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TESINA SULLA METODOLOGIA DELL’INSEGNAMENTO

DOCENTE: M.ROSALBA MONTRUCCHIO

ALUNNO: ELISABETTA ALBERT

La musica è tutto ciò che non può essere detto e su cui è impossibile rimanere in silenzio

cit. Victor Hugo

1.1 Metodo e/o Metodologia? Definizioni preliminari

1.2 Tipi di metodo, caratteristiche principali dei metodi

- Metodi logico-scientifici: deduzione, induzione, abduzione

1.3 La formazione musicale di base

- La didattica strumentale nella doppia prospettiva

amatoriale e professionale

1.4 Il corpo in rapporto allo strumento: postura, tecnica, espressione

- La connessione mente-corpo

- Azioni espressive con lo strumento

1.5 Aspetto psicologico

- Empatia dell’insegnante

- Come affrontare l’ansia da palcoscenico con alcuni esercizi relativi

1.6 Riflessioni personali

Oltre ad analizzare diversi aspetti dell’insegnamento e della metodologia vorrei focalizzare


la mia attenzione, in maniera più estesa, su due problemi che mi hanno coinvolto per tutto
il percorso della mia formazione: la postura da tenere per non avere problemi fisici e la
gestione dello stress e della paura, che colgono molti di noi musicisti durante le esibizioni
pubbliche.

1.1 Metodo e/o Metodologia? Definizioni preliminari

Un primo passo utile da compiere, prima di affrontare i criteri da seguire e le principali


tecniche utilizzate nell’analisi della metodologia, è di effettuare una ricognizione dei
significati attribuiti ad alcuni termini chiave della disciplina distinguendo tra: Metodo,
Tecnica e Metodologia.
Metodo = procedure, regole, principi che consentono di conoscere/spiegare ordinare la
realtà.
Tecnica = dal greco techné (capacità artistica tramandabile), strumento della ricerca
scientifica, comprende le specifiche procedure, regole, principi che consentono di
conoscere/spiegare ordinare la realtà. La tecnica è il risultato delle riflessioni sul metodo,
comprende teoria e metodo ed è un “oggetto tangibile e disponibile”.
Metodologia = La ‘metodologia’ non è metodo e non è tecnica. Con metodologia, si
intendono due principali accezioni. In primo luogo lo studio e l’applicazione dei metodi
didattici, in secondo luogo che è poi quello più strettamente pratico, si indica proprio la
procedura didattica nello specifico. La metodologia consente di strutturare una serie di
attività utili alla classe, percorsi e progetti che hanno un fine e uno scopo comune per
l’insegnante e per gli studenti. La metodologia, dunque, è proprio un insieme di approcci
pratici per stimolare l’apprendimento.

1.2 Tipi di metodo, caratteristiche principali dei metodi

- Metodi logico-scientifici: deduzione, induzione, abduzione

Nei vari metodi logico-scientifici possiamo distinguere chiaramente tre metodi: la


deduzione, l’induzione e l’abduzione. il primo di questi, la deduzione è un tipo di
ragionamento che consente di derivare da una o più premesse date una conseguenza
logicamente necessaria; tradizionalmente il termine indica, in modo alquanto generico,
ogni procedimento logico mediante il quale da una verità generale si può ricavare una
particolare in essa implicita. Ovvero l’insegnante ti può fornire degli esempi generali,
come se avessimo un’albero di mele e noi da questo albero raccogliessimo una mela per
esaminare il particolare. Il metodo induttivo o a induzione (dal latino inductio, dal verbo
induco, presente di in-ducere), termine che significa letteralmente "portar dentro", ma
anche "chiamare a sé", "trarre a sé", è un procedimento che consiste nel carpire l’idea
generale dai diversi particolari che abbiamo colto. Infine l’abduzione è una tecnica
bottom-up, ovvero dalle conseguenze, alle cause.

1.3 La formazione musicale di base

- La didattica strumentale nella doppia prospettiva: (amatoriale e professionale)

E’ molto importante sapere che cosa si vuole fare della propria istruzione e di
conseguenza quale sarà il successivo lavoro da compiere. Le due maggiori direzioni che
si possono prendere nel nostro mestiere di musicisti sono: quella di musicista esecutore,
che fa concerti e si concentra esclusivamente sulla carriera di performer. La seconda è
quella dell’insegnamento, ovvero, dedicare la propria carriera a tramandare ciò che si è
imparato nel tempo e insegnarlo a tua volta.

