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Villaputzu, 15 12 2012 Ringraziamo lamministrazione di Villaputzu che, ci ha invitato a portare il nostro contributo.

Nei colloqui con il Sindaco Fernando Codonesu abbiamo trovato apertura alle nostre proposte di un percorso partecipato, per questo siamo intervenuti. Un convegno non un tavolo partecipato, ma lillustrazione di alcune proposte, riteniamo che sia necessario attivare sin da ora, un reale percorso progettuale di crescita e di coinvolgimento di tutti: cittadini, lavoratori e istituzioni. Visto il nostro ruolo di Comitato che guarda alla difesa dellambiente e al benessere del territorio, porteremo la nostra posizione critica e porremo domande su alcune scelte e faremo alcune proposte per la riconversione del territorio del PISQ. Nel titolo del convegno abbiamo notato che c gi un progetto definito, ci sembra che questo progetto sia perfettamente in linea con il re-styling della base, che programmato da anni, non mette in discussone il proseguimento dellattivit militare, non restituisce i territori alle comunit, non garantisce trasparenza. Questa una proposta del Ministero e delle industrie coinvolte? Che ruolo intendono svolgere il Comune, e le altre istituzioni? Il comitato Su Giassu da 10 anni si sta occupando, fra laltro, di denunciare la situazione sanitaria ed ambientale conseguente alle attivit svolte da militari e industrie civili nellarea occupata dal PISQ, una situazione che Il processo che si svolge a Lanusei sta facendo emergere in tutti i suoi drammatici aspetti. Il Comitato Su Giassu parte attiva del processo, (insieme ad alcune amministrazioni locali fra cui Villaputzu e la Provincia di Ca) infatti, con un gruppo di cittadini sostenuti dallassistenza legale gratuita di un team di avvocati, ci siamo costituiti Parte Civile e invitiamo tutti ad aderire assicurando assistenza legale a chiunque voglia farne richiesta. Ricordiamo che non tutti gli enti istituzionali, che dovrebbero tutelare le popolazioni, partecipano al processo in difesa di queste, primo fra tutti lo Stato schierato, tramite lavvocatura, con gli imputati e non con le vittime civili e militari. Caso a parte la Regione Sardegna che si accorta in ritardo del processo e non stata ammessa. Fra noi c chi danneggiato in prima persona e rivendica il diritto alla verit, al riconoscimento e al legittimo risarcimento del danno e della sofferenza subita, ma il danno ambientale e sanitario colpisce tutti. Siamo tutti vittime dellinsicurezza per la precariet del lavoro, della paura per le conseguenze dellinquinamento, del danno economico per il mancato sviluppo; siamo offesi dal modo in cui fino ad ora lo Stato Italiano ha trattato popolazioni e territori, dal modo vergognoso in cui diverse istituzioni locali e regionali non ci hanno salvaguardato. In questo momento i fenomeni di inquinamento ambientale e di democrazia impoverita subita dalle popolazioni e dai territori interessati dal caso Quirra si evidenziato in tutta la sua drammaticit e questo il momento di cambiare il modo di affrontare queste situazioni. Ma come trasformare un dramma in unopportunit, che fare? Prima di tutto indispensabile che le esercitazioni vengano interrotte, i territori bonificati e restituiti alle comunit, la base venga chiusa. Chi si sta prendendo la responsabilit di proseguire con test e sperimentazioni nelle attuali condizioni? La messa in sicurezza del territorio, con lindividuazione esatta delle aree contaminate, la loro perimetrazione e bonifica, una condizione senza la quale ogni attivit deve essere sospesa. Deve essere chiara a tutti la definizione delle aree di rischio e la posizione di quelle in cui possibile operare in sicurezza, di quelle da bonificare, di quelle da rendere inaccessibili (parliamo di contaminazioni anche radioattive).

