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Capitolo XVII

Analisi dei Giochi e analisi del Ricatto: visione d'insieme, critica e ulteriori sviluppi1
Marilyn J. Zalcman

Introduzione Il presente articolo una versione rivista del mio importante intervento alla Conferenza Estiva del 1986 organizzata dall'Associazione Europea di Analisi Transazionale e pubblicato con il titolo "Analisi dei Giochi e Analisi del Ricatto" (Zalcman, 1987). In quell'intervento riesaminavo i contributi di Berne e di altri autori alla teoria e alla pratica dell'analisi dei giochi e dell'analisi del ricatto. Analizzavo lo stato attuale di queste due aree dell'analisi transazionale proponendo revisioni e ulteriori sviluppi in entrambe le aree. Da una prospettiva ampia, ho scelto gli sviluppi pi importanti in queste due aree e ho proposto da un "punto di vista Marziano" ulteriori, necessari sviluppi. In questo articolo, che una elaborazione del mio intervento chiave, voglio difendere tre posizioni riguardanti la teoria e la pratica dell'AT. Primo, necessaria una rilettura e una revisione sistematica sia della teoria che della pratica dell'AT, cosicch si possano eliminare concetti e tecniche non compatibili con la filosofia, la teoria e/o la pratica AT. Secondo, l'analisi dei giochi e l'analisi del ricatto vanno riconosciute come aree separate e distinte dell'AT: la prima distinzione che l'analisi dei giochi riguarda gli eventi transazionali, mentre l'analisi del ricatto affronta i processi intrapsichici. Terzo, anche con l'aggiunta dell'analisi del ricatto come area separata, le attuali divisioni principali della teoria AT (e cio, analisi strutturale, analisi transazionale propria,
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Zalcman, M.J. (1990). Game Analysis and Racket Analysis: Overview, Critique and Future Developments. Transactional Analysis Journal, 20, 1, pp. 4-19 (Trad. ital. di Anna Vio. In Polarit, 8, No. 3, 351-376).

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analisi dei giochi, analisi del ricatto e analisi del copione) non sono sufficienti a rendere l'analisi transazionale una teoria e un metodo esaurienti di psichiatria sociale. Perch l'AT possa considerarsi una teoria globale di psichiatria sociale, necessario aggiungere una nuova area, definita "analisi dei sistemi sociali" - che comprenda i concetti e le tecniche riguardanti le diadi, i gruppi, le organizzazioni, e i sistemi sociali pi vasti. Questo articolo, quindi, non una rassegna esauriente della letteratura sull'analisi dei giochi e sull'analisi del ricatto, anche all'interno dell'AT, invece un esame critico inteso a stimolare ulteriori sviluppi della teoria e della pratica AT.

Contesto: sviluppo della teoria e della pratica AT fino ad oggi Forse il pi stimolante e innovativo contributo di Berne alla teoria sul comportamento umano e alla pratica psicoterapeutica stato la creazione dell'analisi transazionale come teoria e metodo di psichiatria sociale. Ci che ha particolarmente reso popolare l'AT e che ha attratto molti clinici esperti stata l'idea di Berne che le persone potevano essere capite e aiutate mettendo a fuoco il loro comportamento "qui ed ora" in un contesto sociale, o pi specificamente, attraverso l'analisi delle loro transazioni. Nella sua opera A che gioco giochiamo, (Berne, 1964a), divenuta un best seller (con un certo rammarico da parte di Berne [Berne, 1965, 1966b, 1966c]), egli sosteneva con tenacia l'importanza della psichiatria sociale come metodo di cambiamento (Berne, 1964a, p.51). Berne riteneva che il non tener conto delle interazioni sociali limitava tristemente non solo la teoria e la pratica della psicoterapia, ma anche la possibilit di comprendere il comportamento umano:
Le teorie sulle psicodinamiche individuali fino ad oggi non sono state in grado di risolvere in maniera soddisfacente i problemi legati ai rapporti umani. Queste situazioni transazionali richiedono una teoria delle dinamiche sociali che non pu solo derivare da considerazioni sulle motivazioni individuali (1964a, p.59).

In tutta la sua opera, Berne considera l'AT come una teoria e un metodo di trattamento di gruppo diversi, ed incoraggia innovazioni nella comprensione delle dinamiche sociali. Allo stesso tempo, egli era influenzato dalla sua cultura professionale dominata dalla psicoanalisi (Forman e Ramsburg, 1978, pp. 22-23) e non riusc mai a staccarsi totalmente dalla spiegazione del comportamento umano in termini di psicodinamiche e motivazioni individuali. Quindi, secondo me, Berne non ha creato una teoria completa di psichiatria sociale. Dopo la morte di Berne

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nel 1970, lo sviluppo della teoria e della pratica AT si rallentato, se non addirittura sviato, a causa di quattro tendenze: (1) una rapida creazione di nuovi concetti e tecniche AT senza una adeguata integrazione concettuale con ci che gi esiste; (2) l'adozione di concetti e tecniche presi a prestito da altri metodi senza una sufficiente valutazione critica o integrazione all'interno della pratica e della teoria AT; (3) una riformulazione dell'AT in termini psicoanalitici e neopsicodinamici, spesso per renderla "pi rispettabile", oppure la presentazione dell'AT in termini di psicologia popolare, spesso per renderla "pi vendibile"; (4) e pi recentemente, una tendenza a citare Berne e procedere come se le sue parole fossero il vangelo e non potessero essere messe in discussione. Tutte queste tendenze hanno avuto alcuni effetti positivi: hanno concesso spazio a contributi di nuovi autori, hanno fornito una base di scambio fra colleghi in campi affini ed hanno anche accresciuto la rispettabilit dell'AT e della sua accettazione nella comunit professionale e fra il pubblico. Tuttavia, vi sono stati anche diversi effetti negativi, diretti o indiretti: (1) i concetti base di Berne e di altri autori di AT e i presupposti fondamentali della teoria AT non sono mai stati sufficientemente messi in discussione. (2) Diverse definizioni e metodi di trattamento connessi agli stessi fenomeni sono, nel migliore dei casi, incoerenti e spesso perfino contraddittori; (3) I concetti e le tecniche prese a prestito da altri metodi sono stati tratti dal loro contesto e introdotti nell'AT, spesso senza un adeguato esame delle implicazioni o della loro coerenza con i valori, con la teoria e la pratica AT. (4) Non si prestata sufficiente attenzione alla struttura teorica dell'AT, alla correlazione fra i diversi concetti AT n ad un esame sistematico della teoria rispetto alla sua coerenza logica ed essenzialit (e cio, l'applicazione del "rasoio di Occam"). (5) Non si fatta sufficiente ricerca all'interno dell'AT, e la stessa ricerca resa difficile perch non esistono n definizioni coerenti per i concetti base, n una delineazione chiara fra le diverse aree principali della teoria e della pratica AT. Di conseguenza, abbiamo mancato di svolgere una revisione e un approfondimento critici della teoria e della pratica AT che ci stimolassero ad arricchire un corpo di conoscenze e di metodologie distinte e identificabili come analisi transazionale, da offrire come qualcosa di unico alla comunit professionale e al pubblico. E' giunto il momento di riflettere sui progressi che abbiamo gi apportato all'interno dell'AT o che abbiamo adottato dall'esterno, e di considerare quali concetti e tecniche dobbiamo mantenere e quali scartare, quali

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rivedere o quali creare per rendere l'AT proficua per il futuro. Con un maggiore accordo sulle definizioni, ci sar possibile valutare e integrare con maggiore efficacia la teoria e le metodologie che si sviluppano in altre aree, evitando cos un atteggiamento isolazionista e sciovinistico del tipo "Il mio migliore del tuo". L'importanza di usare la ricerca e la teoria esterne all'AT per rivedere e aggiornare la nostra teoria stata dimostrata in recenti articoli sulla teoria del copione (Allen e Allen, 1988; Cornell, 1988; Matze 1988). E' necessario continuare sia nella revisione critica dell'AT che nell'integrazione di conoscenze esterne. Questo articolo di critica dell'analisi dei giochi prende in esame gli sviluppi all'interno dell'AT, e comprende alcune considerazioni su: 1) il contributo originale di Berne, 2) i contributi di altri autori, 3) lo stato attuale dell'analisi dei giochi e l'analisi del ricatto, e 4) alcune raccomandazioni per sviluppi futuri.

