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DEL SIGNORAGGIO E DEL SERVAGGIO di Panoptes Affiora a questo punto, la questione del signoraggio. Si tratta di un termine antico, che si riporta allepoca nella quale i sovrani coniavano monete doro e dargento, cui assegnavano un valore facciale superiore a quello intrinseco (ecco il signoraggio), e la loro effigie sulle monete aveva il significato di garantirne sia lufficialit come mezzo di pagamento, sia il valore indicato (nellambito del regno). Per la banca centrale europea (BCE) signoraggio il reddito ottenuto dalle banche centrali nazionali nellesercizio delle funzioni di politica monetaria del SEBC(art. 32 dello statuto). Tale descrizione, (di parte), fuorviante in quanto ne sposta i termini, lasciando intendere che si tratterebbe del ricavo di un servizio. Non cos: in realt non c nessun servizio, ma al contrario un potere usurpato. Oggi, si definisce usualmente signoraggio la differenza tra il valore facciale del mezzo monetario ed il costo per produrlo. (PAOLO SAVONA, La sovranit monetaria, Torino, 1974) Questa differenza diventa un guadagno se chi batte moneta un privato. Non lo , se a ci provvede lo Stato. Un tempo, la quantit massima delle banconote che potevano essere messe in circolazione, era determinata dalla riserva aurea posseduta. Sui biglietti era scritto: pagabile a vista al portatore intendendosi che questi poteva chiedere il controvalore in oro allautorit che aveva stampato la cartamoneta. Questa limitazione alla stampa dei biglietti venne per superata gi ai tempi della prima guerra mondiale. Con il passaggio dalle monete di metallo pregiato alla moneta cartacea, si rese molto pi agevole creare valore monetario e ci scaten appetiti sfrenati. I banchieri fecero a gara per ottenere il privilegio di battere moneta. E, come sappiamo, lottennero. A met dell800, lassociazione massonica Comitato dellAmor fraterno in Italia emetteva banconote. Allatto pratico, il signoraggio si traduce nella potest di battere moneta. Si tratta di unattribuzione connaturata al potere statale, cio alla sovranit (al potere riconosciuto dai componenti il gruppo sociale per la gestione della collettivit), e risponde allinteresse essenziale della comunit di disporre di uno strumento di pagamento, garantito nella funzione e nel valore. E bene avere chiaro che un pezzo di carta stampato assume la valenza di mezzo di pagamento, cio di danaro, grazie al consenso della comunit nazionale. La sua accettazione da parte dei cittadini costituisce una convenzione, in base alla quale al pezzo di carta assegnato il valore su di esso indicato. Si pensi al caso dell'operaio che, in cambio del suo lavoro (bene reale), ottiene cartamoneta (valore convenzionale) e, con questa cartamoneta, acquista risorse per vivere (valore reale). (Sotto certi aspetti, linsieme di tutte le banconote di un Paese potrebbe dirsi lespressione monetaria del valore dei beni che vi si trovano). In queste condizioni, il trasferimento della potest di battere moneta ad un ente privato, ovviamente ignoto allesperienza vissuta dalla societ umana nel corso della sua storia, assume contorni totalmente distorsivi. Non si pu perci evitare di chiedersi perch le istituzioni, il cui compito specifico la tutela degli interessi della popolazione, abbiano compiuto un atto che va contro questi interessi in misura tanto radicalmente distruttiva. Questa incredibile deformazione fu realizzata in modo compiuto nel 1694 quando venne creata la Banca dInghilterra: la prima banca centrale nello scenario mondiale. (Ne stigmatizza esemplarmente la costituzione il filosofo KARL MARX, Capitale, Roma, 1974, I, pag. 817 e ss.: la banca dInghilterra venne autorizzata dal Parlamento a battere moneta con questa moneta la banca faceva prestiti allo Stato e pagava per suo conto gli interessi del debito pubblico. Non bastava per che la banca desse con una mano per aver restituito di pi con laltra ma, proprio mentre riceveva, rimaneva creditrice perpetua della nazione