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Castells: I social network aiutano la democrazia

Fonte: GIANCARLO BOSETTI - la repubblica


Martedì 29 Marzo 2011 06:08 -

L´anticipazione/ Su "Reset" intervista al sociologo che spiega


come i nuovi media possono favorire, dal basso, grandi
cambiamenti politici. "Se il potere non può controllare le menti la
gente è libera Poi occorre vedere come usa questa libertà". "In
Europa la politica è in crisi. Non ha più rapporti con la base
popolare. Il mondo arabo ci dà una lezione"
Anticipiamo parte dell´intervista di a Manuel Castells che appare sul prossimo numero di
Reset Negli ultimi anni e anche nel suo saggio più recente, Comunicazione e potere, Manuel
Castells ha teorizzato l´instaurarsi di un progressivo equilibrio tra i vecchi poteri mediatici
(comunicazione di massa, entertainment, società di telecomunicazioni, produzioni televisive
ecc.) e le nuove opportunità offerte dalla telefonia mobile, dai social network e da tutti quei
dispositivi ormai sempre più diffusi a livello globale. Sembra si sia trattato di un bilanciamento
senza un esito predeterminato. Quel che sta attualmente accadendo nel mondo arabo sembra
improvvisamente sancire la fine di tale equilibrio. Chiediamo a Manuel Castells se non gli
sembra che sia successo qualcosa di rivoluzionario: a un certo punto è stata definitivamente
oltrepassata una soglia cruciale. È d´accordo? «Sì, per quanto se avessimo seguito da vicino
quanto sta accadendo nelle società di tutto il mondo, soprattutto nella fascia di popolazione al di
sotto dei 30 anni, ci saremmo accorti che i segnali c´erano tutti. Nel mio saggio pubblicato ad
agosto del 2009 l´analisi proposta indicava già chiaramente come i network orizzontali di
comunicazione tipici di internet e del wireless offrissero ai movimenti sociali opportunità di gran
lunga maggiori in termini di auto-mobilitazione e auto-organizzazione, dal momento che la
comunicazione è la chiave di ogni attività umana e che internet e il wireless hanno
definitivamente infranto il monopolio della comunicazione filtrata da governi e aziende. Il potere
è nell´antenna del proprio dispositivo di comunicazione mobile, perché è quello che connette tra
loro le menti delle persone». Oggi viviamo in un contesto di trasparenza? Tra le fasce più alte e
quelle più basse della società e il potere politico assistiamo forse a un mutamento irreversibile?
«È irreversibile perché la tecnologia della comunicazione opera una disintermediazione della
comunicazione di massa e perché ci troviamo nel pieno della rivoluzione digitale. Dal momento
che è molto difficile riuscire a controllare le reti (l´Egitto ci ha provato e ha fallito su tutta la
linea), il mondo in cui viviamo è caratterizzato da un flusso perlopiù libero di comunicazione.
Certamente i messaggeri possono essere identificati e puniti, ma i messaggi vanno avanti per la
loro strada. Così stando le cose, se i poteri esistenti non possono controllare le menti, la gente
è libera, almeno intellettualmente. Come questo si traduca in autonomia sociale e libertà politica
dipende dai processi specifici e dalle specifiche società, ma sicuramente stiamo assistendo
all´alba di una nuova era di profondi cambiamenti sociali e politici». Le tecnologie orizzontali di
"auto-comunicazione di massa" (come la chiama Lei) sembrano produrre conseguenze diverse
nei diversi contesti. In situazioni drammatiche, in società oppresse e povere, pare siano
veramente diventate un´arma di libertà, uno strumento di sicurezza, rivoluzionario. Nelle società
affluenti invece non sembra che queste tecnologie riescano ad aiutare la sfera politica a tenere
a freno il populismo galoppante. Al contrario. «Non sono d´accordo. In tutti i casi Internet sta
agevolando i movimenti popolari e una più libera espressione della società, a prescindere
dall´establishment politico. Il punto è che i modi in cui la libertà viene sfruttata non sono garantiti
dalla libertà stessa. In America, Obama non sarebbe stato eletto senza l´impiego di Internet in
una straordinaria campagna popolare che ha mobilitato giovani e minoranze. Ma anche quello

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Castells: I social network aiutano la democrazia

Fonte: GIANCARLO BOSETTI - la repubblica


Martedì 29 Marzo 2011 06:08 -

dei Tea Party è un movimento popolare, in effetti semifascista e populista, e anche per la sua
diffusione e influenza Internet si è rivelata cruciale, perché Obama ha perso la battaglia per
conquistare le menti della gente e la sinistra è completamente smobilitata, malgrado la battaglia
del Wisconsin (un esempio di caro vecchio movimento di lavoratori) appaia oggi come un
segnale di contrattacco. Non possiamo cedere al determinismo tecnologico. Internet garantisce
la libera comunicazione, ma i contenuti di tale libertà dipendono dagli attori sociali». Qual è la
sua reazione di fronte a cambiamenti così forti nella nostra area? «Penso che l´Europa stia
attraversando una profonda crisi politica. Le istituzioni, i partiti, i leader, sono intrappolati nella
propria storia, nei propri interessi personali, e in alcuni casi nella propria corruzione. Sono
completamente tagliati fuori dalla società, e in particolare dalla società futura, vale a dire dalle
generazioni più giovani, e dalle donne. L´Italia è paradigmatica in questo senso. Il fatto che un
personaggio corrotto e sgradevole come Berlusconi possa venire eletto più volte è legato allo
sconforto che ormai gli italiani nutrono nei confronti dell´intera classe politica. A questo punto, è
essenziale la ricostituzione dell´autonomia politica a livello della base popolare, e questo
dipende complessivamente dall´instaurarsi di comunicazioni orizzontali tra gli individui, che
"bypassino" la presa dei media tradizionali. In questo senso il mondo arabo, nella sua forma
laica e democratica, può indicare la strada all´Europa, secoli dopo che la cultura araba ha già
illuminato le fino ad allora barbare società cristiane».

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