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DIRI

TTO DELLE ISTITUZIONI PUBBLICHE (A-L)


Capitolo 2: Lo Stato.
1. Lo stato come comunità politica sovrana.
Gli stati si affermano allorché in varie parti d’Europa alcuni ordinamenti territoriali si organizzano
attorno a un principes, un feudatario che per forza militare, economica o strategica assume
posizioni di preminenza rispetto ad altri.
Processo bidirezionale:
1. Aspetto esterno: si afferma l’autonomia nei confronti sia del papato che dell’Impero.
2. Aspetto interno: si afferma l’autonomia nei confronti degli ordinamenti già presenti sul territorio.

Questo processo si svolge su più livelli, durante esso si nazionalizzano e unificano le istituzioni
patrimoniali del patrimonio personale del principe e si creano una burocrazia e un esercito stabili.
L’autonomia generale dal papato e dall’impero trova consacrazione con la fine della Guerra dei
Trent’anni e con il Trattato di Vestfalia del 1648, il quale segna anche la nascita del moderno
diritto internazionale.

Lo stato moderno è caratterizzato da più elementi, ma due sono quelli più importanti. La politicità
e la sovranità.
La politicità: indica che l’ordinamento statale assume fra le proprie finalità la cura di tutti gli
interessi generali che riguardano una determinata collettività in un determinato territorio.
La sovranità: sta ad indicare la sua supremazia rispetto a ogni altro potere costituito al suo interno
e la sua indipendenza rispetto a poteri esterni. Vi sono quindi altri enti che possono essere definiti
politici ma non sovrani, come ad esempio sono le regioni ed i comuni.

Si può parlare di stato quando una popolazione, sottomettendosi a un potere politico, dà vita
a un ordinamento in grado di soddisfare i suoi interessi generali. In questo modo una
popolazione diviene popolo, ovvero un insieme di persone legate dal fatto di condividere tutte
un’eguale cittadinanza.
Per avere uno stato, quindi, devono essere presenti tutti e tre gli elementi: un popolo, un territorio e
un governo sovrano. Non si può parlare di stato anche quando, pur essendovi un governo, la
sicurezza esterna è assicurata da uno stato straniero (es: le colonie).

Collegato alle categorie della politicità e della sovranità è il concetto di costituzione: la sovranità è
un potere non costituito ma costituente e in quel potere trova legittimazione la costituzione dello
stato, essa a sua volta costitutiva di ogni altro potere pubblico. In breve: solo gli stati sovrani
possono darsi (o comunque possedere) una costituzione. Altri ordinamenti possono avere ad
esempio documenti fondamentali.

<<La sovranità appartiene al popolo>>


Due aspetti fondamentali:
1. Il popolo è la fonte di legittimazione di ogni potere statale, nello stato assoluto fonte di
legittimazione del re era Dio stesso, nello stato liberale la Nazione.
2. Il popolo o meglio, il corpo elettorale, è titolare dei poteri sovrani.

Limiti del potere sovrano:


1. Limiti di fatto: derivano dallo sviluppo delle tecnologie informatiche e dai processi di
globalizzazione, che rendono difficile il controllo degli stati sia sulla circolazione delle informazioni
sia sulla circolazione delle risorse prodotte al suo interno.
2. Limiti giuridici: derivano dall’evoluzione dell’ordinamento internazionale, il quale mira non più
solo ad assicurare la coesistenza fra stati ma considera fra i propri soggetti anche i popoli e i
singoli individui da proteggere nel nome dei diritti umani.

Una grande contraddizione nello schema classico della sovranità lo possiamo trovare nello Stato
Federale (es: usa). Esso realizza un ordinamento complesso in cui la sovranità è distribuita a due
livelli di governo: quello degli stati federati e quello federale, ciascuno con una propria costituzione.

In realtà il processo di unificazione federale da vita ad un nuovo stato e in poche parole vi è un


solo popolo, un solo potere costituente, una sola costituzione ed un solo stato.

Diverso dallo stato federale è il caso della confederazione di stati. Questa non da vita ad un nuovo
stato bensì ad un’unione di più stati indipendenti e sovrani tra loro attraverso strutture di
cooperazione disciplinata dal diritto internazionale e priva di costituzione.
Per quanto fa riferimento all’UE ancora si discute su quale sia il suo assetto di riferimento, ancora
si dice sia in bilico fra la confederazione di stati e il possibile divenire un unico stato federale. Esso
ancora non si può dire che abbia le caratteristiche della politicità.

