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Dall espansione allo sviluppo. DALL ESPANSIONE ALLO SVILUPPO. UNA STORIA ECONOMICA DELL EUROPA 1.

TRA ESPANSIONE E SVILUPPO ECONOMICO NELL EUROPA DEL XVIII SECOLO 1.1 NUOVE PROSPETTIVE SULLA MODERNIZZAZIONE ECONOMICA E LE MOLTE STRADE PERCORSE DALL EUROPA VERSO IL XX SECOLO Secolo identificato con l Illuminismo, guerra di indipendenza usa, rivoluzione fra ncese e crisi delle monarchie europee dell ancien regime. Per gli economisti, il secolo studiato in fu nzione delle rivoluzioni industriali che nel secolo successivo trasformeranno le economie pri ma europee poi mondiali. Il primo paradigma era quella del modello unico di modernizzazione della Gran Bret agna di fine XVIII secolo e poi imitato da tutti i paesi che riuscirono ad industrializzarsi nel XIX secolo, reso famoso dallo studio di Rostow sulla prima rivoluzione industriale in Inghilterra (Stages of Economic Growth, 1960), nel quale questa viene considerata come la base empirica per un m odello generale di sviluppo economico moderno applicabile a tutte le economie di ogni luogo e tempo e l industrializzazione il momento definitivo della trasformazione economica dal pre moderno al moderno, definito dalla metafora del decollo (take-off) verso una crescita econo mica autosostenuta, evento epocale e fondamentale nella storia del mondo ottenuto grazie alla tecnol ogia ed ai macchinari. Nel corso della prima met del 900 l industrializzazione europea era stata studiata secondo il modello diffusivo del caso inglese, come risultato cio del cammino di sviluppo dei follow ers nei confronti del first mover, i quali semplicemente impiegavano le nuove tecnologie disponibili i mportandole. Nuove interpretazioni mostrano come le differenti economie europee percorsero un cammi no difficile e doloroso in una variet di modi e velocit. Il decollo in Inghilterra il risultato (l apice) di una serie di precedenti cambia menti e rivoluzioni che ne costituirono le precondizioni economiche, istituzionali e culturali: Rivoluzione agricola, incremento produttivit (nuovi metodi di coltura, rotazioni di nuove colture, nuove forme di amministrazione agricola), liberazione di manodopera. Rivoluzione demografica: incrementa la manodopera e la domanda. Rivoluzione dei trasporti: mobilit, espansione del commercio locale ed interregio nale. Rivoluzione nel credito: nuove istituzioni bancarie, flussi di investimento. Rivoluzione commerciale: nuova ricchezza, attitudini imprenditoriali, modelli di domanda e di consumo, frontiere del commercio pi ampie.

Per Rostow il capitalismo industriale era il prodotto di una impresa libera, che era stata capace di far leva sulla tecnologia mentre tra gli oppositori, Karl Marx & marxisti non interp retano diversamente sottolineando il carattere di sfruttamento che caratterizza il capitalismo borgh ese, la ricchezza dei ricchi deriva dallo sfruttamento dei poveri. Una debolezza centrale del modello unico la difficolt di misurare o datare il mom ento preciso del decollo nei diversi paesi: i critici insistono sul fatto che i modelli di svilup po moderno sono stati diversi per ogni paese, presentano continuit col passato. Le rivoluzioni industriali vengono quindi considerate come processi pi ampi di ca mbiamento economico, dove l insediamento dei primi settori industriali sia conseguenza che c ausa di profondi Una Storia Economica dell Europa pag. 1

Dall espansione allo sviluppo. cambiamenti strutturali e l industrializzazione non pi vista come l inevitabile apice di tutte le precedenti forme di crescita, ma come qualcosa di radicato nelle circostanze e c ontesti dell Inghilterra. L interpretazione sociologica dell industrializzazione precoce inglese non convince perch: -non esistono ancora societ nazionali, n economie nazionali (sono il prodotto del moderno sviluppo economico XIX secolo) ma piuttosto regionali, -gli attributi sociali e culturali attribuiti esclusivamente agli inglesi erano invece riscontrabili in molte parti dell Europa, -Francia e Belgio stavano sperimentando forme di crescita economica altrettanto dinamiche, anzi sembra che le innovazioni tecnologiche dell economia inglese fosse ro state stimolate dalla necessit di stare al passo. Il cambiamento di prospettiva sta nel liberare la storia economica del XVIII sec olo dall ombra delle rivoluzioni industriali, mettendo in luce cambiamenti propri di questo secolo ne lle relazioni economiche tra l Europa ed il resto del mondo: nascono le basi di una economia mon diale, conseguenza dei cambiamenti nelle economie europee e dell espansione economica eur opea nel mondo noneuropeo. 1.2 LO SVILUPPO ECONOMICO EUROPEO NEL XVIII SECOLO: I TEMI CENTRALI Il secolo uno spartiacque per il passaggio dall Europa medievale a quella moderna e contemporanea. Il processo centrale la CRISI E COLLASSO DELLA STRUTTURA ISTITUZIONALE, CULTURALE, POLITICA ED ECONOMICA DELL ANCIENT REGIME (termine introdotto dopo la rivoluzione francese del 1789 per descrivere il periodo dell ig noranza e della superstizione precedente all Illuminismo). La rivoluzione francese costitu una rott ura col passato minore di quanto sembr, trovando infatti le sue radici nella grande rivoluzione s cientifica del secolo precedente, e mostrando i segni del nuovo cosmopolitismo che port gli europei a c ontatto gli uni con gli altri, ed il vecchio mondo europeo in pi stretto contatto sia con l Oriente che con il nuovo mondo. Il secolo non fu realmente il periodo dell Illiminismo, i cui assertori erano in m inoranza. La storia economica europea del XVIII secolo fu contraddistinta da una nuova fas e di espansione coloniale, continuazione di un pi antico processo, che port gli europei non solo i n nordamerica ma anche verso est ed in particolare nel subcontinente indiano. Continuano quindi l e lotte di rivalit tra i colonizzatori, in particolare Francia, Spagna e Gran Bretagna per l egemonia naval e e commerciale sia in Atlantico che in India, attenuandosi dopo la met del secolo e creando nuove po ssibilit per il commercio e per la produzione. Le periferie europee (termine introdotto da Wallerstein per indicare Stati germani

ci, Europa orientale e centrale, Europa mediterranea), erano coinvolte non meno dei centri ne i nuovi processi di trasformazione economica. Anzi, nell Europa rurale l aumento della domanda di pro dotti agricoli ed i nuovi incentivi alla produzione produssero sconvolgimenti molto prima delle rivoluzioni industriali. Nuove realt europee, indicatori di processi di cambiamento che diedero un unit temat ica alla storia economica europea: GRAND TOUR, itinerario per riscoprire i luoghi dell antichit intrapreso da un numer o sempre crescente di benestanti europei settentrionali (inglesi, francesi poi anche scan dinavi, tedeschi, russi), viaggio d istruzione che manifest le prime nuove forme di ricchezza (la capacit di v iaggiare, panorama nascente di cultura consumistica), e con l avanzare del secolo il retrote rra sociale si allarga. I viaggi sono resi possibili anche dalla cresciuta stabilit politica del continen te europeo, e sono parte di un processo pi ampio di esplorazione e scoperta all interno del continente, oper a dei governanti, Una Storia Economica dell Europa pag. 2

Dall espansione allo sviluppo. responsabili dei primi tentativi di riorganizzazione amministrativa secondo il p rincipio Illuminista che la P.A. dovesse basarsi sui principi della ragione. La premessa che il governo razionale possibile solo quando la P.A. possiede una conoscenza accurata delle condizioni della societ, dell agricoltura, commercio e dei produttor i: i governi cominciarono a raccogliere e comprare dati ed informazioni su scala senza preced enti (aiutati dalla nuova scienza della statistica). Tra i principi riconosciuti c quello della forza creativa della libera impresa, pe r la quale serviva la rimozione delle tradizionali restrizioni che ostacolavano l uso della terra come p ropriet privata (diritti feudali) e dei privilegi e monopoli corporativi (tasse sul commercio in terno), avvenuta solo nel 1800. 1.3 L EUROPA AGRARIA Nel XIX secolo la schiacciante maggioranza degli europei era occupata nell agricol tura, la produzione serviva a soddisfare il fabbisogno delle famiglie dei contadini e dei proprietar i, i raccolti erano scarsi e gli agricoltori vulnerabili ai disastri naturali e metereologici e nessun surplu s veniva distribuito nel mercato, Le regioni pi orientate al commercio erano: Germania orientale e Polonia (cereali ), Francia settentrionale. In Olanda, nei polders, si praticava agricoltura mista intensiva (arativa, casearia ed allevamento) per il commercio, come anche nelle Fiandre (paesi bassi meridionali ). Ricco e fertile anche il complesso di terre irrigate nella bassa Lombardia a sud del Po. I metodi di coltivazione non cambiarono di molto lungo il secolo, ed anche cambi amenti semplici (aratri migliori, falci con forme diverse) portarono una maggiore produttivit. Qu ando verso la met del secolo i prezzi salirono, incoraggiarono un aumento della produzione, ottenu ta principalmente aumentando la superficie coltivata o adottando colture pi abbondanti e affidabili come la patata ed il granoturco. I prezzi furono per pellagra (alimentazione basata esclusivamente sul granoturco, deficienza di vitamine), distruzione dei terreni boschivi con problemi di erosio ne del suolo, e usurpazione delle common lands, da cui dipendeva il sostentamento di molte comun it rurali. La geografia economica era un mosaico di sistemi commerciali locali, regionali e d interregionali, e raramente coincideva con la geografia politica: In Francia coesistevano 3 sistem i distinti (meridionale mediterraneo, settentrionale manufatturiero, occidentale atlantico), in Spagna C adice e Siviglia si

contendevano il primato del commercio con le Americhe, la Catalogna aveva vocazi one mediterranea e l entroterra circuiti pi chiusi e frammentati. I territori della monarchia asburg ica avevano coesione persino minore. La geografia tagli anche molte regioni da tutti i contatti, come le comunit montan e oppure in pianura per la mancanza di strade percorribili o per il costo troppo alto dei tr asporti di merci (per ovviare agli alti prezzi scozzesi ed irlandesi decisero di distillare il grano p er farne whisky). I fiumi ed il mare erano la rete di comunicazione pi veloce e sicura: Bologna per esempio ri mase un importante esportatrice di seta grazie alla sua vicinanza al Po. Tra i privilegi urbani che subordinavano gli interessi dei produttori rurali a q uelli dei consumatori urbani, c erano le associazioni e corporazioni che avevano il diritto di comprare a prezzi fissi merci di prima necessit, mentre severi controlli sulle manifatture stavano a significare c he le citt godevano di monopolio su molte forme di produzione artigianale. Una Storia Economica dell Europa pag. 3

Dall espansione allo sviluppo. il periodo in cui nasce la povert urbana: le citt sono un magnete per gente in cer ca di lavoro e cibo dalle aree rurali soprattutto durante periodi di carestia o mancanza di raccolti . I governanti costruirono in risposta case per i poveri (monumenti alla benevolenza), sollecit ati dai riformatori a colpire invece il problema alla radice eliminando i privilegi ed i vincoli inter ni al commercio tipici dell ancient regime, denunciando anche i vincoli imposti all agricoltura da privileg i feudali e consuetudinari, e della propriet privata della terra e premondo per la liberalizz azione del commercio interno, specie per le merci di prima necessit, logica accettata nel 1754 dalla m onarchia francese che emise i primi decreti in questo senso, lasciando comunque insoluti molti ostacol i. In alcuni Paesi il feudalesimo sopravviveva sottoforma di tasse, mentre in Europ a continentale gran parte della popolazione era ancora soggetta alle istituzioni della schiavit del f eudalesimo: la Polonia e l Europa dell Est offrono un caso di tardiva reazione feudale, dove i proprietari terrieri, per compensare l impatto della caduta dei prezzi di esportazione dei cereali, avevano aumentato gli obblighi delle esazioni feudali. Questa tardiva servit della gleba assecond la cre scente domanda di importazione di cereali dell Inghilterra. Gli Illuministi perdendo di vista il fatto che il feudalesimo agrario era nato p er bilanciare e riconciliare i differenti interessi economici e sociali della societ rurale, il t ermine per loro arriv a simboleggiare tutti i difetti dell ancient regime europeo. Ogni propriet feudale er a invece soggetta ad una variet di usi collettivi ma sono i crescienti interessi commerciali che sp ingono i proprietari terrieri ad espropriare la terra pubblica (common lands). Uno dei segnali di cambiamento pi critici delle economie rurali del XVIII fu la c rescita costante della terra privata a spese degli usi collettivo. Per i riformatori, qualsiasi uso col lettivo delle propriet era offensivo, perch violava il principio dei diritti di propriet. Il processo di priv atizzazione mise in conflitto gli interessi ma mut anche un delicato equilibrio ecologico: le pecore, passando stagionalmente per i terreni, li fertilizzavano. Questo processo si era sviluppato precocemente in Inghilterra verso la met del XV II secolo, e fu mantenuto durante il secolo successivo incoraggiato dalla crescente domanda comm erciale di prodotti e dallo sviluppo di nuovi principi di coltivazione e di conduzione azie ndale. In questo contesto, la classe di contadini piccoli proprietari terrieri viene rimpiazzata da una classe pi

danarosa di fittavoli, e da lavoratori agricoli non proprietari, che dipendevano dai salari guadagnati nelle fattorie. La mancanza di un ampia classe di agricoltori contadini, insieme alla nascita dell a gricoltura intensiva (sviluppo di vaste aziende agricole affidate ad amministratori profess ionisti per massimizzare la produzione per il mercato) sono le caratteristiche peculiare del l agricoltura inglese del XVIII secolo, processo che porta alla ristrutturazione della societ rurale, c on una classe pi stabile di fittavoli che rimpiazza le propriet contadine pi precarie, dove il surplus di p opolazione si muoveva verso le citt, che si andavo rapidamente espandendo. In questo contesto ( come nella Repubblica Olandese) dove i proprietari terrieri erano meno legati o dipendenti dalla terra di quanto lo fosse la classe contadina, ma pi liberi di farne l uso che volevano, i nuovi met odi di coltivazione sono intordotti pi facilmente che altrove. Sono i primi segnali di un agricoltura c apitalista. Anche per l agricoltura l Europa del XIX secolo fu un mosaico di realt regionali cont rastanti ed i divari che separavano le regioni con produttivit pi intensive dal resto erano cres centi, si iniziava a far sentire l impatto crescente di una economia di mercato. 1.4 L ENIGMA DEL XVIII SECOLO: LA RIVOLUZIONE DEMOGRAFICA Una Storia Economica dell Europa pag. 4

Dall espansione allo sviluppo. La rottura con tutti i precedenti modelli di sviluppo demografico, fu la causa d ella nuova domanda che incoraggiava la produzione destinata al commercio nell Europa rurale. Durante la prima met del secolo i prezzi dei cereali continuarono a cadere nonost ante la rapida ripresa dei livelli di popolazione dopo la crisi del secolo precedente: la produ zione raggiunta con i metodi intensivi, superava la domanda. La popolazione dell Europa moderna stava seguendo il cosiddetto grafico a sega: ap pena la popolazione cominciava a crescere si verificavano crisi di sussistenza, carestie , malattie e morte. Nel XVIII secolo invece vi furono crisi, ma la ripresa fu sempre rapida e la lunga c urva di espansione le cui cause sono sconosciute rimase ininterrotta. La mortalit infantile rimase alta e la morte era una relat sempre presente anche p er gli europei pi agiati, in particolare se bambini. I nuovi modelli di espansione si spiegano in termini di grappoli di differenti sviluppi che concernevano diverse regioni in tempi ed intensit differe nti come l apparente scomparsa delle grandi epidemie (XVII peste, XIX colera), non certamente dovuta al miglioramento dell igiene e della medicina il cui impatto sull aspettativa di vita rimase trascura bile fino ai primi del XIX secolo). La pi probabile spiegazione dell espansione la tendenza a matrimoni precoci, e perc i a pi alti tassi di natalit tra le classi intermedie. 1.5 LA CRESCITA DEL COMMERCIO Interno L Europa del XVIII secolo vide una continua espansione del commercio locale ed int erregionale. Le aziende agricole dovevano soddisfare i bisogni di un numero crescente di persone non occupate nell agricoltura che viveva nelle citt .. l impulso alla crescita economica era quasi direttamente proporzionale alla vitalit dei centri urbani. Negli Stati Germanici solo due citt, Berlino ed Amburgo, avevano una popolazione superiore ai 100.000 abitanti, e meno del 4% della popolazione della monarchia asburgica vive va in centri con pi di 10.000 abitanti. In Italia l espansione demografica si concentr nei centri rural i, con l eccezione di Milano. Al sud Napoli primeggiava con 400.000 abitanti a met del secolo. I tassi pi veloci di espansione si ebbero in quelle regioni dove la crescita economica era pi dinamica : i paesi Bassi meridionali, la Repubblica Olandese, molte regioni francesi, la bassa Renania, i l Regno Unito.

Molti governi cercarono di promuovere il commercio migliorando la rete di traspo rti, come i canali in Francia. In Gran Bretagna si svilupp un sistema per attrarre gli investimenti pri vati nella costruzione di strade, con il recupero dei costi mediante il pedaggio sul traffi co. Per la maggior parte delle regioni europee comunque i mercati locali rimangono isolati fino all epoca d elle ferrovie, e la cresciente domanda commerciale privilegia i circuiti favoriti da condizioni geog rafiche, con l accesso a porti marittimi o a corsi d acqua navigabili. Fu per mare infatti che crescienti quantit di prodotti e materie prime cominciaro no ad avviarsi ai mercati stranieri: le piccole imbarcazioni costiere che dal baltico al mediterra neo convogliarono vaste gamme di merci, furono spesso l unico mezzo mediante il quale i produttori locali potevano raggiungere i mercati extraregionali. Il commercio su lunghe distanze costitu una percentuale del commercio europeo molto minore di quello svolto dal pi modesto naviglio costiero. Queste attivit costituirono inoltre il fondamento per la comparsa di numerosi porti che offriva no una base ai gruppi di mercanti. Una Storia Economica dell Europa pag. 5

Dall espansione allo sviluppo. Il commercio internazionale Fino al 1800 la grande massa del commercio europeo avveniva all interno dei confin i europei, anche se l espansione del commercio transatlantico fu un sorprendente indicatore della v italit dell espansione economica europea, e diede un contributo essenziale al processo di accumulazione di capitale che rese possibile la successiva espansione economica e l industrializzaz ione dell Europa (Immanuel Wallerstein sostiene che le grandi scoperte del XV secolo diedero vita ad un sistema economico mondiale il cui asse originario era l Impero spagnolo, che mise insieme il vecchio ed il nuovo continente). Alla fine del XVII secolo il commercio non-europeo incideva meno del 10% sul gir o d affari commerciale londinese, in rapida crescita, e su quello di Amsterdam. Nel 1720, q uando il commercio atlantico andava a gonfie vele, le esportazioni inglesi verso le colonie america ne incidevano per meno del 50% sul valore delle esportazioni nel mediterraneo. Queste colonie offrivano ai mercanti europei preziose materie prime ma poche opportunit commerciali. All inizio del XVIII secolo le nuove colonie europee oltreoceano erano ancora limi tate alla costa atlantica, penetrando nell entroterra sono in presenza di corsi d acqua navigabili, come in Canada o nel New England. Fino ad allora infatti, n la Spagna n alcun altra potenza europea a veva risorse e manodopera necessarie per la monopolizzazione dei vasti territori del Nuovo Mond o (Fernand Braudel). Nelle due Carolina, nel Maryland, Georgia e Louisiana e pi a sud nei Caraibi e ne l Sud America, l Inghilterra, la Repubblica Olandese, la Francia e la Spagna si contesero per tut to il secolo una posizione vantaggiosa, sviluppando economie da piantagioni per la coltivazione d el tabacco, sul modello delle piantagioni di canna da zucchero nei Caraibi. Gli Olandesi primeggiavano sul trasporto marittimo grazie alle capacit tecniche d ella loro Fluitship, che trasportava grossi carichi pi velocemente delle concorrenti. Nella seconda me t del XVII secolo la flotta olandese eguagliava in tonnellaggio le flotte mercantili dell Inghilterr a, Portogallo, Francia, Spagna e Germania messe insieme. I produttori fornivano inoltre merci pi competit ive: nel 1700 Amsterdam era la citt commerciale ed il centro finanziario pi importante al mondo. Alla fine del XVII britannici e francesi cominciarono a soppiantare gli olandesi nel commercio con il

nord America: entrambi i paesi avevano adottato una legislazione monopolistica p er escludere gli stranieri dal proprio commercio coloniale. L economia olandese iniziava a perdere slancio, i centri manufatturieri non riuscirono ad adattarsi alla domanda del XVIII secolo di stof fe pi leggere, e i pesanti costi di prosciugamento delle terre causarono problemi inflazionistici. Il caso olandese mostra come la vitalit dell economia interna fosse una condizione essenziale per l espansione del commercio internazionale, cos come il caso spagnolo, che vede la p rosperit di Cadice, che dal 1717 controllava il monopolio del commercio spagnolo con le sue colonie americane e caraibiche e per tutto il secolo si arricch diventando la prima citt spagnola, sco mparire quando la guerra con la Gran Bretagna priv la Spagna delle sue colonie .. il commercio non aveva agito da impulso allo sviluppo o specializzazione agricola in Andalusia, o di nuove indus trie o attivit terziarie. Lo stesso in Francia, dove i porti della costa occidentale (Bordeaux, Nantes, Rochefort) si espansero sensazionalmente nel XVIII secolo in risposta alla espansione del comm ercio atlantico francese, sviluppando nuove industrie manifatturiere, di trasformazione, e speci alizzazione agricola (viticoltura), per non sopravvissero alla perdita dell impero coloniale con le guer re napoleoniche. Una Storia Economica dell Europa pag. 6

Dall espansione allo sviluppo. Le principali battaglie commerciali e politiche tra Francia e Gran Bretagna si c ombatterono nell Atlantico, nonostante vi fossero importanti differenze strutturali nel commer cio su lunga distanza dei due paesi: come gli olandesi si affidavano ad una progettazione nau tica innovativa ma soprattutto a nuove merci e prodotti, riuscendo a sviluppare complesse reti comm erciali. La Gran Bretagna ovvi l impossibilit di penetrare i mercati iberici e mediterranei, che impo nevano pesanti dazi d importazione ai manufatti inglesi, commerciando in questi paesi pesce secco e salato del Nord America, potendo incrementare cos l acquisto di prodotti agricoli dal mediterraneo senza esborso di contante e ribilanciare la struttura del commercio britannico destinata a colmar e il deficit commerciale verso i paesi baltici, fornitori di legname e di materiali necessari alla costru zione navale. Gli schiavi africani erano destinati alle piantagioni portoghesi del Brasile ed alle colonie dei Caraibi che completavano il sistema commerciale triangolare: Africa (schiavi) America (p rodotti coloniali zucchero, tabacco, caff) Europa. Sistema reso pi dinamico (nonostante gli alti e b assi causati da naufragi) quando le importazioni coloniali divennero fondamentali per le nuove i ndustrie di trasformazione e riesportazione nei porti britannici ed europei. Con l aumentare dell importanza economica delle colonie, fu sempre pi difficile gesti re le relazioni: i coloni non accettavano pi i regolamenti restrittivi volti ad impedire loro di svi luppare i propri manufatti, questi risentimenti contribuirono alla ribellione dei coloni del Nord America contro il governo britannico. Negli ultimi decenni del secolo, dopo la Guerra di Indipendenza, il commercio de lla Gran Bretagna con le sue ex colonie crebbe ancor pi velocemente, e fu in questo periodo che le piantagioni americane divennero importanti fornitrici della principale materia per le nuove industrie tessili, il cotone. Nonostante tutto, alla chiusura del XVIII secolo il 76% di tutto il commercio ex traregionale europeo aveva ancora luogo all interno dei confini europei: solo il 10% verso il Nord Amer ica, l 8% verso l America Latina e Caraibi, il 5% verso l Asia e meno dell 1% verso l Africa. La produzione di merci in Francia nel 1700 era di 2 volte e mezza superiore a qu ella della Gran Bretagna, e per entrambi i paesi non va esagerata l importanza del commercio atlan tico. La rapida crescita di nuovi mercati di consumo fu un riflesso importante della diffusione di nuove forme di ricchezza tra sezioni sempre pi ampie di elites europee, ricchezza non reinvestit

a ma usata in stili di vita urbani che aiutarono a sviluppare mode, idee ed attitudini culturali e nuov e forme di mobilit fisica (grand tour). Come si muovevano le persone, cos si muovevano le idee ed i confronti. Il commercio coloniale contribu anche allo sviluppo ed espansione di una nuova cu ltura commerciale e di nuove istituzioni mercantili, assicurazioni commerciali e marittime, all espa nsione del credito ed alla nascita di nuovi mercati commerciali e finanziari. Incoraggi l espansione di u na variet di tradizionali industrie di beni di consumo e nuove industrie, come quella della b irra, o pi direttamente quella delle costruzioni navali. Tra gli effetti quello pi sensazion ale fu la diminuzione dei costi di trasporto su lunghe distanze. Il commercio estero in generale e quello coloniale in particolare, rivestirono u n ruolo importante quindi nell espandere la capacit del mercato di fornire beni di consumo, ma non spi ega la contemporanea crescita della domanda di beni di consumo: molte citt portuali dell a costa occidentale britannica, ma anche citt della provincia non collegate direttamente al commercio marittimo, crebbero con rapidit sorprendente (Bristol da 48.000 a 100.000 abitant i tra il 1700 ed il 1800, Liverpool da 6.000 a 35.000). Una Storia Economica dell Europa pag. 7

Dall espansione allo sviluppo. Il commercio estero era una condizione necessaria ma non sufficiente per la cresc ita economica (Carlo Cipolla) Il pi importante effetto del commercio estero sulle industrie interne venne dalla industrializzazione verso il commercio non viceversa (K.P. Thomas & Donald McCloskey). 1.6 LE INDUSTRIE E LE MANIFATTURE I Paesi Bassi Meridionali (l attuale Belgio, furono parte della monarchia asburgic a fino al 1797 quando furono invase ed annesse alla Francia) Regione che speriment la pi dinamica e sostenuta crescita nel XVIII secolo, ricca di risorse naturali, con una delle pi avanzate economie agricole d Europa, innumerevoli vie d acqua naviga bili che furono estese da canali e strade che le fornirono uno dei migliori sistemi di co municazione d Europa che fino al 1850 era tre volte pi grande di quello dell Inghilterra. Dai tempi antichi sono stati localizzazione di importanti centri di lavorazione dei metalli e di produzione tessile, grazie a ricchi depositi di minerali grezzi e di carbone. Le prime pompe a vapore vennero introdotte gi nel 1737, ma solo nel 1800 usate a gran regime. Con un semp re maggiore ricorso alla meccanizzazione si espanse la produzione di carbone e metalli lavor ati nel XVIII secolo con lo spostamento delle piccole fornaci familiari verso centri urbani con migli ore accesso ai mercati extraregionali, trasformandosi in industrie. Bruxelles divenne il centro amministrativo ma anche finanziario e commerciale. A nversa era il principale porto e anche dopo la sua chiusura la citt rimase un importante centro finanziario e commerciale rivale ad Amsterdam. Nei Paesi Bassi meridionali si svilupparono importanti industrie del tessile, ch e utilizzarono macchine a vapore dal 1799 introdotte a Verviers dall imprenditore William Cockeri ll, che install anche proprie imprese di fabbricazione di macchinari che nel 1813 iniziarono a p rodurre le prime macchine a vapore belghe. Altro importante centro tessile delle Fiandre era Gand , famosa per i suoi fini tessuti di lana e di lino, e che nel corso del XVIII sub un cambiamento tipi co delle nuove economie: le stoffe di alta qualit furono rimpiazzate da nuovi tessuti pi economic i e leggeri di cotone per il Sud America. Cambiamento non per accompagnato dall assimilazione dell e nuove tecnologie che riducevano il costo e acceleravano la produzione, per le quali si aspetter l inizio del XIX secolo.

