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I Talleri 1780 coniati in Italia

M. AVANZO, M. BERTOZZI, P. G. BRAMANTE, S. CAPPELLAZZO, A. D'ANGELO, G. LUCHETTI, F. MAGGIORE

Riassunto
Il tallero 1780 di Maria Teresa una moneta sottovalutata dai collezionisti probabilmente per il fatto di
essere stata riconiata ininterrottamente fino ai giorni nostri. In particolare molti ignorano che in Italia
stato coniato non solo nella zecca di Roma ma anche a Milano, Venezia e forse Firenze. Non solo, ma,
circostanza che di particolare interesse per il numismatico, esistono molte incertezze su come
distinguere questi talleri da quelli coniati in oltre 125 differenti varianti in tutto il mondo nell'arco di
oltre due secoli. Questo articolo vuole contribuire a far luce sulle differenze che permettono di
identificare i talleri coniati da zecche italiane e riporta le informazioni scaturite dal confronto di opinioni
tra alcuni collezionisti e studiosi sul forum numismatico www.lamoneta.it
Note: per la sottomissione sentire Ganganelli ganganelli@libero.it

Indice
I Talleri 1780 coniati in Italia .......................................................................................................1
Riassunto ..........................................................................................................................1
Introduzione..........................................................................................................................1
Il Tallero 1780 di Maria Teresa .............................................................................................2
Caratteristiche del tallero 1780 ............................................................................................2
Le coniazioni di Talleri nel territorio Lombardo-Veneto. ...............................................................2
Il primo periodo (1815-1840 circa) .......................................................................................3
Il secondo periodo (1840-1866) ...........................................................................................4
Il mistero dei Talleri Fiorentini..................................................................................................5
Il conio di Roma .....................................................................................................................6
un caso di politica internazionale ..........................................................................................6
come riconoscerlo ..............................................................................................................7
Conclusioni ..........................................................................................................................11
Ringraziamenti:....................................................................................................................12
Bibliografia...........................................................................................................................13
UTILIZZO DEL TALLERO DI MARIA TERESA NELLA POLITICA COLONIALE ITALIANA ......................14

Introduzione
Se la moneta documento storico, spesso ricco di dettagli al pari e talvolta pi del documento scritto,
che valore di testimonianza possono avere quelle monete che, in vario modo, hanno circolato
attraversando i secoli? Il presente approfondimento sui Talleri del 1780 coniati in Italia, propone al
lettore questa domanda per trasmettere il bisogno, che gli autori hanno provato, di fare un po pi
attenzione di quanta non ne sia stata generalmente fatta finora allargomento trattato. Tante possono
essere le motivazioni per aver a volte in Italia trascurato un argomento potenzialmente cos
interessante. Molte di queste motivazioni sono evidenti: prima tra tutte la vastit dellargomento
qualora lo si fosse voluto affrontare in toto, aspirazione questultima umanamente comprensibile e tipica
dei grandi cultori della numismatica e delle altre scienze. Altre motivazioni potrebbero per avere radici
psicologiche e forse anche riconducibili allo scarso interesse commerciale del tema: la moneta in
questione pu essere guardata dallalto in basso perch considerata un continuo riconio e perci
generalmente di non grande valore Ecco allora che il contributo allargomento pu nascere in un
contesto generalmente meno blasonato, come oggigiorno pu essere un forum di numismatica. Questo
articolo infatti riporta le informazioni scaturite dal costruttivo confronto tra alcuni collezionisti sul forum
numismatico www.lamoneta.it.

Il Tallero 1780 di Maria Teresa


Il tallero di convenzione 1780 di Maria Teresa sicuramente una delle monete pi conosciute non fosse
altro perch viene tuttora coniata ai giorni nostri. In realt il successo di questa moneta inizia ancora
prima della sua nascita. La convenzione (Konventionsfu) a cui si fa implicitamente riferimento quella
del 20 settembre 1753 tra l'Impero Austriaco e gli stati bavaresi con cui si fissano pesi e fini delle
monete. I talleri coniati secondo questa convenzione monetaria devono riportare tutti una X dopo la
data ad indicare la corrispondenza di peso e titolo. Il successo della convenzione monetaria notevole,
e pian piano si estende a quasi tutti gli stati di area germanica (con la notevole eccezione della Prussia)
e regger fino al 1858.
Le dimensioni generose del tallero, il disegno fine e curato e il buon titolo dell'argento (833 parti su
mille) ne determinano il successo anche al di fuori dell'area germanofona in particolare nel Levante e
nella penisola araba ma successivamente anche nella gran parte del continente africano. Un successo,
quest'ultimo, legato all'atavico e semplice dualismo tra moneta e gioiello. Peraltro, nel caso dell'Africa,
tutti i tentativi per sostituire al Tallero 1780 altre monete sia da parte di autorit locali che di autorit
coloniali falliranno.
proprio il successo del tallero che spinge le autorit austriache a continuarne la coniazione anche dopo
la morte di Maria Teresa avvenuta il 29 novembre 1780. Inizialmente la produzione continua nelle
zecche austriache o di area austriaca (Vienna, Gnzburg, Karlsberg, Venezia, Milano etc.) anche dopo
la caduta dell'Impero a seguito della sconfitta durante la prima guerra mondiale. Nel 900 la produzione
di Talleri di Maria Teresa viene continuata anche in zecche al di fuori dell'ex Impero Austriaco (Londra,
Bombay, Calcutta, Roma etc.) con un picco di produzione tra il 1930 e il 1950 per poi calare nella
seconda met del secolo. Attualmente, il tallero 1780 viene coniato dalla sola zecca di Vienna per i
collezionisti.
Si stima che ne siano stati coniati pi di 389 milioni di pezzi sebbene altre fonti ipotizzino come
realistica la cifra di 800.000.000 di esemplari.

