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Introduzione In un sistema di comunicazione satellitare, la banda di un trasponder una delle risorse pi preziose.

. Attualmente, per, luso dello spettro a disposizione di un trasponder non del tutto efficiente, poich in ogni istante di tempo sono occupate solo alcune sottobande, per di pi non adiacenti. , quindi, chiaro che, al momento, buona parte di questa preziosa risorsa viene sprecata. Nel tentativo di risolvere questo problema, si propone un sistema di trasmissione, innovativo in ambiente satellitare, che in grado di instaurare una trasmissione servendosi non di una unica banda di frequenze, ma delle porzioni di spettro inoccupate, anche non adiacenti tra loro. Per poter realizzare ci si pensato di combinare due tecniche gi standardizzate e ampiamente diffuse nelle comunicazioni radio: il CDMA e lOFDM. La prima tecnica permette un accesso multiplo particolarmente semplice; la seconda suddivide la banda complessiva in pi sottoportanti, dando la possibilit di accenderle e spegnerle a seconda delle caratteristiche del canale. In questo modo, il sistema in esame godr dei vantaggi di entrambe le metodologie di trasmissione e, in pi, come sar mostrato nel corso della tesi, render possibile un utilizzo opportunistico della banda. Lambiente in cui il sistema dovr lavorare estremamente dinamico: un presupposto alla realizzabilit di tale tipo di sistema, allora, sicuramente la possibilit di disporre di trasmettitori e ricevitori implementati secondo la filosofia della Software Radio. In questo modo, si in grado di mutare il comportamento della catena di ricetrasmissione al variare dellambiente in cui calato il sistema, mediante la riconfigurazione via software di alcuni parametri. Questo lavoro di tesi solo il primo passo del suddetto progetto. Partendo da una conoscenza accademica delle due tecniche di trasmissione, dopo un accurato approfondimento teorico delle potenzialit delle due metodologie e della Software Radio, si sviluppato, mediante il linguaggio di programmazione MATLAB, un codice. Lo scopo di tale codice quello di simulare la catena di ricetrasmissione che implementi il CDMA su OFDM, valutandone le prestazioni. Dopo la completa stesura del codice, questo stato fatto girare, ottenendo come risultato la valutazione delle prestazioni del sistema. Sono stati fatti, infine, paragoni con altre potenziali tecniche di trasmissione alternative, per dimostrare lefficacia del sistema sotto esame. Il lavoro organizzato come segue. Nei primi tre capitoli saranno forniti concetti teorici di base per una pi completa visione dellambito di studio, mentre nella seconda met del lavoro si entrer nel vivo del progetto e del codice sviluppato. In particolare: Capitolo 1: si descrive, in maniera esauriente, ma non esaustivo, una generica catena di ricetrasmissione, soffermando lattenzione sulle particolari modulazioni numeriche esistenti. Sono anche presentate le tecniche OFDM e DS-SS, su cui si basa il CDMA.

Capitolo 2: si descrive in modo pi accurato un sistema di comunicazione satellitare, soffermandosi sulla descrizione dei satelliti, deulle orbite, delle frequenze e delle applicazioni possibili. Capitolo 3: viene descritta larchitettura Software Radio, mettendo in luce le differenze con unarchitettura tradizionale di tipo supereterodina e i livelli di sviluppo identificati dal SDR Forum. Capitolo 4: introdotto il sistema in esame, ponendo lattenzione su tutti i vantaggi di cui gode. Capitolo 5: viene illustrato in maniera molto dettagliata il codice sviluppato, mostrando alcuni grafici, come prova del funzionamento corretto del codice stesso. Capitolo 6: ipotizzando un particolare scenario di applicazione e facendo girare il codice introdotto nel Cap. 5, si visualizzano le prestazioni del sistema introdotto, paragonandole a quelle di sistemi di trasmissione alternativi. La tesi completata con unAppendice, in cui si riportato lintero codice sviluppato. Architettura di un sistema di comunicazione Una generica comunicazione coinvolge tre concetti [1]: il messaggio, ovvero loggetto della comunicazione, trasportato da un segnale, la sorgente e la destinazione del messaggio stesso, cio i soggetti della comunicazione. Lo scambio di messaggi tra sorgente e destinazione avviene grazie al sistema di comunicazione, come mostrato in Fig. 1.1.

Segnale emesso

SISTEMA DI COMUNICAZIONE

Segnale ricevuto

Fig. 1.1: Schema di una generica comunicazione.

I segnali che transitano in un sistema di comunicazione possono essere di tipo digitale o analogico. Come riportato in [2], una forma donda digitale definita come una funzione del tempo che pu assumere solo un insieme discreto di valori (in genere, sono considerate le forme donda binarie, per cui sono ammessi solo i valori 0 e 1); lampiezza di un segnale analogico, invece, varia in modo continuo nel tempo. Di conseguenza, a seconda della natura dei dati che le sorgenti emettono (analogici o digitali), queste si dividono in sorgenti analogiche e sorgenti digitali. Un esempio di sorgente analogica un microfono, la cui uscita un segnale (definito su un range continuo di valori), che rappresenta la variazione della pressione dellaria causata dal suono. La tastiera di un computer, invece, un esempio di sorgente digitale, in quanto pu emettere solo un numero finito di caratteri. La maggior parte delle informazioni che si interessati a

trasmettere prodotta da sorgenti analogiche, come, per esempio, quelle che generano la voce, laudio e le immagini. Anche i sistemi di comunicazione sono suddivisi in due grandi categorie, a seconda dei dati che transitano attraverso essi: sistemi analogici (come i sistemi di trasmissione TV) e sistemi digitali (come i sistemi telefonici digitali). Indipendentemente dalla sua classificazione, un sistema di comunicazione costituito da tre elementi principali: il trasmettitore, il canale e il ricevitore, come mostrato in Fig. 1.2 [3].
TRASMETTITORE RICEVITORE

Segnale emesso

CANALE di COMUNICAZIONE

Segnale ricevuto

Fig. 1.2: Generico sistema di comunicazione.

