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PROBLEMI DELL’INVOLUCRO

PROBLEMI DELL’INVOLUCRO PATOLOGIE DEL MODERNO? Con la consulenza di Archimede sugli specchi ustori, Frank O’ Gehry

PATOLOGIE DEL MODERNO?

Con la consulenza di Archimede sugli specchi ustori, Frank O’ Gehry non avrebbe surriscaldato gli edifici circostanti. Così come nella Torre Antel a Montevideo, Giovanni Battista Venturi avrebbe evitato i danni del vento che si incunea tra due corpi dell’edificio. Quando il progetto e non la senescenza crea il danno all’edificio

Sergio Croce

L’ ambiente dal punto di vista fisico può essere

interpretato come un universo di segni e di

segnali che, oltre che incidere sulla senso-

rialità dell’uomo, è anche potenzialmente in grado

di stimolare e determinare reattività dell’organismo

edilizio e in particolare dell’involucro. In particolare l’involucro, nella sua interpretazione funzionale,

oltre che avere il compito di reagire opportunamen-

te ai segnali ambientali al fine di mantenere la sua

integrità nel tempo, costituisce lo strumento di potenziamento, depotenziamento, trasformazione e re-immissione in ambiente di tali segnali. Il modo di reagire a tali stimolazioni, da parte dell’organismo edilizio, influenza fortemente le condizioni ambien-

tali non solo interne, ma anche esterne. L’involucro diventa quindi un generatore di segnali (termici, acustici, luminosi) dalla cui graduazione e modulazione progettuale dipende l’attivazione di condizioni ambientali confortevoli.

Fino ad ora la ricerca e le attenzioni progettuali si sono concentrate sugli effetti di tali segnali sulle condizioni interne. Si è data infatti prevalenza alla interpretazione dell’involucro come elemento di difesa e di controllo delle condizioni interne in pre- senza di situazioni di contesto sfavorevoli o critiche. Meno indagato è il tema della influenza degli edifici, nella loro complessità geometrica e materica, sul- l’ambiente circostante. È indubbio infatti che le superfici esterne dell’involucro immettano nell’am- biente esterno segnali termici, acustici, luminosi che tendono a modificare l’esito integrato di qualità ambientale che si determinerebbe nello stesso sito in assenza di edificazione. È noto che l’attuale svi- luppo urbano addensato è responsabile dell’attiva- zione del fenomeno denominato “isola climatica urbana”. Tale fenomeno si caratterizza per una con- sistente alterazione degli eventi climatici e determi- na notevoli influenze sul regime di inquinamento.

ERRORI DI PROGETTO

Walt Disney Concert Hall a Los Angeles

 

Epoca edificio: inaugurato nell’ottobre 2003. Rivestimento involucro: 21.000 m 2 , pannelli in lamiera acciaio inox, distribuiti in 6100 pezzi. Superficie involucro: curva, in parte acciaio inox lucido, in parte acciaio inox spazzolato. Sistema costruttivo rivestimento: il sistema costruttivo si differenzia nella versione solo rivestimento dalla versione con funzione di isolamento termico e di tenuta all’aria e all’acqua: nel primo caso il pannello è agganciato alla sotto-struttura lasciando un’intercapedine ventilata, nel secondo caso vengono aggiunte delle schiume poliuretaniche.

Elementi dell’involucro

     

coinvolti

Cause

Effetti

Correzione adottata

   

-

Abbagliamento.

 

Surriscaldamento all’interno degli edifici circostanti.

-

-

Intervento: satinatura delle

superfici interessate con strumenti

-

Aumento della temperatura delle superifici

abrasivi di tipo vibrazionale e orbitale.

Superfici curve, acciaio inox lucido

Radiazioni riflesse

irradiate (60°C).

-

Valori di specularità delle superfici > 300 GU

-

Epoca: marzo 2005 (un anno e

(valore di riferimento consigliato 100 GU).

mezzo dopo l’inaugurazione).

 

- Luminanza = 12,000 cd/m 2 .

-

Durata: 6 settimane.

- Valore della temperatura in corrispondenza dei

Costo: 90.000 $ (costo complessivo dell’edificio 274.000.000 $).

-

fuochi generati dalle superfici concave, 150 – 170 °C.

