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Direttore Luca Beltrami Gadola

Numero 15 anno III


20 aprile 2011 edizione stampabile

L.B.G.- OSPEDALE SAN RAFFAELE. IL DIAVOLO E LACQUA SANTA Guido Martinotti LETTERA DI GUIDO MARTINOTTI AGLI AMICI ELETTORI Emilio Battisti EXPO DIFFUSA? MA LA MORATTI AVR CAPITO? Marco Frey e Elena Jachia FINISCE IL TERRITORIO. E POI? Giuseppe Ucciero QUANTO VALE LA BELLEZZA DEI NAVIGLI? Andrea Campioli INNOVAZIONE IN EDILIZIA: PUBBLICIT INGANNEVOLE Emanuele Ranci QUALCHE FLASH SU NOI MILANESI Rita Bramante LE FABBRICHE DEI SOGNI Jacopo Gardella PIAZZA FONTANA Carneade SPIGOLATURE ELETTORALI/2 VIDEO MANFREDI PALMERI NE CON LA MORATTI NE CON PISAPIA MUSICA VIVALDI CONCERTO PER MANDOLINI RV558 (ALLEGRO MOLTO) Complesso Europa Galante - Fabio Biondi.

Il magazine offre come sempre le sue rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo TEATRO a cura di Guendalina Murroni CINEMA Paolo Schipani e Marco Santarpia www.arcipelagomilano.org

OSPEDALE SAN RAFFAELE. IL DIAVOLO E LACQUA SANTA L.B.G.


Temi drammatici assediano lopinione pubblica e dividono il Paese come nemmeno il dibattito tra pacifismo e interventismo lo divise nel 1914. Tra pacifisti e interventisti non vi era il muro contro muro ma il tentativo degli uni di convincere gli altri. Berlusconi invece riuscito non a dividere il Paese ma a spaccarlo: chi crede (o finge di credere per convenienza) alla verit rivelata del Capo e chi no. Con una differenza di civilt: chi crede alla verit assoluta del Capo non ha tentennamenti nemmeno di fronte all evidenza, chi non vi crede si rimette al giudizio della magistratura per sapere quanto e cosa di penalmente perseguibile vi sia: la differenza tra chi ha messo il cervello allammasso e chi no. Dunque siamo un Paese diviso e spaccato e lo siamo ormai quasi geneticamente. E lo saremo probabilmente anche nel giudicare la vicenda dellOspedale San Raffaele e di don Luigi Verz, oggi coperto di debiti che non sembra in grado di pagare e a soccorso del quale dovrebbe correre il sistema bancario. Quando le vicende della sanit si mescolano alla fede e alla carit, non infrequente che su fede e carit sinnestino spirito affaristico, avidit di ricchezza, manie di grandezza e quanto meno ambizioni personali smodate che nulla hanno a che vedere n con il Vangelo n con le Sacre Scritture. Nella presentazione dellOspedale San Raffaele non per nulla il suo fondatore dice di aver scelto il suo nome dall'ebraico Raf-el, che significa "medicina di Dio", "Dio guarisce", e dice di essersi mosso in ossequio al motto evangelico "Andate, insegnate, guarite". Il tema della salute sempre delicatissimo tanto che ne parla esplicitamente anche la nostra costituzione allarticolo 32 (La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettivit, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno pu essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non pu in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.). Sulla seconda parte dellarticolo si scatenata la bagarre che conosciamo ma una cosa indiscutibile: la salute e la sua tutela sono uno dei doveri dello Stato Repubblicano di l dallindigenza del paziente; deve farlo direttamente e non solo garantendo i meno abbienti ma ovviamente vigilando che in nome della salute non si commettano abusi, in particolare approfittando e della credulit della gente e dello stato di necessit e urgenza che spingono molti dei malati ad abbandonare la via maestra della sanit pubblica per la sanit cosiddetta privata. Da questo discende laltra grande domanda: pu la salute essere oggetto di attivit imprenditoriale che per definizione ha come intento il guadagno, ancorch limitato al giusto guadagno (a parte i fiumi di inchiostro e di dottrina riguardo il concetto di giusto guadagno)? Altra domanda alla quale difficile rispondere: quando una attivit sanitaria nata con intento caritatevole si trasforma in attivit prevalentemente imprenditoriale? Quale il confine? E possibile tracciarlo? Nel caso dellOspedale San Raffaele credo che le dimensioni imprenditoriali siano inequivocabili per il volume del denaro che vi ruota attorno, per i suoi rapporti con la sanit pubblica, per il numero dei dipendenti e per la molteplicit delle attivit che vi dipendono. Cos stando le cose sembra necessario introdurre norme di legge che regolino la vita di questo genere di istituzioni, prevedano lo stesso tipo di controllo al quale soggiacciono tutte le attivit imprenditoriali nel nostro Paese. Il volume dei debiti, il numero dei dipendenti, la diversificazione di attivit anche non ospedaliere e per finire il possesso di un jet privato, di aziende agricole, di una universit e di molto altro ancora, fanno comunque dellOspedale San Raffaele un oggetto enorme e misterioso e ancor pi misterioso chi lo governi al di l del fondatore. Il caso scoppiato alla vigilia delle elezioni amministrative, quelle alle quali per primo Berlusconi attribuisce valore di test politico nazionale e quasi prova generale della sua tenuta. Dunque pericoloso affrontare il problema dellOspedale San Raffaele ora, dividere il diavolo dallacqua santa, riserviamolo al poi. Basta notare che Berlusconi cos come ha fatto con Gheddafi, pure la mano di don Verz ha voluto baciare. Sar un caso?

LETTERA DI GUIDO MARTINOTTI AGLI AMICI ELETTORI Guido Martinotti


Cari Amici, le elezioni amministrative di Milano si avvicinano e vorrei esprimere a tutti voi, sia che abbia potuto parlarvi o meno, alcune mie preoccupazioni e auspici. Ma prima un inquadramento breve, tanto per ricordare a tutti noi il contesto in cui ci troviamo. Le prossime elezioni amministrative a Milano non sono come le altre. Si dice spesso cos, ma questa volta ci sono buone ragioni per sostenerlo. Milano malata, e anche il paese lo . Berlusconi chiaramente in difficolt respiratorie, ma non detto che lagonia duri poco, se perdesse Milano sarebbe un duro colpo, soprattutto per le manovre di continuismo che il sistema berlusconiano ha in corso. Sono cose note ed inutile spendere troppe parole. Ma anche sul piano locale limportanza delle elezioni grande. Sul piatto ci sono alcune questioni serie, lExpo, il PGT, lEcopass per citarne alcune, ma anche linfiltrazione della mafia. Ma soprattutto la orribile faccia del potere impersonata dalla sorridente Moratti su tutte le superfici disponibili che promette in caso di vittoria di trasformare Milano in un feudo plutocratico alla merc delle peggiori istanze speculative della citt e della pi sordida grettezza impersonata dalla Lega. La Moratti ha introdotto, forse ancora pi di Berlusconi, un grado di autoritarismo e manipolazione sfrenata e sfrontata da uscire dalle normali pratiche democratiche, come si potuto verificare in occasione della forzata approvazione del PGT, che

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Majorino ha fatto benissimo a contestare subito sul piano giudiziario. Dal punto di vista elettorale per la prima volta in anni la maggioranza berlusconiana non si presenta compatta, sia per il giudizio negativo sulla gestione Moratti (assai diffuso in tutti gli ambienti, basta leggere il giudizio de Il Giornale del 14 Aprile) sia per i riflessi della crisi nazionale del blocco berlusconiano: non porter milioni di voti, ma se Granata dice che voter (far votare ovviamente) Pisapia, qualche smottamento c. E molto improbabile che con le varie liste in campo la signora Moratti riesca al primo turno, anche se ho sentito esprimere unopinione contraria, che mi sembra davvero aberrante, da parte di un autorevole membro del PD. Poi si vedr, i sondaggi per quel che valgono (ma non sono del tutto da buttare) sono incoraggianti e lo conferma anche Piero Bassetti in una bella intervista Qualche speranza c, ma occorre che questa volta ci sia veramente limpegno di tutti ed per questo che vi scrivo. Giusto per caso mentre scrivevo, ho visto che oggi su Libero il giornalista Belpietro (quello famoso per molte cose, ma di recente anche per la sla dellattentato farlocco) ha lanciato dalle pagine del suo giornale Libero, lhallal per la Moratti. La campagna veramente cominciata e Milano stato ufficialmente dichiarata il Ridotto della Valtellina del Berlusconismo. La stragrande maggioranza dei miei amici, e cio voi, riconosce come fatto assai positivo e incoraggiante, che questa volta il popolo del centrosinistra si sia mobilitato nel giusto modo, abbia scelto secondo le regole delle primarie e abbia scelto un gruppo di ottimi candidati che rappresenta le forze progressiste e che si impegnato a lavorare assieme, bench per ragioni di legge elettorale siamo stati obbligati a fare una scelta. Ci siamo rivolti alla parte attiva dellelettorato secondo le regole autonomamente scelte dal maggio-

re partito del centro-sinistra e abbiamo avuto un responso chiaro. E questo deve valere per tutti, sia per chi ha creduto in Pisapia fin dallinizio e ci crede ancora come me, sia per chi ha votato altri. So bene che ci sono state delle delusioni, ma quella su Stefano Boeri, candidato eccellente, il risultato di una scelta sbagliata. Si poteva arrivare allo stesso risultato (o forse anche a uno diverso) con meno ruggine, senza questa scelta voluta da alcuni dirigenti, ma contestata da altri. Nonostante questo, le primarie sono andate bene, direi anche molto bene e oggi dovremmo veramente accantonare ogni riserva mentale e lavorare per vincere. Molti amici e compagni non hanno ancora ben capito che il meccanismo elettorale non permette a ciascuno di esprimere il candidato fatto su misura. Come diceva il grande genio novecentesco Henri Simon, states and organizations are blunt subjects: le entit organizzate non permettono troppi distinguo, a un certo punto cala laccetta. Il principio democratico o maggioritario, forse inventato in Grecia, non sappiamo bene (a Roma come noto si votava per gruppi) ottuso. O si sta di qua o si sta di l. Tertium non datur: chi non vota, vota per laltro. Alla fine, dopo il primo turno, a Milano, chi non vota Pisapia farebbe meglio a dire onestamente di votare per Moratti. Il risultato lo stesso, e anche il significato. So che la maggioranza di voi condivide queste posizioni ma ci sono alcuni atteggiamenti che mi preoccupano. C continua dirsi convinto che nonostante tutto vincer la Moratti, magari ritenendosi cos politologo migliore di tutti noi. Questo mi sembra un atteggiamento davvero triste. Dopo la sconfitta da parte dei conquistadores spagnoli i poveri Maia sgominati si trovavano in catacombe che troviamo ancora oggi costellate dellimpronta di mani rovesciate, segno di disfatta. Ma il popolo della sinistra non come i Ma-

ia, non siamo estinti n in Italia n altrove, e chi ha avuto la ventura di sentire il discorso di Obama sul Bilancio sa che la maggiore potenza mondiale ha un presidente di sinistra che non si vergogna di dirlo. Come molti altri capi di stato progressisti attaccato rudemente da una destra anche peggiore della nostra che arriva fino a contestare la cittadinanza di Obama (come se non ci fossero la Corte Suprema e altre innumerevoli istituzioni che ovviamente hanno fatto tutti i controlli necessari al momento delle candidature) e oggi ci sono un paio di stati che chiederanno i certificati di cittadinanza ai candidati alla Presidenza! Ma la verit che oggi siamo nel mezzo di una grande rivolta contro la destra e contro il dispotismo in tutte le parti del mondo. Le cinque dita della mano devono essere presentate in alto, non in basso. Va anche rifiutato latteggiamento di chi si mette come uno spettatore alla finestra, commentando da esteta della politica la mossa delluno o dellaltro. Rendiamoci conto che sul ring non c solo il nostro candidato ci siamo anche noi. Un colpo preso da lui, che lo vogliamo o no, arriva in faccia anche a ciascuno di noi. C un momento per discutere e scegliere e c un momento per agire. Questanno si pu vincere, ma solo se tutti, e proprio tutti, questa volta, simpegnano di persona, la vittoria non scritta in qualche sofisticato ragionamento a priori, non scritta nei sondaggi di ieri, ma nel voto di domani. Mi scuso per il tono predicatorio, ma mi auguro che ognuno di voi si metta a predicare e in primo luogo mi aiuti a far circolare la mia lettera, o meglio ancora scriva a sua volta agli amici nello stesso senso. Andiamo, che ce la si fa; ognuno di noi si rilegga le parole di Enrico V prima di Azincourt: Forse siamo pochi, ma in futuro saremo orgogliosi di essere stati tra quei pochi

ANCHE LETIZIA MORATTI SI ACCORGE DI EXPO DIFFUSA? Emilio Battisti


Ora ci possiamo concentrare sui contenuti e per far s di coinvolgere cittadini e imprese in unExpo diffusa ha dichiarato Letizia Moratti, Commissario straordinario del governo per Expo 2015, a proposito del fatto che lei stessa e Roberto Formigoni hanno siglato ufficialmente lintesa con cui, assieme a Fondazione Fiera, daranno vita alla NewCo che dovr farsi carico dellacquisto delle aree sulle quali iniziare finalmente a realizzare i primi interventi. Non interessa tanto se questa nuova azienda a partecipazione pubblica, della quale il Comune di Milano deterr il 51%, sar lo spin-off di qualcosa che gi esiste e che ruolo potr svolgere come start up della macchina organizzativa dellExpo che fino ad oggi ha perduto colpi e accumulato ritardi che in nessun caso potranno essere recuperati.

