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Farmacopee dal Ducato di Napoli al Regno delle Due Sicilie

Book · April 2013

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Raimondo Villano
Accademia Storia Arte Sanitaria
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Farmacopee dal Ducato di Napoli al Regno delle Due Sicilie

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Raimondo Villano

Raimondo Villano

Farmacopee dal Ducato di Napoli


al Regno delle Due Sicilie

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Farmacopee dal Ducato di Napoli al Regno delle Due Sicilie

Copia n. __________________

L’autore

_________________________

© Copyright Raimondo Villano.


© Ricerche, elaborazioni, copertina a cura di Raimondo Villano.
Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte del libro può essere riprodotta in
pubblicazioni e studi senza citare la fonte. Nessuna parte del libro può essere diffusa
con un mezzo qualsiasi, fotocopie, microfilm o altro, senza il permesso scritto
dell’editore.
All right reserved. No part of this book shall be reproduced in publications and
studies without root’s citation. No part of this book shall be stored in a retrieval
system, or transmitted by ani means, electronic, mechanical, photocopying,
recording or otherwise, without written permission from the publisher.
Realizzazione editoriale: Prof. Dott. Maria Rosaria Giordano.
Redazione: mobile +39 334 14.33.878; e-mail: farmavillano@libero.it
Advisor executive: Francesco Villano.
Edizioni Chiron Found. - Praxys dpt.
© 2013 Fondazione Chiron, via Maresca 12, scala A - 80058 Torre Annunziata
(Napoli)
website: www.raimondovillano.com.
Vendite: giovanna.ce@libero.it; http://www.raimondovillano.com.
Stampa LP - Napoli.
Prima edizione aggiornata: febbraio 2013.
Numero di pagine complessive: 40.
Finito di scrivere il: dieci febbraio 2013.
1^ copertina: Antidotario Napolitano di Giuseppe Donzelli (1613).
4^ copertina: Teatro Farmaceutico Dogmatico e Spagirico di Giuseppe Donzelli
(1677).
Serie numerata e limitata.
Questo volume, privo del numero di serie e della firma dell’autore, è da ritenersi
contraffatto.
CDD 615 VIL far 2013.
LCC DG 831.

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Raimondo Villano

FARMACOPEE DAL DUCATO DI NAPOLI


AL REGNO DELLE DUE SICILIE

Raimondo Villano
Gruppo di Studio sulle Farmacopee
International Society for the History of Pharmacy ISHP (Berna, Switzerland)
Direttore: Prof. Dr. François Ledermann (Presidente Em. ISHP)

Parole chiave: Farmacopee - Napoli - Regno.

Abstract
Si passano in rassegna le opere prodotte nel Ducato intorno al X secolo e poi nel
Regno svevo, antesignane della farmacopea; facendo una ricognizione sulle
evoluzioni nazionali inferenti in aree partenopee nei secoli immediatamente
successivi, si giunge ad una selezione delle principali opere edite nel Regno dal XVI
al XIX secolo, distinguendole per città di pubblicazione (Catania, Messina, Palermo,
Napoli) e prevalente uso e descrivendone per successione diacronica crescente
analiticamente i contenuti e le caratteristiche. Vengono, poi, citate le opere
annoverabili come farmacopee non ufficiali, di cui si descrivono in dettaglio la
struttura le peculiarità della più importante. Si citano, infine, le maggiori opere
partenopee prodotte nelle epoche sia pre-unitaria e che unitaria italiane
soffermandosi sulla loro contestualizzazione nello scenario nazionale ed
approfondendo il contesto delle prevalenti problematiche socio-politiche e tecniche
di tali periodi.

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Farmacopee dal Ducato di Napoli al Regno delle Due Sicilie

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Raimondo Villano

Cronologia
Ducato di Napoli (dal 763 fino al 1137); Ducato di Napoli (fino al 1195: Normanni);
Regno di Sicilia (fino al 1266: Svevi); Regno di Napoli (fino al 1442: Angioini,
famiglia Durazzo); Regno di Napoli (fino al 1646: Aragonesi, Spagnoli); Repubblica
Napoletana (fino al 1647); Regno di Napoli (fino al 1713: Spagnoli); Regno di
Napoli (fino al 1734: Austriaci); Regno di Napoli (fino al 1799); Repubblica
Partenopea (1799); Regno di Napoli (fino al 1806); Regno di Napoli (fino al 1815:
Francesi); Regno delle Due Sicilie (fino al 1860).

1. Introduzione
Varie potrebbero essere le opere antichissime considerabili come sorta di antesignana
farmacopea del Ducato di Napoli; tra esse ci si limita a citarne l’Antidotarium,
attribuito a Donnolo (ne accennerebbe a conclusione del Sēferha-Mirqāōt, § 20) ma,
in effetti, si tratta di un’evidente interpolazione tesa ad integrare i rimedi del libro con
quelli dell’anonimo. Di Donnolo, Shabbĕtay Bar Abrāhām, (913-ca1004), invece,
medico e uomo di scienza ebreo rapito dodicenne dai Saraceni a Capua, si ricorda
il Sēfer ha-Mirqạōt, opera tutt’altro che derivata o compilativa e, di fatto, un
originale compendio di esperienza farmacologica acquisita dall’autore in circa
quaranta anni di esercizio della professione. Il libro è ricco di formulazioni
medicamentose per rimedî, pozioni, polveri, impiastri, frizioni e unguenti (questi
ultimi noti come ‘Seplasia’, proprio dall’omonima piazza della città di Capua,
fiorente mercato di unguenti e profumi alle porte di Napoli.

2. Antidotario salernitano
Nicolò Praepositus Salernitanus (uomo autorevole e con responsabilità nella
prestigiosissima Scuola medica salernitana), medico-farmacista che opera intorno al
1140, lascia alla Scuola e alle generazioni future la stesura definitiva
dell’Antidotarium: trattato di materia medica, farmaceutica e terapeutica, contenente
una raccolta di 139 ricette di pratica ospitaliera quotidiana con l’adozione di pesi e
misure di base per tutti gli antidotari e le farmacopee seguenti (con una scala corrente

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Farmacopee dal Ducato di Napoli al Regno delle Due Sicilie

dal grammo alla libbra, attraverso lo scrupolo, la dramma, l’oncia) e con


l’introduzione di nuovi medicamenti, tra cui spongia soporifera anestetica,
giusquiamo e mandragora. Questo testo è considerato la prima raccolta di ricette della
medicina europea e per molti secoli ha costituito la fonte ufficiale, alla quale fare
riferimento, per medici e farmacisti. L’imperatore Federico II, infatti, eleva
l’Antidotarium Nicolai a farmacopea ufficiale in tutta Europa: è il primo esempio
di una sorta di Farmacopea imposta da un’autorità. L’opera, inoltre, ispira e influenza
una quantità enorme di vari erbari, ricettari, compendi e antidotari che seguono, sino
ai primi anni del XVIII secolo.

