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La Pasqua Nel breviario romano la liturgia del triduo sacro strutturata con una cura particolare; la Chiesa nella

a sua preghiera vuole per cos dire trasferirci nella realt della passione del Signore e, al di l delle parole, nel centro spirituale di ci che accaduto. Se si volesse tentare di contrassegnare in poche battute la liturgia orante del sabato santo, allora bisognerebbe parlare soprattutto delleffetto di pace profonda che traspira da essa. Cristo penetrato nel nascondimento (Verborgenheit), ma nello stesso tempo, proprio nel cuore del buio impenetrabile egli penetrato nella sicurezza (Geborgenheit), anzi egli diventato la sicurezza ultima. Ormai diventata vera la parola ardita del Salmista: e anche se mi volessi nascondere nellinferno, anche l sei tu. E quanto pi si percorre questa liturgia, tanto pi si scorgono brillare in essa, come unaurora del mattino le prime luci della Pasqua. Se il venerd santo ci pone davanti agli occhi la figura sfigurata del trafitto, la liturgia del sabato santo si rif piuttosto allimmagine della Croce cara alla Chiesa antica: alla croce circondata da raggi luminoso, segno, allo stesso modo, della morte e della risurrezione. Il sabato santo ci rimanda cos a un aspetto della piet cristiana che forse stato smarrito nel corso dei tempi. Quando noi nella preghiera guardiamo alla croce, vediamo spesso in essa soltanto un segno della passione storica del Signore sul Golgota. Lorigine della devozione alla croce per diversa: i cristiani pregavano rivolti a Oriente per esprimere la loro speranza che Cristo, il sole vero, sarebbe sorto sulla storia, per esprimere quindi la loro fede nel ritorno del Signore. La Croce in un primo tempo legata strettamente con questo orientamento della preghiera, essa viene rappresentata per cos dire come uninsegna che il re inalberer nella sua venuta; nellimmagine della Croce la punta avanzata del corteo gi arrivata in mezzo a coloro che pregano. Per il cristianesimo antico la croce quindi soprattutto segno della speranza. Essa non implica tanto un riferimento al Signore passato, quanto al Signore che sta per venire. Certo era impossibile sottrarsi alla necessit intrinseca che, con il passare del tempo, lo sguardo si rivolgesse anche allevento accaduto: contro ogni fuga nello spirituale, contro ogni misconoscimento dellincarnazione di Dio, occorreva che fosse difesa la prodigalit costernante dellamore di Dio che, per amore della misera creatura umana, diventato egli stesso un uomo, e quale uomo! Occorreva difendere la santa stoltezza dellamore di Dio che non ha scelto di pronunciare una parola di potenza, ma di percorrere la via dellimpotenza per mettere alla gogna il nostro sogno di potenza e vincerlo dallinterno. Ma cos non abbiamo dimenticato un po troppo la connessione tra croce e speranza, lunit tra Oriente e la direzione della croce , tra passato e futuro esistente nel cristianesimo? l Lo spirito della speranza che alita sulle preghiere del sabato santo dovrebbe nuovamente penetrare tutto il nostro essere cristiani. Il cristianesimo non soltanto una religione del passato, ma, in misura non minore, del futuro; la sua fede nello stesso tempo speranza, giacch Cristo non soltanto il morto e il risorto ma anche colui che sta per venire. O Signore, illumina le nostre anime con questo mistero della speranza perch riconosciamo la luce che irraggiata dalla tua Croce, concedici che come cristiani procediamo protesi al futuro, incontro al giorno della tua venuta. da "Imparare ad amare. Il cammino di una famiglia cristiana", Raccolta di scritti di Joseph RatzingerBenedetto XVI a cura di Elio Guerriero, Libreria Editrice Vaticana, 2007.