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N mi interessa valutare le conseguenze della mancata partecipazione alla NewCo della Provincia di Milano. Ci che pi meraviglia che per la prima volta in una dichiarazione pubblica si faccia espressamente riferimento a unExpo diffusa, indicandola quale mezzo per coinvolgere quelle componenti sociali che fino ad ora si sono limitate ad assistere con evidente diffidenza e sconforto alle diatribe e conflitti di potere che sono state la causa di ritardi e inefficienze. Come i lettori di Arcipelago sanno, lidea di una Expo Diffusa e Sostenibile stata lanciata pubblicamente da pi di due anni attraverso una petizione indirizzata proprio alle figure istituzionali che hanno il compito di realizzare la manifestazione del 2015 senza che sia mai stata da loro presa in considerazione, per quanto sottoscritta da oltre 1400 intellettuali, professionisti e cittadini di ogni appartenenza politica. Avvalendosi di un contributo della Fondazione Cariplo, tale proposta si poi concretata in uno specifico progetto del Politecnico di Milano che ha avviato una nutrita serie di contatti con vari soggetti interessati alla manifestazione non solo a Milano ma distribuiti in Lombardia e nelle regioni limitrofe. Sarebbe ora che la nostra iniziativa potesse non essere considerata in competizione con la manifestazione ufficiale, ma piuttosto come un indispensabile complemento finalizzato al suo successo. Visto che le risorse per realizzare il sito dellExpo, originariamente previste nel dossier di candidatura nella misura di 3,5 miliardi di euro si sono nel frattempo ridotte a meno della met, non sembra realistico immaginare di attirare gli ipotizzati 20 milioni di visitatori esclusivamente per rinchiuderli allinterno di un grande orto planetario o, come appare pi probabile, di un grande luna park del cibo. C infatti il pericolo che la manifestazione si risolva in una enorme kermesse gastronomica e che la tavolata lunga un chilometro e mezzo che era apparsa tanto suggestiva nel master plan dellExpo elaborato dai cinque architetti coordinati da

Steno Boeri, alla luce dei nuovi orientamenti resi noti recentemente che accantonano gli orti a favore delle tecnologie, se mai verr realizzata, possa tradursi in qualcosa di assurdo e grottesco. Malgrado i buoni propositi del sindaco Moratti, ci che sembrano essere al momento pi in pericolo sono infatti proprio i contenuti e le quattro parole chiave che ricorrono nel titolo della manifestazione nutrizione, pianeta, energia e vita rischiano di dare la stura a ogni tipo di semplificazione e banalizzazione. Noi crediamo invece che il modo pi agevole e sicuro per favorire la messa a fuoco e lofferta di contenuti sia proprio di presentare moduli significativi dellesposizione localizzandoli nei territori e affiancandoli alle eccellenze monumentali, paesaggistiche e culturali di cui la Lombardia e lintero paese sono dotati. LExpo del sito dovrebbe ragionevolmente svolgere soprattutto il ruolo di porta di accesso ai nostri territori, offrire ai visitatori non tanto e non solo una visita allExpo, ma una effettiva esperienza di vita nel segno della sostenibilit, in tutte le sue possibili declinazioni. Come abbiamo gi avuto modo di sostenere in molte occasioni bisogna, rivolgersi soprattutto ai giovani, perch nel 2015 vengano tra noi e con noi per visitare le eccellenze del nostro territorio vivendo per qualche giorno la propria vita quotidiana fatta non solo di alimentazione ma anche di turismo, cultura, divertimento, sport, ospitalit e tutto quanto un giovane pu immaginare di fare durante una vacanza intelligente ma coinvolgente e allo stesso tempo divertente, nel segno della sostenibilit. LExpo cos concepita potr svolgere un importante ruolo formativo nei confronti dei giovani visitatori che saranno gli alfieri della sostenibilit in tutto il pianeta, riportando nei loro paesi dorigine il significato e il valore di quanto sperimentato concretamente e non solo assistendo a sofisticate simulazioni. E, aspetto non secondario, dopo la grande manifestazione non ci saranno padiglioni da demolire e siti da recupe-

rare, ma una eredit positiva di interventi che avranno dato un contributo significativo al miglioramento dellaccessibilit e alla riconoscibilit delle molte risorse culturali, monumentali e ambientali di cui i nostri territori dispongono per quanto non sufficientemente valorizzate. E tutto ci con un significativo e duraturo ritorno anche per il turismo. Salone del Mobile e Fuori Salone ci offrono annualmente lesempio delleffetto sinergico che si pu instaurato tra la manifestazione ufficiale che si svolge in fiera e quella informale che si diffonde nella citt coinvolgendola in modo diffuso e capillare. Del resto Giuseppe Sala stesso, al momento del suo insediamento, aveva rilasciato una intervista nella quale citava espressamente il Fuori Salone come esempio per segnalare lesigenza che lExpo non si limitasse ad allestire esclusivamente il sito in prossimit della Fiera. Ma mentre il Salone dura solo sei giorni e si svolge a Milano lExpo, che dovr durare sei mesi, e investire lintera regione, richieder unorganizzazione di ben altra portata. E per questo motivo che abbiamo progettato e ci siamo dati una piattaforma di partecipazione e collaborazione on line che consente a ciascuno di noi, compreso il sindaco Moratti, di avanzare proposte, segnalare luoghi e opportunit, proporre la costituzione di tavoli di coordinamento delle iniziative, offrire competenze e persino investire su quelle che lasciano presagire significativi ritorni economici ( www. eds.dpa.polimi.it). Per chi non avesse troppa dimestichezza con il web abbiamo anche predisposto una pubblicazione che ciascuno pu scaricare in pdf dal sito del Dipartimento di Progettazione dellArchitettura del Politecnico www.dpa.polimi.it. Ognuna delle proposte che saranno registrate nella piattaforma verr automaticamente georeferenziata e riportata con la sua precisa localizzazione in una mappa, contribuendo cos a formare con il contributo di tutti lo scenario territoriale della futura Expo Diffusa e Sostenibile.

FINISCE IL TERRITORIO, E POI? Marco Frey* ed Elena Jachia**


Quanto rilevante il suolo per la qualit della nostra vita? Spesso sottovalutiamo limportanza di questa risorsa, che invece deve essere conosciuta, pianificata, gestita e controllata, tenendo conto di tutti gli usi alternativi e delle esigenze dei diversi portatori di interesse. Se su altre risorse scarse, come l'acqua, l'attenzione istituzionale, scientifica e socio-economica negli ultimi anni significativamente aumentata, il

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suolo risulta ancor oggi un ambito scarsamente indagato. Consapevole della criticit della risorsa suolo e di un suo uso consapevole, la Fondazione Cariplo ha intrapreso un percorso che partendo dalla creazione di una migliore base conoscitiva - consenta alle pubbliche amministrazioni e al terzo settore privato di proporre progetti innovativi sulla tutela del suolo e sulla valorizzazione degli spazi aperti che possano indurre azioni di sistema volte a migliorare la qualit della vita nei nostri territori. La Fondazione ha quindi avviato nel corso del 2008 il progetto Effetti ambientali relativi agli usi e alle coperture del suolo, coordinato dal DiAP (Dipartimento di Architettura e Pianificazione) del Politecnico di Milano, basato su immagini da satellite del territorio della regione Lombardia e delle province di Novara e Verbania e su una campagna fotografica dei Comuni potenzialmente coinvolti da EXPO 2015. I risultati del progetto sono stati mappati in una banca dati dedicata (http://www.fondazionecariplo.it/spa ziaperti). Dal data base, che utilizza un sistema GIS, possibile evincere quali siano le trasformazioni duso subite dal territorio della Lombardia e delle due province di Novara e Verbano Cusio - Ossola, contabilizzando le variazioni da una destinazione duso a un'altra (ad esempio da seminativo a urbanizzato) nel periodo di tempo intercorso tra il 1999 e il 2008 fino a un livello di dettaglio comunale. Solo per citare un primo dato eclatante, in provincia di Milano tra il 1999 e il 2008 le superfici antropizzate sono cresciute di circa 7.000 ettari, delle quali il 93% sottratti alle aree

agricole (seminativi e colture permanenti). Questi dati evidenziano la velocit e spesso la casualit del processo di cementificazione, insieme allassenza di un disegno mirato alla tutela dei pochi spazi aperti ancora presenti nel nostro territorio, in particolare nelle aree urbane e periurbane. Le forti pressioni edificatorie e infrastrutturali spesso non sono adeguatamente contrastate dalle amministrazioni locali, anche a causa della mancanza di una valida progettualit alternativa o della miope prassi di finanziare le spese correnti attraverso gli oneri di urbanizzazione. Da queste considerazioni deriva lulteriore decisione di Fondazione Cariplo di supportare le amministrazioni locali nellaffrontare il tema del consumo di suolo attraverso un bando dedicato alla salvaguardia e alla qualificazione degli spazi aperti in ambito urbano e peri-urbano (proposto per la prima volta nel 2010 e ancora nellanno in corso, con scadenza 24 giugno 2011). Gli spazi aperti sono identificabili con quelle aree non edificate e non urbanizzate poste entro o ai margini dellurbanizzato, indipendentemente dalla loro funzione, destinazione duso o effettivo utilizzo. In particolare, il bando intende promuovere: 1. il censimento degli spazi aperti a rischio di futura edificazione o urbanizzazione o in stato di degrado e opportunamente utilizzabili per processi di qualificazione del territorio; 2. la redazione di Studi di fattibilit, mirati a qualificare e/o consolidare gli spazi aperti, restituendoli alla propria funzionalit ambientale e/o sociale e/o agricola. La banca dati http://www.fondazionecariplo.it/spaz

iaperti funger in questambito anche da elemento di raccolta e valorizzazione degli elaborati progettuali prodotti nellambito dei progetti finanziati, con lo scopo di censire ed evidenziare gli spazi aperti esistenti e valorizzare e diffondere le idee progettuali, a possibile beneficio anche di altri contesti territoriali. Lauspicio che i progetti, basati su processi condivisi e fatti propri dallintera collettivit locale, vengano poi recepiti dagli strumenti di governo del territorio attraverso precisi atti amministrativi, per garantire il mantenimento di questi spazi e delle loro funzioni nel tempo. In conclusione, la Fondazione con la sua attivit intende contribuire a mostrare come decisioni amministrative e strumenti di governo del territorio possano contrastare i massicci fenomeni di cementificazione e di consumo di suolo, qualora amministrazioni locali e cittadini ritrovino nella difesa del territorio un punto di incontro e di interesse strategico. * Consigliere incaricato per le tematiche ambientali FondazioneCariplo ** Direttore Area Ambiente Fondazione Cariplo

QUANTO VALE LA BELLEZZA DEI NAVIGLI? Giuseppe Ucciero


Che lo sviluppo porti con s necessariamente degrado ambientale e abbrutimento dei luoghi un lascito dellera industriale e un pregiudizio difficile da smontare. Fa il paio con quellaltra visione delle cose per cui la sinistra poco interessata al bello, essendo i suoi sostenitori pi sensibili allindispensabile che al superfluo. Questa categoria interpretativa fuorviante: la capacit, e prima ancora la disposizione del genere umano, di compiere i gesti pi elementari della sopravvivenza biologica intrecciandoli strettamente con i simboli e il gusto personale, afferma lautonomia dellumano rispetto al necessario: incrociare vimini in un modo piuttosto che in un altro, decorarsi con segni o abbellirsi con conchiglie, sono gesti che esprimono non il superfluo della nostra esistenza umana, ma esattamente il contrario, lessenziale. Il Design, come segno estetica della funzione, non nato con il Fuori Salone. Nonostante levidenza storica e quotidiana di queste elementari considerazioni, il brutto ci circonda, legittimato dalla leggenda che lo vuole come necessario compagno dellutile e del contemporaneo. La sinistra poi spesso caduta nellequivoco, accettando lo sviluppo tecnologicamente distruttivo come il prezzo da pagare per assicurare livelli minimi di sopravvivenza a larghi strati sociali esclusi: la bruttezza insostenibile delle realizzazioni socialiste pari soltanto alla gravit dei suoi disastri ambientali. Possiamo dire che si trattava di un necessario passaggio storico? Non importa alla fine pi che tanto,

