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Analisi II

Appunti Prof. Sergio Lancelotti A.A. 2011-2012

INDICE

Cap1 Richiami Funzioni in pi variabili Cap2 Integrali multipli Cap3 Integrali curvilinei Cap4 Integrali di superficie Cap5 Campi conservativi Cap6 Serie numeriche Cap7 Successioni di funzioni CAp8 Serie di funzioni

pag.1 pag.11 pag.63 pag.81 pag.113 pag.133 pag.167 pag.177

Capitolo 1

Brevi richiami di topologia e calcolo dierenziale in pi` u variabili


Premessa fondamentale Siano A e B due insiemi. Con la scrittura f : A B si intende una funzione che associa ad ogni elemento di A uno e un solo elemento di B . Quindi A ` e il dominio di f e B ` e il codominio di f . Talvolta il dominio si indica con il simbolo dom (f ). Quindi se f :AB` e una funzione, allora dom (f ) = A.

Brevi richiami di topologia di Rn

Nel seguito considereremo n N, n 1. Denotiamo con Rn il prodotto cartesiano di R per se stesso n volte, cio` e

Rn = R R = (x1 , x2 , . . . , xn ) : x1 , x2 , . . . , xn R .
n volte ` uno spazio vettoriale su R di dimensione n. Per ogni i = 1, . . . , n denotiamo con ei E ` detto il vettore di Rn avente la componente i-esima uguale a 1 e tutte le altre nulle. E il vettore i-esimo della base canonica di Rn . La base (e1 , . . . , en ) ` e detta base canonica di Rn . Se v = (v1 , . . . , vn ) Rn , allora si ha che v = (v1 , . . . , vn ) = (v1 , 0, . . . , 0) + + (0, . . . , 0, vn ) = = v1 (1, 0, . . . , 0) + + vn (0, . . . , 0, 1) = v1 e1 + + vn en .
e1 en

In R sono deniti un prodotto scalare x = (x1 , . . . , xn ), y = (y1 , . . . , yn ) : xy = (x1 , . . . , xn )(y1 , . . . , yn ) = x1 y1 + +xn yn , 1

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

e una norma, detta anche modulo, x = (x1 , . . . , xn ) : x = xx=


2 x2 1 + + xn .

Introduciamo alcuni concetti di topologia dello spazio Rn . (1.1) Denizione Siano x0 Rn e r > 0.

Si chiama intorno (sferico) aperto di centro x0 e raggio r (o anche palla aperta di centro x0 e raggio r ) linsieme Br (x0 ) = x Rn : x x0 < r .

Questo intorno contiene tutti e soli i punti di Rn aventi distanza da x0 minore di r. Si chiama intorno (sferico) chiuso di centro x0 e raggio r (o anche palla chiusa di centro x0 e raggio r ) linsieme Br (x0 ) = x Rn : x x0 r .

Per n = 1 si ha che Br (x0 ) = {x R : |x x0 | < r } = (x0 r, x0 + r ), Br (x0 ) = {x R : |x x0 | r } = [x0 r, x0 + r ]. Per n = 2 si ha che Br (x0 , y0 ) = (x, y ) R2 : (x, y ) (x0 , y0 ) < r =

= (x, y ) R2 : (x x0 )2 + (y y0 )2 < r 2 che ` e linsieme dei punti interni alla circonferenza di centro (x0 , y0 ) e raggio r , mentre Br (x0 , y0 ) = (x, y ) R2 : (x, y ) (x0 , y0 ) r =

= (x, y ) R2 : (x x0 )2 + (y y0 )2 r 2 che ` e linsieme dei punti della circonferenza di centro (x0 , y0 ) e raggio r e di quelli interni ad essa.

1 Brevi richiami di topologia di Rn

Br (x0 , y0 ) y0

x0

Per n = 3 si ha che Br (x0 , y0 , z0 ) = (x, y, z ) R3 : (x, y, z ) (x0 , y0 , z0 ) < r =

= (x, y, z ) R3 : (x x0 )2 + (y y0 )2 + (z z0 )2 < r 2 che ` e linsieme dei punti interni alla sfera di centro (x0 , y0 , z0 ) e raggio r , mentre Br (x0 , y0 , z0 ) = (x, y, z ) R3 : (x, y, z ) (x0 , y0 , z0 ) r =

= (x, y, z ) R3 : (x x0 )2 + (y y0 )2 + (z z0 )2 r 2 che ` e linsieme dei punti della sfera di centro (x0 , y0 , z0 ) e raggio r e di quelli interni ad essa. z z0

Br (x0 , y0 , z0 )

y0 x0

introducono le nozioni di intorno di + e .

Se n 2 non si introducono le nozioni di intorno destro e sinistro e non si

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(1.2) Denizione

Siano Rn e x0 Rn .

e un punto interno ad se esiste r > 0 tale che Br (x0 ) . Diciamo che x0 ` In particolare x0 . Si chiama parte interna di linsieme dei punti interni di . Si denota con int(). Diciamo che x0 ` e un punto isolato per se esiste r > 0 tale che Br (x0 ) = {x0 }. In particolare x0 . e un punto di accumulazione per se per ogni r > 0 si ha che Diciamo che x0 ` Br (x0 ) \ {x0 } = , cio` e se ogni intorno di x0 contiene punti di diversi da x0 . In tal caso non ` e detto che x0 appartenga ad . Diciamo che x0 ` e un punto di frontiera per se per ogni r > 0 si ha che Br (x0 ) = e C Br (x0 ) = , dove C ` e il complementare di . In tal caso non ` e detto che x0 appartenga ad . Si chiama frontiera di (talvolta detta anche bordo di ) linsieme dei punti di frontiera di . Si denota con Fr(A) oppure . Evidentemente = C . Si chiama chiusura di linsieme = .

Il termine punti di frontiera sembra indicare quei punti che separano un insieme da un altro, che in questo caso ` e il complementare. In molte situazioni in eetti si tratta proprio di punti che delineano un conne fra i due insiemi.
y y


O x

O x

Esistono per` o casi particolari ai quali mal si applica la dicitura di punti di sepa-

1 Brevi richiami di topologia di Rn

razione. Nel caso dellinsieme = (x, y ) R2 : x, y Q , si ha che il suo complementare ` e C () = (x, y ) R2 : x y Q mentre il bordo ` e = R2 che contiene sia che C (). (1.3) Denizione Sia Rn .

Diciamo che ` e aperto se ogni punto di ` e interno ad , cio` e se int() = . Diciamo che ` e chiuso se C ` e aperto. Diciamo che ` e limitato se esiste r > 0 tale che Br (0). Diciamo che ` e compatto se ` e chiuso e limitato. Per convenzione e Rn sono contemporaneamente aperti e chiusi. = . Inoltre se ` e chiuso, allora = . Si osserva che ` e chiuso se e solo se . Ne segue che ` e aperto se e solo se

Richiamiamo alcune semplici propriet` a degli insiemi aperti e chiusi. (1.4) Proposizione Valgono i seguenti fatti:

a) lunione di insiemi aperti ` e un insieme aperto; b) lintersezione di un numero nito di insiemi aperti ` e un insieme aperto; c) lunione di un numero nito di insiemi chiusi ` e un insieme chiuso; d) lintersezione di insiemi chiusi ` e un insieme chiuso.

(1.5) Proposizione

Siano Rn non vuoto, f : R una funzione continua

e A R. Allora valgono i seguenti fatti: a) se A ` e aperto, allora f 1 (A) ` e aperto; b) se A ` e chiuso, allora f 1 (A) ` e chiuso.

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Si rammenta che f 1 (A) ` e la preimmagine (o controimmagine) di A tramite f denita da f 1 (A) = {x : f (x) A}. (1.6) Esempio 1) Linsieme = (x, y ) R2 : x2 + y 2 = 1 ` e chiuso. e A` e Infatti, posto A = {1} e f (x, y ) = x2 + y 2 , si ha che = f 1 (A). Poich chiuso e f ` e continua, per la Proposizione (1.5) si ha che ` e chiuso. Inoltre si osserva che int() = e = . 2) Linsieme = (x, y ) R2 : 2x2 + 3y 2 < 4 ` e aperto. Infatti, posto A = (, 4) e f (x, y ) = 2x2 + 3y 2 , si ha che = f 1 (A). Poich eA ` e aperto e f ` e continua, per la Proposizione (1.5) si ha che ` e aperto. 3) Linsieme = (x, y ) R2 : 2 x2 + y 2 3 ` e chiuso. Infatti, posto A = [2, +), B = (, 3] e f (x, y ) = x2 + y 2 , si ha che = e A e B sono chiusi e f ` e continua, per le Proposizioni (1.4) f 1 (A) f 1 (B ). Poich e (1.5) si ha che ` e chiuso. 4) Linsieme = (x, y, z ) R3 : 1 < x2 + y 2 + z 2 < 4 ` e aperto. Infatti, posto A = (1, +), B = (, 4) e f (x, y, z ) = x2 + y 2 + z 2 , si ha che = f 1 (A) f 1 (B ). Poich e A e B sono aperti e f ` e continua, per le Proposizioni (1.4) e (1.5) si ha che ` e aperto. 5) Linsieme = (x, y ) R2 : 1 x2 + y 2 < 4 non ` e n e aperto n e chiuso. La dimostrazione viene lasciata per esercizio.

2 Brevi richiami di calcolo dierenziale in pi` u variabili

Brevi richiami di calcolo dierenziale in pi` u variabili

Nel seguito n e m indicano numeri naturali maggiori o uguali a 1. (2.1) Denizione Siano Rn aperto non vuoto, x0 , v Rn e f : Rm una funzione. Diciamo che f ` e derivabile in x0 rispetto a v se esiste in Rm il limite
t0

lim

f (x0 + tv ) f (x0 ) , t
f v (x0 )

che in tal caso si denota con il simbolo di f in x0 rispetto a v .

ed ` e detto derivata direzionale

In particolare se v = ei , i-esimo vettore della base canonica di Rn , allora questa derivata ` e anche detta derivata parziale di f rispetto a xi in x0 e si denota con il simbolo
f xi (x0 ).

Si osserva che il limite f (x0 + tv ) f (x0 ) t0 t lim ` e nella sola variabile reale t. Quindi ` e il limite di una funzione in una variabile, pi` u precisamente ssati x0 e v ` e il limite della funzione t (2.2) Denizione funzione. Diciamo che f ` e dierenziabile in x0 se esiste una funzione lineare (e continua) L : Rn Rm tale che
x x0 f (x0 +tv)f (x0 ) t

Siano Rn aperto non vuoto, x0 e f : Rm una

lim

f (x) f (x0 ) L(x x0 ) = 0. x x0

In tal caso denotiamo questa funzione L con il simbolo df (x0 ) (oppure dfx0 ) che ` e detto dierenziale di f in x0 .

Si osserva che il limite lim f (x) f (x0 ) L(x x0 ) x x0

x x0

` e nella variabile x di Rn , quindi ` e un limite di una funzione di n variabili.

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(2.3) Proposizione

Siano Rn aperto non vuoto, x0 e f : Rm una

funzione. Allora valgono i seguenti fatti: 1) se f ` e dierenziabile in x0 , allora f ` e continua in x0 ; e derivabile in 2) se f ` e dierenziabile in x0 , allora per ogni v Rn si ha che f ` x0 rispetto a v e vale la seguente uguaglianza f (x0 ) = df (x0 )(v ). v In particolare se v = ei , i-esimo vettore della base canonica di Rn , si ha che f (x0 ) = df (x0 )(ei ). xi Quindi se v = v1 e1 + + vn en , si ha che df (x0 )(v ) = df (x0 )(v1 e1 + + vn en ) = v1 df (x0 )(e1 ) + + vn df (x0 )(en ) = = v1 f f (x0 ) + + vn (x0 ). x1 xn

In particolare se m = 1, allora df (x0 )(v ) = f (x0 ) v ; 3) se la funzione f ammette tutte le derivate parziali in x0 . (2.4) Osservazione Poich e il dierenziale di f : Rm in x0 Rn ` e una applicazione lineare, ad essa ` e associata, rispetto alle basi canoniche di Rn e Rm , una matrice m n, detta matrice Jacobiana, denotata talvolta con il simbolo Jf (x0 ). Pi` u precisamente, se f = (f1 , . . . , fm ), allora Jf (x0 ) =

f1 x1 (x0 ) f xi

per ogni i = 1, . . . , n in

e se queste le derivate parziali sono continue in x0 , allora f ` e dierenziabile

. . . fm x1 (x0 )

Evidentemente si ha che per ogni v = (v1 , . . . , vn ) Rn . .. . df (x0 )(v ) = Jf (x0 )v = . . fm x1 (x0 )


f1 x1 (x0 )

.. .

. . . . fm xn (x0 )
f1 xn (x0 )

f1 xn (x0 )

. . . fm xn (x0 )

v1 . . . . vn

2 Brevi richiami di calcolo dierenziale in pi` u variabili

Se f ` e una funzione reale, cio` e se m = 1, allora denotate con (dx1 , . . . , dxn ) le applicazioni lineari da Rn in R tali che dxi (ej ) = 1 se i = j 0 se i = j ,

e il j -esimo vettore della base canonica di Rn , si ha che dove ej ` (2.5) df (x0 ) = f f (x0 ) dx1 + + (x0 ) dxn = x1 xn
n i=1

f (x0 ) dxi . xi

in x0 , allora f ` e dierenziabile in x0 con df (x0 )(x) = f (x0 )x per ogni x R. In particolare f (x0 ) = df (x0 )(1). Dierenziale della funzione composta

(2.6) Osservazione Se I R ` e un intervallo aperto, x0 I e f : I Rm ` e derivabile

Se f e g sono due funzioni rispettivamente dierenziabili in x0 e in f (x0 ), allora la funzione composta g f ` e dierenziabile in x0 con x : d(g f )(x0 )(x) = dg(f (x0 ))(df (x0 )(x)).

In termini matriciali si ha che Jgf (x0 ) = Jg (f (x0 )) Jf (x0 ). Derivata parziale della funzione composta Se f e g sono due funzioni rispettivamente dierenziabili in x0 e in f (x0 ), allora la derivata parziale i-esima della funzione composta g f in x0 ` e data da (g f ) f (x0 ) = d(g f )(x0 )(ei ) = dg(f (x0 ))(df (x0 )(ei )) = dg(f (x0 )) (x0 ) . xi xi In particolare se g ` e una funzione reale, cio` e ad esempio si ha Rn Rm R, allora per (2.5) si ha che dg(y0 ) = g (y0 ) dyj y j j =1
m f g

e quindi, denotate con (f1 , . . . , fm ) le componenti di f , si ha che


m (g f ) f g (x0 ) = dg(f (x0 )) (x0 ) = (f (x0 )) dyj xi xi y j j =1

f (x0 ) = xi

g (f (x0 )) dyj yj j =1

f1 fm (x0 ), . . . , (x0 ) = xi xi

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S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

g (f (x0 )) dyj yj j =1

f1 fm (x0 ) e1 + + (x0 ) em xi xi
= xj (x0 )
i f

g fj (f (x0 )) (x0 ). yj xi j =1

Casi particolari a) Se si ha Rn R R, allora


f g

(g f ) f (x0 ) = g (f (x0 )) (x0 ). xi xi

b) Se si ha R Rm R, allora (g f ) (x0 ) = g (f (x0 )) fj (x0 ) = g(f (x0 )) f (x0 ). yj j =1


m

(2.7) Denizione

Diciamo che f ` e di classe C 0 in se f ` e continua in . e sono continue in .

Siano Rn aperto non vuoto e f : Rm una funzione.


f xi

Diciamo che f ` e di classe C 1 in se f ammette tutte le derivate parziali

in

Diciamo che f ` e di classe C 2 in se f ammette tutte le derivate parziali seconde


2f xi xj

in e sono continue in .
k f

Se k N con k 2, diciamo che f ` e di classe C k in se f ammette tutte le derivate parziali k-esime xi xj


k variabili

in e sono continue in .

Diciamo che f ` e di classe C in se f ` e di classe C k in per ogni k N.

(2.8) Lemma

una funzione di classe C 2 .

(di Schwarz) Siano Rn aperto non vuoto e f : Rm

Allora per ogni i, j = 1, . . . , n e per ogni x si ha che 2f 2f (x) = (x). xi xj xj xi

(2.9) Teorema

(di Weierstrass) Siano Rn compatto non vuoto e f :

R una funzione continua.


Allora f ammette massimo e minimo in .

Capitolo 2

Calcolo degli integrali multipli


1 Breve introduzione teorica

un sottoinsieme di Rn . La nozione di integrale multiplo ` e una naturale estensione di quella dellintegrale denito di una funzione reale di una variabile reale. Quindi gode, ad esempio, delle medesime propriet` a di linearit` a e di monotonia. La dierenza sostanziale consiste nel fatto che, mentre in una variabile si calcola lintegrale di una funzione limitata prevalentemente su un intervallo limitato, nel caso dellintegrale multiplo si calcola lintegrale di una funzione limitata su un sottoinsieme limitato di Rn che pu` o essere molto vario. Lanalogo nel piano R2 di un intervallo limitato sulla retta reale ` e un rettangolo, mentre nello spazio R3 ` e un parallelepipedo. Per` o in R2 e in R3 pu` o essere utile, oppure ` e necessario, calcolare gli integrali anche su insiemi che non sono rettangoli o parallelepipedi rispettivamente. Ad esempio su triangoli, trapezi, cerchi, ellissi ecc. in

Per integrale multiplo si intende lintegrale di una funzione reale di n 2 variabili su

R2 e piramidi, prismi, sfere, ellissoidi, tronchi di cono, ecc. in R3 .


Per questo motivo la teoria dellintegrazione multipla, pur essendo una naturale estensione di quella in una variabile, presenta delle complicazioni e delle dicolt` a maggiori rispetto al caso unidimensionale. Infatti, dovendo prevedere la possibilit` a di integrare le funzioni su insiemi per cos` dire non necessariamente dritti (come potrebbero essere deniti gli intervalli, i rettangoli e i parallelepipedi), deve forzatamente avere una base teorica che permetta di discernere gli insiemi buoni su cui integrare, da quelli non buoni. Questa base ` e costituita dalla cosidetta teoria della misura, che introduce e studia le propriet` a degli insiemi misurabili (quelli buoni) che, sostanzialmente, sono quelli a cui ` e possibile associare una misura, che nel piano comunemente chiamiamo area e nello spazio volume. 11

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S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Esistono varie teorie dellintegrazione multipla, ciascuna basata appunto su una certa teoria della misura. Le pi` u note sono lintegrazione secondo Riemann (basata sulla teoria della misura di Peano-Jordan) e lintegrazione secondo Lebesgue (basata sullomonima teoria della misura). In questa breve introduzione non vedremo la denizione di integrale di Riemann ma ci accontenteremo di avere unidea intuitiva del suo signicato e di alcune sue applicazioni; studieremo inoltre le propriet` a principali e inne vedremo come si calcolano gli integrali di funzioni di due variabili (detti integrali doppi) e di tre variabili (detti integrali tripli). Per una esposizione pi` u dettagliata e rigorosa dellintegrale di Riemann in pi` u variabili si rimanda allAppendice B. Nel seguito considereremo n N, n 1. e misuraNotazione Sia Rn limitato non vuoto. In questa sede diremo che ` bile1 se ` e possibile associare a una misura, che per n = 2 ` e proprio larea di inteso come sottoinsieme del piano, mentre per n = 3 ` e il classico volume di inteso come sottoinsieme dello spazio. Denotiamo la misura di con mn () o pi` u semplicemente, quando non vi sia ambiguit` a, con m(), e la chiamiamo misura n-dimensionale di (o pi` u semplicemente misura di ). Evidentemente m() [0, +). Talvolta si parla di volume n-dimensionale di . In particolare, per n = 2 la misura m() ` e detta area di , mentre per n = 3 la misura m() ` e detta volume di . Per convenzione si pone m() = 0. (1.1) Osservazione Valgono i seguenti fatti: 1) se Rk ` e misurabile, con 1 k < n, allora mn () = 0. In particolare larea e il volume di un sottoinsieme misurabile della retta reale sono zero, il volume di un sottoinsieme misurabile del piano ` e zero; e il sostegno di una curva parametrica regolare2 , allora mn () = 0 per 2) se Rn ` ogni n 2; e il graco di una funzione continua di due variabili3 , allora m3 () = 0; 3) se R3 `
Per la denizione rigorosa di insieme misurabile e di misura di Peano-Jordan vedi Appendice B. Vedi capitolo Integrali curvilinei. 3 3 Vale pi` u in generale se R ` e il sostegno di una calotta regolare (vedi capitolo Integrali di supercie).
2 1

1 Breve introduzione teorica

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4) se Rn ` e un aperto limitato, allora , la frontiera di , ha misura ndimensionale nulla; 5) se A, B Rn sono misurabili, allora m(A B ) = m(A) + m(B ) m(A B ). Quindi se m(A B ) = 0, allora m(A B ) = m(A) + m(B ). In particolare se A ` e un aperto limitato, allora A A = , da cui segue che la e misura di A = A A, chiusura di A, ` m(A) = m(A) + m(A) = m(A).

(1.2) Denizione

Rn ) se m() = 0.

Sia Rn misurabile. Diciamo che ` e trascurabile (in

Vale la seguente propriet` a, che non dimostriamo. (1.3) Teorema Sia Rn limitato non vuoto.

Allora ` e misurabile se e solo se ` e trascurabile. (1.4) Esempio Un esempio di insieme non misurabile nel piano ` e = {(x, y ) [0, 1] [0, 1] : x, y Q} . Infatti, in tal caso = [0, 1] [0, 1] e quindi m( ) = 1 = 0. Introduciamo ora il concetto di integrale multiplo di una funzione reale. Nel seguito con il termine integrabile intenderemo integrabile secondo Riemann. Per questioni di semplicit` a espositiva tratteremo solo il caso di funzioni continue e limitate, anche se la nozione di integrale multiplo si pu` o introdurre per una classe di funzioni pi` u ampia, detta delle funzioni integrabili. Notazione Siano Rn misurabile e f : R una funzione continua e limitata. Lintegrale (multiplo) di Riemann di f su ` e il numero reale denotato con uno dei seguenti simboli n volte f,

f (x) dx,

f (x1 , , xn ) dx1 . . . dxn ,

f (x1 , . . . , xn ) dx1 dxn .

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S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Se n = 2 si usa talvolta scrivere f (x, y ) dx dy.

(Integrale doppio)

Se n = 3 si usa talvolta scrivere f (x, y, z ) dx dy dz.

(Integrale triplo)

Linsieme ` e detto dominio di integrazione. il volume in Rn+1 , cio` e la misura (n + 1)-dimensionale, del trapezoide di f , ossia dellinsieme Tf = (x1 , , xn , xn+1 ) Rn+1 : x = (x1 , , xn ) , z Gf Per esempio, per n = 2, allora Tf = (x, y, z ) R3 : (x, y ) , e

Come nel caso unidimensionale, se f 0 su , allora

f (x) dx rappresenta

0 xn+1 f (x) .

0 z f (x, y ) . Tf y x

f (x, y ) dx dy

` e il classico

volume del solido Tf .

Mediante lintegrale di Riemann si possono quindi riottenere le aree delle classiche gure geometriche del piano e i volumi di quelle dello spazio. Esistono anche altre possibili interpretazioni dellintegrale multiplo, oltre a quella geometrica, e dipendono chiaramente dalla natura della funzione f . Se per esempio f ` e la distribuzione di carica elettrica in , allora

f fornisce la carica totale su ; se f f fornisce la massa totale di

` e la distribuzione della densit` a di massa in , allora (vedi pag. 44).

(1.5) Osservazione Se Rn ` e misurabile e f (x) = 1 per ogni x , allora lintegrale di f su ` e proprio la misura n-dimensionale di , cio` e f (x) dx =

1 dx = mn ().

1 Breve introduzione teorica

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Infatti, se per semplicit` a consideriamo il caso n = 2, allora essendo f (x) = 1 per ogni x , si ha che il trapezoide Tf di f ` e un cilindro con generatrici parallelle allasse z avente per basi e la proiezione ortogonale di sul piano z = 1. z 1 Gf

e Quindi il volume (in R ) di Tf ` 1 dx = m3 (Tf ) = m2 ().

Tf y x

Elenchiamo ora alcune delle propriet` a principali dellintegrale multiplo, utili anche nelle applicazioni. (1.6) Proposizione Siano Rn misurabile, f, g : R continue e limitate

e R. Allora valgono i seguenti fatti: a)

(f + g) =

f+

g;

(Additivit` a) (Omegeneit` a) f g;

b)

f =

f;

c) se f g su , allora d)

(Monotonia)

|f |.

` ben noto che queste quattro propriet` E a valgono anche per lintegrale unidimensionale. (1.7) Proposizione Siano Rn misurabile e f : R continua e limitata.

Allora valgono i seguenti fatti: a) se ` e trascurabile, allora

f = 0;

b) se = A B con A e B misurabili e A B trascurabile, allora f=


AB

f=
A

f+
B

f;

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S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

c) se A ` e misurabile e f 0 su , allora
A

f.

La propriet` a b) ` e detta Additivit` a rispetto al dominio, mentre c) ` e detta Monotonia rispetto al dominio. Valgono anche nel caso unidimensionale. In tal caso sono le ben note
b c b

c [a, b] : e

f (x) dx =
a a

f (x) dx +
c

f (x) dx,

Additivit` a rispetto al dominio

f 0 = c [a, b] :

f (x) dx

f (x) dx.
a

Monotonia rispetto allintervallo

(1.8) Osservazione La propriet` a a) stabilisce che gli insiemi trascurabili, cio` e di misura nulla, possono essere a tutti gli eetti del calcolo trascurati, quindi non considerati. Infatti, il loro contributo nellintegrale multiplo ` e nullo. In particolare e ad esempio un segmento o pi` u in generale una linea del piano, allora si ha che se R2 `

f = 0. Analogamente se R3 ` e contenuto in un piano, oppure ` e una supercie, f = 0.

allora

essendo = int() e trascurabile, si ha che f=


int()

Per le propriet` a a) e b), se Rn ` e la chiusura di un aperto non vuoto, allora f=


int()

f+
=0

f=
int()

f.

Inoltre, sempre per le propriet` a a) e b), se f, g : R sono continue e limitate e esiste A trascurabile tale che f (x) = g(x) per ogni x \ A, allora f=

g.

Infatti, f=
\A

f+
A

f=
\A =0

g=
\A \A

g+
A

g=
=0

g.

f (x ) = g (x ) x \ A

Quindi nel calcolo di un integrale multiplo possiamo tranquillamente non considerare gli insiemi trascurabili.

1.1 Calcolo degli integrali doppi

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1.1

Calcolo degli integrali doppi

(1.9) Denizione forma

Sia R2 .

Diciamo che ` e un insieme y -semplice (o verticalmente convesso) se ` e della = (x, y ) R2 : a x b, (x) y (x) , dove , : [a, b] R sono due funzioni continue. e Diciamo che ` e un insieme x-semplice (o orizzontalmente convesso) se ` della forma = (x, y ) R2 : c y d, (y ) x (y ) , dove , : [c, d] R sono due funzioni continue.

Osserviamo che questi insiemi sono misurabili.

y d

y = (x)
x = (y ) x = (y )

y = (x)
O a b x

c O x

Figura 2.1: Insieme y -semplice.

Figura 2.2: Insieme x-semplice.

Ci sono insiemi del piano che sono sia x-semplici che y sempici. Ad esempio un quadrato, un rettangolo, o un trapezio con le basi parallele ad uno dei due assi cartesiani o anche pi` u semplicemente un triangolo.

18

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Gracamente si osserva che ` e y -semplice se per ogni x0 sullasse delle ascisse compreso nellintervallo ottenuto proiettando sullasse x, si ha che lintersezione fra e la retta verticale x = x0 ` e un segmento. Poich e un segmento ` e un insieme convesso, ` e giusticata la denominazione verticalmente convesso per .
O a

y = (x)

y = (x)
x0 b x

Figura 2.3: Insieme y -semplice.


y d

Similmente, gracamente si osserva che ` e x-semplice se per ogni y0 sullasse delle ordinate compreso nellintervallo ottenuto proiettando sullasse y , si ha che lintersezione fra e la retta orizzontale y = y0 ` e un segmento. Poich e un segmento ` e un insieme convesso, ` e giusticata la denominazione orizzontalmente convesso per . Figura 2.4: Insieme x-semplice.
c O x y0 x = (y ) x = (y )

(1.10) Teorema (di integrazione su insiemi x-semplici o y -semplici) Siano R2 linsieme y -semplice = (x, y ) R2 : a x b, (x) y (x) , dove , : [a, b] R sono funzioni continue, e f : R una funzione continua4 . Allora si ha che
b (x)

f (x, y ) dx dy =
a (x)

f (x, y ) dy dx.

Se R2 ` e linsieme x-semplice = (x, y ) R2 : c y d, (y ) x (y ) , dove , : [c, d] R sono funzioni continue, e f : R ` e una funzione continua3 , allora si ha che
d (y )

f (x, y ) dx dy =
c (y )

f (x, y ) dx dy.

1.1 Calcolo degli integrali doppi

19

Il teorema precedente, noto anche come teorema di riduzione per gli integrali doppi, stabilisce che lintegrale doppio di una funzione reale continua e limitata di due variabili si pu` o determinare calcolando in cascata due integrali deniti in una variabile. Osserviamo che nella formula relativa agli insiemi y -semplici
b (x)

f (x, y ) dx dy =
(x) a (x)

f (x, y ) dy dx,

prima si calcola
(x)

f (x, y ) dy che ` e un integrale denito di una funzione nella sola

variabile y (x va considerata come un parametro) fra gli estremi (x) e (x). Questo integrale produce una funzione F (x) della sola variabile x che va poi integrata fra a e b. In modo del tutto analogo, ma a variabili scambiate, si procede nel caso della formula relativa agli insiemi x-semplici. (1.11) Osservazione Siano R2 un rettangolo con lati paralleli agli assi x e f (x, y ) = f1 (x)f2 (y ), con f1 : [a, b] R e f2 : [c, d] R continue4 . Allora si ha che
b d

y , cio` e ` e della forma = [a, b] [c, d], e f : R una funzione della forma

f (x, y ) dx dy =
a

f1 (x) dx

f2 (y ) dy .

Dimostrazione. Per esercizio.

(1.12) Esempio Calcoliamo lintegrale

(x + y ) dx dy , dove 1 y2 .

2 (x, y ) R : 0 y , yx 2
2

Linsieme ` e x-semplice. Quindi si ha che 2 (x + y ) dx dy =


y 1y 2
2

1y 2

(x + y ) dx dy =

2 2

0
2 2

=
0

1 2 x + xy 2

dy =
0

1 3 1 y 2 + y 1 y 2 y 2 dy = 2 2 1 2 1 y y3 1 y2 2 3 3
3 2 2 2

=
0
3 4

2 2

1 2y 2 + y 1 y 2 2

dy =

=
0

1 . 3

Per il Teorema di Weierstrass risulta che ` e compatto e che f ` e limitata. Per il Teorema di Weierstrass sono anche limitate.

20

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

y
2 2

x=

1 y2

2 2

Figura 2.5: Linsieme .

Osserviamo che ` e anche y -semplice. Infatti, = (x, y ) R2 : 0 x 1, (x) y (x) ,


x

dove (x) = 0 e (x) =

1 se x 1. calcolare lintegrale su considerato come insieme y -semplice, conviene osservare che = 1 2 , come in Fig. 2.6 e usare la propriet` a b) della Proposizione (1.7), in modo che (x + y ) dx dy =
1

se 0 x < x2
2 2

2 2

. Poich e` e denita a tratti, per

(x + y ) dx dy +
2

(x + y ) dx dy.

Lo svolgimento viene lasciato per esercizio.


y
2 2

y= 1 2

1 x2

2 2

Figura 2.6: Linsieme = 1 2 .

1.1 Calcolo degli integrali doppi

21

(1.13) Teorema Siano ,


2

(del cambiamento di variabile negli integrali doppi)

limitata e : una funzione tale che: i) ` e biiettiva;

R aperti limitati non vuoti, f : R una funzione continua e

ii) ` e di classe C 1 con det J (u, v ) = 0 per ogni (u, v ) . Allora Formula del f (x, y ) dx dy =

f ((u, v ))| det J (u, v )| du dv.

cambiamento di variabile negli integrali doppi

(1.14) Osservazione La funzione ` e quella che produce il cambiamento di variabili, da (u, v ) a (x, y ) che, essendo in dimensione maggiore di uno, ` e anche detta del cambiamento di coordinate. ` evidente la somiglianza fra questa formula e lanaloga nel caso unidimensionale E
b

f (x) dx =
a

f ((t)) (t) dt,

(a = (), b = ( )).

In questo caso si pone formalmente x = (t), e nellintegrale di sinistra si sostituisce x con (t), il dierenziale dx con (t) dt e gli estremi a e b rispettivamente con e tali che a = () e b = ( ). Nel caso bidimensionale si procede in modo analogo. Formalmente si pone (x, y ) = (u, v ) e nellintegrale di sinistra si sostituisce (x, y ) con (u, v ). A questo punto vanno sostituiti gli estremi di integrazione, che in questo caso ` e il dominio, da a tale che ( ) = e il dierenziale, da dx dy a | det J (u, v )| du dv . La dierenza sostanziale non sta tanto nella presenza del determinante della matrice Jacobiana di quanto nella ` bene non scordarlo per non commettere errori. presenza del modulo dello stesso. E Si fa comunque notare che questa formula ` e esattamente lestensione in due variabili di quella unidimensionale. Infatti, ricordando che nel caso unidimensionale gli intervalli sono orientati, se = [, ] e = ( ) = [(), ( )], allora ` e crescente. Essendo derivabile su un intervallo, 0 da cui segue che | det J (t)| = | (t)| = (t). Quindi

22

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

posto x = (t) si ha che


( )

f (x) dx =
[(),( )]

f (x) dx =
()

f (x) dx = f ((t)) (t) dt.

=
[, ]

f ((t))| det J (t)| dt =

Se invece = [, ] e = ( ) = [( ), ()], allora ` e decrescente. Essendo derivabile su un intervallo, 0 da cui segue che | det J (t)| = | (t)| = (t). Quindi posto x = (t) si ha che
()

f (x) dx =
( ) [( ),()]

f (x) dx =
( )

f (x) dx =

()

f (x) dx =

[, ]

f ((t))| det J (t)| dt =

f ((t)) (t) dt.

(1.15) Osservazione Nel caso unidimensionale il cambiamento di variabile ` e utile molto spesso per semplicare la funzione integranda al ne di permettere la determinazione di una primitiva in modo pi` u agevole. In pi` u variabili, invece, il cambiamento di variabile negli integrali multipli ` e utile molto spesso non tanto per modicare la funzione quanto per modicare e quindi semplicare il dominio di integrazione. Evidentemente, come sottolineato nellOsservazione (1.11), il caso pi` u semplice nel piano ` e quello del rettangolo con lati paralleli agli assi cartesiani. (1.16) Osservazione La formula del cambiamento di variabile continua a valere anche se non ` e biiettiva, oppure se det J = 0, su un sottoinsieme di misura nulla di . Infatti, come sottolineato nellOsservazione (1.8), gli insiemi di misura nulla non danno alcun contributo nellintegrale. Cambiamenti di coordinate notevoli nel piano 1) Coordinate polari. Sia (x0 , y0 ) R2 . La funzione che esprime le coordinate da (, ) = (x0 + cos , y0 + sin ). In particolare se (x0 , y0 ) = (0, 0) si ha (, ) = ( cos , sin ).

e : [0, +) [0, 2 ] R2 denita polari centrate in (x0 , y0 ) dei punti del piano `

1.1 Calcolo degli integrali doppi

23

y P (xP , yP ) yP

xP

In ogni caso la matrice Jacobiana di ` e J (, ) = cos sin sin cos .

Quindi il modulo del determinante della matrice Jacobiana di ` e | det J (, )| = cos2 + sin2 = . Osserviamo che per = 0 la funzione non ` e iniettiva, e quindi biiettiva, e inoltre che det J (, ) = 0. Poich e {0} [0, 2 ] ` e un insieme trascurabile in R2 (` e un segmento), per lOsservazione (1.16) possiamo comunque utilizzare questo cambiamento di variabile nel calcolo di un integrale doppio. Inoltre (, 0) = (, 2 ) per ogni 0. Poich e anche linsieme [0, +) {2 } e trascurabile cambiamento di variabile nel calcolo di un integrale doppio. Questo cambiamento di variabile viene usato per integrare su insiemi che presentano una simmetria radiale rispetto ad un punto. Per esempio se ` e il cerchio di centro lorigine e raggio R > 0 = (x, y ) R2 : x2 + y 2 < R2 , allora passando in coordinate polari nel piano centrate nellorigine, si ha che : Allora (x, y ) x2 + y 2 < R2 2 < R2 0 < R, Quindi = ( ), dove = (, ) R2 : 0 < R, 0 2 0 2. x = cos y = sin , 0, 0 2, |det J (, )| = . in R2 (` e una semiretta), anche questo fatto non inuisce sullutilizzo di questo

24

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

y R

O R x

che ` e un rettangolo con lati paralleli agli assi coordinati. Anche linsieme dellEsempio (1.12) presenta una simmetria radiale. Infatti, ` e un settore circolare del cerchio di centro lorigine e raggio 1. Per esercizio trasformarlo in coordinate polari. 2) Coordinate ellittiche. Siano a, b > 0 e (x0 , y0 ) R2 . La funzione che esprime le coordinate ellittiche centrate in (x0 , y0 ), associate ad a e b, dei punti del piano ` e : [0, +) [0, 2 ] R2 denita da (, ) = (x0 + a cos , y0 + b sin ). In particolare se (x0 , y0 ) = (0, 0) si ha (, ) = (a cos , b sin ). In ogni caso la matrice Jacobiana di ` e J (, ) = a cos b sin a sin b cos .

Quindi il modulo del determinante della matrice Jacobiana di ` e | det J (, )| = ab cos2 + ab sin2 = ab. Come nel caso precedente, osserviamo che per = 0 la funzione non ` e iniettiva, trascurabile in R2 , per lOsservazione (1.16) possiamo comunque utilizzare questo cambiamento di variabile nel calcolo di un integrale doppio. Inoltre (, 0) = (, 2 ) per ogni 0. Poich e anche linsieme [0, +) {2 } e trascurabile in e quindi biiettiva, e inoltre che det J (, ) = 0. Poich e {0} [0, 2 ] ` e un insieme

R2 , anche questo fatto non inuisce sullutilizzo di questo cambiamento di variabile


nel calcolo di un integrale doppio.

1.1 Calcolo degli integrali doppi

25

Questo cambiamento di variabile viene usato per integrare su un ellisse. Per esempio se ` e lellisse di centro lorigine e semiassi a e b = (x, y ) R2 : x2 y 2 + 2 <1 , a2 b

allora passando in coordinate ellittiche nel piano centrate nellorigine, si ha che : Allora (x, y ) x2 y 2 + 2 < 1 2 < 1 0 < 1, a2 b 0 2. x = a cos y = b sin , 0, 0 2, |det J (, )| = ab.

Quindi = ( ), dove = (, ) R2 : 0 < 1, 0 2 che ` e un rettangolo con lati paralleli agli assi coordinati.
y
x a2
2

y b2

=1

O a x

(1.17) Esempio Calcoliamo lintegrale

x2

xy dx dy , dove + y2

= (x, y ) R2 : 1 < x2 + y 2 < 4, x > 0, y > 0 . Linsieme ` e sia x-semplice che y -semplice. Osserviamo che presenta una

simmetria radiale. Passiamo in coordinate polari nel piano. Poniamo quindi : x = cos y = sin , 0, 0 2, |det J (, )| = .

26

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

2 x2 + y 2 = 4
2


x2 + y 2 = 1

Figura 2.7: Linsieme . Allora (x, y )


1 < x2 + y 2 < 4

Figura 2.8: Linsieme .

x>0 y>0

1 < 2 < 4 cos > 0

1<<2 0<< 2.

sin > 0

Quindi si ha che =

( ),

dove

= (, ) R2 : 1 < < 2, 0 < < Ne segue che xy dx dy = 2 x + y2

. 2

2 cos sin d d = 2

cos sin d d =

essendo un rettangolo con lati paralleli agli assi e e la funzione integranda prodotto di una funzione di e di una funzione di si ottiene
2
2

=
1

d
0

cos sin d

1 = 2 2

2 1

1 sin2 2

3 = . 4

(1.18) Osservazione Siano R2 misurabile e f : R continua e limitata. Se e f presentano una simmetria rispetto ad uno stesso asse cartesiano, x o y , allora lintegrale di f su si pu` o calcolare in un modo talvolta pi` u semplice. Ricordiamo innanzi tutto che: ` e simmetrico rispetto allasse x se (x, y ) anche (x, y ) ; ` e simmetrico rispetto allasse y se (x, y ) anche (x, y ) .