3. Evoluzioni successive
Nei secoli successivi la diffusione, agevolata dall’introduzione della stampa, di
formulari, antidotari, testi, trattati o compendi che descrivono i medicinali e la loro
preparazione rende teoricamente possibile a ogni medico o speziale preparare lo
stesso medicinale; in pratica, tuttavia, ciò avviene spesso in maniera difforme, con
metodi e ingredienti diversi, proprio a causa della frequente discordanza delle ricette.
Si alimentano, così, confusione, frodi e adulterazioni, spesso pericolose per gli
ammalati.
Il riconoscimento di ufficialità introdotto nei domini fiorentini con il Ricettario
Fiorentino del 1498 ben ne giustifica la considerazione come primo esempio di
Farmacopea, secondo le moderne concezioni; a tale testo si ispirano le Farmacopee
successivamente pubblicate nelle singole città e, poi, negli Stati: infatti, sono prima le
città a dotarsi di una propria Farmacopea e, poi, gli Stati regionali e, quindi,
procedendo in Europa, i movimenti di unificazione, le singole Nazioni.

4. Farmacopee del Regno dal XVI secolo


Dal XVI secolo, oltre al “Ricettario fiorentino”, sono disponibili nel Regno
partenopeo molte opere, tra cui: “Antidotario Catanese” di metà del Cinquecento;
“Petitorio Napolitano” del 1614; “Farmacopea Messinese” del 1629, “Antidotario
Napoletano dell’Almo Collegio degli speziali” di Francesco Savi del 1642;
“Antidotario Napolitano” di Giuseppe Donzelli del 1642; “Antidotario Napolitano”

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di Francesco Greco di Mesagne del 1642; “Amussis Medicamentaria” di Andrea


Vetrano, scritto per gli speziali di Palermo e pubblicato nel 1655; “Dispensatorio o
Antidotario Catanese” del 1658; “Petitorio Napolitano” di Giuseppe Donzelli del
1663; “Catanense dispensatorium” di Nicolò Catanuto del 1666; “Teatro
farmaceutico dogmatico e spargirico” di Giuseppe Donzelli pubblicato a Napoli nel
1667; “Antidotarium Panormitanum Pharmacochymicum” del 1670 di Nicolò
Gervasi (a Palermo, però, sono anche utilizzati la Farmacopea Londinese e il Codex
Francese); “Farmacopea ad uso degli speziali, e medici moderni d’Italia” di L. V.
Brugnatelli, pubblicata a Palermo nel 1811; “Ricettario Farmaceutico Napoletano”
di Domenico Cotugno, pubblicato a Napoli nel 1811; “Ricettario Farmaceutico
Napoletano” del 1823; “Ricettario farmaceutico napolitano con tariffa de’
medicinali, pubblicato a Napoli nel 1855 dal Protomedicato Generale del Regno.

5. Antidotario Catanese
Si raccolgono ordinatamente i fruttuosi risultati di un amore secolare per l’Arte dei
farmaci e per la società: nel Catanatense Dispensatorium, sive Antidotarium, Ea
continens medicamenta, quae apud nostros Medicos usitatioria habentur Simplicia
itidem quae principalium vice, (si ea desiderantur) a cientia, ex industria recentans,
A Nicolao Catanuto Pharmacopola Catanense concinnatum, di cui in questa sede si
considera l’edizione Catanae, ex Typographia Iosephi Bisagni, In Palatio illustrissimi
Senatum, del 1666. È un trattato minuzioso e già nel titolo appare il richiamo ai
succedanea, che sono una costante primaria del Dispensatorium (malgrado l’inciso
“si ea desiderantur”). La struttura del Dispensatorium del Catanuto riprende antiche
esperienze riconducibili, ad esempio, alla Raccolta di Varii Secreti di Girolamo Brea
(sempre catanese) stampata nel 1618 a Messina e all’opera “Discorsi nelli quali
s’insegna con diligenza alli Discepoli dell’Arte, dell’Arte della Spetiaria”, edito da
Antonio de Francisci a Palermo nel 1625.
Lo schema del Dispensatorium, privo di index, classifica i farmaci, come prassi
d’epoca, non per categoria terapeutica bensì secondo forme farmaceutiche; singole
Setiones sono riservate, dunque, ai vari elettuari, unguenti, cerotti, ecc.

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Farmacopee dal Ducato di Napoli al Regno delle Due Sicilie

In dettaglio, il Dispensatorium è così articolato: Sectio Prima (De Electuaris solidis,


speciebus et Pulveribus (pp. 1-28); Sectio Secunda (De Electuaris mollibus, 29-126);
Sectio Terzia (De Saccharis, seu Conservis 127-134); Sectio Quarta (De Syrupis,
Rob, Iulepis, Aquis et Decoctis 135-194); Sectio Quinta (De Pilulis, Trochiscis, Sief
et Suppositoriis 195-216); Sectio Sexta (De Unguentis, Ceratis et Emplastris 217-
262); Sectio Septima (De Oleis 263-287); Curiosis Tyronibus Chimicam profiteri
cupientibus 288-300). Di particolare interesse appare l’Appendix di Sectio Septima, in
cui vi è un’esortazione all’uso dei rimedi chimici, benché siano complesse le
operazioni principali dell’arte Chimica del tempo, ovvero la digestio, la putrefactio,
la circulatio e la fermentatio. Vi sono numerose prescrizioni desunte prevalentemente
da Mesue, Poter, Menandro ma anche ricette originali tratte da pratiche locali, come
la Pulvis ad destillationem Francisci Manfredi, la Theriaca Andromaci dello stesso
Canuto preparata nel 1663 per il vescovo di Catania Card. Astalli. Nel
Dispensatorium, inoltre, sono riportati resoconti realistici delle condizioni dell’arte
farmaceutica e la sanità a Catania svelando collusioni, corruzioni e distorsioni
gestionali sanitarie, confermate da un’anonima “Relazione per l’Osservanza delle
Costituzioni Protomedicali sulla situazione a Palermo” in quel tempo (documento
presente nei fondi della Biblioteca Senatoria di Palermo) commissionata dal Vicerè
intorno a metà ‘600; emergono, in effetti, molte “astuzie creative” coperte da potenti
omertose consorterie tese al guadagno senza scrupolo a danno della salute della
povera gente: “Molti di detti licentiati per moltiplicare lucro, anzi furti, compongono
medicamenti a loro modo, quelli portano e vendino all’infermi, e con promessa di
darci certa salute, cavano la possibile somma di danari dall’appassionati infermie
parenti, e con la credenza che siano medici approbati dalli superiori si retrovano
assassinati nella robba e il malato o reso incurabile nella robba e il malato o reso
incurabile o morto. (…) Dal Consultore, non si fa’ visita di Spetiali, né di Droeri, né
di Confettieri, e perciò questi tali tengono tale libertà che vendono quello li piace, e
si commettono delitti in pregiudicio exorbitanti prezzi le compositioni e medicamenti,
e perché non temono castigo mettono e levano nelle recette di medicine e sciroppi a
loro modo per sfare la robba (disfarsi del materiale adulterato) che si ritrovano in
botteghe, mutando più volte la qualità di medicamenti ordinati da’ medici con

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Raimondo Villano

gravissimo danno di poveri infermi (…) Restano nelle loro botteghe li semplici e
composti medicamenti invecchiati, e però senza virtù; e non si dovendo dare alli
infermi contra liDecrteti delle Pragmatiche e Constitutioni, per li quali si devono
brugiare. Ma non havendo timore, né chi faccia il dovere, li donano con gravissimo
danno di poveri infermi, onde in loco di purgare si l’agitano li humori, e non
purgano, li levano (…)”.

