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Filippo Santucci de Magistris: liquefazione - AGI Linee guida 30.04.

2004

1. Suscettibilità alla liquefazione

1.1. Definizioni

Il termine liquefazione indica tutti i fenomeni che danno luogo alla perdita di resistenza a taglio o
ad accumulo di deformazioni plastiche in terreni incoerenti e saturi, sollecitati da azioni transitorie e
ripetute che agiscono in condizioni non drenate (Kramer, 1996). Tali fenomeni sono legati allo
sviluppo di sovrappressioni neutre che, se positive, causano una riduzione dello stato di
confinamento efficace a cui il terreno è sottoposto. La liquefazione si sviluppa con due meccanismi
diversi. Il primo è definito “flow liquefaction” o fluidificazione, ed avviene quando le tensioni
richieste per assicurare le condizioni di equilibrio statico sono maggiori della resistenza a taglio del
terreno. Ne consegue che una volta avviate, le deformazioni prodotte dalla flow liquefaction
possono essere causate da tensioni applicate staticamente. Il secondo è quello della “mobilità
ciclica” che si verifica quando le tensioni di taglio necessarie all’equilibrio statico sono minori della
resistenza del terreno. Di conseguenza, le deformazioni si sviluppano in maniera incrementale
durante un terremoto, perché causate da tensioni di taglio applicate in maniera statica e ciclica. Un
caso particolare di “mobilità ciclica” è quello della “level-ground liquefaction” o liquefazione a
piano campagna orizzontale, che si verifica quando non esistono tensioni tangenziali che possono
indurre spostamenti laterali del terreno. Il fenomeno si manifesta attraverso (1) oscillazioni del
terreno durante l’evento sismico; (2) deformazioni post-sismiche; e, (3) eventuale sviluppo di bolle
di sabbia prodotte dal flusso idraulico dal basso verso l’alto che si genera per dissipare le
sovrapressioni neutre indotte dal terremoto.

1.2. Posizione del problema

In linea di principio, i passi da compiere nell’analisi di un problema di liquefazione sono i seguenti:


1. Valutazione della suscettibilità a liquefazione di un particolare deposito;
2. Valutazione dell’eventuale attivazione del fenomeno;
3. Valutazione degli effetti della liquefazione; e,
4. Valutazione della possibilità di:
a. Abbandonare il sito;
b. Migliorare le caratteristiche meccaniche dei terreni; ovvero,
c. Modificare le caratteristiche della struttura oggetto di studio
se il livello di danno indotto dalla liquefazione non è compatibile con le prestazioni richieste
dalla struttura.

In questa sede saranno affrontati i punti (1) e (2) che, insieme, permettono di stabilire dei criteri di
verifica di tipo semplificato, di tipo dinamico semplificato e di tipo dinamico completo.
Nello spirito del performance-based design method sarà fatto cenno ad una valutazione degli effetti
della liquefazione sulle strutture, mentre non saranno affrontate le problematiche geotecniche
connesse con il miglioramento dei terreni finalizzato alla riduzione del rischio sismico.

La natura fisica del fenomeno è tale che la liquefazione si inneschi solo quando un evento sismico
induca livelli deformativi nel terreno tali da far nascere significative sovrappressioni neutre,
associate ad un comportamento tensiodeformativo ciclico di tipo degradante (si veda ad esempio
Vinale et al., 1995). La liquefazione avviene pertanto, indipendentemente dalla natura e dalle
proprietà meccaniche dei terreni, solo per terremoti che hanno una magnitudo ed una durata
superiore a particolari valori di soglia.
Generalmente, la pericolosità della liquefazione è associata alla presenza di terreni sabbio-limosi
saturi di plasticità e di densità basse. I terreni coesivi, specialmente con una frazione argillosa
maggiore del 15%, non sono considerati suscettibili alla liquefazione. La liquefazione si presenta

1
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invece in sabbie incoerenti, nei limi ed in alcuni depositi di ghiaia, di età olocenica o tardo
pleistocenica e nelle zone dove la falda è a profondità non maggiore di 15 metri dal piano campagna.
Alcuni terreni ghiaiosi sono vulnerabili alla liquefazione se incapsulati da terreni impermeabili che
impediscono la dispersione veloce delle sovrappressioni neutre indotte dai terremoti.
Per essere suscettibili alla liquefazione, i terreni potenzialmente liquefacibili devono essere
praticamente saturi.
In generale, i rischi di liquefazione sono più severi per i terreni presenti nei primi 15 metri a partire
dal piano campagna. Nello studio di pendii o alla presenza di fondazioni profonde sono tipicamente
richieste verifiche di potenziale di liquefazione a profondità maggiori.
Qualità di indagini e di verifiche sui terreni potenzialmente liquefacibili dovrebbero non prescindere
dalla geometria dei terreni. In particolare, gli studi e le analisi dovrebbero essere condotte con
maggior dettaglio sia in depositi a spessore elevato che in presenza di lenti relativamente sottili ma
estese. Queste ultime possono rappresentare piani di debolezza potenzialmente pericolosi.

1.3. Motivi di esclusione della verifica a liquefazione

Uno screening preliminare del sito può fornire l’evidenza di potenziale di liquefazione
estremamente basso o nullo per:
1. Accelerazioni massime al piano campagna in condizioni free-field minori di
0.05g1;. ;
2. Accelerazioni massime al piano campagna in condizioni free-field minori di 0,15g e,
con:
- contenuto in argilla2 Fc, superiore al 20% con indice di plasticità PI > 10;
oppure,
- Fc ≥ 35% e resistenza N1(60) > 20; oppure,
- Fc ≤ 5% e resistenza N1(60) > 25,
dove N1(60) è il valore normalizzato della resistenza penetrometrica dello Standard
Penetration Test e definito nel §
3. Magnitudo di momento M inferiore a 4.2;
4. Profondità media della falda, durante l’arco temporale per il quale si ritiene valido lo
studio della liquefazione, superiore ai 15 m dal piano campagna3.
5. Distribuzione granulometrica non compresa nella fascia di liquefazione possibile
indicata in Figura 1(a) nel caso di materiale con un coefficiente di uniformità Uc <
3.5 ed in Figura 1(b) per coefficienti di uniformità Uc > 3.5.4
Nel caso in cui si manifesti almeno una delle circostanze sopra indicate, e per opere di bassa
esposizione, la verifica a liquefazione può essere omessa.

