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EUROPA DEL ‘500

Dopo un secolo di grave declino demografico, dal 1450 al 1600 la popolazione europea aumentò da 59 a
circa 89 milioni di abitanti. L’Europa rimaneva largamente rurale, gli abitanti vivevano soprattutto nelle
campagne. Faceva eccezione l’Italia settentrionale e i Paesi Bassi dove c’era una percentuale più ricca di
abitanti delle città. I motivi di questa crescita demografica non sono ben chiari, ma si pensa che dopo un
periodo pieno di epidemie, queste si siano attenuate. Inoltre la ripresa economica portò a un
abbassamento dell’età dei matrimoni, da cui ne consegue una crescita della natalità. Inoltre si riscontrò
un incremento della domanda di generi alimentari che spinse i prezzi verso l’alto. Il prezzo del grano
raddoppiò. Si parla di una rivoluzione dei prezzi che fu ulteriormente aggravata da un fenomeno
riguardante il materiale di cui era fatta la moneta. Grazie alle miniere americane l’oro e l’argento
diventarono più abbondanti e quindi persero valore, inoltre gli stati tendevano a coniare monete con
sempre meno metallo prezioso, portando a una diminuzione del potere d’acquisto. Quindi la domanda dei
beni che non erano legati alla sopravvivenza era elastica, si dilatava e si contraeva a seconda
dell’andamento dei prezzi del grano.
Le campagne
La struttura agraria più diffusa era la signoria, ovvero terre appartenenti a un signore che assumeva i
contadini che versavano un canone annuo. I contadini rimanevano poveri e potevano permettersi solo il
necessario. Le famiglie si impegnavano nell’autosufficienza, cioè nel coltivare da sé tutti i beni primari.
Esistevano anche terreni liberi. Qualcuno tentava di acquistare terreni ma questo non risultava mai
vantaggioso.
Le condizioni di vita delle popolazioni rurali variavano da zona a zona a seconda del tipo di struttura agraria
prevalente. Il prelievo fiscale esercitato dai signori a danno dei contadini poteva essere così pesante da non
lasciare loro alcuna risorsa per effettuare investimenti capaci di aumentare la produttività sulla terra. Con la
crescita demografica e quindi l’aumento della domanda del grano, i contadini potevano rispondere solo
aumentando le superfici coltivate. Questo avveniva o con la bonifica di zone paludose o sottraendo terre al
bosco e sottobosco. Questo però aveva controindicazioni: i contadini che avevano accesso a piccoli
appezzamenti di terra potevi sopperire alle esigenze familiari andando ad attingere alle terre di dominio
pubblico, che erano terre libere a tutti dove si poteva praticare anche la caccia. Queste terre libere avevano
anche la funzione di procurarsi il legname che serviva alla fabbricazione dei mobili domestici: gran parte
della popolazione contadini si impegnava nell’autoconsumo.
Quando avvennero le recinzioni delle terre: si migliorò la produttività dei terreni e invece limitava la
possibilità dei contadini di approfittare delle terre libere.
I meccanismi del mercato aggravavano ancora di più la situazione: se l’annata era buona il raccolto era
abbondante, di conseguenza i prezzi scendevano e il guadagno era basso; se l’annata era cattiva il raccolto
era povero e quasi non bastava per la propria famiglia contadina, quindi era impossibile venderlo.
In queste condizioni le possibilità di effettuare investimenti per migliorare le tecniche di produzioni erano
limitati.
Venne introdotto il sistema delle rotazioni agricole: questo consentiva alla terra di riposare e recuperare la
produttività e si impediva che tutti i terreni venissero coltivati con lo stesso tipo di coltura nello stesso
momento, così se in un’annata un certo tipo di raccolto veniva colpito, non aveva danni così ampi.
Comunque l’accesso all’alimentazione era diseguale tra le campagne e le città. Tra i ceti aristocratici in
realtà vi era un’alimentazione sbilanciata con un eccesso di proteine animali, questo favorì la diffusione di
malattie specifiche, come la gotta. Nella campagna invece c’era mancanza di proteine animali, si
mangiavano fave e legumi.
Uno dei fattori più importanti che indussero le potenze europee ad effettuare viaggi d’esplorazione, fu
quello di trovare delle rotte commerciali più convenienti per andare ad attingere alle spezie d’Oriente che
servivano per la conversazione di cibi.
Il sistema manifatt uriero
Era organizzato in corporazioni (dove si riunivano tutti gli artigiani che svolgevano una stessa attività) per
mantenere un carattere egualitario e non concentrare ricchezze. Le regole di queste corporazioni erano
stabilite da statuti, che regolavano l’accesso al mestiere.
All’inizio del ‘500 le più fiorenti città d’Europa erano importanti centri manifatturieri. L’attività più diffusa
era quella tessile, per la lavorazione della lana. Le città più importanti erano Firenze, Milano, Bergamo e i
Paesi Bassi. In Inghilterra ebbe grande successo la produzione di lana di nuovo tipo, più economica, questo
mise in difficoltà le industrie italiane. Con il ritorno della pace si risollevarono rapidamente e iniziarono a
produrre seta impiegando la manodopera femminile che era più economica.
Nel ‘500 si sviluppò la stampa a caratteri mobili e Venezia ne divenne la capitale. Il libro divenne un
oggetto comune e non più raro.
La produzione manifatturiera però soffriva dell’elasticità della domanda. Questo gravò sugli artigiani più
deboli che non riuscendo a vendere i propri prodotti si caricavano di debiti, così alla lunga dovevano
accontentarsi di trasformarsi in lavoranti alle dipendenze. Questa fece perdere il carattere egualitario che
avevano le corporazioni. Però non tutta la produzione manifatturiera avveniva nelle corporazioni, anzi gran
parte si trovava nei sobborghi delle città e nelle campagne. Così gli imprenditori più ricchi impiegarono
questo tipo di manodopera che era più conveniente, era il putting-out system o manifattura domestica.

