle Identification Number, è costituita da una combinazione alfanumerica attribuita dal costruttore ad ogni singolo veicolo, deve essere punzonata in punto visibile e su struttura portante ossia non soggetta a sostituzione ed è costituita da tre sezioni, per un totale di 17 caratteri alfanumerici. Poichè i veicoli ovunque siano stati prodotti sono destinati a circolare in tutto il mondo, al fine di creare possibili confusioni, sono stati adottati dei criteri internazionali accettati da tutti i costruttori. Ad elaborare questi criteri provvede la ISO (International Standard Organization), gli ISO più importanti relativi ai veicoli sono:ISO 3779: adottato dalla conferenza di Ginevra del 1975 e contiene la definizione generale del veicolo;ISO 3780: definisce il W.M.I. (World Manufacturer Identification) ossia il paese ed i costruttore che ha prodotto il veicolo;ISO 3833: definisce tutti i veicoli a motore escluso i ciclomotori;ISO 4030: definisce il numero di identificazione del veicolo, la sua ubicazione e composizione; tecnicamente viene indicato come V.I.N. Criteri di carattere generale del V.I.N. sono i seguenti:Deve seguire le regole ISO e deve essere impresso in luoghi determinati dal costruttore, possibilmente su un’unica riga, eccezionalmente, per motivi tecnici può essere disposto su due righe;Deve essere composto da 17 caratteri alfanumerici di cui almeno gli ultimi 4 devono essere numerici in quanto determinano l’ordine progressivo del costruttore;Si possono utilizzare lettere o numeri predeterminati, per quanto attiene i numeri dallo 0 al 9, per le lettere si utilizza A, B, C, D, E, F, G, H, J, H, L, M, N, P, R, S, T, U, V, W, X, Y, Z. Come si sarà notato non possono essere utilizzate le lettere I, Q, O. Solo eccezionalmente la lettera O si utilizza nella sezione W.M.I., nel terzo carattere, per indicare il costruttore OPEL, PORSCHE e FORD Germania. Le sezioni del V.I.N. sono indicate a livello internazionale con le seguenti sigle:I. W.M.I : Identifica il paese e la casa costruttrice;II. V.D.S.: identifica il modello ed altre caratteristiche del veicolo;III. V.I.S. : identifica il particolare esemplare;-

Ancora oggi, anche addetti ai lavori, non sempre sono in grado di leggere correttamente una composizione alfanumerica del numero di telaio, che non è, come qualcuno crede, un guazzabuglio di lettere e cifre senza senso ma bensì, un insieme di codici ben precisi ove ogni carattere ha un senso ben definito. Esempio veicolo di costruzione Italiana:

Siamo in grado di decodificare qualunque V.I.N. attraverso tabelle che non vengono qui pubblicate per ragioni di riservatezza. TARGHETTA DEL COSTRUTTORE Utilizzata da sempre ed apposta sui veicoli ad iniziativa dalle case costruttrici, la targhetta di identificazione, con l’introduzione del nuovo codice della strada (D.L.vo 285/92) e divenuta un dato identificativo obbligatorio. Come abbiamo già visto ai paragrafi precedenti, secondo l’Art.74 C.d.S. , i ciclomotori, i motoveicoli, gli autoveicoli, i filoveicoli e i rimorchi (ma anche le macchine agricole e le macchine operatrici) devono avere per costruzione una targhetta di identificazione, solidamente fissata al veicolo stesso e collocata dal costruttore in un punto visibile, su una parte del veicolo che normalmente non sia suscettibile di sostituzione durante l'utilizzazione.

La targhetta, costituita da metallo leggero, di solito alluminio, oppure plastica adesiva, deve essere solidamente fissata in punti facilmente visibili e accessibili del veicolo, con viti o nella stragrande maggioranza dei casi con rivetti, di solito nel vano motore, e contiene obbligatoriamente almeno i seguenti dati:

• denominazione della casa costruttrice, anche in sigla o numero; • tipo e modello del veicolo in sigla o codice costruttore;

• numero di telaio del veicolo; • numero dell’omologazione. Esempio di targhetta in alluminio:-

ELEMENTI DI FISICA Dispositivi di illuminazione • I dispositivi di illuminazione e segnalazione visiva installati sui veicoli hanno specifiche caratterstiche in relazione alla funzione che devono svolgere:

▪ luci di posizione anetriore e posteriori: servono a segnalare
la presenza e la larghezza del veicolo visto dalla parte anteriore;

▪ proiettori abbaglianti: servono ad illuminare in profonita il
piano stradale antistante il veicolo;ù

▪ proiettori anabbaglianti: servono ad illuminare il piano
stradale antistante il veicolo senza abbagliare i conducenti dei veicoli provenienti dal senso opposto di marcia;

▪ luci di ingombro: servono ad indicare chiaramente la

larghezza del veicolo “fuori tutto”. L'installazione dei dispositivi è obbligatoria per i veicoli aventi larghezza superiore a 2,10 m (facoltativa per quelli aventi larghezza compresa tra 1,80 e 2,10m) l'illuminazione della strada in caso di nebbia, caduta di neve, pioggia, nubi di polvere: sono installati nella parte anteriore del veicolo. Tali dispositivi non sono obbligatori per nessuna categoria di veicoli.

▪ proiettori fendinebbia anteriori: servono a migliorare

▪ Indicatori di direzione: servono a segnalare agli altri utenti

della strada che il conucente intende cambiare direzione verso destra o verso sinistra: sono installati nella parte anteriore, posteriore e laterale del veicolo; indicatori di direzione simultameamente): serve a segnalare il pericolo rappresentato momentaneamente dal veicolo per altri utenti della strada. Tali dispositivi sono obbligatori per i veicoli omologati a partire dall' 1.1.1989; stradaleretrostante al veicolo e contemporaneamente ad avvertire gli altri utenti della strada che il veicolo effettua o sta per effettuare la retromarcia; sono installati nella parte posteriore del veicolo. Tali dispositivi sono obbligatori per i veicoli omologati a partire dal 01.01.1989;

▪ segnalazione di emergenza (quando funzionano tutti gli

▪ proiettori per la retromarcia: servono ad illuminare il piano

▪ luci di arresto servono ad indicare agli altri utenti della strada
che si trovano dietro il veicolo che il conducente sta azionando il freno di servizio: sono installati nella parte posteriore. E' consentita l'installazione di una terza luce di arresto supplementare nella parte posteriore dei veicoli stradali (nuovi o in circolazione) a condizione che sia di tipo approvato e sia installata in posizine simmetrica ed ad un altezza superiore a quella dei dispositivi obbligatori;

▪ dispositivo di illuminazione della targa di
immatricolazione: serve ad illuminare o rendere leggibile la targa di immatricolazione posteriore del veicolo;

▪ luci posteriori per nebbia: servono per rendere visibile il

veicolo dalla parte posteriore in caso di forte nebbia: sono installate nella parte posteriore del veicolo. Tali dispositivi sono obbligatori per i veicoli omologati a partire dall'01.01.1989 mentre sono facoltativi sui veicoli già circolanti. un veicolo in sosta in un centro abitato (possono sostituire le luci di posizione);

▪ Luci di stazionamento: servono per segnalare la presenza di

▪ luci di posizione laterali: servono ad indicare la presenza del

veicolo visto lateralmente. L'installazione è obbligatoria per i veicoli omologati a partire dall'01.10.1993 e aventi lunghezza superiore a 6 m. Numero: tale che la distanza tra due dispositivi non sia superiore a 3m ed il dispositivo posteriore non disti più di 1 m dal filo posteriore della carrozzeria; mediante riflessione della luce proveniente da una sorgente luminosa estranea al veicolo stesso. La recente normativa cominitaria impone l'installazione di:

▪ catadiottri: servono a segnalare la presenza di un veicolo

▪ catadiottri anteriori: sono obbligatori per rimorchi e
semirimorchi, sono facoltativi per gli autoveicoli.

