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Editoriale

N 53 Novembre 2011

Trifir & Partners Avvocati

Con questo numero si chiude lanno.. delle newsletter. Infatti, come da tradizione, la newsletter del mese di dicembre sar sostituita dagli highlights che vi giungeranno come augurio di Buon Anno. Permettetemi, in chiusura danno, un riferimento personale. Con questa newsletter si conclude la mia attivit di coordinatore che ho svolto dalla nascita della nostra newsletter poich, ritengo doveroso, in ossequio ad un principio di alternanza, farmi da parte per consentire ad altri di occupare questo ruolo. Ringrazio il comitato di redazione, i colleghi di Studio e Voi tutti che ci avete seguito con interesse. LAttualit del Diritto del Lavoro si apre con un commento alla recentissima sentenza della Corte Costituzionale (dello scorso 9 novembre) che ha confermato la legittimit della disciplina, contenuta nel collegato lavoro, del risarcimento danno per illegittima apposizione del termine. I dubbi di costituzionalit della norma, che predetermina la misura del risarcimento, erano stati sollevati dalla stessa Corte di Cassazione, ma la consulta ha ritenuto ragionevole la misura del risarcimento stabilita dalla legge. Segue una disamina sulle novit in materia di lavoro introdotte dalla recentissima legge di stabilit.

Diritto del Lavoro Attualit 2 Le Nostre Sentenze 5 R. di Agenzia 7 Diritto Civile, Commerciale, Assicurativo Attualit 8 Assicurazioni 9 Il punto su 11
Eventi

Nelle Nostre sentenze segnalo la sentenza del mese: unimportante pronuncia in tema di limite del diritto di sciopero e di illegittimit del blocco dei cancelli e delle merci attuato in occasione dellastensione dal lavoro. Si tratta della riaffermazione del principio che sanziona labuso del diritto ricordando che, in denitiva, i nostri diritti niscono dove cominciano quelli degli altri. Nelle altre sentenze abbiamo inserito interessanti pronunce in tema di licenziamento di dirigente, di cessione di ramo dazienda e di interpretazione di contratto collettivo. In chiusura torna il rapporto di agenzia con lanalisi di quattro pronunce. Nellattualit di Diritto Civile vi sono due sentenze relative a casi spesso ricorrenti: il primo concerne il contratto simulato e la pignorabilit di immobili oggetto di trasferimenti, per lappunto, simulati; il secondo concerne lassegno bancario e lesigibilit della somma in esso portata, costituendo la sottoscrizione dellassegno una ricognizione di debito. Segue la parte relativa alle Assicurazioni con due sentenze riguardanti la prescrizione ed un caso, assai interessante, di falso contrassegno assicurativo ed obbligo risarcitorio da parte della Compagnia. Segnalo, in particolare, una nostra sentenza relativa ad unazione promossa da un cliente che chiedeva la condanna della Compagnia di assicurazione in relazione ad un comportamento illecito dellagente. La sentenza ha respinto le domande nei confronti della Compagnia, ritenuta non responsabile delloperato del proprio agente. Il punto su tratta dei presupposti e dei limiti dellazione verso liquidatori e soci di societ estinta per crediti insoddisfatti ed analizza una recente sentenza del Tribunale di Milano che ha affrontato il tema, giungendo alle soluzioni esposte. Stefano Beretta e il Comitato di Redazione composto da: Stefano Trir, Marina Tona, Francesco Autelitano, Luca DArco, Teresa Cofano, Claudio Ponari, Tommaso Targa e Diego Meucci

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Rassegna Stampa 14 Contatti 15