6. Antidotari Messinesi
Tra gli Antidotari messinesi sono annoverabili: l’in folio del bolognese Giovan
Battista Cortesi “Pharmacopoieia sive Antidotarium Messanense, in quo tum
simplicia tum composita medicamenta, usu recepta accurate examinantur”,
pubblicato a Messina presso la Typographia Petri Brex nel 1629; l’Antidotarium
dell’illustre Pietro Paolo Pisano (a Messina sette volte Protomedico e anche Direttore
dell’Ospedale di Santa Maria della Pietà), pubblicato nel 1643, molto diffuso e
stampato anche dalla famosa tipografia Giunta a Venezia.
In particolare, è rilevante la Pharmacopoieia sive Antidotarium Messanense di
Cortesi, che suddivide i medicamenti in interni (alteranti, solventi e corroboranti) ed
esterni o locali: gli alteranti (liquidi: sciroppi; solido-liquidi: elettuari; acque) sono
attivi per ristabilire le funzioni dei quattro umori; gli elettuari (o lattovari) sono
lenitivi o purganti (catartici), e assunti in forma di decozioni, infusioni o bolo (pillole
prive di componenti minerali), purificano gli umori come cholagoghi o flemmagoghi
o melanogoghi. La Pharmacopeia di Cortesi, in effetti, rifacendosi sovente al
Grabadin, l’Antidotario di Mesue, ma anche ai neoterici (come, ad esempio,
Falloppia, Valeriola, Mercuriale, Quercetano), tende a individuare le virtù (o forze) di
rimedi semplificati in grado di ripristinare gli umori e adopera spesso estratti
dai semplici.
Nell’Indice degli autori in ordine alfabetico (ma per nome, non cognome!) figurano
molti autorevoli personalità, tra cui: Andrea Mattioli, Andrea Vesalio, Arnaldo
Villanova, Avicenna, Democrate, Dioscoride, Gabriele Falloppio, Ippocrate,
Giovanni Filippo Ingrassia, Mesue, Giovanni Quercetano, Galeno, Luca Ghini,
Niccolò Salernitano, Nicolò Mirepso, Nicolò Alessandrino, Nicolò Preposito,

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Farmacopee dal Ducato di Napoli al Regno delle Due Sicilie

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Scribonio, Teofrasto. Tra le fonti citate figurano anche l’Antidotario Bonomiense, il


Ricettario Fiorentino, la Farmacopea Augustana e un “Lumen Apothecariorum”. Vi è,
poi, un ‘Index rerum memorabilia in hoc opere contentarum’, in ordine alfabetico e
disposto su due colonne per pagina, in cui al nome riportato figurano accanto:
numero di pagina, numero di rigo e di colonna.
Nella sezione ‘Medicamentorum compositiones continens’ il Caput 1 è dedicato a
‘De syrupis in genere’ mentre il Caput II è dedicato a ‘De syrupis in specie’, tra cui
figurano gli sciroppi: acetoso di Mesuè, contro le febbri biliose; di cicoria di Nicolò
Fiorentino, contro le ostruzioni epatiche; di Capel Venere (macerato con liquirizia),
per le affezioni toraciche e le ostruzioni viscerali. Al Caput IIII si tratta ‘De syrupis
solutivis’; al Caput V è ‘De electuariis solutivis’, dove figura, ad esempio, l’Estratto
di Cassia (in decotto con vari fiori tra cui quelli di Viola e Malva) usato per clisteri
con virtù lenitive per dolori di ventre. Al Caput VI si tratta ‘De Aquis’ (calide, tra
cui: Ambrosianae, Sabinae, Serpylli; frigidae, tra cui: Acetose, Borraginis, Buglossi,
Succi Citri, Cicorij, Cucumeris, Cucurbite, Cerasorum, Lactucae, Limonum,
Melonum, Nynphaeae, Plantaginis, Papaueris albi et rubri, Rosarum, Solani,
Sorborum, Violarum; temperata, tra cui: Agrimoniae, Altheae, Asparagi, Fumariae,
Filicis, Mercurialis, Primulae, Prunellae, Tamaricis, Valerianae, Verbenae;
capitales, tra cui: Basiliconis, Calendulae, Maioranae, Melissae, Primule, Rosmarini,
Serpylli, Florum Tiliae arboris; thoracicae, tra cui: Bardanae, Chamomillae,
Hyssopi, Tamaricis, Urticae; destillate usuales, tra cui: Acaciae, Acetose, Acetoselle,
Agrimoniae, Altheae, Asparagi, Eupatorij Auicennae, Fragarae, Fragorum ex fructu,
Fraxini, Fumariae, Fungorum, Hedere, Quercus foliorum, Raparum, Rosmarni,
Rutae, Sambuci, Saxifragie, Tamaricis; caponis (anche nella formulazione composita
e Quercetana): con carne di una sola testa spellata, lavata con acqua di buglossa, poi
con aggiunta di conserva di viole, lacrime di vite, ortica, impiegato secondo il
Quercetano per varie affezioni interne ed esterne, oculari e per recuperare forze; vari
elisir, tra cui quello Thadai Florentini, quello maius Quercetani e l’elixir vita
Leonardi Florananti, a base di noce moscata, pepe bianco e nero, bacche di ginepro,
cortecce di mele, basilico, rosmarino, menta, maggiorana, bacche d’alloro, ecc.;
theriacalis communis: miscela, digestione e distillazione a secco in bagno di vapore

