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capitolo 5 -1

PREFERENZE SOCIALI E ISTITUZIONI

TEMA CENTRALE: QUALI ISTITUZIONI OCCORRONO PER


REALIZZARE GLI OBIETTIVI SOCIALI (DI EFFICIENZA E DI
EQUITA’) PRESCELTI?
(RICORDARE CHE LE ISTITUZIONI SONO NORME E/O
ORGANIZZAZIONI)

RIFERIMENTO PRINCIPALE A STATO E MERCATO


MA IL COMPLESSO DELLE ISTITUZIONI E’ MOLTO PIU’ RICCO
(IMPRESE FOR PROFIT, ORGANIZZAZIONI NON PROFIT,
ISTITUZIONI PUBBLICHE LOCALI, ASSOCIAZIONI, ECC.)

ACCEZIONE QUI UTILIZZATA DI STATO E MERCATO:


LUOGHI DI ESPRESSIONE DEGLI INTERESSI COLLETTIVI E DEGLI
INTERESSI PRIVATI, RISPETTIVAMENTE.
PIU’ AVANTI: ALTRE ACCEZIONI (IN PARTICOLARE: NATURA
VOLONTARIA VERSUS NATURA COERCITIVA).

RISPETTO AL MERCATO, DUE QUESTIONI FONDAMENTALI:


• E’ IL MERCATO IN GRADO DI REALIZZARE L’EFFICIENZA
(problema già affrontato);
• SI PUO’ RAGGIUNGERE ATTRAVERSO IL MERCATO
QUALSIASI DISTRIBUZIONE DELLE UTILITA’ CHE SI
PRESCELGA?

LA RISPOSTA A QUESTE DUE DOMANDE STA NEI DUE


TEOREMI FONDAMENTALI DELL’ECONOMIA DEL
BENESSERE.
capitolo 5 -2

I TEOREMI FONDAMENTALI DELL’ECONOMIA DEL


BENESSERE

PRIMO TEOREMA
IN UN SISTEMA ECONOMICO DI CONCORRENZA PERFETTA, CON
MERCATI COMPLETI, UN EQUILIBRIO CONCORRENZIALE, SE
ESISTE, E’ UN OTTIMO PARETIANO

SECONDO TEOREMA
SE LE FUNZIONI DI UTILITA’ E QUELLE DI PRODUZIONE SONO
CONVESSE, CON MERCATI COMPLETI, OGNI POSIZIONE DI
OTTIMO PARETIANO PUO’ ESSERE REALIZZATA COME
EQUILIBRIO CONCORRENZIALE, ATTRAVERSO UNA
APPROPRIATA DISTRIBUZIONE INIZIALE DELLE DOTAZIONI (O
RISORSE) DEGLI INDIVIDUI

SUL PRIMO TEOREMA (E L’EQUILIBRIO


CONCORRENZIALE)

SI RICORDI CHE SI HA CONCORRENZA PERFETTA IN


PRESENZA DI:

1) BENI OMOGENEI
2) ELEVATA NUMEROSITA’ DEGLI OPERATORI
3) ASSENZA DI INTESE O DI ACCORDI TRA DI ESSI
4) LIBERTA’ DI INGRESSO E DI USCITA DAL MERCATO
5) PIENA INFORMAZIONE
capitolo 5 -3

QUESTE CONDIZIONI ASSICURANO, TRA L’ALTRO, IL


PREZZO UNICO PER BENI OMOGENEI (ESSENZIALE PER
L’EFFICIENZA DELLA CONCORRENZA PERFETTA).

L’EQUILIBRIO DI CONCORRENZA (WALRASIANO) SI HA


QUANDO IL VETTORE DEI PREZZI PORTA, IN OGNI
MERCATO, DOMANDA E OFFERTA ALL’EQUILIBRIO (CIO’
VUOL DIRE CHE LE IMPRESE MASSIMIZZANO IL PROFITTO, I
CONSUMATORI L’UTILITA’ E NON VI E’ ECCESSO DI
DOMANDA, POSITIVO O NEGATIVO).

L’EQUILIBRIO E’ IMPEDITO DA FUNZIONI DI UTILITA’ O DI


PRODUZIONE NON CONVESSE (IN PARTICOLARE, RENDIMENTI
CRESCENTI DI SCALA, RINVIO).