1
Yasuda et al., (2004) segnalano casi di avvenuta liquefazione durante il terremoto di Tokachi-oki in Giappone (M=8.0)
del Settembre 2003 in un sito con massima accelerazione misurata di circa 0.05g.
2 La frazione fina e’ definita come la frazione passante a 0.0074 mm.
3
L’ indicatore è valido con riferimento ad edifici con fondazioni superficiali.
4
L’indicatore è limitato ai casi in cui il materiale costituente la frazione fina abbia una plasticità ridotta.

2
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Con esclusione dei casi riportati in precedenza, la verifica a liquefazione deve essere invece
effettuata quando nel sito in esame sono presenti a profondità relativamente modesta strati o lenti di
sabbie sciolte con eventuale presenza di materiali fini.

1.4. Possibili approcci di verifica


1.4.1 Analisi semplificata
La procedura semplificata qui proposta, di tipo semi-empirico, e’ stata sviluppata, a partire dalla
seconda metà degli anni ’60 (Seed & Idriss, 1971), confrontando le caratteristiche meccaniche dei
terreni presenti in una particolare località con l’eventuale occorrenza nello stesso sito del fenomeno
della liquefazione. L’avvenuta liquefazione si manifesta attraverso formazione di bolle di sabbia,
fessure o spostamenti laterali del terreno (lateral spreads).La caratterizzazione dei terreni è condotta
prevalentemente attraverso prove in sito. La sollecitazione sismica è stimata attraverso
l’accelerazione massima attesa in superficie, amax,s per eventi sismici di assegnata “probabilità di
eccedenza” in un arco temporale di riferimento (cfr. §2.3). Quando non esplicitamente indicato, tale
accelerazione va moltiplicata per un coefficiente di importanza γI.
Per la verifica a liquefazione e’ richiesta la stima o il calcolo di due variabili: (1) il carico sismico,
espresso attraverso il rapporto tensionale ciclico CSR, e (2) la capacità del terreno a resistere alla
liquefazione, espressa attraverso il rapporto di resistenza ciclica CRR.
Una serie di abachi consentono, a partire dai valori delle variabili di cui sopra, di stabilire
l’occorrenza o meno del fenomeno.

1.4.1.1 Valutazione del carico sismico tramite il rapporto tensionale ciclico

Il carico sismico ad una determinata profondità può essere valutato attraverso la seguente
espressione:

τ media a σ
CSR = = 0.65 max s v rd (Eq. 1)
σ 'v 0 g σ 'v
dove amaxs e’ l’accelerazione di picco al piano campagna; g e’ l’accelerazione di gravità; σv e’ la
tensione totale verticale nel sottosuolo; σ’v e’ la tensione efficace verticale nel sottosuolo; e, rd e’ un
coefficiente riduttivo dell'azione sismica alla profondità di interesse che porta in conto la
deformabilità del sottosuolo. Se disponibili le accelerazioni orizzontali massime lungo due direzioni

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ortogonali, l’accelerazione di picco a piano campagna amaxs da introdurre nella (Eq. 1) è data dalla
media geometrica (radice quadrata del prodotto) dei due valori. In assenza di studi specifici, che
portino in conto degli effetti di amplificazione locale del moto sismico, il valore di amaxs può
ricavarsi da:
amax s = a g Sγ I

in cui ag rappresenta la massima accelerazione di picco orizzontale amaxr al "bedrock" con


probabilità di superamento del 10% in 50 anni, S è il coefficiente di amplificazione
dell'accelerazione sismica legato al tipo di sottosuolo e γI e’ il coefficiente di importanza. (verificare
con § risposta locale)
Il coefficiente di riduzione sismica rd si può ricavare, per profondità dal piano campagna inferiori ai
20 m, dalla seguente espressione5:
⎡⎛ ⎛ z ⎞⎞ ⎛ ⎛ z ⎞⎞ ⎤
rd = exp ⎢⎜⎜ − 1.012 − 1.126 sin ⎜ + 5.133 ⎟ ⎟⎟ + ⎜⎜ 0.106 + 0.118 sin ⎜ + 5.142 ⎟ ⎟⎟ M ⎥
⎣⎝ ⎝ 11.73 ⎠⎠ ⎝ ⎝ 11.28 ⎠⎠ ⎦
essendo z la profondità dal piano campagna espressa in metri ed M e’ la magnitudo di momento
dell’evento sismico6.
Il valore di rd in funzione della profondità e per alcune magnitudo è diagrammato in Figura 2.

Coefficiente di riduzione sismica, rd


0.4

0.5

0.6

0.7

0.8

0.9

1
0
5
Profondità dal piano campagna, z (m)
10
15
20
25

M=8
M=7.5
M=6.5
M=5.5

5
(Eq. 1) è basata su semplici condizioni di equilibrio per una colonna di terreno di spessore z che si muove come un
corpo rigido. Il parametro rd è introdotto per portare in conto la deformabilità del terreno.
6
Si ricorda come PGA e magnitudo di un evento sismico siano legate tra loro, insieme ad altri parametri, attraverso le
cosiddette “leggi di attenuazione” per le quali si fa cenno nel § ?.

