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UN APPROCCIO SEMPLIFICATO PER LA VALUTAZIONE DELLA VULNERABILITÀ STATICA DI EDIFICI ESISTENTI

Gerardo M. Verderame, Maria Polese, Edoardo Cosenza

Dipartimento di Ingegneria Strutturale, Università di Napoli “Federico II”

SOMMARIO L’accadimento di una serie di “collassi spontanei” negli ultimi anni, apparentemente dovuti ai soli carichi verticali, ha allertato l’opinione pubblica sul problema della sicurezza strutturale degli edifici esistenti. Sebbene una serie di studi abbiano indagato le cause di collasso ed i difetti strutturali che nei singoli casi hanno favorito l’innescarsi di meccanismi di dissesto, la valutazione delle condizioni statiche di edifici esistenti resta una problematica scarsamente affrontata, se non per specifici casi studio. Questo lavoro propone un approccio semplificato per la valutazione della vulnerabilità statica di edifici in Cemento Armato, indagando la capacità portante degli stessi in base ad un’analisi per meccanismi. In particolare, riferendosi a telai in c.a. progettati per soli carichi verticali, sono studiate le condizioni di crisi degli elementi strutturali, travi solai e pilastri, valutando i minimi moltiplicatori di carico che portano alla crisi per flessione o taglio, nel caso di travi e solai, o per eccessiva compressione nel caso dei pilastri. Tenendo conto dei parametri di progettazione comunemente adottati, quali tensioni ammissibili, minime percentuali di armature, passo staffe ecc., e delle caratteristiche dei materiali, quali resistenza a rottura del calcestruzzo e tensione di snervamento dell’acciaio, è proposta una formulazione semplificata per il moltiplicatore associato al singolo meccanismo; tale formalizzazione consente di valutare esplicitamente, oltre che l’influenza dei materiali e dei parametri di progettazione, anche l’effetto di difetti di esecuzione o di errori progettuali.

SUMMARY The evaluation of the structural safety for existing buildings is felt as a worrisome problem in many countries that have been recently shocked by unexpected, “spontaneous” structural failures. Although several studies have tried to investigate on the inherent structural deficiencies associated to happened collapses, a uniform approach for the evaluation of a building static vulnerability under gravity loads, accounting both for potential failures in vertical and horizontal elements, does not exist yet. This paper takes up this challenge, investigating on the dependence of the different failure mechanisms of the main structural elements, in a Gravity Load Designed (GLD) Reinforced Concrete (R.C.) non-sway frame, from a number of design and material factors. In particular, applying basic principles of plasticity theory to the slabs, the beams and the columns of the structural system for different failure mechanisms, the collapse multipliers for the main structural elements are established. The proposed simplified formulations highlight the dependence of each failure condition on proper design parameters and mechanical properties; moreover they allow the explicit evaluation of the effect of some design errors or execution defects.

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1. INTRODUZIONE

Alcuni casi recenti di collassi strutturali hanno sensibilizzato l’opinione pubblica e l’interesse scientifico sullo spinoso argomento della sicurezza strutturale per edifici esistenti in c.a. [1-2-3]. Diversi studiosi hanno tentato una classificazione delle principali cause di dissesto [4-5-6-7]. Secondo [5] le maggiori responsabilità sono da attribuire ad “errori di calcolo”, seguiti

da

“errori nella scelta o nella produzione dei materiali”, “errori

di

costruzione” e “progetto inappropriato dei dettagli

costruttivi”. I meccanismi di collasso in un edificio in c.a. a telaio possono coinvolgere le strutture verticali, ovvero i pilastri, o quelle orizzontali, travi e solai. Sebbene il primo tipo di collasso sia certamente più pericoloso, visto che è di natura fragile e può potenzialmente coinvolgere l’intero edificio, è stato osservato [8] che il crollo di strutture orizzontali ha una frequenza circa doppia rispetto a quello delle strutture verticali, ed in alcuni casi può innescare meccanismi che interessano l’intera struttura, come documentato in [9]. Diversi studi si sono posti il problema di analizzare i

difetti strutturali o le particolari circostanze associate al crollo

di elementi verticali [2-3] od orizzontali [10-11]; tuttavia, a

conoscenza degli autori, non esiste ancora un approccio uniforme volto alla valutazione della vulnerabilità statica che tenga conto contemporaneamente delle possibili crisi per

elementi verticali ed orizzontali. Lo studio dettagliato della vulnerabilità statica di un edificio esistente [12] ha mostrato che la massima capacità portante dei principali elementi strutturali verticali ed orizzontali di un edificio a telaio in c.a. può essere convenientemente rappresentata in termini di moltiplicatori di collasso λ direttamente dipendenti dalle proprietà dei

materiali; al variare di queste ultime la gerarchia di collasso degli elementi può cambiare, avendosi un passaggio da crisi di

tipo fragile a duttile e viceversa. Tuttavia, in fase di valutazione preliminare, disegni tecnici

di progetto, relazioni di calcolo e/o rilievi di dettaglio possono

non essere disponibili ed in tal caso sarebbe impossibile poter

valutare i moltiplicatori di collasso, ed in definitiva esprimere

un giudizio sullo stato di un edificio o anche effettuare

confronti quantitativi fra diversi edifici. Al fine di generalizzare l’approccio utilizzato in [12], questo lavoro propone formulazioni sintetiche dei moltiplicatori di collasso λ che possano essere utilizzate anche

con un basso livello di conoscenza. Le espressioni dei λ sono funzione di parametri progettuali e proprietà meccaniche

desumibili da codici in vigore all’epoca di progettazione e/o

da pubblicazioni scientifiche, e solo di pochi parametri

geometrici. Nei paragrafi seguenti, dopo una disamina dei principali difetti strutturali potenzialmente responsabili di seri dissesti strutturali, è riproposta un’analisi dei possibili meccanismi di collasso per le travi, i solai ed i pilastri di edifici esistenti, tenendo conto della eventuale presenza di alcuni di tali difetti.