N53 Novembre 2011

Diritto del Lavoro

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CONTRATTI A TERMINE E PREDETERMINAZIONE DEL RISARCIMENTO LA CONSULTA CONFERMA LART. 32 DELLA L. 183/2010
A cura di Anna Maria Corna
La Corte Costituzionale, con la recentissima sentenza n. 303, del 9 novembre scorso, ha dichiarato legittimi i commi 5, 6 e 7 dellart. 32 della L. n. 183/2010, che prevedono, nel caso di illegittima apposizione del termine al contratto di lavoro, oltre alla conversione del rapporto a tempo indeterminato, la condanna del datore di lavoro al pagamento di una indennit onnicomprensiva, rinviando, per i criteri di determinazione da un minimo di 2,5 ad un massimo di 12 mensilit dellultima retribuzione globale di fatto, a quanto previsto dalla L. n. 604/1966, in tema di risarcimento, nel caso di licenziamento individuale, nellambito della c.d. tutela obbligatoria (che opera per le aziende con meno di quindici dipendenti nellunit produttiva, o sessanta sullintero territorio nazionale). Tra le molteplici ragioni che hanno portato la Consulta ad escludere i proli di legittimit incostituzionale, sollevati dalla Corte di Cassazione e da alcuni Tribunali, due meritano di essere segnalate. La Consulta ha sottolineato la portata generale della norma, applicabile a tutti i contratti a termine, compresi quelli in corso in ogni grado di giudizio, nonch la necessit di stabilire un regime risarcitorio uniforme e predeterminato, comunque calibrabile alla peculiarit del caso concreto, stante un minimo ed un massimo. La Corte Costituzionale ha, quindi, affermato la ragionevolezza della norma (requisito fondamentale per la sua legittimit), in quanto rappresenta unequilibrata tutela dei contrapposti interessi: quello del lavoratore in primis alla stabilit del rapporto di lavoro (assicurata con la conversione del contratto a tempo indeterminato) e, dallaltro, quello del datore di lavoro alla predeterminazione del risarcimento, visti i, quanto mai differenziati, precedenti criteri utilizzati dai giudici di merito. La quanticazione del risarcimento non viene, pertanto, pi condizionata dai tempi di avvio dellazione e del processo, considerato anche che il Legislatore, proprio con il medesimo art. 32 (commi da 1 a 4), ha, altres, stabilito un complessivo termine di 330 giorni, a pena di decadenza, per lavvio dellazione giudiziale. In altre parole, dalla sentenza della Consulta pu desumersi che stata ritenuta corretta la scelta legislativa di uniformare il trattamento a favore dei lavoratori, con anche una certezza degli oneri a carico dellimpresa. Un principio, perci, analogo a quello sotteso alle recentissime dichiarazioni del Presidente del Consiglio, che ha segnalato lopportunit di intervenire sulla legislazione in tema di lavoro per allontanarci da un mercato duale dove alcuni sono troppo tutelati e altri privi di tutela e assicurazioni.

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Diritto del Lavoro


A cura di Luca DArco

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Le novit in materia di Lavoro introdotte dalla Legge di stabilit


stata recentemente approvata la Legge di Stabilit (Legge n. 183 del 12 novembre 2011, pubblicata sulla Gazzetta Ufciale del 14 novembre 2011, n. 265), con la quale sono state introdotte alcune importanti novit anche con riferimento alla materia del lavoro: In particolare nellottica di incentivare e rilanciare lutilizzo del contratto a tempo parziale stata ripristinata la versione del D.lgs n. 61/200 antecedente alla riforma operata con la l.n. 247/2007. Pi precisamente viene ristabilito quanto inizialmente previsto dalla Riforma Biagi e cio che, in assenza di speciche previsioni da parte della contrattazione collettiva, il datore di lavoro pu concordare direttamente con il lavoratore ladozione di clausole elastiche o essibili. Ricordiamo che le clausole essibili sono quelle che consentono la variazione della collocazione temporale della prestazione, mentre quelle elastiche sono quelle clausole che consentono nei contratti part-time di tipo verticale o misto la variazione in aumento della prestazione lavorativa. La legge di stabilit ha poi ripristinato il termine di 2 giorni di preavviso entro cui il lavoratore deve essere informato della variazione di orario. Importante novit sempre in tema di part-time poi labrogazione dellobbligo di convalida della trasformazione da full-time a part-time da parte della competente Direzione provinciale del Lavoro. Sul punto ricordiamo come tale incombente fosse previsto in passato a pena di invalidit (della trasformazione a Part-time) come peraltro riconosciuto dalla Suprema Corte di Cassazione con la recentissima sentenza n. 24476 del 21 novembre 2011.
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i contratti a termine sono stati interessati dalla Legge di Stabilit seppur in modo molto limitato nel senso che stato aggiunto al comma 1, dellart. 10 del D.Lgs n. 368/2001 un nuovo punto (il c-bis) con il quale viene specicato che i richiami in servizio del personale volontario del Corpo dei Vigili del Fuoco non costituiscono rapporti di impiego con lamministrazione. attenzione viene dedicata al neoriformato apprendistato (alla cui disciplina abbiamo dato notizia nei numeri scorsi della newsletter) per la cui incentivazione sono stati potenziati gli sgravi. Pi precisamente a far tempo dal 1 gennaio 2012 e no al 31 dicembre 2016 viene riconosciuto uno sgravio contributivo del 100% ai datori di lavoro con un organico pari od inferiore alle nove unit che assumono apprendisti. Il previgente sistema (valido sino al 31 dicembre 2011) prevedeva uno sgravio dell1,5% per il primo anno e del 3% per il secondo anno.