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quando si ormai fatta strada una visione del mondo e delle cose che include il Bello come fattore produttivo specifico della nostra societ: lEconomia dellImmagine si fonda sulla categoria della Bellezza e del Gusto, ancorch distorti. Venendo a noi, pensiamo ai Navigli, a quel prezioso sistema di valori, cultura, memorie, simboli e pratiche, che si sono via via sedimentati tra la Darsena, le due alzaie, e nei territori circostanti. Pensiamo al motivo per cui proprio in questi luoghi e non in altri, cos come in piazza Vetra o in Brera, si sono localizzati, addensandosi in una concentrazione elevatissima, i servizi per il loisir urbano, per quel bel vivere che attira ogni sera, in un pendolarismo quotidiano volontario, migliaia di persone. Se pensiamo a tutto ci e ci chiediamo cosa chiama a s, da tutta la citt e dalla metropoli milanese, giovani e meno giovani, siamo costretti a riconoscere nella Bellezza dei Luoghi il fattore distintivo, la risorsa valore sociale capace di generare servizio valore economico. Non c dubbio, non si va a sera sui casermoni di Lorenteggio o sui Navigli coperti di via Senato. Si va a prendere il fresco e unocchiata di Bello sui Navigli perch l sono Storia e Natura, in un intreccio unico: il Sociale. Questa specifica dotazione locale di Bellezza la risorsa che alimenta la produzione quotidiana di valore economico. E se cos , non si vede come si possa negare che la sua riproduzione quotidiana costi-

tuisca la garanzia della riproduzione del valore economico dimpresa. Non pensiamo di aver detto nulla di particolarmente nuovo, e proprio per questo, non si pu non essere stupiti, amareggiati e quasi disarmati, di fronte alla desolazione dei luoghi che abbiamo appena ricordato. Su tutti, lo scempio della Darsena, luogo simbolo della Milano citt dacqua, che potrebbe aggiungere Bellezza a bellezza, respiro dello Sguardo al nostro occhio, attrazione nuova a chi Desidera, e quindi Valore a valore, e invece giace manomesso e deturpato. E cosa pensare poi dello stato delle Alzaie e cosa del susseguirsi senza soluzione di continuit di insediamenti del divertimento (le Quinte della Movida) che, non regolati, consumano la Bellezza e cos facendo distruggono i loro stessi guadagni futuri? Difficilmente possiamo trovare a Milano un luogo in cui si coglie cos stretta la relazione, e non lopposizione, tra il bello e lutile, tra limmateriale e leconomico, tra il Valore Sociale e il Valore dimpresa. E altrettanto difficilmente possiamo trovare a Milano un luogo in cui questa relazione viene negata dalla aggressivit senza prospettive di uno sfruttamento vergognoso e pari, per la sua impudenza e per la sua gravit, al comportamento di una pubblica amministrazione che sarebbe facile chiamare ignava, oltre che complice di piccoli ma sostanziosi interessi privati senza futuro. Ignava perch lascia residenti e imprese a fronteggiarsi in un conten-

zioso ad armi dispari, ma soprattutto perch del tutto indifferente alla comprensione di una politica attiva, allaltezza dei tempi e della domanda di tutti, residenti, imprese e ospiti, in grado di generare quella maggior Qualit Urbana - Bene Comune che pu aggiungere risorse sul tavolo del confronto e della mediazione. Fuor di metafora: una Darsena rimessa a nuovo, una politica degli spazi verdi (micro e macro), unazione di attrazione di flussi turistici che facciano vivere il quartiere nelle ore, i giorni, e le stagioni, non ingolfate dalla Movida, non sono tutti elementi di una dimensione urbana pi vivibile, socievole, fruibile e al tempo stesso economicamente attraente? Non allora vero che la Bellezza al tempo stesso Dono sociale e Motore della creazione del valore dimpresa? Noi lo affermiamo perch pensiamo che la Bellezza sia sinonimo e non contrario di sviluppo, lo crediamo perch siamo convinti che la sinistra debba rivendicare a s il compito di farsi promotrice del Bello e non solo del necessario, perch infine crediamo che siamo nati come donne e uomini non per compiere i gesti automatici e compulsivi, e per questo anonimi, della sopravvivenza biologica, ma quelli ricchi di senso, di gusto e di individualit, che affermano il Bello come piena espressione della nostra autonomia.

INNOVAZIONE IN EDILIZIA: PUBBLICIT INGANNEVOLE Andrea Campioli


Innovazione. Tutto parla di innovazione. Forse perch ogni cultura si concentra in modo particolare sui temi che non riesce pi a mettere fuoco con chiarezza e che gli sfuggono evocando ossessivamente le parole che a quei temi danno il nome. Allo stesso modo, nei processi di trasformazione che stanno cambiando il volto di Milano non si parla altro che di innovazione: negli studi di progettazione, nelle societ di ingegneria, nelle imprese di costruzioni, nelle aziende produttrici di materiali e componenti, nei cantieri aperti, la parola dordine ovunque innovazione. Ma di quale innovazione si tratta? Non credo di sorprendere nessuno affermando che i cantieri della grande Milano sono tutti tesi a uninnovazione trainata con forza da una ricerca estetica orientata alla spettacolarizzazione di una architettura sempre pi spesso considerata come merce da promuovere e pubblicizzare. Linnovazione tecnologica dei sistemi costruttivi e dei componenti chiamata a corrispondere alla necessit di realizzare soluzioni architettoniche inedite, che pongono ancora una volta in termini di irriducibile contrapposizione il progetto e la costruzione. Assistiamo a una ricerca formalistica, talvolta tanto astratta che i confini tra sperimentazione e avanguardia tendono a sovrapporsi e confondersi, laddove lo sperimentalismo tende a un fine preciso e lavanguardia alleccezionalit e alla singolarit del gesto. Pressate da questa richiesta, le imprese e le industrie mettono a punto soluzioni di grande originalit, che tuttavia stentano ad affermarsi al di fuori della specifica applicazione per la quale sono state pensate e sviluppate: innovazioni di nicchia, per architetture di casta. Altra linnovazione di cui abbiamo bisogno oggi. Una innovazione che assuma come scenario di riferimento modelli abitativi in rapida trasformazione e che affronti i numerosi problemi che ci affliggono e che attendono con urgenza risposte concrete, in particolar modo sul fronte del contenimento dei consumi energetici, del miglioramento del comfort interno e pi in generale sul versante dellottimizzazione delle prestazioni ambientali. La necessit di assumere la ragione ecologica come

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ineludibile orizzonte di riferimento nellambito delle tecnologie del costruire richiede una riarticolazione del processo edilizio a partire dalla considerazione dellintero ciclo di vita del manufatto edilizio, dallapprovvigionamento delle materie prime necessarie per la produzione dei semilavorati e dei componenti, alluso, alla gestione, fino alla dismissione e al riciclo dei materiali. Questa prospettiva impone un cambio di mentalit o, meglio, di cultura. Tutti i soggetti coinvolti nei processi di trasformazione delle citt nelle quali abitiamo, dai singoli cittadini alle imprese di costruzioni, devono identificare nella cooperazione la

anche modalit di confronto pi adeguata per fare innovazione. Per portare a compimento il difficile percorso che consente di trasformare idee realmente innovative in prodotti i e servizi concretamente utili sono necessarie una forza che i singoli soggetti, separatamente, non possono pi avere. Occorre in altre parole una cultura del progettare e del costruire che ha come punto di forza il riferimento a ci che nella ricerca sociologica e antropologica stata recentemente definita come intelligenza collettiva. Unintelligenza distribuita ovunque, continuamente valorizzata, coordi-

nata in tempo reale, che porta a una profonda mobilitazione delle risorse e delle competenze e che consente di affrontare problemi complessi senza procedere a una loro sterile riduzione. Il livello qualitativ della architettura oggi non dipende certo dalloriginalit di nuove visioni estetizzanti, ma dallintensit con cui si riesce a stringere il legame tra esigenze, progetto e ricerca tecnologica. Con i cantieri della grande Milano forse stata persa una grande occasione.

QUALCHE FLASH SU NOI MILANESI Emanuele Ranci


Il confronto elettorale stimola qualche maggiore interesse per la nostra citt, e colgo allora loccasione per pochi flash su noi milanesi, su dati in parte ufficiali, in parte stimati, ma non ci interessa qui la precisione del dettaglio. Qualcuno trover qualche sorpresa, per altri sar un ripasso. Una prima evidenza: i cittadini milanesi si sono ridotti da 1.700.000 del 1970 a 1.300.000 del 1990, 400.000 in meno, e da allora tali sono rimasti. Molti se ne sono andati oltre i ristretti confini urbani, nei Comuni della cerchia e oltre, e fanno spesso parte degli utenti solo diurni di Milano, quei 600.000 che arrivano la mattina e se ne vanno la sera. Un flusso e riflusso quotidiano che intasa strade, autostrade, mezzi di trasporto, consuma tempo di vita e appesta laria. Molti che lavorano a Milano non abitano a Milano perch la nostra citt non offre loro la possibilit di avere una casa a costo accessibile. Questo vale in particolare per le famiglie giovani che non hanno la fortuna di un alloggio di famiglia disponibile. Queste famiglie rappresentano la componente forte e dinamica delle popolazioni urbane, ma a Milano sono sottorappresentate, oltre che per il problema casa, anche per la poca vivibilit della citt, soprattutto per bambini, adolescenti, anziani. Certo i confini amministrativi di Milano sono assurdamente stretti, ma la capienza fisica e sociale ci sarebbe, come evidenziano le decine di migliaia di case e di uffici senza abitanti, sfitte, presenti in citt ma a costi inaccessibili per i pi. Questa una delle ragioni per le quali Milano una citt di anziani. Un cittadino milanese su quattro ha infatti pi di 65 anni, quando a livello nazionale ne troviamo uno su cinque. Due terzi dei quasi 400.000 milanesi anziani sono in buona salute, e chiedono opportunit di vita per loro trovando purtroppo risposte inadeguate. Tra gli ultra settantacinquenni cresce naturalmente il numero dei disabili: una famiglia ogni dieci ne ha uno con s, e ben un terzo di questi disabili vive solo. La domanda di queste famiglie ovviamente soprattutto di assistenza. Gli anziani soli sono parte di quel 37% di famiglie che sono composte da una sola persona, due punti in pi rispetto alla nostra provincia. A queste famiglie si affiancano quelle composte da una coppia senza figli, il 23%, e quelle da una coppia con figli il 27%. Un bambino su quattro non ha fratelli, due su quattro un fratello solo. Il numero dei bambini sta crescendo un po grazie agli stranieri residenti, circa 200.000. Mediamente le donne straniere hanno 2,3 figli, le italiane 1,2. Il 28% dei bambini ha cos almeno un genitore straniero. I minori a Milano sono circa 200.000 e alimentano una domanda di cura e di servizi educativi, di spazi organizzati e liberi, di scuole non cadenti, che non trova appropriate risposte. Altrettanto pu dirsi per adolescenti e giovani. Sono parte dei 200.000 studenti, molti pendolari, giornalieri o settimanali. Unultima osservazione. Che Milano sia la pi ricca fra le citt italiane, non ci sorprende: il reddito medio pro capite annuale di quasi 35.000 euro. Pu invece sorprenderci che Milano sia una citt di grandi diseguaglianze reddituali, fra le pi accentuate in Italia. Un 4% dei milanesi genera un terzo del reddito denunciato; due terzi dei lavoratori dipendenti guadagnano meno di 25.000 euro lanno, met dei parasubordinati meno di 10.000. Le donne mediamente guadagnano un terzo meno degli uomini, gli immigrati un terzo meno degli italiani. Il livello di diseguaglianze dei redditi misurato anche dalla povert relativa, cio da quante famiglie dispongono di un reddito inferiore alla met di quello medio. Bene, se misuriamo la povert relativa sul reddito medio nazionale le famiglie povere in Italia sono l11,1% mentre Milano solo il 4,8%. Ma se misuriamo la povert relativa sul reddito medio milanese, le famiglie povere a Milano sono ben il 17,3%. Milano cio citt molto ricca, ma con concentrazione di ricchezza ed entit delle diseguaglianze assai maggiori che nel resto del paese. Le diseguaglianze generano povert. Losservatorio regionale Ores pone a 1.260 euro al mese la soglia sotto la quale una famiglia di tre persone in condizione di povert assoluta, non dispone cio del necessario per vivere in una condizione degna delluomo. Bene, a Milano 52.000 famiglie, 120.000 persone, si trovano in tale condizione, l8% contro il 3,5% della Regione. Un dato raddoppiato con la crisi, che riguarda soprattutto le giovani coppie con uno o pi figli, gli anziani soli, le famiglie numerose, chi paga un affitto per la casa, parecchi immigrati. E che colpisce soprattutto chi perde il lavoro, nuclei fino a poco prima normali, senza problemi economici,

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partite IVA, precari, operai, ma talora anche professionisti e dirigenti. In tempo di elezioni viene spontaneo chiudere sollecitando i milanesi ad andare a vedere se queste analisi, e soprattutto la domanda di ca-

se, sostegno, servizi che si evidenzia, trovano considerazione e risposta nei programmi dei candidati. Troveremo chi li ha elaborati in proposte progettuali coinvolgendo cittadini ed esperti, e chi neppure li

considera ritenendo pi profittevole posare in gigantografie con anziani, vigili urbani, o lavoratori, per apparire con loro almeno il tempo di un flash.