Il Belgio non sent l impulso del passaggio dalla forza umana alla macchina nonostan te godesse di tutte le risorse materiali e condizioni infrastrutturali per sostenere l industria lizzazione, la ragione era l abbondante offerta di potenziale umano adeguato a soddisfare le necessit dell indus tria e dell agricoltura, manodopera a buon mercato (l estrazione del carbone dal sottosuolo era agevole). L Olanda al contrario non godeva delle stesse risorse naturali per l industria e la maggior parte dell agricoltura era intensiva, le terre recuperate dal mare erano poco popolate e la maggioranza delle industrie erano urbane. Il mercato era principalmente interno e quindi non avver t la spinta verso la macchina. L altra grande industria olandese era quella delle costruzioni navali, c on sede ad Amsterdam, che continuava a prosperare senza richiedere cambiamenti tecnologici. La proto-industrializzazione (termine coniato da Franklin Mendels) Innovazione sviluppatasi nei Paesi poveri delle Fiandre e che si andava espanden do in molte altre regioni europee (distretti montani dello Yorkshire in Inghilterra, in molti Cant oni svizzeri, in Una Storia Economica dell Europa pag. 8

Dall espansione allo sviluppo. Germania, Francia e Italia): percorso alternativo alla modernizzazione economica che vede la diffusione delle industrie fuori dalle citt, nelle regioni agricole dove erano pr ecarie le condizioni della coltivazione. Erano forme di manifattura rurale di produzione domestica. l abbandono dei monopoli sulla manifattura esercitati dalle citt, e sebbene forme d i produzione artigianale fossero sempre esistite, l innovazione sta nel fatto che ora tale atti vit era organizzata da mercanti cittadini in vista di una produzione concorrenziale volta al mercato, u tilizzando la manodopera rurale, pi a buon mercato di quella cittadina. Il sistema centralizzat o di lavoro industriale era pi veloce, sfruttava economie di scala, operava un maggior contro llo sulla qualit e quantit, recuperi pi veloci degli esborsi di capitali, maggiore flessibilit alle mu tazioni del mercato. Tali sistemi si potevano sviluppare solo dove c era un eccesso di manodopera rural e. Per le famiglie era una fonte supplementare di reddito, sostenuto dalle donne e dai bambini: cau sava forti spinte all incremento del tasso di natalit ed al matrimonio precoce. Nel corso di alcune g enerazioni questo aumento di bocche da sfamare inizi a pesare sull economia della famiglia, e la sovr aproduzione caus una caduta dei prezzi e quindi dei redditi. Nello stesso tempo si acceler in tutta Europa il declino delle citt con insediamen ti tessili pi antichi. Tessuti nuovi e meno costosi soppiantavano le pi antiche e pesanti stoffe di luss o, risultato non solo della concorrenza dei prezzi ma anche del cambiamento dei gusti e della scompars a delle elites tradizionali. Altri centri europei dell attivit manifatturiera pre-industriale L Europa era un mosaico di vecchie e nuove regioni manifatturiere, molte delle qua li mostrarono grande dinamismo in questo secolo: in Renania, Basso Reno, Ruhr meridionale e Ba ssa Sassonia meno del 20% della popolazione era occupata nell agricoltura, Berlino presentava una im portante industria serica, Svezia e Cantoni Svizzeri industrie tessili come anche nelle Province al pine, Lombardia e Carso. In Boemia nel 1789 pi di 400.000 (17,5% della pop.) lavoratori erano impegnati ne lla filatura della lana, cotone e lino. In pi c erano 59 ferrerie, 197 fornaci, e l industria vetraria e ra in espansione (erano condizioni familiari ed il passaggio alla meccanizzazione fu lento). Boem ia e Moravia godevano di estese risorse naturali e buona manodopera, ed erano l unica parte del la monarchia asburgica che godeva dell accesso ai mercati esterni tramite il fiume Elba.

La Catalogna svilupp un fiorente nuovo settore manifatturiero basato sulla stampa tura e tintura della tela di cotone (a Barcellona nel 1780 c erano 80 fabbriche del settore) poi esportata nelle Americhe e nelle altre parti d Europa e del Mediterraneo. La breve rassegna mostra come anche senza innovazione tecnologica, nel XVIII ci siano importanti cambiamenti nelle economie dei paesi. L assenza di mercati elastici ed accessibili il maggior ostacolo. La necessit di passare da stoffe pesanti a nuove pi leggere il maggiore stimolo. FRANCIA E REGNO UNITO Ci che fu eccezionale in Inghilterra fu la velocit di accettazione delle nuove tec nologie, l applicazione pratica e la rapida diffusione, che stimol la sostituzione della for za lavoro con macchinari. Francia e Gran Bretagna furono per tutto il secolo a pari passo per l espansione c ommerciale e manifatturiera, la popolazione francese era superiore di un terzo a quella ingle se, in tutti e due i paesi Una Storia Economica dell Europa pag. 9

Dall espansione allo sviluppo. si assisteva al passaggio a stoffe pi leggere di cotone, e ad una veloce introduz ione delle novit tecnologiche in risposta ai mutamenti del mercato. La Francia possedeva comunque un ricco patrimonio di risorse economiche naturali , ricchi depositi di carbone e di minerali, abbondanza di legname da costruzione e d uso industriale, f iumi e vie d acqua navigabili, manodopera abbondante ed a buon mercato. Per questi motivi la meccan izzazione sentita meno fortemente, le industrie possono espandersi senza difficolt, senza s entire le strozzature dei concorrenti. In Inghilterra invece la mancanza di legname e della carbonella dovuta a secoli di metodi intensivi di coltivazione, espansione e costruzione urbana e della flotta navale porta i prez zi del legname alle stelle. Ecco perch ebbe gran successo l invenzione di Abraham Darby, che svilupp un processo di fusione del ferro sostituendo il carbone coke (prodotto dalla distillazione del carone fossile) alla carbonella nel 1709, seguito dall introduzione del suo uso negli stadi finali dell a produzione siderurgica da Henry Cort nel 1784 che permise un abbattimento deciso dei costi. Nel 1800 l Inghilterra produceva 200.000 tonnellate di ghisa grezza all anno, nel 1870 6 mili oni, pi della met della produzione mondiale. L impatto di queste innovazioni fu rivoluzionario ma graduale. La ghisa grezza di qualit sempre pi elevata ed economica, aveva usi infiniti, le industrie metallurgiche si liberava no dalla dipendenza dalla carbonella e dal legname e si espansero insieme a nuove industrie minerari e, industrie vetrarie (Birmingham) e della ceramica. Si iniziarono a sfruttare nuovi filoni minerari e tra il 1680 ed il 1780 la produzione di carbone in Inghilterra aument del 300%, incentivando lo sviluppo de lla rete di comunicazione, soprattutto canali. I primi tessuti leggeri di cotone e di lino importati dall India riscossero un gra ndioso successo immediato in tutti i mercati, rivoluzionando i gusti degli europei occidentali, le possibilit del disegno sui capi di vestiario e segnando un importante progresso negli standard dell igiene personale essendo lavabili pi frequentemente. I primi sviluppi dell industria cotoniera erano volti a limitare la dipendenza dalle importazioni dall India, ma la domanda in crescita costante mise in luce diversi problemi (lentezza della produzione domestica, alto costo della manodopera) riso lti dalla meccanizzazione della filatura (1830) con la centralizzazione di tutti i passagg i all interno di fabbriche. Dinamismo che svilupp tutta una serie di altre attivit, dalla costruzio

ne dei macchinari, allo sviluppo di reti di trasporto e fondazione di citt (Manchester). La differenza tra l Inghilterra ed i suoi vicini europei fu l esuberanza della doman da sui mercati interni: la Francia per esempio presentava un ampia popolazione contadina capace d i autorifornirsi, le citt erano piccole, il commercio era principalmente interno, le comunicazioni scarse, il territorio ampio. In Inghilterra invece le comunicazioni erano facili ed i porti raggiungib ili, l espansione urbana era vivace e rapida: la domanda urbana di consumi era dinamica e unica in Europa , come la domanda e produzione di birra, primo prodotto veramente di massa, destinata comunque all e classi pi povere. Mentre in Francia e nel resto d Europa le merci erano prodotte dalle stesse famigl ie contadine per proprio uso, oppure da un industria che badava pi alla qualit che al volume, e che e vit quindi la meccanizzazione finche trov manodopera specializzata con salari che non riducevan o i profitti, le industrie inglesi provvedevano principalmente ai mercati di grosso volume e di b asso costo, diventando modelli di organizzazione da imitare basate sulla divisione di manodo pera e sui nuovi principi teorici di economisti come Adam Smith. Erano esempi tangibili dei valor i che avrebbero ispirato l era del capitalismo industriale: il ruolo dell imprenditore e il lavorato re come unit. Una Storia Economica dell Europa pag. 10

Dall espansione allo sviluppo. 1.7 IL RUOLO DELLO Stato Uno dei temi centrali della prima storiografia economica collegava il precoce sv iluppo dell Inghilterra alla presenza di una cultura della libera impresa, mentre oggi si enfatizza di p i l importanza delle specifiche condizioni rurali e di mercato che incoraggiarono l uso dei macchianari prima che altrove: una delle maggiori restrizioni allo sviluppo deriv dall intervento dello Stato. Tutti gli stati europei continuavano a seguire le politiche mercantilistiche del XVII secolo basate sul presupposto che il volume del commercio finito e che ogni stato dovrebbe protteg gersi per assicurarsi la propria quota riducendo al minimo le importazioni straniere. Le politiche commerciali del XVIII secolo non furono influenzate da nuove teorie economiche ma piuttosto da necessit materiali dei governanti. Per quanto convincenti fossero in teoria i principi del libero scambio interno, il problema stava nel trovare un modo per rimpiazzare le entrate pubbliche e private (dazi e gabelle interni). Nel caso del commercio estero, il liberalismo andava contro la schiera di restrizioni e barriere monopolistiche delle nazioni commerciali pi potenti. Nel XVIII secolo fu varia la capacit statale di proteggere e promuovere lgi inter essi economici al fine di creare condizioni di stabilit e ordine. Le debolezze della monarchia spagnola e portoghese rendevano invece sedmpre pi difficile la formazione di politiche commerciali coer enti. 2. LO SVILUPPO ECONOMICO NELL EUROPA DEL XIX SECOLO 2.1 CRESCITA E TRASFORMAZIONE DELL ECONOMIA EUROPEA Un secolo di crescita continuativa L evoluzione economica di lungo periodo non procede mai in modo uniforme: ci sono aree inseguitrici ed aree guida, che sfruttano efficacemente le conoscenze tecniche d isponibili grazie alla dotazione di risorse umane in grado di innovare e di utilizzare le nuove tecnolo gie, raggiungendo maggiore produttivit delle risorse naturali disponibili, dai capitali e dal lavor o. Nella ricostruzione della storia dell economia mondiale dal Medio Evo ad oggi, Med dison individua quattro fasi successive con diverse economie guida: XII XVI con l Italia centrosettentrionale e le Fiandre, 1600 1750 con i Paesi Bassi settentrionali, 1750 1890 con l Inghilterra, 1890 oggi USA. La rivoluzione industriale sviluppa una posizione di monopolio per l Inghilterra n el commercio mondiale con una incredibile forza industriale a rapido progresso tecnico nella produzione tessile,

siderurgica, meccanica e utilizzo del carbon fossile. L occupazione nell industria a ument dal 44% nel 1700 al 60% nel 1820 e all 84% nel 1890, mentre quella nell agricoltura pass dai due terzi della popolazione all inizio secolo, all 8,8% nel 1910. Gli addetti all agricoltura dei principali paesi europei e nell area Nord-americana andarono progressivamente riducendosi e l industria divenne la principale fonte di ricchezz a e lavoro: fu una cesura di principale importanza con il passato dell umanit. Una Storia Economica dell Europa pag. 11

Dall espansione allo sviluppo. Grazie agli apporti della rivoluzione agricola, industriale e dei trasporti, l Eur opa si liberava dai vincoli imposti dalla demografia e dalle limitate risorse del suolo. Il passaggi o da fonti energetiche animate ad inanimate permise una crescita inimmaginabile nei secoli precedenti. L 800 il primo secolo ad essere solamente in positivo, con crescita media annua de l 2% del PIL. La crescita economica moderna viene rapportata alla quantit di beni prodotta da un P aese. Si calcola in termini di valore aggiunto, differenza tra il valore del prodotto finito ed il v alore dei prodotti intermedi utilizzati, la somma dei fattori di produzione impiegati: la produzion e totale approssimativamente uguale al reddito. Il PIL misura il valore di tutti i beni e servizi finali prodotti all interno di u n Paese al lordo degli ammortamenti, sia dai cittadini che dagli stranieri (il PNL conta solo residenti ). Per confrontare Paesi diversi non basta usare il cambio monetario, ma si usa un tasso di cambio specia le, il PPP (purchasing power parity), che tiene conto dei diversi livelli di prezzo. I dati sulla contabilit nazionale sono utili ma non tengono conto delle performan ce delle regionipilota dello sviluppo e sono per questo poco utili a comprendere le origini e le dinamiche interne dei processi di crescita. In tutte le nazioni si determinano differenze regionali ne i tassi di crescita del reddito: in Italia per esempio, nel triangolo industriale (Piemonte, Lombardia, Liguria) il reddito era nel 1911 di un terzo superiore alla media nazionale. Differenze sono presenti an che all interno dei diversi settori: quindi necessario un approccio insieme macro e micro-analitico. I CAMBIAMENTI STRUTTURALI Con il passaggio da societ rurale e agricola a civilt industriale, il cambiamento strutturale pi accentuato si coglie nei tassi di attivit (rapporto tra popolazione attiva e pass iva, e distribuzione nei vari settori): tutti i Paesi mostrano un incremento del tasso di attivit femminil e, con passaggio dall attivit di casalinga a lavoratrice a domicilio o occupata a tempo pieno fuori dalla famiglia. La struttura professionale della popolazione vede una diminuzione assoluta e rel ativa del settore primario (agricoltura, caccia e pesca), espansione del secondario (industrie e m anifatture) e del terziario (P.A, banche, professioni). Processo pi accentuato in alcuni paesi come la Germania, e meno in altri come in Italia, dove nel primario dal 1881 al 1911 si scese solo dal 61 ,8% al 59,1% e nel secondario si crebbe dal 20,5% al 23,6%. Il declino dell agricoltura fu tanto pi ve

loce quanto pi precoce era stata la crescita. L incremento del reddito pro-capite s accompagn ad un calo della fertilit e del tasso di natalit e mortalit infantile, e ad una crescita dei tassi di urbanizzazione, alfabetismo e scolarizazione. Crebbero anche le percentuali di risparmio, investimenti ed aument il grado di ap ertura al commercio internazionale. Gli effetti della crescita sulla distribuzione del reddito sono cos ipotizzati da Kuznets: in una primissima fase i pochi addetti ai settori moderni guadagnano molto di pi ma ad u n certo punto il trend si inverte a causa della crescita della percentuale degli addetti ai nuovi settori ed il divario di produttivit intersettoriale diminuisce. Schumpter ed i cicli di sviluppo La crescita non mai stata lineare ma contraddistinta da variazioni e fluttuazion i che costituiscono la congiuntura di strutture diverse. Gli storici hanno da sempre cercato di individ uare la regolarit nelle fluttuazioni che permettesse di prevedere gli andamenti futuri. Una Storia Economica dell Europa pag. 12

Dall espansione allo sviluppo. Joseph Schumpeter ritiene che l andamento ciclico costituisce l essenza stessa del p rocesso di sviluppo capitalistico, le fluttuazioni sono la conseguenza necessaria della rot tura dell equilibrio stazionario. In Business cycles (1939) individua l esistenza di tre cicli: -ciclo classico o maggiore o Juglar, fra i 7 e gli 11 anni, ripartito in 4 fasi di recessione, depressione, ripresa e boom (a met del ciclo scoppiano le classiche crisi di sovr approduzione), -ciclo minore o Kitchin, o congiunturale, -movimenti di lungo periodo Kondratieff o onde lunghe, durano 40 50 anni, una fa se ascendente ed una discendente. Determinante l attivit innovativa: le invenzioni procedono in modo autonomo senza r ispondere ad un bisogno concreto, hanno una genesi scientifica e non sono rilevanti per l anali si economica, le innovazioni invece si sviluppano nel sistema economico e ne sono il fatto fondam entale, in risposta a determinati bisogni, e danno vita a nuove combinazioni dei fattori produttivi. Il motore del processo di sviluppo sono gli imprenditori innovatori, dai quali s caturiscono le innovazioni, i nuovi prodotti e processi, i miglioramenti all organizzazione di un i mpresa, le conquiste di nuovi mercati e nuove fonti di approviggionamento di materie prime. Guadagnano una temporanea posizione di rendita monopolistica che li ripaga del rischio iniziale , il guadagno differenziale viene poi gradualmente eliminato dalla concorrenza che imita e rip orta il sistema ad un equilibrio stazionario. Nello studio delle fasi e dinamiche dello sviluppo si passati da una prospettiva di imitazione del modello inglese alla verifica di importanti differenze per le quali si cercato u n comune denominatore, analizzando i cambiamenti economici in maniera comparativa. Negli anni 60 Walter Rostow e Alexander Gerschenkron tesero ad edificare una ver a e propria teoria della storia economica, negando l uso di modelli ciclici e proponendo interpretazi oni incrementali dello sviluppo, entrambi accentuando gli aspetti di discontinuit che caratterizza no la fase iniziale dei processi di crescita delle economie. Gli stadi di Rostow ed il take off Rostow teorizza la teoria degli stadi, processo di crescita basato su 5 passi at traverso i quali ogni nazione sarebbe dovuta passare per raggiungere uno sviluppo economico completo e presuppone che tutte le economie soddisfino le varie fasi: 1. Societ tradizionale, situazione pre-industriale con debole produttivit del lavo

ro umano, preponderanza dell agricoltura, stretta correlazione tra popolazione e riso rse, societ chiusa ed esposta ad epidemie e carestie. Il reddito pro-capite non aumenta perch il tas so di investimento eguaglia il tasso di incremento demografico, per l evoluzione serve un aumento dei tassi di investimento. 2. Transizione, periodo di cambiamento, formazione di imprenditorialit e accumulo di capitali: incremento della produzione e produttivit dell agricoltura e delle minier e che permetta di indirizzare lavoro e capitali all industria, sviluppo di servizi ed in particolare banche, uso efficiente delle materie prime locali o loro importazione, esportazione di prodotti manifat turati. 3. Decollo, processo di accelerazione economica che nel corso di due o tre decad i trasforma l economia portandola stabilmente ad un livello produttivo molto pi eleva to di quello di partenza. L accumulazione del capitale e l incremento della produttivit si autoalimen tano: innalzamento tasso di investimenti al 10% del PNN (no riscontro storico), quadro politico, sociale ed istituzionale che sfrutti le tendenze all espansione per favorire un processo gene rale di sviluppo, sviluppo di settori guida, industrie leader e industrie sussidiarie, subordino d ell agricoltura Una Storia Economica dell Europa pag. 13

Dall espansione allo sviluppo. all industria. (Gran Bretagna rivoluzione industriale, Belgio e Francia anni 30-60 , Germania periodo 1850-1873, Svezia 1868-1890, Russia 1890-1914) 4. Maturit, il processo si estende, le innovazioni si diffondono, nuove industrie trasmettono dinamismo. Il volume degli investimenti passa dal 10 al 20% del redd ito nazionale, la produzione supera l incremento demografico ed i redditi aumentano costantemente, s i destinano maggiori risorse ai consumi. 5. Et dei consumi di massa, modello americano, la distribuzione di una crescente quota del potere d acquisto per i consumi spinge le imprese produttrici ad investire in processi di standardizzazione della produzione per allargare il mercato abbassando i prezzi. I critici notano come tale modello presenta un modello di crescita che si svolge ordinatamente attraverso fasi in cui uno stadio deriva da quello precedente ma non spiega i me ccanismi di passaggio, le cause, e come non consideri le interazioni tra le diverse dimensio ni (internazionale,nazionale, regionale) in cui si sviluppa il fenomeno. una teoria di imitazione senza varianti. Gerschenkron e i vantaggi dell arretratezza Ruolo centrale non le dinamiche di lungo periodo ma i due pi importanti stadi di Rostow: le precondizioni e lo stadio del decollo. Studia i meccanismi che mettono i Paesi r itardatari in grado di avviare un processo di sviluppo, introduce il concetto di arretratezza relativa al paese leader, la Gran Bretagna, posizionando i diversi Paesi su una graduatoria di confronto con la qu antit ed importanza dei prerequisiti. Pi le condizioni sono simili, pi probabile un imitazione veloce ed efficiente. Se in vece i prerequisiti mancano, i Paesi possono colmare le lacune con l impiego di fattori s ostitutivi (il sistema bancario in Italia). I diversi percorsi di industrializzazione derivano dai dive rsi livelli di arretratezza e fattori sostitutivi. L arretratezza ha comunque dei vantaggi: chi arriva dopo pu imitare le tecnologie s enza processi di perfezionamento e impiego di risorse in ricerca e sviluppo, utilizzando d un colpo tecnologie che avevano impiegato oltre un secolo per arrivare a standard accettabili. Maggiore il livello di arretratezza, pi rapido sar il ritmo di sviluppo industriale, maggiore lo sviluppo della grande industria, la concentrazione nella produzione di beni strumentali anzich di consu mo, il ruolo degli

attori istituzionali impiegati ad aumentare la velocit del processo, minore la cr escita agricola e maggiore l importazione di conoscenze tecniche e capitali stranieri. Chi in testa non sicuro di rimanervi (declino della Gran Bretagna nella seconda met dell 800), chi pi vicino al leader pu subentrarvi, chi decaduto pu recuperare posizioni (Italia). Il problema delle unit di analisi: Pollard e la regione economica Dagli anni 70 si cercano di abbandonare i modelli di interpretazione ineari cercando di evidenziare le caratteristiche peculiari di ciascun caso, incontrado ema dell unit di base dell analisi, comunemente quella nazionale (permetteva l utilizzo di da autorit centrali) si iniziavano a proporre le regioni, non necessariamente coincidenti litico amministrativa. univoci e l per il probl cifre raccolte con un unit po

The peaceful conquest (1981) mostra come la nozione di decollo si debba applicar e alla dimensione regionale, e come nel caso della Gran Bretagna la rivoluzione industriale fosse stata favorita dalla simultaneit del decollo di numerose sue regioni. Tra le regioni c erano divari anch e importanti Una Storia Economica dell Europa pag. 14

Dall espansione allo sviluppo. (dualismo): l industrializzazione europea si realizza in ogni nazione su base regi onale, e studiando queste si valorizzano le interdipendenze ed i rapporti funzionali. Il contesto internazionale invece che fare da sfondo all azione del Paese ritardat ario (come sosteneva Gerschenkron), secondo Pollard interferisce con le decisioni dei singoli Paesi o rientandone gli effetti in senso positivo o negativo: il concetto del differenziale della contemporaneit, esempio tipico la costruzione delle ferrovie con diverso ruolo nelle economie dei Paesi in rapport o alle condizioni sul piano internazionale, oppure la guerra che incise direttamente, in un senso o ne ll altro, sui processi di sviluppo dei Paesi. Paul David e la path dependence

La spiegazione dei mutamenti tecnologici ed istituzionali non va ricercata in le ggi economiche di portata universale ma nel percorso storico del processo in questione, per cui ca tene di eventi anche casuali finiscono col delimitare il campo delle scelte alla configurazione che s i venuta a determinare. Il percorso seguito dai first comers non pu quindi essere imitato pedissequamente dai followers. Il ruolo dello Stato La competizione tra le diverse aree non avvenuta soltanto sul piano tecnologico e produttivo ma anche sui sistemi di regole, sulla loro capacit di promuovere ed assecondare lo s viluppo abbassando i costi di transizione (ricerca, diffusione e organizzazione delle informazioni, costi di realizzazione delle innovazioni) e rendendo l economia pi efficiente. Le istituzioni si imitano c ome le tecnologie, e cambiano in rapporto alle condizioni economiche. Douglas North teorizza il mutamento economico come risultato di un cambiamento i sittuzionale intonato alle esigenze delle attivit produttive: in Gran Bretagna il ruolo del po tere pubblico nella creazione di un efficiente mercato nazionale e nello svecchiamento delle istituz ioni fu fondamentale, il miglioramento nella definizione ed applicazione dei diritti di propriet favor l o rganizzazione di fabbrica che spinse all introduzione di nuove tecnologie. Questa teoria spinse ad approfondire il rapporto tra istituzioni e sviluppo econ omico: oltre all importanza di uno Stato attivo nella creazione di condizioni favorevoli, anche quella di istituzioni intermedie come sistemi produttivi locali o distretti industriali. Nel periodo della rivoluzione industriale le teorie in vigore erano quelle del l iberalismo economico,

volto a lasciare spazio all armonico dispiegarsi dei meccanismi di mercato (Smith e Ricardo), e quelle interventiste basate sulla convinzione che lo Stato dovesse assicurare il suo in tervento nelle vicende economiche in quanto il mercato non era in grado da solo di garantire sviluppo. Gi dal primo 800 si ponevano le premesse per uno Stato con attivo ruolo nel proce sso di industrializzazione in Stati Uniti, Belgio, Francia e Germania, nel 1850 tali te orie iniziarono a differenziarsi nelle loro realizzazioni: negli USA si deline il modello di Stato regolatore, in Europa una formulazione di rapporti tra Stato ed economia anticipatrice del modello for te di Stato e della fiducia nel big goverment che si affermeranno nelle nazionalizzazioni del XX sec olo. Il peso dello Stato nell economia andato quindi crescendo nel corso del tempo, i s istemi capitalistici industriali non possono funzionare senza uno Stato che garantisca difesa e leggi . Una Storia Economica dell Europa pag. 15

Dall espansione allo sviluppo. 2.2 DINAMICHE DEMOGRAFICHE E SOCIALI. IL RUOLO DELL AGRICOLTURA La rivoluzione demografica in Europa Produzione e consumo sono correlati all evoluzione della popolazione e alla sua di stribuzione geografica, sociale e per fasce di et. I dati non sono precisi ma consentono appr ossimazioni utili: dal 1800 ed il 1914 la popolazione europea progred al ritmo dello 0,93% all anno, una v era e propria rivoluzione demografica che cambi strutture, movimenti e comportamenti. L Inghilterra anticip le tendenze e gi nel 1740 l aumento consistente della popolazion e permise un aumento della forza lavoro sia nelle campagne che nelle attivit urbane, e l impiego in nuovi settori manufatturieri come quello cotoniero. Il vecchio modello demografico di antico regime era caratterizzato da una combin azione di elevata natalit (fertilit media) e mortalit, che permetteva meccanismi di autoequilibrio tr a popolazione e risorse (grafico a sega), ed un complesso di pratiche tendenti ad abbassare la f econdit femminile, e promuovere la scelta del celibato (donne nubili 15-20%) ed i matrimoni ritardati (uomini 30, donne 25-26) cercando di evitare le crisi da scarsit di risorse dovute ad un aumento de lla popolazione (trappola malthusiana). Per la prima volta nella storia dell umanit, dall 800, grazie alle trasformazioni produttive, questo meccanismo non valeva pi, si entr nella transazi one demografica: nei due secoli seguenti la crescita non conobbe pi pause o regressio ni. Dal 1800 al 1900 la popolazione mondiale crebbe del 70 % passando da 978 a 1.650 milioni, l Europa registr un aumento di pi del doppio, passando da 208 a 430 milioni (i movimenti mi gratori contrassegnarono il secolo, gli europei contribuirono a triplicare il numero di abitanti dell America Latina e Australia, e a moltiplicare per 10 quello dell America del Nord). All inizi o della Prima Guerra Mondiale l Europa contava 480 milioni di abitanti, tre volte la popolazione del 1750. All inizio dell 800 una persona su 5 era europea, alla fine una su 4, e una su 3 se si contan o anche gli emigrati. Un confronto tra le densit mostra come la popolazione fosse concentrata sul conti nente meno esteso, e se nella prima parte del secolo erano le aree nel Nord-Ovest d Europa a crescere pi rapidamente, nella seconda parte il Sud e l Est. In Italia la popolazione crebbe continuativame nte nel corso del secolo (Nord bassa natalit e mortalit, Sud alte entrambe), mentre la Francia sub un brusco rallentamento nel secondo 800 dovuto dalla caduta del tasso di natalit.

