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Il Dipartimento della Protezione Civile

Capo Dipartimento: Istituito nel: Dipende da: Franco Gabrielli 24 febbraio 1992 Presidenza del Consiglio dei ministri

l'organo nazionale che in Italia si occupa della previsione, prevenzione, gestione e superamento degli eventi straordinari. Dal 1992, con legge n 225 posto direttamente sotto la Presidenza del Consiglio dei ministri, in quanto un singolo Ministero (prima del 1992 ne era responsabile il Ministero dell'Interno e prima ancora era un ministero autonomo), non sarebbe sufficientemente competente in materia visti i numerosi settori dei quali il Dipartimento si occupa. Col termine Protezione Civile s'intendono tutte le strutture e le attivit messe in campo dallo Stato per tutelare l'integrit della vita, i beni, gli insediamenti e l'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamit naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi. La legge che disciplina il Sistema Nazionale della Protezione Civile , appunto, la legge 225/92. Il servizio si occupa quindi delle problematiche legate alla previsione e prevenzione dei rischi che insistono sul territorio e di far fronte alle eventuali emergenze per limitare le conseguenze negative che qualsiasi disastro naturale o causato dall'uomo, pu avere sulla comunit. Trattandosi di un "sistema", evidente che la Protezione Civile italiana si serve, sia in tempo di pace che in emergenza, di tutte le forze gi esistenti, nonch di un grosso numero di volontari. STORIA Con la legge n 473 del 1925 il soccorso alle popolazioni colpite da eventi calamitosi viene delegato al Ministero dei Lavori Pubblici, ed al suo braccio operativo rappresentato dal Genio Civile, con il concorso delle strutture sanitarie. Negli anni 1950, 1962 e 1967 vengono infruttuosamente presentati progetti di legge specifici. La prima vera svolta si ha nel 1970: infatti vede la luce la legge n 996 dal titolo Norme sul soccorso e l'assistenza alle popolazioni colpite da calamit. Si hanno, cos, per la prima volta, disposizioni di carattere generale che prevedono un'articolata organizzazione di protezione civile; ancora per non si parla di previsione e prevenzione. Rovinosi terremoti avevano colpito e devastato nel 1976 il Friuli e nel 1980 vaste zone della Campania e della Basilicata. In tali occasioni il governo per far fronte all'emergenza nomin un Commissario Straordinario, Giuseppe Zamberletti, come previsto dalla legge n 996 citata poco prima. Zamberletti viene considerato come il padre fondatore dell'attuale sistema della Protezione Civile italiana. In seguito alla tragedia di Vermicino, in cui perse la vita il piccolo Alfredo Rampi di soli 6 anni, l'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini decise di istituire il Ministero della Protezione civile. Con il decreto legge n 57 del 27 febbraio 1982 (convertito nella legge n. 187 dello stesso anno) Zamberletti viene nominato a capo del nuovo Ministero per il Coordinamento della Protezione Civile, che nella sua attivit si avvarr del Dipartimento della Protezione Civile, istituito con DPCM del 22 giugno 1982, con a capo Elveno Pastorelli, il comandante dei Vigili del Fuoco di Roma che aveva coordinato le iniziative di salvataggio di Alfredo Rampi. Il legislatore cerc per i successivi dieci anni di dare fondamento legislativo alla struttura amministrativa cos creata: il Capo dello Stato Francesco Cossiga, per, nel 1991 rinvi alle Camere una prima versione di questa legge sul sistema nazionale di protezione civile, affermando che la nostra Costituzione in questo radicalmente differente da altre moderne costituzioni europee non ha solo ignorato ma ha voluto ignorare la possibile esistenza di stati di emergenza, cio di situazioni la cui gestione pu richiedere un diverso ordine di funzionamento dei pubblici poteri, politici ed amministrativi, ed una capacit di deroga allordinamento vigente in via ordinaria, e non ha conseguentemente n previsto n disciplinato gli istituti, le forme, i modi, i limiti, le speciali capacit per la gestione di detti stati di emergenza. Da tale constatazione non deriva per che possa escludersi in via assoluta che anche nel nostro ordinamento costituzionale si prevedano, anche solo con legge ordinaria, stati di emergenza e regimi istituzionali particolari per la loro gestione. Ci certamente possibile, ma, da un lato, la legittimit costituzionale richiede che essi si muovano strettamente allinterno del sistema di garanzie e diritti del cittadino e nel sistema di Governo istituito dalla Costituzione e, dallaltro lato, la convenienza e la correttezza costituzionale, oltre ad una ordinata tecnica legislativa che peraltro acquista rilevanza istituzionale per i valori di certezza e quindi riconoscibilit giuridica degli atti che essa