E’ fondamentale sapere, possibilmente già all’inizio dei propri studi, quale strada si vuole
intraprendere per riuscire a canalizzare meglio le proprie energie e avere poi la
soddisfazione personale di essere riusciti a raggiungere i propri obbiettivi.

Nel caso si volesse intraprendere la professione d’insegnante, ci sono corsi specializzati,


che si concentrano sulla parte didattica e motivazionale per la formazione di altre
persone. Nel caso, viceversa, si volesse intraprendere la carriera di musicista esecutore, il
percorso è quello comune di studio dello strumento e delle materie relative ad esso.

1.4 Il corpo in rapporto allo strumento: postura, tecnica, espressione

Il flauto traverso come tanti altri strumenti si suona in una posizione non ideale per la
formazione del nostro corpo, proprio per questo dobbiamo imparare bene come non farci
del male e abituarci a una posizione consona per la crescita del nostro corpo.

Una postura corretta non solo aiuta fisicamente, ma trasmette un’impressione di


maggiore armonia a chi ci ascolta e guarda.

La giusta posizione da assumere quando si è in piedi è questa:

lo strumento si deve porre parallelo al leggio, il busto deve avere una torsione verso
destra per permettere alla spalla destra di avere movimenti più liberi e di conseguenza le
spalle bisogna tenerle più rilassate e basse.

Bisogna stare con la schiena eretta e le scapole rilassate.

La testa deve essere dritta e deve guardare verso il leggio o in assenza bisogna tenere lo
sguardo verso il davanti come se si tesse parlando con qualcuno in modo da non sforzare
il collo e dare idea di sicurezza e consapevolezza in quello che si sta facendo.

Le mani devono essere rilassante ma salde, la posizione corretta è quella più naturale
quando si sta afferrando qualcosa (es. la mano dei lego).

Per aiutare la tenuta del flauto nel modo corretto senza fare troppa fatica , la mano destra
deve fare leva in avanti e la mano sinistra deve fare leva verso il nostro corpo.

Per quanto riguarda la parte inferiore bisogna tenere i piedi ben saldati per terra anche
per aiutare il sostegno del suono, devo essere un po distanziati, circa la distanza delle
spalle.

Da seduti, invece, non bisogna appoggiarsi allo schienale della sedia, anche se è dritto,
ma sedersi sul bordo di essa mantenendo sempre la schiena eretta.

La postura sbagliata può limitare notevolmente la capacità di respirazione e di


conseguenza anche la ben riuscita del suono.

La testa deve essere sempre dritta, il flauto si deve adattare ad essa e non il contrario.
Riguardo l’imboccatura del flauto ci sono diverse opinioni su come sia il modo corretto da
utilizzare. Quando ho iniziato mi hanno detto che la boccola del flauto doveva essere
posta esattamente tra il “bianco e il rosso delle labbra”. Andando avanti con la mia
formazione e conoscendo persone nuove ho visto diversi modi di suonare con
imboccature molto verso un lato o ponendola sula labbro inferiore quasi a coprirlo
totalmente.

L’idea che mi sono fatta negli anni è che l’imboccatura dipende dall’impostazione delle
tue labbra e che deve formare un triangolino di alone al centro della boccola per avere un
suono direzionato e pieno.

Le mani:

La mano sinistra assume una postura complessa rispetto alla sua posizione naturale.

Il punto di appoggio si trova sul lato esterno dell’indice, poco più in alto della nocca; oltre
a fare da sostegno allo strumento, l’indice deve piegarsi per poter azionare la propria
chiave, e per farlo deve assumere una posizione ritorta come le zampe di un’aquila. 

Il medio e l’anulare (accompagnati dal mignolo), abbastanza distanziati dall’indice,
devono invece riportare equilibrio alla mano avvolgendo lo strumento con una forma
tonda.

I problemi più frequenti relativi alla posizione della mano sinistra coinvolgono una
esagerata rigidità della mano ed una conseguente contrattura dei muscoli flessori delle
dita: tale problematica mette in tensione i tendini e i muscoli dell’avambraccio e della
mano, causando inferiore mobilità e spesso affaticamento e dolore con la formazione di
tendiniti. 

La mano destra ha una postura più immediata delle dita sulla tastiera, dal momento che
le chiavi sono più ravvicinate alle dita corrispondenti, è più facile che venga mantenuto la
postura ad arco naturale della mano.

Le problematiche più comuni relative alla mano destra riguardano la posizione del pollice,
del mignolo e del polso.