Lo scopo di un sistema analogico quello di trasmettere sul canale di comunicazione una forma donda continua nel tempo, attraverso variazioni di tensione, corrente o intensit di luce. Tale forma donda deve essere perfettamente ricostruita dal ricevitore affinch la destinazione riceva una copia esatta del segnale emesso: tale tipo di trasmissione , quindi, molto sensibile ad eventuali disturbi, come rumore, interferenza e attenuazione. Un sistema digitale, invece, prevede la propagazione dei simboli 0 e 1 attraverso impulsi di tensione, per esempio, positiva per il simbolo 1 e negativa per il simbolo 0: il compito del ricevitore, in questo caso, semplicemente quello di valutare il segno della tensione originale con unalta probabilit. Essendo accettati solo due valori di tensione, il sistema si comporta nel modo corretto anche in presenza di notevoli disturbi, purch sia possibile determinare il segno della tensione originale. Una comunicazione digitale, quindi, molto pi vantaggiosa rispetto ad una analogica, perch pi immune ai disturbi, ma anche in quanto pu essere implementata in modo pi economico grazie allelettronica digitale; in pi pu multiplare diversi tipi di segnali (audio, video, voce, ecc.) e supporta maggiormente le funzionalit di sicurezza e di correzione degli errori mediante la codifica di canale [4]. questo il motivo per cui negli anni la tendenza stata quella di realizzare sempre pi sistemi di comunicazione digitali, nonostante quelli analogici siano ancora molto diffusi. Dora in avanti, quindi, ci si riferir sempre a sistemi digitali. Prima di descriverli pi in dettaglio, da notare che, oltre alle sorgenti digitali, anche quelle analogiche possono interfacciarsi con questi: ci possibile prevedendo lintroduzione di un adattatore di dati, che associ alla forma donda analogica emessa dalla sorgente il suo equivalente digitale.

Lo schema a blocchi di un generico sistema di comunicazione mostrato in Fig. 1.3 [2].


Segnale emesso a(t) TRASMETTITORE ELABORAZIONE DEL SEGNALE MODULATORE Segnale trasmesso s(t) MEZZO DI COMUNICAZIONE (canale) Segnale ricevuto r(t)

Rumore n(t) ~ Stima a (t) del segnale emesso RICEVITORE ELABORAZIONE DEL SEGNALE DEMODULATORE

Fig. 1.3 : Schema a blocchi di un generico sistema di comunicazione.

Il trasmettitore Come descritto in [5], lo scopo del trasmettitore quello di convertire il segnale a(t), emesso dalla sorgente S, in un formato adatto alla propagazione attraverso il canale di comunicazione. Dalla Fig. 1.3 si nota che le funzioni svolte dal trasmettitore sono quelle di elaborazione del segnale e di modulazione. Il blocco di elaborazione del segnale ha lo scopo di trasformare il segnale in ingresso in modo da effettuare una trasmissione pi efficiente e affidabile. A sua volta tale blocco costituito da due sottoblocchi: codificatore di sorgente e codificatore di canale (Fig. 1.4).
Segnale emesso a(t) ELABORAZIONE DEL SEGNALE CODIFICA DI SORGENTE CODIFICA DI CANALE Sequenza codificata cn

Fig. 1.4 : Schema a blocchi del blocco di elaborazione del segnale in trasmissione.

Il codificatore di sorgente responsabile di un uso efficiente del canale di comunicazione. Nel blocco di codifica di sorgente incluso il sopraccitato adattatore di dati, che altro non che un convertitore analogico digitale (ADC, Analog to Digital Converter). La codifica di sorgente si compone, quindi, di due sottoblocchi principali: il campionatore e il quantizzatore. Il campionatore genera in uscita una sequenza di campioni del segnale analogico in ingresso, estratti con un opportuno passo di campionamento: tale sequenza , quindi, tempo-discreta, mentre i campioni possono assumere valori continui tra - e + . Il quantizzatore converte i campioni continui in una variabile discreta a Q valori, rappresentabile con

un numero prefissato di bit: ci avviene suddividendo il range dei valori in ingresso in un insieme di intervalli, le cui dimensioni possono essere sia costanti (caso in cui si parla di quantizzazione uniforme), sia variabili (caso in cui si parla di quantizzazione non uniforme). Tale mapping effettuato in modo tale da eliminare la ridondanza delle informazioni emesse e genera in uscita una sequenza di bit. Lo stream di dati in uscita dal codificatore di sorgente viene, quindi, processato dal codificatore di canale, che introduce unopportuna e controllata ridondanza delle informazioni, tale da permettere al ricevitore di rivelare ed eventualmente correggere possibili errori verificatisi durante la trasmissione. Luscita cn del blocco di elaborazione del segnale un segnale numerico in banda base (BB), ovvero avente uno spettro di ampiezza non nulla per frequenze vicine allorigine ( f = 0 ) e trascurabile altrove. Prima di attraversare il canale, il segnale deve essere shiftato in frequenza, dalla BB a frequenze maggiori, pi adeguate alle caratteristiche trasmissive del canale: per esempio, se il canale cablato in fibra, le frequenze ammesse nella trasmissione sono quelle della luce. Il segnale cos ottenuto detto in banda passante (BP), in quanto ha uno spettro di ampiezza non nulla intorno ad una particolare frequenza f = fc ,
con fc >> 0, detta frequenza portante, e trascurabile altrove. Il blocco che effettua tale traslazione il modulatore. In un sistema di comunicazione digitale il modulatore pu essere scomposto in due parti, come mostrato in Fig. 1.5 [1]. Il primo sottoblocco il modulatore numerico, che, a partire dalla sequenza di bit in ingresso, ha lo scopo di produrre un segnale analogico in BB, che rappresenti tale sequenza in modo opportuno e ne permetta una corretta ricostruzione in fase di ricezione. La parte che effettua la vera e propria traslazione in frequenza il modulatore analogico.
Sequenza codificata cn MODULATORE MODULATORE NUMERICO MODULATORE ANALOGICO Segnale modulato s(t)