predispone richiedono la massima chiarezza e laderenza a rigorosi criteri di necessit nellistituire regimi speciali di esercizio di funzioni amministrative, in deroga allorganizzazione ordinaria ed alla legislazione in via permanente ed ordinaria. A questo proposito gran parte della dottrina ritiene che, soprattutto sotto il profilo della garanzia, la dichiarazione e la gestione degli stati demergenza specie se con gli effetti del tipo di quelli previsti dalla legge in esame siano procedure da cui non si possa escludere il Presidente della Repubblica quale Capo dello Stato, od anche il Presidente del Consiglio dei ministri quale Capo dellEsecutivo, almeno nella fase dellinstaurazione degli stati di emergenza. Dopo una nuova lettura parlamentare che consent di scorporare dalla tematica emergenziale la questione della protezione civile, con la legge n. 225 del 24 febbraio 1992, dopo ventidue anni dalla legge del 1970, nasce il Servizio Nazionale della Protezione Civile, con la cui istituzione la struttura di Protezione Civile del paese subisce una profonda riorganizzazione, realizzando molte delle prefigurazioni di Zamberletti e dei suoi tecnici. Con la Riforma Bassanini del decreto legge n 300/1999, viene prevista l'istituzione dell'Agenzia per la Protezione Civile, che non vedr mai la luce, e sar formalmente abolita nel 2001, confermando i pieni poteri al Dipartimento. La riforma del titolo V della Costituzione (legge costituzionale 3/2001), ha inserito la Protezione Civile fra le materie a legislazione concorrente stato-regioni. Le leggi sui "grandi eventi", hanno fatto ricadere sotto la competenza ed i poteri della Protezione civile l'organizzazione di una serie di eventi straordinari dichiarati tali dal Governo. Tale espansione dei compiti della Protezione Civile, trasformatasi in agenzia pubblica appaltante in deroga alle procedure ordinarie, ha sollevato numerose critiche. La proposta di riforma del 2009 Il Decreto Letta n. 395, seguito al Consiglio dei ministri del 17 dicembre 2009, include una riforma complessiva della Protezione Civile. Il 17 gennaio alla Camera, l'opposizione ottiene la cancellazione dell'immunit per i commissari straordinari e di un articolo che trasformava la Protezione Civile da ente pubblico in una societ per azioni, possedute al 100% dalla Presidenza del Consiglio (art. 16), con il compito di gestire in situazioni di emergenza e i grandi eventi. Legge ordinaria e statuto non sarebbero sufficienti a evitare tentativi di privatizzazione, laddove le direttive europee, che sono prevalenti, sono orientate a una netta separazione fra pubblico e privati, senza prevedere eccezioni per la Protezione Civile o altri servizi di interesse generale (si pensi all'obbligo per gli enti pubblici di vendere le azioni fino a scendere sotto la quota di controllo delle societ idriche e di trasporto). La proposta vietava che le azioni fossero oggetto di diritti a favore di terzi, quindi che fossero vendibili, quotate in Borsa o utilizzabili come garanzia di debiti; gli utili erano portati a riserva e la societ non era soggetta a fallimento, scioglibile soltanto per legge. Essendo un istituto privato di diritto pubblico, la Protezione Civile poteva continuare ad emettere ordinanze immediatamente esecutive e a trattare in modo paritetico con le Pubbliche Amministrazioni, senza essere pi soggetta all'obbligo dell'assunzione esclusivamente tramite concorso pubblico ma anche con chiamata diretta e nominativa, alle leggi antitrust per le gare d'appalto e al controllo preventivo contabile della Corte dei Conti. La possibilit di derogare i concorsi pubblici secondo alcuni favorirebbe la meritocrazia e risorse umane di valore, per altri un sistema clientelare privo di controlli, come si verificato spesso con la privatizzazione di societ municipalizzate. Alla Corte dei Conti sarebbe sottratto il controllo preventivo di legittimit, che ha attualmente, e consentito solamente un controllo successivo degli atti (art. 16, comma 12), in base alla legge n. 20 del 1994, esercitabile (in assenza di diverse indicazioni) anche durante l'anno contabile, non solamente al termine. Questo punto di equilibrio sarebbe necessario per gestire situazioni di emergenza che richiedono decisioni rapide, che per forza si devono concentrare su poche persone, che non possano essere sospese o annullate dai poteri di garanzia. Gi in precedenza, erano fortemente limitati l'applicazione del codice dei contratti pubblici e del controllo contabile, dal potere di dichiarare situazioni di emergenza e derogare le norme, e dall'affidamento a Commissari straordinari, che per legge rispondono del loro operato direttamente al Governo. Compiti La Protezione Civile non si limita ad intervenire in caso di disastri e calamit per portare soccorso, ma buona parte delle attivit destinata alle attivit di previsione e prevenzione. La legge 225/92 prevede infatti espressamente che le competenze della Protezione Civile si articolino in maniera complessa: non solo nella semplice gestione del dopo emergenza, ma in una serie integrata di attivit che coprono tutte le fasi del "prima e del dopo", secondo i quattro versanti della Previsione -