Caratteristiche del tallero 1780


Il tallero 1780 ha un diametro di circa 4 cm per un peso di circa 28 grammi e titolo di 833 millesimi di
fino. Il dritto riporta il busto di Maria Teresa in versione matura con il velo da vedova; legenda: M
THERESIA D G R IMP HU BO REG (Maria Teresa per grazia di Dio Imperatrice Romana e
regina di Ungheria e Boemia). Sotto il busto vi sono spesso le lettere S F , iniziali degli ufficiali della
zecca di Gnzburg nel 1780: Tobias Schbl (S) and Joseph Faby (F). Il rovescio mostra l'aquila araldica
degli Asburgo caricata con stemma austriaco circondato da quarti di Ungheria, Boemia, Borgogna e
Burgau; intorno ARCHID AUST DUX BURG CO TYR 1780 X (Arciduchessa d'Austria,
Duchessa di Borgogna, Contessa del Tirolo). Il taglio riporta la scritta IUSTITIA ET CLEMENTIA
(giustizia e clemenza) tra ornati, arabeschi e gigli.
Sebbene queste caratteristiche siano le stesse per tutti i talleri 1780, piccole differenze nelle legende,
nella punteggiatura o nei dettagli rendono spesso possibile riconoscere la zecca e il periodo di
produzione della moneta. Purtroppo, paradossalmente, questa possibilit risulta minore per i talleri
coniati a partire dal 1850 a causa dei miglioramenti delle tecniche di produzione che hanno portato a
realizzare esemplari pressoch identici.

Le coniazioni di Talleri nel territorio Lombardo-Veneto.


Talleri teresiani vengono coniati a Milano e a Venezia per una cinquantina danni nel periodo della
Restaurazione e anzi le due zecche italiane diventano i principali centri di produzione di talleri per il
Levante nel periodo che va dal 1815 fino alla met circa del XIX secolo. Pi precisamente questi talleri
- destinati ad essere imbarcati a Trieste, per essere inviati nei Balcani e nel Vicino Oriente - vengono
coniati, con varie tipologie, a Milano dal 1815 fino almeno al 1841 e a Venezia dal 1815 fino
allannessione allItalia nel 1866.
Le caratteristiche dei talleri coniati nelle zecche di Milano e Venezia sono descritte in [4] e dal 2008

anche nel catalogo Gigante [5]; l'analisi diretta di esemplari e immagini di queste coniazioni ha
permesso per di integrare e anche correggere quanto riportato da questi testi.
Le coniazioni italiane presentano per lo pi alcune caratteristiche tipiche che ne attestano con certezza
la provenienza e riportate in figura 1: a) la croce di S. Andrea collocata al rovescio dopo la data
inserita tra due punti ( x ); b) la forma del bottone sulla spalla dellimperatrice al dritto tonda e non
ovale, per lo pi circondata da nove perle (in un caso dieci); c) la struttura delle penne centrali della
coda del tipo 1-2-1, struttura che verr riproposta, e comunque con caratteristiche del tutto diverse,
solo in alcune coniazioni britanniche del XX secolo (discusse successivamente e di cui un esemplare
mostrato in figura 6).

Figura 1: dettaglio delle caratteristiche comuni di alcuni dei talleri coniati a Milano e Venezia: croce con
struttura x , bottone rotondo e organizzazione delle penne centrali della coda in 1-2-1.

Il primo periodo (1815-1840 circa)


Sono le coniazioni pi facilmente identificabili perch connotate nei termini appena descritti. Ci non
esclude che siano ravvisabili alcune significative varianti che si caratterizzano per le peculiarit che
presentano lettere del dritto sotto il busto dellimperatrice. Queste sono per lo pi S.F. (Schbel e
Faby), ma in un caso le due iniziali sono invertite (F.S. nel rarissimo conio per Venezia del 1815)
(figura 2.a), mentre in una parte delle pi antiche coniazioni milanesi (1815-1828) si riscontra la
presenza delle lettere ST/F.S. (figura 2.b). Sempre le lettere sotto il busto dellimperatrice
contribuiscono a distinguere i coni milanesi da quelli veneziani. In generale, anche se non si tratta di
una regola assoluta, si pu dire che le lettere S.F. sono in caratteri pi grandi per Milano e in caratteri
pi piccoli per Venezia. Si pu ancora aggiungere che nei coni milanesi la M dell'iscrizione al dritto (M.
Theresia) presenta le gambe ravvicinate (figura 3), mentre in quelli veneziani le ha distanziate
(figura 4). I coni di questo primo periodo, con i rispettivi gradi di rarit, si possono cos riassumere:

Milano
1. ST-S.F.: 1815-1828: R3
2. S.F.: 1815-1841 (al dritto M stretta e lettere S.F. pi grandi): R2
Varianti di conio:
3. S.F.: data incerta (AVST. DVX): R4

Venezia
1. F.S.: 1815: R4
2. S.F.: 1817 al 1833 (al dritto M larga e lettere S.F. pi piccole): R2
Varianti di conio:

3. S.F.: 1817-1833 (con punto solo dopo la x.): R3


4. S.F.: data incerta (dieci perle intorno all bottone al dritto): R3
5. S.F.: 1833-1838 (con punto sotto la coda dellaquila): R3

Il secondo periodo (1840-1866)