Verso la Pasqua - Cercare le cose di Lass Questo il giorno che ha fatto il Signore. Esultiamo insieme. Lo cantiamo con un salmo di Israele che esprimeva lintima attesa del Risorto, e diviene cos il canto pasquale dei cristiani. Cantiamo lAlleluia, in cui una parola della lingua ebraica divenuta espressione oltre il tempo della gioia dei redenti. Ma possiamo davvero gioire? O la gioia non quasi cinismo, scherno, in un mondo cos pieno di sofferenza? Siamo redenti? Il mondo redento? I colpi con cui stato assassinato larcivescovo di San Salvador durante la celebrazione eucaristica sono solo un lampo abbagliante che illumina lo scatenarsi della violenza, la barbarizzazione delluomo,diffusi in tutto il mondo. Interi popoli si vanno lentamente estinguendoe nessuno vuol prenderne atto. E avviene dovunque che gli uomini debbano soffrire per la loro fede, per le loro convinzioni e che i loro diritti siano calpestati. Dimitrij Dudko, un prete russo, partendo dallesperienza della prigionia, aveva rivolto un messaggio a tutti i cristiani dicendo di parlare dal Golgota e al tempo stesso dal luogo in cui il Signore risorto apparso attraverso le porte chiuse. Egli considera Mosca il Golgota su cui il Signore crocifisso, ma anche il luogo in cui, nonostante o proprio per via delle porte chiuse che vorrebbero impedirgli laccesso, il Risorto presente e si manifesta. Chi osserva questo mondo pu chiedersi se abbiamo davvero tempo di pensare a Dio e alle cose divine, o se non dovremmo piuttosto impiegare tutte le forze per migliorare la vita sulla terra. Una tale considerazione ha ispirato a Bertold Brecht questa poesia: Non fatevi ingannare..morirete come tutti gli animali, e dopo non c pi nulla. Egli vedeva la fede nellaldil, la risurrezione, come unillusione che impedisce alluomo di impadronirsi in pieno di questo mondo, di questa vita. Ma chi nelluomo contrappone la somiglianza a Dio alla sua animalit, tende facilmente a considerarlo anche solo come un animale. E se noi, come dice un altro poeta moderno, moriamo come cani, ben presto vivremo anche come cani, e ci tratteremo come cani, o meglio, come non si dovrebbe trattare neppure un cane. Pi profonda la concezione del filosofo ebreo Theodor Adorno il quale, partendo dallappassionato desiderio messianico del suo popolo, ha continuato a chiedersi e a cercare come si possa creare un mondo giusto, come realizzare la giustizia in questo mondo. Ed giunto a questa convinzione: perch ci sia davvero giustizia nel mondo, dovrebbe esservi giustizia per tutti e per sempre; cio giustizia anche per i morti. Dovrebbe esistere una giustizia che ripara anche alla sofferenza irrimediabilmente passata. Perch ci sia possibile, dovrebbe esistere la risurrezione dei morti. Su questo sfondo penso si possa percepire in modo nuovo il messaggio pasquale. Cristo risorto! Si, esiste giustizia per il mondo! Esiste la giustizia totale per tutti, in grado di revocare anche ci che irrevocabilmente passato, perch Dio esiste e ne ha il potere. Dio non pu patire ma compatire, ha detto una volta san Bernardo di Chiaravalle. Pu compatire perch pu amare. Questo potere della compassione, derivante dal potere dellamore, il potere che pu revocare lirrevocabile e rendere giustizia. Cristo risorto..questo significa che esiste la forza che in grado di realizzare la giustizia e la realizza. Perci il messaggio della risurrezione non solo un inno a Dio, ma un inno alla potenza del suo amore e quindi un inno agli uomini, alla terra e alla materia. Il tutto viene redento. Dio non lascia che neppure una parte della sua creazione scompaia nel silenzio di ci che passato. Egli ha creato tutto perch esista, come dice il Libro della Sapienza. Ha creato tutto perch sia una cosa sola e faccia parte di lui, perch sia davvero: Dio tutto in tutto. Ma si pone allora la domanda: come possiamo aderire a questo messaggio di risurrezione? Come pu avvenire tra di noi e divenire realt? La Pasqua appunto la luce che filtra dalla porta perta che conduce fuori dallingiustizia del mondo, ed al tempo stesso lesortazione a seguire questo raggio di luce, a mostrarlo agli altri, sapendo che non una fantasticheria ma la vera luce, la vera via duscita.