Come si è detto, il pollice non dovrebbe stare né sotto il flauto ne perpendicolare ad esso,
ma in un punto intermedio.

Una posizione non corretta crea uno sbilanciamento della mano e del polso, il quale è
costretto a flettersi verso l’interno, spezzando la continuità tra avambraccio e mano; in
questo modo i flessori delle dita si contraggono irrigidendo l’arco della mano, causando
un impedimento alla scioltezza digitale o dolore.

Arretrare di qualche millimetro il pollice e rilassare il braccio destro e di conseguenza la
spalla risolve il problema e riporta il polso ad un’angolazione ottimale, liberando il
movimento delle dita.

La seconda problematica relativa al pollice dipende dal suo posizionamento rispetto alle
dita: se esso viene posto sotto il medio, la mano viene chiusa dal flessore del pollice, il
quale è strettamente connesso a quello breve del dito mignolo.

La mano in questo caso è molto più rigida al movimento e si crea un notevole
irrigidimento del polso e quindi del mignolo.

Un altro disagio molto comune nella mano destra è causato dalla forza del mignolo, che
dovrebbe azionare le proprie chiavi non con un eccessivo sforzo: a volte invece esercita
una pressione troppo forte e di conseguenza si crea una stato di tensione dovuto anche
al fatto che spesso viene appoggiato teso e rigido e anche in questo caso la mobilità
digitale dell’intera mano è ridotta.

Un’ultima problematica che riguarda la mano destra è la torsione del polso verso destra,
dove a volte l’indice poggia sulle aste della meccanica. Si denota in modo evidente che
facendo questa operazione si crea una tensione negativa sotto tutti i punti di vista, come
nelle altre posizioni errate crea tensioni oltre ad essere molto scomoda.


Braccia e spalle:

Le braccia e le spalle sono fondamentali nella postura del flauto in quanto struttura
portante dello strumento e insieme al torace creano la cassa di risonanza.

Esse devono essere parallele ai piedi e rilassate oltre ad evitare qualsiasi posizione
innaturale.

Uno degli errori più comuni è quello di sollevare le spalle per la tensione o per la mal
respirazione, cosi facendo si creano dolori alle spalle a collo e alla testa.

Una problematica molto comune riguardante le braccia è relativa alla postura dei gomiti.

Se i gomiti sono mantenuti adeguatamente adiacenti al corpo, è facile che venga
mantenuta la giusta continuità posturale tra avambraccio, polso, mano e dita; se
viceversa i gomiti si alzano, creeranno degli angoli troppo stretti tra avambraccio e polso
con un notevole affaticamento ed irrigidimento dei muscoli e dei tendini delle braccia.

I flautisti commettono molto spesso l’errore di esercitare una peso eccessivo delle dita,
bloccando contemporaneamente i polsi al fine di assicurarsi un’imboccatura più salda,
con il risultato di provocare una maggiore tensione alle articolazioni.

È fondamentale quindi restare quanto più rilassati possibile.

Un altro errore è quello di irrigidire le dita allungandole eccessivamente; l’incapacità di


coprire completamente i fori nei primi approcci allo strumento spinge a schiacciare
maggiormente le dita per chiuderli meglio.

Una corretta posizione delle dita parte dalle braccia, in particolare dai bicipiti, che
debbono essere rilassati dalle articolazioni della spalla avendo cura di non stringerli
contro le costole così come rilassati debbono mantenersi sia le articolazioni dei gomiti
che dei polsi.

Imboccature (Embochure): 


L’imboccatura non è solo il modo di tenere le labbra sulla boccola ma comprende diverse
parti del corpo e la posizione in cui si mettono, tra cui: la mandibola, la forma che si crea
nella bocca come risonanza del suono, la lingua e la laringe.

Posizione della lingua:

La posizione della lingua è molto importante: è fondamentale che la lingua resti rilassata e
considerato che questa è attaccata all’osso ioide, una parte delle mascelle, anch’esse
debbono essere rilassate il più possibile mentre si esegue, ad esempio, lo staccato.

Poi, più avanti negli studi e con i diversi repertori la posizione della lingua per lo staccato
tende a cambiare ma pur sempre rimanendo rilassata.

Se la lingua è rigida non solo il suono è privo di armonici ma anche lo staccato diventa
impossibile.

Labbra:

Cambia molto la postura che si prende sulla boccola, a seconda dalla fisionomia delle
labbra, (ad esempio io ho il labbro inferiore carnoso e quindi devo stare attenta a non
coprire molto la boccola).