Analisi dei Giochi


Il contributo originale di Berne Il contributo pi importante di Berne all'analisi dei giochi stato l'aver individuato i giochi nelle interazioni umane. La sua idea - che i giochi sono dei modelli di comportamento riconoscibili e ripetitivi che creano seri problemi nei rapporti - ha aperto una nuova strada per comprendere e intervenire sul comportamento nel lavoro clinico e in altre situazioni sociali, diventando nel tempo una pietra miliare dell'AT come metodo di psichiatria sociale. Nella sua opera A che gioco giochiamo, Berne (1964a) faceva una distinzione fra l'analisi teorica dei giochi e l'analisi pratica dei giochi:
"L'analisi pratica dei giochi affronta casi speciali come si manifestano in situazioni specifiche. L'analisi teorica dei giochi cerca di astrarre e generalizzare le caratteristiche di vari giochi, cos che possano essere riconosciuti indipendentemente dal loro contenuto verbale momentaneo e dalla loro matrice culturale" (p.52).

Sulla base di questa distinzione, penso che i contributi di Berne all'analisi dei giochi siano stati essenzialmente pratici (o clinici), e non teorici (o concettuali). Innanzitutto, la definizione di gioco di Berne non distingueva adeguatamente i giochi da altre sequenze transazionali finch egli non incorpor il concetto di scambio, di Karpman (1968). Prima di aggiungere lo scambio, la definizione di Berne di un gioco era: "una serie di

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transazioni ulteriori con un anello (punto debole), che porta ad un tornaconto [normalmente ben nascosto ma] ben definito" (1966, p.364). Questa definizione poteva comprendere i passatempi - due persone potevano impegnarsi in un passatempo con transazioni ulteriori che comprendevano sia un anello (punto debole) che un tornaconto per una o per entrambe le persone, senza che avesse luogo un gioco. Solo con l'introduzione della formula del gioco, Berne (1970, p.178) incluse anche la caratteristica essenziale dei giochi, che li distingue da altre transazioni, lo scambio (un contributo teorico che Berne attribuisce chiaramente a Karpman): Gancio (esca) + Anello (punto debole) = Risposta - Scambio - Tornaconto Nella sua opera "Ciao!"...e poi?, Berne (1971) aggiunse la confusione il momento di sorpresa che segue lo scambio - ed offre la sua definizione finale di un gioco nella Formula G: Ga + An = Ris - Sc - X/Conf - T Ga + An significa che il gancio si aggancia ad un anello, cos che il rispondente (l'interlocutore) (Ris) risponde. Il Giocatore aziona quindi lo scambio (Sc) e questo seguito da un momento di confusione (X), dopodich entrambi i giocatori ottengono il proprio tornaconto (T). Qualsiasi cosa corrisponda a questa formula un gioco, e ci che non vi corrisponde non un gioco (p. 23). Sebbene sia utile per descrivere un comportamento in cui si verificato uno scambio, la confusione non essenziale per distinguere i giochi da altre sequenze transazionali. Berne propose uno schema per l'analisi teorica dei giochi normalmente definito come "analisi formale dei giochi", che secondo me uno strumento per un'analisi pratica, e non teorica, dei giochi. Sebbene Berne proponesse questo schema come sperimentale e bisognoso di revisione, esso rimasto immutato e concettualmente insoddisfacente. La descrizione fatta da Berne di questo schema (1964a, p.52-58, e 70-71), essenzialmente un abbozzo per descrivere alcuni esempi di giochi specifici. Le categorie per gli elementi pi importanti dello schema (titolo, tesi, antitesi, obiettivo, ruoli, dinamiche, esempi, paradigma transazionale, mosse, vantaggi, e simili) richiedono informazioni su un gioco a vari livelli di astrazione - e cio, un insieme di descrizioni cliniche e ipotesi concettuali. Alcuni di questi elementi (in particolare, i ruoli, gli esempi, il paradigma transazionale e i vantaggi) richiedono spiegazioni troppo specifiche e troppo aperte alle variazioni idiosincratiche e alle interpretazioni per pretendere che un nuovo

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gioco rispetti i criteri dell'analisi teorica dei giochi di Berne. E' cio pi probabile che le illustrazioni producano casi speciali e non giochi basilari con aspetti generali che caratterizzano un vasto gruppo di individui di diverse culture. Uteriori difficolt nell'analisi teorica dei giochi si sono create a causa della mancanza di una terminologia unificata per i vari elementi dello schema. Per esempio, i termini usati per descrivere ciascuno dei sei tipi di vantaggi variano notevolmente. Termini di tutti i tipi vengono usati per descrivere i vantaggi dei giochi: termini della vita quotidiana, termini AT, termini psicoanalitici, e termini generali di biologia, di psicologia e di sociologia. E, visto nel suo insieme, lo schema per l'analisi formale dei giochi non stato sufficientemente correlato ad altri concetti AT n stato pienamente tradotto nella terminologia AT. Lo schema di Berne propone un modello per analizzare diversi giochi che si verificano in situazioni specifiche fra giocatori specifici il cui scopo deriva da motivazioni individuali e da esperienze di storia personale. Ci senz'altro utile ad un livello pratico perch mette in grado sia i professionisti che il pubblico di individuare gli esempi dei giochi e di capirne il significato. Teoricamente, tuttavia, lo schema non sufficientemente astratto o generale e ci non ci aiuta ad individuare modelli di giochi basilari e a creare un sistema di classificazione significativo. Questi limiti concettuali dello schema di analisi teorica dei giochi di Berne si riflettono sia nella sua opera sui giochi che nei successivi contributi teorici all'analisi dei giochi. La parte pi importante dell'opera di Berne affronta esempi specifici di giochi, che egli stesso aveva osservato o che gli erano stati riportati in situazioni cliniche e in seminari di formazione, da lui successivamente descritti e definiti in un linguaggio divulgativo. Egli ha usato l'analisi formale dei giochi per analizzare solo alcuni di questi giochi. In effetti, la maggior parte dei suoi scritti sui giochi di natura aneddottica, ipotetica e offerta come sperimentazione (e questo un suo grande merito) - che doveva essere convalidata attraverso ulteriori osservazioni e valutazioni sistematiche. E sebbene Berne riconoscesse che la posizione esistenziale fosse probabilmente la base pi giusta per lo sviluppo di una "classificazione sistematica e scientifica", nella sua opera A che gioco giochiamo, (1964a) egli us uno schema di classificazione di tipo sociologico e offr non meno di otto diversi schemi di classificazione di giochi che avevano un orientamento clinico e non teorico (pp. 63-64). Nelle sue opere successive, Berne (1966a, 1970, 1971) non rivide lo

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schema per analizzare i giochi n offr un diverso schema di classificazione. Concentr invece la sua attenzione su esempi di giochi nei rapporti naturali e sessuali (1970) e indag sulle origini dei giochi e sul loro rapporto con il copione (1971). Quindi, nonostante il suo contributo pionieristico allo sviluppo della psichiatria sociale grazie alla sua introduzione del concetto di giochi e del processo dell'analisi dei giochi, Berne ha lasciato molto di incompiuto nello sviluppo teorico dell'analisi dei giochi. Il contributo di altri autori Sia nella teoria che nella pratica dell'analisi dei giochi, penso che i contributi pi importanti ci vengano da Karpman e non da Berne. Con l'introduzione del concetto di scambio (colpo di scena) in un gioco e dei ruoli di Vittima, Salvatore, e Persecutore nel Triangolo Drammatico, Karpman (1968) ha fornito sia una caratteristica distintiva essenziale dei giochi (lo scambio) che un modo per capire le dinamiche base dei giochi transazionali. Al livello pratico, il Triangolo Drammatico di Karpman ci permette di illustrare ai clienti i giochi senza dover criticare o giudicare. E' possibile parlare dei ruoli, degli atteggiamenti che si accompagnano ai ruoli, e di ci che succede durante un gioco senza trasmettere i messaggi negativi che possono emergere quando i giochi si confrontano solo col nominarli. Similmente, il Piano del Gioco di James (1973) tiene conto della traduzione del concetto di gioco in termini che possono essere personalmente significativi e senza rendere le persone non-OK per il fatto che fanno dei giochi. Le quattro risposte ai giochi di Dusay (1966) sono usate come una guida generale per le opzioni di intervento; tuttavia sono limitate rispetto a ci che si fa realmente nella pratica per affrontare i giochi. La critica pi significativa alla struttura concettuale per la comprensione dei giochi di Berne ci viene dalla English (1976, 1977a, 1977b, 1977c, 1988). La English (1977c) sostiene che i giochi non sono usati per ottenere un tornaconto e che il copione non l'estremo tornaconto. L'autrice propone invece che il tornaconto di un gioco un "premio di consolazione" (1977c, p.325) che risulta da uno scambio di stato dell'Io quando due persone sono impegnate in transazioni di ricatto: "Ci che appare come un gioco in realt il risultato di ricatti che non riescono ad essere sostenuti" (English, 1988, p. 297). La English ha dato due importanti contributi alla comprensione dei giochi: (1) le carezze, e non i tornaconti, sono ci che motivano le persone a lasciarsi coinvolgere in transazioni che qualche volta risultano essere dei giochi, e (2) lo scambio di stati dell'Io una

