Sei sulla pagina 1di 4

Natalit

Il tema della natalit assume nella nostra


epoca un grandissimo rilievo sociale. Secondo
il Report sugli indicatori demografici 2014,
pubblicato a febbraio 2015 dall'ISTAT, sono
509 mila le nascite nel 2014, cinquemila in
meno rispetto al 2013, il livello minimo dall'Unit d'Italia, e si conferma la tendenza degli
ultimi anni che vede dilatarsi la forbice tra nascite e decessi: da -7 mila unit nel 2007 a -86
mila nel 2013.
Nel 2014 il numero medio di figli per donna
stato pari a 1,39, distante dalla media UE
(1,58 figli nel 2012) e insufficiente a garantire
il ricambio generazionale.

Senza il contributo delle donne immigrate, la


natalit in Italiarisulterebbe ancora pi bassa,
ma risultano in forte calo anche le nascite da
madri straniere, scese per la prima volta sotto
la soglia dei 2 figli per donna. Si registra,
inoltre, un nuovo aumento della speranza di
vita alla nascita, con gli uomini che oltrepassano la soglia degli 80 anni e le donne ormai
prossime a quella degli 85.
L'aumento della vita media edla bassa fecondit hanno determinato in Italia un alto indice
di vecchiaia, con 151,4 ultra 65enni ogni 100
giovani sotto i 15 anni, superati in Europa solo
dalla Germania.

La Salute n1 2016

Medicina e persona umana

di Gian Luigi Gigli*

La Salute n1 2016

Medicina e persona umana

Esaurita anche la spinta demografica dei migranti, il combinato disposto della riduzione
della natalit e dell'aumento dell'aspettativa
di vita ha innescato la miccia di un'autentica
bomba ad orologeria che rischia di mettere in
crisi la sostenibilit del nostro sistema sanitario universalistico, del sistema previdenziale,
del welfare in generale, con conseguenze immaginabili per la tenuta stessa della coesione
sociale.A farne le spese saranno soprattutto
gli anziani, privati di una pensione dignitosa e
dellaccesso alle cure pi costose e prolungate.
Nel medio termine questi problemi di sostenibilit potrebbero trasformarsi, per una generazione costretta a portare il peso schiacciante
delle generazioni precedenti,in una spinta
per una legislazione e una prassi di tipo eutanasico. Inoltre, le tensioni di tipo razziale e xenofobo, gi in crescita, potrebbero trovare
nuovo combustibile, in grado di incendiare la
societ italiana per il mutamento troppo rapido della composizione sociale, soprattutto nei
quartieri poveri delle grandi citt.

Tra le principali cause della natalit nel nostro


Paese vi sono certo gli effetti della sfavorevole congiuntura economica, ma a essi si sommano quelli strutturali dovuti alle modificazioni della popolazione femminile in et feconda.
Rispetto a vent'anni fa,le famiglie non riescono ad andare avanti con un solo reddito, la
donna oggi lavora per necessit e rimanda il
pi possibile il momento di una gravidanza,
anche per paura di perdere l'impiego. Quando
poi sembra arrivato il momento adatto, subentrano l'et avanzata e la normale riduzione
della fertilit.
A differenza di quanto avviene in altri Paesi
europei, il processo di autonomia dei giovani
dalle famiglie richiede tempi pi lunghi e anche questo si riflette negativamente sul tasso
di natalit.
Le difficolt del mercato abitativo e nell'accesso ai mutui per le coppie giovani contribuisco-

L'Italia dunque un Paese in cui lo squilibrio


generazionale potrebbe mettere a dura prova
il welfare state. La piramide demografica rovesciata, con una vasta popolazione di anziani
che grava su una ristretta popolazione di giovani, potrebbe avere effetti economici disastrosi.

urgente anche prevedere per legge la valutazione di impatto familiare per tutte le nuove
leggi e le politiche di Governo.

per queste ragioni che proprio dalla natalit


e dalle difficolt delle famiglie bisognerebbe
ripartire. Non si tratta tanto di rifinanziare bonus beb, dimostratisi inefficaci nel determinare le scelte procreative. Si tratta piuttosto di
superare nel linguaggio e nella concretezza
delle scelte politiche la cultura che antepone i
diritti individuali al bene comune e, in particolare, la cultura che guarda allaborto come un
diritto fondamentale e non come una sconfitta
sociale da tollerare. Occorre dunque, incominciare finalmente a prospettare reali alternative
allaborto accompagnandole con aiuti concreti
alle gestanti in difficolt.
Insieme allinstancabile riproposizione di una
cultura aperta alla vita e alla difesa della famiglia che la Costituzione riconosce fondata
sul matrimonio tra un uomo e una donna, sono necessarie politiche coordinate e coerenti,
che aiutino a riconoscere come dono quella
maternit che oggi vista solo come minaccia
e disgrazia, politiche per la famiglia capaci di
metterla in grado di farsi carico della natalit
e dellassistenza agli anziani.
Indagini e studi concordano nel sostenere che
interventi legislativi volti a incrementare e mi-

dunque necessario adottare iniziative volte a


realizzare una politica fiscale a favore della famiglia che tenga conto effettivamente del carico familiare. La contribuzione alle spese della societ non dovr pi essere imputata al
reddito presunto del singolo, ma dovr tener
conto dell'impegno che a favore della genitorialit e della educazione dei figli.

