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Fare Ricerca in Psicologia Dal vivaio della facolt romana alle esperienze estere, fino al ritorno al belpaese dove

si lavora il doppio e si ottiene di meno... Durante le mie due esperienze Universitarie allestero ho capito che per fare ricerca non bastava essere un bravo studente preparato su vari argomenti ma bisognava padroneggiare il lavoro sporco, sbattere la testa sulla metodologia e sul disegno sperimentale. Come si dice in gergo, limplementazione di un piano dettagliato che prevede lutilizzo di macchinari da calibrare o softwares da programmare insomma non bastava essere dei bravi studentelli per ottenere dei risultati sul campo. Mi sono sempre detto che luniversit italiana non fa abbastanza per introdurre in questo mondo complesso ed articolato qual' quello della produzione scientifica gli studenti che desiderano essere futuri ricercatori. Ma forse la situazione sta lentamente cambiando, o almeno per quanto riguarda le strutture di eccellenza nella ricerca chiaro che si sta procedendo nella direzione dell'esaltazione del merito e della qualit, nonch nella massimizzazione della produzione scientifica cos come avviene nel resto del mondo industrializzato. Che ci sia un bene o un male sarebbe certo materiale per una pi ampia discussione per la quale non siamo nella sede adatta, ma di certo posso confessarvi che il meccanismo ampiamente clientelare che vige oggi in Italia di certo non esalta il merit e la qualit del lavoro scientifico. L'amaricanizzazione dell'attivit scientifica (passatemi il termine) che alcuni singoli esponenti dell'accademia hanno portato con i propri sforzi ha dato dei frutti in termini di realizzazioni scientifiche ad alto impact factor (l'indice quantitativo di maggior rilievo ad oggi per valutare il livello di importanza che una rivista scientifica ha nella comunit) per i singoli laboratori, ma sicuramente comporta dei sacrifici lavorativi (e non solo) incomparabili a quelli dei nostri colleghi oltremare per i componenti dei laboratori stessi. Soprattutto per i giovani dottorandi e ricercatori. Nel laboratorio in cui attualmente svolgo un corso dottorale in Neuroscienze Cognitive e Sociali, si viene catapultati in un meccanismo feroce, frenetico e caotico in cui tutti si deve fare innumerevoli cose. Queste innumerevoli cose fanno parte oggi del curriculum di uno scienziato contemporaneo, anche se in altri paese magari alcuni ricercatori possono ufficialmente privilegiare aspetti che riguardano esclusivamente l'esecuzione di paradigmi sperimentali e tralasciare la preparazione e l'allestimento tecnico degli stessi.

