Sei sulla pagina 1di 34

CARCATERRA - LA LOGICA Sezione A Nozioni generali 1)I compiti della logica Logica: teoria del ragionamento.

. Ragionamento: momento costitutivo della scienza giuridica, pi che di altri ambiti disciplinari, perch: 1) le fonti della scienza sono l'osservazione e il ragionamento, ma nella scienza giuridica osservazione ed esperimento hanno funzione secondaria, svolge un ruolo nell'accertamento dei fatti del processo ma non compiuta dai giuristi. Questi ultimi ovviamente, nel processo, devono tener conto dei fatti in questione, ma ragionano a partire da fatti direttamente osservati da altri e dai risultati di esperimenti compiuti da tecnici. LO STRUMENTO DEI GIURISTI E' essenzialmente il RAGIONAMENTO. 2) Per il giurista ragionare non solo una necessit imposta dalla natura della sua attivit, ma anche un dovere imposto dalla legge. Nel nostro e in altri ordinamenti la stessa legge che esige il ragionamento e lo sottopone a controllo. Lo esige, per esempio, quando chiede che la sentenza sia motivata, ossia ragionata e lo sottopone a controllo quando riconosce il compito alle giurisdizioni e anche a quella di pura legittimit il compito di controllare la logicit delle sentenze. La conoscenza della teoria logica migliora le nostre prestazioni argomentative: ci rende pi accorti nella difesa delle nostre tesi e pi efficaci nell'attacco delle tesi avversarie. L'applicazione della logica al diritto presuppone una preliminare conoscenza della logica generale. Ragionamento: forma pi alta e articolata del pensiero, perch non si limita ad affermare una tesi, ma ne cerca e ne offre le ragioni di credibilit (ragionare=cercare fondamenti). Procedimento mentale con il quale si adducono ragioni a sostegno di una qualche tesi. Struttura di un ragionamento: insieme di elementi essenziali che lo costituiscono 1) tesi: che il ragionamento vuole sostenere; tecnicamente detta conclusione. 2) ragioni: proposizioni addotte a sostegno della tesi; tecnicamente dette premesse. 3) relazione: che si assume esista tra tesi e ragioni; detta nesso di consequenzialit. Argomento: premettiamo che un ragionamento pu essere del tutto tacito, l'argomento un ragionamento espresso linguisticamente. Un argomento considerato nella forma in cui di fatto formulato designato come argomento testuale. Compiti della logica: essa cerca di rispondere a due domande: 1) Dato un ragionamento quale la sua struttura? 2) Data la sua struttura, esso un buon ragionamento? La serie di operazioni con cui si risponde alla prima domanda denominata analisi strutturale, la serie di operazioni con cui si risponde alla secondo denominata valutazione, ci interesser soprattutto quella strutturale. ANALISI STRUTTURALE Essa importante perch scopre la struttura del ragionamento, esso espresso in un argomento testuale e quest'ultimo spesso nasconde la reale struttura del ragionamento che ci sta sotto. La nasconde perch, per inconsapevolezza o sciatteria di espressione, per motivi di comunicazione, di concisione, eleganza, efficacia di discorso, L'ARGOMENTO TESTUALE NON DICE CON ORDINE, TUTTO, SOLO ed UNIVOCAMENTE quelle che dovrebbe dire o intende. Infatti spesso, fermandoci all'aspetto testuale dell'argomento, non siamo in grado di coglierne la sostanza: allora dobbiamo svelare questa sostanza, dobbiamo esplicitare, ricostruire, tradurre

l'argomento in una forma capace di mostrare con maggiore ORDINE, COMPLETEZZA ESSENZIALITA' e UNIVOCITA' l'implicita struttura di ci che stato detto testualmente. Per fare ci vi sono una serie di operazioni: 1) poich l'argomento testuale non ordinato occorre, innanzitutto, individuare la tesi finale alla quale mira l'intero apparato argomentativo e, in vista di essa, ricostruire l'ordine logico dei collegamenti fra tesi e ragioni e fra i vari argomenti tra loro connessi. 2) l'argomento testuale non dice tutto quello che nel ragionamento implicito: va aggiunto ci che nell'argomento testuale rimasto sottaciuto (premesse, passaggi 3) l'argomento testuale dice pi di quanto sia essenziale: occorre sfoltire il testo eliminando le ridondanze, tutto ci che solo emotivo, enfatico, ripetitivo o incidentale. 4) ci che dice l'argomento testuale non sempre univoco: vanno sostituite le espressioni non univoche con quelle univoche, si devo disambiguare le espressioni polisemiche, riconoscere l'identit di significato delle espressioni sinonimiche, restituire il senso reale alle espressioni retoriche. Nella forma testuale l'argomento considerato a un livello superficiale, per quello che scopertamente e verbalmente dice; nella forma in cui viene ricostruito l'argomento considerato al livello profondo, per quello che dice in sostanza; l'argomento esplicitato detto argomento ricostruito. L'analisi strutturale il lavoro di passaggio dall'argomento testuale all'argomento ricostruito.
Questo lavoro di analisi e ricostruzione non si compie solo con riguardo agli argomenti, ma anche con riguardo a espressioni testuali pi elementari tipo enunciati legislativi. In tutti i casi nella ricostruzione si tratta di applicazioni del principio di esprimibilit di Searle.
logici, conclusioni) entitemi: nella terminologia classica, argomenti testuali mancanti di premesse o conclusioni.

Ma va precisato che non sempre necessaria una ricostruzione strutturale completa e qualche volta l'analisi superflua perch la struttura argomentativa gi manifesta nell'argomento testuale. Inoltre l'argomento ricostruito spesso pesante, goffo, artificio, dunque privo delle qualit della buona comunicazione. Perci non destinato a sostituire l'argomento testuale che alle necessit della comunicazione tende ad adeguarsi. Continuiamo a parlare il linguaggio abituale, non dobbiamo parlare quello dell'argomento ricostruito. L'argomento ricostruito ha un triplice fine: ermeneutico: ci permette di comprendere pi profondamente gli argomenti strategico: ci permette di difendere meglio i nostri argomenti e di attaccare pi efficacemente quelli altrui critico: l'argomento ricostruito strutturalmente il presup indisp per valutare gli argomenti

VALUTAZIONE STRUTTURALE Secondo compito della logica, compito finale pi importante rispetto al quale l'analisi strutturale la fase preparatoria. Un argomento pu essere valutato come buono o cattivo, dotato di pregi o vizi, ma quella valutazione pu essere fatta con criteri diversi: il livello testuale, con le sue esigenze di comunicazione, comporta certi criteri, mentre il livello strutturale, con le sue, ne comporta altri. Alcuni pregi o vizi di un argomento riguardano il modo in cui espresso l'argomento testuale: pregi o vizi di comunicazione. Altri pregi o vizi riguardano invece la struttura dell'argomento esplicitata nell'argomento ricostruito: pregi o vizi strutturali. Un argomento ha pregi di comunicazione se espresso in modo da soddisfare le

esigenze della comunicazione (coinciso, elegante, efficace, accessibile e accettabile dall'uditorio), invece ha vizi di comunicazione se, in relazione ai criteri della buona comunicazione, espresso in modo inadeguato (prolisso, sciatto, noioso, incapace di
catturare consenso e attenzione dell'uditorio).

E' importante che nella sua forma testuale, che quella destinata ad esprimersi di fatto, l'argomentazione possegga tutte le virt della buona comunicazione. Quelle che la retorica classica diceva virtutes elocutionis. E' dunque raccomandabile al giurista un uso, anche se sobrio, della retorica in quanto ars bene dicendi. Ma, almeno sul terreno della valutazione giuridica, i pregi e i vizi di comunicazione influenzano s la disposizione a valutare, ma poi non sono essi oggetti del valutare. Ufficialmente gli argomenti non vengono apprezzati o squalificati per lo stile del testo e le loro qualit retoriche, ma sono giudicati verificando se, esaminati nella loro sostanza e quindi nei loro elementi strutturali, essi siano idonei o no a sostenere certe tesi. Ci che conta ai fini della valutazione giuridica dell'argomento non il suo tenore testuale ma la sua esplicitazione strutturale: sotto questo punto di vista, un argomento testuale sta o cade a seconda che stia in piedi o cada l'argomento stesso ricostruito nella sua struttura. LA VALUTAZIONE ESSENZIALE DELL'ARGOMENTAZIONE GIURIDICA DUNQUE LA VALUTAZIONE STRUTTURALE, e dunque siamo alla seconda domanda. La sua risposta, trattandosi di una valutazione strutturale, dipende dal valore che si pu riconoscere ai vari elementi della struttura: della tesi, delle premesse e del nesso di consequenzialit. 2) Strutture generali degli argomenti Singolo argomento: Un argomento un ragionamento espresso linguisticamente, che nel suo tenore testuale pu presentarsi nelle forme pi varie, ma che pu essere ricostruito, esplicitato e tradotto in una forma strutturata standard generale di questo tipo:
A B : ragioni di sostegno: premesse __ (dunque) nesso di consequenzialit tra premesse e conclusione
segue che)

(si pu dire anche perci, ne

Z : tesi che vogliamo sostenere: conclusione

Premesse, conclusione e nesso di consequenzialit sono gli elementi costitutivi della struttura generale di ogni singolo argomento. Es: sillogismo di Socrate: tutti gli uomini
sono mortali (A), Socrate un uomo (B), dunque Socrate mortale (Z) o chi causa un danno ingiusto obbligato a risarcirlo (A), il convenuto ha causato un danno ingiusto (B), dunque il convenuto obbligato al risarcimento (Z).

Le premesse possono essere due, ma anche una sola o pi di due. Lettura derivativa: quando il ragionamento letto partendo dalle premesse e giungendo attraverso il dunque alla conclusione. Se lo leggiamo a rovescio, patendo dalla conclusione e appellandoci, con un perch (o dato che o infatti), alle premesse che la giustificano, allora avremmo la lettura giustificativa. Dunque una giustificazione non che un derivazione letta a rovescio. La sostanza dell'argomento rimane la stessa. Disolito gli argomenti non si presentano da soli,ma sono correlati tra loro:composti/ contrapposti
ARGOMENTI COMPOSTI:

La loro funzione quella di rafforzarsi tra loro. Ve ne sono vari, i principali sono: argomenti composti a cascata: due argomenti lo sono se la conclusione di uno costituisce una delle premesse dell'altro.
C D __

A B __ Z

A la conclusione dell'argomento pi alto e al tempo stesso una premessa di quello pi basso. La funzione dell'argomento superiore quella di giustificare o rafforzare una premessa dubbia o debole dell'argomento inferiore. La cascata pu essere composta anche da pi di due argomenti. L'argomentazione a cascata assai frequente e praticamente sempre presente nel processo, perch il fatto dedotto in giudizio, la cui verit insieme alla norma premessa del dispositivo finale, deve sempre a sua volta essere provata e cio diventare conclusione di un argomento probatorio. Argomenti composti convergenti: lo sono due o pi argomenti che hanno premesse indipendenti fra loro ma insistono sulla stessa conclusione. Anche la loro funzione rafforzare la conclusione facendo convergere su di essa il peso di diversi argomenti. Le premesse degli argomenti devono, ovviamente, essere indipendenti, senn non avremmo pi due argomenti ma uno solo. A B __ Z
ARGOMENTI CONTRAPPOSTI:

C D __

Sono argomenti che attaccano, confutano gli argomenti avversari. La confutazione la negazione del valore di qualcuno degli elementi costitutivi dell'argomento avversario: l'attacco si pu portare perci alle premesse al nesso di consequenzialit o alla conclusione stessa. attacco ad una premessa: caso pi frequente e meno complesso, si nega la verit di una premessa. Talvolta la premessa pu anche non essere esplicita nell'argomento testuale e dunque si rivela l'utilit dell'analisi e della ricostruzione strutturale.
C D __ non A B __ Z

attacco al nesso di consequenzialit: consiste nel mostrare che esso non sussiste o che debole, negare che le premesse sostengano sufficientemente la conclusione. C A D B __ non __ Z L'attacco al nesso denuncia il pi grave dei vizi strutturali dell'argomentazione perch di questa il nesso di consequenzialit l'elemento pi strettamente logico

attacco diretto alla conclusione: si costruisce un argomento la cui conclusione la negazione della conclusione dell'altra parte.
C D __ non A B Z

__

Questo un genere di confutazione che ha condizioni non semplici. L'argomento che attacca la conclusione avversaria deve essere in s plausibile, ma ci non basta: deve essere pi plausibile dell'argomento avversario. A meno che questa superiorit sia immediatamente evidente, l'argomento di attacco resta incompleto senza un'ulteriore argomentazione intesa a mostrare contestualmente la sua maggiore forza rispetto all'argomento attaccato.
Qualche volta si danno attacchi alternativi: es: si cerca di dimostrare che l'argomento avversario non regge perch o falsa la premessa oppure, se vera, allora il nesso che insussistente.

L'efficacia dialettica di questi tre attacchi: se attacchiamo direttamente la conclusione avversaria abbiamo dimostrato che la conclusione avversaria falsa e crolla l'intero suo argomento di sostegno. Se invece attacchiamo le premesse avversarie (provando che sono false) o il nesso di consequenzialit (provando che insussistente) non abbiamo con ci provato che la conclusione falsa: abbiamo solo distrutto o indebolito i suoi attuali elementi di sostegno, diciamo che essa non provato. 3)Il valore degli argomenti Poich si tratta di valutare un argomento in base alla sua struttura, la sua forza dipende dal valore degli elementi costitutivi della sua struttura: cio dalla verit delle premesse, dalla verit della conclusione e dalla sussistenza del nesso di consequenzialit. Ma, data la verit delle premesse e la sussistenza del nesso, la verit della conclusione ne segue, perci gli elementi costitutivi da cui dipende la forza di un argomento si riducono ai primi due. Per stabilire la forza di un argomento, per decidere se un buon argomento, dobbiamo rivolgerci due domande: 1) sono vere le premesse? 2) sussiste il nesso di consequenzialit?. Queste due domande sono indipendenti tra loro. Il nesso di consequenzialit, espresso dal dunque, corrisponde ad un condizionale del tipo se-allora, in un argomento il nesso sussiste nel senso che vero questo condizionale. Quando si dice che un condizionale vero non si dice n che vera la protasi n che vera l'apodosi, ma solo che vero il se-allora, la loro connessione (se commetterai un reato allora verrai arrestato). Quando si sia stabilita la sussistenza del nesso non si ancora stabilita la verit delle premesse o della conclusione. Pu accadere che in un argomento le premesse siano vere ma non sussista il nesso di consequenzialit (argomento sconnesso : tutti gli uomini sono mortali, Socrate un uomo, dunque Socrate un filosofo)o viceversa (tutti i re hanno la barba di rame, io sono un re, dunque io ho
la barba di rame).