4
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La procedura semplificata e’ stata elaborata sulla base di eventi sismici con magnitudo di momento
M pari a 7.5. Per eventi di magnitudo diversa, occorre ricondurre il carico sismico a quello
equivalente di un terremoto di magnitudo 7.5 (CRS)M=7.5 attraverso la relazione seguente:
CSR
(CSR ) M = 7.5 =
MSF
in cui MSF è un fattore di scala per la magnitudo.
Il valore di MSF, diagrammato in Figura 3, può ricavarsi da:
⎧ ⎛−M ⎞
⎪MSF = 6.9 exp⎜ ⎟ − 0.058
⎨ ⎝ 4 ⎠
⎪⎩ MSF ≤ 1.8
con M magnitudo di momento dell’evento sismico.

1,8
Fattore di scala per la magnitudo, MSF

1,6

1,4

1,2

0,8

0,6

0,4

0,2

0
4 4,5 5 5,5 6 6,5 7 7,5 8 8,5
Magnitudo di momento, M

1.4.1.2 Valutazione della resistenza alla liquefazione con il rapporto di resistenza ciclica CRR.
La valutazione della resistenza alla liquefazione, indicata con CRR, e’ tipicamente basata su
risultati di prove in sito che comprendono tra l’altro la prova penetrometrica dinamica (SPT), la
prova penetrometrica statica (CPT), e la misura della velocità delle onde di taglio vs.
Di seguito è suggerito l’uso di tali prove nelle verifiche a liquefazione e n’è fatto un sintetico
confronto finale.
1. Prove SPT
La resistenza penetrometrica espressa attraverso il numero di colpi misurato dello Standard
Penetration Test SPT, NSPT, deve essere ricondotta ad un valore standardizzato (N1)60. Tale valore
rappresenta il numero di colpi misurato ad una tensione efficace verticale di riferimento pa
(tipicamente pa= 100 kPa) e corretto portando in conto alcune peculiarita’ della sua misura. (N1)60 si
puo’ ottenere da:
( N1 ) 60 = N SPT C N C E C B C R C S
con CN fattore correttivo per riportare NSPT al valore misurato con un sovraccarico di terreno di 100
kPa; CE fattore correttivo per considerare il rendimento energetico (ER) della macchina

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penetrometrica; CB fattore correttivo per il foro di sondaggio; CR fattore correttivo per l’asta della
macchina esecutrice; e, CS fattore correttivo per il tipo di attrezzo campionatore.
Il coefficiente CN è ricavabile per via iterativa dalla seguente espressione (Boulanger & Idriss,
2004):
0.784 − 0.0768 ( N1 ) 60
⎛ p ⎞
C N = ⎜⎜ a ⎟⎟ (Eq. 2)
⎝ σ 'v ⎠
Il coefficiente CN non deve superare il valore di 1.7. Nella (Eq. 2) pa e σ’v devono avere le stesse
unità di misura.
Il coefficiente CE, riconduce le misure ad un rendimento energetico del 60% e puo’ essere valutato
attraverso:
ERm
CE =
60
in cui ERm e’ il fattore di rendimento in percento del trasferimento dell’energia del martello
all’attrezzo campionatore, relativo alla macchina utilizzata per eseguire la misura di NSPT7.

Quando necessari, i fattori correttivi CB, CR e CS possono stimarsi utilizzando le indicazioni


riportate nella tabella I.

Fattore correttivo Variabile Valore del fattore correttivo


65 ÷ 115 mm8 1.00
Diametro del foro di sondaggio, CB 150 mm 1.05
200 mm 1.15
3÷4m 0.75

4÷6m 0.85
Lunghezza delle aste, CR 6 ÷ 10 m 0.95
10 ÷ 30 m 1.0
> 30 m > 1.0
Campionatore standard 1.0
Tipo di fustella, CS
Campionatore non apribile 1.1 ÷ 1.3

2. Prove CPT
La resistenza penetrometrica, ovvero la resistenza all’avanzamento della punta nella Cone
Penetration Test CPT, qc deve essere ricondotta ad un valore qc1N, ovvero ad un valore normalizzato
ad una tensione efficace verticale di 100 kPa e reso adimensionale attraverso la seguente
espressione:

7
Secondo Cestari (1996) la configurazione di prova correntemente adoperata in Italia (sollevamento/rilascio di tipo
“Trip” con battitura di tipo “Pilcon”) ha un rendimento energetico del 60% ed un coefficiente CE pari ad uno.
8
Configurazione di prova correntemente adoperata in Italia, Cestari (1996).

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q
qc1N = CQ c
Pa
con CQ fattore correttivo, essendo Pa una pressione di riferimento unitaria, che abbia le stesse
dimensioni utilizzate nella misura di qc.
Il coefficiente CQ è ricavabile per via iterativa dalla seguente espressione (Boulanger & Idriss,
2004):
1.338 − 0.294(q c1N )0.264
⎛ p ⎞
CQ = ⎜⎜ a ⎟⎟ (Eq. 3)
⎝ σ 'v ⎠
Il coefficiente CQ non deve superare il valore di 1.7. Nella (Eq. 3) pa e σ’v devono avere le stesse
unità di misura.

3. Velocità delle onde S


La velocità di propagazione delle onde S, vs, deve essere ricondotta ad un valore standardizzato vs1,
ovvero ad un valore normalizzato ad una tensione efficace verticale pa (tipicamente pa= 100 kPa)
attraverso la:
v s1 = CV v s
con CV fattore correttivo.
Il coefficiente CV è ricavabile attraverso la seguente relazione:
0.25
⎛ p ⎞
CV = ⎜⎜ a ⎟⎟
⎝ σ 'v ⎠
dove pa e σ’v hanno le stesse unità di misura. Il coefficiente CV non deve superare il valore di 1.4.
.
1.4.1.3 Uso degli abachi

Un abaco per valutare l’eventuale occorrenza della liquefazione è comunemente costituito da un


diagramma nel quale in ordinata è riportato il carico sismico, espresso attraverso il rapporto
tensionale ciclico CSR, ed in ascissa resistenza del terreno a liquefazione, stimata attraverso una
delle prove in sito di cui si è appena dato conto. Una curva delimita il confine tra i punti
rappresentativi di case-histories per le quali si è osservato il fenomeno della liquefazione (giacenti
sopra la curva limite) rispetto a quelli dove la liquefazione non è avvenuta (giacenti di sotto alla
curva limite). La curva limite rappresenta il luogo dei minimi rapporti tensionali ciclici, CRR,
necessari affinché uno strato di terreno vada soggetto a liquefazione.

