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MILANO PORTA NUOVA IL VUOTO RIEMPITO ROVINE CONTEMPORANEE EX SISAS ISOLA UNTITLED NAVIGLIO, CUORE DI
MILANO PORTA NUOVA IL VUOTO RIEMPITO ROVINE CONTEMPORANEE EX SISAS ISOLA UNTITLED NAVIGLIO, CUORE DI

MILANO PORTA NUOVA IL VUOTO RIEMPITO ROVINE CONTEMPORANEE EX SISAS ISOLA UNTITLED NAVIGLIO, CUORE DI MILANO

ISSUE #8 - SUMMER/2011

RIEMPITO ROVINE CONTEMPORANEE EX SISAS ISOLA UNTITLED NAVIGLIO, CUORE DI MILANO ISSUE #8 - SUMMER/2011 www.miciap.com

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RIEMPITO ROVINE CONTEMPORANEE EX SISAS ISOLA UNTITLED NAVIGLIO, CUORE DI MILANO ISSUE #8 - SUMMER/2011 www.miciap.com

“Chi, lasciando Roma o le città sonnolente del Meridione, capita in mezzo a noi, riceve

a tutta prima una sgradevole impressione nel trovarci così affaccendati, così occupati,

così impazienti di fare e di guadagnare. Sembra un pragmatismo poco spirituale il nostro

e se ne ha quasi terrore (

che qui si é in un mondo veramente moderno, all’altezza dei tempi e delle necessità.”

)

Ma bisogna arrendersi all’evidenza dei fatti, riconoscendo

Nel 1906, con queste altisonanti parole, un noto giornalista raccontava su un quotidiano nazionale l’inizio dell’Expo nella città di Milano. Solo due anni prima, un gigantesco sciopero generale aveva paralizzato il paese, annunciando l’intensificarsi della “lotta di classe” che avrebbe tenuto banco per tutto il secolo, o quasi. Oggi possiamo dire che in qualche modo la storia si ripete: da una parte, un nuovo Expo è in arrivo a Milano. Dall’altra, è impossibile non rendersi conto che dallo scoppio della crisi economica mondiale nel 2008, il mondo occidentale è profondamente cambiato.

Lo sviluppo della metropoli, in quanto materia del contendere, è al centro di questa complessa situazione. Allora, come adesso. Da questo punto di vista, nel nostro piccolo, noi di MilanoCittàAperta abbiamo provato in questi anni a raccontare quello che la nostra città sta vivendo, mese per mese, giorno per giorno. Il risultato, in questo ultimo numero, è una prospettiva sul tema della costruzione, dello sviluppo, del mutamento strutturale, urbanistico e ambientale di Milano.

Cantieri nati per distruggere e per ricostruire. Logiche di profitto che trasformano quartieri interi, lasciando alla sola memoria il compito di tenere vivo il passato. Fabbriche abbandonate, in bilico tra rovina e rinascita. Una città che si trasforma ogni giorno, nel bene e nel male. Un numero che serva a capire, prima di tutto. Ma anche a reagire.

Buona visione

Niccolò de Mojana

SPAZI

MILANO PORTA IL VUOTO RIEMPITO NUOVA Marco Garofalo
MILANO PORTA
IL VUOTO RIEMPITO
NUOVA
Marco Garofalo

Susanna Venisti

SQUARCI

ROVINE EX SISAS CONTEMPORANEE Daniele Pennati
ROVINE
EX SISAS
CONTEMPORANEE
Daniele Pennati

Alberto Locatelli

IN VISTA

CONTEMPORANEE Daniele Pennati Alberto Locatelli IN VISTA ISOLA UNTITLED Virgilio Carnisio NAVIGLIO, CUORE DI MILANO

ISOLA UNTITLED

Virgilio Carnisio

Daniele Pennati Alberto Locatelli IN VISTA ISOLA UNTITLED Virgilio Carnisio NAVIGLIO, CUORE DI MILANO Il Multiuniverso

NAVIGLIO, CUORE DI MILANO

Il Multiuniverso

MILANO PORTA NUOVA

MILANO PORTA NUOVA Susanna Venisti ISSUE #8 - SUMMER/2011 Via Sassetti, sede della Fondazione Catella. Vista

Susanna Venisti

ISSUE #8 - SUMMER/2011

Via Sassetti, sede della Fondazione Catella. Vista del cantiere dei Giardini di Porta Nuova (luglio 2009)

#8 - SUMMER/2011 Via Sassetti, sede della Fondazione Catella. Vista del cantiere dei Giardini di Porta
Via de Castilla verso via Confalonieri. I canieri McDonough e Boeri (marzo 2010 - dicembre

Via de Castilla verso via Confalonieri. I canieri McDonough e Boeri

(marzo 2010 - dicembre 2010)

Testimonianza fotografica della trasfigurazione estetica e strutturale della città vista attraverso l’incessante lavoro dei suoi cantieri.

