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LUIGI PIRANDELLO

Noto come DRAMMATURGO e uomo di cultura ad ampio raggio.


La vita è un affluire assoluto.

Agrigento 1867 - Roma 1936


PRESENTAZIONE
Viene ricordato come uomo di teatro e fine osservatore dell’animo umano (esprime la sua
capacità di osservare la realtà, di comprenderla a pieno) e rappresenta uno degli scrittori
più importanti del novecento. Nel 1934 vince il premio Nobel per la letteratura. La sua
produzione letteraria spazia dal romanzo alla novella, al teatro che sarà la sua grande
passione.
VITA
Nasce ad Agrigento nel 1867 da una famiglia borghese di condizioni economiche agiate
(la famiglia possedeva una miniera di zolfo (come Verga, Rosso Malpelo)). Studia lettere e
si laurea a Bonn con una tesi di filologia romanza (sul dialetto di Girgenti - Agrigento).
Si trasferisce a Roma anche grazie ad un assegno mensile che gli viene assicurato dal
padre. Qui sposa Maria Antonietta Portulano e svolge l’attività di giornalista, pubblicista e
traduttore e comincia a collaborare con il cinema per cui scrive sceneggiature e soggetti.
Cresce in lui, però, sempre di più l’attenzione e la curiosità per il teatro, che, poi, diventerà
la sua grande passione. L’allagamento della miniera di proprietà della famiglia provoca un
serio tracollo finanziario e da quel momento la moglie comincia a manifestare gravi disturbi
nervosi e nel 1919 viene rinchiusa in una clinica. Dal 1920 il suo teatro conosce un
rilevante successo: i suoi drammi tra gli anni 20 e gli anni 30 vengono rappresentati in
tutto il mondo. Dal 1922 abbandona la cattedra universitaria e si dedica completamente al
teatro.
Nel 1924 si iscrive al partito fascista, e nel 1925 assume la direzione del teatro d’arte a
Roma. Nel 1934 viene insignito del premio Nobel per la letteratura. Muore a Roma nel
1936.
I RAPPORTI CON IL FASCISMO
L’esperienza del “teatro d’arte” non si sarebbe potuta realizzare senza il finanziamento da
parte dello stato e forse è soprattutto per questo motivo che nel 1924 si iscrive al partito
fascista, nella speranza di ottenere appoggi da parte del regime. La sua adesione al
fascismo ha, però, caratteri ambigui e difficilmente definibili. In un primo momento lo
scrittore, che in politica aveva idee piuttosto conservatrici e antiborghesi, spera che il
fascismo possa garantire un ritorno all’ordine e spazzare via le forme false e soffocanti
della vita sociale dell’Italia postunitaria. Ben presto, però, si rende conto del carattere di
vuota esteriorità del regime, della retorica pomposa dei suoi riti ufficiali e, pur evitando
ogni forma di rottura e anche solo di dissenso, accentua a poco a poco il suo distacco.
OPERE
ROMANZI
“L’esclusa (1901)” (racconta di una giovane donna che viene allontanata dal marito,
perché il marito pensa che lei l’abbia tradito, lui la riprenderà poi in casa quando lei
veramente lo ha tradito. Paradosso.) “Il fu Mattia Pascal (1904)”, “I quaderni di Serafino
Gubbio Operatore (1927)”, “Uno, nessuno e centomila (1926)”
NOVELLE
“Novelle per un anno (1922)”

TEATRALI
“Pensari Giacomino”, “Il gioco delle parti”, “Enrico IV”, “Il berretto a sonagli”, “Così è se vi
pare”; Metateatro (il teatro che si conosce all’interno del teatro): “Sei personaggi in cerca
di autore”, “Ciascuno a suo modo”.
POETICA
“SAGGIO SULL’UMORISMO (1908)”
L’esposizione più chiara e completa della concezione dell’arte pirandelliana è contenuta in
questo saggio del 1908. Tratto caratterizzante dell’arte umoristica è il sentimento del
contrario, che nasce dalla riflessione e permette di cogliere il carattere molteplice e
contraddittorio della realtà, osservandola da diverse prospettive contemporaneamente. La
riflessione non si limita a riconoscere il ridicolo nel comportamento di una persona (questo
è l’avvertimento del contrario su cui si basa il comico) ma ne individua anche il fatto
dolente, di umana sofferenza, guardandolo con pietà; viceversa, se si trova di fronte al
serio e al tragico, non può evitare di far emergere anche il ridicolo. In una realtà multiforme
e polivalente, tragico e comico vanno sempre insieme, il comico è come l’ombra che non
può mai essere disgiunta dal corpo del tragico. Secondo la definizione fornita da
Pirandello l’arte umoristica non può che risultare disarmonica e incoerente, poiché il suo
compito è quello di scomporre la realtà per farne emergere le ambiguità e le contraddizioni
e così svolgere una funzione eminentemente critica.
SCHEMA
COMICITÀ UMORISMO