Le caratteristiche principali dei talleri del primo periodo scompaiono nelle coniazioni pi tarde, che
peraltro si concentrano - a quanto pare ancor prima dell'annessione di Milano al Piemonte - presso la
zecca di Venezia. In tali coniazioni il bottone assume la pi frequente forma ovale (tipica dei coni pi
recenti), mentre la struttura delle penne della coda, come della maggioranza delle coniazioni di questo
periodo e successive, diventa del tipo 1-3-1. Nelle monete di questo periodo rimane distintivo della
zecca di Venezia il fatto di presentare al rovescio la croce di S. Andrea tra due punti ( X ) (figura 4) o,
eventualmente, seguita ma non preceduta da un punto (X ).
1. S.F.: 1840-1866: R2
Variante di conio:
2. S.F.: 1840-1866: (con punto solo dopo la x.): R2

Figura 2: (a) a sinistra il rarissimo conio per Venezia con le lettere F. e S. invertite, la firma non era
autorizzata e i talleri coniati furono ritirati e distrutti, si salvarono solo pochi esemplari (collezione
Roeck); (b) a destra il conio per Milano con firma S.F./ST e il relativo particolare ingrandito (collezione
Roeck).

Figura 3: esemplare della zecca di Milano, distinguibile dal bottone rotondo e dall'S.F. grande.

Figura 4: due esemplari della zecca di Venezia, il differente piumaggio delle ali permette di inquadrarli
in epoche differenti, tuttavia entrambi presentano la caratteristica M con gambe distanziate.

Il mistero dei Talleri Fiorentini


Le zecche di Milano e Venezia erano sotto diretta giurisdizione dell'Impero Austriaco, la loro attivit di
supporto alla zecca di Vienna non deve quindi sorprendere e oltretutto ben documentata.
Ma nella penisola italiana esisteva un altro territorio soggetto all'influenza degli Asburgo: il Granducato

di Toscana, retto da un ramo collaterale degli Asburgo-Lorena fino dalla morte dell'ultimo Duca della
famiglia de Medici, Gian Gastone de' Medici.
Non appare quindi improbabile che anche la zecca di Firenze abbia coniato talleri e alcuni autori
ipotizzano infatti che a Firenze siano stati coniati fin dal 1790 talleri che sono normalmente attribuiti alla
zecca di Gnzburg (H30) [2]; altri ipotizzano coniazioni anche in epoca successiva nel 1814 e poi nel
1828 [3,14].
Di queste presunte coniazioni non ci pervenuta per alcuna documentazione e rimangono quindi
tuttora avvolte nel mistero. Inconsueta peraltro sarebbe la presunta coniazione del 1814, in epoca
Napoleonica, quando Firenze e la Toscana erano state sottratte agli Asburgo Lorena e amministrate da
una sorella di Napoleone, Elisa Baciocchi.

Il conio di Roma
un caso di politica internazionale
Nel 1866, la pace di Vienna sancisce la fine della terza guerra dindipendenza e, per il tramite di
Napoleone III, lannessione del Veneto al giovane regno dItalia. Loccupante austriaco lascia
definitivamente il territorio italiano. Si interrompe anche la produzione dei talleri a Venezia, cos come di
ogni altra produzione di talleri ipotizzabile sul territorio italiano. Per ben settantanni circa, nessun
tallero di convenzione viene pi coniato in Italia.
I crescenti commerci con l'Africa e la presenza coloniale italiana in Eritrea portano alla necessit di una
moneta accettata a livello internazionale. Gi sotto Umberto I si iniziano a coniare talleri e poi
successivamente nel 1918 viene coniato il tallero Italicum sulla falsariga dei talleri della Serenissima.
Queste monete non vengono comunque accettate dalla popolazione autoctona, al contrario di quanto
non lo fosse il tallero di Maria Teresa che utilizzato correntemente per i commerci e (soprattutto) il cui
valore ben percepito da tutti in rapporto alle varie forme locali e tradizionali di valuta di scambio,
come ad esempio gli amole (barre di sale) [11]. Le nuove monete italiane non hanno perci successo.
Alla fine della prima guerra mondiale e successivamente nel 1922, l'Italia cerca anche, senza riuscirvi,
di ottenere come rimborso delle spese di guerra il diritto di coniare il tallero dalla sconfitta Austria.
Lavvicinarsi della guerra di Abissinia e della realizzazione del sogno di un pi grande impero, spinge
Mussolini a fare forti pressioni su Vienna perch la sua zecca recida la convenzione che aveva stipulato
con la ditta di Londra Johnson, Matthey & Co Ltd il 18 novembre del 1932 e perch l'Austria ceda a
Roma il diritto di coniare in proprio talleri [1]. Lo scopo di Mussolini pu molto presumibilmente essere
anche quello di danneggiare tutti commerci inglesi con i paesi del Mar Rosso. Ma il motivo principale
che il tallero di convenzione moneta ben accetta alle popolazioni dellAbissinia, prossimo bersaglio
dell'espansionismo imperiale del regime fascista. La richiesta di talleri Maria Teresa tanta ed ovvio
che crescer: ci porta la sua quotazione ufficiale ad essere in fortissima ascesa (il 28 novembre del
1934 pari a 4,75 lire per tallero, raggiunger le 9 lire per tallero ad agosto del 1935 e le 12.50 lire a
novembre dello stesso anno) [11]. Laccordo internazionale tra Italia e Austria viene firmato il 9 luglio
del 1935 [1,3, 6-8,11].
LItalia ha diritto di coniare in proprio talleri per 25 anni. Gi il giorno seguente la zecca di Vienna
denuncia la precedente convenzione con la Johnson, Matthey & Co Ltd, invocando la necessit di
recedere dal contratto a seguito di una intervenuta convenzione internazionale. Formalmente il
contratto si annulla il 15 ottobre, ma gi il giorno stesso (il 10 luglio del 1935), allindomani della
convenzione internazionale tra Austria e Italia, la zecca di Vienna invia a Roma i punzoni [1,3,5,12] del
conio per Londra insieme alle monete prodotte ma non inviate alla Johnson, Matthey & Co Ltd: un
quantitativo stimabile in circa 250.000 pezzi, se non pi [1]. Gli inglesi, che hanno ottenuto dal
contratto soltanto 252.747 talleri, tentano di reagire [1]. Ma la zecca di Vienna esce dal contenzioso
adducendo la ragion di stato. Una equipe di giuristi viene ingaggiata dagli Inglesi per trovare una
soluzione al problema della forte carenza di talleri per il commercio. La soluzione giuridica viene
trovata: il tallero non pi la moneta corrente in Austria, anzi semplicemente una medaglia alla quale
viene dato un valore convenzionale, poich reca al Diritto l'effige di una sovrana deceduta da duecento
anni, sovrana di uno stato che non c' pi [1,11]. Inoltre, si pu ritenere che l'Austria abbia rinunciato

