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FABIO TUTRONE

LUCREZIO E LA BIOLOGIA DI ARISTOTELE

Estratto da:
BOLLETTINO DELLA FONDAZIONE NAZIONALE
«VITO FAZIO-ALLMAYER»
Anno XXXV - N. 1-2 - Gennaio-Dicembre 2006
FABIO TUTRONE*

LUCREZIO E LA BIOLOGIA DI ARISTOTELE

Riflessioni sulla presenza dell' opera aristotelica nel De rerum natura


e nella cultura greco-latina del I secolo a.C.

Agli interpreti più attenti del De rerum natura e della personalità del
suo autore non è sfuggita, nel corso di quest'ultimo secolo cosÌ intenso e
fecondo per la critica lucreziana, la posizione di singolare preminenza che
nel poema occupa l'osservazione del mondo animale, della sua psicologia
e della sua complessa interrelazione con l'universo umano 1 • Ciò che solo
di recente è stato rilevato con la necessaria precisione è che lo sguardo at-
tento e coinvolto del poeta sul variegato scenario del cosmo naturale 01-

* Dottorando di ricerca in Filologia e cultura greco-latina


l Già il Giussani nel suo storico commentario al poema, Torino 1896, p. 201, rilevando l'ecce-
zionale grado di compartecipazione emotiva dedicato dal poeta all'episodio del vitellino sacrificato
(II, 352-370), notava come in generale "Lucrezio ha della vita delle bestie un senso vivo. quasi di te-
nerezza". A partire dagli anni '60. con il progressivo superamento degli approcci di tipo estetico al te-
sto lucreziano e il contemporaneo affermarsi di una più serrata attenzione ai suoi valori filosofico-
scientifici, si sono cominciate a rintracciare le radici ideologiche e dottrinali di tale valorizzazione
poetica. È il caso del saggio di A. A\10RY, Obscura de re lucida carmina, Science and poetry in De
rerum natura, "Yale Classical Studies". 21 (1969), pp. 145-168, la quale ha fatto notare come "ani-
mais play a curiously prominent and impressive role in the whole poem and a systematic study might
be interesting. The ordinary outlook of antiquity tended to be man-centered; even pastoral poetry
does not humanize animals in the way that Lucretius is prone to do". Di tale invito ad uno studio si-
stematico del problema si è fatto carico solo parzialmente CH. F. SAYLOR, Man, animai and the be-
stiai in Lucretius, ·'Class. Journ." 67 (1972), pp. 306-316, che, schematizzando in modo assai rigido
l'argomento e selezionando, di conseguenza, un numero assai ristretto di passi, ha finito per preclu-
dersi la possibilità di un approccio più ampio e complesso alla questione. Alcune utili riflessioni sulle
finalità etico-didattiche implicite nell'uso lucreziano della presenza animale si trovano in J. A.
SHELTON, Lucretius on the Use and Abuse ofAnimals, in "Eranos" 94 (1996), pp. 48-64, che riprende
in molti punti l'ottica del Saylor. In tempi più recenti, si deve a P. H. SCHRIJVERS. L'homme et ['ani-
mai dans le De rerum natura. Lucrèce et la science de la vie, ora in Lucrèce et les sciences de la vie,
Leiden-Boston-Koeln 1999, pp. 40-54. il primo vero contributo all'individuazione del retroterra ideo-
logico-scientifico che sta alla base di questo peculiare interesse lucreziano per la realtà animale e le
tematiche biologiche. Alla sostanziale mancanza, tuttavia, di uno studio onnicomprensivo sulla pre-
senza degli anùnalia nel poema o, più ancora, sui risvolti etici. scientifici e letterari di tale presenza
all'interno del sistema poetico lucreziano abbiamo tentato di rispondere con la nostra dissertazione di
laurea, L'animalismo di Lucrezio. Animali e uomini nella poesia del De rerum natura, Tesi di laurea
in Lettere indirizzo Classico. Università degli Studi di Palermo, a. a. 2003-2004.

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trepassa spesso di gran lunga i confini di un mero descrittivismo simpate- tia e alla conseguente serenità atarassica, ben si comprende, dunque, qua-
tico o gli steccati della fisica atomista più propria della tradizione dottri- le profondo interesse possa rivestire, dal punto di vista dell'autore, lo stu-
nale epicurea, per approdare invece ad un'ottica d'analisi autenticamente dio scientifico delle concrete dinamiche biologiche in base alle quali si
biologica ed etologica, particolarmente interessata alle questioni di zoo- organizza e si struttura la vita di tutti organismi animati, tanto più che la
psicologia2 . stessa impostazione metodologica tradizionale della scuola epicurea spin-
L'effettiva sussistenza di un tale bagaglio scientifico nella formazio- geva i propri adepti ad utilizzare l'analisi empirica dei fenomeni naturali
ne intellettuale di Lucrezio trova, come si può immaginare, la sua più macroscopici allo scopo di rendere intellegibili le leggi più recondite del-
profonda raison d' étre in quella visione materialistico-immanentista della la materia invisibile 5 .
vita naturale e dei rapporti tra i vi venti che il nostro poeta deri va dall' es- Nonostante tali fondate premesse ideologiche, tuttavia, soltanto in
senza del credo epicureo, ma che egli sembra aver assorbito e riaffermato tempi recenti è stato individuato in modo preciso il sistema filosofico-
con una convinzione singolarmente veemente e drammatica 3 . scientifico a cui Lucrezio fa più costante riferimento per i propri approfon-
Radicalizzando l'orientamento meccanici sta e antiteleologico della sua dimenti d'argomento zoologico, ossia la biologia aristotelico-peripatetica6 .
scuola, Lucrezio propone coraggiosamente una <jlucnOÀOytCl precisa e or- In termini più generali, per la verità, il problema delle complesse relazio-
dinata in nome della quale tutti gli esseri viventi, sin dalla loro stessa ni ideologiche instaurate dal pensiero lucreziano con alcuni aspetti della
origine, sono collocati in una prospettiva orizzontalistica e paritaria, priva dottrina peripatetica è tutt'altro che inedito e affonda le proprie radici nel-
di rassicurazioni provvidenzialistiche e regolata da rigide leggi intranatu- la più vasta questione del rapporto, di dipendenza e di dissenso insieme,
rali 4 . Se tale è dunque lo scabro scenario naturale di cui l'uomo deve ac- costruito dal fondatore Epicuro con il Peripato nell'ambito di una vera e
quisire lucida consapevolezza per attingere alla condizione della sapien- propria Auseinandersetzung, di un vivace dibattito speculativo, il cui ap-
porto alla formazione del sistema e del metodo scientifico epicureo è di
capitale importanza7 . Se, tuttavia, da una parte il caposcuola del Giardino
2 È la fondamentale intuizione dello SCHRIJVERS. L'homme et l'animai cit., p, 43, il quale, evi-
denziando <<I 'influence exercée par la biologie ancienne sur la pensée de Lucrèce» e la «connaisance
détaillée» che questi mostra «dcs sciences anciennes de la vie», richiama l'attenzione sull'alto valore
speculativo insito nella «synthèse que notre poète s'est efforcé de réaliser entre le còté scientifique et 5 È l'esortazione formulata dallo stesso Epicuro, Lettera a Erodoto 48, la cui portata metodo-
le còté littéraire de son poème». logica è stata significativamente ampliata da Lucrezio, il quale ne ha fatto il cardine del proprio siste-
3 Gioverà forse anche qui ricordare brevemente che. come ha ben notato a suo tempo F. ma scientifico analogico-induttivo. Di questi problemi interni ali 'universo poetico lucreziano ha of-
GIANCOTTI, L'ottimismo relativo di Lucrezio, Torino 1960, pp. XV-XVI, non sussiste alcuna reale ferto un quadro esauriente A. SCHIESARO. Simulacrum et imago. Gli arfiomenti analofiici nel De
contraddizione fra la finalità ottimistica della dottrina epicurea e le tonalità cupe e tragiche di cui ta- rerum natura, Pisa 1990.
lora si tinge la poesia lucreziana. giacché l'epicureismo stesso "si presenta come dottrina né pessimi- (, Prima che P. H. SCHRIJVERS, L'homme et l'animai cit., rilevasse con diversi esempi circo-
stica in senso assoluto né ottimistica in senso assoluto". "ammette l'esistenza del male, ma ne affer- stanziati l'intenso rapporto di scambio e confronto instaurato da Lucrezio con la biologia aristotelica,
ma la superabilità". All 'interno di tale visione viene cosÌ a costruirsi un autentico "ottimismo e con l'Historia animalillm in particolare, la letteratura secondaria su tale argomento si limitava ad al-
relativo" condiviso in modo lucido e disincantato da Lucrezio, il quale, "da poeta di tempra gagliar- cuni cenni sparsi nei più noti commentari ad loca. Si vedano, a titolo esemplificativo. i cursori riman-
da, sente e rappresenta più vivamente che Epicuro il dramma degli uomini ottenebrati, ma in compen- di di C. BAILEY, Titi Lucreti Cari De renllJ/natura libri sex, Oxford 1963, pp. 1209-1210 e 1462-
so egli sente anche più vivamente ed entusiasticamente la forza redentrice della luce epicurea". 1465, e di E. ERt\OUT - L. ROllIN. Llicrèce. De renllll natura: commentaire exégétique et critique,
4 Il passo di gran lunga più illuminante in questo senso è quello relativo alla nascita della vita Parigi 1925-28, pp. 386-387 (sotto la voce «Aristotele» dell'indice filosofico); stessa situazione. pe-
sulla terra (V, 788-825), nell'ambito del quale viene prospettata una zoogonia rigidamente materiali- raltro, anche nei pur recenti commenti a carattere tematico di R. D. BRowN. Lucretius 011 Love and
sta, il cui vero motore è il caso, procedcnte per tentativi ed errori. Le profonde ricadute ideologiche di Sex, Leiden-New York-K;lbenhavn-Koln 1987. pp. 308-339 possim, e di G. CAMPIlELL, Llicretius on
tali versi ali' interno del sistema di pensiero lucreziano sono state pienamcnte colte da G. LA'HrA, Cre{/fioll amj Evolutioll, Oxford 2003, pp. 112-114.
Antropocentrismo e ('osmocentrismo ilei pensiero antico, in "Filosofi e aninlali nel mondo antico", a 7 Da quanclo E. BIGNONE. L'Aristotele perduto e la formazione filosofìca di Epicuro, Firenze
cura di Castiglione e Lanata, Pisa 1994. pp. 29 sgg., che li ricollega opportunamentc ai molti altri 1973 2 (IO ecl. 1936). avanzò la sua problematica ipotesi circa l'influenza. a suo giudizio determinante.
luoghi lucreziani vertenti su temi atlini. Pcr la concezione lucreziana della storia. naturale e umana che gli scritti essoterici di Aristotele avrebbero esercitato sul nascente pensiero epicureo, aprendo co-
insi~me, come un percorso accidentato e casuale procedente by trials a/1(1 erl'Ors si veda quanto han- sÌ la strada ad un ampio campo d'indagine, molti progressi sono stati compiuti nella ricerca ed oggi
no osservato G. SASSO, Il progresso e la morte. Bologna 1969, pp. 241-267, e A. LA Pn;t\A, Gli ani- può ben affermarsi, come ha fatto M. Erler ncl nuovo Grundriss del' Geschichte del' Philosophie (be-
mali come strumenti di glierra (Lucrezio V /297-1349), ora in "Da Lucrezio a Persio: saggi, studi, gr. V. F. Ueberweg), Basel 1994, voI. ~/1. p. 36, che ben al di là del rigido teorema d'improntajaege-
note", pp. 32-48, che proprio richiamandosi alla centralità di tale meccanismo nell'ideologia storica riana costruito dal Bignone, la sua proposta "di vedere la dottrina di Epicuro come risultato di un
del poeta interpreta il controverso racconto degli animali in guerra. confronto speculativo (Auseinalldersetz.ung) con Aristotele e anche con la dottrina del tardo Platone

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trae dalla vasta riflessione scientifica dello Stagirita numerosi e determi- tracce che la biologia aristotelica ha lasciato nel poema di un fervente mis-
nanti spunti, afferenti ai più diversi campi del sapere (dalla fisica alla teo- sionario epicureo come Lucrezio, tracce che rivelano, al di là di ogni ra-
logia, dalla meteorologia alle teorie sullinguaggio)8, d'altra parte fra i si- gionevole dubbio, il sincero coinvolgimento che l'autore del De rerum na-
stemi naturalistici elaborati dai due pensatori sussiste una basilare tura avvertiva per questo tipo di problematiche nell'ambito della sua più
differenza, un autentico gap prospettico, la cui pregnanza è stata di recente ampia e nota tendenza alla contemplazione partecipe del mondo naturale12.
sottolineata dall' Adorn0 9 : laddove, infatti, Aristotele propone una visione Il problema sollevato da tale presenza intertestuale acquista, peral-
della qrucrtç; quale continuum fondato sulle leggi della biologia ed impron- tro, ulteriore rilievo se lo si indaga alla luce dell'indirizzo assunto negli
tato ad un sostanziale finalismo, una fisica, cioè, "ontico-teoretico-biolo- ultimi decenni dalla critica lucreziana, sempre più incline a sottolineare
gico-teleologica", Epicuro avanza, invece, una teoria fisiologica disconti- l'importanza del confronto con Aristotele e con la tradizione peripatetica
nuista di tipo atomistico e meccanicistico, il cui studio mira unicamente a relativamente a molte delle dimostrazioni polemiche sviluppate all'inter-
realizzare, sul piano etico, "una restituzione dell'uomo all'uomo"lo. no del poema l3 . In particolare, un ruolo non secondario sembra avere gio-
Muovendo, dunque, da tale constatazione generale circa la condizio-
cato, nella formazione scientifica di Lucrezio, la conoscenza delle teorie
ne di obiettiva distanza fra l'atomismo del Giardino e il biologismo del
aristoteliche e teofrastee su alcuni problemi naturalisti ci e cosmologici
Peripato ll , non può non destare interesse l'osservazione delle numerose
per la cui trattazione già Epicuro aveva avvertito l'esigenza di confrontar-
si con le posizioni del Peripato: anzi, proprio l'estrema vicinanza del poe-
criticata da Aristotele ha fecondato la ricerca". In particolare. a partire dagli studi di C. DIANO. Scritti
Epicurei, Firenze 1974, pp. 129-280, è divenuto definitivamente chiaro che tutta l'opera aristotelica,
tradizionalmente suddivisa in dialoghi essoterici e scritti acroamatici, fu nota al Maestro del 12 Che l'intenso trasporto mostrato dal poeta nell'osservazione dei fenomeni naturali sia uno
Giardino, il cui sistema, per usare le risolute parole del Diano, "non sarebbe quello che è, se non ci dei principali motori poetici ed ideologici della creatività lucreziana lo ha ben notato, fra gli altri, L.
fosse stato Aristotele". Particolarmente rilevante sarebbe stato il ruolo svolto dalle teorie scientifiche PERELLI, Lucrezio poeta dell'anRoscia, Firenze 1969, pp. 191-242, nelle sue diverse riflessioni intor-
peri patetiche nel costituirsi di quel metodo empiristico che caratterizza la dottrina epicurea e grande no allo struggente "sentimento della natura" rintracciabile nel poema, anche se aleatorie restano tal-
risalto acquista, come si è detto, in Lucrezio, come ha osservato L. BOURGERY, La doctrine épicurien- volta le sue conclusioni di carattere psicanalitico.
ne sur le r6le de la sensation dans la connaisance et la tradition grecque, in "Actes VIII Congrès 13 Fu per primo il REITZENSTEIN, Theophrast bei Epikur und Lukrez, "Orient und Antike" 2 hgg.
Budé", Parigi 1969, pp. 252-257. Numerosissimi, tuttavia, sono i contributi scientifici prodotti negli v. G. Bergstrasser und F. BolI, Heidelberg 1924, a richiamare l'attenzione sull'evidente influsso eserci-
ultimi decenni grazie ai quali si sono potuti apprezzare i molti punti di contatto sussistenti fra la filo- tato dalla meteorologia teofrastea sul VI libro del De rerum natura. In tempi più recenti, O. GIGON,
sofia dello Stagirita e quella di Epicuro, specie in campo naturalistico: di essi svolge un'esauriente Lucrèce, in "XXIV Éntretiens Hardt sur l'Antiquité classique", Ginevra 1978, p. 72, ha fatto notare co-
rassegna M. GIGANTE, Kepos e Peripatos. Contributo alla storia dell'aristotelismo antico, Napoli me l'affennazione lucreziana circa l'esistenza di molteplici mondi presuppone un rimando alla polemi-
1999, pp. 32-50, il quale a buon diritto rimarca che "l'Aristotele che caratterizza il sistema epicureo è ca antiplatonica del De coelo aristotelico. Sul carattere marcatamente polemico dei riferimenti ad
l'autore delle opere acroamatiche, l'Aristotele della Fisica, della Metafisica, del Cielo, dell'Anima, Aristotele contenuti nel poema ha posto l'accento A. GRILLI con i suoi due lavori La posizione di
dell' Etica" (p. 40). Aristotele, Epicuro e Posidonio nei cO'1fronti della storia della civiltà, ora in "Stoicismo, epicureismo
8 Cfr. nota precedente. e letteratura", Brescia 1992, pp. 27-33, e Lucrezio ed Epicuro. La storia dell'uomo, "PdP", L (1995),
9 F. ADORNO, Epicuro nel suo momento storico. La "Fisica" come scienza. Epicuro da pp. 16-56, mettendo in evidenza come sia nella chiusa del II libro sia nella storia dell'umanità del V li-
Platone ad Aristotele, in "Epicureismo greco e romano. Atti del Congresso Internazionale svolto si a bro Lucrezio marchi volutamente le distanze da alcune posizioni del Peripato a lui certamente note. A
Napoli, 19-26 maggio 1993", Napoli 1996, pp. 65-86. D. SEDLEY, Lucretius and the Transformation ofGreek Wisdom, Cambridge 1998, pp. 168-185, si de-
IO Cfr. F. ADORNO, Epicuro nel suo momento storico cit., pp. 67 sgg. Si deve, invece, a J. ve, invece, l'individuazione di un sotteso riferimento a Teofrasto all'interno della trattazione lucreziana
PIGEAD, La physiolcJRie de Lucrèce, "REL" 58 (1980), pp. 176-220, l'acuta intuizione circa il caratte- circa la distruttibilità del cosmo (V, 235-350), mentre due importanti contributi di D. 1. FURLEY,
re sostanzialmente eclettico che contraddistingue la riflessione lucreziana in tema di fisiologia. In al- Lucretius and the Stoics, "Bui I. Ofthe Inst. OfClass. Stud. ofthe Univo ofLondon", 13 (1966), pp. 13-
tre parole, Lucrezio, pur restando fedele all' atomismo epicureo, riesce talvolta ad adattare al proprio 33, e Lucretius the Epicurean, in "XXIV Éntretiens Hardt" cit., pp. 1-27, avanzano l'ipotesi che tal une
sistema concetti e tennini provenienti dal biologismo ippocratico-aristotelico, muovendosi con una veementi confutazioni del poeta (come quella contenuta in V, 218-234) siano dirette non contro gli
certa disinvoltura fra quelle che il Pigeaud (pp. 177-178) definisce a buon diritto le due grandi teorie Stoici, come spesso si crede, bensì contro il finalismo aristotelico: un'ipotesi avallata da K. KLEVE,
naturalistiche della filosofia e della medicina antica: il "vitalisme" dei sostenitori della continuità mu- The Philosophical Polemics in Lucretius, in "XXIV Entretiens Hardt" cit., pp. 39-71, nel suo illumi-
tevole dell'essere ed il "mécanisme" degli assertori di una realtà inalterabile. e composta di atomi. nante saggio sulla propensione, peculiarmente epicurea, mostrata da Lucrezio per le argomentazioni
Il A rafforzare ulterionnente l'entità di tale Rap speculativo sta, peraltro, la notazione dello polemiche. Echi aristotelici e teofrastei, infine, sarebbe possibile cogliere anche nell'ambito dell'espo-
SCHRJJVERS, L'homme et l'animai cit., p. 46, circa «l'absence totale de thèmes biologiques dans la re- sizione lucreziana della teoria olfattiva epicurea, secondo M. KOENEN, Lucretius' Olfactory Theory in
construction du Peri phuseòs d'Epicure, telle qu'elle a été proposée par D. Sedley et généralement re- De rerum natura IV, in K. A. Algra, M. H. Koenen, P. H. Schrijvers (edd.), "Lucretius and his
prise par M. Erlen>. lntellectual Background", Amsterdam-Oxford-New York-Tokyo 1997, pp. 163-177.

