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Struttura, tecnologia e tecniche costruttive

Progettare è comporta la il saper rispondere almeno a queste domande:


Che cosa è un EDIFICIO ?
Qual è la sua FUNZIONE ?
Come interagisce con l’AMBIENTE che lo ospita ?

Che cosa è un EDIFICIO ?

ƒ Un EDIFICIO è il prodotto di una operazione


1 TRASFORMAZIONE PIANIFICATA di un ambiente, di

un luogo o di uno spazio

Qual è la sua FUNZIONE ?

ƒ DEFINIRE, DELIMITARE, CONTENERE e PROTEGGERE uno

2 spazio affinché sia possibile fruirne in modo


coerente con le esigenze che lo hanno generato

Come interagisce con l’AMBIENTE che lo ospita ?

ƒ Un EDIFICIO rappresenta l’elemento complesso di


mediazione fisica tra ambiente esterno e interno,
3 ovvero separa/mette in comunicazione le
azioni/interazioni, le forze, le attività che
caratterizzano i due ambienti
Che cosa è un EDIFICIO ?
La NATURA MATERIALE e fisico-geometrica dell’edificio comporta che ogni sua
parte sia sottoposta all’azione di forze connesse ad agenti ambientali quali:
Forze Peso (Forza Gravitazionale);
il carico del Vento;
le scosse telluriche;
il movimento degli oggetti contenuti;
……

Queste azioni possono essere di carattere STATICO o DINAMICO, come di


carattere PERMANENTE o ACCIDENTALE.

Affinchè l’edificio possa realizzare il fine per qui è stato realizzato deve
comunque mantenere le sue caratterstische fisiche e geometriche
indipendentemente dalle azioni a cui è sottoposto, ovvero deve risultare

STABILE

RESISTENTE

NON DEFORMABILE
Morgan Library - New York
2000-2006 . RPBW

Queste condizioni devono essere garantite dagli


ELEMENTI STRUTTURALI che sono chiamati ad
assorbire gli EFFETTI MECCANICI di tutte le azioni che
vengono esercitate sull’edificio
Che cosa è una STRUTTURA ?

“Un INSIEME QUALSIASI di materiali destinato a sostenere dei carichi”


(J.E.Gordon)

ƒ INSIEME NATURALE di materiali naturali non progettati per convivere


tra di loro (una montagna, un albero, una cellula…);
ƒ INSIEME ARTIFICIALE di materiali naturali e artificiali progettato per
convivere realizzare una efficace convivenza tra le sue pareti componenti.

Per la COMPRENSIONE e la PROGETTAZIONE di una


struttura efficace è importante saper riconoscere e
prevedere due famiglie di fattori:

ƒ Le AZIONI che verranno esercitate,


quindi i CARICHI che andranno sopportati;
ƒ Le caratteristiche meccaniche dei MATERIALI che
costituiranno le strutture.

DEFINIZIONI TEORICHE PRELIMINARI


ƒ ISAAC NEWTON (1642-1727)
TERZA LEGGE DI NEWTON afferma che:
FORZE

Azione e reazione sono uguali e contrarie e che tutte le forze che agiscono su un sistema in
equilibrio si annullano a vicenda.

ƒ ROBERT HOOKE (1635-1703)


TEORIA DELL’ELASTICITÀ secondo cui:
MATERIALI

ƒ Un materiale solido può resistere ad una forza esterna solo cambiando la sua forma,
allungandosi se soggetto ad una forza di trazione, contraendosi se soggetto ad una forza di
compressione;
ƒ Un materiale solido è elastico quando riacquista forma e dimensione originale quando viene
rimosso un carico che era stato applicato in precedenza
Comportamento
completamente
elastico.
Carico

L’allungamento
dipende linearmente
dell’intensità della
forza applicata

Allungamento
EQUILIBRIO

TERZA LEGGE DI NEWTON


FORZE Azione e reazione sono uguali e contrarie e che tutte le forze che
agiscono su un sistema in equilibrio si annullano a vicenda.

Forza agente A
Oggetto in equilibrio nello spazio Struttura stabile nello spazio Forza Peso P

Le Leggi di Newton non ci dicono nulla sulla provenienza e sulla natura delle forze che
agiscono sui corpi e sulle strutture.

È chiaro il legame tra la forza e l’azione gravitazionale della terra, ovvero:

un corpo è in equilibrio statico (in quiete) quando vengono


generate delle forze necessarie a decelererarne la massa in
movimento Forza di reazione R

Sazka Arena, Prague


Czech Republic - 2004
EQUILIBRIO

Nella meccanica di Newton non è ugualmente chiaro il


rapporto tra la QUALITÀ DEL CORPO o della struttura in
equilibrio e la sua capacità di ASSECONDARE le forze che vi
agiscono.
In particolare, le strutture sono insiemi di elementi di natura
CONSERVATIVA, studiate per mantenere costante il loro stato
di equilibrio.