m(t)

Fig. 1.5 : Schema a blocchi del modulatore in un sistema digitale.

Come mostrato in Fig. 1.6, lo stream di dati cn in uscita dal codificatore di canale posto in ingresso ad un codificatore di costellazione, che raggruppa i bit in ingresso in blocchi di K. Ne rappresenta, poi, i valori producendo in uscita un simbolo complesso appartenente ad una costellazione a L = 2K punti
Sequenza codificata cn MODULATORE NUMERICO CODIFICATORE DAC DI (Digital to Analog COSTELLAZIONE mn Converter) x(t) y(t)

Fig. 1.6 : Schema a blocchi del modulatore numerico.

La sequenza mn=xn+jyn in uscita dal codificatore di costellazione viene posta in ingresso al blocco successivo, che realizza una conversione digitale analogica (DAC): tale blocco costituito da due linee parallele, una per la parte reale, laltra per la parte immaginaria della sequenza. Ciascuna di esse composta da un formatore di impulsi e da un filtro di trasmissione di risposta impulsiva reale g(t), che limita la banda occupata dal segnale. Inoltre si vorrebbe che g(t) sia un impulso di Nyquist, ovvero tale da attraversare lo zero con un periodo pari alla durata dei simboli, in modo da annullare linterferenza tra essi. I due tipi di impulso g(t) maggiormente utilizzati sono quello rettangolare e quello denominato a coseno rialzato. Il segnale analogico in uscita dal DAC, detto segnale modulante, avr la forma

m(t) = mn g(t nTS )


n

(1.1)

dove TS la durata di un simbolo della sequenza m n . da notare che anche m(t) un segnale complesso (m(t) = x(t) + j y(t)), in quanto ottenuto a partire da una sequenza complessa; inoltre, parte reale e immaginaria sono ancora segnali in BB. Esistono diversi tipi di modulazione numerica, come sar spiegato nel Par. Modulazioni numeriche. Parte reale e parte immaginaria del segnale modulante sono, a questo punto, passate al modulatore analogico, che provveder a generare il corrispondente segnale s(t) in BP. La Fig. 1.7 mostra la struttura del modulatore analogico in fase e quadratura (I/Q). Tale modulatore processa separatamente parte reale e immaginaria del segnale modulante, moltiplicandole rispettivamente per una portante in fase (coseno) e una portante in quadratura (seno), generate da un oscillatore locale (LO), e dando luogo al segnale a frequenza fc
s(t) = x(t)cos(2fc t) - y(t)sen(2f c t) .
x(t)

(1.2)

cos(2fc t)

LO
sen(2fc t)

s(t)

90

y(t)

Fig. 1.7: Struttura del modulatore analogico I/Q.

da notare che, come verr spiegato pi in dettaglio in seguito, la traslazione del segnale dalla BB alle frequenze adeguate alla trasmissione sul canale pu avvenire anche in due o pi stadi, traslando prima ad una o pi frequenze intermedie e solo alla fine alla frequenza fc. Il segnale immesso nel canale dopo aver subito ulteriormente un filtraggio, che elimina frequenze indesiderate introdotte dalloperazione di moltiplicazione tra i segnali, e unamplificazione, in modo tale da avere una potenza sufficiente per poter raggiungere la destinazione desiderata.

Il canale Il canale di comunicazione pu essere definito come un sistema formato da un mezzo fisico a cui sono associati dispositivi elettronici e/o ottici, utilizzati per la trasmissione delle informazioni [3]. I canali di comunicazione possono essere classificati in due categorie [2]: guidati, come i doppini telefonici, le fibre ottiche, ecc., o irradianti, come laria, il vuoto, ecc. Il segnale trasmesso, in genere, viene alterato durante lattraversamento del canale di trasmissione: il ricevitore capter, quindi, una versione distorta del segnale trasmesso. Questultimo, infatti, subisce unattenuazione della propria potenza, direttamente proporzionale alla distanza tra trasmettitore e ricevitore, a causa dellassorbimento della potenza da parte del mezzo fisico. Nei canali radio lattenuazione aumenta notevolmente anche allaumentare della frequenza operativa, in quanto latmosfera esterna tende ad assorbire, e non a riflettere, le frequenze pi alte. Unulteriore causa dellattenuazione del segnale in ambiente radio da ricercarsi nei fenomeni di multipath: un trasmettitore radio, in genere, non si trova nello spazio libero, ma circondato da ostacoli, come fabbricati, montagne, colline, mezzi in movimento, che possono causare la riflessione e diffrazione delle onde trasmesse. Il ricevitore capta, cos, due o pi segnali identici, ma sfasati luno rispetto agli altri e comunque caratterizzati da attenuazioni e ritardi differenti, avendo percorso cammini diversi: il segnale risultante, quindi, pu essere notevolmente attenuato rispetto a quello trasmesso. Le comunicazioni radio sono anche soggette ad attenuazioni dovute ad agenti atmosferici, come la pioggia, lumidit, ecc., in quanto le goccioline dacqua in sospensione nellaria provocano la riflessione di onde elettromagnetiche a particolari frequenze. Per fronteggiare il problema dellattenuazione, il canale potrebbe contenere elementi di amplificazione, come i ripetitori telefonici o i transponder satellitari, che rigenerano i segnali in transito. Oltre ad essere attenuato, il segnale in transito nel canale pu essere anche distorto, sia a causa delle caratteristiche intrinseche del canale sia a causa della presenza di segnali estranei che si sovrappongono ad esso. Il disturbo classico il rumore termico tipico di tutte le apparecchiature elettroniche, causato dal movimento degli elettroni allinterno di un conduttore. Altri disturbi possono essere segnali alla stessa frequenza di quello utile, provenienti da altri sistemi di telecomunicazioni o da altri utenti