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caratteristica distintiva dei giochi. La sua spiegazione che le persone sono motivate ad ottenere continue carezze per i propri sentimenti di ricatto attraverso transazioni ricattatorie sembra pi plausibile e meno fatalistica della descrizione che ci f Berne delle persone come inscindibilmente legate a copioni programmati dai genitori, che servono come motivazione a cercare dei rendiconti negativi attraverso i giochi, e tramite ci portare avanti il proprio copione. La spiegazione della English sostenuta da osservazioni cliniche, ed ha un orientamento pi positivo perch riconosce la possibilit che i modelli possono cambiare nel corso della vita di una persona. Se Karpman ha introdotto lo scambio e Berne lo ha incorporato nella teoria dei giochi, l'accento che la English pone sullo scambio degli stati dell'Io come caratteristica distintiva dei giochi differenzia ulteriormente i giochi da altre transazioni e aggiunge un'altra dimensione che va presa in considerazione nell'analizzare i giochi. La English ha dato un notevole contributo all'analisi dei giochi; tuttavia, i concetti che lei propone non sono sufficientemente differenziati da altri concetti AT e non sono adeguatamente integrati nelle divisioni esistenti della pratica e della teoria AT. Con l'introduzione del comportamento ricattatorio, la English (1976) ha introdotto un nuovo modo di concettualizzare le transazioni. Tuttavia, n in quell'opera (1976) n nei suoi scritti successivi essa ha messo in relazione le transazioni ricattatorie con l'esistente teoria e analisi transazionale propria, e non ha nemmeno riconosciuto che proponeva un nuovo tipo di transazione. Non ha indicato, cio, se le transazioni ricattatorie sono un esempio di uno dei vari tipi di transazioni esistenti (complementare, incrociata, angolare o ulteriore) o una serie pi complessa di un certo tipo di transazioni (probabilmente ulteriori). Sebbene la English distingua chiaramente le transazioni ricattatorie e i giochi mediante lo scambio di stati dell'Io, non riconosce per che il comportamento ricattatorio possa essere un esempio di passatempo, e non fa distinzione fra i ricatti e il passatempo. (In realt, ritengo probabile che il comportamento ricattatorio sia un nuovo modo di strutturare il tempo, diverso dai passatempi e dai giochi). La English (1988) contraddistingue la sua teoria e il suo metodo definendoli Terapia del Modello Esistenziale. Ha anche sviluppato le sue idee creando una nuova struttura concettualizzata in termini di AT, ma che non sufficientemente differenziata da altri aspetti della teoria AT. Il suo uso dei termini AT, e il fatto che altri hanno incorporato i suoi concetti all'interno della teoria AT un esempio dei problemi teorici che si sono creati con l'adottare nuovi concetti AT senza la necessaria valutazione critica per stabilire quando sono adattabili e quando differenti.

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Similmente, i concetti elaborati dalla famiglia Schiff (Schiff, 1977; Schiff et al., 1975), sono stati adottati senza una sufficiente opera di delineazione o di integrazione all'interno della struttura AT. Rispetto all'analisi dei giochi, gli Schiff hanno introdotto diversi concetti nuovi o nuove definizioni di concetti AT gi esistenti: simbiosi, quadro di riferimento, svalutazione, transazione di ridefinizione, e l'esagono di ridefinizione. Tenendo conto che il loro materiale era stato originariamente elaborato per trattare alcuni pazienti gravemente disturbati all'interno di una comunit terapeutica, penso che esso costituisca, in effetti, una struttura concettuale separata che si discosta notevolmente da alcuni presupposti base dell'AT. Gli shiffiani, per esempio, considerano i giochi "come derivanti da simbiosi irrisolte" e "come un tentativo disperato da parte di una persona che lotta per ricreare un ambiente nel quale i problemi arcaici possono essere ri-rappresentati e risolti" (Schiff, 1977, p.71). Questa descrizione contiene diversi presupposti che si distaccano notevolmente da altre teorie dell'AT. Innanzitutto, la simbiosi usata come principale costrutto teorico per descrivere uno sviluppo infantile, sia sano che patologico, per spiegare la motivazione di un comportamento passato e presente e per capire le interazioni fra gli individui. Oltre ad assere usato come quadro di riferimento, la simbiosi viene usata per spiegare la svalutazione, le transazioni di ridefinizione e i ruoli nell'esagono di ridefinizione (Mellor e Schiff, 1975). In questa ottica, la motivazione di base del comportamento umano quella di mantenere il quadro di riferimento individuale o, in alternativa, di rivivere vecchi rapporti insoddisfacenti per risolvere un bisogno simbiotico non soddisfatto. Ci si allontana notevolmente dalla visione di Berne e di altri autori per i quali il comportamento umano motivato dal bisogno di carezze o, nel caso di comportamento patologico, dal bisogno di carezze finalizzato all'adempimento del copione. Quindi, anche se il materiale degli Schiff stato elaborato usando la terminologia AT, con riferimento ad altri concetti AT, e adottato dai terapisti come parte della teoria e della pratica AT, esso resta essenzialmente una struttura teorica sostanzialmente diversa dalla teoria AT. Ci non significa che il materiale degli Schiff non sia pertinente ai giochi. Anzi un materiale che offre preziose possibilit insieme a orientamenti e tecniche importanti per l'intervento clinico. Tuttavia, tempo di compiere una valutazione critica dei presupposti e dei concetti base del materiale degli Schiff rispetto ad altri concetti e presupposti dell'AT.

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Il programma di Asklepieion rappresenta un'altro contributo all'AT che considera centrale il concetto dei giochi. Nel descrivere Asklepieion come una integrazione di psicoterapie per le comunit terapeutiche che egli ha creato nelle prigioni, Groder (1977) propone il suo ottaedro per concettualizzare i diversi approcci volti a modificare il comportamento umano. Egli sostiene che nel lavoro con gli psicopatici sia necessaria una combinazione di approcci diversi "perch non c'era niente che essi non riuscissero a corrompere non appena riuscivano a capirne il funzionamento" (p.134). L'importanza di questo programma per l'analisi dei giochi sta nell'aver combinato l'AT con una versione adattata del gioco di Synanon, definito come il Gioco. Il programma di Asklepieion, presentato in maniera pi dettagliata da Windes (1977), usava il concetto di giochi per comprendere sia la cultura della prigione che per definire le regole base del Gioco. Nel Gioco, i partecipanti sono obbligati a giocare il loro gioco e vengono poi confrontati ad ogni stadio; l'intimit il risultato dell'invalidazione del gioco. L'approccio di Asklepieion sottolinea l'importanza di considerare il sistema sociale sia nella teoria che nella pratica, e quindi si colloca pi opportunamente nell'analisi dei sistemi sociali che la nuova divisione della teoria e pratica AT proposte pi avanti in quest'articolo. Infine, Summerton (1979) propone una sua definizione dei giochi e usa sei modelli di analisi: la Formula G di Berne (1971); la formulazione Kupfer-Goulding (Goulding, 1972); il minicopione (Kahler, 1977); il Triangolo Drammatico di Karpman (1968); l'esagono di ridefinizione (Mellor & Schiff, 1975); e il sistema ricatto (Erskine & Zalcman, 1979). Sebbene io sia d'accordo sulla necessit di sviluppare nuovi concetti e metodi per i giochi nelle organizzazioni e nei gruppi sociali pi ampi, credo che le proposte, le definizioni e le analisi di Summerton siano insufficienti. Innanzitutto egli non ha sviluppato abbastanza la sua idea dell'orgame, o del pentagono, il modello per analizzare gli orgames. In secondo luogo, Summerton sottolinea gli aspetti intrapsichici dei giochi e propone che un gioco transazionale venga definito e analizzato a partire dalla prospettiva di un giocatore come "una dinamica personale inconscia nella quale qualcuno perde in un rapporto con un altro, e per il fatto di perdere si aspetta di guadagnarsi un premio di particolare valore" (p.133). Per definizione, una "dinamica personale inconscia" non pu essere transazionale. In terzo luogo infine, nell'uso che Summerton fa dei sei modelli per analizzare i giochi egli mescola inutilmente gli eventi transazionali e i processi intrapsichici, creando ulteriore confusione fra ci che osservabile dai comportamenti manifesti e ci che non lo . Per esempio, io non sono d'accordo sull'uso che