Si rendono, inoltre, necessarie misure idonee


a prevenire il conflitto esistente tra lavoro e
maternit, favorendo la conciliazione dei tempi lavoro-famiglia cos da agevolare laccudimento dei bambini, soprattutto nei primi anni
di vita, dando concreta applicazione alla legge
quadro per il sistema integrato di interventi e
servizi sociali n. 328/2000, al fine di sostenere la genitorialit con una moderna rete di
servizi.
Serve anche introdurre una considerazione del
carico di famiglia nella formazione delle graduatorie dei concorsi ed indispensabile una
rivalutazione dellISEE. Sarebbe pure opportuno offrire il pagamento di contributi previdenziali virtuali alle donne che scelgono di prolungare, senza assegni, il periodo di maternit
obbligatorio. Soprattutto, necessario utilizzare ogni nuova risorsa per la progressiva introduzione del fattore famiglia nel calcolo dellimponibile. Sarebbe loccasione per realizzare insieme un fisco pi giusto e per operare
unautentica rivoluzione copernicana in economia, tornando a investire su natalit e famiglia.
Infine, una capillare campagna di informazione aiuterebbe a prevenire le cause della diffusione di malattie che, sempre pi frequentemente determinano interruzioni spontanee
della gravidanza e infertilit della donna.

Medicina e persona umana

gliorare la diffusione dei servizi in favore dell'infanzia e dell'adolescenza, oltre ad incentivi


fiscali, per un'equa politica per le famiglie, e
previdenziali, per facilitare il rientro al lavoro
delle donne dopo lagravidanza, sarebbero gli
strumenti ideali per una politica concreta in
favore della natalit.

La Salute n1 2016

no alla decisione di rinviare il momento della


gravidanza. Il lavoro di cura a carico delle
donne continua a essere particolarmente elevato, mentre il mutuo sostegno intergenerazionale diventato sempre meno agevole. Infine, le politiche di conciliazione dei tempi di
vita non hanno ancora prodotto da noi la flessibilit organizzativa caratteristica di molti altri
Paesi europei. La Strategia di Lisbona prevedeva negli asili nido 33 posti ogni 100 bambini
di et compresa tra 0-3 anni, ma in Italia la
copertura media del servizio arriva appena al
13 per cento, contro il 60 per cento della Danimarca e il 40 per cento dell'Irlanda. Ci anche
a causa dei tagli ai bilanci comunali e del patto di stabilit interno.

La Salute n1 2016

Medicina e persona umana

10

Come gi detto, la prevenzione dell'aborto da


cause socio-economiche attraverso l'offerta di
sostegni alle gestanti in difficolt, previsti peraltro dalla legge 194/78 sullIVG, potrebbe
anchessa contribuire alla riduzione della denatalit. Si tratta di potenziare il ruolo dei
consultori familiari, spostandone il focusdalla
certificazione a fini abortivi allausilio alle gestanti in difficolt.
A questo fine sarebbe interessante poter monitorare le alternative all'aborto effettivamente propostedai consultori alle gestanti, alternativela L. 194/1978 prevede essere anche di
tipo economico, ma che, purtroppo esistematicamente,non vengono proposte alle gestanti.
In assenza di strumenti conoscitivi sui dati riguardanti la possibilit di prevenire l'aborto
nel momento in cui la donna manifesta l'intenzione di interrompere la gravidanza per un
disagio di carattere socio-economico, non sa-

remo mai in grado di valutare cosa stiamo facendo. Occorre allora che la scheda di raccolta
dati, che confluisce nella relazione annuale
del Ministero della salute, possa essere una
scheda che effettivamente risponda a questi
quesiti.
In conclusione, per combattere la denatalit
occorrono una nuova cultura e interventi coordinati. Potremo farlo pi convintamente se riconosceremo, insieme ai nostri Vescovi,che
venuto il momento di chiederci non solo che
mondo lasceremo ai figli, ma anche a quali figli lasceremo il mondo?.Non lasciamoci rubare la fecondit!

*Presidente del Movimento


per la Vita Italiano