La procedura semplificata qui proposta è valida per piano di campana sub-orizzontale e stati
tensionali efficaci limitati. In assenza di tali condizioni, la verifica a liquefazione va affrontata con
studi specifici.
In prima approssimazione, è possibile correggere il valore della grandezza CRR (Seed, 1983)
attraverso la:

CRR = CRRσ =1,α = 0 Kσ Kα

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in cui CRRσ=1,α=0 è il valore del rapporto di resistenza critica che causa liquefazione per stati
tensionali ridotti e pendenza del piano di campagna limitata, Kσ è un fattore correttivo per gli stati
tensionali e Kα è un fattore correttivo per la pendenza del piano campagna.

Essendo α = τst / σ’v il rapporto tra la tensione tangenziale statica agente sul piano di interesse τst e
la tensione efficace verticale σ’v agente sullo stesso piano, il coefficiente Kα può ricavarsi da
(Boulanger, 2003):

⎛ −ξ ⎞
Kα = a + b exp⎜ R ⎟
⎝ c ⎠
con
a = 1267 + 63α 2 − 634 exp(α ) − 632 exp(−α )
[ ]
b = exp − 1.11 + 12.3α 2 + 1.31ln (α + 0.0001)
c = 0.138 + 0.126α + 2.52α 3
1
ξR = − DR (Tabella 3
⎛ 100 p ' ⎞
Q − ln⎜ ⎟
⎝ Pa ⎠
Eq. 4)
Nella (Tabella 3
Eq. 4) Q e’ un parametro dipendente dalla natura mineralogica del terreno (Q=10 per quarzo e
feldspati, Q=8 per calcare, Q=7 per antracite e Q=5.5 per gesso), p’ e’ la tensione efficace media, Pa
è una pressione di riferimento (tipicamente pare a 100 kPa) e DR è la densità relatva.
Il parametro Kσ può approssimativamente ricavarsi per via iterativa dalla seguente relazione
(Boulanger & Idriss, 2004):
⎛σ′ ⎞
Kα = 1 − Cσ ln⎜⎜ v ⎟⎟
⎝ pa ⎠
con:
1
Cσ =
18.9 − 2.55 ( N1 )60
nel caso si utilizzino le prove SPT e con:
1
Cσ =
37.3 − 8.27(qc1N )0.264
per le prove CPT.

a. Prove SPT

In Figura 4 sono riportate le case-histories relative a terreni che hanno una frazione fina Fc ≤ 5%. In
Figura 5 e’ invece rappresentato l’analogo abaco per le frazioni fini Fc comprese tra il 5% ed il 15%
mentre la Figura 6 è relativa alle frazioni 15% ≤ Fc ≤ 35%.

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La resistenza penetrometrica normalizzata (N1)60 deve essere ricondotta ad un valore relativo alle
sabbie pulite (N1)60cs attraverso la relazione (Idriss & Boulanger, 2004):
⎛ 9.7 ⎛ 15.7 ⎞ ⎞⎟
2

( N1 ) 60cs = (N1 )60 + exp⎜1.63 + −⎜ ⎟
⎜ Fc ⎜⎝ Fc ⎟⎠ ⎟⎟
⎝ ⎠
Le curva limite, per eventi sismici di magnitudo di momento M=7.5, sono date da:

⎡(N ) ⎛ (N )
2 3
⎞ ⎛ ( N1 ) 60cs ⎞ ⎛ ( N1 ) 60cs ⎞
4 ⎤
CRR = exp ⎢ 1 60cs + ⎜ 1 60cs ⎟ −⎜ ⎟ +⎜ ⎟ − 2 .8 ⎥
⎢⎣ 14.1 ⎝ 126 ⎠ ⎝ 23.6 ⎠ ⎝ 25.4 ⎠ ⎥⎦

9
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e diagrammate in Figura 7 per alcuni valori di Fc.


0,6
Rapporto di resistenza ciclica, CRS

0,5

0,4

0,3
Fc <= 5%
Fc= 15%
0,2 Fc=35%

0,1

0
0 5 10 15 20 25 30 35 40 45
Numero di colpi normalizzato, (N1)60

1. Prove CPT
In Figura 8 e’ riportato l’abaco relativo a terreni che hanno una frazione fina Fc ≤ 5% (Idriss &
Boulanger, 2004).

La curva limite, per eventi sismici di magnitudo di momento M=7.5, e’ data da:
⎡q ⎛q
2
⎞ ⎛q
3
⎞ ⎛q ⎞
4 ⎤
CRR = exp ⎢ c1N + ⎜ c1N ⎟ − ⎜ c1N ⎟ + ⎜ c1N ⎟ − 3⎥
⎢⎣ 540 ⎝ 67 ⎠ ⎝ 80 ⎠ ⎝ 114 ⎠ ⎥⎦

ed e’ diagrammata in Figura 9.