1.1 Calcolo degli integrali doppi

27

(x 0 , y 0 ) (x 0 , y 0 ) O (x 0 , y 0 ) x O (x 0 , y 0 ) x

Figura 2.9: allasse x.

Insieme simmetrico rispetto

Figura 2.10: Insieme simmetrico rispetto allasse y .

Si hanno i seguenti quattro casi: 1) simmetrico rispetto allasse x e (x, y ) si ha f (x, y ) = f (x, y ) = f (x, y ) dx dy = 2

f (x, y ) dx dy ,

dove = {(x, y ) : y 0}, (oppure y 0); 2) simmetrico rispetto allasse x e (x, y ) si ha f (x, y ) = f (x, y ) simmetrico rispetto allasse y e (x, y ) si ha f (x, y ) = f (x, y ) = f (x, y ) dx dy = 0;

3)

f (x, y ) dx dy = 2

f (x, y ) dx dy ,

dove = {(x, y ) : x 0}, (oppure x 0); 4) simmetrico rispetto allasse y e (x, y ) si ha f (x, y ) = f (x, y ) = f (x, y ) dx dy = 0.

28

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

1.2

Calcolo degli integrali tripli

Per gli integrali tripli esistono formule di riduzione simili a quelle degli integrali doppi. Lidea di fondo ` e di ricondurre il calcolo di un integrale triplo a quello in cascata di un integrale doppio e uno denito in una variabile. A seconda che si calcoli prima lintegrale in una variabile o quello doppio, si hanno le formule di integrazione per li paralleli ad un asse o per strati paralleli ad un piano. Integrazione per li paralleli ad un asse Asse z. Sia R3 linsieme = (x, y, z ) R3 : (x, y ) D, (x, y ) z (x, y ) , dove D R2 ` e compatto (chiuso e limitato) e , : D R sono due funzioni continue, e sia f : R una funzione continua5 . z z = (x, y )

z = (x, y ) y D x

Allora si ha che
(x,y )

f (x, y, z ) dx dy dz =
D (x,y )

f (x, y, z ) dz dx dy .

Formula di integrazione per li paralleli allasse z

Per il Teorema di Weierstrass risulta che ` e compatto e che f ` e limitata.

1.2 Calcolo degli integrali tripli

29

Quindi lintegrale triplo di una funzione continua e limitata di tre variabili si pu` o determinare calcolando in cascata prima un integrale denito in una variabile e poi un integrale doppio nelle due variabili rimanenti. Nella formula precedente,
(x,y )

prima si calcola
(x,y )

f (x, y, z ) dz che ` e un integrale denito di una funzione

nella sola variabile z (x e y vanno considerate come parametri) fra gli estremi (x, y ) e (x, y ). Questo integrale produce una funzione F (x, y ) nelle variabili x e y che va poi integrata sullinsieme D R2 . Questo integrale doppio si calcola con le tecniche viste precedentemente. z z = (x, y ) Come evidenziato in Fig. 2.11, ssato un punto (x0 , y0 ) D, lintersezione fra e la retta passante per questo punto parallela allasse z ` e un segmento (nella gura ` e tratteggiato). ` cos` E giusticata la denominazione di integrazione per li paralleli allasse z per questo metodo di integrazione. x (x0 , y0 ) D

z = (x, y ) y

Figura 2.11: Integrazione per li paralleli allasse z . Similmente si introducono le formule di integrazioni per li paralleli agli altri assi. Asse y. Sia R3 linsieme = (x, y, z ) R3 : (x, z ) D, (x, z ) y (x, z ) , dove D R2 ` e compatto e , : D R sono due funzioni continue, e sia f : R una funzione continua. Allora si ha che
(x,z )

f (x, y, z ) dx dy dz =
D (x,z )

f (x, y, z ) dy dx dz .

Formula di integrazione per li paralleli allasse y

30

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Asse x. Sia R3 linsieme = (x, y, z ) R3 : (y, z ) D, (y, z ) x (y, z ) , dove D R2 ` e compatto e , : D R sono due funzioni continue, e sia

f : R una funzione continua. Allora si ha che

(y,z )

f (x, y, z ) dx dy dz =
D (y,z )

f (x, y, z ) dx dy dz .

Formula di integrazione per li paralleli allasse x

Integrazione per strati paralleli ad un piano Premettiamo la seguente (1.19) Denizione Siano R3 limitato e z0 R. Poniamo z0 = (x, y ) R2 : (x, y, z0 ) . Osserviamo che z0 ` e la proiezione ortogonale sul piano xy dellintersezione fra e il piano z = z0 . Se questa intersezione ` e linsieme vuoto, allora anche z0 = . z z0

y z0 x

In modo del tutto analogo, se x0 , y0 R si introducono gli insiemi x0 = (y, z ) R2 : (x0 , y, z ) , y0 = (x, z ) R2 : (x, y0 , z ) .

1.2 Calcolo degli integrali tripli

31

Formule di integrazione per strati paralleli ad un piano Piano xy. Siano R3 linsieme = (x, y, z ) R3 : a z b, (x, y ) z , dove z = che
b

limitata. Supponiamo che z sia misurabile in R2 per ogni z [a, b]. Allora si ha Formula di integrazione per strati paralleli al piano xy

(x, y ) R2 : (x, y, z ) , e f : R una funzione continua e

f (x, y, z ) dx dy dz =
a z

f (x, y, z ) dx dy dz .

Quindi lintegrale triplo di una funzione continua e limitata di tre variabili si pu` o determinare calcolando in cascata prima un integrale doppio e poi un integrale denito. Nella formula precedente, prima si calcola
z

f (x, y, z ) dx dy che ` e

un integrale doppio di una funzione nelle variabili x e y (z va considerata come parametro) sullinsieme z R2 . Questo integrale doppio si calcola con le tecniche viste precedentemente e produce una funzione F (z ) nella variabile z che va poi integrata fra gli estremi a e b.

z Come evidenziato in Fig. 2.12, ssato un punto z0 [a, b], lintersezione fra e il piano z = z0 ` e una sezione non vuota di giacente su un piano par` cos` allelo al piano xy . E giusticata la denominazione di integrazione per strati paralleli al piano xy per questo metodo di integrazione. x y b z0

Figura 2.12: Integrazione per strati paralleli al piano xy .

32

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Similmente si introducono le formule di integrazioni per strati paralleli agli altri piani. Piano xz. Siano R3 linsieme = (x, y, z ) R3 : a y b, (x, z ) y , dove y = che
b

limitata. Supponiamo che y sia misurabile in R2 per ogni y [a, b]. Allora si ha Formula di integrazione per strati paralleli al piano xz

(x, z ) R2 : (x, y, z ) , e f : R una funzione continua e

f (x, y, z ) dx dy dz =
a y

f (x, y, z ) dx dz dy .

Piano yz. Siano R3 linsieme = (x, y, z ) R3 : a x b, (y, z ) x , dove x = che


b

limitata. Supponiamo che x sia misurabile in R2 per ogni x [a, b]. Allora si ha Formula di integrazione per strati paralleli al piano yz

(y, z ) R2 : (x, y, z ) , e f : R una funzione continua e

f (x, y, z ) dx dy dz =
a x

f (x, y, z ) dy dz dx.

x, y e z , cio` e` e della forma = [a, b] [c, d] [h, k], e f : R una funzione della forma f (x, y, z ) = f1 (x)f2 (y )f3 (z ), con f1 : [a, b] R, f2 : [c, d] R e f3 : [h, k] R continue6 . Allora si ha che
b d k

(1.20) Osservazione Siano R3 un parallelepipedo con spigoli paralleli agli assi

f (x, y, z ) dx dy dz =
a

f1 (x) dx

f2 (y ) dy

f3 (z ) dz .

Dimostrazione. Per esercizio.

Per il Teorema di Weierstrass le funzioni sono anche limitate.

1.2 Calcolo degli integrali tripli

33

(1.21) Esempio Calcoliamo lintegrale

x2 + y 2 z dx dy dz , dove

= (x, y, z ) R3 : x2 + y 2 + z 2 1, z 0 . Osserviamo che ` e la semisfera di centro lorigine e raggio 1 appoggiata sul piano xy dalla parte delle z positive. z

Figura 2.13: Linsieme .

Si ha che = (x, y, z ) R3 : 0 z 1 x2 y 2 , x2 + y 2 1 .

Quindi, posto D = (x, y ) R2 : x2 + y 2 1 , risulta che ` e della forma adatta per integrare per li paralleli allasse z . Integrando per li paralleli allasse z , si ha che x +y
2 2 1x2 y 2

z dx dy dz =
0

x2 + y 2 z dz dx dy =

1x2 y 2

=
D

1 2 x + y2 z2 2

dx dy =

1 2

x2 + y 2
D

1 x2 y 2 dx dy.

Poich eD` e linsieme dei punti interni alla circonferenza di equazione x2 + y 2 = 1 e di quelli della circonferenza, passiamo in coordinate polari nel piano xy . Poniamo quindi : Allora (x, y ) D x2 + y 2 1 x = cos y = sin , 0, 0 2, |det J (, )| = . 01 0 2.

34

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

y 1

D
O 1 x

Figura 2.14: Linsieme D. Quindi si ha che D = (D ), dove

Figura 2.15: Linsieme D .

D = (, ) R2 : 0 1, 0 2 . Ne segue che x2 + y 2 z dx dy dz =

1 2

x2 + y 2
D

1 x2 y 2 dx dy =

1 2

3 5 d d =

essendo D un rettangolo con lati paralleli agli assi e e la funzione integranda prodotto di una funzione di e di una funzione di , si ottiene = 1 2
1 0

3 5 d

d =
0

1 4 1 6 4 6

=
0

. 12

Si pu` o procedere anche integrando per strati paralleli ad un piano. Infatti, osserviamo che = (x, y, z ) R3 : x2 + y 2 1 z 2 , 0 z 1 . Quindi, per ogni z [0, 1] posto z = (x, y ) R2 : x2 + y 2 1 z 2 , risulta che ` e della forma adatta per integrare per strati paralleli al piano xy . Integrando per strati paralleli al piano xy , si ha che x2 + y 2 z dx dy dz =
0 1 z

x2 + y 2 z dx dy dz.

1.2 Calcolo degli integrali tripli

35

1 z2

z
O 1 z2 x

1 z2

Figura 2.16: Linsieme z .

Figura 2.17: Linsieme z.

di equazione x2 + y 2 = 1 z 2 e da quelli della stessa circonferenza, passiamo in coordinate polari nel piano xy . Poniamo quindi : Allora (x, y ) z x +y 1z
2 2 2

Poich e per ogni z [0, 1] linsieme z ` e costituito dai punti interni alla circonferenza

x = cos y = sin ,

0, 0 2,

|det J (, )| = .

1 z2

Quindi si ha che z = ( z ), dove


2 z = (, ) R : 0

0 2.

1 z 2 , 0 2 .

Ne segue che x2 + y 2 z dx dy dz =
1 0 1 z

x2 + y 2 z dx dy dz =

=
0

3 z d d dz =

essendo z un rettangolo con lati paralleli agli assi e e la funzione integranda prodotto di una funzione di e di una funzione di , si ottiene
1 0

=
0

z
0

1z 2

d
0 2

dz = 2
0

1 z 4 4
3 1 0

1z 2

dz =

1 0

z 1 z2

dz =

1 1 z2 2 6

. 12

36

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

(1.22) Teorema Siano ,


3

(del cambiamento di variabile negli integrali tripli)

limitata e : una funzione tale che: i) ` e biiettiva;

R aperti limitati non vuoti, f : R una funzione continua e

ii) ` e di classe C 1 con det J (u, v, w) = 0 per ogni (u, v, w) . Allora f (x, y, z ) dx dy dz =

f ((u, v, w))| det J (u, v, w)| du dv dw.

Formula del cambiamento di variabile negli integrali tripli (1.23) Osservazione Come nel caso bidimensionale, la funzione ` e quella che produce il cambiamento di variabili, da (u, v, w) a (x, y, z ) ed ` e anche detta del cambiamento di coordinate. Valgono le stesse considerazioni fatte nellOsservazione (1.14) a proposito dellanalogia fra questa formula e quella del caso unidimensionale. In tal caso si pone formalmente (x, y, z ) = (u, v, w) e nellintegrale di sinistra si sostituisce (x, y, z ) con (u, v, w), il dominio con tale che ( ) = e dx dy dz con | det J (u, v, w)| du dv dw. Si rammenta di NON dimenticare il modulo del determinante Jacobiano di . Come gi` a osservato nel caso bidimensionale, il cambiamento di variabile negli integrali multipli ` e utile molto spesso non tanto per modicare la funzione quanto per modicare e quindi semplicare il dominio di integrazione. Evidentemente, come sottolineato nellOsservazione (1.20) il caso pi` u semplice nello spazio ` e quello del parallelepipedo con spigoli paralleli agli assi cartesiani. (1.24) Osservazione Come nel caso bidimensionale, anche la formula del cambiamento di variabile negli integrali tripli continua a valere anche se non ` e biiettiva, oppure se det J = 0, su un sottoinsieme di misura nulla di . Infatti, come sottolineato nellOsservazione (1.8), gli insiemi di misura nulla non danno alcun contributo nellintegrale. Cambiamenti di coordinate notevoli nello spazio 1) Coordinate polari o sferiche. Sia (x0 , y0 , z0 ) R3 . La funzione che esprime le coordinate polari (o sferiche) centrate in (x0 , y0 , z0 ) dei punti dello spazio, con la

1.2 Calcolo degli integrali tripli

37

colatitudine misurata dallasse z , ` e : [0, +) [0, ] [0, 2 ] R3 denita da (, , ) = (x0 + sin cos , y0 + sin sin , z0 + cos ). In particolare se (x0 , y0 , z0 ) = (0, 0, 0) si ha (, , ) = ( sin cos , sin sin , cos ). z
zP

: colatitudine : longitudine O

P (x P , y P , z P )

yP xP

Q(xP , yP , 0)

x In ogni caso la matrice Jacobiana di ` e


sin cos

Quindi il modulo del determinante della matrice Jacobiana di ` e

J (, , ) = sin sin cos

cos cos sin sin cos sin sin 0

sin cos .

| det J (, , )| = cos 2 sin cos cos2 + 2 sin cos sin2 + + sin sin2 cos2 + sin2 sin2 = 2 sin . = = 2 sin cos2 + 2 sin3 = = 2 sin cos2 + sin2

Osserviamo che per = 0 la funzione non ` e iniettiva, e quindi biiettiva. Inoltre [0, +) {0} [0, 2 ] e [0, +) {2 } [0, 2 ] sono tre insiemi trascurabili in variabile nel calcolo di un integrale triplo. Inoltre (, , 0) = (, , 2 ) per ogni det J (, , ) = 0 = 0 oppure = 0, . Poich e {0} [0, ] [0, 2 ],

R3 , per lOsservazione (1.16) possiamo comunque utilizzare questo cambiamento di


0 e [0, ]. Poich e anche linsieme [0, +) [0, ] {2 } e trascurabile in

R3 , anche questo fatto non inuisce sullutilizzo di questo cambiamento di variabile


nel calcolo di un integrale triplo.

38

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Questo cambiamento di variabile viene usato per integrare su insiemi che presentano una simmetria radiale rispetto ad un punto. Per esempio se ` e la sfera di centro lorigine e raggio R > 0 = (x, y, z ) R3 : x2 + y 2 + z 2 < R2 , allora passando in coordinate polari nello spazio centrate nellorigine, si ha che
x = sin cos

y = sin sin , 0, 0 , 0 2, |det J (, , )| = 2 sin . z = cos

Allora (x, y, z ) x2 + y 2 + z 2 < R2 2 < R2 Quindi = ( ), dove


0<R

0 2.

= (, , ) R3 : 0 < R, 0 , 0 2 che ` e un parallelepipedo con spigoli paralleli agli assi coordinati.

z 2

R y R

In modo del tutto analogo si introducono le coordinate polari (o sferiche) con la colatitudine misurata dallasse x o dallasse y .

1.2 Calcolo degli integrali tripli

39

2) Coordinate cilindriche. Sia (x0 , y0 , z0 ) R3 . La funzione che esprime le coordinate cilindriche centrate in (x0 , y0 , z0 ), con asse parallelo allasse z , dei punti dello spazio ` e : [0, +) [0, 2 ] R R3 denita da (, , z ) = (x0 + cos , y0 + sin , z ). In particolare se (x0 , y0 , z0 ) = (0, 0, 0) si ha (, , z ) = ( cos , sin , z ). z
zP P (x P , y P , z P )

O
xP yP

Q(xP , yP , 0)

x In ogni caso la matrice Jacobiana di ` e


cos

J (, , z ) = sin 0

sin cos 0

0 . 1

Quindi il modulo del determinante della matrice Jacobiana di ` e | det J (, , z )| = cos2 + sin2 = . Anche in questo caso si osserva che per certi valori di e risulta che non ` e biiettiva. Come nei casi precedenti, questo fatto non pregiudica la possibili` a di utilizzare questo cambiamento di variabile negli integrali tripli. Questo cambiamento di variabile viene usato per integrare su cilindri, coni, paraboloidi. Per esempio se ` e il cilindro circolare retto con asse coincidente con lasse z e raggio R compreso fra i piani z = a e z = b, con a < b, = (x, y, z ) R3 : x2 + y 2 < R2 , a < z < b ,

40

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

allora passando in coordinate cilindriche centrate nellorigine con asse parallelo allasse z , si ha che
x = cos

y = sin , z = z,

0, 0 2, z R,

|det J (, , z )| = .

Allora

(x, y, z ) x2 +y 2 < R2 , a < z < b Quindi = ( ), dove

0 2 < R2 a<z<b

0<R

0 2 a < z < b.

= (, , z ) R3 : 0 < R, 0 2, a < z < b che ` e un parallelepipedo con spigoli paralleli agli assi coordinati. z b x a y R a b z

In modo del tutto analogo si introducono le coordinate cilindriche con asse parallelo allasse x o allasse y . (1.25) Osservazione Integrare una funzione utilizzando il cambiamento di variabili in coordinate cilindriche con asse parallelo ad uno degli assi cartesiani equivale a integrare per li paralleli a quellasse e poi passare in coordinate polari nel piano ortogonale a quellasse. (1.26) Esempio Calcoliamo lintegrale

x2 dx dy dz , dove x2 + z 2

= (x, y, z ) R3 : 1 < x2 + y 2 + z 2 < 2, x2 y 2 + z 2 < 0, y > 0 .

1.2 Calcolo degli integrali tripli

41

Figura 2.18: Linsieme .

Figura 2.19: Linsieme .

Linsieme ` e la parte dello spazio compresa fra le sfere di equazione x2 + y 2 + z 2 = 1 e x2 + y 2 + z 2 = 2 e il semicono y = x2 + z 2 . Passiamo in coordinate sferiche in cui la colatitudine ` e misurata rispetto allasse y . Poniamo quindi
x = sin cos

y = cos

0, 0 , 0 2,

|det J (, , )| = 2 sin .

z = sin sin ,

Si ha che
1 < 2 < 2

(x, y, z )

Quindi si ha che = ( ), dove

sin2 cos2 < 0 cos > 0

1<< 2

0<

0 2.

= (, , ) R3 : 1 < < Allora si ha che x2 dx dy dz = x2 + z 2

2, 0 <

, 0 2 . 4

2 sin2 cos2 2 sin d d d = 2 sin2

2 sin cos2 d d d =

42

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

essendo un parallelepipedo con spigoli paralleli agli assi coordinati e la funzione integranda prodotto di una funzione di , di una di e di una di , si ottiene
2

=
1

d
0
4

sin d
0

cos2 d = 5 26 . 6

1 = 3 3

cos

1 ( + sin cos ) 2

=
0

(1.27) Osservazione Siano R3 misurabile e f : R continua e limitata. Se e f presentano una simmetria rispetto ad uno stesso piano cartesiano, xy , xz o yz , allora lintegrale di f su si pu` o calcolare in un modo talvolta pi` u semplice. Ricordiamo innanzi tutto che: ` e simmetrico rispetto al piano xy se (x, y, z ) anche (x, y, z ) ; ` e simmetrico rispetto al piano xz se (x, y, z ) anche (x, y, z ) ; ` e simmetrico rispetto al piano yz se (x, y, z ) anche (x, y, z ) . Si hanno i seguenti sei casi: 1) se ` e simmetrico rispetto al piano xy e (x, y, z ) si ha f (x, y, z ) = f (x, y, z ), allora f (x, y, z ) dx dy dz = 2

f (x, y, z ) dx dy dz,

dove = {(x, y, z ) : z 0}, (oppure z 0); 2) se ` e simmetrico rispetto al piano xy e (x, y, z ) si ha f (x, y, z ) = f (x, y, z ), allora f (x, y, z ) dx dy dz = 0;

3) se ` e simmetrico rispetto al piano xz e (x, y, z ) si ha f (x, y, z ) = f (x, y, z ), allora f (x, y, z ) dx dy dz = 2


f (x, y, z ) dx dy dz,

dove = {(x, y, z ) : y 0}, (oppure y 0); 4) se ` e simmetrico rispetto al piano xz e (x, y, z ) si ha f (x, y, z ) = f (x, y, z ), allora f (x, y, z ) dx dy dz = 0;

1.2 Calcolo degli integrali tripli

43

5) se ` e simmetrico rispetto al piano yz e (x, y, z ) si ha f (x, y, z ) = f (x, y, z ), allora f (x, y, z ) dx dy dz = 2


f (x, y, z ) dx dy dz,

dove = {(x, y, z ) : x 0}, (oppure x 0); 6) se ` e simmetrico rispetto al piano yz e (x, y, z ) si ha f (x, y, z ) = f (x, y, z ), allora f (x, y, z ) dx dy dz = 0.

44

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

1.3

Massa, baricentro, momento dinerzia


Siano R3 non vuoto e : R la funzione densit` a di

(1.28) Denizione

massa in . La massa di ` e il numero reale M () =

(x, y, z ) dx dy dz.

Se la densit` a di massa ` e costante in , allora M () =

(x, y, z ) dx dy dz =

dx dy dz = m(),

dove m() ` e il volume di . In particolare se = 1 su , allora M () = m().

(1.29) Denizione B (xB , yB , zB ) dove

Siano R3 non vuoto e : R la funzione densit` a di

massa in . Il baricentro (o centro di massa, o centroide) di ` e il punto

xB = yB = zB =

1 M () 1 M () 1 M ()

x (x, y, z ) dx dy dz,

y (x, y, z ) dx dy dz,

z (x, y, z ) dx dy dz.

(1.30) Denizione

massa in , r una retta in R3 e d : R la funzione distanza dei punti di dalla retta r . Il momento dinerzia di rispetto allasse r ` e il numero reale I=

Siano R3 non vuoto, : R la funzione densit` a di

d2 (x, y, z ) (x, y, z ) dx dy dz.


M () m()

Se la densit` a di massa ` e costante in , allora = I=

e si ha che

d2 (x, y, z ) (x, y, z ) dx dy dz =

M () m()

d2 (x, y, z ) dx dy dz.

Analoghe nozioni si possono introdurre se R2 , a patto di sostituire gli integrali tripli con integrali doppi. Inoltre, analoghe nozioni si possono introdurre se sottoin-

1.3 Massa, baricentro, momento dinerzia

45

sieme di R2 (risp. di R3 ) ` e il sostegno di una curva parametrica semplice e regolare, a patto di sostituire gli integrali doppi (risp. tripli) con lintegrale curvilineo di I specie lungo (si veda il capitolo Integrali curvilinei). Volume di un solido di rotazione Sia S un sottoinsieme non vuoto del semipiano yz in cui y 0 e sia R3 ottenuto dalla rotazione completa di S attorno allasse z . z

S y

x Figura 2.20: Il toro. Siamo interessati a determinare il volume di . Rappresentiamo in coordinate cilindriche con asse coincidente con lasse z . Si ha che
x = cos

y = sin z=z

0, 0 2, z R.

Allora = ( ), con

= (, , z ) R3 : (, z ) S, 0 2 . Ne segue che ` e un cilindro con basi S e la proiezione di S sul piano = 2 . Quindi il volume di ` e m() =

dx dy dz =

d d dz =

integrando per li paralleli allasse si ottiene = 2


S

d dz.

46

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Poich eS` e contenuto nel semipiano yz in cui y 0, si ha che = y . Quindi (1.31) m() = 2
S

y dy dz.

Similmente, se S ` e contenuto nel semipiano yz con z 0 e ` e ottenuto dalla rotazione completa di S attorno allasse y si ha che m() = 2
S

z dy dz.

Analoghe formule se S ` e contenuto negli altri semipiani dei piani coordinati in cui una delle coordinate ` e non negativa. Per esempio, consideriamo il toro di Fig. 2.20 ottenuto dalla rotazione del cerchio S = (y, z ) R2 : (y y0 )2 + (z z0 )2 R2 , Il volume di ` e dato da m() = 2
S

y0 , R > 0,

z0 R.

y dy dz.

Passando in coordinate polari nel piano yz si ha : Allora (y, z ) S (y y0 )2 +(z z0 )2 R2 2 R2 0 R, Quindi S = (S ), dove S = (, ) R2 : 0 R, 0 2 . che ` e un rettangolo con lati paralleli agli assi coordinati. Ne segue che m() = 2
S 2 R 0

y = y0 + cos z = z0 + sin ,

0, 0 2,

|det J (, )| = .

0 2.

y dy dz = 2

(y0 + cos ) d d =

= 2
0

y0 + 2 cos d d = 2 2 y0 R2 .

(1.32) Osservazione Siano f : [a, b] R continua, S = (y, z ) R2 : a z b, 0 y f (z ) e R3 ottenuto dalla rotazione completa di S attorno allasse z .

1.3 Massa, baricentro, momento dinerzia

47

b y = f (z )

a O y

Allora il volume di ` e dato da


b

m() =
a

[f (z )]2 dz.

Infatti, essendo S un insieme y -semplice7 , da (1.31) si ha che


b f (z ) b

m() = 2
S

y dy dz = 2
a 0

y dy dz = 2
a

1 2 y 2

f (z )

dz =
0 a

[f (z )]2 dz.

(1.33) Osservazione Abbiamo visto che se S ` e contenuto nel semipiano yz con y 0 e` e ottenuto dalla rotazione completa di S attorno allasse z si ha che m3 () = 2 y dy dz.
S

Moltiplicando e dividendo per larea m2 (S ) di S , si ottiene m3 () = 2 m2 (S ) 1 m2 (S ) y dy dz = 2 yB m2 (S ),

S yB

dove B ` e il baricentro di S . La formula m3 () = 2 yB m2 (S ) ` e nota come I Teorema di Guldino.

Si osservi che in tal caso y ` e lasse cartesiano orizzontale, e quindi ` e orizzontalmente convesso.

48

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Appendice A

Momento dinerzia
(1.1) Denizione d. Il momento dinerzia di questa massa puntiforme rispetto allasse a ` e il numero reale I = m d2 . Il momento dinerzia di una massa puntiforme ` e legato al momento angolare. Infatti, supponiamo per semplicit` a che lasse a passi per lorigine O. Se denotiamo con r il vettore posizione della massa puntiforme rispetto allorigine O e con v il vettore velocit` a del punto, si ha che v =r ed ` e tangente alla traiettoria. Il momento angolare ` e L = m r v. La componente di L lungo lasse a ` e La = m d2 = I , dove = | | ` e il modulo della velocit` a angolare. Consideriamo un punto dotato di massa m (ovvero una massa

puntiforme) che ruota con velocit` a angolare intorno ad un asse a posto a distanza

49

50

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Appendice B

Integrale di Riemann
Per integrale multiplo si intende lintegrale di una funzione reale di n 2 variabili. La nozione di integrale multiplo ` e una naturale estensione di quella dellintegrale denito di una funzione reale di una variabile reale. Nel corso di Analisi Matematica I avete studiato la teoria dellintegrazione secondo Riemann nella quale viene introdotto lintegrale di una funzione limitata su un intervallo limitato. Nel caso di funzioni di pi` u variabili, lestensione naturale di questa situazione ` e quella di considerare funzioni limitate su iperrettangoli, ossia su insiemi che sono lestensione dei rettangoli nel piano e dei parallelepipedi nello spazio. Mentre in una variabile si calcola lintegrale di una funzione limitata prevalentemente su un intervallo limitato, nel caso di funzioni di pi` u variabili o si calcola lintegrale di una funzione limitata su un sottoinsieme limitato di Rn che pu` essere molto vario e che non ` e necessariamente un iperrettangolo. La teoria dellintegrazione deve quindi poter discriminare fra gli insiemi buoni su cui integrare e quelli ` quindi fondamentale possedere una teoria della misura, che introduca non buoni. E e studi le propriet` a degli insiemi misurabili (quelli buoni) che, sostanzialmente, sono quelli a cui ` e possibile associare una misura, che nel piano comunemente chiamiamo area e nello spazio volume. Per questo motivo risulta pi` u laborioso introdurre il concetto di integrale multiplo per una funzione limitata. Procediamo nel seguente modo: a) introduciamo lintegrale di funzioni limitate su iperrettangoli imitando il procedimento visto nel caso dellintegrale di Riemann per funzioni di una variabile; b) introduciamo poi il concetto di misura di Peano-Jordan di un sottonsieme di Rn e quindi quello di insieme misurabile; c) introduciamo inne lintegrale di funzioni limitate su un insieme misurabile. 51

52

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Nel seguito considereremo n N, n 1.

Integrale di Riemann su un iperrettangolo


(1.1) Denizione
n

Siano I1 , . . . , In R intervalli limitati.

Si chiama

iperrettangolo in R linsieme R = I1 In . Per n = 1 si ha lintervallo R = I1 . Per n = 2 si ha il rettangolo R = I1 I2 . Per n = 3 si ha il parallelepipedo (retto o rettangolo) R = I1 I2 I3 .

R R y

Figura B.1: Iperrettangolo nel piano R2 .

Figura B.2: Iperrettangolo nello spazio R3 .

Gli estremi degli intervalli Ij possono essere o non essere inclusi nellintervallo. Come vedremo, analogamente a quanto accade per lintegrale in una variabile, ci` o non ha alcuna importanza nella teoria dellintegrazione. Osserviamo che se R ` e un iperrettangolo in Rn , allora R ` e unione di un numero nito di iperrettangoli in Rm con m n 1. (1.2) Denizione Per ogni j = 1, . . . , n sia Ij un intervallo limitato di estremi

aj , bj con aj < bj e R = I1 In un iperrettangolo in Rn . Si chiama misura (n-dimensionale) di R il numero reale m(R) = (b1 a1 )(b2 a2 ) (bn an ). Evidentemente la misura di un iperrettangolo ` e data dal prodotto delle misure dei singoli intervalli il cui prodotto (cartesiano) ` e liperrettangolo stesso.

Appendice B Integrale di Riemann su un iperrettangolo

53

Per n = 1, essendo R = I1 , la sua misura ` e la lunghezza dellintervallo I1 , cio` e m(R) = b1 a1 . m(R) = (b1 a1 )(b2 a2 ). Per n = 2, essendo R = I1 I2 , la sua misura ` e larea del rettangolo R, cio` e e il volume del parallelepipedo Per n = 3, essendo R = I1 I2 I3 , la sua misura `

R, cio` e m(R) = (b1 a1 )(b2 a2 )(b3 a3 ). (1.3) Denizione

Sia R un iperrettangolo in Rn .

Si chiama suddivisione di R una famiglia nita {R1 , . . . , Rk } di iperrettangoli contenuti in R tali che: 1) R = R1 Rk ; u punti 2) per ogni i, j = 1, . . . , k con i = j lintersezione Ri Rj contiene al pi` della frontiera di Ri e Rj .

R = R1 Rk R1 R2

Rk

Figura B.3: Suddivisione di un iperrettangolo nel piano R2 .

(1.4) Denizione

Siano R un iperrettangolo in Rn e f : R R una funzione.

Diciamo che f ` e una funzione a scala se esiste una suddivisione {R1 , . . . , Rk } di R tale che f ` e costante su ciascuno degli iperrettangoli Rj , per j = 1, . . . , k. In tal e adattata a f . caso diciamo che la suddivisione `

54

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

y R x x R

Figura B.4: Suddivisione adattata alla funzione a scala.

Figura B.5: Suddivisione non adattata alla funzione a scala.

Introduciamo ora il concetto di integrale di una funzione a scala su un iperrettangolo. Il signicato geometrico ` e analogo a quello in una variabile. Infatti, se consideriamo in

Rn+1 il trapezoide di f ,
Tf = (x, xn+1 ) Rn+1 : x R Rn , 0 xn+1 f (x) oppure f (x) xn+1 0 ,

cio` e la regione delimitata dal graco di f , dalliperrettangolo R e dagli iperpiani1 ortogonali a Rn (su cui giace R) passanti per R, allora lintegrale di f su R ` e il volume in Rn+1 di questo trapezoide, dove le virgolette stanno ad indicare che le zone di questa regione che corrispondono ai valori positivi di f danno un contributo positivo, mentre quelle che corrispondono ai valori negativi di f danno un contributo negativo. Evidentemente se f 0, allora si ha eettivamente il volume in Rn+1 di questo trapezoide. (1.5) Denizione Siano R un iperrettangolo in Rn , f : R R una funzione a

scala e {R1 , . . . , Rk } una suddivisione di R adattata a f . Per ogni j = 1, . . . , k sia cj il valore assunto da f su Rj . Si chiama integrale (multiplo) di f su R il numero reale
k R

f (x) dx = c1 m(R1 ) + + ck m(Rk ) =

cj m(Rj ).
j =1

Un iperpiano ` e una generalizzazione in

Rn

della nozione di piano dello spazio

R3 .

Appendice B Integrale di Riemann su un iperrettangolo

55

Tf

y R x Figura B.6: Le regioni del trapezoide Tf di f che corrispondono ai valori positivi di f danno un contributo positivo, mentre quelle che corrispondono ai valori negativi di f danno un contributo negativo. Talvolta lintegrale di f su R si denota con uno dei seguenti simboli: n volte f,
R R

f (x1 , . . . , xn ) dx1 dxn ,

f (x1 , . . . , xn ) dx1 dxn .

Se n = 2 si usa talvolta scrivere f (x, y ) dx dy.


R

(Integrale doppio)

Se n = 3 si usa talvolta scrivere f (x, y, z ) dx dy dz.


R

(Integrale triplo)

Si dimostra facilmente che questa denizione ` e ben posta, ossia non dipende dalla scelta della suddivisione di R adattata a f . Introduciamo ora lintegrale di una funzione limitata, non necessariamente a scala, su un
+ e Hf gli insiemi delle funzioni a scala minoranti e maggioranti tata. Denotiamo con Hf

iperettangolo R. Siano quindi R un iperrettangolo in Rn e f : R R una funzione limidi f rispettivamente, cio` e


Hf = {g : R R a scala tale che g f } , + Hf = {g : R R a scala tale che g f } .

+ Essendo f limitata su R si ha che Hf , Hf = . Poniamo

f = sup
R R

g : g Hf

(Integrale inferiore di f su R),

56

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

f = inf
R R

+ g : g Hf

(Integrale superiore di f su R). f, f R e evidentemente f.


R

Essendo f limitata su R si ha che


R

R g

Rn

Figura B.7: Approssimazione di f con le funzioni a scala g e h, g f h. (1.6) Denizione limitata. Diciamo che f ` e integrabile (secondo Riemann) su R se
R

Siano R un iperrettangolo in Rn e f : R R una funzione f=


R

f R. In

tal caso chiamiamo integrale (multiplo) di Riemann di f su R il comune valore di questi due integrali e lo denotiamo con le notazioni introdotte precedentemente. Si dimostra che se f ` e continua e limitata su R, allora ` e integrabile. Esistono anche funzioni non integrabili. Ad esempio, posto R = [0, 1] [0, 1], la funzione f : R R

Appendice B Misura di Peano-Jordan

57

denita da f (x, y ) = 1 se x Q, y R 0 se x Q, y R

minorante e maggiorante di f , allora essendo f (x, y ) = 0 per ogni (x, y ) R con x Q, si ha che g(x, y ) 0 per ogni (x, y ) R. Analogamente, essendo f (x, y ) = 1 per ogni (x, y ) R con x Q, si ha che h(x, y ) 1 per ogni (x, y ) R. Quindi g(x, y ) dx dy 0, h(x, y ) dx dy 1.

non ` e integrabile su R. Infatti, se g, h : R R sono due funzioni a scala rispettivamente

Ne segue che f 0, f 1.

Quindi
R

f<
R

f R da cui segue che f non ` e integrabile su R.

Misura di Peano-Jordan

(2.1) Denizione

Sia P Rn . Diciamo che P ` e un plurirettangolo se

P ` e lunione di un numero nito di iperrettangoli R1 , . . . , Rk tali che per ogni i, j = 1, . . . , k con i = j lintersezione Ri Rj contiene al pi` u punti della frontiera di Ri e Rj . La misura n-dimensionale del plurirettangolo P = R1 Rk ` e data da
k

m(P ) = m(R1 ) + + m(Rk ) =

m(Rj ).
j =1

Evidentemente un iperrettangolo ` e un plurirettangolo.

58

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

P = R1 R2 R1

P = R1 R2 R1

R2

R2

Figura B.8: P ` e un plurirettangolo.

Figura B.9: P non ` e un plurirettangolo.

(2.2) Denizione insiemi:

Sia Rn limitato non vuoto. Introduciamo i seguenti

S () = {P Rn plurirettangolo tale che P }, S + () = {P Rn plurirettangolo tale che P }. Evidentemente S + () = , mentre S () potrebbe anche essere linsieme vuoto (per esempio se ` e linsieme costituito da un solo punto). Si chiama misura interna di il numero reale m () = sup{m(P ) : P S ()} e si chiama misura esterna di il numero reale m () = inf {m(P ) : P S + ()}, con la convenzione che se S () = , allora m () = 0.

Evidentemente 0 m () m (). Da un punto di vista pratico, stiamo approssimando dallinterno e dallesterno linsieme con dei plurirettangoli, cio` e con lunione di iperrettangoli. Calcoliamo la misura di questi plurirettangoli e facciamo il sup delle misure di quelli interni, e linf delle misure di quelli esterni.

Appendice B Misura di Peano-Jordan

59

QP Q S () P S + ()

Figura B.10: Approssimazione di R2 dallinterno e dallesterno con plurirettangoli.

(2.3) Denizione

Diciamo che ` e misurabile (secondo Peano-Jordan) se m () = m () e in tal caso chiamiamo misura di il comune valore e lo denotiamo con mn (), o pi` u semplicemente, dove non vi sia ambiguit` a, con m(). Per convenzione poniamo m() = 0.

Sia Rn limitato non vuoto.

Evidentemente se = P plurirettangolo, allora riotteniamo la nozione precedente. Se R2 ` e misurabile, la misura di ` e larea di .

Se R3 ` e misurabile, la misura di ` e il volume di . In generale per n 3 la misura di ` e detta volume (n-dimensionale) di . (2.4) Esempio Un esempio di insieme non misurabile nel piano ` e = {(x, y ) [0, 1] [0, 1] : x, y Q} . Infatti, in tal caso S () = e quindi m () = 0, mentre m () = 1. Ne segue che m () < m () e quindi non ` e misurabile.

60

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

(2.5) Denizione

Sia Rn misurabile.

e trascurabile se m() = 0. Diciamo che `

(2.6) Teorema

Sia Rn limitato non vuoto.

Allora ` e misurabile se e solo se ` e trascurabile.

Omettiamo la dimostrazione.

Integrale di Riemann su un insieme misurabile

Nella sezione 1 abbiamo introdotto lintegrale di Riemann di una funzione limitata su un iperrettangolo. Per poter estendere questo concetto al caso di una funzione limitata su un insieme misurabile, ci riconduciamo al caso precedente estendendo la funzione ad un iperrettangolo che contiene linsieme misurabile con valore nullo al di fuori di questo insieme. (3.1) Denizione Siano Rn misurabile e f : R una funzione limitata.
f (x)

Siano R un iperrettangolo tale che R e f : R R la funzione f (x) = se x se x R \ .

Diciamo che f ` e integrabile (secondo Riemann) su se f ` e integrabile su R nel senso della Denizione (1.6) e in tal caso poniamo f=
R

f,

lo chiamiamo integrale (multiplo) di Riemann di f su e lo denotiamo con le medesime notazioni introdotte precedentemente.

Si osserva che le nozioni di funzione integrabile e di integrale su un insieme misurabile non dipendono dalla scelta delliperrettangolo R. Evidentemente se ` e un iperrettangolo, allora si riottiene la nozione introdotta dalla Denizione (1.6). Infatti, in tal caso si ha che f = f .

Appendice B Integrale di Riemann su un insieme misurabile

61

Se f 0, allora come nel caso precedente si ha che trapezoide di f ,

f ` e il volume in Rn+1 del

Tf = (x1 , , xn , xn+1 ) Rn+1 : x = (x1 , , xn ) , Si osserva inne che se f = 1 su , allora

0 xn+1 f (x) .

f = m().