Da sempre nutro un forte interesse, personale e fotografico, nei confronti dei cantieri, in quanto testimoni di qualche cosa che sta nascendo, o semplicemente rinnovando la sua veste.

Porta Nuova, dopo essere stata per decenni una zona di confine nel pieno centro della città, un vuoto nel tessuto urbano, ricomincia ora a prendere vita attraverso il lavoro dei cantieri nei quartieri di Porta Garibaldi, Isola ed ex Varesine. Giorno dopo giorno, mattone dopo mattone, questo lavoro incessante testimonia il grande cambiamento architettonico, urbanistico e culturale a cui Milano è sottoposta in questi anni.

Milano cambia e si evolve attraverso progetti internazionali, attraverso la fusione di edifici maestosi e dalle forme avveniristiche con grandi spazi verdi ed espositivi, nell’ottica di una città proiettata nel futuro che però non perda di vista la dimensione umana.

Attraverso i miei scatti ho cercato di trasmettere il punto di vista di un osservatore che vede concretizzarsi all’orizzonte qualcosa che attendeva da anni. Ho cercato di escludere dalle inquadrature la vita umana e il traffico per enfatizzare il senso di attesa che volevo comunicare. Quella stessa attesa a cui spesso sono stata obbligata prima di scattare l’immagine che avevo in mente. Per realizzare alcuni scatti ho dovuto infatti attendere il decongestionamento del traffico, per altri ho addirittura dovuto attendere i periodi dell’anno più calmi, come le assolate giornate estive o una desolata giornata di fine anno.

Ho cercato inoltre di escludere dall’inquadratura tutto ciò che ritenevo essere un elemento di distrazione per l’occhio dell’osservatore, al quale vorrei sottoporre ciò che già domani sarà diverso da come oggi appare e che è parte essenziale di questa grande metamorfosi urbana di cui siamo testimoni.

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Via de Castilla, cantiere della MM5, sullo sfondo tutti i cantieri di Porta nuova (marzo
Via de Castilla, cantiere della MM5, sullo sfondo tutti i cantieri di Porta nuova (marzo
Via de Castilla, cantiere della MM5, sullo sfondo tutti i cantieri di Porta nuova (marzo

Via de Castilla, cantiere della MM5, sullo sfondo tutti i cantieri di Porta nuova (marzo 2010).

Via Confalonieri verso via de Castilla. Il cantiere della MM5. Sulla sinistra il cantiere Lagrange, sulla destra il cantiere Pelli (marzo

2010)

Lagrange, sulla destra il cantiere Pelli (marzo 2010) Da sinistra: Via Viganò, vista dei cantieri Pelli,

Da sinistra:

Via Viganò, vista dei cantieri Pelli, Muñoz + Albin e Zucchi (marzo

2010)

Corso Como verso viale Sturzo. Il cantiere Pelli (marzo 2010)

Via Viganò. Il cantiere Piuarch (marzo 2010 - dicembre 2010) Viale Sturzo. Il cantiere Pelli

Via Viganò. Il cantiere Piuarch (marzo 2010 - dicembre 2010)

Viale Sturzo. Il cantiere Pelli (luglio 2009 - dicembre 2010)

cantiere Piuarch (marzo 2010 - dicembre 2010) Viale Sturzo. Il cantiere Pelli (luglio 2009 - dicembre
Via Melchiorre Gioia. Da sinistra il cantiere Pelli, il cantiere Grimshaw, il tunnel di Porta

Via Melchiorre Gioia. Da sinistra il cantiere Pelli, il cantiere Grimshaw, il tunnel di Porta Nuova, il cantiere dei Giardini di Porta Nuova e la nuova sede della Regione Lombardia (marzo 2010)

Nuova e la nuova sede della Regione Lombardia (marzo 2010) Via de Castilla, sede della Fondazione

Via de Castilla, sede della Fondazione Catella. Vista della nuova sede della Regione Lombardia (marzo 2010)

Viale Sturzo. Il cantiere Pelli (luglio 2009 - dicembre 2010)

Viale Sturzo. Il cantiere Pelli (luglio 2009 - dicembre 2010) Via Viganò. Il cantiere Piuarch (marzo
Viale Sturzo. Il cantiere Pelli (luglio 2009 - dicembre 2010) Via Viganò. Il cantiere Piuarch (marzo

Via Viganò. Il cantiere Piuarch (marzo 2010 - dicembre 2010)