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0.6
Rapporto di resistenza ciclica, CSR

0.5

0.4

0.3

0.2

0.1

0
0 50 100 150 200 250
Resistenza alla punta CPT normalizzata, qc1N

Tale curva è utilizzabile anche per materiali con frazione fina non trascurabile, qualora la resistenza
penetrometrica normalizzata qc1N sia ricondotta ad un valore relativo alle sabbie pulite (qc1N) cs
(Robertson & Wride, 1998)9. (qc1N) cs si ricava da:
(qc1N ) cs = K c qc1N
Il fattore correttivo Kc è dato da:
⎧ K c = 1 .0
⎨ (Eq. 5a)
⎩ I c ≤ 1 . 64
⎧⎪ K = −17.88 + 33.75 I − 21.63I 2 + 5.581I 3 − 0.403I 4
c c c c c (Eq. 5b)

⎪⎩ I c > 1.64
Il parametro di comportamento del terreno Ic da inserire nelle (Eq. 5) è una funzione della resistenza
alla punta misurata qc nelle prove CPT e della resistenza laterale del manicotto fs come si evince
dalla Figura 10.

9
Alcune analisi recenti (Idriss & Boulanger, 2004) mostrano come in tal caso la curva limite non inviluppi tutte le case-
histories di liquefazione disponibili.

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In termini analitici:
[
I c = (3.47 − log Q ) + (1.22 + log F )
2 2
]0.5 con
[
Q = [(q c −σ v 0 ) / Pa ] ( Pa / σ v′ 0 )n ] (Eq. 6)
resistenza penetrometrica normalizzata, e
F = [ f s / (qc − σ v 0 )]*100%
resistenza laterale normalizzata.
Nella (Eq. 6) l’esponente n varia tra 0.5 per le sabbie pulite ed 1.0 per materiali di tipo argilloso10.

2. Velocità delle onde S


In Figura 11 e’ riportato l’abaco da adottare nel caso di terreni che abbiano diverse frazioni fini Fc
(Andrus & Stokoe, 2000). Dal punto di vista analitico le curve limite, per eventi sismici di
magnitudo di momento M=7.5, sono fornite da:

10
Robertson e Wride suggeriscono di considerare in prima approssimazione n=1.0 e calcolare il conseguente indice di
materiale Ic. Se il risultante Ic è maggiore di 2.6 il terreno è classificabile come un materiale di tipo argilloso con scarse
probabilità di liquefare. Se il valore risultante di Ic è minore di 2.6 il terreno è probabilmente di tipo a grana grossa e la
resistenza penetrometrica normalizzata Q deve essere ricalcolati adottando n=0.5. Se il valore ricalcolato di Ic e’ ancora
minore di 2.6 il terreno è granulare non plastico. Se invece il nuovo valore di Ic e’ maggiore di 2.6 il terreno è
probabilmente di tipo limoso e plastico e l’analisi va ripetuta con un valore di n esempio pari a 0.7.

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⎛ 1 1⎞
2
⎛v ⎞
CRR = 0.022⎜ s1 ⎟ + 2.8⎜⎜ * − * ⎟⎟ (Eq. 7)
⎝ 100 ⎠ ⎝ v s1 − v s 1 v s1 ⎠
e diagrammate in figura Figura 12.
Le curve sono tratteggiate per vs1 < 100 m/s e per CRR > 0.35 per sottolineare le limitazioni del
database utilizzato per ricavarle.
0.6
Rapporto di resistenza ciclica, CRR

0.5

Fc <=5%
0.4 Fc= 15%
Fc >= 35%

0.3

0.2

0.1

0
0 50 100 150 200 250
Velocità delle onde S normalizzata, vs1(m/s)

*
Il parametro vs1 da inserire nella (Eq. 7) rappresenta il valore di soglia di velocità delle onde di
taglio normalizzate vs1 oltre il quale la liquefazione non avviene. Esso può essere valutato, in
funzione della frazione fina Fc, attraverso le seguenti relazioni:
per Fc ≤ 5%, vs1 = 215 m/s
*

per 5% ≤ Fc ≤ 35%, vs1 = 215 − 0.5(Fc − 5) m/s


*

per Fc > 35%, vs1 = 200 m/s


*

1.4.1.4 Confronto tra le metodologie semplificate

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La Tabella 2 sintetizza i vantaggi ed i limiti nell’uso delle diverse tipologie di prove in sito
nell’ambito del metodo semplificato di verifica alla liquefazione.

Tipo prova
Caratteristica
SPT CPT VS
Numero di esperienze disponibili in
Abbondante Abbondante Limitato
siti liquefatti
Parzialmente Drenate,
Condizioni di drenaggio Basse
drenate, grandi
e livelli deformativi nella prova deformazioni
grandi deformazioni deformazioni
Controllo di qualità e ripetibilità Da scarsa a buona Molto buona Buona
Grado di risoluzione sull’eterogeneità
Buono Molto buono Discreto
del sottosuolo
Tipi di terreno in cui
Non ghiaiosi Non ghiaiosi Tutti
la prova è suggerita
Disponibilità campione terreno Sì No No
Tipo di proprietà misurata Grandezza
Indice Indice
(indice o grandezza fisica) fisica

In linea di principio, e’ opportuno applicare due o più procedure in sito per ottenere una valutazione
affidabile del potenziale di liquefazione (Youd et al., 2001).
I risultati delle diverse prove adoperate per valutare la potenziale liquefacibilità di un sito sono
diversamente sensibili al valore della densità relativa di un terreno DR, che è uno dei fattori di
maggiore influenza sul fenomeno. In particolare, per una sabbia pulita nel passare da DR = 30% a
DR = 80% ci si attende approssimativamente un incremento di NSPT di un fattore pari a 7.1, un
incremento della resistenza alla punta di una prova CPT pari a circa 3.3 ed un incremento della vs
pari a 1.4 (Idriss & Boulanger, 2004).
Va sottolineato infine come il database di siti per i quali si è analizzata l’eventuale occorrenza della
liquefazione e caratterizzati tramite un profilo di velocità delle onde di taglio è attualmente in fase
di ampliamento (Kayen et al., 2004). E’ probabile che a breve saranno disponibili delle correzioni
rispetto alle curve limite di Andrus e Stokoe (2000) riprese in queste linee guida.

