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LA TOMOGRAFIA A EMISSIONE DI POSITRONI (PET) La tomografia a emissione di positroni (positron emission tomography, PET) una tecnica di imaging biomedico

o che pu essere utilizzata per ottenere informazioni funzionali del corpo umano vivente. I sistemi commerciali moderni sono in grado di fornire immagini del cervello e del cuore con una risoluzione spaziale di 4-5 mm e con una risoluzione temporale di secondi. Sono state inoltre sviluppate tecniche in grado di fornire immagini del corpo intero in una sola seduta. Il rateo di conteggio delle immagine PET ricostruite direttamente proporzionale alla concentrazione locale di radioattivit, permettendo cos la determinazione della quantit del radioisotopo assorbito da un particolare organo. Come gi accennato, la PET ha non solo una risoluzione spaziale superiore alla SPECT, ma ha anche una maggiore sensibilit (Numero di fotoni rivelati per unit di dose iniettata nel corpo del paziente), grazie alla collimazione elettronica. Inoltre, lubiquit biologica degli elementi emettitori di positroni che sono disponibili permette alla PET di fornire immagini della distribuzione e della cinetica di traccianti naturali. Per esempio, il tracciante maggiormente utilizzato nella PET uno zucchero marcato con 18F (il fluorodesossiriglucosio, 18F-FDG), che permette di distinguere tra tessuti necrotici e ischemici. Grazie alla maggiore sensibilit del sistema di rivelazione utilizzato nella PET, queste sonde biologiche (i traccianti) possono essere introdotte nel corpo in tracce (con concentrazioni nano e pico-molecolari) in modo da non disturbare il processo biologico sotto studio. Combinando un tracciante che sia selettivo rispetto a uno specifico percorso biodinamico con un modello cinetico del tracciante e con una sequenza dinamica di immagini PET possibile estimare i tassi assoluti dei vari processi biologici in quel particolare percorso biodinamico. Per esempio, possibile misurare il flusso sanguigno nel cervello e nel miocardio (la massa muscolare contrattile del cuore), tassi di utilizzo del glucosio, tassi di sintesi delle proteine, consumo di ossigeno nel cervello e nel miocardio, sintesi di neurotrasmettitori, analisi di enzimi, etc. Unapplicazione importante della PET la diagnosi di lesioni tumorali. Alcuni tumori che non sono diagnosticati con altre tecniche (CT, MR) possono essere rivelati grazie alle sue potenzialit biofunzionali. Recentemente anche il numero delle applicazioni nella farmacologia e nello sviluppo di nuovi farmaci in crescita. Con la PET non solo si pu monitorare leffetto di un farmaco su un particolare processo biologico, ma anche il farmaco stesso pu essere marcato e introdotto in tracce permettendo di ricostruire la sua biodistribuzione nel corpo umano vivente. La PET, come la SPECT gioca un ruolo complementare, ma abbastanza distinto, da altre tecniche di imaging come lMR e la CT. Questi metodi forniscono principalmente informazioni anatomiche e sono le diagnostiche pi corrette da applicare quando la patologia modifica la normale anatomia dei tessuti. Ci sono per delle situazioni in cui variazioni nellanatomia sono completamente assenti o dove modifiche funzionali precedono quelle anatomiche. Nel cervello queste situazioni comprendono patologie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer, di Parkinson e di Huntington (una degenerazione dei neuroni che causa movimenti incontrollati, perdita delle facolt intellettive e disturbi emotivi), disordini di sviluppo neurologico, epilessie, malattie psichiatriche e abuso di farmaci. Nei pazienti con patologie alle coronarie e del miocardio, la PET in grado di distinguere tra miocardio ischemico (cio scarsamente irrorato di sangue), ma recuperabile, e infartuato. Nelle neoplasie, la PET in grado di rivelare patologie nei primi stadi di sviluppo, diversi gradi di sviluppo del male, tumori residui differenziati, ricorrenze da necrosi e ledema. La PET inoltre efficace per monitorare la risposta del paziente alla terapia contro il cancro.

4.0 3.5 3.0

positrons (a.u.)

2.5 2.0 1.5 1.0 0.5 0.0 0.0

0.1

0.2

0.3

0.4

0.5

0.6

0.7

Energy (MeV)

Fig. 1 Distribuzione spettrale dei positroni emessi nel decadimento del 18F. Lenergia massima pari a 0.64 MeV. I positroni sono emessi nel decadimento + del nucleo radioattivo ( A N Z A N + e + ) con una Z 1 distribuzione energetica continua. A titolo di esempio, la distribuzione spettrale dei positroni emessi nel decadimento del 18F mostrata nella Fig. 1. Lenergia media dei positroni emessi pari a 0.25 MeV e quella massima 0.64 MeV.I positroni hanno una vita molto breve nei solidi e nei liquidi. Perdono rapidamente energia principalmente per ionizzazione e quando raggiungono le energie termiche raggiungono la massima probabilit di annichilazione, generando due fotoni di 511 keV emessi in opposizione (Fig. 2), che sono alla base del sistema di rivelazione della PET.