appartenenti allo stesso sistema: in questo caso si parla di segnali interferenti. Un altro tipo di disturbo quello ad impulso, ovvero un disturbo di breve durata, ma di grande intensit, generato da fenomeni elettrici naturali, come i fulmini durante un temporale. In generale, per poter estrapolare dal segnale ricevuto quello utile, questo deve essere ben superiore rispetto al livello dei vari disturbi: la qualit di un sistema di trasmissione rappresentabile mediante il rapporto segnalerumore (SNR, Signal to Noise Ratio), ovvero il rapporto tra la potenza media del segnale utile e quella del rumore presente, entrambe misurate nello stesso punto della catena di ricetrasmissione.

Il ricevitore Il terzo elemento principale di un sistema di comunicazione il ricevitore, il quale ha lo scopo di ricostruire correttamente il segnale emesso dalla sorgente a partire da quello propagatosi attraverso il canale e di recapitarlo a destinazione [5]. Tale ricostruzione avviene mediante operazioni inverse rispetto a quelle effettuate in trasmissione; anche il ricevitore, allora, composto da due blocchi: il blocco di demodulazione e quello di elaborazione del segnale (Fig. 1.3). Il blocco di demodulazione esegue due operazioni: filtra il segnale ricevuto dal canale, in modo da limitare la banda a quella del segnale originale, eliminando i disturbi fuori banda. Successivamente, trasla il segnale filtrato alla BB, moltiplicando parte reale e immaginaria del segnale ricevuto r(t) per le stesse portanti, in fase e in quadratura, utilizzate in trasmissione. Il segnale subisce quindi una conversione analogico digitale, attraverso un ADC e i simboli cos ottenuti sono posti in ingresso al decodificatore di costellazione che associa ad ogni simbolo ricevuto, il punto della costellazione pi probabile, producendo una stima ~n della sequenza c codificata cn. La sequenza in uscita dal demodulatore numerico non sempre identica alla corrispondente sequenza in trasmissione, in quanto a causa dei disturbi introdotti dal canale, possibile che venga commesso qualche errore. Il blocco di elaborazione del segnale in ricezione a sua volta costituito da due sottoblocchi: decodificatore di canale e decodificatore di sorgente. Il decodificatore di canale rileva ed eventualmente corregge errori di propagazione, sfruttando la ridondanza introdotta dal codificatore di canale; il decodificatore di sorgente, invece, ricostruisce la versione del segnale originale intelligibile dalla destinazione. Tale segnale ricostruito ~ a (t) una stima del segnale emesso a(t), in quanto potrebbe ancora essere affetto da errori di trasmissione che il decodificatore di canale non ~ stato in grado di correggere. Il segnale a (t) viene, a questo punto, fornito alla destinazione finale. Modulazioni numeriche Qui a seguire si analizzano, in un primo momento, le modulazioni numeriche elementari e poi tecniche di modulazione pi elaborate, come

quella OFDM (Orthogonal Frequency Division Multiplexing) e quella DSSS (Direct Sequence Spread Spectrum). Modulazioni numeriche elementari I vari tipi di modulazione sono suddivisi in due grandi categorie [6]: le modulazioni a inviluppo costante e le modulazioni ad inviluppo non costante. Le tre famiglie di schemi di modulazione di base sono lASK (Amplitude Shift Keying), appartenente alla categoria di modulazioni ad inviluppo non costante, la PSK (Phase Shift Keying) e la FSK (Frequency Shift Keying), appartenenti al gruppo di modulazioni ad inviluppo costante. Esistono, inoltre, schemi di modulazione pi avanzati, ottenuti come variazione e combinazione degli schemi di base, come il QAM (Quadrature Amplitude Modulation), MSK (Minimum Shift Keying), ecc. Ci sono tre criteri primari per la scelta di uno schema di modulazione: efficienza di potenza, efficienza di banda e complessit del sistema. Nel seguito si analizzeranno in dettaglio le modulazioni PSK, QAM e FSK. PSK La famiglia di modulazioni PSK molto estesa ed ampiamente utilizzata nel mondo delle telecomunicazioni. In questo schema gli L punti della costellazione sono equispaziati lungo un cerchio di raggio unitario e, quindi, possono essere individuati solo tramite un valore di fase: chiaro, allora, il motivo per cui tale famiglia considerata a inviluppo costante. Il valore delle varie fasi

l =

(2 l + 1) L

con 0 l L 1

(1.3)

Ci che il codificatore produce in uscita il valore complesso associato a tale fase, ovvero il valore cos( l ) + j sen( l ). Il segnale modulato, cos, avr inviluppo costante, ma transizioni di fase discontinue tra un simbolo e laltro. La modulazione PSK pi semplice la BPSK (Binary PSK), in cui il numero dei livelli L = 2 Ciascun simbolo, allora, trasporta K = 1 bit di informazione e le possibili fasi in uscita sono 0 e 180. Un tipo pi comune di modulazione PSK la QPSK (Quadrature PSK), in cui il numero dei livelli L = 4 : ciascun simbolo, quindi, trasporta K = 2 bit di informazioni e le possibili fasi in uscita sono 45 e 135. Tale tipo di modulazione utilizzato nei sistemi CDMA, nei sistemi satellitari per il trasporto di dati e voce e nel DVB-S (Digital Video Broadcasting Satellite).