1.4.2 Analisi dinamica semplificata

Le verifiche a liquefazione in termini di analisi dinamiche semplificate sono effettuate valutando il


carico sismico attraverso un’analisi di risposta locale del sito (v. § ). Questa può essere
eventualmente condotta in tensioni totali, prescindendo dallo sviluppo di sovrappressioni neutre
tipiche del processo della liquefazione. Alla profondità z dove la verifica vuole essere effettuata,
l'azione sismica che innesca il fenomeno è espressa in termini di storia temporale delle tensioni
tangenziali τ(t), eventualmente amplificate attraverso un coefficiente di importanza γI.
La resistenza del deposito a liquefazione può essere stimata invece utilizzando le prove in sito e gli
abachi semiempirici, seguendo le indicazioni riportate nel precedente §.

Una procedura più razionale di analisi dinamica semplificata è quella correntemente impiegata in
Giappone, indicata in PIANC, (2001), e qui di seguito sintetizzata.

14
Filippo Santucci de Magistris: liquefazione - AGI Linee guida 30.04.2004

In una prima fase del metodo si caratterizza un determinato deposito attraverso la resistenza
penetrometrica misurata con prove SPT ed un’accelerazione equivalente. Se emerge incertezza tra
possibilità e non possibilità di liquefazione, la definizione del potenziale di liquefazione è eseguita
sulla base di prove di laboratorio di tipo triassiale ciclico.

Parte (1): Caratterizzazione del materiale attraverso numero di colpi SPT e accelerazione
equivalente11

Il numero di colpi misurato della prova SPT, NSPT , è ricondotto ad un valore equivalente N65 relativo
ad un sovraccarico pari a 65 kPa attraverso la:
N − 0.019(σ v′ − 65)
N 65 = SPT
0.0041(σ v′ − 65) + 1.0
dove σ’v e’ la tensione efficace verticale nel sottosuolo dove la misura è stata effettuata12

Si definisce accelerazione equivalente aeq la quantita’:


τ
aeq = 0.7 max gγ I
σ v′
in cui τmax è la tensione tangenziale massima nello strato in questione ottenuta attraverso un’analisi
della risposta sismica del sito, eventualmente amplificate attraverso un coefficiente di importanza γI.
e σ’v e’ la tensione efficace verticale nel sottosuolo valutata con riferimento al piano campagna al
momento del previsto evento sismico.

Per sabbie pulite (sabbie con Fc ≤ 5%) il potenziale di liquefazione è definito attraverso l’abaco di
Figura 13

In tale abaco si distinguono:


• zona I: Possibilità di occorrenza del fenomeno della liquefazione molto elevata
• zona II: Possibilità di occorrenza del fenomeno della liquefazione elevata. Sono
necessarie ulteriori indagini
• zona III: Possibilità di occorrenza del fenomeno della liquefazione bassa. Sono
eventualmente necessarie ulteriori indagini per escluderne l’occorrenza

11
La procedura originale giapponese prevede uno step iniziale per la valutazione dell’eventuale liquefacibilità di un
materiale attraverso la sua composizione granulometrica. Tale punto qui non si riporta in quanto già adottato nel §
relativo ai motivi preliminari di esclusione del pericolo di liquefazione.
12
La procedura è stata sviluppata con riferimento alle tipologie di prove penetrometiche comunemente diffuse in
Giappone, che hanno tipicamente un rendimento energetico ERm= 67-78% . Si consiglia di adottare dei coefficienti
correttivi che considerino l’efficienza energetica della particolare prova SPT utilizzata, seguendo quanto riportato nel § .

15
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• zona IV: Possibilità di occorrenza del fenomeno della liquefazione molto bassa.

Per percentuale di fine è maggiore del 5% occorre correggere il valore di N65 seguendo le procedure
di seguito riportate.

™ Indice di plasticità PI < 10% e contenuto di fine 5% ≤ Fc ≤ 15%

Il valore corretto di N65 è dato da:


*
N 65 = N 65 / C FC
con C FC = 1.25 − 0.05 Fc ed Fc espresso in percento.
L’uso dell’abaco di Figura 13 è analogo al caso delle sabbie pulite, fatta salva la sostituzione di
*
N65 con N 65

™ Indice di plasticità 10% < PI < 20% e contenuto di fine Fc > 15%

Occorre calcolare due valori corretti del numero di colpi della prova SPT attraverso le seguenti
relazioni:
*
N 65 = N 65 / 0.5
**
N 65 = N SPT + (8 + 0.45(PI − 10 ))
con l’indice di plasticità PI espresso in percento.
I due valori così calcolati sono inseriti in luogo di N65 nell’abaco di figura xxx, ma in tal caso il
significato delle zone (v. Tabella 3) è il seguente:
**
o Se il punto ( N 65 , aeq ) ricade nella zona I, il potenziale di liquefazione è valutato
come relativo a quello della zona I
**
o Se il punto ( N 65 , aeq ) ricade nella zona II, il potenziale di liquefazione è valutato
come relativo a quello della zona II
** *
o Se il punto ( N 65 , aeq ) ricade nella zona III o IV, e se il punto ( N 65 , aeq ) ricade nella
zona I, II o III, il potenziale di liquefazione è valutato come relativo a quello della
zona III
** *
o Se il punto ( N 65 , aeq ) ricade nella zona III o IV, e se il punto ( N 65 , aeq ) ricade nella
zona IV, il potenziale di liquefazione è valutato come relativo a quello della zona IV.