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di Teriaca alessandrina, Mirra e Acquavite utile nelle pestilenze, per sudorazione e


come cordiale; theriacalis bezoardica; Alia aqua, tra cui: theriacalis; vitae; vitae
Ghini; vitae Gisneri; ocularia Quercetani, ecc. Al Caput VII si tratta ‘De
Apozematibus seu Decoctis’; al Caput VIII è ‘De Infusionibus’; al Caput VIIII è ‘De
Iulapiis’; balzando al Caput XI troviamo ‘De Pilulis seu Catapotiis’; al Caput XIII
‘De Trochischis’; al Caput XIIII è ‘De Electuariis’ (nel cui prologo si specifica che
‘à Graecis Eklègmata & ab Arabibus appellantur Lock’) per molti impieghi, tra cui
spurgare torace, polmoni e arterie; al Caput XV figura ‘De Eclegmatis; al Caput XVI
vi è disamina ‘De Medicamentis particulariter euacuantibus’; al Caput XVII è ‘De
Electuriis Opiatis’; al XVIII ‘De Antidotis pretioribus’ tra cui ne figura uno dello
stesso autore: ‘Antidotus, seu Electuarium D. Ioannis Baptistae Cortesij’; il Caput
XIX è dedicato al ‘De Conservis’, tra cui: la ricostituente conserva di maggiorana;
quella di viole vere, contro l’apoplessia e antidoto speciale; al Caput XX è ‘De
Conditis’ mentre al XXI ‘De Extractis’, tra cui: l’extractum Rhabarbari Paracelsi in
acqua tartarica macerato a bagnomaria e poi decotto a fuoco lento; al Caput XXI si
trovano ‘De Iure galli & de Vinis medicatis’ sempre con dettagliata descrizione dei
procedimenti delle preparazioni (ad esempio, per de iure galli ‘ex Mesue sententia,
eligitur gallus rufus, agilis (…)’, mentre per de vinis medicatis ‘ut medicamenta iam
dicta in dolio accomodato ponantur, deinde affundatur tanta musti expressi, &
percolati quantitas, ut plusquam medietatem dolij repleat, tum affundatur tantum
musti actu calidi, quo ex toto dolium impleatur, tandem permittatur perfecta fieri in
dolio ebullitio (…)’; al Caput XXIII si tratta ‘De Balneis’ al cui interno un paragrafo
è dedicato al ‘De Thermis’; il Caput XXIIII verte ‘De Perfusione, & Infeffu’ in cui un
paragrafo è sul ‘De Thermis’; al XXV vi è ‘De Stillicidiis’, al XXVI ‘De Vinaceis’
(intesi come qualsiasi prodotto derivante dalla vite: pianta, radice, acino, vinaccia,
ecc.); al XXVII ‘De Oleis’, in cui è citato anche l’Oleum pretiosum descriptum a
Matthiolo (a base di olio comune di cento anni ‘finissimus et vetustissimus’e foglie
verdi di iperico e menta); al XXVIII ‘De Linimentis & mucacinibus’; al XXX ‘De
Ceratis’ che ‘in hac Mamertina Civitate, & in toto Siciliae Regno sunt usualia (…)
more Grecorum, que Paulo chiracopa & ex aliquibus (…) de his loquitur Galeno 7.
de compositione medicamentorum per genera (…)’; al XXXII ‘De Cataplasmatis’; al

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XXXIII ‘De Cataplasmatis, Empasmatis, & Diapasmatis’; al XXXIV ‘De


Sinapismis’ (classificati in forti, medi e deboli) tra cui, oltre alla senape, si citano:
piretro, sterco di colombi, sciroppo di castoro, olio euforbio, petrolio, aceto; al
XXXV ‘De Dropace, seu Picatione’, medicamento caustico (ad esempio, a base di
calce viva e pigmenti aurei) molle semplice o composto per uso topico o empiastri; al
XXXVI ‘De Scutis’, per uso topico o empiastri ‘que ventriculum speciali dote
respiciunt’, tra cui, ad esempio, lo ‘Scutum pro Ventriculo frigido’ a base di vari
elementi tra cui cinnammomo, noce moscata, ose, maggiorana, menta in polvere; al
Caput XXXVII si tratta ‘De Frontalibus’, medicamenti indicati ‘in doloribus capitis
(…) & cephalaeam caput patitur (…) aliquando autem contingie materiam facientem
dolorem esse calidam, & proinde ad illius ad estinguendum ardorem, & etiam ad
conciliandum somnum (…) sanguinem corrumpunt, & mentem exagitant …’, ecc.;
essi sono suddivisi in: frontale refrigerans (tra cui oppiati, cerati intrisi di erbe);
frontale temperatum (tra cui lattuga, bettonica); frontale ad capitis fervorem &
sommum conciliandum (come confettura di rose, unguento ‘populeone’); il Caput
XXXVIII è dedicato a ‘De Fomentis’ e, infine, il Caput XXXVIIII tratta ‘De
Epithematibus’.
Segue, poi, una sorta di tabella delle sostanze obbligatorie in spezieria, il ‘Catalogus
rerum omnium quae asservari debent Messanae a pharmacopolis in suis officinis ad
usum medicum’, in cui figurano alcune centinaia di elementi appartenenti a categorie
sistematicamente classificate in specifiche parti: ex Plantis et Arboribus (Folia,
Flores, Semina, Radices, Fructus, Succi, Liquores, Gummi, Cortices, Ligna,
Aromata); ex Animalibus (Pinguedines, Medullae, Ossa, Pili, Excrementa, Sanguis,
et Lac); ex Terra (Metalla, Lapides, Gemmae, et Terrae); ex Mari, et Aquis (Sal,
Spuma, Bitumen, Spongea, Coralli, Succinum, Margaritae).
A pagina 315, poi, comincia il Capitolo relativo alla preparazione dei medicamenti
semplici ‘De preparatione simplicium medicamentorum’ che esordisce sentenziando
che da due artefici dipende la tutela della salute: ‘Medicus & Pharmacopoeus’.
Seguono un dettagliato elenco dei procedimenti di preparazione secondo Mesue
(Coctionem, Lotionem, Trituram, Purgationem, Solationem, ecc.) e chimici

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(Calcinatio, Digestio, Fermentatio, Destillatio, Circulatio, ecc.) e un capitolo sui


Succedanei ‘vulgò quid pro quo dictis’.
Altro importante paragrafo tratta ‘De Ponderibus & Mensuris’, cui segue
un’Appendix che tratta l’uso in medicina del latte naturale (De Lactis Temperie, De
Animalibus Lac Producentibus, De Conditionibus Lactis, De Indicationibus, De
Quanto, De Modo) e lo Sciroppo di Coralli. Concludono l’opera un ‘Index
Medicamentorum quae in hoc Antidotario continetur’ e, addirittura, una meticolosa
errata corrige ‘Errata sic corriguntur’ che riporta i numeri di pagina, la colonna, gli
errori e le correzioni.