Concludiamo questa sezione elencando alcune delle propriet` a principali dellintegrale multipo, utili anche nelle applicazioni. Siano Rn misurabile, f, g : R integrabili su e

(3.2) Proposizione

R. Allora valgono i seguenti fatti: a) f + g ` e integrabile su e si ha che (f + g) =


f+

g;

b) f ` e integrabile su e si ha che f =

f;

c) se f g su , allora

g;

d) |f | ` e integrabile su e si ha che

|f |.

(3.3) Proposizione

Siano Rn misurabile e f : R integrabile su .

Allora valgono i seguenti fatti: a) se ` e trascurabile, allora

f = 0;

b) se = A B con A e B misurabili e A B trascurabile, allora f=


AB

f=
A

f+
B

f;

62

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

c) se A ` e misurabile, allora f ` e integrabile anche su A; d) se A ` e misurabile e f 0 su , allora


A

f.

Capitolo 3

Integrali curvilinei
Nel seguito considereremo n N, n 1.

Brevi richiami sulle curve parametriche


(1.1) Denizione Siano I R un intervallo qualunque. Una curva

parametrica ` e una funzione : I Rn continua. Si chiama sostegno di limmagine di . Quindi il sostegno di ` e linsieme dei punti (t), al variare di t I , cio` e` e la linea denita da . Diciamo che ` e semplice se (t1 ) = (t2 ) implica che t1 = t2 oppure che t1 e t2 sono gli estremi dellintervallo I , se I contiene i suoi estremi.

Se una curva ` e semplice, allora pu` o assumere gli stessi valori solo negli estremi dellintervallo I , se I contiene i suoi estremi. (1.2) Osservazione Se ` e una curva parametrica semplice, allora facendo variare il parametro t nel verso di crescita dei numeri reali, t descrive I e il punto (t) Rn descrive il sostegno di senza mai ripassare per uno stesso punto, a meno che negli estremi di I , se li contiene, assuma gli stessi valori, e senza mai invertire il moto del punto (t) sul sostegno di . Quindi individua sul proprio sostegno un verso di percorrenza e si dice che induce sul sostegno un verso di percorrenza. Evidentemente data una linea nel piano che sia parametrizzata da una curva parametrica semplice, su di essa si possono individuare solo due versi di percorrenza, luno opposto allaltro. 63

64

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

(1.3) Denizione

Sia : [a, b] Rn una curva parametrica.

e chiusa se (a) = (b). Diciamo che `

(1.4) Denizione Siano I R un intervallo e : I Rn una curva parametrica derivabile. Diciamo che ` e regolare se ` e continua e per ogni t interno a I si ha che (t) = 0.

(1.5) Denizione

Sia : [a, b] Rn una curva parametrica.

Diciamo che ` e regolare a tratti se valgono tutti i seguenti fatti: i) ` e derivabile in [a, b] con derivata continua tranne che in un numero nito di punti; ii) (t) = 0 in tutti i punti in cui ` e derivabile tranne che in un numero nito di punti; iii) nei punti in cui non ` e derivabile esistono le derivate destra e sinistra.

In altri termini ` e regolare a tratti se esistono a = t0 < t1 < < tm = b tali che e se lintervallo [a, b] ` e ` e regolare in ogni intervallo [tk1 , tk ], per ogni k = 1, . . . , m, cio` suddivisibile nellunione di un numero nito di intervalli adiacenti su cui ` e regolare.

(1.6) Denizione curve parametriche.

Siano I, J R due intervalli, : I Rn e : J Rn due

Diciamo che e sono equivalenti se esiste una funzione : J I biiettiva e di classe C 1 con ( ) > 0 per ogni J tale che = .

1 Brevi richiami sulle curve parametriche

65

(1.7) Proposizione

Siano I, J R due intervalli, : I Rn e : J Rn

due curve parametriche equivalenti e come nella Denizione (1.6). Allora valgono i seguenti fatti: a) e hanno lo stesso sostegno; b) ` e semplice se e solo se ` e semplice; c) ` e derivabile se e solo se ` e derivabile e in particolare si ha che ( ) = (( )) ( ). Inoltre ` e regolare se e solo se ` e regolare; d) e inducono lo stesso verso di percorrenza sul loro comune sostegno.

Se e sono equivalenti, in virt` u delle propriet` a a) e d), si dice anche che e sono due parametrizzazioni della stessa curva che inducono su di essa lo stesso verso di percorrenza.

(1.8) Proposizione

Siano , , come nella Denizione (1.6) tranne che per

il segno di e supponiamo che ( ) < 0 per ogni J . Allora valgono i seguenti fatti: a) e hanno lo stesso sostegno; b) ` e semplice se e solo se ` e semplice; c) ` e derivabile se e solo se ` e derivabile e in particolare si ha che ( ) = (( )) ( ). Inoltre ` e regolare se e solo se ` e regolare; d) e inducono versi di percorrenza opposti sul loro comune sostegno.

66

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

(1.9) Denizione

Sia Rn un aperto non vuoto.

e connesso per archi se per ogni x, y esiste una curva Diciamo che ` parametrica : [a, b] tale che (a) = x e (b) = y .

Si dimostra che se ` e connesso per archi, allora ssati x, y con x = y esiste sempre una curva parametrica semplice e regolare a tratti : [a, b] tale che (a) = x e (b) = y .

Integrale curvilineo di I specie

(2.1) Denizione

Siano Rn aperto non vuoto, f : R una funzione

continua e : [a, b] una curva parametrica semplice e regolare. Si chiama integrale curvilineo (o di prima specie) di f lungo il numero reale
b

f=
a

f ( (t)) (t) dt,

dove (t) ` e la norma (detta anche modulo) del vettore (t) in Rn . Talvolta lintegrale curvilineo di f lungo ` e denotato con il simbolo

f ds.

Se f = 1, allora

f ds = l lunghezza della curva .

(2.2) Osservazione Per n = 1 otteniamo lintegrale di Riemann di una funzione continua. Infatti, se per semplicit` a supponiamo che [a, b] , allora si ha che (t) = t, (t) = 1 e
b

f=
a

f ( (t)) (t) dt =

f (t) dt.
a

(2.3) Esempio Calcolare lintegrale curvilineo della funzione f (x, y ) = x lungo la curva : [0, 1] R2 denita da (t) = t, t2 .

2 Integrale curvilineo di I specie

67

La funzione f (x, y ) = x ` e denita su dom (f ) = R2 . Quindi il sostegno di : e evidentemente [0, 1] R2 , (t) = t, t2 , ` contenuto in dom (f ).

La curva ` e regolare. Infatti, ` e derivabile con derivata continua (t) = (1, 2t) = (0, 0) per ogni t (0, 1). Inoltre per ogni t [0, 1] si ha che f ( (t)) = f t, t2 = t, Quindi
1

(t) =

1 + 4t2 .

f=

x=
0

f ( (t)) (t) dt =
0

t 1 + 4t2 dt =

1 1 + 4t2 12

3 2

=
0

3 1 (1 + 4) 2 1 . 12

(2.4) Teorema (Indipendenza dellintegrale curvilineo dalla parametrizzazione) Siano Rn aperto non vuoto, f : R una funzione continua e : [a, b] e : [c, d] due curve parametriche semplici, regolari ed equivalenti. Allora f=

f.

Dimostrazione. Poich e e sono equivalenti, esiste : [c, d] [a, b] biiettiva e di classe C 1 con ( ) > 0 per ogni [c, d] tale che = . Allora
d

f=
d c

f ( ( )) ( ) d =
c

f ( (( ))) (( )) ( ) d =
d

=
c

f ( (( ))) (( )) | ( )| d

=
( )>0

f ( (( ))) (( )) ( ) d =

posto t = ( ), da cui dt = ( ) d , ed essendo (c) = a e (d) = b perch e` e crescente, si ottiene =


a b

f ( (t)) (t) dt =

f.

68

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

(2.5) Osservazione Per questo teorema se e sono equivalenti, e quindi in base alla Proposizione (1.7) se hanno lo stesso sostegno e inducono su di esso il medesimo verso di percorrenza, allora lintegrale curvilineo non cambia. Questa propriet` a sussiste anche se e sono tali che esiste : [c, d] [a, b] biiettiva e di classe C 1 con ( ) < 0 per ogni [c, d] tale che = . In tal caso per la Proposizione (1.8) e hanno lo stesso sostegno ma inducono su di esso versi di percorrenza opposti. Infatti, si ha che
d

f=
d c

f ( ( )) ( ) d =
c

f ( (( ))) (( )) ( ) d =
d

=
c

f ( (( ))) (( )) | ( )| d

=
( )<0

f ( (( ))) (( )) ( ) d =

e ` e posto t = ( ), da cui dt = ( ) d , ed essendo (c) = b e (d) = a perch decrescente, si ottiene


a

=
b

f ( (t)) (t) dt =

b a

f ( (t)) (t) dt =

f.

La nozione di integrale curvilineo di una funzione reale si pu` o introdurre anche su una curva regolare a tratti. (2.6) Denizione Siano Rn aperto non vuoto, f : R una funzione

continua e : [a, b] una curva parametrica regolare a tratti. Conformemente alla denizione di curva regolare a tratti, siano a = t0 < t1 < < tm = b tali che ` e regolare in ogni intervallo [tk1 , tk ], per ogni k = 1, . . . , m. Si chiama integrale curvilineo (o di prima specie) di f lungo il numero reale f=
k =1 tk1 t2 t1 m tk

f ( (t)) (t) dt =
b tm1

t1 a

f ( (t)) (t) dt +

f ( (t)) (t) dt + +

f ( (t)) (t) dt.

In altri termini lintegrale curvilineo lungo una curva regolare a tratti ` e la somma degli integrali curvilinei lungo i tratti su cui la curva ` e regolare. Il Teorema (2.4) e lOsservazione (2.5) sussistono anche per le curve regolari a tratti.

3 Integrale curvilineo di II specie

69

Integrale curvilineo di II specie (o integrale di linea)


(3.1) Denizione Siano Rn aperto non vuoto, F : Rn un campo

vettoriale continuo e : [a, b] una curva parametrica semplice e regolare. Si chiama integrale curvilineo di seconda specie (o integrale di linea) di F lungo il numero reale
b

F dP =
a

F ( (t)) (t) dt,

dove il simbolo (nellintegrale di destra) indica il prodotto scalare fra i due vettori di Rn . Talvolta lintegrale curvilineo di seconda specie di F lungo ` e denotato con il simbolo

F dT .

Se la curva parametrica ` e chiusa, cio` e (a) = (b), allora lintegrale di linea del campo vettoriale F lungo ` e anche detto circuitazione di F lungo e viene talvolta denotato con il simbolo

F dP .

Il signicato sico di questa nozione ` e il seguente: lintegrale di F lungo rappresenta il lavoro compiuto dal campo di forze F per trasferire la grandezza sica in oggetto lungo dal punto (a) al punto (b). A patto di sostituire con una curva equivalente, possiamo supporre che (t) = 1 per ogni t [a, b] (vedi Proposizione (1.6) in Appendice C).

F ( (t))

direzione di (t) (t ) (a )

v (t) = [F ( (t)) (t)] (t)

(b)

im ( )

La componente del campo di forze F che agisce sul sostegno di nel punto (t) per trasferire la grandezza sica in oggetto dal punto (a) al punto (b) ` e quella tangente

70

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

al sostegno stesso nel punto (t). Quindi ` e la proiezione ortogonale del vettore F ( (t)) nella direzione del vettore tangente al sostegno in (t), che ` e appunto quella del vettore (t). Essendo (t) un versore tangente al sostegno in (t), questa proiezione ` e il vettore v (t) = [F ( (t)) (t)] (t).

Ne segue che la norma di questo vettore ` e v (t) = [F ( (t)) (t)] (t) = |F ( (t)) (t)| (t) = |F ( (t)) (t)|.
=1

A parte il segno, questa funzione coincide con la funzione integranda nellintegrale curvilineo. (3.2) Osservazione Per n = 1 otteniamo lintegrale di Riemann di una funzione continua. Infatti, se per semplicit` a supponiamo che [a, b] , allora si ha che (t) = t, (t) = 1 e
b

F dP =
a

F ( (t)) (t) dt =

F (t) dt.
a

(3.3) Esempio Calcolare lintegrale di linea del campo vettoriale F (x, y ) = y, x2 + y 2 lungo la curva che parametrizza la circonferenza di centro (0, 0) e raggio 1 a partire dal punto (1, 0), inducendo su di essa un verso di percorrenza antiorario.
y 1

Il campo F ` e continuo.
2

La curva :

[0, 2 ] R ` e denita da (t) = (cos t, sin t) ed ` e regolare. derivata continua (t) = ( sin t, cos t) = (0, 0), t (0, 2 ). Infatti, ` e derivabile con
O 1 x

3 Integrale curvilineo di II specie

71

Inoltre per ogni t [0, 2 ] si ha F ( (t)) (t) = F (cos t, sin t) ( sin t, cos t) = = (sin t, 1) ( sin t, cos t) = sin2 t + cos t. Quindi F dP =
0 2 2 0 2

F ( (t)) (t) dt =

sin2 t + cos t dt = = .
0

1 = (t sin t cos t) + sin t 2

(3.4) Teorema

(Dipendenza dellintegrale di linea dal verso indotto

dalla curva parametrica sul sostegno) Siano Rn aperto non vuoto, F : Rn un campo vettoriale continuo e : [a, b] e : [c, d] due curve parametriche semplici e regolari. Valgono i seguenti fatti: i) se e sono equivalenti, allora F dP =

F dP ;

ii) se esiste una funzione : [c, d] [a, b] biiettiva, di classe C 1 con ( ) < 0 per ogni [c, d] tale che = , allora F dP =

F dP.

Dimostrazione. Proviamo la propriet` a ii). Laltra si dimostra in modo analogo e viene lasciata per esercizio. Poich e = , allora per ogni [c, d], si ha che ( ) = (( )) ( ). Allora
d

F dP =
c

F ( ( )) ( ) d =
c

F ( (( ))) (( )) ( ) d.

Poniamo t = ( ), da cui dt = ( ) d . Essendo biiettiva con ( ) < 0 per ogni [c, d], si ha che ` e decrescente e =c = t = (c) = b, =d = t = (d) = a.

72

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Quindi
d

F dP =
c

F ( (( ))) (( )) ( ) d =

=
b

F ( (t)) (t) dt =

b a

F ( (t)) (t) dt =

F dP,

da cui scende la tesi.

(3.5) Osservazione Per la Proposizione (1.7) se e sono due curve parametriche equivalenti, allora inducono lo stesso verso di percorrenza sul loro comune sostegno. Quindi laermazione i) dice che lintegrale di linea non dipende dalle parametrizzazioni, se inducono lo stesso verso sulla curva. Nella ii) la funzione ha tutte le propriet` a elencate nella Denizione (1.6) di curve equivalenti tranne che per il segno della sua derivata. Per la Proposizione (1.8) si ha che e inducono versi opposti sul loro comune sostegno. In tal caso lintegrale di linea che si ottiene ` e lopposto. Questo fatto ` e perfettamente in sintonia con linterpretazione sica dellintegrale di linea, quale lavoro compiuto dal campo di forze nel trasferire la grandezza sica da un punto allaltro. Se si invertono punto di partenza e punto di arrivo chiaramente il lavoro ` e opposto. In denitiva questo teorema stabilisce che lintegrale di linea dipende solo dal verso indotto dalla parametrizzazione sulla curva e non da altro. Chiaramente se si percorrono due strade diverse, cio` e si scelgono due curve che non hanno lo stesso sostegno, allora lintegrale pu` o essere diverso. Nel Capitolo sui campi vettoriali conservativi vedremo che lintegrale di linea di un campo vettoriale conservativo non dipende dal percorso, ma solo dai punti iniziali e nali. La nozione di integrale curvilineo di seconda specie (o integrale di linea) di un campo vettoriale si pu` o introdurre anche su una curva regolare a tratti.

3 Integrale curvilineo di II specie

73

(3.6) Denizione

Siano Rn aperto non vuoto, F : Rn un campo vet-

toriale continuo e : [a, b] una curva parametrica regolare a tratti. Conformemente alla denizione di curva regolare a tratti, siano a = t0 < t1 < < tm = b tali che ` e regolare in ogni intervallo [tk1 , tk ], per ogni k = 1, . . . , m. Si chiama integrale curvilineo di seconda specie (o integrale di linea) di F lungo il numero reale
m tk

F dP =
t1 a t2 t1 k =1 tk1

F ( (t)) (t) dt =
b tm1

F ( (t)) (t) dt +

F ( (t)) (t) dt + +

F ( (t)) (t) dt.

In altri termini lintegrale curvilineo di seconda specie lungo una curva regolare a tratti ` e la somma degli integrali curvilinei lungo i tratti su cui la curva ` e regolare. Le propriet` a del Teorema (3.4) sussistono anche per le curve regolari a tratti. (3.7) Osservazione Concludiamo questo capitolo osservando che la nozione di integrale di linea ` e un caso particolare di quella di integrale curvilineo di prima specie. Infatti, se Rn ` e un aperto non vuoto, F : Rn ` e un campo vettoriale continuo e : [a, b] ` e una curva parametrica semplice e regolare, allora considerata la funzione f : R denita da f = F T , dove T ` e il vettore tangente al sostegno di , denito come T ( (t)) =
(t) (t)

, si ha che
b

f=
b a

f ( (t)) (t) dt = (t) (t) (t) dt =

b a

(F T )( (t)) (t) dt = F ( (t)) (t) dt =

b a

=
a

F ( (t))

F dP.

74

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Appendice C

Ascissa curvilinea
Introduciamo una nozione pi` u generale di curve equivalenti rispetto a quella introdotta a pag. 64. Nel seguito considereremo n N, n 1. (1.1) Denizione Siano : [a, b] Rn e : [c, d] Rn due curve parametriche. Diciamo che e sono equivalenti se esiste una funzione : [c, d] [a, b] biiettiva, continua su [c, d] e di classe C 1 su (c, d) con ( ) > 0 per ogni (c, d) tale che = . Rispetto alla Denizione (1.6) di pag. 64 la funzione del cambiamento di parametro non ` e di classe C 1 su tutto lintervallo [c, d]. Quindi pu` o non essere derivabile negli estremi. Si noti che nelle ipotesi indicate risulta comunque che ` e strettamente crescente su [c, d] e quindi ` e invertibile. Inoltre per le propriet` a della funzione inversa, anche 1 : [a, b] [c, d] ` e continua su [a, b] e derivabile su (a, b) con t (a, b) : ed ` e strettamente crescente su [a, b]. (1.2) Proposizione Siano : [a, b] Rn e : [c, d] Rn due curve 1

(t) =

1 (1 (t))

parametriche semplici, regolari ed equivalenti nel senso della Denizione (1.1). Allora e hanno lo stesso sostegno e inducono su di esso lo stesso verso di percorrenza. Dimostrazione. Sia : [c, d] [a, b] biiettiva, continua su [c, d] e di classe C 1 su (c, d) con ( ) > 0 per ogni (c, d) tale che = . Quindi ([c, d]) = ([a, b]) da cui 75

76

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

segue che e hanno lo stesso sostegno. Dimostriamo che inducono su di esso lo stesso verso di percorrenza. Consideriamo t1 , t2 [a, b] con t1 < t2 . Allora il punto (t) percorre il sostegno di fra i punti (t1 ) e (t2 ) nel verso da (t1 ) a (t2 ).
( 2 ) = (t 2 )

( 1 )

(t 1 )

im ( )=im ( )

Poich e` e biiettiva esistono e sono unici 1 , 2 [c, d] tali che t1 = (1 ) e t2 = (2 ). Essendo strettamente crescente su [c, d] si ha che (1 ) = t1 < t2 = (2 ) = 1 < 2 .

Ne segue che il punto ( ) percorre il sostegno di fra i punti (1 ) = ((1 )) = (t1 ) e (2 ) = ((2 )) = (t2 ) nel verso da (1 ) a (2 ), come . Quindi e inducono lo stesso verso di percorrenza sul loro comune sostegno.

(1.3) Proposizione

Siano : [a, b] Rn e : [c, d] Rn due curve para-

metriche semplici e regolari e sia : [c, d] [a, b] biiettiva, continua su [c, d] e di classe C 1 su (c, d) con ( ) < 0 per ogni (c, d) tale che = . Allora e hanno lo stesso sostegno e inducono su di esso versi di percorrenza opposti. ` analoga alla dimostrazione della proposizione precedente. Dimostrazione. E Osserviamo che in questa proposizione la funzione ha tutte le propriet` a elencate nella Denizione (1.1) tranne che per il segno della sua derivata. (1.4) Denizione Sia : [a, b] Rn una curva parametrica regolare. Si chiama

ascissa curvilinea la funzione s : [a, b] R denita da


t

s(t) =
a

( ) d.

Appendice C Ascissa curvilinea

77

(1.5) Osservazione Se : [a, b] Rn ` e una curva parametrica semplice e regolare,


b

allora s(b) =
a

( ) d = l ` e la lunghezza della curva , che come abbiamo visto

non dipende dalla parametrizzazione (vedi Teorema (2.4) del Capitolo 3). Quindi in tal caso lascissa curvilinea ` e una funzione s : [a, b] [0, l ]. Inoltre, per ogni t [a, b] il numero reale s(t) ` e la lunghezza del tratto del sostegno di compreso fra (a) e (t). (1.6) Proposizione regolare. Allora valgono i seguenti fatti: a) la funzione ascissa curvilinea s : [a, b] [0, l ] ` e di classe C 1 con s (t) = (t) per ogni t [a, b]. Inoltre s ` e invertibile; b) se ` e la funzione inversa di s, allora la curva parametrica : [0, l ] Rn denita da = ` e equivalente a nel senso della Denizione (1.1) e per ogni (0, l ) si ha ( ) = 1. Dimostrazione. a) Poich e ` e continua su [a, b], per il Teorema fondamentale del calcolo integrale si ha che s ` e derivabile su [a, b] con s (t) = (t) per ogni t [a, b]. Inoltre essendo continua su [a, b] con (t) = 0 per ogni t (a, b), si ha che s ` e di classe C 1 su [a, b] con s (t) = (t) > 0 per ogni t (a, b). Ne segue che s ` e strettamente e invertibile. crescente su [a, b] e quindi s : [a, b] [0, l ] ` b) La funzione : [0, l ] [a, b] ` e continua in quanto inversa di una funzione continua su un intervallo. Poich e s (t) = (t) > 0 per ogni t (a, b), per il Teorema della derivata della funzione inversa, la funzione ` e derivabile su (0, l ) con (0, l ) : ( ) = 1 s (( )) = 1 (( )) > 0. Sia : [a, b] Rn una curva parametrica semplice e

In particolare ` e di classe C 1 su (0, l ). Ne segue che e sono equivalenti, nel senso della Denizione (1.1). Inne per ogni (0, l ) si ha che ( ) = (( )) ( ) = (( )) | ( )| = (( )) = 1. (( ))

78

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Il prossimo risultato costituisce il viceversa delle Proposizioni (1.2) e (1.3). (1.7) Proposizione Siano : [a, b] Rn e : [c, d] Rn due curve semplici e

regolari aventi lo stesso sostegno. Allora esiste : [c, d] [a, b] biiettiva, continua su [c, d] e di classe C 1 su (c, d) tale che ( ) = 0 per ogni (c, d) tale che = . Pi` u precisamente, se e inducono lo stesso verso di percorrenza, allora ( ) > 0 per ogni (c, d) (e quindi e sono equivalenti nel senso della Denizione (1.1)), mentre se e inducono versi di percorrenza opposti, allora ( ) < 0 per ogni (c, d). Dimostrazione. Poich e e sono semplici e hanno lo stesso sostegno, si ha che t [a, b] ! [c, d] : (t) = ( ), [c, d] !t [a, b] : (t) = ( ).

Consideriamo le ascisse curvilinee associate alle curve e , cio` e le funzioni s : [a, b] R e : [c, d] R denite da
t

s(t) =
a

(u) du,

( ) =
c

(v ) dv.

Poich e le curve hanno lo stesso sostegno, in virt` u dellOsservazione (1.5) si ha che s([a, b]) = ([c, d]) e s(b) = (d) = l = l . Inoltre per la proposizione precedente le funzioni ascissa curvilinea sono invertibili. Consideriamo inizialmente il caso in cui e inducono lo stesso verso di percorrenza sul loro comune sostegno. In tal caso si ha che per ogni [c, d] esiste un unico t [a, b] tale che s(t) = ( ), cio` e t = s1 ( ( )).

(a) = (c) (b) = (d ) ( ) (t )

Figura C.1: Curve che inducono lo stesso verso di percorrenza sul sostegno. Osserviamo che (t) = ( ). Infatti, poich e s(t) = ( ), s(a) = (c) = 0 e s(b) = (d) = l = l , si ha che il tratto di curva compreso fra (c) e ( ) misura ( ) (c) =

Appendice C Ascissa curvilinea

79

s(t) s(a) come quello compreso fra (t) e (a). Poich e (a) = (c), ne segue che (t) = ( ). Consideriamo la funzione : [c, d] [a, b] denita da ( ) = s1 ( ( )). La funzione ` e biiettiva, continua su [c, d] e di classe C 1 su (c, d) con (c, d) : Inoltre per ogni [c, d] ( )( ) = s1 ( ( )) = (t) = ( ). Ne segue la tesi e in particolare e sono equivalenti nel senso della Denizione (1.1). Consideriamo ora il caso in cui e inducono versi di percorrenza opposti sul loro comune sostegno. In tal caso si ha che per ogni [c, d] esiste un unico t [a, b] tale che s(t) = ( ), cio` e t = s1 ( ( )). ( )
( ) (b) = (c) (a ) = (d ) (t )

( ) = (s1 ) ( ( )) ( ) =

( ) > 0. s (s1 ( ( )))

s(t)

Figura C.2: Curve che inducono versi di percorrenza opposti sul sostegno. Osserviamo che s1 ( (d) ( )) = ( ). Infatti, essendo s(t) = ( ) e s(b) = (d) = l = l , si ha che il tratto di curva compreso fra ( ) e (d) misura (d) ( ) = s(b) s(t) come quello compreso fra (t) e (b). Quindi s1 ( (d) ( )) = s1 (s(b) s(t)) = s1 (s(b) ( )). Ma s1 (s(b) ( )) = u [a, b] tale che s(u) = s(b) ( ) = l ( ) = l ( ). Come si evince da Fig. C.2 u ` e il punto a cui corrisponde (u) = ( ). Quindi ( ) = s1 (s(b) ( )) = s1 ( (d) ( )) .

80

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Consideriamo la funzione : [c, d] [a, b] denita da ( ) = s1 ( (d) ( )). La funzione ` e biiettiva, continua su [c, d] e di classe C 1 su (c, d) con (c, d) : ( ) = (s1 ) ( (d) ( )) ( ) = ( ) < 0. s (s1 ( (d) ( )))

Inoltre per ogni [c, d] ( )( ) = s1 ( (d) ( )) = ( ). Ne segue la tesi.

Capitolo 4

Integrali di supercie
1 Brevi richiami sulle superci parametriche
(1.1) Denizione Sia A R2 un aperto connesso per archi.
3

Si chiama

supercie parametrica una funzione continua : A R . ` una supercie in R3 . Si chiama sostegno di limmagine di , = (A). E = (A) = { (u, v ) : (u, v ) A}. Diciamo che ` e semplice se ` e iniettiva. Diciamo che ` e regolare se ` e di classe C 1 e se per ogni (u, v ) A la matrice Jacobiana J (u, v ) di in (u, v ) ha rango massimo, cio` e 2. Si chiama calotta regolare la restrizione di ad un qualunque compatto K contenuto in A, la cui frontiera sia il sostegno di una curva parametrica chiusa, semplice e regolare a tratti.

(1.2) Osservazione Ricordiamo che la matrice Jacobiana J (u, v ) di = (1 , 2 , 3 ) in (u, v ) ` e


2 (u, v ), (u, v ) = u (u, v ) u v 3 u (u, v )
1 u (u, v )

J (u, v ) =

1 v (u, v )
3 v (u, v )

2 v (u, v ) .

v (u, v )

Quindi se : A R3 ` e regolare, signica che per ogni (u, v ) A i vettori

u (u, v )

sono linearmente indipendenti. Fissato ad esempio (u0 , v0 ) A, se si considera-

no le funzioni (u) = (u, v0 ) e (v ) = (u0 , v ), sono denite in un intervallo contenente rispettivamente u0 e v0 . Poich e` e regolare, e sono due curve parametriche regolari. 81

82

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

z (u0 , v0 ) A
v0

u0

y x

Infatti, (u) = In particolare (u0 ) = (u0 , v0 ), u (v0 ) = (u0 , v0 ). v (u, v0 ), u (v ) = (u0 , v ). v

Poich e questi due vettori sono linearmente indipendenti, essi individuano un piano in R3 passante per il punto (u0 , v0 ) e tangente alle curve e . Questo piano ` e detto piano tangente alla supercie parametrica in (u0 , v0 ). In virt` u di questa osservazione, possiamo dare la seguente (1.3) Denizione Siano A R2 un aperto connesso per archi, : A R3 una

supercie semplice e regolare e (u, v ) A. Si chiama vettore normale al piano tangente alla supercie in (u, v ) il vettore (1.4) Il versore n = verso di N .
N N

N (u, v ) =

(u, v ) (u, v ). u v

` e detto versore normale alla supercie avente lo stesso

(1.5) Osservazione Se : A R3 ` e una supercie parametrica semplice e regolare, allora in ogni punto (u, v ) della supercie = (A) ` e denito il vettore normale N (u, v )

1 Brevi richiami sulle superci parametriche

83

mediante la (1.4). Questo vettore individua uno dei due possibili versori normali alla supercie in questo punto. Laltro ` e il suo opposto. Si dice che induce (o individua) su un orientamento, detto anche verso di attraversamento. Evidentemente su sono possibili solo due orientamenti, uno opposto allaltro.

(1.6) Denizione

: B R3 due superci semplici e regolari.

Siano A, B R2 due aperti connessi per archi, : A R3 e

di classe C 1 con det J (x, y ) > 0 per ogni (x, y ) B tale che = .

Diciamo che e sono equivalenti se esiste una funzione : B A biiettiva e

(1.7) Proposizione

e : B R3 due superci semplici, regolari ed equivalenti.

Siano A, B R2 due aperti connessi per archi, : A R3

Allora e hanno lo stesso sostegno e inducono su di esso lo stesso orientamento.

Dimostrazione. Per esercizio.

(1.8) Proposizione

Siano , , come nella Denizione (1.6) tranne che per il

segno di det J e supponiamo che det J (x, y ) < 0 per ogni (x, y ) B . Allora e hanno lo stesso sostegno ma inducono su di esso orientamenti opposti.

Dimostrazione. Per esercizio.

(1.9) Esempio Siano A = R (0, 2 ), > 0 e : A R3 la supercie parametrica denita da (u, v ) = ( cos v, sin v, u). Il sostegno di ` e = (A) = (x, y, z ) R3 : (x, y, z ) = (u, v ), (u, v ) A = = (x, y, z ) R3 : (x, y, z ) = ( cos v, sin v, u), u R, 0 < v < 2 .

84

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

In altri termini, posto (u, v ) = (x, y, z ), si hanno le equazioni parametriche della supercie
x = cos v

y = sin v z = u,

Elevando al quadrato le prime due equazioni e sommando si ottiene x2 + y 2 = 2 , per ogni e il cilindro retto con asse coincidente (x, y, z ) R3 esclusi i punti (, 0, z ). Quindi ` punto (, 0, 0). In altri termini = (x, y, z ) R3 : x2 + y 2 = 2 , z R \ (, 0, z ) R3 : z R . z con lasse z di equazione x2 + y 2 = 2 privato di una generatrice, quella passante per il

u R,

0 < v < 2.

x y

Osserviamo che la supercie parametrica ` e regolare. Infatti,


(u, v ), (u, v ) = 0 u v 1

0 sin v 0

(u, v ) A : Quindi rango J (u, v ) = 2.

J (u, v ) =

cos v .

(1.10) Esempio Siano A = (0, ) (0, 2 ), > 0 e : A R3 la supercie parametrica denita da (u, v ) = ( sin u cos v, sin u sin v, cos u). Il sostegno di ` e = (A) = (x, y, z ) R3 : (x, y, z ) = (u, v ), (u, v ) A = = (x, y, z ) R3 : (x, y, z ) = ( sin u cos v, sin u sin v, cos u), 0 < u < , 0 < v < 2 .

1 Brevi richiami sulle superci parametriche

85

In altri termini, posto (u, v ) = (x, y, z ), si hanno le equazioni parametriche della supercie
x = sin u cos v

y = sin u sin v

0 < u < ,

0 < v < 2.

Elevando al quadrato le tre equazioni e sommando si ottiene x2 + y 2 + z 2 = 2 , per ` e la supercie sferica di equazione x2 + y 2 + z 2 = 2 privata della semicirconferenza di equazione x2 + z 2 = 2 con x > 0. In altri termini = (x, y, z ) R3 : x2 + y 2 + z 2 = 2 \ (x, 0, z ) R3 : x2 + z 2 = 2 , x > 0 . ogni (x, y, z ) R3 esclusi i punti (x, 0, z ) tali che x2 + z 2 = 2 con x > 0. Quindi

z = cos u,

x y

Osserviamo che la supercie parametrica ` e regolare. Infatti,


(u, v ), (u, v ) = cos u sin v u v sin u

cos u cos v

sin u sin v 0

(u, v ) A :

J (u, v ) =

Quindi rango J (u, v ) = 2.

sin u cos v .

di classe C 1 e : A R3 la supercie parametrica denita da (x, y ) = (x, y, f (x, y )). Il sostegno di ` e il graco della funzione f . Infatti,

(1.11) Esempio Siano A R2 un aperto connesso per archi, f : A R una funzione

= (A) = (x, y, z ) R3 : (x, y, z ) = (x, y ), (x, y ) A = = (x, y, z ) R3 : (x, y, z ) = (x, y, f (x, y )), (x, y ) A = Gf .

86

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

= Gf

y A x Osserviamo che la supercie parametrica ` e regolare. Infatti,


(x, y ), (x, y ) = x y

1 0
f x (x, y )

0 1
f y (x, y )

(x, y ) A :

J (x, y ) =

Quindi rango J (x, y ) = 2.

Integrale superciale (o di supercie) di una funzione reale


(2.1) Denizione Siano K R2 un compatto la cui frontiera ` e il sostegno di

una curva parametrica chiusa, semplice e regolare a tratti, : K R3 una calotta regolare, = (K ) il sostegno di e f : R una funzione continua.

Si chiama integrale superciale (o di supercie) di f su (o su ) il numero reale f=


K

f ( (u, v )) N (u, v ) du dv,

dove N (u, v ) ` e il vettore normale a nel punto (u, v ) denito da N (u, v ) = (u, v ) (u, v ). u v

Talvolta lintegrale superciale di f su ` e denotato con uno dei seguenti simboli f,


f d,

f d.

Se f = 1, allora

f=

f = A area della supercie .

2 Integrale di supercie di una funzione reale

87

(2.2) Osservazione Siano A R2 un aperto connesso per archi, K A compatto la cui frontiera sia il sostegno di una curva parametrica chiusa, semplice e regolare a tratti e g : A R una funzione di classe C 1 . Allora valgono i seguenti fatti: i) se ` e la supercie denita da = (x, y, z ) R3 : (x, y ) K, z = g(x, y ) , allora , che ` e il graco della funzione z = g(x, y ) ristretta a K , si pu` o scrivere e denita da (x, y ) = (x, y, g(x, y )). In come = (K ), dove : K R3 ` particolare ` e il sostegno della calotta regolare e in tal caso il vettore normale N (x, y ) a nel punto (x, y ) ` e i N (x, y ) = (x, y ) (x, y ) x y = = (1 , 2 , 3 ) i = 1 0 j 0 1 k
g x (x, y ) g y (x, y ) 1 x (x, y ) 1 y (x, y )

j
2 x (x, y ) 2 y (x, y )

k
3 x (x, y ) 3 y (x, y )

g g (x, y ), (x, y ), 1 ; x y

ii) se ` e la supercie denita da = (x, y, z ) R3 : (x, z ) K, y = g(x, z ) , allora , che ` e il graco della funzione y = g(x, z ) ristretta a K , si pu` o scrivere come = (K ), dove : K R3 ` e denita da (x, z ) = (x, g(x, z ), z ). In particolare ` e il sostegno della calotta regolare e in tal caso il vettore normale N (x, z ) a nel punto (x, z ) ` e i N (x, z ) = (x, z ) (x, z ) x z = = (1 , 2 , 3 ) i = 1 0 j
g x (x, z ) g z (x, z ) 1 x (x, z ) 1 z (x, z )

j
2 x (x, z ) 2 z (x, z )

k
3 x (x, z ) 3 z (x, z )

k 0 = 1 g g (x, z ), 1, (x, z ) ; x z

iii) se ` e la supercie denita da = (x, y, z ) R3 : (y, z ) K, x = g(y, z ) ,

88

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

allora , che ` e il graco della funzione x = g(y, z ) ristretta a K , si pu` o scrivere come = (K ), dove : K R3 ` e denita da (y, z ) = (g(y, z ), y, z ). In particolare ` e il sostegno della calotta regolare e in tal caso il vettore normale N (y, z ) a nel punto (y, z ) ` e i (y, z ) (y, z ) N (y, z ) = y z = = (1 , 2 , 3 ) i =
g y (y, z ) g z (y, z ) 1 y (y, z ) 1 z (y, z )

j
2 y (y, z ) 2 z (y, z )

k
3 y (y, z ) 3 z (y, z )

j 1 0

k 0 = 1, 1 g g (y, z ), (y, z ) . y z

(2.3) Esempio Siano A R2 un aperto connesso per archi, K A un compatto la cui frontiera ` e il sostegno di una curva parametrica chiusa, semplice e regolare a tratti e f : A R una funzione di classe C 1 . Calcoliamo larea del graco della funzione f ristretta a K , cio` e della supercie = (x, y, z ) R3 : (x, y ) K, z = f (x, y ) . Per quanto visto nellosservazione precedente, ` e il sostegno della calotta regolare : e K R3 denita da (x, y ) = (x, y, f (x, y )). Quindi larea di ` A = d =
K

N (x, y ) dx dy,

dove N (x, y ) ` e il vettore normale a nel punto (x, y ) denito da N (x, y ) = Essendo N (x, y ) = si ha che A = N (x, y ) dx dy =
K K 1 2

f f (x, y ), (x, y ), 1 . x y f (x, y ) x


2

1+

f (x, y ) y

1+

f (x, y ) x

f (x, y ) y

dx dy.

Se per esempio consideriamo f (x, y ) =

x2 + y 2 con x2 + y 2 < 8, allora 1 2 x + y 2 , x2 + y 2 < 8 . 2

= Gf = (x, y, z ) R3 : z =

2 Integrale di supercie di una funzione reale

89

y 2 2

K x y
O 2 2 x

Figura 4.1: Linsieme .

Figura 4.2: Linsieme K .


1 2

` la parte del paraboloide circolare di equazione z = E z = 4.

x2 + y 2 al di sotto del piano

Si ha che = (K ), dove : K R3 ` e denita da (x, y ) = (x, y, f (x, y )) = x, y, 1 2 x + y2 2 ,

e K = (x, y ) R2 : x2 + y 2 < 8 . Quindi larea di ` e A = dove N (x, y ) =


x (x, y )

N (x, y ) dx dy,
K

y (x, y ).

Si ha che

N (x, y ) =

g g (x, y ) (x, y ) = (x, y ), (x, y ), 1 = (x, y, 1), x y x y N (x, y ) = 1 + x2 + y 2 .

Quindi A = N (x, y ) dx dy =
K K

1 + x2 + y 2 dx dy.

Passiamo in coordinate polari nel piano xy . Poniamo quindi : Allora (x, y ) K Quindi si ha che K = (K ), dove x = cos y = sin , 0, 0 2, |det J (, )| = .

0<2 2 0 2.

K = (, ) R2 : 0 < 2 2, 0 2 .

90

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Ne segue che A = N (x, y ) dx dy =


K K

1 + x2 + y 2 dx dy =

1 + 2 d d =

ed essendo K un rettangolo con lati paralleli agli assi e e la funzione integranda prodotto di una funzione di e di una funzione di , si ottiene
2 2 2 2 2

=
0

d
0

1 + 2 d

1 = 2 1 + 2 3

3 2

=
0

52 . 3

(2.4) Esempio Consideriamo lintegrale

x2 + y 2 d , dove x2 + y 2 , x2 + y 2 < 1 . x2 + y 2 ,

= (x, y, z ) R3 : z =

La supercie ` e il graco della funzione g : K R denita da g(x, y ) = dove K = (x, y ) R2 : x2 + y 2 < 1 . ` quindi la parte del semicono di equazione z = E O(0, 0, 0) e il piano z = 1. z
y 1

x2 + y 2 compresa fra il vertice

K x y
O 1 x

Figura 4.3: Linsieme .