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ta alla parola del suo Maestro e agli esatti contenuti del ITEpt C\>U0EWç epi- IV, 673-686 Senso IV, 440b sgg.; De ano II, 9-10, 421a-b;
cureo rappresenterebbe la principale ragione per cui Lucrezio predilige di HA I, 16, 494b-495a
norma i riferimenti alla filosofia presocratica e classica rispetto alle pur IV, 984-10 lO Somn. 454a-b
più attuali polemiche antistoiche l4 . Div. Somn. 462b
Fra le diverse problematiche scientifiche di apparente provenienza IV, 1197-1208 HA VI, 18, 572a 85 sgg.; V, 2, 539b 25-29;
peripatetica affrontate nel De rerum natura, tuttavia, quelle di contenuto HA V, 3, 540a lO sgg. e 24 sgg.; V, 5, 54la 24 sgg.;
biologico e, più precisamente, zoologico sembrano aver attratto, come s'è HA V, 5, 541a 24 sgg; VI, 18, 572a-b;
detto, in modo speciale l'attenzione del nostro autore, il quale dà più vol- GA IV, 5, 773b 29
te l'impressione di voler supportare la propria affermazione delle verità IV, 1209-1232 GA 1,18, 722a 3 sgg. IV, l, 764a 6 sgg.;
fisiche epicuree integrando nella tradizione meccanico-atomistica della GA IV, 2, 767a 36 sgg.; HA VII, 6, 585b 28 sgg.
sua Scuola tal une argomentazioni esemplificative riconducibili alla tratta- IV, 1248-1260 GA 1,18, 723a 26 sgg; IV, 2, 767a 13 sgg.;
tistica zoologica aristotelica. I possibili riferimenti intertestuali, in questo GA IV, 4, 772a lO sgg.
senso, sono molteplici e superano, a dire il vero, per numero e rilevanza V,788-825 HA I, l, 487b 20; 488a 12 sgg.; IV, 4; V, 15;
ideologica i pochi esempi discussi nel pur fondamentale lavoro dello HA V, 30, 556 14 sgg.; VIII, 13, 599a lO sgg.;
Schrijvers a cui si è fatto più volte riferimento l5 . Al fine di rendere imme-
HA VIII, 2, 590a 18 sgg.; GA III, 11, 762b 28; 763a 7
diatamente intellegibile 1'entità di tale fitta trama intertestuale, le cui im- V,845-846 GA II, 6, 741b 4; De coelo, 271a 33
plicazioni storiche ed ideologiche ci accingeremo ora a discutere, fornia-
mo qui di seguito una tabella riassuntiva contenente i più significativi
Come può notarsi, quasi in ogni libro del poema è possibile rintrac-
parallelismi fra l'opera lucreziana e quella aristotelica in tema di zoolo-
ciare riferimenti dottrinali, più o meno sottesi, a concetti ed esemplifica-
gia: una tabella - ci teniamo a precisarlo - non esaustiva ed onnicom-
zioni provenienti dalla produzione biologica aristotelica. Fra tutte le ope-
prensiva, bensÌ indicativa del carattere continuativo che contraddistingue
re dello Stagirita, inoltre, quella che in assoluto sembra aver esercitato
tale relazione intellettuale:
maggior influenza sull'immaginario poetico lucreziano è l' Historia ani-
malium, utilizzata sovente quale vero e proprio repertorio scientifico di
Lucrezio Aristotele
immagini ed osservazioni specifiche riguardanti la realtà del mondo ani-
1,9-20 HA V, 8,542 male: è il caso degli elefanti indiani citati in II, 532-540 per comprovare
II,532-540 HA IX, l, 610a 19; II 5, 50lb 30 sgg.; la veridicità della legge dell 'l00voj.Lla 16 o quello delle cicale, la cui appa-
PA II 16 658b-659a rizione estiva è paragonata alla perdita della placenta da parte dei vitelli e
III,288-307 HA I, l, 488a 12 sgg.; VIII, l, 588a 16 sgg. alla muta dei serpenti, allo scopo di lumeggiare la teoria gnoseologica dei
III,741-753 HA I, l, 488a 12 sgg. simulacra (IV, 54-64).
IV, 54-64 HA VIII, 17, 600b 20 sgg. e 60la 5 sgg.; V, 30;
GA II, 7, 746a; IV, 8, 777a
16 Prima che P. H. SCHRIJVERS. L"homme et l'animai cit., pp. 50-51, notasse come sia il conio
dell'aggettivo anguimanus sia il riferimento all"India e alle sue molte schiere d'elefanti sottendano la
conoscenza di alcuni dati della biologia aristotelica, la letteratura secondaria aveva prodotto numerosi
14 È l'opinione di K. KLEVE, Lucretius and Philodemus, in "Lucretius and his Intellectual (e talvolta poco cogenti) tentativi esegetici al fine di spiegare la provenienza di un immagine tanto ar-
Background" cit., p. 65, secondo il quale in tema di fisica "Lucretius' source was Epicurus because dita ed inconsueta. Si vedano, ad esempio, gli articoli di B. Meurig Davies, Elephant Tactics: Amm.
no other source existed", quell'Epicuro che aveva ricusato con forza molte teorie naturalistiche pre- Marc. 25.1.14; Sii. 9.581-583; Lucr. 2. 537-539, "CQ" 45 (1951), pp. 152-155, di A. ERNOUT,
socratiche e classiche, poi riprese in modo del tutto pedissequo dagli Stoici: in ragione di ciò Lucrèce et les Éléphants (L. lI, 532), "Rev. Phil." 44 (1970), pp. 203-205, di K. BORTHW]CK,
"Lucretius expects his reader to find out arguments for himself and be like a hunting dog sniffing up
Lucretius' Elephant Wall, "CQ" 67 (1973), pp. 291-292, e di R. D. BROWN, India's ivory palisade,
the prey's hiding piace and laying il open". con riferimento alla nota similitudine di l, 398-409.
"CPh" 86 (1991), pp. 318-323, tutti volti alla ricerca di motivi storici, etnografici e tattico-militari
15 P. H. SCHRlJVERS, L'homme et l'animai cit., pp. 40-54. che giustifichino il ricorso lucreziano alla maestosa immagine del vallum eburnum.

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Vi è un esempio, tuttavia, che più di tutti può risultare utile per nec nimis irai fax umquam subdita percit
comprendere il tipo di impiego che Lucrezio fa del materiale argomenta- fumida, suffundens caecae caliginis umbram,
tivo proveniente dalla tradizione aristotelica, nonché per apprezzare ap- nec gelidis torpet telis perfixa pavoris;
pieno il rilievo ideologico insito in tale confronto intellettuale, la cui in- interutrasque sitast, cervos saevosque leones.
tensità, come vedremo, supera la portata di una mera operazione Sic hominum genus est. [ ... ]
retorica. Ai VV. 288-307 del III libro, infatti, Lucrezio illustra la dottrina
psicologica epicurea sull' origine organica dei caratteri individuali e dei I tre exempla degli iracondi leoni, dei paurosi cervi e dei quieti buoi,
diversi stati interiori che si manifestano durante la vita degli esseri vi- lungi dall'essere un mero effetto di colore poetico, derivano verosimil-
venti, riconducendo le tre condizioni fondamentali della paura, della se- mente a Lucrezio da un inventario argomentativo che ritroviamo esposto
renità e dell'ira rispettivamente ai principi fisiologico-materiali nella sua completezza in HA I, l, 488a 12 sggl8:
dell'aura, dell'aer e del calor l7 , la cui prevalenza abituale nei vari indi-
ow<\lÉpoucrt (sciI. 'Ta s0a) oÈ Kaì .alç .OWlO"OE ow<\lopalç Kmà .ò
vidui determina l'indole propria di ciascuno. Poiché tale meccanismo ri-
~8oç: .à flÈV yap ÈO""Cl 1tpàa Kaì ou0"8ufla Kaì OÙK ÈVO"'Ta"ClKa, Otov ~ouç
guarderebbe in modo identico tutti gli animalia e anzi presso l'animale
[ ... ] .à oÈ <\lpovlfla Kaì oElÀa, Otov EÀa<\loç [ ...] .à 0° ÈÀEu8Épw Kaì àv-
umano esso risulterebbe alterato nei suoi limpidi connotati originari dal-
opEla Kaì EÙYEVi1, OlOV ÀÉcov. [ ... ] ~OUÀEU"Cl KÒV oÈ flOVOV av8pco1toç È-
la presenza della doctrina, cioè del bagaglio conoscitivo acquisito (vv.
0""Cl .ON sc{>cov. Kaì flVT)flllç flÈV Kaì oloaxi1ç 1toÀÀà KOlVCOVEl, àvafllflvT)-
306-313), l'autore sceglie di esplicare tale argomento scientifico, ricor-
O"KE0"8m ÙÈ oùoÈv aÀÀo ouvmm 1tÀÌjV av8pco1toç.
rendo ad alcune immagini esemplificative ispirate al mondo animale e
tratte dall' Historia animalium: Dalla ricca rassegna etologica dello Stagirita il poeta trae gli esempi
più confacenti alla propria dimostrazione di Scuola, secondo la sua gene-
Est etenim calor ille animo, quem sumit, in ira rale tendenza ad impiegare i contenuti della zoologia peripatetica come
cum fervescit et ex oculis micat acrius ardor, "integrazioni probative" a supporto delle verità scientifiche epicuree, ed
Est et frigida multa comes formidinis aura, espande, nel contempo, le succinte notazioni aggettivali del Filosofo di-
quae ciet horrorem membris et concitat artus. pingendo poeticamente tre vividi quadri di vita naturale (vv. 296-306).
Est etiam quoque pacati status aeris ille, L'operazione attuata da Lucrezio, tuttavia, non può essere ridotta, come si
pectore tranquillo qui fit vultuque sereno. accennava poc'anzi, ad un mero arrangiamento retorico di un materiale
"~ed calidi plus est illis quibus acria corda descrittivo ricorrente e forse circolante attraverso tramiti tradizionali indi-
i acundaque mens facile effervescit in ira. retti. La risoluta chiusa di questa lunga digressione lucreziana (sic homi-
uo genere in primis vis est violenta leonum, num genus est, v. 307), infatti, ci sembra instaurare un implicito rapporto
pectora quifremitu rumpunt plerumque gementes, polemico con la parallela conclusione del catalogo caratteriale aristoteli-
nec capere irarumfluctus in pectore possunt. co, la cui precisa finalità ideologica è quella di rimarcare la superiorità
At ventosa magis cervorum frigida mens est, dell'essere umano in quanto unico s00v in grado di elaborare un bagaglio
et gelidas citius per viscera concita t auras, mnemonico stabile e fruibile nel corso del tempo (àvafllflvT)O"KE0"8m),
quae tremulumfaciunt membris existere motum. basilarmente differente dalle elementari capacità di conoscenza e appren-
At natura bovum placido magis aere vivit, dimento proprie di molti animali (flVT)flTl Kaì OlOaXT))19 . In modo diame-

17 Per una esposizione generale del problema della psicologia caratteriale epicurea e delle sue 18 Cfr. SCHRIJVERS, op. cit., p. 53, il quale richiama anche il passo contenuto in HA VIII, l,
varie ascendenze ideologiche (primariamente pitagoriche ed ippocratichel, si vedano le osservazioni 588, e nota come al medesimo repertorio aristotelico Lucrezio attinga in V, 862-863 con l'esempio
sempre utili di ERNOUT-RoBIN, op. cit., voI. II, pp. 48-49. dei leoni, delle volpi e dei cervi.

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trai mente opposto, l'epicureo materialista Lucrezio riafferma anche in mazione intellettuale 22 , d'altra parte non meno controverso è il quadro
campo etico-psicologico l'esistenza di un sostanziale rapporto di parità delle nostre conoscenze intorno alla circolazione dell'opera aristoteli-
fra l'uomo e gli altri animalia, basandosi su evidenze scientifiche di tipo ca, e in particolare degli scritti didattici, nel mondo culturale romano
biologico e richiamandosi ad una generale visione orizzontalistica la cui d'età tardorepubblicana 23 ,
pregnanza percorre l'intero poema20 , Ciononostante, non può non suscitare una certa curiosità il fatto che
Il carattere tutt'altro che superficiale del confronto instaurato dal proprio negli anni in cui si collocano la vita e l'attività letteraria di
nostro poeta con le teorie del Peripato, quale emerge in modo partico- Lucrezio, ossia nella prima metà del I secolo a,C. 24 , si registrano, secondo
lare dall'esempio testé discusso, impone a questo punto di affrontare, il racconto tradizionale delle fonti nonché a giudizio della gran parte degli
pur nella sua intrinseca difficoltà, un quesito di importanza non secon- studiosi, una "riscoperta" dei testi acroamatici aristotelici in seguito alla
daria di cui, tuttavia, la letteratura critica non si è fino ad oggi occupa- celebre edizione andronicea e una rinascenza delle attività culturali all'in-
ta in modo approfondito, Intendiamo con ciò riferirci al problema del terno del Peripat0 25 , Muovendo, dunque, dalla simultanea constatazione di
come Lucrezio sia venuto in contatto con la produzione biologica ari-
stotelica, se cioè è verosimile che egli abbia avuto al suo tempo la pos-
sibilità di consultare direttamente il corpus dei cosiddetti scritti esote- 22 Il più pregevole tentativo di delineare un organico profilo storico-biografico della persona-
lità lucreziana, pur nella piena consapevolezza delle difficoltà insite in tale compito, resta ad oggi
rici dello Stagirita (a cui, com'è noto, appartengono le opere quello di L. CANFORA, Vita di Lucrezio, Palermo 1993, a cui va ascritto innanzitutto il merito di aver
biologiche) o se sia più prudente limitarsi a ipotizzare una conoscenza restituito una nitida dimensione storica alla figura di un poeta troppo spesso oggetto di astrazioni me-
indiretta di tali testi, specie attraverso fonti manualistico- tastoriche ed elucubrazioni romantiche.
23 Gli studi che più approfonditamente hanno affrontato il problema della circolazione di
dossografiche 21 , È fin troppo evidente che due grandi ostacoli si op- Aristotele nel mondo romano e della sua influenza sulla storia della cultura filosofica greco-latina sono
pongono a chiunque voglia tentare di dare una risposta a tale comples- senz'altro quelli di P. MORAUX, L'Aristotelismo presso i Greci, 2 voli., trad. it., Milano 2000, di H. B.
GOTTSCHALK, Aristotelian philosophy in the Roman world from the time of Cicero to the end of the
so quesito, Se, infatti, da una parte è noto l'alone di pressoché totale second century AD, in "ANRW" II 36,2, pp. 1079-1174, di 1. BARNES, Roman Aristotle, in
oscurità che circonda la biografia di Lucrezio e la storia della sua for- "Philosophia togata II: Plato and Aristotle at Rome", a c. di M. Griffin e J. Barnes, Oxford 1999, pp.
21-44, e di L. TARAN, Aristotelianism in the First Century B.C., in "Collected Papers", Leiden-Boston-
Kiiln 2001, pp. 479-524. Delle differenti ipotesi storico-culturali avanzate in tali lavori cercheremo di
avvalerci nel corso di questa ricerca per ciò che concerne il caso assai particolare di Lucrezio.
19 Illuminante per intendere il senso di questa conclusione antropocentrica posta da Aristotele 24 Per una breve ma attenta discussione dei problemi cronologici che da sempre gravano sulla
a suggello del passo in esame è il confronto con le più limpide considerazioni sviluppate in Metaph. biografia di Lucrezio si veda L. CANFORA, Vita di Lucrezio cit., pp. 13-16 e 60-61, il quale attraverso
I, 980a-98Ib, dove sono diffusamente delineate le ragioni della superiorità dell'animale umano, unico un'originale analisi delle poche testimonianze superstiti si mostra propenso a collocare la vita del
essere in grado di sviluppare un solido patrimonio d'esperienze (E)~1tEtpìa) basato sulle sue peculiari poeta fra il 94-93 e il 50-49.
capacità mnemoniche. È doveroso, tuttavia, segnalare anche in questa sede che circa l'etfettiva sussi- 25 È la tesi, largamente condivisa, di P. MORAUX, L'Aristotelismo cit., voI. l, pp. 13-66.
stenza di una concezione antropocentrica al fondo del sistema filosofico aristotelico esiste ancora og- Attraverso un accurato riesame delle fonti antiche (e in particolare dei due celebri racconti di
gi fra gli studiosi un ampio ed interessante dibattito: di esso offre una sintetica rassegna G. LANATA, Strabone, XIIT, 1,54,608-609, e Plutarco, Sulla 26, sul periglioso destino della biblioteca di
Antropocentrismo e cosmocentrismo cit., pp. 26-27 (soprattutto nota 34), la quale non esita a definire Aristotele) lo studioso tedesco conclude che il rinnovato interesse per i testi e le dottrine dello
androcentrica la filosofia naturale dello Stagirita, in quanto "stabilisce in modo inequivocabile il le- Stagirita riscontrabile nella prima metà del I a.C. (testimoniatoci in primis dall'apostasia di Aristone
game fra specismo, razzismo e sessismo". Posizioni meno risolute e più problematiche si trovano in e Cratippo, i quali secondo l'Index Acad. Herc. (PHerc. 1021), col. 35, lO sgg. fra il 75 e il 65 ab-
U. DIERAUER, Tier und Mensch im Denken der Antike. Studiol zur Tierpsychologie, Anthropologie bandonarono l'Accademia per il Peripato, dando inizio ad una feconda attività d'insegnamento e di
und Ethik, Amsterdam 1977, pp. 155 sgg., e in M. ISNARDI PARENTE, Le radici greche di lInafllosofia esegesi testuale) presuppone una prima diffusione dell'edizione di Andronico, databile dunque agli
non antropocentrica, in "Biblioteca della libertà" 23 (1988), pp. 73-84. anni 70. Per la sterminata bibliografia che negli ultimi due secoli è stata prodotta intorno alla com-
20 Cfr. slipra nota 4. Molto più contenuto è il commento a questa lapidaria chiusa lucreziana plessa questione della data e del luogo dell'edizione andronicea rimandiamo allo stesso MORAUX,
proposto da P. H. SCHRIJVERS, L'homme et l'animai cit., p. 53, secondo cui "la notiee sur l'homme" op. cit., pp. 53-66. Sarà utile, invece, qui ricordare che in tempi recenti H. B. GOTTSCHALK,
del testo aristotelico sarebbe stata semplicemente "tournèe en une affirmation finale d'ordre éthique e Aristotelian philosophy cit., p. 1095, ha indicato con buone argomentazioni come terminus ante
protreptique, conformément à la tendance générale du De rerum natura". quem per tale edizione il 60 a.C. Contrariamente al Moraux e al Gottschalk, L. TARAN,
21 La questione è lasciata insoluta dal principale studioso di tali problemi, P. H. SCHRIJVERS, Aristotelianism cit., p. 499, si è mostrato assai cauto nel collegare la conversione di Aristone e
L'homme et l'animai cit., p. 54, per il quale "cette question reste ouverte, étant donné le caractère Cratippo e il seguente revival degli studi aristotelici all' edizione di Andronico ("there is simply no
fragmentaire de la tradition à l'époque hellénistique. En tout cas il nous semble improbable gue sur evidence to discover the reason for this conversion"), mentre esageratamente scettica ci pare la posi-
ce point Lucrèce se serait inspiré directement d'Epicure lui-mème". zione di J. BARNES, Roman Aristotle cit., pp. 65-66, il quale, in uno studio per altri versi brillante, si