L’EQUILIBRIO PUO’
• NON ESSERE UNICO (MOLTEPLICITA’ DEI PUNTI DI
EQUILIBRIO)
• NON ESSERE STABILE

SUL PRIMO TEOREMA

LEGAMI CON LA “MANO INVISIBILE” DI ADAMO SMITH.


LA PRECISA RISPETTO A :
• CARATTERISTICHE RICHIESTE AI MERCATI;
• CRITERIO DI VALUTAZIONE (PARETIANO);
• LEGAMI TRA MERCATI E RISULTATI.
capitolo 5 -4

IL SECONDO TEOREMA
PREMESSE DEL TEOREMA:

1. ESISTE UN SISTEMA CONCORRENZIALE (E’ VALIDO IL


PRIMO TEOREMA: ASSICURATA L’EFFICIENZA);
2. LE UTILITA’ FIN ALI DEI SINGOLI INDIVIDUI DIPENDONO
DALLE DISTRIBUZIONI INIZIALI DELLE RISORSE;

QUINDI:
PER OTTENERE LA DISTRIBUZIONE FINALE DI UTILITA’ CHE SI
DESIDERA– E’ NECESSARIO DISTRIBUIRE OPPORTUNAMENTE LE
RISORSE INIZIALI E POI LASCIAR FARE AL SISTEMA
CONCORRENZIALE (COSI ANCHE L’EFFICIENZA SAREBBE
ASSICURATA).

IMPLICAZIONE:

LO STATO DETERMINA L’EQUITA’ (CON LA REDISTRIBUZIONE), IL


MERCATO CONCORRENZIALE DETERMINA L’EFFICIENZA
(CRITICHE: VEDI AVANTI).

(fig. 5.1 e 5.2 pagg. 123)


capitolo 5 -5

Le utilità finali e le distribuzioni iniziali: chiarimento

Le dotazioni iniziali influenzano il reddito dei singoli; il reddito


dei singoli incide sulla loro utilità. Cambiando la distribuzione
delle prime si cambia anche la distribuzione delle seconde.

Formalmente:

y i = p a w ia
U i = u( y i )

quindi: w i ⇒ U i
a

w ia è la dotazione della risorsa a di cui dispone il sig. i.

CRITICHE AL SECONDO TEOREMA

• LO STATO NON POSSIEDE LE INFORMAZIONI NECESSARIE


PER SVOLGERE IL RUOLO CHE GLI ASSEGNA IL TEOREMA
(DECIDERE LA DISTRIBUZIONE FINALE DELLE UTILITA’)

• SE POSSEDESSE TUTTE QUESTE INFORMAZIONI POTREBBE


SOSTITUIRSI DEL TUTTO AL MERCATO ‡ SOCIALISMO DI
MERCATO

• COMUNQUE, PROBLEMI DI INCENTIVO NEL SOCIALISMO DI


MERCATO (MA ANCHE NELLE IMPRESE CAPITALISTICHE OVE
LA PROPRIETA’ E’ SEPARATA DAL CONTROLLO)
capitolo 5 -6

ESTENSIONE DEI TEOREMI

ESTENSIONE A UN ORIZZONTE TEMPORALE FINITO (T


periodi):
• SI IPOTIZZA CHE GLI STESSI BENI SE DISPONIBILI IN PERIODI
DIVERSI SIANO BENI DIVERSI, CON PREZZI DIVERSI ( ESEMPIO:
UNA MELA DISPONIBILE NEL 2002 E’ UN BENE DIVERSO DALLA
MELA DISPONIBILE NEL 2003).

• NE SCATURISCE UN EQUILIBRIO INTERTEMPORALE.

• IN TALE AMBITO VI SONO MERCATI A PRONTI E MERCATI A


TERMINE.

• NEI MERCATI A PRONTI I CONTRATTI VENGONO CONCLUSI


OGGI E LE MERCI SI SCAMBIANO OGGI, NEI MERCATI A
TERMINE I CONTRATTI VENGONO CONCLUSI OGGI MA GLI
SCAMBI AVVENGONO SUCCESSIVAMENTE.