Via de Castilla. Cantiere Lagrange e nuova sede della Regione Lombardia (agosto 2009) Via Sassetti,
Via de Castilla. Cantiere Lagrange e nuova sede della Regione Lombardia (agosto 2009) Via Sassetti,
Via de Castilla. Cantiere Lagrange e nuova sede della Regione Lombardia (agosto 2009) Via Sassetti,

Via de Castilla. Cantiere Lagrange

e nuova sede della Regione Lombardia (agosto 2009)

Via Sassetti, entrata del cantiere dei giardini di Porta Nuova (luglio

2009)

Via Melchiorre Gioia, da sinistra il Tunnel di Porta nuova, il cantiere dei giardini di Porta Nuova e

la nuova sede della Regione

Lombardia (agosto 2009)

Susanna Venisti

Susanna Venisti si avvicina alla fotografia nel 2006 sviluppando nel corso degli anni un forte interesse per l’autoritratto e per la fotografia documentarista ed urbanistica. Nel 2008 vince il concorso fotografico” EURA Milano 2008”, indetto in occasione dell’XXI Conferenza Internazionale European Urban Research Association, sul tema dell’osservazione fotografica trasversale e non ortodossa dei territori della città che cambia, che la porta ad esporre presso la facoltà di Architettura e Società del Politecnico di Milano. Sempre nel 2008 espone in occasione del MilanOpen, evento organizzato da Luca Molinari intorno al tema della trasformazione in atto nella città di Milano. Nel giugno 2009 frequenta il workshop “fotografare la città”, tenuto dal maestro Gabriele Basilico presso lo Spazio Forma a Milano. Presso la stessa scuola, nel 2008 frequenta il workshop “Self portrait. Dalle radici interiori alla visione del mondo” di Cristina Nuñez.

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Contatti:

del mondo” di Cristina Nuñez. Per saperne di più Guarda il servizio online Contatti: email sito
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IL VUOTO RIEMPITO

IL VUOTO RIEMPITO M a r c o G a r o f a l o

Marco Garofalo

ISSUE #8 - SUMMER/2011

a r c o G a r o f a l o ISSUE #8 - SUMMER/2011

Lo spiazzo erboso di fronte alla stazione Garibaldi, novembre 2006.

Lavoro di documentazione (su commissione) del mutamento di un paesaggio, di un quartiere, di un pezzo di città smontato e rimontato secondo logiche economiche.

Il lavoro fotografico di Marco Garofalo sul grande cantiere di Porta Nuova inizia nel 2007 con una commissione da parte della società Hines Italia, principale operatore del progetto, per un report completo sull’avanzamento dei lavori. Il fotografo, per sua vocazione e natura professionale, integra l’aspetto strettamente documentario richiesto dai committenti con una ricerca personale sullo stato della città di Milano e sulla vita delle persone con cui il nuovo complesso entra in relazione.

Porta Garibaldi, Varesine e Isola - quest’ultima è luogo particolarmente caro al fotografo - si trasfigurano nell’arco di pochi anni secondo un disegno che, dopo decenni di immobilità, si avvia a chiudere un grande vuoto urbano. Mentre le macchine escavatrici imprimono sulla terra i segni originari del progetto, Garofalo cerca i primi sintomi dell’imminente cambiamento: si alzano le cesate del cantiere e si tendono gli sguardi dei passanti, contesi tra aspettative e timori. Il fotografo segue gli eventi e, pur sfruttando punti di vista inediti - il piano in più di un nuovo grattacielo, una voragine appena aperta nel terreno - si mantiene concentrato sul racconto dell’uomo.

Racconto difficile e complesso, perché tutto, nell’intorno, è fatto di specchi che restituiscono forme incomplete: le vetrine dei negozi, le finestre degli appartamenti e gli occhi degli abitanti trattengono le prime, incerte sagome degli edifici, che lentamente si innalzano.

Alla ricerca di una sintesi si eleva allora anche l’obbiettivo della macchina fotografica, prima dalle vecchie torri del Centro Direzionale, poi sulle strutture stesse dei grattacieli in costruzione. Nascono in questo modo i panorami di una Milano che non è ancora, ma che progressivamente impone e moltiplica l’immagine di se stessa nei riflessi che i giganti di vetro si scambiano in un continuo baratto di luce e materia.

In basso, uomini che lavorano, che costruiscono e che osservano, in attesa che le gru vertiginose facciano un ultimo giro su se stesse e che lo sguardo possa fermarsi.

Testo di Giacomo Magistrelli

che lo sguardo possa fermarsi. Testo di Giacomo Magistrelli Prima recinzione dello spazio ex giostre Varesine,
che lo sguardo possa fermarsi. Testo di Giacomo Magistrelli Prima recinzione dello spazio ex giostre Varesine,
che lo sguardo possa fermarsi. Testo di Giacomo Magistrelli Prima recinzione dello spazio ex giostre Varesine,

Prima recinzione dello spazio ex giostre Varesine, giugno 2006.