BPSK (1 bit per simbolo)

QPSK (2 bit per simbolo)

QAM La famiglia di modulazioni QAM un tipo di modulazione a inviluppo non costante. In questo schema gli L punti della costellazione sono posizionati agli incroci di una griglia quadrata: di conseguenza, solo alcuni valori di L sono ammessi, ovvero necessario che L sia un quadrato perfetto ( L = 4, L = 16, L = 64, ecc.). In realt possibile avere anche modulazioni del tipo 32-QAM, ma queste sono ottenute per eliminazione di punti da costellazioni di cardinalit maggiore. In una costellazione del tipo QAM, i punti sono quindi individuati attraverso le loro parti reali e immaginarie: i gruppi di K bit estrapolati dal flusso di dati in ingresso, sono suddivisi in due sottogruppi di K/2 bit. Il valore del primo sottogruppo individuer il valore della parte reale del simbolo in uscita tra i 2K/2 possibili, uniformemente distribuiti tra i valori -V e V; il valore del secondo sottogruppo individuer, con lo stesso meccanismo, ma in modo indipendente, la parte immaginaria del punto della costellazione. In Fig. 1.9 sono mostrate due diverse costellazioni QAM, 4-QAM e 16QAM. da notare che la 4-QAM analoga alla QPSK. I simboli della costellazione 4-QAM trasportano 2 bit ciascuno, uno dei quali individua la parte reale, laltro la parte immaginaria. Analogamente, i simboli della 16QAM trasportano 4 bit ciascuno, due dei quali individuano i 4 possibili valori della parte reale; gli altri due i 4 possibili valori della parte immaginaria. Tale tipo di modulazione utilizzato nei modem dei canali telefonici, ma anche nelle comunicazioni satellitari, nelle comunicazioni mobili e nel DVB-C (Digital Video Broadcasting Cable).

4-QAM (2 bit per simbolo) Fig. 1.9: Costellazioni QAM.

16-QAM (4 bit per simbolo)

FSK Le modulazioni FSK possono essere interpretate come casi particolari di modulazioni PSK: nella modulazione FSK, la frequenza della portante modificata, saltando da un valore allaltro allinterno di un set, in relazione al segnale di ingresso. Lampiezza della portante rimane invariata: da qui lappartenenza di tale tipo di modulazione alla classe della modulazioni ad inviluppo costante. La struttura di un modulatore FSK leggermente diversa da quella vista per le modulazioni QAM e PSK: il modulatore analogico I/Q sostituito da un modulatore di frequenza. Come per le altre modulazioni, generata prima di tutto una sequenza ad L valori: ciascuno di tali valori corrisponde ad una tra le L possibili frequenze della portante. Per esempio, in una modulazione 2-FSK, il bit 1 rappresentato dalla frequenza f1 , mentre il bit 0 dalla frequenza f 2 , come mostra la Fig. 1.10. Si hanno diverse varianti della modulazione FSK, come MSK (Minimum Shift Keying), GMSK (Gaussian MSK), ecc. Tale tipo di modulazione stato il primo ad essere utilizzato, mentre successivamente sono stati sostituiti dalle modulazioni QAM e PSK: la principale applicazione della FSK sono i sistemi cordless, come il DECT.
BIT STREAM SEGNALE MODULANTE

SEGNALE MODULATO

FREQUENZE UTILIZZATE

f1

f2

f2

f1

f2

f1

Fig. 1.10: Modulazione 2-FSK.

OFDM La modulazione OFDM un particolare tipo di modulazione numerica che utilizza in modo ottimo la banda del canale. Lidea che sta alla base di tale tipo di modulazione consiste nel sostituire un segnale a banda larga, di banda B centrata intorno alla portante fc, con un numero N di segnali a banda stretta trasmessi contemporaneamente, detti sottocanali. Gli N sottosegnali hanno spettri centrati intorno ad N sottoportanti distanziate luna dallaltra di una quantit arbitraria f: complessivamente, per, occupano la stessa banda B del segnale originale e, quindi, vale la relazione B=Nf.