Particolare

La durata di tale sgravio di 3 anni, a prescindere dalla durata del contratto di apprendistato (che nel settore artigiano pu durare no a cinque anni come previsto dal TU sullApprendistato il D.Lgs n. 167/2011). Segnaliamo che tuttavia la contribuzione a carico del lavoratore resta sempre al 5,84%. La disposizione non sembra trovare applicazione per i c.d. apprendisti in mobilit per i quali lart. 7, comma 4, del D.L.vo n. 167/2011 riconosce la contribuzione speciale prevista per i lavoratori in mobilit assunti a tempo indeterminato dallart. 25, comma 9, della legge n. 223/1991.

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Per le aziende con oltre 10 dipendenti laliquota contributiva per il personale apprendista ssata al 10%. i contratti di inserimento sono stati interessati dalla Legge di stabilit che ha modicato la lettera e) del comma 1 dellart. 54 del D.L.vo n. 276/2003 nellintento di favorire un migliore inserimento delle donne negli ambienti di lavoro: in particolare viene stabilita Legge di Stabilit 2012 (PDF) lindividuazione delle aree geograche a bassa occupabilit femminile attraverso un Decreto Interministeriale (Economia - Lavoro) da adottarsi entro il 31 dicembre di ciascun anno nonch stata dettata una disciplina transitoria per gli anni dal 2009 al 2012 dove le aree geograche sono individuate secondo quanto previsto nella tabella Allegato A al nuovo testo dellart. 54.

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La legge di stabilit ha poi prorogato una serie di misure gi in vigore. In particolare viene prorogata anche per gli anni 2012 e 2013 la detassazione al 10% sulle somme corrisposte a titolo di produttivit, miglioramento del servizio ed incentivo, previsto dallart. 8 della legge n. 148/2011 e con le medesime modalit ivi previste e successivamente spiegate dallAgenzia delle Entrate e dal Ministero del Lavoro (di cui abbiamo dato notizia nelle scorse Newsletter); Viene prorogato al 31 dicembre 2012 lo sgravio contributivo previsto dallart, 26 del DL 98/2011 a favore della contrattazione collettiva di secondo livello e dei premi di produttivit. Parimenti vengono prorogati a tutto il 2012 una serie di ammortizzatori sociali in scadenza tra cui quelli in deroga, quelli di CIG, di mobilit, di disoccupazione speciale anche senza soluzione di continuit e con riferimento a settori produttivi ed aree regionali.

Ed ancora vengono prorogati a tutto il 2012 gli incentivi per le assunzioni di particolari categorie di soggetti (ad esempio, gli over 50 a rischio di esclusione). Segnaliamo inne laumento dal 1gennaio 2012 della contribuzione per la gestione separata, in particolare le aliquote contributive per gli iscritti alla gestione separata aumenter di un punto percentuale passando dallattuale 26,72% al 27,72%.

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LE NOSTRE SENTENZE La sentenza del Mese

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LIMITI DEL DIRITTO DI SCIOPERO - ILLEGITTIMIT BLOCCO DEI CANCELLI E DELLE MERCI (Tribunale di Ariano Irpino, 28 ottobre 2011) Il Tribunale di Ariano Irpino, decidendo un ricorso ex art. 700 c.p.c. proposto dalla societ nei confronti di un gruppo di lavoratori che, per protesta, avevano attuato il blocco totale degli ingressi dello stabilimento, con conseguente impedimento alluscita dei prodotti, ha riaffermato importanti principi in materia di limiti allesercizio del diritto di sciopero. In particolare, il Tribunale, accogliendo con decreto inaudita altera parte il ricorso della Societ, ha ribadito come il diritto di sciopero, previsto e tutelato dallart. 40 Cost., incontra dei limiti desumibili sia dallordinamento costituzionale (diritto di libert di lavorare di cui sono titolari i lavoratori dissenzienti; diritto di propriet dei beni aziendali, anche inteso nella sua funzione sociale; diritto allintegrit degli impianti produttivi e alla conservazione degli strumenti di produzione; diritto di iniziativa economica), sia dallordinamento giuridico generale, civilistico (limitazioni desumibili dalla responsabilit contrattuale ed extracontrattuale) e penalistico (abuso del diritto). In conseguenza, il Tribunale ha ritenuto illegittima, sia sul piano civile che penale, lagitazione attuata mediante il blocco in uscita delle merci dallo stabilimento in quanto forma di protesta che non attiene allesercizio del diritto di sciopero (che una forma di astensione dal lavoro) e non neppure riconducibile ad una forma di picchettaggio lecito ma si risolve nel costringimento lesivo dei diritti di propriet ed iniziativa economica dellimprenditore. In relazione al requisito del periculum il Tribunale di Ariano Irpino lha ritenuto integrato nei gravissimi danni economici per la Societ conseguenti allimpossibilit di consegnare i prodotti e nella conseguente responsabilit contrattuale nei confronti dei clienti. (Causa curata da Giacinto Favalli, Marina Tona e Francesco Chiarelli)

