Sei sulla pagina 1di 48

EDUCARE AL FEMMINILE:

Introduccione: Da sempre il disagio delle donne stato quello di vivere una condizione esistenziale subordinata nel privato e di totale o parciale esclusione dal pubblico, trovandosi ad operare in un universo sociale, in un modo culturale, che ha posto regole e logiche, secondo parametri tpicamente maschili. Il genere femminile ha operato in una realt sociale costruita attraverso una simbolizzacione creata e voluta dal genere machile, secondo i propri bisogni, tempi e desideri, e divenuta norma per ambedue i generi humani. Le bambine e le giovani donne, nel momento della loro evoluzione fsica e psicolgica, hanno dovuto riconoscersi ed accettarsi in una lgica esterna che stabiliva per loro di volta in volta: o modelli femminili, subalterni e deboli a misura d uomo, o modelli femminili emancipati e forti, ma in realt omologati al maschile. Nella cultura patriarcale la donna rimaneva al sociale, una misione, sotto tutela, senza parola, un pocome i bambini, senza che le venisse data, insegnata la capacit di esprimere un giudizio su di s e sulla realt che la circondava. Rimaneva un puro contenitore biolgico della riproduzione del genero umano, partoriva dei figli maschi che non le appartenevano, ma che spesso le erano precocemente strappati per formarli a a quel pubblico/sociale da cui lei era esclusa, partoriva delle figlie femmine che le venivano affidate a patto che atraverso un lungo e silente noviziato del fare insieme divenissero il suo specchio fedele, immaginati mortificate, ubbidienti, educate nel gesto composto delle membra, nel controllo dello sguardo abbassato, nel silenzio delle labbra. Il destino delle donne dipendeva dal valore maschile, che imponeva al genere femmenile monacazioni forzate, matrimoni di convenienza, ripudi, e il silenzio elcceazione come virt. Seguendo percorsi di studio e di ricerca ormai ventennali, ho cercato di raccogliere e interpretare i modi e i luoghi dove nasce e si aviluppa la formazione femminile, dove e come si attua leducazione delle bambine, mostrando quali connotati e contenuti hanno le filiers che vedono una maggiore presenza femminile. Delle bambine ci si ocupa ben poco e quando questo avviene la storia dell educazione ci mostra un destino di separatezza, di marginilit, di precisa esclusione. Con la modernizzazione e il traguardo dellinferiorit per omologarsi nellguaglianza al maschile. Il sistema formativo, del resto, gerarchizzato e fortemente centralizato nel periodo liberale, ha espresso nel periodo fascista una poltica

scolasticanfortemente antifemmenile; negli ultimi cinquantanni poi la scuola stata governata da fore conservatrichi. Capitolo primo: Per una educazione al femminile: Valore della cultura del sapere. 1. Patriarcato e elaborazione del sapere. Attaverso la maternit la donna pu generare, dare alla luce; la naturalit femminile, la vita biolgica, crea un rapporto tra essere, tra vita e norte, attaverso cui la stessa temminile pu caricarsi di pericolo e di incognite per lomo. Per un lungo periodo con ogni probabilit i maschi hanno creduto di non periodo con ogni proceso riproduttivo e nellncoscio collettivo rimasta questa sensazione di carenza. Il rapporto tra i sessi stato quindi regolato da leggi culturali elaborate dal sapere-potere maschile che per dare maggiore forza e incisivita alle propie asserzioni le faceva derrivare da pseudo-leggi naturali, in realta definite tali in base a stereotipi til al mantenimiento del potere stabilito. Questo proceso di definizione della diversita dei ruoli sessuali, ma anche razziali, o etnici come naturali sempre stato molto utile come mecanismo di controllo da parte dei gruppi pi deboli, addirittura piegandoli alla subordinazione culturale e sociale attaverso il riconoscimento indotto dalla cultura dominante del proprio dis valore. Fin dallntichit lminit ha construito dei miti per spiagare la realt, per dare risposta ad avvenimenti naturali a cui si cercavano soluzioni utili: in practica il mito corresponde alle esigenze di chi lo elabora, si strutura in base allmmaginario e alle credenze del grupo, anche le pi profonde e inconfessaili. Di unanalisi che intende mostrare come la diferenzza sessusale sia stata a lungo intensa come un modelo per la subordinazione delle bambine e delle donne, con una lettura della dialettica tra i sessi come contrapposizione. pur vero, che questi modi di evidenziare la peculiarit maschili e femminile sono diventati degli archetipi, dei modelli; di comportamento e di formazione per millenni; e va ancherilevato che tutto il proceso educativo, formale ed informale, ha sempre sottolineato queste differenze, facendo in modo che ciascuno divenisse il pi possibile simile al proprio modelo di appartenenza sessuale, maschile o femminile, pena obviamente lmarginazione sociale, per la supposta devianza. Nel momento in cui la femmina viene identificata con la natura, con gli organi e la funzione riproduttiva, inmediatamente viene vista come diversa, inferiore e dunque mentre si naturalizza lnferiorit della condizione femminile al tempo stesso la si eternizza. Che lomo abbia fatto delle proprie caratteristiche biologiche una preminenza culturale, deprezzando e svalorizzando le caratterischise biologiche femminili. Anche gli scienziati positivisti fondano le loro conviente asserzione sulla naturale inferiorit

femminile, proprio basandosi su caratteristiche emotive, psicologiche, razionali e cognitive, attribuite in quantit diverse ai due sessi. La storia dellducazione si identifica quasi del tutto con lducazione del ragazzo e del giovane uomo, relegando ai margini o escludendo del tutto le bambine e le giovani donne. La donna pu anche avere una sua storia personale e privata, ma non pu fare la storia. 2. La gerarchia tra saperi tradizionali e nuovi saperi. La formazione era, specie ai livelli superiori, monopolio di gruppi ristretti di maestri e allievi, per cui la trasmissione del sapere rimaneva sempre allnterno della stessa circolarit di clase e di sesso. Le revoluzioni borghesi, determinano unccellerazione, impongono con il cambiamento degli apparati social e instuzionali una proliferazione dei saperi secondo i parametri di riferimento: la borghesia prima e la clase lavoratrice dopo pongono nuovi modelli educativi, la formazione del getleman, come poi quella dellperario riempiono di contenuti nuovi la formazione delluomo che per resta appannaggio del sesso maschile. Allaffermarsi di nuovi gruppi social, razionali e sessuali, insieme alla presa di coscienza degli oppressidel loro valore come artefici di un sapere proprio, si affermano nuovi codici culturali, in cui si avverte lnsia di emancipaione, il Desiderio di cambiare le regole del gioco, la prospecttiva di costruire un mondo nuovo. Il controllo sui nuovi saperi esplica allora con sistema diversi, overo istituendo una gerarchia tra saperi forti, pi legati alla tradizione, pi strutturati, pi accreditati, pi richi di potere e di strumenti di diffusione delle conoscenze, pi arroccati nei luoghi deputati alla formazione delle nuove generazioni e saper altri, pi poveri e meno strutturati. A maggior ragione il sapere delle donne resta marginale. Questa sua differenza di genere lo rende sospetto, poco accreditato a Dover essere trasmesso nelle agenzie deputate alla riproduzione dei saperi, in altre parole non lo si ritiene essenziale al proceso educativo, non lo si stima formativo. 3. Il sapere delle donne. Escluso dalla sfera pubblica, a lungo il sapere delle donne si potuto sviluppare solo nella direzione degli ambiti loro concessi, il privato, i luoghi della demesticit e del governo della casa, la cura e la tutela della familia, la maternit, lducazione della prima infancia. Ldentit di genere femminile non pi oggetto di strategie istituzionali, politiche, ma diventa a sua volta soggetto di relazioni, di strategie che attraverso il privato investono la sfera pubblica, ne forniscono una rappresentazione al femmenile. Matilde Callari Galli: la donne si difniscono soprattuto in base a la propia capacit di prendersi curra delle cose e delle persone: ma queste capacit

nel mondo sociale en ella costruzione delldentit individuale, sono svalutate: o non sono neanche viste. Attraverso la mermoria scritta, e non entrano a far parte del sapere che si trasmette institizione deputate alla formazione anzi il sapere-potere, il sapere maschile si fa spesso un vanto di escludere dalle sue competenze il sapere delle donne, considerato informale, poco organizzato, non strutturato e dunque non costituente un corpus di conoscenze utile ad essere tramandato. Il sapere-potere si presenta come oggettivo, neutro, overo universale, valido per tutti e tutte, mentre parziale, monco, proprio perch espressione di un solo genere, quello maschile. In realt el sapere delle donne resta ancora oggi nella familia, nei rapporti interpersonali, nella socializzacione dellnfanzia, uno strumento essenziale, per quanto informale, della nostra formazione sociale. 4. Valore della differenza di genere nella formazione. Viviamo dunque in una societ che rispetto al problema uguaglianza/differenza dei sessi presenta una profonda ambiguit: formalmente risconoce la piena uguaglianza tra i sessi, nella realt propone alle donne come loro pieno inserimento e integrazione nel sapere-potere lccettazione della cultura dominante costruita secondo modelli, para metri e stili di vita maschile, infine sonpinge ancora la gran parte di ese a funzioni subalterne e poco remunerativve, indirizzandole modelo verso scuole professionalizzanti secondo il in fondo alla scala delle opzioni formative. Seppure sospesa e contesta tra riproduzione biolgica e produzione culturale, la donna cerca di recuperarse la scissione natura/cultura attraverso la costruzione di una diversa identit, sedimentando e integrando pratiche antiche e nuove risorse di conoscenza, proponendo nuovi stili di vita e dando un significato pi globale allsistenza. Questo prsuppone anche per le nuove generazioni di donne la costruzione di un nuovo medello formativo al femmenile, in cui sia riconosciuta una carica valoriale positiva alle caratteristiche e alle qualitr dellke donne da sempre rappresentate dal sapere-potere come dis-valori. Dare un rilievo positivo, proggetuale al sapere al femmenile, significa mutare lrganizzacione del sapere, valorizando i saperi altri, a livello non solo normativo e strutturale, ma nache nel costume educativo, attraverso modi diversi di interagire e di relazionarsi; ma significa soprattutto, critica mettere in forse i ruoli che la societ attibuisce rgidamente allno e allltro sesso. Capitolo secondo Bambine, ragaze e educazione familikare e sociale. 1. Bambine e educazione ieri e oggi. Per comprender la condizione la bambina oggi, la richezza delle loro esperienze e la potencialit del loro futuro. Infantti malgrado si notino ancora delle remore culturali dovute a pregiudizi storici in alcune aree geogratiche o