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Summerton fa del sistema ricatto come modello per analizzare i giochi. Egli afferma non correttamente che il sistema ricatto "indica ci che la persona fa a livello intrapsichico per mantenere la struttura del proprio stato dell'Io; non si preoccupa tanto di come una persona opera bens di che cosa essa fatta" (p. 103). Sebbene io comprenda perch il sistema ricatto possa essere interpretato in questo modo, la presentazione di Summerton non riflette le definizioni e le descrizioni del sistema ricatto (Erskine e Zalcman, 1979), n egli indica che questa una sua reinterpretazione del materiale. Summerton ha presentato alcune idee interessanti, ma esse richiedono ulteriori approfondimenti e una documentazione pi precisa del suo lavoro perch possa essere adottata nell'analisi dei giochi. Lo stato attuale dell'analisi dei giochi La descrizione di Berne (1964a) dello sviluppo e dello stato attuale dell'analisi dei giochi, nella sua introduzione a Una raccolta di giochi resta valida ancora oggi:
Questa raccolta completa fino ad oggi (1962), ma nuovi giochi vengono scoperti di continuo. A volte ci che appare come un nuovo esempio di un gioco noto, ad uno studio pi attento risulta essere un gioco completamente nuovo, mentre un gioco che sembra essere nuovo spesso risulta essere una variante di uno gi conosciuto. Anche i punti specifici delle analisi sono soggetti a cambiamenti con il progredire delle conoscenze... Tuttavia, sia l'elenco dei giochi che gli articoli presentati nelle analisi sono adeguati per il lavoro clinico (p. 69).

I contributi all'analisi dei giochi sono stati essenzialmente di tipo clinico e non teorico. Tranne poche eccezioni, gli autori hanno seguito le formulazioni di Berne, oppure hanno aggiunto nuovi concetti all'analisi dei giochi senza mettere in discussione o rivedere i contributi originali di Berne. Lo schema di Berne per l'analisi formale dei giochi stato usato per proporre (se non per dimostrare l'esistenza di) nuovi giochi. Ci ha portato ad una proliferazione di giochi senza una standardizzazione della terminologia e senza la creazione di uno schema di classificazione significativo. Il tentativo di Stuntz (1971a, 1971b) di classificare i giochi secondo la posizione esistenziale una dimostrazione del problema: troppi gli esempi di giochi e insufficienti i principi concettuali di base per definire e differenziare i giochi o per identificare dei prototipi o modelli di giochi di base.

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Esiste un grande problema nella definizione di un gioco. Secondo la maggior parte delle definizioni, un gioco un evento transazionale che avviene fra due giocatori. Tuttavia, fin qui la maggioranza dei giochi che sono stati menzionati non seguono questo criterio. Per esempio, "Perch non, Si ma," descrive soltanto met del gioco dal punto di vista del giocatore che continua a rifiutare i suggerimenti utili. L'altra met del gioco spesso "Cerco solo di aiutarti" oppure " T'ho beccato..." (NIGYSOB). Esistono giochi a due mani e a tre mani, come la "Violenza carnale" e il "Tribunale", ma in generale i giochi sono definiti, descritti e diagrammati secondo la prospettiva di un solo giocatore. Anche la Formula G di Berne rappresenta la prospettiva di un solo giocatore - di colui che inizia il gioco. Se indichiamo il giocatore che inizia il gioco come Gioc.1 (Pl1) e il giocatore che risponde come Gioc.2 (Pl2), abbiamo: Ga + An = Ris - Sc - X/Conf T (formula in Italiano,
ndt) (Gioc.1) (Gioc.2) (Gioc.2) (Gioc.1) (Gioc.2) (Gioc.1+Gioc.2)

C
ndt) [(PL1)

G
(PL2)

(PL1)

(PL2)

(formula in Inglese,

(PL2)

(PL1 + PL2)]

Cio, Gioc.1 inizia il gioco con (Ga) che aggancia un anello (An) in Gioc.2 (una dinamica interna, non un comportamento osservabile) inducendo Gioc.2 a rispondere (Ris); e ad un certo punto quando Gioc.1 aziona lo scambio (Sc), Gioc.2 riflette la confusione (X), ed entrambi i giocatori ottengono un tornaconto (T). Ci che non viene preso in considerazione nella Formula G o negli altri modi di diagrammare i giochi (il Triangolo drammatico e il diagramma transazionale) il fatto che anche il secondo giocatore sta iniziando un gioco (e cio, la sua risposta un gancio che acchiappa un anello o una dinamica interna nel primo giocatore), e che il secondo giocatore pu azionare lo scambio prima che lo faccia il primo giocatore. In breve, manca la qualit dinamica e interattiva dei giochi. Un'altra critica alla definizione esistente di gioco pu essere fatta da una posizione unilaterale opposta: si pu argomentare che un gioco non richieda necessariamente due giocatori, e che possa invece essere fatto da una sola persona nelle sue transazioni con un'altra persona che non gioca un gioco complementare e che non ottiene un tornaconto. Per esempio, Berne (1971) parla di un rapporto intimo unilaterale nel quale "uno dei due ingenuo e generoso, mentre l'altro ambiguo e sfruttatore" (p.25). In altre parole, possibile che un individuo si impegni in alcune transazioni (che sono

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ulteriori solo da parte sua) e poi, ad un certo punto, azioni uno scambio e ottenga il suo tornaconto senza la cooperazione e il coinvolgimento dell'altra persona nel gioco. Questo tipo di giochi unilaterali sono comuni nella vita di ogni giorno e sono stati spesso descritti nella letteratura AT (es., Berne, 1961, pp.109-112). Inoltre, quando i terapeuti affrontano dei giochi senza parteciparvi, dimostrano che i giochi unilaterali si possono verificare. Tuttavia, l'attuale definizione di un gioco richiede due giocatori, entrambi impegnati in transazioni ulteriori, che ottengano entrambi un tornaconto. Berne (1970) introdusse un'altro tipo di "gioco" che non comportava transazioni. Us il termine solitario per definire i giochi fatti da soli "nella forma di giochi teschio o fantasie" (p.189), e sono descritti dai Gouldings (1979, pp.31-32) come "giochi a una mano". Pi che chiarire la definizione di un gioco, penso che questa aggiunta renda pi confusa l'intera questione. Pur tenendo conto che le persone ripetono una serie di transazioni interne ottenendo dei tornaconti simili a quelli di alcuni giochi specifici, necessario differenziare questo tipo di giochi teschio e definirli come processi intrapsichici che sono paralleli ai giochi transazionali ma non sono la stessa cosa. I giochi teschio o solitari appartengono all'area dell'analisi del ricatto come modo diverso di descrivere e analizzare i fenomeni intrapsichici. Un secondo problema con l'analisi dei giochi allo stato attuale che quei giochi che sono stati definiti e analizzati (anche se si limitano a quelli proposti da Berne) hanno superato i limiti ragionevoli di essenzialit e coerenza logica. Non siamo stati all'altezza del livello dell'analisi teorica dei giochi di Berne nel teorizzare e generalizzare le caratteristiche dei giochi. Non abbiamo ancora individuato i modelli base di tipi di giochi diversi, n creato categorie per tutti i giochi che sono stati definiti secondo questi modelli base. La English (1977b, p.19) sostiene che esistono solo tre modelli base di gioco: "T'ho beccato... (NIGYSOB)" e "Prendimi a calci (Kicked)" che corrispondono agli scambi di stato dell'Io quando i giochi sono giocati dai ricattatori di Tipo I e Tipo II rispettivamente, e il gioco "Burrasca (Uproar)" quando entrambe le persone effettuano uno scambio quasi simultaneamente. Pu essere utile esplorare la proposta della English visto che la terminologia integrata nella struttura AT, e che in realt questi tre modelli base coprono i giochi esistenti. Lo sviluppo dell'analisi dei giochi stato ostacolato dalla mancanza di definizioni chiare e di uno schema di classificazione efficace. Il rapporto interattivo fra giochi e altri concetti AT, come pure il loro rapporto con le categorie diagnostiche (sia nei termini AT che psichiatrici), rimane ad un