“avvertimento del contrario” “sentimento del contrario”


- Fa emergere il carattere molteplice
e contraddittorio della realtà perché
nasce dalla riflessione.
- Radicale relativismo: realtà
disarmonica e incoerente con
ambiguità e contraddizione
- Fondo dolente della realtà

Comico e tragico vanno sempre insieme

LA POETICA – RADICALE RELATIVISMO


Alla luce delle posizioni contenute nel saggio prima analizzato rivediamo il suo pensiero.
Alla base della sua visione del mondo vi è una “concezione vitalistica” secondo cui la
realtà è un “flusso continuo”, un incessante movimento di trasformazione da uno stato
all’altro. Tutto ciò che si stacca da questo flusso per assumere una “forma” distinta e
individuale si irrigidisce e comincia a “morire”. Lo scrittore afferma anche che la coscienza
dell’uomo è costituita da una continua successione di pensieri e di stati d’animo sempre
diversi, facendo così crollare il concetto di identità personale. Le convenzioni sociali
impongono, però, all’uomo di fissarsi in una “forma coerente e definitiva”, indossando
“maschere” e recitando ruoli fissi. Queste costruzioni diventano ben presto delle vere e
proprie “trappole”, che mortificano ogni intima aspirazione e rendono la vita insopportabile.
Tra gli istituti della vita sociale, che imprigionano l’uomo, si riconoscono soprattutto la
famiglia e il lavoro. L’unica via di salvezza dalla “trappola della forma” è la fuga nella
dimensione fantastica dell’immaginazione oppure nella follia. Se la realtà è multiforme e in
perpetuo divenire, non esiste una prospettiva privilegiata da cui osservarla; al contrario le
prospettive possibili sono infinite e tutte equivalenti: ciascuno ha la propria verità, che
deriva dal modo soggettivo di vedere le cose.
Questo radicale relativismo conoscitivo determina un’inevitabile incomunicabilità tra gli
uomini: ognuno segue la sua verità e prospettiva. Pirandello con le sue teorie rifiuta la
possibilità di conoscere (positivismo) sia soggettivo (decadentismo), collocandosi così in
pieno clima culturale novecentesco.
LA CRISI DELL’IO (FRANTUMAZIONE DELL’IO)
→ Vitalismo: la realtà e l’uomo sono in continuo divenire
→ Teoria di Alfred Binet: in ogni individuo coesistono diverse personalità,
→ L’identità personale non esiste come forma fissa e definita,
ma è: “una maschera” imposta dalla società (famiglia-lavoro) e imposta all’individuo
da se stesso e “una trappola” da cui si può evadere solo attraverso immaginazione e
follia.
ANALISI ROMANZI MINORI
“L’ESCLUSA” – 1901
È ancora presente una sensibilità naturalistica. Trama: viene raccontata la vicenda di
Marta, sposa ripudiata per un sospetto di adulterio e perdonata quando l’adulterio viene
realmente consumato.
I QUADERNI DI SERAFINO GUBBIO OPERATORE – 1925
La vicenda è narrata dal punto di vista del cineoperatore Serafino Gubbio, alienato da una
industria culturale sempre più asservita alle pure logiche del guadagno. Viene proposta la
difesa di un “teatro vitale” contro un cinema formale. Il distacco dell’operatore Serafino dal
mondo che lo circonda culmina nella suprema freddezza con cui egli “gira” la scena di un
delitto di gelosia, che inaspettatamente si compie sotto i suoi occhi, e nel mutismo fatale e
simbolico in cui si chiude da quel momento in poi.
ANALISI ROMANZI PIÚ IMPORTANTI
IL FU MATTIA PASCAL 1904
Mattia Pascal vive a Miragno, un paesino immaginario della Liguria. Il padre
intraprendente mercante, ha lasciato alla famiglia una discreta eredità, che presto va in
fumo per i disonesti maneggi dell’amministratore Batta Malagna. Mattia per vendicarsi ne
compromette la nipote Romilda. Costretto a sposarla si trova a convivere con la suocera
Marianna Pescatori che lo disprezza. La vita familiare è un inferno e umiliante il modesto
impiego nella biblioteca Boccamazza.
Mattia allora decide di fuggire per tentare una vita diversa. A Montecarlo vince alla roulette
un’enorme somma di denaro e per caso legge su un giornale della sua presunta morte. Ha
finalmente la possibilità di cambiare vita. Con il nome di Adriano Meis comincia a
viaggiare, poi si stabilisce a Roma come pensionante in caso del signor Paleari. Si
innamora della figlia di lui Adriana. Vorrebbe proteggerla dalle mire del losco cognato
Terenzio. A questo punto si accorge che la nuova identità fittizia non gli consente di
sposarsi, né di denunciare Terenzio, perché Adriano Meis per l’anagrafe non esiste.