In particolare, le sezioni e le armature dei principali elementi resistenti sono oggetto di progettazione-simulata con il metodo delle tensioni ammissibili e considerando le pratiche progettuali in vigore fra gli anni ’50 e ’70 del secolo scorso. Successivamente, applicando i principi base della teoria della plasticità a diversi meccanismi di collasso (flessione e taglio

per travi e solaio, sforzo assiale per i pilastri), si sono ricavate

espressioni generali per i moltiplicatori dei carichi accidentali

che portano ciascun elemento a rottura. Come si vedrà, le formulazioni proposte evidenziano la

dipendenza dei λ dal rapporto fra le resistenze dei materiali e

le tensioni ammissibili utilizzate in fase di progettazione, così

come dal rapporto dei carichi accidentali di progetto fratto i

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permanenti; inoltre esse consentono la valutazione esplicita degli effetti di errori di progettazione e/o di esecuzione. Infine, essendo i moltiplicatori di collasso per ciascun meccanismo espressi in termini di massimo amplificatore dei carichi accidentali applicati sui solai, è possibile il diretto confronto fra i diversi λ e la valutazione di quale meccanismo possa essere attinto prima degli altri.

2. DIFETTI STRUTTURALI

In questo paragrafo sono riportati alcuni esempi di difetti strutturali, esaminando la loro relazione con dissesti locali (di elemento) o globali (di edificio) da un punto di vista strutturale. Essendo una trattazione completa al di fuori dei nostri scopi, si considerano solo alcuni aspetti legati alla progettazione, ai materiali e ad errori esecutivi tipici delle costruzioni in c.a. realizzate in Italia nel ventennio successivo alla seconda guerra mondiale.

2.1 Modelli progettuali

Nonostante il cosiddetto metodo delle tensioni ammissibili generalmente garantisse di progettare strutture con un adeguato margine di sicurezza, può accadere che l’approssimazione nella valutazione dei carichi sugli elementi, spesso effettuata riferendosi a modelli di singolo elemento trascurando la continuità strutturale, porti ad inaspettati

abbattimenti di tali margini, come mostrato in [12]. Ad esempio, le sollecitazioni flessionali alle estremità ed in campata per travi e solai erano valutate con formule semplificate del tipo:

M =

p

2

L

α

(1)

in cui p è il carico agente sulla campata, L la luce ed α un fattore dipendente dalle condizioni di vincolo (α =8÷24). Tale approssimazione è generalmente accettabile, purché si

scelgano valori realistici per α. Tuttavia, considerando l’effettivo schema di trasferimento dei carichi gravitazionali, dai solai alle travi e da queste ultime ai pilastri, se la continuità strutturale non è opportunamente considerata si rischia di introdurre un livello di imprecisione crescente. La prima approssimazione rilevante era generalmente incontrata nella valutazione del taglio V agli estremi dei solai in cui, trascurando la continuità si ha:

V =

(g

k

+

q

k

)

L

2

(2)

in cui g k e q k sono i carichi fissi ed accidentali caratteristici,

agenti sulla fascia di 1 m di solaio. L’introduzione dei coefficienti di continuità, che variano in un intervallo fra 0.75 per gli estremi di campate laterali ed 1.25 per appoggi centrali [13], consente di tener conto della distribuzione asimmetrica del momento. Nel trasferimento del carico alle travi, la possibile approssimazione della sollecitazione tagliante per i solai diventa approssimazione per i carichi della trave; pertanto, nel caso in cui il coefficiente di continuità non sia propriamente introdotto, i carichi sulla trave possono essere sottostimati anche del 25%. Per quanto riguarda i pilastri, la sezione trasversale era dimensionata in base allo sforzo assiale N ed alla tensione

ammissibile

σ

ca

per carichi centrati:

A

c

=

N

tensione ammissibile σ ca per carichi centrati: A c = N σ ca (3) in cui

σ ca

(3)

in cui N è determinato in base all’area d’influenza gravante sull’elemento. Anche in questo caso la continuità strutturale era spesso trascurata, essendo la (3) solo di rado corretta con un fattore di continuità amplificativo della sollecitazione assiale.

L’armatura a taglio degli elementi andava progettata se la tensione tangenziale τ eccedeva un valore limite τ o , uguale a 0.4 MPa o 0.6 MPa per calcestruzzi normali e ad alta resistenza, rispettivamente [14]. Infatti, si supponeva che per τ≤τ o la sollecitazione tagliante fosse assorbita interamente dal calcestruzzo, ed il taglio resistente era calcolato come:

V

res

= 0.9d b⋅τ

o

(4)

in cui d e b sono l’altezza utile della sezione la base. In tal caso, erano disposti solo minimi registri di armatura a taglio, quali staffe φ6 o φ8 mm ogni 20/25 cm [15], o staffe φ8 mm con spaziatura pari a min(33cm, 0.8d) [16]. Si intuisce come un errore o approssimazione di valutazione delle sollecitazioni, dovuta ad esempio al mancato uso dei coefficienti di continuità, possa portare alla realizzazione di travi scarsamente armate a taglio. Per i solai, generalmente non armati a taglio, la sollecitazione tagliante era affidata interamente al calcestruzzo; la resistenza a taglio, quindi, veniva ancora valutata con la (4).

2.2 Materiali La valutazione delle proprietà dei materiali, calcestruzzo e acciaio, era regolamentata dai codici in vigore all’epoca di costruzione. Una delle normative più importanti per la sua longevità risale al 1939 [14]. Quest’ultima, sostituita solo nel 1972 con [16] indicava i criteri di accettazione per i calcestruzzi e le tensioni ammissibili da associare alle relative classi, così come i 3 tipi di acciaio utilizzabili, classificati secondo le caratteristiche meccaniche. In particolare, era consentito l’uso di resistenze cubiche a compressione di 12 o 16 N/mm 2 per calcestruzzi normali o ad alta resistenza; quest’ultimo valore poteva salire a 18.0-22.5 N/mm 2 se preventivamente determinato. La tensione ammissibile era valutata a circa un terzo della resistenza a compressione, come mostrato in Tabella 1, che riassume le tensioni ammissibili utilizzate in Italia nel periodo 1940-1970 [14].