Figura 4.4: Linsieme K .

Si ha che = (K ), dove : K R3 ` e denita da (x, y ) = (x, y, g(x, y )) = x, y, Quindi si ha che x2 + y 2 d =


K

x2 + y 2 .

x2 + y 2

N (x, y ) dx dy,

2 Integrale di supercie di una funzione reale

91

dove N (x, y ) =

x (x, y )

y (x, y ).

Si ha che

N (x, y ) = = Quindi

g g (x, y ) (x, y ) = (x, y ), (x, y ), 1 = x y x y x , x2 + y 2 y ,1 x2 + y 2 = N (x, y ) = 2.

x2 + y 2 d =
K

x2 + y 2

N (x, y ) dx dy =

2
K

x2 + y 2 dx dy.

Passiamo in coordinate polari nel piano. Poniamo quindi : Allora (x, y ) K Quindi si ha che K = (K ), dove x = cos y = sin , 0, 0 2, |det J (, )| = .

0<1 0 2.

K = (, ) R2 : 0 < 1, 0 2 . Ne segue che x2 + y 2 d =

2
K

x2 + y 2 dx dy =

3 d d =

ed essendo K un rettangolo con lati paralleli agli assi e e la funzione integranda prodotto di una funzione di e di una funzione di , si ottiene =
2 1

2
0

d
0

1 d = 2 2 4 4
3

=
0

2 . 2

(2.5)

Teorema

(Indipendenza

dellintegrale
3

superciale
3

dalla

lari equivalenti, = (K ) = (K ) il sostegno di e e f : R una funzione continua. Allora f d =


parametrizzazione) Siano : K R e :

R due calotte rego-

f d.

` analoga alla dimostrazione del Teorema (2.4) del Capitolo 3. In tal Dimostrazione. E caso si usa il Teorema del cambiamento di variabile negli integrali doppi.

92

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

(2.6) Osservazione Per questo teorema se e sono equivalenti, e quindi in base alla Proposizione (1.7) se hanno lo stesso sostegno e inducono su di esso il medesimo orientamento, allora lintegrale superciale non cambia. Questa propriet` a sussiste anche se e sono tali che esiste1 : K K biiettiva e di classe C 1 con det J (x, y ) < 0 per ogni (x, y ) K tale che = . In tal caso per la Proposizione (1.8) e hanno lo stesso sostegno ma inducono su di esso orientamenti opposti.

Flusso di un campo vettoriale attraverso una supercie


(3.1) Denizione Siano R3 aperto non vuoto, F : R3 un campo

e il sostegno di una curva vettoriale continuo, K R2 un compatto la cui frontiera ` parametrica chiusa, semplice e regolare a tratti, : K una calotta regolare e = (K ) il sostegno di . Si chiama usso del campo vettoriale F attraverso (o attraverso ) il numero reale (3.2)

F n=

F ( (u, v )) N (u, v ) du dv,

dove N (u, v ) ` e il vettore normale a nel punto (u, v ) denito da N (u, v ) = en=
N N

(u, v ) (u, v ) u v

` e il versore normale a avente lo stesso verso di N .

Chiaramente il simbolo (nellintegrale di destra) indica il prodotto scalare fra e denotato con i due vettori di R3 . Talvolta il usso del campo vettoriale F su ` uno dei seguenti simboli F n, F n d, F n d.

(3.3) Osservazione Per la determinazione del vettore normale N si veda lOsservazione (2.2). Talvolta si parla di usso uscente (o entrante) di un campo vettoriale F dalla frontiera (detta anche bordo) di un insieme D R3 . In tal caso si ha che = D e si
A rigore, se esistono A, B R aperti connessi per archi con K A, K B e : B A di classe C tale che |K : K K ` e biiettiva con det J (x, y ) < 0 per ogni (x, y ) K e tale che = .
1 1 2

3 Flusso di un campo vettoriale attraverso una supercie

93

deve controllare che il vettore N (u, v ) normale a in (u, v ) sia uscente da D (oppure entrante in D). Se c` e corrispondenza, allora quello ` e il vettore da usare nella formula (3.2); altrimenti si considera il suo opposto. Essendo una calotta regolare, per controllare se il vettore N (u, v ) = (u, v ) (u, v ) u v

` e uscente da D (o entrante in D), ` e suciente considerare un punto (u0 , v0 ) qualsiasi interno a K e vericare che il vettore N (u0 , v0 ) applicato in (u0 , v0 ) sia uscente da D (o entrante in D). Per fare ci` o si pu` o procedere utilizzando uno qualunque di questi tre metodi: 1) graco: si disegnano linsieme D e il vettore N (u0 , v0 ) applicato nel punto (u0 , v0 ) della supercie D e si controlla se questo vettore ` e rivolto allinterno o allesterno di D; 2) vettoriale: se D ` e convesso (cio` e se per ogni coppia di punti X, Y D e per ogni t [0, 1], anche il segmento (1 t)X + tY appartiene a D), allora si ha che (x, y, z ) D : (x, y, z ) D : (x, y, z ) (u0 , v0 )) N (u0 , v0 ) 0 (x, y, z ) (u0 , v0 )) N (u0 , v0 ) 0 = = N (u0 , v0 ) ` e uscente; N (u0 , v0 ) ` e entrante;

3) analitico: si controlla se per > 0 sucientemente piccolo si ha che (u0 , v0 ) + N (u0 , v0 ) D. In caso aermativo N (u0 , v0 ) ` e entrante, altrimenti ` e uscente.

(3.4) Esempio Calcoliamo il usso uscente del campo vettoriale F (x, y, z ) = x2 , y 2 , z dal bordo dellinsieme D = (x, y, z ) R3 : x2 + y 2 < z < 1 . Si ha che D = 1 2 , dove 1 = (x, y, z ) R3 : z = 1, x2 + y 2 1 , 2 = (x, y, z ) R3 : z = x2 + y 2 , x2 + y 2 1 . Quindi
D

F n=

F n+

F n.

94

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

D = 1 2

z N1

D 2 x Figura 4.5: Linsieme D. y x N2 y

Figura 4.6: Linsieme D = 1 2 .

graco della funzione g2 : K R denita da g2 (x, y ) = x2 + y 2 , dove K = (x, y ) R2 : x2 + y 2 1 . e denita da Allora si ha che 1 = 1 (K ), dove 1 : K R3 ` 1 (x, y ) = (x, y, g1 (x, y )) = (x, y, 1) e 2 = 2 (K ), dove 2 : K R3 ` e denita da 2 (x, y ) = (x, y, g2 (x, y )) = x, y, x2 + y 2 . Per denizione di integrale di usso si ha che F n= F (1 (x, y )) N1 (x, y ) dx dy,

Si ha che 1 ` e il graco della funzione g1 : K R denita da g1 (x, y ) = 1 e 2 ` e il

dove N1 (x, y ) ` e il vettore normale a 1 nel punto 1 (x, y ) uscente da D. Si ha che il vettore N (x, y ) = N (x, y ) =
1 x (x, y )

1 y (x, y )

` e normale alla supercie 1 = 1 (K ). Si ha che

1 1 g1 g1 (x, y ) (x, y ) = (x, y ), (x, y ), 1 = (0, 0, 1). x y x y Quindi un vettore uscente ` e N1 (x, y ) =

Questo vettore normale ` e uscente da D. N (x, y ) = (0, 0, 1). Ne segue che F n=

F (1 (x, y )) N1 (x, y ) dx dy = =
K

F (x, y, 1) (0, 0, 1) dx dy = dx dy = .
K

(x, y, 1) (0, 0, 1) dx dy =

3 Flusso di un campo vettoriale attraverso una supercie

95

Per denizione di integrale di usso si ha che F n= F (2 (x, y )) N2 (x, y ) dx dy,

e il vettore normale a 2 nel punto 2 (x, y ) uscente da D. Si ha che il dove N2 (x, y ) ` vettore N (x, y ) =
2 x (x, y )

2 y (x, y )

` e normale alla supercie 2 = 2 (K ). Si ha che

N (x, y ) =

2 g2 2 g2 (x, y ) (x, y ) = (x, y ), (x, y ), 1 = (2x, 2y, 1). x y x y Quindi un vettore uscente ` e N2 (x, y ) =

Questo vettore normale ` e entrante in D. N (x, y ) = (2x, 2y, 1). Ne segue che F n= F (2 (x, y )) N2 (x, y ) dx dy =

F x, y, x2 + y 2 (2x, 2y, 1) dx dy =

=
K

x2 , y 2 , x2 + y 2 (2x, 2y, 1) dx dy =

2 x3 + y 3 x2 + y 2

dx dy =

passando in coordinate polari nel piano


2

=
0

cos3 + sin3 d
0

24 d

d
0 0

3 d = . 2

In conclusione si ha che F n= F n+ F n= . 2

(3.5) Osservazione Nellesempio precedente lintegrale di usso attraverso D = 1 2 ` e dato dalla somma dei singoli integrali di usso attraverso 1 e 2 . Nel caso specico 1 e 2 hanno in comune solo la circonferenza di centro (0, 0, 1) e raggio 1 nel piano z = 1, cio` e il sostegno di una curva parametrica, ossia limmagine tramite una funzione continua di un intervallo (che ` e un insieme di misura nulla del piano). Per quanto visto a proposito degli integrali su insiemi trascurabili, ne segue che il contributo di questa circonferenza nellintegrale di usso ` e nullo. Questo fatto vale in generale quando le superci 1 e 2 hanno in comune al pi` u un insieme che ` e lunione di un numero nito di linee, cio` e di sostegni di curve parametriche.

96

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

(3.6) Teorema

(Dipendenza del usso di un campo dallorientamento

vuoto, F : R3 un campo vettoriale continuo, : K e : K due calotte regolari. Allora valgono i seguenti fatti: i) se e sono equivalenti, allora F n= F n.

indotto dalla parametrizzazione sul sostegno) Siano R3 aperto non

ii) se esiste2 : K K biiettiva e di classe C 1 con det J (x, y ) < 0 per ogni (x, y ) K tale che = , allora

F n=

F n.

` analoga alla dimostrazione del Teorema (3.4) del Capitolo 3. In tal Dimostrazione. E caso si usa il Teorema del cambiamento di variabile negli integrali doppi.

(3.7) Osservazione Per questo teorema se e sono equivalenti, propriet` a i), e quindi in base alla Proposizione (1.7) se hanno lo stesso sostegno e inducono su di esso il medesimo orientamento, allora il usso del campo attraverso le superci non cambia. Nella ii) invece ha tutte le propriet` a elencate nella Denizione (1.6) tranne che per il segno del determinante della sua matrice Jacobiana. Per la Proposizione (1.8) e hanno lo stesso sostegno ma inducono su di esso orientamenti opposti. In tal caso il usso del campo attraverso le due superci ` e lopposto. (3.8) Osservazione Concludiamo questo capitolo osservando che la nozione di usso di un campo attraverso una supercie ` e un caso particolare di quella di integrale superciale. Infatti, se R3 ` e un aperto non vuoto, F : R3 ` e un campo vettoriale continuo, :K ` e una calotta regolare e = (K ) ` e il suo sostegno, allora considerata la funzione f : R denita da f = F n, dove n ` e il versore normale a in (u, v ), denito come n( (u, v )) = f=

2 1

N (u,v) N (u,v)

, si ha che
K

f ( (u, v )) N (u, v ) du dv =
K
2

(F n)( (u, v )) N (u, v ) du dv =

A rigore, se esistono A, B R aperti connessi per archi con K A, K B e : B A di classe C tale che |K : K K ` e biiettiva con det J (x, y ) < 0 per ogni (x, y ) K e tale che = .

4 Teoremi di Green, Stokes, Gauss

97

=
K

F ( (u, v ))

N (u, v ) N (u, v )

N (u, v ) du dv =
K

F ( (u, v )) N (u, v ) du dv =

F n.

Teoremi di Green, Stokes, Gauss

Questi teoremi stabiliscono delle uguaglianze fra integrali in dimensioni diverse, ossia fra integrali di linea (in una dimensione) e integrali doppi e/o di usso (in due dimensioni) e fra integrali di usso e integrali tripli (in tre dimensioni). Pi` u precisamente: Teorema di Green: stabilisce unuguaglianza fra un integrale di linea (in particolare una circuitazione) e un integrale doppio; Teorema di Stokes: stabilisce unuguaglianza fra un integrale di linea (in particolare una circuitazione) e un integrale di usso; Teorema di Gauss: stabilisce unuguaglianza fra un integrale di usso e un integrale triplo. In tutti questi casi si tratta di integrali di campi vettoriali e che quindi, per le propriet` a studiate, dipendono dallorientamento indotto dalla parametrizzazione sul sostegno. Perci` o` e fondamentale denire bene a priori qual ` e lorientamento che deve indurre la curva parametrica o la supercie parametrica sul suo sostegno.

4.1

Teorema di Green

(4.1) Denizione

Sia A R2 un aperto limitato non vuoto tale che A ` e il

sostegno di una curva parametrica chiusa, semplice e regolare a tratti : [a, b]

R2 .

Diciamo che A ` e orientato positivamente se induce su A un verso di percorrenza antiorario. In altri termini, A ` e orientato positivamente se percorrendo idealmente A si vedono in punti di A alla propria sinistra.

98

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

(4.2) Teorema

aperto non vuoto, F : R2 un campo vettoriale di classe C 1 , F = (f1 , f2 ), A un aperto limitato tale che A ` e il sostegno di una curva parametrica chiusa, semplice e regolare a tratti : [a, b] . Supponiamo che A sia orientamento positivamente. Allora
A

(di Green (o formula di Gauss-Green)) Siano R2

F dP =

f1 f2 (x, y ) (x, y ) dx dy. x y

Omettiamo la dimostrazione. (4.3) Esempio Calcolare lintegrale di linea del campo F (x, y ) = y 2 , x lungo la circonferenza C di centro lorigine e raggio 1 percorsa una sola volta in senso antiorario.
y

C = A

A
O 1 x

Il campo vettoriale F (x, y ) = y 2 , x ` e di classe C 1 su R2 . Possiamo calcolare lintegrale di linea con la denizione. In tal caso si deve individuare una curva parametrica che parametrizzi la circonferenza C inducendo su di essa un verso di percorrenza antiorario. Oppure, posto A = (x, y ) R2 : x2 + y 2 < 1 , osserviamo che essendo C = A, si ha che A ` e orientato positivamente e quindi possiamo ricorrere al Teorema di Green. Posto F = (f1 , f2 ), per il Teorema di Green si ha che

F dP =
2 1 0

f2 f1 (x, y ) (x, y ) dx dy = x y
2

(1 2y )dx dy =
1

e passando in coordinate polari nel piano =


0

(1 2 sin ) d d =

1 2 2 3 sin 2 3

d =
0

4.1 Teorema di Green

99

=
0

1 2 sin d = . 2 3

(4.4) Corollario

Siano A R2 un aperto limitato tale che A ` e il sostegno di

una curva parametrica chiusa, semplice e regolare a tratti che induca su di esso un verso di percorrenza antiorario, e F : R2 R2 un campo vettoriale di classe C 1 , F = (f1 , f2 ), che soddisfa la condizione (4.5) (x, y ) A : f2 f1 (x, y ) (x, y ) = 1. x y

Allora larea di A ` e uguale a m(A) =


A

F dP.

` unimmediata conseguenza del Teorema di Green. Dimostrazione. E

Campi vettoriali che soddisfano la condizione (4.5) sono ad esempio F (x, y ) = (0, x), G(x, y ) = (y, 0), y x H (x, y ) = , . 2 2

(4.6) Esempio Sia : [0, 1] R2 la curva parametrica denita da (t) = t3 3t2 + 2t, t t3 . Calcolare larea dellinsieme A racchiuso allinterno del sostegno di .
y

A
O x

Osserviamo che ` e chiusa e che induce sul suo sostegno un verso di percorrenza antiorario. Infatti, (0) = (1) = (0, 0) e 1 4 = 21 15 , , 64 64 1 2 = 3 3 , . 8 8

100

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Quindi A ` e orientato positivamente. Utilizziamo il corollario precedente per calcolare larea di A, m(A). Consideriamo ad esempio il campo F (x, y ) = (y, 0) che soddisfa la condizione (4.5). Allora
1

m(A) =
A

F dP =

F dP =

F ( (t)) (t) dt.

Per ogni t [0, 1] si ha che F ( (t)) (t) = t + t3 , 0 3t2 6t + 2, 1 3t2 = 3t5 6t4 t3 + 6t2 2t. Quindi
1

m(A) =
0

F ( (t)) (t) dt = =

1 0

3t5 6t4 t3 + 6t2 2t dt =


1

1 6 6 5 1 4 t t t + 2t3 t2 2 5 4

=
0

1 . 20

(4.7) Osservazione Pu` o succedere che A sia lunione di pi` u sostegni di curve parametriche chiuse, semplici e regolari a tratti, tutti orientati positivamente, ad esempio come in Fig. 4.7. 1

Figura 4.7: A = 1 2 3 In tal caso A = 1 2 3 e


A

F dP =

F dP +

F dP +

F dP.

4.1 Teorema di Green

101

In alternativa, se F = (f1 , f2 ) ` e di classe C 1 , allora si pu` o ancora applicare il Teorema di Green e quindi si ha che F dP = f1 f2 (x, y ) (x, y ) dx dy. x y

(4.8) Esempio Calcolare lintegrale di linea del campo F (x, y ) = x2 y 3 , y lungo la curva che parametrizza il bordo dellinsieme A = (x, y ) R2 : 1 x2 + y 2 4 inducendo su di esso un orientamento positivo.
y

2 A 1
O 1 2 x

Il campo vettoriale F (x, y ) = x2 y 3 , y ` e di classe C 1 su R2 . Possiamo calcolare lintegrale di linea con la denizione. In tal caso F dP = F dP + F dP.

Oppure, essendo A orientato positivamente, possiamo ricorrere al Teorema di Green. Posto F = (f1 , f2 ), per il Teorema di Green si ha che F dP = f2 f1 (x, y ) (x, y ) dx dy = x y 3x2 y 2 dx dy =
A

passando in coordinate polari nel piano


2

= 3

cos2 sin2 d
1

5 d =

3 4
2 0

2 0

sin2 2 d 63 . 8

1 6 6

=
1

63 1 (2 sin 2 cos 2) 8 4

102

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

4.2

Teorema di Stokes
Siano A R2 un aperto limitato connesso per archi tale che

(4.9) Denizione

A sia il sostegno di una curva parametrica chiusa, semplice e regolare a tratti, K = A = A A (e quindi K ` e compatto con K = A) e : K R3 una calotta regolare. Si chiama bordo di , denotato con , la restrizione di a K . Denotiamo con = (K ) il sostegno di e con N (u, v ) il vettore normale a in (u, v ) denito da N (u, v ) = (u, v ) (u, v ). u v

Diciamo che ` e orientato positivamente se la curva (K ) ` e percorsa in senso antiorario rispetto ad un osservatore posto come il vettore N . In altri termini, ` e orientato positivamente se percorrendo idealmente (K ) appoggiato alla faccia di da cui esce N , si vedono in punti di alla propria sinistra. Talvolta, anche se impropriamente, si parla di bordo di anzich` e di bordo di .

= 1 2 3 3 N

Figura 4.8: Bordo di una supercie orientato positivamente. (4.10) Osservazione Se A R2 ` e un aperto limitato connesso per archi tale che A ` e lunione di un numero nito di sostegni a due a due disgiunti C1 , . . . , Cn di curve ` e compatto con K = A), : K R3 ` e una calotta regolare e = (K ) ` e il suo sostegno, allora posto i = (Ci ) per ogni i = 1, . . . , n si ha che K = A = C1 Cn , e = 1 n . In tal caso diciamo che ` e orientato positivamente se ciascuna curva i ` e orientata positivamente nel senso della denizione precedente. parametriche chiuse, semplici e regolari a tratti, se K = A = A A (e quindi K

4.2 Teorema di Stokes

103

= 1 2 1 2 N

Figura 4.9: Bordo di una supercie orientato positivamente.

(4.11) Teorema

F : R3 un campo vettoriale di classe C 1 , F = (f1 , f2 , f3 ), A R2 un aperto limitato connesso per archi tale che A ` e lunione di un numero nito di sostegni a due a due disgiunti di curve parametriche chiuse, semplici e regolari a tratti, K = A = A A e : K R3 una calotta regolare con orientamento positivamente. Allora

(di Stokes (o del rotore)) Siano R3 aperto non vuoto,

F dP =

rotF n,

dove rotF ` e il rotore del campo F , denito formalmente da i (x, y, z ) : rotF (x, y, z ) =
x

j
y

k
z

f1 (x, y, z )

f2 (x, y, z )

f3 (x, y, z )

Omettiamo la dimostrazione. (4.12) Esempio Calcolare lintegrale di linea del campo F (x, y, z ) = (x, 0, y ) lungo il bordo della supercie = (x, y, z ) R3 : x2 + y 2 + z 2 = 1, x, z 0 orientato positivamente rispetto al versore normale uscente dalla sfera x2 + y 2 + z 2 = 1.

104

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Il campo vettoriale F (x, y, z ) = (x, 0, y ) ` e di classe C 1 su R3 . Si osserva che = 1 2 , con 1 = (x, y, z ) R3 : x2 + y 2 = 1, x 0, z = 0 , 2 = (x, y, z ) R3 : y 2 + z 2 = 1, z 0, x = 0 . z 2 = 1 2 N

1 1 x

2 y
O

K
2

Figura 4.10: Linsieme .

Figura 4.11: Linsieme K .

Si pu` o calcolare lintegrale di linea con la denizione. In tal caso si devono determinare due parametrizzazioni 1 e 2 rispettivamente di 1 e 2 e si ha che

F dP =

F dP +

F dP.

Altrimenti, poich e la linea su cui si integra ` e il bordo di una supercie, si pu` o procedere applicando il Teorema di Stokes. Calcoliamo lintegrale

F dP applicando il Teorema di Stokes. Si ha che

F dP =

rotF n,

dove n ` e il versore normale uscente dalla sfera x2 + y 2 + z 2 = 1. La supercie ` e la parte della sfera x2 + y 2 + z 2 = 1 compresa nel quadrante in cui x, z 0. Si ha che = (K ), dove : K R3 ` e denita da

(, ) = (sin cos , sin sin , cos ), dove K = (, ) R2 : 0 Per denizione di integrale di usso si ha che rotF n = rotF ( (, )) N (, ) d d, , 2 2 2 .

4.2 Teorema di Stokes

105

dove N (, ) ` e il vettore normale uscente dalla sfera nel punto (, ). Si ha che il vettore N1 (, ) =
(, )

(, )

` e normale alla supercie = (K ). Si ha che i j k cos cos cos sin sin = sin sin sin cos 0

N1 (, ) = (, ) (, ) =

= sin2 cos , sin2 sin , sin cos . Questo vettore normale ` e uscente dalla sfera. Quindi un vettore uscente ` e N (, z ) = N1 (, z ) = sin2 cos , sin2 sin , sin cos . Ne segue che rotF ( (, )) N (, ) = (1, 0, 0) sin2 cos , sin2 sin , sin cos = = sin2 cos e

rotF n = =

rotF ( (, )) N (, ) d d = sin2 cos d d =

essendo K un rettangolo con lati paralleli agli assi e e la funzione integranda prodotto di una funzione di e di una funzione di , si ottiene =
0
2

sin d

cos d

1 = ( sin cos ) 2

sin

. 2

Osservazione Si pu` o procedere anche osservando che la supercie ` e il graco della funzione g : K R denita da g(x, y ) = 1 x2 y 2 , dove K = (x, y ) R2 : x2 + y 2 1, x 0 .

106

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

4.3

Teorema di Gauss
Sia D R3 un aperto limitato connesso per archi.

(4.13) Denizione

Diciamo che D ` e un aperto con bordo se D ` e unione di un numero nito di sostegni di calotte semplici e regolari, orientate secondo il verso uscente da D e aventi a due a due in comune al pi` u sostegni di curve regolari a tratti.

D = 1 2 3 Per esempio, nella gura a destra D ` e un aperto con bordo. Infatti, D = 1 2 3 e le superci 1 e 2 , e 2 e 3 hanno in comune solo linee parametrizzabili con curve regolari a tratti. 3 2 1

(4.14) Teorema

F : R3 un campo vettoriale di classe C 1 , F = (f1 , f2 , f3 ), D un aperto con bordo tale che D . Allora il usso uscente del campo F dal bordo di D ` e dato da F n= divF (x, y, z ) dx dy dz,
D

(di Gauss (o della divergenza)) Siano R3 un aperto,

dove divF ` e la divergenza del campo F , denita da (x, y, z ) : divF (x, y, z ) = f1 f2 f3 (x, y, z ) + (x, y, z ) + (x, y, z ). x y z

Omettiamo la dimostrazione. (4.15) Esempio Calcoliamo il usso uscente del campo vettoriale F (x, y, z ) = x2 , y 2 , z 2 dal bordo dellinsieme D = (x, y, z ) R3 : 0 x 1, 0 y 1, 0 z 1 . Si ha che D = 1 2 3 4 5 6 , dove 1 , 2 , 3 , 4 , 5 , 6 sono le sei facce del cubo avente spigoli di misura 1 paralleli agli assi cartesiani, un vertice

4.3 Teorema di Gauss

107

N4

4
3
N3 N5 5 1

N2

6
N6 N1 y
O

K
1 x

nellorigine e uno nel punto (1, 1, 1). Quindi, volendo procedere come da denizione si ha che
D

F n=

F n+

F n+

F n+

F n+

F n+

F n.

Altrimenti, poich e la supercie in questione ` e il bordo di un aperto con bordo, si pu` o applicare il Teorema di Gauss. Si ha che
D

F n=

divF (x, y, z ) dx dy dz,


D

dove, posto F = (f1 , f2 , f3 ), si ha che divF (x, y, z ) = f1 f2 f3 (x, y, z ) + (x, y, z ) + (x, y, z ). x y z

Quindi divF (x, y, z ) = 2(x + y + z ) e


D

F n=2

(x + y + z ) dx dy dz =
D

integrando per li paralleli allasse z si ottiene


1

=2
K 0

(x + y + z ) dz dx dy = 2
K

1 (x + y )z + z 2 2 dx dy =

dx dy =
0

=2
K

1 +x+y 2

essendo K = (x, y ) R2 : 0 x 1, 0 y 1 , si ha
1 1 0

=2
0

1 +x+y 2
1

dy

dx = 2
0

1 1 + x y + y2 2 2
1 0

dx =
0

=2
0

(x + 1) dx = (x + 1)2

= 3.

108

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Appendice D

Gradiente, rotore, divergenza


In questa sezione vogliamo sottolineare alcuni aspetti riguardanti gli operatori di gradiente, rotore e divergenza. ` un operatore che trasforma una Gradiente. Si indica talvolta con il simbolo . E un aperto non vuoto e f : R ` e una funzione dierenziabile, allora il gradiente di f ` e il campo vettoriale f : Rn denito da f = f f ,, . x1 xn

e funzione reale di n 1 variabili in un campo vettoriale di Rn . Infatti, se Rn `

` un operatore che trasforma un campo Rotore. Si indica talvolta con il simbolo rot. E vettoriale di R3 in un campo vettoriale di R3 . Infatti, se R3 ` e un aperto non vuoto e F : R3 ` e campo vettoriale di classe C 1 , F = (f1 , f2 , f3 ), allora il rotore di F ` e il campo vettoriale rotF : R3 denito da rotF = f3 f2 f1 f3 f2 f1 , , . y z z x x y

` un operatore che trasforma un Divergenza. Si indica talvolta con il simbolo div. E aperto non vuoto e F : Rn ` e campo vettoriale di classe C 1 , F = (f1 , , fn ), allora la divergenza di F ` e la funzione divF : R denita da divF = f1 fn + + . x1 xn campo vettoriale di Rn in una funzione di n 1 variabili. Infatti, se Rn ` e un

Quindi se f indica una funzione e F un campo vettoriale, ha senso calcolare rotf, divf, div rotF, 109 divF.

110

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Non ha senso calcolare rot divF, rotF.

Inne, si osserva che se f e F sono di classe C 2 , allora rotf = 0, div rotF = 0.

simbolo . Quindi se f : R ` e di classe C 2 , f = divf =

Loperatore div ` e detto Laplaciano (o operatore di Laplace) e si indica con il 2f 2f + + . x2 x2 n 1

Signicato sico del rotore (Tratto dal testo A. Bacciotti, CALCOLO DIFFERENZIALE E INTEGRALE II. Seconda parte: Vettori, funzioni reali di pi` u variabili reali, serie, Celid). Il termine rotore rimanda inevitabilmente alla rotazione. In eetti, dato il campo e in qualche modo legato alla rotazione. vettoriale F di R3 , si osserva che il vettore rotF ` Per renderci conto di ci` o, consideriamo un caso molto semplice di un corpo rigido. Ogni movimento del corpo rigido si pu` o immaginare come una combinazione di un moto traslatorio e di un moto rotatorio intorno al baricentro. Supponiamo per semplicit` a che in ogni punto P (x, y, z ) del corpo rigido la velocit` a v (P ) dipenda solo dalla posizione del punto P e che la velocit` a angolare sia costante. Allora i v (P ) = P O = (1 , 2 , 3 ) (x, y, z ) = 1 x j 2 y k 3 = z

= (2 z 3 y )i + (3 x 1 z )j + (1 y 2 x)k. Ne segue che i rot v (P ) =


x

j
y

k
z

= (21 , 22 , 23 ) = 2.

2 z 3 y

3 x 1 z

1 y 2 x

Quindi il rotore del campo di velocit` a ` e multiplo del vettore velocit` a angolare, che ` e chiaramente legato alla rotazione. In particolare in questo semplice esempio si ha che rot v = 0 = 0.

Appendice D Gradiente, rotore, divergenza

111

Per questo motivo si dice che un campo ` e irrotazionale quando il suo rotore ` e nullo. Questa terminologia si utilizza anche nei casi pi` u generali. Quando si considera ad esempio il moto di un uido, rot v = 0 indica assenza di vorticosit` a. Signicato sico della divergenza (Tratto dal testo A. Bacciotti, CALCOLO DIFFERENZIALE E INTEGRALE II. Seconda parte: Vettori, funzioni reali di pi` u variabili reali, serie, Celid). Consideriamo un uido e supponiamo che in ogni punto la velocit` a dipenda solo dalla posizione del punto. Studiamo il moto del uido attraverso un cubo di lato h con spigoli paralleli agli assi cartesiani e con un vertice in un punto P . Vogliamo calcolare la variazione di usso del uido nel cubo nellunit` a di tempo. z

P h h x y

Supponiamo per semplicit` a che la densit` a del uido sia 1. Il usso del uido attraverso una supercie ` e proporzionale alla densit` a del uido, allarea di e al prodotto scalare fra il campo di velocit` a v e il versore normale n a . Consideriamo il contributo di ogni coppia di facce parallele del cubo. In tal caso ` e una faccia del cubo e la sua area ` e h2 . Partiamo da quelle ortogonali allasse x. La variazione di usso (uscente - entrante) ` e h2 v (x + h, y, z ) v (x, y, z ) i =
v =(v1 ,v2 ,v3 )

Dividendo per il volume h3 del cubo, in modo da ricondurci al cubo unitario, otteniamo v1 (x + h, y, z ) v1 (x, y, z ) h

h2 v1 (x + h, y, z ) v1 (x, y, z ) .

112

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

e passando al limite per h 0 otteniamo


h0

lim

v1 (x + h, y, z ) v1 (x, y, z ) v1 = (x, y, z ). h x

Analogamente la variazione di usso (uscente - entrante) relativa alle altre coppie di facce parallele agli assi y e z ` e rispettivamente
v2 y (x, y, z )

v3 z (x, y, z ).

Sommando

questi tre contributi si ottiene che la variazione totale di usso ` e v1 v2 v3 (x, y, z ) + (x, y, z ) + (x, y, z ) = div v (x, y, z ). x y z Quindi la divergenza del campo di velocit` a tiene conto della variazione del usso del uido. In particolare div v = 0 signica che il uido si muove senza dilatarsi e senza comprimersi. In generale, quando la divergenza ` e nulla, si dice che il campo ` e solenoidale.

Capitolo 5

Campi vettoriali conservativi


Nel seguito considereremo n N, n 1.

Campi conservativi e potenziali


Siano Rn un aperto non vuoto e F : Rn un campo

(1.1) Denizione vettoriale.

Diciamo che F ` e conservativo se esiste una funzione f : R dierenziabile tale che f (x) = F (x) per ogni x . In tal caso f ` e detto un potenziale di F su . Se F = (f1 , . . . , fn ), dove f1 , . . . , fn : R sono le componenti di F , allora f (x) = F (x) f (x) = fi (x), xi i = 1, . . . , n.

Poich e per ogni c R si ha (f + c) = f , se un campo vettoriale F ` e conservativo, allora ammette inniti potenziali. (1.2) Esempio Il campo vettoriale F (x, y ) = 2xy + y 2 , x2 + 2xy ` e conservativo. Infatti, la funzione f (x, y ) = x2 y + xy 2 ` e un potenziale di f , essendo (x, y ) R2 : f (x, y ) = f f (x, y ), (x, y ) = 2xy + y 2 , x2 + 2xy = F (x, y ). x y

(1.3) Osservazione Se n = 1 e ` e un intervallo aperto, allora la nozione di potenziale coincide con quella di primitiva su un intervallo. 113

114

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

(1.4) Denizione Siano 0 < a < b +, = {x Rn : a < x < b} e F : Rn un campo vettoriale. Diciamo che F ` e radiale se ` e della forma F (x) = ( x ) x, dove : (a, b) R ` e una funzione. Il campo gravitazionale generato da una massa puntiforme collocata in (0, 0, 0) denito da (x, y, z ) R3 \ {(0, 0, 0)} : F (x, y, z ) = ` e un campo radiale. (1.5) Osservazione Sia F : Rn un campo radiale continuo. Allora F ` e conservativo. Dimostrazione. Essendo F (x) = ( x ) x, si ha che : (a, b) R ` e continua. Quindi anche la funzione {t t(t)} ` e continua. Per il Teorema fondamentale del calcolo integrale questa funzione ammette una primitiva su (a, b). Sia : (a, b) R una primitiva di questa funzione su (a, b). Quindi t (a, b) : (t) = t(t). 1 (x, y, z )
3

(x, y, z ) =

(x, y, z ) (x2 + y 2 + z 2 )3/2

Consideriamo la funzione f : R denita da x = (x1 , . . . , xn ) : f (x) = ( x ) =


2 x2 1 + + xn .

La funzione f ammette tutte le derivate parziali in con x = (x1 , . . . , xn ) : f xi xi (x) = ( x ) = x( x ) = xi ( x ). xi x x

Poich e queste derivate parziali sono continue, si ha che f ` e dierenziabile in con x = (x1 , . . . , xn ) : f (x) = (x1 ( x ), . . . , xn ( x )) = ( x ) x = F (x).

Quindi f ` e un potenziale di F su e di conseguenza F ` e conservativo.

Richiamiamo la nozione di aperto connesso per archi.

1 Campi conservativi e potenziali

115

(1.6) Denizione

Sia Rn un aperto non vuoto.

e connesso per archi se per ogni x, y esiste una curva Diciamo che ` parametrica : [a, b] regolare a tratti tale che (a) = x e (b) = y .

(x1 , y1 )

(x0 , y0 )

Figura 5.1: Insieme connesso per archi nel piano.

Figura 5.2: Insieme non connesso per archi nel piano.

Si dimostra che se ` e connesso per archi, allora ssati x, y con x = y esiste sempre una curva parametrica semplice e regolare a tratti : [a, b] tale che (a) = x e (b) = y . (1.7) Proposizione (Propriet` a dei potenziali) Siano Rn un aperto

connesso per archi, F : Rn un campo vettoriale conservativo e f, g : R due potenziali di F su . Allora esiste c R tale che f g = c, cio` e f (x) g(x) = c per ogni x . Dimostrazione. Consideriamo la funzione f g : R. Poich e f e g sono due potenziali di F , allora f e g sono dierenziabili in con f (x) = g(x) = F (x) per ogni x . Quindi f g ` e dierenziabile in con x : (f g)(x) = f (x) g(x) = F (x) F (x) = 0.

Poich e` e connesso per archi, allora f g ` e costante su . Infatti, siano x, y con x = y e sia : [a, b] una curva parametrica semplice e regolare a tratti tale che (a) = x e (b) = y . Quindi esistono a = t0 < t1 < < tm = b tali che ` e derivabile in

116

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

ogni intervallo (tk1 , tk ), per ogni k = 1, . . . , m, con derivata non nulla, e negli estremi di tali intervalli esistono le derivate laterali. Consideriamo la funzione : [a, b] R denita da (t) = (f g)( (t)). Si ha che ` e derivabile in ogni t = tk , per ogni k = 0, . . . , m, con (t) = (f g)( (t)) (t) = 0.
=0

Ne segue che ` e costante in ogni intervallo (tk1 , tk ). Essendo anche continua su [a, b], ne segue che ` e costante su tutto [a, b]. In particolare si ha che (a) = (b). Quindi (f g)(x) = (f g)( (a)) = (a) = (b) = (f g)( (b)) = (f g)(y ). Per larbitrariet` a di x e y si ha che f g ` e costante su , da cui segue la tesi.

(1.8) Osservazione Questa proposizione aerma che due potenziali di un campo conservativo su un aperto connesso per archi dieriscono al pi` u per una costante. Si tratta di unestensione della propriet` a delle primitive di una funzione reale di una variabile su un intervallo. Infatti, un intervallo ` e evidentemente un insieme connesso per archi. Se non ` e connesso per archi, allora la propriet` a precedente pu` o non essere vera. Infatti, consideriamo le funzioni f (x, y ) = arctan (xy ), g(x, y ) = arctan 1 . xy

Si ha che f e g sono due potenziali su = R2 \ {(x, y ) R2 : xy = 0} del campo vettoriale F (x, y ) =


y x 1+x2 y 2 , 1+x2 y 2

. Infatti, y x , . 1 + x2 y 2 1 + x2 y 2

(x, y ) :

f (x, y ) = g(x, y ) =

Linsieme , che ` e costituito dai quattro quadranti del piano privati degli assi, non ` e connesso per archi. Osserviamo che f g non ` e costante in . Infatti,
2

f (x, y ) g(x, y ) =

se xy > 0 se xy < 0.

1 Campi conservativi e potenziali

117

(1.9) Teorema
n

(Integrale di linea di un campo conservativo) Siano

R un aperto non vuoto, F : Rn un campo vettoriale continuo e conservativo,


f : R un potenziale di F su e : [a, b] una curva parametrica semplice e regolare a tratti. Allora F dP = f ( (b)) f ( (a)).

Inoltre, se ` e chiusa risulta che F dP = 0.

Dimostrazione. Conformemente alla denizione di curva regolare a tratti, siano a = e derivabile in ogni intervallo (tk1 , tk ), per ogni t0 < t1 < < tm = b tali che ` k = 1, . . . , m, con derivata non nulla, e negli estremi di tali intervalli esistono le derivate laterali. Per denizione si ha che
m

F dP =

tk

F ( (t)) (t) dt.

k =1 tk1

Sia : [a, b] R denita da (t) = f ( (t)). Poich e F ` e continuo e f ` e un potenziale di F , allora f ` e di classe C 1 in . Ne segue che ` e di classe C 1 a tratti su [a, b], cio` e` e continua su [a, b] ed ` e derivabile con derivata continua in ogni t = tk , per ogni k = 0, . . . , m, con (t) = f ( (t)) (t) = F ( (t)) (t). Quindi F dP =
m tk m tk

F ( (t)) (t) dt =

(t) dt =

k =1 tk1

k =1 tk1

applicando il Teorema di Torricelli-Barrow alla funzione su ogni intervallo [tk1 , tk ] si ottiene


m

=
k =1

[(tk ) (tk1 )] = (t1 ) (t0 ) + (t2 ) (t1 ) + + (tm ) (tm1 ) = = (tm ) (t0 ) = (b) (a) = f ( (b)) f ( (a)).

Inne, se ` e chiusa, allora (a) = (b) e F dP = f ( (b)) f ( (a)) = 0.

118

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

(1.10) Osservazione In base a questo teorema lintegrale di linea di un campo conservativo non dipende dal percorso e quindi neppure dalla parametrizzazione, ma solo dai punti inziali e nali del percorso. (1.11) Teorema (di equivalenza) Siano Rn un aperto connesso per archi

e F : Rn un campo vettoriale continuo. Allora sono fatti equivalenti: i) F ` e conservativo; ii) se 1 : [a, b] e 2 : [c, d] sono due curve parametriche semplici e regolari a tratti tali che 1 (a) = 2 (c) e 1 (b) = 2 (d), allora F dP =
1 2

F dP ;

iii) se : [a, b] ` e una curva parametrica chiusa, semplice e regolare a tratti, allora F dP = 0.

Dimostrazione. Dimostriamo nellordine che i) = iii), iii) = ii) e ii) = i). Per la Proposizione precedente si ha che i) = iii). Proviamo ora che iii) = ii).

