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II. DAL PRIVATO AL PUBBLICO!

Spesso quando si parla di casa-museo si intende la dimora del collezionista, un


ambiente domestico fortemente caratterizzato da:

-  una raccolta artistica
-  oggetti appartenuti al proprietario – ambiente talvolta saturo

Quando la casa diviene museo non espone solo le opere d’arte (spesso
importanti), ma anche gli arredi della casa, dai mobili agli oggetti d’arte
decorativa.


Museo Stibbert, Firenze, lasciato in eredità alla città, viene aperto al pubblico dopo il 1906,
(Fondazione).#
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Collezionista Frederick Stibbert (1838-1906), il collezionare come progetto da sviluppare negli anni nella sua villa sul colle
Montughi. La dimora era affiancata da un eccentrico museo che rispecchiava la sia passione per le armi, costumi, dipinti
e arredi di ogni epoca e provenienza. #
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"Il mio museo", come egli lo chiamò, "che mi costa ingenti somme di denaro, tante cure e fatiche", aggiunge nel suo
testamento (mantenere le collezioni negli ambienti pensati per loro; aprire il museo al pubblico con l’intento di fornire
conoscenza ed educazione).
1. QUESTIONE MUSEOGRAFICA: TEMPO<MUSEO>MORTE
(crf. A. M. Molfino, Case-museo intoccabili: istruzioni per l’uso, in G. Kannès (acura di), Case museo ed allestimenti
d’epoca. Interventi di restauro museografico a confronto, atti del convegno, (Saluzzo, Biblioteca Civica – 13 e 14
settembre 1996), Centro Studi Piemontesi, Torino 2003.)

Stilleben: letteralmente vita silenziosa, immobile – una vita fermata –natura morta

Gli oggetti vengono collezionati per essere sottratti alla vita, intesa come il tempo
che fugge -> è un tentativo per trattenere il tempo, di bloccarlo sfidando la
morte.

Il collezionista con l’atto di musealizzare la sua collezione, immobilizzandola e
rendendola immutabile, cerca di sfuggire lui stesso al tempo -> ricordo eterno

IL MUSEO DIVIENE LA SUA TOMBA
IL VISITATORE SI RITROVA A RIELABORARE UN LUTTO
“ORDINE TOMBALE DELLA VITA GHIACCIATA”

2. QUESTIONE MUSEOGRAFICA: NUOVI ACQUISTI E NUOVI MATERIALI
RIMESCOLANO I VECCHI

“Questa è l’esistenza del collezionista, sempre in tensione dialettica tra i due poli del disordine e
dell’ordine”. W. Benjamin Gesammelte Schriften, Frankfurt 1972, vol. IV, 1 pp. 388-396.

IL MUSEO DIVIENE UNA REALTÀ VIVA e MUTEVOLE, nonostante il volere del collezionista, che si può
interpretare capendo e approfondendo l’identità forte propria del museo e del suo allestimento.

3. QUESTIONE MUSEOGRAFICA: GLI OGGETTI COLLEZIONATI SECONDO
UN PROGETTO SPECIFICO DIVENGONO TESTIMONIANZA DI UNA STORIA
DEL GUSTO E DEL COLLEZIONISMO.

La macchina del tempo: si rianima il passato raccogliendone i frammenti ->
ricomposizione di un contesto sognato o studiato.

Il collezionista osservando un oggetto ne vede le sue estensioni e i significati intrinsechi che nessun
altro è in grado di riconoscere. Per lui ogni oggetto diviene il simbolo di un modo di ricordare, un
accentratore di memorie, un atlante magico di messaggi. Questa lettura del passato degli oggetti e la
capacità di costruirne un nuovo destino diventano testimoni di un particolare gusto e collezionismo.

LE CASE-MUSEO SONO DEI DOCUMENTI, DELLE EREDITÀ UNICHE INTOCCABILI,
CHE VANNO CONSERVATE, STUDIATE, LETTE E COMUNICATE.


Dalla metà del XIX secolo si registrarono diversi lasciti testamentari nei quali raccolte eterogenee
venivano destinate a uso e beneficio pubblico.

Queste raccolte erano:
-  l’esito di trasmissioni ereditarie di famiglie aristocratiche.
-  il risultato di una passione collezionistica del proprietario borghese -> con l’acquisizione di opere
d’arte affermava la sua posizione sociale (soprattutto francesi).