Prevenzione - Soccorso Ripristino. Gli studi, le ricerche, la formazione rivolta agli addetti del sistema (professionisti e volontari), l'attivit di informazione rivolta alla popolazione, la pianificazione della risposta all'emergenza e le attivit esercitative costituiscono parte significativa del lavoro della Protezione Civile. La gestione dell'emergenza Il nucleo centrale dell'attivit di Protezione Civile rimane tradizionalmente costituito dalla "gestione dell'emergenza", e cio dai cosiddetti compiti di assistenza e soccorso delle popolazioni colpite da calamit. La legge 225 del 1992, di istituzione della Protezione Civile, prevede all'art. 5 lo "stato di emergenza" e il "potere di ordinanza" del Governo nella nomina dei commissari straordinari. Quando un Ente Locale chiede e ottiene dal Governo a dichiarazione dello stato di emergenza e di grande evento (ovvero, si riscontra una situazione in cui le capacit di risposta dell'ente locale non sono in grado di far fronte ai problemi che si sono presentati, e quindi bisogna ricorrere alle risorse proprie dell'ordinamento territoriale superiore), il commissario straordinario che gestisce i fondi per l'emergenza pu agire in deroga alle normative comunitarie ed alla legge italiana in materia d'appalto, oltre ad avere la possibilit di emettere ordinanze straordinarie (sempre rispettando i principi generali dell'ordinamento giuridico). Per cause di forza maggiore (l'urgenza dell'intervento) viene sospesa la procedura di aggiudicazione delle opere pubbliche mediante gara d'appalto, che ha tempistiche lunghe. Il commissario pu affidare i lavori a ditte scelte a sua discrezione. Queste facolt si possono per esercitare solo nel caso delle cosiddette Emergenze di tipo C, le pi gravi (il tipo A si riferisce alle emergenze locali, gestibili su scala comunale; quelle di tipo B alle emergenze che richiedono una risposta e risorse su scala provinciale o regionale; quelle di tipo C alle emergenze di rilievo nazionale, per estensione e/o gravit). La dichiarazione dello stato d'emergenza comporta solitamente anche lo stanziamento di fondi speciali da parte del governo che, fra gli altri soggetti, vengono gestiti in gran parte dalla Protezione Civile. Denominazione nelle lingue minoritarie d'Italia Nelle regioni a statuto speciale che beneficiano di un regime di bilinguismo, la denominazione Protezione Civile stata resa nelle seguenti varianti: Per la Valle d'Aosta, bilingue italiano/francese, Protection civile; Per la provincia autonoma di Bolzano, bilingue italiano/tedesco, Zivilschutz; In Friuli-Venezia Giulia, per i comuni delle provincie di Trieste, Gorizia e Udine il cui statuto prevede il bilinguismo italiano/sloveno, Civilna Zaita. STRUTTURA Nella maggioranza dei Paesi europei, la protezione civile un compito assegnato ad una sola istituzione o a poche strutture pubbliche. In Italia, invece, coinvolta in questa funzione tutta l'organizzazione dello Stato, centrale e periferica, l'intero sistema degli enti locali, ed anche la societ civile partecipa a pieno titolo al Servizio Nazionale della Protezione Civile, attraverso le organizzazioni di volontariato. Questo permette di garantire un livello di coordinamento centrale unito ad una forte flessibilit operativa sul territorio, oltre a permettere un coinvolgimento esplicito degli enti locali che gi gestiscono il territorio anche "in tempo di pace". La forte enfasi sul volontariato (formato, qualificato e inquadrato) permette inoltre di ridirigere nel comparto della protezione civile, in caso di necessit, molte risorse professionali e umane della societ civile. A livello qualitativo, negli ultimi anni si registrata una sempre maggiore crescita e standardizzazione dei livelli addestrativi e delle tipologie di equipaggiamento di lavoro in dotazione ai gruppi di volontari; a livello quantitativo, in Italia si stimano in circa 300000 i volontari operativi di PC, suddivisi ed organizzati in circa 2.500 gruppi distribuiti su tutto il territorio nazionale. L'organizzazione quindi, nel suo complesso, orientata su principi di decentralizzazione territoriale e funzionamento "sistemico", fattori che ne aumentano la flessibilit operativa, la fluida scalabilit degli interventi e l'adattabilit ai diversi scenari possibili. L'organismo che coordina la protezione civile in Italia il Dipartimento della Protezione Civile, alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio dei ministri. Questo lo situa in una posizione superiore rispetto ai dipartimenti direttamente dipendenti da un semplice Ministero, facilitando cos il coordinamento delle risorse dello Stato - e di tutti gli altri Ministeri - in caso di emergenza. L'attuale capo del Dipartimento Nazionale l'ex prefetto dell'Aquila Franco Gabrielli. Nell'ambito territoriale di un comune il responsabile della Protezione Civile il sindaco, nella sua funzione di autorit comunale di Protezione Civile (art. 15 della legge 225/92).