Una delle principali particolarit dellOFDM il fatto che i diversi sottocanali utilizzano forme donda ortogonali: ci rende tale tecnica adatta sia come modulazione sia come tecnica di accesso multiplo. Lo schema di base illustrato nella Fig. 1.11 [1]. La sequenza cn in ingresso al modulatore OFDM, ad un rate di R bit/s, viene suddivisa in blocchi di K bit, detti simboli OFDM. Ogni blocco viene, a questo punto, suddiviso in N sottosimboli, ciascuno formato da Ki bit e, quindi, a 2Ki determinazioni, con 0 < i < N 1 . Il valore di Ki pu variare da flusso a flusso, ma deve essere tale che

K = K i .
i =0

N1

(1.4)

Gli N sottosimboli facenti parte di un simbolo OFDM sono, quindi, posti in uscita in N flussi paralleli, ciascuno caratterizzato da un rate di R/N bit/s. Ciascuno di tali sottosimboli viene rappresentato con la notazione Xi,, dove lindice i indica il flusso di appartenenza, mentre lindice indica il simbolo OFDM di appartenenza. Ci significa che il -esimo simbolo OFDM formato dai sottosimboli X0,, X1,, , XN-1,. Nel seguito si considerer la trasmissione di un solo simbolo OFDM, quello per = 0 , per cui, per semplicit, non verr pi indicato lindice . Ciascun sottoblocco , quindi, posto, a cadenza T, in ingresso ad un generico codificatore di costellazione, il quale trasforma ogni sottosimbolo Xi in un corrispondente simbolo mi appartenente ad una costellazione di 2Ki punti.
f c+ f 0
CODIFICATORE m0, DI COSTELLAZIONE CODIFICATORE m1, DI COSTELLAZIONE MODULATORE ELEMENTARE

X 0,
Sequenza codificata cn

S/P
K N

X1,

MODULATORE ELEMENTARE

f c+ f 1

Segnale modulato s(t)

XN-1,

CODIFICATORE mN-1, MODULATORE DI ELEMENTARE COSTELLAZIONE

fc+ fN-1

Fig. 1.11 : Schema di base del modulatore OFDM.

Gli N modulatori elementari realizzano, in un primo momento, una conversione digitale analogica, utilizzando tutti uno stesso filtro di risposta impulsiva gTX(t) di durata finita nel tempo. In generale, allora, il -esimo simbolo OFDM rappresentato da un segnale occupante un intervallo di

tempo I di durata pari a T: si ipotizzi, per semplicit, che lintervallo I0 includa lorigine dei tempi. A questo punto, il segnale corrispondente al sottosimbolo Xi, traslato ad una frequenza maggiore attraverso un modulatore I/Q: in particolare, il sottosegnale i-esimo traslato alla frequenza fc + fi , dove fc la portante del canale e fi = (i N/2) f. Il segnale modulato s0(t), corrispondente al simbolo OFDM di indice = 0 , ottenuto, alla fine, come somma dei segnali in uscita dai modulatori elementari e pu essere rappresentato nella forma s 0 (t) = g TX (t) {x i cos[2 (fc + fi ) t ] y i sen[2 (fc + fi ) t ]}, t I o . (1.5)
i =0 N1

Sviluppando le funzioni di seno e coseno, risulta che linviluppo complesso(*) di s0(t) rispetto alla frequenza portante assume la forma s 0 (t) = g TX (t) m i e
i=0 N1

j2fi t

= m i i (t) ,
i= 0

N1

t Io

(1.6)

Tale segnale risulta essere periodico di periodo TU=1/f. Affinch, in fase di ricezione, sia possibile recuperare i simboli trasmessi, j2f t necessario definire una famiglia di funzioni i (t) = gRX (t) e i ortonormale alla famiglia delle funzioni di trasmissione i (t) :

1 i (t) *j (t) dt = g TX (t) gRX (t) e j2(i j)f t dt = I0 I0 0

0 i = j N-1 altrove

(1.7)

In tal modo, a partire da s 0 (t), il valore di mi si ottiene semplicemente correlando il segnale ricevuto con la funzione i (t). Normalmente, le risposte impulsive gTX(t) e gRX(t) sono scelte rettangolari: gTX(t), come detto prima, di durata T=TG+TU, mentre gRX(t) di durata TU. Affinch la relazione di ortonormalit (1.7) sia soddisfatta, deve risultare che TU=1/f. Dato che il segnale s 0 (t) periodico di periodo TU, il suo andamento nellintervallo di durata TG risulta essere una ripetizione di parte dellandamento nellintervallo di durata TU: per tale motivo TG detto intervallo di guardia e il segnale trasmesso in esso prefisso ciclico. evidente che, nel caso in cui il numero N di flussi paralleli risultasse essere elevato, larchitettura di un modulatore OFDM, mostrata in Fig. 1.11, risulta particolarmente costosa, sia in termini di spazio occupato, sia
(*)

Ricordiamo che linviluppo complesso s(t ) rispetto alla frequenza portante fc di un

segnale in banda traslata s(t) legato a questultimo dalla relazione s(t) = Re s(t)e ed una comoda rappresentazione del segnale in banda traslata stesso.

j2 fc t

in termini economici: sarebbero, infatti, necessari N codificatori di costellazione, N modulatori, N oscillatori, ecc. proprio in tale ambito che si nota la potenza della modulazione OFDM: pu essere facilmente implementata per via numerica. Nel dominio delle frequenze linviluppo complesso (1.6) si presenta come la sovrapposizione di N sottoportanti distanziate luna dallaltra di una quantit pari a f. La trasformata di Fourier di s 0 (t) risulta, infatti, essere S 0 (f) = F{s 0 (t)} = m i G TX (f fi ) ,
i=0 N1

(1.8)

dove G TX (f) = F{g TX (t)} = sen( f T) f (1.9)

La Fig. 1.12 mostra gli andamenti di GTX(f) e di S 0 (f) in funzione della frequenza. da notare che la banda di GTX(f) infinita e, di conseguenza, anche quella di S 0 (f) sar illimitata. In pratica, per, tale banda trascurabile dopo un opportuno multiplo della distanza f: spegnendo, allora, le prime e ultime portanti, la banda occupata da un simbolo OFDM risulta essere limitata tra B/2 e B/2.
GTX(f)

S 0 (f)

.
f 2/TU
(a)

.
f fi fi+1
(b)

Fig. 1.12: Andamenti (a) di GTX(f) e (b) di S 0 (f) .