Senza questa chiara visione della situazione ogni progetto di riconversione, oltre che inefficace e inutilmente dispendioso, potrebbe risultare dannoso perch svolto su terreni potenzialmente pericolosi, esponendo lavoratori e cittadini ad ulteriori rischi. necessaria, sia nella fase di bonifica che in futuro, linstallazione di un sistema di monitoraggio ambientale e sanitario trasparente, non gestito dai militari, con dati resi pubblici in tempo reale, che osservi costantemente i livelli di sostanze inquinanti presenti e le loro conseguenze sulla salute delle popolazioni. I fondi per le bonifiche e lo sviluppo ci sono dovuti dallo Stato italiano che ha generato questo dramma, ma anche da quegli eserciti e da quelle aziende europee ed internazionali che nei decenni si sono servite del nostro territorio come bersaglio o discarica. Sono fondi che dobbiamo pretendere come cittadini, come comunit, come regione Sardegna, occorrono per unazione complessiva di risanamento ambientale, culturale, economico. Quale riconversione? Qualsiasi attivit e proposta tecnologica e di riconversione deve essere rispondente a chiari principi di sostenibilit per le popolazioni residenti ed il loro contesto ambientale. Dobbiamo progettare e costruire in una visione di benessere della comunit non solo di sviluppo economico, ma anche salute, qualit della vita, qualit ambientale, di servizi e cultura a disposizione dei cittadini. Non possiamo permetterci di finire dalla padella alla brace, di ritrovarci a sostituire (o peggio affiancare) lindustria bellica con altre attivit inquinanti delle quali non sia possibile il controllo dei processi produttivi. Lesperienza di questi anni ci ha mostrato che la gestione del poligono da parte di Finmeccanica, Ministero della Difesa e Vitrociset non ha permesso trasparenza e rispetto delle norme di sicurezza per i lavoratori e il territorio. Chi ora si occupa del settore aerospaziale in Italia? Finmeccanica, Ministero della Difesa e Vitrociset. Pensiamo che con la nuova attivit aerospaziale cesseranno le emissioni di nano-particelle? Pensiamo che le emissioni elettromagnetiche dei radar e degli strumenti di controllo e di puntamento, che per primi abbiamo denunciato, diminuiscano? O solo perch sono onde aerospaziali siano meno cancerogene? E la fruizione del territorio da parte della comunit sar possibile una volta che queste nuove attivit si sostituiranno allattivit bellica che andata avanti 60anni? Quali garanzie abbiamo? Se i nostri padri sono caduti nel trabocchetto: dateci il vostro terreno e il vostro futuro che noi garantiamo lo sviluppo, noi non vogliamo ripetere l'errore... Per effettuare un cambiamento necessaria la partecipazione di tutti Riteniamo da sempre che questa situazione vada affrontata coinvolgendo tutti i cittadini, informandoli e mettendoli nelle condizioni di essere portatori dei loro legittimi interessi, parte realmente attiva nei processi decisionali futuri, consapevoli controllori del territorio. E necessario costruire un cambiamento nel modo di comunicare, di affrontare i conflitti allinterno delle comunit, molti di questi conflitti sono stati creati e alimentati per tenere la popolazione e i lavoratori divisi, per mantenere fermi interessi di parte, per impedire cambiamenti. I diritti a salute, lavoro, qualit della vita, integrit dellambiente e sviluppo, riguardano tutti noi, non sono fra loro in conflitto. Oltre a convegni e a momenti in cui vengono illustrati progetti e proposte dallalto, sarebbe utile attivare tavoli di discussione e di progettualit rivolti a tutte alle categorie produttive, ma anche gli altri attori delle comunit (bambini, studenti, casalinghe, anziani), proporre e condividere dei metodi di discussione che favoriscano la partecipazione (es approccio leader, gal). Si deve fare uno sforzo e darsi un metodo, discutere

in modo da garantire che emergano i legittimi interessi, i bisogni e i sogni, alzare il livello di consapevolezza di tutti i cittadini. Riteniamo anche fondamentale, il coinvolgimento degli attori della cultura, a partire da scrittori ed artisti che gi hanno affrontato il tema, capaci di fungere da collante e da richiamo allinclusione sociale e da stimolo nel percorso che ci attende e che richieder un forte richiamo al senso di appartenenza. Abbiamo quindi pensato ad alcuni esempi di attivit di riconversione sostenibili: Riconversione delle strutture attuali della base di s. Lorenzo e del PISQ: Polo universitario per lo studio sulle bonifiche, sulla riqualificazione dei territori, sullimpatto ambientale delle attivit militari (ospitalit per studenti e ricercatori, spazi per laboratori, lezioni