▪ Catadiottri posteriori: sonoobbligatori per

autoveicoli, rimorchi e semirimorchi (quelli di rimorchi e semirimorchi devono avere forma triangolare) rimorchi aventi lunghezza superiore a 6m e devono essere installati secondo le prescrizioni valide per l'installazione delle luci di posizione laterale.

▪ catadiottri laterali: sono obbligatori per autoveicoli e

▪ Luci di marcia diurna: servono a rendere più facilmente
visibile il veicolo durante la circolazione diurna.

Concetti fondamentali sulla riflessione della luce La riflessione della luce è quel fenomeno ottico secondo il quale un raggio luminoso che investe la superficie di separazione di due mezzi otticamente diversi viene rimandata indietro secondo ben determinate leggi . In generale , però , quando un fascio di raggi luminosi colpisce la superficie di separazione di due mezzi otticamente diversi , una parte della luce è rinviata nel primo mezzo determinando il fenomeno della riflessione , una parte penetra nel secondo mezzo determinando il fenomeno della rifrazione . Le leggi che regolano la riflessione sono le seguenti : • quando un raggio luminoso incontra una superficie riflettente torna indietro sotto forma di raggio riflesso • il raggio incidente , il raggio riflesso e la normale n alla superficie riflettente nel punto di incidenza giacciono su uno stesso piano • l ’ angolo di incidenza iˆ è uguale all’angolo di riflessione rˆ: iˆ = rˆ

Specchi sferici
Uno specchio sferico è costituito da una calotta sferica ricoperta di uno strato riflettente . Gli specchi sferici si dividono in due categorie : • specchi concavi se la superficie riflettente è quella interna della calotta sferica • specchi convessi se la superficie riflettente è quella esterna della calotta sferica . A differenza degli specchi piani , quelli sferici danno di un oggetto un’immagine che può essere rimpicciolita o ingrandita a seconda della posizione dell’oggetto rispetto ad esso . Gli elementi caratteristici degli specchi sferici sono : • centro di curvatura : centro C della sfera di cui fa parte la calotta sferica riflettente • vertice : punto centrale dello specchio sferico • asse ottico principale : retta CV passante per il centro C e per il vertice V • angolo di apertura : angolo B Cˆ A individuato dai due raggi CA e CB condotti dal centro C e passanti per gli estremi A e B dell’arco sezione B Vˆ A • asse secondario : ogni retta passante per il centro C che incontri lo specchio considerato • fuoco F : punto medio F del segmento CV ( per specchi di piccola apertura ) = punto in cui convergono , dopo la riflessione , i raggi

• • • • • •

luminosi incidenti paralleli all’asse ottico principale distanza focale f : distanza tra il fuoco F ed il vertice V Indicheremo con la lettera p la distanza oggetto-specchio , con la lettera q la distanza immaginespecchio Il cammino di un raggio luminoso è reversibile ogni raggio luminoso incidente proveniente dal centro dello specchio si riflette su se stesso immagine reale = luogo di incontro dei raggi riflessi dallo specchio provenienti da un fascio di raggi luminosi uscenti dalla sorgente immagine virtuale = luogo di incontro dei prolungamenti di un fascio di raggi luminosi riflessi divergenti

Per gli specchi sferici vale la legge dei punti coniugati : • • •

1 1 1  = p q f

p = distanza dell’oggetto = distanza della sorgente dal vertice V dello specchio q = distanza dell’immagine = distanza dell’immagine dal vertice V dello specchio f = distanza focale = distanza del fuoco dal vertice V dello specchio

Riflessione di un fascio di raggi luminosi paralleli all’asse ottico principale di uno specchio sferico concavo : se lo specchio è di piccola apertura tutti i raggi riflessi convergono in un punto dell’asse ottico principale , chiamato fuoco . Ogni raggio luminoso , parallelo all’asse ottico principale , si riflette passando per il fuoco Un fascio di raggi luminosi provenienti da una sorgente puntiforme posta nel fuoco di uno specchio sferico di piccola apertura si riflette in un fascio di raggi luminosi paralleli all’asse ottico principale . Ogni raggio luminoso passante per il fuoco si riflette parallelamente all’asse ottico principale Riflessione di un fascio di raggi luminosi paralleli all’asse ottico principale di uno specchio sferico convesso : tutti i raggi riflessi divergono in modo che i loro prolungamenti passano per il fuoco dello specchio sferico

Intercettando con uno specchio sferico convesso un fascio di raggi luminosi i cui prolungamenti convergono nel fuoco dello specchio , per il principio della reversibilità del cammino ottico i raggi riflessi sono paralleli all’asse ottico principale .

Concetti sul raffreddamento L'impianto di raffreddamento serve a mentenere costante la