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livello rudimentale. Nella pratica, l'analisi dei giochi caduta in disuso. Ho sentito spesso colleghi dire: "Insegno i giochi ai miei studenti perch li devono conoscere per gli esami, ma io non li uso quasi mai con i miei clienti oppure li uso in una forma molto semplificata". Raccomandazioni per sviluppi futuri Nel prendere in considerazione gli sviluppi futuri dell'analisi dei giochi, come prima cosa bisogna chiedersi se l'analisi dei giochi necessaria. La domanda potrebbe sembrare eretica e radicale, ma se non abbiamo definito chiaramente cosa un gioco n si trovato un modo di descrivere i paradigmi base dei giochi, forse i fenomeni e l'analisi dei giochi non sono significativi. Se si ritiene che altri concetti e altre tecniche di intervento AT sono sufficienti per fare analisi transazionale, forse l'analisi dei giochi pu essere eliminata. Io ritengo che invece ne abbiamo bisogno ma, poich una parte importante dell'AT, l'analisi dei giochi deve essere definita in maniera pi ampia, che possa comprendere non solo l'analisi dei giochi ma anche l'analisi di tutte le sequenze di interazioni ripetitive, stereotipate, che sono pi complesse delle singole transazioni e che si possono individuare in tutte le culture come modelli tipici di comportamenti che si manifestano nelle situazioni sociali. Questa nuova definizione dell'analisi dei giochi un significativo allontanamento dalla delineazione di concetti e tecniche che appartengono non solo all'analisi dei giochi ma anche all'analisi transazionale propria (Vedi Zalcman, Wax e Stewart, 1987, pp. I.C. 20-21). Molti concetti normalmente attribuiti all'analisi transazionale propria (AT propria) verrebbero trasferiti all'analisi dei giochi. Per esempio, la strutturazione del tempo sociale (la classificazione dei modi diversi di strutturare il tempo) farebbe parte dell'analisi dei giochi perch si riferisce ai modelli ripetitivi e identificabili di comportamento sociale, e non a transazioni semplici. Similmente, i comportamenti passivi apparterrebbero all'analisi dei giochi perch individuare diversi tipi di comportamento passivo richiede che si osservino una serie di transazioni e non una sola transazione (uno stimolo e una risposta). La ragione per proporre questo significativo cambiamento nell'analisi dei giochi si basa su motivi teorici, pratici e filosofici. Una distinzione pi chiara fra l'AT propria e l'analisi dei giochi ci aiuter a differenziare il livello di astrazione o di complessit dei nostri concetti teorici. Unit basilari di interazione come una carezza o una transazione apparterrano all'AT propria; le serie pi complesse di transazioni, come i riti, i

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passatempi, o il ricatto apparterranno all'analisi dei giochi. Come struttura teorica, quei concetti all'interno di ogni area e i fenomeni comportamentali a cui si applicano, saranno pi coerenti e pi facilmente comparabili sia all'interno di ogni area che fra aree diverse. Sia che vengano considerate come stadi sequenziali del trattamento clinico, come proponeva Berne (1966a, p.220), o come aree educative, organizzative e di ricerca, la differenza fra l'AT propria e l'analisi dei giochi che proponiamo qui distingue pi chiaramente la categoria di comportamenti da analizzare. L'analisi dei giochi richiede che si osservino pi transazioni, e pu anche richiedere che si osservino una serie di transazioni nel corso del tempo perch si possa individuare e verificare un modello di comportamento. Infine, definire l'analisi dei giochi in maniera pi ampia permette di includere quelle sequenze transazionali che non sono necessariamente problematiche o patologiche. Penso che ci sia importante non solo nel campo dell'educazione e in quello dell'organizzazione, ma anche per le applicazioni cliniche. Per poter sviluppare l'AT in maniera pi completa come metodo di psichiatria sociale, necessario includere i comportamenti "sani" o "non problematici" che sono utili per comprendere il funzionamento desiderato. Se si adotta questa definizione amplificata dell'analisi dei giochi, potrebbe allora essere necessario cambiare il nome di questo settore della teoria e della pratica AT con un termine pi generale per esempio, analisi dei modelli transazionali. Usando la nuova definizione che ho proposto per l'analisi dei giochi, suggerisco anche i seguenti sviluppi per il futuro: (1) rivedere la definizione di gioco, dei modi di descrivere e di fare il diagramma dei giochi per farli corrispondere il pi possibile a ci che succede nella realt. Possibili alternative sono di definire un gioco come: (a) una serie ben definita di reazioni prevedibili che una persona esprime nelle transazioni con gli altri (il primo modo in cui i giochi sono stati elencati e descritti); (b) una serie ben definita di transazioni ulteriori fra due persone e nella quale entrambi i giocatori offrono gancio (esca), anello (punto debole), scambio, ed ottengono un tornaconto; oppure (c) una serie ben definita di transazioni in cui almeno una persona offre un gancio (uno stimolo con un messaggio ulteriore) e alla fine compie uno scambio ed ottiene un tornaconto. Io preferisco la terza possibilit; limita i giochi alle transazioni con gli altri e allo stesso tempo continua a tener conto della possibilit di un gioco unilaterale, escludendo i giochi teschio. (2) Elaborare un numero limitato di paradigmi di base (probabilmente non pi di tre fino ad un massimo di sei) per diversi tipi di giochi che rientrino nell'analisi teorica dei giochi.

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(3) Creare uno schema di classificazione dei giochi basato su questi paradigmi, individuare fra i giochi esistenti quelli che appartengono ad ogni paradigma, ed eliminare quei giochi che sono solo delle varianti - cio troppo ridondanti o troppo specifici per essere considerati dei giochi veri e propri. (4) Differenziare l'analisi dei giochi da altre aree dell'AT delineando concetti e tecniche che appartengono all'analisi dei giochi e metterli in relazione con altri concetti AT. (5) Rivedere i concetti che gi possediamo per la comprensione e la descrizione di modelli di interazioni transazionali non-patologici e, laddove la teoria non fosse adeguata, elaborare nuovi concetti. (6) Fare ricerca, includendo le osservazioni cliniche informali, e iniziare a descrivere i modelli prevedibili che si seguono per ogni gioco, a stabilire quali sono i giochi complementari, in quali occasione si possono manifestare, e come sono correlati alle categorie diagnostiche. (7) Comparare la letteratura e la ricerca fatta in altri settori e valutare con spirito critico se l'analisi dei giochi sufficiente per capire questo aspetto del comportamento umano e se coerente con le osservazioni comportamentali e i risultati della ricerca.

Analisi del Ricatto


Le elaborazioni originali di Berne Quando Berne (1964b) introdusse i concetti del ricatto e dei buoni premio, scrisse che il suo articolo era "un semplice abbozzo, una introduzione a ci che ... a livello clinico un argomento estremamente complesso" (p.127). Nei suoi scritti successivi, Berne dedic maggiore attenzione alle descrizioni cliniche che non all'approfondimento teorico. Si concentr sulla descrizione dello sviluppo dei ricatti nell'infanzia, sul funzionamento del ricatto e dei buoni premio nei giochi, e sulla raccolta di vari tipi (colori) di buoni premio (1964b, 1966, 1971). Il contributo teorico di Berne in quest'area stato limitato. Egli ha definito i buoni premio come "la moneta dei 'ricatti' transazionali" (1964b, p.127), ma non ha mai creato una chiara definizione per i ricatti. In effetti, le sue definizioni per i ricatti erano alquanto discordanti: "sentimenti preferiti" (1964b, p.127); "auto-indulgenza nei sentimenti" (1966a, p. 308); "la sessualizzazione e lo sfruttamento transazionale di sentimenti non

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piacevoli" (1966a, p.367); e "un tornaconto dei giochi" (1971, p.139). Poich i ricatti erano stati definiti in tanti modi diversi (come sentimenti, come comportamenti che si possono esprimere da soli o nelle transazioni, come tornaconti dei giochi, e come processo intrapsichico della sessualizzazione), la definizione di Berne dei buoni premio rimasta poco chiara e non sufficientemente distinta da quella dei ricatti. A parte la descrizione dei ricatti e dei buoni premio come connessi al gioco e ai tornaconti di copione, Berne non differenzi in maniera sistematica questi concetti da altri concetti AT, e nemmeno li integr all'interno della struttura teorica generale dell'AT. Contributi di altri autori E' possibile immaginare che gli ulteriori sviluppi teorici relativi ai ricatti e ai buoni premio abbiano seguito il percorso iniziato da Berne. Nuove definizioni dei ricatti sono state aggiunte da altri autori e comprendono concettualizzazioni diverse da quelle gi proposte da Berne: "sentimenti di sostituzione" (English, 1971, pp.225-226); "la chiara manifestazione di una ingiunzione di copione" (English, 1972, p.23); "sentimenti fuori dal contesto del qui ed ora" (Goulding, 1972, p.116); "l'atto della ricerca e della raccolta dei buoni premio" (Steiner, 1971, p.58); e infine, "la posizione esistenziale" (Steiner, 1971, p.13). In seguito ad una revisione della letteratura sui ricatti, Holloway (1973b) propose una definizione che racchiudesse tutte le varie descrizioni dei diversi autori, precisando che il ricatto non un sentimento, ma "un progetto basilare di sfruttamento" per provare sentimenti non piacevoli (p.31). Nel 1975, Zalcman ed Erskine proposero, per primi, il sistema ricatto come costrutto teorico che delinea il disegno basilare di sfruttamento suggerito da Holloway, incorpora le diverse definizioni dei ricatti e dei buoni premio e prende in considerazione le variazioni osservate a livello clinico come manifestazioni comportamentali di ricatto. Invece di definire un ricatto come un sentimento, un comportamento specifico osservabile o un fenomeno subordinato ai giochi o al copione, Erskine e Zalcman (1979) definiscono il sistema ricatto come uno schema concettuale per la comprensione dei processi intrapsichici che sono alla base del comportamento di ricatto, di gioco e di copione nel qui ed ora: "un sistema autorinforzante e distorto di sentimenti, pensieri e azioni, sostenuto da individui legati al copione, [composto da] tre componenti interdipendenti e collegate fra loro: le Credenze e i Sentimenti di copione, le Manifestazioni ricattatorie, e i Ricordi di rinforzo" (p.53).