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tale coincidenza storico-cronologica e del carattere assolutamente origina- aristotelica che traspare da svariati punti del suo poema. Si tratta, come è
le che contraddistingue l'interesse lucreziano per la biologia aristotelica evidente, di un tentativo di ricerca che coinvolge inevitabilmente il noto e
(in particolare a fronte della scarsa attrazione mostrata da Epicuro per que- annoso problema della circolazione libraria nel mondo romano, la questio-
sto tipo di problematiche)26, ci è parso utile trasformare quella che finora ne, cioè, delle dinamiche editoriali e, più ancora, socioculturali attraverso
nella storia degli studi era stata essenzialmente una Quellenforschung pri- cui testi come quelli risalenti alla tradizione speculativa ellenica diveniva-
va di reali approfondimenti storici ed ideologici in una intrigante quanto no fruibili in ambiente italico da parte dei ceti intellettuali più attenti e mo-
audace ricerca intorno alle occasioni e alle modalità che verosimilmente tivati 28 . Sebbene gli studi compiuti negli ultimi decenni abbiano contribui-
potrebbero aver permesso a Lucrezio di venire in contatto con le dottrine e to in modo decisivo ad incrementare le nostre conoscenze intorno a tali
i testi del Peripato: e ciò non tanto per la semplice acquisizione di nuove problematiche, tuttavia è pur vero che non pochi punti oscuri sussistono
ipotesi e cognizioni in merito a tale specifico problema, quanto per il fatto ancora, dal nostro punto di vista, CÌrca l'effettiva diffusione in ambito ro-
che un percorso d'indagine di questo tipo può contribuire, a nostro giudi- mano di una parte considerevole della letteratura filosofica greca: punti
zio, a reinserire la figura intellettuale di Lucrezio all'interno di quell'oriz- oscuri che diventano ancora più significativi se si considera il caso che più
zonte storico-culturale caratteristico della sua epoca a cui egli è per ovvia direttamente ci riguarda, ossia quello delle opere acroamatiche di
necessità legato, ma da cui pure troppo spesso si è cercato di estrarlo attra- Aristotele, sulla cui sorte grava, in parte, tutt'oggi il peso di pregiudizi in-
verso compiaciute interpretazioni di tipo romantico-decadente, finalizzate veterati, alimentati dal romanzesco racconto delle fonti antiche sul destino
a fare del nostro autore un improbabile precursore dei poeti maudits otto- della biblioteca aristotelica, nonché dall'esuberante e contraddittoria mes-
novecenteschi 27 . se di studi prodotta negli ultimi due secoli sull'argoment029 . Non sarebbe
Allontanandoci decisamente da questo tipo di compiacimenti lettera- in alcun modo fruttuoso, a tal proposito, tornare a dissertare in questa sede
ri, preferiamo avventurarci sulla strada accidentata di un'indagine storico- della veridicità delle singole notizie che compongono i resoconti di
culturale che, come si è detto, ci consenta di proporre alcune ipotesi stimo- Strabone e Plutarco sulla scomparsa e la riemersione degli scritti del
lanti sulle concrete possibilità di contatto che si offrivano all'autore del De Peripato, nel lungo e avventuroso viaggio che dall'umida cantina di Scepsi
rerum natura per attingere quella conoscenza della riflessione naturalistica li condusse fra le mani di Silla30 , sebbene più in là ci riserviamo di riconsi-

è sforzato di minimizzare il ruolo storico-culturale dell'edizione di Andronico, giungendo ad affer- 28 Intorno alle dinamiche della circolazione libraria in Roma antica molte e interessanti ricer-
mare che "his edition of Aristotle had little value, and his arrangement of Aristotle's works was at che sono state svolte negli ultimi decenni. Un'ampia panoramica è offerta dal manuale di G. CAVALLO
best amateur tinkering rather than genial construction". (a c. di), Libri, editori e pubblico nel mondo antico. Guida storica e critica, Roma-Bari 1977, non-
26 Cfr. SCHRIJVERS, L'homme cit., pp. 46-54. Sarà invece assai interessante indagare, nel corso ché, più in sintesi e con particolare riferimento al ruolo delle biblioteche pubbliche e private, dall'ar-
di questo lavoro, l'eventuale presenza di interessi analoghi nel contemporaneo dibattito filosofico del ticolo di A. J. MARSHALL, Library Resources and Creative Writing at Rome, in "Phoenix" 30 (1976),
I secolo a.c., specie in ambiente epicureo. pp. 352-364. Utili considerazioni sull'argomento, da una prospettiva che tende ad abbracciare l'intero
27 L'evidente pericolo di deformazione antistoricistica insito in questo genere di interpretazio- milieu culturale della tarda repubblica, si trovano anche in E. RAWSON, fntellectual Life in the Late
ni, per le quali Lucrezio altro non sarebbe che un isolato ed esaltato cultore della filosofia epicurea, Roman Republic, Londra 1985, pp. 39-45. Fondamentale, poi, specie riguardo alle modalità di frui-
privo di qualsiasi legame con l'epicureismo della sua epoca e illuminato dal solo verbo di Epicuro, è zione dei testi poetici, l'opera di M. CITRONI, Poesia e lettori in Roma antica, Roma-Bari 1995, so-
stato giustamente evidenziato di recente da K. R. GLADMAN e P. MITSIS, Lucretius and the prattutto pp. 3-29, che non a caso sottolinea l'importanza della testimonianza straboniana sulla diffu-
Unconscious, in "Lucretius and his intellectual background" cit., p. 215, i quali hanno dimostrato co- sione degli scritti aristotelici a Roma dopo l'arrivo della biblioteca di Apelliconte quale prezioso
me gran parte delle letture di tipo psicanalitico o, in generale, psicologistico avanzate per l'opera lu- indizio circa la presenza, nel mondo italico, di uno scaltrito quanto grossolano mercato librario (pp.
creziana siano in realtà fondate su nozioni imprecise dello stesso concetto di inconscio: contestando, 26-27, nota 24).
infatti, quegli interpreti che hanno fatto di Lucrezio "a forerunner of late 19th and 20th century intel- 29 Rinviamo ancora una volta alla paziente rassegna di P. MORAUX, L'Aristotelismo cit., pp.
lectual developments", i due studiosi concludono opportunamente che "we should avoid assimilating 13 sgg.
Epicurean therapy, which depends on a rational psychology, to psychoanalytic models which depend 30 Un'appassionata rielaborazione del racconto delle fonti è quella svolta, con una scoperta
on a quite different analysis of the mind and motivation". Il saggio di Gladman e Mitsis fa parte, pe- volontà di affabulazione letteraria, da L. CANFORA, La biblioteca scomparsa, Palermo 1986, pp. 59-
raltro, di una meritoria raccolta di studi tutti indirizzati a ricostruire il background intellettuale e cul- 66, che tuttavia nello stesso volume (pp. 181-190) ridiscute in parte anche l'annoso problema dell'at-
turale di Lucrezio quale premessa indispensabile per la comprensione del De rerum natura, della sua tendibilità di tali fonti, riaffermando la sostanziale "fondatezza del racconto di Strabone', nonostante
struttura e della sua genesi ideologica. le cicliche ondate di scetticismo che l'hanno investita".

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derare taluni particolari di tale intricata narrazione. Ciò che ci sembra indi- avulsa da ogni forma di circolazione 32 . Allo stesso tempo, tuttavia, è dove-
spensabile ribadire già all'inizio di questo nostro percorso è che non sussi- roso sottolineare come tali elementi oggettivi, che pure inducono a postu-
ste più alcun reale motivo per ritenere, come pure vuole la più nota vulga- lare una certa possibilità di fruizione diretta della produzione aristotelica,
ta antica, che gli scritti esoterici di Aristotele abbiano del tutto cessato di non devono essere in alcun modo sopravvalutati. Studi come quelli con-
circolare dopo la morte di Teofrasto e il ritorno di Neleo nella Troade. Al dotti da Ingemar Diiring 33, infatti, hanno da lungo tempo dimostrato che
contrario, tutti i dati oggettivi in nostro possesso, al di là dell'unitaria e un utilizzo diretto delle opere esoteriche non può essere obiettivamente ri-
tendenziosa tradizione straboniano-plutarchea, fanno supporre con relativa scontrato neppure presso importanti autori della piena età imperiale quali
certezza che già cinquant'anni dopo la morte di Aristotele abbia avuto ini- Seneca, Quintiliano, Plutarco e Luciano: autori, cioè, a cui era sicuramente
zio un processo di progressiva diffusione di tali testi presso alcune delle possibile consultare, in linea di principio, quell'edizione andronicea la cui
grandi capitali del pensiero antico: Alessandria, dove Stratone di cronologia all'interno del I a.C. è invece tanto discussa. Tale evidenza,
Lampsaco fu precettore di Tolomeo Filadelfo, Rodi, patria di Eudemo e unita al fatto che, per converso, altri scrittori del Il d.C., appena più inclini
della sua scuola, e ovviamente Atene, sede storica del Peripato31 . Il fatto, all'erudizione scientifica, come Apuleio e Gellio ci attestano nello stesso
poi, che almeno a partire dall'età ellenistica le tre città testé menzionate periodo la possibilità di consultare direttamente le pragmatie
siano state dei veri e propri centri nevralgici del commercio librario coevo aristoteliche 34 , ha indotto ragionevolmente la gran parte degli studiosi a ri-
non può essere stato privo di conseguenze. Se, infatti, Atene divenne sin tenere che anche in età successiva all'epocale edizione del Rodiese - o
dal V secolo a.C. un autentico cuore pulsante del mercato editoriale e Rodi supposta tale - la produzione scolastica dello Stagirita sia rimasta limitata
ne fu uno degli snodi più vivaci per via della sua felice posizione geografi- ad una ristretta cerchia di specialisti, ad un pubblico, cioè, molto seI ezio-
ca lungo la rotta verso l'Egitto, è soprattutto la presenza degli scritti aristo-
telici ad Alessandria, indiscussa capitale dell'universo librario antico sotto
32 Sulla vitalità del mondo editoriale ateniese sin dall'età classica si veda CAVALLO, Libri, edi-
tutti i suoi aspetti - culturali e commerciali -, a rendere praticamente im- tori e pubblico cit., pp. 27-30. Su Rodi e sull'importanza della sua posizione geografica dal punto di
proponibile l'idea che l'opera dello Stagirita sia stata per così lungo tempo vista dei traffici librari vanno ricordate le testimonianze di Ateneo, Deipnosoph. I, 3b, e Licurgo, Adv.
Leoer., 15 sgg., opportunamente richiamate da CAVALLO, op. cit., p. 30. Dell'importanza di quest'isola
per la conoscenza di Aristotele nel mondo antico avremo comunque occasione di parlare meglio più
avanti, discutendo il caso specifico dell'esperienza lucreziana. L'elevato grado di dinamicità che con-
31 Già alcuni fra i più noti filologi delrOttocento dubitarono per ovvie ragioni che si potesse- traddistingue, invece, il mondo dell'editoria e della bibliofilia alessandrino, nasce, come è noto, dalla
ro ritenere del tutto scomparse le opere acroamatiche dello Stagirita fino all'età di Silla e ancor di più straordinaria sinergia instauratasi in questa città fra la grande istituzione bibliotecaria ed il commer-
che esse si fossero conservate fino ad allora nelle sole copie in possesso di Neleo. Fra di essi ricordia- cio contemporaneo. Come ha scritto lo stesso CAVALLO, op. cit., pp. 36-39, "una simile mutua relazio-
mo E. ZELLER. Die Philosophie der Griechen in ihrer geschichtlichen Entwicklung, Lipsia 1869, II, p. ne fra le due più forti leve della cultura libraria, la biblioteca e il commercio, non è mai stata più in-
142, e T. BIRT, Das antike Buchwesen in seinem Verhdltnis zur Literatur, Berlino 1882, p. 458 n. 2. In tensa e armonica che ad Alessandria, la potente capitale dell'Egitto ellenistico, nel III a.C. e
tempi a noi più vicini, anche O. REGENBOGEN, Theophrastos 3, RE, Suppl. VII (1940), p. 1374, ha ri- nell'epoca immediatamente successiva".
badito che è "sicuramente esagerato il significato attribuito all'acquisto di Apelliconte e l'idea che gli 331. DURING, Notes on the history of the transmission of Aristotle's writings, "Acta
scritti didattici siano venuti nuovamente alla luce solo grazie a questo ritrovamento", ma è principal- Universitatis Gotoburgensis", 56 (1950) 3, pp. 40-41: "the Andronicean edition does not seem to
mente merito dell'attenta ricostruzione del MORAUX, L'Aristotelismo cit., pp. 34 sgg .. se oggi la gran have been well known outside a narrow circle of specialists. Authors like Seneca, Quintilian, Plutarch
parte degli studiosi accetta senza difficoltà il fatto che "almeno alcune parti del Corpus erano accessi- and Lucian betray very little, if any, knowlwdge of this edition, epochmaking in the history of the
bili già prima di Andronico e che la sua edizione non può essere considerata come editio princeps del Western civilization". Tali osservazioni del DUring, opportunamente circostanziate, sono state accolte
Corpus né tantomeno di tutti gli scritti didattici" (p. 100). Quanto alle ragioni che avrebbero portato in modo praticamente unanime dal resto degli studiosi: si vedano, ad esempio, MORAUX,
alla formazione della tradizione antica circa la totale scomparsa degli scritti aristotelici, il Moraux (p. L'Aristotelismo cit., pp. 50-51, e BARNES, op. cit., pp. 30-31.
35) ha buon gioco nel ravvisare in tale notizia i tratti caratteristici di quella peculiare tendenza della 34 Apuleio, De Magia 36, nella sua appassionata discolpa invita l'avversario a leggere diretta-
cultura antica all'elaborazione di spiegazioni biografico-aneddotiche come giustificazione di com- mente gli scritti zoologici di Aristotele e dei suoi allievi: "legat veterum philosophorum monumenta,
plesse questioni storiche e letterarie: "le difficoltà interne del testo aristotelico, l'ampia carenza di or- tandem ut intellegat non me primum haec requisisse, sed iam pridem maiores meos, Aristotelen dico
ganizzazione stilistica, la concisione espressiva spinta fin quasi all'incomprensibilità, e talvolta anche et Theophrastum et Eudemum et Lyconem ceterosquti! Platonis minores, qui plurimos libros de genitu
la corruzione causata dalla tradizione avevano senza dubbio colpito i lettori del I secolo a.c., ed era animalium deque victu deque particulis deque omnia differentia reliquerunt". Gellio, Noct. Att. XX,
naturale che si cercasse una spiegazione del singolare stato in cui il Corpus si presentava. Di una 5, II, cita, invece, un noto carteggio pseudoaristotelico fra lo Stagirita ed Alessandro Magno intorno
spiegazione sembravano senz'altro aver bisogno anche il particolare orientamento del Peripato post- all'opportunità di divulgare le opere esoteriche, asserendo di averlo tratto dall'edizione di Andronico:
teofrasteo e la secolare decadenza della scuola". "exempla utrarumque litterarum sumpta ex Andronici philosophi libro subdidi".

