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1.

Storici antichi
I Greci furono il primo popolo ad interessarsi alla trasmissione scritta dei fatti
accaduti, dovuta alla percezione che essi avevano del kairòs (cioè il momento
decisivo nella successione del tempo) e dalla crescente autonomia dei fatti umani
in relazione al meraviglioso e mitologico (tutto ciò rimane ad esempio nelle
epifanie di dei o eroi in alcune opere).
ECATEO (VI secolo) di Mileto (città dell’Asia Minore) scrisse la Periegesi (la
geografia è una disciplina integrante per la storia) e la Genealogia (in cui espone
la discendenza degli eroi e degli dei).
ERODOTO (inizio V secolo 490circa-425) di Alicarnasso (attuale Turchia) è
considerato il fondatore della storiografia (Cicerone lo definisce pater
historiae); in lui possiamo riscontrare il carattere scientifico della storia,
caratterizzato dal metodo basato sui viaggi, l’autopsia (visione diretta dei fatti)
e l’interrogazione dei testimoni. La sua opera, intitolata Historiae, parla delle
due guerre persiane ed è suddivisa in 9 libri, uno per ogni Musa (da cui provengono
i 9 titoli). Si tratta di una storia-memoriale (“affinchè le grandi imprese
compiute dai Greci e dai barbari non cadano nell’oblio”), ma anche di un elogio ad
Atene e della democrazia, i fattori principale della superiorità dei Greci.
Curiosità enciclopedica  digressione su più generi (geografia, zoologia,
mitologia)
Ricerca delle cause (5 libri), ma anche spazio al meraviglioso e il divino
(attraverso gli oracoli); ruolo particolare riconosciuto alla vendetta, in
particolare divina (Nemesi). Da qui nascono le nozioni di “cicli” e di “declino
degli imperi”, specialmente quelli causati da hybris (dismisura).
Senso della tolleranza: Erodoto loda il genio degli altri popoli mettendone in
evidenza il debito dei Greci nei loro confronti.
La parte militare è piuttosto limitata nella descrizione, viene più evidenziata la
descrizione dei popoli con cui i Greci avevano a che fare ponendo attenzione sugli
aspetti culturali e sui modi di vivere dei popoli con le rispettive mentalità (e
sottolineandone le differenze rispetto al mondo greco).
TUCIDIDE (tra V e IV secolo) è considerato il successore di Erodoto. Era di origine
ateniese ed apparteneva alla sua aristocrazia, autore della Storia della guerra del
Peloponneso (431-404), di cui egli stesso fece parte. Il suo metodo, presentato con
la grande lucidità quale solo uno stratega militare come lui poteva avere (si tenga
in considerazione l’importanza del discorso ritrascritto o ricomposto), supera
quello di Erodoto in quanto oltrepassa la nozione di memoria promuovendola a rango
di “possesso per l’eternità”. La conoscenza del passato aiuta a definire un
comportamento e ad affinare le proprie strategie militari e politiche. Un buon
comandante, la cui virtù maggiore è l’intelligenza, deve essere capace di
prevedere.
La sua opera dimostra un punto di svolta non solo perché si tratta di una guerra
civile, ovvero tra Greci stessi, bensì anche perché nella sua storia non hanno
posto gli dei, esclude dunque la causa divina per concentrarsi su quelle
economiche, sociali, razionali, scientifiche; insomma, sulle cause oggettive,
concrete e storiche, cosa che gli concerne prestigio.
L’opera rimarrà però incompleta (la narrazione si interrompe all’anno 411), ma
completata successivamente da Senofonte.
SENOFONTE (IV secolo), nato ad Atene e filolàcone (simpatizzante gli spartani) fu
discepolo di Socrate e continuò, nelle sue Elleniche, l’opera di Tucidide dal 411
al 362.
Di altri autori del IV secolo si hanno frammenti raccolti nell’opera di Felix
Iacobi, che fu poi continuata ed ampliata da altri autori.
POLIBIO (età ellenistica, tra III e II secolo) nel 167 fu deportato a Roma e
divenne uno degli animatori del circolo degli Scipioni (visse dunque nel periodo di
contatto tra Grecia e Roma). Polibio espose le tappe dell’instaurazione del dominio
romano, ai suoi occhi compimento dell’inevitabile Storia universale. Scrisse le
Storie in 40 libri, narrano gli avvenimenti dal 264 al 146. Un ruolo importante
viene riconosciuto alla Tyche (Fortuna). Pone in rilievo gli aspetti militari e
geografici, in quanto la natura di un luogo può influenzare le scelte economiche e
culturali di un popolo. Polibio spiega il successo del dominio romano (di cui gli
stessi Greci facevano parte) attraverso la loro costituzione mista.
DIODORO SICULO (I secolo a.C.) scrive la Biblioteca storica in cui, attingendo ai
suoi predecessori, cerca di spiegare la storia del Mediterraneo. Fu spesso
denigrato per le sue incompetenze e disattenzioni.
STRABONE (tra I secolo a.C. e I secolo d.C.): la sua opera ci è andata perduta.
Numerosi viaggi hanno alimentato i suoi scritti offrendo bari excursus storici e
spiegazioni sulle origini e caratteristiche delle varie regioni.
PLUTARCO (46-126 circa) nacque in Beozia, ma viaggiò molto entrando a contatto con
Roma sotto i Flavi. È noto soprattutto per essere stato sacerdote di Apollo a
Delfi. Scrisse le Vite parallele, ovvero coppie di biografie che associano grandi
uomini della storia greca e della storia romana (es. Alessandro Magno e Cesare)
come tentativo di integrazione tra i due mondi.
PAUSANIA (II secolo) fu autore di un’opera geografica, una sorta di manuale o guida
attraverso le singole città della Grecia: la prima è l’Attica. Essa si chiama la
Periegesi in cui è presente la descrizione dei luoghi con notizie storiche e
mitologiche ispirate a diverse fonti.