Nel corso dell’Ottocento i nuovi ricchi (collezionista altoborghese) hanno la possibilità di arredare le
loro residenze con oggetti preziosi e opere d’arte, proprio come aveva sempre fatto l’aristocrazia.

-  Grande disponibilità del mercato antiquario.
-  Aprirsi nuovi mercati in Oriente (Indonesia, Cina, Giappone)
-  Esposizioni nazionali ed universali.
-  Numerose aste che introducono nel circuito di compravendita sia pezzi singoli, sia gruppi di arredi
e collezioni già formate.

L’arredare la casa diviene una motivazione diffusa che raggiunse tutti gli stati sociali, fino alla piccola
borghesia.

Verso la metà del XIX secolo Parigi diviene il centro del collezionismo di lusso e del mercato dell’arte.
Con l’espansione industriale ed economica si stabilizza una nuova e folta categoria di imprenditori,
banchieri, capitalisti, era il tempo dell’eccesso, dello sfarzo, dell’eclettismo e della nascita di molti
collezionisti.




FRENESIA E ACCUMULAZIONE: ORDINE E DISORDINE

I veri collezionisti spesso non hanno preso in considerazione l’allestimento delle loro raccolte. L’atto del
collezionare era soddisfacente in sé per sé e non richiedeva uno specifico progetto di allestimento e
disposizione. Contrariamente alcuni collezionisti si sono dovuti confrontare con lo spazio – mai abbastanza
– e con il disordine -> accumulazione isterica -> effetti di cattivo gusto.

In molti casi le collezioni si sono tradotte in un accumulo eccessivo, un miscuglio di oggetti da coordinare
con un lo studio progettuale di un allestimento, ma non rientrava spesso nelle ambizioni del collezionista
-> in alcuni casi l’allestimento è stato delegato ad amici, specialisti arredatori o antiquari, architetti. (Es.
G.G. Poldi Pezzoli, fratelli Bagatti Valsecchi, D’Annunzio, Isabelle Stewart Gardner ecc).

Gli oggetti che venivano accumulati nelle case ottocentesche non erano posizionati casualmente, ma
componevano una “narrazione” d’insieme (metodo quantitativo-il tutto prevale sul singolo). Cioè
divenivano simboli a cui il collezionista infondeva un particolare significato che veniva raccontato o
suggerito attraverso la loro disposizione.

L’ampliamento dell’attività collezionistica -> importante abbassamento di livello nel gusto e nelle scelte.

Le opere d’arte più belle e importanti -> musei -> la bellezza si allontana sia dall’uomo comune, che
dall’intellettuale, l’uomo colto (tipologia di collezionismo inaugurata nel Rinascimento) -> sistema
collezionista – conoscitore -mercante -> ampliamento del “collezionabile” -> nuovi temi (poi esauriti o
irraggiungibili) -> processo tendente all’infinito.



“ Bouvard e Pécuchet: il museo in casa, ovvero il cattivo gusto del collezionista.

La frenesia collezionistica entrata nei costumi borghesi del secondo Ottocento,
prima a Parigi e poi in Europa, fino negli Stati Uniti, non poteva non trovare i suoi
caricaturisti e censori […]– la descrizione di Flaubert ricorda molto il Cabinet de
Curiosités del Seicento e il bric-à-brac:

Sei mesi dopo erano diventati archeologi; la loro casa sembrava un museo. Nel vestibolo avevano
sistemato una vecchia trave di legno. La scala era ingombra di reperti geologici; e una catena
enorme si allungava per terra in tutto il corridoio. Avevano tolto la porta tra due camere dove non
dormivano ed eliminato l’ingresso esterno della seconda, per fare dei due locali un solo
appartamento. Appena passata la soglia si urtava contro una vasca (un sarcofago gallo-romano),
poi lo sguardo era colpito da tutto un repertorio di chincaglierie. […] Il pavimento spariva sotto i
cocci rossi delle tegole. In mezzo, su una tavola, erano esposte le curiosità più rare: la carcassa di
una cuffia di Caux, due urne di argilla, delle medaglie, una fiale di vetro opalino. Una poltrona
imbottita aveva sullo schienale un triangolo di pizzo. Un lembo di cotta di maglia di ferro ornava la
parete destra; e al di sopra due punte reggevano in orizzontale una alabarda, un pezzo unico. […].
Due noci di cocco (appartenente a Pécuchet dai tempi della sua giovinezza) affiancavano sul
camino un barilotto di maiolica cavalcato da un contadino. Più oltre, in un cesto di paglia, un’altra
teneva nel pecco una moneta. Davanti alla biblioteca era sistemata una commode di conchiglie
con ornamenti di peluche. Sulla quale erano posti un gatto che teneva in bocca un topo – un
fossile di Saint-Allyre – e una scatola parimenti fatta di conchiglie; su questa scatola una caraffa di
acquavite con dentro una pera.”