temperatura di funzionamento del motore evitandone il surriscaldamento. Il sistema di raffreddamento sottrae al motore il calore che si produce per effetto della combustione e degli attriti e lo rilascia nell'atmosfera. • Il calore che non viene trasformato in lavoro (energia meccanica raccolta sull'abero motore) viene ceduto all'esterno tramite l'impianto di raffreddamento per evitare che: ▪ l'innalzamento della temperatura danneggi gli organi del motore ▪ l'olio perda le caratteristiche lubrificanti con conseguente precoce usura e/o fusione delle parti in movimento. • I sistemi di raffreddamento utilizzati nel campo automobilistico sono del tipo: ▪ ad aria (utilizzato prevalentemente su veicoli di piccola cilindrata e sui motocicli) ▪ a liquido refrigerante (largamente utilizzato su quasi tutti i veicoli) ▪ Principi sulla propagazione e dispersione del calore In fisica, processo attraverso il quale due corpi, a temperature differenti, si scambiano energia sotto forma di calore, raggiungendo l'equilibrio termico. Il calore si propaga per convezione, conduzione o irraggiamento. Sebbene questi tre processi possano avvenire contemporaneamente, non è infrequente che uno di essi prevalga rispetto agli altri due. Ad esempio, il calore si propaga prevalentemente per conduzione attraverso il muro di una casa, mentre l'acqua di un recipiente posto su un fornello si scalda quasi esclusivamente per convezione e la superficie terrestre riceve l'energia del Sole per irraggiamento. LA CONDUZIONE L'unica modalità di propagazione del calore nei solidi è la conduzione. Se si tiene un’estremità della barra ad alte temperature e l’altra estremità a temperatura più bassa lungo la barra viene trasmesso continuamente calore dall’estremità calda a quella fredda. Nello stato stazionario, la temperatura varia uniformemente (se la barra è uniforme) dall’estremità ad alta temperatura a quella a bassa temperatura. Il calore fornito fa aumentare l’energia cinetica delle molecole del metallo che sono a suo immediato contatto. Esse vibrano con maggiore ampiezza intorno alla posizione di equilibrio nel reticolo cristallino e urtano le molecole vicine cedendo una parte dell’energia cinetica. A loro volta queste molecole ne urtano altre vicine, consentendo così la propagazione del calore per conduzione lungo tutta la sbarretta. Poiché le molecole non abbandonano la posizione che occupano nel reticolo cristallino, non vi è spostamento di materia, ma soltanto di energia. Il calore si trasferisce rapidamente all'estremo più freddo, e al termine del processo la temperatura della barra, in equilibrio termico, è uniforme. LA CONVEZIONE

La propagazione del calore nei liquidi e nei gas avviene prevalentemente per convezione, e comporta un effettivo moto delle particelle di fluido tra punti a temperature differenti; in effetti, se si produce una differenza di temperatura all'interno di un liquido o di un gas, si stabilisce una corrente materiale di fluido. Il movimento può essere naturale o forzato. Se un liquido o un gas viene riscaldato, la sua densità ñ (massa per unità di volume Kg/m3) diminuisce. Trovandosi in un campo gravitazionale, la parte di fluido più calda, e quindi meno densa, sale, mentre la parte più fredda scende. Questo movimento, dovuto solo alla non uniformità della temperatura nel fluido, viene detta convezione naturale. La convezione forzata invece si ottiene se il fluido è sottoposto artificialmente a un gradiente di pressione, che lo mette in movimento, secondo le leggi della meccanica dei fluidi. Assistiamo a un esempio di convezione naturale nel riscaldamento di una stanza, durante il quale l'aria calda viene spinta a salire lungo i muri, mentre l'aria più fredda è attirata verso il radiatore. Poichè l'aria calda tende a salire e l'aria fredda a scendere, si ottiene la massima efficacia di funzionamento da radiatori e condizionatori d'aria installando i primi presso il suolo, e i secondi vicino al soffitto. Il fenomeno della convezione naturale favorisce la risalita dell'aria calda e del vapore nelle caldaie, e l'aspirazione dell'aria nei camini. La convezione spiega inoltre il movimento delle grandi masse d'aria intorno alla Terra, l'azione dei venti, la formazione delle nuvole, le correnti oceaniche e il trasferimento di calore dall'interno alla superficie del Sole. IRRAGGIAMENTO Il trasferimento di calore, da un corpo a temperatura più alta ad un corpo a temperatura più bassa per irraggiamento ha caratteristiche notevolmente diverse rispetto alle due modalità precedenti: si tratta infatti di un fenomeno essenzialmente elettromagnetico, senza l’intervento di mezzi materiali, che lo conducano lo trasportino con moto convettivo, non richiede il contatto diretto tra i corpi e può avvenire anche nel vuoto. In tal caso la trasmissione del calore sotto forma di onde elettromagnetiche, ciò mediante radiazioni emesse dalla sorgente termica. NOZIONI COMPLEMENTARI Traino dei veicoli Il traino dei rimorchi o semirimorchi deve avvenire nel completo rispetto delle prescrizioni previste dal CDS e compatibilmente con le caratteristiche tecniche, dimensionali e ponderali (peso) dei due veicoli (motrice e rimorchio) L'art. 63 CDS stabilisce le norme per il :

• •

traino di rimorchi e semirimorchi (veicoli abbinati ad una motrice) traino di veicoli non considerati rimorchi ( ad es.: veicoli in

avaria) effettuato nel rispetto delle condizioni di sicurezza della circolazione, in caso di: ▪ veicolo trainato non più in grado di circolare per avaria o per mancanza di organi essenziali, ▪ rimozione forzata (art.159 CDS) ▪ gravi esigenze su specifica autorizzazione del Ministero delle infrastrutture e dei traporti. • Il valore della massa massima rimorchiabile di una motrice (autocarro o autobus o trattore stradale) e indicato sulla carta di circolazione; tale valore viene assegnato in sede di omologazione o approvazione del veicolo; la massa del rimorchio o del semirimorchio non può mai superare il valore della massa rimorchiabile della motrice. Se questa indicazione manca il veicolo non è adatto al traino. Il traino di un rimorchio o di un semirimorchio può essere effettuato alle seguenti condizioni generali: • compatibilità tra i dispositivi di traino (occhione e ganci a campana ovvero perno e ralla) che devono risultare di tipo approvato; • complesso veicolare: ◦ iscrivibile nella fascia di ingombro di cui all'art. 217 CDS. ◦ Iscrivibile entro la curva di minor raggio descritta dal veicolo trattore: facendo avanzare lentamente il complesso con lo sterzo del veicolo trattore a fine corsa finchè il piano longitudinale mediano del trattore risulta perpendicolare all'allineamento iniziale del complesso, nessuna parte del complesso deve fuoriuscire dalla traccia dello spigolo esterno del trattore, ◦ adatto a transitare su curve altimetriche della superficie stradale; • compatibilità tra dispositivi di frenatura; • compatibilità delle giunzioni dei dispositivi di frenatura e di illuminazione e segnalazione visiva (collegamento elettrico tra motrice e rimorchio per far funzionare le le luci posteriori del rimorchio); • dimensioni dei veicoli e del complesso risultino contenute entro i limiti previsiti dall'art. 61 CDS ad eccezione dei veicoli adibiti al trasporto di veicoli, di contaniers e di animali vivi (v.art. 10 CDS) • massa dei veicoli e del complesso contenuta entro i limiti dell'art.62 CDS • rispetto delle prescrizioni concernenti il trasporto di merci pericolose • La visita e prova presso l'UMC per l'aggiornamento della carta di circolazione del rimorchio con l'indicazione dei numeri delle targhe delle trattrici alle quali il rimorchio può essere abbinato è: ▪ OBBLIGATORIA per veicoli che singolarmente o nel complesso superano i limiti di sagoma e/o di massa (veicoli eccezionali per massa e/o dimesnioni) compresi i mezzi d'opera ai quali può essere abbinato un rimorchio per trasporto di macchine operatrici;

eventualmente al titolare della licenza o dell'autorizzazione, effettuare tutte le verifiche inerenti la compatibilità tra i due veicoli ed assicurarsi che la massa effettiva del rimorchio o motrice in sede di omologazione o di approvazione; tuttavia, tale annotazione può essere richiesta volontariamente agli UMC. Il traino di veicoli non considerati rimorchi come il veicolo trainato non più in grado di circolare per avaria o per mancanza di organi essenziali o di rimozione forzata (art.159 CDS) può essere effettuato a condizione che rispondano alle esigenze di sicurezza della circolazione: ▪ solidità all'attacco ▪ modalità del traino ▪ condotta e cautela di guida. Il carrello appendice ( di primo tipo, secondo tipo, per autobus) può essere agganciato alla motrice alla quale risulta abbinato tramite esplicita annotazione riportata sulla carta di circolazione. L'aggiornamento del documento di circolazione deve essere richiesto presso il competente UMC che prevede all'approvazione del complesso (motrice più carrello appendice) e alla verifica dei documenti di origine del carrello.