Torre delle Telecomunicazioni Antel a Montevideo

 

Epoca edificio: completato nel 2003. Sup. utile: 9459 m 2 . Altezza: 160 m (35 piani)+antenna alta 40 m. Struttura: c.c.a. e acciaio Involucro: vetro e alluminio

Elementi di contesto ambientale

Porzione di edificio interessata

Effetto

Patologia

Generale: zona fortemente ventosa

Torre

Struttura elastica

Oscillazione verificate (analoga a quella di edifici comparabili)

Caso specifico: 2005, uragano con vento a 160 km/h

Facciata del corpo basso strutturalmente più rigida, ma meno esposta al vento

Effetto Venturi indotto da una quinta posizionata tra la torre e l’edificio più basso: si verifica un’accelerazione della velocità del vento ed un effetto di suzione

Rottura e asportazione completa della lastra esterna dei pannelli del vetrocamera

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Certamente un approccio alla progettazione urba- na maggiormente conscio delle influenze che una specifica articolazione urbana ha nei riguardi della

alterazioni climatiche avrebbe la possibilità di influi-

re positivamente sul problema e migliorare il clima

delle nostre città. Così pure una valutazione dell’impatto che un edifi-

cio determina sulle condizioni degli spazi circostan-

ti consentirebbe di migliorarne l’usufruibilità.

Il tema è naturalmente molto complesso, ma forse i due casi che qui di seguito si presentano eviden- ziano in modo paradigmatico i rischi di una disin- volta prassi progettuale, che non assegna la giusta importanza alle analisi di impatto ambientale sulle zone esterne all’edificio. Il primo caso è il Walt Disney Concert Hall di Los Angeles di Gehry che ha avuto in America una notevole copertura mediatica e che ha richiesto consistenti interventi di correzione.

Il secondo caso è costituito dal complesso Antel di

Montevideo dove apparati architettonici scenografi-

ci hanno determinato pesanti aggravamenti della

usufruibilità degli spazi di transito esterni in presen-

za di vento oltre che danni agli edifici.

Come vedremo i casi celano una perdita di cono- scenze elementari che Archimede e molti secoli dopo Venturi avevano depositato nella storia delle scienze e delle tecniche ingegneristiche.

I due casi evidenziano infatti un utilizzo improprio delle “lenti ustorie” e dell’“effetto venturi”.

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Il Walt Disney Concert Hall, Los Angeles Le superfici degli edifici quando investiti dalla

radiazione solare, in funzione delle loro caratteristi- che di assorbimento, della loro texture e del loro assetto geometrico riemettono in ambiente in modo differente una parte più o meno consistente di tale radiazione. Per quanto riguarda la luce, in termini sommari, si può dire che la riflessione in ambiente generata dal comportamento delle superfici può essere del tipo diffuso o speculare

In presenza di specifiche conformazioni delle

superfici la riflessione speculare può essere di tipo concentrato (superfici concave), di tipo perfetta- mente speculare (superfici piane),di tipo decon- centrato (superfici convesse). Negli Stati Uniti vi è una forte corrente di pensiero che spinge a trattare le superfici degli edifici e ulti- mamente anche quella dei marciapiedi e addirittura delle strade con colori chiari o riflettenti sia per

aumentare l’albedo delle città sia per ridurre gli effetti termici dell’isola urbana dovuti alla radiazione solare in stagione estiva.

È chiaro che tale messaggio, nelle sua banalizza-

Walt Disney Concert Hall a Los Angeles

L’involucro

Le lastre di acciaio, utilizzate per il rivestimento, sono superfici rullate, quindi con un asse diritto e uno curvo. I profili seguono le isoparametri- che della superficie curva; al produttore era stata delegata la risoluzio- ne tecnologica di agganci, sistema di montaggio e chiusure dei rivesti- menti. Sono stati necessari cinquanta modelli in 3D per definire le diffe- renti parti dell’edificio. Il rivestimento è costituito da 21.000 m 2 di pan- nelli in lamiera di acciaio inox di dimensioni di 1,2 m per 3,0 m circa di spessore variabile, da 5 mm in basso per evitare eventuali deformazioni da urto, a 2 mm in altezza. I raggi di curvatura sono molteplici, la tota- lità gli elementi ammonta a 6.100 pezzi di cui solo 2.100 sono della stes- sa tipologia. Il sistema costruttivo si differenzia nella versione solo rive- stimento e nella versione isolante aria e acqua: nel primo caso il pan- nello è agganciato alla sotto-struttura lasciando un’intercapedine venti- lata, nel secondo caso vengono aggiunte delle schiume poliuretaniche.

sotto-struttura lasciando un’intercapedine venti- lata, nel secondo caso vengono aggiunte delle schiume poliuretaniche.
sotto-struttura lasciando un’intercapedine venti- lata, nel secondo caso vengono aggiunte delle schiume poliuretaniche.
sotto-struttura lasciando un’intercapedine venti- lata, nel secondo caso vengono aggiunte delle schiume poliuretaniche.

