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Laboratorio di

Tecniche dei test dello sviluppo


Appello del 19 Maggio 2006 Prof. Loredana Lucarelli A.a. 2005/2006

Corso di Laurea: Sc. e Tec. Psicologiche della valutazione e della consulenza clinica

Luso dei test


I test costituiscono uno strumento standardizzato e validato utilizzabile dallo psicologo a scopi clinici o di ricerca, ma bench forniscano una misurazione oggettiva di un campione di comportamento, non possibile affidarsi unicamente ad essi per formulare una diagnosi: non

sostituiscono infatti il colloquio, ma lo completano, poich mentre il colloquio una relazione esplicita, il test, soprattutto proiettivo, focalizzato su processi meno evidenti, ed proponibile al soggetto solo dopo aver instaurato un buon clima e un rapporto di fiducia. La somministrazione infatti pu suscitare ansia da valutazione, poich il soggetto pu assimilarla ad un esame, oppure ammantare la figura dello psicologo di un alone magico, come di uno stregone che legge magicamente nei meandri della mente, carpendone i segreti. E opportuno quindi proporre un test facendo capire al soggetto che non si tratta di un lavoro su di lui, ma con lui. Lo psicologo deve conoscere approfonditamente i presupposti teorici dei test che sceglie di somministrare, calcolando non solo let del soggetto, ma anche aspetti cognitivi quali affaticabilit e concentrazione e di personalit come tratti paranoici, che posso suscitare diffidenza e sospetto, ed avere sempre chiare quali informazioni intenda ottenere e quali ipotesi emerse dal colloquio intenda verificare.

Losservazione
Nellet evolutiva, specie nel periodo preverbale, non potendo ottenere direttamente informazioni attraverso il colloquio, lo psicologo pu ricorrere allosservazione, non soltanto del bambino-target, ma dellinterazione del bambino con la madre o con entrambi i genitori, poich, nelle fasi pi precoci dello sviluppo, il bambino non esiste ancora come entit autonoma e separata dai suoi caregiver. Losservazione pu essere libera oppure strutturata, cio focalizzata su alcune aree come lallattamento, o per disturbi specifici come quelli dellalimentazione, oppure prevedere lallestimento di specifiche situazioni-stimolo che elicitino il comportamentotarget motorio, cognitivo o sociale. Losservazione costituisce tuttavia anche unimportante e complementare fonte di raccolta di dati durante colloqui con adulti, in quanto il linguaggio non verbale pu amplificare, contraddire, talvolta anche sostituire contenuti clinici rilevanti.

I test di sviluppo
I test di sviluppo rilevano le competenze motorie, linguistiche, emotive, cognitive e sociali del bambino e ne monitorano levoluzione. In particolare, le Bayleys Scale rilevano lo stadio di sviluppo e le eventuali deviazioni dallo sviluppo normale. Le scale di Utgiris e Hunt, seguendo una concezione stadiale piagetiana dello sviluppo, osservano le sequenze comportamentali del periodo sensomotorio, rilevando lavvenuta acquisizione delle abilit cognitive sottostanti: ad esempio osservano labilit di cercare un giocattolo nascosto dietro uno schermo per rilevare se stata acquisita la sottostante costanza delloggetto. I test di sviluppo si servono dunque di materiali ludici e dellallestimento di situazioni-stimolo, preferibilmente in un ambiente

familiare. Vi poi il delicato periodo prescolare, valutato con specifici test come il Gesell, che registra su schede i comportamenti percettivi, linguistici e motori del bambino, coinvolgendo i genitori per lanamnesi dei comportamenti sociali, mentre il Miller calcola 5 indici di performance per la prevenzione dei disturbi di apprendimento. Un discorso a parte merita la Scala di Sviluppo del pensiero logico, ideata da Longeot, teorico della psicologia differenziale, che armonizza la psicologia genetica piagettiana e la psicologia delle differenze individuali. Mediante il costrutto di stile cognitivo, egli si propose di evidenziare non soltanto i dati intellettivi oggettivi, ma anche le strategie di risposta del soggetto, fornendo non soltanto un resoconto oggettivo e quantitativo della prestazione intellettiva, ma uno spaccato qualitativo delle modalit di pensiero preferenziali. Storicamente, il primo test di intelligenza, che oggi ha pi un valore simbolico e documentario piuttosto che validit clinica, fu la scala di Binet, sollecitata dallesigenza didattica di differenziare i curricula scolastici francesi per riservare programmi differenziati a bambini segnalati come in ritardo rispetto alla media dei coetanei. Attraverso una serie di prove, la scala di Binet confrontava let cronologica con let mentale, confronto poi divenuto pi oggettivo introducendo il concetto di Quoziente Intellettivo: non forniva quindi un profilo come la Wais, n distingueva le abilit mentali da quelle di performance. Sub inoltre varie revisioni, lultima, del 1984 sostitu il termine intelligenza con sviluppo cognitivo, cos come il QI e let mentale con un punteggio standard di et.