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nato di cultori delle singole discipline, ai quali la passione per la materia con la tradizione aristotelica ipotizzabili per Lucrezio non può che partire
trattata, insieme ad una solida competenza specifica, forniva una motiva- dalla constatazione che il mezzo di confronto più verosimile sembra pro-
zione sufficiente per accostarsi a testi notoriamente complessi ed involuti prio costituito da questo tipo di letteratura dossografica e paradossografi-
quali i trattati di scuola. La maggior parte del pubblico colto, invece, si ac- ca, la cui progressiva diffusione contribuÌ in modo determinante a mante-
contentava di una fruizione indiretta, mediata da trami ti dossografici, com- nere vivo, seppure in forma indiretta, 1'interesse per il patrimonio
pendi e résumés, secondo una prassi che ha inizio dal IV-III secolo a.c., speculativo aristotelico. Più in particolare, il ruolo attivo e dinamico svol-
come ci attesta la notizia secondo la quale proprio degli scritti biologici to da questo tipo di manualistica presso la società colta dell' età di
già Teofrasto ed Aristofane di Bisanzio realizzarono fortunati compendi 35 . Lucrezio è ampiamente comprovato dal caso assai eloquente di Cicerone,
Sembra addirittura che fin dall'età ellenistica, durante la quale pure sareb- intorno al cui grado di conoscenza dei testi aristotelici sono state condotte
be stata disponibile un'edizione preandronicea dell' Historia animalium in negli ultimi decenni diverse indagini 39 . Senza voler accedere a tesi estre-
nove libri36 , il successo di un'epitome accurata come quella di Aristofane me come quella del Barnes, secondo il quale l'unico testo dello Stagirita a
sia stato tale da sopravanzare, almeno in parte, il ben più scomodo utilizzo cui Cicerone poté avere diretto accesso fu la Retorica 40 , tuttavia è fuor di
del testo originale 37 . Il carattere, per così dire, ecfrastico-elencativo delle dubbio che il veicolo principale attraverso cui l'Arpinate attinse al pen-
opere biologiche - e più di tutte de Il 'Historia - si prestava in modo parti- siero del filosofo greco fu costituito proprio da résumés ed excerpta degli
colare al fiorire di tali compilazioni, che continuano ad essere redatte addi- scritti acroamatici, accanto ad un utilizzo più diretto delle opere essoteri-
rittura fino all'età bizantina, epoca in cui una silloge di tipo marcatamente
paradossografico come la 'Icrwputlv napa06x(ùv 0uvaycoyi), tradizional-
mente legata al nome di Antigono di Carist0 38 , ci attesta un uso assai scal- 39 Interessanti considerazioni sul grado di attenzione prestato da Cicerone al pensiero aristote-
lico e, più in generale, sulle forme di contatto istaurate dall' Arpinate con i testi dello Stagirita, si tro-
trito degli inventari aristotelici quali veri e propri serbatoi di mirabilia. vano nei diversi studi che compongono il volume di W. W. FORTENBAUGH e P. STEINMETZ, Cicero's
In considerazione di ciò, la nostra indagine circa le forme di contatto Know/edge ofthe Periparos, Londra 1989. Più limitato lo spettro d'indagine delle precedenti ricerche
di O. GIGON, Cicero und Arisroreles, "Hermes" 87 (1959): pp. 143-162 e di E. PAHNKE, Studien iiber
Ciceros Kennrnis und Benurzung des Aristote/es, Diss. Freiburg i. Br. 1962.
401. BARNES, op. cit., pp. 44 e sgg. Secondo il Barnes, autore di un pur limpido bilancio sull'ar-
35 Del compendio in sei libri di Teofrasto ci informa Diogene Laerzio V, 49. Sulla fortunata gomento, in Cicerone anche "genuine allusions, whether cover or overt, may derive from handbooks or
epitome in quattro libri di Aristofane si contano, invece, svariate testimonianze, fra cui quella incon- from other sources. And the word "may" here does not mark a gratuitous scepticism". Più prudente e
trovertibile di Artemidoro, Onirocr. II, 14 =frg. 332 R3 =284 G. Dell'argomento si è occupato a fon- verosimile ci sembra la posizione del MORAUX, op. cit., pp. 41-52 (poi ripresa peraltro anche da
do Diiring, Notes cit., pp. 61-64, ma si veda anche Barnes, op. cit., pp. 15-16 e 49. GOTTSCHALK, Aristorelian Phi/osophy cit., pp. 1096-1097), per il quale, se da una parte l'uso di gran
36 È il risultato della minuziosa indagine del DURING, Notes cit., pp. 47-50, sulla travagliata lunga prevalente rintracciabile nei testi ciceroniani è quello della consultazione di tramiti dossografici,
trasmissione degli scritti biologici aristotelici. Dell'Historia, in particolare, sarebbero esistite nel d'altra parte non bisogna credere che ciò sia avvenuto perché all' Arpinate mancasse materialmente la
mondo antico due edizioni oltre a quella di Andronico: fra di esse" the Alexandrian edition compri- possibilità di accedere alle fonti prime. Anzi, è lo stesso Cicerone, in De fin. lIl, lO, a fornirci l'esatta
sed nine books. l... 1This was also the edition used by Aristophanes for his epitome". fotografia della situazione dei commenrarii aristotelici, ossia delle opere esoteriche, al suo tempo, laddo-
37 Cfr. DURING, art. cit., p. 64: "from Callimachus and onwards the zoological works were ve egli descrive una propria visita alla biblioteca di Lucullo effettuata proprio allo scopo di prendere in
continually known and excerpted for various purposes. In conformity with the generaI tendency, the prestito tal uni scritti acroamatici: "commentarios quosdall1, inquam, Arisrorelios, quos hic sciebam esse,
Epitome of Aristophanes of Byzantium superseded the originaI treatises". Lo stesso studioso precisa, veni ut auferrem, quos legerem, dum essem otiosus; quod quidell1 nobis saeve non contigir". Esistevano,
tuttavia, che ciò accadde "not entirely": infatti, "even poor epitomizers reflect the originaI wording of dunque, come vedremo meglio più in là, biblioteche italiche in possesso di tali commenrarii, ma, sia per
Aristoteles". Segno che la fonte testuale di partenza era pur sempre disponibile a chi avesse desiderio la non capillare diffusione di tali testi, sia per la loro asperità intrinseca, Cicerone vi ricorreva di rado.
di consultarla. Che ciò rit1ettesse una situazione comune presso quasi tutto il mondo intellettuale dell'epoca l'Arpinate
38 Dopo gli studi condotti per le loro edizioni dell'opera da O. Musso, RerulI1l11irabiliulI1 col/ee- lo conferma anche in Top., 3,Iaddove egli dichiara candidamente che una conoscenza approfondita del-
rio, Napoli 1986 e T. DORANDI, Fragll1ents, Parigi 2002, pp. XIV-XVII, è ormai chiaro che l'eterogenea le opere aristoteliche mancava al suo tempo non solo ai retori, bensì agli stessi filosofi: "quod quidell1
compilazione paradossografica tramandataci col titolo di 'I<HOplWV 1tapalì6xù'Jv cr'UvaYOY)'i] sotto il nome minime sum adll1iratus eUIl1 philosophwll rhetori non esse cognitull1, qui ab ipsis philosophis praeter
di Antigono di Caristo, non è in alcun modo attribuibile nella sua interezza al noto erudito d'età elleni- admodum paucos ignorerur". A buon diritto, perciò, il Moraux, p. 50, contestando l'ormai obsoleta cro-
stica menzionato dalla tradizione, dal cui OEpì sc[xov semmai essa recepisce, nella prima delle quattro nologia dell'Usener, afferma che "dopo il 46 a.c., così come prima, per la maggior parte delle proprie
parti che la compongono, numerose notizie d'argomento zoologico. L'opera in questione, databile al X informazioni su Aristotele Cicerone sembra dipendere esclusivamente da esposizioni posteriori, manuali
secolo d.C., costituisce, però, un documento d'eccezionale interesse circa le modalità di assembramento e dossografie", con l'eccezione degli Exoterica e della cr'UvaYOY)'Ìj ~EXVWV: ma ciò non tanto per insupe-
e ricombinazione in base alle quali si consolidavano, nel mondo antico e ancora in età bizantina, questo rabili difficoltà materiali quanto, per l'appunto, in virtù di un atteggiamento intellettuale attestatoci per
tipo di compendi particolarmente significativi per la storia della tradizione aristotelica. gli scrittori non peripatetici ancora al tempo di Luciano e Plutarco.

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che. E ciò, però, non perché fosse del tutto impossibile, nel mondo roma- tinge di un colorito provvidenzialistico ancora più marcato, confluendo
no d'età cesariana, accedere direttamente agli scritti didattici, quanto per- nell'alveo solenne del finalismo stoico.
ché Cicerone, come quasi tutti i non peripatetici prima e dopo di lui, non Dal punto di vista più concreto delle dinamiche di circolazione che
riteneva necessario prodigarsi nell'impegnativa lettura di tali opere41 . caratterizzavano verosimilmente tali inventari zoologici nel I a.c., è spon-
Leggere di prima mano l'Aristotele esoterico, insomma, stando alla testi- taneo ipotizzare anche nel caso del trattato teologico ciceroniano un preva-
monianza di Cicerone, non era un'impresa irrealizzabile, ma richiedeva di lente sfruttamento di fonti dossografiche, probabilmente di ascendeza elle-
certo uno spirito di dedizione - nel reperimento dei testi e nella loro inter- nistica e ricorrenti nella prassi retorica antica43 . Compilazioni di questo
pretazione - che anche ad un intellettuale del calibro di Cicerone sovente tipo dovevano, peraltro, essere alquanto diffuse presso la società intellet-
mancava. Si spiega così facilmente la fortuna di quella manualistica dos- tuale dell'epoca in modo praticamente trasversale. Un esempio particolar-
sografica a cui Cicerone certamente ricorreva anche qualora volesse av- mente cogente, che ci attesta nello specifico la circolazione di materiale
valersi di contenuti e notizie provenienti dalle opere biologiche. dossografico aristotelico presso ambienti culturalmente orientati in modo
L'esempio più indicativo in questo senso, nonché più interessante dal assai diverso, è la singolare coincidenza rilevata già nel 1833 dal Petersen
punto di vista del nostro percorso, è costituito dall'abbondante utilizzo di fra la citazione del terzo libro del De philosophia aristotelico attuata
argomenti zoologici provenienti dall' Historia animalium che l'Arpinate dall' Arpinate in De nato deor. I, 3, 33 e quella in tutto .analoga realizzata
fa nel II libro del De natura deorum 42 , nell'ambito di una ricca rassegna dall'epicureo Filodemo nel suo De pietate (PHerc. 1428, fr. 22, 10-12)44:
argomentativa ispirata in gran parte ai contenuti esposti in HA, 9. Con la entrambi gli scrittori citano il medesimo passo del trattato aristotelico allo
straordinaria abilità retorica che lo contraddistingue, Cicerone non ha re- scopo di suffragare le proprie argomentazioni. È assai probabile che, pur
more a saccheggiare l'ampio campionario di immagini di vita animale trattandosi di un' opera essoterica e dunque virtualmente alquanto accessi-
che il lettore moderno trova oggi raccolto nell' Historia aristotelica, con bile all'epoca, i nostri autori abbiano attinto ad una comune fonte dosso-
l'ambiziosa finalità di reintegrare la sapienza naturalistica dello Stagirita grafica45 , evidentemente circolante in modo abbastanza diffuso in ambito
all'interno di una grandiosa professione di provvidenzialismo stoico: la
zoologia di Aristotele, dunque, è intesa anche da Cicerone come un vasto
inventario di esemplificazioni, ideologicamente neutre e perciò facilmen- 43 Così, fra gli altri, J. BARNES, op. cit., pp. 49-50: "You might reasonably ask whence carne
Cicero's knowledge of Aristotle's views on ephemeral insects if not from his reading of HA; and the
te rimodellabili attraverso il filtro della teologia naturale di Posidonio e reasonable question has a reasonable answer; the knowledge perhaps carne through one of the many
Panezio. In questo senso, ciò che è per noi importante notare è il fatto che Hellenistic zoological compilations, among them anthologies of mirabilia; or perhaps it carne from
Cicerone attui, in definitiva, un'operazione culturale per molti versi ana- the rhetorical tradition - for Demetrius twice invokes passages from HA, and he will hardly have tak-
en them from his own reading of Aristotle".
loga a quella attuata da Lucrezio nel passo sui caratteri animali da noi so- 44 Sull'argomento si vedano, oltre al vecchio Th. GOMPERZ, Philodem Ueber Frdmmigkeit, Lipsia
pra discusso, ma con una finalità ideologica diametralmente opposta: se 1866, A. SCHOBER, Philodemi de pietate pars prior, "Cronache Ercolanesi" 18 (1988), p. 116, e BARNES,
op. cit., pp. 47-48. Le espressioni usate dai due autori (Cic.: "Aristotelesque in tertio de philosophia
in Lucrezio la biologia teleologica dello Stagirita veniva piegata alle esi- libro"; Filod.: "rrup' Apt<HO't:EÀ.El 8' Èv "jì 't:pi 't:qJ rrEpì cj>lÀ-ocrocj>iuç") sono tanto simili che entrambi i testi
genze del materialismo fisico epicureo, in Cicerone, al contrario, essa si sono stampati in parallelo da H. DIELS, Doxographi Craeci, Berlino 1879, pp. 529-550. Il frammento del
De philosophia citato di seguito dai due scrittori è quello classificato come fr. 26 R3 = 25, I G.
45 Cfr. BARNES, op. cit., p. 48: "Perhaps Cicero is borrowing from Philodemus' essay, or from
an epitome of that essay, or - more plausibly - from the doxographical handbook which Philodemus
41 Cfr. nota precedente. had also used. In any case, he is borrowing. The reference to the De philosophia, and the long pas-
42 Cfr. De nato deor.ll, 121-161. È Cicerone stesso, peraltro, a dichiarare apertamente in Il,49, sage which it introduces, are alien leaming". Che la citazione ciceroniana riprenda secondariamente
125 di aver tratto la gran parte delle sue informazioni zoologiche da Aristotele: "ab Aristotele animadver- quella filodemea - tesi, a nostro giudizio, meno probabile - lo ritiene, invece, R. PHILIPPSON, Die
sum, a quo pleraque". Altri analoghi esempi di tale impiego della biologia aristotelica per fini argomenta- Quelle der epikureischen Cdtterlehre in Ciceros erstem Buche de natura deorum, "Symbolae
tivi si trovano in Tusc I, 10,22 (con riferimento a CA 736b 29 - 737a 9, a proposito della costituzione Osloenses" 19 (1939), pp. 15-40. In ogni caso, il fatto che il De philosophia aristotelico fosse circo-
dell'anima) e I, 39, 94 (intorno agli insetti del Ponto menzionati in HA 552b 17-23). Utili riflessioni sul- lante, in forma più o meno indiretta. presso gli ambienti culturali dell'epoca potrebbe esserci attestato
l'approccio ciceronismo al sapere teologico ed alle problematiche speculative ad esso connesse si trovano dallo stesso Lucrezio, se, come noi crediamo, ha ragione D. CLAY, Lucretius' Cigantomachy, in
nel saggio di S: Rocca "Animali (e uomini) in Cicerone" (De nat. deor. 2,121-161), Genova 2003, incen- "Lucretius and his intellectual background" cit., pp. 187-192, nell'individuare tale scritto essoterico
trato, in particolare, sulla ricca rassegna contenuta nel II lihro del "De natura deorum". fra il retroterra culturale di alcune argomentazioni cosmologiche lucreziane.