Altre sentenze
LICENZIAMENTO DIRIGENTE - GIUSTA CAUSA DI RECESSO. ESECUZIONE DI ORDINI ILLEGITTIMI. (Corte dAppello di Brescia, 15 ottobre 2011) La Corte dAppello di Brescia nella sentenza in commento ha ribadito che la nozione di giusticatezza del licenziamento del dirigente non si identica con quella di giusta causa o giusticato motivo, stante la peculiarit del rapporto di lavoro dirigenziale, nel quale laspetto duciario assume una rilevanza determinante, cosicch fatti o condotte non integranti una giusta causa o un giusticato motivo di recesso con riguardo ai generali rapporti di lavoro subordinato ben possono giusticare il licenziamento del dirigente allorquando risultino suscettibili di concretizzare valide ragioni di cessazione del rapporto lavorativo in relazione al carattere spiccatamente duciario di questo.

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Posta tale premessa, la Corte dAppello di Brescia, riformando integralmente la sentenza di primo grado del Tribunale di Bergamo che aveva condannato la societ al pagamento dellindennit supplementare, ha affermato che il dirigente, per la posizione che riveste allinterno della compagine aziendale, non pu mai rendersi complice di condotte illecite ed infedeli rispetto agli interessi datoriali, anche quando tali condotte siano conosciute, tollerate o addirittura ispirate da altri dirigenti posti persino in posizione superiore alla sua, in quanto lobbligo di lealt e correttezza nelle figure apicali massimo e vi , quindi, un preciso obbligo di disattendere ordini illegittimi e di riferirne al legale rappresentante della societ. La qualifica di dirigente impone, quindi, di rifiutare lesecuzione di ordini illegittimi, soprattutto quando tali ordini implichino la commissione di reati. Il fatto che dirigenti di grado pi elevato possano essere coinvolti non costituisce unattenuante atteso che la corresponsabilit di altri non esclude la responsabilit anche del singolo dirigente, senza il cui apporto le irregolarit non si sarebbero potute realizzare. (Causa curata da Marina Tona e Francesco Chiarelli) CESSIONE DI RAMO DAZIENDA - CONTRATTO DI APPALTO TRA LE PARTI (Tribunale di Milano, 16 settembre 2011) Alcuni lavoratori, coinvolti in una cessione di ramo dazienda, convenivano in giudizio il proprio precedente datore di lavoro, domandando che fosse dichiarata lillegittimit della cessione del loro contratto di lavoro, per la presunta mancanza dei presupposti richiesti dallart. 2112 c.c. ai ni della valida cessione del ramo di azienda. Gli stessi chiedevano laccertamento giudiziale della prosecuzione del rapporto con lazienda cedente, con conseguente condanna di questultima alla loro reintegrazione in mansioni conformi al precedente inquadramento contrattuale. Il Tribunale, preso atto che il gruppo dei lavoratori ceduti era da tempo precostituito rispetto al momento della cessione e che aveva un proprio obiettivo e una propria missione specica, ha ritenuto soddisfatti i requisiti indicati dallart. 2112 c.c., affermando, altres, che la prova pi signicativa dellautonomia funzionale del ramo ceduto era offerta nella circostanza che lattivit del ramo avesse costituito, contestualmente al trasferimento, oggetto di un contratto di appalto tra le medesime parti della cessione. Il Tribunale ha, inoltre, precisato che un ramo dazienda seppur labour intensive e, quindi, caratterizzato dalla prevalenza delle prestazioni lavorative rispetto alle strumentazioni, pu considerarsi genuino anche in presenza del solo potere direttivo nei confronti dei lavoratori, unito ad una effettiva assunzione del rischio dimpresa, mentre