G. Flaubert, Buvard et Pécuchet, ed. consultata a cura di C. Chthot-Mersch, Parigi, 1979, cap. IV, p.
163, in A. M. Molfino, Case-museo intoccabili: istruzioni per l’uso, in G. Kannès (acura di), Case museo ed
allestimenti d’epoca. Interventi di restauro museografico a confronto, atti del convegno, (Saluzzo, Biblioteca
Civica – 13 e 14 settembre 1996), Centro Studi Piemontesi, Torino 2003, pp. 34-35. !

USO DEL PASSATO: COLLEZIONISMO, MEMORIA E STORIA.

Durante tutto l’Ottocento l’uso degli oggetti antichi nei contesti collezionistici e museali si
differenzia da quello delle case-museo Neoclassiche -> nuova visione del passato -> gusto del
Romanticismo.

Case-museo Neoclassiche - Settecento: ricreare l’antichità classica al di fuori del tempo –
sculture antiche (greco-romane) come archetipi puri della bellezza non segnate dai segni del
tempo.

Case-museo dell’Ottocento: ricostruivano la vita del tempo passato attraverso anche oggetti e
frammenti minori (servono alla conoscenza della storia) -> una nuova visione del ritorno del
passato legata ad una lettura diversa della storia -> storiografia romantica – Alois Riegl
(1858-1905) = ad ogni oggetto viene attribuito un valore-tempo.
Es. Musée de Cluny (1832)- Parigi – progetto della collezionista Alexandre Du Sommerand
(1779-1842); Sir John Soane’s Museum (1796-1837).

Secondo R. Pavoni: “L’uso e il recupero del passato si modifica nell’intento collezionistico nel
corso dell’Ottocento… per diventare sintesi di un’immagine individuale di storia, attestato di un
passato soggettivo ricreato in un ambiente privato.”




Musée de Cluny (dimora tardo gotica degli abati
di Cluny - XV secolo) Parigi – progetto del
collezionista Alexandre Du Sommerand
(1779-1842).

Il museo è il primo esempio, dal 1832 (aperta nel
1834 al pubblico), di collezionismo di oggetti
antichi e del loro allestimento/presentazione.
L’edificio e la collezione furono acquistati dallo
Stato nel 1842 e il museo fu aperto al pubblico
nel 1844.

Per Du Sommerand gli oggetti antichi (la sua
collezione era fatta da oggetti preziosi di uso
comune di epoca medievale e rinascimentale), più
dei libri di storia o dei documenti del tempo,
servivano alla conoscenza della storia ->
soprattutto del Medioevo (ricerca delle tradizioni
più profonde dei popolo).
Nel 1807 inizia a collezionare oggetti medievali e
rinascimentali. Il museo ebbe allestimenti evocativi
della vita reale del tempo ritrovato: stanze
tematiche, la sala da pranzo, la cappella, la
camera da letto allestite con l’intento di inserire il
“frammento staccato” in un nuovo contesto - >
ottenere l’illusione della storia recuperata.

La volontà del collezionista era quella di rivivificare
il passato raccogliendone i frammenti ->
ricomposizione di un contesto a luogo sognato e
studiato.

Louis-Vincent Fouquet, Alexandre du Sommerard’s Cabinet


Francia, 1836, Musée des Arts décoratifs.

Mario Praz descrive così la casa-museo John Soane’s Museum (Londra):

“Di quanti appartamenti da me visitati un tempo resta oggi almeno un
vestigio? Alla fine della seconda guerra mondiale mi chiedevo se
esistesse ancora la classica casa di Sir John Soane in una vasta e grigia
piazza di Londra col suo melanconico giardino cinto di cancelli. Casa
quieta come una tomba in fondo a un oceano di nebbia, coi suoi funerei
motivi egizi che si sposano ai men severi greci e romani, quella casa che
sa di museo e ipogeo, con busti, sarcofaghi, urne, bassorilievi, vasi greci
rossi e neri, mobili di mogano cupo e fumose pitture di soffitti […]. Perché
degli appartamenti una volta ricordo proprio i più chiusi e funerei? Forse
perché essi appaiono più intonati alla rovina che li ha minacciati o
sepolti?”.