Gli avversari della logica hanno teorizza l'irrilevanza del problema del nesso di consequenzialit visto che in forma consequenziale si possono dire delle sciocchezze. Questo vero (vedi esempio barba di rame), ma ci significa che la sussistenza del nesso di consequenzialit non sufficiente per un buon argomento, ma non significa che la correttezza del nesso non neppure necessaria per condurre un ragionamento sensato. Senza di esso si direbbero comunque cose stolte (vedi es. Socrate filosofo). E' necessario distinguere il problema della verit delle premesse (e della conclusione) e il problema della sussistenza del nesso di consequenzialit. Cose diverse ma ugualmente importanti per evitare affermazioni false o stolte. Questa distinzione spesso si ignora, invece rilevante per diverse ragioni: ragioni di competenza epistemologica: l'accertamento della verit della conclusione e delle premesse di un'argomentazione spetta all'ambito particolare di conoscenza a seconda della natura delle proposizioni in campo. In un certo

senso, invece, tutte le discipline sono competenti a conoscere se e in che misura sussistono i nessi di consequenzialit. Raccogliendo a fattor comune questo strumento presente in tutti i tipi di discorso lo si fa oggetto di una disciplina a s: QUESTA DISCIPLINA AUTONOMA CHE HA PER OGGETTO I NESSI DI CONSEQUENZIALITA' E' LA LOGICA IN SENSO STRETTO. ragioni di strategia argomentativa: il fatto che non si sia consapevoli della distinzione fra i due generi di problemi ha come conseguenza che, nel costruire un proprio argomento o nel confutarne uno avversario, non si tenga presente che sono necessari e possibili DUE diversi tipi di controllo. Spesso il problema, pi sofisticato, della sussistenza del nesso di consequenzialit viene ignorato e si portati ad affrontare esclusivamente il problema, pi immediato, della verit delle premesse e della conclusione. Ci giustificato quando il nesso non richiama la nostra attenzione perch sussiste in modo ovvio. In genere diventiamo consapevoli del problema del nesso quando esso vistosamente scorretto. ragione giuridica: dinanzi alla Corte di Cassazione, delle sentenze del giudice non si possono di principio denunciare vizi che riguardino la verit o falsit di proposizioni relative a fatti: ma in base a art. 360 c.p.c. E 606 c.p.p. possibile rilevare i vizi logici, la contraddittoriet e la mancanza o insufficienza della motivazione, che vuol dire mancanza o insufficienza di un nesso di consequenzialit.

La forza di un argomento dipende dal valore, ossia dalla verit, delle premesse e dal valore, ossia dalla sussistenza, del nesso di consequenzialit. Possiamo essere pi precisi perch la verit delle premesse e la sussistenza del nesso sono suscettibili di gradazione, possono essere dotati di certezza o di maggiore o minore probabilit. Nella logica deduttiva, quella a due soli valori, non c' ragione di operare questa distinzione: le premesse si assumono o come certamente vere o come certamente false, analogamente il nesso o sussiste con certezza o non sussiste affatto. Eppure nell'argomentare scientifico e in quello comune si parla spesso di proposizioni che sono probabili in un certo grado e nessi pi o meno probabili: il linguaggio della probabilit e della logica induttiva che qui intervengono aggiungendosi al linguaggio bivalente e alla logica deduttiva. Il linguaggio della probabilit presente nelle scienze empiriche ma anche nel linguaggio ordinario e nella stessa scienza giuridica (quando essa affronta questioni di fatto). Vi tuttavia una differenza: il linguaggio delle scienze empiriche esprime i gradi di frequenza e i gradi di probabilit dei fatti in precisi termini quantitativi: leggi statistiche: nell' n% dei casi accade che leggi probabilistiche: all' n% dei casi probabile che il linguaggio ordinario, invece, esprime i gradi di frequenza e di probabilit dei fatti in termini qualitativi e pi sommari per la frequenza: c.d. massime di comune esperienza: raramente, generalmente, frequentemente, per lo pi accade questo per probabilit: improbabile, piuttosto probabile, altamente probabile che accada Le espressioni di frequenza e le espressioni probabilistiche sono in relazione fra loro, in quanto da un enunciato di frequenza seguono enunciati di probabilit (es: dato che nel
99% dei casi due impronte digitali che si corrispondo appartengono alla stessa persona, possiamo dire che probabile al 99% se l'impronta digitale trovata sull'arma del delitto corrisponde a quella dell'imputato allora l'imputato ha impugnato quell'arma).

Si cercato di mettere in corrispondenza il linguaggio del senso comune con quello della scienza. In realt possibile una traduzione approssimativa del linguaggio qualitativo in quello numerico. Infatti le espressioni statistiche o probabilistiche qualitative sono da dire pi propriamente espressioni quantitative implicite pure se

vaghe; e lo stesso senso comune quando si esprime con locuzione qualitative ha in mente una qualche, sia pur vaga, corrispondenza numerica. VALORE DELLE PREMESSE: certezza e probabilit Le premesse, e pi in generale le proposizioni (compresa la conclusione) che figurano in un'argomentazione possono essere CERTE o SOLO PROBABILI IN MAGGIORE O MINOR GRADO. Entrambi questi tipi di proposizioni sono utilizzati nella scienza giuridica e la scienza parla di probabilit specialmente quando affronta problemi pratici che comportano l'accertamento di fatti, a proposito dei quali si danno generalmente probabilit pi che certezze. Ma c' la certezza assoluta e la certezza relativa o pratica: le proposizioni assolutamente certe sono certe al 100% e rimangono certe qualunque ulteriore informazione possiamo ricevere: non sono rivedibili alla luce di novit (2+2=4); invece le proposizioni relativamente o praticamente certe sono probabili, hanno una probabilit che sfiora il 100% pur senza raggiungerlo perci, in pratica, possiamo trattarle come se fossero assolutamente certe. Ma la loro una certezza a rischio. La loro certezza vale sempre allo stato delle informazioni disponibili:se queste ultime si modificano la proposizione pu diventare incerta e discutibile: la certezza relativa essenzialmente rivedibile in base ad ulteriori conoscenze. Le proposizioni relativamente o praticamente certe sono quelle accertate al di l del ragionevole dubbio (cammino: do per certo che il pavimento non cadr al prossimo passo). Dunque distinguiamo: 1) PROPOSIZIONI CHE SONO FONTE DI CERTEZZA ASSOLUTA Assolutamente certe sono solo le leggi delle scienze esatte (matematica, geometria, scienza logica deduttiva o induttiva). Anche le leggi della fisica (costruite sulla base di modelli matematici). Tutte queste sono leggi universali, nel senso che hanno la forma universale tutti gli A sono B, forma priva di ogni indice di probabilit o di frequenza. Nel diritto premesse assolutamente certe non si danno che in rari casi nell'accertamento di fatti da parte di periti e consulenti tecnici o incidentalmente anche da parte di giudici (quando procedono ad una compensazione o aumentano o riducono la
pena di una certa frazione devono ricorrere ad operazioni aritmetiche).

2) PROPOZIONI CHE SONO FONTE DI CERTEZZA RELATIVA Alcune di queste proposizioni hanno carattere generale, altre riguardano singoli fatti. Sono: molte leggi delle scienze empiriche fondate sull'esperienza hanno un valore statistico cos vicino al 100% che esse in pratica costituiscono base di accertamenti al di l di ragionevoli dubbi. (DNA) le leggi giuridiche sono fonte di certezza perch uno degli scopi della legislazione proprio quello di creare certezza nel diritto. Ma la certezza relativa perch sono certe se e finch non ne venga messa in discussione la validit o l'interpretazione. Le c.d. massime di comune esperienza, di largo uso nel processo, sono leggi di buon senso fondate su ci che per lo pi accade, quando questo per lo pi corrisponde ad una altissima frequenza allora la massima d luogo a certezza pratica. Le massime di comune esperienza assomigliano alle leggi scientifiche statistiche, anche esse fondate sull'esperienza, ma, mentre le leggi statistiche sono scientifiche, parlano un linguaggio numerico e sono basate su rigorosi metodi di indagine, le massime si servono di un linguaggio qualitativo e si basano sulla semplice e ingenua esperienza. Altre proposizioni fonti di certezza relativa non riguardano leggi o massime ma SINGOLI FATTI che possono dirsi accertati al di l di ragionevoli dubbi, tali sono: fatti notori (noti a tutti): sciopero i fatti facilmente osservabili da tutti: su un documento c' la firma fatti che allo stato della discussione siano accettati da tutti i partecipanti

alladiscussione stessa fatti accertati sulla base di prove legali !)PROPOSIZIONI CHE SONO FONTE DI SEMPLICE PROBABILITA' Proposizioni solo pi o meno probabili, dotate cio di una probabilit piuttosto lontana dal 100%. Possono essere proposizioni a carattere generale, come massime di esperienza (con un margine di eccezione non irrilevante), o a carattere singolare. Tuttavia anche queste proposizioni sono utilmente impiegabili nel ragionamento giuridico (es: se si tratta di stabilire se di un fatto pi probabile la sussistenza o l'insussistenza basta che la probabilit di sussistenza del fatto sia maggiore del 50%. Anche i singoli argomenti convergenti possono possedere premesse con un grado di verit non alto, ma sappiamo che gli argomenti convergenti accumulandosi accrescono la loro forza. Nell'argomentazione giuridica potremo trovare rare o incidentali premesse assolutamente certe, ma nel contesto complessivo dell'argomentazione le premesse saranno al massimo quasi certe o probabili, dunque contrassegnate sempre da un margine di discutibilit. VALORE DEL NESSO DI CONSEQUENZIALITA': deduzione e induzione Anche il nesso pu essere certo o solo pi o meno probabile. Il nesso esprimibile nel condizionale se le premesse sono vere allora vera la conclusione, in alcuni casi questo condizionale che connette premesse e conclusione certo, possiamo dire certamente dunque. Il altri casi il condizionale meno forte, solo pi o meno probabile, si conclude dicendo probabilmente dunque. Il sillogismo scolastico di Socrate un argomento del primo tipo, uno del secondo tipo : tutti gli smeraldi finora osservati sono verdi, probabilmente dunque tutti gli smeraldi sono verdi. Ricordiamo che il certamente e il probabilmente si riferiscono non alla conclusione ma al nesso di consequenzialit, la relazione di connessione fra premesse e conclusione, il condizionale se-allora che certo o probabile non la conclusione in s. La distinzione fra i due tipi di nessi vale a distinguere due rami della logica: DEDUZIONE: nell'argomentazione deduttiva il nesso di consequenzialit certo, necessario: possiamo dire certamente dunque. Si tratta di certezza assoluta perch p determinata dalla logica scienza esatta. INDUZIONE: nell'argomentazione induttiva il nesso di consequenzialit pi debole, probabile: possiamo dire solo probabilmente dunque.

Nella tradizione la distinzione fra argomenti deduttivi e induttivi poggiava su un altro criterio: si diceva che la deduzione procede dal generale al particolare e l'induzione viceversa. Ma questo criterio oggi abbandonato. Il criterio corretto la diversa natura del nesso di consequenzialit: assolutamente certo nella deduzione, pi o meno probabile nell'induzione. Il criterio tradizionale va bene in alcuni casi, come nell'argomento deduttivo di Socrate dove effettivamente si passa dalla premessa generale al particolare e calza anche dell'argomento induttivo degli smeraldi nel quasi dall'osservazione di casi particolari si conclude una legge generale. Ma in molti altri casi il criterio non quadra: es: Santippe era moglie di Socrate, Socrate era un filosofo, Santippe era moglie di un filosofo (certamente): questo argomento deduttivo eppure va dal particolare al particolare! Inoltre: tutti gli smeraldi sono verdi dunque anche il prossimo che mi capiter div edere sar verde (probabilmente): l'argomento induttivo eppure la premessa generale e la conclusione particolare. Un argomento se ha un nesso di consequenzialit certo deduttivamente valido, altrimenti deduttivamente invalido, non vi sono gradi di forza intermedi. Difatti la certezza assoluta netta, o c' o non c'. Invece un argomento deduttivo non si trova nell'alternativa di essere valido o invalido: pu essere pi o meno forte. Difatti la probabilit un concetto scalare.