settori social del nostro paese circa il destino femminile e il Dover essere della donna in quanto femmina dellomo, tuttavia innegabile che significativi siano intercorsi nellesistenza delle bambine. Nel 1881 il 69% delle bambine italiane era anlfabeta. Nel 1886 en el 1902 ha posto di fatto le basi per un reale avvio dellnstruzione obbigatoria di base. Nella seconda met dell Ottocento il nuovo ceto liberal-progresissta vuole allevare le proprie figlie ispirandosi al modelo della madre di eroi rappresentato per esempio da Adelaide Caine debbono conoscere un poco la poliktica, soprattuto per coadiuvare il marito patriota nella sua azzione. Alle bambine viene dunque pi frequentemente impartita unstruzione elementare, dapprima in casa con le pubbliche che il nuovo stato unitario ha organizzato per loro. Una ristretta lite prosegue anche gli studi secondari e si addottora sia nelle universit tradizionali, sia nei Magistari Femmenili, cio in corsi universitari creati appositamente per le donne, fanalizzati ad una formazione letteraria e con nico sbocco lavorativo lnsegnamento in scuole secondarie femminile: nel paese va lentamente migliorando. Ldea di una magiore libert delle donne nelle scelte di vita: studio, lavoro, tempo libero, man anche tipologa della familia da organizzare con il partner, inizia ad affermarsi. 2. Il ruolo della figura materna nella familia. Le ragazze di ieri ci aiutrano insomma a capire le opinioni, gli atteggiamenti di quelle di oggi. Il tema della familia e il rapporto con e genitori molto importante per giudicare in primo luogo come le bambine vivono il ruolo femmenile in raporto specialmente alla figura materna, che cosa la familia pretende da loro impartita, cosa permesso e che cosa vietato per definirne la formazione e le condotte in quanto future donne. Dltro canto, per il ruolo materno quello maggiormente in crisi, quello da cui le piccole pretendono di pi. Infatti non tutte le bimbe accettano o una madre con maggiore prestigio sociale e indicano per lei il lavoro che ao loro occhi di bambine sembra il pi importante: la maestra, oppure chiedono una madre tutta casa e familia, ossia rivendicano un maggior spazio per loro nel tempo della mamma. La madre rapperesenta durante un modelo, con indicazioni anche variegate, sfaccettate di attivit da fare, di modi di essere, con cui identificarsi. Quello che invece suscita perplessit e che va sottolineato come un elemento di novit l il manifest Desiderio nelle figlie di una vita altra, salvaguardando il rapporto di stima e di fiducia per la madre, ma nello stesso tempo rifiutando nettamente di avere una vita da adulte simile alla sua. Sembra un controsenso in pratica si riconoscomo alla madre tutta una serie di atributi positivi, si d di lei un buon giudizio in quanto persona, si desidera pure di

somigliare da grande in qualcosa, ma si rifiuta di avere una vita simile alla sua. Le madri ancora oggi mantengono il volto tradizionale di insegnanti del saper fare donne, sono depositarie delle conoscenze della domesticit, sono le trasmettitrici di comportamenti non scritti, ma codificati nel tempo, quelli richiesti ad ogni giovane donna per poter poi saper dirigere il lavoro nella propia casa. Rispetto ai saperi della scuola, agli alfabeti scolastici, asistono anche i saperi della domesticit, trasmessi da donna rappresentano i contenuti profondi e silenti di una secolare esperienza femminile pi gestuale che verbale, che Egle Becchi definisce catena pedaggica. Emerge insomma, rispetto al saper fare delle donne, la consapevolezza di un conflitto, perch, se da un lato si apprezza il valore delle abilit manuali e pratiche della propia madre, dallaltro non si accetta di ripeterne lsistenza, la sua subalternit e sfruttamento; overo ad alcune bambine appare gi chiaro che allnterno della familia, ad esempio, le gerarchie sessuali, socialmentre date e da tutti riconosciute, transformano la diversit in desiguaglianza 3. Il sessismo a scuola. Il confinamento della bambina nel ruolo femmenile, con carastteritiche di deboleza, emotivit, dipendenza ancora oggi avviene fin dalla nascita, attraverso unducazione mirata alla costruzione di questo ruolo; anlogamente sucede per il bambino che lo stesso tipo di stereotipo rovesciato spinge al ruolo maschile attraverso il potenziamento corpreo, lo sviluppo della motricit, lo stile aggressivo, lndependenza. Riguardo la scuola oggi il rapporto maschi/femmine ormai decollato: le ragazze hanno buoni rapporti con i coetanei, tant che molte bambine e tantissime ragazze non vorrebbero stare in una classe exclusivamente femminile, ma preferiscono la classe mista dove si trovano, anche se lama preferita, in cui spechiarsi, con cui confidarsi, pi spesso una femmina. Inoltre importante il fatto che quasi tutte le adolescente che frequentano la scuola media ritengono che dopo la licenza, proseguiranno gli studi. Certo non sfugge alle bambine e alle ragazze la loro specificit femminile, la loro differenza di genere, ma non ne fanno un problema negativo, anzi si autovalorizzano e ritengono anche di essere valorizzate dagli insegnanti. Anche le ragazze notano diversit di comportamenti tra loro e i maschi, ed algune rilevano un atteggiamento diverso degli insegnanti verso alunni ed alunne a seconda del sesso. Li che sfuggono ad ogni consideraione, tuttavia la scuola rappresenta un buon settore dndagine per analizzare quale tipo di educazione viene impartita ogli alle bambine e alle ragazze, sia perch un luogo privilegiato della socializzazione tra coetanei, sia perch gli stessi comportamenti del corpo docente possono indicare modelli integrati da scolarizzare e suggerire immagini alternative di identit.

4. Le bambine e le lettura. Le scelte culturali dei bambini/e e poi dei ragazzi/e e loro aspirazioni future sono in gran parte influenzate dallmpostazione educativa e dal clima culturale che si respira in familia, in quanto existe un preciso nesso tra formaione e condizionamenti social. Centro anche le agenzie educative e dnstruzione extra-familiari. Nellapproccio dei bambini e delle bambinevcon la letura acquista un significato importante quella persona o quelle persone che per prime le hanno regalato o prestato un libro, invitandoli/e a leggerlo. Sono quelle scelte, che qualqun altro fa per noi a condizionare il rapporto con la lettura, a renderlo unvventura, un piacere, oppure un territorio minato da cui fuggire in fretta. Una diversificazione dei due sessi rispetto alla lettura indubbiamenete esistita ed existe tuttora. In passato la lettura era peraltro riservata ad una percentuale ristretta di bambine e di donne, visti gli alti tassi di analfabetismo presenti nel nostro paese. Le letture femminile erano del resto molto controllate, perch venivano accusate di essere diseducative, overo di assecondare lbitudine naturale delle giovani, al sogno alla fuga dalla realt. Per tutto lttocento e fino al fascismo, il rapporto donna/lettura e dunque donna/letteratura era visto con sospetto, poich si temeva che prevalesse un eccessivo estetismo femmenile, overo la corruzione della donna, la decadenza dei valori morali. La donna che legge circondata da caratteristiche culturali e social elitarie, collegata anche nelliconografia. La lettura molto amata, segna momento di affinit e di dialogo specie tra madri e figlie, ma rappresenta anche un luogo, uno spazio per bambine su cui pesa ancora una precisa divisione dei ruoli sessuali, con compiti, aspettative, controlli diversi da quelli esercitati sui maschi: letture e libri godono di uno spazio legittimo nelle accupazioni infantili e segnano alcune forme di interazione tra madri e figlie. La memoria autobiogrfica indigia so ore di lettura, su personaggi amati, territorio della fantasia e delldentificazione. Va anche detto che sia le bambine le ragazze accennano alle letture della madre, dunque fortemente presente il modelo della madre lettrice, un modelo a cui evidentemente non il significato dellssere donne nella nostra societ. La familia supporta e incoraggia dunque la scelta di leggere delle figlie, sia con lsempio, sia mettendo libri a disposizione in casa, sia regalandoli alle figlie, sia fornendo loro il denaro per acqustare libri scelti da sole. Saper leggere, significa rimuevere lmarginazione, sserci, appropriarsi della realt, vera ed immaginaria, conoscere attraverso i vari alfabeti i sempre pi complessi saperi che ci contornano. A partire al 1962 dare maggiore e pi

ampio valore alla lettura: cos si riversarono su ragazzi e ragazze volumi ridotti, chiosati, comentati, cercando di scolastizzare la letteratura; inoltre unra di lettura in comune di un libro in classe era veramente un rimedio inadeguato. Gli insegnanti non avevano capito il valore dellnnovazione, scegliendo volumi poco interessanti o attraenti per chi stava loro di fronte: del resto formare lettori e lettrici non era compito da poco. 5. Come sono le bambine di oggi? La realt delle bambine incostante divenire: se la bambina di oggi diversa da quella degli anni settanta, sicuramente avr tratti di continuit ma anche di diversit da quella del duemila. La storia di lunga durata ci insegna che al di l degli avvenimenti, la realt culturale e sociale legata al quotidiano, la storia materiale muta molto lentamente e che dunque le mentalit, i giudizi e i pregiudizi sono duri a cambiare. Infatti guardando al vissuto familiare e scolastico o analizando al vissuto familiare e scolastico o analizando luso del tempo libero, si notano momento di condizionamento e di resistenza allautonomio delle piccole; tuttavia emergono elementi di novit, modelli positivi di madre e di donne insegnanti che malgrado il peso delle doppia presenza mostrano significativi scasti in positivo rispetto ai modelli alienati e subalterni anche del pi recente pasato.

Capitolo Terzo

Immagini di bambine tra letteratura e realt

1- Donne e storia: lumanizzazione della storiografia Si va assistendo da qualche decenio a un fiorire di studi sulla condizione dellinfanzia, sia storici che dattualit, come puer si va diffondendo unattenzione nuova verso linfanzia nella narrativa e in particolare nellautobiografia, piu, o meno vera/ autentica, pi o meno romanzata/ edulcorat, cos anche linfanzia reale appare sempre pi narrata attraverso la trascrizione di storie di vita, o attraverso la storia orale. Occorre rispettare e valorizzare di pi questo Desiderio delle persone, anche le pi umili, di raccontare/arsi; del resto tutti hanno il diritto ad una loro autobiografa, a tracciare un percorso, un graffito sul grande muro della caverna della storia, ed eparticolarmente degno di nota quando i messaggi ci provengono sia dagli adolescente che dai bambini, con precisi referimenti ai ruoli social e familiari e con un linguaggio che nella trasgressione trova spesso il coraggio di essere. Nella storia dei veinte, nello non-storia dunque, le donne hanno svolto un grosso ruolo, anche se per tradizione la loro una storia silente, mutola, non raccontata, voluntamente dimenticata. Se la storia della donna cammina accanto a quella, anchessa dimenticata, del diversi, dunque necessario per riscriverla allargare el concetto di voce narrante, e considerare che accanto a quelle tradizionali si possono, si debbono utilizzare anche fonte altre: alla storia darchivio, si affianca anche quella orale, alla storia iconogrfica si lega la storia sociale e7o qeulla dellimmaginario, condotte anche attraverso la narrativa. 2. Immagini di bambine nella letteratura Louisa May Alcott, suoi libri, invence, e in particolare Piccole donne e il loro seguito, hanno costituito per generzioni di bambine e adolescente la lettura di identificazione e comunque di riferimento. Non a caso el noto romanzo stato ripreso in pi film, riproposto di recent in cassetta, e ancora viene ripresentato al pubblico infantile sotto forma di cartoni animati in televisione. La Alcott ha avuto infatti il pregio de presentare, accanto a modelli femmenili tradizionali, nuovi modelli di adolescente e di ragazze con altre aspirazioni oltre el