Gli stati sorgono e vivono ma anche muoiono, si trasformano e si dividono. Tali trasformazioni
possono essere valutate sia dal punto di vista del diritto internazionale sia dall’autonomo
punto di vista interno ma non solo: uno stato può essere esso stesso auto qualificarsi come
nuovo ed esserlo indiscutibilmente dal punto di vista interno ma non essere considerato tale dal
punto di vista internazionale.

2. La giustificazione dello stato.


Secondo il costituzionalismo di matrice liberale, di cui fu massimo teorico il filosofo inglese
Locke, gli uomini possiedono tre diritti: alla vita, alla libertà e alla proprietà e allo scopo di
salvaguardarli anche il diritto di difendersi.
Per farlo in modo più efficace traferiscono per contratto tali diritti a un’autorità sovrana: ecco
perché si parla di dottrine contrattualistiche.
Lo stato cui danno vita ha quindi compiti delimitati alla tutela dei diritti naturali dei cittadini: la
funzione dello stato, quindi, è solo di riconoscerli e assicurarne l’intangibilità.

Dentro lo stesso filone contrattualista però, Hobbes giunge a conclusioni diverse, per lui lo stato di
natura è una condizione di grave conflitto. Per uscire da quella condizione si delega al sovrano il
potere di disporre di sé stessi. Ne deriva che lo stato non ha obblighi verso i sudditi.

Troviamo poi la filosofia di Hegel, che è legata ad una visione alternativa dell’uomo rispetto a
quella delle dottrine contrattualistiche. A lui si deve la concezione dello stato come realtà
spirituale, secondo la quale lo stato è la totalità che precede le parti. Da Hegel a Platone si
annoverano le dottrine statolatre, dottrine che nutrono in loro una fede cieca e assoluta per lo
stato. Secondo queste, lo stato è il realizzarsi dell’opera millenaria della ragione. È il popolo che
riceve identità dallo stato, non viceversa. Senza lo stato l’individuo non ha identità ed il popolo è
solo una moltitudine informe.

Quando a uno stato così concepito si attribuisce una missione derivante da valori a loro volta
pensati come assoluti si può parlare di stato etico, il quale coincide con quello teorizzato dalle
dottrine della destra fascista, nazista e falangista: uno stato che tende a riconoscere un capo e che
ammette solo un partito unico, che si basa su precise gerarchie e su una conseguente
ricomposizione organicistica della società, in cui ciascuno occupa un posto particolare.
Da Hegel prese le mosse anche la sinistra hegeliana che utilizzò la sua visione antropologica
partendo dai rapporti economici. Qui entra in gioco Karl Marx, lui in particolare capovolse il
rapporto fra stato e società costruito da Hegel. Per Marx, il principale fattore di civilizzazione non
era lo stato ma la società civile. Secondo la concezione marxista lo stato era solo una macchina
attraverso la quale una classe esercitava il proprio dominio sulle altre. Secondo invece la versione
teorizzata dal rivoluzionario russo bolscevico Lenin, compito del proletariato sarebbe stata la
conquista dello stato al fine di instaurare la propria dittatura di classe.

Queste diverse concezioni filosofico-politiche influenzarono i costituenti italiani. Da poco superato il


fascismo vennero decisamente rifiutate le dottrine statolatre e netta fu l’influenza di quelle
liberal contrattualiste. Si volle dare forte rilievo alle formazioni sociali intermedie, tutte quelle
numerose <<ove si svolge la personalità dell’uomo>> (famiglia, scuola, ecc..). Dell’impostazione
marxista vi è traccia nell’art.3.2 Cost. il quale assegna alla Repubblica il compito di promuovere
l’eguaglianza eliminando gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e
l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del
Paese.

3. Le forme di stato moderne e il costituzionalismo liberaldemocratico.


Le forme di stato riguardano invece il modo in cui si atteggia il rapporto fra i cittadini e il
potere politico, vale a dire il rapporto fra i governanti e i governati, nonché i fini ultimi che si pone
l’ordinamento.
Si possono individuare le seguenti forme di stato: Assoluto, Liberale, Liberaldemocratico (in alcuni
paesi europei si caratterizzano come stato sociale), Fascista, Socialista e Confessionale.