ad accampare ogni pretesa di monopolio a coniare talleri dal momento che ha trasferito all'Italia il
diritto di farlo;a sua volta, l'Italia non ha dato seguito a tale diritto rifiutandosi di coniare talleri per
conto di ditte inglesi [11]. Nel settembre 1936 inizia la produzione in proprio dei talleri ad opera della
Zecca Reale Inglese. Pi di 8 milioni e mezzo di talleri vengono coniati a Londra prima del secondo
conflitto mondiale. Soltanto nel 1961 Londra termina la produzione, dopo averne coniati pi di 20
milioni di pezzi [1].
Il governo Italiano dal canto suo far anche meglio: ne fa coniare 19 milioni e mezzo circa tra l'agosto
del 1935 ed il luglio del 1939, di cui ben 18 milioni nei soli primi due anni [9], per proseguire poi
ulteriormente fino al 1950 [3,6].
Uno studio su un importante lotto di talleri di Maria Teresa coniati a Roma, conservato nel museo della
moneta di Parigi, ha mostrato due tipi di impronta [1]. Le relative differenze verranno descritte nel
paragrafo seguente, ma qui utile anticipare che il prima versione della zecca di Roma risulta
sostanzialmente indistinguibile dal tallero riportato dall'Hafner al numero 58 (per semplicit nel resto
dell'articolo la suddivisione dell'Hafner verr indicata tramite la lettera H seguita dal relativo numero, in
questo caso H58) ovvero il tallero prodotto a Vienna per Londra dal 1932 al 1935 [10]. Questa
semplice constatazione ben si sposa con gli eventi precedentemente descritti.

Come riconoscerlo
Il tallero di convenzione coniato a Roma una moneta sottovalutata dalla letteratura numismatica,
forse a causa della sua natura di riconio. In particolare, non vi chiarezza su come distinguerlo da
esemplari coniati altrove e spesso capita di vedere in vendita talleri di convenzione classificati come
riconii romani anche quando non vero. In molti casi la differenza palese, viceversa risulta difficile se
non impossibile distinguere i riconii romani da quelli di Vienna nel periodo 1932-35 e da quelli effettuati
a Londra dal 1936. Questo paragrafo riporta alcune delle considerazioni emerse in una discussione
aperta sul forum lamoneta.it sul tema pi generale di tutti talleri di Maria Teresa coniati in Italia.
Nella seguente tabella riportato il titolo dell'argento, il diametro e il peso relativi al conio di Roma
[3,5,7].
titolo argento

diametro

peso

835/1000

40mm

28.07g

Tabella 1: Caratteristiche principali del tallero Maria Teresa coniato in Italia dal 1935 al 1950.
E' risaputo che una differenza significativa rispetto agli altri talleri dovuta al titolo dell'argento, che
risulta maggiore di quello (833/1000) relativo ai talleri coniati nelle altre zecche. Questa scelta della
regia zecca quasi sicuramente dovuta all'utilizzo di questo titolo per altre monete coniate nel periodo.
Ma purtroppo non una differenza apprezzabile e quindi non permette di distinguere con certezza i
talleri coniati a Roma. Ci si chiesto allora come riconoscere facilmente e senza possibilit di equivoco il
tallero di Maria Teresa italiano e, per prima cosa, come distinguerlo dal riconio che viene a tutt'oggi
ancora prodotto a Vienna.
Per quel che riguarda il diametro, definito in bibliografia (con poche eccezioni) come quello misurato al
di sopra dei rilievi della legenda, dell'ornato e delle rosette del contorno, c' da aggiungere l'incertezza
non pu essere lievissima. Sia perch i rilievi sul contorno delle monete del conio di Roma sono alti (0,5
mm circa), sia perch le monete sono leggermente ellittiche. Il diametro maggiore eccede per
generalmente solo dello 1% circa (cio di circa 0,4 mm) quello minore. In bibliografia [3,5,6] ben
indicato che il diametro del tallero di Maria Teresa italiano inferiore a quello del riconio corrente della
zecca di Vienna (da 40,8 a 42,5 mm) e che ci d un criterio per distinguerlo da quello. L'esame per
del R/ di pi esemplari ha permesso di individuare nel conio di Roma un altro particolare che pu
aiutare a riconoscere il tallero di Maria Teresa italiano da quello corrente di Vienna. Questo particolare
indicato con la lettera A in figura 5 e consiste in delle piume doppie molto sottili che fuoriescono dalla
parte inferiore delle penne terminali di destra e sinistra della coda dell'aquila imperiale (figura 5.a). Si
tratta di un particolare introdotto in molti progetti di tallero Maria Teresa eseguiti dal 1860/70 fino al
1945 e ben visibile nella produzione di Vienna per la ditta Johnson, Matthey & Co Ltd di Londra (H58)

[2,7]. Il particolare evidentemente rimasto nel conio italiano, poich i punzoni riproduttori usati dalla
zecca di Vienna furono trasferiti a Roma nel 1935 e restituiti all'Austria solo nel 1961 [12]. Il riconio
corrente di Vienna mostra invece piume singole e non doppie, il che in accordo con il successivo
abbandono (nel 1945) della doppia piuma nei talleri di Maria Teresa [2,7].