Radiazioni riflesse: la specularità delle superfici

Parte delle superfici generavano fenomeni di abbagliamento, surriscalda- mento all’interno degli appartamenti di alcuni edifici circostanti diretta- mente investiti dalla radiazioni riflesse. In corrispondenza dei fuochi gene- rati dalle superfici concave si registravano temperature tali da deformare oggetti in plastica dell’arredo urbano.

tali da deformare oggetti in plastica dell’arredo urbano. Una soluzione provvisoria in attesa della diagnosi Le
tali da deformare oggetti in plastica dell’arredo urbano. Una soluzione provvisoria in attesa della diagnosi Le
tali da deformare oggetti in plastica dell’arredo urbano. Una soluzione provvisoria in attesa della diagnosi Le

Una soluzione provvisoria in attesa della diagnosi

Le superfici che determinavano gli abba- gliamenti più consistenti furono subito rive- stite con teli. Successivamente fu messo a punto un modello grafico di simulazione, finalizzato a valutare l’andamento dei fenomeni di abba- gliamento e surriscaldamento durante il tra- scorrere dell’anno.

e surriscaldamento durante il tra- scorrere dell’anno. La risoluzione del problema: satinare Per satinare le
e surriscaldamento durante il tra- scorrere dell’anno. La risoluzione del problema: satinare Per satinare le
e surriscaldamento durante il tra- scorrere dell’anno. La risoluzione del problema: satinare Per satinare le
e surriscaldamento durante il tra- scorrere dell’anno. La risoluzione del problema: satinare Per satinare le

La risoluzione del problema: satinare

Per satinare le superfici vennero utilizzati strumenti abrasivi

di

tipo vibrazionale e successivamente orbitale. La finitura

fu

realizzata a mano con carta vetrata finissima e pulizia

finale con panni di cotone per eliminare la polvere.

pulizia finale con panni di cotone per eliminare la polvere. Archimede e gli specchi ustori Forse
pulizia finale con panni di cotone per eliminare la polvere. Archimede e gli specchi ustori Forse

Archimede e gli specchi ustori

Forse non tutti ricordano che durante la seconda guerra punica (218-210 a.C.) la città siciliana

di Siracusa, una colonia greca, era stata messa sotto assedio, sia da terra che dal mare, dalle

forze romane al comando del console Marcello. Proprio in quel frangente, Archimede avrebbe

usato degli specchi per raccogliere e concentrare i raggi solari: puntati contro le quinqueremi

di legno romane, i raggi riflessi ne provocarono l'incendio, distruggendo la flotta di Marcello.

Gli elementi in mano a chiunque volesse ripetere l'esperimento non sono molti: non ci è giunto nessuno scritto di Archimede sugli specchi ustori. L'unico riferimento alla vicenda à nell'opera dello scrittore Dione Cassio, un autore imperiale del II secolo d.C. In questi scritti si parla del- l'impiego degli specchi contro navi che si trovano alla distanza di ''un tiro d'arco": un unico specchio di forma esagonale, composto da numerosi e piccoli specchi elementari; e dell'utiliz- zo di corde per muovere lo specchio in modo da ottenere un angolo di rifrazione che deviasse

i raggi del sole "concentrati" sulle navi. Dal punto di vista geometrico, dati i fuochi di una ellis- se, via via che il piano che la genera si inclina, l'ellisse diventa sempre più allungata e il secon- do fuoco si allontana dal primo. Quando si trasforma in una parabola, il secondo fuoco spari- sce (a volte si dice che è andato all'infinito) e non ne resta che uno. E mentre in uno specchio ellittico i raggi che provenivano da un fuoco andavano a finire nell'altro, in uno specchio para- bolico i raggi che partono dell'unico fuoco rimasto si riflettono parallelamente all'asse, e vice- versa i raggi paralleli all'asse che si

concentrano nel fuoco. Quest'ultima proprietà della parabola può essere usata per costruire uno specchio ustorio, ossia uno specchio che con- centra i raggi solari (che si possono considerare paralleli data la grande distanza del Sole) nel fuoco, dove possono incendiare del materiale infiammabile.

considerare paralleli data la grande distanza del Sole) nel fuoco, dove possono incendiare del materiale infiammabile.