(N)65*

I II III IV

I Zona I

II Zona II
(N)65**
III
Zona
Zona III
IV
IV

™ Indice di plasticità PI > 20% e contenuto di fine Fc > 15%

Il valore corretto del numero di colpi della prova SPT è fornito da


16
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**
N 65 = N SPT + (8 + 0.45(PI − 10 ))
L’uso dell’abaco di Figura 13 è analogo al caso delle sabbie pulite, fatta salva la sostituzione di
**
N65 con N 65

Parte (2): Caratterizzazione del materiale attraverso le prove triassiali cicliche

Le prove di laboratorio finalizzate a valutare il potenziale di liquefazione di un terreno sono


tipicamente sintetizzate attraverso curve di resistenza ciclica normalizzate, che esprimono la
relazione esistente tra numero di cicli necessario a provocare la liquefazione Nc ed un rapporto
tensionale ciclico adimensionale che nel caso delle prove triassiali è dato da:
(CSR )tx = τ l
σ c′
dove τl è l’ampiezza della tensione tangenziale ciclica e σ c′ è la tensione efficace di confinamento
iniziale.
Il metodo di verifica richiede la misura del valore di (τ l / σ c′ )N = 20 , ovvero del rapporto di
c
resistenza ciclica in corrispondenza di 20 cicli di carico attraverso la realizzazione di prove triassiali
cicliche su provini indisturbati (v. Figura 14).
Sulla base di (τ l / σ c′ )N = 20 , la resistenza alla liquefazione in sito Rmax è ottenibile da:
c

0.9 (1 + 2 K 0 ) ⎛ τ l ⎞
Rmax = ⋅ ⎜⎜ ⎟⎟ (Eq. 8)
Ck 3 ⎝ σ c ' ⎠ N C = 20

Nella (Eq. 8) la resistenza in sito è corretta rispetto al valore misurato in laboratorio considerando:
~ Uno stato tensionale di confinamento iniziale di tipo K0 piuttosto che isotropo
~ Una sollecitazione irregolare piuttosto che armonica. A tal fine si adotta un coefficiente
correttivo Ck pari a 0.55 nel caso di moto sismico “ad impatto” e pari a 0.7 per una
sollecitazione di tipo “vibrazionale”13
~ Un coefficiente correttivo pari a 0.9, per tener conto della natura multidirezionale della
sollecitazione agente in sito rispetto a quella monodirezionale che è adoperata in
laboratorio.

L’eventuale occorrenza della liquefazione si manifesta nel caso in cui il potenziale di liquefazione
FL assume valori minori dell’unità.

13
Ishihara & Yasuda (1973, 1975) definiscono un’accelerogramma di tipo “ad impatto” quando la forma d’onda
presenta uno o due picchi con una ampiezza superiore al 60% della PGA prima dell’istante in cui la PGA stessa è
raggiunta. Se invece prima dell’istante in cui si attinge la PGA sono presenti più di tre picchi con accelerazione
maggiore del 60% della PGA, l’accelerogramma è di tipo “vibrazionale”.

17
Filippo Santucci de Magistris: liquefazione - AGI Linee guida 30.04.2004

.
Il potenziale di liquefazione, che nel caso specifico assume il significato di coefficiente di sicurezza
rispetto al fenomeno, è dato da:
R
FL = max
Lmax

τ
in cui il valore del rapporto tensionale sismico Lmax = max deve essere valutato dividendo per la
σ c′
tensione efficace di confinamento σ c′ la tensione tangenziale massima τmax nello strato in questione
ottenuta attraverso l’analisi della risposta sismica del sito, eventualmente amplificata attraverso un
coefficiente di importanza γI..

1.4.3 Analisi dinamica completa

Un’analisi dinamica completa di un problema di ingegneria geotecnica sismica, generalmente


condotta tramite codici di calcolo ad elementi finiti o alle differenze finite, prevede la modellazione
integrata del sistema terreno-fondazione-struttura. Pertanto, la verifica a liquefazione è
implicitamente inclusa nella verifica complessiva del sistema oggetto di studio e può esplicitamente
essere effettuata portando in conto i livelli di deformazione attinti dal sistema ovvero l’entità delle
sovrappressioni neutre indotte dalla sollecitazione sismica.
Il problema della liquefazione in un’analisi dinamica completa può essere messo in luce solo con:
1. Adeguata conoscenza del segnale sismico alla frontiera del dominio oggetto di studio,
eventualmente amplificato attraverso un coefficiente di importanza γI;
2. Adeguata conoscenza delle caratteristiche geometriche del sottosuolo;
3. Adeguata modellazione del comportamento tensiodeformativo dei terreni; e con una
conseguente,
4. Conoscenza approfondita delle proprità meccaniche degli stessi, ottenuta attraverso indagini in
sito ed in laboratorio.

Relativamente al (3), un’analisi in tensioni totali, che sia lineare equivalente o non lineare, non
portando in conto le variazioni di pressioni neutre o di tensioni efficaci durante il sisma, non
permette di valutare gli spostamenti residui del sistema terreno-struttura e, di fatto, non è affidabile
quando i livelli di deformazione sono medio-alti (nell’ordine di qualche unità percento). In linea di
principio, solo le analisi non lineari in tensioni efficaci consentono di valutare gli spostamenti
residui e il comportamento del sistema terreno-fondazione-struttura a livelli di deformazione
elevati.

18
Filippo Santucci de Magistris: liquefazione - AGI Linee guida 30.04.2004

Diversi codici di calcolo sono stati sviluppati in conformità a tali principi ed utilizzati in
applicazioni pratiche. Una valutazione critica di alcuni di questi codici e’ riportata in Crespellani et
al, (1988). Si tenga presente però che molti dei codici in questione, e specie i piu’ recenti, sono
ancora in via di sviluppo o impiegati per scopi di ricerca. Il loro uso nella pratica professionale
deve quindi essere effettuato con le opportune cautele e competenze.