Figura 5: Caratteristiche salienti del rovescio del tallero coniato in Italia. La caratteristica C relativa
alla sola prima versione.
Tuttavia questa caratteristica non una esclusiva dei talleri prodotti a Roma, altre zecche coniarono
talleri con le doppie piume. Tra gli esemplari somiglianti al tallero coniato a Roma possono essere ad
esempio citati quelli coniati a Londra dal 1936 (H63), che sono probabilmente simili perch ricavati da
conii costruiti in proprio prendendo come modello i talleri originariamente prodotti a Vienna per la
Johnson, Matthey & Co Ltd (H58). Il modo maggiormente semplice, ma inequivocabile, per distinguere i
talleri coniati a Londra dai talleri coniati dalla zecca di Roma osservare la struttura delle grandi penne
della coda dell'aquila imperiale. Infatti, nelle monete coniate in proprio da Londra, la penne centrali
della coda presentano la cosiddetta struttura 1-2-1: cio il tallero coniato a Londra ha una penna a
destra, due penne in posizione centrale e una penna a sinistra, nel senso che quella centrale lunga e
si estende fino al livello inferiore (vedi figura 6) [2]. Invece, in figura 5 ben evidenziato che tallero di
Maria Teresa italiano ha le penne disposte secondo lo schema 1-3-1 (una penna a destra, tre in centro e
una a sinistra). Confondere le due strutture della coda al R/ letteralmente impossibile.

Figura 6: Caratteristica del rovescio del tallero di Maria Teresa coniato in proprio da Londra.
Un'altra fondamentale caratteristica per riconoscere il tallero Maria Teresa italiano, contrassegnata con
la lettera C in Figura 5, quella relativa al bordo molto sfuggente (quindi generalmente in assenza di
orlo) [5]. Questa stessa caratteristica si pu verificare bene anche dal fatto che le legende risultano
tutte inconsuetamente attaccate o almeno vicinissime allo spigolo con il contorno e poi anche dal fatto
che il diadema e i drappi del velo e del vestito di Maria Teresa al D/ sfiorano lo stesso spigolo (questi
ultimi all'altezza del petto e del dorso della sovrana). Queste caratteristiche sono tutte massimamente
evidenti, e possono essere quindi facilmente verificate, nell'esemplare riportato in figura 7. Sono
peraltro caratteristiche che erano gi ben evidenti anche nel conio di Vienna per Londra (H58) e che
possono considerarsi in qualche modo importate in Italia insieme ai punzoni che la zecca di Vienna
aveva utilizzato per produrre i talleri per la Johnson, Matthey & Co Ltd. Altre caratteristiche utili, anche
se non esclusive del conio do Roma, e che si possono vedere in figura 7 sono: i caratteri corposi delle
legende, la forma della croce decussata (solo preceduta e non seguita da un punto) della legenda al R/
ed il bottone ovale con 9 perle di contorno che al D/ ferma il drappeggio sulla spalla di Maria Teresa.

Figura 7: esemplare prima versione del tallero di Maria Teresa zecca di Roma.
Nel riferimento [1] citato anche uno studio effettuato su un gran numero di talleri della zecca di Roma
conservati nel museo della moneta di Parigi in base al quale la caratteristica di bordo sfuggente non
presente con la stessa evidenza su tutte le monete esaminate. Quando (pur presente) non rilevabile
in maniera altrettanto evidente che in figura 7, i talleri della zecca di Roma sono classificati seconda
versione dal Regoudy, che ne riporta le immagini affianco a quelle della prima versione. L'esistenza dei
due differenti versioni stata anche verificata nel corso del presente approfondimento osservando i due
talleri della collezione di Vittorio Emanuele III esposti a Roma nel Museo Nazionale Romano, ma dei
quali purtroppo possibile ammirare una faccia sola per ogni moneta (D/ seconda versione, R/ prima
versione). Due monete seconda versione (il D/ dell'una e un R/ dell'altra) stato per possibile vederle
non molto lontano, nel Museo della Zecca annesso al Ministero dell'Economia e delle Finanze. La minore
evidenza della caratteristica di bordo sfuggente, di cui stiamo parlando, si pu vedere bene anche nella
moneta di figura 8. Al D/ il diadema e i drappi del velo e del vestito di Maria Teresa non distano meno di
un millimetro circa dallo spigolo tra bordo e contorno e al R/ la piccola croce che sormonta la corona
sull'aquila bicipite non risulta in parte tagliata dallo stesso spigolo, come invece avviene nelle monete
prima versione, e lo stesso succede per i quattro aghi che, due per parte, fuoriescono dalla parte bassa
delle code delle aquile imperiali. Anche tutte le legende, sia al D/ che al R/, risultano meno attaccate
allo spigolo con il contorno di quanto non lo siano negli esemplari prima versione, ma pur sempre non
distano da esso pi di uno o due millimetri circa. Va anche sottolineato, per, che a complicare questa
definizione di seconda versione pu essere la possibilit, verificata facilmente anche nel corso del
presente approfondimento, di esemplari che mostrano un conio leggermente scentrato.