e+

e+ Nucleo -emettitore
+

e+ e+ e-

Fig. 2 Visione schematica del trasporto nel mezzo di un positrone emesso per decadimento da un nucleo e della successiva annichilazione. I positroni quindi percorrono una breve distanza nel mezzo prima di annichilarsi e ci rappresenta uno dei limiti fisici della risoluzione spaziale della PET. In altre parole, il punto dove avviene lannichilazione e la produzione dei due gamma da 511 keV (che sar localizzato attraverso i 2

rivelatori in coincidenza) non corrisponde strettamente a quello dove si trova il nucleo del radioisotopo immagazzinato nellorgano. La distanza percorsa dai positroni nel mezzo prima di annichilarsi esprimibile in termini del loro range e pu variare da frazioni di millimetri a qualche millimetro, in dipendenza dello spettro di emissione e dal tessuto in cui interagiscono. Per la maggior parte degli isotopi +-emettitori utilizzati nella PET questo effetto si ripercuote nella risoluzione spaziale con una FWHM nellintervallo 0.2-3 mm. Un altro effetto che limita la risoluzione spaziale risiede nellenergia cinetica e nella quantit di moto residue del positrone e dellelettrone al momento dellannichilazione. Questo causa una deviazione (al massimo 0.25) rispetto a 180 dellangolo di emissione dei due fotoni di annichilazione. Il conseguente peggioramento della risoluzione spaziale dipende dal diametro dellanello di rivelatori della PET utilizzato. Per un sistema clinico con un diametro di circa 80 cm, la degradazione nella risoluzione di circa 1.8 mm. Se si fa la convoluzione tra questo effetto di non co-linearit e quello dovuto al range dei positroni, il limite della risoluzione spaziale nelle apparecchiature PET cliniche pu essere stimato approssimativamente in 2 mm. Come si vedr in seguito, il limite per i sistemi clinici moderni di circa 4-5 mm, a causa di altri fattori. Eventi di coincidenza casuali e scatterati Limaging in coincidenza della PET pu portare, in aggiunta agli eventi di coincidenza vera (Fig. 3a), allacquisizione di eventi indesiderati. Le coincidenze di eventi scatterati avvengono quando uno o entrambi i fotoni di annichilazione subiscono uninterazione Compton nel corpo del paziente. La variazione di direzione porta a errori nellidentificazione del punto di annichilazione (Fig. 3b). e-

a) Evento vero

b) Evento scatterato

c) Evento casuale

Fig. 3 Eventi veri e indesiderati che possono essere rivelati in coincidenza dalla PET. La linea tratteggiata rappresenta la congiungente i due rivelatori in coincidenza lungo la quale localizzato (a-correttamente o b, c - incorrettamente) il punto dove avviene lannichilazione. La probabilit di scattering dei raggi gamma dipende dal mezzo e dal percorso che devono attraversare nel corpo prima di colpire i rivelatori. Quindi, il contributo dello scattering risulta pi elevato nelle immagine addominali piuttosto che in quelle cerebrali. Sebbene i gamma scatterati abbiano unenergia inferiore a 511 keV, la risoluzione energetica di maggior parte dei sistemi PET insufficiente per utilizzare questa propriet per eliminare questi eventi con una discriminazione basata su una soglia energetica (vedi anche le dispense sulla SPECT, considerando che nella PET sono utilizzati i BGO che hanno una risoluzione energetica peggiore degli scintillatori allo NaI(Tl)). Quindi anche se una soglia impostata sullADC, molti eventi di scattering vengono accettati e comportano una falsa localizzazione del punto di annichilazione. Comunque, sono utilizzati alcuni algoritmi per correggere gli effetti di scattering nella fase di ricostruzione dellimmagine.