I test di intelligenza
Il primo test di intelligenza venne elaborato da Weschler senza la pretesa di fornire una definizione assoluta e definitiva di intelligenza, ma limitandosi a unoperazionalizzazione che la indicava come la capacit globale dellindividuo di agire, di pensare e di gestire lambiente. Era suddiviso in un una scala verbale e in una scala di performance, successivamente riveduto e rinominato Wais, anchesso poi riveduto e rinominato Wais-r, attualmente il pi diffuso e utilizzato. Ad esso si affiancano due versioni adattate per let evolutiva: la Wisc, poi riveduta e divenuta Wisc-r, e la Wippsi, appositamente pensata per un importante periodo di transizione per lo sviluppo intellettuale, quello dellingresso a scuola, che richiede al bambino nuovi compiti adattivi, sia cognitivi che sociali. Queste scale forniscono pattern e profili di dispersione che consentono di rilevare le caratteristiche del funzionamento intellettuale, eventuali aree specifiche di abilit o di deficit, nonch il divario tra QI verbale e di performance, che, se elevato, pu costituire un indicatore di psicopatologia. Tuttavia, linterpretazione dei risultati pu assumere anche una forma qualitativa, che si concentra sulle modalit di emissione della risposta, poich gli item attivano diverse funzioni: attentive, percettive e di coordinazione nel manipolare oggetti, di memoria e motivazione nel recuperare contenuti appressi, mobilita ansie, angosce e affetti che possono interferire con le funzioni cognitive e infine risente della soggettiva soglia di saturazione

agli stimoli, nonch e della destrezza motoria. Nel complesso, il soggetto quindi posto di fronte a una prova complessa, suscettibile di meccanismi di proiezione. Osservando infatti il comportamento nellesecuzione, le esitazioni, i turbamenti, si pu completare il prospetto cognitivo con notazioni psicodinamiche. Vi sono poi le Matrici di Raven che rilevano lintelligenza non verbale, sottoponendo il soggetto a prove di completamento percettivo sempre pi complesse, definite matrici in quanto ciascuna prova origine di una modalit di pensiero. Lintento di Raven era di realizzare un reattivo cultur-free, bench successive analisi abbiano dimostrato che, in qualche misura, il test sia comunque influenzato da fattori culturali, anche se stimola gli aspetti non verbali in misura maggiore di altri test come Wais. Tuttavia, a differenza di questultimo, non fornisce un profilo cognitivo, n ipotesi sui meccanismi di risposta. Esiste sia nella versione per adulti, sia in una versione avanzata per adulti di intelligenza superiore (Matrici Progressive), sia per bambini (matrici colorate), con tavole colorate per rendere pi piacevole la prova.