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romano-campano, al punto da poter essere utilizzata come fonte di ele- eluso anche un fecondo soggiorno nell'isola di Rodi, centro, come s'è
menti argomentativi da due intellettuali tanto distanti sul piano ideologico detto, fra i più attivi per ciò che concerne, in particolare, gli studi aristote-
- ma non su quello delle relazioni personali 46 - quali Cicerone e Filodemo. lici. Che la gran parte dei giovani romani d'estrazione elevata e in qual-
Questa interessante coincidenza, dunque, ci induce in primo luogo a che modo interessati ad acquisire una completa formazione culturale fos-
ipotizzare, per ciò che concerne la circolazione del patrimonio speculativo sero soliti compiere, nel I a.c., viaggi di questo tipo in Grecia è cosa più
aristotelico all'epoca di Lucrezio, un grado non indifferente di vicinanza che nota48 . E giacché oggi pochi sono disposti a dare ancora credito alla
ed intercomunicazione fra gli ambienti intellettuali dell'Urbe e quelli dei vecchia tesi del Marx e del Koerte a proposito dell'origine gallica e servi-
le dell '''arme, Libertine Lucretius"49, non sarebbe peregrino supporre che
circoli campani, uniti dalla comune attenzione verso un'eredità complessa
un autore come quello del De rerum natura, il cui raffinato livello cultu-
ed autorevole come quella peripatetica, a cui essi pur si rivolgono da pro-
rale è ampiamente dimostrato dalla sua stessa opera, abbia intrapreso
spettive ideologiche spesso assai differenti. Si tratta di un aspetto sociocul-
un'esperienza di questo tipo, specie se si considerano le molte evidenze
turale non secondario per ciò che attiene al nostro percorso lucreziano, se è
presenti nel poema sul piano delle descrizioni autoptiche. A ben guardare,
vero che, come noi crediamo, la figura del poeta del De rerum natura, con
infatti, non è difficile rinvenire all'interno del poema diversi passi in cui
tutta la complessità dei suoi molteplici interessi filosofici e scientifici - fra
l'autore si sofferrna, con grande cura dei dettagli e notevole partecipazio-
cui, dunque, anche la ripresa di problematiche aristoteliche - va necessa-
ne, a tratteggiare taluni vividi quadri di località elleniche. Gli esempi più
riamente collocata nell' humus feconda di tali dinamici ambienti 47 .
indicati vi provengono senz' altro dal VI libro, nell' ambito del quale il
È evidente che, come si accennava all'inizio, la fitta coltre d'oscu-
poeta, oltre a soffermarsi a lungo, come è noto, su quella città di Atene
rità che avvolge la biografia lucreaziana si oppone a qualsiasi tentativo di
che è oggetto dell'elogio iniziale e scenario della peste conelusiva50 , ri-
ricollegare apertamente Lucrezio ai processi storico-intellettuali caratteri-
chiama con grande intensità agli occhi del lettore due esperienze che sem-
stici del suo tempo. Pur tuttavia, ci sembra utile segnalare che, se si pone
brano aver colpito particolarmente la sua immaginazione: quella delle or-
l'ipotesi di un eventuale contatto diretto del nostro poeta con la tradizione
ribili esalazioni sulfuree emananti dalle miniere di Scaptensula o Skapté
testuale e filosofica dello Stagirita, tal uni elementi biografici, messi in ri-
Hyle (VI, 806-815)51 e quella del ferro refrattario al magnete osservato in
lievo in tempi abbastanza recenti da alcune meritorie ricerche, potrebbero
Samotracia (VI, 1044-1047)52.
risultare estremamente interessanti, se non addirittura collimare con le
impressioni da noi fin qui raccolte. È il caso, in primo luogo, della possi-
bilità - ad oggi abbastanza concreta - che Lucrezio abbia compiuto nel 48 Esemplare, in questo senso, è il caso del giovane Marco Cicerone, del cui istruttivo sog-
corso della sua giovinezza una vera e propria Bildungsreise in terra elle- giorno in Grecia alle fonti del sapere filosofico ci parla, come è noto, lo stesso genitore in De off. I, 1-
2, dove, peraltro, viene menzionato come dotto maestro di Marco il peri patetico Cratippo.
nica, un viaggio formativo nella patria degli studi filosofici, che abbia in-
49 L'icastica espressione "der arme, Libertine Lucretius" è tratta da A. KOERTE, Titus Lucretius
Carus bei Diogenes von Oinoanda?, "Rh. Mus." 53 (1898), pp. 160-165, il quale riprendeva la tesi
allora in voga di F. MARX, Exercitationis grammaticae specimina, Bonn 1881, pp. 8-11, sull'origine
gallica e servile del cognome Cart(s. Da quando, però, T. FRANK, On the Name of Lucretius, in
46 Della propria amicizia con Filodemo e Sirone Cicerone ci dà testimonianza. come è noto. in
"Studies H. Collitz", Baltimora 1930, pp. 63-66, ha dimostrato l'assoluta infondatezza di simili spe-
De fin. II, 35, 119: "familiares nostros, credo, Sironem dicis et Philodemum, cum optimos viros, tum
culazioni, la teoria di un Lucrezio povero e liberto, alle dipendenze del suo volubile patrono
homines doctissimos". Altrettanto indicativo come attestazione di tale sodalizio è il riferimento conte-
Memmio, ha progressivamente perso vigore e consensi, cedendo il passo dinanzi a dati ben più fon-
nuto in PHerc 986, f. 19, citato da H. DIELS, Philodemos: Ueber die Goetter, Abh. Preuss. Akad.
Wiss., phil.-hist. Klasse, nr. 7, (1915), I, p. 99, nota 4, riferimento da ricondursi al tempo del procon- dati come quelli ricavabili dal poema.
50 Della mura dell'acropoli ateniese, peraltro, Lucrezio descrive, nello stesso libro VI, 749-755,
salato in Cilici a (51-50 a. C.). Per una corretta analisi del rapporto amicale instaurato dall'antiepicu-
un punto assai preciso noto per le sue esalazioni sulfuree, tanto forti da stornare il volo delle cornacchie.
reo Cicerone con i maestri del Giardino campano si veda A. ROSTAGNI, Intorno alla cultura letteraria
di Nap~~ antica(da Lucilio a Stazio), in Scritti ,Minori, II, 2, Romana, Torino 1956, pp. 169-170.
51 È assai indicativo, a questo proposito, l'uso reiterato in questo luogo del nesso nonne vides,
che in Lucrezio quasi sempre sottende il richiamo ad un tangibile dato esperienziale, ritenuto di note-
Un ut!le inVito a non sottovalutare I elevato flusso di mterscamblo culturale esistente fra
vole utilità speculativa e spesso proveniente dal proprio immaginario autoptico. Su quest'argomento
circoli intellettuali di indirizzo apparentemente diverso, ci viene da L. CANfORA, Vita di Lucrezio cit.,
SI veda A. SCHIESARO, Nonne vides in Lucrezio, "MD", 13 (1984), pp. 143-157.
pp. 38, 71, 95, il quale sottolinea come presso quell"'unica cerchia" costituita da personaggi come
52 In favore dell'origine autoptica di questa serie di episodi condensati nel libro VI si sono
Cicerone, Memmio e l'epicureo Attico vigesse un'autentica "circolarità di pensiero", all'interno della
espressi L. CANFORA, Vita di Lucrezio cit., pp. 66-68, e D. ROMANO, Lucrezio viaggiatore, ora in
quale deve per necessità storica collocarsi lo stesso Lucrezio.

84 85
Già attraverso una semplice operaziqne di riconnessione di queste la discussa epigrafe di Diogene di Enoanda al I secolo a.C., ha dimostrato
nude testimonianze, dunque, sarebbe virtualmente possibile postulare per come la menzione di un 8aU!Hl<HOç Kàpoç, di uno "straordinario Caro"
la biografia lucreziana un probabile viaggio formativo in Grecia, le cui all' interno di un frammento di tale epigrafe 59 può ben riferirsi al celebre
tappe avrebbero lasciato traccia nel tessuto del poema53 . Vi è, tuttavia, un poeta, finendo per costituire, anzi, un prezioso elemento di datazione del-
elemento ancora più cogente in questa direzione, nonché più utile ai fini la stele. Nel frammento sopra menzionato, l'epicureo Diogene, ormai
del nostro specifico percorso alla ricerca dei possibili contatti istaurati da vecchio, ricorda il tempo in cui a Rodi si dilettava in amabili conversazio-
Luerezio con la dottrina peripatetica. Sembra, infatti, come si diceva ni in compagnia di un Caro definito, per l'appunto, 8au/-La<Hoç, ossia insi-
poc'anzi, che l'itinerario del poeta in terra ellenica abbia incluso anche gne per le sue qualità intellettuali60 . Dato il carattere peculiarmente roma-
una sosta particolarmente significativa a Rodi, luogo fra i più attivi all'e- no del cognome Carus 61 si tratterà con ogni probabilità di un colto
poca nell'approfondimento esegetico e speculativo dei testi aristotelici, e personaggio di provenienza romano-italica, che durante una sua visita a
di quelli naturalistici in particolare, in virtù della consolidata tradizione Rodi frequentò, come capitò allo stesso Cicerone e a molti suoi contem-
eudemea54 . È noto che presso il mondo latino furono soprattutto filosofi poranei, i vivaci cenacoli intellettuali dell'isola. Ben si comprende, dun-
rodiesi o comunque legati all'ambiente dell'isola a diffondere la cono- que, come, alla luce della retrodatazione dell'epigrafe al I. a.c., sia spon-
scenza delle teorie peripatetiche: è il caso di Ieronimo, divulgatore ben taneo pensare all'autore del De rerum natura, epicureo di straordinaria
noto a Filodemo55 , a Cicerone e ancora a Plutarco, nonché quello dei più cultura e, come sembra suggerirei il suo poema, appassionato viaggiatore
celebri Panezio, Posidonio e Andronico56 . Secondo il Dtiring, inoltre, è al- nel mondo greco.
tamente improbabile che un intellettuale romano assai curioso come Alle già solide osservazioni del Canfora crediamo, però, di poter ag-
Cicerone, trovandosi a Rodi come molti suoi contemporanei per ragioni giungere, in forza del percorso da noi fin qui seguito, un ulteriore elemen-
di studio - nello specifico per ascoltare le lezioni di Posidonio - non ab-
bia colto l'opportunità offertagli da tale viaggio per consultare le colle-
zioni bibliotecarie del luogo57 . Qualcosa di molto analogo può, a nostro letteratura secondaria in virtù di un circolo vizioso inaugurato dall'Usener - per i quali Diogene veni-
va relegato nel limbo degli autori tardi, intorno alla fine del II d.C. Attraverso un attento riesame sia
giudizio, supporsi anche per Lucrezio, se si accoglie, come noi intendia- degli aspetti paleografico-epigrafici che di quelli storico-culturali, Canfora ha riportato Diogene nel
mo fare, la convincente tesi di Luciano Canfora58 , il quale, retrodatando periodo a cavllo fra la tarda repubblica e l'età augustea. Fiero avversario della tesi di Canfora è M. F.
Smith, che ha recentemente ribadito la sua contrarietà a tale ipotesi nell'articolo The Chisel and the
Muse. Diogenes oJ Oenoanda and Lucretius, in "Lucretius and his intellectual background" cit., pp.
67-78, all'interno del quale lo studioso afferma perentoriamente che "Diogenes did not know
"Lucretiana", Palermo 1997, pp. 63-71, il quale suppone che Lucrezio abbia visitato tali luoghi al se- Lucretius personally, was not a contemporary of him and was not influenced by him". Alle obiezioni
guito di Gaio Memmio, nel corso del celebre viaggio bitinico compiuto anche da Catullo nel 57 a.C e dello Smith, Canfora ha risposto una prima volta col suo saggio Non giova l'impressionismo epigrafi-
da questi ricordato nel C. 31. co. Ancora su Diogene di Enoanda e Lucrezio, "Riv. di Filol. e Istr. Class.", 121 (1993), pp. 478-496,
53 Già nel Settecento un'ipotesi di questo tipo appariva più che verosimile a J. J. BRUCKER, e ha poi condensato le sue argomentazioni nell'intervento Thaumasios Karos, in G. Giannantoni e M.
Historia critica philosophiae, II, Lipsia 1742, p. 67, che riprendeva a sua volta tal une congetture dei Gigante (edd.), "Epicureismo Greco e Romano: Atti del Convegno Internazionale svoltosi a Napoli,
biografi d'età umanistica. Con più fondati argomenti tale proposta critica è stata oggi riavanzata, co- 19-26 maggio 1993", Napoli 1996, pp. 969-975.
me si diceva, dal ROMANO, Lucrezio viaggiatore cit., pp. 55-57, e dal CANFORA, Vita cit., p. 67, che 59 Fr. 51 Chilton = 129 Casanova = 122 Smith, collo II-III: (llÉ-) llElcr~m oÈ ~àÀ.Àov àVE-
così riassume la sua impressione sulle testimonianze testé menzionate: "Samotracia, Skapté Hyle, vqKEt v i]~aç 1mo lE crOD cruVO'1aSÉvlaç aUTI] MEvvÉa <j>lÀ,la1E olà 1i]v llpÒç i]~àç OUiSEcrtv crOD Kaì.
Atene: paiono le tappe di un viaggio in Grecia, un 'viaggio formativo' in Grecia, alle fonti del pensie- È1llcrla1ÈWV ,OD lE Sauuacriou Kapou Kaì. b.lOVUcrlOU 10D i]~E1ÉpOU KaS' OV Xpovov Èv TI] POO<P làç
ro greco ed epicureo in particolare". llap' aUTI] Ola1pl~àç È1l0lO1J~ESa EppWcrSE llaÀ.tv. Per le discussioni inerenti all'interpretazione del
54 Sull'importanza di Eudemo e della sua scuola nello studio dei trattati aristotelici, e della frammento rimandiamo a CANFORA, Diogene di Enoanda e Lucrezio cit., pp. 48-49.
Fisica in particolare, si veda MORAUX, op. cit., pp. 19-20. 60 Come ha scritto L. CANFORA, Diol?ene di Enoanda cit., pp. 52-53, "in un'area di tempo che
55 Sui rapporti fra Filodemo e Ieronimo di Rodi si veda M. GIGANTE, Kepos e Peripatos cit., va dal J secolo a.c. all' età di Fozio L... I la formula ò Sau~acrtoç più nome proprio viene adoperata a
pp. 97-105. proposito di personalità soprattutto del pensiero filosofico e scientifico, comunque di grande spicco
56 Sull'argomento si veda I. DURING, Notes cit., p. 60. intellettuale" .
57 Cfr. DURING, art. cit., p. 60: "When he (scii. Cicero) was il1 Rhodes and listened to 61 Cfr. CANFORA, Diogene di Enoanda cit., pp. 50-52: "non esistono altre attestazioni di Karos
Posidonius, he certainly did not miss the opportunity to visit its rich library". in documenti greci, fuorché quelli relativi all'imperatore Caro ed ai personaggi romani recanti quel
58 L. CANFORA, Diol?ene di Enoanda e Lucrezio, "Rivista di Filologia e di Istruzione Classica" cognomen [ ... ] ; sono tutti romani i personaggi di nome Caro che risultano dallo spoglio degli indici
120 (1992), I, pp. 39-66, ha brillantemente demolito una serie di luoghi comuni - consolidatisi nella deISEG".

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to probativo. In un altro discusso frammento della medesima epigrafe (fr. le che se veramente Lucrezio si è recato a Rodi presso la nota cerchia epi-
4 Chilton = 5 Casanova), Diogene rivolge una dura critica ad Aristotele curea di quell' isola66 , qui egli abbia potuto stabilire un diretto confronto
ed a tutta la scuola peripatetica, rei, a suo dire, di affermare una pernicio- col pensiero e l'opera dello Stagirita, partecipando a quell'interessante di-
sa dottrina naturalistica, secondo la quale tutta la realtà fenomenica, a battito fra epicurei e peripatetici di cui ci dà testimonianza Diogene e che
causa del suo perenne fluire, sarebbe intimamente inconoscibile (où8Év proprio a Rodi, in virtù del forte radicamento delle due scuole, potrebbe
È1tt0'Lll't"ÒV dvm) e dunque non potrebbe mai divenire oggetto di quell'in- aver avuto uno dei suoi centri focali 67 .
dagine scientifica tanto cara al sistema epicureo. È evidente come una ta- Accanto a questa prima ipotesi che ci ha condotti nel cuore dell' am-
le professione di scetticismo poco si addica all'immagine che comune- biente rodiese, esiste, tuttavia, una seconda possibilità, forse ancora più
mente si ha di un Aristotele pioniere del metodo di ricerca scientifico, e interessante nella prospettiva della nostra ricerca intorno alle modalità di
già il Bignone in un suo celebre lavoro 62 aveva cercato di rispondere a ta- contatto diretto immaginabili fra Lucrezio e la filosofia aristotelica. Prima
le anomalia facendo presente come l'affermazione di Diogene ben si spie- ancora di collocare l'incontro fra il poeta e il Peripato nell'ambito di una
ga se si pensa all'opera essoterica dello Stagirita, fortemente platonizzan- Bildungsreise nell'Oriente greco, infatti, ci si può soffermare a riflettere
te 63 e assai meglio nota nel mondo antico rispetto ai trattati di scuola64 . su quali opportunità di realizzare il medesimo incontro si offrivano ad un
Un successivo intervento del Capone Braga ha poi precisato che, a ben intellettuale romano come Lucrezio nel contesto romano-italico in cui è
guardare, una netta distinzione fra le opinioni ricavabili dalle esperienze naturale inserirlo. In questo senso, il primo dato degno di considerazione
sensibili e la vera scienza ispirata non al particolare ma all'universale sus- è l'esistenza, attestataci in diversi modi, di biblioteche private in possesso
siste anche nell' Aristotele maturo delle opere esoteriche65 . degli scritti didattici aristotelici nel mondo latino dell' epoca.
Ora, ciò che ci appare ancor più degno di nota è che questo diretto Di un primo caso di questo tipo si è già detto in precedenza68 , quan-
attacco di Diogene alla dottrina naturalistica aristotelica sottende un certo do ci siamo posti brevemente il problema della conoscenza ciceroniana
grado di confronto fra la scuola del Giardino e quella del Peripato al tem- dell'opera aristotelica. Intendiamo riferirci alla presenza della biblioteca
po del filosofo di Enoanda, ossia nel periodo a cavallo fra la tarda repub- di Lucio Licinio Lucullo a Tuscolo, biblioteca vividamente dipinta, co-
blica e la prima età augustea. E non sarà un caso che a muovere tale attac- me è noto, da Cicerone nel III libro del De finibus quale scenario di una
co polemico sia un epicureo sodale del nostro poeta e con lui partecipe, in dotta conversazione fra l'oratore e Marco Catone. La testimonianza
gioventù, della vita intellettuale rodiese. Appare, insomma, assai probabi- dell' Arpinate ci informa indirettamente su due realtà storiche non secon-
darie: in primo luogo, il patrimonio librario di Lucullo comprendeva le
opere acroamatiche di Aristotele (commentarii), ragione principale della
62 E. BIGNONE, L'Aristotele perduto cit., pp. 1-59. visita di Cicerone69 ; in secondo luogo, il fatto stesso che personaggi co-
63 A buon diritto il BIGNONE, op. cit., p. 67 nota 9, rimandava al caso esemplare dei frammenti
186 e 187 Ross, laddove Aristotele affronta il problema del divenire naturale in rapporto alle finalità
dell' indagine scientifica.
64 L. CANFORA, Diogene di Enoanda cit., pp. 55-57, ha ripreso la vecchia ipotesi del Bignone 66 TI cenacolo epicureo di Rodi doveva rivestire un'importanza non secondaria, come dimostra
sulla polemica di Diogene contro l'Aristotele essoterico per suffragare la propria proposta di datazio- il fatto che esso è noto anche a Filodemo, il quale lo menziona in più di un occasione. Si vedano a
ne della stele al I a.C. Diogene, infatti, mostrerebbe di non conoscere gli scritti didattici di Aristotele questo proposito i Philodemi Volumina Rhetorica, ed. Sudhaus, l, Lipsiae 1892, pp. 89-90;
proprio perché, da uomo del l a.c., non conosceva ancora l'edizione rivelatrice di Andronico, seguita Supplementum, Lipsia 1895, p. 44.
ali' impresa di Silla. Ma una tale osservazione si base sulla convinzione - ad oggi, come s'è detto, del 67 Non del tutto soddisfacente ci appare, in questo senso, la vecchia e fortunata ipotesi del
tutto infondata, per quanto accreditata da alcune fonti - che le pragmatie aristoteliche siano riapparse BIGNONE, L'Aristotele perduto cit., pp. 3 sgg., ripresa senza modifiche dal GOTTSCHALK. art. cit., p.
solo dopo tale edizione e da quel momento in poi abbiano cominciato a circolare diffusamente. 1139. secondo cui la conoscenza della filosofia aristotelica mostrata da Diogene sarebbe basata sulla
65 G. CAPONE BRAGA, Aristotele, Epicuro e Diogene di Enoanda, "Atene e Roma" 42 (1940), sola lettura di Colote. filosofo epicureo del III a.C.
pp. 35-47, il quale cita opportunamente passi come Anal. Posto I, 31,87 b. 28-39; T. 33, 88 b, 30 sgg.; 68 Cfr. supra nota 40.
Metaph. VII, lO, 1036 a, 8-12; VII, 15, 1039 b. 27-1040 a, 2, a dimostrazione del fattn che anche per 69 Cfr. De fin. III, lO. Della biblioteca luculliana Cicerone parla, peraltro, anche in Acad. Pro
l'Aristotele esoterico "la scienza e l'opinione si riferiscono a due sfere diverse, eterogenee, di realtà II,2,113. Secondo Isidoro, Orig. VI, 5, l, essa sarebbe giunta a Lucullo e Pontica praeda, quale bot-
[ ... J, perciò (come attesta Diogene di Enoanda) non può esserci scienza del contingente, ossia dei fe- tino, cioè, delle sue vittorie nell'Oriente greco. Come ha notato MORAUX, op. cit., pp. 47-48, utili in-
nomeni mutevoli e fugaci dell'esperienza". dicazioni circa la collocazione cronologica di tale raccolta bibliotecaria ci vengono indirettamente