LE FABBRICHE DEI SOGNI Rita P. Bramante


Ogni anno va in scena qualcosa di nuovo alla Triennale che si trasforma per raccontare il design made in Italy: questanno il punto di vista quello delle industrie che lo hanno realizzato, dei capitani coraggiosi, di quegli imprenditori illuminati e visionari che con linguaggio fresco e creativo sono entrati nelle nostre case. Alberto Alessi ci ha fatto da guida nella presentazione di questa quarta edizione della Triennale Design Museum, introducendoci nel mondo di industrie, piccole o piccolissime e tutte concentrate nellarea di un centinaio di chilometri attorno a Milano, non industrie nel senso pi canonico del termine, ma piuttosto laboratori nel campo delle arti applicate, quasi botteghe rinascimentali. Una storia iniziata negli anni Cinquanta, alla ricerca di una mediazione tra creativit e mercato, o meglio tra creativit e sogni del pubblico, con un atteggiamento critico nei confronti della produzione industriale di serie. Se infatti la produzione industriale di serie propende per lo pi per prodotti piuttosto anonimi e riconosce limportanza del design semplicemente come strumento per realizzare oggetti pi appetibili e pi business, la fabbrica dei sogni si propone come una forma darte e di poesia tipica del nostro tempo. La cifra lavorare lungo la linea di confine tra la zona del possibile e la zona del non possibile, in una dimensione paradossale fuori dalla norma delle pratiche della grande industria cercando lintuizione e accettando di correre qualche rischio, di andare incontro anche a qualche memorabile flop. Esemplare il bollitore Hot Bertaa di Philippe Stark per Alessi del 1990, di cui lo stesso disegnatore dice:It isn't very functional, it's dated, too fashion conscious. It's one of the things I'm most ashamed of. Gli oggetti entrano a far parte dellallestimento in forma dialogica con le biografie dei loro creatori, di progettisti eccellenti e di industriali e artigiani creativi e coraggiosi. Tra gli oggetti-icona del design italiano, che vanno ben al di l del loro valore funzionale e duso, e che trasudano tutta la cura del buon giardiniere che li ha pazientemente immaginati: il servizio Como di Sabattini presentato alla mostra di Parigi Formes et ide dItalie negli anni di vicinanza con Gi Ponti, lo sgabello sella di bicicletta da corsa prodotto nel 1957 da Zanotta dopo il felice incontro con Achille Castiglioni e il pi recente cavatappi signorina Anna G. La fortunata icona di Mendini realizzata da Alessi un oggetto allegro e bello a vedersi, come guardare Anna G. ballare su una bottiglia. Questa figura cult ha dato origine a una piccola famiglia di oggetti, tra cui Merry Sandro, un cavatappi-Babbo Natale scelto come testimonial 2010 del progetto La Fabbrica dei Sogni, una partnership tra Alessi e lAssociazione Amici dei Bambini avviata nel 2006 con lobiettivo di realizzare proprio come Babbo Natale - i sogni dei bambini che stanno crescendo negli orfanotrofi in tanti Paesi diversi. Le fabbriche dei sogni, uomini, idee, imprese e paradossi delle fabbriche del design italiano sono visitabili fino al 26 febbraio 2012.

PIAZZA FONTANA Jacopo Gardella


Piazza Fontana, cos chiamata per lammirevole e non abbastanza ammirata fontana che si trova nel suo centro: elegante creazione scultorea dellarchitetto Piermarini (1734-1808); formata dallintreccio di curve e controcurve, e da una successione di vasche sovrapposte. Ma lasciata negletta e poco valorizzata, in mezzo ad un carosello di rotaie tramviarie. Una piazza cos centrale e cos ricca di monumenti dovrebbe diventare un accogliente luogo di sosta e di riposo, completato da alberi: sarebbe un angolo di citt desideratissimo da tutti, soprattutto da bambini, come ha fatto osservare Paola Bocci, sensibile ai problemi di una infanzia ancora oggi del tutto trascurata, in un centro citt totalmente privo di verde. Ma la non-politica della attuale amministrazione (e ahim anche delle passate, sebbene di colore politico diverso) non si pone il problema di rendere bella la nostra citt; di farla diventare decorosa, piacevole, accogliente. Eppure la piazza offre ricche vedute su insigni monumenti storici: a est il vecchio Tribunale, attivo durante il governo spagnolo; a ovest laustero Palazzo dellArcivescovado; e, di fianco a esso, in lontananza, lo scorcio imponente dellabside del Duomo. Non edificante, occorre riconoscerlo, il lato sud della Piazza, interamente occupato dalla facciata della Banca dellAgricoltura, tristemente nota per lattentato del dicembre 1969. In compenso, da poco tempo, il lato nord chiuso da un pregevole edificio di recente costruzione, che occupa quasi interamente unarea rimasta per decenni inagibile, perch devastata dai bombardamenti della guerra. Che terreni di propriet privata in punti strategici della citt, siano tollerati per la durata di decenni in condizione cos poco decorose, un problema urbanistico che meriterebbe attenta considerazione. Quando i privati non vogliono o non possono dare sistemazione decente e un immobile di loro propriet, giusto che questo sia lasciato alla vista del pubblico per tempi interminabili? Non sarebbe auspicabile un intervento di sequestro e di successivo riordino, restauro, ristrutturazione, per restituire vita alledificio sinistrato? Non si dovrebbe facilitare

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il necessario procedimento amministrativo? La citt formata da costruzioni private, ma possiede un volto pubblico, un aspetto di interesse collettivo, una immagine appartenente a tutti i cittadini: questa prerogativa urbana esige consapevolezza e rispetto da parte dei privati. Se questi sono in difetto deve essere consentito alla Amministrazione comunale un intervento di natura legale che supplisca alla carenza dei proprietari negligenti. Oggi tale intervento si riduce unicamente allesproprio, ma tutti sanno che la procedura di esproprio talmente difficoltosa da risultare quasi inattuabile. Il nuovo edificio che copre gran parte dellarea un tempo bombardata un felice esempio di costruzione seria in un panorama milanese costellato da banalit, se non da orrori. Ledificio denota la seriet dei suoi progettisti, allievi e continuatori di un noto maestro quale era Aldo Rossi: edificio improntato a principi di buon senso, di ordine, di compostezza. La facciata, scandita dalla maglia strutturale, evita la nuda esposizione degli elementi portanti, ingentilendo i loro spigoli con leggere e nitide modanature che si rincorrono lungo lintera successione delle campate. I pilastri e le travi del piano terreno, occupato da un portico a tutta lunghezza, cos come le lesene e gli architravi dei piani superiori, sono rivestite da lastre di marmo il cui spessore viene lasciato in evidenza e utilizzato come risalto decorativo. Un uso tratto dalla scuola costruttiva milanese; un effetto decorativo otte-

nuto mediante un attento e accurato dosaggio di sottili proiezioni dombra sulla superficie della facciata. Nella nota Ca Bruta dellarchitetto Giovanni Muzio (1893-1982) limpianto architettonico - decorativo della facciata sottolineato dalle leggere sporgenze e dai minimi arretramenti con cui vengono posate le lastre di rivestimento. Volendo risalire ancora pi indietro sufficiente ricordare le facciate dallarchitetto Giuseppe Piermarini (1734-1808): sulle quali lalternarsi discreto e appena accennato di aggetti e di incassi preannuncia lormai prossima compostezza neoclassica. Lomaggio alla tradizione non si nota soltanto nei dettagli costruttivi; si manifesta apertamente anche nellimpianto generale della costruzione, dove la zona di ingresso viene messa in evidenza e sottolineata sia dal cambiamento cromatico del rivestimento, sia dalla collocazione dellinsegna alla sommit delledificio. La scritta a grandi lettere si innalza al di sopra del cornicione, e indica da lontano il punto della facciata in cui posto lingresso principale: non diversamente nei palazzi antichi un timpano classico o una cimasa barocca indicano il punto in cui si trova lentrata ufficiale del palazzo. La piazza, nonostante il recente felice intervento nel suo lato nord, ancora incompleta e male sistemata. Disturbano i due vuoti informi ai lati della Banca dellAgricoltura, dai quali viene distrutta latmosfera di raccoglimento e protezione che sarebbe auspicabile ma che oggi la piazza non in grado di offrire. Non

sufficiente collocare in posizione pi visibile e pi decorosa la bella fontana polilobata; anche necessario creare un perimetro che funga da elemento di delimitazione e di chiusura dello spazio aperto, oggi mal definito e mal configurato. La progettazione di tale perimetro sar oggetto di un concorso; sar loccasione per mettere alla prova la capacit progettuale degli attesi concorrenti. Il perimetro pu variare di disegno e di composizione; pu essere costituito da un muro di cinta o un porticato continuo; pu presentarsi come un percorso fiancheggiato da negozi o come una semplice passeggiata coperta; pu prendere come modello il movimentato portico che circonda la Rotonda della Besana (ex-Foppone), o il sobrio quadriportico, oggi distrutto, del vecchio Lazzaretto. Al di l delle diverse soluzioni importante che il perimetro rispetti due condizioni, apparentemente poco conciliabili: da un lato definire uno spazio chiuso e raccolto; dallaltro non ostacolare la vista del Tribunale e dellArcivescovado. La soluzione sar facilmente trovata lasciando nel perimetro due aperture uguali e contrapposte: una sul maestoso portale di ingresso allArcivescovado, progettato dallarchitetto Pellegrino Tibaldi (1527-1596); laltra verso il meno nobile ma non meno autorevole portone di ingresso al Tribunale. Quante stimolanti occasioni progettuali, se soltanto la Amministrazione Comunale si rendesse conto che Milano pu diventare pi dignitosa e attraente!

SPIGOLATURE ELETTORALI/2 Carneade


Pisapia schiera i suoi regazzini: Elio Veltri (gi sindaco di Pavia nel 1973, gi consigliere regionale, gi deputato, gi candidato al parlamento europeo), Basilio Rizzo (in consiglio dal 1983 se rieletto fanno .... anni!), Daniela Benelli (10 anni assessore), Carlo Monguzzi (20 anni in Consiglio regionale) Roberto Caputo (entrato in consiglio nel 1983 ma che gi nel 2004 rivendicava: serve nuovo personale politico nel consiglio comunale). Il rinnovamento avanza. La rincorsa ai voti del centro e degli indecisi moderati pure. Anche nel centrodestra non mancano i giovani: Franco de Angelis entrato in consiglio nel 1983, Gianni Rivera che termina un onorevole carriera politica in una listarella di contorno, De Corato coetaneo di Caputo e Rizzo, ecc Nel Pd si ricandidano quasi tutti: Corritore, Zajczyk, Colombo rinunciano. Hanno fatto bene a non ricandidarsi. Colombo rischiava di diventare un clone di Basilio Rizzo cio un ottuagenario che vive del rinnovamento degli altri; la Zajczyk probabilmente si resa conto che un serio professionista in consiglio comunale perde credibilit. Corritore un caso a parte. Come consigliere ha fatto una opposizione efficace su fatti concreti e con verve guardando unico nellopposizione, anche al centro e alla maggioranza. Per il centro destra una spina nel fianco. Non essendo un professionista delle candidature poteva essere un buon candidato a sindaco o a vice sindaco. Ha per una dote rara, in politica riesce sempre a essere nel posto sbagliato nel momento giusto e viceversa. Reciprocit. Nel centro destra c scoramento la Letizia non tira, il cavaliere bollito, la vittoria al primo turno un miraggio. Nel centro sinistra c scoramento Pisapia leggero, le liste sinistrorse, i candidati pensano solo alle preferenze. Nel centro c scoramento Palmeri troppo vicino alla sinistra, lUdc lavora per Letizia, finiani e rutelliani non hanno mai visto una campagna elettorale. Per tutti e tre riempire le

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sale faticoso. Sono tutti daccordo anche nelle conclusioni. Con Albertini sarebbe stata unaltra cosa. Per i partiti una campagna elettorale da vedovi inconsolabili La famiglia Fatuzzo ci riprova. Oscillanti; nel Partito Cristiano dazione sociale prima, alleato alla Liga Veneta, in lista con AN, con il Polo delle libert, sostenitori di Formigoni e di Sarfatti. Padre e figlia con un gruppo di fedeli hanno tentato tutti i possibili scenari rimediando pi di un ventennio tra parlamenti e consigli regionali. Elettoralmente hanno sempre pesato di pi di molti blasonati partitelli: alle ultime regionali in citt l1,2%, ma nel 2005 il 2,2% e hanno una storia elettorale che risale agli anni 80 (10.000 voti alle comunali del 1985). La loro forza sta nella capacit stra-

ordinaria di essere prima che unorganizzazione politica un patronato di assistenza e nella compattezza delle scelte: sempre e solo o il padre o la figlia. Ah le famiglie duna volta! Per sono tornati a correre da soli. Linizio della fine Torna anche Roberto Bernardelli. un inizio nella Lega per Trieste, prima pensionato poi padano, consigliere comunale nel 1987, mitico assessore comunale, parlamentare, consigliere regionale con lappoggio della Lega sud Ausonia sostiene Pagliarini che fu ministro del Bilancio nel primo governo Berlusconi. Allora sembrava incredibile, oggi visto chi siede nel consiglio dei ministri viene da rimpiangerlo. Pare che Armando Siri esca di scena. Mesi di preparazione, manifesti, video, siti, libri, riviste, aperitivi.