▪ FACOLTATIVA negli altri casi: compete al conducente, ed

Massa rimorchiabile per veicoli diversi dalla categoria M1 Il traino è ammesso a condizione che: • la massa effettiva del rimorchio non superi la massa rimorchiabile della motrice riportata sulla carta di circolazione. • Il rapporto di traino arrotondato ai 100 kg (rapporto tra la massa complessiva del rimorchio e la massa della motrice) non superi: ▪ 0,5 se il rimorchio non è munito di dispositivi di frenatura; ▪ 0,8 se il complesso di veicoli non è dotato di freno di tipo continuo (un solo comando realizza la frenatura di motrice e rimorchio) ed automatico ( il rimorchio frena automaticamente in caso di distacco accidentale); ▪ 1,45 se il complesso di veicoli è dotato di freno di tipo continuo ed automatico. • Pertanto, nel caso di complessi di veicoli muniti di dispositivo di frenatura continuo ed automatico: ▪ per gli AUTOTRENI: il rapporto di traino tra la MASSA del RIMORCHIO (MR) e la MASSA della MOTRICE (M) non può superare 1,45; • per gli AUTOARTICOLATI: il rapporto tra la MASSA sugli assi del SEMIRIMORCHIO (S) e la TARA del TRATTORE (T) sommata al CARICO sulla RALLA © non può superare 1,45. • Il rapporto di traino deve essere compreso tra 3 e 6 nel caso di veicoli eccezionali o veicoli adibiti al trasporto eccezionale (la massa rimorchiabile non può comunque essere superiore a 8 volte la massa aderente del veicolo motore).

Massa rimorchiabile per veicoli della categoria M1 • Per i veicoli appartenenti alla categoria M1 la massa rimorchiabile massima risulta dalla carta di circolazione della motrice mentre il carico verticale massimo che può gravare sul gancio della motrice risulta da apposita targhetta applicata sul gancio di traino. Le norme del CDS sono disapplicate dalla normativa comunitaria che prevede un valore del rapporto di traino fino a quello tecnicamente ammesso per il veicolo (assegnato in sede di approvazione o omologazione) e comunque non superiore a: ▪ 1 nel caso di rimorchi muniti di freno di servizio (con rimorchio mai superiore a 3,500 kg), ▪ 1,5 nel caso di rimorchi muniti di freno di servizio agganciati a fuoristrada (con rimorchio mai superiore a 3500 kg), ▪ 0,5 nel caso di rimorchi senza freno di servizio (con rimorchio mai superiore a 750 kg). • Le caratteristiche del gancio di traino applicato sul veicolo (a sfera, ad uncino) risultano da: ▪ apposita targhetta applicata sul dispositivo di traino, ▪ carta di circolazione del veicolo. Agganciamento di caravan, rimorchi TATS ed altri Alle autovetture, agli autoveicoli per trasporto promiscuo di persone e cose (categoria non più prevista in base alle vigenti norme comunitarie) ed alle autocaravan e possibile abbinare: • caravan (rimorchi ad uso campeggio), • rimorchi TATS (rimorchi per il trasporto di attrezzature turistiche e sportive come alianti, barche, etc) • rimorchi per trasporto di cose, • altri senza che sia necessario sottoporre il complesso a visita e prova presso gli UMC perchè: • la carta di circolazione della motrice risulti aggiornata con annotazione relativa alla presenza di idoneo gancio di traino per rimorchi che riporta: • massa tecnicamente rimorchiabile, • larghezza massima di rimorchio agganciabile (che, di norma, può superare la larghezza del veicolo di non oltre 70 cm) • il veicolo trattore sia munito di due specchi retrovisori esterni regolabili e/o asportabili che non sporgano oltre 20 cm dalla sagoma del veicolo di maggiore ingombro traversale costituente il treno (tale limite di 20 cm può essere osservato quando il bordo inferiore dello specchio sia ad un altezza non inferiore a 2 m); • il valore della massa rimorchiabile della motrice sia uguale o superiore a quello del rimorchio;

il valore della massa verticale che insiste sulla sfera del gancio di traino non sia superiore al valore massimo del carico verticale che può sopportare il gancio (tale valore è riportato sulla targhetta della struttura di traino). L'agganciamento di caravan o rimorchi TATS ed altre categorie di veicoli (ad es. gli autocarri) è possibile previo apposito accertamento tecnico da parte di un UMC (deve essere accertata l'idonietà del tipo di retrovisore installato, in relazione alla larghezza del rimorchio). I carrelli appendice possono essere agganciati solamente ai veicoli ai quali risultano abbinati tramite apposita annotazione riportata sulla carta di circolazione.

Carico dei veicoli, accessori mobili, strumenti trainati Il modo in cui devono essere sistemate le cose sui veicoli è disciplinato da diverse norme del CDS le cui disposizioni devono essere raccordate tra loro per ottenere un quadro completo della materia. Il carico sui veicoli deve essere sistemato in modo tale che : • sia assicurata al conducente la piena visibilità in tutte le direzioni; • sia garantita la piena libertà di guida del conducente; • sia evitato il pericolo di caduta accidentale del carico o la dispersione (mediante apposita copertura con telone per prodotti pulverulenti come sabbia, macerie, oppure copertura con rete per materiali sfusi come barbabietole, piccoli rottami, ecc) • non venga compromessa la stabilità del veicolo; • non risultino nascosti gli indicatori di direzione, le luci, le targhe o i segnali fatti col braccio. • Tutti questi obblighi e il controllo del loro esatto adempimento incombono sempre sul conducente anche se il carico è materialmente sistemato da altre persone. Il dovere di corretta sistemazione del carico perdura per tutta la durata del trasporto e non si esaurisce nella sola fase della preparazione, prima della partenza. I principali fattori di sicurezza che incidono sul posizionamento del carico e che garantiscono la stabilità di marcia del veicolo sono: • il corretto posizionamento del carico in senso longitudinale: il carico deve essere distribuito lungo il piano della carrozzeria in modo omogeneo; il carico non deve essere concentrato in un punto o in una zona del piano di appoggio o in corrispondenza di un asse ( si rischia di sovraccaricare uno o più degli assi) o verso la cabina (si rischia di sovraccaricare l'asse anteriore) o verso la parte posteriore del veicolo (si rischia di sovraccaricare l'asse posteriore del veicolo e alleggerire l'asse anteriore); • il corretto posionamento in senso trasversale: il carico deve essere distribuito anche nel senso della larghezza del veicolo per