M. Praz, La filosofia dell’arredamento. I mutamenti del gusto nella decorazione interna
attraverso i secoli , Ugo Guanda Ed., Parma 2012, p. 36.!

John Soane’s Museum prende forma
lentamente 1796-1837 in Lincoln’s Inn Field n.
12,13,14.

Sir John Soane (1753-1837), architetto
neoclassico “… che appartiene piuttosto alla
corrente novatrice e rivoluzionaria del
neoclassicismo che a quella
accademica…” (M. Praz) e professore alla
Royal Academy costruisce il prototipo della
casa- museo in quanto sua abitazione, ma
anche museo “didattico”-museo-accademia,
con una collezione consultabile, per studenti e
amatori.

Nel 1833 Sir Soane lascia al Parlamento
inglese la sua dimora con il vincolo che
fossero preservati nel tempo l’integrità del
contenitore e del contenuto -> binomio
intoccabile -> l’eredità sta nell’insieme.

Concatenazione di spazi abitativi ed espositivi:

Casa: dimora e scena fissa della vita
domestica.
Museo “scapigliato”: spazio e scena fissa
della storia intesa attraverso frammenti di
storia dell’architettura, della scultura e
dell’arte liberamente letti e affiancati.


Lincoln’s Inn Field n.12,13,14.  
La casa museo si sviluppa all’interno di alcuni
edifici del periodo georgiano (1713-1830 ca.
FOTO: Martin Charles. Particolare del Dome - la galleria di calchi
case in mattoni su tre piani) -> il progetto di Sir
e frammenti antichi, al centro il busto di Sir John Soane.
Soane si confronterà con questa tipologia
architettonica re-inventandola, sfidandone le
limitazioni e i vincoli -> soluzioni spaziali
innovative e invenzioni progettuali.

1796 acquista l’abitazione n.12 -> prima
abitazione (es. sala da pranzo e colazione).
1810 acquista scuderie della casa adiacente-
ampliamento verso nord-est -> zona museo
“Dome” a doppia altezza
nuovo Studio di architettura.
1822 quasi completata la ricostruzione
dell’abitazione al n.13, riposizionamento di
alcuni ambienti domestici (sala da pranzo e
colazione, biblioteca), espositivi (quadrerie) e
lavorativi (studio).
1823 acquista il n.14 + scuderie con l’intento
di dedicare più spazio alla collezione dei dipinti
– piano terra nuova quadreria, nel seminterrato
il Parlatoio del monaco
FRAMMENTO: scheggia appartenente ad un oggetto passato, ma anche elemento proteso in avanti pronto
ad aprire future e nuove forme di compiutezza date da affiancamenti e concatenamenti originali e soggettivi -
> opera non finita -> atto combinatorio ->spazio erratico.

La casa-museo diviene uno spazio che ricorda le vedute di Giavanni Battista Piranesi (visionario incisore e
architetto conosciuto da Soane durante il suo Grand Tour in Italia (1778-1780)) per la fitta presenza e
accumulazione di frammenti archeologici: tributo malinconico ad un mondo classico (greco-romano) che è
sparito per sempre. Culto della rovina e di frammenti sparpagliati ovunque su pareti, soffitti e pavimenti.

L’OBIETTIVO: creare una casa per l’”unione delle arti”, un manifesto programmatico della sua
particolarissima visione dell’arte, architettura, scultura e pittura sono completamente integrate.

FARE I CONTI CON LO SPAZIO: tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, Sir John Soane
incominciò a collezionare oggetti d’arte (dipinti, busti, frammenti architettonici, copie di celebri statue
classiche, disegni e oggetti di ogni sorta) che doveva poi sistemare nel museo, uno spazio labirintico in cui
introdusse effetti pittoreschi (sensazione gradevole nella irregolarità e nel disordine spontaneo della natura) e
diede molta importanza all’illuminazione dall’alto.
L’accumulo di oggetti dovette essere gestito con improvvisi ampliamenti degli spazi (inglobò tre case vicine)
e un continuo riordino degli allestimenti e degli interni.