Il nuovo modello demografico I perni furono la caduta della mortalit e la contrazione del tasso di natalit: in una prima fase di breve periodo la caduta della mortalit caus una crescita impetuosa, in una seconda invece la fertilit declin ed il successivo aumento della popolazione dipese dal crescente al lungamento della vita. La mortalit diminu rapidamente nei primi due decenni del secolo, rimase poi stabil e a lungo per far registrare una nuova caduta verso la fine del periodo. Il tasso di natalit invece diminu molto lentamente prima di accentuare la sua tendenza a partire dagli anni 80. La dimin uzione nelle nascite rifletteva la volont delle famiglie di conservare o migliorare il proprio tenore di vita: meno figli significava maggiore garanzia di fronte al bisogno e migliore istruzione. La nat alit restava alta nelle classi povere, che solo dopo la Prima Guerra Mondiale operarono un controllo sul le nascite. Scomparsero le grandi crisi di mortalit, cicli di carestia (eccezione crisi della patata in Irlanda 18451850) ed epidemie, virulenze e malattie infettive (progressi scienza medica, vaccino a ntivaiolo, Una Storia Economica dell Europa pag. 16

Dall espansione allo sviluppo. rivoluzione microbica di Pasteur, ospedali asettici, aspirina, anestetici), le d ifese immunitarie aumentarono grazie ai miglioramenti alimentari ed igienici (risanamento e modern izzazione urbana, sistemazione fognature, eliminazione cloache, ampliamento strade, costruzione re ti idriche). Il fondamentale cambiamento del XIX secolo che n la fecondit n la mortalit delle pop olazioni europee dipendevano pi dalle disponibilit alimentari: tra popolazione e risorse il feedback divenne positivo, incremento demografico ed innovazioni tecnologiche andavano di pari pa sso. La rivoluzione agricola fece fare un balzo alla redditivit della terra (rotazioni pi efficienti, allevamenti, concimi, prime macchine agricole) permettendo di produrre di pi con meno addetti, soddisfando nuovi bisogni e liberando un quota di lavoratori agricoli a vantaggi o delle attivit industriali e urbane. Rivoluzione agricola ed industriale consentirono di migliorare in quantita e qua lit l alimentazione. La rivoluzione nei trasporti e l allargamento dei mercati ruppero l isolamento di mo lti territori e limitarono le crisi di sussistenza: le cadute produttive potevano essere compens ate dalle importazioni. La vita si allungava, dalla media dei 30 anni sal nel corso dell 800 ai 40 anni e t occ i 50 nel 900, maggiormente negli strati sociali che pi beneficiavano del progresso materiale e scientifico. L accresciuta consistenza delle fasce centrali della popolazione, quelle detentric i del potenziale riproduttivo, si riflesse sul tasso di fecondit generale, provocandone un increme nto. Le aspettative di vita variavano vistosamente a seconda del mestiere esercitato o dello status di appartenenza: la malnutrizione, la mancanza di igiene nelle abitazioni e luoghi di lavoro, la mancanza di cure diminuivano la resistenza fisica dei ceti popolari, soprattutto dei lavo ratori urbani, ma anche agricoli. Urbanesimo, migrazioni e colonizzaizoni La concomitanza dell espansione demografica e delle trasformazioni economiche, det ermin una ridistribuzione geografica e professionale della popolazione: l industrializzazion e procedette di pari passo con l urbanizzazione, gli spostamenti verso le citt aumentarono con l introduzi one di nuove tecnologie volte a limitare l uso umano nelle campagne e con la crisi del lavoro a domicilio. La

ferrovia aiut lo spostamento massiccio. Dal 1851 al 1914 la percentuale degli abitanti delle citt sulla popolazione pass i n Gran Bretagna dal 48 al 73%, in Francia dal 25,5 al 44.2%. Dalle 23 citt con pi di 100 mila abitanti nel 1800, un secolo dopo se ne contavano in Europa 135. Sotto la spinta dell industrializzazione e del la rivoluzione dei trasporti si svilupparono sia piccoli centri che importanti citt e metropoli gi da tempo al centro delle rispettive economie nazionali (Londra, Parigi). Industrializzazione signific anche perfezionamento dei sistemi idraulici e gasdot ti per l illuminazione, le citt inglobarono le periferie e i centri si svilupparono in alt ezza, creando nuovi posti di lavoro. La tendenza un regresso del settore primario, espansione del se condario e del terziario. Ad eccezione della Gran Bretagna, tutte le societ restarono comunque a predominanza rurale per buona parte dell 800. Una linea interpretativa di scuola Marxista capeggiata da Eric Hobsbawm ha messo in evidenza il deterioramento degli standard di vita nel passaggio all et industriale, mentre una corrente neoliberista di Max Hartwell sottolinea un effetto positivo. Una Storia Economica dell Europa pag. 17

Dall espansione allo sviluppo. L industrializzazione rappresent sicuramente quartieri dormitorio senza acqua e luc e o servizi igienici e si accompagn a durissimi orari di lavoro in ambienti malsani e promisc ui, ma signific anche liberazione da carestie e miseria, nuove opportunit di miglioramento social e e culturale. La met del secolo segn l inizio della pi grande migrazione di popoli nella storia, ad opera della popolazione rurale sotto la spinta della pressione demografica e delle avverse c ongiunture. Non si tratt solo di un fenomeno europeo ma furono certamente questi gli attori principa li, che, disponendo di un territorio di circa 700 miglia quadrate (l Europa), finirono per colonizzare e controllare ben 8 milioni di miglia quadrate, moltiplicando di 9 volte la superficie controllata. Nonostante fenomeni di migrazione interna, il fenomeno dominante divenne quello dell emigrazione extracontinentale e permanente. Tra il 1821 ed il 1914 una cifra tra i 46 ed i 5 1 milioni di persone lasciarono l Europa verso altri continenti: Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Brasile, Argentina. La migrazione fu favorita dalla rivoluzione dei trasporti marittimi e dagli stes si governi che cercavano di alleggerire il mercato del lavoro nazionale e garantire il livello dei salari. Il governo inglese stanzi nel 1869 5 milioni di sterline per l emigrazione. Inizialmente la ma ggior parte degli emigranti erano inglesi, ma dagli anni 40 il fenomeno interess l Irlanda (patata 18 47), Germania, ed Europa centro-meridionale pe difficolt nelle economie. Tali spostamenti di popolazione determinarono cambiamenti nelle economie dall una e dall altra parte, e mentre le campagne europee si decongestionarono, le economie del nuovo mondo ricevettero importanti vantaggi: le partenze dei pi giovani fecero crescere il tasso di natal it nei Paesi d accoglienza, e ne modificarono i caratteri sociali e culturali, fondando comunit a base etniconazionale che si fusero lentamente alla massa. Il melting-pot si rivel una delle chiavi dello sviluppo statunitense, e la pi drammatica vicenda demografica nella storia della popolazio ne europea si tramut in una fondamentale componente del cammino verso la modernizzazione. Le trasformazioni del settore agricolo Nonostante il ridimensionamento del settore agricolo sia uno degli aspetti pi vis tosi dello sviluppo economico europeo, l agricoltura ha continuato a giocare un ruolo fondamentale nel proocesso di crescita economica moderna. Le trasformazioni del settore agricolo precedettero ed accompagnarono l avvento delle societ industriali e permisero di alimentare una popolazione sempre pi numerosa

ed urbanizzata incrementando produzione e produttivit. La domanda di prodotti agricoli inferiore di quella di manufatti e servizi, e su l consumo di generi alimentari influ il rallentamento nella crescita della popolazione. Da una dieta basata su cereali e vegetali si pass inoltre ad una dieta basata su carni e prodotti zootecnici. La produzione agricola crebbe comunque costantemente o per la crescita dei fatto ri (lavoro, capitale e terra) con interventi di bonifica in Olanda ed Italia bilanciate dalla perdita p er l industrializzazione, lavori di irrigazione dei terreni aridi e di calcinatura dei terreni acidi, oppu re per la crescita della loro produttivit (land-saving) o della produttivit del lavoro (labour-saving). Nel XIX secolo si registr un costante progresso nella qualit delle colture: rotazi one continua con la sostituzione del maggese (periodo di riposo del terreno) con le leguminose, la m aggiore dotazione di bestiame aumentava la quantit di letame per la concimazione, si introdussero spec ie pi adatte al clima e ai terreni e pi resistenti ai parassiti, si svilupparono prodotti chimici fertilizzanti. Una Storia Economica dell Europa pag. 18

Dall espansione allo sviluppo. Anche gli attrezzi in ferro vennero perfezionati (falci, aratri) e comparvero le prime macchine sostitutrici del lavoro umano (trebbiatrici, sgranatrici del cotone, mietitrici, mietitrebbiatrici, trattore negli anni 90) dove la manodopera era scarsa e quindi cara l agricoltore era spint o a meccanizzarsi, dove invece la pressione demografica restava forte, questo non era spinto ad aum entare il suo capitale. Le caratteristiche dei suoli determinavano inoltre le diverse tipologi e di attrezzi e macchinari. Il tasso di crescita della produzione, maggiore di quello della popolazione perm ise, grazie alla rivoluzione nei trasporti, di eliminare le crisi di sussistenza e di migliorare l alimentazione delle masse popolari. 1877-1896 grande depressione, crisi agraria per la concorrenza con i prezzi dei prodotti esteri grazie alla rivoluzione dei trasporti. Tutti i prezzi calarono, specie dei vegetali e d ei cereali (grano). La reazione fu una forte spinta alla politica protezionistica, ed un passaggio all al levamento. 2.3 IL PROCESSO DI INDUSTRIALIZZAZIONE EUROPEA L Inghilterra e l Europa continentale La rivoluzione industriale (met 700 primi decenni 800) segn l inizio di una nuova er a nella storia dell uomo. Fu l effetto di una serie di innovazioni convergenti nell agricoltura, comm ercio, trasporti e industria. Il fondamentale fattore fu il rapido incremento della capacit produtti va grazie all utilizzo di tecniche sofisticate e lo sfruttamento di nuove fonti energetiche. La disponibilit di beni e servizi crebbe in misura inimmaginabile, i beni aumenta vano pi rapidamente della popolazione, gli standard di vita migliorarono e la vita econo mica conobbe continue trasformazioni ed accelerazioni. L industrializzazione si imposta, dal secondo 800, come condizione necessaria alla crescita e fin con l identificarsi con lo sviluppo: dal 1820 al 1980 il prodotto lordo dei Paesi indu strializzati cresciuto di 60 volte, la popolazione di 4, il prodotto pro capite di 13, la produttivit de l lavoro di 20, producendo immensi con i Paesi non industializzati. Le vie dell industrializzazione furono molteplici, sia per il peso dei percorsi di sviluppo precedenti, sia perch il quadro generale sub profondi mutamenti dopo la rivoluzione industrial e inglese. Edward Wrigley individua l elemento decisivo nell utilizzo dell energia derivante dal carbon fossile, abbondante a buon mercato e su vasta scala, un miracolo insperato , un dono della so

rte il cui rendimento stato massimizzato dal contesto inglese, dove c era l opportunit di fare p rofitti vendendo di pi a prezzi pi bassi, il che forniva un forte incentivo a cercare font i di energia potenti e macchine sempre pi automatizzate per aumentare il flusso dei prodotti e contenern e i costi. I mercati a loro volta si erano ingranditi ed il processo era capace di autoalimentarsi. La rivoluzione industriale si estese ben presto a tante altre regioni del contin ente dove sviluppi anteriori di lungo periodo avevano preparato il terreno, una serie di cambiament i intervenuti nell economia e nella societ europea a partire dai secoli centrali del Medioevo, le nti progressi nell agricoltura, nell industria, allargamento delle relazioni commerciali. Il proce sso ebbe poco riguardo per i confini politici: i Paesi avevano radici comuni ed erano soggetti allo stesso clima. Quattro indicatori dello sviluppo economico europeo dal 1800 al 1913 sono la pro duzione di ferro e ghisa, il consumo di cotone, la produzione di carbone e i km di rete ferroviaria . Una Storia Economica dell Europa pag. 19

Dall espansione allo sviluppo. L ETA DELLE MACCHINE, DEL CARBONE E DEL VAPORE

Uno sforzo convergente e comulativo: il tessile La tecnologia associata con lo sfruttamento di nuove fonti di energia fu il fatt ore chiave dell eccezionale cambiamento europeo. Molte importanti innovazioni erano comunque state fatte anche in precedenza nelle industrie tradizionali (lavorazioni della porcellana, sbiancatura al cloro e processo di produzione della soda nel settore chimico, in Italia macchine per la filatura ad energia idraulica nell industria della seta) e gli inglesi inizialmente imitarono tali tec nologie: ci che mut nei cambiamenti fu la continuit e la velocit del fenomeno. I benefici in termini di reddito pro capite si verificarono solo quando il progr esso tecnico si estese a tutti i settori. La produzione di fabbrica non soppiant il sistema domestico o di piccoli laboratori protoindustriale ma nuovi macchinari trovarono spazio nelle case. Nella modernizzazione delle economie europee le macchine ebbero un ruolo chiave: consentirono di aumentare la produttivit cio la produzione per lavoratore e per unit di tempo. Prod ussero un effetto valanga: la messa a punto in un settore di una macchina a forte produtti vit creava strozzature in un altro settore a monte o a valle, che stimolavano ingegneri e tecnici a sco prire nuove soluzioni: il progresso assumeva un espansione illimitata. Nel settore tessile il punto critico era la meccanizzazione della filatura: l inve ntore del filatoio meccanico fu Richard Arkwright, al quale nel 1764 si accompagn l invenzione della s poletta volante di James Heargraves. Negli anni 1780 la macchina divent a vapore e permise di fil are 100 libbre di cotone in 300 ore di lavoro contro le 5 mila del lavoro a mano. Erano comunque m acchine costose che molti imprenditori non erano in grado di acquistare (solo nel 1815 la filatura d ivenne davvero meccanizzata). La tessitura rimase a mano fino al 1820 quando la meccanizzazione fu spinta dai progressi della filatura. Si afferm l uso del cotone per la facilit di colorazione e lavaggio, elast icit dell offerta di materia prima, adattabilit della fibra ai processi di meccanizzazione molto pi che la lana. Il paradigma del carbone A segnare il cambiamento fu per il passaggio ad un nuovo paradigma energetico: il carbone. Prima la potenza europea derivava dalla buona ripartizione del manto forestale,

era la civilt del legno, che consumava circa 200 milioni di tonnellate di legna l anno, a fine 700 i n alcune regioni industriali francesi la deforestazione raggiunse livelli altissimi con gravi rip ercussioni sull ambiente e rincari del combustibile. In Inghilterra gi dal 600 l alto costo del legname, l aumen to della popolazione e la casuale disponibilit del fossile condussero alla progressiva ado zione del carbone come energia termica. Nel 700, la vicinanza dei giacimenti al mare nonch lo svilu ppo di una rete di canali a questo scopo, permisero di distribuire carbone con facilit (nel 700 si e strassero 3 Mt di carbone contro le 800 mila tonnellate del resto del mondo). Nel 1709 Abraham Darby, proprietario di una ferriera, produsse ghisa usando il f ossile riscaldato ad alta temperatura in assenza di aria, che liberava in forma gassosa le impurit las ciando un prodotto spumoso e leggero, il carbon coke, utilizzato della lavorazione del ferro libera ndola dalla dipendenza del sempre pi scarso carbone di legna. Tra il 1760 ed il 1790 il procedimento al coke sostitu quello a carbone di legno. Una Storia Economica dell Europa pag. 20

Dall espansione allo sviluppo. Innesc un circolo virtuoso tra espansione del consumo di fossile, sviluppo della meccanica, decollo della siderurgia, meccanizzazione dei trasporti, ulteriore domanda di carbone: s pinta propulsiva che si esaur solo verso fine 800. Il carbone sostenne lo sviluppo e facilit l industrial izzazione di regioni ricche di miniere. Le innovazioni fondamentali derivarono dalla combinazione di genio creativo e de siderio di abbassare i costi, arrivando prima della affermazione dei principi fisici su cui si basavano, ed il loro successo dipese spesso dalla disponibilit di innovazioni complementari: James Wat t, padre della meccanica a vapore, avvalendosi dei macchine perforatrici, miglior enormemente l ef ficienza energetica e introdusse innovazioni a questa macchina che divenne il simbolo del le tecnologie della rivoluzione industriale inglese. La meccanizzazione dei trasporti apr una nuova fase della civilt ma anche un capit olo nuovo nella storia dell energia: quello della sua distribuzione, con piroscafi e ferrovie che trasportavano energia fossile anche dove non ne esistevano dotazioni, diventandone grande consumatore. Per tutto il 700 la forza motrice per eccellenza rimase comunque l energia idrauli ca anche in Inghilterra, e la definitiva affermazione della macchina a vapore avvenne tra il 1800 ed il 1850 grazie ad una serie di innovazioni. In questo cinquantennio la macchina fece pi per la s cienza di quanto questa non abbia potuto fare per essa, determinando la nascita della termodinami ca e contribuendo all elaborazione del concetto di energia. Dotazioni di risorse e combinazioni energetiche Il modello energetico instauratosi in Inghilterra era plasmato sulla dotazione d i risorse del Paese: energia idraulica diffusa (utilizzata dalla meccanizzazione tessile) e abbondanz a di energia fossile trasformabile in energia meccanica. Con i miglioramenti introdotti nel primo trentennio dell 800 il vapore divenne con veniente e fu addottato nelle attivit pi diverse, anche in miniere e ferriere che necessitavano di intensit di energia superiori. Carbone e vapore non fecero dunque la rivoluzione industriale ma ne permisero lo straordinario sviluppo e diffusione. Gli altri Paesi non imitarono pessidequamente lo sviluppo inglese ma ogni realt a dott tecnologie congeniali alla propria dotazione di risorse, modificandole ed adattandole alle proprie specificit.

Acqua, legname e carbon fossile, carbone di legna e coke si combinarono in vario modo per soddisfare le esigenze di energia dei diversi Paesi e regioni. Il binomio tessile energia idraulica oper quasi ovunque nella prima met dell 800, il v apore sostitu la ruota idraulica solo dove il carbone era pi abbondante (Belgio) o quando se ne scoprirono giacimenti rilevanti (Germania, Usa), gli altri Paesi, sprovvisti di carbone, do vettero aspettare la rivoluzione dei trasporti per poter disporre del fossile sul mercato oppure la m essa a punto di tecnologie a minore intensit di carbone (Italia). Una definitiva soluzione al pro blema sarebbe venuta a fine secolo con le tecnologie elettriche. In Germania la chiave del processo fu lo sviluppo del bacino carbonifero della Ruhr, che nel giro di un ventennio divenne la regione con la massima concentrazione mondiale di indust ria pesante, si svilupp una moderna siderurgia a coke che costitu il motore di tutta l industrializz azione del Reich. L American System of Manufacturing, sistema basato sulla standardizzazione del pro dotto e sull intercambiabilit delle parti. Consisteva nel produrre meccanismi composti da p arti Una Storia Economica dell Europa pag. 21

Dall espansione allo sviluppo. intercambiabili che si adattavano ed interagivano tra loro con precisione. Si ot teneva maggiore velocit operativa e di movimentazione dei materiali. Inizialmente era applicato a lla produzione di armi ma si allarg poi alle macchine agricole, da cucire, nelle pentole e serratur e. La diffusione in Europa di metodi di produzione di massa fu ritardata fino alla prima guerra mondiale dalla propensione degli europei alla qualit, la loro sofisticazione dei consumi e la resistenza operaia (comportava l eliminazione di operai specializzati). La collaborazione tra francesi, inglesi e tedeschi port all illuminazione a gas, so llecitata dalle esigenze della vita urbana e dalla necessit di illuminare le fabbriche per il lav oro notturno. I francesi inventarono il pallone aerostatico (fratelli Mongolfier, 1783). LA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE: ACCIAIO, CHIMICA ED ELETTRICITA Scienza e industria: l acciaio Fino alla met dell 800 le invenzioni erano opera di tecnici o artigiani privi di cu ltura scientifica approfondita, dal 1850 (seconda rivoluzione industriale) il ruolo della scienza divenne invece sempre pi importante nella genesi delle innovazioni, i progressi tecnici dell era che si u sa chiamare dell acciaio, dell elettricit e della chimica furono sempre pi dovuti a scoperte di la boratorio. Di tutti i prodotti nuovi del XIX secolo nessuno fu pi importante dell acciaio, che assommava i vantaggi del ferro e della ghisa (plasticit, elasticit, durezza) e divenne il prod otto base dell industria pesante di beni strumentali (macchine, navi, rotaie, armi, ponti) e di beni di c onsumo. Era ormai necessario costruire macchine che non avessero i difetti di robustezza ed elasti cit del ferro e che costassero meno (solo nel 1880 il costo della produzione di acciaio divent concor renziale con quella del ferro dolce grazie a diverse innovazioni tecniche). Chimica ed energia elettrica (campi di maggiore correlazione tra scienza e indus tria) I prodotti si moltiplicavano man mano che le ricerche di laboratorio progredivan o, prima nella chimica di base (acido solforico, 1861), poi nella chimica organica (coloranti a rtificiali, fertilizzanti, ecc). Il centro propulsore fu in Germania, paese che aveva la pi antica tradizion e di ricerca sistematica, diventando il leader incontrastato in tutte le produzioni sintetich e come quella di ammoniaca (1904) e dei nitrati (1913).

Nell elettricit gli esperimenti a fini commerciali erano iniziati fin dai primi del l 800: 1808 dimostrazione dell illuminazione elettrica di Davy, 1821 dinamo di Faraday, 1860 p rincipio dell autoeccitazione, 1880 prime lampadine di Thomas Edison. L uso principale rimase nel campo della telegrafia e perch l energia elettrica diventasse di uso comune fu necessario risolvere problemi di coerenza esistenti tra le parti del sistema (produzione, trasmissione, utiliz zo). L energia elettrica trasform la vita quotidiana degli abitanti delle citt e fece apparire nuovi prodot ti come l alluminio. La prima citt ad essere illuminata fu NYC, i trasporti urbani divennero pi rapidi (tram, metro) e permisero l estensione di grandi agglomerati. L industria e l installazione di impiant i elettrici divenne uno dei settori di punta del mondo indutriale. Gran parte delle innovazioni caratterizzanti il periodo tra il 1830 ed il 1914 v ennero dalla ricombinazione di conoscenze precedenti (esemplare l esperienza nel settore traspo rti). Una Storia Economica dell Europa pag. 22

Dall espansione allo sviluppo. In campo energetico si pass ad un nuovo paradigma, il petrolio: scoperto in Penns ylvania nel 1859 e usato per illuminazione e lubrificazione, nel 1900 inizi a diventare combustibile nelle navi e solo nel 1914 inizi a far concorrenza al carbone. Importanti innovazioni anche in altri settori: l agricoltura europea benefici di fe rtilizzanti e fungicidi, le scoperte di Pasteur sull origine dei batteri cambiarono la preparazi one e conservazione dei cibi (sterilizzazione del latte), la centrifuga permise di separare il siero dal latte, le tecniche di refrigerazione permisero il trasporto di carni in tutto il mondo. Gli effetti politici e sociali di queste innovazioni furono enormi: le popolazio ni agricole europee reagirono adottando politiche protezionistiche e la concorrenza stimol la crescit a di politiche di innovazione. Anche il mondo dell informazione fu investito da cambiamenti, il pi gr ande la macchina da scrivere che rivoluzion l organizzazione ed il funzionamento degli uffi ci, e nella stampa la rotativa. Ritmi e modalit di adozione delle nuove tecnologie dipesero da ragioni economiche ma anche dal funzionamento dei sistemi sociali nel loro insieme, dalle istituzioni e dai valo ri, rientrando nelle questioni pi generali di sviluppo economico. La tecnologia non una scatola nera l iberamente accessibile (Nathan Rosenberg), fattori nazionali e locali specifici possono inf luenzare direttamente il cambiamento tecnico dandogli tratti nazionali oppure ostacolarlo attraverso l asse nza di capacit sociali come il livello dell educazione, l organizzazione politica e commerciale, le istituzioni finanziarie. GLI ATTORI DELL INDUSTRIALIZZAZIONE L imprenditore il vero motore del sistema capitalistico, e il proprietario dei mez zi di produzione, le macchine e le fabbriche (capitale fisso), materie prime, risorse finanziarie (ca pitale circolante). Organizza la produzione, decide di investire per innovare le tecnologie, i prodo tti o le modalit organizzative, assume gli operai come salariati e vende i prodotti. Reinveste il profitto nell impresa, consentendone lo sviluppo. Non pu controllare il mercato e se ne assume il rischi o. Le imprese, durante la fase di avvio all industrializzazione erano un universo di piccole e autonome, incapaci di esercitare influenza sui prezzi, formavano una concorrenza perfetta, gli imprenditori si proponevano di conseguire il pi alto rendimento possibile dai capitali investiti pi che di realizzare

un determinato volume di produzione. Nel XIX secolo comparvero imprese di grandi dimensioni che tendevano a conquistare posizioni dominanti capaci di imporre le loro decisioni e guidare i prezzi dominando il mercato (oligopolio o monopolio). Fino al 1860 la maggior parte delle imprese erano di piccola o media produzione, il cui capitale apparteneva ad un individuo solo o con qualche partner con responsabilit solidale ed illimitata dei soci (societ in nome collettivo), sostituite poi dalla societ anonime per azioni, in cui gli azionisti erano responsabili solo per le somme che avevano sottoscritto (s.r.l.), la cui a dozione presupponeva la liberazione da alcuni vincoli statali. Parallelamente si rafforzano le concentrazioni industriali: un ristretto numero di imprese dominava la produzione di un intero settore, crescita dimensionale avviata per realizzare se mpre maggiori economie di scala dato dal forte peso dei costi fissi. Per fronteggiare la conco rrenza di beni a prezzi inferiori si cercarono soluzioni per combattere la concorrenza anarchica: nell ind ustria carbonifera e siderurgica i cartelli (tedeschi) stipulavano contratti che fissavano i volumi p roduttivi, i prezzi di vendita e le ripartizioni degli utili, in quella chimica ed elettrica prevalevan o le fusioni di imprese, i trust americani (soprattutto nell industria petrolifera con una spietata guerra di tariffe guidata da Una Storia Economica dell Europa pag. 23