Sia : [a, b + d c] denita da


1 (b) = 2 (d )

(t) =

1 (t)

se a t b
2 1 1 (a) = 2 (c)

2 (b + d t) se b < t b + d c.

Si ha che ` e regolare a tratti, semplice e chiusa. Infatti, (a) = 1 (a) e (b + d c) = 2 (c) = 1 (a).

Per lipotesi iii) si ha che


b

F dP = 0. Quindi F ( (t)) (t) dt +


b b+dc

0=

F dP =
a

F ( (t)) ( (t)) dt =

1 Campi conservativi e potenziali

119

=
a

F (1 (t)) 1 (t) dt +

b+dc b

F (2 (b + d t)) (2 (b + d t)) dt =

operando il cambiamento di variabile = b + d t nel secondo integrale, da cui d = dt, si ottiene


c

=
1

F dP +
d

F (2 ( )) 2 ( ) d =

F dP
1 c

F (2 ( )) 2 ( ) d =

=
1

F dP
2

F dP.

Quindi F dP =
1 2

F dP.

Inne proviamo che ii) = i). Dobbiamo dimostrare che F ` e conservativo, cio` e che esiste una funzione dierenziabile f : R tale che f = F , ossia se F = (f1 , . . . , fn ), che per ogni j = 1, . . . , n si ha
f xj

= fj .

Sia x0 . Consideriamo la funzione f : R denita da x : f (x) =

F dP,

dove : [a, b] ` e una curva parametrica semplice e regolare a tratti tale che (a) = x0 e (b) = x. Per lipotesi ii) la funzione f ` e ben denita, cio` e non dipende dalla scelta della curva . Dimostriamo che f ` e un potenziale di F . Per fare ci` o proviamo che f ammette tutte le derivate parziali si ha
f xj f xj

in , che sono continue e che per ogni j = 1, . . . , n

= fj . Per semplicit` a espositiva consideriamo j = 1. x0 = (x0,1 , . . . , x0,n ), x = (x1 , . . . , xn ).

Si ha che

Rn1
Poich e` e aperto, esiste r > 0 tale che Br (x) = {u R :
n

x = (x1 + h, x2 , . . . , xn ) x x

u x < r } . Sia 0 < h < r e

consideriamo la curva parametrica : [a, b + h] denita da (t) = (t) se a t b


x0

(x1 + t b, x2 , . . . , xn ) se b < t b + h.
O x0,1 x1 x1 + h

Si ha che ` e semplice e regolare a tratti.

Inoltre (a) = (a) = x0 , (b + h) = (x1 + h, x2 , . . . , xn ).

120

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Consideriamo il rapporto incrementale di f in x nella direzione x1 . Si ha che f (x1 + h, x2 , . . . , xn ) f (x1 , x2 , . . . , xn ) 1 = h h = 1 h


b a

F dP

F dP F dP =

F ( (t)) (t) dt +
b

b+h

F ( (t)) (t) dt

essendo = su [a, b] = = 1 h 1 h
b+h

F dP +
b+h b b

F (x1 + t b, x2 , . . . , xn ) (1, 0, . . . , 0) dt = d = tb = dt
h

F dP

f1 (x1 + t b, x2 , . . . , xn ) dt

1 h

h 0

f1 (x1 + , x2 , . . . , xn ) d.

Essendo la funzione { f1 (x1 + , x2 , . . . , xn )} continua, per il Teorema fondamentale del calcolo integrale la funzione integrale h
0

f1 (x1 + , x2 , . . . , xn ) d

` e derivabile

in h con derivata uguale a f1 (x1 + h, x2 , . . . , xn ). Allora si ha che


h

h0+

lim

f (x1 + h, x2 , . . . , xn ) f (x1 , x2 , . . . , xn ) = lim h h0+

f1 (x1 + , x2 , . . . , xn ) d h =

per il Teorema di De lH opital = lim+ f1 (x1 + h, x2 , . . . , xn ) = f1 (x).


h0

In modo del tutto analogo, se r < h < 0 considerando la curva parametrica : [a, b h] denita da (t) = si prova che
h0

(t)

se a t b

(x1 + b t, x2 , . . . , xn ) se b < t b h,

lim

f (x1 + h, x2 , . . . , xn ) f (x1 , x2 , . . . , xn ) = f1 (x). h

f a di x1 (x) = f1 (x). Per larbitrariet` f x si ha che f ` e derivabile in nella direzione di x1 con x (x) = f1 (x) per ogni x . 1 f Analogamente si procede per le altre derivate parziali di f ottenendo x (x) = fj (x) per j

Quindi f ` e derivabile in x nella direzione di x1 con

ogni x e per ogni j = 1, . . . , n. Essendo fj continua per ogni j = 1, . . . , n, ne segue che tutte le derivate parziali di f sono continue. Quindi f ` e dierenziabile in e x : f (x) = f f (x), . . . , (x) = (f1 (x), . . . , fn (x)) = F (x). x1 xn

1 Campi conservativi e potenziali

121

Quindi f ` e un potenziale di F su , da cui la i).

(1.12) Osservazione a) Questo teorema ` e utile per stabilire se un campo vettoriale F non ` e conservativo. Infatti, ` e suciente mostrare che non vale una delle due ipotesi ii) o iii), cio` e esibire un esempio di curve per cui non ` e soddisfatta ii) oppure iii). Non ` e invece operativo per provare la conservativit` a di un campo, se non da un punto di vista puramente teorico. Infatti, per stabilire che lo ` e si deve provare che vale una delle due ipotesi ii) o iii) e per fare ci` o si devono fare inniti controlli su tutte le curve aventi le caratteristiche indicate in ii) o iii). E questo non ` e possibile. b) Nella dimostrazione dellimplicazione ii) = i) abbiamo esibito un potenziale f del campo F dicendo che f (x) =

F dP,

dove ` e una qualunque curva parametrica semplice e regolare a tratti congiungente un pressato punto del dominio di F con il generico punto x dello stesso dominio. Questo modo di esibire un potenziale ` e anche quello che talvolta si usa nelle applicazioni per determinare esplicitamente un potenziale di un campo conservativo. Si tenga presente che, stante lipotesi ii), nelle applicazioni si scelgono opportune curve che permettono di semplicare i calcoli (si veda pag. 126).

(1.13) Teorema

(Condizione necessaria per i campi conservativi di

classe C 1 ) Siano Rn un aperto non vuoto e F : Rn un campo vettoriale di classe C 1 , F = (f1 , . . . , fn ). Se F ` e conservativo, allora per ogni x si ha che i, j = 1, . . . , n : fi fj (x) = (x). xj xi

Dimostrazione.

` una conseguenza del Lemma di Schwarz sulluguaglianza delle E

derivate seconde miste di una funzione di classe C 2 . Infatti, essendo F conservativo, esiste f : R dierenziabile tale che f (x) = F (x) per ogni x . In particolare per ogni i = 1, . . . , n e per ogni x si ha che
f xi (x)

= fi (x). Poich e F ` e di classe


f xi

C 1 , anche le sue componenti fi lo sono. Ne segue che

` e di classe C 1 e quindi il

122

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

potenziale f ` e di classe C 2 . Per il Lemma di Schwarz si ha che per ogni x e per ogni i, j = 1, . . . , n f 2f 2f f fj fi (x) = (x) = (x) = (x) = (x) = (x). xj xj xi xj xi xi xj xi xj xi

Da questo teorema segue immediatamente che se NON vale lipotesi x , i, j = 1, . . . , n : fi fj (x) = (x), xj xi

allora il campo NON ` e conservativo.

(1.14) Denizione

Sia R2 un aperto connesso per archi.

Diciamo che ` e semplicemente connesso se per ogni curva chiusa e semplice avente sostegno in si ha che la parte di piano racchiusa dal sostegno di ` e contenuta in . Sia R3 un aperto connesso per archi. Diciamo che ` e semplicemente connesso se per ogni curva chiusa, semplice e regolare a tratti avente sostegno in esiste una calotta regolare il cui bordo sia il sostegno di e tale che il sostegno di sia contenuto in .

(1.15) Osservazione La nozione di aperto semplicemente connesso si pu` o introdurre in generale, e in modo univoco comprendente anche i casi n = 2, 3, per ogni n 1. In questa sede si ` e preferito, per motivi di semplicit` a espositiva, considerare, e in modo distinto, solo i casi n = 2 e n = 3.

(1.16) Esempio Il piano R2 e lo spazio R3 sono semplicemente connessi. Nel piano non sono semplicemente connessi gli aperti connessi per archi che hanno dei buchi. Ad esempio le corone circolari o anche i cerchi privati di uno o pi` u punti interni non sono semplicemente connessi.

1 Campi conservativi e potenziali

123


O x

Figura 5.3: Insieme semplicemente connesso nel piano.

Figura 5.4: Insieme non semplicemente connesso nel piano.

Nello spazio, contrariamente a quanto accade nel piano, esistono aperti connessi per archi che hanno dei buchi che sono semplicemente connessi. Per esempio lo spazio R3 privato di un punto, o di una sfera piena, ` e semplicemente connesso. Linsieme costituito dallintercapedine fra due sfere concentriche di raggi diversi ` e semplicemente connesso.

Infatti, se ad esempio ` e lo spazio

z = R3 \ sfera

R3 privato di una sfera piena come


in Fig. 5.5, allora se si considera una qualunque curva chiusa, semplice e regolare a tratti avente sostegno in , esiste una calotta regolare il cui bordo sia il sostegno di e tale che il sostegno di sia contenuto in . x

Figura 5.5: Insieme semplicemente connesso nello spazio.

Il toro, la cui forma ricorda quella di una ciambella con il buco, invece non ` e semplicemente connesso. Lo spazio privato di una retta non ` e semplicemente connesso.

124

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Infatti, se ad esempio ` e lo spazio

z = R3 \ retta

R3 privato di una retta come in


Fig. 5.6, allora se si considera la curva chiusa, semplice e regolare a tratti il cui sostegno ` e una circonferenza in che gira attorno alla retta, si ha che ogni calotta regolare il cui bordo sia la circonferenza necessariamente intersecher` a la retta in qualche punto e quindi il sostegno di non ` e contenuto in . x

Figura 5.6: Insieme non semplicemente connesso nello spazio.

(1.17) Teorema

(Condizione suciente per i campi conservativi di

classe C 1 ) Siano Rn un aperto non vuoto e F : Rn un campo vettoriale di classe C 1 , F = (f1 , . . . , fn ). Se ` e semplicemente connesso e per ogni x si ha che (1.18) i, j = 1, . . . , n : fi fj (x) = (x), xj xi

allora F ` e conservativo.

Dimostrazione. Per semplicit` a vediamo la dimostrazione solo nei casi n = 2 e n = 3. Per dimostrare che F ` e conservativo, ricorriamo al Teorema di equivalenza (vedi Teorema (1.11)). Consideriamo una qualunque curva parametrica : [a, b] semplice, regolare a tratti e chiusa e proviamo che

F dP = 0.

Se n = 2, allora per ipotesi si ha che (x, y ) : f2 f1 (x, y ) = (x, y ). x y

Sia A laperto costituito dalla parte di piano racchiusa nel sostegno di avente per bordo proprio il sostegno di . Quindi A = im ( ) e, essendo semplicemente connesso, si ha che A = A A . Se induce su A un verso di percorrenza antiorario, allora per il Teorema di Green si ha che F dP =
A

f2 f1 (x, y ) (x, y ) x y

dx dy = 0.

1 Campi conservativi e potenziali

125

Se induce su A un verso di percorrenza orario, allora sempre per il Teorema di Green si ha che F dP =
A

f2 f1 (x, y ) (x, y ) x y

dx dy = 0.

Per il Teorema di equivalenza F ` e conservativo. Se n = 3, allora per ipotesi si ha che per ogni (x, y, z ) f2 f1 (x, y, z ) = (x, y, z ), x y f1 f3 (x, y, z ) = (x, y, z ), z x f3 f2 (x, y, z ) = (x, y, z ). y z

Quindi il rotore del campo F ` e rotF = f3 f2 f1 f3 f2 f1 , , y z z x x y = (0, 0, 0) = 0.

Poich e ` e semplicemente connesso, esiste una calotta regolare : K R3 tale che = im ( ) e tale che il suo sostegno (K ) . Se ` e orientato positivamente, allora per il Teorema di Stokes si ha che F dP =

rotF d = 0.

Se non ` e orientato positivamente, allora sempre per il Teorema di Stokes si ha che F dP =


rotF d = 0.

Per il Teorema di equivalenza F ` e conservativo.

(1.19) Osservazione Come osservato nella dimostrazione del teorema precedente, se fi fj = per ogni i, j = 1, 2, 3 equivale a rotF = 0, che viene n = 3 la condizione xj xi detta irrotazionalit` a di F . (1.20) Esempio Il Teorema precedente costituisce una condizione suciente anch e un campo vettoriale F = (f1 , . . . , fn ) di classe C 1 sia conservativo. Se lipotesi (1.18) non ` e soddisfatta, allora non vale la condizione necessaria (vedi Teorema (1.13)) e quindi il campo F non ` e conservativo. Se invece questa ipotesi ` e soddisfatta ma il dominio del campo F non ` e semplicemente connesso, allora pu` o succedere qualunque cosa. Ad esempio, si considerino F, G : R2 \ {(0, 0)} R2 deniti da F (x, y ) = (f1 (x, y ), f2 (x, y )) = G(x, y ) = (g1 (x, y ), g2 (x, y )) = x2 2y 2x , 2 , 2 + y x + y2

x2

2x 2y , 2 . 2 + y x + y2

126

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Si osserva che F e G vericano la condizione necessaria. Infatti, f2 2(y 2 x2 ) f1 (x, y ) = 2 = (x, y ), 2 2 x (x + y ) y g2 4xy g1 (x, y ) = 2 = (x, y ). 2 2 x (x + y ) y

Il dominio di F e G ` e = R2 \ {(0, 0)} che non ` e semplicemente connesso. Si osserva che F non ` e conservativo, mentre G lo ` e. Infatti, se consideriamo lintegrale di F lungo la curva chiusa, semplice e regolare : [0, 2 ] , (t) = (cos t, sin t), si ha che
2 2

F dP =
0

F ( (t)) (t) dt =
0 2

(2 sin t, 2 cos t) ( sin t, cos t) dt =


2

=2
0

sin2 t + cos2 t dt = 2
0

dt = 4 = 0.

Quindi F non ` e conservativo. Invece G lo ` e, poich e la funzione g : R denita da e un potenziale di G, essendo di classe C su e g(x, y ) = log x2 + y 2 ` (x, y ) : g(x, y ) = x2 2x 2y , 2 2 + y x + y2 = G(x, y ).

1.1

Ricerca dei potenziali di un campo vettoriale conservativo

Presentiamo due metodi per la determinazione dei potenziali di un campo vettoriale conservativo. Per semplicit` a espositiva limitiamo la nostra attenzione al caso n = 2, anche se i metodi valgono in generale per n 2. Metodo dellintegrazione lungo una curva Questo metodo ` e quello che ` e stato utilizzato nella dimostrazione del Teorema di equivalenza (vedi Teorema (1.11)) quando si ` e provata limplicazione ii) = i). Siano R2 un aperto connesso per archi, F : R2 un campo vettoriale continuo e conservativo, F = (f1 , f2 ) e (x0 , y0 ) . Consideriamo un qualunque punto (x, y ) e una curva : [a, b] semplice e regolare a tratti tale che (a) = (x0 , y0 ) e (b) = (x, y ). La curva ` e una curva parametrica il cui sostegno congiunge i punti (x0 , y0 ) e (x, y ) rimanendo allinterno di . Allora un potenziale di F su ` e f : R denito da f (x, y ) =

F dP.

Poich eF` e conservativo, per il Teorema di equivalenza (vedi Teorema (1.11)) la funzione f ` e ben denita, cio` e non dipende dalla curva . Si pu` o quindi scegliere una curva utile a semplicare i calcoli di questo integrale di linea.

1.1 Ricerca dei potenziali di un campo vettoriale conservativo

127

x2

Poich e` e aperto e (x0 , y0 ) , esiste una palla (nel piano un cerchio) di centro (x0 , y0 ) tutta contenuta in . Ogni punto (x, y ) di questa palla ` e collegabile a (x0 , y0 ) con una linea che ` e lunione di due segmenti adiacenti (al pi` u uno ` e degenere, cio` e ridotto ad un solo punto) ciascuno dei quali ` e parallelo ad uno degli assi cartesiani. Figura 5.7: Curva parametrica che collega (x0 , y0 ) a (x, y ). Consideriamo la situazione rappresentata nella Figura 5.7. Il sostegno di ` e lunione dei sostegni delle curve 1 : [0, 1] R2 e 2 : [0, 1] R2 denite da 1 (t) = (x0 + t(x x0 ), y0 ), Allora un potenziale f di F su ` e
1 1 F (1 (t))1 (t) dt+ 0 F (2 (t))2 (t) dt =

y 2 y0 1

x0

x1

2 (t) = (x, y0 + t(y y0 )).

f (x, y ) =

F dP =
1

F dP +
2

F dP =
0

essendo per ogni t [0, 1]


1 (t) = (1, 0), F (1 (t)) 1 (t) = F (x0 + t(x x0 ), y0 ) (1, 0) = f1 (x0 + t(x x0 ), y0 ),

e
2 (t) = (0, 1), F (2 (t)) 2 (t) = F (x, y0 + t(y y0 )) (0, 1) = f2 (x, y0 + t(y y0 )),

si ottiene
1 1

=
0

f1 (x0 + t(x x0 ), y0 ) dt +
0

f2 (x, y0 + t(y y0 )) dt =

operando i cambiamenti di variabile s = x0 + t(x x0 ) e s = y0 + t(y y0 ) rispettivamente nel primo e nel secondo integrale, si ottiene
x y

=
x0

f1 (s, y0 ) ds +
y0

f2 (x, s) ds.

128

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

x2

Se invece si considera questaltra situazione rappresentata nella Figura 5.8, allora in modo del tutto analogo al precedente si ha che un potenziale f di F su ` e
x y

y y0

f (x, y ) =
x0

f1 (s, y ) ds +
y0

f2 (x0 , s) ds.

x0

x1

Figura 5.8: Altra curva parametrica che collega (x0 , y0 ) a (x, y ).

Metodo delle integrazioni indenite Siano R2 un aperto non vuoto e F : R2 un campo vettoriale continuo e conservativo, F = (f1 , f2 ). Se la funzione f : R ` e un potenziale di F su , allora deve soddisfare le seguenti uguaglianze: (1.21) f (x, y ) = f1 (x, y ), x (x, y ) ;

(1.22)

f (x, y ) = f2 (x, y ), (x, y ) . y Essendo F continuo, anche le sue componenti f1 e f2 sono continue. Se in (1.21)

consideriamo y come parametro, risulta che f ` e una primitiva di f1 rispetto alla variabile x. Quindi se F1 ` e una primitiva di f1 considerata come funzione solo di x, allora esiste una funzione k dipendente solo da y , e quindi costante rispetto a x, tale che (1.23) f (x, y ) = F1 (x, y ) + k(y ).

Imponendo che f soddis (1.22) si ottiene F1 (x, y ) + k (y ) = f2 (x, y ) y = k (y ) = f2 (x, y ) F1 (x, y ). y

1 Se F2 ` e una primitiva di f2 F y considerata ora come funzione solo di y (laltra variabile

x` e considerata come un parametro), si ha che esiste c R tale che k(y ) = F2 (x, y ) + c.

1.1 Ricerca dei potenziali di un campo vettoriale conservativo

129

Sostituendo in (1.23) si ottiene che un potenziale di F su ` e f (x, y ) = F1 (x, y ) + F2 (x, y ) + c. Operativamente, si pu` o procedere il modo pi` u formale nel seguente modo: 1) si integra (1.21) rispetto a x ottenendo (1.24) f (x, y ) = f1 (x, y ) dx = F1 (x, y ) + k(y ),

dove F1 ` e una primitiva di f1 rispetto a x e k ` e una qualunque funzione della sola variabile y ; 2) si deriva il potenziale cos` ottenuto rispetto a y si ottiene F1 f (x, y ) = (F1 (x, y ) + k(y )) = (x, y ) + k (y ); y y y 3) si impone che sia soddisfatta (1.22) e si ottiene F1 (x, y ) + k (y ) = f2 (x, y ) y = k (y ) = f2 (x, y ) F1 (x, y ), y

da cui integrando rispetto a y si ottiene k(y ) = f2 (x, y )


F1 y

F1 (x, y ) dy = F2 (x, y ) + c, y

dove F2 ` e una primitiva di f2

rispetto a y e c R ` e qualunque;

4) si sostituisce in (1.24) e si ottiene f (x, y ) = F1 (x, y ) + F2 (x, y ) + c, Questa espressione fornisce tutti i potenziali di F su . Evidentemente si pu` o procedere anche integrando prima (1.22) rispetto a y e poi imponendo che sia soddisfatta (1.21). (1.25) Esempio Consideriamo il campo vettoriale F (x, y ) = Si ha che F ` e di classe C F = (f1 , f2 ) con f1 (x, y ) = si ha che f1 f2 2x (x, y ) = (x, y ) = . y x (1 + x2 )2 2xy , (1 + x2 )2 f2 (x, y ) = 1 , 1 + x2 2xy 1 , . 2 2 (1 + x ) 1 + x2 su dom (F ) = R2 che ` e semplicemente connesso. Posto c R.

130

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Per il Teorema (1.17) F ` e conservativo. Determiniamo ora un potenziale di F . Operando con il metodo di integrazione lungo una curva, si ha che se (x0 , y0 ) = (0, 0) e se (x, y ) ` e un generico punto di R2 , allora un potenziale f di F ` e dato da
x y x y

f (x, y ) =
0

f1 (s, 0) ds +
0

f2 (x, s) ds =
0

0 ds +
0

1 1 + x2

ds =

y . 1 + x2

Operando con il metodo delle integrazione indenite, osserviamo che se f ` e un potenziale di F , allora si ha che (1.26) f 2xy (x, y ) = f1 (x, y ) = , x (1 + x2 )2 1 f (x, y ) = f2 (x, y ) = . y 1 + x2

(1.27)

Integrando (1.27) rispetto a y si ottiene (1.28) f (x, y ) = 1 y dy = + c(x), 2 1+x 1 + x2

dove c ` e una funzione della sola variabile x. Sostituendo in (1.26) si ottiene f 2xy 2xy (x, y ) = + c (x) = 2 2 x (1 + x ) (1 + x2 )2 = c (x) = 0 = c(x) = c R.

Sostituendo in (1.28) si ottiene che un potenziale f di F ` e f (x, y ) = y + c, 1 + x2 c R.

(1.29) Esercizio NellEsempio (1.20) abbiamo visto che il campo vettoriale F (x, y ) =
2 y 2x x22 e conservativo. Se invece consideriamo +y 2 , x2 +y 2 denito su = R \{(0, 0)} non `

F denito ad esempio solo per ogni (x, y ) con y > 0, allora ` e conservativo? In caso aermativo, chi ` e un suo potenziale? (1.30) Esercizio Dimostrare che se R3 ` e un aperto connesso per archi, F : R3 ` e un campo vettoriale continuo e conservativo, F = (f1 , f2 , f3 ) e (x0 , y0 , z0 ) , allora un potenziale f : R di F ` e dato da una delle seguenti formule, analoghe a quelle appena viste nel caso bidimensionale:
x y z

f (x, y, z ) =
x0 x

f1 (s, y0 , z0 ) ds +
y0 y

f2 (x, s, z0 ) ds +
z0 z

f3 (x, y, s) ds, f3 (x, y0 , s) ds,


z0

f (x, y, z ) =
x0

f1 (s, y0 , z0 ) ds +
y0

f2 (x, s, z ) ds +

1.1 Ricerca dei potenziali di un campo vettoriale conservativo

131

f (x, y, z ) =
x0 x

f1 (s, y, z0 ) ds +
y0 y

f2 (x0 , s, z0 ) ds +
z0 z

f3 (x, y, s) ds, f3 (x0 , y, s) ds,


z0 z

f (x, y, z ) =
x0 x

f1 (s, y, z ) ds +
y0

f2 (x0 , s, z0 ) ds +
y

f (x, y, z ) =
x0 x

f1 (s, y0 , z ) ds +
y0 y

f2 (x, s, z ) ds +
z0 z

f3 (x0 , y0 , s) ds, f3 (x0 , y0 , s) ds.


z0

f (x, y, z ) =
x0

f1 (s, y, z ) ds +
y0

f2 (x0 , s, z ) ds +

132

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Capitolo 6

Serie numeriche
1 Nozioni preliminari

Introduciamo la nozione di serie numerica reale. Per le serie complesse si veda pag. 160. (1.1) Denizione Sia (an ) una successione di numeri reali. Si chiama serie di
n=0

an la scrittura formale

an an . Il numero reale an ` e detto

o pi` u semplicemente (dove non vi sia ambiguit` a) termine generale della serie. Poniamo S0 = a0 ,
n

Sn =
k =0

ak = a0 + a1 + + an ,

n 1.

Per ogni n, Sn ` e detta somma parziale n-esima della serie di an . Osserviamo che per ogni n 1 si ha che Sn = Sn1 + an . Diciamo che

caso chiamiamo somma della serie di an il numero reale S e poniamo


n=0

n=0

an converge (o che ` e convergente) se lim Sn = S R e in tal


n

an = lim Sn = S.
n

Diciamo che

n=0

an diverge (o che ` e divergente) positivamente (risp.


n

negativamente) se lim Sn = + (risp. ). Diciamo che

an ` e indeterminata se non esiste lim Sn .


n

n=0

133

134

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Diciamo che

n=0

an converge assolutamente se converge la serie

n=0

|an |.

Studiare il carattere di una serie signica stabilire se la serie converge, diverge, oppure ` e indeterminata. (1.2) Osservazione Nella scrittura
n=0

an il numero naturale n ` e detto indice della

serie. Esso assume tutti i valori interi a partire da quello specicato nel simbolo (nellesempio 0). Lindice ` e muto e pu` o essere denominato a piacere senza che si modichi la nozione in cui esso ` e introdotto. Pertanto si ha che
n=0

an =

k =0

ak =

h=0

ah .

(1.3) Esempio (Serie notevoli) 1) Serie geometrica Sia a R. La serie geometrica di ragione a
n=0

a :

converge a

diverge positivamente

1 1a

se |a| < 1 se a 1 se a 1,

` e indeterminata

con la convenzione che 00 = 1. Infatti, essendo 1an+1 = (1a)(1+a+a2 + +an ), si ha che


n

Sn =
k =0

ak = 1 + a + a2 + + an =

n+1 1a

1a n+1

se a = 1, se a = 1.

Quindi se a = 1, allora lim Sn = lim(n + 1) = + e la serie diverge positivamente.


n n

Se a = 1, allora
1 1a

Ne segue che per |a| < 1 la serie converge a

1 an+1 lim Sn = lim = + n n 1a

se |a| < 1 se a > 1 se a 1. per a > 1 la serie diverge

positivamente e per a 1 la serie ` e indeterminata.

1 1a ,

1 Nozioni preliminari

135

2) Serie armonica generalizzata Sia p R. La serie armonica (generalizzata se p = 1) 1 : np n=1

converge diverge positivamente

se p > 1 se p 1.

La dimostrazione segue dalle propriet` a delle serie che studieremo nella prossima sessione (vedi pag. 141 e 149). 3) Serie telescopiche Sia (an ) una successione di numeri reali. La serie
n=0

(an+1 an )

` e detta telescopica. In tal caso la somma parziale n-esima della serie ` e


n

Sn =
k =0

(ak+1 ak ) = (a1 a0 ) + (a2 a1 ) + + (an an1 ) + (an+1 an ) = = an+1 a0 .

Pi` u in generale, se p N, p 1, nel caso della serie


n=0

(an+p an )

si ha che Sn =

n k =0

(ak+p ak ) =

= (ap a0 ) + (ap+1 a1 ) + (ap+2 a2 ) + + (an+p1 an1 ) + (an+p an ) = = (an+1 + + an+p ) (a0 + + ap1 ) . Un esempio di serie telescopica ` e la serie di Mengoli, cio` e la serie Questa serie converge a 1. Infatti, si ha che Sn = = 1 Quindi 1 n+1 Ne segue che la serie di Mengoli converge a 1. lim Sn = lim 1
n n n 1 1 1 = k(k + 1) k=1 k k + 1 k =1 n

1 . n ( n + 1) n=1

= =1 1 . n+1

1 2

1 1 2 3

1 1 3 4

+ +

1 1 n n+1 = 1.

136

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

2
2.1

Criteri di convergenza
Criteri di convergenza per tutte le serie
Il carattere di una serie non cambia se si aggiunge, oppure

(2.1) Proposizione

si elimina, oppure si modica un numero nito di termini. Dimostrazione. Sia an una serie e sia bn la serie ottenuta modicando un numero

nito di termini della serie

an (in modo analogo si procede se la serie di bn ` e ottenuta

aggiungendo oppure eliminando un numero nito di termini della serie di an ). Dimostriamo che il carattere della serie di bn ` e lo stesso di quello della serie di an . Sia p N tale che an = bn per ogni n p e siano
n n

Sn =
k =0

ak ,

n =
k =0

bk

le somme parziali n-esime delle serie di an e bn rispettivamente. Allora per ogni n > p si ha che n =
k =0 n p n n

bk =
k =0

bk +
k =p+1 p

bk

=
a k = bk se k > p

p +
k =p+1

ak =

essendo
k =p+1

ak =
k =0

ak

ak si ottiene
k =0 n p

= p +
k =0

ak

k =0

ak = p + Sn Sp .

Ne segue che per ogni n > p risulta n = p + Sn Sp . Se an converge, allora lim Sn = S R. Ne segue che
n

lim n = lim(p + Sn Sp ) = p + S Sp R
n n

bn converge.

Se

an diverge, allora lim Sn = + (oppure ). Ne segue che


n

lim n = lim(p + Sn Sp ) = + (oppure )


n n

bn diverge.

Se inne

an ` e indeterminata, allora non esiste lim Sn . Ne segue che


n

lim n = lim(p + Sn Sp )
n n

bn ` e indeterminata.

2.1 Criteri di convergenza per tutte le serie

137

(2.2) Osservazione Come si evince anche dalla dimostrazione, se una serie converge, allora aggiungendo, oppure eliminando o modicando un numero nito di termini, la somma della serie potrebbe cambiare. In particolare, se la serie m N, m 1, si ha che
n =m n=0

an = S R, preso

an =

n=0

an

m1 n=0

an = S (a0 + a1 + + am1 ).

Ad esempio,
1 1 = n 2 2 n=1 n=1 n

n=0

1 2

1 2

= 1.

(2.3) Proposizione

(Algebra delle serie) Siano

n=0

an e

n=0

bn due serie e

R. Allora valgono i seguenti fatti: a) se


n=0

an e

n=0

bn convergono, allora anche

(an + bn ) e

n=0

an ,

convergono e si ha che

n=0

(an + bn ) =
n=0

n=0

an +

n=0

bn ,

n=0

an =

n=0

an ;

n=0 n=0

b) se

an e

bn divergono entrambe positivamente (risp. negativamente), (an + bn ) diverge positivamente (risp. negativamente);
n=0

allora anche
n=0

n=0

c) se

an converge e

bn diverge positivamente (risp.

negativamente),

allora

(an + bn ) diverge positivamente (risp. negativamente).

n=0

` unimmediata conseguenza dellalgebra dei limiti. Dimostrazione. E

138

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

(2.4) Teorema lim an = 0.


n

(Condizione necessaria) Se

n=0

an converge, allora

Dimostrazione. Sia Sn la somma parziale n-esima della serie e Sn1 + an . Poich


n

an . Si ha che Sn =

an converge, allora lim Sn = S R. Essendo (Sn1 ) una sottosucn

cessione di (Sn ), si ha anche lim Sn1 = S . Ne segue che lim an = lim(Sn Sn1 ) = S S = 0.
n n

(2.5) Osservazione Segue direttamente da questo teorema che lim an = 0


n

an non converge.

Si osservi inoltre che il viceversa del teorema non ` e vero, cio` e lim an = 0 = /
n

an converge.
n=1

Infatti, se si considera ad esempio la serie 1 n

log 1 +

1 , si ha che n

lim log 1 +
n

=0

ma la serie diverge positivamente. Infatti, detta Sn la somma parziale n-esima della serie, si ha che
n

Sn =
k =1

log 1 +

1 k

k =1

[log (k + 1) log k] =

= (log 2 log 1) + (log 3 log 2) + (log 4 log 3) + + (log (n + 1) log n) = log (n + 1). Quindi lim Sn = lim log (n + 1) = +
n n

n=1

log 1 +

1 n

diverge positivamente.

2.2 Criteri di convergenza per le serie a termini positivi

139

2.2

Criteri di convergenza per le serie a termini positivi


Sia (an ) una successione tale che an 0 per ogni n N.

(2.6) Teorema Allora


n=0

an converge o diverge positivamente a seconda che la successione delle

somme parziali della serie sia limitata o illimitata. Dimostrazione. Poich e an 0 per ogni n, risulta che la successione (Sn ) delle somme parziali della serie an ` e crescente. Infatti, si ha che Sn+1 = Sn + an+1 Sn . Quindi la successione (Sn ) ammette limite lim Sn = sup Sn . Ne segue che lim Sn ` e nito
n n n

se (Sn ) ` e limitata, mentre ` e + se (Sn ) ` e illimitata. Nel primo caso secondo diverge positivamente.

an converge, nel

(2.7) Osservazione In base a questo criterio, se la serie ` e a termini positivi, allora o converge o diverge (positivamente) e quindi non pu` o essere indeterminata. Inoltre, combinando questo criterio con la condizione necessaria per la convergenza di una serie (vedi Teorema (2.4)) si ha che an 0 per ogni n e lim an = 0
n

an diverge positivamente.

(2.8) Teorema

(Criterio del confronto) Siano (an ) e (bn ) due successioni

tali che 0 an bn per ogni n N. Valgono i seguenti fatti: i) se


n=0 n=0 n=0 n=0 n=0 n=0

bn converge, allora anche

an converge e si ha che

an

bn ;

ii) se

an diverge, allora anche

bn diverge.

Dimostrazione. Siano (Sn ) e (n ) le successioni delle somme parziali delle serie di an e bn rispettivamente. Poich e an , bn 0, per il Teorema precedente le serie di an

140

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

e bn convergono o divergono positivamente. In ogni caso esistono i limiti lim Sn = S e


n

lim n = con S, [0, +]. Inoltre, poich e an bn per ogni n, risulta che Sn n
n

per ogni n. Per il Primo teorema del confronto (sui limiti), si ha che S . Ne segue che i) bn converge Inoltre, ii) = R = = an SR bn . = + = bn diverge. = an converge.

S =

n=0

n=0

an diverge

S = +

(2.9) Osservazione Il Criterio del confronto non esaurisce tutti i casi possibili. In particolare si ha che: a) se 0 an bn per ogni n N e nulla sulla convergenza di an ; an converge, allora NON possiamo concludere bn diverge, allora NON possiamo concludere

b) se 0 an bn per ogni n N e nulla sulla convergenza di bn .

In queste situazioni ` e necessario ricorrere ad altri metodi per stabilire il carattere della serie. 1 ` . E una serie a termini positivi, quindi 2 n n=1 converge o diverge positivamente. Per ogni n 2 si ha che (2.10) Esempio Consideriamo la serie n2 n(n 1) La serie

1 1 . 2 n n(n 1)

1 ` e la serie di Mengoli, che converge a 1 (vedi pag. 135). Infatti, n ( n 1) n=2 1 n(n 1) n=2

=
k=n1

Per il Criterio del confronto anche

1 converge. Inoltre, si ha che n2 n=1

1 . k(k + 1) k =1

1 1 1 = + 1 + 1 = 2. 2 2 n n n(n 1) n=1 n=2 n=2

2.2 Criteri di convergenza per le serie a termini positivi

141

Utilizzando le serie di Fourier si prova che

1 2 . = n2 6 n=1

1 ` . E una serie a termini positivi, n n=1 quindi converge o diverge positivamente. Per ogni n 1 si ha che (2.11) Esempio Consideriamo la serie armonica log 1 + 1 n 1 . n

x si ha che f ` e derivabile con derivata f (x) = x+1 < 0 per ogni x 0. Quindi f ` e

Infatti, se consideriamo la funzione f : [0, +) R denita da f (x) = log(1 + x) x,

decrescente in [0, +) e in particolare si ha che f (x) f (0) = 0 per ogni x 0, cio` e log(1 + x) x 0. Preso x = serie
1 n

si ottiene che log 1 +

1 n

log 1 +

diverge.

n=1

1 n

1 n

per ogni n 1. La 1 n n=1

diverge (vedi pag. 138). Per il Criterio del confronto anche

(2.12) Esercizio Utilizzando il Criterio del confronto provare che la serie armonica 1 converge per p > 2 e diverge per p < 1. generalizzata np n=1 (2.13) Teorema (Criterio del confronto asintotico) Siano (an ) e (bn ) due

successioni tali che an 0 e bn 0 per ogni n N. Supponiamo che esista lim


n

an = l [0, +). bn

Valgono i seguenti fatti: i) se l > 0, allora


n=0 n=0

an converge se e solo se
n=0

n=0

bn converge;

ii) se l = 0 e

bn converge, allora anche

an converge;

iii) se l = 0 e

n=0

an diverge, allora anche

n=0

bn diverge.

Dimostrazione. i) Se l > 0, per la denizione di limite preso = n n0 si ha


l 2 l 2

an bn

3 2 l.

In particolare, bn converge.

l 2 bn

esiste n0 N tale che per ogni an


3 2 lbn

per ogni n n0 .

Applicando le Proposizioni (2.1) e (2.3) e il Criterio del confronto ne segue che an converge se e solo se

142

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

ii), iii) Se l = 0, per la denizione di limite preso = 1 esiste n0 N tale che per ogni n n0 si ha
an bn

1. In particolare, an bn per ogni n n0 . Applicando la

Proposizione (2.1) e il Criterio del confronto si ottiene tesi.

(2.14) Osservazione Le tre aermazioni del teorema precedente possono essere cos` riformulate: i) se an , bn 0 per ogni n N e an l bn con l = 0 per n +, allora converge se e solo se
n=0 n=0

an

bn converge;
n=0

ii) se an , bn 0 per ogni n N, an = o(bn ) per n + e anche


n=0

bn converge, allora

an converge;
n=0

iii) se an , bn 0 per ogni n N, an = o(bn ) per n + e anche


n=0

an diverge, allora

bn diverge.

(2.15) Osservazione Il Criterio del confronto asintotico non esaurisce tutti i casi possibili. In particolare si ha che: a) se an , bn 0 per ogni n N, an = o(bn ) per n + e NON possiamo concludere nulla sulla convergenza di b) se an , bn 0 per ogni n N, an = o(bn ) per n + e possiamo concludere nulla sulla convergenza di an . bn ; bn diverge, allora NON an converge, allora

In queste situazioni ` e necessario ricorrere ad altri metodi per stabilire il carattere della serie. 1 ` una serie a termini positivi, . E n+1 n=1 quindi converge o diverge positivamente. Osserviamo che per ogni n 1 si ha che (2.16) Esempio Consideriamo la serie n2 n2 n + 1 n2 = n2 1 1 2. n+1 n

2.2 Criteri di convergenza per le serie a termini positivi

143

1 converge (vedi Esempio (2.10)) ma non ` e possibile applicare il Criterio n2 n=1 del confronto. Osserviamo per` o che La serie 1 1 2, n2 n + 1 n n + .
n=1

Quindi per il Criterio del confronto asintotico la serie

n2

1 converge. n+1

1 ` una serie a termini positivi, . E 5 n + 3 n=1 quindi converge o diverge positivamente. Osserviamo che per ogni n 1 si ha che (2.17) Esempio Consideriamo la serie 5n + 3 5n La serie

1 1 . 5n + 3 5n

1 diverge (vedi Esempio (2.11) e lalgebra delle serie) ma non ` e possibile 5 n n=1 applicare il Criterio del confronto. Osserviamo per` o che 1 1 , 5n + 3 5n n + . 1 diverge. 5 n +3 n=1

Quindi per il Criterio del confronto asintotico la serie

(2.18) Osservazione I criteri del confronto e del confronto asintotico si usano per determinare il carattere di una serie a termini positivi confrontando o confrontando asintoticamente il termine generale di questa serie con quello di una serie di cui ` e gi` a noto il carattere. In genere si cerca di confrontare con le serie notevoli ed in particolare con la serie geometrica e la serie armonica generalizzata (vedi Esempio (1.3)). (2.19) Teorema (Criterio della radice) Sia (an ) una successione tale che

an 0 per ogni n N. Supponiamo che esista lim


n

an = l [0, +) {+}.

Valgono i seguenti fatti: i) se l < 1, allora


n=0

an converge;

ii) se l > 1, allora

n=0

an diverge.