Tabella 1 – Tensioni ammissibili per calcestruzzo e acciaio [14]

 

Calcestruzzo

Acciaio

Minima

resistenza a

Tensione ammissibile

[MPa]

Tensione

ammissibile

compressione

[MPa]

R

c

Sforzo

Presso-

 

[MPa]

assiale

flessione

12

3.5

4.0

-

16

4.5

5.0

140-180

18-22.5

(R c /3) 6.0

(R c /3) 7.5

140-180-200

Per quanto concerne l’acciaio, le barre lisce adottabili nelle costruzioni in c.a. dovevano essere caratterizzate da una tensione di snervamento almeno doppia rispetto alla tensione ammissibile di progetto. Questi acciai furono più tardi ri- classificati coma acciai di qualità Aq42 Aq50 o Aq60 in funzione della loro resistenza [17], in contrapposizione agli acciai ad aderenza migliorata. Essendo intrinsecamente un materiale non omogeneo, il calcestruzzo è caratterizzato da una elevata variabilità delle sue proprietà meccaniche; resistenze minori di 10.0 N/mm 2 sono rare, ma possibili, come confermato anche in [18; 19]. Sebbene le proprietà dell’acciaio siano definibili in maniera molto meno incerta, questo materiale può essere affetto da processi di deterioramento a causa della corrosione che possono ridurre anche sensibilmente l’effettiva area resistente ed abbassare il margine di sicurezza. Seppure la severità del fenomeno di corrosione è molto più significativa in strutture con cattiva esposizione, quali pile da ponte, banchine marine, serbatoi o dighe, anche le costruzioni

- 583 -

ordinarie ne possono subire gli effetti negativi, come documentato in [20; 11].

2.3 Difetti esecutivi

In questa categoria ricadono tutti i difetti dipendenti da errore umano o di esecuzione-organizzazione dei lavori. Può accadere che una certa quantità di armatura longitudinale o trasversale non sia posizionata correttamente nell’elemento, a causa di lunghezze di ancoraggio inadeguate, mancata sovrapposizione, errore di lettura delle dimensioni delle barre o addirittura, dimenticanza nel posizionamento. Per quanto riguarda le colonne, il minimo passo normativo delle staffe, s= min(B/2, 10φ) con B il valore minimo delle dimensioni della sezione trasversale e φ il diametro delle barre longitudinali, spesso non era rispettato, o le staffe erano chiuse in maniera inefficace, con uncini a 90° e di lunghezza inadeguata (Figura 1a). Per elevati valori delle sollecitazioni assiali, quindi, si può arrivare all’instabilizzazione delle barre longitudinali con conseguente espulsione del copriferro e riduzione della sezione resistente in calcestruzzo. Per le travi poteva accadere che i sagomati fossero posizionati erroneamente a distanza eccessiva dall’appoggio (Figura 1b), con la risultante inefficacia del meccanismo di Ritter-Mörsch. Ancora, un tipico errore nei solai riguarda l’erronea realizzazione di fasce semipiene di lunghezza inadeguata.

realizzazi one di fasce semipiene di lunghezza inadeguata. (a) correct position correct position wrong position

(a)

correct position correct position wrong position wrong position stirrups stirrups design shear design shear
correct position
correct position
wrong position
wrong position
stirrups
stirrups
design shear
design shear
resisting shear
resisting shear

(b)

Figura 1 - Difetti esecutivi: (a) passo delle staffe eccessivo,

(b)errato posizionamento dei ferri sagomati

3. I MECCANISMI DI COLLASSO

In questo paragrafo si esaminano i possibili meccanismi di collasso per gli elementi strutturali di un edificio in c.a In particolare, applicando principi base della teoria plastica si ricavano i minimi moltiplicatori di collasso per i meccanismi di flessione e taglio nelle travi ed i solai e per lo sforzo assiale nelle colonne.

3.1 Flessione solai e travi Il moltiplicatore di collasso

determinato nell’ipotesi che il meccanismo plastico si formi con due cerniere in appoggio ed una in campata:

fl dei solai a flessione è

s

λ

i

=

(g

k

+ λ

s

fl

q

k

M

r,y

+

M

t,y

2 r L

)(

L

r

L

t

L

r

+

(1

+

+

) =

L

2 2

M

L

t

s,y

L

r )

t

(5)

in cui g k e q k sono carichi fissi ed accidentali agenti su di una

striscia di solaio di interasse i, M r,y M t,y e M s,y sono i momenti

di snervamento sugli appoggi r, t e nella sezione di campata s,

L r ed L t sono le distanze della sezione s rispetto ad r e t. Esprimendo il momento di snervamento nella generica sezione come:

M

y

= 0.9 d f

y

A

s

(6)

in cui A s è l’area di armatura longitudinale, d l’altezza utile ed

f y la tensione di snervamento dell’acciaio, e ricavando la A s con le usuali formule di progettazione si ottiene, ricordando la

(1):

M

y

=

f

y

M =

f

y i

(g

k

+

q

k

2

)L

σ

sa

σ

sa

α

(7)

La (7) mostra chiaramente che il momento di snervamento in una sezione può essere ricavato moltiplicando il momento di

progetto della stessa per il rapporto f σ ; come y sa conseguenza, per un
progetto della stessa per il rapporto
f
σ
; come
y
sa
conseguenza, per un carico pari a (f
le tre
σ
)(g
+
q
)
y
sa
k
k

sezioni r, t ed s raggiungono contemporaneamente il momento di snervamento. In particolare, la sezione s che supera il limite elastico in campata coincide con la sezione di massimo momento progettuale. La posizione di s (Figura 2) si può ricavare in funzione dei coefficienti di continuità C r e C t che dipendono dalle ipotesi progettuali, infatti:

L

C

r

t

=

+

C

C

r

r

L

;

L

2

t

t

2

L

=

C

=

2

(8)

(9)

Sostituendo le (7), (8) e (9) nella (5) il moltiplicatore dei carichi diviene:

 

f

1

 

1

 

1

 

2

 

1

(10)

s

λ

= 4

y

 

+

 

+

fl

σ

sa

β

(

α

r

C

r

α C

t

t

α

s

C C

t

r

)

β

in cui

β = q

k

/g

k

rappresenta l’incidenza dei carichi accidentali

sui fissi. Generalmente, per carichi uniformemente distribuiti i 3 momenti M r , M t ed M s soddisfano l’equazione:

1

=

i

(g

k

+

q

k

2

)L

M

che, considerando la (1) diviene:

2

r

t

s

16

(M

+

M

)

+

1

1

2

1

=

+

+

α

r

α

t

α

s

8

(C

2

r

+

C

2

t

)

(C

2

r

+

C

2

t

)

(11)

(12)

Considerando la (12) la (10) si può esprimere come:

s

λ

fl =

f

y

1

1

σ

sa

β

β

(13)

che consente di valutare il moltiplicatore di collasso in

funzione di pochi parametri, ovvero f σ e l’incidenza dei y sa carichi accidentali sui
funzione di pochi parametri, ovvero
f
σ
e l’incidenza dei
y
sa
carichi accidentali sui fissi β.
La Figura 3 mostra
s
λ
in funzione di
f
σ
per diversi
fl
y
sa
valori di β. Al crescere di
s
f
σ
il fattore
λ
fl aumenta
y
sa

linearmente; tuttavia

In Figura 4 si vede come per f

ad 1, indipendentemente dal valore di β. Inoltre per

fl sia pari

fl decresce al crescere di β.

s

λ

y

per fl sia pari fl decresce al crescere di β . s λ y σ sa

σ

sa

=

1

il fattore

s

λ

- 584 -

f y

β . s λ y σ sa = 1 il fattore s λ - 584 -

σ

sa

=

2

, che corrisponde al minimo valore prescritto dalla

fl varia fra 3 e 7, essendo maggiore

norma dell’epoca [14],

di 4 per β=0.4, valore tipico per edifici residenziali.

s

λ

(g +q ) (g k +q k ) k k (g (g (g k +q
(g +q )
(g
k +q k )
k
k
(g
(g (g
k +q k )L 2
+q )L
+q )L
2 2
k k
k k
M r = =
M =
M
r r
α α
α
r
r r
(g (g
(g
k +q k )L 2
+q )L
+q )L
2 2
k k
k k
M t = =
M =
M
t t
α α
α
t
t t
(g (g
(g
k +q k )L 2
+q )L
+q )L
2 2
k k
k k
M s = =
M =
M
s s
α α
α
s
s s
(g
(g (g
k +q k )L
+q )L
+q )L
k k
k k
V
V = =
C C
V r = C r
r r
r r
2 2
2
(g
(g (g
k +q k )L
+q )L
+q )L
k k
k k
V
V = =
C C
V t = C t
t t
t t
2 2
2
L L
L L
r r
t t
L L

Figura 2 - Coefficienti di continuità

12

10

8

6

4

2

0

0.2 0.4 0.6 β 0.8 1.0 f y /σ sa live load multiplier, λ s
0.2
0.4
0.6
β
0.8
1.0
f y /σ sa
live load multiplier, λ s fl

012345

Figura 3 - Moltiplicatori di collasso dei solai a flessione:

l’effetto della resistenza specifica

12

10

8

6

4

2

0

4 3 f y /σ sa 2 1 β 0.0 0.2 0.4 0.6 0.8 1.0
4
3
f y /σ sa
2
1
β
0.0
0.2
0.4
0.6
0.8
1.0
live load multiplier, λ s fl

(b)

Figura 4 - Moltiplicatori di collasso dei solai a flessione:

l’effetto dell’incidenza β dei carichi accidentali sui fissi

Evidentemente le considerazioni di sopra per i solai

possono essere facilmente estese alle travi. In particolare,

esprimendo i carichi unitari agenti sulla trave in funzione del

taglio trasmesso dai solai, ed introducendo i necessari coefficienti di continuità si ottiene:

b

λ

fl

=

f

y

(

1

)

C

ds

1

σ

s,a

β

C

vs

β

(14)

Nella (14) C vs è il coefficiente di continuità attuale del solaio, ovvero utilizzato ad oggi per il calcolo di verifica, mentre C ds

è il coefficiente di continuità utilizzato in fase di progettazione

del solaio. La (14) tiene conto del fatto che le sollecitazioni e le relative quantità progettuali (es. A s ) fossero state determinate con un certo coefficiente di continuità C ds (spesso assunto pari ad uno), mentre oggi ai fini della verifica si tiene conto della continuità introducendo C vs opportuni (quindi con

C ds /C vs <1) con la conseguente diminuzione di

b

λ

fl

.