5. Farmacopee Palermitane
La “Farmacopea Gervasi, Nicola Antidotarium Panormitanum Galeno -
chymicum”, scritta dal siciliano chimico Nicolao (o Nicolo) Gervasi (1632-1681),
pubblicata a Palermo Ex Typographia Petri de Isula nel 1670, ristampata nel 1700 e
nel 1743 (con il titolo Gervasio redivivus, seu Nicola Gervasii Dispensatorium
Panormitanum , Schelenz si riferisce a Tyronum Pharmacopoearum Antidotarium
Panormitanum Galeno-spagyricum pubblicato a Palermo nello stesso anno come
questo lavoro) è usata come guida dagli studenti. Il libro contiene molte ricette
sudddivise in 30 sezioni: De electuariis pretiosis [et] confortativis; De medicinis
opiatis et narcoticis; De confectionibus catharticis, De conservis, et conditis; De
Lohoch Diacodion solidum ex Zuulferio; De iulepiis et syrupis; De decoctionibus et
infusionibus; De trochiscis et Siel, De pulveribus, et speciebus, et trageis, De
catapotiis, seu pilulis, De elixiribus, De aquis destillatis, De tincturis, De extractis,
De quintis essentiis, De foeculis, De Floribus, et sublimationibus Flores Martis, De
magisteriis, De spiritibus, De crocis, De salibus, De rotulis, De claretis, et Vinis
medicatis; De acetis tam simplicibus, compositis quam, De cataplasmatis, De
miscellaneis chymicis, De balsamis, De unguentis, De emplastris; De Oleis
destillatis. L’opera riporta anche descrizioni di piante siciliane (il Gervasi, tra l’altro,
riorganizzò il Giardino Botanico di Palermo prendendo a modello quelli di Padova e
Bologna) e passaggi connessi alle proprietà mediche di pietre preziose.
La “Farmacopea ad uso degli speziali, e medici moderni d’Italia. Prima edizione
siciliana sopra l'ultima di Milano con molte aggiunte ed accresciuta dei nomi
sinonimi della nomenclatura chimica francese” di L. V. Brugnatelli, evoluzione di
quella Milanese, è edita a Palermo per le stampe di Solli nel 1811 come dispensa per
il corso di chimica dell’Università. L’opera contiene una rassegna sia di preparazioni
medicamentose classiche e di largo impiego sia di formulazioni innovative che
necessitano di moderne strumentazioni di laboratorio. A tal proposito, una sezione
del libro è dedicata alla descrizione sia delle attrezzature per le princhipali operazioni
chimiche (distillazione, sublimazione, fusione, digestione, filtrazione, decantazione,
triturazione, separazione delle polveri sottili dalle grossolane per porfirizzazione,

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Farmacopee dal Ducato di Napoli al Regno delle Due Sicilie

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polverizzazione e stacciamento) sia di procedure e strumenti della farmacia pratica


(nuove tecniche e tavole degli strumenti da laboratorio innovativo). Nella trattazione
del volume, poi, sono ignorate le preparazioni considerate “stravaganti” nelle
componenti e “ridicole” nelle denominazioni; sono cancellati, quindi, ad esempio:
cerotti del chiodo, polvere antipileptica del Marchese, olio del filosofo, ecc.. Per le
formulazioni contemplate, invece, l’autore riporta impieghi e osservazioni e fornisce
un tariffario con prezzi aggiornati “discreti e ragionevoli”.

6. Antidotari e Petitori Napolitani


Nel 1614 a Napoli è pubblicato il Petitorio, una sorta di farmacopea del Regno che
indica l’elenco dei medicinali obbligatori ma è ampiamente inadeguata e, per di più,
risulta manoscritta con almeno 2 amanuensi: una situazione che, in pratica, genera
frequenti dubbi e incertezze e favorisce molto spesso abusi, inconvenienti e
polemiche.
Nel 1640 le massime autorità mediche del Regno incaricano il Donzelli (Napoli,
1596-1670), barone di Digliola, medico, fisico e chimico, di comporre
un Antidotario o Petitorio ufficiale in luogo della poco affidabile edizione del 1614:
dunque, un ricettario medico riconosciuto dalla legge, uniformante metodi,
composizioni e sistemi metrici e a cui tutti devono fare riferimento.
Il Donzelli assolve l’impegno e nel 1642 pubblica l’Antidotario napolitano,
“spiegato et illustrato dal Dottor Giuseppe Donzelli napolitano, barone di
Digliola...: nel quale si contiene quanto deue, per obbligo tenere ciascheduno
spetiale di questa città, e regno nella sua spetiaria, e mostrare nelle regie visite, che
si faranno dal protomedico: con due aggionte, in una ... si contiene quanto puo usari
in una bene ordinata spetiaria e nell’alltra si propone il modo di balsamare i
cadaveri de corpi humani: et aggiuntovi in fine un Discorso della dignità del Regio
General Protomedico. Et in questa quinta impressione ampliato con diversi
medicamenti, non ancora cogniti in Italia... e corretto” [XXV-6-13], contenente: le
classiche Dichiarationi delli canoni di Mesue (Mesuè il Vecchio, Yūhhannā ibn
Māsawaih, medico siriaco del IX secolo) in quattro capitoli commentati e glossati

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dall’autore, l’elenco dei medicinali obbligatori e le ricette ugualmente accompagnate


da vari commenti, spiegazioni e suggerimenti del Donzelli. Il libro è ristampato,
ancora a Napoli, nel 1649 con il titolo di Antidotario Neapolitano corretto e nel
1653. Nel 1663 il Donzelli pubblica un nuovo Petitorio napolitano, composto l’anno
precedente e ristampato a Napoli in cinque edizioni fino al 1668, che oltre a
contenere alcune parti inedite testimonia la nuova tendenza del Donzelli: uno spirito
pedagogico che sembra animare la sua attività scientifica. L’opera infatti, oltre a
contenere il ricettario ufficiale, vuole essere soprattutto uno strumento di istruzione
che introduce al sapere scientifico nel campo della conoscenza medica farmaceutica.
È, dunque, un’opera divulgativa rivolta a un ampio pubblico ed anche
un’anticipazione del suo capolavoro: il Teatro farmaceutico dogmatico e spagirico,
opera dalla lunga gestazione progettuale.
Nell’edizione del Petitorium del 1663, edita a Napoli per i Tipi Novelli de Bonis,
così esordisce nell’introduzione il Donzelli: “Pretendo presentarti questo Volume, se
non dotto, almeno affettionato, e che ti serva come Alfabeto Farmaceutico, per la tua
introduttione, à questa professione che con la guida della presente Opera, giungerai
à conoscerla dotata di altre, e forsi à te non imaginabili qualità (…)”. L’opera inizia
con una ‘Tavola’ in ordine alfabetico delle preparazioni e un “Petitorium
Pharmacopoeorum reformatum simplicia” sempre in ordine alfabetico. Nel
successivo Proemio il Donzelli evidenzia come nel passato sovente “tutte le materie
gravi, e più misteriose sono state da gli uomini Grandi, in qualche professione,
scritte, con termini enigmatichi, si che degnamente sono state tenute, come secreti di
somma importanza, e pieni di misteri mirabili, e stupendi” e, dunque, anch’egli
dovrebbe attenersi a tale prassi, a maggior ragione in considerazione del fatto che
sono il frutto dell’ingegno applicato a molto tempo di studio. L’autore, invece, è di
tutt’altro avviso, ritenendo di doversi attenere al “debito del Cristianesimo” della
carità verso il prossimo e, quindi, dichiara di impegnare i suoi sforzi proprio per
essere il più possibile comprensibile per tutti.
Segue, poi, una disamina sulle denominazioni dello Speziale (3, lib. 19.c.16):
Pharmacopoeus per i Greci “in quanto, che cōpone i medicamēti” mentre a chi li
vende è dato il nome di Pharmacopola; dai Latini, invece, è detto Medicamentarius;