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zione, può al contrario delle attese produrre un peggioramento dell’isola di calore. Il caso della Walt Disney Concert Hall in Los Angeles di Frank Gehry è a questo riguardo esemplare. L’edificio Walt Disney Concert Hall o dell’effetto “specchio ustorio”, inaugurato nel 2003, si caratte- rizza per le tipiche superfici curve, realizzate nella

contraente (Schiler and Associated). Va notato che il Final Environmental Impact Report del 1999 relativo all’approvazione del progetto faceva riferimento ad un rivestimento in pietra cal- carea. La sostituzione della pietra con l’acciao inos- sidabile non fu ritenuta tale da determinare proble- mi, assumendo il fatto che i due materiali avessero

parte dell’edificio in cui è inserito l’Arts theatre

la

stessa riflettanza una erroneamente non fu tenuto

(Redcat) in acciao inox lucido, al contrario di altre

in

conto degli effetti della specularità. I livelli di spe-

parti realizzate in acciao inox spazzolato. Dal punto di vista della riflettanza i valori dei due trattamenti divergono di poco: drammaticamente diverso è invece il fenomeno della riflessione. Subito dopo la costruzione cominciarono infatti a farsi sentire le lamentele degli automobilisti, dei pedoni e degli abitanti degli edifici circostanti. Alcune superfici generavano non solo fenomeni di abbagliamento, ma anche surriscaldamenti all’inter- no degli appartamenti di alcuni edifici circostanti direttamente investiti dalle radiazioni riflesse. Si aggiunga che in corrispondenza dei “fuochi” gene-

cularità delle superfici raggiungevano valori anche superiori a 300 GU, ben superiori al valore consi- gliato di 100 GU per le superfici verticali Successivamente fu messo a punto un modello grafico di simulazione, finalizzato a valutare l’anda- mento dei fenomeni di abbagliamento e di surri- scaldamento durante il trascorrere dell’anno. Le analisi condotte evidenziarono situazioni tali da determinare disturbi comportamentali ma non veri e propri impedimenti, inoltre consentirono di indivi- duare le superfici su cui intervenire che risultarono nettamente più grandi rispetto a quelle trattate ini-

rati dalle superfici concave si registravano tempera-

zialmente con teli. Due furono le soluzioni alternati-

ture tali da deformare oggetti in plastica dell’arredo

ve

individuate: la prima consisteva nell’applicazione

urbano. Inoltre era nettamente percepibile dai pas-

di

una pellicola e la seconda poi adottata consiste-

santi un incremento consistente della temperatura radiante al passare da una zona abbagliata ad un'altra non interessata dal fenomeno. All’inizio, per ridurre le lamentele e in attesa di deci- dere su come intervenire, le superfici che determi- navano i più consistenti abbagliamenti furono rive- stite con dei teli. Successivamente per affrontare il problema furono eseguite alcune misure di tempe- ratura della superficie dei marciapiedi investiti da

va nel “satinare” le superfici interessate mediante differenti tecniche. Nel novembre 2004 fu emesso il report finale e nel marzo 2005 si diede corso alle operazioni. L’intervento ebbe un costo di $ 90.000 a fronte di un costo di costruzione di $ 274.000.000. Prima di dare luogo all’operazione che durò sei set- timane, furono eseguiti 10 test che furono sottoposti alla scelta dell’architetto. Il processo di intervento selezionato previde l’utilizzo di strumenti abrasivi di

tali riflessioni: i data logger evidenziarono il raggiun- gimento di valori attorno ai 60 °C. Nei punti di con- centrazione focale furono misurate temperature tra i 150 e 170 °C. Furono eseguite anche analisi relati-

tipo vibrazionale e quindi orbitale. La finitura fu realizzata a mano mediante carta vetrata finissima e pulizia finale con panni di cotone per eliminare la polvere.

ve alla luminanza che raggiungeva valori superiori a 12,000 cd/m 2 . Consistente fu la diffusione media- tica e nel giugno del 2003 il Chief Administrative Office della Contea di Los Angeles incaricò una società di ingegneria di studiare il caso insieme a allo studio Gehry (Foga) e di proporre soluzioni al riguardo. La società di ingegneria incaricata (Sapphos Environmental, inc.) si avvalse di un sub-

La torre Antel di Montevideo o dell’“effetto venturi” Un altro caso interessante di incidenza negativa di formalismi architettonici sulla situazione del microcli- ma a ridosso degli edifici è quello della torre Antel di Montevideo progettato dall’architetto Carlos Ott. L’edificio, costruito con fondi della municipalità e