3.2 Taglio solai e travi

Il moltiplicatore di collasso corrispondente alla crisi a

taglio per la trave

di taglio all’estremità dell’elemento uguagli la resistenza a taglio:

sh è determinato imponendo che lo sforzo

b

λ

C

vb

(G

k

b

+ λ

sh

Q

k

)L

b

2

= V

R

(15)

Nella (15) G k e Q k sono i carichi fissi ed accidentali agenti sulla trave, L b è la lunghezza della campata e C vb è il coefficiente di continuità della trave utilizzato in fase di verifica. Per le travi, rinforzate a taglio, V R è il valore minimo fra il

ed il

massimo taglio assorbito dalle bielle in calcestruzzo

massimo taglio assorbito dall’armatura trasversale

c

V

R

s

V

R

[21]:

c

R

s

R

V

V

=

=

d

f

*

y

( 2 θ) ⋅ b ⋅ (0.5 f ⋅ ) cotg ⋅ θ 1 +
(
2
θ)
b
(0.5 f
) cotg
θ
1
+
cotg
c
A sw
⋅ d
* ⋅ cot gθ

s

(16)

(17)

Nelle (16) e (17), scritte per il caso di staffe quali armature

trasversali, b è la base della trave, d*=0.9d è il braccio della

coppia interna , A sw e s sono l’area ed il passo delle staffe, θ è l’inclinazione delle bielle in calcestruzzo, con la limitazione

(1.0cotgθ≤2.5).

resistenza a taglio si ottiene imponendo

; in tal modo si ottiene una inclinazione delle bielle θ

tale che:

c

V

R

La

massima

=

s

V

R

cot g

θ

*

=

b ⋅ s ⋅ f c 0.5 − 1 A f sw y
b
s
f c
0.5
− 1
A
f
sw
y

(18)

Evidentemente, la formulazione da adottare per il calcolo

di V R dipende dal valore di cotgθ* dato dalla (18), per la quale

il valore dell’area di armatura trasversale può essere non noto. In maniera analoga a quanto fatto per la flessione, anche l’armatura A sw può essere oggetto di progettazione simulata riferendosi alle normative di progettazione dell’epoca. In particolare, il parametro di riferimento per la progettazione era

la tensione tangenziale τ determinata come:

τ =

V

(19)

Come anticipato al § 2.1, se la τ non eccedeva un valore

limite τ ο , corrispondente all’incipiente fessurazione diagonale,

il taglio V era attribuito al solo calcestruzzo e l’armatura trasversale si disponeva secondo i minimi. In caso contrario l’armatura veniva progettata adottando il modello a traliccio di

Ritter-Mörsch, tranne nel caso in cui la τ superasse un valore

limite τ 1 [14], oltre il quale la sezione in calcestruzzo andava

riprogettata. Per τ compresa nell’intervallo (τ ο , τ 1 ) il taglio assorbito dalle sole staffe veniva espresso come:

b

0.9 d

V

= τ⋅

b

0.9 d

=

A

sw

⋅σ

sa

0.9 d

(20)

s

Ricavando A sw e sostituendo nella (18):

- 585 -

cot g

θ

*

=

σ ⋅ f c sa 0.5 − 1 τ f y
σ
f c
sa
0.5
− 1
τ f
y

(21)

Quindi il valore di cotgθ* dipende da svariati fattori: la tensione ammissibile σ sa , le resistenze dei materiali f c ed f y e la tensione tangenziale τ.

In Figura 5 è mostrata la variazione di cotgθ* con il

parametro (f

e

massima tensione tangenziale (

/f ) , consentite in fase di

evidenziate le curve limite definite dalla minima (

y

di evidenziate le curve limite definite dalla minima ( y σ sa ) per diversi valori

σ sa

)

per diversi valori di ( /f ) ; inoltre, sono

τ

c

τ

o

/f

c

)

τ

1

c

progettazione. La cotgθ* è fortemente influenzata dal rapporto

fra la tensione di snervamento dell’acciaio e la relativa

la

cotgθ* diminuisce. Analogamente, la cotgθ* diminuisce se,

tensione ammissibile; dato ( /f ) , al crescere di (f

τ

c

y

dato ( / f ) , al crescere di ( f τ c y σ sa

σ sa

)

assegnato (f ) , la ( τ /f ) cresce. y σ sa c 4.0
assegnato (f
)
, la (
τ /f
)
cresce.
y
σ sa
c
4.0
cotgθ ∗
3.5
(τ ο /f c )=0.03
(τ/f c )
3.0
2.5
2.0
(τ 1 /f c )=0.09
1.5
1.0
0.5
(f y /σ sa )
0.0
0.0
0.5
1.0
1.5
2.0
2.5
3.0

Figura 5 - Moltiplicatore di collasso per le travi a taglio:

variazione di cotgθ* con il parametro (f y /σ sa ) per diversi valori di (τ/f c )

Esplicitando

l’espressione

del

taglio

V

nella

(19),

la

tensione tangenziale τ può anche essere espressa come:

τ

=

V

C

db

(G

k

+

Q

k

)L

b

=

(22)

con C db il coefficiente di continuità della trave utilizzato in fase di progetto, e gli altri simboli già definiti. Esprimendo i carichi G k e Q k agenti sulla trave in funzione dei carichi g k e q k agenti sul solaio:

0.9 b

d

2

0.9

b

d

τ =

C

db

C

ds

(g

k

+

q

k

)(L

s1

+

L

s2

)L

b

=

C

db

C

ds

(g

k

4

+

0.9

q

b

d

k

)L L

s

b

2

0.9

b

d

=

(23)

Effettuando il progetto simulato per l’altezza utile della trave d

e sostituendo nella (23) si ottiene:

C (g + q )L L C db ds k k s b τ =
C
(g
+ q
)L L
C db
ds
k
k
s
b
τ =
=
M
1.8
b
r
b
α
C db
=
(1
+ β
)g
(24)
C ds
k L
s
1.8
⋅ r
b
in
cui
r
è il classico fattore di progetto dell’altezza per

flessione, ed α varia nell’intervallo

negativi, (8, 24) per i positivi. L’equazione (24) evidenzia l’influenza dei parametri geometrici b ed L s , dei carichi unitari (g k +q k ) e delle assunzioni progettuali tramite α.

per momenti

(8, )

Considerando il caso in cui la progettazione dell’armatura

a taglio fosse necessaria (τ≥τ ο ), e sostituendo la formula (20)

di progetto della A sw nella (17) scritta per θ=θ* si ottiene una

semplice relazione che collega la resistenza a taglio con la relativa sollecitazione:

V R

=

C

db

(G

k

+

Sostituendo

Q

k

la

)

cot g

θ

*

b

y

2

σ

sa

nella

(25)

(15)

L

f

opportuni

progetto e verifica, ed il rapporto β si ha:

coefficienti

di

continuità,

b

λ

sh =

f

y

(

1

)

C θ

db

⋅ ⋅

*

1

σ

sa

β

C

vb

cot g

β

(25)

ed

introducendo

alle

relativi

fasi

(26)

gli

di

Quando cotgθ*1 la crisi è dovuta allo schiacciamento delle bielle compresse ed il moltiplicatore di carico è indipendente dalla tensione di snervamento dell’acciaio, quindi, sostituendo la (16) nella (15) e ricordando il progetto simulato dell’altezza si ottiene:

0.45 r ⋅ ⋅ f b (1 + β ) 1 b (27) c λ
0.45 r
f
b
(1
+ β
)
1
b
(27)
c
λ
C
sh =
ds
β ⋅
C
C
L
α
g
β
vb
vs
s
min
k
In Figura
6
è
mostrato
il
moltiplicatore
b
λ
sh (linea
tratteggiata) per le travi
in
funzione
di
(f c /σ ca ).
Il
moltiplicatore è valutato per una variazione parametrica di
(f y /σ sa ); inoltre, si sono assunti β=0.4, Ls=5.00 m, σ ca =7.5

MPa, σ sa = 200MPa (Tab. 1) e un carico permanente g k =5.00 kN/m 2 .

è crescente con la resistenza specifica

del calcestruzzo fino ad un certo valore, oltre il quale rimane

Il moltiplicatore

b

λ

sh

sh corrisponde alla crisi per

compressione delle bielle (27); all’aumentare di f c si attiene una crisi contemporanea lato calcestruzzo e acciaio (26); infine, il tratto costante corrisponde alla crisi lato acciaio, per

la quale si applica la limitazione superiore per il valore di

è

fortemente influenzato dalla tensione di snervamento dell’acciaio. Infine, si può osservare che per materiali conformi alle prescrizioni normative, f c =3σ ca e f y =2σ sa , il

valore del moltiplicatore è pari a

materiali, il moltiplicatore di collasso a flessione è pari approssimativamente a 5, come si evince dalla Figura 3. La (27) è stata derivata analizzando il caso di sole staffe. Va osservato, però, che le prescrizione normative dell’epoca [14] prevedevano la possibilità che l’armatura trasversale fosse costituita fino al 50% da ferri sagomati. In tale eventualità, tuttavia, era più probabile un errore di posizionamento dei sagomati (Figura 1a), potendosi giungere, nel caso di totale inefficienza degli stessi, fino al dimezzamento della capacità portante a taglio necessaria per la trave. L’effetto di un errato posizionamento delle barre inclinate, quindi, è facilmente tenuto in conto dimezzando la resistenza V R espressa dalla (25). Come si vede in Figura 6a, un errore di disposizione dei sagomati provoca un notevole

(linea continua); per

abbassamento del moltiplicatore

materiali conformi alle prescrizioni normative nel senso

specificato in precedenza, ad esempio,

, valore similare a quello corrispondente al

si abbassa fino a

Per gli stessi

cotgθ*. Per valori medio-alti di f c , il moltiplicatore

costante. Per valori bassi di f c ,

b

λ

b

λ

sh

b

λ

sh

= 15

.

b

λ

sh

b

λ

sh

b

λ

sh 6

moltiplicatore per flessione. Nel caso di travi non progettate a taglio, per le quali dai calcoli di progetto risultava τ<τ o , l’armatura trasversale era minima (§ 2.1), quindi ci si può attendere che la rottura taglio avvenga lato acciaio, dovendosi assumere cotgθ*=2.5. Visto che l’armatura trasversale è disposta fuori calcolo, il moltiplicatore di collasso va espresso in funzione di A sw /s:

5 ⋅ r f A 1 (1 +β ) 1 b y sw (28) λ
5
r
f
A
1
(1
)
1
b
y
sw
(28)
λ
C
sh =
ds
β⋅
C
C
s
bL
α
⋅ g
β
vb
vs
s
min
k

- 586 -

In Figura 6b è mostrato l’abbattimento del moltiplicatore

di collasso in confronto con il caso di travi progettate a taglio

(linea continua). Evidentemente, due travi con tensione

tangenziale simile, ma una con τ<τ o e l’altra con τ>τ o sono

caratterizzate da resistenze a taglio, e quindi moltiplicatori di

collasso, molto diversi. Analogamente a quanto fatto per le travi, il moltiplicatore

di collasso per crisi a taglio dei solai può essere ricavato

uguagliando la resistenza a taglio V R con la sollecitazione

tagliante; il minimo moltiplicatore si ottiene imponendo tale

uguaglianza nella sezione di passaggio dalla base corrente del solaio alla zona di fascia semipiena. La resistenza a taglio V R va calcolata adottando formulazioni per elementi non armati a taglio [21]:

V R

=

{0.18k (100 f )

ρ

c

1 3

}b

d

(29)

in cui k tiene conto degli effetti di scala connessi all’altezza

effettiva d (espressa in mm): 200 (30) k =1+ ≤ 2 d mentre ρ =
effettiva d (espressa in mm):
200
(30)
k =1+
≤ 2
d
mentre
ρ =
A
(b
d)
rappresenta la percentuale geometrica
s

di armatura che lavora per effetto spinotto. Effettuando il progetto simulato per l’armatura longitudinale e sostituendo

nella (29) si ottiene, per L

s

6000 mm:

V

R

=

0.12

30

25

20

15

10

5

0

100 ⋅ i g k (1 +β ) f (31) c ⋅ 3 ⋅ ⋅
100
⋅ i
g
k (1
)
f
(31)
c
3
b
L
s
b α
r σ
sa
live load multiplier, λ b sh
β=0.40
(f y /σ sa )
3
2
1
(f
c /σ ca )
resistance decay