evitare di sovraccaricare lateralmente il veicolo (veicolo pendente da una parte) • il corretto posizionamento in altezza: il carico deve essere distribuito in altezza in modo da mantenere il baricentro del veicolo il più possibile basso (un baricentro di carico alto determina più facilmente il ribaltamento del veicolo in curva); pertanto i colli più pesanti devono essere sistemati verso il piano di carico (carcati per primi) mentre i colli più leggeri devono essere sistemati verso l'alto (caricati per ultimi) • il caricamento di merce sopra la cabina del guidatore è consentito solamente in presenza di apposito pianale di carico e nel rispetto delle condizioni previste per il carico; presenza e portata del pianale di carico sopra la cabina di guida risultano dalla carta di circolazione del veicolo • il carico non deve strisciare sul terreno e non deve sporgere oltre la sagoma del veicolo; • eccezionalmente, possono sporgere solo oggetti indivisibili che non devono comunque superare i limiti di sporgenza (oltre i 3/10 della lunghezza del veicolo, lateralmente non più di 30 cm dalle luci di posizione anteriore e posteriore); • la sporgenza del carico, anche di un solo centimetro, deve essere segnalata in modo idoneo. La disciplina del trasporto di cose sui veicoli detta due disposizioni generali e una serie di disposizioni sanzionatorie e proceurali per il sovraccarico. • I veicoli a motore non possono superare la massa complessiva indicata sul documento di circolazione e se la massa del veicolo supera quel limite si ha sovraccarico. Fumo di scarico dei motori (opacimetri) La misurazione della quantità e della qualità dei prodotti inquinanti emessi dai motori a combustione interna è possibile, come è noto, solamente tramite l'utilizzo di apparecchiature estremamente costose e sofisticate che, peraltro, sono disponibili solo presso appositi centri specializzati. Pertanto mentre il controllo in sede di omologazione del tipo di veicolo viene eseguito in modo approfondito, la verifica periodica effettuata in sede di revisione tesa ad accertare che il veicolo non produca emanazioni inquinanti viene eseguita mediante misurazioni più semplici che consistono essenzialmente nella rilevazione della opacità dei fumi con l'opacimetro. Revisione singola Qualora sorgano dubbi sulla persistenza dei requisiti di sicurezza, rumorosità ed inquinamento previsto dalle norme (ad esempio, inefficienza dell'impianto di frenatura con perdite di olio o di aria, deformazione della struttura portante, rumorosità eccessiva dello scarico, etc) l'organo accertatore invia una segnalazione all'UMC che può disporre la revisione singola (straordinaria) del veicolo emanando uno specifico provvedimento ai sensi dell'art.80 CDS. La visita di revisione singola è di esclusiva competenza

degli UMC.

Cenni sui veicoli con motore elettrico
Col termine motore elettrico si definisce una macchina elettrica in cui la potenza di ingresso è di tipo elettrico e quella di uscita è di tipo meccanico. La corrente elettrica passa in un avvolgimento di spire che si trova nel rotore. Questo avvolgimento, composto da fili di rame, crea un campo elettromagnetico al passaggio di corrente. Questo campo elettromagnetico è immerso in un altro campo magnetico creato dallo statore, il quale è caratterizzato dalla presenza di due o più coppie polari (calamite, elettrocalamite, ecc.). Il rotore per induzione elettromagnetica inizia a girare, in quanto il campo magnetico del rotore tende ad allinearsi a quello dello statore analogamente a quanto avviene per l'ago della bussola che si allinea col campo magnetico terrestre. Durante la rotazione il sistema costituito dalle spazzole e dal collettore commuta l'alimentazione elettrica degli avvolgimenti del rotore in modo che il campo magnetico dello statore e quello del rotore non raggiungano mai l'allineamento perfetto, in tal modo si ottiene la continuità della rotazione. Questo motore è alimentato a corrente continua, ma il sistema delle spazzole fa sì che la polarità all'interno degli avvolgimenti del rotore sia alternata durante la rotazione, quindi, tecnicamente, si tratta di un motore in corrente alternata. Durante la trasformazione, una modesta parte dell'energia viene dispersa per l'effetto Joule (dissipazione di calore). Dato il principio di funzionamento, un motore elettrico fa sempre muovere l'albero motore dimoto rotatorio; si può ottenere un moto lineare alternato utilizzando un glifo oscillante, componente meccanico che converte appunto il moto rotatorio in rettilineo oscillante. Tale motore può essere usato anche come generatore elettrico assorbendo energia meccanica, senza subire alcun cambiamento nella sua struttura, permettendo così una sua versatilità molto ampia, che gli permette di passare velocemente e senza accorgimenti esterni rivolti al motore da un funzionamento all'altro. Elementi di fisica Conoscenza delle varie parti componenti il circuito elettrico.

L'impianto elettrico è costituito da:

▪ accumulatore di carica elettrica (batteria); la batteria
accumula la carica elettrica generata dal generatore di corrente (dinamo o alternatore);

▪ un generatore di corrente (alternatore o dinamo);
l'alternatore (attualmente utilizzato) è un generatore di carica elettrica azionato da una cinghia collegata all'abero motore che produce corrente anche a bassi regimi.

L'accumulatore utilizzato nel campo automobilistico è una batteria con piastre di piombo (positive e negative) immerse in una soluzione di acqua distillata e acido solforico. La batteria a corrente continua fornisce una tensione di 12 volt oppure di 24 volt. L'alternatore è un generatore di corrente alternata munito di appositi diodi al silicio che raddrizzano la corrente alternata in corrente continua. La corrente (carica elettrica) viene utilizzata per tenere costantemente carica la batteria e per alimentare i vari utilizzatori elettrici del veicolo. L'alternatore viene largamente utilizzato su tutti i veicoli a motore per le sue caratteristiche di robustezza, affidabilità e per il peso contenuto. La corrente elettrica generata viene inviata al regolatore di tensione che ha il compito di mantenere costante il valore della tensione.