Le strutture operative di cui si avvale il sistema di Protezione Civile sono: il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco (VVF); le forze armate (FFAA); le forze di polizia (PS, CC, GdF e Polizia Locale); il Corpo Forestale dello Stato (CFS); il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR); i Servizi Tecnici Nazionali; i Gruppi Nazionali di Ricerca Scientifica (Universit), l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e altre istituzioni di ricerca; la Croce Rossa Italiana (CRI); le strutture del Servizio sanitario nazionale (SSN); le organizzazioni di volontariato (ONLUS di protezione civile); il Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS). Il metodo Augustus Il coordinamento di tali componenti avviene, ai vari livelli territoriali e funzionali, attraverso il cosiddetto metodo Augustus, che permette ai rappresentanti di ogni funzione operativa (sanit, volontariato, telecomunicazioni, ecc.) di interagire direttamente tra loro ai diversi "tavoli decisionali" e nelle sale operative dei vari livelli (COC, COM, DICOMAC, ecc.), avviando cos in tempo reale processi decisionali collaborativi. I rappresentanti delle diverse funzioni sono coordinati da un Disaster Manager. Il Disaster Manager , traducendo in italiano, un dirigente del soccorso. I compiti principali del DI.MA. sono: organizzare gli interventi, coordinare i soccorsi, coordinare tutte le componenti della Protezione Civile, coordinare i servizi alla popolazione. Il Metodo Augustus (dal nome dell'Imperatore Augusto, che era il primo ad aver costituito "tavoli consultivi" tra i suoi collaboratori) ha gi dimostrato la sua ottima funzionalit in occasione delle pi recenti calamit che hanno colpito l'Italia. Augusto sosteneva che: Il valore della pianificazione diminuisce con l'aumentare della complessit degli eventi. Proprio per questo il Metodo Augustus si distingue per la sua semplicit e flessibilit. Con C.O.C. si intende il Centro Operativo Comunale, responsabile delle attivit a livello comunale-locale, il cui massimo punto di riferimento il Sindaco o un suo Delegato. Il C.O.M., Centro Operativo Misto un Centro Operativo di livello superiore, paragonabile per certi aspetti al successivo C.C.S.. Durante un'emergenza che copre una vasta area possono essere pi di uno, e venire costituiti ad hoc al fine di avere un "occhio e braccio operativo" il pi possibile vicino al luogo dell'evento; il C.C.S. (Centro Coordinamento dei Soccorsi), l'organo principale a livello provinciale, ed presieduto dal Prefetto o suo Delegato. Il C.O.R. il Centro Operativo Regionale, per emergenze che coinvolgono pi province; presieduto dal Presidente della Regione o suo Delegato (in emergenza attivato raramente). La Di.Coma.C. la Direzione di Comando e Controllo, organo decisionale di livello nazionale attivato nelle grandi calamit (e situata solitamente presso la sede del Dipartimento di Protezione Civile, a Roma; eccezionalmente, pu essere proiettata nelle retrovie del teatro operativo). Esistono, a livello intermedio tra COM/CCS e DICOMAC, le Sale Operative Regionali (anche se la maggior parte delle funzioni di coordinamento diretto sul territorio sono svolte a livello COM/CCS). Ognuno di questi tipi di Centro, ai vari livelli, solitamente costituito su una sezione "Strategia" (con i responsabili di funzione) ed una "Operativa" (con operatori e supporti logistici necessari per garantire i collegamenti, la continuit operativa, il supporto alle funzioni decisionali, etc.).
LAssessorato della Presidenza della Regione Siciliana, con D.D.G. n. 1178 del 25 Novembre 2005, ha istituito presso il Dipartimento Regionale della Protezione Civile, il Servizio Rischi Ambientali ed Industriali, con sede in Siracusa, Via delle Carceri Vecchie n. 36: al nuovo Servizio del DRPC sono state assegnate le competenze: previsione e prevenzione dei rischi di natura ambientale, sanitaria , veterinaria , industriale, tecnologica nucleare e antropica-psicologia delle catastrofi- pianificazione di emergenza correlata ai rischi di competenza e linee guida per i piani di emergenzaattivazione ed interventi di emergenza. Le attivit del Servizio Rischi Ambientali ed Industriali relativamente alla problematica del rischio industriale sono espletate sia con la partecipazione alle commissioni tecniche indette dalle Prefetture regionali per la redazione dei PEE sia con la creazione di una banca dati regionale degli stabilimenti a rischio rilevante e sia con la predisposizione di un Sistema Informativo Territoriale riferito al Polo Industriale di Priolo Gargallo.