fino allultimo centesimo che aveva dato. In Inghilterra, proprio mentre si smetteva di bruciare le streghe, si cominci ad impiccare i falsari. Gli scritti di quellepoca, ad esempio di Bolingbroke mostrano che effetto facesse sui contemporanei limprovviso emergere di questa genia di bancocrati). La creazione, in quello che allepoca era il centro economico-finanziario pi importante del pianeta, di una realt nuova, gli strumenti finanziari, che consentivano potenzialit di grandi e facili guadagni speculativi, gener una nuova schiatta di parassiti, intenti ad arricchirsi con il danaro altrui. Banchieri, finanzieri, rentiers, mediatori, operatori di borsa, si moltiplicarono e ritennero conveniente organizzarsi in camarille, pi o meno segrete per mantenere riservati i loro trucchi, evitare conflitti interni e istituzionalizzare legami che garantissero la monoliticit della combriccola. La massoneria, con i suoi riti e la sua segretezza, costitu la loro ideale aggregazione. Il sovrano inglese ne fu subito il capo e risult pertanto agevole compiere il sacrilegiodi trasferire ad un loro ente privato il potere di battere moneta. Accedendo a siffatta istanza per evidente interesse di categoria, il re

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(partecipe della cricca) ag non pi come gestore degli interessi della collettivit, ma come semplice privato, cos certamente arricchendosi, ma abusando dei suoi poteri e tradendo la fiducia dei suoi sudditi. Costui aveva scoperto che stampare moneta per conto proprio (e della sua combriccola) era molto pi redditizio che farlo per conto della nazione. Il passaparola fra famiglie regnanti e tra i banchieri consent il rapido diffondersi della privatizzazione monetaria, senza troppi scrupoli per linteresse pubblico. Nel corso dellultima guerra, i Savoia, vedendo profilarsi la sconfitta, (e violando rigide norme specifiche) esportarono allestero i capitali accumulati, addirittura in Inghilterra, presso i loro confratelli. Confortarono in tal modo leconomia di quel nemico, da loro stessi indicato ai soldati italiani, costretti a combattere senza scarpe e con armi della prima guerra mondiale. Perch abbiamo parlato della potest di battere moneta come di un attribuzione della sovranit e perch ne illegittima la privatizzazione? (Nota: GIANO ACCAME, La destra sociale, Roma, 1996). E necessario ribadire che il battere moneta attribuzione propria della sovranit pubblica (che, come sappiamo, appartiene al popolo). E assiomatico, poi, che la sovranit, proprio perch tale, non cedibile (tanto meno poi, come nel caso, con una legge ordinaria). Inoltre, non rientra assiomaticamente fra i poteri dei delegati del popolo disporre della sovranit (cio dei poteri del mandante). La cessione del signoraggio ad un ente privato costituisce perci una vera inconcepibile enormit, determinando, in contropartita, la catastrofica conseguenza del servaggio dei cittadini. Sul piano concreto, infatti, il trasferimento comporta innanzitutto un gigantesco onere per i cittadini, che si traduce in un prelievo colossale di risorse dalle loro tasche (quando, invece, queste risorse appartengono a loro tutti che, accettando la cartamoneta, ne hanno creato il valore). Inoltre, la concessione ad un privato della potest monetaria, comporta consegnargli la conduzione e direzione dellattivit economica del Paese e la gestione delle sue risorse finanziarie. E come se una famiglia consegnasse ad un estraneo il proprio patrimonio perch decida come impiegarlo ed utilizzarlo). Purtuttavia a questo si provveduto anche in Italia, (con R.D. 812 del 1926). Legittimo chiedersi chi allepoca ha incassato, nel Bel Paese, il danaro di Giuda. Con la privatizzazione della sovranit monetaria, lente che stampa le banconote, (il fantoccio banca centrale), non opera infatti come semplice tipografia al servizio dello Stato, ma come titolare, o proprietario, della cartamoneta stampata (il cui quantitativo, tra laltro, essa stessa decide e determina). Con la creazione