Da dove vengono le forze necessarie ad opporsi alle sollecitazioni


esterne alle strutture?

Lamm, Weber, Donath e P.,


Tensostruttura-padiglione annessa alla Clinica di Bed Neustad
Germania, 1997

EQUILIBRIO E DEFORMAZIONE
Negli organismi viventi e nelle strutture in equilibrio dinamico
l’equilibrio si raggiunge attraverso il bilanciamento delle azioni, di forze
meccaniche, simultanee e concorrenti: AZIONI E REAZIONI

Un solido inanimato può resistere alle forze esterne che lo investono


solo grazie alla sua capacità di DEFORMARSI.

Un materiale resistente completamente rigido non esiste.

ƒ ROBERT HOOKE (1635-1703)


TEORIA DELL’ELASTICITÀ secondo cui:
MATERIALI

ƒ Un materiale solido PUÒ RESISTERE AD UNA FORZA ESTERNA SOLO CAMBIANDO

LA SUA FORMA, allungandosi se soggetto ad una forza di trazione,


contraendosi se soggetto ad una forza di compressione;

ƒ Un solido si deforma esattamente di quanto è necessario per


sviluppare l’azione opposta alle sollecitazioni esterne a cui è sottoposto.
Robert Hooke (Freshwater, 18 luglio 1635 – Londra, 3 marzo 1703)
è stato un fisico, biologo, geologo e architetto inglese.

Disegno della struttura del sughero


così come apparve a Robert Hooke,
che la osservò in un rudimentale
microscopio. Tale immagine, contenuta
nella sua opera Micrographia, è
all'origine dell'utilizzo del termine
cellula per indicare l'unità
fondamentale degli organismi viventi

EQUILIBRIO E DEFORMAZIONE

Qualità e quantità della


Equilibrio, quiete:
deformazione sono funzione
legami atomici non
sollecitati delle caratteristiche dei legami
atomici propri materiale di cui è
fatto il del solido

Trazione

Un solido deformato a
Trazione si allunga grazie
ad un allontanamento
relativo degli atomi che lo
costituiscono

Compressione
Un solido deformato a
Compressione si accorcia
per l’avvicinamento relativo
degli atomi che lo
costituiscono
EQUILIBRIO E DEFORMAZIONE Prova di trazione provette
di profilati in acciaio

Equilibrio, quiete:
legami atomici non
sollecitati

Trazione

Calcestruzzi - Prova di
rottura a compressione

Compressione

SFORZO E DEFORMAZIONE

FORZE + MATERIALI

ƒ AUGUSTIN CAUCHY (1789-1857)


definisce il CONCETTO DI SFORZO .
Individua per primo il rapporto tra carico e rottura sotto
carico di un materiale e le sue dimensioni geometriche
Raddoppiando il diametro dell’asta cilindrica
(da 2 a 4 cm) il peso che provoca la rottura
V = P/ A aumenta di quattro volte (da 100 a 400 Kg).

Lo sforzo Vrappresenta la FORZA APPLICATA PER UNITÀ


DI SUPERFICIE alla sezione trasversale passante per un

punto particolare di un materiale


Unità di
P P Superficie A

Compressione Trazione

A parità di forza F applicata su due superfici


diverse (S<S’) lo sforzo è maggiore (VV>V’)
laddove la superficie è minore.
P P
Resistenza a trazione
Materiali
Il LIMITE a rottura: Kg/cm2 N/m2
Acciai
Acciaio per corde da 31.000 3.000
Lo SFORZO DI ROTTURA individua in carico pianoforte
Acciaio per costruzioni ad alta 15.500 1.500
localizzato per unità di superficie che porta il resistenza
4.100 400
Acciaio dolce commerciale
materiale a rottura Ferro battuto 1.400-2.800 140-280

Ghisa
Tradizionale 700-1400 70-140
Moderna 1400-2800 140-280

Altri metalli
Alluminio colato puro 700 70
Leghe 1400-5600 140-560
Rame 1400 140
Ottoni 1200-4000 120-400
Leghe di titanio 7100-14300 710-1400

Non Metalli
Legno, abete
direzione della fibra 1000 100
La misura dello sforzo perpendicolare alla fibra 31 3
Vetro 300-1700 30-170
Lo sforzo può essere espresso attraverso qualunque Materiali ceramici 300-3500 30-350
Mattone comune 51 5
unità di forza divisa per qualunque unità di superficie Cemento e Calcestruzzo 41 4
Lino 7100 710
Cotone 3600 360
Seta 3600 360
V = P / A = N / m2 = Kg / cm2 Corda di canapa 820 80
Cuoio 410 40
Ossa 1400 140