Commercio
La circolazione delle merci era affidata a mercanti itineranti. Il cuore commerciale era il mercato presente
al centro di ogni città. Si vendevano prodotti non deperibili e leggeri. Gli itineranti si muovevano a piedi o a
cavallo. C’erano anche i mercanti sedentari (botteghe ecc.) messi in socio con gli itineranti così si creava
una rete di commercio vastissima. Più tardi ci fu la nascita delle compagnie mercantili privilegiate. Questi
privilegi erano conferiti loro dallo Stato che vi garantiva monopoli sui prodotti. Le prime compagnie erano
temporanee, costituite appositamente per un’impresa e destinate a concludersi alla fine di essa.
Importante fu la Compagnia delle Indie, nata in Inghilterra. Poi la struttura iniziò a farsi più duratura fino a
diventare permanente: in Olanda nacque la Compagnia unificata delle Indie orientali che aveva il
monopolio dei traffici con l’Oriente.
Tra i ricchi avveniva lo scambio di denaro. Questo avveniva anche in grandi fiere annuali dove i membri si
incontravano per effettuare operazioni finanziari. Si ricorda come la Repubblica internazionale del denaro.
La finanza europea del ‘500 aumentava soprattutto grazie al rapporto con i sovrani. Questi avevano
bisogno di denaro e non potendo procurarselo in fretta attraverso l’imposizione fiscale, se lo facevano
anticipare da queste compagnie che compensavano loro cedendo diritti esclusivi di commercio. Gli
investimenti finanziari costituivano una quota rilevante della ricchezza di tutti i ceti urbani. Il mercato del
credito era sottoposto alle stesse brusche fluttuazioni degli altri mercati: ciclicamente i sovrani dichiaravano
bancarotta mandando in crisi queste strutture bancarie.
La povertà
In questo periodo però le guerre, i cattivi raccolti e le epidemie mettevano a dura prova le fasce basse della
popolazione, quindi la crescita dei poveri aumentò. Con l’aumento della popolazione si ebbe anche
l’aumento dei poveri. Poveri di questo tipo erano sempre esistiti e la chiesa li aveva sempre assistiti. Quindi
veniva visto come un loro diritto quello di praticare elemosina. Inizia una colpevolizzazione del povero, una
criminalizzazione. Si iniziò a guardare a loro come uomini che avessero smesso di dare contributo alla città,
quindi doveva essere punito con la reclusione. Il povero non si vuole vedere più. Vengono emanate sempre
più frequentemente le leggi per i poveri (in Inghilterra poor law), un filosofo le definì leggi contro i popoli,
atte a rendere i poveri emarginati totalmente dalla società. Gli Stati puntavano alle realizzazioni di luoghi di
reclusione dove internare i mendicanti e costringerli a lavorare, così da ricavarne manodopera. Alcune città
risolvevano invece il problema con il sistema dei lavori pubblici.
La presenza del povero era un problema e la ricerca della risoluzione non era volta a obiettivi di assistenza
quanto più all’opinione pubblica che non voleva vedere il popolo.
Declino della popolazione
Una gravissima carestia del 1590 che colpì l’Europa portò a un rallentamento della crescita demografica.
La crescita della domanda di prodotti agricoli del secolo precedente aveva portato a miglioramenti dal
punto di vista dei commerci. Però presto si assistette a un tracollo del valore globale delle merci. Questo
avveniva perché la popolazione europea aveva raggiunto il massimo livello che le risorse disponibili
potevano consentire. Ill maggiore sfruttamento delle terre portò a un peggioramento dei raccolti e, in
seguito, a un deterioramento delle condizioni di vita e infine a una diminuzione della popolazione. Inoltre le
difficoltà economiche portarono a un ritardo dell’età dei matrimoni.