E inoltre possibile che solo uno dei gamma di annichilazione venga rivelato, perch laltro non colpisce lanello dei rivelatori, o ne viene scatterato al di fuori, o, con minore probabilit, viene assorbito nel corpo per effetto fotoelettrico. Le coincidenze casuali avvengono quando due gamma da 511 keV scorrelati (provenienti da due annichilazioni diverse) colpiscono due rivelatori in coincidenza entro il tempo risolutivo (resolving time) del sistema. Levento viene accettato perch indistinguibile da uno di coincidenza vera. Il tasso di coincidenza casuale direttamente proporzionale al quadrato dellattivit nel campo di vista dei rivelatori e perci un problema che influenza le analisi dove sono necessari elevati ratei di conteggio. Gli algoritmi di correzione di questi eventi sono abbastanza semplici e vengono usualmente applicati nei sistemi PET. Isotopi +-emettitori utilizzati nella PET Una delle caratteristiche principali della PET la disponibilit di isotopi di elementi che costituiscono tutte le molecole organiche. Gli isotopi pi importanti da questo punto di vista sono: 11 C, 13N e 15O. Il 18F lisotopo maggiormente utilizzato attualmente nella diagnostica PET e ha propriet chimiche molto simili allidrogeno. Il 18F pu essere sostituito a un atomo di idrogeno per formare traccianti radioattivi +-emettitori. Le propriet di questi isotopi sono elencate nella Tab. 1. Tab. 1 Alcune propriet degli isotopi di interesse per la PET. Radioisotopo T1/2 Decadimento Reazioni di produzione Energia di soglia (MeV) 11 + 14 11 C 20.4 min 3.13 (99.8) N(p,) C 13 + 16 13 N 9.96 min 5.55 (100) O(p,) N 15 14 15 + O 2.03 min N(d,n) O (99.9) (Q>0=+5.07 MeV) 15 N(p,n)15O 3.77 18 18 F 109.8 min O(p,n)18F 2.57 + (96.9) 20 2.79 Ne(d, )18F Si noti che il breve tempo di dimezzamento del 11C, 13N e 15O implica la produzione di questi isotopi in loco per mezzo di un acceleratore di particelle. Anche il 18F viene usualmente prodotto con un ciclotrone installato nello stesso ospedale dove si effettua la PET. Vi sono per alcuni centri dove si effettua la PET che non hanno a disposizione un sistema di produzione del 18F e questo isotopo viene acquistato quotidianamente da una ditta esterna. Gli isotopi elencati nella Tab. 1 permettono in teoria di marcare qualsiasi composto di interesse biologico. In realt sono stati attualmente sintetizzati circa 500 composti +-emettitori, che comprendono le sostanze normalmente presenti nel corpo umano come le proteine, gli aminoacidi, gli ormoni, e i neurotrasmenttitori. Come gi accennato, anche possibile marcare farmaci e, grazie alla sensibilit della PET, possono essere acquisite immagine della loro biodistribuzione utilizzando concentrazioni nano o picomolecolari, molto al di sotto dei limite oltre il quale leffetto del farmaco diviene importante. Perci possibile studiare composti potenzialmente tossici nel corpo umano vivente. Ci sono altri isotopi +-emettitori disponibili, come ad esempio il 62Cu, 68Ga e lo 124I, che non sono per isotopi di elementi comunemente presenti nel corpo umano. Perci possono essere sintetizzati con maggiore difficolt come traccianti di interesse biologico.

Produzione dei radioisotopi di interesse per la PET I radioisotopi +-emettitori di interesse per la PET sono prodotti bombardando bersagli di nuclei stabili con fasci di protoni o di deutoni accelerati. Le reazioni normalmente utilizzate sono elencate nella Tab.1 insieme alle energie di soglia. Lacceleratore maggiormente utilizzato per la produzione di radioisotopi per la PET il ciclotrone. Le energie massime di accelerazione dei protoni nei ciclotroni per la PET sono di 10 o 18-20 MeV. Esistono in commercio macchine particolarmente compatte e di semplice utilizzo. Alcuni +-emettitori possono essere prodotti mediante un generatore se possono essere il prodotto di decadimento di un nucleo-padre avente un tempo di dimezzamento sufficientemente lungo. Il nucleo radioattivo-padre viene usualmente prodotto da un ciclotrone da una ditta esterna al centro ospedaliero e decade lentamente formando il +-emettitore nel generatore. Il radioisotopo pu essere poi eluito dal generatore a intervalli regolari per essere utilizzato nella PET. Gli isotopi +emettitori prodotti in generatori sono ad esempio il 62Cu, il 68Ga e il 82Rb. Composti del 62Cu e del 82 Rb sono utilizzati come traccianti del flusso sanguigno, mentre un composto del 68Ga viene utilizzato per misurare la permeabilit della barriera sanguigna del cervello. La combinazione nucleo pedre/figlio 68Ge-68Ga anche utilizzata come sorgente di calibrazione e come sorgente per correggere lattenuazione nella PET. Il lento decadimento del 68Ge (T1/2=273 giorni) permette di disporre di una sorgente relativamente stabile di 68Ga (T1/2=68.3 min) per un periodo di alcuni mesi prima di dover sostituire il generatore. Il tempo di dimezzamento dei radioisotopi utlizzati nella PET relativamente breve, per cui non solo la maggior parte di essi deve essere prodotto in loco, ma la sintesi chimica del tracciante deve essere molto rapida. In pratica, i radiotraccianti pi complessi possono essere marcati solo con il 18 F, il 11C e l13N. Lutilizzo dell15O (T1/2=2.03 min) limitato a traccianti molto semplici come lH2O, il CO, lO2 e la CO2. Possono essere prodotti traccianti naturali, mediante la sostituzione diretta di un atomo stabile con un +-emettitore, o analoghi, modificando di una sostanza naturale in una o pi parti. Il prelievo del radioisotopo dal ciclotrone e la sintesi del tracciante sono processi delicati e a elevato rischio radiologico. In tutti i moderni centri ospedalieri queste operazione sono totalmente automatizzate. Esistono dispositivi automatici (biosintetizzatori) in grado di sintetizzare i traccianti pi comunemente utilizzati nella PET come il 18F-fluorodesossiglucosio (FDG) e lL-6[18F]FluoroDOPA (un precursore della dopamina). Strumentazione per la PET Per acquisire unimmagine PET della distribuzione dellisotopo +-emettitore nel coropo del paziente necessario rivelare in coincidenza i due raggi gamma di annichilazione di 511 keV. Affinch le immagine abbiano unelevata qualit importante che i rivelatori della PET abbiano unelevata risoluzione spaziale intrinseca, unelevata efficienza di rivelazione e la capacit di sostenere elevati tassi di conteggio, minimizzando le perdite per tempo morto. L sensibilit del dispositivo per la rivelazione dei gamma di annichilazione strettamente collegata al prodotto tra lefficienza di rivelazione e langolo solido coperto dal sistema dei rivelatori. Quindi gli scanner PET sono generalmente costituiti di anelli multipli di rivelatori che circondano il paziente. I rivelatori utilizzati nei dispositivi PET commerciali sono scintillatori accoppiati a tubi fotomoltiplicatori. Un evento viene registrato e immagazzinato quando il circuito di coincidenza vede due gamma di 511 keV simultaneamente. Questi eventi sono successivamente ricostruiti in unimmagine tomografica da un computer. 5