Dall espansione allo sviluppo. Standard Oil, di William Rockefeller). Le enormi concentrazioni avvenute tra il 1898 ed il 1906 sconvolsero le regole minando i fondamenti della libera impresa e portarono alla legislazione atitrust (legge Sherman 1890). Le banche ebbero inizialmente un ruolo debole limitato al finanziamento del comm ercio internazionale ed il collocamento dei prestiti governativi. Il sistema si fondav a su banche centrali controllate da pochi ricchi azionisti che anticipavano i soldi allo Stato ed era no le banche delle banche, poi banche provinciali per i commercianti e piccoli industriali, e grandi banche private poco attratte dal prestito commerciale. Col procedere dell industrializzazione il crescente bisogno di credito spinse alla creazione di nuove istituzioni bancarie che rastrellavano i capitali dei piccoli risparmiatori con nuove tecniche (conti correnti, depositi) e li prestavano ad interessi pi alti. C erano banche di deposito, che disponevano di ingenti risorse (passivo) date dai depositi a breve termine e da una rete di filiali, e negli impieghi (attivo) si dedicava alle ope razioni ordinarie di anticipazione su titoli e scoperti sui conti correnti, e banche d affari, senza fi liali, con depositi di medio e lungo periodo di ricchi capitalisti e di societ, contava sul capitale pro prio versato e si assumeva pi rischi occupandosi di investimenti a lungo termine, partecipazioni al capitale, prestiti ai governi, etc. In Inghilterra c erano poche banche d affari e la forza del sistema si basava sulla specializzazione delle funzioni, per esempio banche di deposito concentrate in un territorio che conoscevano alla perfezione. Poco per volta le banche private vennero assorbite dalle banche per azioni o si fusero tra loro: nel 1914 le big five, le cinque banche di Londra, prevalentemente ad origi ne provinciale, controllavano la maggior parte dei sistemi finanziari. In Francia c era meno specializzazione, poca propensione al rischio, orientamento al credito a breve termine: prudenza gestionale. Il Credit mobilier, fondato dai fratelli Pereire, era una societ a contratto con l industria che controllava tutti i capitali investiti in certi sett ori ma mor sotto il peso dei debiti. In Germania il legame tra banca ed industria era molto forte. Le pi grandi banche , tra cui Deutsche bank (1870), erano banche commerciali che davano credito a breve termine ed insi eme banche d investimento indirizzate a crediti a lungo termine: banche miste che seppero sos

tenere le societ industriali nella formazione e negli aumenti di capitale, collocandone le azioni presso il pubblico. Per ridurre i rischi seppero favorire la protezione del mercato interno e la costitu zione di cartelli tra imprese: in paese relativamente povero le banche furono il principale agente del la trasformazione, e divennero modello per molti altri Paesi tra cui l Italia. Le istituzioni pubbliche (Stato, collettivit locali) furono un altro importante a ttore per la crescita economica del XIX secolo: Paesi a forte autonomia locale come la Gran Bretagna o gli Stai Uniti si affidarono pi allo spirito d impresa di singoli individui, grandi Paesi con importa nti apparati statali quali Francia o Prussia videro lo Stato intervenire in modo pi pesante, e nei Pae si secondi arrivati lo Stato fu un essenziale agente sostitutivo alla debolezza della borghesia e scars it di capitale. Il generale lo Stato tendeva a limitare le proprie spese, ricorreva ad imposte i ndirette sui consumi piuttosto che a quelle dirette, e sul patrimonio, aumentando cos le disuguaglianz e sociali, incoraggiando gli investimenti e riducendo i consumi. Attraverso la legislazione promuov la libera impresa eliminando antiche restrizioni, protesse le invenzioni con i brevetti, c ontroll le frodi regolamentando banche. In certi casi intervenne in aiuto di industrie in diffico lt o si fecce esso stesso Una Storia Economica dell Europa pag. 24

Dall espansione allo sviluppo. imprenditore (Francia, regie des tabacs 1811). Alcune citt alla fine del XIX seco lo municipalizzarono la distribuzione del gas, elettricit, trasporti urbani. Il contributo pi importante dello Stato allo sviluppo fu nel campo dell istruzione ed educazione, associate a tre concetti: -Sviluppo: l innovazione tecnologica richiedeva la creazione di un sistema scolast ico di base e scuole di specializzazione di livello superiore. Gli Usa furono tra i pri mi a svilupparlo, in Francia naquero instituzione quali l Ecole Politecnique da cui lo Stato trasse i p ropri quadri ed altre scuole locali di arti e mestieri di per basso livello di base, in Inghilterra l ins egnamento divenne gratuito solo nel 1891, ma il sistema non seppe stare al passo con la complessit tecnologica crescente, e questo determin il sorpasso tedesco. -Declino: il caso dell Inghilterra mostra come la mancanza di educazione porta ad una perdita di posizioni economiche acquistate, inibisce lo sviluppo. Oxford e Cambi dge davano grande preparazione umanistica ma tralasciavano completamente quella tecnico-scientific a; il problema non fu la qualit ma la tipologia. -Cambiamento: tra i fondamentali fattori di sviluppo ci sono la formazione e la riproduzione di competenze e conoscenze sia specifiche che ad alto potenziale in novativo. La scuola va considerata all interno di un pi ampio insieme di attori che costituiscono la so ciet. I PERCORSI NAZIONALI Nel corso dell 800 lo sviluppo industriale era alla base della potenza politica e militare nelle nazioni; nei rapporti tra le potenze le tonnellate di ghisa contavano pi degli uomini. La nuova geografia industriale si disegnava attorno ai bacini ricchi di carbone cokizzabile che con sentivano lo sviluppo dell industria pesante e dei beni strumentali (i Paesi neri dell Inghilterra, Galles e Scozia, la Loira, la Ruhr prussiana), oppure dove le esperienze industriali precedenti avevano trovat o nuovi sviluppi, la manodopera era qualificata ed abbondante o i trasporti erano facili (grandi citt come Londra e Parigi, fascia prealpina del Nord-Italia, regioni tessili dell Alsazia e Svizzera) . La Gran Bretagna god di una supremazia schiacchiante durante la prima met del seco lo, il suo sviluppo tecnico assicur prezzi bassi alle sue stoffe di cotone prodotte in grand e quantit e gli imprenditori erano sostenuti dal clima di liberalismo, dal dinamismo del mercato interno e dall abbondanza di materie prime e di carbone. Fino agli anni 80 mantenne la prima posizione per poi retrocedere e ritrovarsi nel 1914 al terzo posto dopo USA e Germania, che insiem

e alla Francia producevano il 71,2% dei manufatti mondiali. I suoi concorrenti diretti uscirono dalle guerre napoleoniche con ritardi da rec uperare e grossi svantaggi come condizioni naturali meno favorevoli, scarsit di carboni facili da estrarre e trasformare in coke, capitali meno abbondanti, mentalit pi attaccata all impresa fam iliare, carenza di tecnici e operai specializzati. La legge inglese inoltre proibiva (fino al 18 25) esportazioni di personale e di progetti di macchine. Il rallentamento dell economia inglese, giunta con grande anticipo alla piena matu rit ed allo sfruttamento delle proprie risorse, dovuta anche a motivi sociali, come industri ali poco innovatori e manageriali che si attardano nelle vecchie produzioni e tecnologie ed erano orie ntati al rendimento finanziario immediato pi che all efficienza tecnica, e la scuola che si occup poco d ella formazione di base e dei quadri tecnici. L industria degli Stati Uniti era favorita dall abbondanza di risorse naturali ben l ocalizzate e facilmente sfruttabili, dalla protezione doganale che riserv agli imprenditori il mercato interno pi Una Storia Economica dell Europa pag. 25

Dall espansione allo sviluppo. dinamico al mondo, dalla crescita demografica prodotta dalle ondate migratorie, dall ambiente sociale favorevole all accumulazione delle ricchezze materiali e all adozione di tec niche moderne (dovuta alla carenza di manodopera e quindi l alto costo del lavoro), all equilibrio tra tutti i comparti produttivi e le diverse aree del paese e dalla crescita di grandi imprese nei se ttori strategici dello sviluppo. Il Belgio fu il Paese che pi si conform al modello inglese per similarit di risorse naturali, lunga tradizione marittima, commerciale e manifatturiera, e contiguit territoriale. In epoca napoleonica aveva beneficiato del mercato francese, poi fu accorpata ai Paesi Bassi e divenn e indipendente nel 1830. Il sistema industriale era forte: attivit mineraria e metallurgica, polo la niero pi potente sul continente, meccanizzazione del lanificio, industria cotoniera, meccanica e side rurgica. Pi tardi zuccherifici, vetrerie, cantieri navali, ferroviari e tranvari, industria chimic a. Speriment inoltre un originale strumento finanziario di sostegno all attivit industriale, una banca di i nvestimenti (1830) che deteneva pacchetti azionari di imprese e ne creava seguendone gli interessi. La banque del Belgique, creata nel 1835, fond e rilev in 4 anni ben 24 imprese industriali. Lo S tato ebbe un ruolo importante nella costruzione di ferrovie e nel 1840 il Belgio era il paese pi ind ustrializzato del continente, e tale rimase fino al 1914. La Francia, svantaggiata da istituzioni e mentalit imprenditoriale poco adatte al lo sviluppo industriale e dalla scarsit di carbone, mantenne fino al 1850 in primo piano gli interessi agricoli pur raggiungendo importanti sviluppi nel settore cotoniero, siderurgico e meccanico. I tre quarti dell output industriale provenivano dalla manifattura artigianale di beni di lusso ad alto valore aggiuntivo (industrie naturali) che godevano di alto prestigio e radicate tradiz ioni. Gi seconda potenza commerciale al mondo, la crescita acceler quando la mano pubblica (Napole one III, secondo Impero) intervenne nella costruzione di una rete ferroviaria e telegrafica, ma p es negativamente la sconfitta nella guerra franco prussiana con la perdita dell Alsazia-Lorena, la rec essione degli anni 80, le epidemie nel settore vitivinicolo, le guerre commerciali con l Italia e in gene rale la svolta protezionistica del periodo che penalizzava un Paese principalmente esportatore, il rallentamento del mercato interno dovuto alla bassa crescita della popolazione. I punti di debolezza strutturali erano le piccole dimensioni aziendali sia in ag ricoltura che nelle attivit manifatturiere, il dualismo tra un ampio settore di produzioni artigianal

i di nicchia e poli industriali moderni localizzati intorno ai grandi centri urbani, la dipendenza e nergetica dalla forza idraulica (l elettricit consent un recupero all esordio del nuovo secolo che ebbe il s uo settore trainante nell industria automobilistica). La Germania grazie ai suoi rapidissimi sviluppi divenne la seconda potenza mondi ale, il pi temibile rivale continentale dell Inghilterra. Le industrie avevano alla base attivit di lab oratorio, erano orientate pi all efficienza tecnica che al rendimento, e la Germania fu la prima na zione ad introdurre un sistema di previdenza sociale (1880). Il decollo avvenne dopo l unificazione ne l 1871 e si fond sull attiva partecipazione dello Stato e sui forti legami con le banche (ruolo pro pulsivo della banca mista) che iniziarono col finanziare le costruzioni ferroviarie, per poi estende rsi ai settori a monte (industria mineraria, siderurgica e meccanica) ed a tutto il mercato. Il modello di sviluppo si configur come capitalismo organizzato o capitalismo manageriale cooperativo, i cu i aspetti pi significativi furono la tendenza alla concentrazione degli impianti ed il conseg uente rafforzamento del ruolo della grande impresa (big business), forte legame tra scienza ed indus tria, e l affermazione di cooperazioni tra imprese dello stesso settore attraverso accordi di cartello per eliminare la concorrenza, stabilire i prezzi e i profitti, che divennero legittimi nel 1897 ( 106 nel 1890, 385 nel 1905) I settori di punta, meccanica industriale pesante (elettromeccanica), metallurgi ca e chimica (Bayer, aspirina, coloranti) producevano beni strumentali e non di consumo, si imposero sui mercati Una Storia Economica dell Europa pag. 26

Dall espansione allo sviluppo. internazionali con aggressive politiche di marketing e richiedevano pesanti inve stimenti iniziali (banche) e sfruttavano i vantaggi delle economie di diversificazione e di scala. L Impero Asburgico imit il sistema finanziario tedesco ed i suoi cartelli ma la sit uazione economica era ben diversa: non si era modernizzata, l apertura del mercato era bassa, l indust ria era prevalentemente leggera (alimentare, tessile, vetro, carta) e all interno dei suoi vasti territori le situazioni erano diversissime, Austria, Boemia e regioni italiane erano le pi ava nzate, seguivano Slovacchia, Ungheria e Slovenia, mentre il resto dell Impero era tra le aree pi arr etrate del continente. La Russia annegava nell enorme estensione territoriale i pur significativi progres si compiuti: possedeva (1914) il maggior chilometraggio di ferrovie in Europa, produceva la s tessa quantit di acciaio ed elettricit della Francia, ma il reddito pro capite era di un terzo ris petto agli inglesi, il 75% della forza lavoro era occupato in agricoltura, il 72% era analfabeta e solo il 15% viveva in zone urbane. Lo zar Alessandro II abol nel 1861 la servit della gleba ma l effettiva libe razione delle terre avvenne solo nel 1907. Lo Stato svolse un ruolo molto attivo come agente sostitu tivo nei canali privati di investimento, seppe attirare investimenti stranieri, protesse le industrie si derurgiche, sussidi gli investitori. Il capitale straniero svolse un ruolo fondamentale per saldare il d ebito pubblico, utilizzato nella costruzione di ferrovie e nel finanziamento alle societ per azioni: per far questo lo stato tass i redditi gi bassi restringendo la domanda privata e quindi penalizzando le industr ie di beni di consumo, facendo invece decollare grazie alla domanda pubblica dagli anni 80 l ind ustria pesante (carbone, acciaio, macchine) legata a ferrovie ed armamenti non solo nelle aree industriali di Mosca e San Pietroburgo ma anche negli Urali, in Ucraina e Polonia. La Spagna presentava un agricoltura arretrata ed un livello di istruzione carente, a parte la Catalogna (industria cotoniera, meccanica, trasporti, elettrica) ed i Paesi baschi (indust ria siderurgica). Nell 800 la crescita fu quindi lenta e limitata. L Italia, che nella sua stagione d oro tardo medievale e rinascimentale aveva primeg giato nei commerci, manifatture e banche, concentr le proprie attivit industriali nella fasc ia tra l alta pianura padana e le valli prealpine data la ricchezza di energia idraulica e la presenza di manifatture tradizionali favorite da un mix abbondante di materie prime. In un dominante con testo agricolo

prevalevano piccole unit produttive e lavorazioni artigianali nel tessile, con la produzione di seta semilavorata, in crescita il cotoniero, arretrati invece la siderurgia e la mecc anica. Nella prima met dell 800 i territorio era stato sconvolto dal periodo napoleonico, dalla dominazione austriaca con la successiva frammentazione degli Stati preunitari con profonde d ifferenze nelle strutture economiche, infrastrutture, nei livelli di istruzione e nelle condizio ni socio-culturali che resero estremamente difficile il lavoro dei governanti nel porre le basi dell unif icazione. Essi effettuarono una vasta opera di modernizzazione istituzionale adottando una legi slazione liberista ed una delle pi avanzate leggi sull istruzione (Casati), ed infrastrutturale sviluppan do reti di ferrovie, strade e porti, le strutture educative, ricorrendo alla leva fiscale per procura rsi tali risorse. L Italia era penalizzata dalla mancanza di carbone, dalla ristrettezza del mercato interno, dall insufficiente accumulazione di capitali e di sistemi di finanziamento, dal ba sso livello dell istruzione e da un quadro culturale non favorevole ad un mutamento struttural e del sistema economico. Il ruolo dello stato nello sviluppo fu da subito importante anche se diede preminenza ai consolidati interessi agricolo-commerciali e finanziari anche se con l irrobustirs i delle attivit secondarie, con il maggiore sostegno governativo dato dalla Sx storica e con gli effetti della crisi agraria che indusse al protezionismo, gli industriali ebbero pi ascolto portando al decollo tra il 1896 ed il 1913: nell ultimo ventennio del secolo tutti i settori industriali decollaro no, con preminenza del Una Storia Economica dell Europa pag. 27

Dall espansione allo sviluppo. tessile ma anche nella cantieristica, siderurgia, produzione materiale ferroviar io ed armeria, produzione di elettricit (nel 1914 era uguale a quella della Francia), si avvi anc he il settore automobilistico (Fiat 1899) e della gomma (Pirelli 1872). La forza produttiva si concentrava nel triangolo industriale (Torino, Milano, Genova), in parte del Veneto e del centro Italia, rimanendo condizionate dai permanenti squilibri regionali. 2.4 LA RIVOLUZIONE NEI TRASPORTI E NELLE COMUNICAZIONI Strade e canali Alla fine del 700 il commercio era ancora vincolato alla forza animale o alla na vigazione lungo fiumi o coste. I nuovi mezzi di trasporto (ferrovia, nave a vapore, telegrafo) non deter minarono la rivoluzione industriale iniziata prima del loro avvento, ma la accelerarono ed estesero, olt re che trasformare il tradizionale rapporto dell uomo con lo spazio e le dimensioni del pianeta. Il tras porto, ancor pi nel 900 con l automobile e l aereo, non fu pi soltanto uno strumento mercantile di scambi o ma divenne esso stesso parte rilevante dei mezzi di produzione. Uno dei prerequisiti della rivoluzione industriale inglese fu comunque la costru zione di un fitto sistema di canali che permetteva di abbattere il costo di trasporti di circa tre quarti rispetto al trasporto via terra. Sulla costruzione di canali e strade si diressero fin dal 1 840 i principali investimenti, nel 1836 le strade a pedaggio inglesi (turnpikes, a capitali priva ti curate da trusts, consorzi locali) raggiungevano le 22 mila miglia, arrivando a raggiungere i pi is olati villaggi, mentre in molte altre parti d Europa la manutenzione si limitava alle strade maggiori per lo spostamento delle truppe. La Francia era il Paese con la migliore rete di comunicazioni: finanziamenti pub blici gi dal 1750 favorirono il miglioramento delle gi estese reti, nuovi sistemi di costruzione er ano dovuti a scuole specifiche per la formazione di ingegneri e di direttori dei lavori stradali. Al l inizio dell 800 ai 33 mila km di strade maestre se ne aggiunsero altri per gli spostamenti delle truppe in Belgio, Germania e Nord Italia (per il resto dell Italia si dovette attendere l unit per il potenziament o). Il costo dei trasporti terrestri diminu di 4 volte grazie a diligenze pi leggere, e nonostante l avvento della ferrovia fece cadere in dusiso il trasporto a cavallo su lunghe distanze, questo si us sulle brevi sino al primo 900. Fiumi e acque rimanevano la via meno onerosa e il trasporto interno venne ulteri

ormente solleccitato dalla maggiore domanda dovuta dall aumento della popolazione, dalla riduzione dei costi di trasporto e dall invenzione dei battelli a vapore (1812) che risolvevano le diffic olt del trasporto controcorrente: in Inghilterra la costruzione di canali venne intensificata per tutti i primi 40 anni dell 800, in Francia ci si concentr principalmente sulle aree industriali per unire le regioni carbonifere ai mercati urbani, in Germania fu tarda e solo tra il 1873 ed il 191 4 vennero costruiti 6600 km di canali. Avvento e sviluppo delle ferrovie La pi importante invenzione del XIX secolo: il suo successo non fu dovuto ad un v antaggio tariffario ma alla migliore organizzazione, rapidit e versatilit del servizio. il risultato d ella combinazione di elementi gi esistenti prima dell 800: binari, carrelli e macchina a vapore che graz ie all invenzione della locomotiva (1825) divenne autonoma e dimostr empiricamente la sua economici t sia per il trasporto di merci che di passeggeri (prima linea Liverpool-Manchester,1829). Da allora l evoluzione Una Storia Economica dell Europa pag. 28

Dall espansione allo sviluppo. punta alla ricerca di una velocit elevata e del massimo di energia possibile in g rado di consentire trasporti di massa. L acciaio che negli anni 70 sostitu ghisa e ferro aument la resi stenza delle rotaie e la capacit dei vagoni, e continui progressi migliorarono il rendimento della ferr ovia, l aumento della sua estensione fu eccezionale (da 7200 nel 1840 a 925 mila nel 1906). All inizio d el XX secolo il 70% del chilometraggio mondiale era di compagnie capitalistiche, il restante 30 dello St ato (in Inghilterra erano unicamente di propriet privata, in Italia statali). In Inghilterra il parlamento spese in ferrovie solo nel 1835 pi di quanto aveva s pesa per la costruzione di tutti i canali, era un settore che attraevagli investitori, rappr esentava pi che un fattore per il futuro sviluppo economico uno strumento necessario per sostenere l industri alizzazione gi in atto, per soddisfare la domanda di trasporto di un paese gi industriale: le ferro vie, anzich causa furono conseguenza dello sviluppo, evitando quindi problemi di inadeguatezza del l industria meccanica e metallurgica. Le ferrovie erano finanziate da privati e si sviluppar ono senza coordinamento nel territorio fino al 1842 quando venne creato un organismo appos ito. Per gli Stati Uniti, secondi nella corsa alla ferroviarizzazione, il fattore sti molante fu la domanda proveniente dall agricoltura, divenendo a sua volta occasione di industrializzazio ne, cos come successe in Belgio, Francia e Germania quindi la costruzione di ferrovie assunse un forte ruolo di modernizzazione dando impulso all industria metalmeccanica, attivando sistemi di f inanziamento ad hoc e di gestione su larga scala. In Belgio grazie alle piccole dimensioni, si costru la prima rete continentale, a d iniziativa dello Stato, che stimol lo sviluppo della siderurgia e meccanica per sostituire le importazion i inglesi. Le linee secondarie vennero lasciate all iniziativa privata, ma poi riscattate dallo Stato che nel 1914 possedeva il 95% del chilometraggio totale. La Germania fu la sola altra impegnata nella stagione pioneristica delle costruz ioni ferroviarie (ante 1850), punt sull iniziativa governativa (ruolo militare e politico), su quella priv ata e su capitali esteri, costru in modo spartano, dal 1843 la met della produzione di locomotive era intern a. In Francia il vero decollo si ebbe con il Secondo Impero, ed il superamento dell e ostilit dei fautori del completamento dei canali. La vastit del paese rendeva difficile il finanziamento pubblico, il sistema dominante fu quindi la concessione temporanea all industria privata sotto il contr

ollo statale: il governo decideva la struttura della rete, acquistava terreni, infrastrutture e s tazioni mentre le societ si assumevano gli oneri relativi a materiale rotabile, personale e organizzazion e del servizio. Fu il ventennio 1850-1870 ad essere definito l et d oro della ferrovia, vide struttur arsi le reti continentali europea e Nord-americana. La Francia ebbe lo sviluppo migliore graz ie alla garanzia statale, in Italia il sistema si svilupp ad iniziativa statale dopo l unificazione per l italianizzazione, con accentuata dipendenza dall estero sia per capitali che per materiali, la rete si estese accentuando gli squilibri. Le ferrovie fecero scomparire le diligenze e ridussero il traffico stradale, le vie d acqua si mantennero per le merci voluminose e pesanti abbandonando il trasporto di persone e posta. Nell ultimo ventennio del secolo si completarono le reti locali ed i collegmanti internazion ali (trafori alpini) e intercontinentali. Trasporti marittimi L affermazione della nave a vapore fu molto pi graduale di quella della ferrovia si a per la sua lenta evoluzione nel ridurre i consumi e carico di combustibile, ma anche per la conco rrenza della Una Storia Economica dell Europa pag. 29

Dall espansione allo sviluppo. marineria a vela che aveva migliorato velocit e manovrabilit. L apertura del canale di Suez (1869) abbrevi i percorsi per India ed Oceania e spost le rotte su mari meno ventosi. Fino al 1850 i progressi del vapore furono pi sensibili nella navigazione fluvial e che in quella marittima, e la nave a vapore era ancora fornita di velatura (fino al 1880). Fu nel 1860 che si verificarono progressi decisivi: il ferro, e dal 1879 l acciaio sostituirono il le gno degli scafi diminuendo le spese di manutenzione e l usura, l elica elimin le pale, il numero dell equipaggio, i costi di funzionamento e le quantit di carbone diminuirono, aumentando gli spazi per i pas seggeri o alle merci. All inizio del XX secolo i piroscafi acquisirono la supremazia: il trasport o merci/passeggeri si specializz. Anche l industria navale crescette in parallelo, la predominanza inglese rimase un elemento chiave della sua potenza e fonte di entrate, possedendo met delle navi europee. Le conseguenze economiche Funzione passiva mezzi di trasporto: trasferimento beni e persone. Funzione atti va: promuovere e moltiplicare lo sviluppo, riducendo i costi liberano risorse che possono essere destinate ad altri consumi a sostegno della crescita economica. Tra le principali conseguenze della rivoluzione dei trasporti c la riduzione dei prezzi dei noli marittimi per l intensificarsi della co ncorrenza (pi per le navi a vela), e il ribasso delle tariffe ferroviarie. Questo aument la mobilit del le persone agevolando i contatti, gli scambi e le interdipendenze economiche e sociali. Vennero inoltr e stimolati settori a monte dando particolare stimolo alle industrie di costruzioni, alla siderurgia, alla meccanica ed ai servizi. Si crearono le prime grandi imprese di tipo capitalistico che sviluppar ono i primi ambiti di impiego manageriale. Il telegrafo e la globalizzazione dell informazione 1835, Morse inventa il telegrafo che a partire dal 1843 consente di mettere in c omunicazione quasi reale citt e continenti diversi. La circumnavigazione del globo via cavi si compl et nel 1902, pi della met dei quali era controllata dagli inglesi, il che consolid la posizione di Londr a come centro del mercato mondiale. Mezzo secolo dopo il telefono si afferm come strumento commerciale e solo a fine secolo si estese alla comunicazione privata. Le prime trasmissioni radio di Guglielmo Marconi son o del 1896 e posero le basi alla comunicazione di massa.