matrimonio e i figli, quella di una professione, di un lavoro extradomestico che dia indipendenza econmica e autonoma morale. Se linfanzia nella letteratura ha scarse analisi, ancor pi dimenticata iinfanzia al femminile, quasi che i modelli di referimento per la loro forza, agilit, simpatica trasandatezza debbano essere solo quelli maschili. Emy Besegui, allo stesso tempo il ruolo che i media, dalla fiaba al romanzo, dai cartoni animati ai films, dalle ballate popolari alla msica leggera, proetano sulla bambina, fanno riferimento storicamente a due modelli de protagonista: la piccola perseguitata ed oppressa, la picola coraggiosa e libera, anche se il primo ha a lungo prevalso, attraverso molti stereotipi ambientali di contorno: la povert, Oabandono, L orfanit, la malattia, la norte. Da la piccola fiammiferia a profumi e balocchi, el destino delle bambine si compie nella norte, anche in Cappuccetto rosso, secondo uninterpretazione ormai consolidata, il buono e rude cacciatore, cio el maschio protettore e amico, pu salvare la piccola dalla violenza del lupo cattivo, cio il maschio prevaricatore. Anche Iammonimento a non lasciare la strada buona per quella cattiva ha una evidente simbologa sessuale e il racconto asume un attegiamento chiaramente didasclico e moralistico. Sulla bambina ha pesato a lungo il destino femminile fin dalle nascita, al punto di essere rifiutata, perch la familia e/o la madre spesso non desideravano un figlio di sesso femminile, pero il maggior prestigio sociale che dava la nascita di un erede maschio. Linfelice destino delle monacate per forza una presenza constante nella nostra letteratura e rispecchia una societ che privilegia il sesso maschile, per tramandar sia el nome di familia che il patrimonio. Qualche decenio prima, in Inghilterra, Elisabeth Gaskell aveva riprodotto nelle sue opere le condizione delle classi pi povere. Rispetto a queste posizioni, che la Gaskell stigmatizza, di negazione del valore delle donne fino al loro annientamento mentale e fsico se non rispondono alle aspettative morali altrui, la narrativa pu dunque costituire un arma, una denuncia, uno strumento di conoscenza per un publico che non sa o non vuole sapere. Esiste dunque unesistenza infantile dove loppressione esercitata pesantemente genera ribellione o assuefazione, ma nache uno stile di vita familiare dove la bambina normalizzata attraverso la quiete e la complessiva deprivazione di esperienze e la proposizione di modelli mono-diretti. Anche in questa esistenza el disagio sale ed palpabile

nei terrori notturni, nellinquietudine, negli inespresi, ma presenti desidere di fuga, di alterit.

3. Piccole donne forti Al di l del convento la destinazione naturale, futura della bambina il matrimonio e ad esso viene preparata/avviata fin da piccola. La strada da percorrete univoca, quella dellobbedienza, della sottomissione, della rispondenza alle esigenze maschili. Scrive in propsito K. Horney le donne si sono adattate ai desideri degli uomini, convinte che quelladattamento corrispondesse alla loro vera natura. Insomma, si vedono o si sono viste come proiezioni del desideri maschili, incoscianmente hanno ceduto alla suggestione del pensiero maschile. Nella Sirenetta, Si trata di un messaggio preciso, laddove la patner femminile renuncia alla propia natura (di sirena) per trasformarsi nella natura umana (dellamato) , in altre parole monde. Inoltre le nozze tra i due rappresentano, in un crescendo enfatico, il fine imprescindibile della storia, lunico mezzo per la Sirenetta di sottrarsi al dominio della potente Ursula, una grande matrigna tirannica e onnivora, definita vecchia e crudele creatura malfica, la tradizionale strega proiettata per loccasione nella dimensione marina del grosso plipo. Si sono ricreate le due figure di donne gi presenti in tanta letteratura: la Vittima Innocente, bisognosa di protezione da un lato e la Superdonna antagonista delllEroe maschio dallaltro. Lavere un carattere dominante ed usare lironia, gi spiegano di pres che la Cattiva di turno una diversa, ribelle alle norme costituite del contratto sociale e della divisione del ruoli. Secondo una grezza, ma efficare misura pedaggica, per ristabilire l ordine, la Strega debe risultare perdente, la trasgressione debe rientrare nellordine. Rispetto a questo genere di storie, edulcrate e colme di messaggi tradizionali, quanto diverse, pi realistiche e per certi versi dure, sono le esistenze delle bambine comuni. Nella nostra narrativa sono sempre pi presenti le figlie dellemarginazione, della povert, dell emigrazione e dello sgruttamento. In primo luogo le storie de Le buttane, racolte da Aurelio Grimaldi, la tristeza con cui queste donne ai margini racccontano la loro infancia, unet su cui sono intervenuti in

forma pesante padri e madri devianti, iniziatori, attraverso el primo atto di violenza di una serie di violenze e di atti di sfruttamento, che porfa fino alla vita da ese condotta. 4. Nuovi nodelli educativi per le bambine. Le pagine autobiografiche di donne che ritornano alla memoria della propia infancia, ci forniscono due precise sensazioni: in primo luogo quella della diversit delle infanzie, rispetto al periodo storico, ma anche alla clase sociale in cui si collocano, in secondo luogo della sofferenza per la propia condizione di donna e per lesclusivo mondo femminile, di donne in cui le bambine sono costrette a vivere e con cui debbono confrontarsi, ma oltre a ci existe anche il coraggio con cui si tentano vie nuove, nuovi percorsi demancipazione e di alterit che porteranno alcune di queste donne ad affermarsi in un mondo cultruales da sempre monopolio maschlile, nonostante e in virt della loro differenza. In tutta la letteratura esaminata, scritta da donne, ritorna spesso la centralit della figura maschile, paterna o fraterna, una figura che non cos presente come quella materna, il cui esserci queasi naturale e comunque scontato, ma che riassume in s il rapporto con il sociale, di mediazione con lesterno, che svolge soprattutto compiti di rileivo, lavori sconosciuti, avvolti nel mistero, attivit che agli occhi infantili vengono presentate come extremamente importante e interessanti. Elvira Mancuso troviamo una figura di adolescente poverissima, inteligente e ambiziosa, che si rebella al destino matrimoniale e cerca nello studiio, nella sospirata patente di maestra , il riscatto morale ed econmico per s e per la madre. Ma la punizione giunger rpida e selvaggia, ad opera del fidanzato abbandonato, il quale non accetta di essere rifiutato. Episodi di questo genere avvengono ancora, cs come ancora le donne e le bambine sono oggetto di violenze efferate. Ce pio tutto el sommerso della violenza psicolgica che non ci dato di vedere, ma che possiamo immaginare e di cui le donne iniziano a dare conto sia attraverso lautobiografa che con el romanzo a sfondo biogrfico. I nuovi modelli educativi, i nuovi modi di essere bambine e donne debbono sfuggire dunque allestremizzazione di queste due posizioni, e cio a ricercare la parit solo attraverso lomologazione al modelo culturale maschile, magari con i suio peggiori connotati, ma anche a costruire una separatezza di genere, culturale e sociale, che abbia pr le donne il significato di una apartheid, magari volontaria. Lutopia da

proporre e da realizzare ancora quella settecentesca e illuminata del paradiso delle donne, del reale superamento delloppressione di un sesso sullaltro, della rimozione e dello smantellamento delle sovrastrutture social, dellindividuazione di un luogo e di un tempo in cui turri, donne e uomini, possano realizzare la felicit del vivere.

Capitolo Quarto

Bambine, mass media e omologazione culturale


1. Bambine, bambini e divisione dei ruoli In ogni sistema sociale le bambine e i bambini recevono uneducazione diversa, secondo ben precise forme di addestramento al ruolo attribuito al proprio sesso di appartenenza. Ormai viene da tutti riconosciuto che i condizionamenti social nei primi anni di vita sono fondamentali nella formazione en ella determinazione del ruoli sessuali. Nelleducazione si passa da una pratica pedaggica silente, ma precisa che si impone con la forza dellexemplum, a processi dapprendimento mirati che suddividono larea dinfluenza maschile pi collegata alla cultura, pu aperta ai saperi, al pubblico, pi mirata al prestigio e al potere, da quella femminile, pi circoscritta alla natura, allistinto, chiusa nel privato, soggetta alla dipendenza. Le agenzie educative, dalla familia, alla scuola, alla Chiesa, alle varie associazioni culturali o sportive, ai massmedia, in pratica tutto il sistema educativo ha trasmesso e ancora oggi continua a trasmettere alle piccole e ai piccoli messaggi diversificati a seconda del loro sesso, dalla scelta del colore dei primi abitini, a una diversa gamma di giochi e giocattoli, alle mansioni da svolgere in mbito domestico, ail libri da leggere, allo sport da praticare.

Questo sistema si basa su un circuito di messaggi che vengono dall ambiente circostante ma ache da tutta la rete massmediologica, il cui potere suasivo e seduttivo molto pi forte. Il sistema massmediologico si avvale di una strumentazione a volte cos sottile, di un ricatto psicolgico tanto subdolo, quanto sotterraneo, che le scelte, di fatto coatte, non vengono riconosciute per tali da chi le compie, nella convinzione di operare in autonoma morale, quando al contrario tutto il bombardamento del messaggi ambientali e culturali ha contribuito a far compiere tali scelte. Dalla nascita, alladolescenza, alla giovinezza le bambine e i bambini vengono investiti da messaggi ruolizzanti, secondo un preciso copione nel quale sono scritti: atteggiamenti, compartamenti, azioni definite maschili o feminili. Personalit femminili: dolci, generose, composte, serene, e personalit maschili: rudi, aggressive, sguaiate, violente. In pratica ci che si perdona allesuberanza maschile, nella femmina non passa sotto silenzio, o viceversa il maschio viene incoraggiato a La televisione con i suio programmi, con le figure che presenta, con le storie che racconta, con la pubblicit che impone, d allutentebambino/a tutta una serie di input, che non solo spesso ldulto non raccoglie, se non nelle forme pi macroscopiche, ma di cui sottovaluta la portata formativa nel complesso proceso della costruzione della personalit. 2. Messaggi ruilizzanti e modelli sessisti La societ in cui viviamo tende dunque ad inviare mesaggi culturali ruolizzanti. Dallo spot pubblicitario, al fumetto, alla letteratura rosa e a quella di pi alto livello, alle telenovelas, ai films, vengono indicati alle bambine, alle giovani donne, del modelli tipici femminili, che rispecchiano quello che la societ si aspetta da loro. I messaggi ruolizzanti creano dunque del modelli sessisti proposti e imposti attraverso le varie opere culturali, la loro un azione di lunga durata in quanto variano molto lentamente nel tempo. Essi sono frutto dellimmaginario collettivo di una certa epoco, ovvero corrispondono a come la mentalit media imagina e pensa debba essere il destino familiare e sociale delle donne. Per questo motivo, di volta in volta, nella cultura occidentale, la donna stata educata in base a schemi fissi a comportarsi come ancella operosa, come serva dedele, come casta sacerdotessa, come madre