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alcuni, inoltre, ricorrono in modo improprio al termine Aromatariarus, a causa degli


Aromati che “maneggiano”, mentre è appropriato per i Droghieri che gli Aromati li
vendono; da Ulisse Aldovrando lo Speziale è definito Myrapola; da Galeno, poi, è
usato il termine Unguentario (“Unguentarios Medicorum Ministros”) mentre nel
XVII secolo gli Speziali sono anche denominati Odoramentarij: a tal proposito
l’autore sottolinea come entrambi i termini siano meglio attribuibili ai Profumieri.
Così anche il termine greco di Pigmentarius meglio si adatta a definire coloro i quali
esercitano l’arte cosmetica. Quanto al nome Apotecario, infine, il Donzelli lo ritiene
molto improprio essendo attribuibile a chiunque abbia una “bottega” aperta al
pubblico. Altrettanto dicasi per il nome corrispondente francese di Apothicaire o per
quello spagnolo di Boticario. Seguono una definizione di Celso della Farmaceutica,
“ars que docet medicamenta seligendi, preparandi & miscendi” ed una dell’autore
sulla Farmacopea che deve “in primis esse pietatis studiosus, Divini Nominis
cultor”; si discetta, poi, sulla forma del giuramento, sugli utili precetti ippocratici e
cristiani, sugli obblighi dello Spetiale (“non dar veleno, robba vecchia, ò falsa, né
per amore, odio, ò guadagno”) e sulle sue doti essenziali: “di buon aspetto, polito,
ornato di vesti condecenti, non pompose, perché arguisce vanità: dovrà usare
allegria, ma on sfacciataggine: e sopra tutto non dovrà essere giocatore”. Il
Donzelli, ancora, si sofferma sulla “dignità e nobiltà dello Spetiale perfetto” e
rimarca la separazione delle professioni di Spetiale e Medico; di quest’ultimo, in
particolare, ne sottolinea l’imperizia nella Farmaceutica a meno che “non abbi
effettuato pratica per almeno quattro anni in una Spetieria” (7. Lib. della prep. de
medicamenti).
Segue, poi, la parte delle preparazioni, suddivise per argomenti: tra le “Epittime
diverse’ vi sono, ad esempio, le confortative per il cuore e le cordiali, le stomatiche e
le fredde per il fegato, vari decotti, sacchetti e polveri (tra cui quelle starnutatoria o
per i vermi), empiastri, supposte, cataplasmi, ecc.; i “Succedanei, o vero” sono in
elenco alfabetico. Seguono le tabelle dei “pesi napolitani” e dei “pesi degli antichi”;
un capitolo è dedicato alla “scielta dei semplici” e ai medicamenti del Petitorio, non
in ordine alfabetico (tra cui: Aloe succotrino et epatico, Mirabolani, Riobarbaro,
Agarico, Turbit, Scamonio, Tamarindi, Cassia, Aloe, Senna, Incenso, Mirra,

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Ammoniaco, Delle Gemme e Pietre pretiose, ecc.). Seguono trattazioni sulle


“Confetioni” di: cordiali, Alchermes di Mesue, Diambra di Mesue, Teriaca di
Andromaco, Cinnamomo, Opobalsamo, Mitridato, Diacatholicon Arnaldi,
Diafenicon di Mesue, Elettuario rosato di Mesue, Hiera picra di Galeno, Estratto di
Cassia per clisteri, Loch di Mesue, Conserva di Rose persiane, Sciroppo di infuso di
Rose, Sciroppo di Cicoria, Sciroppo di succo di Mirtilli, Sciroppo di Capel Venere,
Mel di soluzione di Rose, Pillole aggregative, Pillole di Agarico di Mesue, Pillole De
Tribus di Galeno, Pillole di Fumoterra di Avicenna, Empiastro caldo di Gallia di
Mesue, Unguento rosato di Mesue, Unguento aureo di Mesue, Olio di Iperico, Olio di
mandorle dolci, Olio di Noce moscata, ecc.
Nella successiva “Aggiunta del Dott. Giuseppe Donzelli al Petitorio Napolitano” (p.
205) l’autore dichiara che “per prima il suo intelletto stava immerso nel tirare avanti
l’opera grande del mio Teatro” ma gli si rivolgono numerosi inviti a realizzare dei
Precetti di Farmaceutica e, riconosce sempre lo stesso autore, che “questa materia del
Petitorio, secondo il fine, ch’io mi son proposto, sia giunta ad una meta, e che ne
possono sufficientemente profittare li nuovi Professori della Farmaceutica, come
devono, impiegarvi ardentemente l’applicazione, & imitare lo studio accurato, che vi
hò fatto io à loro benefitio”. Il Donzelli, inoltre, a proposito dell’Arte speziale
dichiara che “in niuna professione hà d’affaticarsi l’uomo per rendersi perfetto, più,
che in questa della Spetiaria (…) Tutto quello, che seguita qui, sono materia di
Conseglio, e l’osservanza di essi aggiunge allo Spetiale l’epiteto di perfetto” (p.206).
Seguono, in ordine non alfabetico, una serie di preparazioni (tra cui: Confezione di
Cinnammomo di Mesue, Tiphera magna nicolai, Laudano oppiato, Lassativo
benedetto di Nicolò salernitano. Sciroppo di Sandalo citrino, Giulebbo di grandi
gemme del Re, Sciroppo d’edera terrestre, Sciroppo di Papaveri rossi del Donzelli,
Sciroppo di Altea di Farneli, Sciroppi di Ninfea, Artemisia, Malva, Menta, Pillole
Alefangine di Mesue, Pillole di Lapislazzuli di Mesue, Trochisci di Gallia moscata,
Tochisci Ramish di Mesue, Trochisci di Vipera, Trochisci Edicroi di Andromaco,
Trochisci di Mirabolano, Acqua teriacale comune del Quercetano, Empiastro mirrato,
Empiastro di Rame con Mercurio, Empiastro di Pelle d’Ariete, Empiastro di
Betonica, Empiastro di Cicuta, Unguento degli Apostoli di Mesue, Unguento