Data la scelta TU=1/f, che garantisce lortonormalit degli impulsi di trasmissione e ricezione, e data unoccupazione di banda limitata tra B/2 e B/2, si pu dimostrare [1] che i campioni dellinviluppo complesso, estratti con un periodo TC=1/f= TU/N, altro non sono che la IDFT della sequenza complessa dei simboli mi da trasmettere. Il calcolo del segnale, allora, molto semplice da realizzare e consiste nella valutazione della IDFT della sequenza dei simboli da trasmettere, in modo da generare gli N-2 campioni in TU, e nella replica di NG campioni gi calcolati, in modo da generare il prefisso ciclico. Questi ultimi campioni in ricezione o vengono scartati o sono utilizzati ai fini di equalizzazione.

La Fig. 1.12 mostra lo schema di un modulatore OFDM realizzato in forma completamente numerica.
0 0 X 0,
CODIFICATORE DI COSTELLAZIONE IN 0 1 OUT

prefisso ciclico

0 1 x(t) DAC N/2 y(t)


N-NG

cn

S/P
K N-2

X(N-2

-1)/2,

CODIFICATORE mN/2, DI N/2 COSTELLAZIONE

XN-2

-1,

0 0

Fig. 1.12 : Schema del modulatore numerico OFDM realizzato in digitale.

Sono molteplici i vantaggi per cui spesso si preferisce utilizzare una modulazione OFDM, primo fra tutti quello appena esposto circa la possibilit di implementarla in forma numerica. Inoltre, il fatto che vengono utilizzate N sottoportanti, rende tale tecnica molto forte rispetto al rumore, alle interferenze e alle distorsioni introdotte dal canale. Infatti, lOFDM supporta unallocazione dinamica dei bit sulle varie sottoportanti, che permette di utilizzare schemi di modulazioni elementari differenti a seconda del livello del disturbo calcolato; addirittura alcune sottoportanti potrebbero essere spente, laddove si registrino livelli di rumore troppo alti. Un ulteriore vantaggio il fatto che in tale modulazione vengono trasmessi N segnali a banda stretta: un canale che nella banda B selettivo in frequenza potrebbe apparire, invece, non selettivo per i sottocanali, occupanti bande molto minori: di conseguenza, per ogni sottobanda necessario unequalizzazione molto semplice.

DS-SS In un sistema di comunicazione tradizionale, si tende sempre a trasmettere le informazioni utilizzando la minima banda necessaria. Se si indica con RS il numero di simboli trasmessi al secondo, la banda B utilizzata nella trasmissione circa pari a 2RS. Nei sistemi SS (Spread Spectrum), invece, si utilizza una banda molto maggiore rispetto al minimo indispensabile. Si hanno diversi tipi di sistemi SS, ma quello che si analizzer in questo lavoro il DS-SS (Direct Sequence Spread Spectrum). Ci che differenzia un sistema DS-SS da un sistema tradizionale il modulatore numerico, che pu essere realizzato come mostrato in Fig. 1.13 [7].

CODIFICATORE mN-1DI COSTELLAZIONE

I D F T

N-1

N-1-

P/S

N-1

cn

CODIFICATORE DI COSTELLAZIONE mn

CODIFICATORE A RIPETIZIONE

vk dk

wk

(Digital to Analog Converter)

DAC

x(t) y(t)

GENERATORE CODICE DS

Fig. 1.13 : Schema del modulatore numerico nei sistemi DS-SS.

Indichiamo con Rb (bit/sec) la velocit con cui il codificatore di canale fornisce i bit al modulatore numerico: la durata di un bit allora sar Tb=1/Rb. Tali bit sono posti in ingresso ad un tradizionale codificatore di costellazione, il cui funzionamento del tutto analogo a quello visto in precedenza. I simboli a valori complessi in uscita dal codificatore di costellazione avranno una velocit RS=Rb/K e, quindi una durata pari a TS=KTb. Tali simboli saranno posti in ingresso al blocco di spreading: incontreranno prima di tutto un codificatore a ripetizione, che ha lo scopo di replicare in uscita M volte il valore di ingresso. In formule:
v k = m [n/M] . (1.10)

La sequenza vk in uscita dal codificatore a ripetizione sar formata da tratti di M campioni (chip) identici, di durata complessiva pari alla durata di un simbolo in ingresso: ci significa che i campioni in uscita avranno una durata TC, M volte minore della durata di un simbolo in ingresso e una velocit di trasferimento RC, detta frequenza di chip, M volte maggiore rispetto a RS. La sequenza in uscita dal codificatore a ripetizione viene moltiplicata per una sequenza dk di 1 e -1, detta codice di espansione a sequenza diretta (DS, Direct Sequence), prodotta alla frequenza di chip. da notare che con tale operazione di spreading la potenza del segnale non modificata, in quanto questo moltiplicato per una sequenza di 1 e 1. La sequenza prodotto sk viene, a questo punto, fornita in ingresso ad un DAC, costituito da un filtro di trasmissione di risposta impulsiva g(t) rettangolare di durata pari a TC: il segnale complesso in uscita sar quindi passato al modulatore analogico tradizionale (ovviamente sfruttando due linee parallele). In generale si pu considerare che la maggior parte della potenza di un segnale, caratterizzato da un rate R, sia contenuta in una banda B 2R. La banda occupata dal segnale in ingresso al blocco di spreading sar, quindi, circa pari a 2RS, mentre la banda del segnale in uscita dal modulatore stesso circa pari a 2RC: per quanto detto in precedenza, allora, si nota che una trasmissione DS-SS occupa una banda M volte maggiore rispetto a quella necessaria.