Figura 8: esemplare del seconda versione del tallero di Maria Teresa zecca di Roma.
Inoltre, da un primo esame di altri esemplari che mostrano con minore evidenza la caratteristica del
bordo sfuggente, condotto nell'ambito del presente approfondimento, risulta che una siffatta seconda
versione diventa (se non si aggiungono altri criteri di valutazione) un insieme di monete molto meno
caratterizzato di quello relativo alla prima versione. Ad esempio, uno degli esemplari esaminati
presentava tracce dell'ornato sul bordo, caratteristica che invece, se troppo accentuata, dovrebbe
essere esclusa per monete della zecca di Roma [5]. Ma sono molte le piccole differenze tra moneta e
moneta che fanno presto nascere legittimi sospetti sul fatto che, una volta venuto a mancare il criterio
del bordo massimamente sfuggente, le monete esaminate siano proprio tutte italiane. E' del tutto lecito
chiedersi, ad esempio, se non si rischi di confondere come seconda versione di Roma molti esemplari di
tallero di Maria Teresa coniati nella prima met del '900 dalla zecca di Vienna, come l'H57 e l'H54 [2],
che hanno anch'esse un diametro molto prossimo ai 40 mm (un problema questo, soprattutto
considerando l'incertezza introdotta dalle legende pi o meno consunte in rilievo sul contorno), i doppi
aghi e la struttura della coda 1-3-1. Fortunatamente, l'H54 (coniato in parecchie decine di milioni di
esemplari [9]) si pu spesso distingue abbastanza bene gi per l'eccessivo margine del bordo (si vede
generalmente l'orlato e questo deve far giustamente insospettire). Invece lo H57, coniato a Vienna dal
1930, anche ben pi simile alla seconda versione romana. Conviene comunque basare la valutazione
in gran parte anche sul contorno della moneta, che molto curato solo negli esemplari della zecca di
Roma (vedi figura 9). La forma degli ornati, che grossomodo quella schematicamente indicata come
"pre-1900" in ref. [2 e 8], stata riportata anche in figura 10 perch merita un brevissimo
approfondimento: il ramo "a" pu talvolta risultare leggermente pi lungo e divaricato, mentre la forma
della "testa" e dei rami "b", "c" e "d" generalmente impressa sempre allo steso modo. In particolare, il
ramo "c" pi corto di quello "d", che lo oltrepassa e lo avvolge un po' con la sua forma ad uncino (si
vede bene anche in figura 9). E' caratteristico che ornati, gigli e rosette si presentino ben corposi e in
rilievo nelle monete della zecca di Roma, cos come anche i caratteri della legenda (IUSTITIA ET
CLEMENTIA) [5]. Da molti [2,10] questa caratteristica citata esplicitamente (e come elemento
distintivo), poich al contrario i conii di Vienna mostrano rilievi meno curati, anche per quel che
riguarda i caratteri della legende.

Figura 9: ornati, rosette e gigli in rilievo sul taglio.

Figura 10: particolare dell'ornato o arabesco.


Inoltre, se le monete non sono molto usurate, ci si pu far aiutare nella valutazione della zecca anche
da una caratteristica minore, riportata per esplicitamente nel riferimento [10]: un piccolo particolare
(due punti disposti come in figura 11) presente sulla banda orizzontale dello scudetto al centro del R/,
particolare tipico dello H54 e di alcuni esemplari dell'H57 della zecca di Vienna.

Figura 11: scudetto con due punti, caratteristico dei talleri di Maria Teresa coniati dalla zecca di Vienna
dal 1900 al 1945/50.
Anche se di dimensioni ridotte, si pu ritenere che (qualora fosse rimasta ben evidente, malgrado
l'eventuale logorio dovuto alla circolazione), questa caratteristica (2 punti ben coniati in quelle posizioni)
potrebbe, insieme all'esame dei particolari sul contorno, aiutare ad escludere la provenienza dalla zecca
di Roma del tallero in esame. Per dovere di cronaca va citato, ad esempio emblematico, che anche
l'esemplare seconda versione il cui R/ visibile a Roma, al museo della Zecca, non mostra la
caratteristica riportata in figura 11.
Nel corso della presente indagine sul conio di Roma, sono stati esaminati con attenzione anche altri
dettagli, come il numero e la disposizione dei puntini all'interno dell'aureola dell'aquila imperiale al R/ e
la disposizione e la distanza dei fregi sul contorno. Come stato accennato, questi studi hanno
permesso di verificare che la seconda versione appare molto meno ben caratterizzata della prima, ma
pur tuttavia non hanno permesso di elaborare discriminanti certe.

Conclusioni
Il presente approfondimento sui Talleri del 1780 coniati in Italia frutto di un costruttivo confronto tra
collezionisti, confronto motivato dallesigenza di fare maggiore attenzione allargomento di quanta non
ne sia stata fatta in passato. Non deve quindi meravigliare lapproccio pragmatico che si da subito
seguito, sotto la spinta del sanissimo gusto di aggiungere valore di testimonianza storica a monete
generalmente comuni. I risultati ottenuti sono ben presto andati al di l di quanto si fosse sperato
allinizio dellimpresa. Per tutte le zecche italiane considerate si ricostruito lo stato dellarte, si sono
confrontati i riferimenti sia tra loro che con notizie storiche tratte da altre fonti. Ove possibile, si
verificato sempre il tutto con lesperienza diretta fatta dagli autori sulle monete proprie, quelle esposte
nei musei, quelle maneggiate in negozi di amici professionisti, e persino viste nei mercatini... Mai per
si ceduto alla tentazione di estrapolare lesperienza personale, anche quando pareva ricca e
accresciuta significativamente dai confronti sul forum www.lamoneta.it, se la stessa esperienza
personale non era anche supportata da quanto riportato in riferimenti bibliografici certi. Per lo stesso
motivo, riconducibile ad un serissimo principio di cautela, qualche risultato del lavoro (pure se

interessante) stato omesso in questa sintesi.