Risoluzione spaziale Questo parametro indica la capacit dello scanner PET di distinguere due sorgenti radioattive aventi dimensioni definite e poste a una certa distanza relativa. La sua misura viene effettuata acquisendo dati da una sorgente radioattiva posta in aria (per eliminare i possibili contributi dallo scattering e dalle coincidenze casuali) e misurando la FWHM (in mm) della distribuzione dei conteggi che viene ricostruita (o point spread function, PSF). La risoluzione spaziale dellimmagine PET dipende da vari fattori, alcuni dei quali intrinsecamente correlati allannichilazione del positrone (la non collinearit dei fotoni di annichilazione e il range del positrone) e altri relativi al sistema di rivelazione. Uno dei fattori che contribuisce alla maggior degradazione della risoluzione spaziale la limitata risoluzione spaziale intrinseca del cristallo scintillante. Per uno scanner PET a multicristalli la risoluzione spaziale intrinseca strettamente collegata alle dimensioni del cristallo. Questo fattore (che indicheremo con la lettera c) differente in dipendenza della posizione radiale della sorgente: varr d/2 (dove d la dimensione del cristallo) sullasse dello scanner e peggiorer muovendosi verso il limite del campo di vista (field of view, FOV). La non collinearit dei fotoni di annichilazione (dovuta allenergia cinetica e alla quantit di moto residue del positrone e dellelettrone al momento dellannichilazione) comporta una piccola variazione nella stima del punto di annichilazione. In altre parole la linea retta che congiunge i rivelatori in coincidenza colpiti dai due gamma di annichilazione (line of response, LOR) non contiene il punto reale di annichilazione (Fig. 4).

LOR

Fig. 4 Effetto dovuto alla non collinearit dei gamma di annichilazione. Indicata con D la distanza dei due rivelatori opposti lallargamento C della PSF pu essere valutato con la seguente relazione: C = 0.0022D (1)

Quindi questo effetto molto pi evidente al crescere del diametro dellanello dei rivelatori e il peggioramento pu essere stimato nellintervallo 1.5-2.0 mm del valore finale della FWHM per diametri di 80-90 cm. 6

Come accennato, leffetto del range del positrone dipende dallenergia di emissione e dal mezzo attraversato. A titolo di esempio, in un materiale equivalente allacqua, il range massimo dei + emessi dal 18F (massima energia 640 keV) > 1 mm, mentre quello dei positroni emessi dal 82Rb (energia massima 3350 keV) di circa 10 mm. Il contributo (che indicheremo con la lettera R) alla risoluzione spaziale (FWHM della distribuzione dei conteggi) di circa 0.2 mm per il 18F e 2.6 mm per il 82Rb. Quando la rivelazione degli eventi basata su moduli costituiti da blocchi di rivelatori e non su cristalli scintillanti individualmente accoppiati a tubi fotomoltiplicatori, deve essere considerato un fattore B che tiene conto dellulteriore degradazione della risoluzione spaziale dovuta a unincorretto posizionamento degli eventi a causa delle fluttuazioni statistiche dei segnali nel fototubo, interazioni di scattering allinterno del rivelatore, e imperfezioni nel sistema di decodifica del blocco di rivelatori. La stima della risoluzione spaziale risulta infine, tenedo conto dei fattori sopra menzionati: FWHM = k R c 2 + C 2 + R 2 + B 2 (2)

dove c tiene in conto la dimensione del cristallo, C leffetto della non col linearit dei gamma di annichilazione, R il range del positrone e B il sistema di rivelatori a blocchi. Sensibilit La sensibilit rappresenta la relazione tra le coincidenze vere registrate e lattivit di una sorgente di positroni. I due fattori principali che influenzano la sensibilit sono lefficienza del cristallo scintillante e la geometria dello scanner. Lefficienza dello scintillatore dipende dalla sua densit, dal numero atomico e dallo spessore, mentre la componente geometrica pi importante dello scanner larea attiva del tomografo visto dagli eventi di annichilazione. In generale la sensibilit dipende dallangolo solido disponibile per la sorgente radioattiva e dalle sue dimensioni, dalla distanza e dal numero di rivelatori. In una geometria ideale il rivelatore dovrebbe circondare tutto il paziente (sistema di acquisizione sferico) per ottenere la massima sensibilit, ma, in pratica la geometria pi sensibile che si pu realizzare cilindrica. Una formula possibile per esprimere la sensibilit : Sensibilit = A 2 4r 2 (3)