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Egiziaco di Mesue, Unguento di Piombo, Olio volpino di Mesue, Olio di Lombrichi


terrestri, Olio d’Anice di Mesue, Olio di Mirtillo, Olio di Sambuco, Olio di Ruta,
Olio d’Assenzio, ecc.) in cui ai procedimenti officinali è spesso aggiunto un
commento con riferimenti e note ai pareri in merito espressi dal Collegio degli
Spetiali di Napoli (pp. 207-276). Vi è, poi, una “Seconda Aggiunta al Petitorio”
dedicata all’imbalsamazione dei cadaveri, in cui il Donzelli premette che tale
operazione ha una certa ripugnanza con il sentimento della Santa Chiesa che
ammonisce “memento homo, quia cinis es, & in cinerem reverteris” cui, però,
l’autore aggiunge che “il tempo divoratore d’ogni cosa, nō hà però potuto ancora
abolire questa usanza anticissima” (pp. 277-318). Il successivo Capitolo è dedicato
al “Discorso ristretto della dignità del Protomedico” (pp. 319-segg.), in cui il
Donzelli invita ad ossequiare e rispettare le preposte virtuose autorità sanitarie
evidenziandone i meriti. L’opera si conclude con una “Emenda per gli Errori della
Stampa”.
Un’altra opera ufficiale nel Regno di Napoli è l’Antidotario Napolitano “di nuovo
riformato e corretto dall’almo Collegio de’ Spetiali … ove si contengono tutte le
ricette delli medicamenti… che necessariamente devono tenere tutti li Spetiali di
questa fidelissima Città e Regno…”, pubblicato nel 1642 dal “Magnifico medico”
Francesco Greco di Mesagne. Si tratta di un’opera, recentemente rinvenuta (appena 4
anni circa) presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, che è un vero e proprio
trattato di spezieria e ricettario in cui sono descritte dettagliatamente le preparazioni
dei farmaci. Per di più, le innumerevoli ricette redatte dal Greco sono corredate anche
di un commento dello stesso famoso medico-speziale Donzelli e l’opera risulta essere
realizzata a seguito dell’ incarico di aggiornare e ripubblicare un’edizione di Petitorio
del 1609. Di Franciscum Graecum Messapiensem attualmente non si sa nulla, eccetto
che si tratta di persona molto influente, dato che il Collegio degli 8 componenti degli
Spetiali di Napoli gli affida la redazione di un antidotario ufficiale del Regno.

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7. Farmacopee non ufficiali


A tutte queste farmacopee ufficiali si affianca un gran numero di testi farmaceutici,
redatti da studiosi privati, vere e proprie farmacopee non ufficiali, opere sovente
interessanti o finanche importantissime, tra cui sono annoverabili:
Antidotarium di Phoenicis Petrus Paulus, volume con un bel frontespizio
interamente inciso in rame, “in quo describuntur omnia composita medicamenta,
quae in petitorio aromatariorum continentur” (Neapoli, apud Octavium Beltranum;
Neapoli apud Pharmacapolium D. Mariae Pietatis, 1631. Pp. 16- 97-7);
Tariffae rerum aromaticarum (Neapoli, apud Octavium Beltranum, 1632. Pp.16);
Ricette e rimedi, manoscritti cartacei di mano seicentesca (di differenti grafie),
scritti in volgare, per un totale di 16 fogli; con trattazione di: tumore alla milza,
“rimedio contro la tarantola”, corteccia di china proveniente dal Perù, rimedi contro i
calcoli renali, “ricetta della gutta gumma”, “oglio di Bernardo Pica”, rimedio per le
vesciche, rimedio per la tigna, “consulta scritta da un medico di Roma ... ritenzione di
orina”, “rimedio per il cancro datomi dal P. F. cherubino d’Eboli provinciale de’ P.
P. cappuccini”;
Teatro farmaceutico dogmatico e spargirico, forse già ultimato nel 1663 ma
pubblicato a Napoli dal 1667 al 1763, è l’opera scientifica più importante di
Giuseppe Donzelli, strumento di studio e di diffusione della scienza in cerchie
sempre più vaste: un ampio trattato che raccoglie una gran quantità di ricette,
procedimenti chimici e farmaceutici, osservazioni botaniche, farmacologiche e
erboristiche. L’opera è pubblicata anche in latino per una diffusione all’estero, è
riedita a Roma nel 1677 con le aggiunte del figlio dell’autore, Tommaso, ed ha
numerosissime edizioni: ben ventidue nelle sole città di Roma, Napoli e Venezia fino
al 1763. Sotto alcuni aspetti, inoltre, sono rintracciabili in nuce nell’opera gli sviluppi
probabilistici e gassendiani che avranno una parte di rilievo nella cultura della
seconda metà del secolo; la netta critica alla medicina tradizionalista non rifiuta in
blocco tutti i vecchi insegnamenti ma attacca da posizioni scettiche la difesa bigotta e
conservatrice del tradizionalismo a oltranza, dunque non si rifiutano tutti i contenuti
tradìzionali ma se ne rigetta sostanzialmente il dogmatismo pregiudiziale ritenendo

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che medicina e chimica non si fondino su certezze assolute e che l’unica bussola per
lo studioso sia il metodo empirico. Il Donzelli, inoltre, distingue fra chimica e
alchimia, critica gli autori che usano “termini oscurissimi” e anche nelle scelte
linguistiche manifesta questo suo impegno giustificando la “bassezza dello stile, e
della lingua” e proclamandosi fautore dell’uso della “lingua nativa” rispetto a ogni
altra lingua dotta (in Teatro: indirizzo “agli studiosi lettori”). Nello stesso tempo
Donzelli riprende con vigore la polemica contro i tradizionalisti e i conservatori,
difensori dell’aristotelismo e del galenismo, a cui lancia accuse veementi. Il suo
pensiero scientifico si collega per un verso alla tradizione naturalistica rinascimentale
(riconosce, infatti, Paracelso fra i suoi maestri mutuandone il principio di “archeus”),
ma è evidente in questa come in altre sue opere la rottura con ogni concezione
ermetica e iniziatica della scienza. Il Donzelli appartiene a quella generazione di
studiosi e intellettuali meridionali che, accogliendo e meditando la lezione di Galilei
e di Bacone e innestandola sulle precedenti tradizioni, pongono le basi per la crescita
e l’apertura all’Europa della cultura napoletana nella seconda metà del Seicento. Il
suo impegno per una nuova scienza a favore dell’osservazione sperimentale
trascende l’ambito meramente tecnico scientifico e si innesta nel più ampio dibattito
a favore dello sperimentalismo e dell’innovazione che permea profondamente tutte le
nuove correnti di pensiero nel Regno di Napoli.