CREARE SPAZIO DOVE NON C’ERA -> soluzioni spaziali come gli specchi convessi, o i piani mobili -> per
esaltare effetti inaspettati e di sorpresa, gli specchi vennero posizionati sia sulle pareti, che sul soffitto -> gli
spazi risultano così frammentati, moltiplicati, riflessi e distorti; inoltre la luce fa il suo ingresso da fonti
nascoste, da lucernari e finestre dai vetri colorati.

Senso di disordine che spesso venne interpretato come cattivo gusto. Crf. W. Benjamin.
John Soane’s Museum – Sezione.




MERAVIGLIA E STUPORE: LABIRINTO DI SPAZI CONTRASTANTI.

Se da un lato la casa-museo è caratterizzata da elementi classici, dall’altro appare il Gotico (stile autoctono
dell’Inghilterra):

Dome-Museo: la galleria di calchi e frammenti antichi a cui spetta la posizione d’onore.
Cripta e il Parlatorio del Monaco: si trovano nei sotterranei, il Parlatorio del monaco è stato costruito sul
modello di uno studio monastico medievale, una sensazione funerea dello spazio sottolineata dalla presenza
sul tavolo centrale del teschio di Padre Giovanni, l’alter ego di John Soane, un tempo abitante di quei lugubri
ambienti -> ambiente architettonicamente teatrale -> manipolazione della luce e delle ombre.
Sala da pranzo e la Biblioteca: le stanze sono un esempio di un’architettura ibrida dove elementi classici e
gotici sono integrati.
La Sala delle pitture (es. di ordine e corretta esposizione): Sir John Soane fu anche un grande collezionista di
dipinti e disegni (Canaletto, Piranesi, Turner, Hogarth), la quadreria è un esemplare unico in termini spaziali. Le
pareti della stanza, cariche di dipinti, si schiudono per rivelare una serie di altri pannelli ricoperti fino
all’inverosimile da ulteriori quadri e disegni. Joseph Michael Gandy ritrasse nei suoi disegni tutte le architetture
progettate da Soane -> una totale unione delle arti -> l’architettura contiene la pittura e la pittura rappresenta
l’architettura.


John Soane, Description of the House and
Museum, The Residence of Sir John Soane,
Londra 1835.

A destra in alto: Sala da pranzo e biblioteca.
In basso a sinistra: Dome -Il museo.
In basso a destra: Sala delle pitture.
John Soane, Description of the House and
Museum, The Residence of Sir John Soane,
Londra 1835.

A destra in alto: Parlatorio del monaco.
A sinistra: La camera di Belzoni/Cripta (Sarcofago).
Interesse per i calchi in gesso, probabilmente presi dall’Italia, con cui l’architetto ha invaso le pareti
della Stanza dei Calchi che si espanse su tre piani.

FOTO: Sir John Soane’s Museum

 
FOTO: Gareth Gardner, catacombe. FOTO: Gareth Gardner.
Ingresso alla sala da colazione.
FOTO: nero magazine, Sala della colazione
(con la cupola a baldacchino) e Sala da
pranzo e biblioteca.
FOTO: Martin Charles, Parlatorio del monaco.
FOTO: nero magazine, La quadreria.
LUOGO STRATIFICATO DI OGGETTI E REPERTI SECONDO I LORO TEMPI STORICI DI
ACCUMULAZIONE



CASA-MUSEO



DEPOSITO DI EMOZIONI – VISSUTI INDIVIDUALI -> NELL’ ACCUMULAZIONE STORICA DEGLI
OGGETTI SI MANIFESTANO ANCHE LE IDEE ED I SENTIMENTI CHE L’ACCOMPAGNANO.



VISITATORE – RITROVA E RICONOSCE QUESTI ARCHETIPI/MODELLI CULTURALI E SENTIMENTI.

OGGETTI STRAPPATI ALLA LORO ORIGINALE FUNZIONE -> NUOVA IDENTITÀ
-> IDENTITÀ CHE NEL TEMPO STORICO PRODUCE EMOZIONI (collegamento empatico con il
visitatore che partecipa con le sue emozioni).

