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storia

LA DITTATURA E LE RIFORME DI SILLA

Nell'81 a.C. Silla si fece proclamare dittatore, non per soli sei mesi ma a vita diventando a tutti gli effetti padrone di Roma. Era la fine della
Repubblica. Silla rafforzò il potere del Senato raddoppiando il numero di senatori e restituendogli alcune prerogative che aveva perduto; indebolì
invece il tribunale della plebe. Fece distribuire terre ai suoi veterani, spostò i limiti del pomerio fino ai fiumi magra e Rubicone. Nel 79 a.C. Silla,
stanco di lotte e di sangue, preferì ritirarsi a vita a Cuma.

CRASSO CONTRO GLI SCHIAVI

Fu una guerra combattuta tra la Repubblica romana e un esercito di schiavi ribelli tra il 73 e il 71 a.C. in Italia; la guerra terminò con la vittoria
dell’esercito romano, comandato da Crasso.
Si trattò della terza e ultima delle guerre servili, una serie di ribellioni di schiavi contro la Repubblica romana, condotte in tempi diversi senza alcun
legame tra loro e tutte destinate a risolversi in un insuccesso; a differenza delle precedenti, però, nella terza guerra servile, le bande di schiavi ribelli,
rapidamente ingrossatesi, misero effettivamente in pericolo il controllo romano sull'Italia. Anche dopo la fine della guerra, infatti, il ricordo dello
scontro continuò a condizionare almeno in parte la politica romana degli anni seguenti.

LA CONGIURA DI CATILINA

Lucio Sergio Catilina apparteneva al ceto Patrizio, era emerso sulla scena politica approfittando delle prescrizioni sillane. Dopo aver sperperato la
sua fortuna tentò la carriera politica, appoggiando le richieste delle classi più basse della popolazione: i nobili indebitati come lui e la plebe povera di
Roma e delle campagne.
Si presentò tre volte per il consolato e tutte e tre volte non riuscì ad ottenere i voti necessari. La seconda volta fu sconfitto da Marco Tullio Cicerone,
“homo novus” cioè che non appartiene all'antica aristocrazia senatoria, ma già famoso per le sue grandi doti di oratore. Dopo aver perso per la terza
volta Catilina, nell'autunno del 63 a.C., organizzò una congiura (complotto fra più persone decise a rovesciare un regime politico)per impadronirsi del
potere. Alcuni indizi però trapelarono e Cicerone, mise in allarme il senato con le sue famose orazioni Catilinarie (4 discorsi).
Alcuni congiurati vennero catturati e uccisi in prigione; Catilina morì combattendo a Pistoia. Le schiere ribelli si dispersero e cicerone raggiunge
l'apice del suo prestigio politico e fu acclamato “pater patriae”, <padre della patria>.
L’ASCESA DI GIULIO CESARE

Con il suo operato Cicerone era convito di salvare la Repubblica, in realtà aveva difeso solo gli interessi della classe senatoria. Quando Pompeo torna dall'Asia, crasso,
geloso del suo successo, aizzò contro di lui il Senato, perché non ratificasse la sistemazione dei territori orientali e negasse la distribuzione di terre ai veterani di Pompeo. La
tensione fra i due uomini politici era molto alta, ma intervenne un fatto inaspettato.
Caio Giulio Cesare (membro dell'antichissima “gens iulia”) spinto dal desiderio di arrivare al consolato e di assicurarsi una ricca provincia, seppe abilmente con condizionare la
scena politica. In nome dell'interesse comune riuscì a mettere d'accordo Crasso e Pompeo dando vita, con un patto segreto, al cosiddetto “primo triunvirato”. Addirittura
avrebbe voluto coinvolgere anche Cicerone che però ebbe timore e non accettò.