• IPOTESI: TUTTI I CONTRATTI (PER TUTTI I PERIODI FINO A T)


VENGONO CONCLUSI OGGI (MA SI REALIZZERANNO NEL
PERIODO APPROPRIATO). QUINDI: L’ECONOMIA E’
INTERTEMPORALE (CI SONO I PERIODI DI TEMPO) MA NON E’
DINAMICA (NON C’E’ APPRENDIMENTO, E NON C’E’
SEQUENZIALITA’ NELLE DECISIONI).

• RISPETTO A BENI FISICAMENTE IDENTICI MA DISPONIBILI IN


DUE PERIODI SUCCESSIVI VALE LA SEGUENTE:

p = p (1+r )
t t −1
OVE : r = TASSO REALE DI INTERESSE
capitolo 5 -7

INTRODUZIONE DELL’INCERTEZZA

INCERTEZZA VUOL DIRE CHE RILEVANTI EVENTI FUTURI (DA CUI


DIPENDE L’INDIVIDUAZIONE DELLE AZIONI PIU’ CONVENIENTI,
QUINDI ANCHE I PREZZI) NON SONO NOTI A PRIORI.

LA TEORIA DELL’EQUILIBRIO ECONOMICO GENERALE (ARROW-


DEBREU) RISOLVE IL PROBLEMA IPOTIZZANDO CHE ESISTANO
MERCATI CONTINGENTI, CIOE’ MERCATI IN CUI IL PREZZO DEL
BENE DIPENDE ANCHE DALL’EVENTO CHE SI VERIFICHERA’
(EVENTO CHE ERA EX ANTE INCERTO). IN QUESTI MERCATI DI
FATTO VIENE VENDUTA/ACQUISTATA ANCHE UN’ASSICURAZIONE

ASSICURARSI VUOLE DIRE, IN GENERALE, PAGARE UN PREMIO


(CERTO) PER OTTENERE UN INDENNIZZO IN CASO DI EVENTO
SFAVOREVOLE (SE L’EVENTO E’ FAVOREVOLE IL PREMIO
PAGATO E’ UNA PERDITA SECCA). QUINDI EQUIVALE A
TRASFERIRE REDDITO DALLO STATO FAVOREVOLE A QUELLO
SFAVOREVOLE.
ESEMPIO: MI ASSICURO CONTRO UN FURTO. PAGO IL PREMIO
ASSICURATIVO. SE IL FURTO NON SI VERIFICA (EVENTO
FAVOREVOLE) “PERDO” IL PREMIO, SE IL FURTO SI VERIFICA
(EVENTO SFAVOREVOLE) INCASSO L’INDENNIZZO. CON
L’ASSICURAZIONE RIDUCO EX ANTE QUELLO CHE POSSO
OTTENERE NEL CASO FAVOREVOLE (DELL’AMMONTARE DEL
PREMIO) PER AUMENTARE QUELLO CHE POSSONO OTTENERE
NEL CASO SFAVOREVOLE (L’INDENNIZZO AL NETTO DEL
PREMIO).

QUESTE ESTENSIONI DIRETTE AD ALLARGARE LA


CAPACITA’ ESPLICATIVA DELLE TEORIA HANNO
CARATTERE FORMALE PIU’ CHE SOSTANZIALE.
capitolo 5 -8

CRITICHE

• IL CONCETTO DI CONCORRENZA NELLA TEORIA DELL’EEG E’


MOLTO STRINGENTE (NELLA TEORIA CLASSICA – RICARDO, IN
PARTICOLARE – ERA SUFFICIENTE LA LIBERTA’ DI INGRESSO NEI
MERCATI).