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me Cicerone e Catone si recassero presso tale biblioteca per consultare il serisce tendenziosamente che lo stile di vita fastoso ed edonistico per cui
materiale in essa contenuto e addirittura per prendere talune esemplari in quest'ultimo divenne celebre al suo temp075 appare più degno di un sim-
prestit070 ci fornisce la piena dimensione del tipo di fruizione che carat- patizzante dell' epicureismo piuttosto che di un seguace della Vecchia
terizzava allora queste grandi collezioni bibliotecarie private, la cui rela- Accademia e di Senocrate (OÙK aslOv 'tfiç KUÀfiç ÀKu8rUlduç, ouM: 'tòv
tiva apertura ai componenti le più eminenti cerchie sociali e intellettuali 3EvoKpanl çllÀOÙVWç, àÀÀ" ÈyKEKÀ1KO'tOç 1tpÒç 'tòv È1tixoupov)76. Se
coeve ne faceva quasi delle istituzioni semipubbliche71 • Se, dunque, co- per un verso tale giudizio riflette la sotterranea avversione plutarchea per
me abbiamo affermato più volte, la vita e l'attività di Lucrezio vanno la filosofia epicurea, d'altro canto esso contiene in nuce un elemento di
ineludibilmente inquadrate nel milieu romano-italico a lui contempora- verità: i lunghi soggiorni di Lucullo in terra campana, specie nella se-
neo e, più in particolare, nell'ambito dei cenacoli ciceronianin , non è pe- conda ed ultima parte della sua vita, quando più serrato divenne il suo
regrino, a nostro giudizio, immaginare che anche al nostro autore sia sta- interesse per le problematiche filosofiche, gli fornirono certamente la
to possibile, in linea di principio, praticare questo tipo di frequentazioni possibilità di instaurare rapporti di scambio e di confronto con quella
bibliotecarie e scambi culturali. Nello specifico del nostro caso, l'ipotesi scuola epicurea che era allora, nel territorio della baia di Napoli, l'indi-
in questione diviene ancora più verosimile se si pone mente alla biogra- rizzo culturale di gran lunga prevalente. Non è perciò assurdo ipotizzare,
fia di Licinio Lucullo 73, uomo politico di notevole levatura, ma soprat- a nostro giudizio, che, sebbene la biblioteca aristotelica fosse conservata
tutto appassionato cultore delle discipline filosofiche e in quanto tale a Tuscolo, personaggi appartenenti alle cerchie epicuree dell'epoca ab-
partecipe del dibattito speculativo a lui contemporaneo. Più precisamen- biano colto l'opportunità offerta dalla conoscenza di Lucullo per accede-
te, Plutarco74 ricorda come, sebbene egli nutrisse interesse e ammirazio- re alle sue collezioni bibliotecarie, nelle modalità attestateci dalla narra-
ne per tutte le correnti filosofiche (qnÀocro<iliuv micruv Ì]cr1taçE'to KUt zione ciceroniana.
1tpÒç 1tocruv EÙf.lEVÌjç 1Ìv KUt olKEloç), la sua preferenza personale fu Appare, dunque, via via più chiaro come la fitta rete di legami socio-
sempre rivolta alle dottrina della Vecchia Accademia, col cui caposcuola culturali di cui le grandi biblioteche private erano centri nodali potesse
Antioco di Ascalona egli strinse rapporti d'amicizia. Lo stesso Plutarco, fornire una limitata ma sufficiente piattaforma di diffusione a tradizioni
però, nella crUyKplcrlç che chiude i ~iOl paralleli di Cimone e Lucullo as- testuali come quella peripatetica che proprio in questo periodo sembrano
conoscere un autentico revival. Il caso della biblioteca luculliana, nello
specifico, ci ha condotto pienamente in uno degli snodi essenziali del no-
dallo stesso Cicerone. Questi. infatti, scrive il De/inibus nella primavera del 45, ma il dialogo rappre- stro itinerario lucreziano, ossia l'ambiente romano-campano. Un ambien-
sentato nel III libro sarebbe avvenuto nel 52 a.C. Giacché è noto che l'Arpinate dedicava sempre la
massima attenzione alle coordinate cronologiche delle proprie finzioni letterarie (come ricordano, fra
te politico-culturale ricco e fecondo come pochi altri 77 , all'interno del
gli altri, E. RAWSON, eicero the Historian and eicero the Antiquarian, "JRS" 62 (1972), p. 33, e P. A. quale deve, peraltro, collocarsi - almeno parzialmente - la permanenza
BRUNT, eicero and Historiography, ora in Studies in Greek History and Thought, Oxford 1993, pp.
181-209), non sussiste alcuna ragione per dubitare del fatto che già prima della metà del I a.c. copie
degli scritti didattici fossero virtualmente disponibili sul suolo italico.
70 Cfr. De fin., ibid.: "commentarios quosdam, inquam Aristotelios, quos hic sciebam esse, .Ee- 75 La stravagante propensione per il lusso delle dimore e la fastosità dello stile di vita dimo-
ni ut auferrem, quos legerem, dum essem otiosus". strata da Lucullo nella seconda parte della sua esistenza è cosa fin troppo nota. Gioverà forse ricorda-
71 Sulla funzione culturale delle biblioteche pubbliche e private nel mondo romano si veda A. re solo le testimonianze di Plutarco, Luc. 39 sgg. e Velleio, II 33,4, secondo i quali le ciclopiche ope-
J. MARSHALL, Library Resources cit., pp. 352 sgg. In particolare, il carattere semipubblico della bi- re di edilizia e ingegneria idraulica intraprese da tale personaggio in Campania gli meritarono il
blioteca luculliana è attestato da Plutarco, Lucullo 42, secondo il quale Lucullo aprì la sua collezione soprannome di "Serse togato". Per un'inquadratura storica di tali dispendiose abitudini nel contesto
libraria e gli ambienti che la ospitavano a tutti (àVEWÉVOlV rriicrt 1WV ~l~À.lOellKWV), trasformandola sociale della Campania tardorepubblicana si veda J. D' ARMES, Romans on the Bay of Naples,
in una sorta di "dimora delle Muse" (Moucrwv 11 KmayWylOV) per Romani e Greci. Cambridge Mass. 1970, pp. 40 sgg.
72 Cfr. supra nota 47. 76 Plutarco, Lucullo 44, 3-4.
73 Della vita e dei costumi di Lucullo ci informa, come è noto, ampiamente il ~ioç plutarcheo. 77 Per uno sguardo d'insieme sugli stretti legami esistenti in Campania nel I. a.c. fra vita poli-
Presso la letteratura secondaria moderna ricognizioni biografiche particolarmente esaustive sono tica e vita culturale si veda D'Armes, op. cit., pp. 55-61. Sempre utili restano, peraltro, le osservazio-
quella di M. Gelzer in RE, coli. 376 sgg. (nr. 104), e quella più recente di A. KEAVENEY, Lucullus. A ni contenute nelle affascinanti ricostruzioni di A. ROSTAGNl, Intorno alla cultura letteraria di Napoli
Life, Londra-New York 1992. antica cit., pp. 162-177 e Ancora sulla scuola di Sirone e sull'ambiente epicureo di Napoli, in Scritti
74 Plutarco, Lucullo 42, 3. Minori cit., II, 2, Romana, pp. 148-161.

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della più celebre collezione libraria contenente all'epoca gli scritti didatti- quanto tale affidato alla tutela di Lucullo per espressa volontà testamenta-
ci di Aristotele, cioè dire quella sillana. Abbiamo già avuto modo di riba- ria del padre 82 . Ciò ha fatto supporre al Barnes che Lucullo avesse acqui-
dire più volte come sia divenuta ormai insostenibile l'asserzione di talune sito il patrimonio librario sillano e in ragione di ciò fosse giunto in pos-
fonti secondo cui la biblioteca sottratta da Silla ad Atene nell'86 sia stata sesso degli scritti aristotelici utilizzati da Cicerone 83 . Senza volerci
per secoli l'unica vera depositaria dell'opera acroamatica, come pure l'i- spingere a tanto, ci basterà rimarcare come tale dato rafforzi la nostra im-
dea - pur cara alle passate generazioni di studiosi - che essa sia rimasta pressione circa l'effettiva esistenza di un certo livello di intercomunica-
dal tempo di Teofrasto e Neleo sino a quello di Tirannione e Andronico zione fra le grandi collezioni bibliotecarie private (o semipubbliche, come
totalmente ignota al pubblico antico e aliena da ogni forma di contatto o si diceva), le quali finiscono per essere al centro di un complesso intrec-
scambio: sorte che sarebbe toccata, allo stesso tempo, alla conoscenza dei cio di relazioni sociali e culturali. Che tali biblioteche intrattenessero rap-
trattati aristotelici in toto. Piuttosto, ci sembra oggi utile provare ad inse- porti di scambio anche col fiorente mercato librario contemporaneo ce lo
rire la presenza di tale importante patrimonio bibliotecario - la cui rile- fa intuire senza troppo sforzo uno dei passaggi più interessanti del rac-
vanza storico-culturale non va con ciò in alcun modo sminuita - nel mos- conto straboniano, vale a dire quello relativo ai cattivi librai romani (Pl-
so quadro della vita culturale dell'Italia tardorepubblicana, per il cui PÀto1twÀat), che avrebbero carpito dalla biblioteca sillana talune copie
sviluppo intellettuale, come s'è detto, tali punti di consultazione libraria dei trattati aristotelici e le avrebbero immesse sul mercato senza troppa
rivestono un ruolo essenziale. La fase più interessante, infatti, del lungo cura filologica 84 . Biblioteche come quella luculliana e quella sillana, dun-
itinerario che Strabone e Plutarco disegnano per i movimenti di tale bi- que, erano tutt'altro che monadi isolate, per così dire, nel variegato conte-
blioteca è senz'altro l'ultima, vale e dire quella consumatasi dal suo arri- sto culturale dell'epoca, bensÌ fungevano spesso, con ogni probabilità, da
vo a Roma nell'84 78 sino all'edizione, la cui genesi e cronologia è ancora punto di partenza per ulteriori imprese di editoria e bibliofilia. A questo
discussa79 , di Tirannione e Andronico. proposito, il caso della biblioteca di Fausto Silla è senz'altro quello più
Nelle mani di Silla essa - è bene precisarlo subito - rimase solo per interessante. Vi è, infatti, una lettera abbastanza nota di Cicerone ad
pochi anni. Già nel 78, quando la morte colse il dittatore ormai ritiratosi a
vita privata nella sua villa del Cumanum 80 , la biblioteca, insieme alla villa
stessa, fu ereditata dal figlio Fausto, che era allora ancora giovinetto 81 e in fratello. Prima della sua morte a Tapso, Fausto ricoprì numerose cariche del cursus honorum, fra cui
quelle di tribuno militare (63), augure (prima del 57), e questore (54). Ancora nel 52, secondo Cassio
Dione, XL, 50, 2-3, egli ricevette l'incarico di curare il ripristino della Curia Ostilia. Della rovina fi-
nanziaria che lo colpì, a detta delle fonti, per la sua condotta dispendiosa (cfr. Plutarco, Cic. 27, 6, e
78 Che dopo il ritorno di Silla dall'Oriente la prima tappa della biblioteca di Apelliconte in ter- ReI<. et Imp. Apophth., Cic. 13,205 C) diremo meglio fra poco, giacché il fatto tocca il destino della
ra italica sia stata Roma lo confermano a chiare lettere sia Plutarco, Silla 26, 2: "ÀÉyE'tat oÈ KOflt- biblioteca aristotelica. Per queste ed altre notizie biografiche si veda, comunque, il quadro sintetico
a8Eiallç aÙTÌÌç !jç1'olflllV Tupavviwva K1À." che Strabone XIII, 1,54,609: "OEUpO (sciI. Eiç Polflllv) tracciato in Der Neue PauI)', (hgg. v. H. Cancik ed H. Scheider), Stoccarda-Weimar 1997, voI. 3, p.
KOflta8Elaav Tupavviwv K1À". Come poi essa si sia spostata in Campania, dove la ritroviamo con la 185, oppure il più esteso articolo del Miinzer in RE, colI. 1515-1516.
testimonianza di Cicerone, Ad Ati. IV, lO, non ci è dato saperlo di preciso. Verosimilmente il dittatore 82 Cfr. Plutarco, Lucullo 4, 6 (494 C): "1EÀEU1WV (scii. LUÀÀaç) Érrhporrov 1:OU rratoòç (scil.
la portò con sé quando si ritirò a vita privata nella sua villa del Cumanum. Così, ad esempio, AEUKOÀÀOV) Eypa\]lEv urrEp~àç IToflrr11lOv".
D'ARMES, op. cit., pp. 30-32, secondo cui "the library from Athens was apparently in the villa during 83 Cfr. BARNES, op. cit., p. 49, nota 202: "(Lucullus' books) might have come from another
Cicero's day; it would have been a suitable part of Sulla furnishings". source, e. g. Lucullus might ha ve bought the Sullan library".
79 Cfr. supra nota 25. 84 Cfr. Strabone XIII, 1,54, 609: "~t~ÀlOrrwÀai nVEç ypaliJEum <jlauÀotç XPolflEvOt Kal OÙK
80 Cfr. Appiano, Beli. civ. l, 104. Sulla collocazione esatta di tale villa si è acceso in passato àvn~aÀÀov,Eç, orrEp Kal Errl ,wv aÀÀwv aUfl~aivEt 1WV Eiç rrpaatv ypa<jloflÉvwV ~1~Àiwv Kat EV-
un certo dibattito: dibattito che a nostro giudizio può ritenersi chiuso con l'esauriente argomentazione 8aoE Kat EV AÀExavopEia'·. È interessante notare come questa testimonianza di Strabone, indipen-
del D'ARMES, op. cit., p. 30-32, il quale, contestando l'ipotesi assai meno verosimile del Della Valle, dentemente dal suo maggiore o minore grado di veridicità nello specifico del racconto, ci attesti una
che collocava la villa nella cosiddetta "Grotta di Sei ano" a Posillipo, e armonizzando i diversi rac- controversa situazione editoriale, diffusa, a detta dell' autore, nelle due grandi capitali del commercio
conti delle fonti (Val. Max, IX, 3, 8; Plu!. Silla 37,3; De Viris IIlustr. 75, 12 e il già citato Appiano), librario, cioè Roma (Ev8aoE) e Alessandria: il mercato, infatti, sarebbe stato ricco di edizioni scadenti
afferma che essa era con ogni probabilità situata nell '''extensive eastern district of Cumae". di opere evidentemente assai richieste, pubblicate a seguito di una copiatura poco accurata e soprat-
81 Fausto Cornelio Silla nacque prima dell' 86 e morì a Tapso nel 46 combattendo dalla parte tutto senza che fosse stato realizzato un precedente lavoro di collazione (OÙK àvn~aÀÀov1Eç). Il pas-
dei pompeiani (cfr. Beli. Afr. 87,8). In quanto figlio del celebre dittatore fu inserito in un complesso so in questione, peraltro, è assai difficoltoso nell'architettura sintattica e in ragione di ciò si è suppo-
incrocio di parentele: sposò la figlia di Pompeo (cfr. Svetonio,Iul. 27, l e Plutarco, Pompo 47,4) e di- sto che possa essere corrotto e lacunoso: per queste questioni rimandiamo a J. BARNES, op. cit., pp.
venne, attraverso la sorella, cognato di Gaio Memmio, a sua volta imparentato con Pompeo tramite il 19-20.