144

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Dimostrazione. Consideriamo inizialmente il caso in cui l R. Per la denizione di limite, per ogni > 0 esiste n0 N tale che per ogni n n0 si ha l < n an < l + . In particolare, an < (l + )n per ogni n n0 e, se l, si ha anche (l )n < an per ogni n n0 . Se l < 1, preso = con l + =
l+1 2 1l 2

esiste n0 N tale che per ogni n n0 si ha an < (l + )n an converge.

< 1. Poich e la serie geometrica di ragione l + converge (vedi pag. 134),


l 1 2

per la Proposizione (2.1) e il Criterio del confronto anche Se l > 1, preso = con l =
l+1 2

esiste n0 N tale che per ogni n n0 si ha an > (l )n

> 1. In particolare si ha che lim an lim(l )n = +.


n n

Per la Condizione necessaria per la convergenza delle serie si ha che

an diverge.

Inne consideriamo il caso l = +. Per la denizione di limite, esiste n0 N tale che per ogni n n0 si ha n an > 1. In particolare, an > 1 per ogni n n0 . Ne segue che lim an = 0. Per la Condizione necessaria per la convergenza delle serie si ha che
n

an

diverge.

` necessario ricorrere (2.20) Osservazione Se l = 1 NON si pu` o concludere nulla. E ad un altro metodo per studiare il carattere della serie. 1 n ` (2.21) Esempio Consideriamo la serie 1 . E una serie a termini positivi, n n=1 quindi converge o diverge positivamente. Osserviamo che 1 Inoltre n2 log 1
1 n
2

1 n

n2

= en

1 log(1 n )

n, per n +, ma en
2 1 log(1 n )

en ,

n + .

Proviamo a ricorrere al Criterio della radice. Si ha che lim


n
n

1 1 n

n2

= lim 1
n n2

1 n

1 < 1. e

Per il Criterio della radice

n=1

1 1 n

converge.

2.2 Criteri di convergenza per le serie a termini positivi

145

(2.22) Osservazione Si osservi che n2 log 1 en

2 1 log(1 n )

1 n

n 1 2 , per n + e che n + .
n=1

en 2 =

1 , e en

1 n converge, per il Criterio del confronto asintotico Poich e ee n=1 verge. (2.23) Teorema

1 1 n

n2

con-

(Criterio del rapporto) Sia (an ) una successione tale che

an 0 per ogni n N. Supponiamo che esista lim


n

an+1 = l [0, +) {+}. an

Valgono i seguenti fatti: i) se l < 1, allora


n=0

an converge;

ii) se l > 1, allora

n=0

an diverge.

Dimostrazione. Essendo

> 0 esiste n0 N tale che per ogni n n0 si ha l < (l )an1 < an < (l + )an1 per ogni n n0 . Se l < 1, preso =
1l 2

an = l. an1 Consideriamo inizialmente il caso in cui l R. Per la denizione di limite, per ogni
an an1

una sottosuccessione di

an+1 an

, si ha che lim
n

an an1

< l + . In particolare,

esiste n0 N tale che per ogni n > n0 si ha che

an < (l + )an1 < (l + )2 an2 < (l + )3 an3 < < (l + )nn0 an0 con l + =
l+1 2

< 1. Poich e la serie geometrica di ragione l + converge (vedi pag. 134), an converge.
l 1 2

per la Proposizione (2.1) e il Criterio del confronto anche Se l > 1, preso =

esiste n0 N tale che per ogni n > n0 si ha che

an > (l )an1 > (l )2 an2 > (l )3 an3 > > (l )nn0 an0 con l =
l+1 2

> 1. In particolare si ha che lim an lim(l )nn0 an0 = +.


n n

Per la Condizione necessaria per la convergenza delle serie si ha che

an diverge.

146

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Inne consideriamo il caso l = +. Per la denizione di limite, esiste n0 N tale che per ogni n n0 si ha
an an1

> 1. In particolare, an > an1 per ogni n

e la successione (an ) ` e denitivamente strettamente crescente. Ne segue che n0 , cio` lim an = sup an > 0. Per la Condizione necessaria per la convergenza delle serie si ha
n n

che

an diverge.

` necessario ricorrere (2.24) Osservazione Se l = 1 NON si pu` o concludere nulla. E ad un altro metodo per studiare il carattere della serie. n! ` . E una serie a termini positivi, quindi nn n=1 converge o diverge positivamente. Sappiamo che n! = o(nn ) per n + (vedi Appen(2.25) Esempio Consideriamo la serie dice E, pag. 165). Quindi ` e vericata la condizione necessaria per la convergenza della serie. Proviamo a ricorrere al Criterio del rapporto. Posto an =
n! nn ,

si ha che
n.

(n + 1) n! nn an+1 (n + 1)! nn nn 1 = = = = n +1 n n 1 an (n + 1) n! (n + 1) (n + 1) n! (n + 1) 1+ n Quindi lim


n

an+1 1 = lim n 1 an 1+ n

1 < 1. e

Per il Criterio del rapporto

n! converge. nn n=1

(2.26) Osservazione Per la Formula di Stirling si ha che n! nn en 2n, per n +. In particolare n n! ne1
2n

2n,

n + .

Quindi volendo ricorrere al Criterio della radice per studiare il carattere della serie n! , si ha che n n n=1 lim
n
n

n n! n! ne1 2n 2n 1 = lim = lim = < 1. n n nn n n e n! converge. nn n=1

Per il Criterio della radice

(2.27) Osservazione Se (an ) ` e una successione tale che an 0 per ogni n N e se an+1 lim = l, allora anche lim n an = l. n+ an n +

2.2 Criteri di convergenza per le serie a termini positivi

147

In altri termini, il Criterio della radice ` e pi` u generale di quello del rapporto. Il viceversa non ` e vero. Dimostrazione. Consideriamo inizialmente il caso l R, l > 0. Sia > 0 tale che l
2

> 0. Allora per la denizione di limite si ha che esiste n0 N tale che n n0 : l an+1 < <l+ . 2 an 2

Si ha che n > n0 : Quindi an = an an1 an +1 0 an0 . an1 an2 an0

n n0 fattori

n > n0 :

an =

an +1 an an1 0 an0 < l + an1 an2 an0 2


<l+ 2 <l+ 2 <l+ 2

n n 0

an0 .

Pertanto n Analogamente an < l + 2

n0 n

an0 .

n n0 fattori

n > n0 :

an an1 an +1 an = 0 an0 > l an1 an2 an0 2


>l 2 >l 2 >l 2

n n 0

an0 .

Quindi n Ne segue che per ogni n > n0 l 2 Poich e lim


n 1
n0 n

an > l 2

n0 n

an0 .

n n a an < l + n0 < 2

n0 n

an0 .

an0 = 1 (vedi Appendice E pag. 164), ne segue che


1
n0 n

lim l n 2
l 2

an0
1

=l , 2

lim l + n 2
l+ 2

n0 n

n a n0 = l + . 2
1

Quindi per la denizione di limite esiste n1 N, n1 n0 , tale che per ogni n > n1 si ha l< l 2
1
n0 n

an0 < l,

l< l+ 2

n0 n

an0 < l + .

148

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Allora per ogni n > n1 si ha che l< cio` e lim


n

an < l + ,

an = l.

Se l = 0, allora si procede come nel caso precedente, utilizzando solo la stima dallalto, essendo n an 0. Inne, se l = +, allora si procede come nel caso precedente, utilizzando solo la stima dal basso.

(2.28) Teorema

non negativa e decrescente1 e sia an = f (n) per ogni n N, n 1. Allora an converge se e solo se lintegrale improprio
n=2 + 1 n=1 +

(Criterio di McLaurin) Sia f : [1, +) R una funzione f (x) dx converge e

in tal caso si ha che

n=1

an

f (x) dx

an .

Dimostrazione. Essendo f descrescente, per ogni n N e per ogni x [n, n + 1] si ha che f (n + 1) f (x) f (n). In particolare risulta che
n+1 n+1 n+1

f (n + 1) =
n n+1

f (n + 1) dx

f (x) dx

f (n) dx = f (n).
n

Posto bn = si ha che se

n n=1

f (x) dx, risulta quindi che an+1 bn an . Per il Criterio del confronto an converge, allora

bn converge e
n=1

n=1 n=1

(2.29) Inoltre, essendo (2.30)

bn

an .

an+1

=
k=n+1

k =2

ak

n=1
1

Poich e f ` e monotona decrescente, allora f ` e integrabile secondo Riemann sullintervallo [0, c], per ogni c 1.

2.2 Criteri di convergenza per le serie a termini positivi

149

per il Criterio del confronto e la Proposizione (2.1) si ha che se


n=1

n=1

bn converge, allora

an converge e
n=2 n=1 n n k +1 n+1

(2.31) Quindi
n=1

an

n=1

bn .

an converge se e solo se

bn converge. Detta Sn la somma parziale n-esima

della serie di bn , si ha che Sn =


k =1

bk =

f (x) dx =
k =1 k n+1 1

f (x) dx.

Quindi si ha che lim Sn = lim


n n 1

f (x) dx =
1

f (x) dx.

Pertanto la convergenza di
+ 1

n=1

bn corrisponde a quella dellintegrale improprio

f (x) dx, da cui segue la tesi. Inne, in caso di convergenza si ha che


n=1

bn =

+ 1

f (x) dx

ed essendo an+1 bn an , da (2.29), (2.30) e (2.31) segue che


n=2

an

+ 1

f (x) dx

n=1

an .

(2.32) Esempio (Serie armonica generalizzata) Sia p R. La serie armonica (generalizzata se p = 1) 1 : p n n=1 rispettivamente. Evidentemente, per ogni n N con n 1 si ha f (n) = decrescente. Inoltre lintegrale improrio
+ 1

converge diverge positivamente

se p > 1 se p 1.

Negli Esempi (2.10) e (2.11) abbiamo gi` a considerato separatamente i casi p = 2 e p = 1 Consideriamo inizialmente p > 0. Sia f : [1, +) R denita da f (x) =
1 np . 1 xp .

La funzione f ` e positiva e

1 dx : xp

converge diverge positivamente

se p > 1 se p 1.

150

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Per il Criterio di McLaurin risulta che 1 : np n=1 Inne, se p 0, allora lim


n

converge diverge positivamente 1 = np 1 +

se p > 1 se 0 < p 1.

se p = 0 se p < 0.

Ne segue che non ` e vericata la condizione necessaria per la convergenza della serie e quindi per p 0 la serie diverge. (2.33) Osservazione Si osserva che per p 1 e per p 2 il carattere della serie armonica generalizzata si pu` o dedurre anche utilizzando il Criterio del confronto (vedi Esercizio (2.12)). (2.34) Teorema

(Criterio di condensazione o di Cauchy) Sia (an ) una

successione non negativa e decrescente. Allora an converge se e solo


n=1

2n a2n converge e in tal caso si ha che


n=0 n=1

n=1

n=0

an

2n a2n 2

an .

Dimostrazione. Siano Sn =
h=1

ah e Tk =
m=1

2m a2m la somma parziale n-esima della

serie di an e la somma parziale k-esima della serie di 2n a2n rispettivamente. Se n 2k , allora


n n

Sn =
h=1

ah

ah +
h=1

2k+1 1 h=n+1

ah =

a1
20 termini

+ (a2 + a3 ) + (a4 + a5 + a6 + a7 ) + + (a2k + + a2k+1 1 )


21 termini 22 termini 2k termini

essendo (an ) decrescente a1 + 2a2 + 22 a22 + + 2k a2k = Tk . Ne segue che se n 2k , allora Sn Tk . Viceversa, se n > 2k , allora
n 2k

Sn =
h=1

ah

ah =
h=1

2.3 Criteri di convergenza per le serie a termini di segno variabile

151

= a1 + a2 + (a3 + a4 ) + (a5 + a6 + a7 + a8 ) + + (a2k1 +1 + + a2k )


21 termini 22 termini 2k1 termini

essendo (an ) decrescente a1 + a2 + 2a22 + 22 a23 + + 2k1 a2k = a1 + 1 2a2 + 22 a22 + + 2k a2k 2

1 1 a1 + 2a2 + 22 a22 + + 2k a2k = Tk . 2 2

Ne segue che se n > 2k , allora Sn 1 2 Tk . Pertanto le successioni delle somme parziali Sn e Tk delle due serie si confrontano lun laltra. Ne segue che se una ` e limitata (e quindi se la serie corrispondente converge), allora anche laltra lo ` e, da cui scende la tesi. Inne, dalle disuguaglianze precedenti segue che
n=1

an = lim Sn lim Tk =
n k

n=0

2n a2n
n=1

n=0

2n a2n = lim Tk 2 lim Sn = 2


k n

an .

(2.35) Osservazione Se (an ) ` e una successione reale tale che an 0 per ogni n N, allora per studiare il carattere della serie positivi serie an conviene considerare la serie a termini (an ) alla quale si possono applicare i criteri appena introdotti. Poich e questa an converge o diverge negativamente. Pi` u precisamente: (an ) converge a S 0 = (an ) diverge positivamente = an converge a S ; an diverge negativamente.

serie converge o diverge positivamente, essendo an = (an ), per lalgebra delle serie la

2.3

Criteri di convergenza per le serie a termini di segno variabile


(Criterio della convergenza assoluta)
n=0 n=0 n=0

(2.36) Teorema Se
n=0

an converge assolutamente, allora

an converge e si ha che

an

|an |.

152

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Dimostrazione. La serie

n=0

(|an | + an ) ` e a termini positivi. Poich e per ogni n risulta

|an | + an 2|an |, per il Criterio del confronto e lalgebra delle serie questa serie converge. Inne, essendo an = (|an | + an ) |an |, per lalgebra delle serie anche an converge.
n=0

Inne, dette Sn e n le somme parziali n-esime delle serie di an e |an | rispettivamente, dalla disuguaglianza triangolare del valore assoluto segue che |Sn | n per ogni n. Per il Primo teorema del confronto sui limiti si ha che
n=0

an = lim |Sn | lim n =


n n

n=0

|an |.

(2.37) Osservazione Il viceversa non ` e vero. Lesempio classico ` e quello della serie armonica a termini di segno alterno (1)n . n n=1 Poich e
n=1 (1)n 1 = n n n=1

` e divergente, ne segue che la serie armonica a termini di segno alterno non converge assolutamente. Come vedremo a pag. 154 questa serie converge.

Criteri per le serie a termini di segno alterno

(2.38) Denizione forma

Una serie ` e detta a termini di segno alterno se ` e della

n=0

(1)n bn ,

dove bn 0 per ogni n N.

2.3 Criteri di convergenza per le serie a termini di segno variabile

153

(2.39) Teorema

(Criterio di Leibniz) Sia (bn ) una successione tale che

bn 0 per ogni n N. Supponiamo che i) lim bn = 0;


n

ii) la successione (bn ) sia decrescente. Allora

n=1

(1)n bn converge. In particolare, se Sn ` e la somma parziale della serie

eS` e la somma della serie, si ha che S2n+1 S S2n e |Sn S | bn+1 , per ogni n N.
n

Dimostrazione. Sia Sn = (bn ) decrescente, si ha che


2n+2

k =1

(1)k bk la somma parziale n-esima della serie. Essendo


2n k =1

S2n+2 =
k =1 2n+1

(1)k bk =

(1)k bk (b2n+1 b2n+2 ) S2n ,


0

S2n+1 =
k =1

(1)k bk =

2n1 k =1

(1)k bk + (b2n b2n+1 ) S2n1 .


0

Quindi la successione delle somme parziali con indice pari (S2n ) ` e decrescente, mentre e crescente. Inoltre, S2n S2n+1 = b2n+1 0 implica quella con indice dispari (S2n+1 ) ` che S2n S2n+1 per ogni n da cui segue che, essendo (S2n+1 ) crescente, S2n S1 . Quindi la successione (S2n ) ` e anche limitata inferiormente. Per le propriet` a dei limiti delle successioni monotone, ne segue che esiste lim S2n = inf S2n = S R. In particolare,
n n

ssato > 0 esiste n0 N tale che per ogni n

n0 2

si ha

|S2n S | < . Chiaramente S2n S per ogni n. Per lipotesi ii) si ha che lim S2n+1 = lim(S2n b2n+1 ) = S.
n n

In particolare, esiste n1 N, n1 n0 , tale che per ogni n |S2n+1 S | < . Quindi per ogni n > n1 si ha |Sn S | < .

n1 2

si ha

154

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Ne segue che la serie

cui segue che S2n+1 S S2n per ogni n. In particolare 0 S S2n1 S2n S2n1 b2n , da cui segue che |Sn S | bn+1 per ogni n. 0 S2n S S2n S2n+1 b2n+1 ,

n=1

(1)n bn converge a S . Chiaramente S2n+1 S per ogni n, da

(2.40) Esempio (Serie armonica a termini di segno alterno) Consideriamo la serie (1)n . n n=1

NellOsservazione (2.14) abbiamo gi` a mostrato che non converge assolutamente. Posto
1 , si ha che bn = n

i) lim bn = lim
n n

1 = 0; n
1 n+1

ii) per ogni n 1 si ha che bn+1 = decrescente.

1 n

= bn e quindi la successione (bn ) ` e

Per il Criterio di Leibniz la serie armonica a termini di segno alterno converge. (1)n Vedremo nel capitolo sulle serie di Taylor che = log 2. n n=1 (2.41) Osservazione Il Criterio di Leibniz stabilisce una condizione suciente anch e una serie a termini di segno alterno converga. Quindi, in generale, se non sono soddisfatte le ipotesi, allora NON ` e possibile concludere nulla sulla convergenza, divergenza o indeterminatezza della serie. Tuttavia, conviene essere pi` u precisi e considerare separatamente le due ipotesi: a) se non vale lipotesi i) del Criterio di Leibniz, cio` e se lim bn = 0, allora anche
n

lim(1)n bn = 0 e per la condizione necessaria della convergenza di una serie, si ha


n

che

n=1

(1)n bn non converge, e quindi diverge oppure ` e indeterminata;

b) se la successione (bn ) non ` e decrescente, allora o ` e crescente, oppure non ` e n e crescente n e descrescente. Se ` e crescente, ma non costantemente nulla, allora risulta che lim bn = sup bn > 0, e quindi per la condizione necessaria della convergenza di
n n

una serie

n=1

(1)n bn non converge. Se invece non ` e n e crescente n e descrescente,

2.3 Criteri di convergenza per le serie a termini di segno variabile

155

allora NON ` e possibile concludere nulla sulla convergenza, divergenza o indetermi` necessario ricorrere ad altri metodi per stabilire il carattere natezza della serie. E della serie. Concludiamo questo paragrafo introducendo il Criterio di Dirichl et che vale per le serie reali a termini di segno variabile. (2.42) Teorema (Criterio di Dirichl et) Siano
n=0

an una serie, (Sn ) la suc-

cessione delle somme parziali di questa serie e (bn ) una successione con bn 0 per ogni n. Supponiamo che: a) la successione (Sn ) sia limitata; b) la successione (bn ) sia innitesima e decrescente. Allora la serie
n=0

an bn converge.

Dimostrazione. Sia n =
k =0

ak bk la somma parziale n-esima della serie di an bn .

Essendo ak = Sk Sk1 per ogni k 1 e a0 = S0 , si ha che


n n

n =
k =0

ak bk = S0 b0 +

k =1

(Sk Sk1 )bk =

= S0 b0 + (S1 S0 )b1 + (S2 S1 )b2 + + (Sn Sn1 )bn =


n

= S0 (b0 b1 ) + S1 (b1 b2 ) + + Sn1 (bn1 bn ) + Sn bn . Sk1 (bk1 bk ), si ha che per ogni n N, n 1 n = Tn1 + Sn bn .

Posto Tn =
k =1

(2.43)

e limitata, esiste M > 0 tale che |Sn | M per ogni n N. Inoltre, Poich e (Sn ) ` essendo (bn ) decrescente, si ha che bn1 bn 0, per ogni n 1. Osserviamo che la serie
n=1

Sn1 (bn1 bn ) converge assolutamente. Infatti, se consideriamo la successione


n=1 n k =1

delle somme parziali della serie

|Sn1 (bn1 bn )| si ha che


n

|Sk1 (bk1 bk )| =

k =1

|Sk1 |(bk1 bk )

k =1

M (bk1 bk ) =

156

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

= M (b0 b1 ) + M (b1 b2 ) + + M (bn1 bn ) = M b0 M bn M b0 .


0 n=1

Quindi la successione delle somme paziali della serie il Teorema (2.6) questa serie converge, cio` e
n=1

|Sn1 (bn1 bn )| ` e limitata. Per

Sn1 (bn1 bn ) converge assolutamente

e quindi converge. Essendo Tn1 la somma parziale (n 1)-esima di questa serie, ne segue che lim Tn1 = T R.
n

Poich e (Sn ) ` e limitata e bn 0 per n +, da (2.43) si ha che lim n = lim(Tn1 + Sn bn ) = T R,


n n

da cui segue la tesi.

(2.44) Osservazione Il Criterio di Leibniz ` e un caso particolare del Criterio di Dirichl et. Infatti, in tal caso an = (1)n e la somma parziale n-esima della serie di an ` e
n

Sn =

k =0

(1)k =

1 se n ` e pari 0 se n ` e dispari.

Prodotto di due serie

(3.1) Denizione

Siano

n=0

an e

Cauchy delle serie di an e bn la serie

bn n=0
n=0 n

due serie. Si chiama prodotto di cn , dove

cn =
k =0

ak bnk .

3 Prodotto di due serie

157

(3.2) Teorema

(di Mertens) Siano

n=0

an e

n=0

bn due serie convergenti

rispettivamente a A e B . Supponiamo che almeno una delle due serie converga assolutamente. Allora il prodotto di Cauchy delle serie di an e bn converge a AB . In altri termini,
n

se cn =
k =0

ak bnk , allora
n=0

cn =

n=0

an

n=0

bn .

Dimostrazione. Supponiamo che somme parziali n-esime delle serie


n

an converga anche assolutamente. In modo del bn . Siano An , Bn e Cn le an , bn e cn rispettivamente. Si ha che

tutto analogo si procede se a convergere assolutamente ` e

Cn =
k =0

ck = c0 + c1 + + cn = a0 b0 +(a0 b1 + a1 b0 )+ +(an b0 + an1 b1 + + a0 bn ) = = a0 Bn + a1 Bn1 + + an1 B1 + an B0 =

= a0 (Bn B + B ) + a1 (Bn1 B + B ) + + an1 (B1 B + B ) + an (B0 B + B ) = posto Rn =

bk (` e detto il resto n-esimo della serie di bn ) si ottiene = An B a0 Rn a1 Rn1 an1 R1 an R0 .

k =n+1

Quindi per ogni n N (3.3) Cn = An B

n k =0

ak Rnk .

Poich e la serie di bn converge a B , si ha che lim Rn = lim


n n n k =n+1

bk = lim
n

k =0

bk

bk
k =0

= B B = 0.

Mostriamo che lim


n k =0

ak Rnk = 0. Sia > 0. Poich e Rk 0 per k +, esiste


k k 0

k0 N tale che |Rk | < per ogni k k0 . Posto M = max{|Rk |}, si ha che per ogni n k0
n k =0

ak Rnk =
n

n k 0 k =0

ak Rnk +

k =nk0 +1 n k 0 k =0

ak Rnk
n

n k 0 k =0

|ak ||Rnk | +

k =nk0 +1

|ak ||Rnk |

|ak | + M

k =nk0 +1

|ak |.

158

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Poich e

an converge assolutamente, posto


n k 0 k =0

n=0

|an | = R, si ha che

|ak | .

Inoltre,
n k =nk0 +1

|ak | =

n k 0 k =0

|ak |

k =n+1

Poich e

n=0

|ak | =

n k 0 k =0

|ak |

n k =0

|ak | .

|an | = , si ha che lim


n n k 0 k =0 n

|ak | = lim
n n k 0 k =0

k =0

|ak | = .

n k =0

Quindi
n

lim
n k =nk0 +1

Ne segue che esiste n1 N, n1 k0 , tale che per ogni n n1


n k =nk0 +1

|ak | = lim
n

|ak |

|ak | = 0.

|ak | .

Pertanto si ha che per ogni n n1


n k =0

ak Rnk

n k 0 k =0

|ak | + M
n

k =nk0 +1

|ak | + M = ( + M ).

Per larbitrariet` a di si ha che lim


n k =0

ak Rnk = 0. Da (3.3) si ha che


n

lim Cn = lim An B
n n

k =0

ak Rnk

= AB,

da cui segue la tesi.

(3.4) Osservazione Se

an e

bn convergono ma nessuna delle due converge as(1)n , n+1

solutamente, allora il loro prodotto di Cauchy potrebbe non convergere. Infatti, se consideriamo ad esempio an = bn =
n n

si ha che

an e

bn convergono ma non

assolutamente. Inoltre il termine generale del prodotto di Cauchy delle serie di an e bn ` e cn =


k =0

ak bnk =

k =0

n (1)n = (1)n (k + 1)(n k + 1) k =0

1 . (k + 1)(n k + 1)

3 Prodotto di due serie

159

Poich e per ogni 0 k n si ha che (n + 1)2 (k + 1)(n k + 1), ne segue che 1 1 , n+1 (k + 1)(n k + 1) e quindi si ha che
n n 1 = (k + 1)(n k + 1) k =0

|cn | = (1)n

k =0 n

1 1 = 1. (n + 1) n+1 (k + 1)(n k + 1)

Ne segue che lim cn = 0 e per la condizione necessaria per la convergenza di una serie cn non converge.

160

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Serie complesse

Poich e la nozione di limite per una successione in C ` e la stessa di quella per le successioni reali (vedi Denizione (1.1) in Appendice E limitatamente al caso l C), in modo del tutto analogo a quanto visto precedentemente possiamo introdurre la nozione di serie anche nel campo C dei numeri complessi. (4.1) Denizione scrittura formale Sia (zn ) una successione in C. Si chiama serie di zn la
n=0

zn zn . Il numero complesso zn ` e

o pi` u semplicemente (dove non vi sia ambiguit` a) detto termine generale della serie. Poniamo S0 = z0 ,
n

Sn =
k =0

zk = z0 + z1 + + zn ,

n 1.

Per ogni n, Sn ` e detta somma parziale n-esima della serie di zn . Osserviamo che per ogni n 1 si ha che Sn = Sn1 + zn . Diciamo che

caso chiamiamo somma della serie di zn il numero complesso S e poniamo


n=0

n=0

zn converge (o che ` e convergente) se lim Sn = S C e in tal


n

zn = lim Sn = S.
n n=0

Se lim Sn non esiste, allora diciamo che


n

zn non converge (o che non ` e

convergente). Diciamo che positivi)


n=0 n=0

zn converge assolutamente se converge la serie (reale a termini

|zn |.

(4.2) Osservazione Sia (zn ) una successione in C e siano Re (zn ) e Im (zn ) rispettivamente la parte reale e la parte immaginaria di zn . Essendo zn = Re (zn )+iIm (zn ) , |Re (zn ) | |zn |, |Im (zn ) | |zn |, |zn | |Re (zn ) |+|Im (zn ) |,

dallalgebra delle serie e dal Criterio del confronto segue che

4 Serie complesse

161

a)

zn converge a S C se e solo se
n=0 n=0

Re (zn ) e

Im (zn ) convergono rispettiva-

mente a Re (S ) e Im (S ) e in tal caso si ha che zn = Re (zn ) + i


n=0

Im (zn ) ; Im (zn ) convergono asso-

b)

zn converge assolutamente se e solo se lutamente.

Re (zn ) e

cos n sin n (4.3) Esempio Consideriamo le serie e . Sono serie reali a termini n n n=1 n=1 di segno variabile ma non alterno. Dalla formula di Eulero si ha che ein = cos n +

i sin n. Quindi queste due serie sono le serie della parte reale e della parte immaginaria in e in rispettivamente di en . Osserviamo che non converge assolutamente. Infatti, n n=1
n=1 ein 1 = n n n=1

che diverge.

ein 1 Per studiare la convergenza della serie = ein ricorriamo al Criterio di n n n=1 n=1 1 Dirichl et, ponendo an = ein , bn = n (il Criterio di Dirichl et vale anche se (an ) ` e una

successione complessa). Si ha che la successione (bn ) ` e non negativa, innitesima e decrescente. Detta Sn la somma parziale n-esima della serie di an , si ha che
n n

|Sn | =

eik =
k =1 k =1

ei

= vedi pag. 134

1 ei(n+1 ) ei ei(n+1 ) 2 1 = . i 1e 1 ei |1 ei | ein converge e per lOssern n=1

e limitata (in C). Per il Criterio di Dirich et Quindi (Sn ) ` vazione (4.2) anche le serie

cos n sin n e convergono. n n n=1 n=1 Osserviamo che queste due serie non convergono assolutamente. Per lOsservazio in e ne (4.2) non possono convergere entrambe assolutamente perch e altrimenti anche n n=1 convergerebbe assolutamente, contraddicendo quanto aermato in precedenza. Essendo

| cos n| 1, | sin n| 1, si ha che cos2 n | cos n|, sin2 n | sin n|. Per le formule di bisezione si ha che | cos n| cos2 n 1 + cos (2n) 1 cos (2n) = = + , n n 2n 2n 2n | sin n| sin2 n 1 cos (2n) 1 cos (2n) = = . n n 2n 2n 2n

162

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

| cos n| | sin n| e convergesse, allora per il n n n=1 n=1 Criterio del confronto convergerebbero anche le serie i cui termini generali sono

Se per assurdo una delle due serie

1 cos (2n) + , 2n 2n Osserviamo che anche

1 cos (2n) . 2n 2n

cos 2n i2n converge. Infatti, ` e la serie della parte reale di e2n . 2n n=1 i2n e Per il Criterio di Dirich et converge (si procede come nel caso precedente). Ne 2n n=1 1 convergerebbe: assurdo perch e la sesegue che, per lalgebra delle serie, anche 2n n=1 cos n sin n rie armonica ` e divergente. Ne segue che entrambe le serie e non n n n=1 n=1 convergono assolutamente.

Appendice E

Richiami sulle successioni reali


1 Limiti di successioni

Richiamiamo la denizione di limite di una successione.

(1.1) Denizione

Sia (an ) una successione reale e l R {}.

Diciamo che (an ) ha limite l per n che tende a + se per ogni intorno I (l) di l esiste n0 N tale che per ogni n n0 si ha che an I (l). In tal caso scriviamo lim an = l o pi` u semplicemente lim an = l.
n

n +

In particolare se l R si ha lim an = l
n

> 0 n0 N: n N con n n0 si ha che |an l| < ,

mentre se l = + (risp. l = ) lim an = + ()


n

b R n0 N: n N con n n0 si ha che an > b (an < b).

Diciamo che (an ) converge a l (oppure che (an ) ` e una successione convergente) se lim an = l R.
n

163

164

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Diciamo che (an ) diverge positivamente (risp. negativamente) (oppure che (an ) ` e una successione divergente positivamente (risp. negativamente)) se lim an = + (risp. ).
n

Diciamo che (an ) ` e indeterminata se non esiste lim an .


n

(1.2) Osservazione Poich e il limite di successione altro non ` e che il limite di funzione per la variabile che tende a +, per esso valgono tutti i teoremi e le considerazioni fatti per i limiti di funzione di una variabile reale. Pi` u precisamente valgono: 1) il Teorema di unicit` a del limite; 2) il Teorema della limitatezza locale; 3) il Teorema della permanenza del segno e le sue conseguenze; 4) lalgebra dei limiti (somma, prodotto, quoziente e composizione); 5) i teoremi del confronto e loro conseguenze; 6) il teorema sui limiti delle successioni monotone. Inoltre anche per i limiti di successione si introducono le stesse forme indeterminate e si hanno i seguenti limiti notevoli: 1) lim
n

nk = 1, per ogni k R.

2) lim
n

ak = 1, per ogni a > 0 e k R.

3) lim
n

n! = +. a n
n

4) lim 1 +
n

= ea , per ogni a R.

5) lim
n

logp n = 0, per ogni p, k R con k > 0. nk

Appendice E Limiti di successioni

165

6) lim
n

nk = 0, per ogni k, a R con a > 1. an

7) lim nk an = 0, per ogni k > 0 e 0 < a < 1;


n

8) lim
n

an = 0, per ogni a R. n!

9) lim
n

n! = 0. nn n! nn en 2n,

Formula di Stirling

n + .

(1.3) Denizione

Sia (an ) una successione. Diciamo che una successione (bn )

` e una sottosuccessione (o successione estratta) di (an ) se bn = a(n) , dove :NN` e una successione strettamente crescente. Usualmente una sottosuccessione di (an ) si denota con (ank ).

e quindi una successione i cui termini Una sottosuccessione di una successione (an ) ` sono selezionati tra quelli della successione di partenza, in modo che se un elemento ` e selezionato, allora i successivi sono selezionati fra quelli che hanno un indice maggiore di questultimo. (1.4) Teorema Sia (an ) una successione reale.
n

Supponiamo che lim an = l R {}. Allora per ogni sottosuccessione (ank ) di (an ) si ha che lim ank = l.
k

(1.5) Teorema limitata.

(di Bolzano-Weierstrass) Sia (an ) una successione reale

Allora (an ) ammette almeno una sottosuccessione convergente.

166

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

(1.6)

Teorema

(Criterio

del

rapporto

per

le

successioni)

Sia (an ) una successione a termini positivi. an+1 lim = l [0, +) {+}. n an Allora valgono i seguenti fatti: i) se l < 1, allora lim an = 0;
n

Supponiamo che esista

ii) se l > 1, allora lim an = +.


n

` necessario ricorrere ad (1.7) Osservazione Se l = 1 NON si pu` o concludere nulla. E un altro metodo per calcolare lim an .
n

(Criterio della radice per le successioni) Sia (an ) una suc cessione a termini positivi. Supponiamo che esista lim n an = l [0, +) {+}.
n

(1.8) Teorema

Allora valgono i seguenti fatti: i) se l < 1, allora lim an = 0;


n

ii) se l > 1, allora lim an = +.


n

` necessario ricorrere ad (1.9) Osservazione Se l = 1 NON si pu` o concludere nulla. E un altro metodo per calcolare lim an .
n

Il Criterio della radice ` e pi` u generale di quello del rapporto, come aerma il seguente risultato (vedi pag. 146). (1.10) Teorema Sia (an ) una successione a termini positivi. Supponiamo che an+1 esista lim = l [0, +) {+}. n an Allora lim n an = l.
n

Capitolo 7

Successioni di funzioni
Nel seguito considereremo m N, m 1.

Nozioni preliminari sulle successioni di funzioni

Introduciamo le nozioni per le funzioni reali. In modo del tutto analogo si introducono per le funzioni complesse.

(1.1) Denizione

Siano Rm non vuoto, (fn ) una successione di funzioni

da in R e f : R. Diciamo che (fn ) converge puntualmente a f in se x : lim fn (x) = f (x).


n

In tal caso la funzione f ` e detta il limite puntuale della successione (fn ) e scriviamo lim fn = f.
n

Equivalentemente, (fn ) converge puntualmente a f in se x : lim |fn (x) f (x)| = 0.


n

Quindi la successione di funzioni (fn ) converge puntualmente a f in se per ogni x la successione reale (fn (x)) converge a f (x). 167

168

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

(1.2) Denizione

Siano Rm non vuoto, (fn ) una successione di funzioni

limitate da in R e f : R una funzione. Diciamo che (fn ) converge uniformemente a f in se lim fn f


n

= 0,

dove fn f

= sup |fn (x) f (x)|.


x

(1.3) Osservazione Per il Teorema di Weierstrass se Rm ` e compatto, cio` e chiuso e limitato, non vuoto e f : R ` e continua, allora |f | ammette massimo. In tal caso si ha che

= sup |f (x)| = max |f (x)|.


x x

(1.4) Osservazione Per denizione (fn ) converge uniformemente a f in se

lim fn f
n

= 0,

dove fn f

= sup |fn (x) f (x)|. Questo signica che


x

> 0 n0 N tale che n n0 e x si ha f (x) < fn (x) < f (x) + .

Quindi denitivamente (cio` e da un certo n0 in poi) il graco di tutte le funzioni fn ` e contenuto nella striscia compresa fra i graci delle funzioni f e f + .

1 Nozioni preliminari sulle successioni di funzioni

169

f + fn f f

Figura 7.1: Convergenza uniforme su un intervallo.

(1.5) Esempio Consideriamo la successione di funzioni fn : [0, 1] R denite da fn (x) = xn . Determiniamo il limite puntuale della successione (fn ) e controlliamo se la convergenza ` e uniforme. Si ha che per ogni x [0, 1] lim fn (x) = lim xn =
n n

0 se 0 x < 1 1 se x = 1.

Quindi la successione (fn ) converge puntualmente su [0, 1] alla funzione f (x) = 0 se 0 x < 1 1 se x = 1.

Controlliamo se la convergenza ` e uniforme, ossia se lim fn f


n

= lim sup |fn (x) f (x)| = 0.


n x[0,1]

Si ha che per ogni n |fn (x) f (x)| = Quindi per ogni n fn f

xn 0

se 0 x < 1 se x = 1.

= sup |fn (x) f (x)| = sup xn = 1.


x[0,1] x[0,1)

170

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Ne segue che lim fn f


n

= 1 = 0 e quindi (fn ) non converge uniformemente a f su

[0, 1]. Questo fatto ` e ben visibile anche gracamente. Infatti, in un intorno sinistro del punto x = 1 non ` e vero che per ogni > 0 il graco delle funzioni fn ` e denitivamente contenuto fra quello delle funzioni f e f + ,
y

fn

Figura 7.2: Il graco di fn non ` e denitivamente contenuto fra i graci di f e f + .

(1.6) Esempio Consideriamo la successione di funzioni fn : [0, a] R denite da fn (x) = xn , con 0 < a < 1. Determiniamo il limite puntuale della successione (fn ) e controlliamo se la convergenza ` e uniforme. Si ha che per ogni x [0, a] lim fn (x) = lim xn = 0.
n n

Quindi la successione (fn ) converge puntualmente su [0, a] alla funzione f (x) = 0. Controlliamo se la convergenza ` e uniforme, ossia se lim fn f
n

= lim sup |fn (x) f (x)| = 0.


n x[0,a]

Si ha che per ogni n |fn (x) f (x)| = xn = fn f

= sup |fn (x) f (x)| = an .


x[0,a]

1 Nozioni preliminari sulle successioni di funzioni

171

Essendo 0 < a < 1, ne segue che lim fn f


n

= lim an = 0
n

e ben visibile ane quindi (fn ) converge uniformemente a f su [0, a]. Questo fatto ` che gracamente. Infatti, per ogni > 0 il graco delle funzioni fn ` e denitivamente contenuto fra quello delle funzioni f e f + ,
y

f2 (x) = x2

f5 (x) = x5

x a = 0, 75

Figura 7.3: Il graco di fn ` e denitivamente contenuto fra i graci di f e f + .

(1.7) Proposizione Siano Rm non vuoto, (fn ) una successione di funzioni limitate da in R convergente uniformemente a f in . Allora (fn ) converge puntualmente a f in . Dimostrazione. Per ogni x si ha che 0 |fn (x) f (x)| fn f fn f
.

Poich e

0, per il Secondo teorema del confronto (sui limiti) anche |fn (x) f (x)| 0

per ogni x , da cui la tesi.

(1.8) Proposizione Allora f ` e continua.

Siano Rm non vuoto, (fn ) una successione di funzioni

continue e limitate da in R convergente uniformemente a f in .

172

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Dimostrazione. Sia x0 . Proviamo che f ` e continua in x0 , cio` e che > 0 > 0 tale che x con |x x0 | < si ha |f (x) f (x0 )| < . Sia > 0. Poich e (fn ) converge uniformemente a f in , si ha che
. n0 N tale che n n0 e x si ha |fn (x) f (x)| < 3

Poich e f n0 ` e continua, si ha che


> 0 tale che x con |x x0 | < si ha |fn0 (x) fn0 (x0 )| < 3 .

Ne segue che per ogni x con |x x0 | < si ha che |f (x) f (x0 )| |f (x) fn0 (x)| + |fn0 (x) fn0 (x0 )| + |fn0 (x0 ) f (x0 )| < Pertanto f ` e continua in x0 e per larbitrariet` a di x0 si ha la tesi. + + = . 3 3 3

(1.9) Osservazione NellEsempio (1.5) abbiamo visto che la successione di funzioni fn (x) = xn su [0, 1] non converge uniformemente al suo limite puntuale f (x) = 0 se 0 x < 1 1 se x = 1.

Questo fatto si pu` o dedurre molto pi` u facilmente facendo ricorso alla Proposizione (1.8). Infatti, poich e le funzioni fn sono continue mentre f non ` e continua su [0, 1], per la Proposizione (1.8) la successione (fn ) non converge uniformemente a f su [0, 1].

Passaggio al limite sotto il segno di integrale e derivata


(2.1) Teorema a f in [a, b]. Allora
b b b

(Passaggio al limite sotto il segno di integrale)

Sia (fn ) una successione di funzioni continue su [a, b] convergente uniformemente

f (x) dx =
a a

lim fn (x) dx = lim


n n

fn (x) dx.