Smontaggio Gilli

Cube, incrocio

Gioia/Liberazione,

luglio 2006.

Demolizione

Stecca degli

artigiani, Isola,

aprile 2007.

Sbancamento cantiere Varesine, gennaio 2008. Sbancamento cantiere Garibaldi, aprile 2008. www.miciap.com

Sbancamento

cantiere Varesine,

gennaio 2008.

Sbancamento

cantiere Garibaldi,

aprile 2008.

Sbancamento cantiere Varesine, gennaio 2008. Sbancamento cantiere Garibaldi, aprile 2008. www.miciap.com
Scavi piazza De Benedetti, febbraio 2007. Scavo Varesine, luglio 2008.
Scavi piazza De Benedetti,
febbraio 2007.
Scavo Varesine,
luglio 2008.
De Benedetti, febbraio 2007. Scavo Varesine, luglio 2008. Il cantiere Garibaldi sotto la neve, dicembre 2008.

Il cantiere Garibaldi sotto la neve, dicembre 2008.

2008. Il cantiere Garibaldi sotto la neve, dicembre 2008. I cantieri Isola e Garibaldi, dicembre 2009.

I cantieri Isola e Garibaldi, dicembre 2009.

Il cantiere Isola, marzo 2011.

Il cantiere Isola, marzo 2011. L’incrocio Gioia/Liberazione, febbario 2008. www.miciap.com
Il cantiere Isola, marzo 2011. L’incrocio Gioia/Liberazione, febbario 2008. www.miciap.com

L’incrocio Gioia/Liberazione, febbario 2008.

Il cantiere Garibaldi, febbraio 2010. Il cantiere Garibaldi, giugno 2010. www.miciap.com

Il cantiere Garibaldi, febbraio 2010.

Il cantiere Garibaldi, giugno 2010.

Il cantiere Garibaldi, febbraio 2010. Il cantiere Garibaldi, giugno 2010. www.miciap.com

Il cantiere Varesine, settembre 2010.

Il cantiere Garibaldi, febbraio 2011.

settembre 2010. Il cantiere Garibaldi, febbraio 2011. Marco Garofalo REPORTER, CREATIVO. Milano, 1976. Amante del
settembre 2010. Il cantiere Garibaldi, febbraio 2011. Marco Garofalo REPORTER, CREATIVO. Milano, 1976. Amante del

Marco Garofalo

REPORTER, CREATIVO. Milano, 1976. Amante del disegno e dell’illustrazione, comincia a lavorare come fotografo nel campo della moda

e della pubblicità per poi dedicarsi principalmente al reportage di viaggio.

Appassionato collezionista di storie, il suo spirito scanzonato e affabile gli permette di entrare in empatia con i suoi soggetti. Oggi lavora come fotoreporter, principalmente in ambito sociale e culturale di taglio positivo. Ha esposto in diverse mostre personali e collettive diversi progetti tra cui: “Passaggio 35”: la più grande esposizione all’aperto organizzata a Milano sulla rappresentazione della trasformazione urbana e sociale della città, “Purgatorio”: storia dell’anno calcistico della Juventus in serie B, “Kinois, ragazzi di Kinshasa”: raccolta fotografica frutto del corso di insegnamento tenuto nella capitale congolese, “Chinese dream”: reportage sulla trasformazione urbana e sociale in Cina.

È il fotografo ufficiale del progetto “Porta Nuova” (città della moda), Milano. Insegna fotografia in Italia e all’estero, presso strutture sociali.

È membro dell’agenzia fotografica LUZ.

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ROVINE CONTEMPORANEE

ROVINE CONTEMPORANEE A l b e r t o L o c a t e l

Alberto Locatelli

I cantieri in quanto luoghi di incompiutezza diventano, poeticamente e pedagogicamente, occasione di una promessa a venire.

I cantieri sono spazi poetici nel senso etimologico della parola. Vi si può fare qualcosa. La loro incompiutezza contiene una promessa.

Il progetto fotografico che qui viene presentato sfrutta

la fotografia attraverso una delle sue vocazioni più

caratterizzanti, ovvero la trasfigurazione immaginaria del reale.

Un puzzle fotografico-letterario, ispirato al rapporto di chiasmatica reversibilità tra naturale e umano, in cui può essere la natura a riconquistare spazi un tempo umani, trasformandone irrimediabilmente l’aspetto e le atmosfere.

A

sua volta, la dialettica aperta ed euristica, che regola

il

gioco di ricomposizione, permette allo spettatore di

riassemblare l’intera opera a suo piacimento, scegliendo i pezzi del proprio puzzle personale in piena autonomia tra

immagini in bianco e nero, immagini a colori, fogli bianchi

e fogli su cui, a mano, sono riportati alcuni stralci da “Le temps en ruine” (Rovine e macerie. Il senso del tempo) di Marc Augé.