2.5 SCAMBI INTERNAZIONALI E SISTEMI MONETARI L Europa e l economia mondiale Nel corso dell 800 lo sviluppo del commercio internazionale conobbe un incremento prodigioso: il mondo divenne un mercato unico ed era l Europa, gi al centro della fitta rete di co mmerci con le Americhe, l Asia e l Africa, che dominava gli scambi. Protagonista assoluto il Regno Unito che controllava nell 800 il 36% del commercio mondiale (14% nel 1914), secondo posto a distacco per la Francia, superata all inizio del XX secolo da Germania e Stati Uniti. L economia int ernazionale diventava sempre pi complessa consolidando nell 800 le relazioni gi esistenti e form ando nuovi equilibri, e si mantenne sotto il segno del gold standard. Una Storia Economica dell Europa pag. 30

Dall espansione allo sviluppo. Tra il 1815 ed il 1914 influirono sulle relazioni commerciali: -il progresso tecnologico permise un aumento dei traffici richiedendo nuove mate rie prime da importare (cotone dall Asia e dalle Americhe) e proponendo nuovi prodotti da piazzare su mercati extraeuropei; -la rivoluzione nei trasporti e nelle comunicazioni che consolid una serie di rap porti commerciali e legami politici, e ridusse i costi di trasporto di merci; -la crescita della popolazione mondiale che pass da 900 milioni nel 1800 a 1,6 mi liardi nel 1900, facendo nascere nuovi fenomeni di migrazioni, rendendo il lavoro pi mob ile, aumentando la richiesta di beni di consumo (l Europa dipese a livello alimentare sempre pi da produzioni extraeuropee); -l accumulazione di capitali con una forte partecipazione d investimenti stranieri (Inghilterra a parte) attratte da performance di sviluppo elevate. Liberalismo e sviluppo del commercio internazionale Grazie al ribasso dei costi di trasporto, l aumento della variet dei prodotti e del potere d acquisto delle popolazioni, nel corso dell 800 lo sviluppo del commercio internazionale con obbe un incremento straordinario, registrando il tasso di crescita pi elevato tra il 1842 al 1873, periodo del libero scambio (dagli anni 70 alla prima guerra mondiale vi fu un aumento del pr otezionismo) che incise pi fortemente sul PIL dei Paesi pi piccoli che potevano specializzarsi in u na gamma ristretta di prodotti, questi furono infatti i pi favorevoli, mentre Paesi grandi come Stat i Uniti o Russia furono i pi protezionisti, cos come i Paesi in corso di industrializzazione. Vi fu inoltr e un processo di multilateralizzazione: i Paesi non dovevano bilanciare esortazioni ed importazio ni con ogni singolo partner ma nell aggregato. Il pensiero liberista dell 800 (David Ricardo, scuola classica) riteneva che una v olta superate le barriere naturali bisognasse superare anche quelle artificiali, dazi e proibizio ni. Il libero commercio permetteva la specializzazione del lavoro aumentando la produttivit globale del s istema e rendendo pi efficiente l uso delle risorse, costituendo un importante fattore di modernizzaz ione per i Paesi inseguitori. Nessun paese comunque arriv allo sviluppo industriale con completa l ibert di commercio, il protezionismo serviva a promuovere lo sviluppo di settori industri ali ancora in embrione. Tra 600 e 700 la maggior parte degli Stati europei aveva abbracciato le teorie m ercantiliste: perch l economia di una nazione fosse prospera bisognava che le esportazioni superassero le importazioni,

lo Stato doveva intervenire nel fissare protezioni nel flusso di merci straniere , e incentivazioni sull esportazione di prodotti. Fu in Inghilterra del 1750 che presero forma nuove visioni: Adam Smith (1776) riteneva che la ricchezza delle nazioni poteva aumentare allocando meglio le risorse, la mano invisibile del mercato avrebbe portato all equilibrio ottimale, David Ricardo (181 9) mostr con la legge dei costi comparati i vantaggi della specializzazione e della divisione in ternazionale del lavoro. Gli Stati Uniti adottarono le teorie di protezionisti come l americano Hamilton ch e voleva il libero scambio a seconda del livello di sviluppo economico di una nazione, o del tedesc o List che sostenne che il liberalismo avvantaggia i Paesi gi sviluppati ed impedisce agli altri di i ndustrializzarsi, e che il passaggio ad un regime industriale pu avvenire solo con l ausilio di un regime prot ezionistico. Fino al 1913 l economia americana fu una delle pi protette dalla concorrenza. Corn laws: complicato sistema di dazi sul grano d importazione introdotto dagli in glesi e tipico di legislazioni che vogliono ridurre l imposta diretta concentrando il carico sui daz i doganali relativi ai consumi, variabili a seconda del prezzo interno del grano al fine di proteggere i produttori interni e Una Storia Economica dell Europa pag. 31

Dall espansione allo sviluppo. gli interessi dei grandi proprietari terrieri che vedevano i prezzi mantenuti el evati, scaricando il costo economico e sociale sui ceti meno abbienti e rendendo quasi impossibile l importaz ione di cereali. Contro tali leggi l industriale di Manchester Richard Cobden form una lega, sostene ndo che l industria britannica dipendeva dalle condizioni atmosferiche che influivano i ra ccolti: un cattivo raccolto determinava un aumento del prezzo del pane, diminuzione del consumo di altri prodotti, disoccupazione, calo delle importazioni ed esportazioni. Per combattere le crisi economiche i governi accettarono i suggerimenti e dal 1842 iniziarono a ridurre i dazi per arrivare a l definitivo trionfo del libero scambio nel 1860 quando l Inghilterra era all apice della sua forza economica , anno di stipulazione del trattato Cobden-Chevalier fra Gran Bretagna e Francia che preve deva la rimozione di tutte le tariffe sull importazione di merci francesi da parte dell Inghilterra in cambio di una riduzione delle tariffe sulle merci inglesi ponendo un dazio del 30% come massim o. Grazie alla clausola della nazione pi forte il libero scambio trov uno sviluppo a catena che c oinvolse la maggior parte delle nazioni europee. Il ritorno al protezionismo Fattori che cambiarono il panorama dell Europa dal 1870 orinentandola al protezion ismo: -il raggiungimento di alti livelli di sviluppo industriale spinse i ceti imprend itoriali a chiedere protezione dalla concorrenza, -l importazione di grano a basso prezzo da Stati Uniti e Russia resi possibili dai nuovi trasporti a basso costo, -la crisi economica che si abbatt sull Europa rese la competizione pi difficile, -l affermarsi del nazionalismo ed imperialismo modific il clima delle relazioni, si crearono le tensioni politiche che portarono alla guerra mondiale, si afferm una relazione sempre pi stretta tra protezionismo e politica di prestigio internazionale, -le imprese coloniali portarono a scontri diplomatici sulla spartizione di terre e l espansione coloniale aveva alti costi, ricavabili dal sistema tariffario, -l abbandono di posizioni liberiste da parte di importanti nazioni produsse effett i a catena. In Germania Bismark adott tariffe sui prodotti nazionali tra il 1879 ed il 1881, l Italia preunitaria esportava materie prime agricole e prodotti semilavorati (seta) importando manuf atti industriali, il passaggio dal liberalismo della classe dirigente del nuovo Regno al protezionism o fu graduale e travagliato, che vide con l avvento della sx storica e la necessit di industrializz

azione l abbandono delle teorie di specializzazione internazionale, per adottare prima una politica di tipo semiprotezionistico (tariffa doganale 1878) ed arrivare infine alla svolta tarif faria del 1887, tenacemente sostenuta dal leader degli industriali del tempo, il laniere e senat ore Alessandro Rossi di Schio. Tutti i Paesi tornarono quindi a posizioni di protezionismo ad esclusione delle nazioni con il commercio pi sviluppato dell Europa Nord-occidentale, e dell Inghilterra che mantenev a una forte apertura economica divenendo il perno dell intero sistema di scambio internazional e. Il colonialismo La Gran Bretagna era l unico paese con un forte legame economico con le proprie co lonie: l investimento verso queste copriva nel 1914 il 64% degli investimenti totali. Il cosiddetto declino economico inglese pu essere associato ad una eccessiva insistenza in produzioni t ipiche della prima rivoluzione industriale assorbibili dai mercati coloniali, ma che allontanava gl i interessi ai prodotti della seconda rivoluzione. Nel lungo periodo il legame coloniale avrebbe assorbi to enormi capitali Una Storia Economica dell Europa pag. 32

Dall espansione allo sviluppo. destinabili invece in processi di rinnovamento tecnologico interno, ed avrebbe c reato un fenomeno di immobilit produttiva dovuto alla presenza di mercati poco sofisticati. L economia internazionale Netta supremazia inglese lungo tutto l 800, Europa al centro del sistema-mondo, St ati Uniti in crescita. Il sistema riconducibile ad un modello centro-periferia in cui l Europa ha le redini del gioco e sviluppa la gran parte dei propri commerci all interno dei propri confini (oltre 80% delle esportazioni europee trovava mercati d acquisto in Europa stessa), era la periferi a ad avere bisogno dell Europa per avviare processi di sviluppo commerciale ed industriale. Il grande sviluppo del commercio internazionale, di cui la Gran Bretagna era il leader indiscusso, non avrebbe potuto realizzarsi senza lo sviluppo di sistemi di finanziamento: mercat i di titoli, d azioni, mercati di valuta estera, banche centrali, private e commerciali furono gli stru menti per una espansione finanziaria senza precedenti. Tutto il mercato internazionale venne a regolarsi su Londra, la City, che disponeva di un mercato finanziario specializzato ed informato, raf forzato dalla supremazia della sterlina che grazie ai suoi servizi riusciva ad equilibrare la bilancia dei pagamenti. Profitti di attivit commerciali restavano all estero sotto forma di investimento in attivit di produzione o investiti nel debito pubblico: attivit che segnarono la crescita fen omenale dell investimento estero nell 800. L Europa era sia maggiore investitore al mondo (Gra n Bretagna 43%, Francia 20%, Germania 13% nel 1913) che maggiore ricettore di investimenti (Europa 27% con Paesi balcanici, Russia e turchia maggiori riceventi, Nord America 24%, Sud Amer ica 19%, Asia 16%) 3. IL XX SECOLO, TRA ROTTURA E PROSPERITA Belle Epoque, dal 1900 al 1914, periodo di grande prosperit per l economia mondiale , globalizzata grazie ai nuovi mezzi di trasporto e di comunicazione, le persone e le merci pot evano viaggiare ovunque ed in tempo reale, non c erano ostacoli al commercio, se non alcuni dazi c ontenuti, il benessere si diffondeva in tutto il mondo, le regioni agricole progredivano inin terrottamente e gli strati sociali pi poveri emigravano verso le Americhe. Questo progresso miracoloso pu spiegarsi con un insieme di circostanze favorevoli : l egemonia di Londra come piazza borsistica, finanziaria, commerciale e di servizi, il predomi nio dell economia inglese nel complesso semplificava il mondo e facilitava gi scambi. a questo equ ilibrio che si orienta

il nostro futuro. 3.1 CRESCITA E TRASFORMAZIONE DELL ECONOMIA La crescita secolare Il PIL europeo cresciuto dal 1913 al 1998 di 7 volte, lo stesso incremento annua le della Belle Epoque, un aumento secolare mai visto prima in Europa. America del Nord, Africa e Oceani a lo aumentarono di 14 volte, l Asia di 19 e l America Latina di 24. L economia mondiale nel complesso cresciuta di 12 volte. L Europa nel 1913 generava il 47% del PIL mondiale, nel 1998 solo il 26%: i l XX secolo vede un decremento continuo della posizione europea nell economia mondiale, spiegato dal f atto che la popolazione europea cresceva alla met del ritmo della popolazione mondiale compen sato da un aumento relativo del benessere pro capite. Nel 1820 l Europa aveva il 32,2% di PIL e il 21,5% di Una Storia Economica dell Europa pag. 33

Dall espansione allo sviluppo. popolazione, il che significa un livello di prosperit materiale superiore del 50% rispetto alla media mondiale, che nel 1998 arriva quasi a doppiare. C erano meno europei, ma pi prosper i. L evoluzione demografica Durante il secolo i Paesi europei sono cresciuti di circa 300 milioni di abitant i, da 500 a 800, quindi pi del 60%. La situazione prima del 1913, dopo le guerre balcaniche e con le frontiere esist enti in quel momento, vedeva il grosso della popolazione (88%) concentrata in 7 Stati (Russia, Germani a, Austria-Ungheria, Regno Unito, Francia, Italia, Spagna). Il ritmo di crescita dal 1900 al 1913 fu di 1,11%, dal 1913 al 1950 (transwar ye ars) molto pi lenta, alcuni Paesi soffrirono di perdite numeriche considerevoli durante le guerre (Po lonia e Cecoslovacchia), altri entrarono in una fase di stagnazione totale (Francia ma a nche Germania, Austria ed Irlanda) mentre le periferie europee, la mediterranea e la settentrio nale ebbero maggiori incrementi con in testa l Olanda. Dopo il 1950 il ritmo globale di crescita aumenta come frutto del maggiore ottim ismo del dopoguerra in tutti i Paesi tranne alcuni del blocco sovietico (Ungheria e Bulgaria), cresc ita concentrata nel terzo quarto di secolo (1950-1973 +1% annuo, 1973-1990 +0,5%, 1990-1998 +0,2%), mentre l ultimo decennio fu segnato da una stagnazione totale dell Europa orientale (CSI inclusa). I tassi di mortalit, specialmente quella infantile, declinarono fortemente, la sp eranza di vita alla nascita era in costante aumento. Nel 1900 si superavano raramente i 50 (Italia 4 3, Russia 32), alla fine del secolo la speranza di vita alla nascita era di 77 79 anni. La situazione attua le di equilibrio tra natalit e mortalit, entrambe attorno al 10%0 . L Europa fu durante tutto il XIX secolo un continente di emigrazione. Tra le due g uerre l Europa occidentale ed in particolare Gran Bretagna, Belgio e Francia cominciarono ad at trarre immigrati (dal Sud o dall Est Europa) per la necessit di manodopera dovuta alle enormi perdite di vite umane, alle mutilazioni ed invalidit provocate dalla guerra, ma anche per le nuove severe leg gi sull immigrazione americane. Dopo la seconda guerra mondiale l immigrazione europea ebbe un decollo, continuando negli anni 50 a convivere con la dominante emigrazione trans oceanica, per trasformarsi negli anni 60 in immigrazione netta iniziando ad attrarre anche popo lazioni delle ex colonie ed extraeuropee.

Il potenziale economico PIL: moltiplicazione della popolazione per il reddito pro capite, il migliore in dicatore della potenza economica, della capacit complessiva di mobilitare risorse. Nel 1913 le 6 maggiori potenze europee (Russia 20,4%, Germania 19,4%, Austria Ungh eria 17,2%, Francia10,7%, Regno Unito 10,1% ed Italia 6,1%) cumulavano l 85% del PIL (prodotto interno lordo). Ma tenendo conto anche il peso del PIL totale (coloniale), poderoso per l Inghilte rra (146% confrontato col PIL della madrepatria) e per l Olanda (181%), ininfluente per Ital ia e Spagna (1%), la classifica del potenziale economico cambia vedendo l Inghilterra al primo posto (3 1,9%), la Russia sprovvista di colonie retrocessa al secondo (15,5%) seguita da Germania (15,1%) e Francia (9,9%). Come si vede il potenziale britannico molto superiore a quello dei soli territor i metropolitani. Alla fine del XX secolo la situazione stravolta: i grandi imperi coloniali sono svaniti, gli imperi centrali ed orientali si sono dissolti, il ranking delle potenze economiche muta to del tutto. I grandi Una Storia Economica dell Europa pag. 34

Dall espansione allo sviluppo. nemici delle due guerre guidano la graduatoria: Regno Unito, Francia ed Italia s ono allo stesso livello, quello che resta dell Unione Sovietica molto meno importante di qualsiasi Russia p assata, gli antichi Paesi del blocco sovietico hanno meno peso di quello che gli spetterebbe rispett o alla loro popolazione e si trovano in modo consistente dietro ai piccoli Paesi dell Europa o ccidentale. Il reddito pro capite Cresciuto in media dell 1,73% annuo. La prosperit europea crebbe moderatamente (+1% annuo) nel 1913-1950 e 1973-1998, registrando un quarto di secolo nel mezzo con una crescit a quasi 4 volte superiore (la golden age). Per l Europa occidentale il dopo 1973 vede una crescita del doppio del prima 1950, mentre per l Europa orientale sono anni catastrofici (in particolare g li anni 90). Nel 1913 il Paese pi ricco era il Regno Unito, seguito dai Paesi che commerciavan o intensamente con lui o che gli somigliavano nelle loro forme di specializzazione industriale (Svi zzera, Belgio, Olanda, Danimarca), i nemici della grande guerra (Germania, Francia, austri) si situavan o ad un terzo in meno di reddito pro capite con livelli molto simili tra loro, l Italia era ad un gradin o sotto a quasi la met di reddito rispetto alla media britannica, superando per i Paesi della periferia med iterranea, mentre la Russia si situava ad un terzo e chiudeva la lista delle grandi potenze (la sua p otenza derivava dall estensione e dalla popolazione). Nel 1998 la situazione pi irregolare: la distanza dal primo all ultimo cresciuta (E uropa occidentale-orientale), passando da 5 a 8 volte, mentre si creata una forte conv ergenza tra i Paesi europei occidentali, Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia non si differenzi ano di pi del 10%. Societ con alti livelli di consumo I consumi alimentari, insieme al reddito pro capite, migliorano: pi calorie consu mate, dieta diversificata, ma soprattutto sostituzione dei cereali e tuberi con prodotti lat tei, proteine della carne e la frutta. Anche il consumo per l abitazione aumenta (componente del riscaldamento ), insieme ai trasporti individuali, tempo libero, sanit ed educazione. Il grande processo di socializzazione tecnologica del secolo fu la diffusione di massa dell automobile, che segna anche la frontiera della diffusione della societ dei consumi di massa ( Gran Bretagna e Francia i Paesi pi avanzati tra le due guerre, il blocco orientale arriva in rita rdo) . Altri due oggetti

che sintetizzano i modelli di consumo ed i cambiamenti di gusto sono la televisi one (inventata in Inghilterra e quindi solo qui presente nel 1950 e diffusa nel 1955, la diffusion e non distingue tra blocchi, un invenzione utile per i regimi dittatoriali, nel 70 c convergenza europea nei livelli di consumo, la TV ha eguagliato gli europei, negli anni 90 sono gli scandinavi in t esta per ragioni climatiche e un sostrato educativo molto forte che assorbe le nuove tecnologie d ell informazione) ed i computer. Il ruolo propulsore del progresso tecnologico Prima della grande guerra il mondo era dominato dalle grandi rivoluzioni della p rima rivoluzione industriale basate sul carbone: la siderurgia, la meccanica a vapore, la ferrovi a, la nave a vapore. Nel 1900-1913 si assiste all ascesa di nuove tecnologie (l elettricit, il motore a combus tione interna e la chimica industriale, il telefono sostituisce il telegrafo) che non dominavano il panorama industriale ma sicuramente quello degli investimenti. La ricostruzione dopo la guerra fren il cambiamento tecnologico europeo in quanto miniere, altiforni, ferrovie e fabbriche furono riparate in velocit consolidando le vecchi e tecnologie e Una Storia Economica dell Europa pag. 35

Dall espansione allo sviluppo. segnando l invecchiamento rispetto agli Stati Uniti, le cui innovazione tecnologic he risorsero in Europa solo quando l attivit economica si normalizz. I due fenomeni tecnologici pi ri levanti tra le due guerre sono l elettrificazione (gi a buon livello prima della grande guerra, fu considerata un simbolo di modernit, attir ingenti investimenti nelle decadi 20 e 30 e venne applica ta in tutti i settori) e la diffusione di massa dell automobile, gi in corso dal 1914 acquist gran de rilievo con la guerra e la Ford T inond l Europa nel dopoguerra grazie ai suoi prezzi contenuti. L applicazione della scienza all industria, gi peculiarit tedesca alla fine del XIX se colo, divent un investimento fisso ed ebbe risvolti nelle fibre artificiali e sintetiche e nell in dustriale farmaceutica. La seconda guerra mondiale godette di tutte queste innovazioni, la pi importante del le quali la radio, che rivoluzion le comunicazioni di massa e la propaganda politica oltre che a rid urre i costi di comunicazione e intrattenimento. Gli Stati Uniti, non colpiti nel loro territorio dalla seconda guerra mondiale, uscirono da questa con molte innovazioni tecnologiche inizialmente dovute alla necessit di superare gli armamenti tedeschi, e poi applicate in infiniti campi: raggi laser, nuovi materiali come la plastica , l energia atomica. L Europa si avvantaggi di queste innovazioni come leva per colmare il gap tecnologi co che si era creato tra i due continenti, mai tanto accentuato come tra il 1945 ed il 1950. I l nucleo tecnologico organizzativo importato fu il fordismo, sistema a catena di montaggio che domin l a ricostruzione europea e la golden age. L Europa cominci ad emergere imitando le tecnologie americ ane fino ad arrivare a sfidare gli Stati Uniti sul loro stesso terreno: imprese europee di i ndustria automobilistica, chimica e delle costruzioni meccaniche cominciarono a penetrare sui mercati inte rnazionali. Nel 1973 la crisi del petrolio, che si sarebbe ripetuta nel 1979-1980, distrusse le basi energetiche del modello in quanto l energia cara significa un ridimensionamento del sistema fordis ta che dovette essere adattato alle nuove circostanze. Dal 1985 la domanda di PC si delineava i nesauribile e venne incoraggiata la ricerca, l investimento e la domanda privata. Nella decade degli a nni 90 c la rivoluzione di Internet che vede la combinazione di informatica e telematica, el aborazione e trasmissione dei dati. Le economie sviluppate riescono a migliorare la loro gi alta produttivit principal mente attraverso il progresso tecnologico. Al giorno d oggi non pi solo il capitale fisico ma anche que llo umano hanno un ruolo fondamentale e sotto questo aspetto le economie europee, dotate di gran

di quantit di capitale fisico, sommato alle sempre pi alte dotazioni di capitale umano, sono ad alta intensit di capitale. Tecnologie come quella elettrica ed automobilistica hanno richiesto investimenti pubblici e privati ingenti nel reperimento di fonti energetiche, nel trasporto dell enegia e del comb ustibile, nella creazione di infrastrutture per il loro uso, nella fabbricazione degli strumenti o prodotti che sfruttano le nuove tecnologie, che hanno incoraggiato la formazione di grandi imprese dedi cate a questo scopo, che a sua volta hanno incoraggiato altre imprese per la loro manutenzione: il ca pitale non residenziale (cio capitale fisico ad esclusione dei fabbricati per civile abitazione, il capit ale propriamente produttivo) ha effetti moltiplicatori. Grado di intensit capitalista dell economia = capitale non residenziale / PIL Il cambiamento strutturale: la decadenza dell agricoltura Man mano che cresce il PIL, la proporzione originata dall agricoltura diminuisce m entre cresce l industria, il settore terziario sostituisce progressivamente l agricoltura ed indu stria diventando settore dominante alla fine del XX secolo: il tratto dominante del secolo rimane comunque la caduta della popolazione attiva in agricoltura. Una Storia Economica dell Europa pag. 36

Dall espansione allo sviluppo. Nel 1910 si distinguevano 4 Europe: Gran Bretagna gi industrializzata (9% in agri coltura), blocco dell Europa centro-occidentale con in testa Belgio, Svizzera e Olanda, i pi avanzat i nel percorso di emulazione, che avevano spostato la loro manodopera verso l industria, poi i Paesi con ancora dal 49 al 58% occupati in agricoltura, avevano solo iniziato il percorso (Svezia, Greci a, Irlanda, Italia, Spagna, Portogallo), infine il blocco dei Paesi ancora agrari come la Polonia, R omania, Finlandia, Bulgaria e Yugoslavia. Nel 1950 la tendenza della diminuzione di 10 punti media, spicca la Finlandia co n 33 punti in meno e la Svezia con 28, paese che si industrializzato tra le due guerre, Austria e C ecoslovacchia sono invece stagnanti. Nel 1980 le proporzioni sono fortemente convergenti verso il b asso, con una diminuzione media di 20 punti: tra i Paesi con meno dell 11% si colloca tutta l Euro pa centro e Nordoccidentale, con la Cecoslovacchia e la Finlandia che dimostrano l enormit dei camb iamenti da loro sperimentati in meno di un secolo. I Paesi dell Est seguono in coda ma a distanza ravvicinata, le eccezioni in negativo sono Portogallo che riduce solo di met e la Grecia di un te rzo (contro le riduzioni medie ad un quinto). L evoluzione fino al 1998 prevedibile ma presenta un eccezione: la Romania che pass dal 29 al 40% di occupati in agricoltura invertendo la tendenza (come in realt successe in tutt a l area balcanica), un vero e proprio ritorno all agricoltura per effetto delle grandi crisi di sopravviv enza dei Paesi nei quali la transazione al capitalismo ed al mercato fallita. La contrazione degli occupati in agricoltura si sviluppata insieme all aumento del prodotto agrario: la prima guerra mondiale comporta una drammatica riduzione della produzione port ando carestia e fame, ci vorr poi un decennio per tornare ai livelli dell anteguerra (si ricorreva ad importazioni d oltremare). La seconda guerra mondiale torna a mandare a fondo la produzione, ch e dopo la guerra si riprende grazie al protezionismo, e nonostante l occupazione agraria continuass e a diminuire, la produttivit inizi a crescere grazie all introduzione di macchinari di ogni tipo. Att ualmente l agricoltura il settore che riceve pi sovvenzioni attraverso i fondi dell Unione Eur opea. Cambiamento strutturale: industrializzazione e deindustrializzazione Nel XX secolo il prodotto industriale cresciuto molto, ma ha sofferto le ondate delle due guerre mondiali, della depressione anni Trenta e della crisi industriale pi profonda del secolo a partire dal

1975, culminata in un processo di deindustrializzazione, imperante nell ultimo qua rto di secolo. La graduatoria nel 1910 dei Paesi in relazione alla popolazione attiva industria le simile a quella dell agricoltura ma invertita e riflette lo stesso fenomeno di declino dell agricolt ura. Nel 1960, finite le guerre, la tendenza era una crescita netta dell occupazione industriale, che per i Paesi dall industrializzazione arretrata fu spettacolare: Finlandia e Polonia guadagnano 20 punti, altri Paesi del Sud e dell Est Europa guadagnano tra i 12 ed i 17 punti con le eccezioni di Gr ecia, Romania e Yugoslavia che non crescono pi di 7 punti come i Paesi gi industrializzati. L unico paese che procede verso una deindustrializzazione la Gran Bretagna, con una diminuzione di 4 punti. Il risultato che si creata un area intensamente industriale nel cuore dell Europa con p ercentuali di occupati vicine al 50%. Tutti i Paesi comunque completeranno la loro industrializzazione tra il 1960 ed il 1980, quando i Paesi dell Est sono ben piazzati (peso minore dei servizi nella loro struttura occupazio nale), i Paesi dell Europa centrale (Germanie, Cecoslovacchia, Svizzera, Olanda, Italia ed Ungher ia) costituiscono il nucleo industriale europeo, la Grecia si mostra in gran ritardo non sembrando n o rientale n occidentale, gli altri Paesi balcanici si caricano di furore per l industrializzaz ione, le due ex grandi Una Storia Economica dell Europa pag. 37

Dall espansione allo sviluppo. potenze (Gran Bretagna e Belgio) sono in una posizione intermedia, i Paesi scand inavi con alto PIL procapite si trovano invece nella parte bassa. Da questo si intuisce come ormai il vento stia soffiando verso i servizi e come la specializzazione industriale non sia ormai garanzia di sviluppo. Cambiamento non percepito dai Paesi sovietici che, verso il 1988/89 conquistano i primi posti in termini di specializzazione industriale. La composizione interindustriale: dal tessile all elettronica Nell accezione pi ampia fanno parte dell industria anche l estrazione di minerali, la p roduzione e distribuzione di acqua, gas ed elettricit e l industria delle costruzioni, ma sicco me una parte delle loro attivit estranea alla trasformazione industriale, si considera il nnucleo ce ntrale dell attivit industriale la manifattura, divisa in 6 settori. Duranto il periodo dell industrializzazione crescente (1913 1975) il settore in ma ggiore regresso relativo il tessile, seguito dall alimentazione e in ultimo dalla produzione di me talli, mentre i settori in piena espansione sono quelli della lavorazione di prodotti metallici e la chi mica. Gli altri settori hanno avuto traiettoria ambigua: i Paesi industriali emergenti tendono a special izzarsi nei settori manifatturieri pi maturi dove l applicazione della nuova tecnologia ha scarso impat to sui costi di produzione e dove il fattore competitivo sono i salari, i Paesi pi avanzati tendo no invece a collocarsi nei settori pi progrediti dove la componente del capitale umano cruciale. I Paesi dell Europa orientale, quelli ad industrializzazione forzata, si sono impegnati a fondo dopo la seconda guerra mondiale per dotarsi di tutti i settori manifatturieri, privilegiando quelli a t ecnologia pi avanzata rispetto a quelli tradizionali, e quelle attivit a pi alta intensit di lavoro non q ualificato rispetto a quelle ad elevata intensit di capitale fisico e umano. Nel 1973 c erano poche differenze nella struttura industriale europea occidentale ed orientale, pi marcate erano invece quelle tra Nord e Sud: in Europa occidentale e meridionale i settori ad alta intensit di lavoro poco qualificato (alimenti, bevande e tabacco) sono in declino mentre sperimentano forti incrementi in Europa orientale, viceversa il settore dei macc hinari industriali e del materiale di trasporto, con maggiori esigenze di capitale fisico e lavoro qualif icato continua a crescere nell Ovest ma soffre nell Est. L auge della grande impresa industriale I settori manifatturieri pi dinamici sono stati anche quelli con imprese di maggi

ori dimensioni e migliore riuscita durante il secolo. Nel 1912 2 nazioni hanno entrambe 14 casi d i grandi imprese industriali (gli Stati Uniti 54), Regno Unito (un paio di imprese tessili, un pa io di tabacco, una di birra Guinness, una alimentare Lever, due di miniere non ferrose, tre di industria pes ante, una chimica ed una petrolifera) e Germania (4 settori: 7 in siderurgia e industria pesante, 3 n ella chimica, 2 settore minerario del carbone, 2 elettrico). Altri Paesi dotati di grandi industrie sono la Francia (4 compagnie minerarie), la Russia (tutte con importante presenza di capitale straniero e naz ionalizzate con la rivoluzione del 1917). Malgrado la penetrazione delle nuove tecnologie della chimica, elettronica e pet rolio, all inizio del secolo domina ancora il peso delle attivit di prima industrializzazione come quel le tessili, il settore minerario, metallurgico e delle costruzioni legate alle ferrovie e della navigaz ione. dal 1937 che la preminenza imprenditoriale delle nuove tecnologie diventa un dato di fatto: sorg ono grandi imprese chimiche e petrolifere mentre scompaiono quelle tessili, siderurgiche e soprattu tto minerarie. Nel 1958 il processo si intensifica e diventa dominante l insieme dei colossi imprendi toriali legati al paradigma automobilistico (petrolio, costruzione di auto e pneumatici), nel 1973 entrano le Una Storia Economica dell Europa pag. 38

