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LEZIONE 5.5.

La geografia della produzione editoriale 


 
Quali erano i centri principali dell’industria del libro?
- VENEZIA (XIV-XVI secolo)
Nel 1500 ospitava circa 500 stampatori-editori, e l’industria era organizzata in forma
capitalistica (controllata da un piccolo gruppo, riceveva finanziamenti dai mercanti)
Essendo un ponte tra oriente e occidente, ospitò tipografie che producevano per tutto
il mondo con una produzione multilingue che rispecchiava la multinazionalità della
città. Questo aumentò con la scoperta del nuovo mondo che suscitò curiosità e
determinò l’afflusso nelle città di porto di un’enorme quantità di informazioni che gli
editori intercettavano e traducevano in opere scritte.
Lo stampatore più famoso fu Aldo Manuzio → attivo dal 1490, ricordato per
innovazioni come il libro tascabile per divulgare classici latini e italiani,senza note o
commento per ridurre costo. Inoltre inventò insieme ad un artigiano il carattere
corsivo, inoltre si occupò della presentazione delle sue edizioni con un catalogo a
stampa, ma realizzò anche edizioni lussuose in carta azzurra per i clienti più
facoltosi.
Venezia è stata un luogo sede di grandi novità → primo corano in arabo, libri in
ebraico e armeno, primo libro di musica stampato, trattato di architettura illustrato,
libro di giochi, di cucina, di medicina, pornografico. Lì venne pubblicata la metà dei
libri dell’intera Europa; questo per un clima di tolleranza culturale, che si interruppe
intorno alla metà del 1500 per via della controriforma, che impose restrizioni alla
stampa e creò un ambiente di sospetto, con emigrazione degli stampatori, e i
mercanti si riversarono su settori editoriali meno pericolosi.
1547 → istituzione dell'Inquisizione
1548 → roghi di libri
1549 → pubblicazione del ​Catalogo di diverse opere, compositioni et libri, li quali
come eretici, sospetti, impii et scandalosi si dichiarano dannati et prohibiti in questa
inclita città di Venigia

- OLANDA E AMSTERDAM (XVII secolo)


Nel corso del 1600 controbilanciò il declino di Venezia. Lì affluirono informatori e
informazioni da tutto il mondo conosciuto, con un legame stretto tra espansione
geografica olandese e sviluppo dell’industria della stampa. Altro fattore è legato
all’assetto politico, in quanto Amsterdam trova la sua identità nella tolleranza
culturale. Diventa centro d’Europa per libri e giornali, una nuova modalità di
comunicazione in cui si trattava anche di politica e nei quali apparse la cosiddetta
“opinione pubblica” che discuteva argomenti altrove considerati pericolosi.
Produzione di atlanti stampati → genere che presupponeva competenze e reti di
informatori, e attrezzature perché richiedeva tecniche diverse.
In molti dipinti si nota l’importanza della cartografia, dietro il soggetto principale si
nota una cartina appesa alla parete stampata e colorata a mano (es. ​Il soldato e la
fanciulla​ di Vermeer)

- LONDRA (XVIII secolo)


Al porto di Londra giungevano tantissime informazioni dal resto del mondo, inoltre la
struttura politica era una monarchia parlamentare che concedeva una certa libertà di
espressione. Gli editori erano ambiziosi, producevano edizioni di grandi opere in
molti volumi e realizzate da molti collaboratori, incisori, illustratori. Il costo di queste
opere era sostenuto da associazioni e società di stampatori. Per proteggersi dal
rischio dell’invenduto, questi progetti furono proposti raccogliendo sottoscrizioni
prima ancora della realizzazione. Ciò rese necessario assoldare autori, che venivano
lautamente pagati, svincolandosi dai mecenati, e svolgevano l’attività a livello
professionale.

- PARIGI (tra Lumi e Rivoluzione)


Esempio di come la filiera del libro si intrecciasse con le vicende generali e politiche.
Parigi era vivace a livello culturale, l’aristocrazia era interessata ai dibattiti culturali,
erano molti i salotti letterari e i circoli che diventarono centro di discussioni dal teatro
alla politica.
Già prima della rivoluzione esistevano i giornali, ma in seguito ad essa si accelerò la
pubblicazione di pamphlet con intento polemistico e opinione pubblica.
Vennero poi realizzate imprese editoriali nell’età dell’Illuminismo e
dell’enciclopedismo → ​Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des arts et métiers
(1751-1772) Diderot e D’Alembert, che combatterono contro la censura imposta dallo
stesso editore Le Breton. L’opera alla fine consistette in 17 volumi di testo, 11 volumi
di illustrazioni, 18.000 pagine, 74.000 articoli di testo, oltre 160 collaboratori più 5
volumi supplementari e 2 di indici, ebbe grande successo ed insipirò per esempio
l’Encyclopaedia Britannica.