Abbiamo bisogno di ritrovare il tempo per credere alla storia. Questa potrebbe essere oggi la vocazione pedagogica delle rovine.

bisogno di ritrovare il tempo per credere alla storia. Questa potrebbe essere oggi la vocazione pedagogica
Alberto Locatelli Alberto Locatelli nasce a Milano nel 1982. Si diploma nel 2006 in “Tecniche

Alberto Locatelli

Alberto Locatelli nasce a Milano nel 1982. Si diploma nel 2006 in “Tecniche e linguaggi della fotografia” presso il Centro di Formazione Professionale Riccardo Bauer, esponendo come lavoro finale il progetto fotografico-letterario Rovine Contemporanee. Nel settembre 2008 si presenta nel quadro del festival comasco Parolario con la bipersonale Crisalide. Narrazioni fotografiche della città invisibile. Tentando di coniugare inclinazione filosofica e attitudine fotografica, nel 2009 si laurea in Estetica alla Statale di Milano con una tesi dal titolo Il fotografico tra reale e immaginario.

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EX SISAS

EX SISAS D a n i e l e P e n n a t i

Daniele Pennati

Tra la speranza di una nuova vita e il baratro del disastro ambientale, l’ex polo chimico SISAS si offre all’obbiettivo fotografico nel suo desolante e inquietante abbandono.

Entro nella sede ormai abbandonata dell’industria chimica Sisas di Pioltello-Rodano all’inizio della primavera 2006. è una giornata piovosa e ancora fredda con un cielo grigio ed opprimente come solo il milanese sa offrire. Sapere di star camminando all’interno di uno dei siti più inquinati (e a maggior rischio di disastro ambientale) d’Europa fa uno strano effetto

Nel 2006 ancora poco si sapeva dei destini di quest’area tranne che, ormai già da due anni, pendeva sulla Regione Lombardia una maximulta europea pari a 22.000 euro giornalieri per tutto il tempo che sarebbe trascorso prima

della bonifica. Nel 2007 viene stipulato un accordo di programma tra Regione, Stato e Comuni di Pioltello e Rodano con il Gruppo Zunino per la bonifica e

riconversione dell’area (sì

alla bonifica e riconversione dell’area Santa Giulia Rogoredo-Montecity). A fronte

della bonifica, il gruppo ottiene la proprietà dell’area (per soli 4 milioni di euro)

e la possibilità di edificare un centro commerciale di 100.000 metri quadri e

140.000 metri quadri di terziario. A seguito delle vicende giudiziarie legate al progetto Santa Giulia nel 2009 il gruppo si ritira unilateralmente dall’accordo dopo aver bonificato solamente una delle tre discariche. Tuttavia esso resta

proprietario dell’area che, grazie ad un nuovo appalto del 2010, viene bonificata

a spese dello stato e della regione.

lo stesso gruppo dello scandalo giudiziario legato

Non è certo attraverso la fotografia che è possibile raccontare questa brutta storia di favori e concessioni paralegali che coinvolgono i vari protagonisti (amministratori regionali in primis). Con queste immagini si può solo tentare

di

costruire una piccola scatola della memoria per preservare ciò che è stato

e

che presto non sarà più

con la speranza che il futuro ancora nebuloso

dell’ex Sisas possa far si che non si arrivi alla costruzione dell’ennesimo centro commerciale, ma (come auspicato dalle amministrazioni comunali coinvolte)

al rilancio del “polo chimico” e di nuove realtà imprenditoriali in un’ottica

d’eccellenza scientifica, compatibilità ambientale e sviluppo sostenibile.

nuove realtà imprenditoriali in un’ottica d’eccellenza scientifica, compatibilità ambientale e sviluppo sostenibile.
Daniele Pennati Daniele Pennati nasce a Milano nel 1982. È appassionato di fotografia e di

Daniele Pennati

Daniele Pennati nasce a Milano nel 1982. È appassionato

di fotografia e di stampa in camera oscura fin da bambino.

Durante gli anni di studio universitario, alla formazione

in pianificazione territoriale si è affiancata una profonda

riflessione sulla fotografia come strumento di indagine ed interpretazione del territorio. Attualmente continua il suo

percorso partecipando al Dottorato in Urbanistica presso

lo IUAV a Venezia e collabora come assistente e ricercatore

presso il Politecnico di Milano.