Ott. L’edificio, costruito con fondi della municipalità e A sinistra e al cen- tro, Torre Antel
Ott. L’edificio, costruito con fondi della municipalità e A sinistra e al cen- tro, Torre Antel
Ott. L’edificio, costruito con fondi della municipalità e A sinistra e al cen- tro, Torre Antel

A sinistra e al cen- tro, Torre Antel a Montevideo. Nella foto a sinistra è evidente la distri- buzione dei volumi che ha creato l’ef- fetto venturi. A destra, Walt Disney Concert Hall: gli effetti di riflessione presenti in una molteplicità di punti; nella foto l’e- dificio prima della cura.

Torre delle Telecomunicazioni Antel a Montevideo

Vento Forza 12:

danneggiamento del courtain wall

Nonostante il vento avesse raggiunto la velocità di 160 km/h e la Torre fosse stata fatta sgomberare per le oscillazioni della struttura, sullo stes- so si ebbero solo danneggiamenti dell’involucro “fronte vento”, dovuti ad oggetti proiettati dal vento, senza rotture di vetri.

ad oggetti proiettati dal vento, senza rotture di vetri. Effetto Venturi come conseguenza dell’errore di

Effetto Venturi come conseguenza dell’errore di distribuzione

La quinta posizionata tra la torre e l’edificio basso produce un’accelera- zione della velocità del vento ed un effetto di suzione che ha avuto come risultato l’asportazione delle lastre esterne del retrocamera, dei coprigiun- ti esterni e delle lastre decorative.

dei coprigiun- ti esterni e delle lastre decorative. A ridosso della torre: problemi di microclima
dei coprigiun- ti esterni e delle lastre decorative. A ridosso della torre: problemi di microclima
dei coprigiun- ti esterni e delle lastre decorative. A ridosso della torre: problemi di microclima
dei coprigiun- ti esterni e delle lastre decorative. A ridosso della torre: problemi di microclima
dei coprigiun- ti esterni e delle lastre decorative. A ridosso della torre: problemi di microclima

A ridosso della torre:

problemi di microclima

L’architettura della parte a terra della Torre Antel è caratterizzata da una serie di quinte scenografiche che influenzano l’azione del vento sia sulla Torre che sugli edifici più bassi

Sull’effetto Venturi

L'effetto Venturi (o paradosso idrodinamico) è il fenomeno fisico, scoperto e studiato dal fisico Giovanni Battista Venturi, per cui la pressione di una corrente fluida aumenta con il diminuire della velocità. È possibile studiare la variazione di pressione di un liqui- do in un condotto, inserendo dei tubi manometrici. L'esperimento dimostra che il liquido raggiunge nei tubi altezze diverse: minore dove la sezione si rimpicciolisce (in cui aumenta la velocità) e maggiore quando la sezione si allarga (ovvero quando la velocità diminuisce). Dato che la pressione del liquido aumenta all'aumen- tare dell'altezza raggiunta dal liquido nei tubi manometrici, è pos- sibile dire che ad un aumento della velocità corrisponde una dimi- nuzione della pressione e viceversa, cioè all'aumento della pres- sione corrisponde una diminuzione della velocità. Con esperi- menti appropriati, è possibile notare lo stesso fenomeno nei gas.

appropriati, è possibile notare lo stesso fenomeno nei gas. con p=densità; p=pressione; v=velocità del liquido Perché
appropriati, è possibile notare lo stesso fenomeno nei gas. con p=densità; p=pressione; v=velocità del liquido Perché

con p=densità; p=pressione; v=velocità del liquido Perché viene chiamato para- dosso idrodinamico? L'Effetto Venturi viene anche chiamato paradosso idrodina- mico poiché si può pensare che la pressione aumenti in corri- spondenza delle strozzature; tuttavia, per la legge della portata,è solo là che la velocità aumenta in corrispondenza delle strozzatu- re. Quindi se abbiamo un tubo che finisce contro una piastra come in figura e il fluido ha una pressione leggermente superiore alla pressione atmosferica, l'aumento di velocità che la strozzatu- ra crea tra tubo e piastra farà aumentare la velocità a scapito della pressione del fluido. Se la pressione scende al di sotto della pressione atmosferica, la piastra tenderà a chiudere il tubo anzi- ché volare via.