8. XIX secolo ed epoca pre-unitaria


Nel 1811 vede la luce il “Ricettario farmaceutico napolitano, ossia, Elenco de’
rimedj semplici e composti di cui debbe obbligativamente essere provveduta ciascuna
farmacia nel Regno di Napoli ... e tariffa legale de' prezzi de’ medicamenti” di
Domenico Cotugno, pubblicato a spese della Congregazione de’ farmacisti sotto il
titolo dei Ss. Pellegrino ed Emiliano nella stamperia del Monitore delle Due Sicilie
(pp. 102).
Un altro “Ricettario Farmaceutico Napoletano” è pubblicato nel 1823.
Nel 1845, a seguito di approvazione sotto gli auspici della Commissione
Protomedicale, è pubblicato a Napoli dal Ministro di Stato per gli Affari Interni il

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“Codice Farmaceutico Napoletano”, compilato a cura del Collegio di Farmacia


Napoletano presieduto dal Signor Decano Gaetano Angioni.
Il territorio italiano, nella seconda metà del XIX secolo, è ancora suddiviso in diversi
Stati, tra cui il Regno delle Due Sicilie. Fino all’unificazione e alla nascita del Regno
d’Italia, ogni Stato ha una sua Farmacopea valida nel proprio territorio: alcune
ufficiali, cioè ordinate dalle Autorità e riconosciute dai regnanti o dai governanti,
altre private ma raccomandate dalle Autorità o dalle Università locali.
Nel 1855 è pubblicato a Napoli per il Regno delle Due Sicilie dal Protomedicato
Generale presso la Tipografia Agrelli il “Ricettario farmaceutico napolitano con
tariffa de’ medicinali sotto gli auspici della commessione protomedicale preseduta
dal cavaliere Franco Rosati” (pp. 84).

9. Epoca unitaria
In epoca pre-unitaria in Italia la disomogeneità amministrativa rende difficile agli
speziali l’applicazione di pesi e misure, avendone ogni Stato di propri, per cui sono
date alle stampe svariate tavole di comparazione, come le Tavole di Ragguaglio fra
i pesi metrici e i pesi medicinali in uso nelle Provincie Lombarde dal 1862;
inoltre, risulta difficile anche la decifrazione e la spedizione delle ricette a causa delle
diverse denominazioni ufficiali e dialettali delle droghe e, conseguentemente,
compaiono numerosi Dizionari di Sinonimia riferiti alle droghe.
Dal 1861, anno della nascita del Regno d’Italia, fino al 1892, il ruolo della
Farmacopea Ufficiale viene esercitato dalla Farmacopea per gli Stati Sardi dal
1861 al 1870 e successivamente, fino al 1892, dal Codice Farmaceutico Romano
edizione 1868, ordinato ed approvato da Sua Santità Papa Pio IX, che è ufficiale nei
territori dello Stato Pontificio ed è molto più completo e scientificamente rigoroso
rispetto ad altre. Oltre a queste due, molte altre Farmacopee esistono nel territorio
italiano fino alla pubblicazione della Prima edizione della Farmacopea Ufficiale del
Regno d’Italia nel 1892; una tra le più importanti è proprio il Codice Farmaceutico
Napoletano compilato a cura del Collegio di Farmacia Napoletano presieduto dal
Decano Gaetano Angioni e pubblicato a Napoli, sotto gli auspici della Commissione
Protomedicale, da parte del Ministro di Stato per gli Affari Interni nel 1845.

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Riconoscimenti
Questo lavoro è stato promosso da: Accademia Italiana di Storia della Farmacia
(Piacenza, Italia); Istituto di Storia della Farmacia presso l’Università di Berna
(Berna, Svizzera); International Society for the History of Pharmacy ISHP (Vienna,
Austria).

Appendice
Informazioni e dati supplementari relativamente a questo articolo sono reperibili in
internet all’indirizzo web http://raimondovillano.com (non prima della pubblicazione
ufficiale internazionale nella versione in lingua inglese).

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Bibliografia essenziale
Cortesi G.B., Pharmacopoeia seu Antidotarium Messanense, Messanae, ex
Typ. Petri Breae, 1629, pg. 187, 303;
Greco Francesco, Antidotario Napolitano di nuovo riformato e corretto dall’almo
Collegio de’ Spetiali, 1642;
Savi Francesco, Antidotario Napoletano dell’Almo Collegio degli speziali,
Napoli, 1642;
Regni Siciliae capitula. Venetiis, apud Ioannem Iacobum Hertz. Unito a:
Pandectae reformatae et de novo factae. Pp. 62. Due parti in un volume.
Importante raccolta delle celebri costituzioni del regno emanate tra il Duecento e
la seconda metà del Cinquecento. 1655;
Donzelli Giuseppe, Petitorio napolitano spiegato, et illustrato dal dottor
Giuseppe Donzelli napolitano : nel quale si contiene quanto deue, per obbligo
tenere ciascheduno spetiale di questa città, e regno nella sua spetiaria, e
mostrare nelle regie visite, che si faranno dal protomedico : con due aggionte, in
vna ... si contiene quanto puo vsari in vna bene ordinata spetiaria e nell'alltra si
propone il modo di balsamare i cadaueri de corpi humani : et aggiuntoui in fine
vn Discorso della dignità del Regio General Protomedico, [XXV-6-13], Napoli,
per Nouello de Bonis Stampator Arciuesc., 1663;
Donzelli Giuseppe, Teatro farmaceutico dogmatico e spargirico, Napoli,
1666/1763;
Arrosto A., Farmacopea Messinese, ordinata dal Protomedico Generale
Sostituto Barone Pietro Alojsio, 1810;
Leveen J., Apharmaceutical fragment of the 10th Century in Hebrew, by Sh. A,
in Proceed. of the R. Soc. of medicine, XXI, 1927;
1877-1977. Un secolo di autonomia della clinica ostetrica e ginecologica
dell'Università di Messina, Archivio Storico Messinese, 3s., 28 (1977), p. 219-
231;
I 350 anni del primo trattato di farmacoterapia a Messina. La "Pharmacopoeia
seu antidotarium messanense" di G.B. Cortesi, Archivio Storico Messinese, 3s.,
30 (1979), p. 115-127;

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Fiaccadori Fiaccadori, Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 41, 1992;


Messina Pietro, Donzelli Giuseppe, Dizionario Biografico degli Italiani, Volume
41, 1992;
Dollo Corrado, Fra tradizione e innovazione. L’insegnamento messinese della
medicina e delle scienze nei secoli XVI e XVII, Studi, Annali di Storia delle
Università italiane, volume 2, 1998;
Dollo Corrado, Filosofia e medicina in Sicilia, Rubbettino Editore, pag. 458,
2005.

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