Per saperne di più

Per approfondire la brutta storia dell’area ex Sisas a Pioltello-Rodano vi consiglio di leggere i seguenti articoli:

- La ricostruzione di tutta la questione lecita e illecita della bonifica al 7/11/10 [link]

- Le perplessità ed i timori di GreenPeace sulla bonifica lampo conclusa nel maggio 2011 [link]

gli articoli usciti su La Repubblica:

- 3/1/09 Pioletllo la morte nascosta sotto la fabbrica [link]

- 28/10/10 - Discariche dei veleni a Pioltello l’Ue mette sotto processo l’Italia [link]

- 6/3/11 - I veleni della Sisas smaltiti in discariche non

autorizzate [link]

- 29/3/11 - Una bonifica sprint per i veleni Sisas [link]

- L’archivio completo [link]

e la storia dell’industria e del processo di bonifica scritta dal Comune di Pioltello [link] Guarda il servizio online

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ISOLA UNTITLED

ISOLA UNTITLED Virgilio Carnisio ISSUE #8 - SUMMER/2011 Campo giochi 254, via Borsieri 4, 15 aprile

Virgilio Carnisio

ISSUE #8 - SUMMER/2011

Campo giochi 254, via Borsieri 4, 15 aprile 1978.

ISOLA UNTITLED Virgilio Carnisio ISSUE #8 - SUMMER/2011 Campo giochi 254, via Borsieri 4, 15 aprile

Il passato non torna. Eccetto che nella memoria di chi ricorda, con o senza rimpianti, ciò che del quartiere Isola era un tempo e che oggi non è più.

Milano, come ogni realtà, cambia. Difficile capire dove porteranno i cambiamenti, più facile ricordare e razionalizzare il passato che ormai fa parte dei ricordi. Virgilio Carnisio non cade nel tranello della nostalgia. Accende il suo sguardo critico, punta il suo obiettivo sulla realtà e il risultato è sempre un’immagine lineare, ben composta, in cui ogni elemento contribuisce all’equilibrio generale. Sempre attento alla realtà sociale, in questo suo recente lavoro ancora lontano dall’essere concluso, Carnisio si avvicina al quartiere Isola per vederne il cambiamento. Non si sofferma sugli scorci, le vie, i cortili che hanno subìto i più vistosi cambiamenti. Mentre scatta, al contrario, la sua mente torna idealmente a ripensare quei luoghi negli anni passati. Questo lavoro nasce proprio da questo accostamento psicologico. è stato possibile realizzarlo perché il fotografo ha voluto utilizzare sia le sue immagini d’archivio degli anni settanta sia gli scatti più recenti. Ci sono case inghiottite dalla speculazione, edifici caratteristici diventati anonimi come anche begli esempi di recupero edilizio o di restauro conservativo. Il lavoro di Virgilio Carnisio resta in equilibrio fra il reportage sociale e l’immagine urbanistica ma, al di là di ogni definizione possibile, è soprattutto una guida per osservare con attenzione la realtà, uno stimolo per tenere l’attenzione vigile, un invito a partecipare da protagonisti ai cambiamenti della città, senza limitarsi ad osservare che l’Isola non è più quella di una volta. Perchè il passato non torna ma il futuro lo possiamo ancora costruire.

Testo di Roberto Mutti

Via Borsieri 4, 16 maggio 2008.

Testo di Roberto Mutti Via Borsieri 4, 16 maggio 2008. Da sinistra Via Borsieri 14, 29

Da sinistra Via Borsieri 14, 29 marzo 1969. Via Borsieri 14, 11 settembre 2008.

4, 16 maggio 2008. Da sinistra Via Borsieri 14, 29 marzo 1969. Via Borsieri 14, 11
4, 16 maggio 2008. Da sinistra Via Borsieri 14, 29 marzo 1969. Via Borsieri 14, 11

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Tra via De Castillia e via Confalonieri, 15 aprile 1978. Tra via De Castillia e

Tra via De Castillia e via Confalonieri, 15 aprile 1978.

Tra via De Castillia e via Confalonieri, 15 aprile 1978. Tra via De Castillia e via

Tra via De Castillia e via Confalonieri, 1 luglio 2001.

Via Borsieri 14, 9 aprile 2008. Via Borsieri 12, 29 marzo 1969. www.miciap.com

Via Borsieri 14, 9 aprile 2008.

Via Borsieri 12, 29 marzo 1969.

Via Borsieri 14, 9 aprile 2008. Via Borsieri 12, 29 marzo 1969. www.miciap.com

Via Borsieri 14, 29 marzo 1969.

Via Borsieri 14, 29 marzo 1969. Via Confalonieri 3 (ex via Borsieri 14), 17 marzo 2008.
Via Borsieri 14, 29 marzo 1969. Via Confalonieri 3 (ex via Borsieri 14), 17 marzo 2008.

Via Confalonieri 3 (ex via Borsieri 14), 17 marzo 2008.

Piazza Freud, 26 marzo 1978. Tunnel “Porta Nuova” tra piazza Freud e via Melchiorre Gioia,

Piazza Freud, 26 marzo 1978.