Funzionamento degli accumulatori Quando l’accumulatore è carico la materia attiva della piastra positiva è costituita da biossido di piombo (Pb02), la materia attiva della piastra negativa è costituita da piombo metallico allo stato spugnoso (Pb) e l’elettrolito da una soluzione di acido solforico (H2SO4) e acqua (H2O) avente una densità di 1,26-1,27 Kg/l a 30°C. Durante la scarica dell’accumulatore la corrente che esso fornisce all’utilizzatore provoca un mutamento della condizione prima descritta attraverso delle reazioni che portano il biossido di piombo (PbO2) costituente la piastra positiva a combinarsi con l’acido solforico (H2SO4) formando solfato di piombo (PbSO4), l’ossigeno (O) liberato dal biossido di piombo (PbO2) a combinarsi con l’idrogeno (H2) liberato dall’acido solforico (H2SO4) formando acqua (H2O). • Il piombo (Pb) costituente la piastra negativa si combina con l’acido solforico (H2SO4) formando così solfato di piombo (PbSO4); conseguentemente, la densità dell’elettrolito diminuisce come pure diminuisce la tensione, dapprima lentamente poi sempre più velocemente fino a precipitare ad esaurimento della riserva energetica. Durante la carica la corrente che l’accumulatore riceve dal generatore provoca le reazioni inverse rispetto a quelle della scarica per effetto delle quali vengono ad essere ripristinate le condizioni iniziali e cioè biossido di piombo (PbO2) sulla piastra positiva, piombo spugnoso (Pb) sulla piastra negativa e la densità dell’elettrolito al valore ottimale (1,26-1,27 Kg/l a 30°C). La tensione aumenta fino a raggiungere un certo valore, superato il quale si manifesta la elettrolisi dell’acqua che genera la scissione dell’idrogeno e dell’ossigeno che vengono rispettivamente liberati dalla piastra negativa e da quella positiva.

L’alternatore L’ alternatore è una macchina elettrica rotante che trasforma l’energia meccanica fornita da un motore (per es., una turbina idraulica) in energia elettrica. Diversamente da quella di altri generatori (per es., la dinamo), la corrente erogata dall’alternatore è alternata (da cui il nome). Struttura di un alternatore L’alternatore è costituito da una parte fissa, detta statore, e da una parte mobile, rotore. Su entrambe sono disposti dei conduttori elettrici collegati tra loro in modo da formare due circuiti. Uno dei due ha la funzione di creare il campo magnetico (avvolgimento induttore o di eccitazione) e l’altro quella di essere sede di forza elettromotrice indotta (avvolgimento indotto). Normalmente il campo magnetico è creato facendo circolare una corrente continua nell’avvolgimento posto sul rotore; in tal caso lo statore ha la forma di un cilindro cavo, nel cui interno, coassiale con esso, è disposto il rotore, che può avere forma cilindrica (rotore a poli lisci) ostellare (rotore a poli salienti). Negli alternatori di piccola potenza, quali quelli usati negli autoveicoli, il campo magnetico può essere generato anche con un magnete permanente, in questo caso manca l’avvolgimento di eccitazione. Con gli alternaori in cui il campo magnetico è creato con una corrente continua si possono raggiungere potenze superiori ai 1000 MVA (megavoltampere), mentre con quelli a magnete permanente non si va oltre i 100 kVA. Gli alternatori di grande potenza sono di solito azionati da turbine a vapore(turboalternatori). Principio di funzionamento di un alternatore Il motore fornisce l’energia meccanica per mantenere in movimento il rotore, la cui rotazione provoca, per la legge dell’induzione elettromagnetica, la nascita della forza elettromotrice. Alla conseguente circolazione di corrente è dovuta l’erogazione di energia elettrica. Gli alternatori possono funzionare anche da motori e trasformare energia elettrica in energia meccanica. In taluni impianti idroelettrici le stesse macchine funzionano da generatori nei momenti di grande richiesta di energia e da motori quando la richiesta è bassa. Immatricolazione – Documenti di circolazione Circolazione di Prova I veicoli adibiti alla circolazione di prova non sono obbligati a munirsi della carta di circolazione. L'autorizzazione alla circolazione di prova è rilasciata dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti attraverso gli Uffici Provinciali della Motorizzazione, ed ha validità annuale, le modalità per il rilascio, la revoca ed il rinnovo dell'autorizzazione sono stabilite con il decreto del prefato dicastero del 20 novembre 2003 n. 374. L'autorizzazione è utilizzabile per la circolazione di un solo veicolo per volta ed è tenuta a bordo dello stesso. Sul veicolo è presente il titolare dell'autorizzazione medesima o un suo dipendente munito di apposita delega ovvero un soggetto in rapporto

di collaborazione funzionale con il titolare dell'autorizzazione, purchè tale rapporto sia attestato da idonea documentazione e il collaboratore sia munito di delega. Foglio di via
1. Gli autoveicoli, i motoveicoli e i rimorchi che circolano per le operazioni di accertamento e di controllo della idoneità tecnica, per recarsi ai transiti di confine per l'esportazione, per partecipare a riviste prescritte dall'autorità militare, a mostre o a fiere autorizzate di veicoli nuovi ed usati, per i quali non è stata pagata la tassa di circolazione, devono essere muniti di un foglio di via e di una targa provvisoria rilasciati da un ufficio provinciale della Direzione generale della M.C.T.C. 1-bis. Alle fabbriche costruttrici di veicoli a motore e di rimorchi è consentito, direttamente o avvalendosi di altri soggetti abilitati, per il tramite di veicoli nuovi di categoria N o O provvisti del foglio di via e della targa provvisoria per recarsi ai transiti di confine per l'esportazione, il trasporto di altri veicoli nuovi di fabbrica destinati anch'essi alla medesima finalità. 1-ter. E' consentito ai veicoli a motore e rimorchi di categoria N o O, muniti di foglio di via e targa provvisoria per partecipare a riviste prescritte dall'autorità militare, a mostre o a fiere autorizzate di veicoli nuovi ed usati, di trasportare altri veicoli o loro parti, anch'essi destinati alle medesime finalità. 2. Il foglio di via deve indicare il percorso, la durata e le eventuali prescrizioni tecniche. La durata non può comunque eccedere i giorni sessanta. Tuttavia, per particolari esigenze di sperimentazione di veicoli nuovi non ancora immatricolati, l'ufficio provinciale della Direzione generale della M.C.T.C. può rilasciare alla fabbrica costruttrice uno speciale foglio di via, senza limitazioni di percorso, della durata massima di centottanta giorni.

Sospensione della carta di circolazione La sospensione della carta di circolazione è prevista in tutti i casi in cui il veicolo sia utilizzato in modo diverso da quello indicato sulla carta stessa. In base alla gravità della infrazione, la carta di circolazione inviata all'Ufficio provinciale del Dipartimento dei Trasporti Terrestri, che emana l'ordinanza di sospensione per un periodo di tempo compreso tra un minimo di 1 mese ad un massimo di 8, 12 in caso di recidiva. I casi che prevedono la sospensione come sanzione in dettaglio sono: • utilizzo di un veicolo per una destinazione o uso diversi da quelli indicati sulla carta in circolazione (da 1 a 6 mesi, da 6 a 12 per recidiva); • destinazione a locazione senza conducente di un veicolo non destinato a tale uso (da 2 a 8 mesi); • destinazione a noleggio con conducente di un veicolo non destinato a tale uso (da 2 a 8 mesi).