dove A larea del rivelatore vista da ciascun punto del volume di cui si vuole ottenere limmagine, lefficienza del singolo rivelatore, un fattore che tiene conto dellattenuazione e r il raggio dellanello di rivelatori. Si noti che la sensibilit dipende dal quadrato dellefficienza del singolo rivelatore (la probabilit che i due gamma di annichilazione siano visti da due rivelatori in coincidenza data dal prodotto delle singole probabilit) per cui qualsiasi miglioramento nellefficienza del cristallo si ripercuote come il suo quadrato nella sensibilit finale. Coincidenze casuali Il rateo R delle coincidenze casuali dipende dai singoli tassi di conteggio S1 e S2 di ogni rivelatore in coincidenza e alla durata C della finestra temporale entro la quale il circuito considera due eventi in coincidenza (tempo risolutivo, resolving time): R = 2 c S1S 2 7 (4)

Quindi a un aumento della radioattivit nel campo di vista dei rivelatori corrisponde un aumento quadratico del rateo delle coincidenze casuali. R diminuisce se si riduce il tempo risolutivo C. Nei dispositivi pi recenti si tentato di aumentare il rateo delle coincidenze vere senza incrementare quelle casuali mediante sistemi di acquisizione veloci con tempi risolutivi pi brevi. Si ricorda per che il limite fisico al tempo risolutivo rappresentato dal tempo di risposta del cristallo scintillante. Tempi risolutivi pi brevi possono essere ottenuti con cristalli con tempi di risposta pi veloci. Per i sistemi PET basati su rivelatori al germinato di bismuto (BGO) C = 12 ns, mentre si riduce a 8 ns per il GSO e lo NaI(Tl) e fino a 6 ns per lLSO. Un metodo per la correzione delle coincidenze casuali consiste nellimmagazzinare tutti gli eventi di coincidenza e anche tutti gli eventi singoli rivelati durante lacquisizione dei dati. La correzione per le coincidenze casuali poi effettuata applicando la formula (4) e sottraendo gli eventi casuali da quelli veri. Questo metodo semplice e molto efficace, ma richiede una gran quantit di memoria e tempi di processamento lunghi. Una via pi veloce e pi comune consiste nel metodo della finestra di coincidenza ritardata. Si aumenta il ritardo entro il quale due impulsi sono accettati come coincidenti. Quindi tutti gli eventi processati entro questa finestra ritardata sono totalmente scorrelati e possono essere utilizzati per la stima delle coincidenze casuali. Noise Equivalent Counting Rate Un parametro utile per indicare la componente di rumore dei dati PET il Noise Equivalent Counting Rate (NECR), definito come: NECR = T2 T+S+R (5)

dove T il tasso delle coincidenze vere, S il tasso di conteggio degli eventi scatterati e R il rateo delle coincidenze casuali. La somma T+S+R pari al rateo di conteggio totale. Il NECR rappresenta quindi il rapporto tra il rateo netto di coincidenze vere e quello dei conteggi totali. La miglior condizione raggiunta massimizzando il NECR , cio quando le acquisizioni sono effettuate con una concentrazione di attivit del tracciante corrispondente al picco del NECR (Fig. 5).

Fig. 3 pag. 759 Zito

Fig. 5 Andamento del NECR in funzione della concentrazione di attivit del tracciante per diversi dispositivi PET. 8

Rivelatori a blocchi Lutilizzo di rivelatori di piccole dimensioni permette di ottenere elevate risoluzioni spaziali. Molti sistemi commerciali impiegano rivelatori a blocchi che consistono in blocchi segmentati di BGO accoppiati a tubi fotomoltiplicatori. Tipicamente il BGO spesso 3 cm e segmentato in matrici di 68 o di 88 elementi, ognuno dei quali di dimensioni di circa 4 mm.

BGO

fotomoltiplicatore

Fig. 6 Schema di un rivelatore a blocchi. Lelemento in cui il gamma ha interagito determinato mediante lintensit dellimpulso luminoso alluscita dei quattro tubi fotomoltiplicatori. Per determinare la posizione nel piano X-Y del punto di interazione viene utlizzata una logica simile a quella della camera di Anger. Le posizioni X e Y sono determinate con le seguenti formule: X= P1 + P2 P3 P4 P1 + P2 + P3 + P4 Y= P1 + P3 P2 P4 P1 + P2 + P3 + P4 (6)

dove Pi sono le uscite dei quattro fotomoltiplicatori. Il vantaggio di utilizzare un rivelatore a blocchi piuttosto che un rivelatore singolo accoppiato a un tubo fotomoltiplicatore risiede nel fatto che le dimensioni del cristallo non sono pi limitate da quelle del pi piccolo tubo fotomoltiplicatore disponibile e inoltre il costo per singolo elemento di rivelazione inferiore. Ci sono per alcuni svantaggi. Il pi importante tra questi laumento dellarea efficace dellunit di rivelazione che porta a un aumento del tempo morto. Ogni blocco ha solo ununit di processamento elettronico e non pu distinguere tra due eventi che colpiscono diversi elementi di rivelazione allinterno del tempo di integrazione impostato per registrare la luce di scintillazione. In questa situazione viene rivelato un evento solo (nonostante linterazione di due raggi gamma) e la 9