di una banca centrale dotata di questi poteri, lo Stato, ossia la collettivit nazionale, si autopunita perch, quando ha bisogno di soldi, deve chiederli alla banca, e questa (se vuole), glieli presta. Ma, trattandosi di un bene di sua propriet, gli chiede un interesse . Lo Stato dunque, in queste condizioni, non solo deve restituire il capitale ricevuto, ma pagare anche gli interessi, ed al tasso deciso dalla banca centrale (V.: B. TARQUINI, La banca, la moneta e lusura. La Costituzione tradita, Napoli, 2001). Naturalmente, noi parliamo di Stato, ma chi materialmente debitore, colui che deve pagare, il popolo italiano che, a questo scopo, onerato di gravose imposte. Nel Medioevo il signorotto imponeva lobolo ai sudditi per fare qualche guerra o gratificarsi con qualche sontuoso palazzotto. Se non bastava lobolo, stipulava prestiti presso i banchieri. E stata tale prassi ad accendere le brame di questi ultimi. Poich i prestiti di guerra erano sempre assai consistenti e perci lucrosi, costoro vi hanno visto subito le enormi possibilit di arricchimento, qualora fossero riusciti a trasformarli da occasionali in istituzionali. Soprattutto poi quando alle monete doro e dargento, che avevano comunque un valore intrinseco, si sostituita la cartamoneta a costo zero. In pratica, oggi, il vantaggio per il privato di battere moneta massimo, equivalente a quello del falsario. Mentre questultimo per rischia la prigione, i banchieri centrali sono colmati di onori. ( MAURICE ALLAIS, premio Nobel per leconomia nel 1988, in : La crise mondiale aujourdhui, Paris, 1991, , estremamente chiaro: Par essence, la cration monetaire ex nihilo que pratiquent les banques est semblable, je nhsite pas le dire pour que les gens comprennent bien ce qui est en jeu ici, la fabrication de monnaie par des faux-monnayeurs, si justement reprime par la loi). Se lImperatore Augusto voleva una flotta di triremi, con i metalli pregiati estratti dalle miniere dellimpero, coniava i sesterzi sufficienti alla bisogna. E i cives romani potevano tranquillamente andare a comprare il biglietto per godersi gli spettacoli al Colosseo, senza temere rivalse fiscali. Oggi, invece, se lo Stato ha bisogno di 10.000 miliardi per fare un ponte, deve chiederli in prestito alle banche, ed i contribuenti devono accollarsi nuove imposte per 10.000 miliardi, pi gli interessi. Si verificata una paradossale inversione dei ruoli. Lo Stato, come un qualsiasi privato, deve chiedere ad un ente privato, diventato per, impropriamente, sovrano monetario, la sua cartamoneta. Ci abbastanza grottesco ed estremamente punitivo, (ma, attenzione, ripeto, non per lo Stato, ente astratto, bens per i cittadini). Per disporre del danaro occorrentegli per funzionare, lo Stato lo deve richiedere alla banca centrale (ma ci gli consentito solo entro certi limiti) oppure vende direttamente ai cittadini dei titoli di credito (i Buoni del Tesoro), con i quali si impegna a pagare un

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certo interesse (il cui ammontare stabilito dai privati banchieri, come allepoca delle Crociate). La prima porzione riceve come contropartita della cartamoneta prodotta dalla banca centrale a costo quasi nullo, inferiore a quello che dovrebbe sostenere un falsario (la produzione artigianale sempre pi onerosa di quella industriale). La seconda, invece, ha come contraccambio delle banconote che sono il frutto del lavoro dei cittadini. (Questa diversit piuttosto interessante). Questi ultimi dovranno anche provvedere, sempre con il loro lavoro e pagando le imposte, a fornire allo Stato i mezzi monetari per restituire al sistema bancario la porzione di cartamoneta che questo ha prestato allo Stato. Consegue comunque in entrambi i casi che le banche, emettendo moneta, acquistano a costo zero dai cittadini un valore corrispondente in beni e risorse reali, da costoro prodotti. Il cliente che va da una banca e chiede un mutuo, in quel momento medesimo ne diventa il finanziatore. Le rate di rimborso del