• PER LA VALIDITA’ DEI TEOREMI OCCORRONO MERCATI COMPLETI


(CIOE’ UN MERCATO PER OGNI BENE O SERVIZIO, POTREBBE
DIRSI PER OGNI INTERAZIONE TRA GLI INDIVIDUI. MA C’E’
VIOLAZIONE NEL CASO DI ESTERNALITA’, BENI PUBBLICI, ECC.
RINVIO)

• UN PICCOLO SCOSTAMENTO DALLE CONDIZIONI RICHIESTE


VANIFICA DEL TUTTO L’ANALISI (PER RAGGIUNGERE
L’EFFICIENZA OCCORRE UNA SOLUZIONE DEL TUTTO DIVERSA:
SECOND BEST, RINVIO)

• TROPPO FORTE L’IPOTESI DI PREFERENZE ESOGENE ( ESISTONO


TEORIE NEOCLASSICHE DELLE PREFERENZE ENDOGENE MA
PRESENTANO MOLTI PROBLEMI)

• LA TEORIA HA CARATTERE STATICO (ANCHE SE


INTERTEMPORALE)
capitolo 5 -9

Dimostrazione del primo teorema fondamentale

IL CONSUMATORE.

DOTAZIONI: Il consumatore dispone - originariamente - di alcune


dotazioni iniziali (vettore di varie risorse, beni o servizi)
E = (E1,E2 ...........EG)
Per i diversi consumatori alcune di queste Ei saranno certamente
nulle. Nel vettore compaiono, quindi, tutti i beni e servizi esistenti
nell’economia.

OFFERTA: Il consumatore può vendere sul mercato varie quantità


dei diversi beni o servizi di cui è “dotato” - ovviamente entro i limiti
delle dotazioni iniziali.
S= (S1,S2 ...........SG)

DOMANDA: Il consumatore può acquistare sul mercato varie


quantità dei diversi beni o servizi
B = (B1,B2 ...........BG)

CONSUMI: Per ogni bene o servizio, il consumo del nostro individuo


sarà rappresentato da:
Ci = Ei + Bi – Si

PREZZI DI MERCATO:
P = (P1,P2 ...........PG)

SPESA COMPLESSIVA: La spesa complessiva del consumatore è


data dal prodotto dei prezzi per le domande (dei rispettivi beni). In
forma vettoriale:

G
SPESA = P B ove P B = ∑P kB k
k =1
capitolo 5 -10

REDDITI: I redditi sono costituiti dagli introiti derivanti dalla vendita


delle dotazioni e dalla quota dei profitti ottenuti dalle imprese di cui il
nostro consumatore è eventualmente proprietario (azionista). Sia:
Fj la quota dell’impresa j di proprietà del consumatore;
Dj i dividendi totali pagati da questa impresa
Se esistono J imprese i dividendi totali percepiti dal nostro
consumatore saranno:

J
FD = ∑ F j Dj
j =1

Di conseguenza i redditi totali saranno:

REDDITI TOTALI = P S + FD

Esempio numerico:

QUOTA DIVIDENDI DIVIDENDI


POSSEDUTA TOTALI PERCEPITI
IMPRESA 1 5% 100 5
IMPRESA 2 10% 200 20
25

VINCOLO DI BILANCIO: per ogni consumatore deve valere:


PB ≤ PS + FD.
In questo caso il piano di consumo (B, S) è realizzabile ai prezzi P.

FUNZIONE DI UTILITA’: L’utilità del consumatore dipende solo


dal vettore C.
U = U (C).
capitolo 5 -11

NON SAZIETA’ ed EFFETTI-RICCHEZZA: Nel modello neo-classico


non vi è sazietà (è sempre possibile accrescere la propria utilità
consumando un po’ di più di qualche bene). Ciò vuol dire che il
vincolo di bilancio sarà “stringente” (vale il segno di eguale).
Inoltre, sono normalmente previsti gli effetti-ricchezza.

LE IMPRESE

PIANO DI PRODUZIONE: consiste di un vettore di output (O)

ottenuti e di un vettore di input (I ) utilizzati. Ogni impresa può

produrre più di un bene o servizio.

Il piano di produzione è tecnicamente realizzabile se è possibile


ottenere, sulla base della tecnologia a disposizione dell’impresa, il

vettore O con l’impiego del vettore I (insieme di produzione,

funzione di produzione)

Formalmente: se T è l’insieme dei piani tecnicamente realizzabili, il


piano (I, O) prescelto dall’impresa deve essere un elemento di T.
Cioè:
(I, O) ∈T

OBIETTIVI: Le imprese massimizzano il profitto, nel rispetto del vincolo


tecnologico. Formalmente:
massimizzare: Profitti = PO - PI
nel rispetto di: (I, O) ∈T

Il dividendo totale D pagato dalle imprese è, per ipotesi, uguale ai


profitti (potrebbe essere minore: autofinanziamento).
capitolo 5 -12

SISTEMI ECONOMICI ED ALLOCAZIONI

Nell’economia vi sono molte imprese e molti consumatori. Questi


ultimi differiscono tra loro per dotazioni e preferenze.