I test proiettivi
I test proiettivi sono basati sul costrutto di proiezione, non intesa in senso freudiano pi stretto, come meccanismo di difesa, ma in senso transferale pi ampio, di attribuzione di vissuti conflittuali, edipici e fanstamatici a un oggetto esterno. I test proiettivi consistono infatti nel presentare al soggetto tavole con stimoli non strutturati da disambiguare, come le macchie dinschiostro del Rorschach, o stimoli tematici su cui costruire storie, come le illustrazioni del Tematic Apperception Test. I test proiettivi consistono, cio, in un compito di ritrutturazione percettiva, il cui prodotto finale, come anche il processo di esecuzione, secondo lottica psicanalitica, risulta da un compromesso tra principio di realt, che impone al soggetto di attenersi allo stimolo presentato, e il principio di piacere, che invita invece allimmaginazione. Il soggetto vive quindi un conflitto, perch regredisce, ma al contempo intellettualizza: in soggetti normali, le funzioni dellEs, dellIo e del Super-Io riescono a integrarsi; in soggetti patologici, dal nevrotico allo psicotico, pu verificarsi un sovrainvestimento dellEs, con un prodotto eccessivamente fanstasmatico o al contrario uneccessiva secondarizzazione dellIo che risponde, ad esempio, a una scena del TAT, con una descrizione statica o riconducendo tutto a un banale fatto di cronaca. I pi diffusi test proiettivi appositamente pensati per let evolutiva sono invece il Cat, variante del Tat e caratterizzata da illustrazioni di figure animali in cui il bambino pu pi facilmente identificarsi; il Patte Noir, con il maialino dal piedino marchiato da una macchiolina; il Blacky Pictures con il cagnolino nero: essi esplorano i vissuti fantasmatici pi propri dellinfanzia, come i bisogni orali, il complesso edipico, la rivalit tra fratelli, le angosce abbandoniche e, nelle serie aggiuntive del Cat, anche lesperienza della malattia e di ingresso a scuola. Tuttavia, gli psicometristi pi ortodossi squalificano come un ossimoro lespressione test proiettivi, per la loro ridotta validit e la difficile standardizzazione delle norme

interpretative, rimesse alla soggettivit dello psicologo che finisce per proiettare tanto quanto il paziente. Anche i clinici tuttavia, pi che affidarsi ad essi come strumento diagnostico, ne riconoscono maggiori potenzialit nellutilizzabilit come uno strumento di interazione, come una sorta di oggetto transizionale winnicottiano.

I test grafici
In et evolutiva, i test grafici impegnano il bambino in unattivit a lui consueta come il disegno, specie di oggetti familiari in cui il bambino si cimenta gi spontaneamente, come la figura umana, lalbero, la casa e la famiglia, minimizzando cos la soggezione nel sentirsi valutati e langoscia di essere sottoposti a una prova, sentimenti facilmente indotti nei bambini dal setting clinico. I test grafici rappresentano un utile sussidio per monitorare lo sviluppo cognitivo, poich alcuni aspetti grafici compaiono o scompaiono parallelamente allacquisizione di nozioni concettuali come le relazioni topologiche ed euclidee o la maturazione corticale, che permettono maggiore controllo e coordinazione visuo-motoria: ad esempio la trasparenza della casa, normale nel bambino, nelladulto segnale di scarso esame di realt. Quanto allinterpretazione, in tutti i disegni si osservano innanzitutto gli aspetti grafico-formali, cio i pattern psicomotori come il tratto, le linee, le proporzioni, le dimensioni, la collocazione del disegno nel foglio. Quanto ai contenuti, il test della figura umana della Goudenhoug, il primo test grafico, secondo lanalisi di Hammer sollecita 3 tipi di rappresentazione: il s reale, il s ideale, la percezione del s parte di figure significative. In particolare, occhi e orecchie della figura rilevano modalit di contatto sociale, cos come braccia e mani protese verso lesterno piuttosto che rigidamente allineate lungo il tronco. Il collo la linea di demarcazione tra razionale e istintuale, se eccessivamente lungo pu indicare difficolt nella gestione delle pulsioni. Il tronco, se accentuato nella sua linea mediana con una fila di bottoni, pu rilevare una dipendenza affettiva, mentre le gambe rappresentano il movimento e lautonomia. La Koppiz propone lutilizzo della figura umana anche per valutare lidentit psicosessuale, osservando ad esempio la differenza tra figura maschile e femminile, mediante la presenza di accessori femminili come borse e cappelli o maschili come pistole e sigari, nellaccuratezza del disegno, nella differenza tra le dimensioni e le proporzioni delle due figure. Il disegno dellalbero, essendo lalbero una figura primitiva, vegetale, con una posizione eretta, si presta a sollecitare aspetti pi profondi e stabili, aggirando le convenzionalit spesso difensivamente apportate sul disegno della figura umana. Le radici rappresentano lEs, il tronco lIo, la chioma lapertura verso il sociale, analogamente alle braccia nel disegno della figura umana. Il disegno della famiglia rileva invece i sentimenti rispetto al proprio contesto familiare. La consegna pu attenersi pi o meno allesame di realt, pu infatti essere richiesto di disegnare la propria famiglia, una famiglia, oppure di trasformare la