Tutto inutile. Ma quanti soldi ha buttato? Marco Predolin si candidata perch Milano ha bisogno di lui. Faccio la ragionevole previsione che 699.990 elettori diranno che si sbagliato Forse salta anche la lista del centro islamico. Tanto timore per nulla. Non ci sar nemmeno Max Loda che fu candidato anche a Torino, pare, nella lista immigrati basta quella che distribuiva come gadget manganelli di plastica. Mancher quindi anche la lista che, come recita testualmente un comunicato stampa, vede in Piergiorgio Goisis il suo leader maximo. Sono sempre i migliori che se ne vanno.

Scrive Franco DAlfonso


Il Comitato Centrale del Partito, riunitosi per esaminare le ragioni dei disordini a Poznan, ha deliberato che le contraddizioni in seno al popolo sono ancora molto grandi e come tali devono essere risolte con un programma intensivo di rieducazione del popolo stesso . La filosofia del PC della DR del 1956, quella del popolo che non capisce la giusta linea del Partito una delle pi radicate convinzioni di tanti militanti e dirigenti dellunico erede legittimo di tale tradizione, il PD. Questa sindrome ha colpito, ancora di recente, molti militanti e dirigenti del Pd in occasione delle primarie di Milano: il candidato preferito dal Partito, Stefano Boeri, stato sconfitto, ma era il migliore e il popolo come spesso succede non deve aver capito nulla, perch ha scelto un altro. Giustamente, dal momento che ci sono le elezioni secondarie, alle quali, bon gr mal gr si deve correre con Pisapia, nel Pd si rimandato a tempi migliori lanalisi della sconfitta, con la non tanto segreta e tutto sommato comprensibile speranza che il risultato finale possa cancellare lonta delle primarie: Giuliano Pisapia come riconosciuto anche da molti dirigenti dello stesso Pd ha fatto di tutto e di pi perch il partito in questione non si avvitasse in querimonie da sconfitta ma si impegnasse nella campagna elettorale. E anche e soprattutto grazie a questa condotta che si riusciti ad arrivare a questo punto alla presentazione di una coalizione mai cos ampia a Milano, dai moderati civici ai liberali radicali fino ai Comunisti di tutte le sette, senza avere nessun contrasto interno come nella tradizione del centrosinistra. Stupisce che tra coloro che invece continuano a considerare le proprie idee iniziali come gli amici di Donna Prassede (pochi e da difendere acriticamente) ci siano alcuni apprezzati collaboratori di Arcipelago, su tutti Piervito Antoniazzi e Giuseppe Ucciero, che da leali sostenitori di Boeri non sono ancora riusciti a farsi una ragione del fatto che lo stesso non sia il candidato sindaco e dispensano cattivi consigli allo stesso Stefano, impedendogli di rendersi conto del fatto che ora capolista del Pd e non candidato sindaco e che si deve confrontare con Gallera e la Moioli pi che con la Moratti e, soprattutto, che non particolarmente utile insistere sul fatto che lui peggio di me riferendosi al candidato sindaco vero, vale a dire Pisapia. Serve rimarcare che Boeri sopravanza di molto () come oratore e come altro Giuliano, come fa Antoniazzi nellultimo numero di Arcipelago? A parte lopinabilit dellaffermazione e la mancanza di altre valutazioni (per esempio, chiedersi perch Pisapia riempie le sale e Boeri no, potrebbe essere esercizio utile) pensa davvero Pervio che continuare a spiegare a Stefano che la pi bella delle figlie di Madama Dor e che solo il destino cinico e baro gli hanno impedito di essere al posto che gli spettava sia il modo migliore per fargli ottenere il risultato che tutti si aspettano dal capolista del Pd? Continuando a fargli credere che il suo palcoscenico la Champions League gli impediscono di rendersi conto che sta giocando per non retrocedere e lo metteranno esattamente nella condizione che paventano, vale a dire quella di essere superato da professionisti del ramo, abituati ai campi di periferia, leggasi alla raccolta delle preferenze dentro una lista concorrenziale.Per poco pi di trenta giorni ancora, il consiglio migliore resta quello di mettersi delle scarpe con suola robusta e girare per la citt, possibilmente senza restare troppo male ove i passanti non dovessero precipitarsi al turibolo come certamente dovrebbero. Combattere oggi, anche a parole, la guerra di ieri non sar di grande aiuto.

Scriva Giuseppe Vasta a Mario De Gaspari

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Sempre interessanti gli interventi di Mario De Gaspari sulla finanza immobiliare. Mi chiedo per quale sia il suo parere su quanto appare sul tema nei documenti dell' "Officina per la citt" del candidato Sindaco Pisapia, presentati peraltro come "Programma Pisapia" proprio su "Arcipelago". Mi riferisco in partico-

lare al punto 3, "Finanza locale", dove alla pag. 28 si parla appunto di "valorizzare il patrimonio comunale" mediante gli indici del PGT Moratti, "facendo cassa" con il trasferimento dei diritti edificatori, approfittando non per ultimo del doppio ruolo di "regolatore" e di "attore" proprietario che pu essere giocato dal Comu-

ne. Proprio un bell'esempio di quel "battere moneta" con l'emissione di diritti edificatori attraverso la "zecca" del territorio che tanti i Comuni sembrano aver scoperto. Credo che sarebbe una bella cosa se prima delle elezioni si facesse chiarezza su questa ambiguit.

RUBRICHE MUSICA questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org Pasqua


Siamo nella settimana di Pasqua e mai come questa volta si addensano intorno a una ricorrenza religiosa tante esecuzioni di musica sacra in qualche modo legata allevento. Ed quasi sempre Bach a farla da padrone, avendo egli trascorso 27 dei suoi 65 anni di vita al servizio della municipalit di Lipsia con un contratto che lobbligava a scrivere musica nuova per ogni circostanza liturgica, tanto da costringerlo, spesso allultimo momento, a riciclare parti gi scritte per precedenti occasioni. In questa settimana di passione abbiamo dunque sia le due le Passioni che lOratorio di Pasqua Sar molto interessante paragonare la Passione secondo Giovanni nellinterpretazione filologica che ne d Ton Koopman (con lAmsterdam Baroque Orchestra & Choir, appena eseguita al Conservatorio per la Societ del Quartetto) sia a quella secondo Matteo nella lettura moderna di Ruben Jais (con lOrchestra sinfonica e il Coro sinfonico della Verdi allAuditorium), sia allOratorio pasquale - diretto sempre da Jais e sempre allAuditorium - ma con lOrchestra Verdi Barocca, dunque con strumenti antichi e intenzioni filologiche. Unoccasione interessante non tanto e non solo per mettere a confronto la prassi esecutiva antica con quella moderna (la polemica non ancora sopita e tuttavia crediamo che le si possa godere entrambi, senza preconcetti n partigianerie), ma anche per vedere come la cultura musicale italiana storicamente cattolica - si rapporta oggi alla musica sacra di Bach. Fino a qualche anno fa non solo era abbastanza raro ascoltare queste musiche, ma sopratutto ne avevamo interpretazioni parecchio distanti dalla tradizione germanica; labbiamo detto pi volte, nel paese del bel canto non esistevano cantanti adatti e preparati n alla liederistica mitteleuropea n alla musica sacra luterana. Negli ultimi anni abbiamo fatto passi da gigante, non solo per aver ascoltato tanti straordinari ensemble e solisti doltralpe (dobbiamo dare atto alla Societ del Quartetto di aver svolto in questo senso un importante ruolo pedagogico con lesecuzione integrale della Cantate bachiane) ma anche per aver costruito nei nostri Conservatori e nelle nostre Istituzioni molte nuove specialiste: lOrchestra Verdi Barocca, di cui abbiamo lungamente scritto qualche mese fa, ne lultimo e importante esempio. A proposito di Pasqua e dei pochi giorni di vacanza che ci aspettano e saltando almeno apparentemente di palo in frasca - ci domandiamo perch siamo lunica nazione Europea che non dotata di almeno un programma radiofonico di musica colta diffuso su tutto il territorio nazionale, un programma che tenga compagnia durante i viaggi in automobile offrendo una musica diversa da quella che imperversa su tutte le altre radio pubbliche e private e che normalmente ci ammorba aggiungendosi a quella che sempre pi ci impongono i locali e i luoghi pubblici come bar, ristoranti, alberghi, spiagge, cabinovie, sky-lift, traghetti, navi ... perfino i rifugi alpini. Poi ci lamentiamo che i giovani non conoscano altra musica! In Francia vi sono due stazioni che si possono ascoltare ovunque (France Musique pubblica e Radio Classique privata), due anche in Austria, almeno una in Germania, in Spagna e in Inghilterra; noi abbiamo il quinto canale (quello della filodiffusione) che si pu ascoltare solo nelle grandi citt e che viene ripetuto sul canale GR Parlamento soltanto di notte, quando il Parlamento non ha pi programmi da trasmettere! In Italia, si sa, convivono da sempre miseria e nobilt talch da una parte subiamo la pervicace volont di mortificare la cultura e in particolare la musica colta (che notoriamente non produce voti e dunque non si mangia) sopratutto in televisione dove, se non fosse per un canale privato, non sentiremmo mai n opere n concerti; dallaltra vediamo manifestarsi segni di straordinaria vitalit come in queste istituzioni private di cui dicevamo - lOrchestra (le Orchestre) Verdi e la Societ del Quartetto - che insieme alle Serate Musicali, alla Societ dei Concerti, a Milano Classica, continuano con molto coraggio e grande spirito di sacrificio a produrre stagioni di ottimo livello artistico. A onor del vero questa vitalit la si riscontra anche nelle istituzioni pubbliche dove vediamo che, a dispetto dei pesantissimi tagli, lOrchestra regionale dei Pomeriggi Musicali riesce a svolgere un ottimo programma e a portarlo in tutta la Lombardia, mentre la Scala anche questanno riesce a mettere insieme un cartellone prodigioso, con tredici opere (di cui sette di nuova produzione) e sei balletti, oltre alla stagione sinfonica per la quale addirittura fa ritornare Abbado. Sar proprio vero? Musica per una settimana La settimana di Pasqua pare che vada in vacanza anche la musica: abbiamo solo lAuditorium di largo Mahler con due eventi peraltro gi annunciati la settimana scorsa: * venerd 22, lorchestra e il coro sinfonici della Verdi nellultima replica della Passione secondo Matteo per soli, coro e orchestra, di Jo-

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hann Sebastian Bach, diretti da Ruben Jais (direttore del coro Erina Gambarini) * luned 25, alle ore 16, lorchestra Verdi Barocca, diretta anchessa da Ruben Jais, con il coro istruito sempre da Erina Gambarini, esegue lOratorio di Pasqua e Der Himmel lacht!, Die Erde jubilieret, e Christ lag in Todesbanden di Johann Sebastian Bach

* gioved 28, venerd 29 e domenica 1, sempre allAuditorium lorchestra sinfonica diretta da Tito Ceccherini esegue il Concerto per pianoforte e orchestra di Ravel (pianista Roberto Cominati), Sinfonia e Cielo dal Pater doloroso di Sylvano Bussotti, Iberia di Debussy e, in chiusura, il Bolero di Ravel * marted 26 alla Scala va in scena la prima esecuzione assoluta

dellopera Quartett di Luca Francesconi (direttore del Settore Musica della Biennale di Venezia) commissionatagli dal Teatro; cantata in inglese, sar diretta da Susanna Mlkki e da Iean Michael Lavoie, per la regia di Alex Oll (de la Fura dels Baus) con Serge Lemouton e Sbastien Naves