EQUILIBRIO E DEFORMAZIONE
PROVA A TRAZIONE DI UN PROVINO PLASTICO
Sforzo/Deformazione - Concetto di Deformazione Assiale

La DEFORMAZIONE rappresenta la CONSEGUENZA di uno


SFORZO APPLICATO ad un materiale.
nota

Lo SFORZO V ci indica con quanta forza vengono allontanati gli atoni in


un dato punto di un elemento solido, la DEFORMAZIONE di quanto
vengono allontanati

La DEFORMAZIONE H rappresenta la MISURA della variazione di lunghezza

di un materiale dovuta ad allungamento o ad una compressione forzata

P
H=l/L
l=dL

L
Le provette di trazione di cilindri di acciaio
fotografate a diversi stadi della prova di trazione

Sforzi e Deformazioni di TAGLIO L’azione dello sforzo di taglio


P
i materiali possono essere soggetti a carichi di TAGLIO, ovvero a
carichi diretti TANGENZIALEMENTE alle sezioni trasversali resistenti A

nota
il TAGLIO può essere intuitivamente associato ad uno
SCORRIMENTO , ovvero alle tendenza a scorrere tra due sezioni
adiacenti dello stesso materiale quando viene applicata una forza
W
Lo SFORZO DI TAGLIO è la forza di taglio che agisce per unità di
P
superfici della sezione del materiale su cui la forza agisce

W = P/ A

forza di taglio P W J
W= area A
A La deformazione è
rappresentata dall’angolo
J formato tra le due
sezioni

La deformazione di taglio J
COMPORTAMENTO STRUTTURALE E MECCANICO DEI MATERIALI

P
La conoscenza delle PROPRIETÀ MECCANICHE dei materiali è necessaria per
poter valutare la loro capacità di resistere a carichi e sollecitazioni in l=dL
esercizio e quindi di sopportare SFORZI e DEFORMAZIONI, ovvero di
L
deformarsi sotto carico all’interno di limiti verificabili.

V = P/ A H=l/L
P
Hooke avverma che in un corpo elastico (molla) esiste una PROPORZIONALITÀ
DIRETTA tra sforzo e deformazione, ma fuori dal campo elastico e soprattutto in
presenza di strutture complesse e composite la deformaszione effettiva dipende
dalla FORMA, dalle DIMENSIONI GEOMETRICHE della struttura
e dal MATERIALE di cui è fatto.

ELASTICITÀ E RIGIDITÀ
ƒ THOMAS YOUNG (1773-1829)
Mette in relazione SFORZI e DEFORMAZIONI in funzione del
materiali in cui si possono osservare, codificando le
osservazioni di Hooke attraverso il rapporto

Sforzo
V
= = E = costante
Deformazione
H
La costante E – Modulo di Young - descrive quanto siano DEFORMABILI elasticamente i materiali allo stato
puro, ne identifica l’attitudine a deformarsi per effetto E 1/E
Materiali
Kg/cm2 Kg/cm2
di una sollecitazione di trazione o di compressione.
Ferro omogeneo 2.000.000 0.00000050

V Kg/cm2 Acciai speciali 2.200.000 0.00000045

E = = = Kg/cm  2
Ghisa 1.000.000 0.0000010
H n Legno 100.000- 0.000010-
Parallelamente alle 150.00 0.0000067
Il modulo di Young è anche il parametro di valutazione oltre che fibre

dell’elasticità anche della RIGIDITÀ di un materiale, ovvero la sua capacità Pietre naturali 180.000- 0.0000056-
1.000.000 0.0000010
di assorbire i carichi OPPONENDOSI alle deformazioni
Laterizi 50.000- 0,00002-
1 100.000 0,00001
Rigidità = = cm2/Kg Calcestruzzi 200.000- 0,00001-
ELASTICITÀ 350.000 0,00000286
Gomma 70 0,014285
ELASTICITÀ E RIGIDITÀ V acciaio
alluminio
La conoscenza del modulo di Young, di Elasticità e Rigidezza,
legno
dei materiali è importante soprattutto quando si associano
gomma
diversi materiali che possono avere rigidità diverse, che
H
possono quindi portare a deformazioni e quindi spostamenti Limite elastico

Limite di snervamento
differenziati.

LIMITE DI ELASTICITÀ E PLASTICITÀ


V
L’elasticità di un materiale non è indefinita, esiste un Carico di
Rottura
LIMITE DI ELASTICITÀ superato il quale il materiale si
deforma in modo permanente. Il materiale subisce quindi
una DEFORMAZIONE PLASTICA PERMANENTE.
H

Fase plastica

Fase di snervamento
Fase elastica

PLASTICITÀ:
rappresenta la capacità di un materiale di deformarsi sotto carico in modo permanente,
oltre il limite di elasticità, senza arrivare a rottura.