Alcune difficolt sul tema riconoscimento del conio di Roma sono comunque rimaste, ma forse non
poteva che essere cos per un lavoro riguardante monete coniate (soltanto in Italia) in decine di milioni
di esemplari.
Tra queste, va sicuramente citato (come caso emblematico ed in una certa misura insuperabile) una
ovvia difficolt residua a distinguere un tallero coniato a Vienna per la Johnson, Matthey & Co Ltd da un
tallero prima versione della zecca di Roma: due monete ottenute da conii fatti con i medesimi punzoni
creatori. Ma i collezionisti possono comunque consolarsi del fatto che improbabile possedere una
moneta consegnata da Vienna alla ditta di Londra, essendo queste poco pi dello 1% di quelle prodotte
da Roma nei primi due anni di conio. Tra laltro, con la stessa probabilit a priori il proprio tallero
potrebbe invece anche essere una delle monete dargento 833,33/1000 inviate dalla zecca di Vienna a
Roma il giorno dopo dell'accordo tra Austria e Italia e usate dal governo Italiano per attuare la sua la
politica coloniale, esattamente come fu fatto con i talleri coniati a Roma a decine di milioni. Ma anche
nellipotesi di essere possessori di una moneta consegnata da Vienna alla ditta di Londra tra il novembre
del 1932 ed il luglio del 1935, non si pu negare che la moneta posseduta avrebbe comunque un
significativo valore aggiunto di testimonianza storica, perch ottenuta nella stessa epoca e con un conio
non distinguibile da quello di Roma in ragione di precisi accordi tra governi, accordi di non molto
precedenti o successivi alla data in cui la moneta stata coniata. Insomma, il tallero 1780 di Roma
una moneta comune, ma la sua storia si fa raccontare bene, sia a se stessi che agli amici...
Si ha la certezza che, in passato, persino monete coniate in proprio dalla zecca di Londra siano state
prese per talleri italiani. Questo lavoro indica come distinguere facilmente le due monete, e, pi in
generale, fornisce elementi utili per distinguere il conio di Roma da ogni altro tallero di Maria Teresa. Un
risultato che sembra poter essere alquanto rilevante, perch appare legittimo il sospetto che, oltre a
quelle coniate a Londra, molte delle monete giudicabili (ed in alcuni casi giudicate) come facenti parte
della seconda versione, possano non provenire in realt dalla zecca di Roma. Talleri alquanto somiglianti
a quelli italiani potrebbero, non solo essere stati coniati a Vienna (e non a Roma), ma (questa volta)
non avere nessun rapporto storico diretto con la copiosa coniazione di Roma. In pratica, per intenderci,
un collezionista di monete italiane dovrebbe considerare quelle monete alla stessa stregua del riconio
prodotto attualmente della zecca di Vienna.
Criteri per avvalorare o fugare questo legittimo dubbio, cosa possibile solo mediante l'esame attento
delle singole monete da giudicare, sono pure forniti nel presente approfondimento.
Gli autori si augurano di essere stati sufficientemente chiari nella sintetica enunciazione dei risultati
della loro ricerca. Se cos fosse, il presente testo potrebbe essere considerato un utile manualetto
monografico ad uso del collezionista e non solo

Ringraziamenti:
Gli autori ringraziano tutti gli utenti del forum www.lamoneta.it per i preziosi contributi, testimonianze e
indicazioni o suggerimenti sui dettagli e la storia del Tallero di Maria Teresa, senza i quali sarebbe stato
difficile districarsi tra le varianti dei talleri. Un ringraziamento particolare a Davide Mauri per le immagini
del Tallero di Venezia, ad Angelo Fantaccini per il supporto alla stesura dell'articolo e a Guenter Roeck
per le immagini dei talleri della sua collezione.

Bibliografia
1. Francois Regoudy, Histoires De La Monnaie/Le Thaler De Marie-Therese 1780/grand voyageur du
temps et de l'espace, edition Musee de la Monnaie - Paris 1992.
2. Guenter Roeck, The Maria Theresa Thaler 1780, sito web: http://www.theresia.name/en
3. Antonio Pagani, Monete Italiane dall'invasione napoleonica ai giorni nostri (1796-1980), Mario
Ratto Numismatica (1982)
4. Venezia nelle sue Monete, catalogo vendita Finarte 1992 asta 843

5. Fabio Gigante, Monete Italiane dal '700 ad oggi, Fil-art, Varese (2008)
6. Eupremio Montenegro, Manuale del Collezionista di monete Italiane, Montenegro s.a.s. - Edizioni
Numismatiche (2001)
7. Franz Leypold, Der Maria Theresien Taler 1780 (Levantetaler), Dr. Franz Leypold, Wien 1976
8. Gionata Barbieri, Il Tallero di Maria Teresa, Dollaro del colonialismo e dell'imperialismo - storia,
transazioni, usi e costumi, disponibile in http://manuali.lamoneta.it/ManualeTallero/Tallero.htm
9. Akinobu Kuroda, The Maria Theresa dollar in the early twentieth-century Red Sea region: a
complementary interface between multiple markets, Financial History Review 14(1), pagg.
89-110 (2007)
10. Walter Hafner, Lexicon of the Maria Theresien Taler, H.D. Rauch and Walter Hafner, Vienna (1984)
11. Rolando Pedrotti, Monete Decimali Italiane - Vittorio Emanuele III Descrizioni tecniche ed
artistiche quantita' dei pezzi coniati prezziari, Manfrini, Edizioni Numismatiche Moderne Trento
1967
12. Tschoegl Adrian E., Maria Theresa's Thaler: A case of international money, Eastern Economic Journal
(2001), disponibile in http://www.allbusiness.com/accounting/1030948-1.html
13. Luigi Simonetti, Monete italiane medioevali e moderne. Vol. I, Casa Savoia parte I III.
Ravenna, 1968 69
14. A. Alessandrini, Florence Struck MT Thalers In 1814, World Coins, August 1969, 832.