lutilizzo di strumenti di propriet del committente non pu considerarsi elemento decisivo per la qualicazione del rapporto. (Causa curata da Giorgio Molteni e Claudio Ponari) INTERPRETAZIONE ACCORDO COLLETTIVO DISPOSIZIONE CHIARA ED INEQUIVOCA SUFFICIENZA DEL CRITERIO LETTERALE (Tribunale di Como, 10 ottobre 2011) La causa era stata promossa da un gruppo di lavoratori (taluni dei quali erano anche rappresentanti sindacali rmatari dellaccordo in esame), al ne di ottenere una sentenza che dichiarasse lultrattivit di una intesa aziendale in materia di nuovo premio e, in subordine, le riviviscenza di un vecchio precedente accordo, sempre in tema di premi. Il Tribunale, a conferma di un consolidato orientamento della Corte di Cassazione (ad esempio Cass. 19 marzo 2007, n. 6426, in Giust. civ. Mass. 2007, 3; Cass. 21 febbraio 2007, n. 4003, in Giust. civ. Mass. 2007, 2) ha ritenuto che, in considerazione della chiara disposizione contrattuale relativa allintroduzione di un nuovo elemento retributivo, il c.d. premio di risultato e, in particolare, alla sua durata, come esplicitata nellaccordo aziendale di riferimento, la pattuizione inerente lintroduzione del
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nuovo premio aveva carattere sperimentale ed interessava unicamente gli anni 2005 e 2006. In tal contesto, il Tribunale, ha affermato che, senza necessit di alcuna ulteriore interpretazione, alla luce della chiarezza letterale della disposizione, la pretesa economica dei lavoratori, relativa a tale premio, doveva esser disattesa per il periodo successivo al biennio in discorso. Inoltre, per il Tribunale, la previsione, nellaccordo aziendale, di eventuali incontri delle parti, per valutare ipotetiche modiche del suddetto premio sperimentale, non era tale da inuire n sulla scadenza dellaccordo (al termine del biennio), n sul carattere del medesimo, in quanto luna e laltro erano stati chiaramente indicati - come detto - nel testo contrattuale. Inne stata respinta anche la domanda subordinata di ripristino del precedente vecchio premio aziendale, poich la relativa previsione era stata superata da altra intesa fra le parti (questa non condizionata o subordinata alla introduzione e stabilizzazione del premio sperimentale di cui sopra); pertanto laccordo inerente labolizione del precedente istituto era da considerarsi denitivo. (Causa curata da Vittorio Provera e Andrea Beretta)

RAPPORTO DI AGENZIA
A cura di Luca Peron
Maturazione della provvigione

La clausola del buon fine eventualmente inserita nei contratti di agenzia del tutto legittima, in quanto la previsione legale dellart. 1748 cod. civ. - che riconosce allagente la provvigione dal momento e nella misura in cui il preponente ha eseguito o avrebbe dovuto eseguire la prestazione in base al contratto - pacificamente derogabile dalle parti del rapporto. (Tribunale di Pesaro, 17 Febbraio 2011)
Onere probatorio in ordine alla maturazione delle provvigioni

Nel giudizio promosso dallagente per laccertamento del suo diritto al pagamento di provvigioni sugli affari conclusi, egli ha lonere di provare i fatti costitutivi della sua pretesa, ovvero gli affari da lui promossi. A tal fine, legittimo lordine di esibizione ex art. 210 cod. proc. civ. delle scritture contabili impartito dal Giudice. Peraltro, coerentemente con il fatto che tale mezzo istruttorio ha carattere residuale, lordine di esibizione documentale pu essere utilizzato solo se la richiesta non ha finalit meramente esplorative. (Cassazione, 7 luglio 2011, n. 14968)
Criteri di determinazione dellindennit di cessazione ex art. 1751 cod. civ.