Gli angoli della bocca sono fondamentali ad ottimizzare il flusso aereo in entrata negli
strumenti a fiato, in relazione ai loro stati di avvicinamento e tensione.

Tali variazioni sono dettate anche dalla conformazione delle arcate dentarie.

Bisogna stare attenti a non chiudere troppo il foro di uscita dell’aria che si forma con gli
angoli della bocca.

Andare ad incidere il foro labiale significherebbe limitare la portata aerea e aumentare


troppo la velocità del flusso, con le conseguenze di suoni poco pieni e “soffiosi"
soprattutto sugli acuti.


Conformazione dentali:

La struttura dentale Incide sul modo in cui le labbra si chiudono e quindi sulla velocità del
flusso aereo in ingresso nel flauto.

Possono incidere anche sulla direzione del flusso aereo prodotto dallo strumentista nelle
variazioni di indirizzo verso lo spigolo del foro della boccoletta e di conseguenza nella
timbrica del suono emesso.

Per portata di flusso aereo si intende, la quantità-velocità dell’aria che passa dal foro
labiale, condizionata anche dalla minore o maggiore apertura della glottide ad opera del
rilassamento dei muscoli costruttori.

Il flusso aereo non va ottimizzato chiudendo le labbra nella parte centrale creando una
marcata spinta nei suoni acuti, non bisogna neppure spingere e soffiare l’aria con forza
senza che questo tipo di approccio non sia modulato da un uso consapevole delle labbra.

Problemi Particolari Di Tensione:

Per evitare i problemi che si situano principalmente nei muscoli di gola, lingua e mascella
si posso risolvere anche facendo studi relativi al canto.

Questi muscoli sono interconnessi e la tensione di una di queste zone si ripercuote


sull'intera area.

Bisogna diventare consapevoli dei muscoli della gola e usarli in modo adeguato.
L'insegnante di canto Carson insegna ai cantanti a" pensare al suono" che bisogna
produrre e ad osservare come il meccanismo vocale si muova automaticamente in
risposta a questo pensiero (ad esempio pensare al suono GU e percepire in fondo alla
gola che movimento avviene).

Si ritiene che un meccanismo ben funzionante della gola abbia un effetto positivo sull'
intero corpo. Grazie alla diminuzione della tensione del collo, la postura migliora rendendo
automaticamente più facile la respirazione. Il rilassamento muscolare produce a sua volta
una maggiore risonanza perché i muscoli consentono alle vibrazioni musicali di
propagarsi più liberamente attraverso le ossa, permettendo alle cavità del corpo di
espandersi.


1.5 Aspetto psicologico

L’empatia dell’insegnante:

Capire l’alunno e i suoi bisogni formativi è molto importante per l’insegnante.

L’esperienza scolastica, sia per gli alunni che per i docenti, è principalmente
un’esperienza relazionale.

Una vera didattica empatica sta a indicare che l’insegnante è in grado di capire quali sono
i bisogni dell’alunno, inserendosi affinché la proposta sia di stimolo e di arricchimento per
il suo sviluppo.

L’insegnante empatico è capace di sentire e comprendere i problemi cognitivi dell’alunno.


La didattica empatica funziona sia a livello cognitivo, come conoscenza del livello di
apprendimento a cui l’alunno è giunto, sia a livello emotivo, come comprensione del
sentire dell’alunno.

Le due componenti sono spesso intrecciate e un insegnante capace di responsabilizzare


gli allievi e di creare un clima positivo nella classe riesce a perseguire sia obiettivi di
benessere emotivo sia gli obiettivi di apprendimento.

A volte anche solo un sorriso dell’insegnante e il piacere di stare in classe possono essere
semplici modi per definire il tono della relazione e il clima della lezione.

Per esperienza personale ho notato che gli insegnanti hanno modi molto differenti di
insegnare e di rapportarsi con gli allievi.

A mio parere il giusto equilibrio d’insegnamento è nella combinazione fra l’essere


oggettivi e meticolosi quando si ascoltano gli studi dell’allievo, in modo da poter offrire
consigli costruttivi, mai con cattiveria o superiorità, ma neanche con troppa indulgenza.
Viceversa, quando non si sta suonando, trovo importante poter creare un buon rapporto
con gli allievi, di ascolto empatico, creando un clima di gioco e serenità attorno.

Alcune volte può non venire qualche esercizio o qualche suono semplicemente per un
blocco emotivo che si ripercuote sul fisico, quindi è importante avere un ambiente sereno.
Il compito dell’insegnante è complesso, perché comprende il riuscire a capire e poi
bilanciare il modo di porsi con l’allievo, al fine di migliorarne la capacità esecutiva ed il
benessere soggettivo nel farlo.