Piazza Freud, 26 marzo 1978. Tunnel “Porta Nuova” tra piazza Freud e via Melchiorre Gioia, 17

Tunnel “Porta Nuova” tra piazza Freud e via Melchiorre Gioia, 17 luglio 2009.

Cavalcavia Bussa da via Pepe, gennaio 1962. Cavalcavia Bussa da via Pepe, 9 aprile 2008.
Cavalcavia Bussa da via Pepe, gennaio 1962. Cavalcavia Bussa da via Pepe, 9 aprile 2008.
Cavalcavia Bussa da via Pepe, gennaio 1962. Cavalcavia Bussa da via Pepe, 9 aprile 2008.

Cavalcavia Bussa da via Pepe, gennaio 1962.

Cavalcavia Bussa da via Pepe, 9 aprile 2008.

Cavalcavia Bussa,

gennaio 1962.

Virgilio Carnisio

Virgilio Carnisio (Milano, 1938) si avvicina al mondo fotografico nel 1961-62 frequentando l’Enalc (Ente Nazionale Addestramento Lavoratori Commercio), partecipando a un corso di fotografia pubblicitaria. Dal 1968 inizia un lavoro di documentazione sulla vecchia Milano che scompare. Da allora affina sempre più la sua ricerca, finalizzando il proprio linguaggio espressivo e rivolgendo il suo interesse principalmente al classico reportage in bianconero, con una marcata impostazione di tipo sociale che, anche quando si rivolge al passato, lo fa senza rimpianti né retorica. Autore capace di porre sullo stesso piano l’impegno professionale e la passione pura, collabora attivamente con giornali e riviste, espone in numerose mostre collettive e personali e partecipa con i suoi scatti a collezioni pubbliche e private. Ha pubblicato per diverse case editrici per un totale di 25 fotolibri.

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NAVIGLIO, CUORE DI MILANO

NAVIGLIO, CUORE DI MILANO Il Multiverso ISSUE #8 - SUMMER/2011 La Milano “città dell’acqua” rivive in

Il Multiverso

ISSUE #8 - SUMMER/2011

La Milano “città dell’acqua” rivive in queste immagini allo stesso tempo surreali e storiche. Non tanto per ricordare il passato, quanto per auspicare un futuro ancora possibile.

Milano città fluida. I suoi abitanti dinamici e indaffarati, a volte un po’ distratti. Milano città europea, con cittadini di ogni colore. Milano con il proprio dialetto e le sue tante lingue. Milano che vuole parlare.

Come una radiografia, questa sequenza fotografica scruta a fondo e ascolta il cuore pulsante d’acqua della città, in equilibrio tra modernità post-industriale e arte, tra nuove prospettive e antichità, alla ricerca di un accordo aureo tra il cittadino e l’ambiente in cui vive.

Questa selezione di immagini in bianco e nero è nata da una rielaborazione digitale di fotografie scattate lungo la Cerchia dei Navigli a distanza di circa un secolo le une dalle altre. Accostano e confondono immagini di inizio ‘900 a scorci dell’odierna metropoli e mostrano l’inestimabile valore storico, architettonico, estetico ed etico che il Naviglio convoglia verso il cuore della città. La rielaborazione dà corpo a strade e piazze per scovare il futuro di Milano tra i flutti del suo passato.

Testo di Fabrizio Mele.

Via S. Marco e sullo sfondo il Ponte tra via Montebello e via Balzan

tra i flutti del suo passato. Testo di Fabrizio Mele. Via S. Marco e sullo sfondo
Vista della Conca dell’Incoronata e sullo sfondo il Ponte dei Bastioni di Porta Nuova visto

Vista della Conca dell’Incoronata e sullo sfondo il Ponte dei Bastioni di Porta Nuova visto da via S. Marco

il Ponte dei Bastioni di Porta Nuova visto da via S. Marco Da sinistra Conca dell’Incoronata
il Ponte dei Bastioni di Porta Nuova visto da via S. Marco Da sinistra Conca dell’Incoronata

Da sinistra

Conca dell’Incoronata vista da S. Marco

Vista laghetto di via S. Marco (particolare del ponte tra via Mombello e via Balzan)

Da sinistra

Vista del laghetto di via S. Marco (particolare imbarcazione)

Vista del laghetto di via S. Marco (particolare conca)

Panoramica del laghetto di via S. Marco

Vista del laghetto di via S. Marco (particolare conca) Panoramica del laghetto di via S. Marco
Vista del laghetto di via S. Marco (particolare conca) Panoramica del laghetto di via S. Marco
Vista del laghetto di via S. Marco (particolare conca) Panoramica del laghetto di via S. Marco
Il Naviglio curva in via Fatebenefratelli Via Fatebenefratelli vista da Piazza Cavour e sullo sfondo