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org Cosmit. Il Salone del Mobile compie 50 anni
Il Salone del Mobile festeggia 50 anni. Cinque decenni di successi, innovazioni, novit e tendenze. Per celebrare il suo primo mezzo secolo di vita, COSMIT, la societ organizzatrice del Salone Internazionale del Mobile, ha organizzato come sempre tante manifestazioni collaterali create ad hoc per quello che il suo (involontario) spin off pi importante, il Fuorisalone, nato nel 1965. Eventi, feste, installazioni ed esposizioni temporanee per tutta la citt, che vanno ad affiancare la Fiera ufficiale. Tra queste spiccano tre appuntamenti importanti, la mostranon mostra Principia e i gi conclusi Cuorebosco e Avverati- A dream come true. Il principale evento, visitabile fino al 27 aprile Principia. Stanze e sostanze delle arti prossime, un grande padiglione molecolare installato in piazza Duomo, ideato e curato da Denis Santachiara, in collaborazione con Solares Fondazione delle Arti. Sono otto le stanze che il visitatore potr esplorare, ognuna dedicata a un diverso ambito tematico scientifico, utilizzato per la creazione di opere sonore, visive, di design e artistiche. Attenzione per: non una mostra sul rapporto artescienza, ma unesposizione che illustra come i principi della scienza possano dar luogo a inedite opere darte. Scopo del progetto capire il punto di partenza del fare artistico, per poi arrivare a guardare lopera darte con stupore e nuova attenzione. E cos che il visitatore potr riflettere su come i principi matematici e geometrici abbiano influenzato Leonardo e Brunelleschi per la scoperta della prospettiva e del punto di fuga; su come i vedutisti veneziani si siano serviti della camera ottica per le loro straordinarie vedute, oppure su come la fotografia abbia influenzato gli Impressionisti e lanimazione ottica il cinema e le avanguardie. Se questa per era larte del passato, ancora oggi, e soprattutto oggi, gli artisti contemporanei usano e sfruttano nuovi principi(a) per la creazione di opere tecnologiche e innovative. Si inizia dunque con la Nano room, con opere cos piccole da dover essere viste al microscopio, come lincisione sul granello di sale di Mimmo Paladino o il cammello nella cruna dellago di SMART Collective; ma ci sono anche opere che si oppongo alla gravit, come i magneti sospesi di Tom Shannon e Luca Pozzi; larte wireless di Marina Abramovic, Bernardini e Santachiara, giocata tra video e apparizioni fugaci; le opere non coerenti con lo spazio della No norm room, e le opere seriali ma personalizzate di Karin Sander, in cui il visitatore scultura di se stesso, prodotto di una scansione 3D, opera unica e irripetibile. Il percorso si chiude con la riproduzione della natura, fatta di tappeti sintetici e libri da cui germogliano erba e semi e i batteri si coltivano in lastre di plexiglass colorato, di Ackroyd e Harvey; si passa infine per la musica tridimensionale di Ludovico Einaudi e i robot meccanici di Valbuena e ROBOTLAB. Un percorso stimolante e interattivo per avvicinarsi alla tecnologia, vista come motore primo del fare artistico. Il secondo appuntamento stato il suggestivo Cuorebosco. Luci suoni e alberi di nebbia dove nata la citt, conclusosi domenica 17. Uninstallazione sita in piazza san Fedele, davanti alla statua del Manzoni. Ed proprio dal grande scrittore che prende avvio unesperienza sensoriale unica e coinvolgente. Da godersi di sera, il progetto stato ideato da Attilio Stocchi in occasione di Euroluce 2011. Scopo di Cuorebosco era quello di ricreare un antichissimo bosco sacro ai Celti, che sorgeva proprio sul luogo della piazza. Questo stato identificato come il nucleo primo e originario di Milano, a cui si voluto rendere omaggio ricreando colori, suoni e atmosfera di un primitivo bosco, visto come spettacolare theatrum naturae. Una nebbia prima verde, poi rossa, arancio, grigia, blu avvolge gli spettatori, tutto intorno suoni e canti di uccelli tipici della foresta fanno ritornare indietro nei millenni lo spettatore, per rivivere la vita del bosco dallalba al tramonto. Su questo bosco vigila Alessandro Manzoni, che diventa protagonista durante il prologo della performance, narrando la sua personale storia legata alla citt e quella delle origini di Milano. Il terzo appuntamento organizzato da COSMIT era ospitato nella centralissima Montenapoleone, in cui lAssociazione commercianti, insieme a Citroen, si sono legate per la prima volta al Salone del Mobile e hanno ideato una mostra a cielo aperto. Giovani designer hanno esposto le loro creazioni per strada e nelle vetrine dei marchi pi prestigiosi, raccolti in Avverati - A dream come true, curata da Beppe Finessi. Un percorso visivo, omaggio alla creativit e al design nelle vie della moda. Principia. Stanze e sostanze delle arti prossime. Piazza Duomo, fino al 27 aprile. Lun-dom ore 10-20, giov fino alle 23. Ingresso gratuito.

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Tra sale, segni e memorie storiche. Paladino a Milano


Maschere, croci, volti, rami, legno, pittogrammi, teste, elmi, simboli dal sapore alchemico. Tutto questo Mimmo Paladino, tutto questo ci che il visitatore potr vedere nella mostra appena inaugurata presso il piano nobile di Palazzo Reale. Curata da Flavio Arensi, la personale prende in esame oltre trentanni di attivit dellartista campano, attraverso un nucleo di oltre 50 opere, tra cui 30 dipinti, sculture e installazioni. Una mostra creata con la collaborazione dello stesso Paladino, che ha scelto personalmente i lavori secondo lui fondamentali per ricreare la sua lunga carriera artistica. Paladino infatti nasce come artista concettuale, tra gli anni 60 e 70, per poi arrivare a far parte di quel gruppo di artisti che Achille Bonito Oliva, presentandoli alla Biennale di Venezia del 1980, defin Transavanguardia. Un mondo, quello di Paladino, fatto da segni e simboli ancestrali, magici, legati indissolubilmente alle memorie culturali del territorio, soprattutto campano e beneventano, che porta con s memorie primitive e longobarde che diventano quasi archetipi. Unaccumulazione di reperti storici e di modelli egizi, romani, etruschi, ma anche di reperti mnemonici, di tracce che diventano sostrato per la fantasia dellartista, liberando una potenza creativa che a volte non si riesce a decifrare. Larte non un fatto di superficie fine a se stesso, n di abbandono viscerale ad atteggiamenti poetici. Larte sempre indagine sul linguaggio, cos dichiara lartista in una recente intervista. Questa, daltra parte, lottica con cui lavora Paladino: contrario a dare chiavi di letture univoche e universali, spesso non definisce un significato preciso n un titolo per le sue opere, lasciando spazio alla libera interpretazione del singolo. Opere misteriose ed essenziali, figure frontali e ieratiche, colori presi dalla terra o inaspettatamente accesi. Ecco allora che in questo percorso storico ci accoglie il grande Rosso silenzioso, dal quale spuntano facce scavate come maschere, o la testareliquario di San Gennaro, custodita in una elaborata e geometrica teca e circondata tutto intorno da scarpe di bronzo appese al muro, sostenute da piccoli passerotti. Quasi fossero dei voti fatti al santo. Uno dei pezzi forti dellesposizione quello che allora fu il rivoluzionario Silenzioso mi ritiro a dipingere un quadro, 1977, una stanza bianca decorata con segni dipinti di nero, croci, teste e numeri. Unici oggetti di arredamento una sedia di legno e un quadro figurativo appeso alla parete. Fra le sale pi affascinanti senza dubbio quella dedicata alla installazione dei Dormienti, trentadue sculture rannicchiate a terra, in posizione fetale, immerse nella penombra e circondate dalle musiche di David Monacchi, il giovane compositore marchigiano che Paladino ha voluto coinvolgere per questa collaborazione artistica. Le musiche, intitolate Notte in mutazione, ricordano i rumori della foresta, grilli, animali sibilanti, voli di uccelli notturni, che accompagnano il sonno di questi inquietanti dormienti fatti di legno, pietra e altri materiali poveri. Sporchi e rovinati, coperti da pezzi di vasi e tegole, polverosi e ruvidi, mantengono unespressione serena durante il loro sonno eterno, cos somiglianti ai corpi pietrificati di Pompei, ma anche cos lontani, come tiene a precisare lartista, che smentisce in modo assoluto ogni riferimento o affinit. La mostra non si esaurisce per allinterno di Palazzo Reale, ma inizia, anzi, dalla piazzetta, con la monumentale Montagna di sale, dalla quale fuoriescono venti cavalli (riprendendo integralmente o per sezione la statua di un cavallo di quasi 4 metri di altezza), riedizione di unaltra Montagna di sale, esposta a Napoli in piazza del Plebiscito nel 1985. Unistallazione che ben si adatta a dialogare con unaltra opera fondamentale, il Neon di Fontana che troneggia dallalto del Museo del Novecento. Ma non finisce qui. Nel cortile interno di Palazzo Reale sono posizionati quattro scudi di cinque metri di diametro ciascuno in terracotta, incisi con i segni e i simboli tipici di Paladino ma in versione tridimensionale. Il percorso si conclude idealmente nellOttagono della Galleria Vittorio Emanuele, in cui esposto un aeroplano a grandezza naturale della Piaggio Aero, la cui livrea stata dipinta dallartista campano ma milanese di adozione. Mimmo Paladino Palazzo Reale 7 aprile 10 luglio 2011; orari: marted, mercoled, venerd, domenica h 9.30 19.30. luned h 14.30 19.30. Gioved e sabato h 9.30 22.30; costi: 9,00 intero, 7,50 ridotto

Le anime fragili di Giacometti


Sono figure esili e sottili, fragili e a volte piccolissime, quelle che attendono il visitatore alla mostra su Alberto Giacometti, Lanima del Novecento, presso il MAGA, Museo dArte di Gallarate. Annette, Diego, Silvio, Bruno, Ottilia, questi sono i principali protagonisti delle opere di Giacometti, sculture e disegni, che raccontano e costruiscono unantologia famigliare tutta particolare e densa di ricordi. Non un caso che la maggior parte dei lavori esposti provenga dalla collezione privata della famiglia, che ha accettato per la prima volta di esporre pubblicamente in Europa alcuni delle opere pi significative di uno dei maestri del Novecento. Tutto nasce grazie al curatore della mostra, Michael Peppiat, autore di un interessante libro, In Giacomettis studio, racconto-analisi di quel luogo straordinario che stato lo studio di rue Hippolyte-Maindron a Parigi. S perch questo atelier, in realt una stanza piccolissima e polverosa, stato il mondo in cui Giacometti cre le sue incredibili sculture filiformi, il luogo in cui schizz e disegn ritratti di parenti e amici; un luogo, anche, estremamente evocativo dellanima stessa di Giacometti: sempre in subbuglio, sempre affaccendato in pi progetti contemporaneamente. Il tempo e lo spazio non gli bastavano mai, perennemente insoddisfatto delle sue creazioni, sempre alla ricerca della testa perfetta, come dice lartista stesso in una video intervista. Ecco perch sulle pareti dello studio e della sua casa si possono vedere ancora oggi abbozzi e schizzi preparatori delle sue opere. Ogni superficie era un utile supporto creativo. Esposti in mostra troviamo 95 opere in cui la moglie, i fratelli, il nipote, gli amici, sono tutti trasformati in busti modellati prima in argilla e poi in

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bronzo, lavorati con le dita, scavati nella carne, immagini famigliari che lartista ha modellato in tutta rapidit, rispondendo ad unurgenza interiore. Teste e busti che dagli anni 40 in poi diventano di dimensioni minuscole, piccolissime, sovrastate quasi dal loro piedistallo, cambiamento che si pu legare alla prematura morte della sorella Ottilia, davanti alla quale luomo e larte nulla pu fare, se non rendersi conto della propria piccolezza e fragilit. Presenti anche opere di dimensioni maggiori e ben famose, quali Homme qui marche, Femme debout, corrosa ed evanescente, e Femme de Venise. Sculture sottili ma allo stesso tempo pesanti: per colore, prevalentemente il nero, per materiale, il bronzo, ma soprattutto per i sentimenti che esprimono: malinconia, inquietudine, tristezza. Gli occhi non sono mai

stati cos tanto lo specchio dellanima. Sono energumeni che prendono forma dalla materia grezza, ma che al tempo stesso rischiano di far ritorno a questa materia, sgretolandosi. Figure esili e precarie, appunto, create da Giacometti sulla scia del suo interesse per la filosofia esistenzialista. Non a caso era amico di Sartre. Lo dichiara lui stesso: La fragilit insita negli esseri umani () sempre con la minaccia di crollare. Lo stare in equilibrio, il compiere movimenti per Giacometti una meraviglia e un miracolo continuo. Sculture ma non solo per. Una sezione ampia e importante dedicata ai disegni e ai dipinti che il maestro cre per tutta la vita. Schizzi veloci, approntati su fogli qualunque, giornali, ricevute, libri, ma anche copie di opere classiche, studi preparatori, svaghi creativi. I dipinti infine rimar-

cano di nuovo la dimensione tutta famigliare dellopera di Giacometti, riproponendo gli stessi soggetti, in una pittura che un omaggio a Cezanne, a Boccioni, nei ritratti della madre, a Braque e a Francis Bacon. Alcuni ritratti sembrano fatti dalla sua stessa mano. Unesposizione curata e ambiziosa, che vuol dare una visione globale del lavoro di Giacometti, della sua dimensione lavorativa (lo studio sempre sullo sfondo), e della sua vita privata, cos inscindibilmente legata alla sua arte.