LEZIONE 5.6.
Gli effetti della “rivoluzione della stampa” 
 
Qualunque manuale di storia economica individua nella stampa un punto di svolta,
interrogandosi sugli effetti profondi e duraturi di essa. Si trattò di una rivoluzione sia per la
letteratura che per la comunicazione. Secondo MacLuhan → il mezzo non è indifferente ai
contenuti, che ne sono influenzati. Inoltre, intorno al nuovo medium girano nuove strategie e
figure professionali.

Com’è il mondo post-Gutenberg?


“La stampa come agente di cambiamento” (1979) di Elizabeth Eisenstein → la stampa ebbe
non solo effetti diretti ma anche più profondi e duraturi. Essi furono:

- Effetti orizzontali
Diffusione spaziale delle conoscenze, accesso ad esse da parte di un pubblico più
ampio (a condizione dell’alfabetizzazione), nascita di nuovi lettori e nuovi generi
letterari. Nascita di una “cultura della stampa” basata su testo e immagine piuttosto
che sul suono (diversamente dalla tradizione orale)

Condizione sine qua non resta l’alfabetizzazione (il saper leggere e scrivere)
Si assiste nell’Europa tra Tardo Medioevo ed Età moderna ad un allargamento della cerchia
degli alfabeti, al di fuori delle élite intellettuali (clero, filosofi e scienziati).
Già nel Medioevo nelle città più dinamiche, come Firenze, i commercianti dovevano leggere
e contare, quindi nacquero scuole di abaco e trattatistica di tipo matematico. Poi si diffuse
una cultura notarile → scrittura e registrazione di testi. Si diffusero diari e cronache che
mostrano un interesse verso la scrittura, attuata principalmente nelle attività di governo.
In ambito ecclesiastico → le chiese protestanti monitorano i livelli di cultura e promossero
massicce campagne di alfabetizzazione; le chiese cattoliche attuarono un processo analogo
con il reclutamento del clero, che richiedeva un percorso di acculturazione (seminario), e
l’apertura di scuole di dottrina cristiana.
Anche la stessa industria del libro stimolava l’alfabetizzazione.

- Effetti verticali o cumulativi


Ciascuna generazione grazie al libro può partire dal lavoro intellettuale delle
generazioni precedenti → “arrampicarsi sulle spalle dei giganti”
Non c’è più l’amnesia causata dalla teasmssione orale, né l’occultamento delle
conoscenze tipico dell’età medievale.
La stampa conserva e standardizza un sapere che precedentemente era più fluido,
favorisce l’individualizzazione del sapere e la sua valorizzazione economica, e
stimola la critica dell’autorità perché rende accessibili più visioni e opinioni.

La rivoluzione della stampa fu una delle maggiori rivoluzioni culturali e favorì le altre
(Umanesimo, Rinascimento, riforma protestante, rivoluzione scientifica e industriale inglese)
La cultura scritta ha avuto un ruolo nella formazione della ​respublica litteraria di pensatori
europei che, pur non conoscendosi direttamente, scambiavano idee.

Tuttavia non è scontato parlare di rivoluzione, questo perché:


- la diffusione avvenne in tempi lunghi e con progressivi adattamenti
- si tratta pur sempre di un mezzo tecnico, catalizzatore di mutamenti che hanno altra
origine
- vecchi e nuovi media continuano a coesistere, associati nel più ampio sistema delle
comunicazioni (multicanale)
- la rivoluzione della stampa è sminuita dal persistere di divari tra alfabeti e analfabeti,
e la povertà culturale che contrassegna alcuni ceti. In particolare, sono avvantaggiati
gli abitanti di città di genere maschile, svantaggiate le donne e il popolo rurale, e le
regioni italiane del sud rispetto a quelle del nord

LEZIONE 5.7.
Le proprietà del sapere. Le origini del “diritto d’autore” 
 
Negli ultimi due secoli si sono sviluppate tecnologie che hanno facilitato la diffusione di
immagini, suoni e scritti, ed è sorta ancora di più la necessità di proteggere e tutelare
l’originale. La società moderna è tale che la proprietà privata anche dei prodotti culturali si è
molto dilatata.
Il diritto d’autore (copyright) trova la sua fonte nella giusta volontà degli autori di essere
remunerati per il proprio ingegno → provento che arriva all’autore nel momento della vendita
del prodotto, fonte di reddito che gli dà autonomia.