1.5. Valutazione degli effetti della liquefazione

Il verificarsi di fenomeni di liquefazione non necessariamente produce perdita di funzionalità o


collasso delle strutture di o interagenti con il terreno. Quando il fenomeno è innescato, riduzioni
significative di capacità portante e cedimenti rilevanti sono funzione di diversi parametri tra cui lo
spessore e l’estensione areale dello strato liquefatto, lo spessore di materiale non soggetto a
liquefazione che ricopre lo strato liquefatto, la pendenza del terreno e l’eventuale prossimità di una
superficie libera.
Quando mai una verifica a liquefazione non dovesse essere soddisfatta, è consigliabile effettuare
una stima dei suoi effetti prima di procedere a progettazione di interventi di miglioramento dei
terreni, o a dichiarare il sito non idoneo per la struttura in analisi.
A partire dall’istante in cui uno strato di terreno è soggetto a liquefazione si verifica una sensibile
alterazione del moto sismico con un’attenuazione marcata delle componenti ad alta frequenza ed
una generale diminuzione delle accelerazioni. Ciò non implica necessariamente una diminuzione
del potenziale di danno dell’evento sismico.
E’ assai probabile che qualora all’opera geotecnica sia richiesta una classe A di prestazione (cfr. §)
la liquefazione non debba manifestarsi con riferimento ad un terremoto di livello L214 salvo valutare
questa affermazione attraverso uno studio specifico della geometria del sottosuolo e delle
caratteristiche strutturali dell’opera. Per classi di prestazione di tipo B o C non necessariamente la
liquefazione deve essere scongiurata (in particolare per i terremoti di livello L2), ma qualora
avvenga, ne devono essere attentamente stimati gli effetti.
Una valutazione quantitativa degli effetti ingegneristici della liquefazione può ottenersi solo
attraverso una sua analisi dinamica completa del sistema terreno-fondazione-struttura.
Alcune metodologie semplificate consentono, seppure con sensibili approssimazioni, di stimare gli
effetti della liquefazione. Si rimanda a Kramer (1996) o ISSMGE (1999) per una disamina di tali
metodi semplificati.

Iwasaki et al. (1982) introducono un indice degli effetti della liquefazione IL definito da:

20
I L = ∫0 FL ( z ) w( z )dz
in cui z è la profondità dal piano campagna in metri,
w( z ) = 10 − 0.5 z
ed in cui:
FL = 1 − Fs se FS ≤ 1.0 ovvero
FL = 0 se FS > 1.0 con FS fattore di sicurezza alla liquefazione
Gli autori suggeriscono che se:
- IL =0 non esiste un potenziale di rottura indotto dalla liquefazione
- 0 < IL ≤ 5 il potenziale di rottura è basso
- 5 < IL ≤ 15 il potenziale di rottura è elevato
- IL > 15 il potenziale di rottura è estremamente elevato.

14
Ciò automaticamente implica il non verificarsi del fenomeno della liquefazione per terremoti di livello L1.

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Filippo Santucci de Magistris: liquefazione - AGI Linee guida 30.04.2004

La presenza di strati superficiali non liquefacibili (perché non suscettibili a liquefazione o perché
fuori falda), se sufficientemente più spessi di quelli liquefacibili, possono prevenire la liquefazione
di strati sottostanti, o per lo meno attenuarne gli effetti (Ishihara, 1985). In figura 88 indicando con
H1 lo spessore dello strato di terreno non liquefacibile e con H2 quello del materiale liquefatto sono
riportate delle curve limite, diverse in funzione della PGA attesa, che separano la zona dei casi in
cui la liquefazione ha provocato danni sulle strutture esistenti da quella in cui i danni non si sono
osservati. Si sottolinea come le indicazioni di Figura 88 sono utilizzabili per la verifica di strutture
non critiche e con geometria dei terreni sub-orizzontale.

Per strutture realizzate con fondazioni superficiali che si attestano su materiali stabili, l’eventuale
presenza di strati relativamente profondi di materiali soggetti a liquefazione non dovrebbe
modificare sensibilmente la capacità portante della fondazione, specialmente se gli strati
liquefacibili sono relativamente sottili 15 . La sicurezza della fondazione in tali circostanze può
modificarsi causa cedimenti o spostamenti laterali del terreno.

Tokimatsu e Seed (1987) presentano una procedura empirica per la valutazione delle deformazioni
volumetriche che si manifestano in sabbie sature soggette a liquefazione.
Le deformazioni volumetriche possono leggersi dall’abaco di figura 9.53 Kra, definito per terremoti
di magnitudo di momento M=7.5, e funzione del rapporto tensionale ciclico CSR e del numero di
colpi della prova SPT normalizzato(N1)60.

15

Allo stato attuale non esistono in letteratura indicazioni quantitative per valutare il fattore di sicurezza in tali
circostanze.

20
Filippo Santucci de Magistris: liquefazione - AGI Linee guida 30.04.2004

In alternativa, Ishihara & Yoshimine (1992) propongono di valutare le deformazioni volumetriche


di sabbie pulite soggette a liquefazione in ragione del fattore di sicurezza alla liquefazione e della
densità relativa o della resistenza misurata con prove SPT o con prove CPT, utilizzando l’abaco di
Fig. 9.54 Kra. Le deformazioni volumetriche, integrate sullo spessore di materiale liquefatto,
producono il cedimento a piano campagna.

Indagini?

21
Filippo Santucci de Magistris: liquefazione - AGI Linee guida 30.04.2004

Figura 1. Fasce granulometriche


Figura 2. Variazione con la profondità del coefficiente di riduzione sismica rd.
Figura 3. Fattore di scala per la magnitudo
Figura 4
Figura 5
Figura 6
Figura 7
Figura 8
Figura 9
Figura 10
Figura 11
Figura 12
Figura 13
Figura 14
Figura 15

Tabella 1
Eq. 1
Eq. 2
Eq. 3
Tabella 2
Tabella 3
Eq. 4
Eq. 5
Eq. 6
Eq. 7
Eq. 8
Eq. 9
Eq. 10

22