Giacometti. Lanima del Novecento. Fino al 5 giugno, MAGA - Museo Arte Gallarate, Orari: 9.30 19.30 mar-dom. Chiuso lun., Costi: intero 9 , ridotto 6

La formazione giovanile di Caravaggio tra Venezia e la Lombardia


Ritorno a Milano in grande stile di Vittorio Sgarbi, che firma una mostra, Gli occhi di Caravaggio, presso il Museo Diocesano, tutta da vedere e che non mancher di catalizzare lattenzione del grande pubblico. Gi linaugurazione stata un grande evento, che ha visto protagonisti anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, arrivato da Roma appositamente, e il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. Certo, dopo i nuovi tagli alla cultura appare buffo che certe autorit partecipino alle inaugurazioni di mostre e musei, ma questa lItalia. I nomi della mostra sono di gran richiamo, Caravaggio appunto, ma anche quello dello stesso Sgarbi che, si sa, nel bene e nel male fa sempre parlare di s. E bene per fare fin da subito alcune precisazioni su che cos questa mostra e su cosa si deve aspettare il visitatore, visto che questa non una delle tante mostre su Caravaggio che si sono fatte in Italia fino ad oggi, ma ha un altro scopo. Per spiegare al meglio di cosa tratta questa mostra, bene concentrasi, pi che sul titolo, sul sottotitolo: Gli anni della formazione tra Venezia e Milano. Perch questo lobiettivo dellesposizione, ricostruire il possibile itinerario svolto dal Merisi nella sua giovinezza, prima di trasferirsi a Roma nel 1592-93 circa. Se di sicuro si sa che il Caravaggio fu allievo di Simone Peterzano per quattro anni, dal 1584 al 1588, poco si sa di quegli anni e di quelli, totalmente avvolti nel buio, che precedettero il suo viaggio nella capitale. La mostra, con le sue sessanta opere, crea un percorso geografico che ricrea i possibili viaggi fatti dal Merisi, come disse gi nel 1929 Roberto Longhi: non si pretende di segnare itinerari precisi ai suoi viaggi (o siano pure vagabondaggi) di apprendista; ma non si potrebbe porli mai in altra zona da quella che da Caravaggio porta a Bergamo, vicinissima; a Brescia e a Cremona, non distanti; e di l a Lodi e a Milano. Gi ai tempi dei suoi Quesiti caravaggeschi, il Longhi, pur credendolo ancora nativo del borgo di Caravaggio, tracci quellideale itinerario di citt e pittori che rappresentarono davvero gli albori della pittura del giovane Michelangelo Merisi. Ecco allora che proprio su queste citt si concentrano le cinque sezioni della mostra: Venezia, Cremona, Brescia, Bergamo e Milano. Al loro interno possibile ammirare capolavori preziosi di Tiziano, Giorgione, Tintoretto, Lorenzo Lotto e Jacopo da Bassano, maestri veneti dalle incredibili abilit coloristiche e tonali; nella sezione di Cremona sono raccolti i diretti precedenti per i notturni e le pose caravaggesche, ovvero le enormi pale di Antonio e Vincenzo Campi; nella sezione di Brescia non possono mancare Savoldo e il Moretto, cos come nella rivale Bergamo spadroneggiano i ritratti di Giovan Battista Moroni. E a Milano poi che troviamo i maestri pi diretti del Merisi, come Simone Peterzano e altri artisti che probabilmente conobbe e da cui prese lattenzione per la natura e la realt: il Figino, Fede Galizia, Lomazzo, Giovanni Agostino da Lodi. Questi i nomi importanti che conducono il visitatore a capire come sono nate, tra le altre, anche due opere di Caravaggio presenti in mostra: la Flagellazione di Cristo (1607-08), del Museo di Capodimonte, opera matura, posta accanto alle monumentali tele dei fratelli Campi (non si potr non riconoscere gli stessi artifici); e la giovanile Medusa Murtola, seconda versione di quella pi famosa Medusa esposta agli Uffizi. Anche una terza opera era prevista e indicata (dai giornali) come punto centrale della mostra: Il riposo dalla fuga in Egitto della galleria Doria Pamphilj di Roma, eseguita nei primi anni romani. Al momento, per motivi tecnici, il quadro non ancora per esposto in mostra. Lo si attende con impazienza ma da sottolineare come la presenza o meno di quellopera non alteri il senso di unesposizione che per la prima volta mette in luce le origini davvero lombarde del Caravaggio, mettendo fianco a fianco opere di pittori lombardi e veneti che il Merisi vide e di cui serb memoria per tutta la sua breve, ma assolutamente rivoluzionaria, esistenza. Gli occhi di Caravaggio. Gli anni della formazione tra Venezia e Mi-

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lano. Museo Diocesano. Dal 10 marzo al 3 luglio. Orari: 10-18.

Chiuso luned. Intero: euro 12. Ridotto: euro 10.

Il lascito dei Clark: gli impressionisti e un museo raro


Milano torna ad ospitare, a dieci anni di distanza dallultima volta, una vecchia passione, gli Impressionisti. E Palazzo Reale a presentare la prima tappa di un tour mondiale, che, partito da Williamstown, Massachusset, arriver a toccare tante citt importanti. 73 capolavori della collezione americana dello Sterling and Francine Clark Art Institute saranno esposti da qui a giugno per permettere anche al pubblico milanese di osservare opere importanti di maestri dellImpressionismo come Monet, Manet, Sisley, Pissarro, Renoir, Degas, Caillebotte, Berthe Morisot e Mary Cassat (uniche due donne del movimento), e altri ancora. Impressionisti ma non solo. Lesposizione comprende anche opere di artisti accademici dell800, quali William-Adolphe Bouguereau, Jean-Lon Grme e Alfred Stevens, ma anche i pittori della cosiddetta Scuola di Barbizon, diretta precedente dellImpressionismo, con nomi quali Corot, Rousseau e Millet. Una carrellata che ci porta per a conoscere anche alcune importanti opere di maestri del postimpressionismo, come Gauguin, con le contadine bretoni, Bonnard, con le sue ragazze colorate a campiture piatte, Daumier e, infine, il genio di Toulouse-Lautrec con i suoi ritratti pensosi e assorti. Una mostra varia e variegata, divisa in 10 sezioni tematiche che analizzano i principali temi trattati dagli Impressionisti: la luce, limpressione, la natura, il mare, il corpo, la citt e la campagna, i viaggi, i volti, i piaceri e la societ. Il percorso espositivo riunisce dunque i capolavori dei pi grandi artisti francesi che, nelle loro varie evoluzioni e declinazioni, dal realismo, allimpressionismo al post-impressionismo, si sono confrontati con queste tematiche rivoluzionando il concetto di pittura e il ruolo dellarte nella societ borghese dellepoca. Societ con cui tutti gli artisti esposti si sono dovuti scontrare, spesso nel vero senso del termine. La mostra propone quindi un percorso gradevole, una piacevole passeggiata da fare attraverso le sale, rimirando opere che ottennero successi strepitosi al Salon francese, luogo deputato per esporre opere di pittura accademica; ma anche opere, alcune davvero notevoli, che non furono nemmeno prese in considerazione ai tempi, e anzi furono assolutamente incomprese e schernite. Opere che, in realt, portarono ad una rivoluzione totale dellarte e del modo di dipingere, per tecnica e soggetti. Certo la mostra non brilla per avere capolavori a livello assoluto, ma questo facilmente spiegabile raccontando la storia e il carattere di chi questa collezione mise insieme. Robert Sterling Clark fu uno di quei personaggi fuori dalla norma, allora come oggi. Nato nel 1877 da una famiglia americana ricchissima (il nonno fu socio in affari di quel Singer delle macchine per cucire), eredit una fortuna da parte di padre e di madre, e questo gli permise di vivere una vita agiata e lontana dalle preoccupazioni pi banali. Spirito indomito, allergico alle formalit della sua famiglia, organizz una spedizione di studio a cavallo nella Cina e ne scrisse un libro. Visti i rapporti tesi con uno dei fratelli, decise di sfuggire allambiente borghese di New York trasferendosi a Parigi. Tappa fondamentale questa, che gli permise, oltre che di iniziare a collezionare arte, anche di conoscere una graziosa attrice della Comdie-Franaise, Francine Clary, con la quale inizi uno straordinario percorso di vita, e che spos nel 1919. Gi dagli anni 10 Clark inizi a interessarsi e a comprare opere darte, per lo pi dipinti, dei grandi maestri del Rinascimento italiano come Piero della Francesca e Ghirlandaio. Poi la sua passione sindirizz, quasi per caso, verso gli Impressionisti, conosciuti attraverso mercanti darte suoi amici. Uomo che non amava le luci della ribalta, Sterling inizi la sua attivit di collezionista quasi nellombra, scegliendo opere s di grandi autori, ma che soprattutto colpivano e affascinavano lui e la moglie. Una scelta istintuale, lontana dalle logiche di mercato o dalle mode. E fu cos che nel 1913 arriv a comprare il suo primo Renoir, primo appunto, di oltre 30 quadri del maestro francese, che divenne il suo preferito in assoluto e di cui am circondarsi esponendo queste opere nelle sue varie case. Se gi dal 1913 aveva pensato ad organizzare un suo museo privato, solo a 70 anni Sterling arriv a decidere di crearne uno suo per davvero. Dopo una vita trascorsa tra New York, Parigi e la casa di famiglia dei Clark a Cooperstown, la coppia decise di creare un nuovo edificio in stile classico a Williamstown, Massachusset. Unala di questo palazzo, inaugurato nel 1955, divenne la loro casa, finch la morte non colse Sterling a poco pi di un anno dalla creazione di questo museo. Un lascito importante, quello di Robert e Francine, fatto da unincredibile collezione di dipinti ma anche di oggetti dargento, porcellane, libri antichi, stampe e disegni. Listituto fu corredato anche da una generosa donazione e da unintelligente e liberale statuto che ha permesso allistituzione di non essere solo un museo, ma anche un centro di ricerche di fama mondiale, promotore di attivit e stanziamenti a favore dellarte e delle persone che di arte si occupano. Quello stesso statuto permette che, anche oggi, la collezione venga accresciuta e integrata da nuovi acquisti, fatti sempre pensando a quei criteri di scelta che usavano Sterling e Francine e che hanno permesso lacquisto di nove nuove opere presenti in questa mostra.

Gli impressionisti. I capolavori della Clark Collection. Palazzo Reale 2 marzo 19 giugno 2011 Orari: lun. 14.30 - 19.30. Mar, mer, ven e dom 9.30 -19.30. Giov e sab 9.30 - 22.30 Biglietti: Intero 9,00. Ridotto 7,50

La commedia delle arti di Savinio


Prima settimana di apertura per una mostra affascinante quanto complessa. Protagonista il grande dilettante, come amava definirsi lui, Alberto Savinio, al secolo Andrea De Chirico. Fratello proprio di quel De Chirico, Giorgio, che fu per certi versi pi famoso di lui ma anche diversissimo, e proprio questo gli fece

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decidere di assumere il nome darte di Savinio. La mostra vuol essere unantologica a tutto campo sullarte saviniana, la pi grande mai fatta da trentanni a questa parte. Cento e pi opere esposte, dipinti ma non solo, divise in cinque sezioni tematiche: mito, letteratura, architettura, oggetti e scenografie. S, perch Savinio fu un artista a tutto tondo, di quelli eclettici che forse al giorno doggi non esistono pi. Scrittore, pittore, compositore, drammaturgo, scenografo e regista teatrale. Scopo della mostra proprio il ripercorrere tutte le attivit a cui si interess nel corso della vita, analizzando temi e modi del suo linguaggio. La mostra, curata da Vincenzo Trione (lo stesso curatore dellepica mostra di Dal chiusa un mese fa), propone un incipit e una fine di percorso molto particolari. La voce di Toni Servillo, infatti, accoglie il visitatore nella prima e nellultima sala, declamando a gran voce testi e pensieri di Savinio. Perch solo con le parole di Savinio si pu capire larte e il Savinio-pensiero. Non sproloqui di critici, esperti ecc., ma parole vere, autentiche del maestro, che tanto lasci scritto e che tanto si

prodig affinch la sua arte fosse spiegata per ci che era veramente. Difficile inquadrare Savinio a priori, in qualche corrente artistica predefinita. Certo, conobbe i Surrealisti, certo suo fratello fu esponente di spicco della Metafisica. Ma Savinio elabor una poetica tutta sua, non convenzionale neanche per queste correnti di rottura. Apollinaire, amico dei De Chirico ed estimatore dellopera di Savinio, disse di lui che era grande come i geni del Rinascimento toscano. Nato in Grecia, rimase profondamente influenzato dalla cultura classica di quella terra, tanto che dipinse a pi riprese miti classici ed eroi, fino a identificarsi con Hermes, il pi misterioso e ambiguo dio dellOlimpo. Per Savinio la pittura deve essere antinaturalistica, non deve mai assomigliare alla realt, deve essere un mezzo per guardare oltre. E operazione mentale, concettuale, esercizio della mente. Limportante lidea, ed per questo che ogni medium pu essere valido: pittura, disegni, teatro, parole. I riferimenti culturali sono tanti, dalla monumentalit della pittura italiana degli anni 20 e 30, alla rivista Valori Plastici, allarchitettura

razionalista, ma presente anche il mondo dellinfanzia, con le famose Isole dei giocattoli, mausolei riferiti a un tempo e a un periodo scomparsi per sempre; i miti greci, la letteratura, con omaggi allamico Apollinaire; lossessione per le aperture, finestre che mettono in scena, teatralmente, potremmo dire, i soggetti dipinti; e ancora donne e uomini in abiti e interni borghesi, omaggio ai suoi familiari, ma con la faccia di galli, pellicani, struzzi e anatre, creature mutanti di un altro mondo. Concludono questo surreale percorso oggetti, abiti, mosaici e decorazioni create da Savinio nelle sue sperimentazioni, per terminare con la bellissima sezione teatrale in cui sono esposti disegni, bozzetti e maquette dei suoi spettacoli, di cui fu spesso regista e drammaturgo. Io sono un pittore oltre la pittura, disse. Oggi non possiamo che dargli ragione. Alberto Savinio. La commedia dellarte Palazzo Reale. Fino al 12 giugno. Orari: 9.30-19.30; lun. 14.30-19.30; giov. e sab. 9.3022.30. Biglietti: intero 9 euro, ridotto 7,5 euro.