Come possiamo andarci? A ci risponde la lettura della domenica di Pasqua, in cui Paolo scrive ai Colossesi: Cristo risorto, perci cercate le cose di lass, dove egli ! Pensate alle cose di lass, non a quelle della terra (Col 3,12). Chi ascolta con orecchie moderne questa indicazione di san Paolo nel messaggio pasquale, nella realt pasquale, sar probabilmente tentato di dire: rifugiamoci dunque nel cielo, fuggiamo il mondo. Ma questo sarebbe un grave malinteso. Per la vita umana vale infatti questa legge fondamentale: solo chi si perde trova se stesso. Chi vuole conservare se stesso, chi non si supera non potr trovare se stesso. Chi desidera solo possedersi e non si dona, non potr riceversi. Questa legge fondamentale dellumanit deriva dalla legge fondamentale dellAmore trinitario, dellessenza dellessere di Dio stesso, il quale nel donarsi come amore la vera realt e il vero potere, e vale per lintero ambito del nostro rapporto con la realt. Chi vuole solo la materia, la disonora, le toglie grandezza e dignit. Pi che il materialista il cristiano a dare dignit alla materia, perch rivela che anche in essa Dio tutto in tutto. Chi cerca solo il corpo, lo svilisce. Chi vuole solo le cose di questo mondo, distrugge in questo modo la terra. Noi serviamo la terra superandola. La salviamo non lasciandola sola e non restando soli. Come la terra ha fisicamente bisogno del sole per rimanere un astro di vita, come ha bisogno della coesione con il tutto per percorrere la sua orbita, anche il cosmo spirituale della terra delluomo ha bisogno della luce dallalto, della forza che tiene uniti, che sola lo libera. Non dobbiamo rinchiudere la terra per salvarla, non dobbiamo sprofondare in essa. Dobbiamo invece spalancarne le porte, affinch le vere energie di cui vive e che ci sono necessarie possano essere presenti in essa. Cercate le cose di lass! Questo il mandato per la terra: vivere verso lalto, vivere elevatamente, rivolti a ci che alto e grande, e contrastare la gravit del basso, della rovina. Cio significa seguire il Risorto, servire la giustizia, la salvezza di questo mondo. Il primo messaggio del Risorto, che egli fa trasmettere agli apostoli dagli angeli e dalle donne, questo: seguitemi, io vi precedo! La fede nella risurrezione cammino. La fede nella risurrezione non pu che esprimersi nel seguire Cristo, nella sequela di Cristo. Dove egli andato, in quale modo e dove dobbiamo seguirlo, Giovanni lo esprime molto chiaramente nel suo Vangelo pasquale: Ascendo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro (Gv 20,17). Dice alla Maddalena che non pu trattenerlo in quel momento, ma solo quando sar asceso in cielo. Non possiamo trattenerlo in modo da riportarlo in questo mondo, ma possiamo trattenerlo seguendolo,ascendendo insieme a lui. Perci la tradizione cristiana non parla semplicemente della sequela di Ges, ma intenzionalmente della sequela di Cristo. Non seguiamo il morto, ma il vivo. Non cerchiamo di imitare una vita passata o di trasformarla in un programma con ogni genere di compromessi e interpretazioni. Non possiamo escludere dalla sequela lessenziale, cio la croce, la risurrezione, la figliolanza di Dio, lessere con il Padre. E proprio questo limportante. Sequela significa che adesso possiamo andare l dove sempre secondo Giovanni inizialmente Pietro e i giudei non potevano andare, ma dove ora noi possiamo andare perch ci ha preceduto e da quando egli ci ha preceduto. Sequela significa accettare lintero cammino, penetrare in ci che sta in alto, in ci che nascosto ma lessenziale: nella verit, nellamore, nella figliolanza di Dio. Una tale sequela tuttavia possibile solo attraverso la croce, in quel perdersi che dischiude i tesori di Dio e della terra, che fa sgorgare le fonti vive del profondo e introduce in questo mondo la forza della vera vita. E penetrare in ci che nascosto per trovare, nella vera perdita di se stessi, la propria umanit. E significa al tempo stesso trovare quella provvista di gioia di cui il mondo ha urgente bisogno. Non