A lato ricezione, il segnale ricevuto comprender non solo quello trasmesso, ma anche segnali interferenti, espansi o meno, provenienti da altre sorgenti, e rumore termico: per recuperare il segnale originale si effettua unoperazione di despreading. Questa consiste nel correlare il segnale ricevuto con il codice relativo al segnale di interesse, mediante una moltiplicazione tra i due e un filtraggio del segnale ottenuto, in modo da eliminare o ridurre i disturbi residui. Grazie al despreading, la potenza del segnale utile, che in trasmissione stata espansa di un fattore M, viene nuovamente concentrata nella banda base. Loperazione di despreading effettuata sui disturbi introdotti dal canale (segnali interferenti e rumore), di fatto per questi unoperazione di spreading, in quanto in trasmissione non sono stati moltiplicati per quella data sequenza. Di conseguenza, la loro potenza spalmata su una banda molto pi grande rispetto a quella del segnale utile. I disturbi, quindi, dopo loperazione di filtraggio, subiscono una diminuzione di potenza: il rapporto segnale rumore, allora, subir un miglioramento pari al rapporto tra la banda del segnale e quella espansa. Il miglioramento del SNR il vantaggio principale delle trasmissioni DSSS; in pi esistono altri vantaggi, come una sicurezza maggiore rispetto alle trasmissioni tradizionali, in quanto il segnale si pu espandere in maniera tale che il livello di potenza trasmesso molto basso, tanto che il segnale pu essere nascosto nel rumore di fondo. Un ulteriore vantaggio la robustezza del sistema a certi tipo di disturbi, come quelli sinusoidali. Sequenze di codice Particolare attenzione da rivolgere alle sequenze di codice. Queste possono essere o codici pseudo casuali o codici ortogonali. Codici pseudo-casuali Un codice pseudo-casuale una sequenza deterministica che cerca di emulare una sequenza casuale. Tali codici possono essere prodotti in diverse maniere: le sequenze pi diffuse sono le m-sequence o sequenze a massima-lunghezza. Tali sequenze sono prodotte attraverso uno shift register controreazionato formato da M stadi: ad ogni colpo di clock il valore degli stadi intermedi viene spostato allo stadio successivo, quello dellultimo stadio passato in uscita e il valore del primo stadio ottenuto mediante lo XOR dei valori di alcuni degli stadi interni. In questo modo si possono produrre 2M bit, oltre i quali si ripete la configurazione di partenza: la struttura quindi periodica, ma se M scelto sufficientemente grande le m-sequences hanno caratteristiche molto simili alle sequenze realmente casuali. Codici ortogonali In un sistema DS-SS possono essere utilizzati anche i codici ortogonali come codici di espansione. I codici ortogonali sono sequenze periodiche, di periodo pari a M, con la caratteristica che, date due sequenze dk e dh, risulta che
k h dM dM =

1 1 M k h dM,j dM,j = 0 M j=1

per k = h . per k h

(1.11)

Le sequenze di codice ortogonali maggiormente utilizzate sono quelle della famiglia Walsh-Hadamard, ottenute generando, a partire dalla matrice A 1 = { } , matrici di dimensioni ogni volta doppie, attraverso la 1 formula

A n 1 A 2n = 2 A 2n 1

A 2n 1 . A 2n1

(1.12)

Le righe di tali matrici sono ortogonali tra loro: da notare che esistono N codici diversi,S ortogonali tra loro, di lunghezza N. I codici ortogonali sono D utilizzati nei sistemi multiutente di tipo CDMA (Code Division Multiple ~ a(t) a(t) Access).Ogni utente trasmette le proprie informazioni nello stesso tempo e nella stessa banda: le diverse trasmissioni sono discriminate in quanto CODIFICA vengono utilizzati diversi codici, ortogonali luno conDECODIFICA fase di laltro. In DI DI ricezione, SORGENTE momento in cui il segnale ricevuto moltiplicato per il infatti, nel SORGENTE codice ortogonale utilizzato in trasmissione, i segnali interferenti provenienti dagli altri utenti, a cui sono associati codici diversi, si CODIFICA DECODIFICA annullano completamente grazie alla relazione (1.11). Ovviamente, DI DI CANALE CANALE affinch avvenga ci, necessaria una precisa coordinazione tra i trasmettitori. Nei sistemi CDMA sono utilizzati anche i codici pseudo ~ casuali, in aggiunta a quelli ortogonali: il codice pseudo-casuale serve a cn cn garantire una sufficiente espansione spettrale.
RICEVITORE TRASMETTITORE
ELABORAZIONE DEL SEGNALE ELABORAZIONE DEL SEGNALE DEMODULATORE NUMERICO MODULATORE NUMERICO

CODIFICA Sommario DI COSTELLAZIONE

In questo capitolo, sono descritti i blocchi base di di mn comunicazione: in Fig. 1.14, si riporta lo schema completo di tale sistema.
n

DECODIFICA DI COSTELLAZIONE un generico sistema ~ m (Analog to Digital Converter) ADC

(Digital to Analog Converter)

DAC

y(t)

x(t)

~(t) y

~(t) x

DEMODULATORE ANALOGICO I/Q

MODULATORE ANALOGICO I/Q

sen(2fc t) cos(2fc t)

2sen(2fc t) 2cos(2fc t)

90

90

LO

LO

Rumore n(t) MEZZO DI COMUNICAZIONE (canale)

s(t)

r(t)

Fig. 1.14 : Schema a blocchi completo di un sistema di ricetrasmissione.