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consegnato nel 2003, ha una superficie utile di 9.459 m 2 : la torre vera e propria raggiunge l’al- tezza di 160 m. Nella parte terminale sono installate strutture strumentazioni di telecomuni- cazione e in sommità si eleva una antenna di 40 metri. La struttura, che si sviluppa su 35 piani, è composta da un nucleo centrale in c.c.a e da membrature perimetrali in acciao. Anche in questo caso si è registrato un intenso dibattito pubblico generatosi fin dalla fase di costruzione sia per aspetti politici (l’edificio è stato costruito con fondi della municipalità) sia per motivazioni tecnico strutturali, legate al’uti- lizzo di profilati europei, leggermente più pesanti di quelli americani previsti in capitolato.

vetri e più precisamente la rottura e l’asportazione completa della lastra esterna dei pannelli in vetroca- mera interessò invece la facciata del corpo basso e quindi le superfici di facciata potenzialmente meno esposte all’azione diretta del vento e strutturalmente più rigido. La lastra interna di composizione stratificata seppur lesionata rimase in posizione. Durante la progettazione furono eseguite prove in galleria del vento per valutare le azioni sulla torre e sugli edifici più bassi. L’analisi però non considerò l’influenza che avrebbero potuto avere le quinte sce- nografiche che caratterizzano l’architettura della parte a terra della torre Antel. In particolare come si può osservare nelle illustrazioni, tra la torre e l’edifi-

In

particolare, la polemica riguardava una pre-

cio basso a sinistra è inserita una quinta che induce

sunta eccessiva elasticità della torre sotto l’a-

dal punto di vista fluidodinamico un vero e proprio

zione del vento. L’edificio prospetta infatti diret- tamente sull’estuario del Rio della Plata ed è quindi interessato da venti di notevole potenza.

“effetto venturi”. Tale effetto produce un’accelerazio- ne della velocità del vento ed un effetto di suzione che nel nostro caso ha determinato l’asportazione

In

ogni caso le analisi di calcolo e le prove in

delle lastre esterne del vetrocamera.

galleria del vento consentirono di evidenziare

L’azione del vento ha determinato anche l’asporta-

come le oscillazioni rientravano nella normalità

zione dei coprigiunti esterni e delle fasce decorati-

di

edifici analoghi (18 cm di oscillazione rispet-

ve. Risulta interessante osservare come le lastre del

to

ad un evento con un ritorno da 50 a 100

rivestimento in pietra della quinta non sono state

anni). Altre polemiche riguardarono il courtain wall e la sua stabilità sotto l’azione del vento. Tali polemiche furono anche generate da inter- ruzioni dei lavori dovute in questo caso alla scelta dei vetri. In particolare si temeva che l’e- lasticità della struttura, anche in relazione alla sua tipologia costruttiva del courtain wall (a montanti e correnti), potesse determinare la compressione e la rottura dei vetri. Nel 2005 un fortunale di estrema violenza interessò Montevideo e quindi anche il complesso Antel. Il vento raggiunse la velocità di 160 km/h e determinò molti danni agli edifici della città e nelle zone limitrofe. In tale occasione la torre fu

interessate da dislocazioni o rotture. Le lastre erano state messe in opera, a giunto aper- to su una baraccatura strutturale in acciaio. La per- meabilità all’aria della quinta ha in questo caso impedito azioni di strappo delle lastre stesse, che al contrario si sono determinate sulla facciata contrap- posta. La permeabilità della quinta ha nella sostan- za annullato l’azione depressiva causata dall’effetto venturi sulla stessa. Ma a parte il dissesto del cour- tain wall il caso è interessante anche per le conse- guenze indotte sulle zone di transito dalla specifica articolazione architettonica. A parte il rischio di caduta di elementi della facciata, anche per venti meno forti l’incremento della velocità del vento rag-

fatta sgombrare per le oscillazioni della struttu- ra, che peraltro rientravano nei limiti di calcolo. Danneggiamenti del courtain wall si ebbero nella zona prospiciente all’estuario del Mar dalla Plata da dove soffiava il vento. La cosa interessante fu che non si ebbero rotture di vetri nelle facciate della torre, evidentemente maggiormente esposta all’azione ventosa. Per quanto riguarda la torre si registrò la rottura di un limitato numero di vetri solo nella parte bassa in conseguenza ad oggetti a terra proiettati sulla facciata: il vento a terra era in grado di spostare le automobili. La rottura dei

giunge il massimo proprio nella zona di ingresso del corpo basso, potendo creare disturbi consistenti alla deambulazione.

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