Non c’è mai un modo unico di insegnare perché nessuno di noi è uguale.

In poche parole siamo umani ma ognuno ha la propria realtà.

Come affrontare l’ansia da palcoscenico:

Affrontare il palcoscenico con soddisfazione, comprende una distribuzione dell’attenzione


su diversi aspetti: la gestione dell’attenzione stessa, il lavoro con le immagini interne, la
ristrutturazione delle convinzioni e dei valori, la conoscenza dei meccanismi emozionali, la
relazione con il corpo, la postura, il respiro, la qualità della gestualità e del movimento, ed
infine la relazione con l’altro, in questo frangente inteso come il pubblico.

L’ansia da palcoscenico si può inserire in ciascuno di questi livelli e comprende quindi


diverse sfacettature.

Quando lo stress è soverchiante a livello fisiologico viene attivato l’ Asse ipotalamo-


ipofisi- surrene, con una cascata ormonale: il cervello a livello dell’ipotalamo va a
sollecitare a livello ormonale i surreni affinché producano adrenalina e noradrenalina.
Questi due ormoni preparano l’organismo ad affrontare la situazione di emergenza fisica
ed emotiva. Si determina quindi un aumento della pressione e del battito cardiaco, per cui
la respirazione migliora ed il sangue si concentra nei muscoli, la noradrenalina invece
produce uno stato attentivo maggiore, in modo che tutto l’organismo sia in grado di
attivarsi velocemente.

Questa attivazione tuttavia può generare a sua volta un circolo vizioso di paura della
paura, in quanto il corpo può registrare anche solo l’aumento del battito cardiaco come
segnale di pericolo e provocare quindi una nuova cascata ormonale.

Quando è in azione l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene le capacità cognitive subiscono un


forte ottundimento, dando alla persona la sensazione di essere in una bolla che lo isola
dalla comprensione di qualsiasi elemento complesso. E’ essenziale quindi, al fine di una
buona e goduta performance, riuscire a gestire con maestria lo stress e l’ansia.

Ma cosa si può fare per combattere l’ansia da palcoscenico?

Gli esperti suggeriscono che un importante passo verso la soluzione del problema
consiste nella ristrutturazione cognitiva: ovvero considerare la paura di suonare in
pubblico una reazione del tutto normale.

Chi suona davanti a un pubblico deve essere consapevole di una cosa: quando ci si
espone davanti agli altri la pressione sociale aumenta enormemente, perché ovviamente
nessuno vuole fare una brutta figura in pubblico.

L’ansia da palcoscenico sarebbe quindi dovuta proprio al fatto che purtroppo la nostra
mente è sempre occupata da questo sgradevole scenario.

Essere ben preparati è già un ottimo punto di partenza per avere la meglio sull’ansia da
palcoscenico.

Studiare a casa a finché non si ha imparato il brano quasi a memoria, soprattutto le prime
righe farà sentire già una maggiore sicurezza, perché la tecnica offre una base solida per
poi esprimersi al meglio.

Un’altra possibilità per contrastare l’ansia consiste nel ribaltare la situazione, ovvero
iniziare a considerare la maggiore esposizione all’attenzione del pubblico come
un’opportunità piuttosto che un problema.

In altri termini: invece di lasciarci irritare dal nostro nervosismo, possiamo reinvestire
l’energia messa in moto dall’agitazione (il maggior livello di adrenalina) a vantaggio dei
nostri obiettivi e incanalarla nella giusta direzione.

Gli ormoni dello stress ci offrono, se non a livelli paralizzanti, il grande vantaggio di
potenziare i nostri riflessi e le capacità di performance.

Per reagire meglio ai fattori stressogeni e migliorare la gestione dell’ansia è importante


mantenere a livello generale una buona alimentazione limitando l’uso sia bevande attivanti
come ad esempio la caffeina in grosse quantità, sia rilassanti come ad esempio un uso
massiccio di alcolici e un buon equilibrio sonno-veglia.

Esistono inoltre alcuni suggerimenti per una migliore gestione dell’ansia prima di una
esibizione:

a) Esercizi di respirazione: La velocità e la profondità delle nostre inspirazioni sono in


grado di influenzare le nostre emozioni e l’attenzione.

Trattandosi di un’attività automatica o semi automatica, possiamo noi intervenire


volontariamente per disciplinarla, governarla e migliorarla.