prolfica, come elemento e complemento ornamentale e rilassante dell esistenza delluomo, e solo pi di recent, ma non senza dificolt, come compagna di vita, con rari dignit. Nella storia le donne non parlano quasi mai in prima persona, ma costituiscono loggetto di dscussioni, rapresentano il mito, angelicato o perverso, a cui si innalza un piedistallo e a cui s rendono omaggi, o contro cui si invesce, relegandole agli infer; basta riflettere ad esempio su tutta la storia della stregoneria al femminile. In pratica sono gli uomini di cultura che con la dottrina e la scrittura definiscono le bambine e le donne, dicono che cosa ese sono e soprattutto come debbono comportarsi, illustrando con divizia di particolari el posto che debbono occupare e i relativi doveri. E quando tavolta una donna ha il prestigio e lautorevolezza per intervenire, nellindicare le vie delleducazione femminile, spesso non fa altro che ripetere gli stereotipi social e familiari correnti della propia poca. Nel corso dellOttocento il valore attribuito al ruolo materno va accentuandosi e permeando progresivamente i diversi livelli social, fino a configurarsi come missione educatrice della donna un riconoscimento che le viene attribuito dapprima nellambito strettamente familiare, ma che ben presto investe larea educativa extrafamiliare, dai primi asili dinfanzia, alla diffusione dellstruzione elementare obbligatoria. Un aspetto che colpisce molto quello delle figure femminili presentate nei libri di testo delle elementari, proprio perch un fenmeno pi stretamente collegato al mondo della scuola, e testimonia del condizionamenti anche pesanti presenti nel tessuto sociale che circonda le bambine, specie in un settore che voremmo pi critico e pi decondizionato respetto ai ruoli. Nel secolo scorso i libri di testo delle scuole di base presentavano la figura della buona popolana, redentrice e civilizzatrice della pebe attraverso la trasmissione di stili e abitudini di vita contraddistinti da sobriet, previdenza ed ordine. Pi tardi nel periodo fascista emergono nuovi modelli femminili da presentare ai bambii e alle bambine: si trata soprattutto della donnamadre prolfica. In questo contesto aparentemente nuovo, ma in realt basato su pregiudizi antichi, la donna acquista valore solo come generatrice, fattrice di figli sperabilmente masche- da votare alla patria.

Nel secondo dopoguerra la figura femminile che emerge pi ricorrentemente nei libri di testo quella che potremmo definir donna angelicata ovvero religiosa che veglia gli ammalati. A questa figura si abbina quella pi reale, domestica e uitidiana della donna, madre e casalinga, vista spesso con un bambino in braccio o intenta in faticose mansioni domestiche, con el fatdico grembiule. Nella csaslinga si possono cogliere del resto fcilmente due aspetti, el primo che fa leva sul sentimento materno e che sottolinea il lato affettivo del rapporto madre-figlio e figlia, laltro pi collegato alla divisione del ruoli allinterno della copia, che si funda su una presunta destinazione familiare della donna, trasformandola in una indefessa lavoratrice domestica: la madre cucina, cuce, ordina la casa sempre con el sorriso sulle labbra, vero angelo del focolare Una diversa apertura verso el mondo femminile si ha negli anni settanta, quando il neo-femminismo impone anche un campo educativo una maggiore attenzione e riflessione alle e sulle donne: in primo luogo el lavoro domestico visto in forma meno idilliaca e rappresentato come valore econmico e sociale, in secondo luogo il lavoro extradomentico compare abbinato a un nuovo modelo attivo e estroverso di donna, pu politicizzata, pi dinmica, pi pubblica. Compaiono nuovi mestieri, ma soprattuo emerge un rapporto nuovo con la societ che viene messa in discussione attraaverso la rivendicazione del propri diritti.Anche il ruolo di marito e di padre tende a cambiare, da capo autoritario intorno a cui tutti tacciono, muta e si trasforma in compagno ed amico, diviene una figura pi attenta alle esigenze non solo ecoomiche, ma anche affettive dei vari componente la familia, muta i propri raporti con i figli.

3. Limmagine delle bambine e delle donne nello schermo televisivo. Sin dalla sua prima diffusione la TV dei Ragazzi si chiaramente rivolta non solo nominalmente, ma di fatto ai maschietti. Negli anni cinquanta e sessanta, inicialmente con un solo canale di trasmissione, la televisione di Stato era parca di programmi per bambini, pochissimo il tempo loro accordato, generalmente nella fascia oraria del pomeriggio. Questo genere di produzione letteraria, con la relativa riduzione flmica o televisiva, o le scenografie del serials per bambini costruite intorno

ad unidea generale che poi si dipana nelle varie puntate, ricava i suoi erio, le loro imprese e le caratterizza al maschile per el solo motivo che i creatori di uesti programmi sono spesso degli uomini che ricalcano il proprio immaginario, in un certo senso el proprio vissuto. Va anche sottolineata limportanza dellintegrazione osmtica tra letteratura infantile e giovanile e programazione televisiva. La letteratura dalla parte delle bambine genera sempre programmi in cui le bambine trovano facile e avvincente identiicazione. Una felice trasposizione televisiva stata quella di Pippi Calzelunghe, una compagna allegra, furba, forte, eccezionalmente autnoma e soprattutto senza genitori e senza el controllo inibitorio delle buone maniere. Astrid Lindren, la scrittrice svedese, autrice di Pippi. Il messaggio pedaggico che Piccole donne invia per i tempi in cui esce(1868) rivoluziionario o comunque fortemente innovativo rispetto al ruolo passivo e dipendente tradicionalmente attribuito alle giovani donne. Viene dato spazio alla libera iniciativa dellindividuo in tutti i campi, familiare e sociale, sentimentale e intellettuale; la familia, anzich costituire un freno alla liberta del singolo, incoraggia e potenzia le chanches di ognuno. Lavversiione al cambiamento, la stessa sporadicit di voci di bambine e ragazze pu autonome e attive ci fa comunque intravedere quale universo di conformismo e di ottusit sia stato a lungo presente nel messaggio pedaggico, nei contenuti stessi che la letteratura infantile e giovanile e gli stessi programmi televisivi inviavano. Del resto erano le famiglie stesse che si aspettavano storie aderenti agli stereotipi tradizionali e uneducazione delle bambine ispirata ai canoni della passivit e della dipendenza. evidente che ancora oggi existe una vasta utenza di letteraturo rosa e un vasto bacino di fruizione delle telenovelas che cerca, desidera come personaggi femminili figure perdenti di donne, avulse dalle dinamiche, chiuse in un mondo tutto privato di narcisismo, prese dall eterno triangolo lui/lei e laltro/a, secondo uneducazione che fa dipendere la propia relizzazione personale dagli altri, in una posizione di contorno, di supporto, di dipendenza. Tutto questo legittima un dubio e pone una domanda: la letteratrua rosa, alcuni programmi edulcorati e piagnoni rivolti al pubblico femminile dsono superati, sono frutto di antichi stereotipi che la societ moderna ha definitivamente accantonato o non rappresentano al contrario el vero volto di unidentit femminile di massa, ancora fortemente radicat con el proprio immaginario al mito del matrimonio

come tragurdo, della casa come status-symbol femminile, del figli come oggetto di propreita. In altre parole, seocndo alcuni studiosi, non sempre la letteratura e la TV esprimono messaggi retro rispetto alla realt femminile contempornea, alcune vollte si limitano a rappresentarla, ma spesso la superano e vanno oltre, proponendo modelli emancipativi e liberatori, diversi dalla coscienza della dimensione femminile,cos come la sente e la vive oggi un dindividuo medio. La figura femminile in TV non il ritratto della donna reale e della sua condizione, ma la rappresentazione simbolica di un modello derivante dalla rappresentazione collettiva della donna. 4. Figure e modelli nei cartoons Fino agli anni70 i cartoni animati che vedevamo in TV erano quelli classici di Walt Disney; con lavevento delle televisioni prvate lo spazio dedicato ai cartooms si dilatato: si trovano cartoni animati nelle prime ore del mattino, per tutto il pomeriggio fino alle venti e trenta, e in alcuni casi anche dopo cena. In questi anni sono cambiati anche i cartoni, i loro personaggi, le stesse figure femminili. Emblematicamente nella storia del cartoni si possono individuare diversi personaggi femminili, a cui corrispondono diversi messaggi e un diverso tipo di educazione al ruolo femminile Un dato iniziale questo: le figure degli adulti prevalgono su quelle del bambini, come puere le figure maschili sono nettamente prevalenti su quelle femminili.Anche i cartoonist, come gi gli autori di storie per l infanzia, pongono la leadership in mani maschili. E vediamo in sintesi le varie tipologie del carton animato al femminile: la donna contesa, la donna sexy, frvola e vanitosa, la piccola orfana, la principessa guerriera o comunque laristocratica in armi (determinazione, spietatezza, ma anche aiuto degli oppressi), la campionessa sportiva spirito nazionalistico, renuncia al privato per el ruolo pubblico), lavventuriera ( affascinante, seducente, generalmente cela una doppia personalit, va contro la legge ma con astuzia e eleganza.) Il rapporto educativo che viene stabilito con lallenatore (maschio) che sovrintende a tutta la loro esistenza mirata alla vittoria, spesso basato sulla frstrazione. Lallenatore un Super-Io exigente e spietato che richiede costantemente nuovi sacrifici, che richiama con dureza all ordine e che esige una vita dedicata solo alla realizzazione collettiva della squadra.

positiva in quanto individua bambine e ragazze attive e impegnate in attivit sportive e mostra finalmente alle piccole teleutenti figure vincenti femminili, non passive, ma protagonista con cui potersi identificare; daltro lato, per , il messaggio diventa oppressivo quando subordina lazione individuale a scopi, che la travalicano completamente, stendendo un controllo spietato anche sul privato. 5. Un modelo educativo per le bambine Quella che abbiamo qui inteso dare non che una breve rassegna, dalla quale si evince spesso la collateralit delle figure femminili. Si trata di un messaggio forte e chiaro che comunica anche attraverso i mass-media il disvalore delle figure femminili pispetto a quelle maschili. Questultimo fenmeno dice molto sul valore coinvolgente del massmedia nella formazione dellidentit e del comportamento delle bambine e delle giovani donne, e dimostra la positivit di unanalisi e di una critica feminista ai contenuti e ai messaggi del cartoons. I cartoons hanno dunque anche una loro incisivit nel campo dell apprendimento.