Dall espansione allo sviluppo. farmaceutiche (chimica fine), che si moltiplicano nel 1998 insieme a quelle di m ateriale elettronico ma non spiazzano il primo posto della Shell (anglo-olandese del petrolio). I Paesi con grandi dotazioni di minerale di carbone e di ferro hanno perso il lo ro vantaggio sul terreno della grande impresa, recuperato invece da quelli che sono riusciti a sv iluppare nuove tecnologie e ad adattarsi alle nuove condizioni del mercato mondiale. La diversificazione dei servizi La Legge di Clark (alla crescita dell industria seguir quella dei servizi) si attua alla perfezione, portando come conseguenza la crescita dei servizi moderni ad alta intensit di tec nologia ed informazione. Le fasi: -svillupo dei servizi modeni per il XIX secolo: trasporti, comunicazioni, serviz i finanziari ed assicurazioni si completa nel 1913 1950 con l auge dell impresa moderna con domanda crescente di servizi amministrativi e apertura di nuovi tipi di lavoro; -anni 50 e 60 il processo prosegue alimentato dalla crescita dello Stato di beness ere, con una grande richiesta di lavoratori dei servizi personali avanzati, principal mente nel settore sanitario e scolastico; -anni 80prende corpo la rivoluzione informatica che esploder nel decennio seguente , il risultato un processo di terziarizzazione vivacissimo. I Paesi con reddito pro capite pi elevato sono a fine secolo quelli che pi sono an dati avanti nel cammino di terziarizzazzione: banche commerciali, compagnie di assicurazione, im prese di trasporto, imprese elettriche, commercio all ingrosso. La convergenza tecnologica dei diversi settori di attivit, lo sviluppo dei mercati borsistici e la tendenza universale alla privatizzazione delle imprese pubbliche, hanno finito per unificare la visione imprenditoriale. Tra le pi grandi compagnie di servizi classificate da Business Week nel 1998, il settore finanziario predomina con 6 banche (inglesi e svizzeri), 2 assicurazioni e 1 di servizi fina nziari tra le prime 15 europee, il rimanente sono 6 imprese di telecomunicazioni. Nessuna impresa di tr asporto che invece avrebbero dominato la classifica di inizio secolo, sostituite dalle imprese di t elecomunicazione, bene la Germania, male la Francia. Modelli nazionali di crescita. I Paesi della prima industrializzazione Valutando i tassi di crescita del PIL pro capite del secolo si nota come esistan o due clubs: i Paesi occidentali che sono tanto pi cresciuti quanto pi erano poveri ad inizio secolo, e d i Paesi orientali

che sono cresciuti poco nonostante fossero poveri. Il Regno Unito era il pi ricco nel 1913 ed infatti quello che cresce meno durante il secolo, i Paesi scandinavi invece, quelli che si trovano alle periferie meno industrializzate dell Europa occidentale, stanno nella parte alta della gradu atoria cos come la periferia occidentale e meridionale (Irlanda, Portogallo, Grecia, Italia e Spagn a), Paesi che invece avevano imitato precocemente l industrializzazione britannica (Belgio) o che si er ano rapidamente adattati (Svizzera, Germania, Austria, Francia) sono al di sopra della Gran Bret agna ma sotto gli scandinavi. L economia britannica, a causa dell elevato livello dal quale partiva, stata quella con la crescita pi lenta tra quelle occidentali, perdendo la suapredominanza durante il secolo. Ris pose molto bene alle due guerre aumentando il suo prodotto ed imponendosi cos ai nemici, ma entrabi i dopoguerra furono periodi di stagnazione. Reag bene alle grandi crisi economiche del secolo (1929, 1973 che coincise con l entrata nella CEE, 1979), con carica innovativa che dimostrava il d inamismo economico. Una Storia Economica dell Europa pag. 39

Dall espansione allo sviluppo. Nel 45 in Regno Unito era ancora il paese pi ricco d Europa mentre nel 79 si trovava i n situazione di decadenza fino ad arrivare al sorpasso italiano all inizio degli anni 80. Il Belgio, nazione di pi antica industrializzazione dopo la Gran Bretagna, pat dur amente le due guerre riuscendo per ad effettuare a buon ritmo la ricostruzione, soffr lievemente la grande depressione ma essendo legata al gold standard tard a riprendersi, stagnando per tutto il decennio 1929-1939. Come tutti i Paesi occupati dalla Germania sub importanti perdite del PIL durante la seconda guerra mondiale ma non distruzioni di capitale, il che gli permise di sv olgere un ruolo dinamico durante la ricostruzione postbellica fornendo carbone, ferro, acciaio e macchinai agli altri Paesi, e non si serv del piano Marshall evidenziando nel decennio 50 l invecchiament o industriale. Fu per questo una crescita relativamente lenta nel contesto europeo, ma la sua i ntegrazione iniziale nella CEE le fu favorevole. Fu colpita duramente dalla crisi petrolifera senza p i riuscire ad arrivare ai livelli ante 1973, nonostante i tentativi di conversione della sua base miner aria ed industriale concentrata nell area vallona ed incrementando l occupazione del settore pubblico. L a soluzione si trov invece nella concessione di agevolazioni per l ubicazione sul territorio di mu ltinazionali, attirando forti investimenti e rilanciando l economia. L Olanda recuper nel XX secolo quel dinamismo che ne aveva fatto l economia pi prosper a dell Europa del XVII secolo, grazie la dispiegamento delle tecnologie della second a rivoluzione industriale che la liberarono dalla dipendenza del carbone. Fu neutrale durante la prima guerra mondiale ed approfitt di questa posizione durante e dopo il conflitto: nel 1929 e ra cresciuta del 77% rispetto al 1913, successo dovuto alla neutrlit nella guerra ed alla buona vicina nza e intenso commercio con la Gran Bretagna (uno dei colossi alimentari parzialmente olandese , la Unilever), ma soprattutto alla posizione di porta marittima della Germania che le permise di a vere accesso a tutto il mercato tedesco, controllandone il mercato petrolifero, l importazione, la raffina zione e la distribuzione e creando cos la Royal Dutch, futura Shell. Grazie alla leadership tecnologica e commerciale della Philips gli olandesi sfruttarono tutto il mercato centroeurope o nel campo degli elettrodomestici. Nel decennio 70 scoprirono una risorsa naturale molto apprezzat a come il gas naturale e riuscirono finalmente ad uscire dal Dutch disease negli anni 80. La Svizzera seppe arricchirsi senza disporre delle risorse naturali proprie dell a prima industrializzazione. Usc frenata dalla guerra ma seppe approfittare della rovina

della Germania per trasformarsi in sede di molte attivit di matrice tedesca, la sua vita economica f u sempre dipendente dalle trasformazioni del suo poderoso vicino. L impatto del 1929 fu lieve ma gener una prolungata stagnazione che dur per tutta la seconda guerra mondiale, per arrivare al grande momento della Svizzera che coincise con la fine della guerra: qui ristagn la ricchezza accumula ta dai nazisti, oro e valute, dal 1944 al 1945 il suo PIL crebbe spettacolarmente del 29% e dal 1945 a l 1947 di un altro 20%. La golden age fu interrotta nel 1949 e nel 1958 quando le turbolenze monetarie l a investirono transitoriamente, la crisi del petrolio la colp fortemente, cos come la deregolame ntazione finanziaria e la caduta del muro di Berlino (1989) con la deviazione di risorse tedesche ver so l ex RDT. La Svizzera si basa oggi sulle sue imprese industriali, pessime multinazionali d fa rmaci. Il protagonismo secolare dei second comers La Germania soffr, durante le due guerre, di grandi cambiamenti territoriali, la sua superficie aument in modo spettacolare in entrambi i conflitti, dato che amministrava territ ori altrui, per poi subire forti sanzioni territoriali causati dalle sconfitte, significative per la prima, radicali quelle della seconda: inizialmente divisa in 4 zone di occupazione militare da parte delle pr incipali nazioni alleate e con forti cessioni alla Polonia, dal 1949 si crea la divisione tra RFT e RDT c he durer 40 anni (unificazione nel 1990). Le guerre e la grande crisi del 1929-1932 dominarono i lineamenti dell economia tedesca: il primo dopoguerra fu penoso, il secondo inizi in modo pate tico ma fin Una Storia Economica dell Europa pag. 40

Dall espansione allo sviluppo. bene. La prima guerra mondiale, la crisi del 1919, quella del 23 e del 29 impall idiscono di fronte al crollo sofferto nel 1945 e 1946 (durezza del secondo dopoguerra). Il boom degli anni 50 conseguenza dell intensit della caduta e delle possibilit di recupero che aveva un paese con pop olazione ed infrastrutture qualificate, l industria tedesca recuper il suo dinamismo e torn ad e ssere fornitrice di macchinari e materiale da trasporto. I crescenti lacci commerciali diedero fonda mento alla scommessa per il mercato comune europeo che si concretizz con il Trattato di Roma del 1957. Alla fine del XX secolo l economia tedesca era di nuovo la maggiore in Europa. Malgrado le due vittorie, l economia francese risent della devastazione delle due g uerre, ed il periodo tra le due fu dominato dallo spettro della stagnazione demografica e dal l arretratezza economica. Nel periodo che va dal 1929 al 1944 l economia francese di contrae del 51% (contro un aumento del 55% di quella tedesca), mentre nel secondo dopoguerra la Francia ina ugura una lunga fase di crescita e di dinamismo. La ricostruzione fu utilizzata a fondo per inno vare le infrastrutture di trasporto ed il macchinario industriale, entrando nella CEE la Francia accresce i suoi mercati ed elimina i rischi di un conflitto con il suo storico nemico. La continua e rapida crescita del periodo 1945-1974 cambi l immagine di ritardo e l economia francese divent ben strutturata e p erfettamente dotata di capitale umano sapendo convertirsi in economia dinamica dal punto di v ista tecnologico ed imprenditoriale. Reag alla seconda crisi del petrolio con una strategia di espans ione della domanda, mentre la coincidenza nel 1881 della difficile congiuntura economica internazion ale con l ingresso al governo di una maggioranza di sinistra port effetti negativi che si concretizzaro no in una svalutazione del franco rispetto al marco, considerato pietra miliare della revi sione della politica economica francese. Al 2000 l economica francese la seconda per il PIL dopo la Ger mania. L Italia il paese che ha goduto dei tassi di crescita pi elevati nel secolo tra i P aesi che si avversarono nella grande guerra. L iniziale neutralit e la lontananza dai fronti di guerra cons entirono all economica italiana di prosperare durante il primo conflitto, ma il dopoguerra fu duro e vide crisi di sovrapproduzione e conflitti redistributivi che finirono per dar luogo al fas cismo, che domin il periodo tra le due guerre (dal 1922 al 1943). Il primo decennio fu liberale ment re il secondo autarchico. Gli ultimi due anni del conflitto furono caotici mentre la ricostruz ione fu un successo, quasi un miracolo. L Italia, come Germania e Francia, utilizz i fondi del piano Mar shall per

ricostruire la sua industria e i suoi trasporti. Si inser nei circuiti commercial i intereuropei che diedero luogo alla CEE e seppe approfittarne per accrescere i suoi mercati e offrire nuo ve prospettive di lavoro alla sua popolazione. Il miracolo inizi ad incrinarsi nel 62 ma dur fino al la crisi del 1973. Negli ultimi due decenni inoltre l Italia ha richiamato l attenzione per il suo succ esso con la piccola impresa ed i suoi distretti industriali diventando un esempio paradigmatico graz ie soprattutto alle sue esportazioni. Il XX secolo il secolo dell Unione Sovietica (URSS), segnato dalla sua origine nel 1917 e la sua fine nel 1991, nascita vista come risultato inevitabile del fallimento dello zarismo, ma anche dovuta alle estreme condizioni portate dalla prima guerra mondiale nella politica ed economi a che favorirono la nascita di alternative radicali. Il primo periodo, il comunismo di guerra (1917-19 21) seguito dall epoca della NEP (nuova politica economica) che fece segnare un recupero econo mico e arriv fino al 1927 anno in cui si lancia il primo piano quinquennale, taglio netto nel la politica economica sovietica e mondiale che port una forte crescita, seguito da un periodo di pianif icazione centralizzata che durer fino al 1991. I piani iniziali centrati sull industrializzazione e creazi one della grande industria pesante sono seguiti dallo sforzo di ricostruzione postbellica che dur er un decennio, e da un altro decennio di tentativi di riforma successivi alla morte di Stalin (1954) . Inizia poi una decade di decadenza (periodo del breznevismo) interrotta dagli sforzi riformatori di Gorba chov e la sua Perestroika (ricostruzione) negli anni 80. Il PIL russo, sovietico e post sovieti vo segnato da forti rotture: la prima guerra mondiale, proseguita fino al 1921 come guerra civile, l a seconda guerra mondiale che torn a ridurre drasticamente il potenziale produttivo del paese, e u n altra caduta Una Storia Economica dell Europa pag. 41

Dall espansione allo sviluppo. spettacolare nel 1989 dovuta alle modalit della transizione all economia di mercato , che vide un assimetria di liberalizzazione (si liberalizzarono solo i settori in cui c era pi interesse) che cre distorsioni, violenze organizzate che limitarono gli investimenti e le attivit im prenditoriali. L ex URSS entrata in un percorso distruttivo. I destini delle periferie I Paesi europei che pi sono cresciuti nel corso del XX secolo sono quelli delle p eriferie occidentali: i Paesi scandinavi (Svezia, Danimarca, Finlandia, Norvegia) e quelli mediterranei (Sud). Sono Paesi che si presentano relativamente poveri all inizio del secolo rispetto ai Paesi gi indus trializzati. L elemento dominante dell esperienza economica scandinava (in particolare svedese) d el XX secolo la velocit e continuit di crescita. La parziale neutralit durante le due guerre ed il modesto impatto della crisi degli anni 30 assicurarono all economia una crescita ed un livello di b enessere superiori agli altri Paesi europei: risale infatti agli anni Trenta l insediamento dello Sta to del Benessere. Lo scenario economico era stabile, l impegno produttivo di sindacati e padroni era fo rte, i tassi di alfabetizzazione alti favorendo la specializzazione in attivit industriali e di s ervizi con elevati contenuti tecnologici. La ricostruzione e la golden age fornirono mercati in esp ansione e contesto internazionale favorevole. La crisi del petrolio li colp con forza diversa, la No rvegia infatti grazie alla scoperta di riserve di petrolio nel mare del Nord si trasform in grande esportato re di greggio ed il suo tasso di crescita nell ultimo quarto di secolo importante. Soffrirono anche de lla crisi europea dei primi anni 90, in particolare la Finlandia, orientata al commercio con l Unione So vietica che dopo la caduta liberalizz i commerci costringendo la Finlandia a specializzarsi in altre attivit, risultati ottenuti brillantemente nell elettronica e telecomunicazioni. Dopo l indipendenza nel 1920 l Irlanda crebbe alla velocit della Gran Bretagna ma sen za godere dello stesso livello di prosperit. Neutrale nella seconda guerra mondiale, non go dette degli aiuti del piano Marshall, e vide fino alla fine del decennio del 1950 un certo autarchismo di matrice agraria. Non partecip alla CEE ed il suo legame al commercio internazionale si limit ad un accordo con il Regno Unito. Entr nella Comunit Europea nel 1973 sperando in una svolta ma l ambient e internazionale fu poco propizio, nel 1980 decise di aprirsi agli investimenti es teri e dovette aspettare il 1993, quando fu paragonata alle tigri asiatiche, per approfittare del suo potenz iale, avvantaggiata

dall essere un paese anglofono. Nel primo terzo del XX secolo il Portogallo oscill tra monarchia e repubblica e t ra dittatura e democrazia. La soluzione pi stabile fu una dittatura repubblicana imposta da Sala zar nel 1927 e durata fino al 1974. Super bene la crisi degli anni 30 e si avvantaggi della sua ne utralit durante la seconda guerra mondiale e delle iniziative di cooperazione occidentale postbelli che. Nelle decadi del 1950 e 1960 crebbe bene ma sub un salasso economico ed umano durante le guerre co loniali dal 1961 al 1974. Nel 1974 la rivoluzione dei garofani mise fine alla dittatura e la rapi da decolonizzazione gener quasi un milione di immigrati. A partire dall entrata nella CEE nel 1987 ha s aputo approfittare delle opportunit del grande mercato europeo e dei fondi comunitari destinati alle regioni pi povere e alle produzioni agrarie. La Spagna si present agli anni 20 con un livello di prosperit superiore al 1913 dov uto alla sua neutralit, riducendo le distanze rispetto agli altri Paesi europei. Naturalizz tut ti gli investimenti in mano straniera e riusc a dotarsi della quara maggiore riserva aurea del mondo dil apidata durante la guerra civile dal 1936 al 1939. Ci fu una forte espansione negli anni 20, ed una blanda depressione nella prima met dei 30, la guerra civile la butt in depressione. Durante la second a guerra mondiale la Spagna fu prigioniera degli accordi tra Hitler e Mussolini (potenze dell Asse) e solo quando nel dopoguerra le potenze alleate decisero di non intervenire contro la dittatura di Franco, complice la Una Storia Economica dell Europa pag. 42

Dall espansione allo sviluppo. guerra fredda, la crescita economica si mise in moto e fu folgorante, riuscendo a compensare il tempo perduto. Nel 1959 l economia si liberalizz ed inizi a godere del turismo, delle rime sse degli emigrati e degli investimenti esteri, crescendo molto in fretta dal 1969 al 1973. La cris i petrolifera segn come per tutti la fine della golden age, situazione complicata dalla delicata transiz ione politica alla democrazia. Nuovi impulsi di crescita derivati dall integrazione nella CEE. Il risultato in termini di crescita della Grecia, il pi orientale dei Paesi occid entali, meritevole e mostra la forza delle tendenze alla convergenza economica quando le si lascia ag ire. Agli inizi del 1920 dovette accogliere 2 milioni di greci fuggiti dalla Turchia in conseguenza di reinsediamenti massicci di popolazione, occupata durante la seconda guerra mondiale dalle trupp e dell Asse, la Grecia sub distruzioni fino al 1949 a causa di una feroce guerra civile. Stabiliz zata politicamente, la Grecia utilizz per la crescita economica la forte domanda europea occidentale, le rimesse degli emigrati ed il crescente turismo. Entrata nella CEE nel 1980 non riuscita a tras formare gli aiuti comunitari in una leva di modernizzazione. L Europa centro orientale sorse dalle ceneri dei quattro imperi sconfitti: il tede sco, il russo, l austroungarico e l Ottomano. Gli stati erano creati dai trattati di pace e non avevano tradizione n risorse. Dedicarono gli anni 20 a dotarsi di una minima struttura statale e a costruirsi un identit nazionale, riuscendoci in parte grazie agli aiuti nordamericani, francesi, britannici e bel gi. Furono tutti catturati dal moto vorticoso dell espansione hitleriana e rimasero sotto il controllo soviet ico dopo la seconda guerra mondiale tranne la Finlandia e l Austria. L Austria il paese che ha passato peggio gli anni tra le guerre: nel 1950 possedev a un PIL superiore solo del 9% a quello del 1913, soffr molto duramente la prima guerra mondiale ed ebbe una ricostruzione molto lenta e fragile dopo il crollo di tutta la struttura imperia le asburgica che dava vita a Vienna, capitale politica, economica e finanziaria dell impero. La prolungata cr isi si super solo durante l assorbimento nello spazio economico nazista, ma i buoni anni finirono br uscamente con l occupazione alleata nel 1945 quando in un solo anno il PIL croll del 60%. L Austria rimase divisa anch essa in 4 settori ma senza divisioni territoriali, la ricostruzione fu lenta, si complet nel 1953 quando inizia la golden age: crescita rapida agevolata dall ubicazione geopolitica in quanto faceva parte dell economia occidentale ma era ottimamente collocata per realizzare compit i di intermediazione commerciale tra Est e Ovest. L Austria recuperer tutti i suoi arret

ramenti bellici e torner ad essere prospera. Tutti gli altri Paesi dell area centro orientale si integrano tra il 1945 e il 194 8 all area sovietica, restandoci fino al 1989 e condividendone la crescita 3.2 LE GRANDI TAPPE Le fluttuazioni dell economia 1913 - esplosione della guerra e riduzione del PIL, che poi fluttua tra alti e b assi. 1918 - fase finale della guerra e disorganizzazione successiva, caduta pi forte. 1923 - si ristabilisce il livello precedente alla guerra gli anni 20 sono di pro sperit crescente 1929-1932 il PIL cade continuamente totalizzando una perdita di pi di 10 punti percentuali. 1933-1939 recupero, incremento del 30% negli anni 30 le politiche sono autarchiche e si or ientano a preparare nuovi conflitti. Il massimo del 1939 resiste precariamente fino al 1943. 1944-1945 affondo fragoroso, caduta pi forte del secolo, 15% in un anno. Con la g uerra i Paesi si esauriscono e l economia si paralizza. 1946-1975 golden age dell economia capitalista, aumento continuo del PIL (1948 ann o iniziale del Piano Marshall, 1973 ultimo anno di prosperit) Una Storia Economica dell Europa pag. 43

Dall espansione allo sviluppo. 1946-1950 ricostruzione, tasso di crescita annuo del 7%. Il recupero del massimo precedente alla guerra si ottiene gi nel 1949, finisce il periodo storico dei transwar years (191 4-1945) contrapposto agli interwas years (1918-1939). 1951-1952 la crescita diminuisce ma la guerra si Corea e quella fredda danno nuo vo impulso all economia europea che recupera forza fino al 1957. 1958 insieme di crisi e incertezze nella stabilit monetaria frenano la crescita c he ritorna ai livelli precedenti gi nel 1959. 1960-1964 periodo pi luminoso della golden age, ottimismo generale. 1965-1967 rallentamento 1968-1973 nuovo ciclo espansivo 1974 i prezzi del petrolio crescono bruscamente ma l economia gode dell inerzia del periodo precedente 1975 caduta del PIL, crisi poderosa, cambio di fase 1974-1990 stagnazione economica 1975-1979 le economie cercano di aggiustarsi, ritmo meno intenso 1979 nuova crisi petrolifera, nuova fase di pessimismo 1980-1982 stagnazione 1982-1988 crescita del 2-3% media (4%nel 1988) 1989 caduta caduta del blocco sovietico, non porta acceclerazione per la crescit a occidentale: 1990-1993 il PIL in semiparalisi 1993 annus horribilis dell economia europea 1993-2000 maggiore armonia produce alcuni casi di crescita modesta ma costante. Grande guerra e pace incerta Con l esplosione della guerra croll e, era la fine del era del liberalismo ottocentesco. Lasci pea nel successivo quarto di secolo gettando che gener un sistema sociale contrapposto al capitalismo, il mondo economico, sociale, politico, cultural una pesante eredit che condizion la storia euro le basi della seconda e per la rivoluzione il modello sovietico.

Tre spetti importanti: rottura radicale con il passato, trasformazione dei modi di funzionamento delle economie nazionali e dell economia internazionale, conseguenze economiche e costi della guerra: Appena si aprirono i combattimenti, i mercati finanaziari precipitarono e i gove rni persero il controllo delle transazioni estere sospendendo la conversione delle monete: il gold standa rd (modello monetario internazionale) fu smantellato, fu eliminato il libero movimento di ca pitali e di persone e il commercio estero trov nuovi ostacoli. La guerra rappresent una rivoluzione economi ca: i governi organizzarono economie di guerra per fabbricare armamenti ed assicurare provvist e di beni essenziali agli eserciti ed alla popolazione civile, mobilitando in modo massiccio le risor se economiche e impiegando un dirigismo sistematico nel campo della produzione e distribuzione,

controllando redditi e prezzi, ferendo a morte il liberalismo economico imperante fino al 191 4 che nonostante gli sforzi non riusc mai a tornare alla situazione precedente. Durante la guerra tutti i Paesi (compresi i neutrali) subirono cadute del loro P IL o comunque non crebbero salvo due eccezioni: l Italia che cominci neutrale ed entr nel 1915 mantene ndo le operazioni fuori dalle sue frontiere o da territori economicamente rilevanti e l avorando duro, ed il Regno Unito che mobilit tutte le risorse. Finita la guerra, nel 1919 tutti i Paes i neutrali sono in buone condizioni per approfittare del ritorno alla normalit, tutti crescono e per alcun i c persino un boom (Danimarca e Olanda), Regno Unito e Italia, cresciuti orientati alle necessit bel liche, cadono nella depressione postbellica cos come gli imperi centrali (Germania e Austria) che sub iscono forti cadute del PIL. Una Storia Economica dell Europa pag. 44

Dall espansione allo sviluppo. Nel 1924, con la chiusura della ricostruzione, sono finite anche le grandi infla zioni: i Paesi neutrali sono cresciuti superando il preguerra, cos come i Paesi Alleati occupati (Francia e Belgio) e i Paesi degli imperi centrali che non avevano nessun legame con gli sconfitti (Cecoslova cchia e Yugoslavia) grazie ad abbondanti crediti dai vincitori. Italia e Regno Unito rimasero inchio dati ai livelli del 1919 e vissero un duro dopoguerra (in Italia gener il fascismo, mentre nel Regno Unito l i ncertezza), come gli sconfitti (Germania, Austria, Ungheria, Turchia e Bulgaria) che passarono gl i anni 20 nello sforzo di recupero. Il maggiore costo della guerra fu in vite umane (9 milioni di militari, 5 di civ ili) ed invalidi di guerra, il dolore e la sofferenza non possono esprimersi in termini economici. Il costo esorbitante che colp le economie fu quello dei beni usati e distrutti nelle operazioni militari, che pro voc indebitamenti colossali di spesa pubblica, ai quali i politici tardarono ad occuparsene in qua nto decisi ad imporre indennizzi ai nemici sconfitti, ricorrendo alla via finanziaria pi facile: l emissi one di denaro. Deficit pubblico ed inflazione sono i due squilibri macroeconomici pi gravi per il dopogu erra, uniti a quelli che Keynes chiam le conseguenze economiche della pace cio le condizioni imposte dai vincitori nei trattati di pace firmati a Parigi nel 1919 (trattato di Versailles con la Ge rmania) che comportarono la ricomposizione della mappa politica europea con conseguenti disordini economi ci e conflitti, e la richiesta di astronomici risarcimenti dalla Germania (che la spinsero al disastr o monetario, l iperinflazione) rovinando lo spirito di cooperazione e ritardando la ripresa ted esca e con essa quella europea. Gli Stati Uniti, trasformati in principale creditore e fornitore di beni che i b elligeranti, impegnati nella fabbricazione di materiale bellico, non erano in grado di produrre, reclamarono intensamente la devoluzione dei crediti a fine guerra, ai quali i Paesi non erano in grado di ri spondere in quanto impiegati nella ricostruzione delle economie. I felici anni Venti e le crisi degli anni Trenta