- In un primo tempo, con una mano sul cuore, regolarsi al ritmo del respiro esattamente
così com’è, senza l’intenzione di modificarlo. Piano piano si potrà vedere che il respiro
con questo semplice gesto, accompagnato dall’ascolto, si regolarizzerà.

Posso poi immaginare un quadrato, che abbia ogni lato pari a due tempi: conto fino a
due inspirando, conto fino a due tenendo il fiato in apnea, conto fino a due espirando, ed
infine conto fino a due trattenendo il fiato, seguendo i lati del quadrato.

Si può procedere allungando i tempi a tre o anche a quattro secondi ed oltre.

Questo è un buon esercizio di stabilizzazione del respiro e dell’attenzione.

- L’ansia da palcoscenico crea problemi di salivazione.

Prima di comparire in pubblico evita di assumere cibi salati, caffè, latte e bevande dolci.

È invece sempre utile bere un bicchiere di acqua naturale non fredda.

- L’ansia da palcoscenico aumenta la sudorazione. Alcuni mettono sulle mani il gesso


che si usa per arrampicare ma solo se la sudorazione delle mani è eccessiva.

- L’ansia da palcoscenico diminuisce la capacità di concentrazione. Prima di ogni


performance quindi è utile eliminare le tossine prodotte dall’ansia e dallo stress
depositate nell’organismo, attivandosi a livello motorio. Ad esempio salendo le scale
invece di prendere l’ascensore o uscendo all’aperto per prendere una boccata d’aria.

- È utile immaginare tutti gli scenari possibili, e le possibili reazioni, così nel caso
qualcosa andasse storto si saprebbe già come reagire.

- Approfitta di tutte le occasioni per suonare davanti a un gruppo di persone, se


possibile un gruppo ampio, così se dovrai affrontare esami con un massimo di quattro
commissari d’esame, avrai già affrontato qualcosa di più ansiogeno ed avrai più
coraggio nell’affrontare le performance più impegnative.

- Visto che la nostra mente sovreccitata dal momento si concentra sulla nervosismo
facendo più danni che altro si può convogliare questa adrenalina sullo spartito
cantandosi le note nella mente e la musica poi verrà da sé.

- in fondo alla lista, ma primo elemento fra tutti: è molto importante divertirsi e non
perdere la bellezza e la gioia rispetto a quello che si fa, in modo che il divertimento e il
piacere di suonare sovrasti la paura e l’ansia, che sono in effetti elementi molto
secondari rispetto alla bellezza di poter suonare.

Una tecnica meditativa buddista, che personalmente mi aiuta molto a rigenerarmi dal
punto di vista energetico e mi permette affrontare con più calma gli eventi, è la seguente:

mi siedo ed immagino un’altra me stessa di fronte a me.

La me stessa di fronte a me concentra su di sé l’ansia, la paura, lo stress che io provo.


Immagino che dalla sua narice destra fuoriesca un fumo nero, condensato di tutte queste
emozioni difficili, la mia narice sinistra inspira questo fumo nero e lo porta all’altezza del
cuore, dove diventa una sorta di gomitolo nero. Al centro di questo gomitolo nero il mio
cuore porta una luce bianca lo fa esplodere e lo trasforma in luce bianca che io espiro
dalla mia narice destra e che la me stessa di fronte a me inspira dalla sua narice sinistra.
Proseguo così finché tutta l’ansia, e la preoccupazione sono dissolte.

A questo punto riassumo in me il mio doppio seduto di fronte a me.

1.6 Riflessioni personali

Grazie a questo corso ho imparato molto per quando riguarda l’insegnamento.

Prima di questa esperienza non avevo mai provato ad insegnare, ero sempre io l’allieva e
devo dire che mi è piaciuto.

Dalle lezioni che ho fatto ho capito di avere una netta preferenza per i ragazzi un pò più
piccoli, tra le medie e i primi anni di liceo perché non sono ancora formati.

Ti ascoltano, percepiscono in fretta e cercano di assorbirei più possibile.

Ho imparato molto dai diversi docenti che mi hanno affiancato nel mio percorso musicale.

Non sempre sono state esperienze positive, ma esse mi hanno insegnato a riconoscere e
apprezzare un buon insegnante.

Dopo queste esperienze credo di avere colto l’essenza dell’insegnamento che permette
un continuo imparare.

La musica è tutto ciò che non può essere detto e su cui è impossibile rimanere in silenzio

cit. Victor Hugo