5. SCOLARIZZAZIONE FEMMINILE E PROCESSI DISTRUZIONE 5.1. LE DONNE E LISTRUZIONE: UNA STORICA ESCLUSIONE La cultura delle donne veniva ad assumere un carattere eminentemente pratico, era ristretta allambito domestico e familiare, e in questi contesti la formazione delle bambine era limitata al saper-fare, attraverso un apprendistato lungo e ripetitivo, fatto di silenzio operoso e di gesti imitativi. Il leggere, lo scrivere e il far di conto facevano parte del mondo esterno e delle sue necessit in ascesa e in quanto tali erano destinati ai maschi. Di volta in volta il pregiudizio elaborato dagli uomini per allontanare le donne dal sapere a causa della loro prtesa minorita fsica e intellettuale si trasformato in una forma di affetuosa, ma anche paternalistica protezione, secondo cui la donna pi debole, ha minori possibilit intelltive, non ha capacit di teorizzazione e di astrazione. In tempi relativamente pi ricenti si arrivati ad admettere la necessit di istruire le bambine e le giovani, seppure in forme diversifcate, pi semplice, pi intuitive, pi ornamentali, tenendole comunque lontane da tutto ci che poteva affaticarle e dunque impegnarle troppo, negando loro in pratica un confronto diretto, alla pari, con la cultura egemone. A lungo sono raccomandate scuole o almeno classi separate per sesso, paventando la coeducazione come ultima spiaggia della morale, occasione di conoscenza e quindi di eccesiva confidenza tra i giovani di due sessi. Nel nostro paese, nella seconda met dellOttocento, listruzione mista fu incoraggiata dai governi della sinistra liberale e dalla associazione dei maestri che la ritennero preferibile alle pluriclassi. La coeducazione fu invece fin dallinizio osteggiata dai cattolici con preoccupazioni sopratutto di tipo morale. Lalfabetizzazione femminile andata affermandosi lentamente e sempre in ritardo rispetto a quella maschile. ries ha rilevato come la scolarizzazione di base, a partire dal Seicento, non abbia costituito inmediatamente un fatto generale e generalizzato, in quanto inicialmente ha toccato in minima parte la popolazione infantile, e in particulare le bambine; in Francia la frequenza scolastica non si stender alle bambine prima del Settecento, e del primo Ottocento, per un pezzo le ragazze saranno allevate sulle basi della pratica e delluso pi che non attraverso la scuola, e molto spesso in casa daltri. Tuttavia se si confronta lanalfabetismo maschile con quello femminille, si pu anche osservare che la colonna delle feminille, si pu anche osservare che la colonna delle percentuali feminille reca sempre tassi pi alti. Il neo-femminismo degli anni Settanta aveva denunciato a pi riprese questo atteggiamento sessista delle famiglie, che tendeva a valorizzare come un prodotto i giovani maschi di casa attraverso la scolarizzazione, mentre alle femmine negava listruzione a vantaggio di un addestramento

professionale prettament femminile, inteso come formazione della manualit nel senso pi tradizionale e tpicamente attribuito al sesso femminile, la cui caratteristica di diletantismo e di arte minore ne fa sempre qualcosa di sottoconsiderato e poco remunerato. Alla base dellanalfabetismo femminile e maschile ancora presente nel nostro paese sta dunque questa mentalit che penalizza le bambine poi le giovani donne, negando loro pari opportunit. Esiste 1/5 del totale di tutte le donne che sono prive di titolo di studio. Sono in maggioranza le famiglie econmicamente pi provate, ad alta densit di figli, che richiedono un precoce distacco delle bambine dalla scuola. Ritorna con precisione laccusa contro lambiente socio-familiare che anzich incoraggiare gli studi delle femine, li ha al contrario impediti; c sempre il distinguo, che a molte ancora brucia, tra fratelli e sorelle, tra i maschi che sono stati privilegiati e avviati alla scuola, e le femmine che ne sono state escluse, come se fosse una decisione naturale. Il nostro rosso della disuguaglianza segna sempre in negativo il rapporto uomo/donna in campo educativo e, di conseguenza, priva le donne di uguali chances di realizzazione nella scelta della professione lavorativa. Il sapere delle donne donne quale sapere della rirpoduzione (famiglia, domesticit, governo della casa) non considerato un sapere forte, e si pu anche notare che laddove viene tramandato, poco organizzato nelle forme di trasmissione, oltre ad essere dato/riprodotto con modalit informali.

5. 2. BAMBINE E RAGAZZE NELLA SCUOLA DELLA PRIMA REPUBBLICA Il camino di emancipazione e di liberazione percorso da grab parte delle done italiane, a partire dal secondo dopoguerra, fa riferimento a una serie di elementi complessi che hanno concorso a configurare e a proporre per le donne un ruolo attivo a livello non solo familiare, ma anche sociale, un nuovo ruolo che passa attraverso una scolarizzazione di massa che ormai hai raggiunto anche il livello della secondaria e le scelte occupazionali in settori e ocupazioni da sempre maschili. La scuola aperta a tutti. Listruzione inferiore, impartita per almeno 8 anni, obbligatoria e gratuita (Art.8 Costituzione repubblicana), rimasto inatutto sia per i maschi, sia, in misura maggiore, per le femmine. Prendendo in esame il periodo che va del secondo dopoguerra agli anni settanta, lepoca della prima, consistente scolarizzazione di massa, agli anni ottanta, come momento di consolidamento delle posizioni acquiste e punto di partenza per lultimo sforzo per arrivare al pareggio dei dati, e in taluni casi, alo storico sorpasso delle femmine sui maschi. C da notare il notevole incremento di alunni e di alunne che si realiza nella scuola dellinfanzia, in evidente collegamento allaffermasi di questa scuola come servicio soziale per favorire lattivit extradomestica delle madri lavoratrici (a cui da legare anche listituzione nel 1971 degli asili-nido).

Per la scuola elementare si pu qui notare che ormai lidea dellobbligo scolastico e dunque della frequenza scolastica largamente entrata nella coscienza nazionale. In queste situazioni di estremo degrado la scuola vista come altro da s e dalla propria realt, il bambino/a vengono indistintamente allontanati dallistruzione e impegnati precocemente nel lavoro e in attivit che gi rasentano la mini-criminalit; in pratica la progettualit della famiglia per loro si esplica per altre strade e il loro futuro si inserisce in radicati e in questo caso sessuati ruoli di devianza e di violenza. Nelle scuole medie linversione di tendenza a favore delle ragazze dal dopoguerra a oggi e rilevante (da un 39,9% nel 1948-49 a un 47,7%nel 1983-84) perch denota che la scuola media, da scuola selettiva, vista e vissuta come primo livello della secondaria, divenuta veramente scuola dellobbligo, che tutte le ragazze e i ragazzi devono frequentare, indipendentemente dalla loro prosecuzione o meno negli studi, e cio il tasso di scolarizzazione femminile nelle medie di mantiene ancora al di sotto di quello presente nella scuola dellinfanzia e in quella elementare. In pratica la scuola media ha il pi basso tasso di femminilizzazione in confronto alle altre. Ci sembra di poter individuare due diverse motivazioni a questi dati: La scuola media, proprio per la sua pi recente estensione obbligatoria sul territorio, trova ancora alcune sacche di resistenza in zone e realt pi soggete al pregiudizio antifemminile, che vede nelladolescenza unet da controllare e vigilare. La scuola media, proprio perch debe indistintamente essere frequentata da tutti, rispetto alla scuola media superiore esplodono pi fcilmente le contraddizioni sia di tipo di tipo econmico che sociale, che portano le famiglie a favorire la frequenza dei ragazzi, mentre per le ragazze permangono divieti e segregazioni che denotano il permanere di antichi pregiudizi, e tradizionali forme di impiego/sfruttamento allinterno della famiglia, in forme di addestramento feminille, ritenute pi consone al loro sesso.

Il boom della scolarizzazione di massa e dunque anche della forte crescita delle presenze femminili nelle scuole e nelluniversit si ha negli anni Sessanta e Settanta, in comitanza con il decollo indistriale in alcune zone e dellimpegno riformatore espresso in campo scolastico dalla poltica del cento-sinistra che porter, in mezzo di contrasti e difficolt di ogni genere, al varo della scuola media nica, allistituzione, si apure con grossi ritardi, della scuola materna statale, allavvio della sperimentazione che innalzer a cinque anni i corsi secondari triennali e quadriennali, allo sblocco degli accessi universitari e alla liberalizzazione dei piani di studi. Viene interpretata la reattivit giovanile di quegli anni ai modi tradizionali di vestir, parlare e gestire, inaugurando la stagione di una moda anticonformista che anche exteriormente, a volte con la violenza dissacrante del linguaggio, voleva mostrare il rifiuto del passato. in quei momento di crisi, ma anche di crescita culturale complessiva, che si coloca lincremento delle presenze feminili nella scuola secondaria inferiore e superiore e

alluniversit e la presenza poltica allinterno del movimento studentesco. dunque dal movimento studentesco e dalla crisi delle donne che rivendicano una propria autonomia di pensiero, di espressione, di potere, che sorge il neo feminismo degli anni settanta che individua numerosi e sostanziali punti rivendicativi nel privato en el poltico. Esso tende a incidere sul rapporto di copia, sul paternalismo, sul costume educativo, sia la scuola e il sistema formativo considdetto neutro, sia la lunga apartheid scolastica a cui le giovani donne erano state condannate, prima della decisa affermazione della coeducazione, che del resto si coloca allinizio degli anni settanta. Da allora si pu notare una significativa inversione di tendenza, anche in campo cattolico.

5.3. LE LICEALI: STILI DI VITA E MODELLI CULTURALI Sono passati da poco cento anni da quando, nellanno scolastico 188384, poche, ostinate e coraggiose ragazze osarono, con lappoggio della propria famiglia, sfidare lopinione pubblica e iscriversi alla scuola secondaria per eccellenza, il R.Ginnasio-Liceo. Si ebbe il rifiuto di alcuni presidi di iscrivere le ragazze e furono avviate indagini ministeriali volte a rilevare eventuali inconvenienti derivanti dalla frequenza promiscua, tutto per buona pace dei conservatori. La componente femminile nei ginnasi-licei comunque sempre fortemente minoritaria per tutto il primo quarantennio del nostro secolo. Una studentessa degli anni venti ricorda: Al mio tempo il liceo era ancora quasi completamente maschile. Noi ragazze avevamo con i compagni maschi pochi e formali rapporti, ci trattavamo con il Lei, era sconveniente rivolgere loro la parola nei corridoi, camminare insieme. Nel secondo dopoguerra tale situazione progresivamente cambiata, non solo nei numeri (progressione femminile in tutta la scuola secondaria), ma suprattutto nella qualit del rapporto tra ragazze e ragazzi. Nella scuola secondaria sono avvenuti dunque dal45 ad oggi i pi significativi passi avanti, arrivando in alcuni casi al sorpasso della componente discente femminile su quella maschile. Le famiglie da cui provengono le nuove femminili della scuola secondaria: si tratta di reddito medio o medio-alto, dove la madre ha un buono status professionale e dove spesso anche le nonne hanno avuto esperienze di lavoro extradomestico, questo costituisce un modello forte di vita al femminile, coniugando tradizione e mutamento, dipendenza e libert: modello della doppia presenza. La trasmissione di esperienze tra generazioni, lesempio materno e dellascendenza femminile molto importante nella costruzione tra le giovani donne della immagine mentale di s, della propria proiezione nel futuro. In un paese quale il nostro, di larga tradizione e cultura cattolica, negli anni Cinquanta c un freno sostanziale alla diffusione del lavoro extradomestico femminile e dunque della formazione che tali occupazioni presupponevano stato posto dalle gerarchie cattoliche e