solo nostro diritto, ma nostro dovere gioire, perch il Signore ci ha donato la gioia e perch il mondo lattende. Voglio citare a proposito un piccolo esempio. La dottoressa britannica Sheila Cassidy, entrata nel 1978 nellordine di san Benedetto, fu torturata e imprigionata in Cile nel 1975 perch aveva prestato cure mediche a un rivoluzionario. Poco dopo la tortura fu trasferita in unaltra cella, nella quale trov una vecchia Bibbia. Lapr e lo sguardo le cadde su unillustrazione raffigurante un uomo completamente annientato da tuoni, fulmini e grandine che si abbattevano su di lui. Si identific immediatamente con quelluomo, si riconobbe in lui. Poi guard meglio e scopr nella parte superiore dellillustrazione una mano potente, la mano di Dio, e accanto a essa una citazione della Lettera ai Romani, con la professione di fede nella risurrezione: Nulla potr mai separarci dallamore di Cristo (Rm 8,39). Se dapprima aveva vissuto lesperienza raffigurata nella parte inferiore dellillustrazione, poich si era abbattuto su di lei lorrore che laveva prostrata indifesa come un verme, speriment in seguito

sempre pi la seconda met dellillustrazione, la mano potente, da cui nulla ci potr separare: E se allinizio pregava ancora: Signore, liberami!, lo scuotere dentro di s le sbarre della prigione si trasform sempre di pi nella calma realmente libera che prega insieme a Ges Cristo: Non sia fatta la mia, ma la tua volont. E sent cos nascere nel suo cuore un sentimento di grande libert e di bont nei confronti di coloro che erano schiavi dellodio. Ora poteva amarli perch riconosceva che il loro odio costituiva la loro pena e la loro prigionia. In seguito, in cella con delle donne marxiste proponeva loro momenti di preghiera e funzioni religiose, e anchesse, superato lodio, scoprirono la grande libert che ne derivava. Essa dice: Sapevamo che la libert di cui godevamo dietro alle spesse mura del carcere non era illusione ma una verit assolutamente reale. Dopo otto settimane fu rilasciata, ma conserv da allora la capacit di trovare ogni giorno Cristo nelle persone, nelle cose; pot sperimentare la frase di Chesterton, secondo cui le persone contraddistinte dalla corce di Cristo, avanzano lietamente nelle tenebre. Trovare la vita nascosta, cio far sgorgare le fonti della forza per questo mondo; collegarlo alla Potenza che pu salvarlo e pu dargli le energie che cerca invano in se stesso! Questo significa far emergere la fonte della gioia che salva, trasforma e ha il potere di revocare lirrevocabile. Le cose di lass, cercatele! Non un protendersi nel vuoto, ma percorrere il grande cammino pasquale verso ci che veramente reale. Mi hanno colpito anche le parole di una missionaria indiana . Essa afferma che non siamo ancora riusciti a mostrare veramente Cristo al suo popolo perch la maggior parte dei missionari, dediti allattivit esteriore, non hanno ancora imparato a pregare secondo i criteri indiani. Incapaci, e quindi impediti nel raggiungere nellintimo il punto dellunione spirituale tra Dio e luomo, non hanno potuto mostrare al mondo indiano il mistero dellincarnazione e portarlo alla libert. In ci sta la chiamata pi profonda della Pasqua: siamo esortati a muoverci verso linterno e verso lalto, verso la vera realt nascosta, da scoprire come realt. Possiamo credere al risorto solo dopo averlo incontrato. E possiamo incontrarlo solo se labbiamo seguito. Solo se labbiamo seguito e incontrato possiamo rendergli testimonianza e portare la sua luce in questo mondo. Uno dei salmi di Israele, che la Chiesa interpreta come salmo della passione di Ges Cristo, e che ha pregato per molto tempo allinizio di ogni messa, dice: Rendimi giustizia, o Dio!. E il grido di passione di un intero mondo. Fai giustizia, o Dio!. Egli ha detto di si. Cristo risorto! Lirrevocabile revocabile. La forza della trasformazione presente. Orientiamo a essa la nostra vita! Cerchiamo le cose di lass! (da Joseph Ratzinger, "Cercate le cose di lass". Riflessioni per tutto l'anno. Edizioni Paoline 2005)