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Crisi nuova, anzi nuovissima e soluzioni vecchie anzi vecchissime

Sono fermamente convinto che la crisi non solo non si avvia a conclusione, anzi tende a creare situazioni croniche aprendo nuovi ed inaspettati aspetti a cui le reazioni sono totalmente inadeguate. Fare finta che la crisi sia dietro le spalle non credo che sia un atteggiamento professionale, tantomeno lungimirante. Eppure in ogni convegno sento sempre le stesse cose, sempre le stesse, da personaggi di fama tanto chiara ed ineccepibile, quanto le loro soluzioni inconcludenti. Ma perch avviene questo, qual la causa e soprattutto qual la soluzione? Innanzi tutto ormai siamo tutti concordi che questa una crisi senza precedenti, dove non si riesce a trovare soluzioni che siano attuabili, perch facilmente replicabili ed adattabili al sistema. Infatti una soluzione per essere tale ha necessit di essere facilmente comprensibile ed attuabile su larga scala, altrimenti non una soluzione. Ad esempio, leggo spesso che il consiglio quello di ridurre drasticamente i consumi, in modo di evitare gli sprechi, potrebbe essere giusto, ma se non eliminiamo il problema, non ne comprendiamo la natura rischiamo solo di allungare lagonia senza risolvere nulla. La soluzione sta negli atteggiamenti che sino ad oggi sono stati un motore per lo sviluppo, ma da ora, forse da ieri non lo sono pi. Il primo atteggiamento non dovr essere quello di risparmiare, ma di consumare con intelligenza. Ridurre il consumo di prodotti che per arrivare sugli scaffali compiono migliaia di chilometri, privilegiando le filiere corte, dal produttore al consumatore. Riduzioni di consumo di carburante , di emissine di co2, riduzione dellinquinamento, riduzione dei packaging, ecc. Questo dovr avvenire da subito nel settore agroalimentare. Infatti in questi ambiti possibile attuare dei forti risparmi riducendo fortemente i consumi di carta, cartone, carburante ecc. Invece a cosa assistiamo? Alla ancora massiccia concentrazione di grandi gruppi, vedi lactis-parmalat. Tutti i segnali dicono che bisogna andare in controtendenza, eppure managers legati solo al profitto aziendale continano ad accorpare, a concentrare spendendo miliardi che poi sono scaricati sui consumatori. Vorrei anche ricordare che le aziende a filiera corta di cui vi parlo, sono spesso autosufficienti sotto il profilo energetico, quindi riducono fortemente i consumi di energia proveniente dalla rete. Anzi in alcuni casi sono in grado di fornire energia visto che la produzione supera il fabbisogno. Ovvio che un tale tipo di economia sfugge ai metodi delleconomia tradizionale, visto che non va ad influenzare il PIL, oppure lo fa ma in maniera fortemente ridotta. Eppure pu portare reali benefici al sistema, allambiente, portando reali benefici sotto il profilo dei costi e conseguentemente benefici al portafoglio, con risparmi dal 15 al 20% dei costi. Ma se questi settori possono essere un primo passo verso la soluzione, perch non se ne parla, perch non si fa qualcosa al riguardo? La risposta scontata, perch il nostro sistema economico orientato al consumismo sfrenato di massa che influenzato dai grandi capitali, e dai grandi gruppi industriali. Questi ultimi, per devono capire che senza una reale svolta non si riuscir ad andare da nessuna parte e quindi se non interverranno reali cambi di comportamenti si giunger dalla crisi di oggi al collasso.

Pensiamoci sopra, il resto alla prossima puntata.