Se un argomento deduttivo valido, esso rimane valido qualunque premessa si aggiunga a quelle di cui gi fornito. Gli argomenti deduttivi sono monotni. Invece un argomento induttivo pu cambiare in meglio o in peggio la sua forza con l'aggiunta di nuove premesse ed informazioni. Gli argomenti induttivi non sono monotni. L'argomentazione induttiva vale sempre allo stato attuale delle nostre conoscenze , essa corretta solo se costruita tenendo conto di tutte le informazioni rilevanti disponibili. La forza di un argomento dipende dal valore delle premesse e dal valore nel nesso di consequenzialit, in base a questi valori si possono classificare gli argomenti per quanto riguarda la loro forza. Ci sono: argomenti dimostrativi: quelli che Aristotele chiamava apodittici, sono gli argomenti dotati del massimo grado di valore sia nelle premesse sia nel nesso: le premesse sono tutte assolutamente certe e il nesso assolutamente certo, ossia deduttivo (es: argomenti matematici). argomenti plausibili: quelli che da Aristotele sono detti dialettici, hanno minore forza: o perch le premesse non sono assolutamente certe (dunque relativamente certo o pi o meno probabili), o perch il nesso induttivo, o per entrambe le cose. A seconda del valore delle premesse e della forza del nesso la plausibilit graduabile

Gli argomenti dimostrativi sono propri delle scienze esatte. In tutti gli altri campi della conoscenza dobbiamo contentarci della plausibilit . La scienza del diritto non una scienza esatta. Le sue argomentazioni sono ben lontane dalla dimostrativit. Le argomentazioni giuridiche possono essere solo pi o meno plausibili, nella migliore delle ipotesi le premesse sono relativamente certe e il nesso frequentemente induttivo. Dunque esse non possono assumere come modello la matematica o sillogismi in cui tanto le premesse quanto il nesso di consequenzialit siano verit logiche: il logicismo giuridico una prospettiva metodologica sbagliata. Tutto ci significa che la scienza giuridica essenzialmente rivedibile nelle sue premesse, nelle sue conclusioni e nei suoi passaggi logici, dialettica, aperta alla discussione: presenta inevitabili margini di incertezza e di soggettivit. Ma ci non autorizza a pensare che la scienza giuridica non sia vera scienza o che sia priva di logica. Incertezza e soggettivit, infatti, non sono incompatibili con la scienza in generale: nelle scienze empiriche di casa. Inoltre il fatto che la scienza del diritto ragioni in modo non dimostrativo ma solo plausibile non significa che la logica sia estranea all'argomentazione giuridica, come invece hanno sostenuto recenti teorie, soprattutto la nuova retorica, che hanno collocato l'argomentazione giuridica nel quadro della retorica fuori dalla portata della logica. E' vero che ci possono essere argomentazioni prive di logica, prive di nesso deduttivo o induttivo sufficientemente solido e tuttavia capaci di imporsi all'uditorio grazie ad artifici retorici; ma ci non autorizza a dire che tutte le argomentazioni giuridiche sono di questo genere. Un'argomentazione giuridica pu essere non dimostrativa ma plausibile e se plausibile in grado accettabile allora non sconnessa, non priva di un qualche nesso induttivo e talvolta anche di un nesso deduttivo (l'argomentazione rimane plausibile perch le premesse non sono assolutamente certe), La retorica un aspetto non trascurabile dell'argomentazione, ma i rapporti tra logica e retorica non sono di reciproca esclusione. Sono possibili 4 ipotesi: un argomento pu essere: 1) retoricamente efficace e logicamente connesso 2) retoricamente efficace ma logicamente sconnesso 3) retoricamente infelice ma logicamente connesso 4) retoricamente infelice e logicamente sconnesso L'ideale la prima ipotesi, in cui retorica e logica cooperano, ed un ideale possibile che anzi si realizza abbastanza frequentemente. Esempi vi sono in Cicerone dove vi

sono argomenti nei quali l'abilit retorica con l'evidente forza logica dell'argomentazione. A differenza della nuova retorica, la retorica classica aveva un notevole rispetto della logica. In ogni caso bisogna, comunque, evitare un'argomentazione priva di logica (opzione 2 o 4) perch, quale che sia l'abilit oratoria del giurista, la sussistenza del nesso di consequenzialit ci che ufficialmente e inevitabilmente sar valutato sul terreno scientifico e processuale, specialmente quando ci si appella agli artt. 360 c.p.c. E 606 c.p.p., che permettono di impugnare una sentenza per vizi logici dinanzi alla Suprema Corte (di Cassazione). Sarebbe ingenuo pensare che il giurista si lasci prendere dai lacci della retorica tanto da non essere capace di scorgere sotto le sue vesti i vizi logici degli argomenti. 4)Esempi di schemi logici (forme generali di argomento) In molti casi ciascuno schema a s preso rappresenta una forma di ragionamento molto ovvio. Ci, per, non significa che ragionare secondo i canoni logici sia cosa banale. Difatti sappiamo che gli argomenti solitamente non si presentano singolarmente e la composizioni di essi nel contesto un'operazione niente affatto banale. Noteremo che, nei diversi argomenti che si presenteranno, la prima premessa rappresentata da una legge del tipo soggetto-copula-predicato, tutti gli A sono B, o del tipo condizionale, se A allora B. Questa legge della prima premessa costituisce il fondamento sul quale poggia l'intero argomento e perci la diremo legge di base dell'argomento stesso. C' differenza tra le leggi di base degli argomenti deduttivi,sono della forma tutti gli A sono B o se A allora B senza alcun indice di frequenza o probabilit, e quelle degli argomenti induttivi, dove queste formule sono sempre accompagnate da un indice, percentuale o qualitativo, di frequenza o di probabilit. ESEMPI DI SCHEMI DEDUTTIVI In tutti gli schemi deduttivi la sussistenza del nesso di consequenzialit sempre garantita come certa (possiamo sempre dire certamente dunque). la regola della costitutivit
una norma valida stabilisce A ___________________________ A

Questo schema di argomento esclusivo dalle logica giuridica. In virt di esso da enunciati che riguardano norme con il loro contenuto su passa ad enunciati che riguardano i fatti giuridici che corrispondono al contenuto delle norme. Tutti gli altri schemi di argomenti deduttivi sono sempre usati dalla scienza giuridica ma non sono esclusivi di essa. La scienza giuridica si serve della regola della costitutivit solo come primo passaggio, e poi utilizza la conclusione della regola ( a cascata) come premessa per argomentare ulteriormente nelle forme usuali della logica deduttiva. sillogismo applicativo (SA) E' l'argomento con cui si applica una legge universale a un caso particolare:
tutti gli A sono B iA _______________ iB

La prima premessa la legge di base e i rappresenta un particolare oggetto individuale. La legge di base pu essere una legge giuridica (tutti coloro che causano un sanno
ingiusto sono obbligati a risarcire, il convenuto ha causato un danno ingiusto, il convenuto obbligato a risarcire), o una massima di comune esperienza fondata su ci che accade sempre o quasi sempre (tutti gli uomini sono mortali, Socrate uomo, Socrate mortale), o una legge scientifica universale o statistica praticamente certa (DNA o una persona non

pu stare nello stesso posto contemporaneamente).

In ogni caso la legge di base deve poter essere trattata nella forma tutti gli A sono B, leggi solo probabili non possono essere assunte come premessa del SA, ma potranno
diventare prima premessa di un argomento induttivo (SS).

modus ponens (MP) E' in modus ponens l'argomento per cui, posto che un fatto A ne condizioni un altro B, e accertato che il primo si verificato, si conclude che si verificato anche il secondo:
se A allora B A ____________ B

La prima premessa, affermante che il fatto A condiziona il fatto B, costituisce la legge di base del modus ponens; la seconda premessa accerta la sussistenza del fatto condizionante, che l'antecedente del condizionale. La conclusione afferma la sussistenza del fatto condizionato, che il conseguente del condizionale. Il MP ha strette relazione col SA per cui si possono fare esempi corrispondenti a quelli di quest'ultimo: se Socrate un uomo allora mortale, ma Socrate un uomo e dunque
mortale.

Questa corrispondenza dipende dal fatto che la prima premessa del MP, se A allora B, presuppone, e dunque corrisponde a, una legge universale del tipo tutti gli A sono B, che la prima premessa del SA. Come quest'ultimo il condizionale del MP pu essere costituito solo da proposizioni avanti la forma se A allora B priva di indici di probabilit
(senn si trasformerebbe l'argomento in induttivo).

modus tollens (MT) E' in modus tollens l'argomento per cui, posto che un fatto A ne condiziona un altro B, e visto che il secondo non si verificato, si conclude che non deve essersi verificato nemmeno il primo:
se A allora B non B ____________ non A

Se fossa A sarebbe B, ma non dunque non pu essere A. Qui la legge di base, cio il condizionale della prima premessa di solito costituita da massime di comune esperienza (se avessi studiato avresti passato il testo, non l'hai passato dunque si vede che non hai studiato). Nel diritto l'esempio migliore l'alibi che ha spesso la forma di un modus ponens. sillogismo disgiuntivo o ragionamento per esclusione E' l'argomento per cui, posta un'alternativa fra due o pi ipotesi, scartatele tutte tranne una si conclude per l'ipotesi residua:
A o B o C, o non B, non C, non __________________ A

Ragionamento ben noto sin dall'antichit. E' un tipo di argomento molto spesso usato nella prova dei fatti quando non si in grado di individuare un fatto specifico ma si pu prospettare un ventaglio di ipotesi che, sulla base di altre informazioni, vengono poi selezionate in modo da condurre ad un risultato univoco. Il sillogismo disgiuntivo, a differenza di SA, MP e MT, non ha una legge di base e rimane un argomento deduttivo calcolabile nel suo valore anche se le premesse sono probabili. Pu considerarsi uno degli schemi fondamentali della ricerca di qualunque tipo, si pu addirittura dire che l'intelligenza la sinergia di questi tre moneti: fantasia, ossia capacit di immaginare scenari diversi, senso critico, ossia capacit di vagliare le varie ipotesi immaginate e di rendersi conto di quelle che non quadrano con le conoscenze possedute, e rigore, capacit di scorgere ci che risulta dalla selezione critica dei prodotti della fantasia ragionamento per assurdo (riduzione all'assurdo dell'avversario)( x Leibniz:ragionamento

apagogico)

Pu presentarsi in versioni diverse. Noi lo definiamo cos: il ragionamento con cui, per mostrare che da certe premesse segue deduttivamente una certa conclusione, si mostra che se si accettano quelle premesse ma si rifiuta la quella conclusione ci si contraddice. Dunque, una volta accettate le premesse, per evitare l'assurdo della contraddizione si deve accettare anche la conclusione: non c' altra alternativa. Perci il passaggio dalle premesse alla conclusione risulta necessitato, cio certo e e deduttivo. Dimostriamo che la strada del nostro oppositore, che accetta le premesse ma nega la nostra conclusione, impercorribile perch giunge a contraddizione.
PR C non C . * !

Genere di ragionamento ben noto nelle deduzioni della geometria e della matematica, comunque un tipo di argomentazione usato dappertutto.
Formulazione pi semplice, perch si presuppongono senza dirle le premesse, ma che comunque equivale alla prima: ragionamento con cui per mostrare che una tesi vera si mostra che dalla sua negazione si deduce una contraddizione.

ESEMPI DI SCHEMI INDUTTIVI In essi il nesso di consequenzialit non mai certa, ha sempre una probabilit inferiore al 100%. Il suo valore, diversamente dal nesso di consequenzialit deduttivo, dipende anche dalla probabilit della premessa che costituisce la legge di base, dove questa c'. generalizzazione universale induttiva (GUI) E' l'argomento con cui dall'osservazione di alcuni casi particolari SI RICAVA UNA LEGGE UNIVERSALE, valida per tutti i casi. La prima premessa non una legge di base, ma solo la registrazione di una serie di osservazioni: la legge quella che si ottiene nella conclusione:
tutti gli A osservati sono B _______________________ probabilmente dunque tutti gli A sono B

tutti gli A osservati costituisce il limitato campione che viene osservato, tutti gli A l'intera popolazione sulla quale si proietta la struttura del campione: tutti gli smeraldi
finora osservati sono versi probabilmente dunque tutti gli smeraldi sono verdi).

La GUI il caso pi tipico, noto e frequente di induzione. Diverse leggi scientifiche e massime di esperienza sono ricavate per GUI. E' il tipo di ragionamento pi istintivo, lo fanno pure gli animali (rudimentalmente) e gli uomini lo usano continuamente sin dall'infanzia: per generalizzazione delle esperienze compiute che intuiamo i piaceri, i mali o i pericoli e apprendiamo le pi elementari leggi di natura (il solo sorge a tramonta
ogni giorno, un oggetto non sostenuto cade).

generalizzazione statistica (GS) E' l'argomento con cui dall'osservazione di alcuni casi particolari SI RICAVA UNA LEGGE STATISTICA, valida non per tutti i casi ma per una percentuale di essi. l'n % degli A osservati B Anche qui gli A osservati sono il campione e la generalit degli A la popolazione. La GS la proiezione dei risultati percentuali del campione sulla totalit della popolazione. Argomento largamente usato: se ne ottengono leggi scientifiche di carattere statistico, gli exit poll, la maggior parte delle massime di comune esperienza quando sono fondate non su ci che si riscontra sempre nei fatti ma su ci che per lo pi accade. GUI e GS sono procedimenti induttivi dunque in essi il nesso di consequenzialit ha variabile forza probabilistica, le condizioni di questa dipendono dalla formazione del
_______________________ l'n% degli A B

campione e sono tre: la veridicit della descrizione del campione: deve essere rigorosamente vero, non falso n probabile, che tutti i casi osservati o l'indicata percentuale di essi mostrino una certa caratteristica nel fenomeno esaminato. la numerosit degli elementi del campione: pi sono i casi osservati e maggiore la forza del nesso di consequenzialit. la rappresentativit del campione: questo deve essere scelto in modo che possa rappresentare in s le stesse caratteristiche della popolazione per la quale vuole valere. La rappresentativit favorita dalla variet della composizione del campione che a sua volta ottenuto con una scelta causale degli elementi del campione. Il mancato rispetto di queste condizioni rende le generalizzazioni induttivamente deboli (es: superstizioni e pregiudizi). sillogismo statistico (SS) Le generalizzazioni concludono con una legge universale o statistica, La prima pu applicarsi a casi particolari con il sillogismo applicativo (che deduttivo). Con il sillogismo statistico (induttivo) possibile applicare anche la legge statistica a casi particolari. E' l'argomento che applica una legge statistica (scientifica o una massima di esperienza) ad un caso particolare:
l'n% degli A B iA _______________ (probabilmente all'n% dunque) i B

La prima premessa al legge di base del sillogismo. Se si tratta di una massima di comune esperienza essa, come pure la probabilit del nesso induttivo, non sar normalmente formulata in termini di una percentuale numerica, ma in un linguaggio qualitativo. Sono numerose le applicazioni del SS in campo giudiziario. Il SS parallelo al SA deduttivo dal quale differisce la prima premessa: il SA dice tutti gli A sono B, mentre il SS dice che non tutti gli A ma solo un n% degli A B, poi entrambi proseguono identicamente. La probabilit del nello del SS, dunque la sua forza, coincide con la percentuale di frequenza, con l'n% della legge di base. argomento per abduzione o argomento indiziario E' l'argomento con cui, sapendo che ad un certo fatto ipotizzato segue normalmente una data conseguenza, dalla presenza di questa conseguenza, che funziona come indizio del fatto ipotizzato, si risale al fatto stesso.
probabile che se (c' il fatto) F allora (c' anche l'indizio) I (c' l'indizio) I _____________________________________________________ probabilmente dunque (c' il fatto) F

La prima premessa un condizionale probabilistico che costituisce la legge di base dell'argomento: dice che probabilmente I conseguenza di F. I il fatto che normalmente segue a F perci la sua presenza funziona da indizio di F; la seconda premessa asserisce l'esistenza dell'indizio. Nella conclusione si afferma la sussistenza di F che il fatto ipotizzato che con questo ragionamento si viene a scoprire. Es:
probabile che se ha piovuto allora il terreno sar bagnato, il terreno bagnato probabilmente dunque ha piovuto.