Revoca della carta di circolazione La carta di circolazione è revocata quando il veicolo non presenta più i requisiti minimi di conformità alle norme di sicurezza. In seguito a tale sanzione, il veicolo deve essere demolito.

Targhe dei veicoli e contrassegno di identificazione dei ciclomotori I ciclomotori sono dotati di un "Certificato di idoneità tecnica" (il librettino) che il conducente deve portare con se e di un "Contrassegno di Identificazione del Ciclomotore" (la targhetta) installato nella parte posteriore o si intenda usufruire della possibilità di trasportare un passeggero (per i ciclomotori omologati a farlo), nel qual caso è obbligatorio munirsi sia del nuovo "Certificato di Circolazione" che della nuova targa. LA TARGA è rilasciata a chi si dichiara proprietario del veicolo; il rilascio (che deve avvenire contestualmente alla domanda ed unitamente al rilascio del Certificato di Circolazione), può essere richiesto sia alla Motorizzazione Civile (DTT) che alle imprese di consulenza automobilistica abilitate Art. 114. Circolazione su strada delle macchine operatrici. 1. Le macchine operatrici per circolare su strada devono rispettare per le sagome e masse le norme stabilite negli articoli 61 e 62 e per le norme costruttive ed i dispositivi di equipaggiamento quelle stabilite dall'art. 106. 2. Le macchine operatrici per circolare su strada sono soggette ad immatricolazione presso gli uffici della Direzione generale della M.C.T.C., che rilasciano la carta di circolazione a colui che dichiari di essere il proprietario del veicolo. 3. Le macchine operatrici per circolare su strada sono soggette altresì alla disciplina prevista dagli articoli 99, 107, 108, 109, 111 e 112. Le macchine operatrici che per necessità funzionali hanno sagome e massa eccedenti quelle previste dagli articoli 61 e 62 sono considerate macchine operatrici eccezionali; ad esse si applicano le norme previste dall'art. 104, comma 8. 4. Le macchine operatrici semoventi per circolare su strada devono essere munite di una targa contenente i dati di immatricolazione; le macchine operatrici trainate devono essere munite di una speciale targa di immatricolazione. 5. Le modalità per gli adempimenti di cui ai commi 2 e 3, nonché per quelli riguardanti le modificazioni nella titolarità del veicolo ed il contenuto e le caratteristiche della carta di circolazione sono stabilite con decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione.

6. Le modalità per l'immatricolazione e la targatura sono stabilite dal regolamento. 7. Chiunque viola le disposizioni del presente articolo è soggetto alle medesime sanzioni amministrative, comprese quelle accessorie, previste per le analoghe violazioni commesse con macchine agricole (1). Procedure fine serie 1. Gli Stati membri possono, entro i limiti quantitativi contenuti nell'allegato XII, sezione B e per un periodo limitato, immatricolare e consentire la vendita o l'immissione in circolazione di veicoli nuovi conformi a un tipo di veicolo la cui omologazione non e' piu' valida, conformemente all'articolo 5, paragrafo 5. La presente disposizione e' applicabile soltanto ai veicoli che si trovavano nel territorio della Comunita' ed erano accompagnati da un certificato di conformita' valido rilasciato al momento in cui l'omologazione del tipo di veicolo in questione era ancora valida, ma che non erano stati immatricolati o messi in circolazione prima dellafine della validita' di detta omologazione. Questa possibilita' e' limitata ad un periodo di 12 mesi per i veicoli completi e di 18 mesi per i veicoli completati dopo la data in cui l'omologazione ha perso la sua validita'. 2. Per l'applicazione del paragrafo 1 a uno o piu' tipi di veicoli di una categoria determinata, il costruttore deve farne richiesta all'autorita' competente dello Stato membro che ha omologato il tipo o i tipi di veicoli corrispondenti prima della entrata in vigore delle direttive particolari o delle loro modifiche. La domanda deve precisare i motivi tecnici e/o economici che la giustificano. Se la domanda e' accettata dallo Stato membro, quest'ultimo deve comunicare entro un mese alle autorita' competenti degli altri Stati membri il tenore e le ragioni delle deroghe accordate al costruttore, insieme alle informazioni previste all'articolo 5, paragrafo 5. Ciascuno Stato membro interessato all'immissione in circolazione di questi tipi di veicoli e' incaricato del rispetto da parte del costruttore delle disposizioni previste all'allegato XII, sezione B. Gli Stati membri comunicano ogni anno alla Commissione un elenco ed i motivi delle deroghe accordate. OMOLOGAZIONE ED APPROVAZIONE DI VEICOLI, DI IMBARCAZIONI E RELATIVI COMPONENTI ED ENTITA' TECNICHE Verifica della trasformazione nei veicoli a 2 assi -allungamento passo In linea generale, la "trasformazione di un veicolo" consiste nella modifica di caratteristiche tecniche di rilievo quali la variazione

dell'interasse (distanza tra gli assi), l'aggiunta di un asse, la sostituzione del tipo motore (da benzina a gasolio e viceversa, etc) ed altre. La trasformazione riguarda veicoli: • nuovi; in tal caso l'approvazione delle modifiche viene effettuata prima dell'immissione in circolazione o contestualmente all'immatricolazione del veicolo ai sensi dell'art 75 cds • già in circolazione; in tal caso l'approvazione delle modifiche presuppone l'aggiornamento dei dati tecnici riportati sulla carta di circolazione ai sensi dell'art.78 cds. L'art. 78 CDS prescrive che qualora siano apportate modifiche alle caratteristiche costruttive o funzionali ovvero ai dispositivi di equipaggiamento oppure sia stato modificato o sostituito il telaio è necessario sottoporre il veicolo ad apposito accertamento tecnico presso il SIITtrasporti. L'approvazione della trasformazione di veicoli di tipo già omologati (immatricolati e non) ovvero il completamto della struttura portante di veicoli quali autotelai o telai scudati, anch'essi di tipo omologato, sono competenza dei CSRPAD e dei CPA del SIIT- Trasporti ad eccezione di alcune modifiche che riconducono il veicolo ad un tipo già omologato (ovvero il cui passo sia compreso tra due entrambe di tipo omologato) oppure provvedono all'allungamento dello sbalzo posteriore che sono invece competenza degli uffici locali del SIIT-trasporti. La trasformazione del veicolo deve essere effettuata: • in conformità alle prescrizioni del costruttore dell'autotelaio o telaio per rimorchio o semirimorchio che, di norma, individua le modalità per eseguire correttamente la trasformazione (ad esempio, zone della struttura portante che possono essere asportate, modificate, saldate) • in armonia con le vigenti prescrizioni aggiuntive emanate dal DTT relativamente all'idonietà delle strutture ad essere trasformate, all'anzianità del veicolo, ecc. Tuttavia, alcune modifiche sono ammesse senza il preventivo rilascio del nulla osta del costruttore del veicolo ancorchè nel rispetto delle prescrizioni della normativa in vigore (modifica dell'impianto di alimentazione a gas, installazione di gancio di traino di tipo omologato, installazione di alcuni dispositivi per disabili, ecc. In ordine alle prescrizioni del costruttore dell'autotelaio si osserva che l'art.236 regolamento di attuazione del vigente CDS prevede che ogni modifica riguardante la massa complessiva, la massa massima rimorchiabile, la massa massima sugli assi, il numero di assi, gli interassi, la carreggiata, gli sbalzi, il telaio anche se realizzato con una struttura portante o equivalente, l'impianto frenante o i sui elementi costitutivi, la potenza massima del motore, il collegamento del motore alla struttura del veicolo "... sia subordinata al rilasciomda parte della casa costruttrice del veicolo di apposito nulla osta.... salvo diverse o ulteriori prescrizioni della casa stessa..."