Architetta allora un finto suicidio per poter riprendere la vera identità. Tornato a Miragno
dopo due anni, nessuno lo riconosce e la moglie è ormai risposata con una bambina.
Non gli resta che chiudersi in biblioteca e scrivere la sua storia e portare ogni tanto dei fiori
sulla sua tomba.
Il Fu di Manzoni: qualcosa di grande, celebrativo
il Fu Mattia Pascal: disgregazione dell’io in una condizione di doppio
UNO, NESSUNO E CENTOMILA 1926
Vitangelo Moscarda, detto Gengè, è un uomo benestante che vive nel paese di Richieri.
Una mattina sua moglie Dida gli fa un’osservazione in sé innocua, ma che lo fa
sprofondare in una profonda crisi esistenziale. La donna infatti gli fa scoprire una lieve
pendenza del naso, un piccolo difetto di cui egli non aveva coscienza. Si accorge così che
lui pensava, di conoscersi e di sapere chi fosse, ma non è così: gli altri vedono in lui una
moltitudine di difetti e di caratteristiche di cui lui non è a conoscenza. Lui non è “uno”,
come credeva di essere, ma è “centomila”: ogni persona con cui entra in contatto lo vede
lo vede in modo diverso. Il suo IO è frantumato in un’infinità di maschere in cui lui non si
riconosce. In un primo tempo cerca di disfarsi delle immagini fittizie che gli altri hanno di
lui: finge di sfrattare un poveraccio, Marco di Dio, quindi a sorpresa gli regala un’abitazione
molto più bella, poi fa liquidare la banca paterna da cui ricava il suo benessere, maltratta
la moglie. A questo punto gli amministratori, la moglie e il suocero iniziano a complottare
per rinchiuderlo in manicomio. Vitangelo è avvertito della macchinazione da Anna Rosa,
un’amica della moglie. Vitangelo, riconoscente, prova quindi a renderla partecipe della sua
scoperta esistenziale, ma la donna, spaventata, per lo shock gli spara. Ora tutti sono
convinti che Vitangelo abbia avuto una relazione illegittima con Anna Rosa, cosa non ver.
Ma Vitangelo decide di sopportare questa maschera non vera, come dopotutto non sono
vere tutte le altre. Fa mostra di pentimento, come se fosse davvero colpevole, dona tutti i
suoi averi e costruisce un ospizio per i poveri, dove lui stesso va a vivere. Solo, povero,
creduto pazzo da tutti, Vitangelo in qualche modo ne esce vincitore: ora non è più
costretto a essere “qualcuno”, può essere “nessuno”, rifiutare ogni identità e rinnegare il
suo stesso nome, abbandonarsi allo scorrere pure dell’essere e disgregarsi nella natura,
vivendo attimo per attimo, senza cristallizzarsi i n nessuna maschera. Ora è nuvola, ora è
vento, ora albero.
ANALISI NOVELLE
NOVELLE PER UN ANNO 1922
Nelle prime novelle tema sentimentale, nei testi più maturi emerge il carattere surreale e
grottesco.
Narrazione in “media res” e sono personaggi intrappolati nelle loro esistenze.
Pirandello compone novelle per tutta la vita e nel 1922 elabora il progetto di una raccolta
complessiva intitolata “novelle per un anno”. Nella raccolta non è possibile individuare un
criterio organizzativo unitario e coerente e questo sembra riflettere l’immagine di un
mondo disordinato e caotico, tipica della visione pirandelliana. Si possono però
riconoscere alcune costanti nelle ambientazioni e nei temi: una parte delle novelle si
svolge in Sicilia e mette in luce gli aspetti mitici e folklorici della realtà contadina, con
personaggi bizzarri e ai limiti della follia, che vivono situazioni paradossali e insensate;
un’altra parte è invece ambientata a Roma e si concentra sulle vicende di individui
borghesi meschini e frustrati, prigionieri degli oppressivi obblighi familiari o di un lavoro
monotono e avvilente.
Pirandello conduce la narrazione con atteggiamento “umoristico” cogliendo in ogni
situazione gli aspetti tragici e comici, strettamente connessi, e proponendo una riflessione
pietosa sulla sofferenza umana.
IL TRENO HA FISCHIATO 1914
Questa novella fu pubblicata sul “Corriere della sera” nel 1914.
Narra dell’inaspettata follia di un impiegato modello, Belluca, da sempre puntuale e ligio al
suo lavoro, che si ribella al capoufficio e viene portato in un manicomio.
Belluca compie questa sconvolgente scoperta semplicemente udendo il fischio di un
treno, e ciò scatena in lui il desiderio incrollabile di evadere nel mondo dell’immaginazione
e della fantasia.
Temi
- La trappola del lavoro e della famiglia.
- La scomposizione umoristica della realtà.
- La follia contrapposta all’apparente razionalità del meccanismo dell’esistenza.