L'argomento utilizzato nel campo delle prove giudiziarie in cui dagli indizi si risale al fatto dedotto, ma l'argomento utilizzabile pi in generale in qualunque campo di ricerca: nella medici dalla presenza dei sintomi (indizi) si risale alla malattia argomento sintomatico. L'argomento gi largamente noto nell'antichit: Cicerone, Quintiliano, i greci. Nei

tempi moderni la teorizzazione dell'argomento stata ripresa da Peirce, lui che ha parlato di abduzione; ma prima ancora se ne occupato Bayes che lo ha studiato nel contesto del calcolo delle probabilit. Teorema di Bayes: Pr (FI I) = [Pr (I I F) Pr (F) /Pr (I)] Ma lo schema che abbiamo indicato costituisce solo il nucleo del ragionamento abduttivo, nucleo che di per s insufficiente per stimare adeguatamente la forza dell'argomento, ossia il grado di probabilit del nesso di consequenzialit . Per valutare con maggior precisione questa forza argomentativa il nucleo deve essere integrato da ulteriori informazioni che si possono chiamare condizioni al contorno dell'abduzione e che emergono da un teorema di calcolo delle probabilit: il teorema di Bayes. Da questo teorema deduciamo che le condizioni principali in dipendenza dalle quali varia la probabilit del nesso induttivo di consequenzialit dell'argomento per abduzione sono: la probabilit a priori del fatto da scoprire F il confronto fra la probabilit del condizionale di base (se c' il fatto F c' l'indizio I) e il condizionale alternativo (anche se non c' il fatto F pu esserci l'indizio I) La probabilit del nesso induttivo cresce quanto pi alta la probabilit a priori del fatto ipotizzato (le previsioni meteorologiche avevano annunciato piogge per quel giorno) e quanto maggiore la probabilit che l'indizio sia conseguenza del fatto ipotizzato (se F allora I) rispetto alla probabilit che invece l'indizio sia conseguenza non del fatto ipotizzato ma di altri fatti (anche se non F allora I: dobbiamo sempre tener presenti anche le possibili cause alternative dell'indizio l'ipotesi della pioggia indotta dall'indizio del terreno bagnato ben confermata se riteniamo che il terreno bagnato pi probabilmente a causa della pioggia che a causa di altri fatti, ma irragionevole se sabbiamo che pi probabile che il terreno sia bagnato in conseguenza non della pioggia ma di altre cause). Alla luce di tutto ci la legge di base di questo argomento deve essere integrata. La sua struttura pi completa dovrebbe essere:
c' gi una certa probabilit che F probabile che se F allora I meno probabile che se non F allora I c' I ___________________________________ pi probabile di prima dunque che F

argomento per abduzione multipla (ABDM) Sotto certe condizioni di indipendenza, la forza del nesso di consequenzialit in un argomento per abduzione cresce col numero degli indizi che convergono sul fatto ipotizzato.
probabilmente se F allora I1, I2,..., I3 I1,I2,...,I3 ________________________________ probabilmente dunque F

Es: se ha piovuto allora il terreno sar bagnato, l'aria fresca, si sentir odore di ozono, il cielo sar ancora nuvoloso, in effetti c' tutto questo, molto probabilmente dunque ha piovuto. Naturalmente per ogni indizio si dovr tener conto delle condizioni al contorno sopra illustrate ( la probabilit del fatto F stimata in base a ciascun indizio costituir la probabilit a priori per l'indizio successivo). Questo argomento costituisce una spiegazione scientifica del fatto che gli argomenti convergenti accrescono la forza dell'argomentazione complessiva a sostegno di una tesi.

5)I vizi degli argomenti

L'argomentazione come pu essere plausibile e forte cos pu essere implausibile e debole perch affetta da vizi o errori: vizi di comunicazione: riguardano il modo infelice in cui sia stato espresso l'argomento testuale, perch stilisticamente sciatto, noioso, non accattivante. vizi strutturali: riguardano la struttura dell'argomento, sono dunque vizi relative alle premesse e al nesso di consequenzialit. E' vero che bene evitare i vizi di comunicazione, attraverso un certo uso della buona retorica, e che nella dialettica giuridica si colpiti sfavorevolmente dai vizi di comunicazione, ma non si denunciano questi vizi: SI DENUNCIANO I VIZI STRUTTURALI, talvolta coperti proprio da inganni retorici. vizi delle premesse Le premesse sono viziate se non sono vere o se non sono sufficientemente probabili. Tipologia di errori vastissima, concentriamoci solo su due tipi di premessa: le alternative e le massime di comune esperienza. Le premesse costituite da un'alternativa di due o pi ipotesi (A o B o C)sono di solito usate come prima premessa di sillogismi disgiuntivi. Tali premesse possono essere false quando sono incomplete, ossia quando le alternative ipotizzare non sono tutte quelle possibili. Invece per le massime di comune esperienza, che sono come una legge statistica ma meno rigorose perch espresse in termini qualitativi e non percentuali e perch ottenute spesso per generalizzazioni imprecise e grossolane, pu capitare che vengano citate come tali adagi popolari o addirittura pregiudizi che sono privi di un serio fondamento in ci che per di pi accade. Ci accade specialmente quando ci si muove su terreno psicologico o sociologico . vizi del nesso di consequenzialit Di fondamentale importanza sono i vizi che riguardano il nesso di consequenzialit, ossia i vizi specificatamente logici (perch la logica che competente a valutare la sussistenza o meno del nesso). Un argomento viziato nel nesso di consequenzialit, ossia logicamente scorretto, se ha un nesso che non deduttivamente valido e non neppure induttivamente abbastanza forte. La tipologia di tali vizi amplissima e spesso grazie agli artifici di una non onesta retorica hanno l'ingannevole aspetto di argomenti accettabili SOFISMA o FALLACIA: argomento apparentemente persuasivo, a livello dell'argomento testuale, ma che, analizzato, a livello di argomento strutturato, si rivela logicamente scorretto, cio privo di nesso deduttivemente valido e di nesso induttivamente forte. Aristotele elenc 13 tipi di sofismi, Schopenhauer 39, oggi se ne sono individuate pi di 100.
Ricordiamo che alcune di queste fallacie, sotto certe condizioni, possono trasformarsi in buoni argomenti, soprattutto nell'ambito del diritto.

la fallacia dell'affermazione del conseguente E' una deformazione del modus ponens: la prima premessa identica se A allora B, ma nella fallacia la seconda premessa e la conclusione sono invertite: la fallacia conclude con l'antecedente del condizionale A , sulla base dell'affermazione del conseguente B. Es: Se il Po' si trova in Italia allora in Europa, in Europa, dunque si trova in Italia. L'argomento nella forma della fallacia dell'affermazione del conseguente sbagliato come argomento deduttivo. Se cio con esso si pretende di concludere dicendo certamente dunque, ma in certi casi pu valere come argomento induttivo se ci si limita a concludere dicendo probabilmente dunque. Se ce ne sono le condizioni di forza pu funzionare come argomento per abduzione che nel suo nucleo ha infatti una forma analoga: poniamo A al posto di F e B al posto di I. la generalizzazione affrettata Si ha quando non si registrano correttamente le osservazioni del campione o da pochi esempi o da esempi non rappresentativi si trae una regola generale. l'argomento per mancanza di prova contraria (ad ignorantiam)

Consiste nel sostenere una tesi solo perch non stato provato il contrario. Una tesi falsa solo perch non stato provato che vera o viceversa. Es: non provato che sugli
altri pianeti c' vita, dunque fuori del nostro pianeta non c' vita.

Questo un errore perch a volte non provato n che la tesi falsa n che essa sia vera: allora dovremmo concludere, contraddittoriamente, tutte e due le cose, che la tesi falsa e vera! Per non sempre questo argomento un errore. Per esempio non lo nel diritto quando imposto l'onere della prova artt. 37 Cost. E 530 c.p.p. Stabiliscono che se non provata la colpevolezza dell'imputato q1uesti non colpevole, ma ci che qui rende valido l'argomento proprio questa ulteriore premessa aggiunta dal diritto perch allora l'argomento diventa addirittura una deduzione, precisamente un modus ponens. l'argomento dell'appello all'autorit incompetente Consiste nel sostenere una cosa solo perch l'ha detta una persona che ha generiche qualit positivi, per es. gode di popolarit ma che non competente a dare quel giudizio. Pubblicit e propaganda fanno largo uso e abuso dell'argomento. Ma frequentemente l'argomento non fallace: lo usiamo tutti i giorni e correttamente, spesso prendiamo per vero ci che altri affermano, ci che scrivono i libri, i giornali, tv, ci che dice il medico. Senza tener conto di ci che ci dicono gli altri il nostro mondo sarebbe piccolissimo, ridotto solo a ci che possiamo conoscere per nostra diretta osservazione. l'errore delle informazioni trascurate Consiste nel non tener conto di informazioni e di dati che sono disponibili nel contesto degli elementi di giudizio raccolti. Es: si decide una controversia trascurando obiezioni e argomenti che sono stati avanzati da una parte o l'altra questo argomento uno dei possibili motivi di censuara di una sentenza. Sezione B Applicazioni 1)Applicazioni della logica nella scienza giuridica In questa sezione ci occuperemo degli usi che della logica compie la scienza giuridica nell'affrontare i problemi che le sono propri. Vi sono due momenti della scienza giuridica: momento della scienza giuridica pura o teorica: sarebbe la dottrina, essa tratta questioni generali ed astratte. momento della scienza giuridica applicata o pratica: che possiamo definire giurisprudenza, la scienza praticata nel processo e fuori da esso da magistrati, avvocati, notai, ecc., essa giunge ad affrontare questioni pratiche e concrete Ma, quest'ultima, per rispondere alle domande particolari e concrete deve aver risolto anche problemi generali e astratti propri della scienza pura e teorica. Dunque nella scienza giuridica applicata troveremo questioni di carattere generale e teoriche e questioni relative a casi concreti e pratici: il punto di vista della scienza applicata un osservatorio completo del lavoro della scienza giuridica, e noi assumeremo questo punto di vista. Questo secondo momento della scienza trova a sua volta sul terreno giudiziale la pi ricca ed articolata esemplificazione, dunque le nostre analisi si svolgeranno sul processo soprattutto. Distinzione importante fra questioni di diritto e questioni di fatto, dunque parallelamente fra giudizi di diritto e giudizi di fatto (giudizi: risposte alle questioni). L'importanza della distinzione stata ben avvertita dalla retorica antica (Aristotele, Cicerone, Quintiliano), la teorica ha elaborato fin nei dettagli la teoria degli status causae ossia lo specifico punto in discussione nella causa, cio la specifica questione che nasce dall'affermazione di una parte e dalla negazione dell'altra. Tra gli status

causae ha distinto e analizzato lo status coniecturalis, ossia la questione di fatto, in cui si discute l'esistenza di un fatto, e lo status definitionis in cui si discute la qualificazione giuridica del fatto (venivano distinti inoltre: status generalis: in cui c'
controversia sul genere o sulla portata del fatto e status traslationis: in cui si pone in discussione la competenza del giudice e il possibile trasferimento della causa a un altro giudica.

Searle e il neostituzionalismo distinguono tra fatti bruti o meri fatti e fatti istituzionali, ma questa distinzione profilata prima da Kelsen: egli ha chiarito che ogni fatto considerato come giuridico composto da due elementi: 1) un accadimento esteriore che si svolge nello spazio e nel tempo il mero fatto. 2) il significato giuridico dell'accadimento: esso deriva da una norma che nel suo contenuto vi si riferisce questo il fatto giuridico. QUESTIONI DI MERO FATTO: non significa che sia giuridicamente irrilevante, perch comunque una specificazione di concetti giuridici contenuti nella fattispecie legale, sia perch ha conseguenza giuridiche. Essa,, pur essendo giuridicamente rilevante, e pur dovendo perci essere posta da chi ha competenze giuridiche, pu tuttavia essere risolta indipendentemente da qualsiasi conoscenza giuridica. QUESTIONI DI DIRITTO: pu essere risolta solo sulla base di conoscenze giuridiche. Ma occorre stare attenti ai fatti che sono misti di diritto e di fatto: mista la questione se il convenuto, investendo l'attore con la propria macchina, abbia o no causato un danno ingiusto all'attore nel quesito vi sono due questioni principali: 1) se il convenuto ha investito l'attore con la macchina 2) se con ci abbia causato un danno ingiusto. La prima si rivela una questione di fatto: non richiede analisi giuridiche e la domanda pu essere posta a un testimone, la seconda invece va analizzata da parte del giurista poich vi sono i concetti di causa. giusto, danno. Altro esempio: l'art. 433 impone l'obbligo di prestare gli alimenti a una certa categoria di congiunti dell'obbligato, la questione se l'obbligato abbia veramente prestato i dovuti alimenti ad una data persona potrebbe sembrare una questione di mero fatto ma non lo : una domanda che non si pu rivolgere a chi ignori il significato giuridico di alimenti che diverso da quello comune e giuridicamente comprende vitto, alloggio, cure mediche, vestiario, dopo questa analisi la domanda si potr rivolgere a un testimone. In definitiva la questione rimane di diritto finch in essa si presentano concetti giuridici che non hanno (o hanno ingannevole) corrispondenza nell'esperienza extra-giuridica, e che dunque possono essere conosciuti solo in base a competenze giuridiche, per arrivare a porre la questione di fatto il giurista deve analizzare e specificare questi concetti giuridici fino al punto in cui essi e il loro linguaggio giungano a coincidere con i concetti e il linguaggio dell'esperienza comune. Questo criterio quello utilizzato da giudice, avvocati e pubblico ministero per formulare i quesiti che pongono a testimoni, periti o consulenti tecnici. In molti ordinamenti, secondo questo criterio, il giudice che formula i quesiti di fatto, e ne affida la soluzione alla giuria popolare che composta da gente comune. 2)Argomenti che la scienza giuridica impiega nelle questioni di diritto Le questioni di diritto sono quelle che possono essere risolte solo sulla base di conoscenze giuridiche, ossia da un punto di vista normativistico, sulla base della conoscenza di norme., Conoscere una norma vuol dire SAPERE SE VALIDA, ossia se appartiene all'ordinamento normativo e SAPERE COME LA SI DEVE INTERPRETARE, ossia cosa significa. Dunque le questioni di diritto sono di validit o di interpretazione. Se la norma deve essere applicata a fatti concreti c' anche il problema: questo fatto ricade sotto la previsione normativa? I diversi generi di questioni non sono separati tra loro : per esempio spesso per sapere se una norma valida dobbiamo sapere cosa significa.