Ai fini della determinazione giudiziale dellindennit di cessazione del rapporto prevista dallart. 1751 cod. civ., il Giudice deve prendere in considerazione tutte le particolarit del rapporto, quali il fatto che lagente operasse sulla base di elenchi di clienti gi acquisiti nella zona di competenza, nonch della eventuale presenza di contratti a rinnovo tacito con i clienti, tali da comportare il riconoscimento di provvigioni anche indipendentemente dalliniziativa dellagente. Limporto pari ad una annualit di provvigioni calcolata sulla base della media annuale delle provvigioni riscosse dallagente negli ultimi cinque anni rappresenta, infatti, un riferimento massimo. (Tribunale di Pesaro, 17 febbraio 2011)
Diritto di esclusiva

Il diritto di esclusiva previsto dallart. 1743 cod. civ. elemento non gi essenziale, ma naturale del contratto di agenzia e, quindi, ben pu essere derogato dalle parti in forza di clausola espressa che riservi al preponente libert di azione su una specifica zona ovvero su specifici elenchi di clienti. (Cassazione, 5 agosto 2011, n. 17063)
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Civile, Commerciale, Assicurativo


DISCIPLINA DEL CONTRATTO SIMULATO - PIGNORABILIT DI IMMOBILI OGGETTO DI TRASFERIMENTI SIMULATI
(Tribunale di Chieti, 3 novembre 2011) Nellambito di un procedimento espropriativo immobiliare, il debitore proponeva opposizione allesecuzione ex art. 615 comma 2 c.p.c., deducendo lillegittimit della procedura esecutiva in quanto promossa dal creditore su beni che, al momento della trascrizione del pignoramento, non gli appartenevano, per essere stati trasferiti ad altri soggetti con atti pubblici di compravendita trascritti anteriormente. Nelle more del processo esecutivo era stato, tuttavia, instaurato un separato procedimento di cognizione, ad esito del quale veniva accertata, con sentenza passata in giudicato, la simulazione assoluta delle predette compravendite. A fronte di un quadro siffatto, il Tribunale di Chieti - chiamato a pronunziarsi sullistanza di sospensione dellesecuzione svolta dal debitore - ha statuito che la simulazione assoluta motivo di nullit, per difetto di causa, dei negozi di compravendita posti in essere prima dellinizio della procedura esecutiva; conseguentemente i beni oggetto di quelle compravendite, e poi pignorati, non erano mai stati trasferiti a terzi e, dunque, erano sempre rimasti nella titolarit del debitore stesso il quale, legittimamente, ne aveva subito il pignoramento. (Causa curata da Francesco Autelitano e Francesco Cristiano)

ASSEGNO BANCARIO - RICOGNIZIONE DI DEBITO


(Tribunale di Como, 6 ottobre 2011) Il Tribunale, a conferma di un consolidato orientamento della Corte di Cassazione (ad esempio Cass. n. 11332/2009 e Cass. n. 4804/2006), ha ritenuto che gli assegni bancari costituiscono ricognizione di debito ex art. 1988 cod. civ., con conseguente dispensa del beneciario dalla prova del rapporto sottostante (ossia del rapporto di debito/credito, tra le parti, che ha dato origine allemissione dellassegno). Nella causa in esame, da un lato, il traente non aveva negato di aver sottoscritto il titolo di credito; dallaltro, la prova del predetto rapporto sottostante non era stata fornita n dal beneciario (per ragioni di strategia difensiva), n dal traente (che aveva sostenuto che il relativo onere fosse in capo allaltro soggetto). In tal contesto, aderendo al principio giurisprudenziale sopra ricordato, il Tribunale ha statuito la sussistenza del diritto del beneciario dellassegno ad ottenere il pagamento, da parte del traente rmatario, della somma ivi indicata. (Causa curata da Vittorio Provera e Andrea Beretta)

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Assicurazioni
A cura di Bonaventura Minutolo e Teresa Cofano
PRESCRIZIONE

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Se il fatto dannoso pu essere astrattamente qualicato come reato, il diritto al risarcimento dei danni si prescrive in cinque anni e non in due, anche se non stata proposta querela in sede penale. (Cassazione, 14 novembre 2011, n. 23795) In forza del combinato disposto dellart. 7 della legge 24 dicembre 1969, n. 990 (attuale art. 127 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209) e dellart. 1901 c.c. il rilascio del contrassegno assicurativo da parte dellassicuratore della r.c.a. vincola questultimo a risarcire i danni causati dalla circolazione del veicolo, quandanche il premio assicurativo non sia stato pagato, ovvero il contratto di assicurazione non sia efcace, poich, nei confronti del danneggiato, quel che rileva, ai ni della promovibilit dellazione diretta nei confronti dellassicuratore del responsabile lautenticit del contrassegno, non la validit del rapporto assicurativo. Per escludere la responsabilit dell'assicuratore, in ipotesi di contrassegno contraffatto o falsicato, occorre che questi provi l'insussistenza di un proprio comportamento colposo, tale da ingenerare l'afdamento erroneo del danneggiato stesso. (Cassazione, 17 novembre 2011, n. 24089)