dallassociazionismo cattolico femminile che poco si discostava dagli atteggiamenti pi tradizionali della Chiesa. 5.4. SCELTE SCOLASTICHE, PERCORSI FORMATIVI E IMMAGINARIO FEMMINILE Negli anni Sessanta le ragazze rifiutano per il loro avvenire gli studi lunghi. una generazione di adolescente che sente prioritario nel proprio futuro il matrimonio, anche se collegato ad unoccupazione che dia pi che autonomia personale, una certa agiatezza econmica, anche in vista della futura famiglia che le ragazze sognamo. Sono ragazze proiettate sugli aspetti pi esteriori dellessitenza (abiti, cantanti, amori); nel tema in cui si chiede loro di ricordare il giorno pi bello della propria vita non a caso tutte menzionamo quello della prima comunione, secondo un collaudato copione di status-symbol che anche le famiglie meno agiate sono tenute a ricalcare. Si tratta di un mondo provinciale. La novit affermativa dei nostri anni rappresentata invece dalle studentesse: da sempre sono descrite come pi brave o impegnate nello studio, anche i dati ci forniscono lindicazione per le bambine o per le ragazze di una percentuale inferiore di ripetenza e minore interruzioni (drop-out), le alunne risultano sempre pi regolari. Ma dobbiamo rilevare che tuttavia ese recano con s una certa ambiguit, infatti possono essere lette anche in negativo, come una forma di attamento e di condizionamento maggiore, dovuta a un controllo famigliare, scolastico e sociale pi pesante. Quando arrivano alla scuola elementare ese sono gi condizionate a un ruolo di attenzione, di ubbidienza, di staticit, che magari d i suoi frutti sul piano del risultato scolastico, ma non su quello dellautonomia e della creativit. vero anche che i atteggiamenti parentali, attraverso i quali i genitori proiettano sulle figlie e sui figli le loro ansie didentit sociale e sessuale, tendono progresivamente a scomparire; lentamente il pregiudizio va retrocedendo e mentre i maschi ne hanno guadagnato in dolcenzza, in affetivit, le femmine di converso hanno acquisto maggiore consapevolezza e autodeterminazione. Questa nuova forza morale e questa coscienza di valore di genere si mostrano nei noti successi scolastici, nella maggiore affluenza alla secondaria superiore, nelle scelte scolastico-professionali che vanno orientndose verso le materia tcnico-scientifiche. Per molte ragazze il possesso di istruzione e di cultura vissuto come strumento importante di riscatto, di emancipazione, mezzo per crearsi degli spazi nella societ e come arma intellettuale delle donne rispetto alla forza fsica degli uomini, che possono essere superati su quello confronto delle intelligenze. Per le ragazze la scuola un luogo di autorealizzazione e gratificazione maggiore, per non tende poi a proiettarsi anche nel lavoro en ella societ. Possiamo, infatti individuare, in primo luogo il periodo dellinmediato dopoguerra, che si presenta come un momento di radicato autoritarismo allinterno della scuola; c poi il periodo della contestazione e della scolarizzazione di massa, contraddistinto da forte conflittualit, ma anche di

forte mobilit scolare e di ascesa sociale da parte di popolazione fino ad allora escluse dallistruzione superiore; il periodo degli anni Ottanta segna un ritrno alla meritocrazia per di un sistema scolastico reso pi democrtico. Rispetto alle scelte della secondaria superiore: un aumento della presenza femminile nel liceo classico (da 1/3 a 2/3), negli istituti e nei licei artistici (da a 2/3), nel liceo scientifico (da 1/5 a 2/5), una decisa propensione per gli istituti professionali, un aumento negli istituti tecnici e una sostanziale staticit delle affluenze allistituto magistrale. Il grosso aumento della sua affluenza nella secondaria andato a incidere in settori che concedono un diploma e dunque presuppongono maggiori possibilit dimpiego in tempi rpido. In un Documento dalla Sezione della ricerca pedaggica (1989) si legge: Spesso le ragazze approfittano meno dei ragazzi del largo ventaglio di offerte di istruzione e di formazione professionale e scelgono i corsi pi brevi. Ne consegue, di frequente, che ese sono meno preparate dei ragazzi ad una determinata carriera. Sembra che le ragazze rinuncino in partenza a farsi classi dirigente, che le loro aspirazioni e opzioni restino nellambito lavorativo extradomestico, limitatamente a unoccupazione, preferibilmente part-time, che permetta pause di tempo, disimpegno progettuale, che implichi applicazioni ripetitive e di routine e che dunque conceda una grossa fetta di tempo libero da impiegare in quello di moglie e madre. Le donne cercano nel listruzione il lavoro futuro e la retribuzione, non come elementi di autopromozione e di autonomia, ma come supporto allintera economa familiare. La cultura tradizionale cio quella a base umanistico-letteraria, sembra richiamare sempre meno le nuove generazioni maschili, tese a unascesa mirata in campi tecnico-scientifici o econmico-politici, e di conseguenza rimane sempre pi appannaggio delle donne. Nella nostra cultura e nelle forme che leducazione prende, esistono molti sterotipi sul rapporto tra donne e scienz, il pi importante negativamente quello che fa coincidere loggetivit con la mascolinit: questo tipo di immaginario collettivo che orienta le bambine e i bambini fin da piccoli verso forme diverse di attivit, comprese quelle ludiche; in questo senso latteggiamento corrente del costume educativo orienta, indirizza e corregge. Anche la scuola pu diventare, si apure in forme non intenzionali da parte degli insegnanti, un luogo di predeterminazione, dove si formano dei prerequisti a fare, a studiare certe cose, anzich altre. La scuola come luogo di scambi culturali reali e simbolici pu aprire o chiudere nella giovane che ha di fronte tante possibilit. Essite sempre un currculo visibile che quello in cui la giovane si riconosce e si proietta, e una storia sommersa che dietro a queste scelte, che le motiva e che spesso, purtroppo, le determina. Le responsabilit della societ sono altre e si riscontrano nel non offrire pari apportunit di impiego lavorativo: Per alcuni settori di lavoro c qualche resistenza nei confronti delle ragazze; la societ ancora non utiliza la risorsa donna. (Commissione di Parit). 5.5 STEREOTIPI SESSISTI E PREGIUDIZI CULTURALI

La riflessione pedaggica tende spesso a riproporre acriticamente i ruoli del passato, operando poche innovazioni, non certo capaci di corrispondere alla realt della societ in cui viviamo, dove malgrado tutto ormai diffusa, specie nelle giovani generazioni, la consapevolezza della pari dignit tra donee e uomini sotto il profilo giuridico e del costume. Riprodurre acrticamente il passato, sollecitare nelle bambine e nelle giovani donne un atteggiamento di inferiorit e di inadeguatezza rispetto ai coetanei maschili, costituisce quanto di peggio le donne, come madri e come insegnanti, abbiano potuto operare contro il proprio sesso, additando modelli di rassegnazione e di ancillarit, laddove era necesario dare coscienza del proprio valore di genere, operare per la rimozione degli stereotipi, promuovere pari opportunit educative per femmine e maschi, independentemente dallappartenenza di sesso. Va sempre pi diffondendosi la consapevolezza che la scuola non pu svolgere unopera di trasmissione acrtica di messaggi obsoleti e fermi a precedenti contesti storico-culturali, ma debe, quantomeno corrispondere a un pi generale cambiamento delle mentalit e, nel caso specifico, tener conto di un diverso rapporto tra i sessi, e di una rivalutaione del ruolo delle donne. Esistono nella famiglia, nella scuola, nella societ nel suo complesso modelli rigidi di educazione che cstringono bambine e bambini a ripercorrere gli schemi fissi di femminilit e mascolinit, questo inizia prestissimo nella vita di ogni individuo e principale agente ne lambiente socio-familiare circostante, dove per i noti motivi storici le donne regnano. Linteriorizzazione dei valori avviene del resto tramite canali sottili: nel gioco, nelladdestramento lavorativo in famiglia, nei libri di test scolastici.

6. ISTRUZIONE PROFESSIONALE FEMMINILE E SEGREGAZIONE FORMATIVA 6.1. UN DOPPIO PREGIUDIZIO Storicamente nellistruzione professionale femminile si trovano collegate due precise connotazioni di inferiorit: da un lato listruzione professionale, che fin dal suo definirsi allinterno del sistema scolastico italiano venuta a configurarsi come una branca di studi di secondo, piano per la sua valenza di disciplina applicata e/o preordinata ad attivit materiali, dallaltro la condizione femminile che stata a lungo sinnimo di relegazione nel privato della casalinghit o di un lavoro extradomestico senza alcun livello di specializzazione, e dunque sottopagato e marginale allinterno del sistema produttivo. La nostra societ ha nutrito e in parte ancora nutre verso listruzione professionale femminile una doppia forma di pregiudizio che deriva dal disvalore socio-economico attribuito al lavoro manuale, e dallinferiorit riferita biologicamente alle donne e dunque a qualsiasi attivit da ese espressa sia a livello fsico sia al intellettuale.

6.2. LISTRUZIONE PROFESSIONALE ESPRESSIONE DI UN NUOVO ASSETO SOCIALE ED ECONOMICO Il sistema scolastico italiano (che prende le mosse dalla legge Cassati) era stato concepito essenzialmente in funzione di una preparazione culturale di tipo umanistico. Va inoltre evidenziato che per ragioni produttive e del costume listruzione professionale si rivolta inicialmente ai settori maschili del mondo del lavoro, nel passaggio dallartigianato, che presupponeva un precoce e lungo periodo di tirocinio a bottega, allindustria che abbisognava di maggiore personale, preparato in tempi pi brevi. Nella seconda met dellOttocento, lItalia da paese prevalentemente agricolo si avviava a diventare industriale, mutava cos anche lopinione della clase dirigente riguardo listruzione del popolo nel cui mbito veniva a conigurarsi anche una formazione professionale dei lavoratori. I nuovi industriali del nord avevano presente che il grado di istruzione dei propri operai era direttamente proporzionale alla produttivit delle loro manifatture. Una prima elementare istruzione professionale per gli operai era vista come un sistema di avivamiento al lavoro, come elemento del conseguente progresso econmico, e dunque come rimedio al pauperismo e alla miseria, sia come mezzo di controllo sociale, di freno ai sommovimenti politici, di rafforzamento della clase dirigente liberale mediante la formazione di un ceto di operai pi evoluti. Secondo il sesso e lappartenza sociale listruzione professionale veniva ad assumere diverse finalit e livelli: gli uomini dovevano riuscire capaci lavoratori in grado di adeguarsi alle nuove tecnologie industriali, e il destino delle donne era quello di divenire accorte madri di famiglia, prudente guida del marito, educatrici dei figli, decise governanti delleconomia e del risparmio domestico e al caso dovevano anche mantenere un controllo umano severo sulla servit.

6.3. VECCHIE E NUOVE FORME DI PROFESSIONALIT AL FEMMINILE NellItalia liberale, le finalit e di conseguenza le modalit dellistruzione professionale femminile differiscono in gran parte da quelle che sono a supporto dellistruzione professionale maschile. La differenza nelle finalit emerge da: Una formazione ristretta a meglio dirigere e coordinare lattivit domestica, con elementi di cultura femminile, ovvero con una tipologa ornamentale e che ha per oggetto le giovani appartenenti ai ceti medi e medio-alti. Una preparazione ad un impiego extradomestico nelle scuole, nei telegrafi di Stato, nel terziario, in certi settori della medicina, tesa a procacciare onestamente da vivere alle ragazze dei ceti piccoloborghesi. Una istruzione professionale eminentemente pratica.