capitale pi gli interessi, (spesso spalmate su decine di anni) saranno utilizzati dalla banca per altri lucrosi mutui, praticamente senza fine. Quando una banca consegna a Tizio per un mutuo del danaro ricevuto da altri mutuatari, come se Tizio prendesse a prestito il danaro dal suo vicino (TOM SCHAUF, The American Voter Vs. The Banking System, New York, 2002, nonch: N. COHN, The Pursuit of the Millennium, Londra, 1957). Le banconote che le banche ordinarie ricevono dalla loro longa manus, la banca centrale sono fonte di altra moneta (ancor pi gratuita), per effetto del moltiplicatore (come nellesempio del mutuo, o di ogni altro affidamento). Le banche ordinarie, perci, creano nuova moneta, doppiamente lucrando sul lavoro dei cittadini. Nellesempio di cui sopra, se lo Stato facesse come lImperatore Augusto, e cio stampasse direttamente biglietti per 10.000 miliardi, il ponte verrebbe costruito e nessun onere ricadrebbe sui cittadini. Inoltre, se lo Stato, come sarebbe ovvio, (ed anzi naturale dovere), esercitasse la sua sovranit monetaria ed emettesse biglietti di Stato anzich chiedere in prestito le banconote della banca centrale, non vi sarebbe evidentemente il debito pubblico (cio il debito contratto con la banca centrale e con i risparmiatori, acquirenti dei Buoni del Tesoro). Ed ai cittadini verrebbe risparmiato il conseguente pesante onere. (A proposito, se stampa Buoni del Tesoro perch lo Stato non stampa direttamente la cartamoneta che gli serve?). Non solo: limposizione fiscale potrebbe essere enormemente ridotta (se non cancellata), le opere pubbliche potrebbero essere moltiplicate, la crescita favorita, e la disoccupazione praticamente scomparire. Inoltre, il danaro creato dallo Stato porrebbe sullo stesso piano il privato cittadino e le banche. A causa del trasferimento ai finanzieri della sovranit monetaria, oggi, pagando le imposte, i cittadini restituiscono alla banca centrale il mutuo che questa ha concesso allo Stato creando valore dal nulla, come i maghi delle fiabe. La Costituzione americana riserva espressamente, al Congresso la sovranit monetaria. In aperta violazione di questo precetto per, nel 1913, venne creata la solita banca centrale, sul modello inglese, cio con le gi note attribuzioni, e si apr lera della Federal Riserve Bank , dellIRS, (la tassa sul reddito) e del TUS (il tasso ufficiale di sconto, con il quale i banchieri stabiliscono quanto coster ai cittadini il danaro da loro creato a costo zero). Negli USA stato calcolato (da Bob Dole, membro del Congresso) che circa il 50% del prelievo fiscale destinato alle banche in contropartita della cartamoneta data in prestito allo Stato. Pertanto, se si eliminasse questo compenso monetario impropriamente attribuito alle banche, il cittadino potrebbe disporre dello stesso reddito lavorando la met (ovvero: molte mogli non sarebbero costrette a lavorare per far quadrare il bilancio familiare). Abramo Lincoln, come gi prima di lui Andrew Jackson, utilizzando il potere attribuitogli dalla Costituzione, stamp oltre 400 milioni di dollari di Stato per finanziare la Guerra Civile, senza debito n interessi a carico dei nord americani. Sganciandosi dal letale legame con i finanzieri, anche J.F.Kennedy stamp dollari di Stato per rilanciare leconomia. Purtroppo scomparve prematuramente, e non mancano voci che ne addebitano lassassinio (al pari di quello di Lincoln) alla cricca dei banchieri. (www.bankfreedom.com) Con la cessione della sovranit monetaria, si creata una situazione analoga a quella del ladro che ruba unauto, la vende per 1000 euro, e questi soldi poi presta al proprietario, dietro interesse. Il cittadino che chiede un mutuo ad una banca per comprare una casa, ottiene un bene (il danaro), che non costato nulla alla banca ma che lo costringer, per restituirlo, a lavorare una vita. (Nota: lesempio di CLIFFORD HUGH DOUGLAS, Warnings Democracy, New York, 1997) Ogni biglietto stampato dalla banca centrale, significa un debito di eguale valore per la collettivit.