Dimostrazione. Proviamo che


b b

> 0 n0 N tale che n n0 si ha

fn (x) dx

f (x) dx < .
a

2 Passaggio al limite sotto il segno di integrale e derivata

173

Sia > 0. Poich e (fn ) converge uniformemente a f in [a, b], esiste n0 N tale che per ogni n n0 si ha che fn f
b a b

<

ba . b

Ne segue che per ogni n n0


b a

fn (x) dx
b

f (x) dx =
a a

(fn (x) f (x)) dx


(b

|fn (x) f (x)| dx

Pertanto

fn f

dx

= fn f
b

a) <

(b a) = . ba

lim
n a

fn (x) =

f (x) dx.
a

(2.2) Teorema

(Passaggio al limite sotto il segno di derivata)

Siano I R un intervallo aperto e (fn ) una successione di funzioni di classe C 1 su I . Supponiamo che: i) la successione (fn ) converga puntualmente ad una funzione f su I ; ii) la successione (fn ) converga uniformemente ad una funzione g su ogni sottointervallo chiuso e limitato contenuto in I . Allora f ` e di classe C 1 su I e f (x) = g(x) per ogni x I . In particolare si ha che f = D lim fn = lim D (fn ),
n n

dove D ` e loperatore di derivazione. Dimostrazione. Sia x0 I . Proviamo che f ` e derivabile in x0 con derivata continua e che f (x0 ) = g(x0 ). Sia [a, b] I con x0 [a, b]. Poich e fn ` e continua su [a, b], per il Teorema fondamentale del calcolo integrale si ha che
x

x [a, b] :

fn (x) = fn (x0 ) +

x0

fn (t) dt.

Introduciamo la funzione G : [a, b] R denita da


x

x [a, b] :

G(x) = f (x0 ) +

g(t) dt.
x0

Dimostriamo che (fn ) converge uniformemente a G su [a, b]. Sia > 0.

174

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

per ogni n n0 si ha |fn (x0 ) f (x0 )| < 4 .

Poich e per lipotesi i) (fn ) converge puntualmente a f su I , esiste n0 N tale che Poich e per lipotesi ii) (fn ) converge uniformemente a g su [a, b], esiste n1 N, n1

n0 , tale che per ogni n n1 si ha fn g si ha che g ` e continua su [a, b].

<

4(ba) .

Inoltre per la Proposizione (1.8)

Allora per ogni n n1 e per ogni x [a, b] con x x0 si ha che


x x

|fn (x) G(x)| = fn (x0 ) +


x

x0

fn (t) dt f (x0 )

x0

g(t) dt
x

|fn (x0 ) f (x0 )| + |fn (x0 ) f (x0 )| +

x0

(fn (t) g(t)) dt |fn (x0 ) f (x0 )| +


b

x0 b

|fn (t) g(t)| dt fn g

|fn (t) g(t)| dt |fn (x0 ) f (x0 )| +


(b

dt =

= |fn (x0 ) f (x0 )| + fn g

a) <

Quindi per ogni n n1 e per ogni x [a, b] si ha che |fn (x) G(x)| < 2 . Ne segue che

Similmente per ogni n n1 e per ogni x [a, b] con x < x0 si ha che |fn (x) G(x)| < 2 .

+ (b a) = + = . 4 4(b a) 4 4 2

per ogni n n1 fn G

= sup |fn (x) G(x)|


x[a,b]

< . 2

Quindi (fn ) converge uniformemente a G su [a, b]. In particolare (fn ) converge puntualmente a G su [a, b]. Poich e per lipotesi i) (fn ) converge puntualmente a f su I , per il Teorema di unicit` a del limite si ha che G = f su [a, b]. Quindi si ha che
x

x [a, b] :

f (x) = f (x0 ) +

g(t) dt.
x0

Per il Teorema fondamentale del calcolo integrale si ha che f ` e derivabile in [a, b] con f (x) = g(x) per ogni x [a, b]. In particolare f ` e derivabile in x0 con derivata continua e f (x0 ) = g(x0 ). Per larbitrariet` a di x0 si ha la tesi.

3 Approfondimenti: scambio di ordine nei limiti

175

Approfondimenti: scambio di ordine nei limiti


(3.1) Teorema Siano R
m

(Scambio di ordine nei limiti)

non vuoto, x0 Rm un punto di accumulazione per e (fn ) una

successione di funzioni limitate da in R. Supponiamo che: i) (fn ) converga uniformemente ad una funzione f in ; ii) per ogni n N esista lim fn (x) = ln R.
x x0

Allora esiste lim ln = l R e si ha che lim f (x) = l. In particolare si ha che


n x x0 x x0

lim

lim fn (x) = lim


n n

x x0

lim fn (x) .

Dimostrazione. Proviamo inizialmente che la successione (ln ) ` e di Cauchy in R, cio` e che > 0 n0 N tale che n, m n0 si ha che |ln lm | < . Sia > 0. Poich e (fn ) converge uniformemente a f in , esiste n0 N tale che per ogni n N, con n n0 , si ha fn f per ogni x si ha (3.2) |fn (x) f (x)| <
< 3 . Ne segue che per ogni n N, con n n0 , e

. 3

In particolare per ogni n, m N, con n, m n0 , e per ogni x si ha |fn (x) fm (x)| |fn (x) f (x)| + |f (x) fm (x)| < Poich e fn (x) ln per x x0 , si ha che 2 |ln lm | = lim |fn (x) fm (x)| < . x x0 3 Quindi (ln ) ` e di Cauchy. Poich eR` e uno spazio normato completo 1 , la successione (ln ) converge ad un certo l R.
n1 n0 , tale che per per ogni n N con n n1 si ha |ln l| < 3 . In particolare per n = n1 si ha |ln1 l| < 3 . Poich e fn1 (x) ln1 per x x0 , esiste > 0 tale che per ogni
1

2 + = . 3 3 3

Dimostriamo ora che lim f (x) = l. Poich e ln l per n +, esiste n1 N, con


x x0

Uno spazio normato ` e completo se ogni successione di Cauchy in questo spazio ` e convergente (vedi Appendice F).

176

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

x con 0 < |x x0 | < si ha |fn1 (x) ln1 | < 3 . Quindi, applicando (3.2) si ha che

per ogni x con 0 < |x x0 | < |f (x) l| |f (x) fn1 (x)| + |fn1 (x) ln1 | + |ln1 l| < Ne segue che f (x) l per x x0 , da cui la tesi. + + = . 3 3 3

Capitolo 8

Serie di funzioni
Nel seguito considereremo m N, m 1.

Nozioni preliminari sulle serie di funzioni

Introduciamo le nozioni per le funzioni reali. In modo del tutto analogo si introducono per le funzioni complesse.

(1.1) Denizione da in R.

Siano Rm non vuoto e (fn ) una successione di funzioni

Si chiama serie di fn la scrittura formale

fn (x).
n=0

Per ogni x poniamo S0 (x) = f0 (x),


n

Sn (x) =
k =0

fk (x) = f0 (x) + f1 (x) + + fn (x),

n 1.

Per ogni n, Sn ` e detta somma parziale n-esima della serie di fn .

Diciamo che
n=0

fn (x) converge puntualmente in alla funzione f : R

se la successione (Sn ) converge puntualmente a f in , cio` e se per ogni x lim Sn (x) = f (x).
n

177

178

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

In tal caso f ` e detta somma della serie di fn e poniamo

x :

fn (x) = lim Sn (x) = f (x).


n=0 n

Diciamo che
n=0

fn (x) converge assolutamente in se la serie


n=0

|fn (x)|

converge puntualmente in .

Fissato x , la serie

fn (x) ` e una serie numerica. Quindi questa denizione


n=0

corrisponde a quella introdotta per le serie numeriche.

(1.2) Denizione

Siano Rm non vuoto, (fn ) una successione di funzioni

limitate da in R, (Sn ) la successione delle somme parziali della serie di fn e f : R una funzione. Diciamo che fn (x) converge uniformemente a f
n=0

in se la successione (Sn ) converge uniformemente a f in , cio` e se lim Sn f


n

= 0,

dove Sn f Diciamo che

= sup |Sn (x) f (x)|.


x

fn (x) converge totalmente (o normalmente) in se converge


n=0

la serie numerica

fn
n=0

dove fn

= sup |fn (x)|.


x

(1.3) Osservazione Evidentemente le serie numeriche sono serie di funzioni costanti. In tal caso la convergenza uniforme coincide con quella puntuale e la convergenza totale coincide con quella assoluta. Il prossimo risultato stabilisce quale relazione sussista fra i quattro tipi di convergenza introdotti per una serie di funzioni limitate.

1 Nozioni preliminari sulle serie di funzioni

179

(1.4) Proposizione Siano Rm non vuoto e (fn ) una successione di funzioni limitate da in R. Allora valgono le seguenti implicazioni fra i vari tipi di convergenza della serie

fn (x):
n=0

Convergenza totale

Convergenza uniforme

Convergenza assoluta = 1

Convergenza puntuale

Dimostrazione. Se
n=0

fn (x) converge assolutamente in , allora per il Criterio della fn (x) converge puntualmente in e si ha
n=0

convergenza assoluta

x :

n=0

fn (x)

n=0

|fn (x)|.

Se
n=0

fn (x) converge uniformemente in , allora la successione (Sn ) delle somme parziali

della serie di fn converge uniformemente in . Per la Proposizione (1.7) del Capitolo 7 (Sn ) converge puntualmente in e quindi
n=0

fn (x) converge puntualmente in .

Se
n=0

fn (x) converge totalmente in , allora


n=0

fn

converge. Essendo |fn (x)|

fn

per ogni x , per il Criterio del confronto anche

n=0

|fn (x)| converge per ogni

x , quindi

fn (x) converge assolutamente in .


n=0

Inne, supponiamo che


n=0

fn (x) converga totalmente in , cio` e che


n=0

fn

converga. Dimostriamo che


n=0

fn (x) converge uniformemente in . Per quanto visto fn (x) converge assolutamente e puntualmente in con
n=0

nei passi precedenti, la serie

(1.5)
1

x :

n=0

fn (x)

n=0

|fn (x)|.

Vale pi` u in generale anche per funzioni non limitate.

180

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Siano Sn (x) =
k =0

fk (x) la somma parziale n-esima della serie e f (x) =


k =0

fk (x) la

somma della serie. Per ogni x si ha che


n

|Sn (x) f (x)| =

k =0

fk (x)

fk (x) =
k =0 k =n+1

fk (x)
(1.5)

Ne segue che

k =n+1

|fk (x)|

|fk (x)| fk

fk
k =n+1

Sn f

= sup |Sn (x) f (x)|


x

fk
k =n+1

Poich e
k =0

fk

converge, allora
n

lim
n k =n+1

fk

= lim
n k =0

fk

fk
k =0

=
k =0

fk

fk
k =0

= 0.

Per il Secondo teorema del confronto (sui limiti) anche lim Sn f


n

=0

da cui segue che


n=0

fn (x) converge uniformemente in .

(1.6) Proposizione Siano Rm non vuoto, (fn ) una successione di funzioni continue e limitate da in R e f : R una funzione.

Se
n=0

fn (x) converge uniformemente a f in , allora f ` e continua.

Dimostrazione. Si applica la Proposizione (1.8) del Capitolo 7 alla successione (Sn ) delle somme parziali della serie di fn .

(1.7) Osservazione Fra convergenza uniforme e convergenza assoluta non c` e alcuna implicazione. Questo signica che esistono serie che convergono uniformemente ma non assolutamente e serie che convergono assolutamente ma non uniformemente. Per esempio, la serie di funzioni costanti fn (x) =
(1)n n

converge uniformemente

ma non assolutamente su R. Infatti, per lOsservazione (1.3) la convergenza uniforme

1 Nozioni preliminari sulle serie di funzioni

181

coincide con quella puntuale, ed essendo convergente formemente in R. Inoltre per ogni x R si ha che
n=1

(1)n , converge anche unin n=1

|fn (x)| =

n=1

(1)n 1 = n n n=1

` e divergente.

Quindi
n=1

fn (x) non converge assolutamente.

Un esempio di serie convergente assolutamente ma non uniformemente ` e


n=1

arctan (nx) arctan [(n 1)x] .

` una serie di funzioni continue su R. Per ogni n 1 poniamo fn (x) = arctan (nx) E arctan [(n 1)x]. Osserviamo che la serie data ` e telescopica. Consideriamo inizialmente la convergenza puntuale. La somma parziale n-esima della serie ` e
n n

Sn (x) =
k =1

fk (x) =
k =1

arctan (kx) arctan [(k 1)x] =

= arctan x + arctan 2x arctan x + + arctan (nx) arctan [(n 1)x] = = arctan (nx). Quindi la somma della serie ` e
2

se x < 0 se x = 0 se x > 0.

f (x) = lim Sn (x) = lim arctan (nx) =


n n

Quindi la serie converge puntualmente in R alla funzione f . Osserviamo che fn ` e continua in R, mentre f non ` e continua in 0. Per la Proposizione (1.6) la serie data non converge uniformemente e totalmente in R. Inne consideriamo la convergenza assoluta. Osserviamo che fn (x) 0 se e solo se

x 0. Inoltre fn ` e dispari. Ne segue che se x 0, allora la serie


n=1

|fn (x)| converge a

f (x); se x < 0, allora la serie


n=1

|fn (x)| = 0
2

serie data converge assolutamente in R a g(x) =

n=1

fn (x) converge a f (x) = 2 . Quindi la

se x = 0 se x = 0

= |f (x)|.

182

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

(1.8) Teorema (Criterio di Weierstrass) Siano Rm non vuoto e (fn ) una successione di funzioni da in R. Suppponiamo che esista una successione (Mn ) in R tale che: i) |fn (x)| Mn per ogni x e ogni n N;

ii) la serie
n=0

Mn sia convergente.

Allora
n=0

fn (x) converge totalmente in .

Dimostrazione. Poich e |fn (x)| Mn per ogni x e ogni n N si ha che fn


= sup |fn (x)| Mn .


x

Poich e
n=0 n=0

Mn converge, per il Criterio del confronto anche


n=0

fn

converge e quindi

fn (x) converge totalmente in .

(1.9) Osservazione Per lipotesi i) le funzioni fn sono tutte limitate.

1.1

Integrazione e derivazione termine a termine


(di integrazione termine a termine) Sia (fn ) una

(1.10) Teorema

successione di funzioni continue in [a, b]. uniformemente ad una funzione f in [a, b]. Allora
b b

Supponiamo che
n=0

fn (x) converga

f (x) dx =
a a n=0

fn (x) dx =

n=0 a

fn (x) dx.

(Si dice che la serie ` e integrabile termine a termine). Dimostrazione. Si applica il Teorema di passaggio al limite sotto il segno di integrale alla successione delle somme parziali della serie di fn (vedi Teorema (2.1) del Capitolo 7).

1.1 Integrazione e derivazione termine a termine

183

(1.11) Teorema che:

tervallo aperto e (fn ) una successione di funzioni di classe C 1 su I . Supponiamo

(di derivazione termine a termine) Siano I R un in-

i)
n=0

fn (x) converga puntualmente ad una funzione f su I ;


fn (x) converga uniformemente ad una funzione g su ogni sottointervallo

ii)
n=0

chiuso e limitato contenuto in I . Allora f ` e di classe C 1 su I e f (x) = g(x) per ogni x I . In particolare si ha che per ogni x I

f (x) = D
n=0

fn (x)

=
n=0

Dfn (x),

dove D ` e loperatore di derivazione. (Si dice che la serie ` e derivabile termine a termine). Dimostrazione. Si applica il Teorema di passaggio al limite sotto il segno di derivata alla successione delle somme parziali della serie di fn (vedi Teorema (2.2) del Capitolo 7).

184

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

(1.12) Osservazione Abbiamo gi` a osservato che le serie numeriche sono particolari serie di funzioni (costanti). Nei prossimi capitoli studieremo con maggiore attenzione serie di funzioni non costanti che godono di particolari propriet` a. Pi` u precisamente ci occuperemo di serie di potenze, serie di Taylor (e di McLaurin), serie di Fourier. Da un punto di vista graco possiamo cos` rappresentare questi insiemi di serie di funzioni:

Serie di funzioni

Serie numeriche Serie di potenze

Serie di Taylor e di McLaurin Serie di Fourier

1.2 Approfondimenti: limite di una serie

185

1.2

Approfondimenti: limite di una serie


(Limite di una serie)

(1.13) Teorema

Siano Rm non vuoto, x0 Rm un punto di accumulazione per e (fn ) una successione di funzioni limitate da in R. Supponiamo che:

i)
n=0

fn (x) converga uniformemente ad una funzione f in ;

ii) per ogni n N esista lim fn (x) = ln R.


x x0

Allora
n=0

ln converge a l R e si ha che lim f (x) = l. In particolare si ha che


x x0 x x0

lim

fn (x)
n=0

=
n=0

x x0

lim fn (x) .

Dimostrazione. Si applica il Teorema sullo scambio di ordine nei limiti alla successione delle somme parziali (Sn ) della serie di fn (vedi Teorema (3.1) del Capitolo 7).

186

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Serie di potenze

Introduciamo le serie di potenze reali. Per quelle complesse si veda pag. 213. (2.1) Denizione Siano x0 R e (an ) una successione di numeri reali. Si
n=0

chiama serie di potenze centrata in x0 la serie di funzioni an (x x0 )n ,


n=0

con la convenzione che 00 = 1. Si chiama raggio di convergenza della serie di potenze

an (x x0 )n lentit` a

R = sup t R :

an tn ` e convergente .
n=0

Con il cambiamento di variabile t = x x0 la serie di potenze centrata in x0 diventa una serie di potenze centrata in 0. Infatti,
n=0

an (x x0 )n

=
t = x x 0

an tn .
n=0

Poich e la serie di potenze converge certamente in x = x0 , ovvero in t = 0, si ha che R [0, +]. Per semplicit` a espositiva, nel seguito considereremo serie di potenze centrate in 0. (2.2) Teorema

(sullinsieme di convergenza)

Siano
n=0

an xn una serie di potenze e R [0, +] il suo raggio di convergenza.

Valgono i seguenti fatti: i) se R = 0, allora la serie


n=0

an xn converge solo in x = 0; an xn converge assolutamente nellinn=0

ii) se 0 < R < +, allora la serie R;

tervallo (R, R) e uniformemente in ogni intervallo [k, k], con 0 < k <

iii) se R = +, allora la serie

an xn converge assolutamente in R e
n=0

uniformemente in ogni intervallo [k, k], con k > 0.

2 Serie di potenze

187

Dimostrazione. La i) ` e ovvia. Proviamo ii). Sia x (R, R). Essendo

R = sup t R :

an tn ` e convergente ,
n=0

esiste |x| < x1 < R tale che assolutamente in (R, R).

an xn 1 converge. Per il Criterio del confronto


n=0 n=0

an xn

converge assolutamente e per larbitrariet` a di x (R, R) la serie di potenze converge Sia ora 0 < k < R. Per quanto appena dimostrato la serie di potenze converge assolutamente in k. Inoltre per ogni x [k, k] si ha che per ogni n N |an xn | = |an ||x|n |an |kn .

Per il Criterio del Weierstrass [k, k].


n=0

an xn converge totalmente, e quindi uniformemente, in

Inne la iii) si prova in modo analogo alla ii).

(2.3) Teorema

(di Abel) Siano


n=0

an xn una serie di potenze e R (0, +)

il suo raggio di convergenza. Se la serie di potenze


n=0

an xn converge anche in x = R (risp. x = R), allora

converge uniformemente in ogni intervallo [k, R] (risp. [R, k]), con 0 < k < R. In particolare, se converge in x = R, allora converge uniformemente in [R, R]. Per la dimostrazione si veda pag. 199. xn . Determiniamo il raggio di n n=0 convergenza. Al momento non abbiamo strumenti per determinare il raggio di conver(2.4) Esempio Consideriamo la serie di potenze genza e quindi dobbiamo ricorrere alla denizione. Vedremo in seguito alcuni modi per determinarlo (Teoremi (2.6) e (2.8)). Sia x R. Si ha che

xn |x|n . n |x|n converge se e solo se |x| < 1, per il Criterio del

Poich e la serie geometrica


n=0

confronto la serie di potenze converge in ogni x con |x| < 1. Consideriamo ora x con

188

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

|x| 1. Si ha che x=1 =


xn 1 = n n n=0 n=0 xn (1)n = n n n=0 n=0

diverge;

x = 1

= xn = n

converge;

|x| > 1 Quindi

lim
n

se x > 1 se x < 1

xn non converge. n n=0

xR:

xn ` e convergente n n=0

= [1, 1).

Ne segue che il raggio di convergenza ` e R = sup[1, 1) = 1. La serie di potenze converge assolutamente in (1, 1) e per il Teorema di Abel converge uniformemente in [1, k], per ogni 0 < k < 1.

(2.5) Osservazione Siano


n=0

an xn una serie di potenze, I R linsieme di conver-

genza puntuale della serie e f : I R la somma della serie. Allora f ` e continua. Dimostrazione. Sia x0 I . Dimostriamo che la funzione f : I R denita da

x I : ` e continua in x0 .

f (x) =
n=0

an xn

Se il raggio di convergenza della serie ` e R = 0, allora x0 = 0, I = {0} e la tesi ` e ovvia. Sia quindi R (0, +]. Se x0 = 0, essendo R > 0 la serie di potenze converge uniformemente in [k, k] per ogni 0 < k < R. Poich e le funzioni fn (x) = an xn sono continue su I , quindi anche su [k, k], per la Proposizione (1.6) f ` e continua su [k, k], quindi anche in x0 = 0. Supponiamo che x0 > 0 (analogamente se x0 < 0). Le funzioni fn (x) = an xn sono continue su I , quindi anche su [0, x0 ]. Per i Teoremi (2.2) e (2.3) la serie converge uniformemente in [0, x0 ]. Per la Proposizione (1.6) f ` e continua in [0, x0 ] e in particolare in x0 . Per larbitrariet` a di x0 si ha la tesi.

2 Serie di potenze

189

(2.6) Teorema

(della radice o di Cauchy-Hadamard) Sia


n=0

an xn una

serie di potenze. Supponiamo che esista lim


n
n

|an | = l [0, +].

Allora il raggio di convergenza della serie di potenze ` e


+ 1 l

se l = 0 se 0 < l < + se l = +.

R=

Dimostrazione. Sappiamo che la serie di potenze converge in x = 0. Sia x = 0. Applichiamo il Criterio della radice alla serie numerica
n=0

|an xn |. Si ha che

lim
n

|an xn | = lim
n

|an | |x| =

se l = 0 se 0 < l < +

l|x|

+ se l = +.
n

Se l = 0, allora per il Criterio della radice


n=0

|an x | converge. Quindi

an xn converge
n=0

assolutamente e di conseguenza converge in ogni x = 0. Pertanto

xR:

an xn ` e convergente
n=0

=R

e il raggio di convergenza della serie di potenze ` e R = + .

Se 0 < l < +, allora per il Criterio della radice

n=0

|an xn | converge se l|x| < 1

e diverge se l|x| > 1. Quindi se |x| < conseguenza converge. Se |x| > 1 l , allora

1 l,

allora
n=0

an xn converge assolutamente e di

an xn non converge assolutamente. Se per assurdo convergesse


n=0 1 l

in qualche x con |x| > 1 l , allora il raggio di convergenza della serie sarebbe R |x| > convergerebbe assolutamente in qualche t con |t| > dimostrato. Ne segue che 1 1 , l l
1 l,

e quindi per il Teorema (2.2) la serie convergerebbe assolutamente in (R, R). Quindi contraddicendo quanto appena

xR:

an xn ` e convergente
n=0

1 1 , . l l

190

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Quindi 1 1 sup , l l
=1 l

sup x R :

an xn ` e convergente
n=0 =R

1 1 sup , . l l
=1 l

Ne segue che il raggio di convergenza della serie di potenze ` eR= 1 l.

Se l = +, allora per il Criterio della radice

non converge assolutamente in alcun x = 0. Se per assurdo convergesse in qualche x = 0, allora il raggio di convergenza della serie sarebbe R |x| > 0 e quindi per il Teorema (2.2) la serie convergerebbe assolutamente in (R, R). Quindi convergerebbe assolutamente in qualche t = 0, contraddicendo quanto appena dimostrato. Pertanto

n=0

|an xn | diverge e quindi

an xn
n=0

xR:

an xn ` e convergente
n=0

= {0}

e il raggio di convergenza della serie di potenze ` e R = 0.

(2.7) Osservazione Se non esiste lim


n

|an |, allora NON possiamo concludere nulla ` sul raggio di convergenza della serie di potenze utilizzando il Teorema della radice. E necessario ricorrere ad un altro metodo per determinarlo.

(2.8) Teorema

(del rapporto o di DAlembert) Sia


n=0

an xn una serie di

potenze. Supponiamo che esista lim


n

an+1 = l [0, +]. an

Allora il raggio di convergenza della serie di potenze ` e


+ 1 l

se l = 0 se 0 < l < + se l = +.

R=

Dimostrazione. Sappiamo che la serie di potenze converge in x = 0. Sia x = 0. Applichiamo il Criterio del rapporto alla serie numerica
n=0

|an xn |. Si ha che

se l = 0 an+1 xn+1 an+1 lim = lim |x| = l|x| se 0 < l < + n n an xn an + se l = +.

2 Serie di potenze

191

Da qui in poi la dimostrazione procede in modo del tutto identico a quella del Teorema della radice.

an+1 , allora NON possiamo concludere nulla an ` sul raggio di convergenza della serie di potenze utilizzando il Teorema del rapporto. E (2.9) Osservazione Se non esiste lim
n

necessario ricorrere ad un altro metodo per determinarlo. (2.10) Osservazione Come gi` a visto nel capitolo sulle serie numeriche (vedi Osservazione (2.27) del Capitolo 6 e Teorema (1.10) dellAppendice E), se (an ) ` e una succesan+1 n = l, allora anche lim |an | = l. In altri termini, il Teorema sione e se lim n+ an n + della radice ` e pi` u generale di quello del rapporto. an+1 Si osservi che se non esiste lim n |an |, allora non esiste neppure lim . Quindi n n an in tal caso NON ` e possibile n e applicare il Teorema della radice n e quello del rapporto ` necessario ricorrere ad un altro per determinare il raggio di convergenza della serie. E metodo per determinarlo.

(2.11) Esempio Consideriamo la serie di potenze


n=0

(2n + 3n ) xn . Determiniamo il

raggio di convergenza. Proviamo ad applicare il Teorema della radice. Si ha che lim


n n n 2 n n 2 + 3n = lim 3 + 1 = 3. n 3n 1 3.

Quindi il raggio di convergenza della serie di potenze ` e R =


1 converge assolutamente in 1 3, 3 .

Ne segue che la serie

Consideriamo ora x = 1 3 . Si ha che x= 1 3 1 3 = = lim


n

2n + 3n =1=0 3n 2n + 3n 3n =

=
n=0

2n + 3n diverge; 3n n=0 (1)n 2n + 3n non converge. 3n


1 1 3, 3

x=

lim(1)n
n

Quindi la serie di potenze


n=0

(2n + 3n ) xn converge puntualmente in

e uni-

formemente in [k, k] per ogni 0 < k < 1 3.

(2.12) Esempio Consideriamo la serie di potenze


n=0

n! xn . Determiniamo il raggio di

convergenza. Proviamo ad applicare il Teorema del rapporto. Si ha che lim


n

(n + 1)! (n + 1) n! = lim = lim(n + 1) = +. n n n! n!

192

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Quindi il raggio di convergenza della serie di potenze ` e R = 0. Ne segue che la serie converge solo in x = 0. 2n n x . Determiniamo il raggio n! n=0 n di convergenza. Proviamo ad applicare il Teorema del rapporto. Posto an = 2 n! , si ha (2.13) Esempio Consideriamo la serie di potenze che lim
n

an+1 2n+1 2 2n 2 n! n! = lim n = lim n = lim = 0. n (n + 1)! 2 n (n + 1) n! 2 n n+1 an

Quindi il raggio di convergenza della serie di potenze ` e R = +. Ne segue che la serie 2n n x converge assolutamente su tutto R e uniformemente su [k, k], per di potenze n! n=0 ogni k > 0.

(2.14) Osservazione Sia x0 R e consideriamo la serie di potenze mediante i teoremi della radice o del rapporto. Si ha che

Il raggio di convergenza R della serie si pu` o determinare come negli esempi precedenti,

n=0

an (x x0 )n .

i) se R = 0, la serie
n=0

an (x x0 )n converge solo in x0 ;

ii) se 0 < R < +, la serie x0 + R;

n=0

an (x x0 )n converge assolutamente nellintervallo

(x0 R, x0 + R) e uniformemente in ogni intervallo [a, b], con x0 R < a < b < an (x x0 )n converge assolutamente in R e uniformemente

iii) se R = +, la serie

n=0

in ogni intervallo [a, b], con a < b. Inoltre, se R (0, +) e la serie di potenze an (x x0 )n converge anche in

n=0

x = x0 + R (risp. x = x0 R), allora converge uniformemente in ogni intervallo [a, x0 + R] (risp. [x0 R, b]), con x0 R < a < x0 + R (risp. x0 R < b < x0 + R). In particolare, se converge in x = x0 R, allora converge uniformemente in [x0 R, x0 + R]. Dimostrazione. Per esercizio.

Suggerimento

Nelle applicazioni, data la serie di potenze


n=0

an (x x0 )n , conviene ricondursi ad una

serie centrata in 0 mediante il cambiamento di variabile t = x x0 . Determinato il raggio di convergenza R e gli insiemi di convergenza puntuale e uniforme della serie di potenze

2 Serie di potenze

193

an tn , si determinano quelli della serie centrata in x0 (il raggio ` e lo stesso) mediante


n=0

il cambiamento di variabile inverso, cio` e x = t + x0 . 1 ` una (x 1)n . E n log (n + 1) 2 n=1 serie di potenze centrata in x0 = 1. Posto t = x 1 si ha che
1 1 n ( x 1) = tn n n 2 log ( n + 1) 2 log ( n + 1) n=1 n=1

(2.15) Esempio Consideriamo la serie di potenze

che ` e una serie di potenze centrata in 0.

Determiniamo il raggio di convergenza.

Proviamo ad applicare il Teorema della radice. Si ha che 1 1 1 = lim n = . n 2 log (n + 1) 2n log (n + 1) 2

lim
n

Quindi il raggio di convergenza della serie di potenze ` e R = 2. Ne segue che la serie di 1 potenze tn converge assolutamente in (2, 2). n log (n + 1) 2 n=1 Consideriamo ora t = 2. Si ha che t=2 = 1 . log (n + 1) n=1

Essendo

1 log (n+1)

>

1 n+1 ,

per il Criterio del confronto questa serie diverge. Inoltre (1)n . log (n + 1) n=1

t = 2

Per il Criterio di Leibniz questa serie converge. Quindi la serie di potenze centrata 1 tn , converge puntualmente in [2, 2) e, per il Teorema di Abel, in 0, n 2 log ( n + 1) n=1 uniformemente in [2, k] per ogni 0 < k < 2.

1 (x 1)n converge puntuallog ( n + 1) n=1 mente in [1, 3) e uniformemente in [1, b] con 1 < b < 3. Essendo x = t + 1, si ha che la serie 2n

194

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

2.1

Somma e prodotto di serie di potenze


(2.16) Teorema

(Somma di serie di potenze) Siano


n=0

an xn e
n=0

bn xn

due serie di potenze con raggi di convergenza rispettivamente R1 e R2 . Allora la serie di potenze min{R1 , R2 }. Se R1 = R2 , allora il raggio di convergenza ` e R = min{R1 , R2 }. Inoltre, per ogni x R con |x| < min{R1 , R2 } si ha che
n=0

(an + bn )xn ha raggio di convergenza R

(an + bn )xn =
n=0 n=0

an xn +
n=0

bn xn .

Dimostrazione.

Sia Rm = min{R1 , R2 }. Se x R con |x| < Rm , allora le sebn xn convergono e quindi per lalgebra delle serie converge anche

rie
n=0 n=0

an xn e
n=0

(an + bn )xn e si ha che


(an + bn )x =
n=0 n=0

an x +
n=0

bn xn .

In particolare

(Rm , Rm )

xR:

(an + bn )xn ` e convergente .


n=0

Quindi il raggio di convergenza R della serie

(an + bn )xn ` e tale che


n=0

R = sup x R :

(an + bn )xn ` e convergente


n=0

sup(Rm , Rm ) = Rm .

Inne, sia R1 = R2 , per esempio R1 < R2 (analogamente si procede se R1 > R2 ). In questo caso Rm = min{R1 , R2 } = R1 . Sia R1 < x < R2 e proviamo che non converge. Infatti, se per assurdo convergesse, essendo an xn = (an + bn )xn bn xn ,

(an + bn )xn
n=0

allora per lalgebra delle serie anche la serie


n=0

an xn convergerebbe: assurdo perch e


n=0

x > R1 . Quindi il raggio di convergenza R della serie Essendo R Rm , si ha che R = Rm = min{R1 , R2 }.

(an + bn )xn ` e R R1 = Rm .

2.1 Somma e prodotto di serie di potenze

195

(2.17) Osservazione Si ha che: a) se R1 = R2 = +, evidentemente R = +; b) se i raggi delle due serie coincidono, pu` o succedere che il raggio di convergenza R della serie somma sia maggiore del loro comune valore. Infatti, se consideriamo ad esempio bn = an , e se R1 (0, +) ` e il raggio di convergenza della serie di

potenze
n=0

an xn , allora il raggio di convergenza della serie di potenze


n=0

bn xn ` e

evidentemente R2 = R1 e essendo an + bn = an an = 0, la serie somma ` e nulla e ha raggio di convergenza R = + > R1 .

(2.18) Teorema

(Prodotto di Cauchy di serie di potenze) Siano


n=0

an xn

e
n=0

bn x due serie di potenze con raggi di convergenza rispettivamente R1 e R2 .

Allora il prodotto di Cauchy delle serie, cio` e la serie di potenze


n=0 n

cn xn , dove

cn =
k =0

ak bnk ,

ha raggio di convergenza R min{R1 , R2 }. Inoltre, per ogni x R con |x| < min{R1 , R2 } si ha che

cn xn =
n=0 n=0

an xn
n=0

bn xn .

Dimostrazione. Sia Rm = min{R1 , R2 }. Se x R con |x| < Rm , allora le serie


an xn e
n=0 n=0

bn xn convergono assolutamente. Poich e


n n

(ak x )(bnk x
k =0

nk

)=
k =0

ak bnk xn = cn xn ,

per il Teorema di Mertens sul prodotto di serie, la serie


n=0

cn xn converge. In particolare

(Rm , Rm )

xR:

cn xn ` e convergente .
n=0

196

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Quindi il raggio di convergenza R della serie


n=0

cn xn ` e tale che

R = sup x R :

cn xn ` e convergente
n=0

sup(Rm , Rm ) = Rm .

Inne, sempre per il Teorema di Mertens sul prodotto di serie, si ha che se x R con |x| < Rm , allora

cn x =
n=0 n=0

an x

n n=0

bn xn .

2.2

Integrazione e derivazione termine a termine per le serie di potenze


(di derivazione termine a termine per le serie di an xn una serie di potenze e R (0, +] il suo raggio di

(2.19) Teorema potenze) Siano convergenza.

n=0

Allora anche la serie di potenze che x (R, R) : D


n=0 n=1

nan xn1 ha raggio di convergenza R e si ha


an xn

=
n=0

D (an xn ) =
n=1

nan xn1 ,

dove D ` e loperatore di derivazione.

Dimostrazione. Denotiamo con R1 il raggio di convergenza della serie Dimostriamo che R1 = R. Per assurdo supponiamo che R1 = R.
n=1 n=1

nan xn1 .

nan xn1 convergerebbe assolutamente. Poich e |an xn1 | |nan xn1 | per ogni n 1,

Se fosse R1 > R, allora esisterebbe x R con R < |x| < R1 tale che la serie

per il Criterio del confronto anche


n=1 n=1

an xn1 convergerebbe assolutamente. Essendo

|an x | =

an1 x
n=2

n1

= |x|

n=1

|an xn1 |,

per il Criterio del confronto anche |x| > R. Quindi R1 R.


n=0

an xn convergerebbe assolutamente: assurdo perch e

2.2 Integrazione e derivazione termine a termine per le serie di potenze

197

Se fosse R1 < R, allora esisterebbe x R con R1 < |x| < R tale che la serie convergerebbe assolutamente. Sia t R tale che |x| < t < R. Quindi anche convergerebbe assolutamente. Poich e lim(n + 1)
n

an xn
n=0

an tn
n=0

|x| t

= 0,
| x| n t

ssato > 0 esiste n0 N tale che per ogni n n0 si ha (n + 1) |(n + 1)an+1 xn | = (n + 1) Essendo
n=1

. Allora

|x| t

|an+1 |tn |an+1 |tn+1 . t

|an tn | =

t |a tn+1 , n=0 t n+1|

per il Criterio del confronto anche

(n + 1)an+1 xn =
n=0 n=1

nan xn1 convergerebbe as-

solutamente: assurdo perch e |x| > R1 . Quindi R1 R. Ne segue che R1 = R. Inne, applicando il Teorema di derivazione per serie (vedi Teorema (1.11)) alla

serie di potenze
n=0

an xn , si ha che

x (R, R) :

D
n=0

an xn

=
n=0

D (an xn ) =
n=1

nan xn1 .

(2.20) Teorema potenze) Siano convergenza.

(di integrazione termine a termine per le serie di an xn una serie di potenze e R (0, +] il suo raggio di

n=0

1 an xn+1 ha raggio di convergenza R e per n + 1 n=0 ogni x appartenente allintervallo di convergenza si ha che Allora anche la serie di potenze
x 0

an tn dt =
n=0 n=0

x 0

an tn dt =

1 an xn+1 . n + 1 n=0

Dimostrazione. Poich e an xn = D

1 n+1 n+1 an+1 x

, dove D ` e loperatore di derivazione,

per il teorema precedente anche il raggio di convergenza della serie di potenze 1 an xn+1 ` e R. Inoltre, per ogni x appartenente allintervallo di convergenza, n + 1 n=0

198

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

la serie di potenze
n=0

an tn converge uniformemente nellintervallo di estremi 0 e x, non

necessariamente in questo ordine. Applicando il Teorema di integrazione per serie (vedi Teorema (1.10)) alla serie di potenze allintervallo di convergenza
x 0 n=0

an xn si ha che per ogni x appartenente

an tn dt =
n=0 n=0

x 0

an tn dt =

1 an xn+1 . n + 1 n=0

2.3 Approfondimenti: dimostrazione del Teorema di Abel

199

2.3

Approfondimenti: dimostrazione del Teorema di Abel

(2.3) Teorema

(di Abel) Siano


n=0

an xn una serie di potenze e R (0, +)

il suo raggio di convergenza. Se la serie di potenze


n=0

an xn converge anche in x = R (risp. x = R), allora

converge uniformemente in ogni intervallo [k, R] (risp. [R, k]), con 0 < k < R. In particolare, se converge in x = R, allora converge uniformemente in [R, R]. Dimostrazione. Consideriamo il caso in cui la serie converge in x = R (analogamente
n

si procede nellaltro caso). Sia Sn (x) =


k =0

ak xk la somma parziale n-esima della serie

di potenze. Dimostriamo che la successione (Sn ) ` e di Cauchy uniformemente in [0, R], cio` e che > 0 n0 N : n > n0 , p > 0 : dove Sn+p Sn

S n+p S n

< ,

= sup |Sn+p (x) Sn (x)|.


x[0,R]

Poich e la serie converge in x = R, allora la successione reale (Sn (R)) ` e di Cauchy. Quindi ssato > 0 esiste n0 N tale che per ogni n > n0 e per ogni p > 0 si ha che
n+p n n+p

|Sn+p (R) Sn (R)| = Sia x [0, R]. Si ha che


n+p

k =0

ak Rk

ak Rk =
k =0 k =n+1

ak Rk < .

n+p

|Sn+p (x) Sn (x)| =

ak xk =
k =n+1 k =n+1

ak Rk

x R

=
j = k n

an+j Rn+j
j =1

Poniamo b0 = c0 = 0 e j = 1, . . . , n : Osserviamo che


p j =1

x R

n+j

bj =

x R

n+j

j = an+j Rn+j ,

cj =
m=1

m .

bj j = bp cp

j =1

(bj bj 1 )cj 1 .

Infatti, essendo j = cj cj 1 , si ha che bj cj bj 1 cj 1 = bj cj bj cj 1 + bj cj 1 bj 1 cj 1 = = bj (cj cj 1 ) + (bj bj 1 ) cj 1 = bj j + (bj bj 1 )cj 1 .