Questo tipo di istruzione pi limitata allattivit manuale era rivolta alle figlie del popolo, spesso era tenuta da una maestra darte che, in cambio del suo insegnamento, praticamente sfruttava le giovani durante gli anni di noviziato; questo tipo di gestione era collegato od anneso a istituti di carit e di beneficenza al fine di insegnare alle orfane un mestiere onesto. Alcuni elementi di novit nel settore dellistruzione professionale femminile sono portati dalloperoso filantropismo lombardo, come: Scuole professionali femminili (1870, a Milano, per accogliere cercando di qualificare uomini e donne, gi emarginati, proprio perch carenti di ogni preparazione al lavoro), lAsilo Mariuccia (a Milano,istituzione laica per il recupero e il reinserimento sociale di bambine ed adolescente discole o traviate, lavviamento al lavoro extradomestico visto come una delle principali condizioni per acquistare lautonomia da parte delle donne, sia nel privato familiare che nel pubblico della vita associata. In queste donne il sentimento del lavoro era visto come parte integrante di una identit femminile nuova). Il tentativo compiuto presso lAsilo Mariuccia quello dellistituzione, accanto alle attivit di studio e ricreazione, di un laboratorio di calzature e guanti, non solo per addestrare le giovani ad un mestiere, ma anche per abituarle ad una attivit operosa per cui percepivano anche un compenso che andava depositato su libretti di risparmio a loro interesti. La tipologa dellistruzione professionale femminile ha dei modelli che gradualmente iniziano a diversificarsi, a seconda della clase sociale a cui appartengono le donne a cui si rivolge, ma anche seconto la nuova sensibilit socio-politica di alcun lites. Di fatto listruzione femminile rimanendo, salvo rari tentativi innovatori, strettamente collegata ad un precoce tirocinio di silenzio, di immobilit, di chiusura alle problematiche social, finisce per costituire un sentiero angusto, che ricalca altri, identici percorsi femminili di segregazione. Nel caso della donna borghese, listruzione professionale si rapporta solo al destino matrimoniale della donna, incentivndola nel contempo da studi pi seri e per questo meno femminili. Listruzione vista in funzione della sua applicabilit in campo familiare. Lavviamento al lavoro delle bambine e delle giovani in famiglia resta dunque legato in poca di incipiente industrializzazione a forme arcaiche, preindustriali di attivit, dove la manualit centrale e si collega a una precisa ruolizzazione: mani di donna, mani di fata, ecc, e dove il lavoro femminile si esprime o come lavoro utile, o come elemento di fantasia, darte, mas sempre ridotto rispetto allarte maggiore, opera degli uomini, espressione pi di diletantismo che di professionalit. In pratica le giovani che volevano, previa frequenza scolastica, trovare una collocazione lavorativa extradomestica finivano per rivolgersi alle scuole normali per divenire insegnanti elementari, alle sezioni femminili della scuola tcnica, settore in cui la ragazze frequentevano prevalentemente lindirizzo commerciale.

Listruzione professionale femminile asume un volto scolastico definito solo allinizio del secolo, quando viene imposta sia dalle esigenze economiche che da una forte richiesta dal basso. Una legge del 1912 suddivide le scuole professionali in scuole di 1 grado o scuole popolari operaie per arti e mestieri, e in scuole di 2 e 3 grado: Ogni grado era scollegato dagli altri, anche se erano previsti passaggi successivi dal 1 al 3 grado; in realit erano tronchi di specializzazione a cui si poteva accedere o dopo le elementari o dopo aver frequentato le complementari o i corrispondenti studi ginnasiali. Le sezioni femminile prevedevano quasi 1/3 del totale orario per esercitazioni pratiche di laboratorio, inoltre non mancavano le esercitazioni pratiche di economa e governo domestico. Tuttavia rispetto alle scuole prettamente manuali del passato facevano la loro comparsa materia sia di cultura generale che di cultura professionale, prima ignrate. Anche le scuole commerciali femminili costituivano un nuovo importante settore finalizzato alla preparazione di personale femminile qualificato attraverso materia molto professionalizzanti, ma anche di qualche livello formativo. Non c dubio che questo tipo di scuole corrisponda allincremento dei commerci ed anche ad una nuova utenza sociale presente nelle grandi citt, fattori econmico-sociali emersi nel nostro paese in et giolittiana. Ci sembra che lo sforzo compiuto in questo settore scolastico dal legislatore sia pi innovativo dei momento istituzionali successivi. In epoca fascista, infatti, gli scopi dellistruzione professionale femminile restano ancorati ai pi vieti luoghi comuni, ad esampio la Scuola professionale femminile (1931) si stabilisce che essa abbia per fine di preparare le giovinette allesercizio della professione della donna e al buon governo della casa.

6.4. LISTRUZIONE PROFESSIONALE FEMMINILE: DA CANALE DI SCARTO A CANALE FORMATIVO La presenza femminile nella scuola e in particolare nel settore dellistruzione professionale e indubbiamente cambiata in forme macroscopiche dal dopoguerra ad oggi. Listruzione divenuta un problema di massa, cos come mutata la condizione della donna lavoratrice. Nel dopoguerra il mondo del lavoro vede una crescente presenza di donne sposate con prole, e questo anche grazie a una riduzione dei lavori domestici con lutilizzo di aiuto e mezzi meccanici, e al sollevamento della constante cura e tutela di bambini e anziani, mediante la diffuzione di servizi social, scuole a tempo pieno, centri dincontro per la terza et Negli anni60 in concomitanza con il boom econmico intervengono anche mutamenti di mentalit, che rendono le famiglie pi interessate a vedere nella scuola uno strumento di promozione sociale o di riscatto da un passato di ignoranza e di miseria. Per le donne gli anni sessanta e la prima met degli anni settanta rappresentano il periodo di maggiore partecipazione alla scuola secondaria superiore.

Va infine sottolineato nelle categorie sociali medio-alte la tendenza ad allungare la scolarizzazione delle figlie a causa della loro incapacit di ottenere sostanziosi redditi di lavoro in tempi brevi, mentre una maggiore istruzione si ritiene che accresca le probabilit dimpiego o renda pi appetibile la posizione delle giovani in attesa del matrimonio; tuttavia non va dimenticato che la situazione professionale delle madri, il raggiungimento da parte loro di soddisfacenti traguardi lavorativi condizionano positivamente le scelte del percorso scolastico delle figlie in quanto presentano loro un modello di realizzazione a doppia presenza in famiglia e sul lavoro, laddove fino agli anni sessanta la donna che percorreva certe carriere pagava queste scelte con il nubilato.

6.5. PROFESSIONALIT MASCHILI E FEMMINILI I corsi di formazione professionale extrascolastica provinciali e regionali hanno costantemente visto al loro interno forti connotazione sessiste che sorgono da precisi stereotipi ai quali fanno riferimento determinate specializzazioni professionali, chiaramente assunte a livello sociale come mestieri maschili e mestieri femminili. Di fatto sono mancate le azioni positive (specie in sede di orientamento scolastico) mirate ad un reiquilibrio dei sessi alinterno di forti sperequazioni numeriche che hanno visto una presenza femminile di appena il 5% ai corsi in prevalenza maschili; tuttavia si visto che rispetto ad aree o funzioni dove ancora non si sedimentato un corpo di tecniche codifcate o di prerequisti standardizzatti, dove cio non existe un monopolio maschile riconosciuto e dove ancora permane una certa incerteza sul valore da attribuire a tali nuove competenze, le giovani donne dimostrano un atteggiamento di maggiore disponibilit alla scelta di quel settore, rispetto a professionalit chiaramente gi etichettate come maschili. Tali ambiti nuovi sono quelli dellinformatica, dellinformazione, dei servizi alle imprese, del marketing e della publicit, dellassistenza sociale, intesa come azionne di supporto svolta sempre pi spesso sul territorio ad opera di enti locali o di associazioni private, per tamponare le falle dl sistema pubblico.. A queste innovazioni le donne sembrano rispondere in forma positiva.

Capitolo settimo:

Donne insegnanti: tra passato e presente


La femminilizzazione del corpo insegnante:

Oggi nellambito pubblico la categoria degli insegnanti quella che presenta il pi alto grado di femminilizazione, cio, dove pi donne lavorano. Possiamo affermare che la scuola st in mano alle donne, ma non certamente nei ruoli dirigente. Questa crescita numerica stata spesso vista e presentata in senso negativo, un abbassamento culturale e pedagogico, tale pregiudizio continua

Nel nostro passato educativo c un vuoto, lessenza di una memoria storica dellinsegnamento al femminile che va colmato.

Maestre e professoresse:

Le donne entrano ufficialmente come insegnanti nel nostro sistema scolastico con la legge Casati. La formazione delle maestre attraverso apposite scuole

che prevede il loro ingresso nella professione come docenti

Nellarco del primo quarantennio unitario le donne, le maestre vanno a costituire la stragrande maggioranza dellintero corpo docente. Le scuole secondarie al contrario rimangono strettamente nelle mani dei professori. Il primo folto gruppo di professoresse si forma negli Istituti Superiori di Roma Magisterio Femminile di scuole Firenze proffesionali Femminile. normali e trova impiego nelle

Alcune donne arrivano anche allinsegnamento universitario. Una decisa presa di posizione contro il lavoro femminile verr invece espressa dal fascismo. Compito della scuola era tra laltro quello di ristabilire la

soggezione della donna rispetto alluomo. In questa temperie culturale (fascismo) trovino spazio le disposizioni di legge contro il lavoro delle donne e in particolare contro il loro rapporto con listruzione, da alunne a docenti.

la femminilizzazione dellinsegnamento ha quindi avuto origine con la nascita della stessa escuola italiana.

Ma lesperienza fascista dimostra che non pu essere considerata un fenomeno lineare in quanto cambiamenti politici e problemo economici possono creare inversioni di tendenza che conducono allespulsione delle donne sia dal mercato del lavoro scolastico.

Questa legislazione pesantemente penalizzante per le donne insegnanti verr rimossa alla fine della seconda guerra mondiale.

Ci sembra che la pressione esercitada dal regime fascista per allontare le donne da particolari ambiti dellintruzione e per escluderle da certi insegnamenti formativi nella scuola secondaria e per negare loro laccesso alla funzione di dirigente scolastico abbia configurato un certo tipo di scuola con livelli di presenza maschili.

I dati ci accorgiamo che il boom dellingresso delle etudentesse nella secondaria superiore e alluniversit nel anni 70.

Linsegnamento tra vocazione e professione femminile:

Nel secondo dopoguerra il fenomeno dellingreso femminile nellinsegnamento riprende a tutti livelli. Nel secondo dopoguerra ripropone linsegnamento come vocazione, come luogo sublimato del destino materno. Questo atteggiamento crede che nella formazione delle donne importante il ruolo della maternit. Latteggiamento delle insegnanti nel nuovo modello della doppia famiglia presenzaattraverso cui contemperano lavoro Le famiglie indirizzano la scelta scolastica delle figlie (chicas) Avviandole verso istituti e licei di tipo classico e letterario La divisione sociale del lavoro allinterno della famiglia nucleare ha sulla composizioni in maggioranza femminile del corpo insegnante.