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Oltre ad introdurre il sistema ricatto, Erskine e Zalcman (1979) proposero che l'analisi del ricatto venisse accolta come una nuova divisione della teoria e della pratica AT. Essi definivano l'analisi del ricatto come l'analisi dei: 1) processi intrapsichici dei sentimenti, dei pensieri, e delle reazioni fisiche che si presentano come variabili che intervengono nelle transazioni sociali, e mediante le quali le persone strutturano le proprie percezioni e interpretazioni dell'esperienza; 2) fenomeni comportamentali che sono direttamente correlati a questi processi intrapsichici e che si possono verificare come eventi separati o come parte di sequenze transazionali (p.52). Per definizione l'analisi del ricatto comprende non solo il sistema ricatto ma anche tutti gli altri concetti AT che si riferiscono al funzionamento interno, e cio ai processi intrapsichici che non sono osservabili come comportamenti manifesti, ma che devono invece essere dedotti dal comportamento di una persona o dai suoi racconti. Altri concetti AT che quindi possono essere compresi nell'analisi del ricatto sono: il ricatto, i buoni premio, i dialoghi interni fra gli stati dell'Io (Edwards, 1968; M. Goulding, 1978), il Trilog (Rissman, 1975), il minicopione (Kahler, 1977), e la svalutazione quando definita come meccanismo interno (Schiff et al., 1975). Rientrano, inoltre, nell'analisi del ricatto anche i concetti sviluppati all'interno dell'AT o presi a prestito da altri campi per spiegare l'apprendimento e i processi non patologici di interpretazione di significato. Quindi, oltre alle varie e gi citate definizioni dei ricatti e dei buoni premio e alle descrizioni cliniche di metodi di trattamento, bisogna anche prendere in considerazione il contributo che altri autori hanno dato all'analisi del ricatto. Primi per importanza sono i contributi della English specificamente relativi ai ricatti (1971, 1972). La English ha introdotto il "fattore di sostituzione" come meccanismo esplicativo delle dinamiche e dello sviluppo dei ricatti. Invece di accentuare gli aspetti di sfruttamento e di auto-indulgenza dei ricatti osservati nel comportamento adulto, la English sottolinea l'importanza dell'influenza familiare, oltre alle esperienze della tarda infanzia, nella selezione dei sentimenti usati nei ricatti. Poich essa considera i ricatti in maniera evolutiva, come il risultato di sentimenti soppressi o proibiti, le sue descrizioni e il suo metodo di trattamento dei ricatti sono meno peggiorativi. Secondo me, il concetto di comportamento ricattatorio della English, visto come "transazioni al servizio di un ricatto" (1976, p.78) appartiene

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all'area dell'analisi dei giochi (come gi detto prima), mentre il suo materiale sui ricattatori di Tipo I e Tipo II (1976, 1977a, 1977b, 1977c) corrisponde meglio all'analisi del ricatto. Avendo individuato due tipi base di ricattatori, la English (1977c) propone un modo di comprendere i modelli che si sono formati come "posizioni esistenziali difensive" (p.320), precedenti alle decisioni di copione, e che influenzano il modo con cui gli individui percepiscono e reagiscono agli altri. Sebbene la English consideri il suo lavoro teorico e pratico come una cosa a parte, come Terapia del Modello Esistenziale, io ritengo che sia possibile e desiderabile integrare i suoi concetti nell'AT. Una volta chiarito come i concetti della English sono o non sono in sintonia con la teoria esistente, l'AT pu solo arricchirsi con lo sviluppo di modi alternativi di concettualizzare i fenomeni intrapsichici (oltre al copione). Sono stati avanzati altri quattro modelli concettuali per capire i modelli del funzionamento intrapsichico e le relative manifestazioni comportamentali (Ernst, 1973; Holloway, 1973a; Kahler, 1977; Zerin, 1980). Il primo, Ernst (1973), ha usato il termine di ricattatore e ha descritto diversi ricatti nei termini del suo OK Corral. L'OK Corral (e i comportamenti connessi ai quattro quadranti) infatti un altro modo di comprendere il rapporto fra i comportamenti intrapsichici ed esterni: in questo caso, la posizione esistenziale adottata da un individuo e i comportamenti transazionali che possibile osservare. Il secondo, Holloway (1973a), ha creato una tipologia per i tre modi di funzionamento del Bambino Adattato (Compiacente, Incapace, Dannoso) ed ha individuato i ricatti, le posizioni di gioco, di minicopione e di vita e le scappatoie connesse a ciascun modo. Il terzo, Kahler (1977), ha descritto il minicopione come "una teoria di comportamento umano" (p.223) che abbraccia tutte le aree teoriche dell'AT. Sebbene il minicopione sia stato considerato come un metodo di analisi del copione, esso appartiene pi correttamente all'analisi del ricatto. Descritto da Kahler come una messa a fuoco degli "indizi comportamentali dei processi interni" (p.222), il minicopione non un concetto per capire il copione come un piano generale di vita ma, come il sistema ricatto, fornisce una comprensione di come le persone operano al livello intrapsichico e comportamentale nel qui ed ora, manifestando con ci alcune chiavi di lettura del loro copione. Il quarto, Il Modello "Q", originariamente introdotto da Zerin come i "quattro quadranti del ricatto" (1980), si esteso fino a comprendere non solo alcuni concetti AT e di altre teorie, ma anche per mostrare il

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continuum e le trasformazioni fra il benessere e la patologia (1984). Pi recentemente, Zerin e Zerin (1986) hanno presentato il modello "Q" come un sistema separato per capire il comportamento umano e il cambiamento. Tutti questi schemi concettuali usano terminologia e concetti AT per descrivere modelli di funzionamento intrapsichico, ma Kahler e gli Zerins sostengono che i loro schemi sono sistemi teorici completi e separati. Indipendentemente dal fatto che si accetti o no il minicopione o il modello "Q" come teorie complete (e non il mio caso), comunque necessario valutarle in base alle implicazioni e la coerenza con i presupposti, i valori, la teoria e la pratica dell'AT. Oltre alle ampie strutture teoriche per la concettualizzazione di modelli di funzionamento intrapsichico e le rispettive manifestazioni comportamentali (e cio: il sistema ricatto, i tipi di ricattatori, il minicopione, l'OK Corral, il Bambino Adattato e il Modello "Q"), diversi concetti e tecniche AT relativi ai processi intrapsichici appartengono all'analisi del ricatto. La differenza fra il Genitore Influente e il Genitore Attivo proposti da Mary Goulding (Edwards, 1968; M. Goulding, 1978) una distinzione importante fra ci che pu essere osservato a livello comportamentale e ci che avviene internamente. Inoltre, sebbene presentata come una tecnica utile in diverse aree dell'AT, la tecnica delle sedie multiple di Stuntz (1973) sembra concentrarsi essenzialmente sui processi intrapsichici, vista l'enfasi che si pone sui dialoghi fra i diversi stati dell'Io e sui cambiamenti che si possono fare in questi dialoghi interni attraverso un interscambio attivo o altri interventi. Sebbene non sia pi molto usato, il Trilog di Rissman (1975) fornisce un altro modo di concettualizzare e di analizzare i processi interni fra i diversi stati dell'Io. Rissman propose il Trilog (dialogo a tre) come modo per capire "ci che succede alle persone prima, durante e dopo le transazioni" (p.170), affermando che il Trilog (dialogo a tre) si basava sull'analisi strutturale e sull'AT propria e considerato come un supplemento sia dell'AT che della Gestalt. A me sembra utile rivedere il Trilog e integrarlo nella Pratica AT, non solo per capire persone singole ma anche per comprendere le interazioni di gruppo. Ogni volta che i concetti o le tecniche dell'AT si concentrano sui processi che hanno luogo fra gli stati dell'Io - e non analizzano il contenuto degli stati dell'Io - si fa analisi del ricatto e non analisi strutturale, anche se gli stati dell'Io vengono usati come principale concetto esplicativo. Nella pratica gli analisti transazionali possono rivolgersi simultaneamente a diverse aree della teoria (quella clinica, educativa o organizzativa); tuttavia una chiara distinzione di queste diverse aree della teoria AT ci permetter

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di stabilire ci che necessario da ci che va eliminato, e se sia utile incorporare nuovi concetti e ricerche sia interne all'AT che adottati da altri campi oppure semplicemente messi a confronto o in contrasto con l'AT.