famiglia inizialmente disegnata in oggetti o in animali. Lo psicologo deve conoscere preliminarmente la composizione della famiglia del soggetto per confrontarla con la famiglia disegnata, poi rilevare la posizione del soggetto rispetto alle altre figure e infine i meccanismi di svalutazione o valorizzazione delle figure, espressi attraverso una maggiore accuratezza dei tratti, le dimensioni, il situare una figura al centro o in disparte. Il disegno della casa rinvia alle relazioni famigliari, con genitori e fratelli, oppure, nel caso di adulti sposati, al rapporto con il partner: il tetto indica la ricchezza fanstasmatica, le mura sono analoghe al tronco nel test dellalbero e rappresentano lio, porte e finestre indicano le modalit di rapportarsi con gli altri e con lambiente. E preferibile una consegna multipla che inviti il soggetto a disegnare figura umana-albero-casa, per avere una visione pi completa, che sopperisca, almeno in qualche misura, alla gi scarsa affidabilit di questo tipo di test.

Approfondimento: il Test del disegno della figura umana


stato riconosciuto da tre autori (Buck, 1947, 1981; Levy, 1950; Machover, 1953) indipendentemente, ma allo stesso tempo, come il concetto di persona sia il pi intensamente investito di tematiche emotive, per questo il test del disegno della figura umana viene generalmente impiegato per stimolare una problematica prevalentemente non cognitiva. Viene chiesto al soggetto Disegna una persona, Disegna una figura umana, Disegna qualcuno, e dopo lesecuzione della prima figura, viene chiesto Adesso, per piacere, disegna una persona dellaltro sesso, ottenendo cos due forme parallele del test, nonch un confronto tra figura femminile e maschile. Segue uninchiesta che varia secondo gli autori e generalmente consiste nel chiedere al soggetto di commentare et, atteggiamenti, relazioni delle figure disegnate. Anche la valutazione dei disegni risente di una molteplicit di approcci, che si suddividono in globaliintuitivi, i pi diffusi tra i clinici, e analitici, che esaminano una lista di indicatori sia contenutistici che formali. Lattendibilit risulta tuttavia inadeguata, maggiore per criteri contenutistici ampi (adattamento, aggressivit, etc.), minore per indici contenutistici specifici (altezza, ombreggiatura, etc.): ci costituisce un notevole difetto, soprattutto se si aggiunge il fatto che sono state raccolte scarse conferme della corrispondenza tra caratteristiche della figura e tratti psicologici e psicopatologici, n vi accordo nellindicare quali siano le caratteristiche pi significative, n di quali aspetti siano rivelatrici. Anzi, vi la tendenza tra i clinici a valutare i disegni secondo correlazioni illusorie, privilegiando analogie intuitive e stereotipate tra caratteristiche delle figure e sintomatologia: studi di Swensen (1968) hanno anche rilevato che clinici esperti e giovani inesperti non differivano in questo. Risulta inoltre difficile controllare linflusso dellabilit artistica. Comunque, nonostante la debolezza psicometria, il disegno ha il pregio della trasversalit, nel senso che pu essere somministrato a soggetti di varie fasce det, bambini ma anche anziani, e di varie patologie, da nevrotici a psicotici, e per i bambini in particolare pu attenuare i fattori di stress connessi sia al setting clinico: li fa cimentare in