Teste composite, ridicole e reversibili. Tra Leonardo e Caravaggio, lArcimboldo riscoperto


Dopo la grande mostra di Parigi del 2007, finalmente anche Milano celebra un suo grande artista con unesposizione importante e densa di contenuti e nuove scoperte. Lartista in questione ovviamente Giuseppe Arcimboldi, meglio conosciuto come lArcimboldo, genio venerato dai contemporanei, dimenticato dalla critica dei secoli scorsi, riscoperto e osannato solo dai Surrealisti in poi. Una mostra, quella allestita a Palazzo Reale, che ha come scopo quello di reinserire nel contesto milanese dorigine lArcimboldo e la sua cultura figurativa, che proprio qui si form, e soprattutto cercare di capire il motivo che spinse Massimiliano II dAsburgo a volerlo alla sua corte. Ecco perch le undici sezioni della mostra tracciano un excursus lungo ed esaustivo, da Leonardo al giovane Caravaggio, sul clima artistico che caratterizz gli anni giovanili dellArcimboldo. Si parte allora con i magnifici disegni di Leonardo e dei suoi seguaci, fondamentali per capire il punto di partenza per la creazione delle famose teste arcimboldiane. Fu Leonardo, infatti, studiando e disegnando volti di vecchi, personaggi tipizzati e infine volti apertamente caricaturali, che diede il via a quel genere di disegni, declinati sotto varie forme e aspetti dai suoi allievi. Melzi, Figino, Luini, Della Porta, De Predis, Lomazzo e altri ancora sono solo alcuni dei nomi presentati in mostra, con disegni che ci mostrano non solo lo studio attento dei volti ma anche la rivoluzionaria apertura alla natura e alla sua descrizione analitica iniziata sempre dal maestro fiorentino e trasmessa ai suoi allievi, come Cesare da Sesto. Per capire il clima della Milano del 500, la seconda sezione introduce a quello che era il fiore allocchiello della citt in quel secolo, le arti suntuarie. Botteghe di armaioli, cristallai, ricamatori, orafi, intagliatori di gemme e tessitori, i cui prodotti erano richiestissimi dalle corti di tutta Europa. Milano capitale del lusso e delle nuove tendenze non solo ora, ma anche cinque secoli fa. Si prosegue con i primi lavori giovanili di Arcimboldo, le vetrate del Duomo realizzate sui suoi disegni, a confronto con quelle del padre Biagio, artista di una generazione precedente, ancora estraneo ai tormenti manieristici; e il grande arazzo del duomo di Como realizzato sempre su un suo cartone. La sezione successiva dedicata agli studi naturalistici, illustrazioni di piante e animali, con disegni autografi dellArcimboldo stesso, attraverso i quali si potr capire il lato scientifico del Rinascimento e la smania di collezionismo dei signori di tutta Europa attraverso la creazioni di Wunderkammer, camere delle meraviglie, in cui racchiudere tutte le rarit, le stranezze e anche le mostruosit della natura. Lallestimento, curatissimo in ogni dettaglio, aiuter il visitatore a entrare nello spirito dellepoca, con la ricostruzione di parte di un vero studiolo cinquecentesco. Si arriva infine a quelli che sono i dipinti pi famosi e ammirati dellArcimboldo, le Quattro Stagioni, qui presenti nelle tre versioni esistenti, quelle di Monaco, di Vienna e del Louvre. Unoccasione unica per confrontarle e vederne gli sviluppi stilistici, con anche una nuova scoperta. Si ritiene infatti che la prima versione, quella di Monaco (1563), sia stata fatta dal giovane Arcimboldi a Milano e portata come dono di presentazione agli Asburgo nel 1562. Non pi dunque unorigine

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doltralpe, ma unulteriore conferma che le Stagioni si situano nella tradizione milanese delle teste iniziata da Leonardo e analizzata nella prima sezione. Oltre alle Teste, si potranno ammirare anche i Quattro Elementi, mezzi busti umani ma costruiti con oggetti e animali relativi ai diversi elementi naturali: pesci e animali marini per lAcqua, armi da fuoco, candele e acciarini per il Fuoco, una incredibile variet di volatili per lAria, elefanti, alci e cinghiali per la Terra. Animali studiati nel dettaglio di cui si possono riconoscere fino a cinquanta specie diverse per opera. Arcimboldo come straordinario pittore naturalista in linea con gli interessi del secolo. Passando attraverso i disegni degli accademici della Val di Blenio, che aprirono la tradizione della poesia dialettale milanese e ripresero le teste di Leonardo in senso fortemente caricaturale, si arriva alla sala delle feste, dove sono stati ricostruiti anche due esempi di apparati effimeri. Laustera Milano di san Carlo Borromeo era per anche la Milano degli sfrenati festeggiamenti del Carnevale, delle mille occasioni per inscenare balli, feste pubbliche, tornei e sfilate in costume. Arcimboldo fu un grande ideatore di eventi e costumi speciali, tanto che si

pensa sia stata la sua abilit in questo campo a farlo conoscere allimperatore; in questa sezione sono presentati alcuni disegni originali (in ogni senso) di vestiti e modelli per apparati trionfali dedicati a Massimilano II. LArcimboldo ebbe un gran successo presso la corte asburgica, tanto che lo volle presso di s anche il successore di Massimiliano, Rodolfo II, che decise di lasciarlo tornare in patria solo a 61 anni, come ci dice in modo camuffato lArcimboldo stesso in un suo bellissimo autoritratto, con la promessa per di continuare a mandargli dipinti e disegni. Eccolo dunque creare le sue opere pi ammirate dai contemporanei, la Flora (ora dispersa), e il Vertunno, straordinario ritratto dellimperatore in veste del dio, creato attraverso frutti composti insieme e osannato dagli umanisti del tempo attraverso rime, madrigali e panegirici. Oltre che alle teste ridicole, il Bibliotecario e il Giurista, mezzi busti creati con gli elementi tipici del proprio mestiere, Arcimboldo dipinse anche due bellissimi esempi di teste reversibili, lOrtolano e la Canestra di frutta. Se guardati a prima vista, le composizioni sembrano rappresentare solo una banale natura morta. Se rovesciati, appunto, questi due dipinti ci mostrano nuo-

vamente due ritratti, due volti, creati con un perfetto assemblaggio di ortaggi e frutta. Un divertissement pregiato e ricercato per lepoca. Si arriva infine allultima opera di Arcimboldo, tra laltro di recente scoperta e attribuzione: la Testa delle quattro stagioni dellanno, un mix di tutti gli elementi naturali gi usati in precedenza, per andare a creare forse la sua opera somma. Chiss che il giovane Caravaggio, che abitava a poca distanza dal grande artista, non abbia visto le sue nature morte assolutamente innovative e moderne, e sia partito proprio da l per ripensare, a suo modo, questo tema. Insomma una mostra ben curata, scientificamente innovativa, che anche grazie allallestimento assolutamente suggestivo, permetter di comprendere appieno e sotto nuova luce unartista per molti secoli ingiustamente dimenticato. Arcimboldo. Artista milanese tra Leonardo e Caravaggio. Palazzo Reale, 10 febbraio 22 maggio 2011 Orari: tutti i giorni 9.30-19.30, Luned 14.30-19.30, Gioved e Sabato 9.30-22.30. Costi: Intero 9,00. Ridotto 7,50

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org LA FINE IL MIO INIZIO
di Jo Baier [Germania, Italia, 2010, 98] con: Bruno Ganz, Elio Germano, Erika Pluhar, Andrea Osvrt
Un cerchio che si chiude. La mano di un vecchio giornalista traccia una pennellata circolare, ma si ferma proprio l: nel momento di chiudere il cerchio. Inizia con questa immagine La fine il mio inizio [Germania, Italia, 2010, 98] di Jo Baier; Tiziano Terzani (Bruno Ganz), ritirato nella sua casa di Orsigna, invita il figlio Folco (Elio Germano) a raggiungerlo per unultima chiacchierata, prima che la morte lo prenda per mano. Terzani desidera un momento di confronto con il figlio, un dialogo necessario a tracciare quella parte mancante di cerchio che, da solo, non riuscirebbe a chiudere. Da questa conversazione nascer il libro La fine il mio inizio [Longanesi, 2006], da cui tratto il film, dove il giornalista racconta al figlio il viaggio di una vita: la guerra in Vietnam, la Cina, la caduta dellimpero sovietico, gli anni da eremita sull Himalaya e specialmente linesorabile prossimit alla morte. Folco cerca di prepararsi allimpatto della perdita, stupito dalla imperturbabilit del padre a un passo dalla fine. La morte lunica cosa nuova che mi pu ancora succedere, dice Tiziano. Una vita intensa, ricca di esperienze, arrivata alla fine in un corpo fragile; Terzani vive la morte come labbandono della materialit, e dimostra di avere la testa pi forte del corpo che invecchia. Padre e figlio sono seduti, fianco a fianco. Parlano. Ridono. Riflettono sulluomo e sul modo di affrontare il mondo, pensano a come ormai non si pi liberi di essere se stessi: luomo succube delleconomia, schiavo di un sistema che impone desideri insignificanti. Lindividualismo fa rincorrere obiettivi, ma lunica rivoluzione che pu servire quella dentro di noi - dice pressappoco Terzani - unica maniera per rincorrere i sogni, invece degli obiettivi. Silenzi e sguardi. Jo Baier muove la macchina da presa lentamente, con delicatezza. Nella conversazione tra Tiziano e Folco, tra miriadi di parole, sono proprio i silenzi e gli sguardi i protagonisti. La sceneggiatura di Ulrich Limmer e di Folco Terzani rimane fedele al libro; il regista concentra il suo lavoro sul non detto, sulla potenza delle immagini, che siano primi piani del volto o panoramiche sulla bellezza della natura.

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Questa la fine, ma anche linizio di una storia, secondo Terzani. Perch, con il sostegno del figlio, riesce a disegnare un cerchio completo, ma pur completandosi il cerchio destinato a ricominciare, proprio come una vita o una storia

in cui alla parola fine segue sempre la parola inizio. Paolo Schipani

In sala: Eliseo Multisala, AnteoSpazioCinema, Skyline Multiplex, Arcadia Bellinzago Lombardo, Multisala Metropol SpazioCinema, San Giovanni Bosco, Marconi, Ariston Multisala, Cinema Teatro Tresartes, Auditorium S.Luigi.

LO STRAVAGANTE MONDO DI GREENBERG


di Noah Baumbach [Greenberg,USA, 2010, 107] con Ben Stiller, Rhys Ifans, Greta Gerwig
Roger Greenberg arrivato a Los Angeles da New York perch suo fratello ha deciso di passare con la famiglia un lungo periodo di vacanze in Vietnam lasciandogli casa e cane. Che il mondo di Greenberg sia realmente stravagante appare inconfutabile dalle prime necessit alimentari espresse a Florence, la giovane assistente del fratello, in procinto di andare al supermercato: whiskey e sandwich al gelato. Non vi nulla di costruito, per, in questo quarantenne appena uscito da un periodo di degenza in un ospedale psichiatrico a seguito di un esaurimento nervoso. Non ha maschere, non sente la pressione di dimostrare di essere qualcun altro o di costruirsi una figura che possa attrarre i vecchi amici d'infanzia. Questo suo fare niente, per scelta, lo rende alieno in un mondo di persone che vedono la propria vita proiettata su piani ascendenti e non c' ragione per ascoltare o frequentare coloro che stanno sotto. Fedor Dostoevskij in Ricordi dal sottosuolo ha scritto: Ecco, adesso dovrei tirare una bottiglia in testa a tutti quanti loro; presi la bottiglia e...mi riempii il bicchiere. Quante bottiglie spaccherebbe Greenberg in testa a quelli della America Airlines rei di avere sedili malfunzionanti, a Starbucks, al sindaco di New York Bloomberg colpevole di non interessarsi dell'ecologia acustica, alla societ che si occupa del trasporto animali, ai suoi vecchi amici che non sentono, quanto lui, l'energia di un incontro atteso da anni. Florence, l'unica a essere stata colpita dalla sensibilit e dalla delicatezza del protagonista, anche la sola in grado di fermare la sua mano evitando cos la sua irreversibile chiusura sotto una campana di vetro. Lo stravagante mondo di Greenberg un film in cui la trama, forse un po' troppo statica, lascia spazio ai brillanti dialoghi tra i personaggi. Ognuno sembra parlare per conto suo in questa pellicola. Quanto somiglia alla nostra realt quella di Roger quando ci mostra questa moltitudine di persone che ormai incapace di ascoltare. Il regista, Noah Baumbach, ha scelto e diretto un sorprendente Ben Stiller. Salto di qualit, ruolo maturo, si pu abbondare negli apprezzamenti a questo attore che troppo spesso si abbassato a livelli che non gli si confanno. Roger Greenberg gli scriverebbe senz'altro una lettera di non tornare al passato. Marco Santarpia In sala a Milano: Apollo SpazioCinema.

GALLERY

VIDEO

MANFREDI PALMERI: N CON LA MORATTI N CON PISAPIA


http://www.youtube.com/watch?v=S6337rlD5t0

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