Lo stato attuale dell'analisi del ricatto Al presente l'analisi del ricatto non pienamente accettata come una divisione separata della teoria e della pratica AT. Inoltre, essa viene spesso considerata, scorrettamente, soltanto come analisi del sistema ricatto. In origine, per, l'analisi del ricatto era stata proposta come distinta e separata dall'analisi del sistema ricatto e nel 1982 il premio Berne (Eric Berne Scientific Memorial Award) fu assegnato ad Erskine e Zalcman per aver introdotto sia il sistema ricatto che l'analisi del ricatto e sono due contributi all'AT ben distinti. Secondo me (Zalcman, 1983), dei due, il contributo pi significativo l'analisi del ricatto. Prima dell'analisi del ricatto, la teoria AT mancava di un modo per affrontare l'attuale operazione fenomenologica dei processi intrapsichici. Sebbene l'analisi strutturale e l'analisi del copione affrontino entrambe gli aspetti intrapsichici del comportamento e della personalit umani, l'analisi strutturale affronta la struttura intrapsichica e non il processo, e l'analisi del copione tratta delle proiezioni storiche e future nel corso di una vita. L'analisi del ricatto aggiunge un livello intermedio alla comprensione dei processi intrapsichici, fra la struttura dell'analisi strutturale e la proiezione storica e futura dell'analisi del copione. L'analisi del ricatto prende in esame quei processi che non sono direttamente osservabili (il pensare, il sentire, le sensazioni fisiche, le percezioni, e le interpretazioni dei significati), ma che influenzano le transazioni con gli altri e influiscono sul modo in cui le persone interpretano la realt e vivono le loro attivit. L'analisi del ricatto fornisce una distinzione importante fra i comportamenti sociali e quelli interpersonali, e quindi fra ci che pu essere osservato e ci che deve essere interpretato da altri (sia attraverso una attenta osservazione che mediante un controllo con il cliente). L'analisi del ricatto aggiunge alla struttura teorica generale le reazioni interne del presente che operano nelle transazioni (AT propria) e le sequenze transazionali ripetitive (analisi dei giochi), come pure quelle operazioni intrapsichiche del momento che sono influenzate dagli stati dell'Io (analisi strutturale) e dal copione (analisi del copione). Quindi, essa offre una area distinta di teoria connessa ai concetti delle altre quattro aree dell'AT e necessaria alla comprensione dell'interrelazione fra di esse.

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Prima dell'analisi del ricatto, altri concetti e tecniche AT affrontavano il funzionamento interno del qui ed ora, ma come abbiamo gi detto, queste non erano sufficientemente integrate nel corpo teorico. Altri concetti e tecniche sono stati presi a prestito da altri metodi di psicoterapia, quali la psicoanalisi e le terapie corporee, nel tentativo di colmare le deficienze dell'AT. Questo impegno ha portato all'adozione e alla creazione di concetti contradditori, se non addirittura contrastanti con l'AT, che non rientravano in nessuna delle quattro divisioni teoriche esistenti proposte da Berne per costituire un sistema completo di psichiatria sociale. Anzi, in molti casi gli autori risolvevano le loro divergenze creando metodi separati dall'AT. Con l'adozione dell'analisi del ricatto come quinta importante divisione teorica, la teoria AT avr una maggiore coerenza logica, e una pratica pi vasta. Una seconda caratteristica dello stato attuale dell'analisi del ricatto l'eccessiva enfasi sul peso che avrebbe l'infanzia nel determinare i modelli e il funzionamento intrapsichici. Questa mia critica riguarda la teoria AT in generale, ma particolarmente pronunciata verso i concetti e le tecniche usate nell'analisi del ricatto. Sia nelle prime definizioni dei ricatti che nei successivi contributi all'analisi del ricatto, le persone vengono caratterizzate come statiche anzich considerate organismi dinamici; i comportamenti, gli adattamenti sono fissati alla prima infanzia da decisioni di copione e influenze familiari. La nostra attuale teoria stata essenzialmente elaborata per capire il comportamento umano nelle situazioni cliniche; tuttavia, l'AT non riesce a cogliere la capacit che hanno gli esseri umani di imparare e di cambiare nel corso della loro vita, (in negativo o in positivo). Le critiche alla teoria del copione di Cornell (1988) e Allen e Allen (1988) si applicano sicuramente anche all'analisi del ricatto. E cio, la teoria e la pratica AT connesse ai processi intrapsichici riguardano essenzialmente lo sviluppo patologico e non quello sano, e semplificano troppo i legami causali fra il comportamento adulto e le esperienze dell'infanzia. L'ultimo aspetto dell'analisi del ricatto qui riesaminato quello di Erskine (1980, 1987). Egli usa il sistema ricatto come metodo di analisi del copione e lo descrive come "sistema di copione" - un concetto centrale nella sua introduzione alla psicoterapia integrativa come metodo separato dall'AT (Erkine e Moursund, 1988, p.33). Su molti aspetti significativi, Erskine ha reinterpretato il sistema ricatto in un modo che si allontana molto dalla teoria originale (Erskine e Zalcman, 1979), e questo processo un esempio delle contraddizioni teoriche che emergono quando si usano concetti di altre teorie per spiegare i concetti AT. Innanzitutto, Erskine usa lo schema concettuale proposto come sistema ricatto per descrivere sia il sistema ricatto (1987) che il copione (1980):

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Nel comprendere la cura del copione io inizio con una definizione del copione come piano di vita basato su decisioni prese ad ogni stadio dello sviluppo, che inibiscono la spontaneit e limitano la flessibilit nella soluzione dei problemi e nel rapportarsi alle persone [corsivo cancellato, N.d.A.]. Tali decisioni di copione vengono generalmente prese quando la persona sotto pressione ed ha una limitata consapevolezza della possibilit di scelte alternative. Le decisioni di copione emergono pi tardi nella vita come credenze di copione costrittive/restrittive nei confronti di se stessi, degli altri e della qualit della vita. Queste credenze di copione, insieme ai sentimenti repressi quando la persona era sotto pressione, si manifestano nel comportamento interno ed esterno e insieme a ricordi selezionati formano un sistema chiuso di esperienze di vita. Questo sistema chiuso il copione (1980, p.102).

Senza fare riferimento al sistema ricatto, Erskine definisce un copione come un sistema ricatto e procede nel descrivere ci che egli considera una cura del copione, usando categorie di intervento designate per intervenire in una delle tre componenti del sistema ricatto. La sua descrizione dello sviluppo del copione (Erskine 1980) essenzialmente uguale alla sua descrizione dello sviluppo del sistema ricatto (Erskine 1987). In secondo luogo, Erskine (1987) sostiene che il sistema ricatto si determina mediante decisioni ed esperienze della prima infanzia e che le successive elaborazioni sono influenzate dal pensiero prelogico o da sentimenti primordiali. In terzo luogo, Erskine (1987, Erskine e Moursund, 1988) ritiene che questo sistema chiuso viene mantenuto allo scopo di un'omeostasi psicologica, che egli rappresenta come un principio generalmente accettato per la comprensione dello sviluppo, della struttura della personalit e del comportamento umani. Quarto, Erskine (1987, Erskine e Moursund, 1988) si basa su presupposti e concetti di altre teorie (comprese la psicoanalisi, la teoria delle relazioni oggettuali, la terapia primaria, e la terapia Gestalt) per spiegare il "sistema copione"/ sistema ricatto senza mostrare in maniera sistematica come questi concetti possano essere paragonati o contrapposti l'uno all'altro, n tantomeno come possano essere paragonati o contrapposti ai concetti teorici AT. Infine, sebbene Erskine definisca il suo approccio come diverso da quello dell'AT, il fatto che usi il sistema ricatto ed altri concetti AT per spiegare il suo nuovo metodo richiede che la sua opera venga presa in attenta considerazione per quanto riguarda i suoi possibil effetti sulla teoria e pratica AT. Anche la mia posizione sul sistema ricatto e sulle sue applicazioni cambiata rispetto al mio primo articolo, ma si distacca di molto dalle revisioni e riformulazioni di Erskine (1980, 1987). Ritengo che il valore del sistema ricatto come costrutto teorico che esso ci aiuta a capire come le