Il CDS stabilisce il principio secondo il quale, come ribadito anche con circolare n. 1728/M3/C2 del 18/10/2000 appositamente emanata da DTT, qualasiasi operazione che riguarda elementi costitutivi o essenziali del veicolo deve essere effettuata nel rispetto delle istituzioni dettate dai costruttori e riportate nei manuali per la trasformazione appositamente predisposti. La dichiarazione di "nulla osta" è un documento tramite il quale il costruttore dell'autotelaio o telaio montato per rimorchi o semirimorchi dichiara ammissibile la traformazione proposta dall'allestitore per quanto attiene il profilo tecnico-costruttivo. Nel citato documento, infatti, devono essere contenute tutte le prescrizioni e le condizioni che il costruttore del veicolo ritiene indispensabili per la realizzazione della trasformazione proposta. Non è ammesso il rilascio di dichiarazioni di "nulla osta" incomplete o generiche ovvero contenenti diciture con le quali vengono declinate le responsabilità derivanti dalla realizzazione della trasformazione. La dichiarazione di nulla osta è un atto in base al quale il costruttore del veicolo, si assume piena responsabilità della trasformazione che autorizza. Compete, invece , alla ditta che esegue la trasformazione effettuarla a perfetta regola d'arte ed attenersi alle direttive del costruttore del veicolo base. Tuttavia l'art.236 regolamento di esecuzione del vigente CDS prende in esame anche il caso in cui il costruttore non rilasci il nulla osta per motivi diversi da quelli di ordine tecnico (ad esempio: il veicolo risulta di importazione parallela, esistono motivi commerciali che ne impediscono il rilascio, ecc.). In tali circostanze, una relazione tecnica firmata da persona abilitata che attesti la possibilità di esecuzione della modifica sostituisce a tutti gli effetti il nulla osta del costruttore richiesto ai sensi dell'art.236 regolamento CDS. La trasformazione di un veicolo deve essere sempre attuata conformemente alle prescrizioni del costruttore dell'autotelaio nonchè alle prescrizioni della normativa in vigore all'atto dell'omologazione del veicolo. Il DTT ha fissato alcune prescrizioni aggiuntive che costituiscono i presupposti fondamentali per l'esecuzione delle modifiche alla struttura portante o agli elementi costitutivi dei veicoli in circolazione. Tra i principali requisiti che sono richiesti per attuare la trasformazione di veicoli in circolazione compaiono: • anzianità di immatricolazione: non deve essere superiore a sette anni rispetto a quella di presentazione della domanda di ammissinone a visita e prova; • idonietà delle strutture interessate dalla strasformazione a subire le modifiche: è necessaria apposita dichiarazione del trasformatore sul perfetto stato di conservazione della struttura portante del veicolo e sull'idonietà a ricevere la trasformazione. Applicazione di cassone ribaltabile e di carrozzerie speciali I veicoli allestiti con carrozzerie di tipo ribaltabile sono costituiti fondamentalmente da una struttura (o controtelaio) permanente ancorata all'autotelaio sulla quale è appoggiato un cassone che può essere ribaltato posteriormente o lateralmente.

L'approvazione di veicoli con carrozzeria ribaltabili si ottiene sottoponendo ad accertamento tecnico i singoli esemplari allestiti dalle varie ditte costruttrici; tuttavia le attrezzature ribaltabili costruite in serie ed installabili su diversi veicoli possono essere approvate o riconosciute per tipo; in questo caso, la ditta costruttrice della struttura "tipizzata", dopo aver avuto il riconoscimento del tipo presso i competenti uffici del SIIT-trasporti, rilascia per ogni esemplare della struttura costruito, un certificato di origine tramite il quale attesta, tra l'altro, la conformità della struttura prodotta al tipo riconosciuto e già approvato. Si possono allestire con carrozzerie ribaltabili gli autocarri (con cassone ribaltabile trilaterale, bilaterale o posteriore), i motocarri (solo con cassone ribaltabile posteriore e a condizione che la verticale passante per il baricentro del veicolo sia interna ai tre punti di appoggio e a distanzan non minore di cm 10 dall'asse posteriore) compresi i quadricicli a motore ( compatibilmente con le direttive del costruttore del veicolo) ed i rimorchi. Verifica analitica su carichi sugli assi. La normativa stabilisce anche i limiti di massa che non devono essere superati in corrispondenza degli assi e precisamente: • la massa gravante sull'asse più caricato: non deve eccedere 12t, qualunque sia il tipo di veicolo, ecomunque non può eccedere il valore limite riconosciuto ammissibile dalla casa costruttrice del veicolo stesso; • la somma delle masse in corrispondenza di due assi contigui che è fissata in: ▪ 12t se la distanza assiale è inferiore a 1m; ▪ 16t se la distanza assiale è uguale o superiore a 1m e inferiore a 1,3m; ▪ 20t se la distanza assiale è pari o superiore a 1.3m ed inferiore a 2m.

L'omologazione permette alla casa costruttrice di realizzare una serie di autoveicoli identici al prototipo provato. Ciascuno degli esemplari prodotti potrà essere immatricolato direttamente con i documenti forniti dalla fabbrica. Il collaudo in unico esemplare comporta dei controlli che, pur essendo rigorosi, normalmente non sono articolati come nell'omologazione. Si ricorre a questa procedura, di solito, quando non c'è l'esigenza di produrre in serie degli esemplari identici. Molti autoveicoli industriali e commerciali da lavoro (allestiti con cassoni,

furgoni e apparecchiature come gru caricatrici o sponde montacarichi) hanno dovuto sostenere un collaudo di questo tipo, per essere dichiarati idonei alla circolazione. Con la revisione, infine, viene periodicamente verificato che l'autoveicolo conservi ancora tutti i requisiti per l'idoneità alla circolazione, stabiliti in precedenza tramite omologazione o collaudo in unico esemplare. Si tratta di una procedura applicabile solo ad autoveicoli non modificati e già circolanti. Attualmente, la revisione può essere effettuata sia nelle sedi periferiche del Dipartimento dei Trasporti Terrestri, sia nei centri privati di revisione, per veicoli di massa massima ammessa fino a 3,5 t o max 16 posti.

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