SIMBOLI:
En, Bn e Sn indicano, rispettivamente, la dotazione inziale, gli

acquisti e le vendite del consumatore n.

Oj e I j rappresentano il piano di produzione dell’impresa j; esso è

tecnicamente realizzabile (compreso nell’insieme dei piani


realizzabili dall’impresa, Tj).

UN SISTEMA ECONOMICO BASATO SULLA PROPRIETÀ PRIVATA,


SI CARATTERIZZA PER:

a) un insieme N di consumatori; ogni consumatore n ha con la

propria funzione di utilità Un ed il proprio vettore di dotazioni En .

b) un insieme J di imprese; ogni impresa j ha il proprio insieme di

piani tecnicamente realizzabili Tj ed è di proprietà dei consumatori;


la quota dell’impresa j di proprietà del consumatore n è indicata da:

Fnj .
capitolo 5 -13

UNA ALLOCAZIONE, PER L’INTERO SISTEMA ECONOMICO, È:

un piano di produzione per ogni impresa ed un piano di consumo


per ogni consumatore che, nel loro insieme, sono realizzabili. Un
insieme realizzabile di piani deve soddisfare le seguenti tre
proprietà:
1. Ogni impresa è in grado di ottnere gli output previsti dagli input

previsti; cioè: (Ij, Oj) ∈ Tj.

2. Ogni consumatore dispone dei beni o servizi che desidera offrire;

cioè: Sn ≤ En.

3. L’ammontare totale di ciascun bene richiesto (per consumo o


come input) non eccede la quantità di tale bene disponibile
nell’economia (come dotazione o come output); cioè, per ogni bene
o servizio:
N J N J

∑ B n
+ ∑I = j
∑ n
S + ∑ Oj
n =1 j =1 n =1 j =1

Una allocazione è efficiente in senso paretiano se:


Non esiste un’altra allocazione tale che almeno un consumatore stia
meglio e nessun altro consumatore stia peggio.

LA FORMAZIONE DEI PREZZI

IN QUESTO MODELLO I PREZZI NON SONO SPIEGATI, CIOE’:


non viene descritto il meccanismo che presiede alla loro
determinazione. Si assume che i prezzi siano noti a tutti e fissati al
livello di equilibrio concorrenziale, cioè di di equilibrio tra domanda
ed offerta. (Costi di transazione?)
N.B. In equilibrio cessano le pressioni al cambiamento dei prezzi.
capitolo 5 -14

L’EQUILIBRIO CONCORRENZIALE (concorrenza perfetta)

L’equilibrio concorrenziale consiste di:

1. Un vettore dei prezzi P che contiene un prezzo non-negativo per


ogni bene o servizio;

2. N piani di consumo (Bn, S n) realizzabili, uno per ogni

consumatore, tali da massimizzare di ciascun consumatore (cioè:


non esiste un altro piano che dia un’utilità maggiore);

3. J piani di produzione (Ij, Oj) realizzabili, uno per ogni impresa, tali

da massimizzare - nel rispetto del vincolo tecnologico - il profitto di


ciascuna impresa;
4. Ai dati prezzi, la quantità domandata di ogni bene deve essere
uguale alla quantità offerta; cioè:
N J N J

∑ B n
+ ∑I = j
∑ n
S + ∑ Oj
n =1 j =1 n =1 j =1

IL TEOREMA FONDAMENTALE:
SE I VETTORI (P, B, S, I, O) SONO QUELLI CHE
CARATTERIZZANO UN EQUILIBRIO CONCORRENZIALE
ALLORA L’ALLOCAZIONE DELLE RISORSE CHE DA ESSI
RISULTA E’ EFFICIENTE.