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persone modificano, se non addirittura cambiano radicalmente, le originarie decisioni di copione e i repertori comportamentali che usano nel tentativo di risolvere conflitti interni e bisogni non soddisfatti. Non n desiderabile n teoricamente fondato concettualizzare il sistema ricatto come equivalente al copione e come principalmente determinato dalle decisioni di copione prese nell'infanzia, e ritengo che questo ci che essenzialmente abbia fatto Erskine. Per definizione il sistema ricatto limitante perch "un sistema di sentimenti, pensieri e azioni distorto ed auto rinforzante" ed connesso al copione perch viene mantenuto soltanto da "individui legati al copione" (Erskine e Zalkman, 1979, p.53). Io non sono d'accordo, tuttavia, che presentare il sistema ricatto come inizialmente elaborato in risposta a decisioni ed esperienze della prima infanzia dimostri che esso sia una cosa fissa, e che sia stato successivamente rielaborato per farlo coincidere con le credenze e i sentimenti del copione nucleare (conclusioni basilari di sopravvivenza o decisioni di copione su se stessi, gli altri, e la qualit della vita o destino personale). Naturalmente possibile sostenere che esiste un livello fisico o intrapsichico pi profondo in cui opera l'influenza delle decisioni della prima infanzia. Sostenere che le prime esperienze e decisioni di copione originarie rimangano immutabilmente fissate, senza subire cambiamenti significativi, mediati da nuove esperienze, non coerente con le osservazioni cliniche, con i risultati della ricerca (per esempio, quella riportata in Anthony e Cohler, 1987), n con il fatto che gli individui cambiano notevolmente nel corso della loro vita, a volte come risultato della psicoterapia. Quindi il presupposto sul quale Erskine basa la sua spiegazione del sistema ricatto o copione - e cio, che gli esseri umani cercano una omeostasi psicologica e una chiusura - non trova sostegno. Per concludere, preferisco mantenere il sistema ricatto come concetto per spiegare i processi intrapsichici problematici che sono correlati ai ricatti, ai giochi e al copione, che limitano in vari modi le possibilit di una persona di capire il senso delle sue esperienze e di reagirvi. Non accetto la ridefinizione del sistema ricatto come copione, n che venga usato per spiegare come le decisioni primarie di copione dominino il funzionamento di una persona finch non vengono cambiate dalla terapia. Le basi del sistema ricatto si costruiscono su una decisione di copione (nel pi ampio senso del termine, come conclusioni che limitano le opzioni di una persona); l'elaborazione e l'attuale funzione del sistema ricatto consente una gamma molto pi vasta di esperienze che influenzano le credenze di copione e i sentimenti, le manifestazioni ricattatorie e i ricordi di rinforzo. Il concetto del sistema ricatto pu essere usato per tener conto del fatto che gli esseri umani continuano a ricostruire la loro realt come risultato

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dell'esperienza; non reinterpretano continuamente ogni evento della loro vita nei termini di ci che la famiglia ha fatto loro (o della loro interpretazione delle interazioni familiari) prima dell'eta di due, quattro, o sette anni. E sebbene io preferisca mantenere il sistema ricatto come concetto per definire i processi intrapsicici problematici, penso che sia importante sviluppare concetti per capire e definire l'equivalente sano di un sistema ricatto: un sistema intrapsichico necessario a mantenere un senso di s e un sistema di valori e principi stabile per poter agire con relativa sicurezza e flessibilit rispetto a se stessi, agli altri e al mondo.

Raccomandazioni per sviluppi futuri Per prima cosa, raccomando di cambiare il nome di questa importante divisione della teoria e della pratica AT con un termine che sia meno peggiorativo, pi facile da tradurre e da comprendere. La definizione "analisi del ricatto" fu originariamente proposta perch riflettesse la connessione fra i concetti esistenti di ricatto e di buoni premio e degli aspetti intrapsichici del comportamento umano. La definizione dell'analisi del ricatto non limita questa area della teoria e della pratica AT alla patologia; tuttavia l'associazione semantica con i ricatti la fa travisare in questa direzione. Alcuni suggerimenti per una nuova definizione dell'analisi del ricatto: "analisi interna", "analisi intrapsichica, o "analisi fenomenologica". In secondo luogo, suggerisco che si rivedano i concetti e le tecniche che abbiamo adottato da altri metodi per colmare le lacune nel trattamento dei fenomeni intrapsichici. E' necessario considerare se essi sono compatibili e coerenti con la teoria e i valori dell'AT. Inoltre, laddove manchino dei legami importanti, dobbiamo creare concetti e tecniche AT. Per esempio, io sono favorevole all'adozione di terapie corporee e di tecniche specifiche di altri metodi qualora esse fossero appropriate e adattabili all'impalcatura AT; non necessario reinventare la ruota. In terzo luogo, necessario guardare oltre la patologia per incorporare nell'AT ci che le teorie sull'apprendimento e la ricerca sul normale comportamento, apprendimento, e adattamento umano ci dicono riguardo a come le persone elaborano le informazioni. Infatti, dovremmo cercare aiuto fra i nostri colleghi AT che lavorano nei campi dell'educazione e dell'organizzazione, perch noi clinici tendiamo a guardare ai problemi del comportamento umano e quindi limitiamo le nostre vedute a ci che non funziona.

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Infine, penso che dobbiamo considerare l'analisi del ricatto come uno strumento per esplorare gli aspetti psichici e spirituali del comportamento umano e, ripeto, anche in questo caso bisogna prestare attenzione a ci che coerente con l'AT e ci che non lo .

Conclusioni: la teoria e la pratica AT del domani Nel fare questa revisione critica e queste raccomandazioni per un futuro sviluppo dell'analisi del ricatto, ho individuato nuovi temi riguardo lo sviluppo della teoria AT, in aggiunta a quelli che ho schematizzato nell'introduzione. Innanzi tutto, preferibile sviluppare l'AT come metodo di psichiatria sociale piuttosto che spostare il centro della nostra teoria e pratica sulle psicodinamiche individuali. In secondo luogo, necessario trovare delle definizioni ufficiali per le grandi aree dell'AT e, rivedere sistematicamente i concetti e le tecniche che appartengono ad ogni area (Zalcman, 1981). Terzo, sono necessari concetti e tecniche che si basano sul comportamento e sul cambiamento normale o mentalmente sano (non solo quelli riguardanti i problemi o gli sviluppi patologici). Guardando agli sviluppi futuri, propongo di aggiungere alla teoria e pratica AT una importante sesta divisione: l' "analisi dei sistemi sociali". Per definizione, l'analisi dei sistemi sociali comprenderebbe l'analisi dei rapporti e dei fenomeni sociali fra due o pi persone che in virt della loro associazione hanno un rapporto di coppia, di famiglia, di piccolo gruppo, di organizzazione, di gruppo sociale o culturale. Esempi di concetti e approcci AT che potrebbero collocarsi in questa nuova sezione dell'AT sono: il diagramma dei rapporti (Berne, 1970, pp.107-109); la terapia familiare di ridecisione (McClendon e Kadis, 1983); i diagrammi di gruppo (Berne, 1966a); il programma di Asklepieion (Groder, 1977); i rapporti di potere autocratico (Jacobs, 1987); e i copioni culturali (White e White, 1975). Con l'aggiunta dell'analisi dei sistemi sociali, l'AT fornisce la struttura per un sistema completo di psichiatria sociale, applicabile non solo alla psicoterapia ma anche ad applicazioni di AT nel campo dell'educazione, dell'organizzazione e in altri campi. Senza queste aggiunte, alcuni aspetti importanti dell'esperienza umana resterebbero estranei alle definizioni e delineazioni ufficiali dell'analisi transazionale.
Marilyn J. Zalcman, M.S.W., abilitata all'Insegnamento Clinico (Clinical Certified Teaching Member), Didatta e Supervisore dell'ITAA. Svolge pratica privata di trattamento e insegnamento AT, nell'area di Washington, D.C.. Insegna anche in Europa e in altre parti del mondo. Si prega di

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inviare le richieste di ristampa a Marilyn Zalcman, 6018 Balsam Dr., McLean, VA 22101, USA. L'autrice ringrazia l'International Transactional Analysis Association per questa pubblicazione.

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