Il 1919 fu l anno economicamente peggiore: la riconversione dalle economie di guer ra non fu facile, c erano milioni di rifugiati, cambiamenti di confine, disorganizzazione, sovrappro duzione e scarsit. Ci vollero pi di 2 anni perch le economie si normalizzassero, di pi per i perdenti. Il 1922 fu il primo degli anni di prosperit, con una crescita generale dell 8,5%. Non per tutti: la Germania infatti vide i suoi ricchi bacini minerari occupati da francesi e belgi che decisero di

recuperare in natura i debiti, lo Stato repubblicano si rifiut di collaborare con gli invasori e finanzi i salari dei lavoratori in sciopero emettendo pi denaro e mettendo in moto una spirale inflazionista che por t il passaggio ad economia di baratto nel 1923 (iperinflazione) dalla quale usc solo con l aiuto amer icano che dilazion temporalmente i debiti per permettere all economia tedesca di riprendersi (Piano D awes 1925) Il resto dell Europa visse invece i felici anni 20 : dal 1921 al 1925 il PIL era cres ciuto del 23%, le invenzioni degli americani durante la guerra arrivavano in Europa, come la Ford T e gli elettrodomestici. I Paesi, seguendo quanto consigliato da Dawes, tornarono al go ld standard, che in Gran Bretagna (criticato da Keynes le conseguenze economiche di Mr. Churchill) im plic una rivalutazione della valuta nazionale da compensare con una riduzione del costo d el lavoro, che provoc una recessione fulminante e la depressione che scaten il grande sciopero de l settore minerario del carbone nel 1926 e fin per dar luogo ad un governo di grande coaliz ione con la storica entrata al governo del partito laburista. I tre anni seguenti furono di notevole crescita e si assapor ovunque la prosperit, persino in Germania, Austria, e in URSS che grazie alla NEP di Stalin (19241927) stava promettentamente recuperando. Una Storia Economica dell Europa pag. 45

Dall espansione allo sviluppo. Rimanevano comunque alcuni squilibri a livello di economia mondiale, come quelli causati dalla ristrutturazione produttiva internazionale: la guerra aveva incoraggiato l aumento della capacit produttiva in tutto il mondo extrabelligerante per sostituire i mercati che prim a venivano riforniti con l importazione dall Europa, che alla fine della guerra, con il ritorno alla normalit produttiva europea, port a un problema di sovrapproduzione cronico che provoc una tendenza ch iamata deflazione strutturale che riflette l eccesso di offerta di beni sul mercato condizi onando le opportunit di commercio durante la decade degli anni 20. Questa difficolt di riorg anizzazione produttiva spiega, secondo Kinndleberger, la durezza della crisi del 1929: la do manda mondiale and decelerando di fronte all incapacit dell offerta di sostenere i prezzi commercializza ndo costantemente a prezzi di saldo. L isolazionismo nordamericano inoltre, che intorpidiva la crescita del resto del m ondo, si era dimostrato prima con il disinteresse per i trattati di pace e per il nuovo ordin e mondiale, poi con il rifiuto del Congresso di entrare nella Societ delle Nazioni, con la chiusura all im migrazione, che provocava l abbassamento dei salari operai e si realizz con l imposizione di una quot a massima, ed infine con l imposizione di dazi commerciali protezionistici che nel 1931 chiusero letteralmente le frontiere americane. In nordamerica si viveva comunque una grande prosperit, in gran parte derivata da gli enormi guadagni procurati dalla neutralit, dai prezzi insuperabili per i prodotti agrari , minerari ed industriali, qui si sviluppavano mode e nuovi prodotti, l American way of life (le comodit della vita moderna) si diffonde attraverso nuovi mezzi di comunicazione, il pi brillante dei quali il cinema. In questo ambiente pieno di sicurezza e di prosperit si and estendendo notevolment e l investimento in borsa e l acquisto di azioni di credito: il mercato borsistico att ra sempre pi fondi entrando in una fase decisamente rialzista durante il 1928 e 1929, tutto basato sul fatto che l economia non avrebbe cessato di crescere. In effetti molti mercati andavano riducendosi d alla crescente disparit degli Stati Uniti, e lo stesso mercato interno andava saturandosi e la c apacit produttiva stava diventando sproporzionata rispetto alla capacit di assorbimento del mercato , mostrando un raffreddamento economico nel secondo semestre del 1929, che provoc una corrente d i vendite nella borsa di NYC che culmin alla fine di ottobre nella precipitazione delle quotazion i (venerd nero e marted nero), dei valori dei titoli, distruggendo in pochi giorni i sogni di ricc

hezza dei loro possessori. Molti investitori avevano comprato azioni a credito e la relativa in solvenza travolse chi aveva concesso loro i prestiti cio le banche, e la spirale della contrazione del credito si mise in moto in tutte le direzioni, annullando le liquidit delle imprese, costrette a sospende re i pagamenti, molte a chiudere i battenti provocando disoccupazione. La Federal Reserv (FED, la banca centrale statunitense) sottovalut il fenomeno e non interven, difesa dal presidente Hoover, che con questo errore si gioc la presidenza a favore dell elezione nel 1932 di Roosvelt. Mentre la crisi borsistica si trasformava in bancaria e finanziaria in tutto il mondo, un altro meccanismo distruttivo si era messo in moto: l America, per difendere la propria p roduzione, inaspr il protezionismo e ridusse fino a sospenderla l erogazione di crediti all estero, pr ovocando la reazione di numerosi altri Paesi che avevano reagito con dazi pi duri, e la tendenza alla guerra commerciale si vide rafforzata dalla caduta dell attivit economica e la crisi si globalizz, portand o il commercio mondiale a ridursi in modo continuo per 4 anni in una spirale di contrazione. Per sfuggire a questa ragnatela la soluzione era svalutare, tagliare cio il legam e con il gold standard, l istituzione che simbolizzava la stabilit, normalit e benessere e che tanto era cos tato reintrodurre. Il Regno Unito fu il primo ad abbandonarla (settembre 1931), seguito da tutti i Pae si dell area del Commonwealth e dai piccoli Paesi europei che dipendevano dal mercato britannico. In generale si comportarono meglio i Paesi che ne uscirono presto, riuscendo a svalutare e recu perare capacit competitiva, persa invece dagli altri. Una Storia Economica dell Europa pag. 46

Dall espansione allo sviluppo. La crisi dur dal 1929 al 1933, il PIL europeo cadde mediamente del 10%, colpendo pi duramente i Paesi sconfitti in guerra ed i loro eredi (Germania, Austria, Polonia e Cecoslov acchia) in quanto pi legati a credito e commercio, due grandi meccanismi di diffusione della crisi. I Paesi scandinavi, la Spagna, l Italia, ed i Paesi balcanici subirono leggermente la crisi, l URSS neanche la soffr. In generale la soluzione fu una certa chiusura commerciale ed un maggiore interv ento pubblico, caso estremo gli Stati Uniti con il New Deal (1933) del neoeletto presidente Roosvelt che elimin il gold standard e sostenne la domanda interna di consumo ed investimento attraverso l ini ziativa pubblica e la messa in moto di grandi opere pubbliche, iniziativa intrapresa anche da Hitle r ma con tono politico completamente diverso: distrusse i sindacati e liquid ogni opposizione politica, il tratto basilare della sua politica fu l autarchia, il forte investimento per il riarmo dell esercito, la p roduzione di articoli sostitutivi di quelli che dovevano importarsi, la chiusura commerciale, mantenne il gold standard. Forti investimenti pubblici anche in Gran Bretagna ed in Italia, con l orientament o autarchico di Mussolini. Uscita dalla crisi, nell Europa degli anni 30 si diffusero innovazioni come la rad io, le fibre artificiali, le automobili di piccola dimensione, l alluminio, nuovi elettrodomestici e vari prodo tti che rianimarono l offerta imprenditoriale e la domanda privata: fino al 1939 l espansione economica d luogo a 7 anni di crescita economica ininterrotta (unica eccezione la Spagna immersa in una gue rra civile 1936-1939). La seconda guerra mondiale ed il progetto del nuovo ordine economico internazion ale Fu molto pi distruttiva della prima (16 milioni di militari, 26 milioni di civili ), armamenti pi potenti, odio pi profondo, genocidi. Anche lo sforzo economico fu di scala maggio re in tutti i maggiori contendenti Germania, Regno Unito, Italia, URSS, Stati Uniti e Giappone , dove le capacit produttive vennero ampliate al massimo e scompar la disoccupazione. Il PIL aument solo nei Paesi non occupati (Stati Uniti raddoppiarono il PIL in 5 anni) mentre in quelli occup ati sub un crollo disastroso (Norvegia, Danimarca, Olanda, Belgio) in quanto l occupazione signific disorganizzazione, sabotaggi, deviazione di risorse verso la Germania. Preparando la ricostruzione Dopo una veloce ricostruzione economica, il mondo si vide spronato alla maggiore crescita mai sperimentata, il secondo dopoguerra venne infatti affrontato con una ferma volon

t di cooperazione economica da parte dei governanti, principalmente da Stati Uniti e Gran Bretagna (i due leader dell economia mondiale e baluardi del blocco alleato), le coscienze dei quali eran o state scosse e gli atteggiamenti su come sviluppare le relazioni economiche in tempo di pace capovo lti: avevano imparato la lezione della storia . No debiti di guerra per evitare l asfissia, no iso lamento degli Stati Uniti, nuove regole accettate da tutti per scongiurare il pericolo di una ripeti zione delle politiche di impoverimento del vicino (protezionismo esagerato e svalutazioni competitive). Serviva che la comunit internazionale si dotasse di una nuova architettura istitu zionale che garantisse un commercio libero ed un sistema di pagamenti capace di assorbire gl i squilibri, Gran Bretagna e Stati Uniti iniziarono nel 1941 a lavorare a tale modello, e convocar ono nel giugno del 1944 una conferenza economica internazionale a Bretton Woods (nordamerica) durante la quale si approv una cornice istituzionale alla quale si sarebbero conformate tutte le relazioni economiche internazionali, che defin l ambiente nel quale avrebbero dovuto operare idealmente il commercio, i movimenti di capitale ed i pagamenti esteri, un orizzonte verso il quale dovevan o incamminarsi le politiche commerciali e cambiarie. Una Storia Economica dell Europa pag. 47

Dall espansione allo sviluppo. Gli accordi si basavano sulla creazione di 3 nuove istituzioni sovranazionali: -OCI (Organizzazione per il Commercio Internazionale) per il rafforzamento di un commercio libero, che non arriv a nascere, fall, e si dovette colmare il vuoto con un accordo pi flessibile, il GATT (Accordo Generale sulle Tariffe e sul Commercio) che favor at traverso negoziati (round) una progressiva liberalizzazione del commercio mondiale e si trasform nel 1995 in vera organizzazione con il nome di OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio). -BIRS (Banca Mondiale) con lo scopo di finanziare investimenti di lungo termine, strategici pe lo sviluppo economico, che non sono solitamente presi in considera zione dal capitale privato, e di cooperare alla ricostruzione economica. -FMI (Fondo Monetario Internazionale) l elemento fondamentale, si occupa della difesa di un sistema cambiario a tassi regolabili ma fissi, poteva prestare assi stenza finanziaria ai Paesi in deficit nei conti esteri. lo strumento che combina il rigore con la fle ssibilit, conferendo stabilit e prevedibilit al sistema monetario internazionale. Queste istituzioni, anche se la realt non si adegu alle aspettative e se le misure adottate impallidirono di fronte al piano Marshall, hanno permesso una crescita economica sicuramente maggiore durante la seconda met del XX secolo che se non ci fossero state, hanno garantito relazioni economiche sicure e stabili. Ricostruzione postbellica, divisione in blocchi ed integrazioni regionali 1945-1947 sono dominati dalla politica degli aiuti umanitari: le nuove amministr azioni nei territori liberati dal controllo nazista, con l aiuto dell UNRRA (United Nation Relif and Reha bilitation Administration) concentrano la loro attenzione sui compiti urgenti di soccorso a lle decine di milioni di feriti, prigionieri, dispersi, citt devastate e nazioni disorganizzate. L estate del 1947 era il termine fissato per rendere operanti gli accordi di Bretton Woods ma era prematuro e gli Stati Uniti proposero un grande piano di ricostruzione. Tutta l Europa si era lanciata in ambiziosi prog etti di modernizzazione e invece di cercare di ridurre il deficit commerciale, importava no ingenti beni capitali dagli Stati Uniti, molto superiori alla loro capacit di pagamento, e Was hington temendo una brusca caduta della domanda europea sent la necessit di cercare una soluzione per conservare l eccezionale livello delle esportazioni e quindi delle attivit e dell occupazione ch e l economia americana aveva conseguito grazie alla guerra. Tra l aprile 1948 e il giugno 1951 il governo statunitense forn ai Paesi dell Europa occidentale aiuti per un importo di 13.000 milioni di dollari, l essenza dell ERP (European Recovery P

rogram) o piano Marshall. I Paesi maggiormente beneficiati furono quelli piccoli come Grecia, Au stria e Olanda, il resto ottenne dei miglioramenti del PIL dal 5 al 10%. L obiettivo era di finanziar e le importazioni che l Europa necessitava ma non poteva permettersi, in cambio l Europa si impegnava ad i niziare, una volta ricostruita, il processo di liberizzazione commerciale che significava ape rtura dei mercati europei alla competizione dei produttori americani. L America inoltre, sempre a qu esto scopo, finanzi l esportazione di beni verso l Europa, elimit il limite massimo produttivo imp osto alla Germania dopo la guerra (che facilit la normalizzazione produttiva di tutta l indus tria europea), e permise ai governi europei di approntare sistemi preferenziali transitori di com mercio intraeuropeo. Gi nel 1949 gli inglesi, non potendo sopportare il peso della sopravvalutazione, svalutarono la lira sterlina e durante la tempesta successiva riuscirono ad introdurre uno schema di cooperazione monetaria intereuropea che aveva l intento di risparmiare dollari ed orientato all a pi rapida stabilizzazione dei tassi di cambio: l UEP (Unione Europea dei Pagamenti) creato n el 1950 e destinato a finire nel 1958 che tra le altre cose incoraggi a fare il passo verso la CEE (Comunit Economica Europea) con il Trattato di Roma firmato nel 1957 da Germania (RFT),Be lgio, Francia, Olanda, Italia e Lussemburgo, e reso effettivo nel 1958. Una Storia Economica dell Europa pag. 48

Dall espansione allo sviluppo. Il primo esperimento di integrazione risale al maggio 1959 quando Robert Schuman , ministro francese degli Affari Esteri, propose di collocare la produzione franco-tedesca di carbone e acciaio sotto un unica Alta Autorit comune, rinunciando alla propria sovranit in settore ess enziale per l economia francese, e riconoscendo la neonara RFT, erede dei nemici storici, alle ato senza pari. Con il Trattato di Parigi del 1951 si crea, a questo scopo e con ottimo risultato, la C ECA (Comunit Economica del Carbone e dell Acciaio), decisivo affinch la Germania si sentisse e f osse integrata nella CEE e si creasse cos una solida piattaforma per una crescita economica simbiotica . Per Italia, Francia, Belgio, Olanda e Lussemburgo il beneficio fu l accesso preferenziale al sempre pi d inamico mercato tedesco, mentre per la Germania la libert di poter disimpiegare completamente tut to il suo potenziale di crescita senza provocare apprensione. Il Regno Unito, con gli altri Paesi occidentali piccoli, o molto orientati al co mmercio con la Gran Bretagna (Danimarca, Norvegia, Svezia, Svizzera), o ancora che non potevano inte grarsi alla CEE per ragioni politiche (Portogallo che non realizzava il regime democratico) o per ob bligo di neutrait (Austria e Finlandia), fondarono nel 1959 l EFTA (European Free Trade Association) . Rimanevano fuori dalle grandi alleanze l Irlanda, legata da un personale trattato commerciale con la Gran Bretagna, la Grecia, comunque parte della Nato, e la Spagna. Impatto del processo di integrazione europea sull area di influenza sovietica Titti i Paesi dell area sovietica furono invitati a partecipare al piano Marshall ma intimati dall URSS di declinare l offerta (implicava per Stalin cessioni di potere e di capacit di contro llo). Il mondo era Stato diviso, a Yalta e Potsdam, in aree di influenza, in blocchi, quello pro-am ericano decise di creare l alleanza militare dell Atlantico settentrionale, la NATO, mentre l URSS cre in rispos ta nel 1949 il COMECON (Consiglio di Mutua Assistenza Economica) che riun tutti i Paesi ad econo mia socialista che si trovavano nell orbita sovietica e che fece ben poco, non potendo l URSS benef iciare di niente tipo piano Marshall, blocc comunque il recupero degli indennizzi di guerra dai Pa esi occupati, un drenaggio di risorse (materiale da trasporto, macchinari, materie prime e prodot ti semilavorati) che stava frenando la capacit di ricostruzione delle economie del Paesi dell Est. I Paesi che rimasero sotto l influenza sovietica (Albania, Bugaria, Cecoslovacchia , Ungheria, Polonia, RDT, Romania e Yugoslavia) puntarono su un modello di sviluppo autarchico. Il le game con il resto del mondo era limitato, all interno del COMECON da:

-fissazione di quantit e prezzi dei prodotti che si dovevano commerciare, gli sca mbi si realizzavano a vantaggio dell URSS che cos si rifaceva dei danni subiti durante la seconda guerra mondiale e manteneva la sua leadership, -mancanza di libert nelle negoziazioni che dovevano sempre essere autorizzate, -mancanza di competitivit dei prodotti dell area e incapacit di sapere quale fosse i l prezzo che andava fissato per non perdere terreno nel commercio internazionale ( eliminazione del sistema dei prezzi di mercato). L emergenza del terzo mondo Primo mondo: blocco capitalista diretto dagli Stati Uniti, economie dimercato pr ospere, sistemi di propriet privata e democrazie politiche. Secondo mondo: blocco comunista guidato dall Unione Sovietica, economie abbastanza prospere di pianificazione centralizzata, sistemi di propriet collettiva, democrazie popolari (dittature). Terzo mondo: tutto il resto, poteva no essere capitalisti o socialisti, economie di mercato o pianificate, democrazie formali o popolari, cr earono il movimento dei Paesi non allineati, non desideravano essere soggetti n agli Stati Uniti n all U nione Sovietica. Una Storia Economica dell Europa pag. 49

Dall espansione allo sviluppo. La gran parte erano ex colonie delle potenze occidentali o del Giappone, per le quali la decolonizzazione fu il principale fattore unificante (quella nipponica durante g li ultimi anni della seconda guerra mondiale che interess quasi tutto l Estremo Oriente, quella inglese e quella francese, tra il 1945 ed il 1965: 1947-1949 emancipazione di India, Pakistan, Indonesia, 1 960 Africa completata nel 1964, quella portoghese nel 1975), che offr nuove opportunit di sviluppo polit ico e sociale che non sempre si realizzarono e sebbene le ex colonie non potessero pi beneficiare d i accessi preferenziali ai mercati metropolitani, registrarono risultati positivi durante la golden age: il Pil asiatico dal 1950 al 1973 cresc del 5,2%, quello africano del 4,5%, dinamismo esa urito dai notevoli incrementi demografici di questi anni. La golden age (1950-1973) Caratterizzata dalla globalit della crescita economica: in Europa occidentale il PIL pro capite cresce del 4,1%, quello dell URSS e Europa orientale del 3,5%, nelle America del Nord del 2,4%, del Sud del 2,5%, in Asia del 3%, Giappone 8,1%, Africa 2,2%: la crescita del PIL mondiale f u sempre tra il 5 ed il 6%. Il fattore terra ha avuto pochissima importanza, il fattore lavoro meno nell area OCSE (12%) rispetto al blocco sovietico, Asia ed America Latina (tra il 35 ed il 41%) a causa di una minore crescita demografica combinata ad una riduzione di ore lavorate per persona, OCSE e URSS hanno mobilitato pi capitale che lavoro ma l URSS il doppio. Il PTF (Produttivit Totale dei Fattori) misura tutti gli altri fattori meno precisabili. In sintesi i Paesi pi avanzati sono cresciuti per un migliore utilizzo integrato dei fattori (PTF) pi che per l aggiunta di altri, la crescita dell URSS sta ta estensiva mentre quella dell OCSE intensiva. OCSE: Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, raggruppa i Pa esi ad economia di mercato e pi sviluppati includendo tutti quelli dell Europa occidentale, gli Sta ti Uniti, il Canada, l Australia, la Nuova Zelanda ed il Giappone. discendente dell Ufficio Europeo di Co operazione Economica. Il PTF nell Europa occidentale crebbe spettacolarmente dal 1950 in quanto alla fin e della guerra si trov con una quantit e qualit di tecnologie da copiare impressionante, aveva la qua lificazione necessaria, la voglia di lavorare per recuperare le distanze rispetto agli Stati Uniti, l ambiente era efficiente e gli sforzi non venivano sprecati (il sistema politico ed economico

era difeso dai governi e c era convergenza di politiche nazionali concepite per alimentare il consenso poli tico e la coesione sociale, che cre una solida base per la crescita economica). Il 1958 fu di crisi economica per gli aggiustamenti produttivi imposti dall avvent o di un mondo di parit fisse, stabilit cambiaria prevista da Bretton Woods, che una volta superata port un grande successo, i veri anni di golden age che portarono una crescita ininterrotta e sp ettacolare del commercio intereuropeo. Nel 1973, dopo 12 anni di continui solleciti ma sopratturro dopo l abbandono al po tere del generale francese De Gaulle, da sempre contrario, la Gran Bretagna entr nella CEE con Dani marca ed Irlanda, lasciando nell indecisione gli altri Paesi dell EFTA. Durante la golden age c era una forte tendenza alla convergenza dei redditi pro ca pite dell Europa occidentale, superiori di quelli americani e mondiali, migliori quelli dei Paesi pi poveri o pi impoveriti in guerra di quelli dei Paesi gi ricchi, neutrali o non occupati. Una Storia Economica dell Europa pag. 50

Dall espansione allo sviluppo. Crisi petrolifere, stagflazione e sfide extraeuropee I meccanismi di compromesso interno si stavano andando via via deteriorando con la comparsa delle nuove generazioni, la conflittualit sindacale aumentava e divenne preoccupante ag li inizi degli anni 70. La stabilit cambiaria, un compromesso di stabilit basilare del mondo economico del dopoguerra, svan quando il presidente Nixon decise nell agosto del 1971 la sospensione della co nvertibilit in oro del dollaro in quanto di fronte al deficit pubblico dovuto alle spese militari s traordinarie e crescenti della guerra del Vietnam, gli Stati Uniti avevano bisogno di mettere mano a poli tiche inflazioniste. Era la fine dell era dell attuazione degli accordi monetari di Bretton Woods, e l iniz io di un periodo di instabilit monetaria internazionale nonostante si rafforzarono i meccanismi di co operazione tra le monete europee mediante l adozione del serpente monetario , fissazione di bande di fl uttuazione per le valute (maggior margine di attuazione di politiche monetarie). Lo shock arriva alla fine del 1973: un brusco aumento dei prezzi del petrolio de ciso dall OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio) come rappresaglia per l atteggi amento proisraeliano dei Paesi occidentali nella guerra del Kippur. In pochi mesi il prezz o del petrolio si quadruplic portando massicci deficit commerciali in tutti i Paesi importatori, pe r i quali il petrolio gi rappresentava la partita maggiore delle importazioni, era il pane dell industria che ormai ovunque aveva sostituito il carbone, in termini economici la domanda di petrolio era molto rigida, il che provoc un impoverimento di tutti i Paesi importatori, quelli dell OCSE. Il mondo era diviso in base a nuove frontiere: i Paesi autosufficienti, e protet ti quindi dalla crisi, erano le due grandi potenze mondiali, Stati Uniti e Unione Sovietica che approfitt per aumentare le sue esportazioni, chi soffr maggiormente furono Europa occidentale, Giappone e il Ter zo Mondo importatore di petrolio che si indebit aspettando tempi migliori, mentre i Paesi dell OPEC si arricchirono fino a limiti inverosimili, i piccoli emirati arabi e gli altri mic ro Paesi esportatori riuscirono a distribuire la fiumana di dollari tra la parentela ed i sudditi, i Paesi con maggiore popolazione (Iran, Iraq, Algeria, Venezuela, Indonesia e Nigeria) misero in moto ambiziosi programmi di industrializzazione e benessere sociale. Le risposte alla crisi furono diverse e nell ambiente pi incerto creato dai tassi d i cambio fluttuanti i governi ebbero maggiori margini di manovra, si distinsero 3 tipi di politiche: -Spagna e Svezia ritennero che la crisi fosse transitoria e ridussero le imposte

alla vendita dei derivati del petrolio, senza prepararsi al risparmio energetico. -Il blocco pi numeroso (Francia, Gran Bretagna, Italia) applic politiche di trasferimento dei nuovi prezzi al pubblico ed affront la crisi con una volont di r isparmio energetico, senza per rivedere la politica dei redditi, rivendicata ed ottenuta dai sindacati . Si entr in politiche inflazioniste. -RFT e Giappone accettarono l idea di essersi impoveriti, e quest ultimo, una volta assimilata la nuova struttura dei prezzi, torn a crescere a gran velocit puntando allo sviluppo di settori poco intensivi da punto di vista energetico, come l elettronica di consumo . La RFT cerc di ridurre l inflazione obbligando gli operatori economici a ridimensionare le entrat e, uscendo dalla crisi con una moneta pi forte, inflazione bassa, guadagni in competitivit e struttura in dustriale rinnovata ed alleggerita dai settori che consumavano pi petrolio. In generale in tutti i Paesi dell OCSE l inflazione e la disoccupazione aumentarono. La situazione quella della stagflazione, combinazione di stagnazione economica (aumento prezzi e disoccupazione) ed inflazione, non prevista nei modelli di politica economica tradizionali di ta glio keinesiano. Una Storia Economica dell Europa pag. 51

Dall espansione allo sviluppo. Quando il prezzo del greggio si fu stabilizzato e tutte le politiche cominciavan o a produrre i loro risultati, arriv il secondo shock petrolifero, nel 1979: lo Sha di Persia fu abba ttuto da una rivoluzione islamica diretta dall Ayatollah Khomeini, le cui dichiarazioni antioccidentali e l a tensione con gli Stati Uniti crearono incertezza nel mercato petrolifero, che si tramut in panico quando nel 1980 esplose la guerra tra Iran ed Iraq che si svilupp fino nelle loro regioni produttrici di gre ggio. L OPEC approfitt per imporre una nuova moltiplicazione dei prezzi del greggio che impove r nuovamente i Paesi importatori tra il 1981 ed il 1983. I Paesi della CEE si sforzarono di coordinare le loro politiche per reagire alla crisi, riattivando il SME (Sistema Monetario Europeo) con margini di oscillazione tra le monete abbastanza ristretti (ormai si era convinti che convenisse lottare insieme contro l inflazione). I Paesi dell OPEC si ritrovarono in un regime di sovrabbondanza economica, accumul arono fortune enormi in petroldollari, che per le monarchie arabe ritornarono nei mercati bors istici e nelle banche occidentali in cerca di opportunit redditizie di investimento, impossibili nelle piccolo monarchie arabe: i nuovi ricchi dei Paesi poveri depositavano massicciamente il denaro nei Paesi ricchi. Per i Paesi pi popolati ed indipendenti vennero invece investiti in strategie pi ambizio se ed orientate allo sviluppo delle loro economie, sviluppando l industria della raffinazione del petrolio e tutte le industrie derivate, ma anche tentando l industria pesante con il sogno di entrare nel club dei Paesi industriali. CRISI DEL DEBITO: la quotazione del dollaro si era mantenuta bassa nella decade del 1970 e inizi a salire con l arrivo di Reagan alla presidenza, e con la politica condotta dalla Ri serva federale di scarsit del denaro allo scopo di sostenere la quotazione del dollaro. C era forte f iducia nella ripresa della sua quotazione e tutti gli investitori del mondo si rivolgevano verso ques ti titoli: il dollaro sal inarrestabilmente per cinque anni (1980-1985) colpendo principalmente quei Paesi che si erano indebitati in dollari, in particolar modo in Messico, dove la crisi esplose nel 1982 con la caduta del peso messicano che gener un irrefrenabile circolo vizioso che fin della sospension e delle intenzioni di saldare il debito, che interess anche i Paesi dell America Latina e l Africa. Dal 1991 al 1988 l economia europea speriment un recupero modesto ma continuo, gli Stati Uniti intanto erano immersi in politiche di riforma strutturale liberal-conservatore d el presidente Reagan. Tra il 1985 ed il 1986 tutto cambi, prezzi del petrolio, del dollaro e dei tassi

di interesse nordamicani cominciarono a scendere, nel gennaio 1986 l Arabia Saudita ruppe il cartello dell OP EC ed aument la produzione, seguita dagli altri Paesi ed il prezzo del greggio precipit raggiunge ndo il suo livello reale anteriore alla crisi del 1973. Il dollaro scese e la crisi del debito dive nne governabile. Il contesto successivo di maggiore ottimismo, Spagna e Portogallo entrano nella CEE (1986) c he lancia pa proposta di Atto Unico per il completamento dell unificazione del mercato comune e uropeo, che si applic progressivamente dal 1987 al 1993. L espansione europea crebbe fino al massi mo del 4% nel solo 1988. Caduta del blocco sovietico, rilancio dell integrazione europea e globalizzazione Il 1989 l annus mirabilis del capitalismo occidentale, l anno della caduta del muro di Berilino e della maggior parte dei regimi dittatoriali dei Paesi dell Est nel giro di poche s ettimane (novembredicembre), anche l ultimo anno di crescita: il decennio 1990 sar molto diverso. Questi paesi avevano vissuto una lenta decadenza dalla fine della golden age, la prima crisi fu vissuta in modo uguale in tutta l Europa (i Paesi del COMECON acqustavano petrolio dall URSS a prezz i inferiori dei quelli del mercato mondiale, erano fissati impiegando la media dei 5 anni preced enti, per evitare shock) mentre la seconda fu pi sofferta nell Est dal 1979 al 1981 dove non si era c apita la lezione e molti Paesi furono costretti ad indebitarsi in occidente con il quale avevano gi dei debiti che Una Storia Economica dell Europa pag. 52