> A chi appartiene il sapere, è lecito venderlo e quanto vale?


Sono domande che risalgono all'antica Grecia → polemica di Platone contro Socrate e i
sofisti che vendevano la conoscenza; Cicerone riteneva il sapere un ​possessio​, sostenuto
da Seneca secondo il quale non c’era niente di male a possedere parte del sapere.
Emerge l’importanza dell’autore e la proprietà che ha verso la sua opera. Esiste quindi un
indebito furto compiuto dal ​plagiarius → colui che commette un furto letterario, e anche una
compilatio​ → produzione nata dal saccheggio dell’autore originale.
Questa concezione sfuma nel Medioevo, quando idea di proprietà intellettuale si attenua. La
maggior delle opere medievali sono anonime, e la compilazione diventa un’attività
rispettabile; questo per un forte senso della tradizione (“siamo nani sulle spalle dei giganti” di
Bernardo di Chartres → siamo debitori a chi ci ha preceduto), ma a volte il copista realizza
un apparato integrativo al testo con scopo di interpretarlo.
“Scientia donum est dei, unde vendi non potest” → non si può vendere la conoscenza, ma è
ammesso che i maestri vengano pagati.

Nel Basso Medioevo emerse l’individualità della stessa produzione intellettuale, sia gli autori
che le altre figure della filiera rivendicavano ognuno il suo ruolo.
Nel Rinascimento:
- ci furono dispute tra autori che si accusavano di plagio e furto di idee e parole
- venne declinata la nozione di autorità, mentre nacque l’autore e si affermò l’idea del
genio, con enfasi sul concetto di originalità, mentre tutto quello che si ispirava ad
esso era considerato copia
- nella produzione agronomica sparirono le raccolte collettanee e si moltiplicarono le
opere individuali
- sorsero contrasti tra stampatori e autori sulla proprietà di un testo, iniziò la
contraffazione e la pirateria libraria

La stampa era controllata da ​governi assolutisti​:


- autorizzazione, censura preventiva o successiva, deposito obbligatorio di copia
- inizialmente erano ammessi solo i libri in lingua volgare e le opere latine di
argomento religioso, poi tutte le pubblicazioni
- imponevano una doppia censura per le opere di argomento religioso

Inoltre comportava investimenti e rischi, quindi:


- brevetti per innovazioni tecniche tipografie
- privilegi librari o di edizione (esclusiva di stampa per un dato tempo e spazio, non era
un diritto soggettivo ma una concessione temporanea)

A Venezia spettò il primato a introdurre normative per proteggere chi introduceva


innovazioni nell’arte tipografica o produceva opere originali:
1469 → privilegio concesso al primo stampatore
1474 → prima disposizione su brevetti o “patenti industriali”
1486 → primo privilegio all’autore per un libro
1492 → regolamentazione dei privilegi librari a imprese tipografiche
1545 → a nessuno era consentito stampare senza l’autorizzazione di autore o eredi
1567 → primo privilegio accordato ad un artista per la riproduzione tipografica di incisioni
Ma la protezione è disomogenea e frammentaria.

In Francia, il sistema culturale rispecchiava la costruzione di un sistema pubblico, anche se


di antico regime e improntato sulla corporazione librai-editori.
Il 1500 vide una lenta affermazione dell’autorità statale in materia di libro con l’affermazione
nel 1563 di una concessione regia per ogni nuova opera stampata, ma la sua attuazione non
avvenne subito.
Privilegi di edizione → strumento che attraverso l’esclusiva concessa agli stampatori (di
norma 10 anni) voleva stimolare la stampa. Ai librai di Parigi l’esclusiva venne aumentata →
il controllo del libro è accentrato nelle mani della corporazione dei librai di Parigi.
Bureau de la librerie → creato nel 1699, dipendeva dal re attraverso la cancelleria.
L’autore era ancora marginale, normalmente il privilegio era ceduto subito allo stampatore.