MUSEO: “LUOGO DELLE IMMAGINI” dove le immagini si mostrano, si contemplano e si consumano -
> luogo della contemplazione di sé, luogo del narcisismo (del collezionista), dell’evocazione e piacere
della memoria.


“Perché i musei-casa sono una creatura dell’Ottocento?
Per Walter Benjamin quel secolo ‘ha concepito la casa come custodia
dell’uomo e l’ha collocato lì dentro con tutto ciò che gli appartiene, così
profondamente da far pensare all’interno di un astuccio per compassi in
cui lo strumento è incastonato di solito in profonde scanalature di velluto
viola con tutti gli accessori’.

Nel secolo XIX la casa diventa protezione e rifugio dell’individuo contro
l’esterno, il tempo dei riti familiari, la grotta dove nascondersi con le
proprie reliquie. La concentrazione di elementi d’arredo, l’affollarsi del
bric-à-brac e dei soprammobili appartiene al culto familiare, dei vivi e dei
morti; è l’ossessione di tenere tutto con sé, come per prepararsi a un
lungo viaggio, o come gli antichi che portavano nella tomba gli oggetti e
le memorie della vita quotidiana. Mobili e soprammobili finiscono con lo
sciogliersi dai criteri tradizionali per assumere significati e valenze
sentimentali, oltre che di status sociale.”

crf. A. M. Molfino, Case-museo intoccabili: istruzioni per l’uso, in G. Kannès (acura di), Case
museo ed allestimenti d’epoca. Interventi di restauro museografico a confronto, atti del convegno,
(Saluzzo, Biblioteca Civica – 13 e 14 settembre 1996), Centro Studi Piemontesi, Torino 2003, p.
31.

Edgar Allan Poe, testo pubblicato Edmond de Goncourt, La Edith Wharton, La
sulla rivista di Filadelfia, Burton’s maison d’un artiste, 1879. decorazione della casa,
Gentleman’s Magazine, 1840. 1897.
Nei primi decenni del XX secolo il modello di casa-museo ebbe un importante
sviluppo sia in Europa che in America.

Seguendo l’esempio dei filantropi ottocenteschi, diversi collezionisti donarono le
proprie collezioni e le case che le contenevano.

In Europa molti allestimenti originari andarono distrutti a causa degli eventi bellici es.
Museo Poldi Pezzoli-bombardamenti 1943 -> ricostruzioni hanno annullato le
ambientazioni iniziali.

Tra il 1870 e 1880 il modello europeo e ottocentesco di mercato artistico e del
collezionismo si diffuse negli Stati Uniti d’America, così come l’idea di casa museo
(per la volontà dei collezionisti statunitensi (rappresentati dalla High society
industrializzata della East Coast) di legare il proprio nome ad un’istituzione museale).
Era un periodo storico segnato dal benessere nato dalla sanguinosa guerra civile di
secessione; dalla forte industrializzazione del Nord; dallo sviluppo delle ferrovie e delle
speculazioni dai rapporti con il capitalismo francese e britannico.
La tipologia di case museo qui ha resistendo più a lungo, oltre la metà del
Novecento.
A) Casa del collezionista come luogo privato:
-galleria visitabile da estranei – “raccolte private” segnalate su guide cittadine.
-luoghi arredati con gusto – testimonianza di ricchezza di mezzi del proprietario,
ma non c’è un preciso progetto espositivo.


B) Musealizzazione di una dimora privata porta a ragionare su:
-  una serie di modifiche legate alla conservazione (messa in sicurezza,
apparecchi per il controllo dei flussi e dei fattori ambientali) e alla fruizione (non
alterare l’atmosfera originale familiare).
-  necessità di aiutare la lettura e comprensione delle opere che spesso non sono
individuabili all’interno di una disposizione non gerarchica, ma soggettiva del
collezionista. Didascalie?


DIRETTIVE TESTAMENTARIE:

-  non ci sono indicazioni precise, così le istituzioni che ereditano possono
intervenire come credono nella scelta del percorso espositivo -> modificare la
disposizione di opere e arredi -> alterare l’idea originale del collezionista;
-  i donatori riportano l’esplicita condizione di non modificare la casa e di
mantenere la disposizione di opere d’arte e arredi;
-  il collezionista non vincola la disposizione di opere e oggetti all’interno della
casa, ma impone la costituzione di una Fondazione che gestisca il patrimonio –
casa, opere, rendite finanziarie. Indica persone conosciute come responsabili
per le scelte culturali del futuro museo.
MUSEALIZZAZIONE DI CASE
MODERNE.  