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Attico (IV, lO), in cui l'Arpinate si autorappresenta intento a godere della lani acquistati da Cicerone vi fosse anche la biblioteca aristotelica, men-
preziosa bibliotheca Fausti durante un suo soggiorno nel Cumanum nella tre, al contrario, tutte le evidenze, ad un'attenta lettura della lettera, fanno
primavera del 55. Poiché tale testimonianza risulta cruciale per il nostro pensare che l'Arpinate si sia recato a scopo di consultazione nella famosa
percorso ne riportiamo integralmente la parte iniziale, che più direttamen- villa cumana dei Silla, secondo quella prassi così bene attestataci nel De
te ci interessa: finibus per la biblioteca luculliana. In primo luogo, infatti, il fatto che
l'autore rimarchi la paternità sillana della collezione libraria di cui può
Puteolis magnus est rumor Ptolomeum esse in regno, si quid habes usufruire (bibliotheca Fausti) fa ritenere che essa appartenesse ancora a
certius, velim scire. Ego hic pascor bibliotheca Fausti. Fortasse tu puta- Fausto, tanto più se si pensa che in Cicerone l'uso traslato del termine bi-
bas his rebus Puteolanis et Lucrinensibus. Ne ista quidem desunt, sed me- bliotheca, intesa astrattamente come silloge libraria, è assai poco ricor-
hercule ut a ceteris oblectationibus deseror et voluptatibus cum propter rente, di contro al frequente utilizzo di tale termine ad indicare il luogo
aetatem tum propter rem publicam, sic litteris sustentor et recreor ma-
concreto adibito alla conservazione ed alla consultazione dei libri 88 . Un
loque in illa tua sedecula quam habes sub imagine Aristotelis sedere
argomento ancora più persuasivo può essere costituito, inoltre, dal fatto
quam in istorum sella curuli tecumque apud te ambulare quam cum eo
che nell'aprile del 55, quando Cicerone scrive, Fausto Silla è, quantome-
quocum video esse ambulandum. [ ... ]
no da un punto di vista politico, tutt'altro che caduto in disgrazia, giacché
Nel pieno di quegli ozi primaverili che l'élite politica romana soleva sappiamo che l'anno successivo egli ricoprì la carica di questore e ancora
trascorre fra le amenità della Campania85 , il celebre oratore confessa al- nel 52, secondo la testimonianza di Cassio Dione, gli veniva affidato il
l'amico il suo stato d'animo diviso fra il piacere della cultura e gli amari compito di curare la riedificazione della Curia Ostilia89 .
doveri della vita sociale. Nonostante, infatti, egli debba tollerare la com- Vi è stato, tuttavia, anche chi, come l'Usener, pur ammettendo che
pagnia di uomini come Pompeo (cum eo) e Crasso, a cui allude, insieme l'Arpinate scrivesse dalla villa sillana, ha dubitato che in essa si trovasse
al primo, con cursoria sufficienza (istorum)86, tuttavia egli può usufruire, la preziosa biblioteca di Apelliconte, in quanto inadatta ad una residenza
oltre che degli svaghi più mondani, di un prezioso approfondimento dei di campagna90 . Tale tesi risulta quanto mai insostenibile, se solo si pone
propri interessi filosofici, offertogli dalla celebre collezione libraria di attenzione ad alcune mirate indicazioni presenti nell' epistola ciceroniana.
Fausto Silla. In passato si è acceso fra gli studiosi un dibattito sulla cor- Nello stile familiare ed allusivo tipico del proprio epistolario, infatti,
retta interpretazione del passo relativo all'uso di tale biblioteca, se, cioè, Cicerone lascia intendere chiaramente che l'oggetto delle sue meditazioni
si debba immaginare che Cicerone scriva dalla villa sillana del Cumanum
oppure dalla sua stessa dimora campana, dove egli avrebbe collocato i li-
bri di Fausto, comprati all'asta in seguito alle difficoltà economiche di 17, che non si pronunciano né per la prima né per la seconda ipotesi. D'ARMEs, op. cit., pp. 30-32,
propende, invece, più naturalmente per l'idea che la biblioteca si trovasse nella villa cumana dei Silla
quest'ultimo 87 . In realtà, nessuna fonte accenna al fatto che fra i beni sil-
e lì Cicerone si sia recato per consultarla. Questa opinione è condivisa anche da L. CANFORA, La bi-
blioteca scomparsa cit., p. 65. che dà per scontata tale situazione: "c'è una lettera di Cicerone ad
Attico. scritta dalla villa di Fausto Silla".
85 A proposito della vera e propria migrazione primaverile che vedeva molti illustri personag- 88 Se è vero che, come afferma Festo, De sign. verbo P. 34, "bibliothecae'et apud Graecos et
gi romani trasferirsi nelle proprie residenze campane in coincidenza con il senatus discessus, si veda- apud nos tam libro rum magnus per se numerus quam focus ipse, in quo libri conlocati sunt, appella-
no le osservazioni del D'ARMEs, op. cit., pp. 48 sgg .. che cita l'indicativa testimonianza dello stesso tur", d'altra parte, come si diceva, nella vasta produzione ciceroniana, e specialmente nell'epistolario,
Cicerone, Ad. Att. V, 2, 2, secondo il quale il Cumanum in primavera sarebbe apparso addirittura co- l'uso di questo termine in senso concreto risulta di gran lunga prevalente. Si vedano, a titolo esempli-
me una pusilla Roma. ficativo, i casi di Top. I; Div. Il, 8; Defin. III, 7,e, per ciò che riguarda le epistole, Ad Att. I, 7; lV,5,
86 Per tali identificazioni e per altre interessanti discussioni ad esse collegate si veda il com- 3; Ad Quint. III, 4,5.
mento di D. R. SHACKLETON BAILEY, Cicero:ç Letters to Alticus, Cambridge 1965, voLlI, pp. 194-196. 89 Cfr. supra nota 81.
87 Secondo Plutarco. Cic. 27, 6, e Reg. et Imp. Apophth., Cic. 13,205 C, Cicerone avrebbe 90 H. USENER, Kleil1e Schriften, Lipsia-Berlino 1913-1914, voI. III, p. 153, individuava
comprato all'asta i beni di Fausto Silla, trovatosi in cattive acque dopo aver sperperato il patrimonio nell'Urbe la vera sede della grande biblioteca aristotelica, allo scopo di suffragare il proprio noto teo-
di famiglia. Da ciò si è dedotto che l'oratore possa aver acquisito in tale occasione anche la biblioteca rema sulla riemersione dell' opera acroamatica dopo iI 46: teorema ormai abbandonato dalla gran par-
aristotelica, cosa di cui, però, Plutarco non fa menzione. Per tale tesi propende, ad esempio, il te della comunità scientifica. Un'accorta confutazione di tali visioni si trova, ad esempio, in MORAUX,
MUnzer, art. cit., col. 1516. Salomonici i giudizi del MORAUX, op. cit .. p. 45, e del BARNES, op. cit., p. op. cit .• pp. 41 sgg.

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presso la biblioteca di Fausto sono le opere di Aristotele e del Peripato, tanto utile ricordare che il possessore della preziosa biblioteca aristotelica
permettendoci, al contempo, di intravedere un interessante spaccato di è il cognato del dedicatario del poema lucreziano, Fausto Silla, la cui so-
quella vita culturale intorno alla quale ruotava, come sappiamo, un vero e rella si era unita in matrimonio con Gaio Memmi093 . Stando così le cose,
proprio cenacolo intellettuale. Per prima cosa, l'oratore dichiara affettuo- non è forse del tutto impensabile che anche l'autore del De rerum natura
samente ad Attico di rimpiangere, a fronte del pur sontuoso seggio conso- abbia approfittato di simili legami parentali ed amicali per accostarsi a
lare (sella curulis) di Pompeo e Crasso, la modesta sedecula che l'amico quella speculazione aristotelica che una così limpida traccia ha impresso
soleva tenere sotto l'ombra protettiva di un ritratto dello Stagirita: come a in talune sezioni della sua opera.
dire che se anche la permanenza cumana consente un incontro diretto con Tale ipotesi si fa ancora più verosimile, se solo si prova ad indagare
l'opera aristotelica, la memoria delle riflessioni maturate insieme all'ami- quali coincidenze sia possibile rilevare nell'ambiente romano-campano
co sugli stessi temi è in ogni caso degna di rimpianto. In secondo luogo, negli stessi anni in cui la raccolta libraria sillana era conservata a Cuma.
in tutto il passaggio successivo, l'autore fa un uso fortemente allusivo, e Proprio fra il 75 e il 65 si colloca l'apostasia dei filosofi accademici
in un certo senso ironico, del verbo ambulare e del sostantivo ambulatio, Aristone e Cratippo, i quali, secondo la testimonianza del filodemeo
che richiamano alla memoria il greco 1tcPl1ta'tctv, ossia l'attività di pas- Index Academicorum Herculanensis (PHerc. 1021, col. 35, lO sgg.), ab-
seggio meditativo caratteristica della scuola peripatetica. È con Attico, in- bandonarono l'Accademia per iniziare una nuova attività culturale all'in-
somma, che Cicerone vorrebbe girovagare, ossia intavolare discettazioni terno del Peripat094 . Ma il caso senza dubbio più interessante è quello di
itineranti al modo dei peripatetici, mentre lo stato delle cose lo obbliga a Filodemo di Gadara, il grande maestro epicureo della scuola ercolanese.
ben altro tipo di deambulazioni in compagnia di illustri ma meno piace- In uno dei suoi ultimi lavori, infatti, il compianto Marcello Gigante 95 ,
voli personaggi. Attraverso tali compagnie, però, era possibile allora contravvenendo apertamente a quel luogo comune che vorrebbe gli epicu-
compiere esperienze culturali di altissimo valore quali la lettura diretta rei del tutto indifferenti alle sorti del pensiero peripatetic096 , ha dimostra-
delle opere aristoteliche, conservate in esemplari rari e antichi. to come uno degli aspetti più interessanti della parabola speculativa filo-
Allo stato attuale del nostro percorso, dunque, possiamo affermare demea - nonché rivelatore del suo carattere dinamico e rinnovatore - è
con sufficiente certezza che in Campania fra gli anni 70 e gli anni 50, va- proprio l'intenso e fecondo confronto instaurato dal Gadarese con tutta la
le a dire durante il floruit della biografia lucreziana, si trovava stabilmen- tradizione filosofica del Peripato e con diversi suoi esponenti in particola-
te la principale biblioteca aristotelica del mondo antico, e ad essa gli ap- re. Gigante riesce anzi a dimostrare come all'interno della scuola epicurea
partenenti alla celebre cerchia ciceroniana potevano avere accesso senza si realizzi una vera e propria "fase dell'antico aristotelismo fuori dal
troppa difficoltà. Non sarà superfluo ricordare che, al di là della discussa Peripato, premessa alla prima rinascenza del pensiero aristotelico che si
tradizione circa un Cicerone editore postumo del poema lucrezian0 91 , è verifica dopo l'edizione di Andronico di Rodi"97. Più in particolare, sa-
fuor di dubbio che la collocazione storico-sociale più naturale per rebbe possibile riscontrare in Filodemo un atteggiamento speculativo in
Lucrezio è rappresentata proprio da quel grande cenacolo culturale fre- tutto analogo a quello che abbiamo constatato per Lucrezio in tema di
quentato da personaggi come l'Arpinate, gli epicurei Attico e Saufeio, biologia: come, infatti, il poeta del De rerum natura inseriva nelle pieghe
Cornelio Nepote e forse lo stesso Catull092 . In questo senso, sarà altret-

L. HERRMANN, Lucrèce et les amours de Catulle, in "Studi in onore di L. Castiglioni", Firenze 1960,
91 Per le discussioni relative all'ipotesi di un 'edizione postuma del poema lucreziano curata pp. 284-300, e di D. ROMANO, Lucrezio in Bitinia, ora in "Lucretiana" cit., pp. 63-71, il quale indivi-
da Cicerone, di cui ci fornirebbero la prova il noto racconto di Gerolamo e l'epistola cicèroniana Ad. dua nel viaggio bitinico al seguito di Memmio il momento centrale dell'incontro fra i due autori.
Quint. n, 9, si vedano le osservazioni di CANFORA, Vita di Lucrezio cit., pp. 17-20, il quale ritiene che 93 Cfr. supra nota 81.
la lettera dell'oratore al fratello Quinto, "Iungi dal costituire un giudizio posi mortem sul poema di 94 Cfr. supra nota 25.
Lucrezio, diviene una preziosa attestazione dei contatti, della frequentazione, di Lucrezio presso i due 95 M. GIGANTE, Kepos e Peripatos cit.
fratelli" . 96 Si vedano, ad esempio, le asserzioni in questo senso del GOTTSCHALK, art. cit., p. 1139 e del
92 Per l'ipotesi di una conoscenza reciproca fra Lucrezio e Catullo, o comunque di una forma BARNES, op. cit., p. 13, da cui afferma di dissentire M. GIGANTE, op. cit., p. 21.
di relazione fra i due poeti, si vedano, fra i molti interventi esistenti, le interessanti considerazioni di 97 GIGANTE, op. cit., p. Il.

96 97
delle proprie ortodosse dimostrazioni fisiche taluni contenuti ed esempli- lor poetico, denotando, al contrario, un approfondimento scientifico ca-
ficazioni provenienti dalla tradizione aristotelica in funzione di integra- ratteristico di uno dei più interessanti indirizzi dell'epicureismo romano
zioni probative, così pure Filodemo "innesta sul tronco epicureo coevo, a cui già da diversi decenni non era estranea la trattazione di que-
Aristotele e l'aristotelismo e porta l'etica che diventa una morale dall' a- stioni fisiologico-biologiche, specie se collegate al piano etico lO2 .
strazione alla' pratica", conglobando nella dottrina epicurea "tutto ciò che Vi è un esempio, in particolare, presente nella produzione filodemea
non contrasta con i suoi fondamenti"98. Ed è sufficiente dare uno sguardo che più di tutti può forse contribuire a chiarire come la ripresa della spe-
alla minuta disamina che il Gigante ha portato avanti intorno alla presen- culazione biologica aristotelica fosse allora organicamente inserita in tale
za di ciascun esponente peripatetico nel corpus filodemeo 99 , per rendersi filone d'indagine ulteriore intorno ad alcuni aspetti etico-psicologici del
conto di come ci sia giunta sufficiente attestazione per affermare che nel I comportamento umano. Tale esempio proviene non a caso dal De ira, un
secolo a.c. la scuola epicurea, ed in particolare la sua vivace propaggine trattato a proposito del quale sono stati segnalati in passato diversi ele-
campana, abbia attuato un cauto ma significativo rinnovamento dei propri menti di contiguità con l'analoga trattazione lucreziana nell'ambito del li-
contenuti attraverso il confronto con le dottrine del Peripato, approfon- bro III I03 . Descrivendo l'irruenza irrefrenabile dell 'uomo iroso, infatti,
dendo talune tematiche fino ad allora poco indagate dai precedenti mae- Filodemo paragona tale~eoç al comportamento dimostrato in natura dal
stri, pur nella più stretta osservanza della storica ortodossia scolastica 100. leone, la cui pur proverbi aIe ferocia appare all'autore inferiore rispetto al
Approfondimenti di questo tipo possono essere sensibilmente apprezzati carattere ostinato ed incessante dell 'uomo iracondo. Riprendendo con un
presso Filodemo relativamente alle questioni di etica e di psicologia, garbato piglio etologico taluni elementi della zoologia aristotelica,
campi ai quali, come è noto, la secolare riflessione peripatetica intorno al- Filodemo afferma così che l'ira del leone, a differenza di quella umana,
le problematiche caratteriali aveva apportato notevoli contributi. È indica-
tiva in tal senso la straordinaria presenza dei Caratteri teofrastei in nume-
102 Non sarà superfluo notare, a questo proposito, che già negli anni a cavallo fra il II e il I a.
rose parti dell' opera filodemea, che mostra di recepirne la portata C. la scuola epicurea aveva conosciuto un interessante momento di approfondimento delle tematiche
paradigmatica pur a metà fra consenso e dissenso lO1 • Inquadrata sotto medico-biologiche grazie all'enigmatica figura di Asclepiade di Bitinia, medico e fisiologo greco per
lungo tempo presente a Roma, menzionato da Cicerone in De orat. I, 14,62 per il suo legame con
questa luce, la ripresa lucreziana del tema dei caratteri animali, osservati Crasso. Questo sempre che sia valida l'ipotesi, basata essenzialmente sulla testimonianza polemica di
come prototipi di tipi etici umani, cessa di apparire un mero effetto di co- Galeno, che Asclepiade appartenesse alla scuola del Giardino: tesi recentemente messa in discussione
da J. T. VALLANCE, The lost theory of Asclepiades of Bithynia, Oxford 1990, pp. 145-147, secondo il
quale la teoria corpuscolare della materia sviluppata dal medico.bitinico non sarebbe imparentata con
l'atomismo epicureo, quanto con una visione continuista dell'essere. Gli elementi di contiguità rin-
98 GIGANTE, Kepos cit., pp. 18-19. Analoghe considerazioni, peraltro, il Gigante aveva già tracciabili fra Asclepiade e la filosofia naturale epicurea sarebbero dovuti, per il Vallance, pp. 89-91,
esposto, in sintesi, nel suo precedente e più generale lavoro Filodemo nella storia della letteratura alla fitta frequentazione da questi avuta con ambienti dell'epicureismo romano. In tal senso, interes-
greca, Napoli 1998, p. 39. santi somiglianze vi sarebbero fra la teoria asclepiadea dei magneti e quella lucreziana, come segna-
99 M. GIGANTE, Kepos cit., pp. 63-141. lato da W. UiCK, Die Quellenfrage im 5. und 6. Buch des Lukrez, Diss. Breslau 1932, e da J.
100 Si vedano a tale proposito le osservazioni di G. Indelli nell'introduzione alla sua edizione PIGEAUD, La physi%gie de Lucrèce cit., pp. 193-194. A riguardo, si può ricordare quanto osservato
del De ira filodemeo, Napoli 1988, pp. 17-18: "non va dimenticato che erano trascorsi due secoli dal- da M. ERLER, Grundriss der Geschichte der Philosophie cit., voI. 4/1, pp. 276-277, secondo cui l'in-
l'epoca di Epicuro, e anche all'interno di un sistema filosofico così fortemente dominato dalla perso- tlusso di Asclepiade "erstreckte sich auf Lukrez, allerdings .weniger als Lehrer, sondern eher als
nalità del fondatore, per difendersi dagli attacchi delle altre scuole, c'era stata un'evoluzione, essen- Vorbild", specie per ciò che concerne il tentativo asclepiadeo di integrare i problemi di fisiologia e
zialmente costituita dallo sviluppo di temi poco approfonditi dai primi Maestri, per esempio aspetti patologia umana nella più ampia cornice della fisica e della meccanica. È evidente, tuttavia, che l'in-
particolari dell' etica e della psicologia". tluenza esercitata dal fisiologo greco sugli analoghi interessi lucreziani va inquadrata nell'oggettiva
101 Si vedano, ad esempio, i casi dei PHerc. 222, 223 e 1082, per i quali rimandiamo a E. distanza cronologica che separa i due personaggi, appartenenti a due generazioni differenti. Si veda a
KONDO,/ "Caratteri" di Teofrasto nei papiri ercolanesi, "Cron. Ercol." I (1971), pp. 73-87, e, per uno questo proposito, per un'attendibile collocazione cronologico-biografica di Asclepiade, l'articolo di
sguardo più generale, a M. GIGANTE, Kepos cit., pp. 93-95. Altrettanto emblematico, a questo proposi- E. RAWSON, The /ife and death oj Asclepiades oj Bithynia, "Class. Quat." 32 (1982), pp. 358-370.
to, è il dialogo instaurato da Filodemo col peri patetico Aristone di Ceo, autore fortemente interessato 103 Per tali analogie fra Lucrezio e Filodemo a proposito del problema morale dell'ira si veda-
alle problematiche etico-caratteriali. Su questo fruttuoso incontro - forse il più significativo fra quelli no M. GIGANTE, Ricerchefilodemee, Napoli 1969, soprattutto pp. 70-71, e D. ROMANO, Il primo
vissuti da Filodemo col Peripato, quantomeno da un punto di vista stilistico-Ietterario - si veda la disa- Lucrezio, Palermo 1995, pp. 50-54, che rileva acutamente come l'icastico plurale del sostantivo ira
mina di M. GIGANTE, Kepos cit., pp. 123-13.3, e, in una prospettiva più generale, le considerazioni svi- così ricorrente in Lucrezio, III, 288 sgg, trova un riscontro rivelatore in Filodemo, De ira, col. 41:
luppate dal medesimo studioso in Filodemo nella storia della letteratura greca cit., pp. 41-44. "crucrXE8i]crEwl nCH v òpym.ç o cro<jlòç".