L’Illuminismo del 1700 non ignorò l’editoria, ma si avvalse di essa per diffondere le sue idee
con la carta stampata. Gli illuministi si ersero contro l’istituzione dell’università come centro
del sapere, mentre esaltarono la stampa come luogo di condivisione di idee.
La produzione stampata crebbe enormenente, con anche innovazioni legislative:
- richiesta limitazione della corporazione parigina per incentivare altre città
- idea della libertà del commercio e dell’eliminazione delle corporazioni, con decreti del
1777 che distinsero tra:
proprietà letteraria → diritto che spetta all’autore di far stampare la propria opera,
perpetuo e trasmissibile
privilegio di stampa​ →diritto più limitato
→ concorrenza libraria

Conflitto di interessi riguardo la stampa nella Francia del 1700:


- Memorandum​ che sottolinea l’importanza delle corporazioni
- Lettre sur le commerce des livres (1763) di Diderot → è a favore dei librai parigini, la
concorrenza editoriale senza regole non è positiva
- Opinione di Malesherbes → contro la corporazione, il libro una volta pubblicato
appartiene al pubblico

Diffusione in Europa una consapevolezza di sapere e conoscenze:


- Rivoluzione scientifica del 1600 → coinvolse i settori culturali facendo emergere
posizioni contrastanti. Gli scienziati polemizzarono sulla paternità di alcune scoperte
(es. telescopio, calcolo infinitesimale)
Discussione sulla genesi del sapere → esso dipende da una genialità individuale o da
un’opera collettiva? + idea di ricerca
Ruolo pubblico del sapere → gli intellettuali influiscono sul benessere della società
aiutandola a riformarsi in vari ambiti.
Crebbe l’interesse verso i singoli saperi specializzati e applicati, ad essi si chiede di essere
utili e questo si nota dai contenuti dei giornali dove emersero informazioni di tipo applicativo
(economiche, tecnologiche, scoperte scientifiche, con interesse per le ricadute concrete)
Il mondo della cultura si sviluppò nelle conferenze a pagamento in Inghilterra, poi nacquero
organizzazioni volontarie private che si occupavano dell’improvement (miglioramento,
incoraggiamento) delle scienze applicate ad arti utili come manifattura e commercio → “il
sapere stesso è un commercio”, è mercificato

In Inghilterra era particolarmente attiva la corporazione dei librai-editori di Londra


(​Stationers’ Company)​ → detti stationers perché lavoravano in botteghe fisse, stazionarie.
Nacque e si sviluppò un monopolio che durò fino alla fine del 1600.
Con la Rivoluzione gloriosa del 1688 nacque un concetto liberale di proprietà intellettuale.
Secondo John Locke → la proprietà privata è un diritto naturale degli uomini, e anche il
lavoro intellettuale genera un prodotto che è proprietà dell’autore (diversa da quella dello
stampatore).

Copyright Act (statuto della regina Anna) del 1710 → parlare del diritto d'autore che però
vige per tempo limitato (di solito 14-21 anni), e resta comunque importante la figura
dell’editore perché l’opera va registrata nello ​Stationers’ Register​.
Per decenni tuttavia l’Act non fu applicato e l’editoria inglese si basò sull’ordinamento
preesistente, ovvero gli autori continuavano a vendere il diritto librario allo stampatore, e gli
stampatori londinesi stipularono tra loro patti → nacque un monopolio gestito dalla
Stationers’ Company, stampatori acquisivano diritti illimitati
L’editoria è diventata una vera industria, con:
- attenzione a prezzi e tirature, pubblico, rapporti con la distribuzione (booksellers)
- produzione opere grandi e costose per biblioteche private
- alti margini di profitto

Nell’ultima parte del 1700 emersero quelle tendenze in materia di concorrenza editoriale,
dietro la pressione di forze come la concorrenza del contrabbando librario e la richiesta degli
stampatori scozzesi di entrare nel mercato inglese, con opere a prezzi più vantaggiosi dopo
la scadenza del copyright (la Scozia ormai era parte della Gran Bretagna).
Liberismo → Smith attaccò concorrenza e monopoli.
Sviluppo di un regime effettivo di concorrenza:
- edizioni più economiche
- ristampa di testi liberi dal copyright
- riduzione prezzi di vendita

Nel 1800 il diritto d’autore si sviluppò come tutela dell’ingegno umano.


Scenari di fondo:
- emerse la professione dello scrittore con contratti e remunerazione
- cresce il settore industriale in generale
- aumentarono lettori e consumi
- migliorò la tecnologia, rendendo più facile la riproduzione
Si voleva contrastare la pirateria (filibustering), attraverso:
- prime norme nazionali
- convenzioni internazionali (es. Berna, 1886)
- associazioni miste tra autori ed edizioni