IL PRIMO TRIUMVIRATO

Non si trattava di una nuova magistratura, ma di una congiura che di fatto svuotava tutte le magistrature esistenti dei loro poteri, accentrandoli nelle mani dei triumviri. Il patto
venne suggellato dal matrimonio della figlia di Cesare, Giulia, con Pompeo. Dal punto di vista di Cesare doveva essere una strategia di lungo periodo, come dimostra la stessa
politica matrimoniale. Mirò ad allargare la base del consenso alla sua persona coinvolgendo al massimo i vecchi ceti dirigenti della Repubblica.
Egli riteneva che il suo potere doveva avere un consenso più ampio possibile, che si estendesse a tutte le classi. Per questo curò anche di riguardare la fiducia delle
popolazioni provinciali rendendo più spediti i processi contro gli abusi abituali dei governatori delle province. Fu uno degli atti del suo consolato dell'anno 59 a.C., carica che
costituì uno dei premi immediati del triunvirato.

UCCISIONE DI CESARE

Il crescente scontento di varie parti della società, portò l'idea della congiura approvata anche da Cicerone. Così, nello stesso anno in cui era stato nominato dittatore a vita (44
a.C.),all’inizio marzo (più precisamente il 15), Cesare venne ucciso da un gruppo di congiurati. Gli infilzarono 23 pugnalate proprio nel Senato, trasferitosi provvisoriamente nel
teatro di Pompeo, ai piedi della statua di Pompeo. I capi della congiura erano Cassio e Bruto (figlio naturale di Cesare). Ta tradizione narra che Cesare avrebbe tentato di
difendersi, ma quando vide bruto fra i suoi assassini non ho preso più resistenza e, addolorato e incredulo, secondo il biografo Svetonio, avrebbe esclamato in greco: Kai su
teknon?! ("Anche tu figlio?!").

LE INCERTEZZE DOPO LA MORTE DI CESARE

L'assassinio di Cesare gettò Roma nella confusione nell'incertezza, ma alla fine non diede risultati attesi dei congiurati, che si aspettavano l’appoggio del popolo.Marco
Antonio, il luogo tenente di maggior prestigio di Cesare, ma anche Emilio Lepido, appoggiati dai veterani fedeli alla memoria del dittatore non si fecero invece cogliere
impreparati e furono rapidi nel riprendere in mano la situazione. All'inizio Antonio scelse una soluzione di compromesso: da un lato fece approvare un’amnistia per i congiurati,
che ripristinasse la pace civile; dall'altro ottenne dai senatori l'approvazione di tutte le proposte di legge contenute nelle carte di Cesare, che lo stesso Antonio si era fatto
consegnare dalla vedova del dittatore. Poi, il 20 marzo, tenne l'elogio funebre e con straordinaria misura abilità nel passare dal compianto alla lode e allo sdegno, seppe
commuovere la folla dicendo anche di aver offerto ben tre volte la corona dire a Cesare, che sempre l’aveva rifiutata.
OTTAVIANO

C'era tuttavia una clausola del testamento di Cesare che doveva mettere in discussione il ruolo di Antonio quale capo del partito ci seriano. Il
dittatore adottava e nominava come erede dei tre quarti del suo ricchissimo patrimonio i nipote Caio Ottavio, che all'epoca non aveva ancora
vent'anni e che stava ultimando i suoi studi in Grecia. Questi, saputo del testamento si recò immediatamente a Roma, dove si presentò con il nuovo
nome di Caio Giulio Cesare Ottaviano, deciso a reclamare quanto gli spettava di diritto.
Antonio, gli negò quanto chiedeva. Ottaviano dimostrò ben presto quanto le impressioni potessero essere ingannevoli.dando prova di forza e
determinazione di attese, ottenendo l'appoggio dei veterani di Cesare ancora straziati in Campania e di quello, altrettanto importante, di Cicerone.
L’influente oratore combatte la sua ultima battaglia politica proprio contro Antonio e agevolò di fatto la definitiva caduta delle sue istituzioni.

LA BATTAGLIA DI AZIO

La battaglia di Azio (2 settembre 31 a.C.) fu una battaglia navale che concluse la guerra civile tra Ottaviano e Marco Antonio; quest'ultimo era
alleato al regno tolemaico d’Egitto di Cleopatra.
La battaglia navale fu vinta dalla flotta di Ottaviano guidata con abilità da Marco Vipsanio Agrippa soprattutto per la scarsa decisione di Marco
Antonio che si fece convincere da Cleopatra a rinunciare al combattimento, mentre l'esito era ancora incerto, e a fuggire con il tesoro dell'esercito
verso l'Egitto con una parte delle navi.