RCA - CONTRASSEGNO
FALSO - SUSSISTENZA DELLOBBLIGO RISARCITORIO DA PARTE DELLA COMPAGNIA

Tizio aveva agito in giudizio chiedendo la condanna della Compagnia di Assicurazione Zeta a rispondere, ex art. 2049 c.c., dellillecito di Caio, ex socio della societ agente Gamma, il quale aveva incassato somme dal Tra le nostre cliente Tizio prospettando a questultimo che il denaro sarebbe stato in parte sentenze: investito in fantomatici investimenti nanziari, in parte utilizzato dallo stesso Caio, il quale ne aveva bisogno a titolo di prestito personale. TRIBUNALE DI CUNEO, Si costituiva in giudizio la Compagnia Zeta (nonch la societ agente SENTENZA N. 498/2011 Gamma, anchessa convenuta), contestando le domande formulate nei suoi confronti. In particolare, la Compagnia eccepiva che il rapporto di agenzia era intercorso tra la Compagnia e gamma, non gi tra la Compagnia e Caio;

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che le circostanze di fatto riferite dallattore e il tipo di operazioni e il prestito dedotti in giudizio non avevano nulla a che vedere con il ruolo che Caio avrebbe potuto svolgere nellambito dellagenzia; che non esisteva, nel caso di specie, il nesso di occasionalit necessaria tra lillecito e le mansioni assegnate al preposto e, ancor prima, neppure un rapporto di preposizione tra la Compagnia e Caio. La Compagnia negava, pertanto, lapplicabilit dellart. 2049 c.c. al caso di specie. Con sentenza n. 498/2011 il Tribunale di Cuneo, in accoglimento delle eccezioni della Compagnia, ha respinto le domande nei confronti della Compagnia, affermando che le mansioni di Caio nellambito dellagenzia assicurativa gestita da Gamma non avevano avuto alcun rilievo nella vicenda, in quanto nessuna delle operazioni (n il prestito, n linvestimento nanziario) rientrava nel mandato di Caio, aggiungendo che ogni eventuale controllo o vigilanza da parte della Compagnia non avrebbe certamente evitato la commissione dellillecito. (Causa curata da Bonaventura Minutolo e Teresa Cofano)

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IL PUNTO SU
A cura di Vittorio Provera

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CREDITI INSODDISFATTI: PRESUPPOSTI E LIMITI DI AZIONE VERSO LIQUIDATORI E SOCI DI SOCIET ESTINTA
In una realt economica e finanziaria caratterizzata da crisi di mercato, forti limitazioni nelle possibilit di accesso al credito, difficolt nei pagamenti, si ampliato il fenomeno della improvvisa cessazione di attivit di imprese (organizzate in forma di societ di capitali), impossibilitate a proseguire nel loro business; tale fatto ha determinato (e determina tuttora) gravi problemi per i fornitori e creditori, anche in assenza di procedure concorsuali. Nel caso di liquidazione di una societ di capitali, secondo quanto previsto dalle disposizioni normative vigenti (art. 2495 cc), terminata la fase di liquidazione, dopo il deposito dellultimo bilancio di liquidazione approvato, avviene la cancellazione della societ dal Registro delle Imprese. A questo punto, per i crediti impagati, vi sono limitate possibilit di avere un soddisfacimento anche parziale. In tale contesto il Tribunale di Milano, con una recente sentenza n. 3142 del 2011, ha compiutamente affrontato e motivato (richiamando anche precedenti della giurisprudenza di legittimit e di merito) il tema dei presupposti in presenza dei quali i terzi creditori possono far valere le proprie ragioni nei confronti del liquidatore o dei soci della societ cancellata. Il caso affrontato dal Tribunale riguarda unazione promossa da un imprenditore, il quale aveva ottenuto (con sentenza pronunciata nel 2006) il riconoscimento di un proprio credito nei confronti di una s.r.l. in liquidazione dal 2001 e, quindi, cancellata dal Registro delle Imprese nel luglio 2008 dopo il deposito del bilancio finale di liquidazione. Il credito, ovviamente, non era in contestazione e vi era stata la piena consapevolezza, da parte del liquidatore, dellesistenza del medesimo. Il titolare del credito, con la predetta iniziativa, aveva convenuto in giudizio il liquidatore ed uno dei soci della societ, chiedendo la condanna di entrambi, in via solidale ed alternativa, al pagamento integrale del credito vantato e rimasto insoddisfatto nel bilancio di liquidazione. I Giudici, chiamati a valutare le ragioni poste a base della pretesa, hanno, dapprima, esaminato la posizione del liquidatore, ribadendo che verso questultimo le azioni di eventuali terzi creditori possono essere avanzate solo allorch sia dimostrata una responsabilit extracontrattuale in capo al medesimo. Infatti, non vi alcun vincolo obbligatorio tra il creditore della societ ed il liquidatore; inoltre, vi un esplicito parallelismo, giusto richiamo dellart. 2489 c.c., tra la natura della responsabilit dei liquidatori e quella prevista in materia di responsabilit degli amministratori. Pi precisamente, si evidenzia che lart. 2394 c.c. sanziona - a titolo di responsabilit extracontrattuale verso i creditori sociali - le eventuali condotte degli amministratori poste in essere con inosservanza degli obblighi inerenti la conservazione dellintegrit del patrimonio sociale. Identica responsabilit (peraltro soggetta alla prescrizione quinquennale decorrente dalliscrizione della cancellazione della Societ dal Registro delle Imprese) posta in capo al liquidatore.