unattivit per loro consueta, li invita a focalizzare lattenzione sul s, specie in momenti di transizione come lingresso a scuola, che comporta luscita dal legame spesso simbiotico ed esclusivo con la madre, ladesione a norme e convenzioni sociali, lapertura al rapporto con i pari e con figure autoritarie diverse dai genitori, oppure pu essere utile in momenti di stress come interventi chirurgici, dove pu essere messo in crisi il senso della continuit del s corporeo, offrendo un monitoraggio, per quanto parziale, dellimmagine che il bambino ha o sta costruendo di s. Riguardo gli aspetti pi propri e contenutistici del disegno della figura umana, la Machover ha cercato di sistematizzare il significato simbolico dei diversi organi del corpo, di cui si riporta una sintesi, tenendo conto comunque dei limiti di tali corrispondenze: Volto: il centro delle relazioni, del contatto emotivo e sensoriale con la realt sociale. Tratti facciali omessi possono rivelare un ritiro ostile, difficile inserimento o rifiuto di partecipazione sociale. Tratti facciali curati eccessivamente o aggiunta di dettagli accentuati possono rivelare autostima scarsa e poca fiducia in s, bisogno di fingere di essere ci che non si . Bocca: sede di impulsi erotico-orali ed aggressivo-orali. Se omessa o disegnata con una linea breve, semplice, con labbra serrate, segno di repressione dellaggressivit orale o di desideri erotici che suscitano sensi di colpa e bisogno di autopunizione. Se la linea curva rivolta verso lalto, indica invece desiderio di essere approvato e gratificato. Occhi: organi del contatto intimo con il mondo esterno. Un bambino sorvegliato, criticato, disegna occhi grandi, minacciosi, con aspetto terrifico. Occhi vuoti senza pupilla significano immaturit emotiva, dipendenza. Occhi chiusi sono disegnati da soggetti narcisistici, chiusi nel proprio mondo, centrati sul proprio Io. Occhi piccoli, magari con un solo puntino, da bambini che non vogliono vedere, che vogliono aprirsi il meno possibile alla realt. Naso: in alcuni disegni infantili ha la forma del pene, in quanto un organo fallico, evidenzia problemi e preoccupazioni di natura sessuale, specie se eccessivamente grande. La sola presenza delle narici indica aggressivit accentuata, cos come quando sono sottolineate. Collo: se omesso segno discarso controllo razionale degli impulsi. Collo lungo e sottile, indizio di rigidit, specie in soggetti con difficolt nella gestione dei propri impulsi Braccia: come le mani, sono strumenti di esplorazione dellambiente. Braccia assenti indicano ritrazione del soggetto da un ambiente frustrante, timidezza, passivit. Lunghe, sentimenti di efficienza, di contatto con lambiente, che non spaventa, ma stimola lambizione. Braccia corte esprimono carenza di energia nella lotta contro le difficolt, riservatezza eccessiva, paura del confronto. Pu trattarsi di un bambino che cerca di comportarsi bene per le pressioni educative.

Mani: se nascoste nelle tasche o dietro la schiena indicano sensi di colpa generali o riferiti ad attivit colpevoli che si possono compiere con esse (furto, masturbazione, ecc.). Omesse, senso di inadeguatezza sociale. Ombreggiate o guantate, aggressivit ansiosa e repressa Gambe: simbolo di ci che si riferisce al movimento, del senso di autonomia, del sostegno che il soggetto in grado di dare a se stesso per muoversi. Omesse, indicano soggetti con un senso di castrazione, incapaci di muoversi in qualsiasi direzione perch intimoriti. Troppo lunghe indicano forte desiderio di autonomia, mentre troppo corte indicano immobilismo psicofisico Piedi: con la loro posizione indicano la direzione del soggetto, che pu avanzare, retrocedere, fuggire, essere fermo, bloccato nella indecisione. Tronco: sede dellaffettivit, dellistintualit e delle problematiche orali, sessuali e aggressive. Se accentato nella linea mediana, pu rivelare dipendenza affettiva. Se diviso da una cinta o altro tra torso e zona pelvica, separazione tra impulsi sessuali ed il loro controllo oppure, non integrazione tra sessualit ed affettivit Bibliografia Boncori, L. (1993). Teoria e tecniche dei test. Torino: Bollati Boringhieri. Castellazzi, V. L., Nannini, M. F. (1992). Il disegno della figura umana come tecnica proiettiva. Roma: LAS. Goodenhoug, F. (1926). Measurement of intelligence by drawings. New York: World Book Company. Hammer, E. F. (1958). The clinical applications of projective drawings. Springfield, Illinois: Charles C. Thomas. Lis, A. (1993). Psicologia clinica. Firenze: Giunti. Machover, K. (1949). Personality projection in the Drawing of the Human figure. Springfield, Illinois: Charles C. Thomas.