posizione dellevento risulter come una media (pesata in accordo con la quantit di energia depositata da ciascun raggio gamma) delle posizioni dei due raggi gamma. Come gi accennato, i rivelatori a blocchi basati sul BGO presentano effetti legati alle fluttuazioni degli impulsi che peggiorano la risoluzione spaziale. Ci dovuto al fatto che la posizione determinata dalla distribuzione della luce di scintillazione relativa ai quattro tubi fotomoltiplicatori. Poich la resa in luce di un BGO piuttosto bassa (un fotone di 511 keV produce circa 150 elettroni al fotocatodo del tubo fotomoltiplicatore), luscita del tubo fotomoltiplicatore sar soggetta a fluttuazioni statistiche importanti, che si ripercuotono in fluttuazioni nella determinazione della posizione dellevento e a una degradazione della risoluzione spaziale. Acquisizione bidimensionale (2D) e tridimensionale (3D) I cristalli scintillanti della PET (i rivelatori a blocco) sono disposti secondo una serie di n anelli adiacenti. Allinterno di ciascun anello ogni rivelatore messo in coincidenza solo con un certo numero di rivelatori opposti (Fig. 7).

LOR

Fig. 7 Campo di vista di un rivelatore in coincidenza con alcuni rivelatori opposti. Il campo di vista dello scanner (field of view, FOV) definito dallampiezza dellangolo sotteso dalle linee che limitano il ventaglio di rette che congiungono i cristalli. Nella modalit 2D (Fig. 8) sono acquisiti gli eventi diretti rivelati nello stesso anello (diffrenza 0) o quelli nei piani trasversali rivelati tra gli anelli adiacenti (differenza 1). Per schermare gli eventi fuori dal piani diretti e trasversali che sono emessi obliquamente, sono interposti tra gli anelli setti schermanti di piombo e tungsteno.

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a)

b)

Fig. 8 Acquisizione 2D. a) piani diretti; b) piani traversi (cross-planes). La sensibilit dellacquisizione 2D molto bassa e in alcune PET viene migliorata in modo da consentire la rivelazione anche tra cristalli appartenenti a anelli poco distanti (differenza 5) senza peggiorare di molto la risoluzione spaziale. Nellacquisizione 3D non vengono utilizzati i setti schermanti e quindi la collimazione fisica in direzione assiale. I due fotoni di annichilazione possono quindi incidere su qualsiasi coppia di cristalli in tutti gli anelli. In realt la collimazione elettronica effettuata in modo da impedire la rivelazione di eventi in coincidenza tra cristalli appartenenti a anelli eccessivamente distanti. Lacquisizione 3D richiede algoritmi di ricostruzione spaziale speciali. Lapplicazione degli algoritmi di ricostruzione 2D alla tecnica di acquisizione 3D porterebbe a distorsioni significative della risoluzione spaziale quando la sorgente radioattiva in prossimit del limite della FOV. La sensibilit della tecnica 3D approssimativamente 5 volte superiore a quella della 2D. Questo guadagno in sensibilit associato a un aumento delle coincidenze casuali e della frazione di eventi scatterati. Inoltre laumento del tasso di conteggio pu portare a una perdita di eventi per effetto del tempo morto. La frazione di eventi scatterati pu crescere dal 15-20% (2D) al 30-40% (3D). Affinch i vantaggi della modalit 3D siano superiori richiesta ladozione di circuiti di coincidenza veloce (con basso resolving time e quindi scintillatori con brevi tempi di risposta) insieme a unelevata potenza di calcolo per poter gestire lelevato tasso di conteggio. Organizzazione dei dati Ogni coppia di rivelatori in coincidenza registra la somma dellattivit lungo la congiungente i due rivelatori stessi (LOR). In altre parole, ogniqualvolta una coppia di rivelatori in coincidenza vede un evento di annichilazione, il sistema attribuisce un conteggio alla LOR in questione. E quindi importante organizzare i dati secondo coordinate che definiscano la posizione di ogni LOR. Il sistema di coordinate (s, e ) definito nel modo seguente: Le coordinate s e individuano la posizione della LOR nel piano ortogonale allasse del tomografo (piano transassiale):

11

s=xcos + ysin LOR x

Fig. 9 Sistema di coordinate nel piano transassiale. langolo polare definisce linclinazione delle LOR rispetto al piano transassiale:

Fig. 10 Sistema di riferimento assiale. I dati acquisiti in un esame PET sono immagazzinati per ciascun angolo polare in una matrice bidimensionale che prende nome di sinogramma. I sinogrammi sono matrici bidimensionali le cui righe contengono al variare di s il numero di conteggi rivelati lungo le LOR aventi un certo valore di . Se un certo organo ha assorbito il tracciante radioattivo con una certa distribuzione spaziale, allora ogni riga del sinogramma contiene la distribuzione dei conteggi lungo la coordinata s (Fig. 11).