Stato assoluto
Dopo la dissoluzione dell’ordinamento feudale alla fine del Medioevo e all’inizio dell’era moderna si
afferma lo stato assoluto, il quale si caratterizza per:
1. Legittimazione del sovrano direttamente da Dio.
2. L’accentramento in capo al sovrano di tutto il potere pubblico.
3. Rigida divisione in classi sociali e il riconoscimento all’aristocrazia.

Stato Liberale
È il frutto della lotta vittoriosa della borghesia contro l’aristocrazia e l’alto clero che si realizza
nel periodo che va dalla Gloriosa Rivoluzione del 1688-9 in Inghilterra alla rivoluzione americana
del 1776 per continuare con tutte le altre rivoluzioni europee e quella francese. È contrassegnato
da una base sociale ristretta poiché il diritto di voto è riservato solo a quelli che avevano un
determinato censo ma riconosce comunque a tutti i cittadini i diritti di proprietà e di libertà.

Stato Liberaldemocratico
Si sviluppa dallo stato liberale e si afferma nel Novecento con l’estensione al diritto di voto
anche ai ceti esclusi tramite l’adozione del suffragio universale. Porta non solo al
riconoscimento dei diritti politici a tutti i cittadini maggiorenni, ma favorisce l’organizzazione dei
cittadini in partiti politici e in sindacati al fine di tutelare al meglio i ceti più deboli. Esso è per
definizione anche uno stato pluriclasse.

Stato sociale
Si parte dalle esigenze di tutte le classi all’interno della popolazione, quest’ultime accentuate dalla
crisi dell’economia mondiale del 1929 portarono con il passare del tempo ad un sempre più
esteso intervento dello stato nell’economia e al riconoscimento giuridico di specifici diritti sociali.
Possiamo definire quindi lo stato sociale come una variante europea dello stato liberaldemocratico
nel quale fra i fini dello stato vi è la garanzia di importanti prestazioni sociali.
Stato costituzionale
La disorganizzazione della base sociale degli altri ordinamenti e la ricerca di forme di coesione e
integrazione sociale meglio garantite inducono a fissare in costituzioni rigide la tutela dei diritti
civili, politici e sociali. Di qui l’espressione stato costituzionale, inteso come evoluzione dello stato
di diritto il quale sottopone il legislatore stesso a una legge superiore, la Costituzione.

La Repubblica italiana, costruita sulla base della costituzione del 1948, può definirsi uno stato
sociale che si ispira al costituzionalismo liberlademocratico e che ha tutte le caratteristiche
di uno stato costituzionale.

Valori e principi che caratterizzano la costituzione e che accomunano, con minore o maggiore
accentuazione, la gran parte degli stati dell’occidente dopo il crollo di vari regimi autoritari e le
rivoluzioni pacifiche nei regimi comunisti dell’Europa centro-orientale
 1) I diritti dell’uomo hanno il primato su qualsiasi altro valore;
2) I titoli che legittimano il riconoscimento di diritti e doveri sono le cittadinanze e in molti casi la
condizione stessa di essere una persona;
3) E’ garantito il rispetto del principio di eguaglianza e che la sovranità appartiene al popolo;
4) La tecnica principale per l’adozione di decisioni è quello del principio della maggioranza;
5) La sfera politica è autonoma dalla sfera religiosa;
6) L’ordinamento si fonda su una costituzione scritta e rigida;
7) Lo stesso potere sovrano è sottoposto alla legge;
8) E’ perseguita la separazione dei poteri o, perlomeno, la loro separazione per il principio del
governo misto;
9) I diritti dei cittadini sono garantiti ad opera di giudici indipendenti;
10) E’ previsto il controllo di costituzionalità delle leggi ad opera dei giudici ordinari o di appositi
tribulali costituzionali.

Fra le due guerre mondiali la crisi dello stato liberale portò all’affermarsi in Italia, Germania e
Spagna dello stato fascista. Esso si ispirava alla concezione statolatra propria della destra
hengeliana. In Russia invece si affermò lo stato socialista. Esso si ispirava alla concezione della
lotta di classe tipica di Marx.

Del tutto estraneo alla tradizione liberaldemoccratica è lo stato confessionale, ossia quel tipo di
ordinamento che non accetta il principio della separazione tra la sfera politica e quella religiosa e
che al contrario vede alla sua base proprio quella religiosa piuttosto che la politica (ossia
attribuisce efficacia giuridica ai precetti della religione). Esempio lampante è lo stato islamico. In
questi casi si parla anche dei regimi teocratici.