e conferenze), procedere con la bonifica privilegiando gli abitanti e le aziende del territorio che decidono di lavorare nell'opera, sia nella fase di studio e di progetto, che nella fase esecutiva, investendo nella formazione e creando una vera eccellenza del settore. (se pensiamo solo a Fiumesanto, Sarroch, Portovesme, Quirra, Teulada e riflettiamo sul fatto che siamo tra le terre pi inquinate d'Italia, voi capite bene che per queste persone e queste professioni ci sar da lavorare per decenni...). Oltre allo sviluppo dei settori di ricerca utili per il futuro, il coinvolgimento di aziende locali, lavoratori e diversi enti scientifici, anche internazionali, potrebbe rendere pi trasparente tutto il processo di bonifica. Si potrebbero trovare risorse da specifici fondi europei per promuovere azioni di cooperazione transazionale con territori interessati da buone prassi di riconversione, individuando in maniera partecipata le esperienze pi significative. Creare delle mail list, a cui diffondere con costi ridottissimi, i risultati e lo stato dellarte che, via via, andr a svilupparsi. Costruire Impianti per il riciclaggio e il riutilizzo di materiali derivanti dalla raccolta differenziata. Energia da fonti rinnovabili: In Sardegna, si sta consumando l'ennesima speculazione di matrice colonialista: le multinazionali stanno acquistando i migliori terreni agricoli della Sardegna (Villasor, Villacidro, Decimoputzu, Vallermosa, Narbolia, San Vero Milis...) per costruire mega impianti di produzione di energia, sottraendo la propriet e l'utilizzo di questi terreni ai sardi e realizzando enormi guadagni. Quest'operazione sar la mazzata finale per l'agricoltura sarda gi in crisi. Perch per aggirare il vincolo che impone a queste aziende di non consumare suolo agricolo, stato loro concesso di realizzare i pannelli solari sopra i tetti delle serre agricole, ma con un vincolo: occorre dimostrare di produrre pi reddito dalle produzioni vegetali che dalla produzione di energia elettrica. Siccome impossibile produrre redditi cos grossi in serre poco illuminate, arriveranno le penali che le aziende che hanno investito sulla produzione energetica, scaricheranno sui contadini, quindi altra fame e altri pignoramenti. Si potrebbero utilizzare aree attualmente occupate dal Poligono Interforze per realizzare impianti di produzione energetica su serra e mettere in pratica la sperimentazione e la ricerca, senza che questo pesi sulle economie e sulla pelle dei contadini sardi. agricoltura biologica: la riconversione allagricoltura biologica, sospendendo le attivit inquinanti e dopo analisi che permettano la certificazione, potrebbe essere un metodo per non creare ulteriore impatto ambientale, per monitorare la situazione e dare valore alle produzioni agricole legate alle tradizioni delle campagne sarrabesi, allinnovazione e alla ricerca coinvolgendo agricoltori, allevatori, cittadini e studenti delle scuole della zona.

Creazione di impianti di compostaggio per la produzione di fertilizzanti. Sviluppo turismo rurale, legato alle produzioni locali, agli attrattori naturali ed ai principi di sostenibilit: sempre a condizione di poter riottenere la sovranit e la disponibilit dei territori, anche attraverso la rivalutazione delle aree protette (SIC), si potrebbero attivare percorsi archeologici, naturalistici, sportivi, didattici che mettano in rete le attivit fra di loro e con i paesi, fattorie didattiche e sociali, accoglienza rurale. Ovviamente le nostre proposte sono parziali, ognuna andrebbe approfondita e costruita, attraverso processi di confronto codificati e multidisciplinari che garantiscano massima partecipazione e trasparenza, analisi di tutte le complessit da affrontare, individuazione delle progettualit e metodologie operative accessibili a tutti i portatori di interesse: popolazioni e attori economici locali, istituzioni, associazioni culturali, specialisti, comunit scolastica. Riteniamo che molte altre proposte praticabili verranno da altri soggetti. Crediamo infatti, che tutti gli interessi degli abitanti vadano analizzati e discussi per poter creare un progetto e delle buone prassi che valorizzino i ruoli, le competenze e le idee del territorio con modalit condivise. Il sogno, la visione di un Sarrabus e di una Sardegna senza basi militari per molti unutopia, ma noi sappiamo che dieci anni fa era unutopia pensare che ci saremo trovati a parlare di riconversione e di sviluppo sostenibile per il nostro territorio, noi pensiamo che lutopia sia una freccia lanciata pi avanti, non si deve temerla, ma tendere e lottare perch diventi realt. Comitato Su Giassu sugiassu@gmail.com