argomenti nelle questioni di validit delle norme Chiedersi se una norma valida chiedersi se quella norma appartiene all'ordinamento normativo e ci presuppone che di esso si abbia un'idea. Ogni questione di validit che la scienza giuridica si ponga presuppone una definizione dell'ordinamento. Una tale definizione la d il principio di identificazione che stabilisce che l'ordinamento composto di certe norme, la scienza giuridica presuppone che sia stato stabilito questo principio, il presupposto di tutta la scienza del nostro diritto che stato stabilito dai costituenti che l'ordinamento giuridico composto delle norme conformi alla Costituzione emanata nel 1948. Questa proposizione descrive l'esistenza storica del principio di identificazione, la descrizione storiografica del principio generatore del progetto giuridico. Ma inoltre la scienza giuridica un prolungamento dell'opera creativa degli autori dell'ordinamento, essa prosegue il lavoro creativo dell'autore o degli autori, dei costituenti, dei fondatori dell'ordinamento in maniera fedele all'ispirazione e ai criteri contenuti nell'opera da essi creata. Dunque il lavoro della scienza comincia di qui, da questa presupposta descrizione storica del principio di identificazione. Solo presupposta perch la scienza se la lascia alle spalle: ci che le interessa quello che deriva dal principio. E subito dal principio deduce quella che la realt oggettiva dell'ordinamento stesso e che il principio di identificazione produce come suo effetto giuridico. Dalla proposizione stato stabilito che l'ordinamento giuridico italiano composto delle norme conformi alla Cost. del 1948 deduce che effettivamente l'ordinamento giuridico italiano composto dalle norme conformi alla Cost. Del 1948 questo passaggio avviene in virt della regola di costitutivit, tutto il resto segue da qui: tutte le norme valide si ottengono per via logica da questa definizione oggettiva dell'ordinamento come insieme di norme conformi alla Cost. Sono conformi alla Costituzione e quindi valide: le norme della stessa Costituzione e quelle da esse logicamente derivabili le norme che la Costituzione abbia tacitamente recepite e quelle da esse logicamente derivabili tutte le norme determinate nella loro validit dalle norme di trasformazione e di razionalizzazione che sono esse stesse contenute nell'ordinamento

La logica con la quale si ricavano le norme valide sulla base della definizione della realt oggettiva dell'ordinamento deduttiva e, in alcuni casi, anche induttiva. Una volta che si sia potuto stabilire che una norma valida, dopo che con la regola della costitutivit si dedotto dal contenuto della norma il corrispondente effetto giuridico prodotto, le nome valide derivabili da essa si ottengono mediante schemi deduttivi per lo pi. Spesso tutte queste operazioni si fanno di getto, senza bisogno di analisi strutturatali, ma ci sono casi in cui queste analisi sono utili: ci soffermeremo su due casi: 1) l'argomento a contrario e l'argomento per analogia (a simili) I principi generali di esclusione e di analogia sono norme di validit che entrano in gioco nel caso di lacune, ossia di casi non previsti, e producono una norma integrativa che disciplini quei casi. La logica con cui operano questi principi rappresentabile in due argomenti: argomento a contrario: data una norma valida che stabilisce che gli A sono B, e dato che certi A' non sono previsti dalla norma, quindi non sono A, si conclude che vale anche la norma che stabilisce che gli A' non sono B (purch tale disciplina non sia esclusa da altra norma gi esistente).

gli A sono B gli A' non sono A _______________ gli A' non sono B

cio i casi non previsti hanno la disciplina opposta a quella stabilita dalla norma (nel diritto penale questo argomento frequente). Ma l'argomento cos come sta fallace: es: i protestanti sono credenti, i cattolici non sono protestanti, dunque i cattolici non sono credenti. L'argomento diventa deduttivamente valido se si presuppone il principio generale di esclusione, che dice che la disciplina stabilita da una norma esclusa, cio negata, per i casi non previsti, l'argomento diventa un modus ponens:
se gli A sono B e gli A' non sono A, allora gli A' non sono B gli A sono B e gli A' non sono A ____________________________________________________ gli A' non sono B

argomento per analogia (a simili): data una norma valida che stabilisce che gli A sono B e dato che certi A' non sono previsti dalla norma (quindi non sono A') ma sono simili agli A, si conclude che vale la norma che stabilisce che gli A' sono B (se non c' altra norma che negli agli A' questa disciplina:
gli A sono B gli A' non sono A ma sono simili agli A ___________________________________ anche gli A' sono B es: legge XII tavole prevedevano il caso di danni provati da quadrupedi ma non il caso di danni provocati da struzzi la giurisprudenza romana risolve per analogia.

Ma in questa forma l'argomento incompleto o privo di valore logico: es: i muli


sono sterili, gli asini non sono muli ma sono simili ai muli, dunque anche gli sono sterili.

L'argomento per analogia pu essere ricostruito in forma valida esplicitando una premessa di carattere generale che presupposta, premessa autorizzata dall'art.12 prel. che il il principio di analogia. Esso stabilisce che la disciplina stabilita da una norma vale anche per i casi non previsti ma simili a quelli previsti, completato con l'aggiunta di questa premessa anche l'argomento per analogia diventa un modus ponens:
se gli A sono B, e gli A' non sono A ma sono simili agli A, allora anche gli A' sono B gli A sono B e gli A' non sono A ma sono simili agli A _________________________________________________________________________ anche gli A' sono B

L'art. 14 delle prel. Esclude l'argomento per analogia nel caso di leggi penali e di leggi eccezionali. Va ricordato che simile significa identit di ratio: la fattispecie A' simile ad A se ricompresa nella ratio o finalit per cui stata attribuita a B la disciplina stabilita per A. Si molto discusso se l'argomento per analogia sia operazione di interpretazione o di creazione di norma. Esso produce, crea se si vuole, una nuova norma, ma non il giurista che la crea, l'ordinamento stesso, perch il principio generali di analogia, in base al quale e secondo il cui criterio si crea, contenuto nell'ordinamento. 2) la logica nella ricostruzione dei principi generali Il ricorso ai principi generali un altro strumento di integrazione dell'ordinamento. I principi generali sono norme a carattere molto generale, talvolta essi sono enunciati esplicitamente nell'ordinamento, in questi casi non si pone il problema di sapere attraverso quali procedimenti logici i principi sono ricavati. Ma pi frequentemente i

principi generali non sono espressi e neanche si possono argomentare per via deduttiva o interpretando altre norme espresse, eppure sono in un certo modo impliciti nell'ordinamento: con quale ragionamento e argomentazione si ricavano essi? Comunemente si ritiene con l'induzione, per generalizzazione da singole disposizioni particolar: generalizzazione universale induttiva. Tuttavia quest'ultima tratta i principi generali e le norme alla stregua di fenomeni naturali: tratta la generalizzazione dei principi da norme come la generalizzazione universale induttiva tratta la legge generale secondo cui tutti gli smeraldi sono verdi dall'osservazione che un certo numero di smeraldi lo sono. Carcaterra crede che il procedimento per abduzione o indiziario sia pi adatto a spiegare i principi generali, questo procedimento ha possibilit di uso anche al di l dei fenomeni naturali e dei meri fatti. Le singole norme in cui si manifesta il principio possono considerarsi appunto indizi della presenza del principio nell'ordinamento:
se nell'ordinamento valido (il principio) P allora ce ne saranno tracce in varie norme ci sono tracce di P nelle norme N1, N2, ., Nn
___________________________________________________________________________________________________________

nell'ordinamento valido P

Ovviamente l'argomento sar pi o meno forte a seconda del sussistere delle condizioni generali di forza dell'argomento per abduzione: dunque se le norme dalle quali si pensa di trarre il principio si possono ritenere conseguenza di quel principio o piuttosto di altri principi, sar importante anche il numero delle norme particolari dalle quali si desume il principio e la probabilit a priori dell'esisteza del principio nell'ordinamento 3)La logica nella interpretazione L'interpretazione il processo che muove dalla lettura di una disposizione o testo legislativo per giungere al suo significato, che la norma contenuta nel testo. Questo processo si articola in un ragionamento anche se spesso viene compiuto con immediatezza intuitiva, E' un ragionamento che ha strutture diverse a seconda del tipo di interpretazione che si compie (letterale, sistematica teleologica). Comunque possibile prospettare un procedimento argomentativo che pu essere usato in generale in qualsiasi tipo di argomentazione. Anzitutto il giurista dotato di una cultura giuridica di sfondo di cui fanno parte tre criteri ermeneutici interpretativi) generali di cui egli deve tener conto: criterio letterale: si deve tener conto del codice linguistico del linguaggio legislativo, con la sua grammatica e sintassi, che coincidono con il linguaggio comune, e il suo lessico, che spesso ne diverge. criterio sistematico: il giurista deve considerare l'intero contesto discorsivo nel quale si inscrive la disposizione da interpretare (contesto che nei codici include rubrica, titolo, capo, libro e tutte le altre norme e principi generali dell'ordinamento).

criterio teleologico: occorre tener presente il contesto situazionale, le circostanze nelle quali stata posta la disposizione da interpretare e soprattutto l'intenzione (voluntas legis) e la finalit (ratio legis) per cui stata posta. Inoltre il giurista ha di fronte un problema interpretativo, ossia un dubbio, ossia un alternativa di due o pi ipotesi di interpretazione. Dunque i criteri ermeneutici e la formulata alternativa delle ipotesi di interpretazione sono premesse del ragionamento ermeneutico. Il giurista proceder in questo modo: confronta ciascuna ipotesi con le sottintese premesse ermeneutiche, dunque con i tre criteri e le esclude, cio le nega, via via che contrastino con uno o l'altro dei criteri e infine accetta per esclusione l'ipotesi sopravvissuta. In definitiva articola due argomenti a cascata: uno il ragionamento

per esclusione o sillogismo disgiuntivo e l'altro l'argomento che porta dai criteri ermeneutici alla negazione per incompatibilit di alcune ipotesi formulate.
Es: Cicerone: legge immaginaria: una prostituta non pu possedere una corona d'oro, se la possiede che sia messa all'astau. Cicerone si prospetta il dubbio: all'asta va messa la donna o la corona? Per esclusione, poich il principio generale per cui le persone non possono essere messe all'asta esclude la prima ipotesi, per cui non resta che intendere la legge nel senso che all'asta sia messa al corona. Es 2: Alf Ross: legge immaginaria: saranno ammessi al concorso gli uomini e le donne che abbiano superato una certa prova preliminare di qualificazione. Dubbio fra tre possibili interpretazioni: alla prova preliminare devono essere sottoposte solo le donne, solo gli uomini o entrambi? Il principio che riconosce alle donne la stessa posizione giuridica degli uomini fa escludere la prima ipotesi, e anche la seconda esclusa anche dal criterio grammaticale. Dunque resta l'ovvia ipotesi che sia riferito a ambedue.

Pu accadere che restino escluse tutte le ipotesi formulate: dobbiamo provare a prospettarci qualche altra ipotesi che regga al controllo dei criteri ermeneutici oppure dobbiamo graduare gerarchicamente i criteri (per i quali per non esiste alcuna gerarchia normativamente stabilita e far passare l'ipotesi che in conflitto con il criterio gerarchicamente meno importante. Al contrario pu accadere che sopravviva pi di una ipotesi, ci significa che non ci sono n criteri n norme che possano decidere l'alternativa residua: si tratta di una forma di lacuna, che potr essere colmata o con un argomento per analogia o cercando un principio generale, ecc. Tra i criteri ermeneutici talvolta si usa includere anche l'argomento a contrario. Esso viene concepito non pi come argomento che integra con una nuova norma valida l'ordinamento, ma come argomento interpretativo dell'intenzione del legislatore o della legge. Anche l'argomento per analogia ha un corrispettivo ermeneutico nell'interpretazione estensiva di una disposizione di legge, che, a differenza dell'analogia, ammissibile prue nel campo del diritto penali. Si ha interpretazione estensiva quando il contenuto della lerttera della legge (il senso proprio delle parole) si allarga in base a considerazioni relative alla voluntas legis. Si ha analogia quando il contenuto della voluntas legis si allarga sulla base di considerazioni che toccano la ratio legis. voluntas legis: ci che la legge vuole, l'intenzione del legislatore ratio legis: finalit della legge stessa, perch la legge vuole ci che vuole Nel caso concreto non sempre agevole distinguerle. La ratio ha duplice funzione: criterio che consente di produrre per analogia una nuova normalmente criterio che permette di interpretare una disposizione esistente aggiustandone il senso, senza ampliarlo, alla luce delle finalit cui mira la legge (criterio teleologico) 3)Argomenti nelle questioni di fatto Gli argomenti usati nella soluzione delle questioni di fatto sono le PROVE. Provare la sussistenza di un fatto implica argomentare e ragionare. Sillogismi probatori o argomenti probatori (locuzione pi ampia di sillogismi). Prove: argomenti che forniscono ragioni a sostegno della sussistenza di certi fatti. Parleremo della sussistenza di un fatto, ma ci coprir anche il caso dell'insussistenza: dire che un fatto F non sussiste dire che sussiste il suo opposto, il fatto non F. Le prove consistono nell'enunciare un fatto accertato, elemento di prova (dichiarazione del testimone), dal quale si desume la sussistenza di un fatto ipotizzato da provare o thema probandum (la verit di ci che ha dichiarato il testimone). Dunque l'argomento probatorio si presenta in questo modo:
E (elemento di prova)

__ F

dunque

F, il fatto ipotizzato da provare, sussiste, dato E, l'elemento di prova


Lo schema corrisponde alla definizione che l'art.2727 c.c. d delle presunzioni come le conseguenza che la legge o il giudice tre da un fatto noto (elemento di prova) per risalire ad un fatto ignorato (fatto che si ipotizza e si vuole provare).