12

proiezione y angolo

s x

s posizione sinogramma

Fig. 11 Visione schematica dellorganizzazione dei dati PET sotto forma di sinogramma. Linsieme delle LOR passanti per uno stesso punto corrisponde a conteggi disposti nel sinogramma lungo una sinusoide (Fig. 12). I conteggi rivelati dal medesimo anello di cristalli sono raccolti in un unico sinogramma nel quale langolo varia tra 0 e 180. y LOR =

s=xcos+ysin

sinogramma Fig. 11 Disposizione di un punto in un sinogramma. 13

Attenuazione dei fotoni Le immagini PET sono degradate dallattenuazione dei fotoni a causa delle interazioni che possono avvenire tra il punto di annichilazione e il rivelatore. I due fotoni di annichilazione attraversano infatti tessuti diversi nel loro cammino verso i rivelatori in coincidenza. Se si pone che il coefficiente di attenuazione sia costante lungo langolo di proiezione e che d1 e d2 siano rispettivamente gli spessori di tessuto attraversato da ognuno dei gamma di annichilazione, la probabilit che i fotoni siano rivelati in coincidenza risulta: P = e d1 e d 2 = e ( d1 + d 2 ) = e D (7)

dove D=d1+d2 lo spessore del corpo del paziente lungo la linea di proiezione. Quando i coefficienti di attenuazione lungo il percorso dei fotoni non sono uniformi (come nel torace o nelladdome) bisogna considerare i contributi di tutti i coefficienti i relativi ai tessuti attraversati. Allora la probabilit di rivelazione diviene: P=e

i ,1d i,1
i

i ,2d i ,2
i

(8)

Ovviamente, quando lattenuazione aumenta, P diminuisce e la statistica dellimmagine viene ridotta in tutte le proiezioni acquisite. Considerando il caso di coefficiente di attenuazione uniforme (equazione 7), si pu effettuare una semplice correzione conoscendo lo spessore D di tessuto attraversato dai due gamma. Tuttavia questo modello pu essere applicato solo in poche situazioni cliniche, come limaging del cervello, senza produrre incertezze significative nella quantificazione del tracciante. La maggior parte degli studi PET sono relativi a situazioni dove il coefficiente di attenuazione non uniforme, per cui necessario effettuare acquisizioni trasmissive in aggiunta a quella emissiva propria della PET. Gli scanner PET disponibili utilizzano due tipi di sorgenti trasmissive: il 68Ge (emettitore +; i dati trasmessivi sono rivelati come eventi di coincidenza) e il 137Cs (si considera la trasmissione dei di 662 keV; i dati sono rivelati come eventi singoli). La correzione per lattenuazione effettuata secondo il seguente metodo: 1. valutazione del fattore di trasmissione I0/I (dove I0 lintensit dei gamma rivelati con la sorgente trasmissiva senza il corpo del paziente e I quella relativa allo scannino in trasmissiva), ottenendo per ogni LOR: I0 I =ei
id i

(9)

2. Moltiplicazione algebrica di ogni valore ottenuto con il corrispondente acquisito in emissiva. Quando si utilizza la sorgente di 137Cs necessario effettuare i seguenti punti addizionali prima del punto 2): a) ricostruzione della mappa dei fattori di attenuazione; (b) applicazione di un fattore di scala che tenga conto della differenza in energia dei gamma (511 keV al posto di 662 keV). Gli studi trasmessivi basati sulla sorgente di 68Ge sono caratterizzati da una bassissima statistica di conteggio e richiedono lunghi tempi di acquisizione.