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Ma necessario, a questo punto, aver ben chiara la situazione reale. Il vero destinatario del privilegio di battere moneta non la banca centrale cui viene attribuito (e del resto ci non avrebbe gran senso), bens il sistema bancario-finanziario nel suo complesso che, dietro il paravento di questa furberia della banca centrale, messo in grado di gestire e lucrare la ricchezza del Paese, attraverso i pezzi di carta che stampa a costo zero (o quasi). Non a caso un certo Amschel Rothschild, co-fondatore della setta degli illuminati, gi nel 1773 affermava disinvoltamente: mi si consenta di emettere e controllare la moneta di una nazione e non mi preoccuper affatto di chi emana le leggi (W.G.CARR, Pawns in The Game, cit., nonch: B. TARQUINI, La banca, la moneta, ecc., cit.): Ma qualcuno, come abbiamo visto, gi aveva capito il lucroso trucchetto. Anche lo scopo dellautonomia concessa alla banca centrale e principale pilastro della sovranit monetaria trasferitale, quello di garantire lindipendenza (ed ampia discrezionalit) al ben pi importante sistema bancario. Se non vi fosse la banca centrale a dirigere (in realt accade il contrario) linsieme delle banche, queste dovrebbero dipendere dallo Stato e dalle sue direttive e larbitrio totale di cui dispongono (soprattutto nella manovra e nella concessione del credito, per non parlare, poi, del collocamento dei titoli azionari) scomparirebbe del tutto. Gli spropositati guadagni, diretti ed indiretti, e le speculazioni colossali (spesso illecite, come da ultimo il caso Lodi-Antonveneta ha ampiamente dimostrato) che il sistema realizza con il danaro di cui liberamente dispone (impossibili se il danaro fosse stampato dallo Stato), verrebbero cancellati. (WILLIAM GUY CARR, Pawns in the Game, Los Angeles, 1962). Oggi, per di pi, il sistema bancario-finanziario gode di una deregolamentazione sorprendente. La cos detta legge bancaria, le leggi sulla finanza e quelle sulle assicurazioni, sono nulla pi che una sorta di codice di comportamento, del tutto autoreferenziale, che non provvede a tutelare in nessun modo il cittadino. I danni per la collettivit sono enormi: gli scandali Sindona, Ambrosiano, Ferruzzi, Enron, Cirio, World Com, Parmalat, Lodi-Antonveneta, per limitarci ai casi pi recenti e pi noti, ne sono la conseguenza. Di chi sono, se non dei risparmiatori, le centinaia di miliardi scomparsi in queste occasioni? Annullando una potest propria della collettivit, anzi, addirittura cedendola a speculatori privati, notoriamente pericolosi (ricordiamo il monito di Jefferson sui pericoli di una finanza non controllata), le istituzioni hanno tradito e tradiscono il mandato loro conferito dai cittadini di tutelare e proteggere gli interessi della collettivit che rappresentano. Si pu senzaltro ritenere che non possa configurarsi fattispecie che maggiormente si attagli allipotesi del reato di alto tradimento commesso dagli esponenti coinvolti. La vicenda di una gravit sconcertante e pu protrarsi ancora oggi soltanto grazie alla complicit dei media ed alla totale inconsapevolezza della collettivit, ignara dei meccanismi monetari, sempre attentamente coperti da rigoroso riserbo e segretezza.. (R. STEINER, I punti essenziali della questione sociale, Milano, 1980). C da chiedersi come facciano i banchieri, nelle loro riunioni periodiche, a guardarsi in faccia senza scoppiare dalle risate. Come diceva J. Henry Ford, un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario perch, se accadesse, credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina. Dello stesso parere anche lanonimo banchiere citato da Tom Schauf (Nota:TOM SCHAUF, Americas Hope: To Cancel Bank Loans Without Going To Court, New York, 2000), il quale confessa che se gli americani scoprissero la verit su questi segreti, impiccherebbero i banchieri per quello che hanno fatto. In questo contesto kafkiano, con le istituzioni che tradiscono i loro cittadini, affiorano anche aspetti tragicomici. La bassa manovalanza monetaria, impegnativa, costosa e non redditizia, lasciata allo Stato. Questo, infatti, conia le monete divisionarie (in Italia, prima delleuro, stampava anche i biglietti di Statoda 500 e 1000 lire). Si tratta di una frazione minima della complessiva circolazione monetaria (non pi del 5%, ammonisce e statuisce la BCE) e del tutto onerosa (anche per semplici questioni di trasporto): le monete pi piccole hanno spesso un costo di produzione superiore al valore facciale. Il costo del conio di una moneta varia da 20 a 35 centesimi, mentre quello della stampa di una banconota di circa 3 centesimi. Il conio delle monetine da 1 lira ne costava 50. Lo Stato, dunque pu direttamente acquistare beni e servizi nella piccola percentuale consentita (!!) dalla banca centrale: una sorta di mancia o lo scarico di un compito fastidioso e utile solo agli schiavi della collettivit? Incidentalmente, bene ribadire che non stiamo parlando soltanto di chi abbia il potere di battere moneta e di come esso appartenga connaturalmente allo Stato. Qui facciamo riferimento alla funzione fondamentale propria dello Stato di gestire la collettivit. Ora, la cosiddetta leva monetaria (cio la gestione della moneta), costituisce il pi importante strumento per realizzare una politica economica. Unattivit dalla quale dipende lo sviluppo della nazione ed il benessere dei cittadini. Questa semplice ed ovvia considerazione fornisce la dimensione del problema di cui si tratta. Naturalmente, non sono mancati degli assai stentati sforzi per cercare di giustificare teoreticamente il disdicevolissimo trasferimento della sovranit monetaria ai banchieri. Si detto che lo Stato (cio il governo) se disponesse della sovranit monetaria potrebbe abusarne per scopi elettorali. (JOACHIM BOCHACA, La finanza ed il potere, Padova, 1982). Largomentazione inconsistente. Innanzitutto, gli esponenti delle istituzioni hanno una responsabilit politica nei confronti degli elettori e le loro decisioni

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costituiscono il metro in base al quale i cittadini li giudicheranno. Ed opportuno sottolineare che questa responsabilit manca del tutto, invece, per i responsabili delle banche centrali, che rimangono al loro posto anche se commettono gli errori pi gravi. Secondariamente, parlare di possibili abusi monetari dei governi sommamente ridicolo a fronte dei ben pi gravi soprusi che giornalmente costoro commettono ingannando e mistificando, scatenando guerre, assassinando liberi cittadini con letichetta di terroristi, ecc. ecc. Comunque, non vi infine dubbio che, per un governo, sicuramente meglio il condizionamento di finalit elettoralistiche che non quello degli interessi degli speculatori privati. rif: http://www.uomoepotere.eu/Pubblicazioni.html

17/12/2006 : signet@work : sandro pascucci : www.signoraggio.com v.0.5 [http://www.signoraggio.com/signoraggio_servaggio.html]

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