La progressiva femminilizzazione dei diversi gradi della scuola finisce per togliere prestigio sociale ad una professione gi fortemente penalizzata. Gli uomini, sopratutto se laureati, si allontannao dallinsegnamento e le ragioni di questo sono molti: proffesioni Il prestigio ... Linsegnamento stato chiuso alle donne per secoli: oggi abbiamo visto che si femminizza largamente e che conservano ancora il prestigio legato alle funzioni universitarie. la maggiore retribuzione in altre

La presenza della donna nella scuola e nellinsegnamento legata quindi strettamente alla sempre pi scarsa considerazione sociale del ruolo docente. La presenza delle donne nell campo dellinsegnamneto era per certi aspetti rassicurante. ridefinizione Solo una potrebbe portare Riqualificazione a un equilibrio dell epresenze docenti maschile e femminile nella scuola. Le donne non hanno seguito con la cultura neutra perch questa cultura neutra in realt era sessista Le donne tuttavia spesso per hanno rappresentato anche il facile parafulmine su cui scaricare i ritardi e le inadempienze della scuola e anche della societ e del mondo politico. della proffesionalit dei docenti

Le insegnanti, vestali della cultura borghese:

Nel 1967 si pubblica Lettera a una professoressa il problema dell organizzazione scolastica selettiva e antipopolare. Ne erano autori i ragazzi Barbiana. della scuola di

La lettera denunciava con radicalismo gli insegnanti di estrazione medio borghese che svolgevano attraverso linsegnamento unopera di forte selezione sociale. Dal libro emergeva unitalia nuova, povera, ma orgogliosa della sua appartenenza di classe. Uno dei significati pi pregnanti della scuola di barbiana era il superamento del divario tra la cultura locale, espressa attraverso la realt sia psicologica che sociale che i ragazzi vivevano . Da maschi la fa a tempo pieno dal mattino alla sera Barbiana una scuola senza vacanze un sacerdote intransigente. Nl libro si esalta la volont di darsi allinsegnamento completamente.

Marzio Babali e Marcello Dei insegnanti:

compiono una indagine gli

Sue come vivono il loro ruolo Su qual il loro rapporto con la prefessionalit.

Le insegnanti svolgono due funzioni conservatrici: leliminazione dal sistema scolastico degli allieve in senso pi lato la trasmissione della cultura e dei valori comportamentalidella classe dirigente.

Si nota uno scarto rilevante tra maschi e femmine: da un punto de vista sociale gli insegnanti maschi provengano in

numero maggiore da famiglie pi umili, mentre le loro colleghe sono figlie in gran parte della piccola e media borghesia. Per gli uomini , linsegnamento spesso unesperienza lavorativa di transito.

La motivazione alla scelta della donne inizia presto (14 ai 16 anni) Ma i maschi decide invece di fare linsegnante dopo la laurea. Ma la motivazioni reali che linsegnante pi materna. A questo profilo familiare se ne accompagna uno professionale che spesso si attesta su un insegnamento di tipo tradizionale. La riforma della scuola media (del 1962) progressiva dellinsegnamento con leliminazione

del latino, fu vissuta da molti

professori/sse, specie quelli e quelle di estrazione sociale medio alta e di formazione classica come una inferiorizzazione. In luogo del latino, cominciano ad affermarsi lel ingue straniere l inglese. Nei confronti dea media dellbbligo infatti le professoresse avevano due tipi di atteggiamento: alcune la vivevano come un modello culturale subalterno. la valorizzano come luogo privilegiato della formazione.

Politica e femminismo: una nuova cultura elle donne:

In italia i primi gruppi neo femminista si formano nel 1970 i pi noti sono Demau, Rivolta Femminile e Anabasi.

I gruppi sviluppano lidea e la practica dellautocoscienza.

La practica dellautocoscienza si svolgeva nei piccoli gruppi e consisteva nel Le violenze mettere a fuoco le sopraffazione

Dellambiente universitario Ai gruppi appartenevano donne Del libero professionismo.

si estende Dal 1970 al 1975 il Movimento delle donne si potenzia.

Della sessualit I gruppi si occupano di molti fattori: molto diversi. ... listituzione familiare

Le donne lavoratrici formano collettivi autonomi nei luoghi di lavoro, mentre nelle scuole superiori si creano numerosi collettivi femministi. La doppia militanza Ci erano problemi come Il differenza di genere. Il separatismo era anche il momento elaborativo principale che serviva alla critica delle istituzione patriarcali e alla cultura maschile. separatismo separatezza e la

Come dice Franca Bimbi resumendo il movimento femminista degli anni settanta ha segnato le trasformazioni dellidentit femminile.

Educazione e ruolo femminile: le <colpe>della pedagogia:

il Movimento espresse molte novit collegate allambito formativo

nascono cos i consultori. Si introduce anche leducazione sessuale nellscuole, una nuova legislazione sulla famiglia. Vengono posti sotto accusa i libri di testo, e tutto il bagaglio

culturale e ideologico che serve a formare le donne in quanto tali e a fare si che si riconoscano

di madri nel ruolo primario di mogli

Il discorso neo femminista mostra come la destinazione scolastica della donna al mestiere di insegnante rappresenti la prosecuzione nel pubblico del ruolo materno privato. Di donne Deve essere compatibile il ruolo Di madri

Sempre si ha visto che la donna fare un ruolo passivo e invece il uomo un ruolo attivo E lo stesso pasa nellambito domestico: la donna si ocupa della casa e leducazione dei figli e il uomo si ocupa del mantenimeinto della famiglia.

Il processo di sindicalizzazione e il nuovo impegno politico e sociale delle insegnanti:

Le donne insegnanti nozionismo).

soffrono sulla propria pelle tutte le (Dal autoritarismo al

contraddizioni del sistema scolastico

generazionale Si assiste ad un ricambio

Culturale

Le maestre che prima erano maestri cattolici Adesso raccoglie i catolici pi orientati a sinistra. (sono credenti ma non sono diacuerdo con la gestione democratico cristian della scuola).

Tuttavia le maggiore adesioni alla sindicalizazione di sinistra si hanno nella Superiori scuola Media inferiore

Rossana Pace notava alla fine degli anni 70 come lassenteismo verso la preffesione fosse maggiore tra le donne che fra gli uomini .

Si pu affermare che lintero corpo insegnante in questo periodo subisce profonde trasformazione. Un contributo culturale al bisogno di conoscenza e alla nuova ricerca di identit delle donne lo portano avanti insieme.

La novit stava anche nel fatto che i corsi monografici rivolti alle donne furono gestiti dai <Coordinamenti Femminile>

La piramide femminile nella scuola e alluniversit:

Nella

scuola

il

lavoro

femminile

viene

utilizzato

come

complementare di quello maschile.

Due elementi concorono ad una massiccia presenza femminile tra gli insegnanti: a) la scelta di indirizzi scolastica orientati all

insegnamento da parte di giovani donne. b) La marginalit attuale di questa professizione in termini di prestigio sociale, retribuzione economica e sviluppo di carriera.

Lingresso delle donne nellinsegnamento

non omogeneo significativo

La presenza delle donne insegnanti nella scuola italiana simile ad un enorme piramide femminile.

1) Alla cui base stanno le operatrice di asilo nido

2)

3) 4) 5)

della scuola materna. Ci sono poi le maestre elementari, che per tradizione storica sono sempre state prelevanti, ma che oggi costituiscono ormai la quasi totalit dei maestri nel nostro paese Le professoresse della scuola media dellobbligo sono di meno Le professoresse della scuola secondaria superiore Tra il personale direttivo la presenza femminile cala invece vistosamente e comunque le diretricci sono di pi delle preside,come pure le presidi di scuola media inferiore sono notevolmente di pi.

personale direttivo le professoresse della scuola secondaria superiore le professoresse della scuola media dellobbligo le maestre elementari le operatrice della di asilo nido e scuola materna. Alluniversit loccupazione feminile risulta alta nelle fasce pi deboli della ricerca, i ricercatori, decresce tra i professori i seconda fascia gli associati, e cala paurosamente tra i professori di prima fascia gli ordinari.

La presenza femminile in crescita.

Lingresso in ruolo del precariato ha comportato uan maggiore presenza e una permaneza femminle nella terza fascia. Dobbiamo dire che oggi il nivello di ragazze che sono in universit alto ma sempre c lauree con maggiore porcentuale, per esempio Lettere e minore, per esempi ingegneria

Tutto questop ci fa riflettere sul concetto di emancpazione e su come una effetiva parit di accesso al lavoro ancora non esista.

La scuola <<luogo>> delle donne:

la rilevanza statistica delle donne insegnanti della scuola molto alta

Occorre che si diffonda quella che abbiamo definito la nuova visibilit politica e sociale delle donne insegnanti delle istituzioni scolastiche. all interno

Appare comunque evidente che senza il contributo delle donne non si possono elaborare strategie di rilevante trasformazione del nostro sistema formativo.

Capitolo ottavo:

Donne, educazione e trasmissione della cultura


Donne e riproduzione del sistema educativo:

Storicamente le donne sono la agenti primarie della socializzazione infantile, i dei ruoli sociali soggetti principali della trasmissione dei modelli culturali.

Il discorso educativo tende al contrario a riprodurre acriticamente il passato, ricreano nella famiglia e nella scuola palestre della vita futura, precisi e differenziati ruoli sessuali e quindi sociali, dove al privilegio maschile corrisponde una netta inferiorizzazione femminile.

La donna si fa responsabile di una precisa oppressione culturale.

In

realt

valori

socio-culturali

trasmessi

in

famiglia

successivamente sottolineati nella scuola sono espressione di una precisa egemonia culturale e pedagogica maschilista.

Ci sono diversi tipi di pedagogia:


1) Pedagogia dellignoranza per indicare nei confronti della

formazione della donna la scissione che storicamente stata operata tra educazione e istruzione
2) Pedagogia del sapere come ornamento non si pu pi

negare dignit e quindi istruzione alle donne. La donna deve essere istruita, ma con moderazione, migliorata quanto basta a stare al passo come compagna delluomo

3) Pedagogia della differenza di dividere le classi in base al

sesso.

Educare oggi: potenziare il valore di genere:

Una delle prime occupazioni extrascolastiche a cui le donne hanno avuto stato linsegnamento inizialmente nei gradi inferiori e progressivamente alluniversit. In un processo nazionale di alfabetizzazione le donne entrarono in forma massicia nella scuola elementare per due motivi coincidenti: politico strutturale e il secondo che investe la mentalit collettiva.

La maetsra come mamma un binoio irrinunciabile nella nostra pubblicistica pedagogica in chi vorrebbe abolire ogni metodologia scientifica per darsi nature ai propri scolari. Le donne a scuola si sono fatte prtatrici di culture tradizionali o obsolete.

Nel sistema scolastico attuale, i comporatmenti della categoria insegnante sono molto importanti.

Le tappe del trend per arrivare ad un rinnovamento del ruolo docente esercitato dalle donne estanno in primo luogo in un cambiamento della mentalit e nellanalisi critica ma anche costruttiva delle proprie motivazioni

Molto sono el resto i modi di fare scuola in forma sessista, per cui la revisione critica del proprio operato deve essere utile ad individuare alcuni, pincipali errori da evirare: Non utlizzare nella didattica di qualsiasi materia sogget

I in larga parte maschile. Non atribuire ai soggetti femminile e maschili attivit e oggetti duso prettamente stereotipi Non identificare la donna con ruoli lessicali tradizionalmente ruolizzanti Ricordare che il contesto scolastico sempre luogo di atti intenzionali a parte del/la docente che preparano peri un cambiamento nella sfera relazionale. La scuola rappresenti anche un luogo di elaborazione dei ruoli.

Conclusioni:

Oggi

la

donna

insegnante

non

vive

pi

le

proprie

contraddizioni professionali in termini di isolamento e di crisi di non rispondenza al ruolo. Cresce il bisogno di una formazione migliore, di

aggiornamento in servizio, di professionalit.