Villa Necchi Campiglio, primi anni Trenta,


Milano.#
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Dimora alto-borghese realizzata da Piero
Portaluppi (1888-1967) e con arredi firmati da
Tomaso Buzzi (1900-1981). #
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Villa donata al FAI (Fondo Ambiente Italiano)
dalle sorelle Nedda e Gigina Necchi e di
Angelo Campiglio (marito di Gigina), nel 2001.
La famiglia era esponete di una borghesia
industriale lombarda colta.#
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#
#
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Al suo interno sono conservate alcune
collezioni donate alla villa: #
-Collezione Alighiero ed Emilietta de’
Micheli (opere del Settecento) donata
al FAI nel 1995. #
-Collezione Claudia Gian Ferrari (lavori
di Boccioni, Wildt, de Chirico, Carrà,
Sironi, Morandi) donata al FAI nel
2009.#
-Collezione Guido Sforni (1935-1975)
(21 opere su carta di artisti del
Novecento, Fontana, Matisse,
Modigliani, Picasso ecc.) donata al FAI
nel 2017.#
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La dimora è stata aperta al pubblico
nel 2008 e fa parte di una rete di case
museo composta da altre dimore
milanesi: Poldi Pezzoli, Bagatti
Valsecchi e Boschi Di Stefano
(Portaluppi).  

La casa circondata da un giardino, dispone anche
di un campo da tennis e di una piscina (tra le prime
private in città), è un esempio di architettura
moderna.
L’innovazione prevede l’unione tra funzionalità e
confort: ascensori, montavivande, citofoni interni,
porte blindate scorrevoli e caveau murati. 
Nel secondo dopoguerra l’architetto e scenografo
Tomaso Buzzi intervenne con un riallestimento che
addolcì la linearità dello stile di Portaluppi
(considerato dai proprietari troppo modernista)
inserendo elementi d’arredo ispirati al Settecento e
in particolare allo stile Luigi XV.
La disposizione degli spazi interni ->
tradizionale delle dimore nobiliari

Primo piano -> area giorno;
Piano superiore -> stanze da letto;
Sottotetto -> stanze di servizio
Seminterrato -> cucina, sale da
gioco, spogliatoi e bagni per la
piscina. 

La famiglia volle destinare ampi spazi
alle stanze destinate al ricevimento
degli ospiti e alla socialità: la Sala da
pranzo, il Fumoir, la Biblioteca e il
Salone. 
Villa e collezione Panza, Varese.
Bene del FAI dal 1996.


Una villa del Settecento ospita l’arte americana del Novecento.

Collezione iniziata negli anni cinquanta dal conte Giuseppe Panza, una collezione di arte
contemporanea che comprendeva nel 1996 più di duemilacinquecento pezzi, poi venduti a
diversi musei di tutto il mondo. Nella Villa sono conservati molti dei pezzi della collezione
originaria.

Opere site-specific (circa 150): di Robert Irwin, James Turrell e Robert Wilson, Dan Flavin, Wim
Wender, Lawrence Weiner.


Le opere della collezione sono
ispirate ai temi della luce e del colore
e dialogano perfettamente con
l’architettura, gli arredi rinascimentali
e le preziose raccolte di arte africana
e precolombiana.

Al piano terra e primo piano sono
attualmente esposte le opere
minimal e monocrome, l’arte
organica e concettuale di Phil Sims,
David Simpson, Ruth Ann
Fredenthal, Max Cole, Ford
Beckman, Ross Rudel, Alfonso
Fratteggiani Bianchi ed Ettore
Spalletti.






FOTO: Ettore Spalletti (1940).


David Simpson (1928).
David Simpson nel Salone Impero. Dear to Saturn (Sapphire) e a destra
Quicksilver Shift, entrambi del 1994.
La luce è alla base delle scelte artistiche
del collezionista:
L’Ala dei rustici -> site specific, quasi un
tempio consacrato all’elemento
luminoso -> installazioni permanenti di
Dan Flavin, James Turrell e Robert Irwin.
La Villa rimane uno spazio vivo ospitando
diversi eventi come mostre temporanee di
arte contemporanea:

Mostra antologica di Barry X Ball (1955),
Barry X Ball. The End of History, mostra
2018 .