IL RELATIVISMO FILOSOFICO E LA POETICA DELL’UMORISMO


Il saggio sull’umorismo è del 1908 e segue di qualche anno la pubblicazione de “Il fu
Mattia Pascal”. È influenzato da filosofi come Schopenhauer e Nietzsche, da autori
umoristici come Cervantes, da psicologi come Binet. L’umorismo sembra nascere da una
valutazione ontologica fatta dall’autore, perché è come se volesse riportarlo a un sempre
temporale, leggendolo come un fondamento ontologico e perenne della realtà. Poi si
sofferma e sembra renderlo più connaturato e conforme alla modernità: questa maggiore
conformità sarebbe figlia dell’avvento del sistema copernicano che ha abbattuto le
certezze dell’uomo.
Inoltre la modernità, non può accogliere la poesia tragica e l’epos perché non pone più
valori né eroi e la stessa differenza tra bene e male non è più facile da attuarsi.

Ormai il contrasto tra vita e forma ha bloccato, incanalato le pulsioni vitali. L’uomo, chiuso
nella forma, è personaggio e non è più persona. Il personaggio ha solo due strade da
percorrere: fingere e adeguarsi passivamente alle diverse maschere oppure diventare una
maschera “nuda” consapevole di tutto il dolore che si accompagna alla sua condizione.
Ne consegue che l’umorismo è distacco riflessivo, amaro, pietoso, ironico.

La comicità che è “avvertimento del contrario” mi dà l’avviso che una situazione dovrebbe
essere diversa da come si presenta ma solo con la riflessione si raggiunge la fase
dell’umorismo che è “sentimento del contrario”, che ti consente di comprendere le ragioni
di una situazione diversa da come dovrebbe essere.
I PARAMETRI
- Rapporto dicotomico tra la forma e la vita, la forma è la maschera, la vita è libero
fluire, fluidità assoluta.
- Questo libero fluire della vita corrisponde ad una radice di vitalismo ed energia ma
al contrario ci confrontiamo continuamente con le gabbie delle maschere che ci
sono imposte dalla società.
- La follia quindi, come unica risposta alle gabbie della vita, nel rispetto della libera
fluidità della stessa
- Ne consegue la frantumazione dell’io e la crisi di tutte le certezze con la perdita
dell’identità, prima nel doppio (Il fu mattia pascal) poi nel molteplice (Uno, nessuno,
cento mila); in entrambi i casi si annulla. Si arriva così ad un relativismo radicale, ci
sono tante verità per ciascuna maschera. Questa posizione ricorda il prospettivismo
di Nietzsche.
- Tratti surreali dato che viene registrato in molte novelle e il cui manifesto è “Uno,
nessuno, centomila”.
Appunti:
Il fu Mattia Pascal
È un’accettazione di ciò che è accaduto. In questo periodo aveva vissuto la malattia della
moglie, aveva deciso di dedicarsi al teatro (grottesco, surreale). Passano 20 anni, non
abbiamo più il doppio, ma il molteplice che è nulla. Non c’è una sola identità ma molteplici.
Uno, nessuno, centomila
la follia è la vera realtà nel rendere il fluire della vita.
Contesto, vita, rapporto con fascismo, poetica dell’umorismo e le 3 trame fondamentali.
(doppio, molteplice=nulla identità, maschere)
brani: 549, 550, 555, 616