ELASTICITÀ E RIGIDITÀ
Definizioni strumentali alla lettura del diagramma Sforzo/Deformazioni

-Limite di Elasticità
V di snervamento o V max oltre i quale si genera una deformazione permanente, che da inizio alla fase di
snervamento o incrudimento;
-Limite di Snervamento
V max oltre i quale si genera entra nella fase di deformazione plastica;
-Limite di rottura
V max oltre i quale il materiale non è più in grado di sopportare lo sforzo applicato
Limite di snervamento Carico di Rottura

Limite elastico

Fase elastica Fase plastica

Fase di snervamento
ELASTICITÀ E RIGIDITÀ
Definizioni strumentali alla lettura del diagramma Sforzo/Deformazioni

- Limite di Elasticità
V di snervamento o V max oltre i quale si genera una deformazione permanente, che da
inizio alla fase di snervamento o incrudimento;
- Limite di Snervamento
V max oltre i quale si genera entra nella fase di deformazione plastica;
- Limite di rottura
V max oltre i quale il materiale non è più in grado di sopportare lo sforzo applicato

ELASTICITÀ E RIGIDITÀ

I materiali che non sono dotati di plasticità, ovvero che arrivano a


rottura in assenza di una deformazione plastica permanente
vengono definiti Fragili.

Es. il vetro, la ghisa, alcuni polimeri….


COMPORTAMENTO STRUTTURALE E MECCANICO DEGLI ELEMENTI
Il compito principale delle strutture e degli
elementi che le compongono e ricondurre
tutti i carichi agenti sull’edificio al suolo,
ovvero convogliare carichi di varia natura
lungo direttrici di scarico verso il terreno.

Gli elementi verticali – MURATURE E PILASTRI - raccolgono le sollecitazioni provenienti dagli


elementi orizzontali – TRAVI E SOLAI -

Travi e solai convogliano


secondo direttrici ORIZZONTALI
forze Peso prevalentemente
VERTICALI fino agli elementi
strutturali verticali e viceversa.

COMPORTAMENTO STRUTTURALE E MECCANICO DEGLI ELEMENTI

In ogni elemento strutturale orizzontale, anche di natura solida e


monolitica è possibile individuare elementi – zone o parti - sollecitati
esclusivamente a trazione o a compressione semplice.

1564-1642

La trave incastrata nella rappresentazione di Galieo (1638)


può essere modellizzata secondo i due schemi che seguono:

Asta tesa

Asta tesa

Asta
compressa Asta
compressa
COMPORTAMENTO STRUTTURALE E MECCANICO DEGLI ELEMENTI

I Vincoli
Appoggio semplice

Reazione Vincolare Movimenti consentiti


Gradi di libertà 2
Cerniera

Reazione Vincolare Movimenti consentiti


Gradi di libertà 1

COMPORTAMENTO STRUTTURALE E MECCANICO DEGLI ELEMENTI

I Vincoli
Incastro

Reazione Vincolare
Movimenti consentiti
Gradi di libertà 0
COMPORTAMENTO STRUTTURALE E MECCANICO DEGLI ELEMENTI

I Vincoli – Gradi di libertà


Nello spazio un asta può avere 3 gradi di libertà

Sistema ISOSTATICO
Un’asta
3 gradi li libertà
3 livelli di vincolo

Sistema LABILE
Un’asta
3 gradi li libertà
X< 3 livelli di vincolo

Sistema IPERSTATICO
Un’asta
3 gradi li libertà
X >3 livelli di vincolo

COMPORTAMENTO STRUTTURALE E MECCANICO DEGLI ELEMENTI

In ogni elemento strutturale orizzontale, anche di natura solida e


monolitica è possibile individuare elementi – zone o parti -
sollecitati esclusivamente a trazione o a compressione semplice.

Asta tesa

Asta tesa

Asta compressa
Asta compressa
COMPORTAMENTO STRUTTURALE E MECCANICO DEGLI ELEMENTI

Una trave può essere rappresentata attraverso una serie di


ASTE COMPRESSE e TESE che convogliano gli SFORZI DI TRAZIONE e
di COMPRESSIONE verso l’incastro.

x La localizzazione delle aste


sollecitate a TRAZIONE
individua le zone TESE della
trave;
x la localizzazione delle aste
sollecitate a COMPRESSIONE le
zone COMPRESSE ;
x il centro della trave è impegnato a
Carico resistere agli sforzi di TAGLIO ,
ovvero l’effetto delle trazioni e
delle compressioni a 45° gradi
rispetto all’asse della trave.

COMPORTAMENTO STRUTTURALE E MECCANICO DEGLI ELEMENTI


COMPORTAMENTO STRUTTURALE E MECCANICO DEGLI ELEMENTI
PROVA A TAGLIO SU ELEMENTI DI SOLAIO IN C.A

COMPORTAMENTO STRUTTURALE E MECCANICO DEGLI ELEMENTI