APPUNTI
Alla fine del ‘500 si verificò la piccola glaciazione. Innescò processi di natura sociale:
la diffusione dei processi di stregonerie raggiunse un particolare picco. Si pensava che la piccola glaciazione
fosse dovuta alle streghe. Nei contesti soprattutto svizzero-tedesco, si concentrò la caccia, dato che qui le
colture erano andate male, la glaciazione aveva peggiorato la situazione ancora di più, era più facile trovare
capri espiatori. Behringer ha dedicato molti studi a questa connessione.

In questo periodo procedono tre modelli di produzione industriale:


-autoconsumo: la principale economia della popolazione rurale
-economia artigiana: ha come suo cuore la bottega dove poteva lavorare anche un solo artigiano. Qui non si
produce per l’autoconsumo ma per vendere. Diventano una parte integrante delle città. Gli artigiani si
organizzano in corporazioni che diventano più specializzate. Le corporazioni hanno una funzione
protezionistica e conservative, ma diventano anche strumenti di pressione perché gli interessi produttivi
vengono incoraggiati.
-grande manifattura accentrata: dei settori come la grande edilizia, l’industria marittima, le miniere. Sono
attività che richiedono centinaia di uomini. Al vertice di queste grandi imprese vi sono artigiani che si sono
resi capitalisti, siamo a una forma primordiale di capitalismo.

Il mercante diventa la figura caratteristica di questo periodo. Prende forma questa nuova classe sociale.

Gran parte dei traffici commerciali aveva una base regionale. Non si trattava di traffici a lunga percorrenza,
soprattutto se si trattava di alimenti (a causa dei problemi di conservazione). C’erano aree che
evidenziavano una disuguaglianza: Genova non poteva provvedere da sé alla produzione agricola, quindi si
organizzavano reti mercantili di lunga percorrenza. Ogni qual volta si trattava di percorrere lunghe distanze,
le vie marittime erano sempre preferite a quelle terrene, questo perché i trasporti erano più rapidi via
imbarcazioni, e potevano contenere carichi più grandi. Però questo tipo di commercio riguardava le spezie,
la lana, la seta, le cui domande erano crescenti.
Questi mercanti che progressivamente adunano ricchezze voluminose, si fanno anche pionieri nel settore
della finanza: ci si trovava a dover trasportare merci sempre più costose quindi c’era il problema di recare
con sé il denaro. Quindi il mercante si fa banchiere e trova strumenti a far sì che il pagamento effettivo
venga in un momento ritardata rispetto alla vendita delle merci. Avverrà questo pagamento in specifiche
piazze finanziarie dove il mercante porterà con sé libri contabili dove si segnavano debiti e crediti. Questo
porterà alla costruzione di borse finanziarie, come la Borsa di Amsterdam, che verrà raccontata come la
Banca della libertà. Nelle piazze dei mercati c’erano mercanti di ogni nazionalità e in quei contesti la
differenza linguistica e religiosa non contava. Gli scambi commerciali diventavano pretesto per prevaricare
ogni differenza religiosa. Lo sviluppo delle reti commerciali ampliò anche i contatti culturali, diffondendo
un’apertura di mentalità tra i diversi popoli.
Nel ‘500, i grandi mercanti che si fecero banchieri si fecero anche prestatori di denaro alle case regnanti: la
sorte di molti conflitti e successioni dinastiche fu condizionato dalla disponibilità di queste risorse messe a
disposizione dalle famiglie di mercanti. Questo portò alla nascita di un’élite finanziaria che nel tempo andrà
a rivendicare un ruolo politico che l’ancien regime cercò invece di negare. La rivoluzione francese fu una
rivoluzione borghese per l’appunto.
Rivoluzione dei prezzi:
Il flusso di metalli preziosi in spagna portò ovviamente a un arricchimento della Spagna a partire dalla
monarchia e da chi compiva le operazioni di conquista, ma determinò anche un accrescimento
dell’inflazione e quindi una rivoluzione di prezzi. Era difficile anche arrivare a poter acquistare beni di
necessità
Economia-mondo:
Uno studioso americano disse che gli equilibri economici che descrivono il ‘500 sono determinati
dall’interazione di tre parti: centro, semiperiferia e periferia. L’economia-mondo si caratterizza per uno
scambio diseguale. Al centro ci sono paesi che traggono massimi profitti dagli scambi, nella semiperiferia ci
sono paesi che contribuiscono ma che sono sostanzialmente sfruttati. Nel ‘500 il centro dell’economia-
mondo è rappresentata dall’Europa nord-occidentale. La semiperiferia è costituita dall’Europa
mediterranea che apportava grano e manufatti. La periferia, ovvero la parte più debole di questo triangolo,
era l’America meridionale e l’Europa orientale. Non fu un caso poiché nella prima si stabilì l’economia
schiavile e nella seconda invece si caratterizza per un ricorso massimo al servaggio.