Invece nel meccanismo bestiale dellaccademia Italiana si fa tutto e si deve imparare a fare tutto perch i soldi non ci sono e perch pi titoli si hanno, pi potere istituzionale si pu ottenere, ed il potere serve ad avere soldi per finanziare i progetti di ricerca. Fare il ricercatore richiede una serie di competenze che pongono chi inizia, nella condizioni di gettarsi anima e corpo nel lavoro. infatti non solo bisogna perfezionare capacit che si sono iniziate ad acquisire durante il corso universitario, ma anche apprendere compiti ed abilit del tutto nuovi che prima non si immaginava di dover conquistare. Si continua, ma in modo molto pi ingente (almeno si dovrebbe) e specializzato, a fare ricerche bibliografiche nel campo di interesse, ed a leggere articoli scientifici che portino contributi nellambito del proprio oggetto di ricerca, ma si iniziano anche a produrre testi specifici come la proposta di un progetto di ricerca che per alcuni aspetti pu richiamare il lavoro editoriale svolto per la tesi. Tuttavia, si comprende presto che la scrittura del progetto prevede delle capacit di sintesi maggiori a quelle a cui ci eravamo precedentemente abituati ed inoltre anche labilit di ottimizzare uno stile persuasivo che per alcuni aspetti sia simile a quello giornalistico. Essere persuasivi ha assunto una importanza (o ha sempre avuto) schiacciante nella scienza postmoderna. Abbiamo notato che ci discende da ragioni sicuramente filosofiche e storiche legate alle rivoluzioni interpretative che si sono verificate pi di mezzo secolo fa intorno al significato ed al ruolo della conoscenza scientifica sperimentale. Infatti, il ricercatore contemporaneo si trova fronteggiare una situazione alquanto seria quando capisce (quasi subito) che per fare ricerca non basta avere buone intenzioni ma soprattutto tante conoscenze, tante relazioni privilegiate (se in Italia soprattutto) e tanti possibili obiettivi per la propria richiesta fondi. Bisogna considerare che ormai il mondo ha visto una crescita del tasso della demografia post accademica-specializzata molto alto, per cui siamo in tanti a voler mangiare alla stessa tavola. Insomma, le domande in competizione per ogni fondo oggi sono molteplici, e quindi ci che fa la differenza nel determinare laccesso ai finanziamenti disponibili quanto si sia bravi a scrivere un progetto di ricerca! per farvi una idea della dimensione della questione, pensate che negli Stati Uniti da qualche tempo sono nate delle agenzie che offrono consulenza agli scienziati che vogliano presentare un progetto pi competitivo. Il nostro istituto nazionale della sanit riceve periodicamente migliaia di progetti da vagliare, di questi forse il 10% riceve i fondi tanto agognati. Oggi lo scienziato sulla cresta dellonda, non soltanto bravo, non soltanto un esperto della conoscenza scientifica nel suo ambito, ma anche un manager, un imprenditore, un self-made man che deve sapere ottenere il massimo dei profitti in poco tempo. in altre parole, lo scienziato vincente non solo un bravo scienziato. Se questo bravo scienziato non pu permettersi un consulente, allora dovr presto imparare a cavarsela da solo.

L'educazione sentimentale alla ricerca fondi deve allora cominciare molto presto nella carriera di un giovane ricercatore, se il responsabile scientifico di quel laboratorio desidera avere un impatto scientifico competitivo rispetto ad altri concorrenti. Allora succede che in pochi laboratori come stato il nostro si inizi ad affrontare la sfida della scrittura di un grant gi appena usciti dalla laurea, freschi di dottorato di ricerca appena vinto. Tuttavia non siamo sicuri che questo fenomeno sia largamente diffuso in molti laboratori italiani. Spesso la gavetta prevede attese molto pi lunghe per cominciare a prendere confidenza con pratiche burocratiche e finanziarie. In ogni caso, la scuola di vita professionale prevede generalmente l'assimilazione di una serie di regole pragmatiche, implicite o esplicite, trasmesse attraverso lesperienza degli anziani a cui si viene affiancati all'interno del proprio laboratorio. I nonni (come si dice in gergo militare) consentono al singolo ricercatore in fasce di non incorrere in errori di impostazione e di stile. Ad esempio, una prima regola potrebbe essere la seguente: come in ogni competizione che si rispetti bisogna conoscere il proprio interlocutore, o ancora meglio, i propri esaminatori. Molto spesso le richieste di fondi e i progetti di ricerca sono dei tomi lunghissimi in cui gli scienziati sviscerano gli aspetti scientifici della questione in maniera cos approfondita da renderne impossibile la comprensione a chiunque non lavori in quello specifico campo. Bisognerebbe, invece, riuscire a rendere accattivante il proprio lavoro anche per coloro che lavorano in campi diversi. Quindi, bisogna sapere a chi si sta parlando e far si che la conoscenza del target informi sia cosa scriviamo, sia come scriviamo, sia quanto scriviamo, in termini di concetti e di dettagli procedurali. Quindi il progetto il progetto deve essere curato non solo nei contenuti ma anche nella forma: bisogna usare un carattere di scrittura chiaro e leggibile, redigere il documento in maniera uniforme, esprimere il pensiero in modo sintetico ed efficace, essere persuasivi piuttosto che descrittivi. E poi ancora: definire i tempi entro i quali si pensa di svolgere il progetto. Illustrare dettagliatamente tutte le fasi del lavoro che si intende fare; specificare limpegno necessario in termini di investimenti, sia in risorse umane, sia in risorse materiali. Insomma si tratta di acquisire un vero e proprio stile di comunicazione, dotato di strategie, regole e formati ben precisi.