012345678

(a)

30

25

20

15

10

5

0

live load multiplier, λ b sh β=0.40 (f y /σ sa ) 3 2 1
live load multiplier, λ b sh
β=0.40
(f y /σ sa )
3
2
1
(f
c /σ ca )
resistance decay

012345678

(b)

Figura 6 - Moltiplicatore di collasso per le travi a taglio:

(a) diminuzione per effetto dell’erroneo posizionamento dei

sagomati; (b) confronto con il caso di travi non progettate a taglio

In definitiva, il moltiplicatore di collasso per taglio nei solai si può esprimere come:

sl

λ

sh

=

2 0.24 o (1 ⎞ + β ) f 1 c 3 100 ⋅ ⎜
2
0.24
o (1
+ β
)
f
1
c
3
100 ⋅ ⎜ ⎛ b
2
κ ⋅β ⋅ C
g
α
σ
β
vs
i sa
k

(32)

in cui κ≤1 è un coefficiente indicativo della posizione x,

rispetto al centro della campata, della sezione di passaggio

dalla base corrente del solaio alla zona di fascia semipiena

(x=κL s /2).

In Figura 7 è mostrata la variazione del moltiplicatore

le

il moltiplicatore cresce con la resistenza del calcestruzzo, ma è

anche fortemente dipendente dal rapporto (b/i).

Nel caso di errore di esecuzione o di calcolo per i solai, corrispondente ad esempio all’assenza o inadeguata lunghezza della fascia semipiena, si può valutare l’effetto della riduzione

semplicemente aumentando il valore del fattore κ,

stesse condizioni geometriche e meccaniche della Figura 6;

per

sl

λ

sh

del

λ sl

sh

ponendolo al limite pari a 1.00 per rappresentare la situazione

di assenza di fascia semi-piena. 30 live load multiplier, λ s sh β=0.40 25 1.00
di assenza di fascia semi-piena.
30
live load multiplier, λ s sh
β=0.40
25
1.00
0.80
20
0.60
(b/i)
15
0.40
10
0.20
5
(f
c /σ ca )
0

012345678

Figura 7 - Moltiplicatore di collasso per i solai a taglio:

effetto della resistenza specifica del calcestruzzo (fc/σ ca ) e del rapporto geometrico(b/i)

3.3 Pilastri La condizione di collasso per i pilastri corrisponde al raggiungimento della massima resistenza a compressione N R :

N

R

= f

c

A

c

+ f

y

A

s

= (f

c

+ ρ ⋅ f

y

)A

c

(33)

in cui A c ed A s sono le aree della sezione trasversale del pilastro e dell’armatura longitudinale, ρ la percentuale geometrica di armatura. La sezione A c era generalmente progettata in modo che non si superasse la tensione ammissibile per compressione pura:

N C (g + q )L L d C ds db k k s b
N
C
(g
+ q
)L L
d C
ds
db
k
k
s
b
A
=
=
η
N f
c
p
σ
ca
σ ca

(34)

in cui C ds e C db sono i coefficienti di continuità utilizzati all’epoca del progetto per il solaio e la trave, L s ed L b sono le lunghezze medie delle campate di solaio e trave adiacenti al pilastro, N f è il numero di piani al di sopra del pilastro ed η p è un fattore di posizione per il pilastro, pari ad 1.00 per pilastri centrali, 0.50 per i laterali e 0.25 per quelli d’angolo. Sostituendo la (34) nella (33):

N R

= (f

c

+ ρ⋅

f

y

C

ds

C

db

(g

k

+

q

k

)L L

)

s

b

N

f

σ ca

η

p

(35)

Lo sforzo assiale per carichi accidentali crescenti può

essere espresso come:

- 587 -

= C

cui C vs e C vb sono i coefficienti di continuità attuali, ovvero

usati in fase di verifica. Uguagliando le (35) e (36) si ottiene il

in

N

vs

C

vb

(g

col

k + λ

q

k

)L L

s

b

N

f

η

p

(36)

moltiplicatore di collasso per i pilastri:

col

λ

=

C

d

C

d

f

c

+ ρ

f

y

(1

)

C

vs

C

vb

σ

ca

β

1

β

(37)

con i simboli già definiti. λ col per la generica colonna dipende dalla resistenza del calcestruzzo e dall’aliquota di sforzo

normale assorbita dall’armatura longitudinale. Quest’ultima, viste le basse percentuali di armatura longitudinale usualmente adottate [14], ha un ruolo secondario, come risulta evidente in

per tre livelli

di f y .

Peraltro, in molti edifici esistenti, l’armatura trasversale dei pilastri risulta inadeguata a causa di un passo eccessivo delle staffe o la chiusura inefficace. Per elevati valori delle sollecitazioni assiali, quindi, si può arrivare all’instabilizzazione delle barre longitudinali con conseguente espulsione del copriferro e riduzione della sezione resistente in calcestruzzo. Nell’ipotesi di barre longitudinali distribuite lungo il perimetro, con copriferro c, la contemporanea instabilizzazione delle barre porta ad una riduzione percentuale della sezione:

Figura 8, che mostra λ col in funzione di (

f

c

σ

ca

)

γ =

1

(b

2c)(h

2c)

bh

(38)

in cui b ed h sono base ed altezza della sezione trasversale del

pilastro. Considerando una variazione dimensionale della base fra 30 e 40 cm e dell’altezza fra 30 e 80 cm, si può arrivare ad

una riduzione percentuale variabile fra γ=0.20 (per la sezione 40x80) e 0.36 (per la 30x30).
una riduzione percentuale variabile fra γ=0.20 (per la sezione
40x80) e 0.36 (per la 30x30).
30
live load multiplier, λ col
β=0.40
25
600
20
f y
400
200
15
10
5
(f c /σ ca )
0