UTILIZZO DEL TALLERO DI MARIA TERESA NELLA POLITICA


COLONIALE ITALIANA

DESTINAZIONE: riquadro a parte

Quando il 15 novembre del 1869 l'ex lazzarista Giuseppe Sapeto affiancato dal contrammiraglio
Guglielmo Acton sottoscrivono con i sultani dancali Ibrahim e Hassan Ben Ahmad una convenzione in
forza della quale essi cedono alla societ Rubattino una porzione di territorio triangolare di sei chilometri
di base per altri sei d'altezza compresa fra il monte Ganga e il capo Lumah nella quale si trova la baia di
Assab, vengono gettate le basi della politica coloniale italiana sul suolo africano; il costo di questa
convenzione, che porta il primo territorio africano in mani italiane, viene stabilito nella cifra di seimila
talleri di Maria Teresa, per un controvalore di circa trentamila lire del tempo, duecentocinquanta di
questi talleri vengono subito versati come caparra e la restante parte il Sapeto e l'Acton si impegnano a
versarla entro cento giorni a partire dalla data del 9 dicembre.
Questa convenzione porr le basi per la nascita della futura colonia Eritrea, ma non sar stata
certamente essa a portare per prima il glorioso tallero austriaco nelle lande africane, gi agli inizi del
XIX secolo i primi esploratori europei che navigarono nelle acque del Mar Rosso difatti si imbatterono in
questa grossa moneta d'argento che era usata normalmente dalle popolazioni locali come danaro,
mentre altre forme di valuta fossero esse cartacee o metalliche al contrario non erano gradite o
addirittura rifiutate nelle transazioni commerciali dagli indigeni. Le origini di questo gradimento si
devono ricercare nel suo peso cospicuo d'argento, e nel suo elevato contenuto di metallo fino pari a
833,66 millesimi; tutto ci unito ad un aspetto estetico molto gradevole resero questa moneta ricercata
in tutta l'Africa e nelle coste arabe sia per le transazioni commerciali che come monile.
Quando il Sapeto, per far fronte alla spesa dell'acquisto dei territori dancali richiede all'Italia i talleri di
Maria Teresa, ha la premura a fronte delle sue precedenti esperienze come missionario, di specificare
che venga fatta attenzione che il bottone della spilla sulla figura dell'imperatrice sia bene in rilievo;
altrimenti, i talleri non sarebbero risultati graditi alle popolazioni locali che utilizzavano quel bottone
come sicuro indice per valutare l'usura e quindi il calo di peso della moneta.
Il tallero, moneta prettamente austriaca, viene a raccogliere l'eredit nei commerci con i paesi
extraeuropei di monete come le piastre venete o le colonnate spagnole le quali a fronte del loro peso
adeguato e del buon titolo di metallo in esse contenuto permettono di effettuare scambi commerciali
sicuri con popolazioni straniere prive di una moneta propria.
Quando il neonato Regno d'Italia, nel 1869 pone piede nel suolo africano si rende conto che non
sarebbe stato semplice introdurvi una moneta diversa come circolante legale quindi la adotta
ufficialmente in maniera parallela alle monete italiane del tempo, dopo poco tempo dall'occupazione di
Massaua nel 1885 il governo italiano commissiona all'Austria un ordine di 500.000 talleri per far fronte
ai pagamenti in quelle terre, nel 1887, 1918 e 1922 arriva pure a chiede all'Austria i coni ricevendone
sempre dei perentori dinieghi, i bisogni di una moneta forte che sostituisse il tallero di Maria Teresa
portano prima alla coniazione nel 1891 del tallero per l'Eritrea di Umberto I con le scritte del valore in
italiano, arabo e amarico; per la coniazione del tallero umbertino vengono adoperate la piastre
borboniche e le monete pontificie giacenti nelle casse del tesoro dopo il ritiro dalla circolazione, non
ostante il peso di 28,12 g. e il titolo di 800/1000 questa moneta non raccolse i favori popolari. In
seguito nel 1918 si cerca di introdurvi il Tallero Italicum, dal peso di g 28,06 per 835/1000 di purezza
che ugualmente ha la stessa sorte di quello umbertino anche se molto somigliante a quello di Maria
Teresa. Simile sorte tocca pure ai talleri che l'Imperatore d'Etiopia Menelik II cerca di introdurre nella
circolazione monetaria del suo paese.
Il favore delle popolazioni locali verso questa monete lo si pu desumere anche dal numero enorme di
talleri di Maria Teresa che si stima circolino in Abissinia nel 1935: alla vigilia della campagna d'Africa
pare circolino 43 milioni di talleri di Maria Teresa a fronte di 200.000 talleri di Menelik. In quell'anno

l'Italia ottiene dall'Austria l'utilizzo dei suoi conii per la produzione dei talleri per un periodo di 25 anni
durante i quali l'Italia produce svariati milioni di pezzi. Dal canto suo l'Inghilterra, interpretando
l'accordo Italo-Austriaco a suo favore, inizia con dei coni fabbricati per proprio conto ma riproducenti in
maniera sostanzialmente fedele gli originali, la produzione per i suoi scopi politico-economici di ingenti
quantit di talleri di Maria Teresa da inviare anch'essi nei territori africani. Solo recentemente nel 1961
l'Inghilterra pone fine alla produzione di queste monete che tanta fortuna e gradimento ebbero in varie
parti del mondo.