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POLITICA

La società politica non nasce dalla felicità (come sosteneva la tradizione aristotelica) né in vista della
semplice sicurezza (come sosteneva Hobbes), ma nasce dall’esigenza di libertà degli uomini, che rinunciano,
cioè, alla libertà sfrenata dello stato di natura (che non è vera libertà ma soggezione agli impulsi sensibili),
per trovare la libertà nel rispetto di una legge che essi stessi si sono dati (kant sostiene le tesi di Locke).

Il passaggio dallo stato di natura a quello civile avviane per contratto sociale, inteso come un’idea della
ragione, cioè una spiegazione razionale della società politica, che fonda sul consenso di tutti l’obbligatorietà
delle leggi e vincola i legislatori a fare le leggi che rispecchino la volontà del popolo. Ogni Stato si deve
avvicinare il più possibile allo Stato ideale che si basa su tre principi:

1. La libertà di ogni membro della società in quanto uomo

2. L’uguaglianza tra tutti i membri della società in quanto sudditi

3. L’indipendenza di ogni membro della società in quanto cittadino

L’uguaglianza è la condizione in cui tutti si trovano davanti alla legge, ad eccezione del sovrano, che non è
membro dello Stato, ma è il fondatore e colui che lo conserva: essa non è uguaglianza di condizioni sociali
ed economiche, ma uguale possibilità per ciascuno di giungere a quel livello sociale ed economico che le
sua capacità gli consentono. L’indipendenza è la possibilità di ciascuno di partecipare al potere legislativo
attraverso il voto. Per Kant, tuttavia, hanno diritto di voto solamente chi è padrone di sé stesso, cioè chi
dispone di una proprietà sufficiente per mantenersi (i borghesi e non gli operai). Per garantire i principi di
libertà, uguaglianza e indipendenza è necessaria la divisione dei poteri. Il potere legislativo deve
appartenere al popolo. Ciò, però, non significa necessariamente che lo Stato debba essere democratico:
basta che la volontà del popolo si identifichi nella legge e che si esprima attraverso un sistema
rappresentativo. Tale Stato p definito da Kant “repubblicano”. Kant è contrario a qualsiasi forma di
rivoluzione e ritiene doveroso comunque di obbedire all’autorità avendo, però, il diritto di criticarla.

DIRITTO NATURALE

Kant definisce il diritto naturale «diritto privato», concezione in seguito riproposta da Hegel. Quindi l’uscita
dallo stato di natura e la creazione dell’autorità politica, sono scelte che scaturiscono dalla ragione.

MORALE E DIRITTO
Secondo Kant, l’ambito morale è nettamente distinto dal diritto naturale.

• Mentre la morale si basa sull’autonomia, infatti, il diritto naturale si fonda sull’eteronomia.

• Mentre il compito della morale è indirizzare la coscienza tramite leggi universali, il diritto naturale si
propone di disciplinare il comportamento esteriore, cioè cosa viene fatto, non il motivo per cui si agisce in
un determinato modo.

• La morale è valida per il singolo, mentre il diritto riguarda una comunità: esso, infatti, è intersoggettivo: si
occupa di ciò che riguarda un soggetto in relazione al vantaggio o al nocumento che le sue azioni provocano
a un altro soggetto.

• Il diritto, circoscritto dagli imperativi ipotetici, regola ciò che deve essere fatto per evitare determinate
condizioni (come ad esempio una pena o una sanzione); la morale, invece, non ha bisogno di alcuna
condizione legale che ne regoli la disciplina.