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La natura di responsabilit extracontrattuale impone al creditore, che promuova unazione per danni, lonere di dimostrare lesistenza, nel bilancio nale di liquidazione, di una massa attiva che sarebbe stata sufciente a soddisfare (in tutto o in parte) le proprie ragioni e che, invece, stata distribuita ai soci od utilizzata per pagare solo taluni dei creditori, violando la cosiddetta par condicio creditorum. In alternativa deve essere dimostrato, sempre ad opera di colui che agisce, che il liquidatore ha posto in essere una condotta colposa o dolosa con la quale abbia, in sostanza, impedito la costituzione o la conservazione del patrimonio attivo nellinteresse sia dei soci che dei creditori (ad esempio non attivando le opportune azioni di recupero di crediti esigibili o operando delle dispersioni del patrimonio). Su questi presupposti, la domanda del creditore stata respinta dal Tribunale, posto che, pur avendo accertato una condotta colposa del liquidatore, tuttavia non vi era dimostrazione del nesso causale tra il mancato pagamento e la condotta del liquidatore medesimo. Nel caso di specie, lunico bilancio agli atti dimostrava, sostanzialmente, una situazione patrimoniale della Societ totalmente negativa e lassenza, pertanto, di qualsiasi posta attiva da cui potessero emergere plusvalenze idonee a soddisfare le ragioni dellattore. Anche per quanto riguarda leventuale responsabilit dei soci, il Tribunale ha statuito che nel sistema di responsabilit limitata delle societ di capitali (caratterizzata dalla totale autonomia del patrimonio della societ destinato a soddisfare i creditori medesimi nei limiti della capienza), leventuale coinvolgimento dei soci dopo la cancellazione della societ pu avvenire solo ed esclusivamente sul presupposto che i soci stessi abbiano percepito (attraverso il bilancio nale di liquidazione) parte delle attivit destinate alla soddisfazione dei creditori sociali. In altre parole, occorre lavvenuta dimostrazione che vi sia stata una concreta attribuzione patrimoniale, in base al predetto bilancio. Tale fatto determina, ex lege, lassunzione in capo al socio anche di una corrispondente quota parte dei debiti sociali rimasti insoddisfatti. Dunque, questo fatto costituisce il fondamento ed limite della pretesa che pu essere fatta valere dai creditori. In tale contesto il Tribunale ha anche confermato la possibilit di una diretta utilizzabilit, verso il socio, del titolo esecutivo gi ottenuto nei confronti della societ debitrice. Ovviamente - in sede di processo di esecuzione - il creditore che si avvale di titolo dovr dimostrare il presupposto dellazione (e cio lentit della quota di liquidazione attribuita al Socio aggredito dallesecuzione). A fronte di quanto sopra illustrato e degli oneri probatori relativi, diviene fondamentale, da parte dei soggetti interessati, acquisire preventivamente tutti gli elementi inerenti la gestione della fase di liquidazione, per valutare lesistenza o meno delle condizioni per lazione e fornire, tempestivamente, le prove necessarie per far valere le proprie ragioni di credito.

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