200

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Poich e
p j =1

(bj cj bj 1 cj 1 ) = (b1 c1 b0 c0 ) + (b2 c2 b1 c1 ) + + (bp cp bp1 cp1 ) = bp cp ,

si ottiene che
p p p

bj j +
j =1

j =1

(bj bj 1 )cj 1 =

j =1

(bj cj bj 1 cj 1 ) = bp cp

da cui segue immediatamente che


p j =1 p

bj j = bp cp

j =1

(bj bj 1 )cj 1 .

Essendo bj =

x n+j , R

j = an+j Rn+j e
j j

cj =
m=1

m =
m=1

an+m Rn+m = Sn+j (R) Sn (R),

luguaglianza appena provata diventa


p

an+j Rn+j
j =1

x R
n+j

n+j

= x R
n+j 1

x R

n+p

(Sn+p (R) Sn (R))

j =1

x R

(Sn+j 1 (R) Sn (R)) .

Quindi per ogni n > n0 e p > 0 si ha che


p

|Sn+p (x) Sn (x)| = x R


n+p p

an+j Rn+j
j =1

x R x R

n+j

|Sn+j 1 (R) Sn (R)| <


<

|Sn+p (R) Sn (R)) | +


<

j =1

x R

n+j 1

n+j

x R

<1

Poich e

< 1 +
p j =1

p j =1

x R

n+j 1

n+j

x R
n+2

x R x R =

n+j 1

n+j

x R x R

= x R
n+p 1

x R

x R

n+1

n+1

+
n+p

x R

n+p

x R

2,

2.3 Approfondimenti: dimostrazione del Teorema di Abel

201

per ogni n > n0 e p > 0 e per ogni x [0, R] si ha che |Sn+p (x) Sn (x)| < 3. Ne segue che per ogni n > n0 e p > 0 S n+p S n

= sup |Sn+p (x) Sn (x)| 3.


x[0,R]

Poich e lo spazio delle funzioni limitate in munito della norma

` e completo2 ,

allora la successione (Sn ) converge uniformemente in [0, R]. Quindi la serie di potenze converge uniformemente in [0, R]. Poich e la serie di potenze converge uniformemente anche in [k, k], per ogni 0 < k < R, ne segue che converge uniformemente in [k, R]3 , per ogni 0 < k < R.

3 Uno spazio normato ` e completo se ogni successione di Cauchy in questo spazio ` e convergente (vedi Appendice F). 3

Si osservi che

sup
x[k,R]

max

sup , sup
x[k,k] x[0,R]

202

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

2.4

Serie di Taylor
Siano I R un intervallo aperto, x0 I e f : I R una

(2.21) Denizione serie di potenze

funzione di classe C su I . Si chiama serie di Taylor di f centrata in x0 la 1 (n) f (x0 )(x x0 )n , n ! n=0

dove f (n) (x0 ) ` e la derivata n-esima di f in x0 (con la convenzione che f (0) (x0 ) = f (x0 )). Se x0 = 0 la serie di Taylor ` e anche detta serie di McLaurin.

f :IR` e una funzione di classe C su I , allora per ogni n N si ha che f (x) = f (x0 ) + f (x0 )(x x0 ) + +
n

(2.22) Osservazione Per la Formula di Taylor con il resto di Peano se x0 I e 1 (n) f (x0 )(x x0 )n + o ((x x0 )n ) , n! x x0 ,

x x0

=
n

1 (k) f (x0 )(x x0 )k + o ((x x0 )n ) , k ! k =0

dove

1 (k) f (x0 )(x x0 )k ` e il Polinomio di Taylor di f di grado (o ordine) n. k ! k =0 Osserviamo che la somma parziale n-esima della serie di Taylor di f ` e proprio questo Poich e la serie di Taylor appare come una generalizzazione dello sviluppo di Taylor,

polinomio. ` e lecito chiedersi se la serie di Taylor della funzione f converge a f , cio` e se per ogni x appartenente allintervallo di convergenza della serie di Taylor di f si ha che f (x) = 1 (n) f (x0 )(x x0 )n . n ! n=0

In generale la risposta ` e negativa, come mostra questo esempio. Sia f : R R denita da f (x) = e x2 0 n N. Quindi la serie di McLaurin di f ` e x R : 1 (n) f (0)xn = 0. n ! n=0

se x = 0 se x = 0.

Si prova facilmente che questa funzione ` e di classe C su R con f (n) (0) = 0 per ogni

2.4 Serie di Taylor

203

Ne segue che x = 0 : f (x) =

1 (n) f (0)xn . n ! n=0

(2.23) Denizione

funzione di classe C su I . Diciamo che f ` e sviluppabile in serie di Taylor e analitica in x0 ) se esiste > 0 tale che la serie di Taylor di f in x0 (o che f ` centrata in x0 converge in (x0 , x0 + ) a f , cio` e se x (x0 , x0 + ) : f (x) = 1 (n) f (x0 )(x x0 )n . n ! n=0

Siano I R un intervallo aperto, x0 I e f : I R una

Diciamo che f ` e analitica in I se f ` e analitica in ogni x0 I . La funzione dellesempio precedente non ` e analitica in 0. (2.24) Esempio La funzione f (x) = (1, 1) e per ogni n N si ha che f (n) (x) = n! (1 x)n+1
1 1x

` e analitica in 0. Infatti, f ` e di classe C in

f (n) (0) = n!.

Quindi la serie di McLuarin di f ` e


1 (n) f (0)xn = xn n ! n=0 n=0

che essendo una serie geometrica con ragione x converge se e solo se x (1, 1), e in tal caso x (1, 1) :

xn =
n=0

1 = f (x). 1x

(2.25) Teorema

Siano x0 R, > 0 e f una funzione di classe C su

(x0 , x0 + ). Supponiamo che esista M > 0 tale che n N, x (x0 , x0 + ) : |f (n) (x)| M.

Allora f ` e analitica in x0 . Dimostrazione. Proviamo che esiste > 0 tale che per ogni n N e per ogni x (x0 , x0 + ) (2.26) |f (n) (x)| n! . n

204

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Poich e lim
n

n! = +, esiste n0 N tale che per ogni n > n0 si ha n C = min n! : n = 0, . . . , n0 , n = min{C, 1}, n! , n

n! n

1. Poniamo M .

Poich e n N,

ne segue che per ogni n N e per ogni x (x0 , x0 + ) |f (n) (x)| M = M M n! n! n = n.

Mostriamo ora che f ` e analitica in x0 , cio` e che la serie di Taylor di f in x0 converge in (x0 , x0 + ) a f . Come osservato in precedenza la somma parziale n-esima della serie di Taylor di f ` e il Polinomio di Taylor di f di ordine n, Pn (x) = 1 (k) f (x0 )(x x0 )k . k ! k =0
n

Sia x (x0 , x0 + ). Per la Formula di Taylor con il resto di Lagrange, per ogni n N esiste tn compreso fra x0 e x (non necessariamente in questo ordine) tale che f (x) Pn (x) = Quindi |f (x) Pn (x)| = per (2.26) 1 (n + 1)! |x x0 | n+1 |x x0 |n+1 = (n + 1)!
| x x 0 | n+1

1 f (n+1) (tn )(x x0 )n+1 . (n + 1)!

1 f (n+1) (tn ) |x x0 |n+1 (n + 1)!

Poich e |x x0 | < , si ha che

< 1 e di conseguenza |x x0 |
n+1

lim
n

= 0.

Per il Secondo criterio del confronto (sui limiti) si ha che per ogni x (x0 , x0 + ) lim |f (x) Pn (x)| = 0,
n

cio` e che lim Pn (x) = f (x) da cui segue la tesi.


n

2.4 Serie di Taylor

205

(2.27) Teorema

Sia
n=0

an xn una serie di potenze con raggio di convergenza

R (0, +] e per ogni x (R, R) sia f (x) =

an xn la somma della serie.


n=0

Allora f ` e di classe C su (R, R) e per ogni n N si ha che f (n) (0) = n! an . In e particolare f ` e analitica in x0 = 0 e il suo sviluppo in serie di McLaurin `

an xn .
n=0

` una immediata conseguenza del Teorema di derivazione termine a Dimostrazione. E termine per le serie di potenze (vedi Teorema (2.19)).

Sviluppi in serie notevoli di McLaurin Gli sviluppi in serie notevoli di McLaurin sono quelli delle funzioni di cui sono gi` a noti gli sviluppi di McLaurin. 1) Si ha che x R : ex =

1 n x . n! n=0

che f (n) (x) = ex . Quindi se x0 R, per ogni > 0 si ha che n N, x (x0 , x0 + ),

Infatti, la funzione f (x) = ex ` e di classe C su R e per ogni n N e x R si ha f (n) (x) = ex ex0 + .

Per il Teorema (2.25) f ` e analitica in x0 . Per larbitrariet` a di x0 si ha che f ` e analitica in R. Inoltre, essendo > 0 qualunque, si ha che x R : f (x) = ex =
1 (n) 1 x0 f (x0 ) (x x0 )n = e (x x0 )n . n ! n ! n=0 n=0

In particolare per x0 = 0 si ha x R : Ne segue che, x=1 = 1 = e, n ! n=0

ex =

1 n x . n! n=0 (1)n 1 = . n ! e n=0

x = 1

206

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

2) Si ha che x R : sin x =

(1)n x2n+1 . (2 n + 1)! n=0

Infatti, la funzione f (x) = sin x ` e di classe C su R e per ogni n N e x R si ha che f


(n)

(x) =

(1)k sin x

se n = 2k se n = 2k + 1.

analitica in ogni x0 R. In particolare per x0 = 0 si ha f (n) (0) = Quindi x R : 0 (1)k

Quindi |f (n) (x)| 1 per ogni n e per ogni x R. Per il Teorema (2.25) f ` e se n = 2k se n = 2k + 1.

(1)k cos x

1 (n) (1)n n f (x) = sin x = f (0) x = x2n+1 . n ! (2 n + 1)! n=0 n=0

3) Si ha che x R : cos x =

(1)n 2n x . (2n)! n=0

Infatti, la funzione f (x) = cos x ` e di classe C su R e per ogni n N e x R si ha che f (n) (x) = (1)k cos x se n = 2k se n = 2k + 1.

analitica in ogni x0 R. In particolare per x0 = 0 si ha f (n) (0) = Quindi x R : f (x) = cos x = (1)k 0

Quindi |f (n) (x)| 1 per ogni n e per ogni x R. Per il Teorema (2.25) f ` e se n = 2k se n = 2k + 1.
1 (n) (1)n 2n f (0) xn = x . n! (2n)! n=0 n=0

(1)k+1 sin x

4) Si ha che x R : Infatti, per ogni x R sinh x = ex ex 1 = 2 2 sinh x =

1 x2n+1 . (2 n + 1)! n=0

1 n (1)n n x x n! n! n=0 n=0

2.4 Serie di Taylor

207

poich e le due serie di potenze hanno lo stesso raggio di convergenza R = +, dal Teorema (2.16) e dallOsservazione (2.17) segue che = 1 1 (1)n 2 n=0 n! n! xn = 1 x2n+1 . (2 n + 1)! n=0

5) Si ha che x R : Infatti, per ogni x R cosh x = ex + ex 1 = 2 2 cosh x =

1 x2n . (2 n )! n=0

1 n (1)n n x + x n! n! n=0 n=0

poich e le due serie di potenze hanno lo stesso raggio di convergenza R = +, dal Teorema (2.16) e dallOsservazione (2.17) segue che = 1 1 (1)n + 2 n=0 n! n! xn = 1 x2n . (2 n )! n=0

6) Si ha che x (1, 1] : log (1 + x) =


(1)n1 n (1)n n+1 x = x . n n+1 n=1 n=0

Infatti, dallEsempio (2.24) si ha che x (1, 1) :


1 = xn . 1 x n=0

Integrando termine a termine (vedi Teorema (2.20)) si ha che per ogni x (1, 1)
x 0 x

1 dt = 1t

x 0 n=0

tn dt =
n=0 0

tn dt =

1 xn+1 . n + 1 n=0

Poich e
0

1 dt = log (1 x), si ha che 1t x (1, 1) : log (1 x) =

1 xn+1 . n + 1 n=0

Osserviamo che per il Criterio di Leibniz la serie x = 1. Infatti, x = 1 =

1 xn+1 converge anche in n + 1 n=0

1 (1)n+1 xn+1 = . n+1 n+1 n=0 n=0

208

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Poich e per lOsservazione (2.5) la somma g della serie ` e continua in [1, 1), essendo g(x) = log (1 x) per ogni x (1, 1), si ha che g(1) = Quindi x [1, 1) : log (1 x) =
x(1)+

lim

g(x) =

x(1)+

lim [ log (1 x)] = log 2. 1 xn+1 . n + 1 n=0

Sostituendo x al posto di x si ottiene x (1, 1] : In particolare

log (1 + x) =

(1)n n+1 (1)n1 n = x x . n+1 n n=0 n=1

(1)n (1)n1 = = log 2. n n n=1 n=1

7) Si ha che x [1, 1] : arctan x =

(1)n 2n+1 x . 2n + 1 n=0

Infatti, dallEsempio (2.24) si ha che x (1, 1) : e sostituendo x2 al posto di x si ottiene x (1, 1) :


1 = (1)n x2n . 1 + x2 n=0 1 = xn 1 x n=0

Integrando termine a termine (vedi Teorema (2.20)) si ha che per ogni x (1, 1)
x 0

1 dt = 1 + t2
x

x 0 n=0

(1) t

n 2n

dt =
n=0 0

(1) t

n 2n

dt =

(1)n 2n+1 x . 2n + 1 n=0

Poich e
0

1 dt = arctan x, si ha che 1 + t2 x (1, 1) : arctan x = (1)n 2n+1 x . 2n + 1 n=0 (1)n 2n+1 x converge anche 2n + 1 n=0

Osserviamo che per il Criterio di Leibniz la serie in x = 1. Infatti,

x = 1

(1)n 2n+1 (1)n x = . 2n + 1 2n + 1 n=0 n=0

2.4 Serie di Taylor

209

Poich e per lOsservazione (2.5) la somma g della serie ` e continua in [1, 1], essendo g(x) = arctan x per ogni x (1, 1), si ha che g(1) =
x(1)+

lim

g(x) =

x(1)+

lim

arctan x = arctan (1) = , 4 . 4

g(1) = lim g(x) = lim arctan x = arctan 1 =


x 1 x 1

Quindi x [1, 1] : arctan x =

(1)n 2n+1 x . 2n + 1 n=0

8) Si ha che
(1, 1) (1, 1] [1, 1]

se 1 se 1 < < 0 se 0, N se 0, N, se n N, n 1

(1 + x) =
n=0

n x , n

dove per ogni R si ha che

se n = 0. n Consideriamo la serie di potenze x e determiniamo il suo raggio di conn n=0 vergenza. Consideriamo inizialmente N. Utilizziamo il Teorema del rapporto.

( 1) ( (n 1))

n!

Si ha che
n+1 n

n! ( 1) ( (n 1))( n) = (n + 1)! ( 1) ( (n 1))

( 1) ( (n 1))( n) n! | n| = . (n + 1) n! ( 1) ( (n 1)) n+1 lim


n n+1 n

Quindi

= lim
n

| n| = 1. n+1

Ne segue che il raggio di convergenza della serie di potenze ` e R = 1. Quindi la serie n converge assolutamente in (1, 1). Per ogni x (1, 1) sia g(x) = x la n n=0 somma della serie. Derivando termine a termine (vedi Teorema (2.19)) si ha che per ogni x (1, 1) g (x) =
n=1

n1 x . n

210

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Moltiplicando ad ambo i membri per 1 + x si ottiene


n1 n1 n n x = n x + n x = (1 + x)g (x) = (1 + x) n n n n=1 n=1 n=1

poich e per n = 0 si ha che n

n x = 0, si ottiene n xn .

n n = (n + 1) x + n x = (n + 1) +n n + 1 n n + 1 n n=0 n=0 n=0

Osserviamo che (n + 1) +n = n+1 n

= (n + 1) = (n + 1)

( 1) ( (n 1))( n) ( 1) ( (n 1)) +n = (n + 1)! n! ( 1) ( (n 1))( n) ( 1) ( (n 1)) +n = (n + 1) n! n! = ( 1) ( (n 1)) = . n n!

Quindi x (1, 1) : (1 + x)g (x) =


n=0

n x = g(x). n

In altri termini la somma della serie g soddisfa lequazione dierenziale (1 + x)g = g, che ` e del primo ordine a variabili separabili. Lunica soluzione costante ` e g(x) = 0 per ogni x (1, 1). Per g = 0, ricordando che x (1, 1), le altre soluzioni sono date da 1 dg = g 1 dx 1+x cR c>0

log |g| = log (1 + x) + c, log |g| = log [c(1 + x) ], g(x) = c(1 + x) , |g| = c(1 + x) , c>0 c = 0.

Poich e g(x) = 0 ` e soluzione, tutte le soluzioni dellequazione sono g(x) = c(1 + x) , c R.

2.4 Serie di Taylor

211

Quindi la somma della serie ` e una funzione della forma g(x) = c(1 + x) , per qualche c R. Poich e per x = 0 la somma della serie ` e g(0) = 1, si ottiene c = 1. e Quindi la somma della serie ` e g(x) = (1 + x) , cio` x (1, 1) : (1 + x) =
n=0

n x . n

Inoltre si dimostra che per certi N la serie converge alla funzione somma u precisamente si ha che g(x) = (1 + x) anche per x = 1 e/o per x = 1. Pi` x
(1, 1)

se 1 se 1 < < 0 se 0, N.

(1, 1] [1, 1]

Osserviamo che per = 1, sostituendo x al posto di x, si ottiene lo sviluppo in serie di McLaurin di Se = m N, allora n m + 1 :
1 1x

(vedi Esempio (2.24)).

m n

m(m 1) (m (n 1)) = 0. n!

Quindi la serie

n x ha solo un numero nito di termini non nulli. Pi` u n n=0 precisamente si ha che
n=0 m n n m 2 x = x = 1 + mx + x + + m xm1 + xm = (1 + x)m n n 2 n=0

che ` e la formula del binomio di Newton applicato a 1 + x. Evidentemente in questo caso il raggio di convergenza della serie ` e R = + . (2.28) Esempio Utilizzando gli sviluppi in serie notevoli di McLaurin e i teoremi di derivazione e integrazione per serie applicati alle serie di potenze ` e possibile determinare la somma di alcune serie numeriche. Per esempio, calcoliamo la somma della serie
n=2

2n

1 . n(n 1)

xn . Per x = 1 2 si ottiene la serie numerica di n ( n 1) n=2 partenza. Si vede facilmente che il raggio di convergenza di questa serie ` e R = 1 e che Consideriamo la serie di potenze la serie converge anche in x = 1. Quindi la serie di potenze converge puntualmente e

212

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

uniformemente in [1, 1], e quindi puntualmente anche in x = 1 2 . Determiniamo ora la somma f della serie. Sia x [1, 1]. Poich e xn = n si ha che
x 0

tn1 dt,

xn 1 = n ( n 1) n 1 n=2 n=2

x 0

tn1 dt =

per il Teorema di integrazione termine a termine


x

=
0

1 n1 t dt = n 1 n=2
x

x 0

(1)k1 (t)k dt = k k =1
=log (1t)

(1)n2 (t)n1 dt = n 1 n=2


x 0

k=n1

log (1 t) dt =

integrando per parti = t log (1 t)


x 0 x

t dt = x log (1 x) + 1t
x 0

x 0

1 1t

dt =

= x log (1 x) + t + log |1 t|

= x log (1 x) + x + log (1 x) = (1 x) log (1 x) + x. Le ultime tre righe hanno senso solo se x [1, 1). Quindi per ogni x [1, 1) la somma della serie ` e f (x) = (1 x) log (1 x) + x. Poich e per lOsservazione (2.5) la somma f della serie ` e continua in [1, 1], si ha che f (1) = lim [(1 x) log (1 x) + x] = 1.
x1

Quindi la somma della serie ` e f (x) = In particolare per x =


1 2

(1 x) log (1 x) + x 1

se 1 x < 1, se x = 1.

si ottiene
n=2

1 2n n(n

1 = (1 log 2). 1) 2

2.5 Serie di potenze complesse

213

2.5

Serie di potenze complesse

Le serie di potenze possono essere introdotte in modo del tutto analogo anche nel campo

C dei numeri complessi.


(2.29) Denizione Siano z0 C e (an ) una successione di numeri complessi. Si
n=0

chiama serie di potenze centrata in z0 la serie di funzioni an (z z0 )n ,


n=0

con la convenzione che 00 = 1. Si chiama raggio di convergenza della serie di potenze

an (z z0 )n lentit` a

R = sup |z | :

an z n ` e convergente .
n=0

Evidentemente la nozione di serie di potenze in C generalizza quella introdotta in R. Nel in C del centro della serie. (2.30) Teorema

Poich e la serie di potenze converge certamente in z = z0 , si ha che R [0, +].

caso di serie complesse, linsieme di convergenza non ` e pi` u un intervallo ma un intorno

(sullinsieme di convergenza)

Siano
n=0

an z n una serie di potenze in C e R [0, +] il suo raggio di convergenza.

Valgono i seguenti fatti: i) se R = 0, la serie


n=0

an z n converge solo in z = 0; an z n converge assolutamente nellinsieme {z

ii) se 0 < R < +, la serie 0 < k < R;

C : |z | < R} e uniformemente in ogni insieme {z C : |z | k}, con


iii) se R = +, la serie an z n converge assolutamente in C e uniformemente
n=0

n=0

in ogni insieme {z C : |z | k}, con k > 0. Per le serie di potenze complesse continuano a valere i Teoremi della radice e del rapporto, dove in tal caso il simbolo | | indica in modulo in C.

214

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

In modo del tutto analogo si introducono le serie di Taylor (a patto di denire la nozione di funzione olomorfa in luogo di quella di classe C ).

3 Serie di Fourier

215

Serie di Fourier

Nel seguito con il termine integrabile si intender` a integrabile secondo Riemann.

(3.1) Denizione

Siano A R non vuoto, f : A R una funzione e T = 0.

e periodica di periodo T se: Diciamo che f ` i) per ogni x A si ha che x + T A; ii) per ogni x A si ha che f (x + T ) = f (x).

Richiamiamo brevemente (senza dimostrarle) alcune propriet` a delle funzioni periodiche che saranno utili nel seguito.

(3.2) Proposizione

Sia A R non vuoto. Valgono i seguenti fatti:

a) se f : A R ` e periodica di periodo T = 0, allora f ` e periodica di periodo nT , per ogni n Z, n = 0; b) se f : A R ` e periodica di periodo T = 0, allora per ogni k R, k = 0, la funzione g(x) = f (kx) ` e periodica di periodo
T k;

c) le funzioni costanti sono periodiche di periodo T = 0 qualunque; d) linsieme dei periodi positivi di una funzione periodica f ha estremo inferiore nullo se e solo se f ` e costante. Inoltre se f non ` e costante, questo estremo inferiore ` e anche minimo e viene detto periodo minimo di f ; e) se f : R R ` e periodica di periodo T > 0 ed ` e integrabile nellintervallo [0, T ], allora si ha che
T a+T T

a R :

f (x) dx =
0 a

f (x) dx =
0

f (x + a) dx.

Introduciamo ora la nozione di serie di Fourier di una funzione periodica di periodo 2 .

216

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

(3.3) Denizione funzioni

Sia f : R R una funzione periodica di periodo 2 ed

integrabile nellintervallo [, ]. Si chiama serie di Fourier di f la serie di

a0 +
n=1

an cos nx + bn sin nx ,

dove a0 , an , bn R sono detti coecienti di Fourier di f e sono deniti nel seguente modo: 1 2 1 an = 1 bn = a0 =

f (x) dx,

n 1 : n 1 : Si osserva che

f (x) cos nx dx,


f (x) sin nx dx.

f pari = f dispari =

bn = 0 per ogni n 1, an = 0 per ogni n 0.

In generale per una funzione periodica di periodo T = 0 si ha la seguente (3.4) Denizione funzioni a0 +
n=1

Sia f : R R una funzione periodica di periodo T > 0

ed integrabile nellintervallo [0, T ]. Si chiama serie di Fourier di f la serie di

an cos

2n 2n x + bn sin x T T

dove a0 , an , bn R sono detti coecienti di Fourier di f e sono deniti nel seguente modo: 1 T 2 an = T a0 = bn = 2 T
T

f (x) dx,
0 T

n 1 : n 1 :

f (x) cos
0 T

2n x dx, T 2n x dx. T

f (x) sin
0

anche f (x) cos x e f (x) sin x sono integrabili4 in [, ] (risp. in [0, T ]) e quindi

Poich e le funzioni f (x), cos x e sin x sono integrabili in [, ] (risp. in [0, T ]),

3 Serie di Fourier

217

a0 , an , bn R, per ogni n 1. tutto R la funzione g(x) = |x|, denita per ogni x [, ].


y y = g (x )

(3.5) Esempio Sia f : R R la funzione ottenuta prolungando per periodicit` a a

3 x

Figura 8.1: Graco di f .

Scriviamo la serie di Fourier di f . Essendo f periodica di periodo 2 e pari, la serie di Fourier di f ` e della forma

a0 +
n=1

an cos nx,

dove a0 = e per ogni n 1 an = integrando per parti = 2 1 x sin nx n


0

1 2

f (x) dx =

x dx =
0

f (x) cos nx dx =

x cos nx dx =
0

1 n

sin nx dx =
0

= =

2 1 cos nx n n 0

=
0

2 [cos n 1] = n2 se n = 2m, se n = 2m + 1, m N.

2 [(1)n 1] = n2

4 (2m+1)2

Quindi la serie di Fourier di f ` e 4 2


4

1 cos [(2n + 1)x]. (2n + 1)2 n=0

Si ricorda che se f e g sono integrabili in [a, b], allora anche f g ` e integrabile in [a, b]. Infatti, 1 2 2 f (x )g (x ) = (f (x) + g (x)) (f (x) g (x)) . 4

218

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

(3.6) Osservazione Nellesempio precedente abbiamo visto che la serie di Fourier della funzione f : R R ottenuta prolungando per periodicit` a a tutto R la funzione g(x) = |x|, denita per ogni x [, ], ` e

4 2

1 cos [(2n + 1)x]. (2n + 1)2 n=0

Ci poniamo le seguenti domande:

1) per quali x R questa serie converge?

2) per tali x la somma della serie ` e f (x)?

3) la convergenza ` e uniforme?

Osserviamo che per ogni n N, n 1, e ogni x R si ha che

(3.7)

1 1 cos [(2n + 1)x] . 2 (2n + 1) (2n + 1)2

1 converge, per il Criterio di Weierstrass la serie di Fourier (2n + 1)2 n=1 converge totalmente, e quindi anche uniformemente, assolutamente e puntualmente su Poich e la serie

R. Quindi in questo caso abbiamo risposto a due delle tre domande che ci siamo posti.
Nel prossimo paragrafo, vedremo che sotto opportune ipotesi ` e possibile rispondere anche alla domanda 2) e, pi` u precisamente, ` e possibile determinare la somma della serie (per la serie di Fourier in questione si veda lOsservazione (3.19)).

3 Serie di Fourier

219

(3.8) Denizione

Siano f : R R una funzione periodica di periodo 2 ed

integrabile nellintervallo [, ] e n N, n 1. Si chiama polinomio trigonometrico di grado n associato a f la funzione


n

Pn (x) = a0 +
k =1

ak cos kx + bk sin kx

dove a0 , ak , bk sono i coecienti di Fourier di f . Osserviamo che per ogni n 1 il polinomio trigonometrico Pn ` e la somma parziale n-esima della serie di Fourier di f . Per ogni n 1 la funzione an cos nx + bn sin nx ` e detta armonica n-esima di f . Se n = 1 la funzione a1 cos x + b1 sin x ` e detta armonica fondamentale di f . Si chiama frequenza dellarmonica n-esima il numero reale periodo minimo dellarmonica). Si chiama ampiezza dellarmonica n-esima il numero reale n =
2 a2 n + bn . n 2

(` e il reciproco del

Si chiama fase dellarmonica n-esima langolo n rappresentato in Fig. 8.2.

an
n

n bn Figura 8.2: Fase dellarmonica. Evidentemente si ha che an = n sin n , bn = n cos n .

Sostituendo queste espessioni nella serie di Fourier di f si ottiene


a0 +
n=1

an cos nx + bn sin nx = a0 +
n=1

n sin n cos nx + cos n sin nx =

= a0 +
n=1

n sin (nx + n )

220

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

che ` e lespressione della serie di Fourier di f in termini di ampiezza e fase delle singole armoniche. Convergenza della serie di Fourier In virt` u della propriet` a b) della Proposizione (3.2) possiamo considerare solo le funzioni periodiche di periodo 2 ed enunciare i risultati per queste funzioni. Infatti, se f ` e periodica di periodo T = 0, allora la funzione g(x) = f
T 2 x

` e periodica di periodo 2 .

(3.9) Denizione Sia f : [a, b] R una funzione. Diciamo che f ` e continua a tratti se f ` e continua, tranne che in un numero nito di punti di [a, b] in cui f presenta una discontinuit` a di prima specie (salto). Evidentemente ogni funzione continua su [a, b] ` e anche continua a tratti. (3.10) Esempio La funzione segno denita sgn(x) =
1

se x < 0 e continua a se x = 0 ` se x < 0

0 1

tratti su ogni intervallo [a, b] R ma non ` e continua su R.

C 1 a tratti se f ` e derivabile con derivata continua, tranne che in un numero nito di punti di [a, b] in cui f ammette derivate laterali. Evidentemente ogni funzione di classe C 1 su [a, b] ` e anche di classe C 1 a tratti. (3.12) Esempio La funzione f (x) = |x| ` e classe C 1 a tratti su ogni intervallo [a, b] R ma non ` e C 1 su R.

(3.11) Denizione Sia f : [a, b] R una funzione. Diciamo che f ` e di classe

(3.13) Teorema

Siano f : R R una funzione periodica di periodo 2 e


n

continua a tratti nellintervallo [, ], n N, n 1 e Pn (x) = a0 +


k =1

ak cos kx + bk sin kx

il polinomio trigonometrico di grado n associato a f . Allora si ha che


|f (x) Pn (x)|2 dx =

|f (x)|2 dx 2a2 0

2 a2 k + bk . k =1

3 Serie di Fourier

221

(3.14) Osservazione Nel Teorema precedente, essendo f continua a tratti nellintervallo [, ], risulta che f ` e integrabile in [, ], e quindi sono ben deniti i coecienti di Fourier di f e di conseguenza anche il polinomio trigonometrico Pn associato a f . Inoltre, si dimostra che fra tutti i polinomi trigonometrici di grado minore o uguale a n, il
n

polinomio trigonometrico Pn (x) = a0 +


k =1 n

ak cos kx + bk sin kx ` e quello che approssi-

ma meglio in media (o in norma quadratica) la funzione f . In termini pi` u espliciti si ha che se Qn (x) = 0 + 0 , k , k R), allora
k =1

k cos kx + k sin kx ` e un polinomio trigonometrico (con

|f (x) Pn (x)|2 dx

|f (x) Qn (x)|2 dx.

Enunciamo (senza dimostrarli) i principali risultati sulla convergenza della serie di Fourier. (3.15) Teorema [, ] e Pn (x) = a0 +
k =1

(Convergenza quadratica o convergenza in media) Siano

f : R R una funzione periodica di periodo 2 e continua a tratti nellintervallo


n

ak cos kx + bk sin kx

il polinomio trigonometrico di grado n associato a f (ovvero la somma parziale n-esima della serie di Fourier di f ). Allora la serie di Fourier di f converge quadraticamente (o in media) a f , cio` e

lim
n

|f (x) Pn (x)|2 dx = 0.

Inoltre si ha che

|f (x)|2 dx = 2a2 0+

2 a2 n + bn . n=1

Identit` a di Parseval

(3.16) Osservazione Dallidentit` a di Parseval segue immediatamente che se f : R

R` e una funzione periodica di periodo 2 e continua a tratti nellintervallo [, ], allora


2 a2 n + bn converge e quindi che n=1

lim an = lim bn = 0.
n n

222

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Lidentit` a di Parseval si pu` o anche scrivere nel seguente modo: 1 2


|f (x)|2 dx = a2 0+

2 a2 n + bn . 2 n=1

Il primo membro rappresenta lenergia del segnale f mentre il termine generale della serie a secondo membro rappresenta lenergia della n-esima armonica. La formula stabilisce che lenergia del segnale f ` e data dalla somma delle energie delle singole armoniche. (3.17) Teorema (Convergenza puntuale) Siano f : R R una funzione

periodica di periodo 2 , continua a tratti nellintervallo [, ] e x0 R. Supponiamo che esistano f (x 0 ) = lim


x x0

f (x) f (x 0) R, x x0 f (x) f (x+ 0) R, x x0


x x+ 0

(pseudo derivata sinistra di f in x0 )

f (x+ 0 ) = lim+
x x0 x x 0

(pseudo derivata destra di f in x0 )

+ dove f (x 0 ) = lim f (x) e f (x0 ) = lim f (x).

1 + f (x 0 ) + f (x0 ) . 2 Inoltre, se f ` e anche continua in x0 , allora la serie di Fourier di f calcolata in x0 Allora la serie di Fourier di f calcolata in x0 converge a converge a f (x0 ). (3.18) Osservazione Se f ` e derivabile da destra (risp. sinistra) in x0 , allora esiste la pseudo derivata destra (risp. sinistra) e coincide con la derivata destra (risp. sinistra) di f in x0 . In particolare, se f ` e derivabile in x0 , allora esistono le pseudo derivate destra e sinistra e coincidono con la derivata di f in x0 . (3.19) Osservazione Abbiamo osservato in precedenza (vedi Osservazione (3.6)) che

R la funzione g(x) = |x|, denita per ogni x [, ], cio` e


4 2

la serie di Fourier della funzione f : R R ottenuta prolungando per periodicit` a a tutto 1 cos [(2n + 1)x], (2 n + 1)2 n=0

converge puntualmente, ma anche uniformemente, su R. Si ha che f ` e continua su R, ` e derivabile in ogni x = k , per ogni k Z, e ammette derivate laterali distinte in ogni k . Infatti, posto xk = k , si ha che k pari = D f (xk ) = lim
x x k

f (x) f (xk ) = 1, x xk

D+ f (xk ) = lim

x x+ k

f (x) f (xk ) = 1; x xk

3 Serie di Fourier

223

k dispari = D f (xk ) = lim

x x k

f (x) f (xk ) f (x) f (xk ) = 1, D+ f (xk ) = lim = 1. + x xk x xk x xk

Allora in ogni x R sono soddisfatte le ipotesi del Teorema (3.17), ed essendo f continua su R, si ha che per ogni x R la serie di Fourier di f in x converge a f (x). Quindi x R : f (x) = 4 2 1 cos [(2n + 1)x]. (2n + 1)2 n=0

In particolare in x = 0 si ha che la somma della serie di Fourier ` e 0 = f (0) = 4 2 1 (2n + 1)2 n=0

1 2 . = (2n + 1)2 8 n=0

(3.20) Teorema

periodica di periodo 2 , continua a tratti nellintervallo [, ] e di classe C 1 a tratti nellintervallo (, ) [, ]. Allora la serie di Fourier di f converge uniformemente a f in ogni intervallo [a, b] (, ). Inoltre, se f ` e di classe C 1 a tratti nellintervallo [, ], allora la serie di Fourier di f converge uniformemente a f in R.

(Convergenza uniforme) Siano f : R R una funzione

a tutto R la funzione g(x) = |x|, denita per ogni x [, ], ` e di classe C 1 a tratti nellintervallo [, ]. In tal caso la sua serie di Fourier converge uniformemente alla quanto gi` a provato nellOsservazione (3.6).

(3.21) Osservazione La funzione f : R R ottenuta prolungando per periodicit` a

sua somma, che per quanto visto in precedenza ` e proprio f , su tutto R, in accordo con

(3.22) Osservazione In base ai Teoremi (3.15), (3.17) e (3.20) le convergenze quadratica, puntuale e uniforme della serie di Fourier di una funzione f dipendono esclusiva` quindi possibile stabilirle a priori, senza mente dalle caratteristiche della funzione f . E determinare la serie di Fourier di f . Per esempio, se f non ` e continua su R, allora la serie di Fourier di f non converge uniformemente a f su R.

224

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

3.1

Approfondimenti: serie di Fourier complesse

Le serie di Fourier si possono introdurre in modo del tutto analogo anche per funzioni complesse di una variabile reale. Premettiamo la seguente (3.23) Denizione Sia f : [a, b] C una funzione. Quindi per ogni x [a, b]

si ha che f (x) = Re (f ) (x) + iIm (f ) (x), dove Re (f ) , Im (f ) : [a, b] R sono rispettivamente la parte reale e la parte immaginaria di f . Diciamo che f ` e integrabile su [a, b] se Re (f ) e Im (f ) sono integrabili su [a, b] e in tal caso si ha che
b b b

f (x) dx =
a a

Re (f ) (x) dx + i
a

Im (f ) (x) dx.

La nozione di serie di Fourier per una funzione complessa di una variabile reale periodica di periodo 2 ` e la stessa introdotta per le funzioni reali. (3.24) Denizione funzioni a0 +
n=1

Sia f : R C una funzione periodica di periodo 2 ed

integrabile nellintervallo [, ]. Si chiama serie di Fourier di f la serie di

an cos nx + bn sin nx ,

dove a0 , an , bn C sono detti coecienti di Fourier di f e sono deniti nel seguente modo: 1 2 1 an = 1 bn = a0 =

f (x) dx,

n 1 : n 1 : Posto n 1 : n 1 : essendo cos nx =

f (x) cos nx dx,


f (x) sin nx dx.

c0 = a0 , 1 cn = (an ibn ), 2 1 cn = (an + ibn ), 2 sin nx = einx einx , 2i

einx + einx , 2

3.1 Approfondimenti: Serie di Fourier complesse

225

si ha che

a0 +
n=1

an cos nx + bn sin nx = c0 +
n=1

cn einx +
n=1

cn einx =

cn einx
n=

che ` e detta forma complessa o (esponenziale) della serie di Fourier di f . Si osserva che n Z : cn = 1 2

f (x) einx dx.

La nozione di polinomio trigonometrico si introduce in modo analogo anche per le serie di Fourier complesse e, anche per queste serie di Fourier, continuano a valere i teoremi di convergenza quadratica, puntuale e uniforme. Inoltre in questo caso lidentit` a di Parseval diventa

|f (x)|2 dx = 2

n=

|cn |2 ,

dove | | indica il modulo complesso.

Si ` e posto formalmente
1

cn einx
n=

=
k = n

ck eikx .
k=1

226

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

Appendice F

Spazi normati
Sia V uno spazio vettoriale su R. Una norma su V ` e una

(1.1) Denizione funzione

: V R che soddisfa le seguenti propriet` a:

a) v 0 per ogni v V ; b) v = 0 se e solo se v = 0; c) v = || v per ogni R e v V ; d) v + w v + w per ogni v, w V . (Disuguaglianza triangolare) Per ogni v V il numero reale v ` e detto norma di v . Lo spazio vettoriale V munito della norma ` e detto spazio normato.

(1.2) Esempio La funzione modulo di Rn denita da x = (x1 , , xn ) Rn : ` e una norma su Rn . (1.3) Esempio Sia Rm non vuoto. Denotiamo con B () linsieme delle funzioni f : R limitate. Osserviamo che B () ` e uno spazio vettoriale su R. La funzione

|x| =

2 x2 1 + + xn

: B () R denita da f B () : f

= sup |f (x)|
x

` detta norma innito (o norma del sup) di f . ` e una norma in B (). E 227

228

S. Lancelotti, Appunti di Analisi Matematica II

(1.4) Denizione una successione in V .

Siano V uno spazio normato munito della norma

e (vn )

Diciamo che (vn ) ` e di Cauchy in V se per ogni > 0 esiste n0 N tale che per ogni n, m n0 si ha vn vm < .

(1.5) Denizione

Siano V uno spazio normato munito della norma

, (vn )

una successione in V e v V . Diciamo che (vn ) converge a v in V (o che (vn ) ` e convergente a v in V ) se lim vn v = 0.
n

e il limite di (vn ) e scriviamo lim vn = v . In tal caso diciamo che v `


n

(1.6) Proposizione

Siano V uno spazio normato munito della norma

(vn ) una successione in V convergente a v V . Allora (vn ) ` e di Cauchy in V . Dimostrazione. Sia > 0. Poich e lim vn v = 0, allora esiste n0 N tale che per
n ogni n n0 si ha vn v < 2 . Quindi per ogni n, m n0 si ha

vn vm vn v + v vm <

+ = . 2 2

(1.7) Denizione convergente in V .

Sia V uno spazio normato.

Diciamo che V ` e completo (o di Banach) se ogni successione di Cauchy in V ` e

(1.8) Esempio Ogni spazio normato di dimensione nita ` e completo. In particolare per ogni n N, n 1, lo spazio Rn ` e completo. Lo spazio normato B () dellEsempio (1.3), che ` e di dimensione innita, munito della norma

` e completo.