98 99
cessa non appena l'oggetto che l'ha scatenata si al~ontana dalla vista del- leonina l08 , le quali lasciano invece spazio all'inappellabile svalutazione
l'animale, oppure una volta che il felino si sia saziato e liberato dal suo epicurea di ogni moto passionale.
impellente bisogno alimentare l04 . Anche se in maniera apparentemente Ecco, dunque, un'altra interessante traccia di quel fruttuoso confronto
cursoria, dunque, il maestro della Villa dei Papiri attinge alla sua retroco- speculativo fra Peripato e Giardino romano-campano così ben descritto dal
noscenza di due particolari zoopsicologici la cui ascendenza può essere Gigante, il quale, però, riguardo al caso problematico di Lucrezio si limita-
rintracciata nell' ambito della speculazione aristotelica 105. Nella sua va, nella parte iniziale del suo lavoro, a rilevare tal une analogie esistenti fra
Historia Animalium, infatti, lo Stagirita si era soffermato a descrivere la gli interessi peripatetici di Filodemo e quelli, finora meno noti, riscontrabili
notevole voracità del leone, la cui caratteristica, dal punto di vista dell'e- nell'opera ciceroniana e lucreziana l09 . Lo stesso Gigante, peraltro, allo scopo
tologia alimentare, sarebbe quella di rimanere per due o tre giorni a digiu- di concentrarsi sugli aspetti filosofico-letterari di tale questione, tralasciava
no dopo essersi nutrito fino all' eccesso l06 . Quello, insomma, che in volutamente le problematiche connesse alla circolazione della produzione
Aristotele era un dato meramente naturalistico, in Filodemo, mutatis mu- peripatetica nell'Italia tardorepubblicana ed alle relative modalità di cono-
tandis, si tinge di un più marcato significato etico-comportamentale, dive- scenza a cui un autore come Filodemo poteva ricorrere nell'ambito del suo
nendo strumento di riflessione e predicazione morale. Non ci sembra fuo- intenso rapporto di interscambio culturale col Peripato 110. E ciò nonostante
ri luogo, da questo punto di vista, accostare tale esemplificazione sia proprio l'opera di Filodemo a contenere la prova inconfutabile che, a di-
filodemea all'originale impiego di simile materiale zoologico effettuato spetto della fortunata tradizione straboniano-plutarchea, negli anni in cui il
da Lucrezio in III, 296-298, dove pure ricorre l'immagine del leone iroso, Gadarese esercitava il suo magistero in terra italica i grandi trattati della
giacché in entrambi i casi può rilevarsi un analogo procedimento retorico- scuola peripatetica erano direttamente disponibili. Ci riferiamo alla nota tra-
culturale. Se, infatti, già in talune sezioni dell'opera aristotelica l'asettica scrizione della Piacenteria (ÀPÉ0KEW) di Teofrasto realizzata da Filodemo
osservazione etologica dei caratteri animali si accompagnava ad alcuni nell'ambito della propria battaglia polemica contro il vizio dell'adulazione 111
cauti parallelismi di tipo morale 107, presso gli epicurei Lucrezio e e conservataci dal PHerc 1457, la cui edizione curata a suo tempo dal Bassi
Filodemo - consapevoli degli sviluppi teofrastei del medesimo tema - ta- ottenne proprio in ragione di tale scoperta notevole risonanza 112. Filodemo,
le prassi viene apertamente sfruttata, attraverso il filtro, però, di un'ottica
peculiarmente epicurea. A questo proposito è interessante notare come,
proprio riguardo all' exemplum dell'iracondo leone, sia nel poema lucre- 108 Cfr. supra nota precedente.
ziano che nel trattato filodemeo scompaiano del tutto quelle sfumature 109 Cfr. M. GIGANTE, Kepos cit., pp. 29-32.
110 AI principio del proprio percorso d'indagine M. GIGANTE, Kepos cit., p. 29, pone giusta-
vagamente positive rilevabili nella descrizione aristotelica della baldanza
mente come condizione di partenza - senza, però, ulteriori approfondimenti - il fatto che sia "un luo-
go comune" quello che vuole che "la tradizione peripatetica si sia lentamente spenta dopo Aristotele.
Qualunque siano state le vicende della biblioteca di Aristotele, le opere del Maestro continuarono a
104 Filodemo, De ira. col. 27: " ... OÙOE ltauOIJÉVllç Òlç 1:11ç (sciI. opyiìç) 1:eiiv ÀEOV1WV, o1:av circolare presso gli eredi del suo magistero dentro e fuori le pareti del Liceo".
ÉK1:Òç 6 ~Mn1:wv yÉVll1:al 1:ììç OIjlEWç 'ii naùGwv,al ,ììç Èv8Eiaç [ ... 1" 111 La polemica filodemea contro il pernicioso vizio dell' adulazione è concentrata, come è no-
105 È interessante osservare, peraltro, come tutto il brano da cui proviene l'exemplum di cui to, nel trattato DEpt KOÀaKEiaç, tramandatoci, allo stato attuale delle nostre conoscenze, dai PHerc.
ora ci andremo ad occupare sia caratterizzato da colti riferimenti all'opera e al pensiero di Aristotele, 222,223.1082,1089,1457 e 1675. Per una discussione completa delle problematiche testuali e cul-
oltre che ad Eraclito ed agli Stoici. A questo proposito si veda G. INDELLI, op. cit., p. 196. turali inerenti a tale opera si vedano i lavori di T. GARGIULO, PHerc. 222: Filodemo sull'adulazione,
106 Aristotele, HA VIII, 5, 594b: "o oÈ ÀÉwv GapKo<jlayov ÈGUV, WGnEp Kat ,uÀÀa oGa aypw "Cron. Erco!." Il (1981), pp. 103-127, e F. LONGO AURICCHIO, Per la concezione filodemea del/'adu-
Kal Kapxap600vm, ,jì oÈ ~pWGEt Xpìì,al M~pwç, Kat KmanlVEt nonà oÀa où OWtpeiiv, de' lazione, "Cron. Erco!." 16 (1986), pp. 79-91.
illJÉpaç Mo ii ,pòç am ,Et". 112 Come è noto, quando l'edizione di D. BASSI, Herculanensium Voluminum quae supersunt
107 Si veda, ad esempio, il citato passo di HA l, I, 488b, dove i leoni sono definiti per la loro Collectio Tertia. Milano 1914, rivelò la presenza, all'interno dell'opera filodemea, del più antico te-
indole ÉÀEueÉpw Kat àVOpEta Kaì. EÙYEViì, con evidente accezione positiva. Tale individuazione di sto del quinto Carattere teofrasteo, ossia la Piacenteria, molti ed illustri interventi si registrarono a
un legame fra la specie leonina e valori morali positivi quali il coraggio e la nobiltà, peraltro, affonda causa delle nuove problematiche testuali generate dal confronto fra la tradizione manoscritta (peraltro
le sue radici in un immaginario comune consolidatosi nella cultura antica sin dalle epoche più remo- generalmente riconfermata) e il recente ritrovamento papiraceo. Per un'attenta disamina di tali pro-
te, come ha ricordato G. RAINA, "/ biondi sono coraggiosi: si vedano i leoni" (Ps.'Arisl. Physiogn. blematiche si veda L. TORRACA, La tradizione manoscritta dei Caratteri XX/V-XXVIII di Teofraslo, in
812(16), in F. GASTI ed E. ROMANO (a c. di), "Buoni per pensare". Gli animali nel pensiero e nella "Studi Gigante", Napoli 1994, p. 615 e sg. Osservazioni più generali ma comunque stimolanti in M.
letteratura dell'antichità, Pavia 2003, pp. 53-61. GIGANTE, Kepos cit., pp. 93-95.

100 101
dunque, diviene un caso esemplare per chi intende comprendere la situazio- sto, questo genere di raccolte bibliotecarie tendevano a diventare dei veri
ne dell'opera dei maestri del Peripato in quell'Italia romana in cui pure im- e propri centri catalizzatori per le cerchie intellettuali limitrofe e addirit-
peravano correnti filosofiche di ascendenza ellenistica quali l'epicureismo e tura per il mercato librario contemporaneo. Ciononostante, ci rendiamo
lo stoicismo: se, infatti, da una parte era più che ricorrente fra i non peripate- ben conto che tale ipotesi, per quanto suggestiva, è destinata a rimanere
tici l'utilizzo di fonti manualistico-dossografiche allo scopo di ottenere noti- sul piano, per l'appunto, delle asserzioni ipotetiche.
zia circa il pensiero di Aristotele e dei suoi scolari, come attestatoci dalla già In ogni caso, ciò che è veramente importante ribadire è che il percor-
citata coincidenza fra il De natura deorum ciceroniano e il De pietate filode- so di ricerca da noi fin qui seguito potrebbe contribuire, nelle nostre spe-
meo l13 , d'altra parte è certo che un accostamento diretto ai testi della tradi- ranze, a riproporre in termini nuovi il problema dei legami culturali vero-
zione peripatetica era virtualmente possibile, per quanto non massimamente similmente esistenti fra Lucrezio e l'epicureismo a lui contemporaneo.
agevole, agli intellettuali greci e romani del I a.C. 114 Più in particolare, la Non intendiamo con ciò rimestare l'antica e vexata quaestio intorno alla
scuola epicurea campana, grazie alla sua spiccata tendenza al confronto criti- supposta origine campana del poeta, su cui gravano, come è noto, i pre-
co, sembrerebbe essere uno degli indirizzi speculativi più partecipi di quel giudizi generati, inconsapevolmente, dalla fantasiosa ricostruzione del
noto processo di rinascita culturale che proprio a partire dal I a.c. interessa il Della Valle - oggi, peraltro, recuperata sotto taluni aspetti dalle nuove ar-
patrimonio testuale e filosofico del Peripato. gomentazioni del Kleve 1l6 - , bensÌ ribadire come la figura dell' autore del
Alla luce di tale situazione storico-culturale l'interesse dimostrato da De rerum natura può essere utilmente inquadrata, senza troppa audacia,
Lucrezio verso taluni aspetti della biologia aristotelica appare meno sor- nella vivida ed unitaria cornice del mondo culturale romano-campano,
prendente, contribuendo, al contrario, a mostrare come, lungi dall'essere
un cultore invasato ed emarginato del verbo epicureo, il poeta del De re-
rum natura appaia inserito abbastanza organicamente - almeno sotto que- si in quegli anni si sarebbe pian piano allargato anche grazie al contributo apportato dal corpus bi-
sto punto di vista - nell'ambito di un filone di moderato rinnovamento in- bliotecario sillano, al di là del fatto che esso abbia costituito o meno la base principale del lavoro edi-
toriale di Andronico.
terno che investe il Giardino greco-romano nei decenni centrali del I 116 G. DELLA VALLE, Tito Lucrezio Caro e l'epicureismo campano, Napoli 1935, la cui tesi,
secolo a.c. In questo senso, non sarebbe forse assurdo immaginare che come è noto, è quella secondo cui Lucrezio sarebbe stato un piccolo possidente campano, legato per
tale fecondo fenomeno di interrelazione culturale e frequentazione testua- tradizione familiare e sodalizi personali agli ambienti e ai culti della sua terra, come sarebbe possibile
arguire ad un attenta analisi del poema. La tesi dello studioso campano è stata, peraltro, ripresa di re-
le possa essere in qualche modo legato alla presenza della celebre biblio- cente in ben altro modo da K. KLEVE, Lucretius and Philodemus, in "Lucretius and his intellectual
teca sillana a Cuma l15 , specie se si pensa al fatto che, come abbiamo vi- background" cit., pp. 49-66., lo stesso studioso a cui si deve la fondamentale scoperta di alcuni fram-
menti del De rerum natura nella biblioteca di Filodemo, scoperta annunciata nell'articolo Lucretius
in Herculaneum, "Cron. Ercol." 19 (1989), pp. 5-27. Il Kleve, oltre a cercare di sanare taluni possibili
elementi di contrasto fra la personalità lucreziana e quella del Gaderese (ad esempio la condanna filo-
113 Cfr. supra note 44 e 45. demea della poesia d'argomento filosofico-scientifico), ha rintracciato numerosi punti di contatto
114 Già il MORAUX, op. cit., p. 49, molto prima degli studi chiarificatori del Gigante, notava co- ideologico che riallaccerebbero, a suo dire, la cultura di Lucrezio a quella della scuola ercolanese. In
me il fatto stesso che Filodemo nel suo nEpl OiKovo~iaç abbia inserito e criticato "estratti molto este- almeno due punti dei papiri filodemei, inoltre, il Kleve avrebbe individuato, seppur in forma incom-
si, in parte letterali, dell' Economia aristotelica" costituisca "una prova in più che nella prima metà del pleta, il nome AouKpilnoç associato alla trattazione di argomenti discussi anche dal celebre poeta.
l secolo a.C. il Corpus Aristotelicum non era del tutto sconosciuto in Italia". È doveroso, tuttavia, pre- Se, dunque, per il Kleve Lucrezio sarebbe stato "a member of the Epicurean circle around
cisare che, secondo l'attendibile ricostruzione di M. GIGANTE. Filodemo in Italia, Firenze 1990, pp. Philodemus", ben più cauto si è mostrato, invece, T. DORAND!, Lucrèce et les Épicuriens de
48-50, sia il nEpl olKovo~iaç che il nEpl KOÀaKdaç si collocano cronologicamente dopo il 50 a.c. Campanie, in "Lucretius and his intellectual background" cit.. pp. 35-48, il quale, basandosi sul fatto
115 Si noti, peraltro, che nulla di preciso apprendiamo dalle fonti intorno agli ulteriori destini che il nome di Lucrezio fino ad oggi non compare mai con certezza in rapporto con quello di
de Il ' itinerante biblioteca apellicontea. Sappiamo - è vero - che con ogni probabilità dopo la morte di Filodemo o di Sirone. si limita a discutere alcuni aspetti del dibattito speculativo dell'epoca comuni a
Fausto Silla a Tapso nel 46 la sua villa cumana, insieme ad altre residenze campane appartenute ad il- Lucrezio e agli epicurei suoi contemporanei. In ogni caso, l'idea che la figura lucreziana vada inevi-
lustri pompeiani, fu requisita e riassegnata a partigiani cesariani. Questa è, almeno, la fondata opinio- tabilmente inserita nel quadro storico-evolutivo dell' epicureismo greco-romano è ormai più che asso-
ne del D'ARMES, op. cit., p. 68. Un tradizione alimentata soprattutto dalle congetture dei moderni data, come dimostra il saggio di G. ARRIGHETTI, Lucrèce dans l'histoire de f'Epicureisme. Quelques
vuole, come si è già detto, che la preziosa biblioteca sia stata comprata all'incanto da Cicerone. in réflexions, in "Lucretius and his inteJ1ectual background" cit., pp. 21-33. Da qualunque prospettiva si
quanto essa avrebbe fatto parte del patrimonio messo in vendita da Fausto per far fronte ai propri de- affronti il problema, insomma, appare oggi eccessivo il rassegnato pessimismo che animava il
biti. Nulla di certo, in realtà, ci è dato sapere a tal proposito, se non che, come possiamo facilmente Boyancé, Lucrezio e l'epicureismo, trad. it., Brescia 1979, p. 22, quando affermava che "ignoreremo
supporre con le sole armi dell'analisi culturale, il processo di diffusione dell'opera aristotelica aperto- per sempre come Lucrezio sia venuto in contatto con l'epicureismo".

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delle relazioni sociali che lo attraversano e, ancora di più, dei dibattiti
culturali che lo agitano. In modo analogo a quanto rilevato più volte da
Marcello Gigante per il caso emblematico di Filodemo, il cui magistero,
seppur imperniato sull'ambiente campano, mira direttamente al cuore del-
la società colta romana ll7 , l'operazione missionaria di Lucrezio acquisi-
sce pieno valore se la si configura storicamente come impregnata delle
problematiche culturali proprie degli orientamenti filosofici e letterari
coevi, la cui eco sempre di più oggi riusciamo a cogliere grazie ai molti
progressi della ricerca. Alla fine di questo nostro viaggio fra i testi e le
molte stimolanti domande di cui essi sono gravidi, dunque, non possiamo
che augurarci che anche la discussione di un aspetto apparentemente mar-
ginale della poetica speculativa lucreziana, quale la presenza di materiale
biologico aristotelico all'interno del poema, possa in qualche modo fun-
gere da impulso per una riconsiderazione critica del ruolo svolto da
Lucrezio nella ridefinizione dell'assetto scientifico ed ideologico dell'epi-
cureismo romano, nonché nell'elaborazione di una nuova e peculiare sen-
sibilità verso le ricadute morali delle teorizzazioni biologiche.

117 Si veda, ad esempio, M. GIGAI\TE, Fi/odell1o in Italia cit., pp. 43-45, che a ragione contesta
il netto rapporto di opposizione postulato. sulla base dei giudizi ciceroniani, da T. MASLOWSKI,
Cicero, Philodell1us, Lucretius, "Eos" 66 (1978), pp. 215-226, fra un Filodemo esponente di un epi-
curei smo "d'importazione" ed un Lucrezio rappresentante di quell' "indigenous Roman
Epicureanism" cominciato a metà del II a.c.: un rapporto oppositivo speculare a quello di intima con-
nessione immaginato, con altrettanto eccesso di stilizzazione, dal noto saggio di G. DEI.I.A VALLE.
Tito Lucrezio Caro cit. Più avvedutamente, il Gigante ribadisce che Filodemo, "pur agendo a
Ercolano, mirava a Roma": "Ie radici" alla base della personalità filodemea e di quella lucreziana,
dunque, "erano comuni, anche se i dati in nostro possesso sono troppo esigui per poter indicare rap-
porti personali". In definitiva, non ha più senso oggi - se mai lo ha avuto - contrapporre una "ipotesi
campana" ad una "ipotesi romana" riguardo al problema della collocazione intellettuale di Lucrezio,
se solo si pone mente al fatto che, dal punto di vista della mobilità personale, i due territori era stret-
tamente amalgamati per gran parte dell'anno (come attestatoci in primi,l' dall'epistolario ciceroniano),
mentre, da un punto di vista socioculturale, la predicazione dei maestri epicurei dell'epoca sembra
valicare volutamente i più angusti confini geografici, per confluire nell'alveo composito di quel gran-
de dibattito etico-filosofico che nel I a.c. investiva tutta la Kot v1\ culturale greco-latina.

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