012345678

Figura 8 - Moltiplicatore di collasso per i pilastri: effetto della resistenza specifica del calcestruzzo (fc/σ ca ) al variare di f y

4. CONSIDERAZIONE SULLE MODALITÀ DI COLLASSO

Tutti i moltiplicatori di collasso sono funzione dell’incidenza dei carichi accidentali di progetto rispetto ai

; solo nel caso del taglio per i solai vi è

carichi fissi

diretta dipendenza dal valore dei carichi fissi g k . Al fine di determinare il valore del moltiplicatore è necessario conoscere

le tensioni di progetto, il cui valore poteva al massimo

uguagliare le tensioni ammissibili σ sa e σ ca per acciaio e

calcestruzzo. La tensione di snervamento dell’acciaio f y , ha un ruolo predominante per tutti i meccanismi di collasso, tranne nel caso del taglio per i solai, in cui è assente, e dei pilastri, in cui riveste una secondaria importanza.

β = q

k

/g

k

30

25

20

15

10

5

0

30

25

20

15

10

5

0

live load multiplier live load multiplier β=0.40 β=0.40 λ col b λ sh λ s
live load multiplier
live load multiplier
β=0.40
β=0.40
λ col
b
λ
sh
λ s sh
λ s fl =λ b fl
(f (f
c /σ
) )
c
ca
ca
012345678
(a) live load multiplier live load multiplier live load multiplier live load multiplier β=0.40 β=0.40
(a)
live load multiplier
live load multiplier
live load multiplier
live load multiplier
β=0.40
β=0.40
β=0.40
λ b sh
λ col
λ s sh
λ s fl =λ b fl
(f (f
c /σ
) )
c
ca
ca

012345678

(c)

30

25

20

15

10

5

0

30

25

20

15

10

5

0

live load multiplier β=0.40 β=0.40 λ col b λ sh s λ sh λ s
live load multiplier
β=0.40
β=0.40
λ col
b
λ
sh
s
λ
sh
λ s fl =λ b fl
(f c /σ ca )
012345678
(b) live load multiplier live load multiplier β=0.40 β=0.40 λ col λ s sh λ
(b)
live load multiplier
live load multiplier
β=0.40
β=0.40
λ col
λ s sh
λ b sh
λ s fl =λ b fl
(f /σ
(f
c /σ
) )
c
ca
ca

012345678

(d)

Figura 9 - Moltiplicatori di collasso per gli elementi strutturali: (a) senza errori progettuali o costruttivi; (b )difetto solai a taglio;

(c) difetto pilastri; (d) difetto travi a taglio

La ridistribuzione elastica è considerata tramite i coefficienti di continuità C d e C v , introdotti nella fase di progetto o di verifica. Uno dei vantaggi delle formulazioni semplificate ottenute è che consentono di considerare in maniera esplicita difetti strutturali dovuti ad errori progettuali od esecutivi. In Figura 9 sono rappresentati i moltiplicatori di collasso degli elementi resistenti principali in funzione del rapporto

. In particolare in Figura 9a sono mostrati per la

2 , con tensioni

progettuali σ sa =200 MPa e σ ca =7.5 MPa e per β=0.40; si è assunto che i coefficienti di continuità in fase di progetto e verifica siano uguali e non vi siano difetti strutturali. È interessante notare che i moltiplicatori di travi e solai a flessione, uguali nelle ipotesi considerate, sono mediamente i più bassi. Tuttavia, per calcestruzzi di bassa resistenza, f c 1.2σ ca , il moltiplicatore più basso compete ad i pilastri. Considerando un errore progettuale od esecutivo per il comportamento a taglio dei solai, si ottiene una variazione rispetto alla gerarchia precedente, come mostrato in Figura

è calcolata con la (32) e con κ=1. infatti in tal

9b, in cui

resistenza specifica dell’acciaio (f

(f

c

ca

)

y

sa

)

=

sl

λ

sh

caso, per calcestruzzi di resistenza f c 2.2σ ca , il minore moltiplicatore è quello a taglio dei solai. Analoga variazione si ottiene ipotizzando l’instabilizzazione delle barre di armatura longitudinale a causa di un difetto nei pilastri. Infatti, introducendo il

- 588 -

coefficiente (1-γ) nel primo termine della (37) si ottiene un λ col minore ed i pilastri sono i primi elementi ad attingere il collasso per calcestruzzi di resistenza f c 2.2σ ca , come mostrato in Figura 9c. D’altra parte, un difetto progettuale o di esecuzione per le travi a taglio non varia la gerarchia di collasso, come evidente in Figura 9d. I meccanismi fragili quali il collasso dei pilastri per sforzo assiale eccessivo o la crisi a taglio dei solai sono certamente i più pericolosi, essendo dipendenti dalla sola resistenza a compressione del calcestruzzo e mostrando elevata sensibilità ad errori progettuali e/o esecutivi.

5. CONCLUSIONI

La formalizzazione dei moltiplicatori, relativi ai possibili meccanismi di collasso degli elementi strutturali principali in un telaio in c.a. progettato per soli carichi gravitazionali, permette di evidenziare la loro dipendenza da una serie di fattori progettuali ed inerenti i materiali. Tutti i moltiplicatori di collasso sono funzione dell’incidenza dei carichi accidentali di progetto rispetto ai

; solo nel caso del taglio per i solai vi è

carichi fissi

diretta dipendenza dal valore dei carichi fissi g k . Nell’ipotesi di progetto rispettoso delle prescrizioni normative dell’epoca [14], il collasso è governato dagli elementi verticali solo per bassi valori di resistenza del calcestruzzo; in generale, il meccanismo flessionale delle

β = q

k

/g

k

travi ed i solai è globalmente il più probabile. Tuttavia, tale gerarchia è fortemente influenzata, e può variare, in funzione di errori progettuali o di esecuzione, con un conseguente aumento della probabilità di collasso.

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