(fatto da provare)

Gli elementi di prova possono essere pi di uno, nel tipo di prova consistente nel ragionamento per esclusione o sillogismo disgiuntivo sono elementi di prova sia l'alternativa delle ipotesi (A o B o C) sia l'esclusione di alcune di esse (non B, non C). La prova per esclusione non ha bisogno di ulteriori premesse o condizioni per essere deduttivamente valido e completo: la sua forma rimane quella nucleare elementi di prova- fatto da provare. Tutti gli altri argomenti che presenteremo presuppongono almeno un'altra premessa o una o pi condizioni di forza, che nello schema nucleare della prova non sono espresse. Si tratta di premesse e condizioni che sono la base su cui si regge la connessione dell'elemento di prova col fatto da provare, le leggi di base dell'argomento probatorio. Queste leggi di base possono essere leggi scientifiche o massime di comune esperienza e possono essere sia del tipo soggetto-copula-predicato tutti gli A sono B o l'n% degli A B, sia del tipo condizionale se A allora B o probabilmente se A allora B. Dunque la struttura completa della prova sar:
leggi di base E (elemento di prova) __ dunque F (fatto da provare)

In base a una certa legge (o a certe leggi) si pu affermare che F, il fatto ipotizzato da provare sussiste dato E, l'elemento di prova. Secondo la tradizionale classificazione si distinguono prove dirette o rappresentative (in particolare prova testimoniale o documentale) e prove indirette o critiche (in particolare prova indiziaria e peritale). Da un punto di vista logico distinguiamo prove deduttive e induttive: PROVE DEDUTTIVE: Gli argomenti probatori non sono tutti di natura induttiva. Tutti gli schemi deduttivi gi esaminati trovano applicazione sul terreno delle prove, soprattutto modus tollens o sillogismo disgiuntivo. prove in forma di sillogismo applicativo e di modus ponens Il sillogismo applicativo e il modus ponens si prestano ad essere impiegati nella prova dei fatti quando la legge di base corrisponde ad una legge scientifica o ad una massima di comune esperienza: a condizione per che tale legge possa essere considerata fonte di certezza almento pratica, dunque che possa essere trattata nel sillogismo applicativo nella forma universale di tutti gli A sono B e nel modus ponens nella forma se A allora B. Se si possono assumere come vere tutte e due le premesse del sillogismo applicativo o del modus ponens allora l'argomento probatorio avr la massima forza e sar pienamente plausibile. Se la prima premessa, la legge di base, non possa darsi certa, si potr usare il sillogismo statistico. Se invece non certa la seconda premessa relativa al fatto che si assume sotto la legge di base, allora l'argomento sar meno forte. L'esistenza di un fatto pu anche venire provata con un sillogismo applicativo o con un modus ponens la cui legge di base sia una legge giuridica: ci accade nel caso delle prove legali e delle presunzioni legali, che sono appunto fondate su norme giuridiche, ma ovviamente sono argomenti che non provano un mero fatto, perch la conclusione piuttosto un giudizio di diritto.

la prova dell'alibi e il modus tollens Il modus tollens pu avere diverse applicazioni nell'ambito delle prove tra cui la prova dell'alibi, ossia l'argomento con cui si prova che un soggetto non ha commesso un fatto sulla base della circostanza che quel soggetto si trovava in un luogo diverso da quello del fatto. Questo tipo di argomento pu essere ricostruito ed esposto nella forma del modus tollens se A allora B, non A, dunque non B se l'imputato avesse compiuto il delitto si sarebbe dovuto trovare sul luogo del delitto, ma l non si trovava e dunque l'autore del delitto non pu essere lui. La prova dell'alibi una delle prove pi forti di cui possa servirsi la difesa, a condizione che entrambe le premesse si possano considerare fuori di ogni ragionevole dubbio. La prima premessa, la legge di base dell'argomento, consiste nella massima di esperienza secondo cui se una persona autore di un delitto deve necessariamente trovarsi sul luogo del delitto stesso. In linea di principio una massima ragionevole, l'affermazione per non vera se la morte della vittima avvenuta in seguito a omicidio o esplosione. In questi casi la prova dell'alibi non proponibile o molto debole, dunque non vale per ogni tipo di delitto. la prova per esclusione e il sillogismo disgiuntivo Il sillogismo disgiuntivo o ragionamento per esclusione costituisce la struttura di un intero genere di prove che chiamiamo prove per esclusione. Sono argomenti che, muovendo da un'alternativa di diverti fatti ipotizzati (A o B o C) ed escludendo sulla base di altre prove tutti i fatti ipotizzati (non A, non B) meno uno, si conclude per l'unica ipotesi rimasta in piedi.
Es: i possibili autori del delitto sono X o Y, non stato Y, dunque stato X.

La prova per esclusione molto versatile, pu essere usata per decidere le pi diverse alternative. In generale ogni volta che si ha un dubbio, poich il dubbio l'alternativa fra due o pi ipotesi, aperta la possibilit di scioglierlo utilizzando lo strumento argomentativo del ragionamento per esclusione, assumendo quindi l'alternativa del dubbio come prima premessa e cercando prove per l'eliminazione delle ipotesi che non quadrano con la realt. Questo strumento per richiede cautela, Nella prova per esclusione non opera alcuna legge di base, n in forma di legge universale n in forma di condizionale: vi figurano premesse che sono solo elementi di prova cio l'alternativa dei fatti ipotizzati (A o B o c) e la negazione di alcuni di essi (non B, non C). Ora se tutte le premesse sono relativamente certe l0argomento e dunque la prova pu considerarsi pienamente plausibile, ma se non sono almeno quasi certe la forza complessiva della prova pu scendere molto pi di quanto a prima vista si portati a credere poich i risultati del calcolo delle probabilit qui divergono molto dalle stime intuitive. Comunque il caso in cui nella prova per esclusione le premesse siano solo pi o meno probabili il caso pi frequente. Sopratutto a rischio la premessa dell'alternativa: a parte i casi in cui l'alternativa sia una verit logica (A o non A), non possiamo essere certi di aver considerato nell'alternativa tutti i casi possibili. Un'alternativa di ipotesi non ha a suo fondamento una legge di base, non si regge sull'esperienza che un fondamento oggetti, ma dipende solo dalla nostra capacit di immaginarle, sulla nostra fantasia, elemento soggettivo. la riduzione all'assurdo nella prova dei fatti La riduzione all'assurdo di largo impiego: l'argomento con cui si mostra che, accettate certe premesse, chi ne rifiutasse una certa conclusione finirebbe col contraddirsi. Ragionamento tipico della matematica e della geometria, dimostrazioni di Euclide, ma questo ragionamento ha in realt un uso molto pi generale e le origini della sua teorizzazione o della piena consapevolezza di esso non sono nella geometria ma nella filosofia: Platone, Zenone di Elea.

PROVE INDUTTIVE: *Prove in forma di sillogismo statistico: Il sillogismo statistico ha la forma: l'n% degli A B, i A, con la probabilit dell'n% dunque i B. Tutte le leggi statistiche e le massime di esperienza che riguardano fatti, quando hanno un indice di frequenza n% apprezzabile pure se non prossimo al 100% sono suscettibili di diventare la legge di base di sillogismi statistici applicabili nel campo delle prove processuali.
Es: spesso gli omicidi hanno un movente, Tizio omicida, molto probabilmente dunque ha avuto un movente.

La forza dell'intero argomento, cio il grado della sua plausibilit, dipende dal valore del nesso di consequenzialit che uguale all'n% della legge di base, e dalla verit dell'elemento di prova: se l'elemento di prova acquisito come certo la plausibilit dell'argomento misurata dall'n% della legge di base, se l'elemento di prova incerto ovviamente la forza dell'argomento pu scemare. Le prove pi importanti la cui struttura pu essere evidenziata nella forma del sillogismo statistico sono la prova testimoniale e la prova documentale. prova testimoniale: Nella prova testimoniale la forma del sillogismo statistico rimane generalmente nascosta. Nel suo nucleo questa prova si presenta nella forma dell'elemento di prova, che la dichiarazione del testimone, e del fatto da provare, che la verit di ci che dice il testimone
A affermato da t ________________ probabilmente A vero

Questo schema di prova, cos come sta, non valide e sembra inoltre costituire la fallacia dell'appello ad autorit incompetente. L'argomento probatorio tuttavia non fallace e inoltre nella prova testimoniale il testimone viene considerato competente in quanto persona che informata dei fatti che afferma. Ci che d forza all'argomento un'assunzione tacita con la quale dobbiamo integrare lo schema sommario di sopra:
l'n% di ci che affermato da persona che nelle condizioni C1,C2 vero A affermato da t che nelle condizioni C1, C2... ____________________________________________________________________con la probabilit dell'n% A vero

ci corrisponde allo schema del sillogismo statistico. L'elemento di prova la seconda premessa ed composta di due parti: una consiste nel fatto che il testimone ha reso certe dichiarazioni e un'altra parte dell'elemento di prova il fatto che il testimone si trovato in certe condizioni che sono quelle decisive per stimare la sua attendibilit. La legge di base la massima di esperienza della prima premessa, che si riferisce a condizioni identiche a quelle che la seconda premessa asserisce sussistenti per il testimone. Questa massima misura l'attendibilit del testimone. Questa massima di esperienza pu essere pi o meno corretta. La forza della prova testimoniale, il grado di plausibilit dell'argomentazione con cui dalle dichiarazioni del testimone e dalla sua attendibilit si desume l'esistenza del fatto da provare, dipende dalla risposta a queste due domande: 1) sussistono effettivamente le condizioni nel testimone, asserite nella seconda premessa, e in che misura? 2) esatta la massima di esperienza che costituisce la legge di base nella prima premessa? Le condizioni di attendibilit del testimone sono numerose e complesse, possiamo classificarle in 4 categorie:

1)condizioni oggettive: Il fatto di cui testimonianza deve essere stati effetti di percezione diretta da parte del testimone Le circostanze del fatto non devono essere state tali da ostacolare la percezione del testimone 2)condizioni psicologiche: Il testimone deve avere buone capacit percettive Il testimone deve avere buone capacit di memoria Il testimone deve avere normale capacit di intendere La percezione e il ricordo del testimone non devono essere stati suggestionati 3)condizioni logiche: Le dichiarazioni che il testimone rende devono essere in se stesse chiare, coerenti, non incredibili. 4)condizioni morali: Contano i precedenti del testimone Il testimone non deve avere interesse a mentire o a tacere alcuni aspetti dei fatti Tutte queste condizioni possono sussistere pi o meno. Se potessimo dire che tutte queste condizioni risultano soddisfatte al massimo grado si avrebbe un perfetto testimone e non avremmo pi un sillogismo statistico, ma una prova deduttiva in forma di sillogismo applicativo, dotato della massima plausibilit. Questo per un caso pi ideale che reale, Ritornando alle domande, alla prima che chiedeva se e in che misura sussistano le condizioni richieste nel testimone si possono dare risposte scalari. Questa stima pu essere compiuta con criteri abbastanza oggettivi e nella decisione della causa rimessa al prudente appezzamento del giudice. Ma la seconda domanda pi problematica, quella che riguarda la massima di esperienza assunta come legge di base. Occorre assumere una massima di comune esperienza che prenda in considerazione esattamente le condizioni e stabilisca in che misura dica il vero una persona che si trovi in tali condizioni. Questo il punto pi critico della prova testimoniale; infatti una siffatta massima, che dica che in una certa misura vero ci che affermato da una persona che si trovi nelle complesse e variabili condizioni del testimone, pi costruita, congetturata, che fondata sull'esperienza reale: una massima che immaginiamo, magari ragionevolmente, ma senza riscontri effettivamente compiuti su ci che per lo pi succede. Della prova testimoniale non si pu fare a meno nel processo, ma questa prova non privilegiata rispetto alle altre, come molte volte viene considerata. La gerarchia delle prove che fino a poco tempo fa veniva accreditata dalla dottrina e dalla giurisprudenza affermava che le prove dirette, e tra queste principalmente la prova testimoniale, prevarrebbero su quelle indirette e critiche. Ma recentemente la Suprema Corte ha ritenuto superata ogni gerarchia categoriale tra le prove: ogni prova vale per quello che nel caso concreto si mostra capace di concludere. Non va dimenticato che la prova testimoniale una prova induttiva con una premessa, la massima di esperienza di base, esposta a speciali rischi. Speciali perch, per il suo carattere puramente congetturale, la massima ti base intrinsecamente fallibile. E avendo la prova testimoniale la forma del sillogismo statistico l'errore sulla massima di base si traduce in errore logico del nesso di consequenzialit, che ha lo stesso indice di forza della massima. La migliore valutazione si basa sul concorso di pi prove testimoniali e meglio ancora sul concorso di pi prove testimoniali in congiunzione con altri generi di prove. prova documentale E' simile alla prova testimoniale, solo che qui chi parla non un testimone ma un

documento: la verit di un fatto da provare si trae da ci che dichiarato o rappresentato nel contenuto di un documento che proviene da un certo autore. Come afferma l'art.234 c.p.p. il documento pu essere scritto, ma anche fotografico, cinematografico o fonografico. La struttura logica della prova documentale ha anch'essa forma del sillogismo statistico. Ma nella prova documentale le premesse del sillogismo sono pi articolate:
l'n% di ci che affermato in un documento proveniente da persona che nelle condizioni C1, C2, vero A affermato in d che proviene da persona che nelle condizioni C1, C2,... __________________________________________________________________con la probabilit dell'n% dunque A vero