In altri termini: Se (B,S,I,O) è un insieme di piani di equilibrio


concorrenziale e (B',S',I',O') è un qualsiasi altro insieme di piani
che tutti i consumatori considerano almeno altrettanto “buono” ed

almeno un consumatore preferisce strettamente, allora (B',S',I',O')

non è realizzabile.
capitolo 5 -15

Dimostrazione del teorema

Se, ( B, S, I, O) sono i piani che corrispondono all’equilibrio


concorrenziale ai prezzi P, allora non esiste un altro insieme
di piani realizzabili (B', S', I', 0') tale che nessun consumatore
stia peggio ed almeno uno stia meglio.

Logica della dimostrazione:

si assume l’esistenza di un insieme di piani migliore in senso


paretiano e realizzabile e si dimostra che ciò equivale a
negare il punto di partenza e cioè che (B, S, I, 0) sia un
equilibrio concorrenziale.
Premessa 1: in equilibrio concorrenziale ogni consumatore
sceglie il piano che preferisce tra tutti i piani che il suo
vincolo di bilancio gli permette.

Conseguenza 1: se esiste un piano alternativo a quello


concorrenziale, preferito dal consumatore i, deve essere vero
che esso non era “acquistabile”, cioè:

PBi' > PSi' + DFi {3.3}

in caso contrario, non si spiega il comportamento del


consumatore (“razionale”).
capitolo 5 -16

Premessa 2: se desse la stessa soddisfazione di quello


dell’equilibrio concorrenziale, il nuovo piano non deve
permettere una maggiore differenza tra spese (per acquisti) e
incassi (per vendite), altrimenti non si spiegherebbe la scelta
del consumatore razionale
Conseguenza 2: se nessun altro consumatore sta peggio con
il nuovo piano, per ciascun consumatore la differenza tra le
spese di acquisto ed i ricavi delle vendite non deve essere
inferiore ai dividendi percepiti (identici con i due piani, perché
non cambiano i prezzi):

PBn' - PSn' ≥ DFn {3.4}

in caso contrario, il generico consumatore n avrebbe ottenuto


una soddisfazione maggiore scegliendo il nuovo piano (che
gli dà la stessa soddisfazione del vecchio, per ipotesi):
potrebbe spendere la somma somma residua per acquistare
altri beni.
Aggregazione: Sommando i redditi e le spese di tutti i
consumatori (cioè la {3.3} e la {3.4}) otteniamo:

N N

n =1 n =1
(
∑ P B 〉 ∑ P Sn + DFn
n' '

) {3.5}

quindi: ai prezzi e ai dividendi dell’equilibrio concorrenziale, le


spese totali dei consumatori eccedono strettamente il reddito
totale.
capitolo 5 -17

Le imprese: con i nuovi piani, nessuna impresa j può


ottenere profitti maggiori di quelli concorrenziali (per ipotesi
massimi), visto che non cambiano i prezzi; cioè:

j j j' j
PO -PI ≥ PO –PI ' {3.6}

Aggregazione: Per tutte le imprese, vale:


J J

∑ (P O ) ≥ ∑ (P O j'
)
'
j j
− PI − PI j {3.7}
j =1 j =1

Poiché le imprese distribuiscono come dividendi tutti i


profitti,per il piano concorrenziale risulta:

j j
Σn DFn = Σn (PO -PI ) (8)

Poiché il nuovo piano è realizzabile deve essere:

∑n B n + ∑j I j ≤ ∑ Sn + ∑Oj
' ' ' '

{3.9}
n j

cioè,

∑ B n − ∑ Sn ≤ ∑ Oj − ∑I j
' ' ' '

{3.9’}
n n j j
capitolo 5 -18

CONCLUSIONE:
Le (3.7), (3.8), (3.5) e (3.9) non possono essere
simultaneamente soddisfatte:

{3.7}: Σj (POj' -PIj' ) ≤ Σj (POj -PIj )


{3.8} : Σj (POj -PIj ) = Σn DFn
{3.5}: Σn DFn < ΣnPBn' - Σn PSn' = P [ΣnBn' - Σn Sn']
{3.9’}: P [ΣnBn' - Σn Sn'] ≤ P [ΣjOj' - ΣjIj' ]
si giunge, quindi alla seguente contraddizione:
Σj (POj' -PIj' ) < P [ΣjOj' - ΣjIj' ]
Q. E. D.