Dall espansione allo sviluppo. diventavano preoccupanti con il rincaro del dollaro, mentre i Paesi occidentali dal 1981 recupevano il loro ritmo di crescita, quelli orientali non riuscivano a stabilizzarsi e dopo 1 956 le difficolt, persino per l URSS erano insostenibili (le spese militari della guerra in Afghanistan, com binate con la sfida militare con gli Stati Uniti moltiplicavano le uscite per la difesa), il sistema andava perdendo capacit di manovra. Dopo le rivoluzioni democratiche del 1989 l Europa orientale, URSS com presa, si proposero di accelerare la transizione alla democrazia ed al capitalismo. Il pro cesso sub un arresto con il colpo di Stato dell agosto del 1991 che fall nel tentativo di ritornare all or todossia comunista ma riusc a rovesciare Gorbaciov, sostituito dal leader della resistenza al golpe, Yeltsin anche acceler i cambiamenti convertendo l URSS in CSI (Confederazione Stati Indipendenti) e conv ocando elezioni democratiche. La conversione ad economia di mercato, capitalista ed aperta fu traumatica, ci f urono 4 anni di recessione (un crollo del 18% dal 1990 al 1992) per ritornare a tassi positivi n el 1994. Ci fu una vera rivoluzione economica che si verific in modo istantaneo: le economie si aprirono al commercio estero di beni e servizi ed ai movimenti di capitali e persone, spar la pianificazione e d emersero i mercati, le propriet pubbliche vennero privatizzate con enorme ripercussione sui conti pubbli ci e sulle fortune private. I Paesi che decisero di accelerare i cambiamenti sono riusciti ad abbre viare la sofferenza della fase di transizione ed entrare in una nuova era di crescita, mentre quelli che e sitarono nella transizione sono rimasti impantanati tra due sistemi ed hanno subito ricadute do lorosissime. La transizione di maggiore successo quella Polacca che ha minimizzato le perdite (in termini di intensit e durata) ed riuscita a tornare a crescere impetuosamente. La Cechia com plet una transizione rapida ma senza grande crescita, la Slovacchia, che cominci con un re gime politico simile al vecchio, con scarsa dotazione di infrastrutture, popolazione meno istruita e con un peso opprimente della grande impresa statale riusc dopo due anni di transizione di tor nare a crescere con velocit dal 1994. L Ungheria non riusc a far decollare la sua crescita, mentre gli a ltri tre Paesi (Romania, Bulgaria, RDT) rappresentarono transizioni fallite che dopo un tentati vo cadono nel marasma economico e tornano ai vecchi sistemi e politiche. I Paesi balcanici, a differenza di questi, avevano usanze occidentali nella politica e nel diritto pi recenti: la Yugoslavia sub un crollo del PIL dal 1989 al 1993 non dovuto alla transizione di mercato ma al caos derivante dal la frammentazione

che fu estremamente traumatica e diede luogo a lunghe guerre devastatrici e spie tate che hanno occupato il decennio. Nonostante l economia yugoslava era quella a pi alta concentr azione mercantile, con numerose imprese private, importanti investimenti stranieri e ap erta al turismo, il suo potenziale and in rovina dinanzi allo smembramento bellico. La Slovenia, separata si per prima, l unica ad aver evitato il caos. La transizione pi traumatica fu quella dell URSS, che inizi prima e dur di pi. Gorbaci ov gi dal 1985 introdusse riforme nel clima di libert, nell informazione, nella politica ma n on nell economia, senza toccare le pianificazioni. Solo dopo il colpo di Stato del 1991 si cominci una transizione economica realizzata nella confusione, senza orientamenti e concertazione: il co mmercio estero fu liberalizzato mentre i mercati interni continuavano ad essere controllati dall uff icio di pianificazione, dal1990 al 1998 c un vero disastro economico. La RDT viene assorbita dalla RFT dopo la caduta del muro nel 1990, la cui popola zione aument di un quarto, al quale avrebbe dovuto estendere diritti economici, infrastrutture e d opportunit equivalenti, il che richiese cospicui investimenti che la nuova Germania realizz indebitandosi, il cancelliere Kohl approfitt della centralit del marco e dell economia tedesca innalza ndo i tassi di interesse per attrarre fondi da tutto il mondo, disseminando il problema del fin anziamento della ricostruzione dell ex RDT in tutti i Paesi dell Unione Europea, ma anche provocando una rivalutazione del marco inarrestabile che, costretta in una banda di fluttuazion e dalla SME, provoc nel settembre 1992 una crisi cambiaria di grandi proporzioni: la banda di fluttu azione fu ampliata Una Storia Economica dell Europa pag. 53

Dall espansione allo sviluppo. facilitando cos grandi svalutazioni ed una instabilit che durer fino al 1993, inter rompendo inoltre gli impegni per l integrazione monetaria presi nel 1991 con il Trattato di Maastri cht che costituiva l Unione Europea. L Unione Economica e Monetaria fu la risposta al conflitto sorto tra l incertezza av vertira di fronte all unificazione della Germania e l impossibilit di generare politiche monetarie indi pendenti dalla Germania. L integrazione monetaria viene rilanciata nel 1993 quando l Unione Europea ha ufficialmente origine: l euro sar la massima espressione di integrazione economica europea, si crea l Istituto Monetario Europeo nel 1994 che lancer il calendario per la piena applica zione dei criteri di adesione alla moneta unica (i criteri di convergenza di Maastricht) da attuarsi entro il 1998, che domineranno la vita economica dell Europa occidentale: non aver svalutato negli ul timi due anni, non avere un tasso di inflazione superiore di un punto e mezzo la media dei tre pi ba ssi, non avere tassi di interesse a lungo termine superiori di due punti ai tre con inflazione pi bass a, non avere un debito pubblico che superi il 60% del PIL n un deficit dei conti pubblici superiore al 3 % del PIL. Questi criteri e la volont di applicarli agevolarono la riduzione dell inflazione c he si era messa in moto, l impegno per il contenimento della spesa e del debito e per il controllo mo netario incoraggi la fiducia dei mercati e il prezzo del denaro cominci a cadere rendendo pi gestibili i deficit pubblici e la massa del debito. L economia europea riprese il cammino della crescita, dal gen naio del 1995 i membri comunitari divennero 15, con l adesione di Austria, Finlandia e Svezia, e l e parit fisse dell euro vennero approvate nel maggio 1998, la moneta unica cominci ad essere quot ata sui mercati monetari dal 1 gennaio 1999. La globalizzazione Si sono integrate molto pi le borse valori che qualsiasi altra attivit mercantile (le popolazione affrontano ostacoli per emigrare, le merci subiscono limitazioni significative, i flussi di capitali no). La capitalizzazione borsistica aggregata cresciuta tra il 1983 ed il 1998 ad un tas so del 15% annuale, 6 volte pi del PIL, e ancora pi alta stata la crescita dei volumi delle negoziazioni nelle borse mondiali. I fattori dell integrazione dei mercati finanziari sono stati politici, economici, ma anche tecnologici, con l interconnessione delle borse mondiali nel 1987 grazie alla diffusione dell inf ormatica

personalizzata (PC) e al miglioramento delle telecomunicazioni che facilitarono la trasmissione di dati a distanza. L industria delle telecomunicazioni pass da una serie di monopoli nazio nali alla liberalizzazione e deregulation negli Stati Uniti, Gran Bretagna e nei Paesi del la loro area culturale, parte della rivoluzione conservatrice degli anni 80, le stelle della borsa europ ea negli anni 90 sono state proprio le compagnie di telecomunicazioni privatizzate. L Europa rimasta ind ietro rispetto all America nella New Economy ed in Internet, ma non per quanto riguarda la telefo nia mobile, che invece cresciuta in modo straordinario. Internet ha permesso che il commercio in ternazionale di servizi si trasformasse in un area molto dinamica di crescita. Dopo il 1973, a differenza di quello che accadde nella golden age, la crescita e uropea fu un fallimento rispetto a quella statunitense, e non fu inversamente proporzionale al livello d i reddito iniziale per due motivi: i Paesi pi poveri, quelli dell ex area sovietica, sono cresciuti molto meno di quelli occidentali, ed elementi esogeni al modello di convergenza dei tassi di crescita , come le politiche seguite, hanno avuto pi grande importanza. Una Storia Economica dell Europa pag. 54

Dall espansione allo sviluppo. 3.3 LE POLITICHE ECONOMICHE E SOCIALI Il tratto caratteristico dell economia europea del XX secolo Stato il ruolo cresce nte dello Stato: da mercati sempre pi controllati ad uno Stato sempre pi coinvolto nell andamento dell eco nomia. un secolo di sperimentazione politica, nel quale le politiche economiche e sociali sono state le protagoniste. Le politiche dei diritti di propriet Le due direzioni sono quelle della statalizzazione o privatizzazione. Dopo il XI X secolo durante il quale la concezione liberale della propriet privata era intesa come sacra, il XX secolo si inaugura con la rivoluzione bolscevica nell ottobre 1917 che port l abolizione della propriet priva ta (con un espropriazione su grande scala e senza indennizzo, non solo dei cittadini russi ma anche degli stranieri che avevano investito in Russia provocando un conflitto diplomatico ch e blocc le relazioni tra URSS e Paesi occidentali per molte decadi, che uno dei fatti economici pi imp ortanti del secolo) e la sua sostituzione con quella socializzata controllata dai soviet, o assemblee rivoluzionarie, ruppe la tradizione di rispetto dei diritti di propriet ed ebbe enorme impatto su tutto lo scenario politico mobilitando contro l URSS e contro qualunque barlume di politica comunista, i sett ori conservatori. Le sinistre si divisero in ragione dell adesione o ripudio della rivoluzione bolsc evica, definendo due campi inconciliabili. La sinistra moderata, socialdemocratica, si allontan da Len in e dal bolscevismo, e l entusiasmo riformatore verso la rivoluzione russa si raffredd ancora di pi con l e ntrata del partito nel governo della Germania del dopoguerra ed i continui conflitti con i partiti comunisti nati dal 1920 in tutta Europa, attratti invece dalla rivoluzione (che difesero e diff usero) cos come gli anarchici che per si sentirono presto defraudati dalla fortissima componente stat alista dei bolscevichi. Tra le due guerre la socialdemocrazia difese il diritto della propriet privata co mbinato con un intervento sussidiario dello Stato per garantire diritti complementari per migli orare il livello di vita del cittadino. Non ci furono socializzazioni ma statalizzazioni o nazionalizzazi oni, verso le quali erano le dittature di orientamento fascista le pi orientate: in Spagna il general e Primo de Rivera espropri con indennizzo nel 1924 tutte le imprese telefoniche e nel 1927 quelle d i raffinazione e distribuzione del petrolio con l obiettivo di creare un monopolio, Mussolini nazio nalizz in Italia la grande banca di investimento con tutti i suoi investimenti a causa della crisi d ell inizio degli anni 30,

salvataggio dal fallimento con denaro pubblico delle imprese avvenuto in segreto e che vide la nascita dell IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale) per raggruppare tutte le impr ese di carattere industriale rimaste nelle mani dello Stato. Anche hitler intervenne attivamente nella definizione di progetti industriali imponendo fusioni e fissando obiettivi circostanziali. L inte rventismo di nuovo tipo di Roosvelt incoraggi anche la sinistra non comunista a scommettere sulla na zionalizzazione (il primo caso fu quello della nazionalizzazione delle ferrovie francesi nel 1936 du rante il governo del Fronte Popolare), cos come fecero le necessit di guerra. Un ondata di nazionalizzazi oni si verifica nel dopoguerra, sia in Europa orientale dove fu eliminato il diritto di propriet privata, che nei grandi Paesi democratici dell Europa occidentale (Gran Bretagna, Francia, Italia) durante gli anni di governo delle sinistre, nei quali grandi imprese industriali e di servizi passarono nell e mani dello Stato per la necessit di conseguire economie di scala, produrre beni a prezzi politicamente ac cettabili, assicurare la disponibilit a tutta la cittadinanza, riequilibrare il territorio, contribuire al pieno impiego, sostenere il benessere dei lavoratori, migliorare il potenziale tecnologico. Vi furono due tipi di configurazione giuridica delle imprese nazionalizzate: que lla britannica, che cercava di conservare il meglio della flessibilit privata, le imprese funzionavan o come in regime privato ma i gestori erano responsabili di fronte al parlamento che ne designava gli amministratori, essendone proprietario, e quella alternativa (Italia e Francia) che vedeva un impr esa pubblica Una Storia Economica dell Europa pag. 55

Dall espansione allo sviluppo. responsabile di fronte al dipartimento ministeriale o trasformata in dipendenza pubblica equivalente a qualunque altro ministero (ferrovie e servizi pubblici). Con la crisi petrolifera e la nuova fase di stagnazione economicale imprese pubb liche si dimostrarono pi rigide di quelle private dovendo soddisfare simultaneamente una pluralit di int eressi contrastanti, e proprio a loro viene attribuita agli inizi degli anni 80 la resp onsabilit del cattivo Stato dei conti pubblici. Il 1979 anno in cui l impresa pubblica aveva raggiunto la mass ima importanza, iniziano a verificarsi le prime privatizzazioni, con un accelerazione del moviment o nel 1989 con la caduta del socialismo. Tali processi hanno significato la costituzione di un amp io stuolo di possessori di titoli di propriet di imprese private, un capitalismo popolare che fu la base del progetto thatcheriano e reaganiano e si diffuse in tutto il mondo. Le privatizzazioni pi r adicali sono state quelle nell URSS e gli altri Paesi ex comunisti europei. L interventismo pubblico Nel XX secolo l interventismo aveva l obiettivo di assicurare le condizioni migliori per il successo militare e aveva quindi motivazioni extra-economiche ma militari e strategiche. Sono tre le principai modalit: -Interventismo sistematico, politiche di pianificazione. Sono un altra rivoluzione oltre a quella sovietica, si sviluppa in Germania e Gran Bretagna, viene abbandonata dop o la prima guerra mondiale e recuperata nel 1927 dai governi di Stalin e da quelli fascisti, trova ndo nuova legittimit durante la seconda guerra mondiale, nel dopoguerra viene rivendicata dai laburis ti britannici e viene abbracciata anche dalla destra, con i gollisti prima e da Franco poi nel 1960. I l contenuto ideologico pi attenuato che nelle nazionalizzazioni e inizia a perdere consensi quando si ri vela la sua inadeguatezza nel rispondere a necessit e gusti cangianti e nel reagire di fronte a tecnologie che non si prestano ad una gestione centralizzata come quelle su grande scala ed alto nu mero di unit produttive (impianti siderurgici o centrali nucleari) ma di uso e gestione indiv iduale come l automobile o il PC. -Interventismo selettivo, politiche di sviluppo o strutturali. Politiche di prom ozione della crescita economica nelle aree arretrate, sconosciute prima del 1945, sono propugnate da economisti dello sviluppo (il fondatore Paul Rosenstein-Rodan) che vedono la nec essit di un deciso impulso orientato alla creazione di infrastrutture che permettessero ai Paesi di dotarsi del capitale

fisico indispensabile per la crescita, partendo dal principio che tali intervent i avrebbero permesso agli aiutati di recuperare il ritardo e convergere con re regioni ricche, politiche c he godettero di grande prestigio nelle decadi 1950 e 1960 (perdendo poi molto della loro attendibilit in iziale) e sulle quali puntano i grandi organismi di cooperazione economica come la Commissione Economi ca per l Europa (CEE) delle Nazioni Unite, l OCSE, la Banca Mondiale (esempi il Piano Marsh all e la Cassa per il Mezzogiorno, 1950). -Interventismo ordinario, l intervento nei mercati. Nel periodo bellico dal 1914 a l 1918 le pratiche interventiste si moltiplicarono e furono poi soppresse con il ritorn o alla pace per poi riprendere vigore durante le mobilitazioni precedenti la seconda guerra mondiale e durante il conflitto: sono sempre le guerre a giustificare l intervento, e sono tipi di inter vento transitori, concreti per un mercato preciso o un preciso aspetto. Un esempio sono i libretti di sussi stenza, sistemi di razionamento introdotti nei mercati di alimenti, bevande, tabacco e combustibili in risposta alla riduzione di offerta e condizione di penuria, ma anche l abitudine attuale di fiss are prezzi controllati come affitti bloccati e salari minimi, orari commerciali, nati con origine tempo rale. Le politiche di spesa Fino al 1913 esisteva una sola ortodossia di bilancio: le spese pubbliche ordina rie dovevano finanziarsi mediante le entrate erariali ordinarie, ed il deficit doveva essere nullo, solo spese Una Storia Economica dell Europa pag. 56

Dall espansione allo sviluppo. straordinarie, come le guerre, potevano finanziarsi con meccanismi di indebitame nto o di conio (eterodossi) per raggiungere la vittoria, per poi essere rifinanziate con una ri duzione delle spese ordinarie e con un incremento delle imposte. Era la concezione di ortodossia lib erale, che prevedeva anche che le P.A. fossero di dimensioni ridotte al minimo, tendenza che and indeb olendosi ma era ancora robusta alla vigilia della guerra. Il XX secolo sar caratterizzato da un ampliamento delle funzioni assunte dagli St ati, dell attivismo pubblico, del peso dello Stato nell economia e della spesa pubblica. I conflitti b ellici accelerano il processo esigendo bruschi incrementi della spesa che non torn mai alla normalit pr ecedente. Finite le guerre gli Stati mantennero numerose funzioni assunte in via transitoria dura nte i conflitti, generando una spinta continua all incremento della spesa che provoc uno dei problem i pi frequenti delle finanze europee durante il secolo: l indebitamento. L introduzione dello Stato di Benessere e l orientamento della spesa pubblica verso finalit sociali (la nuova spesa pubblica del secolo) si finanziava con le imposte che gravavano sull e entrate permanenti dei cittadini: l imposta sul reddito fu introdotta in tutti i Paesi dell Europa occi dentale durante. Tali politiche di benessere sociale si fondavano su programmi di sovvenzione pubblica generalizzata delle cure sanitarie, delle pensioni di vecchiaia, dei sussidi di disoccupazione e del la scolarizzazione obbligatoria (gi introdotta alla fine del XIX secolo). La prima esperienza di ass istenza sanitaria e pensionistica fu realizzata nella decade 1880 da Bismarck, si diffuse poi tra gl i Stati scandinavi e nei piccoli Paesi dell Europa centro-occidentale, ma fu nel secondo dopoguerra con l ing resso ai governi dei partiti di sinistra che ci fu il momento pi significativo della sua diffusion e, che tocc in modo particolarmente attivo l Europa orientale (grazie alla perequazione dei redditi). C un paradosso: la spesa pubblica rigida, rimane stabile senza reagire alle circos tanze dell economia in quanto risultato di compromessi permanenti, le entrate fiscali in vece sono sottoposte al ciclo delle attivit economiche. La saldatura di questo squilibrio p rovoca fasi deficit e fasi di surplus, e l ortodossia liberale che voleva che con i surplus si pagassero i debiti assunti in circostanze eccezionali e non erano permessi deficit, fu messa in crisi negli an ni 30, quando la recessione non sembrava voler cambiare tendenza. Nacquero le politiche keinesiane : far ricorso alla spesa pubblica deficitaria come meccanismo per elevare le aspettative economiche introducendo denaro nei circuiti economici tramite l aumento della domanda pubblica (Gran Breta

gna, Svezia, Germania e Stati Uniti ricorsero a tale spesa per finanziare programmi di opere pubbliche, costruzione di abitazioni sociali, creazione di sussidi di disoccupazione o riar mo). Le politiche keinesiane durarono fino all inizio della crisi del petrolio, quando entrarono in crisi in quanto si basavano su un mondo in depressione (erano valide se l equilibrio dell off erta e della domanda si stabiliva al di sotto della piena occupazione, creando quindi disoccu pazione) e non potevano quindi valere in un mondo di piena occupazione. Le politiche commerciali La prima guerra mondiale comport un introduzione di protezionismo in tutte le polit iche nazionali: la dichiarazione di guerra comport la proibizione di commerciare con i nemici, sf ruttata dai Paesi neutrali per realizzare ingenti traffici, ed il rincaro inverosimile del commerc io marittimo (noli e assicurazioni marittime). Con il ritorno alla pace l esigenza di proteggere gli in teressi che si erano creati ovunque port ad una marcia verso il protezionismo tra il 1919 ed il 1921, anno in cui l America chiuse le frontiere agli immigrati per poi chiudere anche il mercato nel 1929 (t ariffa Hawley-Smooth). Gli anni 30 furono di chiusura commerciale sempre pi intensa, adottata da tutte l e politiche autarchiche in quanto in sintonia con gli ideali nazionalisti e gli obiettivi di riarmo e preparazione alla guerra e meno estremista negli altri Paesi che videro l introduzione di nuove misu re di intervento Una Storia Economica dell Europa pag. 57

Dall espansione allo sviluppo. pubblico nel commercio estero (accordi di cleaning cio compensazione bilaterale d ei saldi esteri, limiti quantitativi alle importazioni, permessi e licenze, pagamenti in contanti ). Gli accordi per il secondo dopoguerra, il Bretton Woods in particolare, nacquero dalla convinzione che gli ostacoli al commercio erano sbagliati e che un nuovo ordine economico in ternazionale doveva garantire il libero commercio. Le difficolt nel passare da regime protetto a libe ro furono fortissime, tanto da far fallire l OCI, sostituita dal GATT che sanciva accordi (rounds) di li beralizzazione modesti ma sempre aperti a nuove e pi significative intese (Kennedy round, Uruguay round che culmin nella creazione dell OMC). La CEE nacque in questo contesto di riduzioni commerciali, negoziate una per una e a muso duro e non signific la fine delle politiche commerciali anzi continu a dedicargli enormi sforzi ed in particolare riguardo le relazioni con i Paesi aspiranti all ammissione, le relazio ni con i Paesi poveri e la politica commerciale estera ordinaria con Stati Uniti, Giappone, Estremo Orie nte, Paesi asiatici e latinoamericani. Il maggiore successo della CEE sar l integrazione dei Paesi dell EFTA: 1957 formazione della CEE 1973 entrata Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca 1986 entrata Spagna e Portogallo 1995 entrata Austria, Finlandia e Svezia Le politiche di stabilizzazione Sono quelle orientate a ridurre la variabilit dei tassi di cambio e dei prezzi, i ntimamente connessi tra loro, sono le politiche pi classiche e conservatrici e perci sempre nell occhio del ciclone. Ci sono sempre state, durante il gold standard erano automatich, senza il modello aureo gli stati dovevano invece impegnarsi di pi. La prima guerra mondiale signific sospensione del gold standard in tutto il mondo , le banche annunciarono che non avrebbero pi cambiato carta moneta in oro, in modo da poter emettere pi denaro e infatti ci produsse inflazione. Con il ritorno alla normalit torn anche il gold standard, gli anni 20 sono dominati dalla lentezza di questo processo che venne abbandonato da i governi appena completato, nel 1931 per poter svalutare le loro divise, recuperare capacit compe titiva sui mercati internazionali e limitare il volume delle loro importazioni. Fu un circolo vizio so chiamato la politica del rubare al tuo vicino . Il gold standard fu, secondo Eichengreen, una gabbia d oro per i Paesi che

lo adottarono, e prima se ne fossero liberati e avessero recuperato libert di azi one monetaria, commerciale e fiscale, meglio sarebbe Stato. Negli anni 30 and in fatti in crisi definitiva. Gli anni 30 furono l ultimo periodo di deflazione generalizzata (riduzione della c artamoneta), durante la seconda guerra mondiale non vi furono politiche di stabilizzazione, ma solo v erso la fine, coloro che si ritenevano i vincitori (gli Alleati) cominciarono a preoccuparsi delle co ndizioni di stabilit del sistema riuscendo ad evitare le iperinflazione del primo dopoguerra. Nel secondo dopoguerra si fece ricorso al razionamento e a stretti controlli sull emissione di denaro, i Paesi te ntati da politiche inflazionistiche vennero sollecitati ad abbandonarle dagli Stati Uniti che stanz iarono a questo proposito il piano Marshall. Con la fine della ricostruzione nel 1950 si entr in un lungo periodo di stabilit m onetaria, fino al 1973 i tassi di inflazione furono moderati e convergenti. Con la crisi petrolifera tu tti i Paesi registrano grandi inflazioni senza controllo tranne il nucleo che segue la RFT nel suo impe gno di stabilit monetaria (Austria, Svizzera, Belgio e Olanda), e il recupero di credito delle p olitiche di Una Storia Economica dell Europa pag. 58

Dall espansione allo sviluppo. stabilizzazione (che sar lentissimo) sar molto legato all autorevolezza della politi ca monetaria prudente ed indipendente della Banca Federale Tedesca (Bundesbank), la stabilit c ambiaria della quale saranno al centro anche dei progetti di integrazione monetaria europea. Le politiche di cooperazione Sono le pi delicate di tutte le politiche economiche, sono nazionali (orientate a ll intermediazione tra le parti sociali per il conseguimento di accordi salariali) o internazionali. Le prime dominarono i primi decenni del secolo: la lotta di classe fu la norma p er i sindacati di classe e le organizzazioni padronali che si affrontavano. Pi intenso era il confronto pi si moltiplicavano le possibilit di esplosioni rivoluzionarie o colpi di Stato fascisti. L esperienza del la golden age ha mostrato come la frammentazione delle rappresentanze sindacali ha come conseguen za una maggiore litigiosit e si fa entrare l economia in un circolo vizioso inflazionista che porta alla stagnazione economica. Al contrario, Paesi che hanno rappresentanze sindacali unite e centra lizzate (come l area scandinava e germanica) normalmente raggiungono accordi pi responsabili e sosteni bili che sono alla base di circoli virtuosi di crescita. Sono chiamati sistemi neo-corporativi per il riconoscimento della centralit degli interessi economici e la necessit nazionale di giungere ad a ccordi tra le parti, ed in effetti nei Paesi dell Europa centro occidentale e settentrionale questa formul a con una rappresentanza nel governo ha avuto successo riducendo i conflitti, migliorando la distribuzione delle entrate e la capacit di adattamento alle fluttuazioni dell economia internazi onale. Le politiche di cooperazione internazionale sono le pi sofisticate, richiedono pi tempo, comportano pi rischio politico nel breve termine ma hanno dimostrato la loro efficacia. Gi al la fine della seconda guerra mondiale gli incontri si moltiplicano in vista della preparazione del nuo vo ordine mondiale: il pi famoso quello di Bretton Woods, luglio 1944 che culmin con la creazione delle N azioni Unite ed il dispiegamento di organizzazioni internazionali Una Storia Economica dell Europa pag. 59