L'elemento di prova, enunciato nella seconda premessa, ora composta in tre parti: la prima si riferisce al fatto che una certa affermazione contenuta in un documento e, come nel caso della testimonianza, ci si pu darlo per certo; la seconda parte si riferisce all'autenticit del documento: ci va provato a sua volta, ed il punto nuovo rispetto alla prova testimoniale; infine la terza parte riguarda le condizioni e le qualit dell'autore richieste per la sua attendibilit. La prima premessa, che enuncia la legge di base, la massima che occorre assumere per misurare il grado di credibilit di ci che affermato nel documento. A parte la prova dell'autenticit, per il resto si possono ripetere per la prova documentale tutte le considerazioni svolte per quella testimoniale, sia per quanto concerne le condizioni di attendibilit dell'autore del documento, sia per quanto riguarda la massima di base, che anche qui rimane di natura congetturale. Vanno fatte considerazioni diverse per i documenti che rivestono carattere pubblico. L'art.2700 c.c. stabilisce che, salvo querela di falso, l'atto pubblico fa piena prova sia della veridicit di ci che vi attestato sia della provenienza dal pubblico ufficiale che lo ha formato. In questo caso cambia la struttura logica della prova e cambiano le sue condizioni di forza. La prima premessa su cui la prova ora si basa non una massima di esperienza che valga secondo ci che per lo pi accade, ma una disposizione di legge che dice categoricamente tutto ci che attestato da un pubblico ufficiale vero che da considerare una verit certa. Inoltre non vi alcuna prova speciale per verificare l'autenticit del documento. Di conseguenza la struttura logica della prova fornita da un documento pubblico non quella induttiva del sillogismo statistico ma quella deduttiva del sillogismo applicativo, in cui tutte le premesse sono certe e che pertanto dotato del massimo grado di plausibilit e forza probatoria. Questo lo schema: tutto ci che attestato da un pubblico ufficiale vero, questo fatto attestato da un pubblico ufficiale, certamente dunque questo fatto vero. prova indiziaria La prova indiziaria ha la struttura logica dell'argomento per abduzione chiamato appunto anche argomento indiziario La prova indiziaria nel suo nucleo si presenta nella forma tipica del rapporto tra un elemento di prova, l'indizio, e il fatto da prova o thema probandum, ma tale schema deve essere integrato da una quantit di presupposti sottaciuti, non basta solo lo schema nucleale in cui si cita solo la legge di base: ricordiamo lo schema dell'argomento per abduzione:
probabile che se c' il fatto F allora c0p anche l'indizio I c' l'indizio I __________________________________________________ probabilmente dunque sussiste il fatto F

Questo nucleo deve essere completato dalle condizioni al contorno dell'abduzione, lo schema completo :
1c' gi una certa probabilit che il fatto F da provare sussiste 2 probabile che se c' il fatto F allora c' anche l'indizio I (l'indizio I probabile conseguenza del fatto F) 3 probabile che se non c' il fatto F ci sia l'indizio I (l'indizio I conseguenza

meno probabile di altri fatti) 4 accertata l'esistenza dell'indizio I _______________________________________________________________pi dunque il fatto F sussiste

probabilmente

di

prima

E' importante il primo presupposto che mette nel conto la probabilit a priori del fatto F da approvare. La prova indiziaria tanto pi forte quanto maggiore questa probabilit. E anche importante il condizionale di base enunciato in 2 e figurante gi nel nucleo dell'argomento, che dice quanto probabile che l'indizio I sia conseguenza del fatto ipotizzato F. Tuttavia molto spesso questo non basta: occorre anche mettere a confronto il condizionale di base, enunciato in 2, secondo cui l'indizio probabile conseguenza del fatto F, col condizionale alternativo, enunciato in 3, cio con la probabilit che l'indizio possa essere conseguenza non di F ma di altri ipotizzabili fatti. La prova tanto pi forte quanto maggiore la probabilit che l'indizio sia conseguenza del fatto ipotizzato e quanto minore la probabilit che sia conseguenza di altri fatti. Il rapporto fra le ipotesi 2 e 3, che l'indizio sia conseguenza del fatto ipotizzato da provare e che sia invece conseguenza di altri ipotizzabili fatti, costituisce il grado di rilevanza della prova. Infatti la prova irrilevante se l'indizio conseguenza tanto probabile del fatto da provare quanto lo di altri possibili fatti; la prova a favore della sussistenza del fatto da provare nella misura in cui l'indizio pi probabile conseguenza di quel fatto che di altri fatti; ed per contro a favore dell'insussistenza del fatto da provare nella misura in cui l'indizio meno probabile conseguenza di quel fatto che di altri. Essenziale ovviamente la condizione 4. Infine importante il numero degli indizi che si possono addurre a prova di un fatto, come mostra lo schema dell'abduzione multipla. La sostanza di tutto il procedimento abduttivo indiziario pu essere sintetizzata cos: dati certi elementi di prova, tra l'ipotesi che sussista il fatto di cui quegli elementi di prova sono indizi e l'ipotesi opposta, pi verosimile l'ipotesi che pi compatibile con la presenza di quegli indizi, tenuto anche conto della conoscenza gi disponibile circa il fatto stesso. . -> Si possono, almeno in parte, specificare i requisti di gravit, precisione e concordanza che devono avere gli indizi ai sensi degli artt.192 c.p.p. E 2729 c.c. (in realt il termine indizi si una solo per il diritto penale mentre per il diritto civile si usa il termine presunzioni: gravit: un indizio deve essere grave nel senso che deve aggravare, e in modo apprezzabile, la posizione della parte contro la quale l'indizio viene fatto valere. Dunque la probabilit del fatto raggiunge sulla base di quell'indizio deve superare chiaramente la probabilit del fatto stesso quale fino a quel momento stata stimata, cio la probabilit a priori del fatto. Questo requisito in sostanza esclude le prove indiziarie irrilevanti o molto poco rilevanti. precisione: l'indizio deve essere un indizio preciso del fatto da provare nel senso che deve indicare precisamente quel fatto e non altri fatti: non deve essere pi probabile conseguenza del fatto da provare che di altri ipotizzabili fatti. E' ancora una volta il rapporto fra condizionale di base e condizionale alternativo che scende in cambio pur se implicitamente. L'indizio deve essere preciso nel senso di non ambiguo n generico. pluralit concordante degli indizi: qui vanno considerati due aspetti del requisito: 1) pluralit: il fatto che gli artt.192 c.p.p. E 2729 c.c. parlano di indizi al plurale ha costituito argomento per ritenere che un solo indizio insufficiente. In questo senso stata orientata per parecchio tempo la prevalente giurisprudenza. Ma alcune recenti sentenze della Corte di cassazione hanno ammesso che pu bastare anche un solo indizio ( particolarmente grave e

preciso). Comunque il numero degli indizi rilevante e anche se ciascuno dei singoli indizi dell'insieme non grave, grave e provante pu diventare il loro cumulo, il che conforme ai risultati dell'abduzione. 2) concordanza: significa che gli indizi devo convergere sul medesimo fatto, il che corrisponde alla struttura stessa dell'abduzione multipla e degli argomenti convergenti. La concordanza significa anche che gli indizi non devono contrastare tra loro (e si aggiunge spesso non possono contrastare nemmeno con le altre prove). L'ipotesi di indizi contrastanti tra loro sembra difficile da immaginare, eppure non ne mancano esempi, Per esempio nel caso di indizi in cui ciascuno, preso singolarmente e s prova un certo fatto, ma che considerati congiuntamente, cambiano di segno: ci accade quando gli indizi violano la condizione di indipendenza richiesta dalla logica dell'abduzione multipla e degli argomenti convergenti.
Es. di indizi che separatamente provano un fatto ma nel loro insieme provano l'opposto. Il medico ha somministrato due farmaci: presa separatamente la somministrazione di ciascun farmaco una prova a favore della perizia del medico. Senonch si viene a sapere che uno dei farmaci, che in s giovevole, controindicato in presenza dell'altro: questo converte i due indizi in una prova contro la perizia del medico.

prova peritale La prova oltre ad essere basata su una massima di esperienza, che un uomo di senso comune da solo in grado di argomentare e di valutare, quando si ha l'uso di leggi scientifiche e di criteri tecnici, allora necessario rivolgersi ad una persona esperta, un perito che, se nominato dal giudice, viene chiamato consulente tecnico d'ufficio. Nella prova peritale si possono distinguere una logica interna e una esterna: la prima il ragionamento che compie il perito per giungere alle sue conclusioni, la seconda il ragionamento che compie il giudice (o l'avvocato o il pubblico ministero) quando accetta o respinge le conclusioni di una perizia. La logica interna, il tipo di ragionamento impiegato dal perito, dipende dal quesito che gli viene proposto, vi sono principalmente due tipi di quesiti: uno a carattere generale, se esiste una legge scientifica, e un altro relativo ad un fatto particolare. L'esistenza o meno di una legge generale viene accertata sulla base delle normali conoscenze scientifiche del perito o sulla base di osservazioni e esperimenti che egli compie per l'occasione. Pi spesso il quesiti concerne casi particolari: si chiede se possibile che si sia verificato un fatto, quanto sia probabile che si sia verificato, quale possa esserne la causa. Per risolvere questi quesiti il perito potr impiegare i pi diversi tipi di ragionamento connessi tra loro. La perizia e le sue conclusioni sono poi valutate dalle parti e dal giudice: il ragionamento in base al quale si compie tale valutazione la logica esterna della perizia. Si accettano o si respingono le conclusioni peritali sulla base dell'attendibilit del perito, cio del suo grado di competenza personale. Non contano, come nel testimone, le capacit percettive e di memoria, ma conta la personalit professionale desumibile dai suoi titoli e dalla stima di cui gode nella comunit scientifica. Conta anche il profilo logico e morale della perizia: l'esposizione che il perito fa delle sue conclusioni deve essere chiara e coerente e egli non deve avere interessi a mettere in evidenza degli aspetti del fatto favorevoli solo a una parte. Il fatto che il giudice sia peritus peritorum lo induce a valutare la perizia controllando, entro certi limiti, anche la logica interna di essa. Della perizia il giudice pu controllare aspetti come la diligenza con la quale il perito ha svolto il suo lavoro, l'adeguatezza delle risposte alle domande poste dal giudice, il rispetto dei termini fissati. Ma pu sindacarne il contenuto tecnico? Secondo una parte della dottrina e della giurisprudenza il giudice potrebbe giungere a controllare anche la validit scientifica dei criteri, secondo un'altra parte no. Effettivamente sarebbe molto strano, se non contraddittorio, il fatto che il giudice prima si dichiari tecnicamente incompetente per il caso in questione tanto da affidarne

la soluzione ad un esperto e poi riveli una competenza tecnica cos alta da poter giudicare la scienza dell'esperto. In ogni caso se il giudice dissente dalla perizia del consulente tecnico deve motivare il suo dissenso e non pu sostituire alla conclusione peritale una sua autonoma conclusione; pu disporre, motivando, il rinnovo della perizia o una perizia suppletiva o pu preferire i risultati di un'altra perizia gi acquisita. LA VALUTAZIONE COMPLESSIVA DELLE PROVE Nel processo tutte le prove sono valutate nel loro insieme. La Corte di Cassazione ha pi volte sottolineato la necessit di procedere, oltre alla valutazione parcellare delle prove, alla valutazione di sintesi finale e unitaria del complesso delle prove. La valutazione complessiva richiede ulteriori criteri di valutazione. Essi sono differenti, per ragioni giuridiche, a seconda che si tratti di processo civile o penale. Nel processo civile pu bastare il criterio della preponderanza delle prove: si tratta di stabile se, date tutte le prove, a favore e contro, pi probabile la sussistenza o l'insussistenza del fatto dedotto in giudizio. Nel processo pena questo non basta: le prove a favore del fatto delittuoso non solo devono superare le prove contrarie ma devono spingere la probabilit della sussistenza del fatto molto in alto, oltre la soglia del ragionevole dubbio. In pratica, in entrambi i processi, la valutazione complessiva delle prove si fa intuitivamente, per esempio in modo globale. A occhio si valuta il peso complessivo delle prove a favore della sussistenza del fatto dedotto in giudizio e poi il peso complessivo delle prove contro la sussistenza del fatto, e sempre a occhio si decide. Un altro metodo di valutazione complessiva delle prova la ricostruzione del fatto: consiste nel concatenare gli elementi di prova in un'esposizione narrativa che termina con il fatto che si intende provare: la probabilit del fatto viene cos valutata, in maniera sempre intuitiva ma pi articolata, sulla base della plausibilit della narrazione e dell'eventuale confronto con alternative ricostruzioni. Ma l'intuizione da sola pu essere ingannevole e condurre a risultati divergenti da quelli che la logica esigerebbe. I procedimenti logici di controllo della valutazione complessiva delle prove, i pi diffusi dei quali sono legati al calcolo delle probabilit, sono sofisticati e non appartengono ala competenza e al tipo di cultura del giurista, Occorrerebbe un punto di contatto tra la tecnica logica e la cultura giuridica, un sistema di regole che da un lato fosse conforme ai teoremi del calcolo delle probabilit, o comunque ai principi della logica del verosimile, e dall'altro risultasse accessibile e maneggevole da parte del giurista. Ci sono stati tentativi in questo senso specialmente da parte di giuristi, ma il problema resta aperto (Taruffo, uno basato sul teorema di Bayes). Comunque, qualunque metodo si adotti, bene fare attenzione all'indipendenza delle prove fra loro. Se non lo sono infatti magari considerandole separatamente si ha un risultato diverso e persino opposto a quello che si ottiene considerandole congiuntamente come un'unica prova. Talvolta due prove considerate separatamente sembrano a favore del fatto che vogliono provare, ma considerate complessivamente costituiscono un'unica prova contraria al fatto (es. precedente del medico). Altre volte pu accadere l'opposto: due prove apparentemente contrarie l'una all'altra si riducono ad una sola prova (tumore). Ci possono essere casi in cui prove separatamente irrilevanti, o poco rilevanti, congiuntamente diventano molto rilevanti (industria sospettata di produrre sostanze
esplosive per un circolo terroristi, due stabilimenti nessuno produce sostanza esplosiva ma due sostanze che insieme lo sono).