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Cenni alle tecniche di ricostruzione delle immagini Come gi menzionato, ogni elemento del sinogramma rappresenta la somma delle attivit lungo una LOR. Ogni riga del sinogramma forma un proiezione monodimensionale che rappresenta la vista delloggetto da un particolare angolo. Un approccio intuitivo per ricostruire limmagine consta nel retroproiettare ogni elemento del sinogramma lungo una linea dalla quale provengono gli eventi rivelati. In altre parole, gli eventi rivelati da ciascuna coppia di rivelatori sono distribuiti uniformemente lungo una linea che congiunge la coppia di cristalli. Tale metodo per fornisce unapprossimazione grossolana delloggetto effettivo. Il risultato non corretto in quanto inevitabilmente distribuisce lattivit al di fuori delloggetto in cui concentrato il tracciante. Si pu dimostrare che limmagine corretta pu essere determinata filtrandola prima di retroproiettarla. Il filtro utilizzato nel dominio delle frequenze (spazio di Fourier). In generale, limmagine viene ricostruita secondo i seguenti punti: 1. acquisizione della proiezione per langolo 1 (riga 1 del sinogramma); 2. trasformata di Fourier della proiezione; 3. moltiplicazione per il filtro di ricostruzione; 4. antitrasformata della proiezione filtrata; 5. retroproiezione dei dati per langolo 1; 6. ripetizione dei punti 1-5 per tutti gli angoli del sinogramma. I modelli pi recenti di PET utilizzano algoritmi iterativi per la ricostruzione dellimmagine che mirano a minimizzare o a massimizzare alcune funzioni. Il vantaggio di questi algoritmi risiede nella possibilit di incorporare una certa quantit di informazione a priori, come la componente di rumore, lattenuazione, o le disuniformit dei rivelatori. Linclusione di queste informazioni comporta per un aumento del tempo di processamento. Nuovi rivelatori per la PET Recentemente sono stati sviluppati nuovi scanner basati su rivelatori a scintillazione con tempi di risposta pi veloci, sostanzialmente per diminuire il contributo delle coincidenza casuali. Questi scintillatori veloci utilizzano il cerio (Ce3+) come attivatore in matrici di diversi tipi di cristalli. Il tempo di decadimento della scintilla luminosa varia da circa 20 a 80 ns, a seconda del tipo di cristallo che lo ospita. Il cristallo deve avere le seguenti caratteristiche: (a) unelevata efficienza di rivelazione per i gamma di 511 keV, cio elevata densit e numero atomico; (b) un ridotto intervallo energetico tra la banda di valenza e quella di conduzione affinch sia emesso un pi elevato numero di fotoni per unit di energia assorbita nel cristallo; (c) capacit di ospitare gli ioni di Ce3+ (il Ce si sostituisce a atomi di Gd o Lu). Si sottolinea comunque che questi criteri non sono sufficienti a garantire unelevata efficienza di scintillazione. Infatti a seguito dellinterazione di un raggio gamma, sono prodotte nel cristallo coppie elettrone-lacuna, che dopo essere state termalizzate, devono viaggiare verso i centri di luminescenza (gli ioni Ce3+). Lefficienza di questo trasporto difficile da prevedere. Ci possono essere perdite dovute a imperfezioni del cristallo. Tra i vari cristalli disponibili ne citiamo due: Silicato di gadolinio Gd2SiO5 (GSO) Questo materiale pu essere fatto crescere sotto forma di cristalli singoli di dimensioni ragionevoli e il numero atomico del Gd (64) permette di poter sfruttare il cristallo nella spettroscopia gamma. Il massimo rateo di luminescenza stato osservato per una concentrazione di cerio pari a circa 0.5 moli percento. Anche il tempo di decadimento dipende dalla concentrazione del drogante (gli ioni Ce3+), ma dominata da una componente veloce di 56 ns a questa concentrazione di cerio. E anche 15

presente una componente temporale di 400 ns con unintensit del 10%. Luscita del segnale luminoso presenta anche un insolito tempo di salita di 10-20 ns, che dipende dalla concentrazione di cerio, causata da un processo lento di popolamento degli stati di fluorescenza. La resa in luce totale circa il 20% di quello dello NaI(Tl). La risoluzione energetica pari a circa il 9% per raggi gamma di 662 keV. Il GSO ha anche uneccellente stabilit verso la radiazione: non stato osservato nessun danno apprezzabile da radiazione per esposizioni a raggi gamma fino a 107 Gy. Oxiortosilicato di Lutezio Lu2(SiO4)O (LSO) LLSO presenta una resa in luce di circa il 75% di quello dello NaI(Tl) un tempo di risposta di 47 ns e uno spettro di emissione di luce piccato a 420 nm. Il Lutezio una terra rara e il suo numero atomico (Z=71) lo rende interessante per applicazioni di spettroscopia gamma. Questo cristallo per molto costoso e la possibilit di realizzare volumi di grandi dimensioni ancora in fase di studio. Il lutezio naturale contiene lisotopo 176Lu che radioattivo e responsabile di un fondo intrinseco di circa 300 conteggi s-1 per cm3 di LSO. La migliore risoluzione energetica per raggi gamma di 662 keV del 7.5% in cristalli di piccole dimensioni e peggiora a circa il 10% allaumentare del volume. La causa della degradazione della risoluzione pu essere attribuita alla non linearit della sua risposta. Lemissione luminosa caratterizzata soltanto dalla componente di 47 ns e non sono state osservate componenti pi lente. Le propriet del GSO e dellLSO sono riassunte nella tabella 2 assieme a quelle del BGO e dello NaI(Tl) per confronto. Tabella 2 Propriet di alcuni scintillatori di interesse per la PET. Cristallo Densit Lunghezza donda Tempo di risposta (g cm-3) max. di emissione (ns) (nm) NaI(Tl) 3.67 415 230 BGO 7.13 480 300 GSO 6.71 440 56 (90%); 400 (10%) LSO 7.4 420 47

Resa in luce assoluta (fotoni MeV-1) 38000 8200 9000 25000

Riferimenti bibliografici S.R. Cherry, M.E. Phelps, Positron emission tomography: methods and instrumentation, in: M.P. Sandler, R.E. Coleman, F.J.T. Wackers, J.A. Patton, A. Gottschalk, P.B. Hoffer, Eds., Diagnostic Nuclear Medicine, 3rd Ed. Baltimore, MD, Williams and Wilkins (1996) 139-159. G. Tarantola, F. Zito, P. Gerundini, PET instrumentation and reconstruction algorithms in wholebody applications, The Journal of Nuclear Medicine, 44 (2003) 756-769. C.W.E. van Eijk, Inorganic scintillators in medical imaging detectors, Nucl. Instrum. Meth. A 509 (2003) 17-25. G.F. Knoll, Radiation detection and measurements, 3rd edition, John Wiley and Sons, 2000.

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