Il Naviglio curva in via Fatebenefratelli

Il Naviglio curva in via Fatebenefratelli Via Fatebenefratelli vista da Piazza Cavour e sullo sfondo la

Via Fatebenefratelli vista da Piazza Cavour e sullo sfondo la chiesa di S. Marco

Via Molino delle Armi e sullo sfondo la chiesa di S. Maria alla Vittoria

Via Molino delle Armi e sullo sfondo la chiesa di S. Maria alla Vittoria Via Senato
Via Molino delle Armi e sullo sfondo la chiesa di S. Maria alla Vittoria Via Senato

Via Senato (particolare conca)

Via De Amicis e sullo sfondo la chiesa di S. Maria alla vittoria Via De

Via De Amicis e sullo sfondo la chiesa di S. Maria alla vittoria

De Amicis e sullo sfondo la chiesa di S. Maria alla vittoria Via De Amicis vista

Via De Amicis vista da Piazza della Resistenza Partigiana

Via Santa Sofia, sullo sfondo il Ponte di porta Romana e il tram 16 Via
Via Santa Sofia, sullo sfondo il Ponte di porta Romana e il tram 16 Via
Via Santa Sofia, sullo sfondo il Ponte di porta Romana e il tram 16 Via

Via Santa Sofia, sullo sfondo il Ponte di porta Romana e il tram 16

Via Francesco Sforza e sullo sfondo il Ponte di Porta Romana

Via Francesco Sforza e sullo sfondo il ponte della “Ca’ Granda”

Il Multiverso

L’associazione Il Multiverso nasce il 15 Dicembre del 2009 con l’intento di diffondere la cultura

in tutte le sue implicazioni sia filosofiche che pratiche, facilitando così lo scambio culturale tra

individui, e per promuovere politiche di tutela ambientale attraverso lo sviluppo sostenibile del territorio e della persona. Si configura come uno spazio di confronto e di creazione per assolvere alla funzione sociale di maturazione e crescita umana e civile attraverso l’educazione permanente

e la conoscenza.

Per saperne di più

Tecnica e procedura, Fabio Buoso Dopo aver raccolto alcune foto raffiguranti scorci della Milano della prima metà del ‘900 (le immagini originali sono prese dal libro “Milano. C’era una volta il Naviglio” di Erica De Ponti, casa editrice Carte Scoperte) sono stati effettuati degli scatti nei medesimi luoghi avendo cura di mantenere inalterate le proporzioni originali applicando, dove possibile, la stessa lunghezza focale. In seguito, utilizzando un programma di fotoritocco, le foto sono state portate alla stessa

risoluzione e posizionate su due livelli differenti, nel livello superiore la foto appena realizzata

e in quello inferiore la foto d’epoca. Con l’aiuto delle linee guida abbiamo allineato gli edifici di

quest’ultima con quelli presenti ancora oggi nella prima. Ridimensionando e distorcendo le foto quindi siamo riusciti a rispettate tutte le proporzioni originali. A questo punto è stata applicata una maschera al livello superiore tramite la quale sono state “cancellate” le parti della foto nuova, facendo così riaffiorare quella vecchia. Abbiamo scelto di utilizzare la maschera di livello perché agisce in maniera “non distruttiva” sulla foto stessa e quindi è stato possibile provare diverse soluzioni ed accostamenti. Trovato l’accostamento più suggestivo, abbiamo “cancellato” le parti della foto odierna per fondere al meglio i due scatti. E’ stato necessario convertire in bianco e nero la foto nuova utilizzando un miscelatore canale, il quale permette di agire sui singoli canali RGB ottenendo un bianco e nero più vicino possibile a quello del vecchio scatto. Restava la differenza di grana tra i due scatti per attenuare la quale abbiamo isolato una piccola sezione della foto d’epoca e ne abbiamo creato un pattern, applicato poi alla foto nuova. Copiando una porzione a tinta unita dell’immagine, che quindi conterrà solo la grana della foto, creiamo il pattern e lo applichiamo in trasparenza dando così la stessa grana anche alla foto nuova. Infine è stato effettuato un ultimo ritocco ai livelli di colore sull’intera foto per accentuarne la profondità.

Visita le seguenti pagine relative alle iniziative dell’associazione e al destino dei navigli di Milano.

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MilanoCittàAperta è un progetto aperto a chiunque desideri collaborare. La logica editoriale prevede circa 12 immagini per servizio, ma consigliamo di spedirne anche di più (20-30), affinché la redazione sia in grado di formarsi un’idea più precisa del lavoro e di operare

una selezione migliore. I file devono rispettare i seguenti parametri: orizzontale max 800px, verticale max 533px.

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