4)La logica nella sentenza L'intero processo si riassume nella sentenza con tutti i suoi argomenti in diritto e in fatto. Essa ha la sua struttura argomentativa, e le sua argomentazioni, come tutte le argomentazioni, possono essere affette da vizi. Prima di tutto dobbiamo distinguere la sentenza come argomento testuale e la

sentenza come argomento ricostruito. L'argomento testuale, letteralmente enunciato da chi argomenta, in questo dal giudice, diverso dall'argomento ricostruito, cio che noi possiamo ricostruire al di sotto dell'argomento testuale del giudice. L'argomento testuale spesso cela la reale struttura del ragionamento sottostante: il testo della sentenza non dice ordinatamente tutto, solo ed univocamente ci che intende dire, ma chi legge la sentenza pu riesprimerla in modo da far emergere l'implicito ordini logico e ci che sottaciuto, in modo da eliminare o mettere fra partentesi il superfluo, da restituire significato univoco a ci che non espresso con precisione. Questo l'argomento ricostruito non testuale. La Corte di Cassazione lo ha lucidamente avvertito 100 anni fa: il giudice deve motivare ma questo non significa scrivere un pedante sillogismo in perfetta forma scolastica. Poich la sentenza deve essere motivata essa un'argomentazione, e in quanto tale ha una struttura logica. Secondo l'opinione corrente la struttura logica della sentenza un semplice sillogismo applicativo, in quanto applica una norma a carattere generale ad un fatto particolare:
tutti gli A sono B norma iA fatto

motivazione dispositivo

___________________
iB

Entrambe le premesse costituiscono la motivazione e la conclusione il dispositivo della sentenza. Questo chiamato sillogismo giudiziale. Beccaria stato tra i primi a mettere in evidenza questa struttura ne Dei delitti e delle pene. Ma questo schema rappresenta solo sommariamente e non del tutto esattamente la struttura argomentativa della sentenza. La struttura di Beccaria sembra cadere in alcune illusioni dell'illuminismo e ha subito critica rivolte all'illuminismo che per sono andate troppo oltre arrivando addirittura a negare alla sentenza struttura logica. Secondo l'opinione corrente e Beccaria sembra che la sentenzia sia concepita come un singolo sillogismo da enunciare perfettamente nella forma di sillogismo applicati e questo sillogismo apodittico, dimostrativo, assolutamente certo. In realt la sentenza nella sua struttura logica non ha queste caratteristiche, infatti UNA COMPOSIZIONE DI ARGOMENTI, RICOSTRUIBILI IN CERTE FORME(il giudice si esprime nella forma che preferisce non per forza sillogismo) , E SOLO PIU' O MENO PLAUSIBILI (le premesse e il nesso possono non essere assolutamente certi). La prima premessa risultato di argomenti interpretativi, la seconda di argomenti probatori. Analizziamo tre delle critiche sono sono state rivolte alla possibilit di una struttura logica della sentenza, si p infatti detto che la sentenza un tipo di argomentazione col quale la logica non ha niente a che fare. I critica: Il sillogismo giudiziale e tutti gli schemi logici sono solo un'invenzione dei logici di professione perch nessuna sentenza ha questa forma pedante e scolastica, MA quando si dice che la sentenza ha una struttura logica non si intende dire che ha testualmente quella forma, ma che pu essere ricostruita in quella forma. II critica: Calogero afferma che il giudice non si serve di logica per fare la sentenza perch parte dalla conclusione e cerca le premesse adatte e qui la logica non c 'entra, MA ammesso e non concesso che il giudice parta dalla conclusione (questo piuttosto il modo di agire delle parti), Calogero si sbaglia perch nel cercare le premesse adatte a sostenere una conclusione la logica c'entra perch le premesse sono adatte a sostenere una conclusione solo se da esse segue, deduttivamente o induttivamente, dunque logicamente, la conclusione. III critica: Si sostenuto che la sentenza non ha una logica perch il

ragionamento del giudice non apodittico e certo come quello della matematica. Ci vero, esso solo pi o meno plausibile, ma ci non implica che sia privo di logica: pu avere un nesso di consequenzialit induttivo o persino deduttivo. L'argomentazione della sentenza non dimostrativa, ma pu e deve essere plausibile, dotata di premesse accettabili e di un nesso di consequenzialit sufficientemente forte. VIZI DELLA SENTENZA La sentenza un argomento composto. E' un'argomentazione l'intera sentenza nel suo complesso e al suo interno ci sono subargomenti che costituiscono particolari segmenti dell'intera motivazione. L'intera sentenza come pure i suoi subargomenti possono essere viziati. Si distinguer seconda che l'argomento viziato riguardi questioni di diritto o questioni di fatto, soprattutto a proposito di quest'ultimi si distingueranno vizi logici e vizi di merito, questi ultimi consistono nella falsit dei singoli giudizi contenuti nella sentenza quali premesse o conclusioni dei vari argomenti che la formano. vizi degli argomenti relativi a questioni di diritto Non c' molto da dire dal punto di vista logico, l'errore riguarda soprattutto i giudizi di diritto o il nesso di consequenzialit tra premesse e conclusione. L'errore in un giudizio di diritto pu dipendere dall'aver considerato valida una norma che non lo , dall'erronea interpretazione di una disposizione legislativa, dall'erronea applicazione di una norma al caso particolare. L'argomentazione di diritto pu essere viziata logicamente, in particolare pu essere insussistente il nesso di consequenzialit nella sentenza o in qualche suo subargomento. Ma la tipologia dei vizi logici di un argomento in diritto non molto importante sia perch tali vizi sono denunciabili in tutti i gradi di giurisdizione, sia perch in un'argomentazione in diritto, come ha osservato la Corte di Cassazione, anche i vizi che colpiscono il nesso di consequenzialit si risolvono in vizi di violazione o falsa applicazione di norma giuridiche. vizi degli argomenti relativi a questioni di fatto 1) vizi logici In queste questioni invece importante distinguere vizi logici e vizi di merito perch mentre nel secondo grado di giurisdizione si possono discutere della sentenza di primo grado sia i vizi di merito sia quelli logici, nel giudizio davanti alla Corte di Cassazione sono discutibili di principio solo i vizi logici. Ma anche questi ultimi sono ricorribili in Cassazione solo se investono un punto che sia decisivo per la soluzione della controversia. Come precisa l'art.360c.p.c. I vizi logici sono la contraddittoriet, l'insufficienza o la mancanza della motivazione. Contraddittoriet: due proposizioni sono contraddittorie, dunque logicamente incompatibili, se non possono essere entrambe vere o se la loro congiunzione designa un fatto impossibile con certezza assoluta, al 100% (l'imputato si trovava
in un certo luogo e l'imputato si trovava in altro luogo).

Ci sono proposizioni che designano un fatto non assolutamente ma praticamente impossibile cos inverosimile che si possono assimilare a proposizioni contraddittorie. (extraterrestre sul luogo del delitto). Raramente due affermazioni contraddittorie appaiono in modo esplicito e testuale, Per lo pi la contraddittoriet implicita e, come gli interi argomenti, deve essere ricostruita al di sotto delle espressioni testuali; pu accadere anche che la ricostruzione del testo possa mostrare che una contraddizione solo apparente e che scompare con un'accorta opera di interpretazione e di ricostruzione del testo della sentenza. La contraddizione apparente se deriva soltanto dall'uso improprio del linguaggio o se deriva da mero errore materiale.

Insufficiente motivazione: un vizio che colpisce il nesso di consequenzialit dell'argomento di fatto, il nesso viziato se troppo debole per sostenere la conclusione: viziato se tra premesse e conclusione non sussiste un nesso deduttivo e neppure un nesso induttivo sufficientemente forte. Una sentenza pu commettere la fallacia dell'appello ad autorit incompetente, quella dell'affermazione conseguente. Un argomento che pecchi di queste fallacie insufficiente valido. Sono ancora vizi di insufficiente motivazione gli errori che possono essere commessi nella valutazione complessiva delle prove, quando ci si limita ad una valutazione parcellare delle prove senza verificare la loro valutazione di sintesi che potrebbe dare risultati ben diversi. Inoltre sbagliato motivare la prevalenza delle prova a favore su quelle contrarie facendo una serie di confronti in cui si eliminano via via le prove pi deboli. Esse potrebbero essere almeno probabili e il cumulo di una somma di residui potrebbe ribaltare il risultato (3 testimonianze: 1 80%fatto sussiste, 2 70%
fatto non sussiste).

Un altro vizio riconducibile al vizio della motivazione insufficiente il caso della mancata considerazione nella sentenza di elementi decisivi peraltro disponibili (come argomentazioni o obiezioni svolte dalla parti). L'obbligo di tener conto, nella motivazione, di tutto ci che stato addotto dall'una e dall'altra parte ha il suo fondamento nella necessit processuale del contraddittorio, la ratio di questa necessit dialettica sta nell'esigenza di guardare la questione da tutti in lati in modo da acquisire quanti pi elementi di giudizio e informazioni possibili. Questo sarebbe l'errore dell'informazione trascurata, un'errore che produce vizi logici perch gli argomenti in questioni di fatto sono per lo pi di natura induttiva e l'induzione corretta solo se tiene conto di tutti gli elementi rilevanti accessibili, se non lo si fa si costituisce violazione delle regole della logica induttiva e si traduce nel vizio logico di insufficiente motivazione. Motivazione mancante: la motivazione pu esserci solo apparentemente o mancare del tutto. Il caso pi classico di motivazione apparente la motivazione per relationem che si ha quando il giudice si limita a rinviare per la motivazione ad argomentazioni svolte in altra sede (es: se il giudice d'appello rinvia semplicemente
alle argomentazioni svolte dal giudice di primo appello, il suo compito non quello di ripetere le argomentazioni del primo giudice ma di valutarle motivatamente).

La mancanza assoluta di motivazione in fatto si ha quandola sentenza contiene giudizi di fatto che il giudice avrebbe dovuto motivare ma che neppure accenna a giustificare. E' inverosimile che questo vizio riguardi l'intera sentenza, ma possibile che il giudice nella motivazione, in qualcuno dei subargomenti decisivi della sentenza assuma delle premesse di fatto a loro volta non giustificate. Ovviamente il giudice non deve e non pu giustificare tutte le premesse che enuncia, senn sarebbe un regresso all'infinito. Sembra si possa dire che deve giustificare solo le premesse non ovvie, ma il concetto di ovviet in parte indeterminato, soprattutto se usato a fini giudiziari. Comunque sono premesse di fatto sicuramente ovvie che il giudice non tenuto a giustificare: a) massime di comune esperienza (per espressa disposizione legislativa art.115c.p.c.. b) fatti o verit notorie (per stretta analogia con le massime di comune esperienza hanno la stessa ratio: sono note a tutti. c) affermazione di fatti rilevabili con semplice visione degli atti e documenti della causa (una firma su un documento). 2) vizi di merito I vizi di merito consistono nella falsit di giudizi di fatto che figurino in un argomento della sentenza. I vizi di merito nelle questioni di fatto decise da una sentenza possono essere denunciati al giudice di appello ma non nei ricorsi in Cassazione, perch il

controllo sulla verit o falsit dei giudizi di fatto esula dalle competenze e dalle possibilit della Suprema Corte. Il processo davanti alla Corte ad oggetto chiuso limitato a discutere solo ci che emerge dai dati in suo possesso. Ma ci sono delle eccezioni, previste dall'art.395c.p.c., in particolare quella dell'errore di fatto risultante dagli atti e documenti della causa, errore denunciabile in Cassazione. Inoltre sembrerebbe ragionevole ammettere al giudizio della Cassazione gli errori relativi a massime di comune esperienza o a fatti notori e in generali gli errori di fatto pi macroscopici, rilevabili da chiunque sulla base di generali conoscenze. In questi casi non sono necessarie nuove indagini che travalichino l'oggetto chiuso del giudizio di Cassazione, perch gli elementi necessari per il controllo fanno parte del patrimonio conosciuto della stessa Corte. Se il ragionamento fondato su verit note a tutti ben motivato sembra doversi ammettere che quando il ragionamento fondato su falsit rilevabili da tutti esso non sia ben motivato. Ma la Suprema Corte non ama vedere accresciute le sue competenze e n on lascia passare un principio di questo genere. Per ci che concerne le massime di comune esperienza ci sono considerazioni di logica induttiva che mostrano come l'errore ad esse relativo si risolva necessariamente in un vizio di insufficiente motivazione. Le massime di esperienza normalmente costituiscono la legge di base di argomenti in fatto di natura induttiva (sillogismo statistico, prova indiziaria). La massima di esperienza riguarda fatti anche se in termini generali e la sua verit o falsit questione di fatto non di diritto: come tale di principio sarebbe esclusa dal controllo della Cassazione. Tuttavia il valore della massima corrisponde al valore del nesso di consequenzialit (l'n% degli A sono B, i A con la probabilit dell'n% dunque i B). Ne consegue che un errore nella massima di comune esperienza, quantunque errore di fatto, si traduce in un errore nel nesso di consequenzialit, ossia in un vizio logico di insufficiente motivazione. E su questo aspetto resta compito della Suprema Corte pronunciarsi. Una conclusione: Il ragionamento connaturato alla giurisprudenza forse pi che ad altre disciplina, perch il ragionamento il principale strumento di lavoro del giurista, e perch il diritto stesso lo impone visto che, in molti ordinamenti, esige che le sentenze siano motivate, dunque ragionate. Ma l'obbligo della motivazione delle sentenze risale appena alla rivoluzione francese. La necessit di motivare e ragionare nel diritto ha radici pi essenziali e profonde, radici che non la storia ma una riflessione filosofica potrebbero meglio rilevare. Questa verit pi profonda che il diritto nasce come trasformazione della forza fisica in forza argomentativa. Di questo passaggio simbolicamente rappresentativo il rito di un antico istituto del diritto romano: la legis actio sacramento in rem: davanti al pretore due litiganti si contendevano per esempio uno schiavo e lo toccavano entrambi: questo rappresentava simbolicamente il momento pregiuridico della lotta privata, ma il pretore intimava mittite ambo hominem : et illi mittebant questo rappresentava l'avvento del diritto e la cessazione della lotta privata. A questo punto il convenuto diceva all'attore esigo che tu dica quali sono le ragioni della tua rivendicazione, qui il diritto si presentava immediatamente come esigenza di ragionamento e lo scontro fisico, cessato, si trasformava nella dialettica giudiziale. Dalla controversia giudiziale in su tutto l'ordinamento giuridico attraversato dall'esigenza del ragionamento e dell'argomentazione: argomentano le pari, i giudici, le Corti Supreme. Il diritto per sua natura tale che in esso nessuna affermazione pu essere fatta valere senza ragionare e argomentare. Ed per questo che da un lato la scienza giuridica ha bisogno della logica, ma dall'alto la logica trae profitto dall'esperienza giuridica che cos ricca di pratica argomentativa da costituire un fecondo terreno di coltura per le teorizzazioni della logica. Toulmin la stessa logica non che giurisprudenza generalizzata.